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Poggio Montone, le osservazioni dei cittadini al progetto

In allegato riportiamo le Osservazioni presentate da alcuni cittadini di Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio e comuni limitrofi e dal Circolo della Rifondazione Comunista di Santa Fiora inviate alla Regione Toscana e relative al Progetto (con centrale) geotermico denominato “Poggio Montone” presentato dalla società Sorgenia Geothermal srl.

Il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è stato avviato il 21 agosto 2017 e tutti gli Atti sono reperibili e scaricabili nella pagina internet della Regione Toscana sui procedimenti VIA; sono presenti nella documentazione anche i contributi e le osservazioni dei comuni e altre amministrazioni ed enti.

Le Osservazioni dei cittadini di Abbadia S.S. e Piancastagnaio sono precedute da una premessa in cui si ricordano alla Regione Toscana le gravi problematiche che affliggono questo territorio, dove già insiste il pesante sfruttamento geotermico di Enel Green Power e che vengono riassunte in 4 punti: situazione sanitaria; abbassamento e inquinamento falda acquifera; inquinamento aria e suolo causato dalle emissioni di sostanze tossiche e nocive delle centrali; sismicità indotta.
Viene sottolineato come oltre al presente progetto su Piancastagnaio insistono altre richieste quali quella per la realizzazione dell’impianto Pilota in Loc. Casa Del Corto, al vaglio del Ministero dell’Ambiente, e il progetto Enel denominato PC6. Seguono ben 18 Osservazioni.

In conclusione i firmatari chiedono che venga immediatamente sospeso il procedimento di VIA per l’impianto, che è incompleto e in contrasto con i piani regionali e territoriali di sviluppo; che la Commissione VIA e la Regione Toscana esprimano parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto; che un eventuale nuovo studio di impatto ambientale presentato da Sorgenia venga immediatamente reso pubblico; che venga predisposta una inchiesta pubblica o attivato almeno il contraddittorio. 

QUI le Osservazioni dei cittadini di Abbadia S.S. e Piancastagnaio

QUI le Osservazioni del Circolo della Rifondazione Comunista di S.Fiora


Per la cronaca, sul progetto Poggio Montone, riportiamo l’intervento sul Corriere Nazionale del 31/10/17 di Chicco Testa, attuale presidente di Sorgenia, ex Enel, ex Acea, ex Rothschild, ex Roma Metropolitane, ex deputato PCI/PDS, cofondatore di LEGAMBIENTE: “tutto bene, madamalamarchesa!” e ci mancherebbe…

AMIATA, ACQUA E ARSENICO. CI FANNO O CI SONO?

Se i responsabili della salute e dell’acqua non sanno è grave e se sanno e non dicono è gravissimo. Smentiscano con i documenti o si dimettano.

 

 

 

Troppa grazia! Dobbiamo aver toccato un nervo scoperto se dopo il nostro comunicato dell’8 luglio scorso e il successivo di Acqua Bene Comune di Grosseto, a stretto giro di posta arrivano le repliche del sindaco di Arcidosso Jacopo Marini in un comunicato del comune (che riportiamo in fondo) e del presidente dell’Acquedotto del Fiora Emilio Landi sulla stampa.

Chiediamo quindi indulgenza a chi vorrà leggerci, ma è nostro costume replicare argomentando.

Alle nostre denunce sul trend in aumento delle concentrazioni di arsenico nell’acqua e la strana vicenda dei depuratori casalinghi sponsorizzati dal comune e dal Cosvig (con i soldi dell’Enel), le risposte sembrano quelle che si possono ascoltare in un qualsiasi bar a tarda ora, anziché da soggetti che conoscono, o dovrebbero conoscere, le leggi e la documentazione ufficiale relativa alla questione arsenico nelle acque dell’Amiata.

Surreali le motivazioni del sindaco di Arcidosso Marini sulla delibera: “Il comune di Arcidosso ha voluto finanziare un bando che incentiva l’acquisto di depuratori domestici non perché l’acqua non è buona o, peggio, non potabile, ma perché vogliamo renderla ancora migliore.” Quindi l’acqua non solo è potabile, ma è anche buona, quindi tutto a posto? Invece no, incentiviamo i privati ad acquistare dei depuratori: come dire ad uno “sei vivo e sei anche in buona salute, allora dovresti farti una bella flebo…”. Affermazione “mistica”, forse con un pensiero a Gesù alle nozze di Cana che la trasformò in vino?

Poi non si capisce con chi ce l’ha dicendo che destituita di ogni fondamento è poi l’affermazione che l’amministrazione comunale avrebbe deciso di acquistare un depuratore dalla Sidea King’s Water.” Veramente lo afferma un titolo e articolo del Tirrenoche presumibilmente avrà i suoi riscontri, certo non noi che la delibera l’abbiamo letta.

Il collegamento poi tra Cosvig, che finanzia il progetto, e l’inquinamento della falda idrica a causa dell’attività geotermica è una incomprensibile iperbole…” Incomprensibile? Veramente finanziare l’acquisto di depuratori dell’acqua in Amiata non è proprio come sponsorizzare una sagra o dare borse di studio, tanto più se si insiste sulla potabilità e bontà dell’acqua, su cui diremo appresso.

Si lancia poi sulle spiegazioni scientifiche per confutare “affermazioni… sull’aumento della concentrazione di arsenico e dell’abbassamento della falda, (che) non tengono assolutamente conto del fatto che c’è una crisi idrica che riguarda tutto il territorio nazionale e regionale. Non dovrebbe sfuggire a chi si occupa di ambiente e di sostenibilità ambientale che per gli effetti dei cambiamenti climatici non nevica e non piove più in modo da ricaricare costantemente il bacino idrico… enon è, evidentissimamente, un problema solo amiatino. E’ probabile invece che le più alte concentrazioni di arsenico alla sorgente derivino da questo abbassamento della falda degli ultimi anni che… sull’Amiata incide maggiormente visto la presenza maggiore ed endemica di arsenico nel sottosuolo.”

Tutto normale e naturale? Vedremo che non è vero.

Poi anche noi ci auguriamo, come Marini, che “l’acqua che esce dai fontanelli pubblici e dai rubinetti delle case è buona e i parametri sono tutti entro i limiti di legge”, ma le rilevazioni dell’Arpat, misurate alle sorgenti ci dicono che non sempre sono rispettati i limiti di legge e comunque i livelli di arsenico sono quasi tutti tra 5 e 10 μg/L e quindi tanto buona l’acqua non può essere come afferma il sindaco.

Sorvoliamo sulle asserite polemiche basate sul nulla che ottengono il solo risultato di sfregiare l’immagine di un territorio straordinario, ricco di cose belle e buone” che è il solito refrain di accuse ai comitati di danneggiare l’immagine del territorio, non come l’Enel e il Cosvig che ci garantiscono buona aria, acqua, paesaggio e tante sponsorizzazioni…

Rispondendo alle nostre accuse di non informare i cittadini degli sforamenti dei limiti dell’arsenico, il presidente dell’Acquedotto del Fiora Emilio Landi dice che loro intendono “avvisare i cittadini sull’aumento dell’arsenico quando questo inquinante è sopra i limiti e oggi è dentro i parametri. Quando abbiamo ripetuto le analisi i valori erano rientrati. Oggi ci interroghiamo sicuramente sui motivi per cui questo inquinante può essere presente e sicuramente saranno messe in campo azioni concrete, ma al momento la situazione è all’interno dei parametri di legge.”

E dice poi che il calo dell’acqua presupponga (forse “provochi”, “causi”? ndr) l’aumento della percentuale degli inquinanti è vero, meno evidenti sono le cause. Su questo stiamo lavorando. Acquedotto in un anno compie circa 8mila analisi e controlli”.

Il 19 maggio aveva già detto, a proposito dei continui sforamenti dell’Ente, che la questione dell’arsenico nell’acqua amiatina è problema legato alla composizione del terreno e la sorgente di cui si tratta è quella dell’Ente. È un dato storico la presenza dell’arsenico anche prima delle centrali. Dal canto nostro abbiamo già impiantato abbattitori di arsenico che funzionano parzialmente e per stare dentro i limiti misceliamo l’acqua dell’Ente con quella delle Albure. Come acquedotto, con i nostri monitoraggi continui e non episodici, abbiamo verificato che a seconda della quantità di acqua che esce dalle sorgenti, di più se alimentata da pioggia e neve, di meno in caso di siccità, vi può essere un leggero cambiamento della quantità di arsenico. Ma è pochissima cosa. Altro dato: se le sorgenti sono più basse contengono più arsenico. Meno quelle più alte. La sua presenza, dovuta, come detto, alla composizione del terreno, fa sì che si abbia arsenico minimo, che non arriva nemmeno a 3 nelle sorgenti di Monte Labro e dei Poggi, dove il terreno è diverso da quello dell’Amiata… …non ci sono interferenze tra le perforazioni geotermiche e la falda acquifera e la causa non sta certo in quella che si definisce risalita. I fori geotermici arrivano a 3500 metri di profondità mentre le sorgenti si trovano a una profondità di 500 metri circa. Si continua sulla falsariga di un allarmismo che è fuori luogo, perché qui le cause sono solo naturali.”

Le tranquillizzanti affermazioni di Landi hanno per noi, e dovrebbero averlo per i cittadini, l’effetto opposto perché sono in contrasto e in contraddizione -non con le nostre opinioni, che ci starebbe pure– ma con documenti ufficiali dell’Arpat, dell’Enel e, addirittura, dello stesso Acquedotto del Fiora!

Un breve excursus di citazioni, rinviando a maggiori approfondimenti che noi faremo con i nostri poveri mezzi, ma che meglio dovrebbero fare le persone preposte a incarichi pubblici:

Arpat, 20 Febbraio 2006 “Sorgenti Monte Amiata – Santa Fiora (Galleria Bassa e Galleria Alta), Arcidosso (Ente) – Monitoraggio 1999-2006” (scarica Allegato – 1,3Mb), sull’arsenico dice che c’è un incremento dei valori in misura significativa e (la Galleria Alta) fino al 2001 presentava un valore medio di 3.8 μg/l e successivamente si è attestata intorno a 9,2 μg/l. All’Ente si registra nel 1999 un valore di 1.1 μg/l, mentre i dati successivi a partire dal 2002 si localizzano attorno a circa 12 μg/l. (si noti che il periodo di primo incremento della concentrazione di Arsenico nell’acqua corrisponde all’apertura della Centrale Geotermica Bagnore 3).

 

Acquedotto del Fiora, “Richiesta di deroga dei valori di parametro per le acque destinate al consumo umano”, fine 2003 (scarica Allegato – 8Mb):
“Altresì, ci preme sottolineare che importantissime fonti di approvvigionamento (quali la Galleria Grande, portata di 550 litri al secondo e la Galleria Bassa, portata 120 litri al secondo, entrambe nel Comune di Santa Fiora – GR) che, da sole, provvedono a coprire circa il 90% del fabbisogno idrico dell’intera Provincia di Grosseto nel corso del periodo invernale, e oltre il 50% nel corso del periodo estivo,
presentano tenori di Arsenico prossimi ai nuovi limiti di legge (9,7 μg/l). Peraltro, tali valori sono stati raggiunti a seguito di un progressivo aumento delle concentrazioni, particolarmente evidente negli ultimi anni, tale da provocare timori di superamento della nuova CMA in tempi prossimi. Se questo trend fosse confermato non sarebbe più possibile garantire il rispetto del valore di 10 μg/l in distribuzione per buona parte della provincia di Grosseto e per il Comune di Montalto di Castro (Regione Lazio)”.

Per quanto riguarda le cause, lo stesso documento dice:
La presenza di arsenico nella risorsa idrica distribuita alle utenze potabili dell’ATO 6 in misura superiore al limite previsto dal decreto può essere essenzialmente ricondotta a tre diversi fenomeni, arealmente distinti (tra cui):
…contaminazione di parte di fluidi idrotermali legati alle dinamiche endogene presenti in questa parte della Toscana…
…fenomeno è essenzialmente localizzato in corrispondenza dell’Amiata, sul cui margine meridionale è presente una importante attività geotermica, intensamente sfruttata da molti anni. Il modello idrogeologico dell’area mostra che l’acquifero dal quale scaturiscono le sorgenti utilizzate a scopo potabile sovrasta il reservoir geotermico mediante l’interposizione di unità idrogeologiche impermeabili. I due sistemi, tuttavia, possono essere in comunicazione idraulica tramite i camini di risalita del magma che ha portato alla formazione dell’apparato vulcanico amiatino”
.

“…Attualmente il tenore in As è inferiore al futuro limite, ma con un differenziale al primo decimale e con un trend in continuo aumento…”

Inoltre, in alcune sorgenti ubicate sul Monte Amiata sono stati osservati nel corso degli ultimi anni, preoccupanti progressivi aumenti nel contenuto di arsenico fino a valori molto prossimi a 10 µg/l…”

Sempre Acquedotto del Fiora nelle “OSSERVAZIONI AL PROGETTO PER LA COSTRUZIONE DELLA CENTRALE GEOTERMOELETTRICA BAGNORE 4” (scarica Allegato – 6,4Mb) dice:
“…Il progetto sottoposto a V.I.A., infatti,
costituisce un elemento di viva preoccupazione per le eventuali interferenze, anche nel lungo termine, con le caratteristiche qualitative della risorsa idrica effluente dalle sorgenti di Santa Fiora che permettono l’approvvigionamento idropotabile della Provincia di Grosseto; in particolare, tale preoccupazione riguarda il tenore in arsenico della risorsa che ha mostrato un sensibile aumento negli ultimi anni”.

E poi ancora: …Considerato che la centrale in progetto si colloca nelle immediate vicinanze delle sorgenti di Santa Fiora, utilizzate ad uso idropotabile per l’intera maremma toscana e parte di quella laziale, e che l’intero progetto prevede la riattivazione di un pozzo geotermico attestato nelle vulcaniti, che costituiscono l’acquifero di tali sorgenti, si ritiene necessario rappresentare la viva preoccupazione per le possibili interazioni tra sfruttamento dei vapori geotermici e la risorsa idrica.
Tale preoccupazione nasce innanzitutto dall’aumento tendenziale del tenore in Arsenico nella risorsa affluente dalle sorgenti di Santa Fio
ra
Come è noto, l’Arsenico è uno degli elementi che caratterizzano i fluidi geotermici dell’intera area e di quelle limitrofe (campo geotermico di Larderello)…”.
Sul fatto che gli alti tenori di arsenico non possano essere naturali, dice: “D’altra parte secondo le conoscenze attualmente in nostro possesso, non ci sono elementi che indicano inequivocabilmente una derivazione dell’arsenico dalle interazioni acqua – roccia costituente l’acquifero.
Viceversa,
l’analisi chimica condotta su un campione di roccia vulcanica prelevato all’interno di una galleria drenante indica un contenuto in arsenico piuttosto basso che difficilmente riesce a giustificare i contenuti rilevati nella risorsa…”.
Al contrario “...considerato che: …nei boschi del cono vulcanico è stata accertata una concentrazione di arsenico e boro nei muschi (Hypnea cupressiforme) maggiore della zona di Bagnore rispetto a quelle limitrofe di Santa Fiora e Bagnolo;
…si potrebbe ipotizzare una relazione tra vapori geotermici che dall’atmosfera ricadono sul suolo e presenza, in aumento nel tempo, di arsenico nella risorsa idrica, nella quale potrebbe essere veicolata dalla ricarica meteorica…
Pertanto, appare
assolutamente indispensabile che vengano condotte ricerche specifiche sulle possibili interferenze tra sfruttamento dell’energia geotermica e risorsa idrica”.

QUINDI LO STESSO ACQUEDOTTO DEL FIORA DICE CHE L’AUMENTO DELL’ARSENICO NON PUÒ VENIRE DAL DILAVAMENTO DELLE ROCCE E INDICA NELLE RICADUTE DALLE CENTRALI PROPRIO UNA DELLE POSSIBILI CAUSE

Per il Mercurio si è visto che l’entrata in funzione della centrale Bagnore 3 ha, secondo Loppi (2001), fatto raddoppiare il contenuto di mercurio nei licheni vicini alla centrale. E anche in questo caso certo il dilavamento delle rocce non può essere chiamato come responsabile.
Se uno poi volesse calcolare quanta roccia dovrebbe essere dilavata per fornire alle sorgenti del Fiora l’arsenico che attualmente contengono bisognerebbe estrarre completamente l’Arsenico da un volume di vulcaniti, con lo stesso tenore di arsenico indicato dall’acquedotto del Fiora, pari a circa 100 volte il volume dell’Amiata!

L’Enel, nello Studio di Impatto Ambientale della Centrale Bagnore 4 indica dove siano le aree di maggior ricaduta dell’Arsenico e Boro emessi dalle centrali geotermiche Bagnore 3 e Bagnore 4: proprio una delle aree di principali ricadute corrisponde alla zona di ricarica dell’acquifero che alimenta le sorgenti dell’Amiata, tra cui quelle dell’Acquedotto del Fiora. Tale aree di ricadute si estendono anche ben oltre il confine delle mappe presentate da ENEL e mostrano come con la nuova centrale Bagnore 4 le concentrazioni di massima ricaduta annua di arsenico aumentano da 2 a 7 volte!
Non solo; le misure della qualità dell’aria realizzate dalla stessa Enel in punti di controllo indicano che i valori di concentrazione d’inquinanti misurati siano effettivamente da 20 a 80 volte maggiori dei valori indicati dai modelli Enel! Cioè le ricadute al suolo dalle Centrali Geotermiche potrebbero essere anche 80 volte maggiori di quanto indicato nella modellistica!
È Enel stessa ad affermare come il suo modello sottostimi pesantemente i valori misurati!
Peraltro il modello Enel rappresenta le ricadute con gli abbattitori AMIS in funzione, mentre nella realtà spesso non funzionano.
Comunque ricordiamo che queste medie sono effettuate su di 1 ora e non su 30 minuti, come indicato dall’OMS, e quindi i superamenti potrebbero essere ancora più elevati.
Possiamo aggiungere che l’arsenico ed il mercurio, sostanze con altissimo grado di tossicità, deposti al suolo vengono assorbiti anche dai vegetali, e pertanto è possibile ritrovarlo nei funghi e nelle colture orticole tradizionali dell’Amiata.

In merito alle avventate affermazioni di chi sostiene che le concentrazioni di arsenico nelle acque siano da sempre elevate per la “natura vulcanica” del sottosuolo, citiamo il volume di O. Conio e R. Porro “L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano”, edito da F. Angeli nel 2004. (scarica Allegato – 1,4 Mb)
Alle pag. 87 e 88, Tab. 4.8 – Concentrazioni di arsenico nelle fonti di approvvigionamento d’acqua potabile in Toscana, e Tab. 4.9 – Concentrazioni di arsenico nelle reti di distribuzione di acqua potabile in Toscana, vengono riportate per le varie province, la fonte (sorgente o pozzo) e i valori minimi e massimi delle concentrazioni in μg./l. (i dati sono estratti da: Montelli et al. (2002): Presenza di arsenico nelle acque di acquedotto e nelle fonti di approvvigionamento idrico in Toscana. Atti del III Convegno Nazionale sulla protezione e gestione delle acque sotterranee per il III millennio. Parma, 13 – 15 Ottobre 1999. Quaderni di geologia applicata, vol. 2, pp. 271-281).
Come si può leggere, i valori riportati si riferiscono alla fine degli anni ’90 e confermano quanto risulta anche dalle analisi effettuate dall’Ufficio Prevenzione di Arcidosso (Gr) relative al periodo 1999-2006: in Provincia di Grosseto e quindi nel versante grossetano dell’Amiata, i valori delle concentrazioni di arsenico erano effettivamente modesti sia nelle fonti di approvvigionamento di acqua potabile che nelle reti di distribuzione, al massimo raggiungevano i 4 e i 5 µg./l.

Si veda anche la Lettera dell’ASL 9 grossetana di Arcidosso – Dipartimento della Prevenzione del 24.04.2007, (scarica Allegato – 4,1Mb) indirizzata al Comitato per la salvaguardia dell’Ambiente Amiata Ovest al quale vengono rimessi i dati analitici dei risultati dei prelievi sulle acque potabili, relativi al parametro “arsenico” per i Comuni di Castel del Piano, Arcidosso e Santa Fiora. Dai grafici che sono stati allegati, si può osservare che prima del 1999, in ben quattro importanti sorgenti del grossetano la presenza di arsenico era molto modesta, risultando infatti compresa fra 1,5 e 4 μg./l., quindi notevolmente al di sotto della soglia di legge di 10; già si rileva, però, una costante crescita che raggiunge valori fra 12 e 15 μg./l.

In merito alla connessione tra l’acquifero superficiale (idropotabile) ed il bacino geotermico, verificato dallo studio EDRA (scarica Allegato – 5,2 Mb zip) su incarico della Regione nel 2006, si riporta anche il Verbale del Gruppo di Lavoro per il Bilancio idrico dell’acquifero dell’Amiata del 16.12.2010- Contributo istruttorio sulle integrazioni di ENEL, relativamente alla tutela della falda strategica del M. Amiata- (Procedura di VIA Progetto di riassetto area geotermica Piancastagnaio) (scarica Allegato – 7,4Mb), laddove, prima delle conclusioni, a pag.6, viene segnalato che nelle maggiore captazione acquedottistica dell’Amiata, le sorgenti del Fiora (portata: 650 l/s), questo inquinante ha superato il valore limite: “ … Si segnala inoltre che il monitoraggio in corso da parte di ARPAT relativo alla presenza di arsenico nelle sorgenti, sembra indicare un recente incremento di questo elemento. Lo studio 7 in bibliografia (Progetto MAC GEO, n.d.r.) riporta una concentrazione di arsenico nella principale captazione acquedottistica dell’Amiata (Santa Fiora) di 10,70 microgrammi/litro. Ciò potrebbe essere interpretato anche come una risalita di fluidi profondi nella falda superficiale.”

Chiediamo ai diretti interessati di smentirci e di dire ai cittadini, dati alla mano, la verità sullo stato dell’acqua, della sua qualità e delle prospettive. Altrimenti si dimettano.

 


Comunicato del Sindaco del Comune di Arcidosso dell’11 luglio 2017:

Dimettiamoci dalle polemiche basate sul nulla

Abbiamo avuto modo di evidenziare più volte, prove alla mano, che l’acqua che esce dai rubinetti è buona. Tutti i parametri rientrano nei limiti di legge, e i controlli sono frequenti e rigorosi. Altre interpretazioni della realtà, quali quelle che abbiamo potuto leggere da parte di alcuni comitati, non sono possibili se non a patto di stravolgerla a fini di polemiche del tutto strumentali.
Il comune di Arcidosso ha voluto finanziare un bando che incentiva l’acquisto di depuratori domestici non perché l’acqua non è buona o, peggio, non potabile, ma perché vogliamo renderla ancora migliore. Si tratta di una scelta amministrativa, fra le tante, a cui non eravamo assolutamente obbligati, così come quando abbiamo finanziato bandi per le ristrutturazioni degli edifici privati o per l’apertura di nuove attività produttive nei centri storici.
Destituita di ogni fondamento è poi l’affermazione che l’amministrazione comunale avrebbe deciso di acquistare un depuratore dalla Sidea King’s Water. Con la delibera citata del 16 giugno non abbiamo acquistato nulla, ma abbiamo dato mandato a Cosvig di emanare un bando pubblico per incentivare l’acquisto di questi depuratori nel libero mercato.
Mi risulta che anche sulle reti televisive nazionali ci siano pubblicità di società che vendono questi prodotti e non crediamo che la pubblicità sia rivolta esclusivamente al pubblico amiatino. Ovviamente nessuno ha gridato all’emergenza sanitaria, in nessun territorio coinvolto da tale pubblicità. In Italia, benché l’acqua pubblica sia molto migliore da un punto di vista organolettico di quella delle bottiglie di plastica, tanti consumatori bevono acqua in bottiglia, che costa molto di più ed ha un significativo impatto ambientale, sia in termini di produzione di rifiuti che di emissioni. Crediamo quindi che con questa misura si possa incentivare maggiormente il consumo di acqua pubblica per fini alimentari.
Il collegamento poi tra Cosvig, che finanzia il progetto, e l’inquinamento della falda idrica a causa dell’attività geotermica è una incomprensibile iperbole. Cosvig finanzia questo progetto come tanti altri ha finanziato e tanti altri ancora finanzierà. L’elenco è lungo e non staremo qui a ripeterlo.
Altre affermazioni, tra le quali quella sull’aumento della concentrazione di arsenico e dell’abbassamento della falda, non tengono assolutamente conto del fatto che c’è una crisi idrica che riguarda tutto il territorio nazionale e regionale. Non dovrebbe sfuggire a chi si occupa di ambiente e di sostenibilità ambientale che per gli effetti dei cambiamenti climatici non nevica e non piove più in modo da ricaricare costantemente il bacino idrico. E’ in ragione di ciò che molti sindaci hanno emanato ordinanze ad hoc, per limitare l’uso di acqua potabile. Anche sindaci che non hanno sul proprio territorio la geotermia. Non è, evidentissimamente, un problema solo amiatino. E’ probabile invece che le più alte concentrazioni di arsenico alla sorgente derivino da questo abbassamento della falda degli ultimi anni che, ripetiamo, è generalizzato, ma che sull’Amiata incide maggiormente visto la presenza maggiore ed endemica di arsenico nel sottosuolo. Ma, ripetiamo: l’acqua che esce dai fontanelli pubblici e dai rubinetti delle case è buona e i parametri sono tutti entro i limiti di legge.
Insomma, anche noi siamo convinti che bisognerebbe dimettersi tutti. Dimettersi dalle polemiche basate sul nulla che ottengono il solo risultato di sfregiare l’immagine di un territorio straordinario, ricco di cose belle e buone. Così inoltre avremmo tutti più tempo da dedicare al bene comune.
Jacopo Marini


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AMIATA: ARSENICO IN AUMENTO NELL’ACQUA, TUTTO TACE. O FORSE NO?

Se non sono capaci di garantire a tutti acqua e salute si dimettano, anziché finanziare con i soldi della geotermia i privati per istallare depuratori casalinghi

 

 

 

E’ record storico negativo per l’arsenico nelle sorgenti amiatine!
Il 4 aprile scorso Arpat rileva lo sforamento dei limiti di legge delle sorgenti Galleria Alta e Galleria Bassa di S.Fiora e della sorgente Ente di Arcidosso, 11 μg/L le prime due e 14 μg/L la terza, a cui non ci risulta siano seguiti provvedimenti né, tanto meno, informazione alla popolazione.

Come denunciamo da anni, in corrispondenza della realizzazione delle centrali di Bagnore e di Piancastagnaio c’è stato un progressivo aumento della concentrazione di arsenico nell’acqua del monte Amiata e una costante diminuzione della falda potabile; il prof.Borgia valutava, già anni fa, la perdita di una quantità d’acqua come il lago di Bolsena che basterebbe a dissetare la popolazione mondiale per un mese e il calo continuo della falda di un metro al mese in media.

Il caso della sorgente Galleria Alta, che è la più importante del monte Amiata, è la prova delle nostre denunce: dai dati pubblicati dalla locale USL e Acquedotto del Fiora, infatti, si rileva che da una concentrazione di 4 μg/L (microgrammi/litro) del 1999 si arriva al 4 aprile scorso al raggiungimento di 11 μg/L (vedi tabella), valore ormai fuorilegge oltre il limite di 10 μg/L.

Altra storia, non meno preoccupante, quella della sorgente Ente di Arcidosso che negli ultimi hanni ha spesso superato il limite di legge dei 10 μg/L, ma mai aveva raggiunto la concentrazione di 14 μg/L, indicando quindi un trend generalizzato di aumento della concentrazione di arsenico.

Ci si sarebbe aspettato che una qualche autorità, a cominciare dai sindaci che sono responsabili per legge della salute dei cittadini, alla Regione e Arpat/Ars, all’Acquedotto del Fiora, avessero avvisato la popolazione e rassicurato che il superamento del limite di legge fosse sotto controllo e che ai rubinetti delle famiglie comunque fosse garantita, se non la decantata acqua “pura” dell’Amiata, almeno acqua nei limiti di legge, tenuto anche conto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda valori anche inferiori agli attuali limiti di legge, come anche i medici dell’ISDE, e sconsigliano l’uso potabile per bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie quando le concentrazioni superino i 5μg/L. (per approfondire, LEGGI QUI)
Invece, passati oltre tre mesi, non ci risulta -e ci farebbe piacere essere smentiti- nessuna comunicazione in merito, se non l’allarme lanciato il 20 giugno dai cittadini attraverso il sito www.rifondazionesantafiora.it.

Tutto tace?

Emilio Landi, presidente Acquedotto del Fiora, all’incontro sui depuratori il 17/6/17. foto da facebook

No, perchè pochi giorni fa è avvenuta l’approvazione della Delibera di Giunta n.77 del comune di Arcidosso con la quale si concedono ai singoli cittadini fino a 250 euro per l’acquisto di impianti domestici di depurazione, in coincidenza sospetta con un incontro a Castel del Piano dove è stato presentato da una ditta privata un sistema di uso domestico per filtrare l’acqua alla presenza di molti amministratori locali, compreso il presidente dell’Acquedotto del Fiora ed ex sindaco di Arcidosso, Emilio Landi.

 

Locandina dell’incontro del 17/6/17. foto da facebook

Peraltro il finanziamento dei depuratori privati verrà fatto con i soldi del Cosvig (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche), quindi con i finanziamenti i che dall’Enel transitano attraverso gli Enti locali.
Questa Delibera indirettamente conferma la relazione tra geotermia ed inquinamento crescente delle falde idriche e che l’amministrazione di Arcidosso considera l’acqua non un diritto, ma una merce.  

 

E’ evidente che ormai anche le amministrazioni e il gestore hanno preso atto del denunciato depauperamento del bacino potabile dell’Amiata e di fronte all’incapacità dei soggetti preposti alla tutela dell’acqua e della salute, ci si aspetta immediati provvedimenti per impedire a monte la distruzione e l’avvelenamento delle sorgenti, oppure scuse pubbliche e dimissioni.

Sos Geotermia aderente alla Rete nazionale NoGESI


Leggilo su:

La Nazione 11 luglio 2017 (clicca per ingrandire):

Il Tirreno 11 luglio 2017 (clicca per ingrandire)

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La Città.eu

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Pisorno.it

QuiAmiataNews.it


Oggi,10 luglio, sul tema interviene anche Acqua Bene Comune Grosseto; leggi il comunicato su:

Il Cittadino online

GEOTERMIA TOSCANA, CONTRADDIZIONI E LIMITI DI UN PD ALLO SBANDO

Una apparente confusione nel partito di governo mostra luci ed ombre con fatti e dichiarazioni in continua contraddizione. C’è un problema elezioni?

 

 

 

Negli ultimi tempi assistiamo sul tema della geotermia, sorpresi ma non troppo, al rincorrersi di avvenimenti e dichiarazioni di amministratori locali del PD che non sembrano appartenere allo stesso partito, con posizioni talvolta opposte tra loro ed anche in contraddizione con posizioni assunte in precedenza.

Dai sindaci dell’area tradizionale geotermica (Larderello/Pomarance) arrivano grida di guerra contro chi si oppone al massacro del territorio, con minacce di ogni genere, unite a richieste di più centrali per raccattare più “compensazioni ambientali”, cioè soldi, per tenere in vita economie di territori che, dopo decenni di cura geotermica, sono in coma profondo (vedi QUI, QUI e QUI).

Dai sindaci dell’area del monte Amiata arrivano invece posizioni critiche alla geotermia: nel versante grossetano i sindaci di Cinigiano e Seggiano, coerentemente, si sono fin da subito pronunciati contro ogni centrale sui loro territori a difesa del turismo e dell’agroalimentare di qualità, oggi prendiamo atto che anche il sindaco di Castel del Piano si schiera convinto contro il progetto di centrale di 5 MW di Montenero (scarica e leggi verbale incontro al MISE del 31 maggio scorso QUI)!

Il sindaco di Arcidosso invece continua a difendere, c’è da riconoscere con caparbia coerenza, l’Enel e le sue centrali, nonostante che, dopo la realizzazione di Bagnore 4, il suo paese sia il più colpito dalle emissioni a causa dei continui blocchi e dei venti prevalenti, che stanno causando sempre più proteste nei cittadini.

Dal versante senese dell’Amiata, in maniera opposta, i sindaci e le amministrazioni di Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore si schierano contro il progetto della centrale Enel PC6 da 20 MW (tipo Bagnore); il sindaco di Santa Fiora che, pur “ospitando” nel suo territorio le centrali di Bagnore, si era invece da tempo schierato contro il progetto di centrale di 5 MW del Bagnolo contribuendo significativamente con le proprie “osservazioni” alla sospensione ed alla archiviazione delle procedure.

Contro il progetto Enel della centrale PC6, il 1° giugno scorso, si schiera all’unanimità anche l’Unione dei Comuni Amiata-Val d’Orcia nelle figure dei sindaci di San Quirico d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Castiglione d’Orcia, Piancastagnaio e Radicofani.
In Val d’Orcia pure recentemente, con la Decisione n.16 della Giunta regionale della Toscana, il 2 maggio scorso, si negava l’autorizzazione al permesso di ricerca geotermica denominato “Castiglione D’Orcia”, ricadente nei Comuni di Seggiano, Castiglion D’Orcia e San Quirico D’Orcia.

Scaramelli e Bezzini

Inoltre il 29 maggio scorso, nel corso di un’iniziativa a Piancastagnaio, i consiglieri regionali del PD Scaramelli e Bezzini “sfidano” addirittura l’Enel per la centrale PC6 e chiedono di sospendere la Via per la centrale a Piancastagnaio, spingendosi ben oltre affermando che “quella che va messa in campo è un’idea di sviluppo sostenibile e duraturo, non un negoziato sugli aspetti risarcitori. E’ dalla nostra base che nasce la richiesta alla Regione Toscana di riappropriarsi della materia facendo una Legge Quadro, rispettando i patti siglati e i piani in essere e allargando il confronto alle altre forze politiche”; di fatto, una richiesta di moratoria generale ed una nuova legge di settore, e non soltanto le ANI (Aree Non Idonee) alla geotermia emesse dalla Giunta Regionale (scarica Risoluzione n.140 del 1/2/17,  scarica Decisione n.40 del 2/5/17 e le Linee guida per le ANI (Delibera n. 516 del 15.05.2017).

Anche i sindaci di altri territori toscani, Maremma, Valdera, Valdelsa e Valdicecina, si trovano a contrastare progetti di centrali piovute dall’alto e che hanno visto il “fiorire” di decine di comitati spontanei che tallonano e spingono i sindaci a schierarsi contro le centrali per la difesa del territorio.

Discorso a parte per Marras, capogruppo regionale del PD, che cambia opinione a seconda del tempo e dell’uditorio: nell’ultimo incontro del 7 giugno scorso a Montenero è venuto a rivendicare la validità degli atti regionali in merito alla cd. zonazione, ma lo stesso Marras in più occasioni ha affermato nelle “aree non idonee” sarebbero stati inseriti “di default” (cioè di norma) tutti quei comuni che ad oggi non ospitano alcun impianto geotermico e ribadito, sulla questione Amiata, quanto già declamato negli ultimi anni dai sindaci e assessori regionali e sancito dal PAER regionale, cioè che il territorio dell’Amiata ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!
Posizione sostenuta a Castel del Piano in un incontro il 24 febbraio scorso, ma già modificata -in peggio- a Magliano il 6 maggio scorso dove aveva però portato “in dote” l’esclusione di Magliano e Montenero dai progetti di nuove centrali.

Peraltro nelle regioni limitrofe, Umbria e Lazio, interessate anch’esse dalle mire della speculazione geotermica, gli stessi amministratori locali, in maggioranza PD, si sono schierati compatti contro ogni progetto di geotermia speculativa e inquinante determinando, di fatto, il blocco di ogni progetto di centrale in quelle regioni.

Da tutte queste vicende emerge evidente una incapacità complessiva, come partito, a governare con la medesima visione e l’incapacità, in molti casi, di capire e prendere atto che la strada delle centrali geotermiche è invisa a tutte le popolazioni dei territori scelti di volta in volta come sedi di impianti; la cd. “zonazione” toscana sancisce definitivamente il fallimento della politica regionale che, mentre tenta sortite populiste verso i cittadini elettori, di fatto impone la volontà delle lobbies delle centrali e degli incentivi pubblici alla geotermia.

I comitati e la Rete Nazionale NOGESI da tempo suggeriscono l’unica strada percorribile per evitare il disastro dei territori (e una inevitabile debacle elettorale…) e cioè una immediata moratoria generale sulla geotermia, esistente e di progetto, il ritiro della cd. “zonazione” e l’apertura di un confronto serio con le popolazioni sulle scelte di politica economica e di sviluppo dei territori affidando il tutto ad una nuova legge di settore, come chiedono peraltro alcuni consiglieri del PD.

I prossimi giorni la Rete Nazionale NOGESI invierà al presidente Rossi, alla Giunta Regionale Toscana, al Consiglio Regionale, a tutti i sindaci dei territori che la Regione Toscana considera “geotermici” un documento di “osservazioni” alle ANI varate dalla Giunta ed una proposta politica di “revisione generale” delle politiche energetiche della Regione ed un nuovo approccio complessivo al tema “geotermia”.
E il presidente Rossi dimostri che è possibile, in una delle Regioni più “progressiste “del paese, intercettare quanto viene dai cittadini e specialmente dagli amministratori locali circa un cambiamento di rotta delle politiche socioeconomiche e tecnologiche verso direzioni più ecosostenibili, etiche, eque.


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Amiata di nuovo sotto attacco col progetto PC6 di Piancastagnaio. Bufera in Comune, il NO del sindaco

Fabio Landi in uno dei tanti incontri sulla geotermia

Un fulmine a ciel sereno l’ipotesi di un nuovo impianto ad alta entalpia (tipo “flash”, a rilascio libero in atmosfera) dell’Enel a Piancastagnaio, il PC6, per il quale il 6 aprile era stato pubblicato l’avviso di avvio delle procedure di VIA. Un’ipotesi in contrasto con quanto stabilito dal PAER, Piano Ambientale e Energetico Regionale, che stabilisce, in merito all’area del monte Amiata, che ormai si è arrivati a “un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”; l’Enel, con questa mossa, entra a gamba tesa e smentisce seccamente quanto ripetuto e ribadito da tutti gli amministratori, locali e regionali, soprattutto del PD come il capogruppo regionale Marras, che sulla questione Amiata, cioè che questo territorio ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!

Luigi Vagaggini

La questione diventa esplosiva nel comune di Piancastagnaio, dove si era avviata un esperienza di “democrazia partecipata” in cui amministratori e cittadini potessero collaborare; frutto di tale esperienza è la Commissione Geotermia, presieduta da Fabio Landi che oggi si è dimesso per contrastare apertamente e con forza questo nuovo progetto, come scrive nel comunicato stampa che segue. Anche il Sindaco Luigi Vagaggini ha dichiarato ufficialmente di essere contrario alla costruzione della Centrale PC6 avverso la quale il Comune di Piancastagnaio sta predisponendo le proprie osservazioni.

 

Riportiamo il comunicato stampa di Fabio Landi, la proposta di mozione e un successivo articolo del Corriere di Siena che bene inquadra la situazione a Piancastagnaio

Dimissioni nel “Gruppo di Geotermia”

Fabio Landi in qualità di Coordinatore del Gruppo Geotermia del Comune di Piancastagnaio ha rassegnato le proprie dimissioni dallo stesso Gruppo in quanto ritiene di non poter più condividere il modus operandi del Sindaco e di parte della Giunta, confermando, anche con la sottoscrizione della proposta di mozione depositata in data 24.5.2017, la propria assoluta contrarietà alla costruzione della nuova centrale PC6. Il Comune di Piancastagnaio circa un anno e mezzo fa ha iniziato un’esperienza di democrazia partecipata che permetteva ai cittadini di far parte di Commissioni strutturate in diversi argomenti da trattare. Il Gruppo Geotermia, composto da soggetti che sull’argomento avevano ed hanno opinioni diversificate, ha sempre visto la presenza constante dell’assessore all’ambiente Franco Capocchi ed ha avuto modo di affrontare la discussione sulle centrali a ciclo binario mentre l’Amministrazione di Piancastagnaio, consapevole del proprio ruolo di garante del territorio, con l’ausilio degli stessi membri della Commissione si sta dotando di centraline di monitoraggio continuo della qualità dell’aria, come primo passo di un programma più ampio. Recentemente la Commissione si è trovata a discutere della richiesta di VIA presentata da Enel alla regione Toscana per la realizzazione di una nuova centrale da 20 MW nel Comune di Piancastagnaio, denominata PC6. Tale richiesta, avendo per oggetto la stessa tecnologia flash applicata alle centrali esistenti, pur se dotata di alcuni miglioramenti tecnologici, ha immediatamente posto ai membri della Commissione dubbi sulla compatibilità ambientale del medesimo progetto. Per questi motivi, dopo l’analisi del progetto, la Commissione si è incontrata con i tecnici Enel che non hanno affatto risolto i dubbi emersi già dalla prima lettura. In particolare i nodi da sciogliere per la Commissione rimangono i seguenti:
a) La nuova Centrale sarà realizzata con le stesse tecnologie Flash di quelle già esistenti con l’aggiunta di alcuni accorgimenti tecnici che non impediranno comunque di immettere in atmosfera inquinanti, fra cui anche gas con effetto serra.
b) La riduzione delle emissioni delle centrali già esistenti da parte di Enel sembra subordinata alle maggiori risorse economiche che gli deriveranno dal nuovo impianto; Enel cioè non pare disponibile ad installare le nuove tecnologie sugli impianti in essere senza ottenere l’autorizzazione alla costruzione di PC6.
c) La nuova centrale sarà ubicata in un’area collocata nell’ambito di un corpo franoso segnalato dal Comune come area a pericolosità elevata.
d) Il Progetto Enel, dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico e sugli effetti della salute vorrebbe prendere a riferimento lo studio ARS il quale, a suo dire. riporterebbe risultati sulla salute tranquillizzanti, mentre l’attuale responsabile dell’Agenzia ARS durante l’ultima presentazione dei nuovi dati avvenuta a Piancastagnaio il 24.2.2017 ha affermato che lo studio ARS non era “utilizzabile” per stabilire la correlazione tra Geotermia e l’aumentata mortalità sull’Amiata e quindi, si deve ritenere (in applicazione del principio di precauzione), anche per non escluderne il nesso.
e) Il Progetto prevede un aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera e un rilascio di circa 2500 litri annui di “drift”, anche se la ricaduta avviene in una zona circoscritta alla centrale.
f) Il Progetto giustifica l’impatto minimo di una eventuale ricaduta di inquinanti con la scarsa densità abitativa delle stesse.
In considerazione di quanto sopra alcuni membri della Commissione assolutamente contrari alla realizzazione dell’impianto, hanno presentato una proposta di mozione (leggi sotto) indirizzata a tutti i Consiglieri Comunali, al Sindaco e alla Giunta, auspicando che la facciano propria vista anche la contrarietà al Progetto manifestata nelle diverse sedi.

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Proposta di mozione

Al Sindaco, alla Giunta ed ai Consiglieri del Comune di Piancastagnaio

I sottoscritti già membri del Gruppo di democrazia partecipata “Commissione Geotermia” del Comune di Piancastagnaio
Premesso che
Con protocollo del 6/4/2017 l’Enel ha depositato in Regione Toscana la richiesta di VIA per la realizzazione di una nuova centrale da 20 MW nel Comune di Piancastagnaio in loc. “Asca”.
Tale richiesta, che si cumula con le altre che hanno per oggetto centrali a bassa entalpia provenienti da diversi soggetti ed al vaglio delle Commissioni competenti, si pone all’interno di un quadro complesso nel quale lo sviluppo dello sfruttamento geotermico con tecnologia flash non sembra rispettare i criteri di compatibilità ambientale che i Protocolli stipulati fra Regione ed Enel richiedono.
In particolare:
Il “Protocollo Generale sulla geotermia” del 2007 firmato dalla Regione Toscana, dalle Province di Siena, Pisa e Grosseto, da 5 Comunità Montane e da 15 Comuni, impegnava l’Enel alle verifiche ambientali e sanitarie, allo smantellamento della vecchia centrale PC 2, alla costruzione del termodotto e ad una produzione geotermoelettrica di 60 MW, riconosciuta e accettata come limite massimo sostenibile per Piancastagnaio, da tutti i protagonisti del Protocollo.
Nell’ l’’Accordo Volontario Attuativo del Protocollo d’Intesa, denominato Accordo Generale sulla Geotermia, sottoscritto tra la Regione Toscana ed ENEL il 20 Aprile 2009, al punto 3 della premessa, che è parte integrante e sostanziale dell’Accordo, si prevede:
“La geotermia rappresenta un’esclusiva toscana a livello nazionale. La coltivazione geotermica presenta, tuttavia, criticità per le popolazioni delle aree interessate e per l’ambiente circostante in particolare per quanto riguarda le coltivazioni dell’Amiata. Pertanto, al fine di assicurare uno svolgimento sostenibile di tale attività, soprattutto tenuto conto della specificità rappresentata dalle coltivazioni sull’Amiata, è stato ricercato un accordo di carattere generale con il gestore degli impianti e sono stati attivati studi rivolti a scongiurare rischi di inquinamento e di danni alla salute dei cittadini. La previsione di sviluppo dell’attività geotermica in queste aree, pertanto, resta subordinata alla verifica, sul piano scientifico, delle condizioni di assoluta salubrità della coltivazione geotermica”.
Gli studi attualmente condotti sugli effetti dello sfruttamento geotermico sull’ambiente e sulla salute non hanno fornito risposte esaustive ed anzi hanno rilevato una serie di criticità soprattutto nel settore sanitario, tanto che la Regione Toscana ha commissionato un nuovo studio di approfondimento all’ARS, denominato “Studio InVetta”.
La evidente necessità di approfondimenti e le incertezze, chiaramente espresse da tanti Organi istituzionali, hanno rafforzano la necessità di applicazione del Principio di Precauzione (art. 3 D.Lgs 152/2006 e art. 2 L.R. Toscana 10/10), tanto che nel Piano Ambientale ed Energetico Regionale (PAER 2015) è stato stabilito che “per il territorio dell’Amiata, il riassetto della concessione di Piancastagnaio (60 MW) e la nuova centrale di Bagnore 4 (40MW) hanno portato la potenza complessivamente istallata a 100 MW, punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa e la vocazione socio economica dei territori”,
Tale principio, frutto del comune sentore degli organi politici è stato ribadito nella risoluzione n° 140 del Consiglio Regionale Toscano del 1° febbraio 2017 dove si impegna la Giunta regionale a definire le aree non idonee alla produzione di energia geotermica e “per quanto riguarda l’area dell’Amiata, a proseguire e rendere permanenti le azioni di monitoraggio già poste in essere dagli organismi preposti, a partire da ARS ed ARPAT, anche al fine di sviluppare ulteriori approfondimenti tecnici sugli impatti ambientali della coltivazione geotermica, così come già previsto nell’accordo volontario attuativo (2009) del Protocollo di intesa tra Regione Toscana ed Enel del 2007, anche tenendo conto che in Amiata, come indicato nel PAER, il riassetto della concessione di Piancastagnaio e la nuova centrale denominata Bagnore 4 hanno portato la potenza complessivamente istallata a 100 MW che il PAER considera punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa e la vocazione socio economica dei territori”
Da ultimo il principio di precauzione e la salvaguardia dell’ecosistema amiatino è stato ribadito nella Decisione della Regione Toscana n. 16 del 2.5.2017, relativo al diniego del Permesso di Ricerca denominato “Castiglion D’Orcia” della Tosco Geo s.r.l.
Infine allo stesso principio si ritiene che debba uniformarsi anche l’individuazione delle aree “non idonee” che verranno selezionate sulla base delle linee guida di cui alla Decisione n.40 del 2/5/2017 Regione Toscana relativa a “Indirizzi agli uffici della Giunta regionale per la predisposizione delle linee guida per la individuazione delle aree non idonee per la geotermia”,
Premesso inoltre che il Comune di Piancastagnaio, in applicazione del proprio ruolo di garante del territorio, si sta dotando di centraline di monitoraggio continuo della qualità dell’aria, come primo passo di un programma più ampio che deve vedere l’ARPAT maggiormente presente sul territorio comunale, vista l’insufficienza dei controlli fino ad adesso condotti.
Premesso inoltre che
dall’esame del Studio di Valutazione di Impatto Ambientale presentato da Enel emergono le seguenti criticità:
1) La nuova Centrale sarà realizzata con le stesse tecnologie Flash di quelle già esistenti con l’aggiunta di pochi accorgimenti tecnici che non impediranno comunque all’Enel di immettere in atmosfera inquinanti.
2) Nella relazione Tecnica, presentata la riduzione delle emissioni delle centrali già esistenti da parte di Enel è subordinata alle maggiori risorse economiche che gli deriveranno dal nuovo impianto.
3) Il Progetto prevede che la nuova Centrale immetta in atmosfera gas con effetto serra come metano per 63 tonnellate l’anno, e anidride carbonica per 73 tonnellate l’anno.
4) La nuova centrale sarà ubicata in un’area collocata nell’ambito di un corpo franoso segnalato dal Comune come area a pericolosità elevata.
5) Il Progetto Enel, dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico e sugli effetti della salute vorrebbe prendere a riferimento lo studio ARS il quale, a suo dire. riporterebbe risultati sulla salute tranquillizzanti, mentre l’attuale responsabile dell’Agenzia ARS durante l’ultima presentazione dei nuovi dati avvenuta a Piancastagnaio il 24.2.2017 ha affermato che lo studio ARS non era “utilizzabile” per stabilire la correlazione tra Geotermia e l’aumentata mortalità sull’Amiata e quindi, si deve ritenere (sempre in applicazione del principio di precauzione) anche per non escluderne il nesso. 
6) Il Progetto prevede un aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera e un rilascio di circa 2500 litri annui di “drift” (minuscole gocce d’acqua contenenti sostanze tipiche dei fluidi geotermici come Arsenico, Antimonio, Piombo 210 radioattivo, Acido Borico, Mercurio ecc.), anche se l’Enel afferma che la ricaduta del drift avviene in una zona circoscritta alla centrale. Il Progetto giustifica l’impatto minimo di questo inquinamento con il fatto che nelle zone di massima ricaduta degli inquinanti la densità abitativa è bassa e va da 1 a 6 abitanti per Km quadrato.
7) Il Progetto dell’Enel, conferma che esistono attualmente metodi e tecnologie che possono migliorare e ridurre le emissioni delle centrali “Flash”, questo significa che tali tecnologie devono essere applicate anche a quelle già in esercizio che altrimenti non possono essere definite centrali nelle quali sono utilizzate “le migliori tecnologie disponibili” (criterio peraltro preso da riferimento nei controlli Arpat).
Tutto premesso,
si impegna Sindaco e Giunta e il Consiglio Comunale ad
1) Esprimere parere negativo sulla richiesta di Via da parte di Enel
2) Imporre ad Enel di applicare le migliori tecnologie di cui afferma potersi dotare per ridurre le emissioni delle centrali già esistenti
3) Chiedere alla Regione Toscana, entro i termini previsti dalla decisione n. 40 del 2.5.2017 (90 gg. dalla comunicazione) che il territorio di Piancastagnaio per le sue caratteristiche ambientali e antropiche venga qualificato come zona “non idonea” almeno all’ulteriore sviluppo di sfruttamento geotermico che produca emissioni in atmosfera.
Piancastagnaio, 24 maggio 2017

PC3 a Piancastagnaio, 25 ottobre 2013

 

 

dal Corriere di Siena del 25 maggio 2017

“Chiesti i documenti sulla centrale. L’enel ora rifletta sulla tecnologia”

Piancastagnaio. “Il gruppo di democrazia partecipata che si occupa di Geotermia ha predisposto una mozione che è stata presentata a tutti i consiglieri comunali e al sottoscritto”, riferisce il sindaco di Piancastagnaio Luigi Vagaggini, alle prese questa volta con il progetto di una nuova centrale geotermica da 20 MW, che Enel Green Power intende realizzare in Amiata, in questo territorio comunale. “La mozione è stata preparata all’indomani dell’incontro che la commissione ha effettuato con i tecnici Enel. E le risultanze della riflessione avvenuta all’interno del gruppo sono state da me inviate all’ingegner Montemaggi, perché ritenevo giusto per un motivo di trasparenza che, benché controparte, la società venisse informata del dibattito scaturito dalla riunione congiunta. Questo mio atteggiamento, però, non è stato gradito. Le proposte della commissione, che ha elaborato anche le osservazioni alla Via da inviare in Regione, saranno vagliate da sindaco e maggioranza. Ma anche noi invieremo le nostre osservazioni. Dovremmo avere ancora più tempo per formularle, perché la responsabile dell’ufficio Edilizia e Urbanistica del comune ha richiesto una ulteriore documentazione e la sospensione dei termini per la presentazione delle osservazioni. Al più presto mi incontrerò con l’assessore regionale anche per richiedere i tempi e i termini che ci consentano di esprimere concretamente e con coerenza quello che pensiamo sul progetto”. E, di seguito: “La nuova richiesta prevede la realizzazione di una centrale ‘flash’, con la stessa tecnologia delle centrali già esistenti in Amiata. Così non va bene. Sono assolutamente contrario. Enel ci rifletta. A me risulta che in Cile siano stati realizzati impianti di nuova generazione, privi di emissioni in atmosfera. Per non parlare del premier Renzi, il quale, dopo la visita alla centrale di Stillwater negli Usa, intervenendo alla scuola di formazione del partito democratico, declamò la esperienza, il know how e la capacità innovativa di Enel. Qui, invece, ci ritroviamo con le tecnologie e le caratteristiche di sempre e che suscitano non poche perplessità. Perplessità che dovrò condividere con la maggioranza”. Il progetto per la realizzazione della centrale PC6 e di tutte le opere connesse, accessorie e complementari può essere consultato presso la regione toscana, il comune di Piancastagnaio, la unione dei comuni Amiata Val d’Orcia e sul sito web della regione. Se non vi sarà una sospensione dei termini, le osservazioni – anche dei singoli cittadini – dovranno essere presentate entro il 5 giugno pv. (Mariella Baccheschi)

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Corriere di Siena del 26 maggio 2017: l’Enel ci spiega come migliori tecnologie, sviluppate in Toscana, si possono utilizzare, …sì, ma in Cile! in Amiata tenetevi pure le vecchie “flash”…

…ma per il sito finto-ambientalista GreenReport.it, sponsorizzato da Cosvig, si cantano le lodi del progetto di centrale PC6 (LEGGI QUI) ignorando, appunto, che si tratta della riproposizione “riverniciata” delle vecchie centrali flash come a Bagnore, e mettendo l’accento sulla riduzione delle emissioni, in particolare CO2, fatto ormai smentito sia dalle misurazioni Arpat che dallo studio Basosi/Bravi.  

…anche Abbadia S.Salvatore si muove su PC6, approvata all’unanimità mozione contro la geotermia dell’enel

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Nuovi permessi di ricerca geotermica: dopo Seggiano, anche a Castiglion d’Orcia non si trivella. E dalle altre parti?

Dal monte Amiata, salutiamo con estrema soddisfazione la Decisione n.16 della Giunta regionale della Toscana, in data 2 maggio 2017, con la quale si nega l’autorizzazione alla Società Tosco Geo S.r.l. di iniziare i lavori inerenti il permesso di ricerca geotermica denominato “Castiglione D’Orcia”, ricadente nei Comuni di Seggiano, Castiglion D’Orcia e San Quirico D’Orcia.

Appare evidente la continuità, ed anche la contiguità territoriale, di questo progetto con quello di cui alla Delibera n.1237 del 21 dicembre 2015 con la quale la stessa Giunta regionale si esprimeva negativamente sul permesso di ricerca geotermica denominato “Seggiano” ricadente nei Comuni di Seggiano, Castel del Piano, Arcidosso e Castiglion D’Orcia.

Le motivazioni di entrambi gli atti sono imperniate sulla difesa del territorio, dell’ambiente, del paesaggio, delle aree variamente protette e tutelate, delle incompatibilità di tali progetti con le vocazioni socio-economiche, ecc., tutti temi che farebbero impallidire anche i più ferventi ecologisti e che, ovviamente, non possiamo che condividere.

Gli stessi atti sono la coerente e logica conseguenza di quanto viene sostenuto da almeno tre anni da tutti gli amministratori, locali e regionali, sul limite raggiunto dallo sfruttamento geotermico in Amiata, concetto poi cristallizzato nel PAER (Piano ambientale ed energetico regionale) approvato dal Consiglio regionale con delibera C.R. n. 10 del 11.02.2015, alla sezione 2, punto A.3 si afferma che il “territorio dell’Amiata dove il riassetto della concessione di Piancastagnaio e la nuova centrale denominata Bagnore 4, hanno portato la potenza complessivamente installata attorno ai 100 MW fissando un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”.

Fin qui tutto bene, parrebbe che il presidente Rossi e la sua giunta si stiano veramente adoperando per tutelare il territorio da ulteriori scempi in nome della geotermia speculativa e inquinante, ma allora perché non si interviene analogamente per i progetti in corso per le previste centrali di Monte Labro, Monticello Amiata, di Montenero, di Casa del Corto, di Scansano, Sorano, Casole d’Elsa, della Valdera, ecc.??

E ancora, scandalo sullo scandalo, perché si permette che l’Enel ancora presenti richiesta per altre centrali ad alta entalpia di tipo flash a rilascio libero nell’atmosfera come la richiesta per la VIA del progetto PC6 a Piancastagnaio??

Il segnale che arriva dalla Giunta il giorno stesso, con la Decisione n.40 del 2/5/2017, relativo a “Indirizzi agli uffici della Giunta regionale per la predisposizione delle linee guida per la individuazione delle aree non idonee per la geotermia”, la cd.zonazione, sembra di segno opposto alla citata Decisione n.16, almeno leggendo le premesse del provvedimento che sembrerebbero favorire comunque lo sviluppo geotermico limitando le possibili motivazioni per definire le “aree non idonee”, mentre, ad es., non cita il PAER quando parla della saturazione della geotermia in Amiata (vedi sopra) e, men che meno, tiene conto delle affermazioni del capogruppo PD in Regione, Marras, che ha assicurato che tutti i comuni in cui ad oggi non ci siano già impianti devono essere considerate “aree non idonee”.

Il presidente Rossi è uscito recentemente dal PD ed ha operato una profonda rottura proprio con quel Renzi che appena un anno fa, di ritorno dalla visita alle centrali Enel del Nevada, affermò con piglio decisionista che avrebbe raddoppiato la geotermia in Amiata; se tale rottura è vera e riguarda anche le scelte in materia di ambiente, energia, tutela della salute e del territorio, chiediamo allora che anche sulla questione geotermia Rossi lo dimostri con atti concreti e generali, come una moratoria generale su tutta la geotermia, esistente e di progetto, ed apra un vero e franco confronto con la popolazione, con i comitati, con le istituzioni locali.

 

Sos Geotermia aderente alla Rete NoGESI

Mercurio e centrali geotermiche. Quando la toppa è peggio del buco

Aggiornamento importante 26/4/2017

A seguito dei nostri comunicati sull’incidenza delle centrali geotermiche nell’inquinamento da mercurio, riceviamo e pubblichiamo una informativa dell’Autorità di bacino del Fiume Tevere che ribadisce che le emissioni delle centrali geotermiche in Amiata sono indicate tra le sorgenti di inquinamento di mercurio del bacino del Paglia-Tevere:

si riscontra alla Vs. comunicazione e-mail informandoVi di aver disposto la pubblicazione sul sito istituzionale della scrivente Autorità di bacino, al link http://www.abdac.it/index.php/it/content_page/17-eventi/147-attivita-di-monitoraggio-del-mercurio, la seguente news/informativa che si riporta integralmente qui di seguito per opportuna conoscenza:

“In relazione ai diversi comunicati diffusi on-line sulla problematica, si ricorda
che è attivo dal settembre del 2016 presso lʼAutorità di bacino un tavolo di
coordinamento tra le Regioni Lazio, Umbria e Toscana, al quale lʼAutorità
assicura la trasmissione di ogni segnalazione da parte dei soggetti interessati
per le valutazioni delle Strutture competenti.
Il tavolo ha già licenziato un Piano di indagine per la verifica della
contaminazione da mercurio nel sistema fluviale Paglia-Tevere (scarica il Piano)
Con riguardo alla valutazione della componente della geotermia lo stesso Piano
dʼindagine afferma che : ”Occorre segnalare che il mercurio ha anche altre fonti
di emissione attive nel territorio amiatino, connesse agli usi geotermici delle
acque sotterranee, e che, per la sua volatilità, esistono fenomeni di ampia
diffusione a livello globale, tanto che nel 2013 è stata firmata la Convenzione
internazionale di Minamata sul Mercurio, per contenere lʼemissione di questo
metallo nellʼambiente, convenzione non ancora entrata in vigore per mancata
ratifica da parte di un numero sufficiente di stati. LʼItalia è tra i firmatari, ma non
ha ancora ratificato lʼaccordo”.
I dati e le informazioni che risulteranno dal programma di esecuzione del
suddetto Piano dʼindagine saranno resi pubblici e disponibili nel sito
istituzionale dellʼAutorità a conclusione della prima fase operativa.
Si ricorda anche con lʼoccasione che nel corso delle attività della prima fase del
Piano dʼindagine sono previsti ulteriori particolari momenti di partecipazione
pubblica che saranno tempestivamente promossi e divulgati, il primo dei quali
si è già svolto il 9 gennaio u.s. presso la Sala Consiliare di Orvieto (http://www.abdac.it/index.php/it/indagine-mercurio)”.

Ufficio di Segreteria Particolare – Autorità di bacino del Fiume Tevere


Comunicato stampa 23/4/2017

A seguito dei recenti convegni che la rete NoGESI ha organizzato ad Orvieto, Abbadia S.SalvatoreAcquapendente in merito all’inquinamento da mercurio del fiume Paglia, l’Enel il 19 aprile us con un comunicato (vedi sotto) si è evidentemente sentita in dovere di rispondere (ad “alcuni soggetti”). Ma la toppa, come spesso accade, è peggio del buco, come di seguito illustriamo.

 

L’Enel scrive che i nuovi impianti AMIS di abbattimento del Mercurio installati di recente nelle centrali geotermiche dell’Amiata consentono di abbattere la quasi totalità di tale inquinante e che le centrali dell’Enel non c’entrano con l’inquinamento accertato del fiume Paglia, che arriva al Tevere e fino al mar Tirreno.

Intanto c’è da prendere atto che l’ENEL ci dà indirettamente ragione ad aver sollevato molti anni fa il problema della nocività delle emissioni geotermiche in Amiata, se è vero che ha dovuto investire molto in 34 nuovi impianti per ridurre gli inquinanti a quel “quasi tutto”. Se non ci fosse stato l’allarme lanciato da semplici cittadini, si sarebbe continuato ad emettere quanto è stato documentato negli anni scorsi.

Ma che fine hanno fatto le tonnellate di Mercurio emesse quando gli impianti Amis non erano installati?
Ed oggi, quando tali impianti sono fuori servizio, il che succede spesso, quanto Mercurio esce?

Per gli ingegneri dell’ENEL la legge della conservazione delle masse sembrerebbe che non esista più. Hanno forse dimenticato che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma?

Queste sono le emissioni annuali, riferite agli anni 2007-2009 di alcuni inquinanti rilasciati in atmosfera dalle centrali geotermiche e misurate nel flusso di massa da ARPAT (nota del Dip. ARPAT di Siena del 12.5.2011 Prot. n° 32765): Acido solfidrico 2.799 t/a, Mercurio 889,14 kg/a Arsenico 28,97 kg/a, Ammoniaca 2.460 t/a.

Come si vede le quantità annue sono nell’ordine delle tonnellate, cioè 1.000 chilogrammi, uguale a 1 milione di grammi o ad 1 miliardo di milligrammi, 1.000 miliardi di microgrammi. E poiché per inquinare le acque potabili basta 1 microgrammo di Mercurio per litro, una sola tonnellata di Mercurio è in grado di avvelenare 1.000 miliardi di litri d’acqua, una quantità enorme, ben oltre le portate di qualunque sorgente e, purtroppo, è documentato dall’Allegato 6 allo Studio epidemiologico del CNR di Pisa del 2010 che nei paesi dell’Amiata al crescere delle concentrazioni di Mercurio misurate in quei paesi, crescono vertiginosamente le morti in un relazioni statisticamente significative, perché una parte di quel Mercurio è trattenuto anche dai corpi umani in gravissima sofferenza.

Oggi l’Enel afferma che esce solo “vapore acqueo per oltre il 99,5%”, ma non ci dice quanto è grande quel cento! 
Quando quel cento si misura in metri cubi con moltissimi zeri, allora quel 0,5% assume valori preoccupanti. Le attuali emissioni di Mercurio dalle centrali geotermiche del campo di Bagnore a Santa Fiora (con tutti gli impianti di abbattimento in funzione) secondo quanto misurato da Arpat sono pari a circa 10 grammi ogni ora. Vale a dire una quantità di Mercurio che rende non potabile (cioè sopra ai limiti di legge) una quantità di acqua pari a 10 milioni di litri all’ora o 10 mila metri cubi all’ora.

D’altra parte basta osservare quanto pubblicato in prestigiose riviste (e mai smentito), dal prof.Riccardo Basosi, docente all’università di Siena e rappresentate italiano in U.E. per le innovazioni tecnologiche in ambito energetico: dalle centrali dell’Amiata esce in atmosfera il 42,5% di tutto il Mercurio emesso da tutte le industrie in Italia (vedi tabella 2 sotto) ed è, anche per questo, che afferma che le centrali geotermiche in Amiata inquinano più delle centrali a carbone di pari potenza. Ma l’Enel le chiama pulite.

 

Comunicato Enel Green Power del 19/4/2017

MERCURIO, ENEL GREEN POWER: “TOTALE ININFLUENZA DEL MERCURIO DA COLTIVAZIONE GEOTERMICA SU RETICOLO IDROGRAFICO PAGLIA”

In riferimento agli ultimi dati diffusi da alcuni soggetti, in base ai quali il fiume Paglia avrebbe concentrazioni di mercurio superiori ai limiti di legge a causa delle centrali geotermiche, Enel Green Power smentisce nella maniera più categorica e precisa anzitutto che gli impianti AMIS (Abbattimento Mercurio e Idrogeno Solforato), installati su tutte le 34 centrali geotermiche toscane, consentono di abbattere la quasi totalità del mercurio e dell’H2S, tanto che dalle torri di raffreddamento esce vapore acqueo per oltre il 99,5% e ogni emissione di gas incondensabili, sostitutiva peraltro di emissioni naturali, è costantemente monitorata e molto al di sotto dei limiti di legge. I quasi 6 miliardi di kWh prodotti in Toscana consentono infatti di evitare l’immissione in atmosfera di oltre 2.500 milioni di tonnellate di CO2 annue e di evitare l’utilizzo di 1,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.
Per quanto riguarda il mercurio, a seguito di cinque anni di monitoraggi, è acclarata la totale ininfluenza delle ricadute di mercurio da coltivazione geotermica sul reticolo idrografico che attraversa i territori delle centrali geotermiche per confluire nel fiume Paglia. Con le autorizzazioni degli ultimi anni per il riassetto di Piancastagnaio e per la costruzione della centrale geotermica Bagnore 4, infatti, è stata realizzata una rete di punti di controllo delle acque nei pressi delle centrali, composta da 8 stazioni di acque superficiali tra Piancastagnaio e Santa Fiora, 9 stazioni di acque di falda nei comuni di Castiglione d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, Castel del Piano, Santa Fiora e Arcidosso, 4 piezometri nei territori di Santa Fiora e Abbadia San Salvatore oltre a 3 punti di prelievo in località Merigar nel comune di Santa Fiora.
I risultati di questa importante e costante attività, in corso dal 2012 e svolta sia da Enel sia da Arpat in modo autonomo e indipendente, hanno confermato valori di concentrazioni di mercurio nelle acque di gran lunga al di sotto del limite di soglia previsto per le acque potabili che è di un microgrammo a litro. L’eventuale presenza di alte quantità di mercurio nelle acque del fiume Paglia, quindi, non può essere assolutamente imputata alle centrali geotermiche le cui acque circostanti sono tra le più monitorate della Toscana. Enel Green Power è a disposizione per ogni ulteriore approfondimento.


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Geotermia, assalto alla diligenza con la complicità del postiglione

A fronte dell’opposizione delle popolazione coinvolte e con il timore che la zonazione sottragga i territori alla speculazione, Enel e nuovi (im)prenditori accelerano le procedure, complici i poteri centrali e regionali.

 

Sfatato ormai il mito della geotermia pulita e rinnovabile, si fa avanti la consapevolezza che le centrali, sia ad alta che a media entalpia, possono produrre danni all’ambiente e alla salute.

Dovunque si avvii la progettazione di un impianto puntualmente i cittadini si organizzano in comitato e, a volte, con il supporto dei sindaci e delle amministrazioni locali. E’ ormai patrimonio comune l’idea che la geotermia, sia ad alta che a media entalpia, produce danni all’ambiente e alle persone senza peraltro creare posti di lavoro, anzi, togliendo spazio all’economia locale fatta di turismo e produzioni di eccellenza.

Sul terreno della politica assistiamo allo sgretolarsi del fronte compatto pro-geotermico e ormai sono numerose le interrogazioni presentate sia in ambito parlamentare italiano che europeo ad opera delle forze di opposizione -ultime, le interrogazioni del sen.Pepe e dell’on.Tamburrano (qui  e qui) nonché la necessità della definizione delle “aree non idonee alla geotermia” nelle Regioni Lazio e Toscana. Il Governo centrale è stato, dal suo canto, costretto dalla Risoluzione parlamentare sulla geotermia del 15.04.2015 ad emettere prime linee guida e un inizio di zonizzazione che andrà a regime entro un paio di anni. Ciò, lungi da rappresentare la soluzione definitiva, avevano però fino ad oggi sospeso o rallentato le procedure per le nuove centrali.

Anche sul fronte giudiziario abbiamo avuto importanti pronunciamenti che hanno visto soccombere l’Enel mentre sono in corso indagini contro “ignoti” per le emissioni in aria degli impianti geotermici dell’Amiata.

Ed è forse proprio la “nuova aria che tira” che ha impresso una accelerazione ai progetti di centrali a media entalpia in diversi comuni toscani e laziali e alla richiesta di un nuovo impianto ad alta entalpia dell’Enel a Piancastagnaio, il PC6, per il quale il 6 aprile è stato pubblicato l’avviso di avvio delle procedure di VIA. Questo nuovo “assalto alla diligenza” sembra quindi smentire le prese di posizione di molti amministratori, soprattutto del PD, che si erano espressi pubblicamente a favore della c.d. “zonazione” di cui alla risoluzione regionale toscana assicurando anche, come il capogruppo regionale Marras, che nel regolamento delle “aree non idonee” sarebbero stati inseriti “di default (cioè di norma)” tutti quei comuni che ad oggi non ospitano alcun impianto geotermico e ribadito, sulla questione Amiata, quanto già declamato negli ultimi anni dai sindaci e assessori regionali e cioè che questo territorio ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!

L’impressione, fondata, è che quindi si voglia creare una situazione “di fatto” con decine di centrali autorizzate in modo che anche una eventuale zonazione che tenga conto delle giuste aspettative dei cittadini diventi un inutile esercizio di retorica pseudoambientalista a fronte di territori che a quel punto saranno ormai compromessi. Ci aspettiamo, peraltro, che anche le opposizioni politiche al Consiglio Regionale delle due regioni, che pure si erano spese nella speranza che un percorso condiviso fosse possibile, si esprimano nel merito e chiedano la sospensione delle procedure avviate. Invitiamo peraltro i sindaci, espressione delle comunità e responsabili della tutela della salute e dei territori, a denunciare queste modalità e impedire l’apertura di cantieri di qualsiasi tipo.

Di certo i cittadini e i comitati metteranno in campo ogni iniziativa necessaria a impedire che si prosegua a saccheggiare i territori.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


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Mercurio: gli amministratori chiedano una indagine a 360 gradi!

La Rete NoGESI, che ha già denunciato le strane omissioni quando si parla di inquinamento da mercurio senza citare l’attività geotermica toscana, in particolare quella amiatina, che contribuisce senz’altro alla diffusione nell’aria, nell’acqua e nel terreno, di tale elemento.
Abbiamo inviato agli amministratori dei territori interessati la nota che segue, invitandoli a chiedere, appunto, che se indagini sul pericoloso inquinante debbono farsi, che si facciano a 360 gradi.

 

Di seguito il testo della nota inviata agli amministratori:

Gentili amministratori,

Come probabilmente avete avuto modo di sapere il problema “inquinamento da mercurio” emesso dalle ex-miniere di cinabro del Monte Amiata e dalle emissioni in aria delle centrali geotermiche ENEL del sud Amiata (Piancastagnaio e Bagnore) -tiene banco da mesi, in particolare presso i territori prospicenti le aste fluviali del Paglia e Tevere.

Il problema della contaminazione da mercurio sta diventando uno dei problemi ambientali e sanitari del centro Italia interessando le aste dei fiumi Paglia e Tevere ed anche del fiume Fiora e con essi-gettandosi tali fiumi nel Mar Tirreno rispettivamente ad Ostia e a Montalto di Castro- anche il mare Tirreno, determinano così una contaminazione dei pesci di acqua dolce e di mare (oltre il 90% del mercurio ritrovato nei pesci è nella forma metilata, la più pericolosa per la salute umana).

La questione vede molto attivi i sindaci umbri e laziali (alcuni dei quali-a seguito di controlli – hanno dovuto emettere ordinanze di divieto di pesca e di attività sul fiume) che hanno investito le tre Giunte Regionali (Toscana, Umbria e Lazio) ed il MATTM (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) per arrivare a debellare tale fenomeno. Le tre Regioni hanno attivato le rispettive ARPA che, unitamente ad altri istituti, hanno elaborato un primo comune “Piano di indagine per la verifica dello stato di contaminazione del mercurio” (scarica il documento).

Il piano di indagine elaborato dalle tre Arpa, però, sorprendentemente, si concentra solo sull’inquinamento da mercurio prodotto dalle ex miniere del Monte Amiata – dismesse da oltre 40 anni e in massima parte bonificate – tralasciando completamente l’indagine circa l’inquinamento prodotto dalle centrali geotermiche dell’Amiata tutt’ora in funzione, che rappresenta il 42,5% delle emissioni di mercurio provenienti dall’intero comparto industriale italiano (Studio Basosi e Bravi, 2014, QUI e QUI) nonostante gli abbattitori di questo inquinante (AMIS).

Secondo il prof. Andrea Borgia, (Università di Milano, Open University M. Keynes, UK, e Global Research Council proprio in geotermia): “In base ai dati ufficiali disponibili, la quantità di mercurio emesso in atmosfera dagli impianti geotermici è impressionante – il totale emesso negli anni 1969-1999 è di 37,894 tonnellate, a cui si aggiungono le emissioni dal 2000 al 2016, per un totale di 52,559 tonnellate -. Quindi si dovrebbe concludere, che non c’è bisogno di tirare in ballo le vecchie miniere di Mercurio dismesse ormai da quasi 40 anni ed in buona parte bonificate, ma che con tutta probabilità la maggior parte del mercurio accumulato nel Paglia, o che passa attraverso il Paglia per arrivare al Mar Tirreno, proviene dalle centrali geotermiche di Piancastagnaio”.

Ma che l’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermiche sia assolutamente rilevante, per quanto attiene alla contaminazione delle acque fluviali, lo dimostra anche la contaminazione da mercurio del fiume Cecina, situato nell’area geotermica nord della Toscana, che drena i torrenti dell’area geotermica e nei cui pressi non vi è alcuna miniera di mercurio (il divieto di mangiare pesce al mercurio pescato nel fiume Cecina risale al 2002). (vedi anche intervento del prof.Giovanni Grieco, giacimenti minerari per l’Università di Milano)

ed allora, perché fare le indagini a metà?

La pubblica amministrazione deve operare secondo criteri di economicità, efficacia ed efficienza. Ampliare, oggi, il Piano di indagine all’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermoelettriche presenti nell’area porterebbe a compiere uno studio più completo ed esaustivo, in grado di distinguere tra le varie fonti di inquinamento (miniere e centrali geotermoelettriche) così da attribuire a ciascuna di esse la paternità della distribuzione di mercurio e poter intervenire in modo efficace e mirato.

Dunque, perché non farlo?

Proprio per questo Rete Nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante) invia una sollecitazione affinché i comuni interessati, direttamente o indirettamente, dal problema inoltrino una richiesta di ampliamento del piano di indagine alle tre Regioni (Toscana, Umbria e Lazio); diversi comuni, tra cui Acquapendente (VT), vi hanno già aderito…

Di questo si è parlato anche recentemente nel convegno di Abbadia San Salvatore del 4 febbraio scorso organizzato dalla Rete Nazionale NOGESI (leggi QUIQUI e QUI)

Sarà nostra cura tenervi informati sull’evolversi della vicenda, nel mentre ci aspettiamo vostre prese di posizione.

Cordiali saluti,

Solange Manfredi, Rete Nazionale NOGESI

Incredibili Ars e Arpat, sulla geotermia tirano dritto come nulla fosse

E’ inaccettabile che le agenzie regionali azzerino 15 anni e più di studi e ricerche senza un mea culpa e senza chiedere il fermo dell’attività geotermica in attesa delle annunciate nuove ricerche.

 

Alle ortiche più di quindici anni di studi, pubblicazioni e convegni usati per cercare di nascondere i dati esistenti sulla correlazione tra lo sfruttamento geotermico e l’inquinamento dei territori con danni statisticamente certi alla salute.
Li vogliono buttare alle ortiche perché i dati contenuti in tali studi smentiscono le loro conclusioni e una lunga sequenza di loro errori e forzature non hanno retto alle verifiche che i comitati, Sos Geotermia in primis, hanno negli anni puntigliosamente svelato.
Ma un risultato certo è stato ottenuto: le centrali geotermiche non hanno sospeso neanche per un giorno la loro attività: era forse questo lo scopo da raggiungere?
I dubbi, più che legittimi, vengono quando Ars e Arpat, il 24 novembre scorso a Firenze ed oggi in “tour” sull’Amiata, hanno l’ardire di raccontare che hanno in progetto un nuovo studio sulla salute e quindi si possono cancellare con un colpo di spugna tutte le ricerche del passato.
Se, come affermano, fosse ancora necessario dopo sette anni approfondire gli studi perchè c’è un dubbio sulla correlazione tra centrali e salute, allora si dovrebbe, coerentemente e in base al “principio di precauzione” ormai pacificamente accettato, chiedere l’immediata moratoria di ogni attività geotermica in essere e di progetto, in attesa di altri e più precisi riscontri.
Ma, al solito, non è questo lo scopo di ulteriori studi: loro continueranno a indagare a spese nostre, mentre le centrali continueranno a fumare sempre a spese nostre, in bolletta e in medicine.
Il tutto voltando semplicemente pagina e ricominciando da zero, dimenticando il passato (chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato) e gli almeno otto gravi errori che da sempre denunciamo e che riportiamo qui sotto.


GLI 8 ERRORI ARS-ARPAT SULLA GEOTERMIA IN AMIATA 

Per poter riferire al Consiglio regionale in merito alla sostenibilità sanitaria ed ambientale delle centrali geotermoelettriche flash in Amiata, abbiamo chiesto la nomina di una Commissione scientifica, composta da ricercatori e personalità di sicura competenza ed esperienza, con la presenza paritetica di membri indicati dai Comitati locali.
Tale richiesta è giustificata dai seguenti errori compiuti da Ars/Arpat:

1– nel 2010, sullo studio epidemiologico del CNR, affermano l’esistenza di un quadro sanitario «rassicurante» registrato nelle aree geotermiche, dott. Cipriani in “Studio in Sintesi” pag.25; –> visualizza e/o scarica errore 1 in pdf

2 – nel 2010, criticati, affermano che il +13% di mortalità registrato in Amiata dipende dagli «stili di vita», Comunicato Stampa martedì 28 dicembre 2010; –> visualizza e/o scarica errore 2 in pdf

3 – nel 2012 in sede di Valutazione Impatto Ambientale per Bagnore 4:
1) non riportano i dati sanitari fuori norma, i quali non avrebbero consentito l’autorizzazione alla emissione di altri inquinanti, anche se a norma, come testimonia l’opposizione dell’arch. Zita, subito rimosso dal suo incarico; –> visualizza e/o scarica errore 3.1 e 3.2 in pdf
2) non è più richiesta la valutazione cumulativa degli inquinanti, già segnalata come necessaria, sia da USL che ARPAT, ma poi dagli stessi dimenticata;
3) accreditano la tesi che le ricadute degli inquinanti sono solo in aree disabitate; –> visualizza e/o scarica errore 3.3 e 3.4 in pdf
4) non segnalano l’avvenuta manipolazione del parere sanitario, riportato dalla Regione nell’atto conclusivo;

4– nel 2013 affermano che la normativa sulla VIA non consentirebbe di avere uno studio di impatto sulla salute ( registrazione dott.ssa Nuvolone del17 giugno 2013 al Comune di S.Fiora); –> visualizza e/o scarica errore 4 in pdf

5 – nel 2013 le USL ottengono finanziamenti dalla Regione per studiare gli effetti di bacco, tabacco e venere nella popolazione dell’Amiata…; –> visualizza e/o scarica errore 5 in pdf

6 – dal 2014 affermano che le cause dell’eccesso di mortalità non possono essere di origine ambientale, perché si registra solo negli uomini (argomento ripreso dagli amministratori, nel video che segue l’ex assessora regionale Bramerini), quando una risposta diversa in funzione del sesso è documentata in moltissimi studi sull’inquinamento ambientale; –> visualizza e/o scarica errore 6 in pdf

7 -negli ultimi anni l’Arpat smentisce i dati esistenti e attestanti l’aumento di concentrazione di Arsenico nelle sorgenti dell’Amiata. In precedenza ha prodotto uno studio che ha consentito la deroga ai limiti di legge per l’Arsenico nell’acqua potabile, ipotizzando una concentrazione naturale anomala, calcolata anche sui campioni di acqua prelevata a valle di discariche minerarie, già inquinate da attività minerarie e già inserite nei Piani ufficiali di bonifica; –> visualizza e/o scarica errore 7 in pdf

8 – nel 2011 le emissioni geotermiche di Ammoniaca in Amiata non vengono considerate nella produzione toscana di particolato Pm 10 – Progetto Patos1. L’errore viene corretto nel 2015. –> visualizza e/o scarica errore 8 in pdf


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