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Geotermia e Covid-19. Come fare greenwashing e derogare ai controlli ambientali al tempo del coronavirus

Con la scusa dell’emergenza sanitaria, anziché sospendere le attività inquinanti, si concedono pericolose deroghe, con il sostegno attivo di campagne di greenwashing strabico.

 

A seguito del nostro comunicato che dava risalto, anche per le possibili connessioni con la geotermia toscana, al recente documento del Sima/Università di Bari e Bologna sulla possibile connessione tra inquinamento ed epidemia Covid 19 (scaricalo qui ), si è scatenato il solito can can a difesa delle centrali Enel, soprattutto dal solito Greenreport, sponsorizzato dal Cosvig, il consorzio che gestisce gli incentivi geotermici toscani, che ci tira in ballo direttamente.

Lo stesso aveva già, forse incautamente, dato pubblicità al citato documento Sima, ma, dopo il nostro comunicato, ha iniziato a produrre articoli per cercare di ”riparare il danno” e smentire il Sima, noi e anche se stessi, che pure gli avevano dato spazio.

C’è da dire che tale condotta non è nuova per chi si dichiara ambientalista, ma mai contro la geotermia, anzi! In un recente e documentato articolo denuncia che “Approfittando dell’emergenza coronavirus, Trump sospende l’applicazione delle leggi ambientali, peccato però che non si accorge che in Toscana, il governatore Rossi, sempre all’avanguardia, con il Decreto n.4519 del 27 marzo 2020, autorizza l’Enel a “derogare rispetto alle scadenze previste per l’effettuazione dei controlli alle emissioni in atmosfera degli autocontrolli e dei vari monitoraggi delle centrali geotermoelettriche e per la centrale a biomasse di Cornia per il periodo di emergenza sanitaria”. Che dire? Ambientalismo strabico o ambientalisti col c…o degli altri?

Tornando agli articoli recenti in difesa della geotermia, per quanto riguarda le emissioni delle centrali geotermiche della Toscana, leggiamo che Adele Manzella, presidente dell’Unione geotermica italiana, rispondendo al nostro citato comunicato “Coronavirus e centrali geotermiche”, scrive: “…condivido l’attenzione alla qualità della vita arrivando però a conclusioni esattamente antitetiche”.

Di cosa parliamo? Nel comunicato avevamo scritto che “l’Ammoniaca (NH3) è universalmente riconosciuto come un precursore del particolato secondario inorganico PM10 e PM2,5. Quindi più Ammoniaca significa più inquinamento da particolato atmosferico. Le centrali geotermiche toscane emettono mediamente (anni 2016-2018) 7.598 tonnellate di Ammoniaca all’anno; si consideri che nello studio Basosi-Bravi (su dati IRSE-regione Toscana) viene calcolato che le emissioni toscane sono il 39% di tutte le emissioni d’Italia. Possiamo quindi affermare che la Toscana, soprattutto nelle aree geotermiche, è soggetta ad un maggior inquinamento da particolato atmosferico”. Concludevamo, considerando che anche alla luce del citato documento Sima, chiedendo che le autorità preposte dovessero in via cautelativa attenersi alla sollecitazione degli studi a prendere conseguenti “misure restrittive di contenimento dell’inquinamento” con l’immediata sospensione di tutta l’attività geotermica in essere e di progetto. Abbiamo visto che Rossi va esattamente nella direzione opposta…

Invece Adele Manzella ritiene infondata questa nostra richiesta perché “…ad oggi tutti i monitoraggi ARPAT indicano per la Toscana geotermica l’ottima qualità ambientale della produzione industriale…”. Questo è un enunciato senza senso se consideriamo che non esiste nessuna misurazione del particolato atmosferico nelle aree geotermiche, infatti nessuna delle 34 centraline ARPAT funzionanti a livello regionale è posizionata in tali aree. Poi il fatto che nelle centrali geotermiche della Toscana la produzione industriale “…impiega le migliori tecnologie attualmente disponibili, e in alcuni casi le sviluppa, per evitare o abbattere le contaminazioni” non ci dà nessuna indicazione concreta circa la sostenibilità ambientale degli impianti, visto che i fluidi sono “ricchi di contaminanti naturali” (vedi nota §).

Queste “migliori tecnologie” sono lontane da essere sufficienti a salvaguardare la salute della popolazione e, anche, a soddisfare l’indicazione delle Direttive Europee, peraltro imprecise e incomplete, laddove prescrivono che le centrali geotermiche dovrebbero avere “un basso impatto ambientale”. Non siamo quindi d’accordo con Adele Manzella che le misure di contenimento vadano cercate altrove e non certo in ambito geotermico. Non siamo neanche d’accordo che tale attività è “ambientalmente e comprovatamente sostenibile”, che è un’affermazione priva di ogni fondo scientifico soprattutto per le centrali a ciclo aperto della Toscana.

In un altro articolo sull’ultimo rapporto sulle energie rinnovabili pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), citato più volte, non ci convincono alcuni punti oscuri.

Per quanto riguarda la produzione elettrica italiana, il rapporto constata (vedi la tabella riprodotta anche nell’articolo), che la produzione di elettricità dalla geotermia ha permesso di evitare l’emissione di 0,51 Mt di CO2. Ora, secondo i dati dell’ARPAT relativi alla media delle centrali toscane, il fattore di emissione per la CO2 è di 508 gCO2/kWh. Il fattore di emissione totale per i gas climalteranti (considerando anche l’emissione di metano) risulta quindi di circa 660 gCO2/kWh. Sappiamo che nella media nazionale delle centrali termoelettriche a combustibile fossile, questo fattore è di 491 gCO2/kWh. Quindi le centrali geotermoelettriche italiane aumentano l’emissione di CO2, invece di ridurla. Ci chiediamo: quali sono i dati alla base delle conclusioni dell’EEA? Non essendo più accettabile la tesi che le emissioni di CO2 delle centrali geotermiche siano sostitutive di quelle “naturali” mentre sono invece in aggiunta a quelle naturali in quanto derivanti dall’estrazione di CO2 che “naturalmente” impiegherebbe secoli per venire alla luce, ci siamo rivolti all’UE con la richiesta di chiarimenti, di cui vi informeremo. Gli impianti geotermoelettrici della Toscana non rispettano gli indirizzi di abbattimento di gas climalteranti. Sono lontani da essere a “…ridotte emissioni di gas a effetto serra rispetto alle fonti non rinnovabili”; potrebbero diventarle solo nel momento in cui le attuali emissioni venissero almeno dimezzate.

L’incentivazione della geotermia elettrica toscana, con le sue centrali a ciclo aperto, è un esempio dei “sussidi ambientalmente dannosi” rilevati dal Ministro dell’ambiente. Insistere su questi incentivi vuol dire impedire la diffusione di energie ambientalmente favorevoli, rallentare la de-carbonizzazione e arrecare un enorme danno alla salute e all’ambiente, promuovendo tra l’altro il riscaldamento globale. Crediamo quindi che l’enorme opera di mistificazione e di greenwashing raffazzonata tenti inutilmente di sostenere la linea che vorrebbe la geotermia come “fonte rinnovabile” col diritto a incentivi pubblici (pagati in bolletta dai cittadini) e senza lacci e lacciuoli burocratici e ambientalisti.

Ribadiamo che nessun dibattito serio sulla geotermia si possa affrontare con le centrali aperte e enormi risorse economiche (pubbliche) elargite anche per condizionare tale dibattito e quindi confermiamo la richiesta di sospensione immediata di tutta l’attività geotermica esistente e di progetto, dirottando gli enormi incentivi per ridurre i costi delle bollette elettriche più utile alle famiglie, specie in questo periodo di emergenza.

Rete Nazionale NOGESI, SOS Geotermia, Forum Ambientalista Toscano

Nota §

Considerata la sporadicità dei controlli eseguiti da ARPAT, si ritiene maggiormente significativo, ai fini della quantificazione delle emissioni effettive delle centrali, quanto si può ricavare da un recente studio, che ha calcolato le emissioni medie che si sono avute da tutte le centrali geotermiche nel periodo di tempo che va dal 2002 al 2016, rapportate ad ogni MWh di potenza prodotta; per ottenere le emissioni di ogni sostanza in un particolare anno, si può moltiplicare il valore medio riportato per la potenza generata dalle centrali in quello stesso anno; con questo metodo, per la potenza lorda di 6.105,40 GWh, si ottengono le seguenti quantità di sostanze emesse nel 2018:

Anidride carbonica (CO2): 6.105,40 * 483 kg/h = 2.948.908 t.

Metano (CH4): 6.105,40 * 7,10 kg/h = 43.348 t.

Anidride solforosa (SO2): 6.105,40 * 1,99 kg/h = 12.150 t.

Ammoniaca (NH3): 6.105,40 * 1,23 kg/h = 7.510 t.

Acido solfidrico (H2S): 6.105,40 * 1,34 kg/h = 8.181 t.

Monossido di carbonio (Co): 6.105,40 * 49,6 g/h= 303 t.

Mercurio (Hg): 6.105,40 * 0,372 g/h = 2,27 t.

Antimonio (Sb): 6.105,40 * 0,041 g/h = 250 kg.

Arsenico (As): 6.105,40 * 0,04 g/h= 244 kg.

Coronavirus e centrali geotermiche: ci mancava anche questo!

Un recente studio mette in relazione inquinamento e diffusione del Covid-19. Quale relazione con le emissioni delle centrali geotermiche e perché fermare subito l’attività geotermica.

 

 

In un recente studio del SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) con l’Università di Bologna e l’Università di Bari “si evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo 10 Febbraio-29 Febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 Marzo” arrivando alle conclusioni che “si evidenzia come la specificità della velocità di incremento dei casi di contagio che ha interessato in particolare alcune zone del Nord Italia potrebbe essere legata alle condizioni di inquinamento da particolato atmosferico che ha esercitato un’azione di carrier (cioè da vettore di trasporto) e di boost (cioè di impulso alla diffusione virulenta). Come già riportato in casi precedenti di elevata diffusione di infezione virale in relazione ad elevati livelli di contaminazione da particolato atmosferico, si suggerisce di tenere conto di questo contributo sollecitando misure restrittive di contenimento dell’inquinamento”.

Di cosa parliamo e che c’entrano le centrali geotermiche dell’Enel?

L’Ammoniaca (NH3) è universalmente riconosciuto come un precursore del particolato secondario inorganico PM10 e PM2,5. Quindi più Ammoniaca significa più inquinamento da particolato atmosferico.
Le centrali geotermiche toscane emettono mediamente (anni 2016-2018) 7.598 tonnellate di Ammoniaca all’anno (*); si consideri che nello studio Basosi-Bravi (su dati IRSE-regione Toscana) viene calcolato che le emissioni toscane sono il 39% di tutte le emissioni d’Italia.
Possiamo quindi affermare che la Toscana, soprattutto nelle aree geotermiche, è soggetta ad un maggior inquinamento da particolato atmosferico, simile, e a volte maggiore, di quello rilevato nella pianura Padana oggetto dello studio del Sime/università Bologna/Bari.

Pertanto le autorità preposte alla tutela della salute regionale, dalla regione Toscana, all’Ars, Arpat, Asl e Sindaci dovrebbero in via cautelativa attenersi alla sollecitazione dello studio citato a prendere misure restrittive di contenimento dell’inquinamento.
Noi riteniamo che tale ulteriore possibile correlazione tra centrali geotermiche e danni alla salute non possa che rafforzare la richiesta di immediata sospensione di tutta l’attività geotermica in essere e di progetto.

Rimane comunque incomprensibile come sia passato in Italia nel più assoluto disinteresse delle autorità preposte alla tutela della salute, il dato del numero dei morti premature in Italia per gli eccessi di polveri sottili calcolato dal Rapporto “Air quality in Europe 2018” e pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente: circa 60.000 morti annue. Tale numero è almeno 15 volte superiore ai morti oggi registrati in Italia per il Coronavirus.

Rete Nazionale NOGESI, SOS Geotermia, Forum Ambientalista toscano

(*) Ammoniaca NH3. Il calcolo delle emissioni complessive per gli anni 2016, 2017 e 2018, è stato fatto moltiplicando le emissioni medie (dati ARPAT 2002-2016) relative alla produzione di 1 MWh per la produzione annuale lorda che è stata rispettivamente 6.225,3 GWh (2016), 6201,2 GWh (2017) e 6105,4 GWh (2018) (Dati TERNA)
Emissioni per produrre un Mwh: 1,23 Kg/h (con amis) 3,07 Kg/h (senza amis)
Emissioni totali calcolate con amis attivi: 2016 7.657 Tonn., 2017 7.627 Tonn., 2018 7.510 Tonn.
Emissioni medie annue: 7.598 Tonnellate
Vedi: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352340919306936

Abbadia SS e Sorgenia. Beneficenza o compravendita del consenso?

Mentre il Comune di Abbadia San Salvatore deve esprimersi sulla centrale geotermica “Le Cascinelle” arriva una sponsorizzazione dalla stessa Sorgenia.

 

 

La Giunta comunale di Abbadia San Salvatore, nella seduta del 13 Marzo con atto deliberativo n. 37, ha accolto la “proposta spontanea di sponsorizzazione presentata dalla società Sorgenia le Cascinelle srl per la progettazione definitiva e esecutiva del nuovo plesso scolastico di via Hammann, per un importo massimo di 250.000 euro”.

Ma che la società Sorgenia abbia pensato al nostro comune e non ai tanti altri in Italia che si trovano anche essi senza scuole nuove e moderne o che non abbia pensato ad esempio a donare i 250.000 euro alla Protezione civile per acquisto di macchinari e respiratori per la terapia intensiva nell’attuale grave situazione data dal coronavirus (come stanno facendo in queste ore molte aziende del settore “rinnovabili”), ci lascia qualche dubbio e qualche retro pensiero. Siccome nessuno, tanto meno società private come Sorgenia, fa niente per niente, ci domandiamo quale sia il vero scopo di tanta beneficenza. E allora ci viene spontaneo pensare che, guarda caso, Sorgenia è la stessa società che ha presentato al nostro Comune il progetto per la realizzazione di una centrale geotermoelettrica a ciclo binario di 10 MW, in località Val di Paglia (ai confini con Acquapendente e la Val d’Orcia), sulla quale è in atto l’iter amministrativo della Valutazione di Impatto Ambientale presso la Regione Toscana.

In sostanza Sorgenia finanzia un progetto del Comune mentre esso deve esprimersi sulla compatibilità ambientale e di tutela del territorio e dei cittadini del progetto presentato dalla stessa Società. Ricordiamo che l’Ufficio tecnico del Comune aveva espresso sulla VIA un parere negativo, poiché il progetto è in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti ed ora la Giunta ha iniziato le procedure per modificare lo stesso regolamento urbanistico, al fine di favorire la realizzazione della centrale.

Ci domandiamo: è corretto elargire al nostro Comune 250.000 euro nel momento in cui sono in atto le procedure per l’autorizzazione della centrale, sulle quali la nostra amministrazione comunale è pienamente coinvolta? A noi appare più che evidente il tentativo di Sorgenia di acquisire la “benevolenza” del Comune riguardo al suo progetto e questo mette in luce un enorme conflitto di interessi che invano la Deliberazione della Giunta dichiara non esistente. Sorgenia sta comprando il “consenso del Comune” in cambio dell’approvazione del progetto di una centrale che presenta pesanti criticità sul piano minerario, sul piano sismico e geologico, su quello paesaggistico, sulla sostenibilità economica e sociale, sugli impatti acustici, sulla strategia di sviluppo territoriale complessiva, per citare solo le principali.

Il Comune, il Sindaco, la Giunta per togliere ogni dubbio sulla correttezza del procedimento devono respingere fermamente tale sponsorizzazione. Il territorio dell’Amiata e della Val d’Orcia merita rispetto, ascolto e attenzione e non ambigue operazioni di “compravendita del consenso”: le Associazioni firmatarie di questo comunicato a maggior ragione si impegneranno per evitare la costruzione della centrale geotermica.

Rete Nazionale NOGESI, Sos Geotermia, Forum Ambientalista Toscano,
Ecosistema Val D’Orcia, Comitato Salvaguardia Ambiente Amiata, Italia Nostra Toscana

PROGETTO CENTRALE GEOTERMICA “LE CASCINELLE” SORGENIA: I TERRITORI AMIATA E VAL D’ORCIA CHIEDONO L’INCHIESTA PUBBLICA!

L'immagine può contenere: nuvola, cielo, montagna, spazio all'aperto e naturaApprendiamo dagli organi di stampa che la Giunta regionale della Toscana avrebbe deciso di procedere ad un contraddittorio tra le varie parti chiamate in causa all’interno del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale per la centrale geotermica che la ditta Sorgenia vorrebbe costruire in Val di Paglia, al confine con la Val d’Orcia.

Questa misura potrà essere senz’altro utile per far confrontare in Regione, a Firenze, i tecnici dell’azienda proponente e quelli dei comitati e degli altri portatori di interesse che si oppongono al progetto; ma non può sostituirsi – anche considerato il fortissimo coinvolgimento popolare dei territori coinvolti – ad un altro fondamentale istituto che la legge toscana prevede, ovvero quello dell’inchiesta pubblica.

L’inchiesta pubblica, infatti, stabilisce incontri aperti da svolgersi sul territorio stesso interessato, in cui i rappresentanti tecnici delle parti si confrontano davanti a coloro che vogliano farsi davvero un’idea del progetto, con la possibilità di porre domande e intervenire, con dei terzi esterni a moderare e relazionare.
Questo istituto è insostituibile proprio perché l’unico in grado di costruire una vera operazione di coinvolgimento territoriale.
Ricordiamo, infatti, che la richiesta dal basso in questo senso è fortissima: l’Amiata ha già da decenni un carico enorme dal punto di vista ambientale a causa della geotermia; nello stesso comune che dovrebbe ospitare buona parte degli impianti della centrale vi è la richiesta di un referendum consultivo contrario al progetto; altissimo anche il coinvolgimento della popolazione del Comune di Radicofani, interessato a livello di impatti dal progetto.

Varie amministrazioni pubbliche locali hanno espresso dubbi quando non esplicita contrarietà: delibere in proposito sono state votate all’unanimità dai Comuni di Radicofani, Castiglione d’Orcia, Pienza e San Quirico. Per gli enti, pareri contrari dalla Soprintendenza, dalla Commissione Paesaggistica dell’Unione dei Comuni, dallo stesso responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Abbadia San Saltatore. In tale contesto, se la Regione non considerasse le istanze provenienti dal territorio, dalla sua società civile, dalle sue stesse istituzioni (varie amministrazioni pubbliche, ciascuno per la propria competenza, hanno espresso critiche e dubbi rispetto al progetto), commetterebbe un grave atto di prevaricazione democratica.
Confidiamo pertanto che al pur utile processo di contraddittorio (art.54 della legge regionale 10/2010) verrà affiancata, e non certo esclusa, l’inchiesta pubblica (art.53 della medesima legge).
A tal fine, abbiamo provveduto a porre alla Regione Toscana ufficiale domanda di avvio del procedimento di inchiesta pubblica.
La richiesta di inchiesta pubblica, che riportiamo sotto, è stata presentata dall’Associazione Opera Val d’Orcia quale capofila, per conto e rappresentanza dei seguenti soggetti:
Associazione Pyramid
ITALIA NOSTRA Toscana
Comitato per la Salvaguardia Ambiente Amiata
Legambiente Circolo Terra e Pace APS
Reta Nazionale NO-GESI
Rete dei Comitati per la difesa del Territorio
SOS Geotermia


Spett. Regione Toscana
Direzione Ambiente e Energia
Settore Valutazione Impatto ambientale
Valutazione Ambientale Strategica
Opere Pubbliche di Interesse Strategico Regionale
FIRENZE

Oggetto: Richiesta di apertura di inchiesta pubblica nell’ambito del Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale, relativo al “Progetto Impianto Geotermico Val di Paglia” di tipo binario con tecnologia ORC (Organic rankine Cycle) e potenza di design a 9,999 MW e relative opere connesse da realizzare nel Comune di Abbadia San Salvatore (SI) – Proponente: Sorgenia Le Cascinelle S.r.l. ai sensi dell’art 24 bis   D.Lgs. 152-2006 e art. 53 L.R.T.10./2000

L’Associazione OPERA VAL D’ORCIA con sede in San Quirico d’Orcia Podere Greppomagni 63 codice fiscale 9008610526, in persona della Presidente e legale rappresentante pro tempore Dr.ssa Nicoletta Innocenti

Premesso

che l’istante in proprio e in rappresentanza di:  Associazione Pyramid, Legambiente Circolo Terra e Pace, Rete Nazionale NO.GE.SI, SOS Geotermia, Comitato per la salvaguardia Ambiente Amiata, Rete dei Comitati per la difesa del Territorio, imprese del settore turistico e agroalimentare , aziende agricole, artigiani, commercianti, comitati spontanei e cittadini della Val d’Orcia e Amiata in data 11.01.2020 ha presentato osservazione relative al progetto in oggetto;
che  unitamente alle osservazioni in materia di VIA l’istante chiedeva alla Regione Toscana di indire una INCHIESTA PUBBLICA ;

Ritenuto

–  necessario garantire il maggiore coinvolgimento possibile della popolazione interessata dal progetto oggetto del procedimento in esame,attraverso lo svolgimento dell’inchiesta pubblica;
–  opportuno aprire un ampio e trasparente contraddittorio anche alla luce della  ricca comunicazione che negli ultimi mesi si è elevata sul progetto de quo  con pareri discordanti pur ribadendo la ferma  e legittima posizione dell’istante del danno che la realizzazione dell’impianto geotermico denominato “Val di Paglia” nel Comune di Abbadia San Salvatore vada ad aprire una ferita irreversibile nel paesaggio amiatino e della Valdorcia con indelebile compromissione del sistema ambientale sottostante

Visto

–  l’art. 53 L.R.Toscana n.10/2010 che prevede che l’autorità competente può disporre, dandone adeguata pubblicità, lo svolgimento di un’inchiesta pubblica per l’esame dello studio di impatto ambientale, dei pareri forniti dalle pubbliche amministrazioni e delle osservazioni del pubblico, anche in considerazione della particolare rilevanza degli effetti ambientali del progetto, senza che ciò comporti interruzioni e sospensioni dei termini dell’istruttoria, e
–  l’art. 24 bis D.Lgs.152/2006 che stabilisce che  l’autorità competente può disporre che la consultazione del pubblico si svolga nelle forme dell’inchiesta pubblica,

Tutto ciò premesso, ritenuto e visto Opera Val d’Orcia in proprio ed in rappresentanza di Ecosistema Val d’Orcia, rivolge formale richiesta alla Regione Toscana e per l’effetto

Chiede

Che venga aperta INCHIESTA PUBBLICA nel rispetto nella normativa di settore.

San Quirico d’Orcia, 06.02.2020

Il Cosvig prova a confutare i dati sulle emissioni delle centrali geotermiche mischiando pere e mele

Il Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche (COSVIG), che riceve per i suoi servizi e prestazioni oltre 10 milioni di euro l’anno, ha pubblicato sul suo sito il 31.1.2020 un articolo sul tema delle emissioni geotermiche delle centrali ENEL in cui lamenta un dibattito pubblico di scarsa qualità che si presta a fraintendimenti. Ad esempio di tale scarsa qualità del dibattito si richiamano i dati prodotti in una pubblicazione della rete NoGESI, che, a differenza di COSVIG, non costa nulla alla collettività, essendo un’associazione ambientalista di volontariato non retribuito.

Per dimostrare la qualità e la serietà del suo lavoro COSVIG pubblica un confronto di dati sulle emissioni in atmosfera che però non sono stati calcolati sulla base della stessa quantità di energia prodotta. Mentre la prima colonna di dati pubblicati da COSVIG, che sarebbero stati calcolati da ricercatori illustri della Università di Siena, sono relativi alle emissioni di inquinanti sulla base dell’energia netta prodotta nel 2018 dalle centrali dell’Enel, per i dati della seconda colonna, pubblicati da NoGESI, non si precisa che sono stati invece calcolati sulla base dell’energia totale prodotta nel 2018 dalle stesse centrali e non su quella netta.
E’ corretto confrontare dati calcolati su una base differente?
Se una parte di energia non viene immessa in rete perché consumata all’interno dell’impianto, è corretto ritenere che tale parte consumata sia stata prodotta in centrale senza alcuna emissione all’esterno? Lo chiediamo ai lettori piuttosto che agli esperti e ricercatori.
I nostri dati sulle emissioni sono quindi corretti e non sovrastimati, come hanno scritto.

Ma anche ammesso che quelli prodotti dagli studiosi dell’Università di Siena e fatti propri dal COSVIG siano attendibili, sono le quantità di sostanze cancerogene e climalteranti emesse che ci fa riflettere sulle loro capacità di contribuire ad un pubblico dibattito di qualità.

Perchè sono i 2,5 milioni di tonnellate di CO2 e le 31 mila tonnellate di metano emessi in un anno che confermano il carattere climalterante di tali centrali al pari delle centrali a combustibili fossili, quindi non meritevoli di contributi pubblici.

In più i 240 kg di arsenico e i 1.850 kg di mercurio, entrambi cancerogeni ed emessi dalle centrali ENEL, insieme all’ammoniaca ed alla emissione diretta in atmosfera di polveri sottili PM10 e PM2,5 ed ultra-sottili, che non vengono misurate da ARPAT e che quindi non compaiono nelle tabelle.

Ma il colmo è dato dalla critica finale che ci viene mossa: le nostre valutazioni sulla insostenibilità delle centrali ENEL sarebbero fatte “senza alcun tipo di correlazione con la natura degli impatti potenziali e/o contestualizzazione rispetto al sistema analizzato”. Sembra che gli illustri ricercatori dell’Università di Siena non conoscano gli studi sugli impatti sulla salute della popolazione che altri scienziati hanno prodotto in questi anni, mettendo in correlazione le concentrazioni di inquinanti emessi anche dalle centrali geotermiche con gli eccessi di mortalità registrati nei comuni geotermici rispetto ai dati attesi, a partire dallo studio Epidemiologico a cura della Fondazione Monasterio (2010) per arrivare allo studio InVetta in corso.

L’eccesso di mortalità nell’area Sud amiatina, per i maschi e per tutte le cause di morte (pag. 82 dello studio del 2010), è molto simile sia rispetto all’area di riferimento locale (+13,1%), scelta sulla base di caratteri di omogeneità socio economica, sia rispetto all’intera Regione Toscana (+13,7%). In particolare si segnala l’Allegato 6 dello Studio “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari”. In questa sezione i comuni geotermici sono stati aggregati in relazione alla concentrazione crescente di inquinanti nella matrice aria, acqua e suolo. Ne sono analizzati gli andamenti sanitari, riportando le patologie certamente associate all’inquinante. Sono state così individuate 54 relazioni, statisticamente significative, tra incrementi di malattie e concentrazioni crescenti di diversi inquinanti prodotti anche dalle centrali geotermiche.
Evidentemente i ricercatori dell’Università di Siena e COSVIG fanno riferimento ad altri impatti.

Rete nazionale NoGESI


Riportiamo i nostri dati, ribadendo che il calcolo delle emissioni complessive per gli anni 2016, 2017 e 2018, è stato fatto moltiplicando le emissioni medie, dati ARPAT 2002-2016, relative alla produzione di 1 MWh per la produzione annuale lorda che è stata rispettivamente 6.225,3 GWh (2016), 6201,2 GWh (2017) e 6105,4 GWh (2018). (Dati TERNA).

EMISSIONI MEDIE DELLE CENTRALI GEOTERMOELETTRICHE TOSCANE

Sostanze

emesse

Con Amis

per produrre 1 MWh*

Senza Amis

per produrre 1 MWh*

Emissioni Totali anno 2016 con AMIS attivi°

Emissioni  Totali anno 2017 con AMIS attivi°

Emissioni  Totali anno2018 con AMIS attivi°

Acido Solfridico H2S

 

1,34 Kg/h

 

6,12 Kg/h

 

8.342 Tonn.

 

8.310 Tonn.

 

8.181 Tonn.

Anidride Carbonica CO2

 

483 Kg/h

 

485 Kg/h

 

3.019.270 Tonn.

 

3.007.270

Tonn.

 

2.961.119 Tonn.

Anidride Solforosa

 SO2

 

1,99 g/h

 

 

12.388 Kg

 

12.340 Kg

 

12.150 Kg

Ammoniaca NH3

 

 

1,23 Kg/h

 

3,07 Kg/h

 

7.657 Tonn.

 

7.627 Tonn

 

7.510 Tonn.

Arsenico

As

 

 

0,04 g/h

 

0,04 g/h

 

249 Kg

 

248 Kg

 

244 Kg

Antimonio

Sb

 

0,041 g/h

 

 

0,41 g/h

 

255 Kg

 

254 Kg

 

250 Kg

Mercurio

Hg

 

0,372 g/h

 

 

0,942 g/h

 

2.316 Kg

 

2.307 Kg

 

2.271 Kg

Metano

CH4

 

7,1 Kg/h

 

7,12 Kg/h

 

 

44.200 Tonn.

 

44.029 Tonn.

 

43.348 Tonn.

Monossido di Carbonio

 CO

 

49,6 g/h

 

 

49,6 g/h

 

308,8 Tonn.

 

307,6 Tonn.

 

302.8 Tonn.

 

Castel Giorgio ribadisce al Governo il NO alla centrale geotermica

Castel Giorgio ribadisce al Governo la propria ferma opposizione ad un impianto geotermico denso di rischi, e fa presente che non sono nemmeno disponibili gli incentivi statali per la sua costruzione.

 

La cittadinanza di una vasta zona del distretto orvietano e del distretto vulcanico vulsino è in trepida attesa delle determinazioni del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente in relazione alla possibile autorizzazione all’ impianto geotermico di Castel Giorgio. Impianto fortemente avversato dai sindaci e dalle popolazioni di una vasta zona in quanto ad elevato rischio sismico e di avvelenamento delle falde acquifere idropotabili e del Lago di Bolsena.

Si apprende che il Comune di Castel Giorgio ha inviato una lettera ai due ministeri nella quale esplicita la propria ferma intenzione di ricorrere contro ogni e qualsiasi provvedimento con il quale si dia ulteriore corso alla realizzazione dell’impianto.

Già quattro ricorsi sono stati presentati fino ad ora rispetto al via libera al progetto da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la cui decisione è stata conseguita attraverso una fuorviante valutazione del rischio da parte di una commissione di Valutazione di Impatto Ambientale infarcita di conflitti di interesse, ormai scaduta e non ancora rinnovata, nonostante gli annunci. I ricorsi sono stati presentati dai Comuni di Castel Giorgio, Acquapendente, Allerona, Bolsena, Grotte di Castro, Montefiascone, Castel Viscardo e Orvieto, dalle regioni Umbria e Lazio e da Italia Nostra congiuntamente ad alcuni privati.

Il Comune di Castel Giorgio nella stessa fa presente un fatto fino ad ora non noto al pubblico: la società proponente ITW & LKW Geotermia non ha a disposizione gli incentivi pubblici per la realizzazione dell’impianto, in quanto è stata ammessa a beneficiare solo di un incentivo esiguo, pari a 0,1 MW, rispetto a 5 MW richiesti per il progetto di Castel Giorgio e per il progetto gemello di Torre Alfina (secondo sentenza del TAR Lazio emessa il 30.12.2019).

Ci si domanda come si possa ora procedere ad autorizzare un impianto ad una società che non ha fondi statali e che non risulta avere proprio fondi a sufficienza. E che peraltro non risulta avere alcuna esperienza di montaggio di impianti di nessun tipo. Il che, vista la delicatezza ed i rischi di tali impianti, avrebbe dovuto fin dall’inizio bloccare qualsiasi procedura autorizzativa.

Coordinamento Orvietano, Tuscia e lago di Bolsena
(aderente alla Rete Nazionale NOGESI)

Convegno del Comune di Abbadia SS per promuovere il progetto di centrale geotermica in val di Paglia. NOI CI SIAMO!

Il 31 gennaio 2020, ore 17, il comune di Abbadia San Salvatore promuove un incontro sul progetto di centrale geotermica da realizzarsi in val di Paglia. I cittadini e i comitati contrari saranno presenti con un sit-in di cui pubblichiamo la locandina.

 

 

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Monticello Amiata. Progetto centrale geotermica Monte Labro: LA LOTTA PAGA!

Con il Decreto regionale n.893 del 27 gennaio 2020 sembra definitivamente scongiurata la realizzazione della centrale geotermica relativa al progetto Monte Labro della soc.Renewem.
Riportiamo il comunicato di Agorà Cittadinanzattiva che più di tutti si è battuto contro lo sciagurato progetto.

 

Con un atto della Regione datato 27 gennaio 2020 si chiude definitivamente il procedimento per il permesso di ricerca per risorse geotermiche “Monte Labbro”. E allora prima di ricostruire gli ultimi fatti ci sentiamo di urlare un grazie forte e grande come la nostra terra a tutte le cittadine ed i cittadini, all’Amministrazione comunale, in particolar modo alla Sindaca Romina Sani che si è battuta in ogni sede istituzionale, agli esperti che hanno prestato la loro opera ed il loro tempo, in particolar modo all’avvocato Michele Greco che ci ha seguiti con grande amicizia e competenza fin dall’inizio del nostro lungo e faticoso impegno. E poi un grazie ad Agorà: gruppo fluido, aperto e mai uguale a se stesso, a chi ha partecipato anche solo una volta alle riunioni, a chi ha potuto esserci sempre, a chi ha offerto un bicchiere di vino e chi un sorriso, ai bambini di Monticello ai loro striscioni, ai loro disegni, al borgo naturalistico di Salaiola e ai suoi sodali abitanti. Grazie a tutti coloro che hanno donato per il bene comune, semplici persone dal cuore grande, dal forte senso di appartenenza alla terra, dalle radici profonde, dalle ali grandi. La gioia che proviamo è incontenibile. Sono stati anni di alti e bassi: sembrava che il gigante ci avrebbe schiacciati da un momento all’altro, poi rialzavamo sempre la testa. Anni di raccolta fondi per le spese legali, di feste, di assemblee, di osservazioni inviate alla Regione, di riunioni, di scoramento e di coraggio. Ci ha mosso sempre la convinzione che ciò che si ama si difende, si tutela, non si lascia che lo si violenti, lo si abbraccia. Ecco ci piace pensare che tutti noi in questi anni ci siamo presi per mano e abbiamo circondato la nostra montagna, amata. Abbiamo salvato il campo di Alberto, la Riserva di Poggio all’Olmo, le piccole realtà turistiche e produttive e tanti che le promuovono con un grande spirito di solidarietà, abbiamo salvato il nostro piccolo mondo. Questo ci dà la forza per continuare a batterci contro gli altri tentativi di scempio, in primis quello della centrale geotermica pilota di Montenero. Una collettività che si mobilita, appoggiata e affiancata dalle Amministrazioni locali, può vincere. E ora dopo gioia e grazie vi raccontiamo come è andata, in un modo semplice e comprensibile a tutti: è il senso civico delle persone ad aver vinto una partita, su vari livelli amministrativi e che coinvolgeva molte amministrazioni ad altissimo livello, in primo luogo contro l’arroganza di chi sostiene che le cose debbano esser fatte sulla base di una volontà non riconosciuta dalle leggi che governano il territorio ed il bene comune. E’ questo senso civico, sostenuto dalla passione, che ha trovato riscontro dalla stessa Presidenza del Consiglio quando fa riferimento, nei suoi due pareri negativi alla prosecuzione del procedimento regionale, “al progetto nel suo complesso ed alla necessità di minimizzare i rischi di perdita di valore paesaggistico, anche in relazione ad una futura centrale di produzione di energia elettrica” cosa sostenuta sin dall’inizio di questa sfida da chiunque avesse un può di buonsenso e decenza. Resta dunque un grande risultato, sia per ciò che il nostro territorio ha ottenuto, sia per come lo abbiamo ottenuto, un laboratorio civile che può essere un esempio per tutti.

Agorà CittadinanzAttiva. Monticello Amiata


leggilo su:

Il Giunco.net (1)

Il Giunco.net (2)

La Nazione:

 

 

 

 

 

 

Il Tirreno:

Geotermia inquinante e speculativa: Rossi, ma di quale raddoppio vai cianciando?

Basta incentivi alle false rinnovabili, i cambiamenti climatici si combattono chiudendo le centrali e non reintroducendo gli incentivi.

 

 

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”, è un aforisma attribuito erroneamente a volte a Goethe e a volte a Goebbels, ma che sicuramente ben rappresenta le continue uscite del governatore della Toscana Rossi in materia di centrali geotermoelettriche.
In particolare riferito al rispetto della salute e alla sostenibilità ambientale di dette centrali; Rossi lo ripete ad ogni occasione, in dichiarazioni e interviste sul tema.

Da ultime le dichiarazioni del 13 dicembre scorso al Mandela Forum, durante il 23esimo Meeting dei diritti umani, dove il Rossi riassume la sua visione della geotermia, partendo dall’assioma che “la geotermia è la fonte energetica rinnovabile…” e che si è “…passati alla coltivazione del bacino, in modo da rendere sostenibile nel tempo la produzione di energia, fino a giungere alla legge 7 del 2019 approvata dalla Regione che impone ulteriori innovazioni di carattere ambientale…”.
Che la geotermia non sia rinnovabile e compatibile con salute e ambiente, ormai da anni è stato certificato, non dai comitati, ma in studi e relazioni anche della stessa regione. Gran parte di questa documentazione è anche reperibile sul nostro sito.

Ma stavolta Rossi si spinge oltre, dichiarando che “la geotermia è un’energia alternativa soprattutto se si catturano le emissioni di CO2 come stiamo facendo…”, peccato che le centrali geotermoelettriche amiatine “dal punto di vista dell’ACP [potenziale di acidificazione], l’impatto… …è in media 2,2 volte maggiore dell’impatto di una centrale a carbone” (Basosi).
Inoltre le centrali geotermoelettriche toscane, nonostante i filtri Amis, hanno emesso nel 2018: 2.961.119 tonnellate di CO2 , 8.181 tonnellate di Acido solfidrico,12.150 Kg di Anidride Solforosa, 7.510 tonnellate di Ammoniaca, 244 Kg di Arsenico, 250 Kg di Antimonio, 2.271 Kg di Mercurio, 43.348 tonnellate di Metano, circa 303 tonnellate di Monossido di Carbonio (dati calcolati utilizzando le emissioni per ogni MWh geotermoelettrico dallo studio “Data analysis of atmospheric emission from geothermal power plants in Italy” pubblicato nell’agosto 2019 da Ferrara, Basosi, Parisi).
Di queste, le centrali del Monte Amiata, sempre nonostante i filtri Amis, hanno emesso nel 2018: 517.000 tonnellate di CO2, 12.282 tonnellate di metano, 314 tonnellate di Acido solfidrico, 563 tonnellate di Ammoniaca, 68 Kg di Arsenico, 154 Kg di Mercurio (dati ricavati dai controlli eseguiti da ARPAT). E comunque, le ipotesi di cattura della CO2, prevista dalla nuova legge regionale n. 2/2019, prevederebbero la riduzione di un misero 10% per le eventuali nuove centrali flash.

Tutti dati che il governatore Rossi dovrebbe ben conoscere, ma omette, anche perchè, sulla scia dell’attenzione mondiale sui cambiamenti climatici, si concentra solo sulla CO2 è dichiara, senza temere il ridicolo, “vogliamo sviluppare un piano che consenta di piantumare attorno a Firenze tanti alberi così da consentire di diminuire la CO2 e ripulire aria in modo decisivo…”.
Cioè, ci faccia capire, per risolvere il problema delle emissioni nell’area geotermica di Larderello e del monte Amiata basterà piantare “tanti alberi” a Firenze?!

Senza contare che proprio l’Amiata negli ultimi anni è sotto attacco di tagli dissennati del bosco da parte di soggetti sicuramente autorizzati dagli enti locali, che ha scatenato proteste di cittadini e associazioni.

Sorvoliamo, in questa sede, sul problema salute, con indici di mortalità e patologie maggiori della media rilevate dall’Ars che però continua a “studiare il caso”, magari sperando di trovare che “tutto va bene”, ma incappando invece in altri guai, vedi l’anomala presenza di Tallio nelle analisi del recente studio InVetta…

Fin qui le dichiarazioni di Rossi potrebbero essere archiviate, con un sorriso, come “cose già dette e ridette”, ma il nostro governatore sfodera l’asso nella manica e dichiara che “…quindi la geotermia può passare dal 30 al 60%, compresa la bassa e la media entalpia…”.

Quindi, senza scontentare Enel con le sue centrali a emissioni libere in atmosfera, vorrebbe incentivare anche le nuove centrali binarie ed arrivare, allegramente, al RADDOPPIO delle centrali, tema tanto caro al suo ex compagno di partito Renzi che già nel 2016 si lanciò in dichiarazioni altrettanto avventate, dichiarazioni che non gli hanno poi portato politicamente fortuna; se Rossi vuole sfidare la sorte e le popolazioni toscane che subiscono la geotermia, faccia pure, chissà che non ottenga risultati altrettanti brillanti dell’ex presidente del consiglio…

Come sono poi compatibili le esternazioni di Rossi con quelle di Marras, capogruppo Pd in Regione, che negli stessi giorni dichiara “Sono contrario alla realizzazione della centrale geotermica prevista dal progetto Montenero. Lo sono sempre stato e oggi ribadisco la mia posizione presentando un atto che esprime un indirizzo chiaro…” e che “…i benefici che potrebbe portare una centrale geotermia a media entalpia sono nettamente inferiori ai danni che provocherebbe al sistema economico dell’area.”.
Senza contare che anche il FAI pochi giorni dopo si è espresso contro un’altra centrale, il progetto Le Cascinelle in Val di Paglia.

I cittadini sono ormai stufi di pagare sulla loro pelle e sui loro territori gli scempi della geotermia elettrica e ribadiscono che non devono mai più introdursi gli incentivi dello Stato (pagati nelle bollette elettriche dai cittadini) ad attività inquinanti e speculative.

Rete nazionale NoGESI

Vittoria contro l’inceneritore di Scarlino. Una lezione per tutti

La vicenda dell’inquinante inceneritore di Scarlino dimostrano che la lotta continua e testarda di tanti cittadini e del Forum Ambientalista di Grosseto, nonostante gli interessi economici e politici, alla fine vince.
Una lezione per tutti i cittadini e i comitati che si battono per la difesa dei territori e della salute, ignorati, derisi, denunciati, additati come egoisti.  
DIFENDERE SALUTE E NATURA SI PUO’ E SI DEVE!

Riportiamo il comunicato del Forum Abientalista:

La Sentenza n. 980/2019 pubblicata dal Tribunale di Grosseto il 11/12/2019 in nome del popolo Italiano conferma quanto abbiamo documentato da tempo: l’impianto di incenerimento di Scarlino ha funzionato fuori norma dal 2005 con i forni privi delle dimensioni imposte dalla legge per l’abbattimento delle micidiali diossine, disperse nel territorio della piana.

Secondo la suddetta Sentenza le concrete modalità di costruzione e di esercizio dell’impianto ha comportato la violazione del diritto alla salute invocato dalla popolazione che ha promosso la causa. Pertanto il fatto che, al momento, l’impianto sia stato privato delle autorizzazioni amministrative, come deciso dall’ultima Sentenza del Consiglio di Stato del gennaio scorso, e non è funzionante non ha fatto venir meno l’interesse ad ottenere una pronuncia del Tribunale che ne inibisca il funzionamento, come invece l’avvocato Antichi della Scarlino Energia ha cercato di cancellare.

Infatti, il collegio peritale, composto da tre ingegneri, di cui due professori universitari, e da un dirigente sanitario, ha dedotto che i tre volumi di postcombustione dell’impianto di Scarlino sono da abbattere o da raddoppiare, così come già scritto dal più prestigioso Istituto pubblico di ricerca italiano, il CNR- Istituto di Ricerca sulle Combustioni di Napoli, non garantendo nello stato attuale il criterio di omogeneità e permanenza dei fumi a temperature tali da abbattere le diossine, compromettendo il pieno rispetto del comma 3 dell’art. 237 octies del Dlg 152/2006.
Questo stesso contenuto e critica è stato l’oggetto di Osservazioni dettagliate presentate invano alla Regione Toscana in relazione alle procedure VIA/AIA del 2015 e 2018, sia dall’ing.Enzo Annino, sia dall’ing.Paolo Rabitti e sia dal Forum Ambientalista.

La Regione Toscana ha finora fatto finta di non capire quali siano le norme violate, le reali dimensioni dei forni e di non sapere quali siano le condizioni di inquinamento della Piana, affidandosi a verifiche inattendibili dei dirigenti ARPAT, e attivando agli stessi impianti la sesta procedura autorizzativa, dopo che le cinque precedenti autorizzazioni sono state annullate da Sentenze della Giustizia Amministrativa. Ma la Regione non potrà portare a compimento il suo disegno nell’illegalità.

Infatti nella Sentenza di ieri si riporta anche il parere sanitario espresso dai consulenti del Magistrato i quali ritengono che vi siano fondati elementi per considerare la ripresa dell’attività di incenerimento della Scarlino Energia, nella sua attuale configurazione impiantistica e gestionale, insostenibile da un punto di vista ambientale e/o sanitario per il contesto dell’area della piana di Scarlino”.

Roberto Barocci per il Forum Ambientalista Grosseto