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Firenze, 15 giugno 2019. I cittadini e la difesa dell’ambiente in Toscana

A Firenze, presso l’Auditorium Giovanni Spadolini, Consiglio Regionale, Via Cavour 4, dalle ore 9.30 si terrà l’evento
“I cittadini e la difesa dell’ambiente in Toscana”

Ingresso libero

 

Scarica la locandina (pdf 10.8 Mb)

 

 

Programma:

Presentazione e saluti Monica Pecori, Gruppo misto – Toscana per Tutti

Geotermia, i rischi dell’effetto cumulo Giovanna Limonta, Comitato Difensori della Toscana 

Ancora centrali geotermiche in Amiata? Pino Merisio, SOS geotermia

I Fiumi. La buona gestione rispetta la natura  Martino Danielli, Presidente WWF Siena

Tutela della fauna e caccia Carlo Galletti, Legambiente Toscana

Alpi Apuane, il più grande disastro ambientale d’Europa Eros Tetti, Salviamo le Apuane e Presidente della Rete dei comitati per la difesa del territorio

Pesticidi: una contaminazione diffusa, sottostimata e pericolosa per l’ecosistema e per la salute Gian Luca Garetti, vice presidente naz. Medicina Democratica

Spazio per eventuali interventi delle forze politiche della Regione Toscana

Conclusioni Maria Rita Signorini, Presidente nazionale di Italia Nostra

Iniziativa organizzata dal
Gruppo misto – Toscana per Tutti – Consiglio Regionale della Toscana

Con il supporto di
Comitato Difensori della Toscana – Italia Nostra – Legambiente – Medicina Democratica – Rete dei comitati per la difesa del territorio – Salviamo le Apuane – WWF Toscana

Mentre si discute -inutilmente?- di ANI, blitz della Regione Toscana che autorizza la prima centrale geotermica binaria d’Italia. I sindaci pendolano…

Mentre in Regione Toscana è aperta la discussione sul Paer (Piano Ambientale ed Energetico Regionale) con l’audizione dei territori in merito alle ANI (Aree Non Idonee all’attività geotermoelettrica), il 23 aprile scorso la Giunta, con delibera n.567, ha autorizzato la costruzione della prima centrale in Italia a ciclo binario, il progetto Poggio Montone a cavallo tra i comuni di Piancastagnaio e Santa Fiora, appena a valle delle case in località Saragiolo.

Non si capisce l’urgenza di Rossi, Fratoni & co. di autorizzare questo impianto proprio mentre il governo sembra stia bocciando definitivamente i progetti per analoghe centrali di Castelnuovo, Lucignano e Castel Giorgio, ma purtroppo siamo abituati a questi blitz, anche se ogni volta è una amara sorpresa vedere come mentre da una parte si discute di salute e ambiente e si temporeggia in audizioni, osservazioni, pronunciamenti vari, dall’altra, zitti zitti, si procede a dare corso alle richieste dell’Enel e, in questo caso e per la prima volta, di Sorgenia, uno dei maggiori debitori insolventi del Monte dei Paschi di Siena che oggi ne detiene il 17% delle azioni.

Oggi, con una nuova società denominata “Sorgenia Geothermal”, con 10.000 euro di capitale versato, si presentano in Amiata, preceduti dalla solita sponsorizzazione “greenwashing” a Santa Fiora l’anno scorso e quest’anno. 
La Regione tira dritto e, non sia mai venissero sfrattati dalle poltrone di Giunta, si affrettano ad autorizzare per gli amici di Sorgenia.

Sarà la prima centrale italiana binaria, cioè che dovrebbe reiniettare completamente i fluidi estratti tanto che Matteo Cerotti, responsabile sviluppo progetti geotermici, azzarda a dire che “la tecnologia utilizzata garantisce l’annullamento delle emissioni e l’azzeramento dei consumi idrici, in linea con lo sviluppo sostenibile che contraddistingue da sempre il Gruppo Sorgenia.”.

Centrale di Poggio Montone. Clicca per ingrandire

Peccato che la contestazione maggiore al presunto annullamento delle emissioni viene non dai comitati ma dall’Enel, per bocca del responsabile Ing.Montemaggi che afferma che se “si potesse fare, l’Enel lo avrebbe già fatto, anche solo per i ricchi incentivi previsti per queste tecnologie a “impatto zero” dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il punto è che tecnicamente non si può fare: questi gas sono troppo abbondanti nei fluidi geotermici italiani, se li reiniettassimo non solo troverebbero presto il modo di fuoriuscire da qualche parte, ma finirebbero per rovinare il giacimento geotermico, creando una “bolla” alla sua sommità, che ostacolerebbe l’estrazione dei fluidi” e “nelle nostre aree geotermiche non è possibile trovare fluidi così privi di gas da consentire la loro reiniezione totale nel sottosuolo”, ironizzando anche che “sono molto curioso di vedere come faranno a realizzare una cosa che, per noi di Enel, che abbiamo decenni di esperienza geotermica alle spalle, è tecnicamente non sostenibile”

Centrale Poggio Montone e Foresta del Pigelleto. Clicca per ingrandire

A nulla quindi sono valse le molte osservazioni presentate e neanche le esternazioni (iniziali) dei sindaci Balocchi e Vagaggini, di Santa Fiora e Piancastagnaio. Il primo dichiarava che “non avvertiamo l’esigenza di un’ulteriore centrale anche se solo nei pressi del nostro comune”, mentre il secondo sosteneva che “il progetto Poggio Montone, in base alla documentazione presentata da Sorgenia Geothermal, non soddisfa le nostre aspettative e quindi abbiamo dato parere contrario.” .
Peccato che questo ultimo ometteva di dichiarare la zona ove insisterà la centrale “non idonea” a questa funzione, “ignorando” le richieste che numerose giungevano dal suo territorio perché si esprimesse in tal senso. E pensare che la stessa Sorgenia Geothermal, nelle controdeduzioni alle osservazioni presentate alle Regione Toscana nella procedura VIA, esprimendosi su quelle di un gruppo di cittadini sostenuti da sos geotermia e nogesi che eccepivano l’inidoneità dell’area, rilevava a chiare note che la zona non era stata individuata tale dal Comune di Piancastagnaio, e la Regione ad oggi, vista l’inerzia dello stesso Comune in tal senso, gli ha dato Ragione.
 
C’è da rilevare che, evidentemente, anche per il sindaco di Santa Fiora qualcosa sia cambiato, visto che insieme all’autorizzazione della centrale viene anche approvato, lo stesso giorno con delibera 568, il Protocollo d’intesa tra Sorgenia, Regione e comune di S.Fiora in merito all’impegno materiale di Sorgenia a sostenere il territorio e l’economia di questo comune. Piancastagnaio, che ora vorrebbe correre ai ripari preannunciano ricorsi al Tar (chiaramente a spese di cittadini che fino ad ora si è dimenticata almeno di “interpellare”) sembra escluso dalle lenticchie geotermiche…

I sindaci amiatini Marini, Vagaggini e Balocchi  al raduno pro geotermia a Lardarello il 1 dicembre 2018

Comunque sia, entrambi i sindaci paiono alquanto confusi rispetto alle predette esternazioni avendo recentemente aderito al fronte progeotermia che sostiene addirittura le centrali di tipo flash (molto più dannose) dell’Enel, tanto che in Amiata sono in progetto altre 2 nuove centrali, una a Piancastagnaio (PC6) ed una a Roccalbegna, al confine con Santa Fiora (Triana)

Alla faccia quindi di quanto scritto nel Paer 2015 e sempre rivendicato dal PD, cioè che con “Bagnore 4, hanno portato la potenza complessivamente installata attorno ai 100 MW fissando un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”. Altra carta straccia?

I cittadini e i comitati non si fermeranno, la battaglia continua e in questi giorni si sta valutando un immediato ricorso al Tar per l’annullamento del provvedimento.

Rete nazionale NoGESI


PER APPROFONDIRE
Scarica le slides sul progetto della centrale Poggio Montone (file zippato 2,56 Mb)


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Il Cittadino online.it

Toscana Chianti Ambiente.it

La Nazione 9 maggio 2019

Il Tirreno 7 maggio 2019

Orvieto, 4 maggio 2019. RIBADITO NEL CONVEGNO SUL FIUME PAGLIA IL NECESSARIO CAMBIAMENTO NELLA GESTIONE DEI SISTEMI FLUVIALI, DA INTENDERSI COME CUSTODI DELLA BIODIVERSITA’ E BELLEZZA PAESAGGISTICA

Riportiamo il comunicato del Coordinamento Associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena sull’esito del convegno sul fiume Paglia tenutosi a Orvieto il 4 maggio 2019.

 

 

 

Presenti i candidati sindaci di Orvieto Germani (che ha portato i suoi saluti e ha fatto un intervento nella fase finale del convegno) Barbabella e Rosati, l’assessore Cotigni, il consigliere Vergaglia, il presidente dell’associazione Val di Paglia Bene Comune Pietrangeli il convegno ha preso l’avvio con i saluti del tecnico Forti, direttore del Museo del Fiore di Acquapendente, che ha portato i saluti dei sindaci di Acquapendente e di Proceno, recentemente entrati nel contratto di Fiume del Paglia. Forti ha anche ricordato la figura del prof. Roberto Minervini, immaturamente scomparso due anni fa.
Insufficiente presenza, a nostro giudizio, della popolazione, come avviene da tempo per le questioni che riguardano il fiume Paglia (per esempio l’evento di ascolto degli stakeholders del 26 giugno 2018 organizzato dal Contratto di Fiume in Comune ha visto non più di 40-50 persone). Bassa è a nostro avviso la percezione della popolazione sull’importanza del “Fiume di Orvieto”, della necessaria custodia e cura del reticolo fluviale per evitare le inondazioni tipo quella accaduta nel novembre 2012. Forse ciò è dovuto ai tempi lunghi del contratto di fiume e forse all’insufficiente partecipazione della popolazione nelle scelte che contano. Come associazioni ci poniamo questo problema e faremo in modo di superarlo.

Il Convegno è stato molto interessante nei suoi contenuti tecnici e politici: ha presentato gli scopi del convegno il dr. Belisario-responsabile del tavolo Ambiente nel Contratto di Fiume Paglia- ribadendo che le associazioni si batteranno, all’interno del Contratto di fiume, per un progressivo cambiamento del vigente paradigma sulla gestione dei sistemi fluviali: non solo fonti di risorse e sfruttamento, ma sistemi naturali la cui resilienza dipende anche dalla tutela della loro funzionalità ecologica. In modo che le somme urgenze non si utilizzino per produrre soldi ai soliti noti, sulla testa delle popolazioni.

E’ seguito un intervento “”sentimentale” del Dr. Manglaviti sulla storia condivisa attraverso i secoli del sistema Paglia – Chiani. Di particolare significato il precedente storico dell’alluvione del 1495, ad opera del Chiani (come sempre nell’antichità) che vale la pena di riportare per intero, per l’insegnamento che bisognerebbe trarne:

Piena Chiani-Paglia, 1495
Item memoria, come venardì ad mane, che fu la vigilia della Assumpta della Vergene Maria, a dì xiiij d’agosto 1495, se fece uno temparone tristo: incomenzò ad piovare ad orina, et da puoi se voltò rovaro, et ventaiolo, et venne sì terribile aqua con grande corruscatione et tonitrue, che per quattro ore non fu mai più veduta sì terribile aqua, adco che immediate Chiane et Pagla feciaro una terribile piena, et maxime Chiane, che mai più fu veduta, che cussi in uno subito menasse cussi terribile piena, usci de suo luoco et gettò insino qua alla torre de Jaco de Giorgio, et arrochiava qua ad Pagluola: mai più fu veduta cussi terribile piena di Chiane. Et questo procedeva perchè misser Alberto haviva facto seccare le paludole et mozzare certa pianta quale stava in su quella padule che prima conteniva l’acqua che non defluiva cussi presto et cussi in furia. Et questa piena fece uno grandissimo danno ad canape et lino che stava ad maciaro, et anque ne tolse assai dalle campi che non era messa ad maciaro. (DIARIO DI SER TOMMASO DI SILVESTRO, 1495. In Fumi, Luigi, Ephemerides Urbevetane, p. 43).”

E’ stata poi la volta del dr. Biondi che ha trattato delle caratteristiche geologico-ambientali del bacino imbrifero del Paglia. L’abbinamento fra terreni argillosi sostanzialmente impermeabili coltivati a seminativo e un’elevata piovosità media di circa 1.000 mm/anno rendono le piene fluviali spesso devastanti, anche per via dei cortissimi “tempi di corrivazione”, pari a circa 20 ore. Una possibile soluzione potrebbero essere degli interventi di rimboschimento su parte dei versanti argillosi coltivati, oltre a migliori tecniche di coltivazione.

E’ seguito il dr. Capoccia, responsabile dell’Oasi di Alviano del WWF, per cui ogni fiume è un sistema di ecosistemi viventi ed è, come tale, “disordinato”. Del fiume va salvaguardata non solo la qualità delle acque, ma anche la qualità complessiva del suo ambiente e la biodiversità. Le alterazioni morfologiche dell’alveo prodotte dai lavori di messa in sicurezza hanno spesso impatti molto peggiori degli scarichi fognari. Serve quindi un approccio multidisciplinare che consideri anche la riqualificazione fluviale.

Nella seconda parte del convegno il prof. Dottarelli, presidente del Club per l’Unesco di Viterbo-Tuscia, capofila per le associazioni del Contratto di Bacino del lago di Bolsena, ha ricordato come il lago era un tempo un lago “contadino”, oggi è un lago turistico che ha subito nel tempo un progressivo degrado. Fino al 2006 il suo stato di salute generale era classificato come “buono”, oggi è appena “sufficiente”. Le maggiori problematiche: agricoltura impattante, emungimenti delle falde e, soprattutto, rischio geotermia e noccioleti.  Nel 2017 ha preso l’avvio il Contratto di Fiume, di Lago e di Costa che coinvolge tutti i comuni interessati dal bacino lacustre e dal fiume Marta, la Provincia di Viterbo e circa 40 associazioni.

Ha preso quindi la parola il dr. Dinetti, della LIPU, secondo cui nel 2018 in Toscana sono stati sfalciati e ripuliti dalla vegetazione circa 10.000 km lineari di sponde fluviali. Si calcola una distruzione di circa 113.000 nidi di specie di avifauna acquatica, con una valutazione del danno dal punto di vista economico (prendendo a riferimento per ogni nido la sanzione minima di 774 euro previsti dalla legge 157/92 per l’uccisione di fauna protetta) pari a circa 87 milioni di euro. Proposte: ripulire i fiumi dai rifiuti; tagli solo selettivi; rispetto assoluto della finestra di nidificazione fra aprile e luglio; formazione del personale operativo; inserimento negli organici degli enti pubblici competenti in materia di gestione fluviale di professionalità naturalistiche.

E’ stata poi la volta del prof. Borgia, per cui il mercurio nel Paglia non viene solo dai residui delle attività minerarie, ma anche dalle centrali geotermiche dell’Amiata, le prime delle quali sono attive ormai da oltre 60 anni. L’emissione in atmosfera dei vapori geotermici contiene grandi quantità di mercurio. Si calcola che dall’inizio delle attività geotermiche siano state riversate nel solo territorio comunale di Piancastagnaio circa 52 tonnellate di mercurio. Un simile quantitativo è sufficiente ad inquinare per 20 anni l’acqua consumata per scopi potabili da tutta la popolazione mondiale. Altra sorgente certa, oltre le emissioni, sono i depositi di subsidenza. Il 42% di tutto il mercurio emesso dal comparto industriale italiano viene dall’Amiata… Non solo mercurio, ovviamente, ma anche arsenico, CO2, ecc.

E’ poi intervenuto il sindaco di Orvieto Germani che ha elogiato i punti di vista scaturiti dal convegno e ricordato come il Contratto di Fiume ci permetterà finalmente di superare la fase dei progetti calati dall’alto sul fiume e i suoi affluenti.

Ha chiuso il convegno Massimo Luciani che ha ricordato come esista la necessità di coinvolgere di più e capillarmente le aziende agricole e le piccole e medie imprese del territorio. Ha condotto il convegno con estrema bravura l’arch. Bambini.

Coordinamento Associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena

I lavori del convegno sono stati registrati da Radio Telediffusioni Umbre Aquesio che provvederà al più presto a metterli in onda e sulla piattaforma YOUTUBE.

Orvieto, 4 maggio 2019. Convegno sul fiume Paglia

CONVEGNO, SABATO 4 MAGGIO 2019 – ore 10:00 / 14:00
Sala Cittaslow (2° piano), Palazzo dei Sette, C.so Cavour 87 – Orvieto

Organizza il Convegno il Coordinamento Associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena, facente parte del Contratto di Fiume Paglia.

 

L’obiettivo è quello di dimostrare che un modo diverso di procedere è possibile. Ed auspicabilmente avviare, su questo, una nuova dialettica “democratica” partendo dall’importantissimo strumento del “Contratto di Fiume”.

Le domande che si pone il convegno, che si rivolge all’intera comunità territoriale, partono dalla necessità di una conoscenza approfondita del fiume nella sua interezza, ma anche dei suoi aspetti puntuali, scegliendo tratto per tratto i criteri gestionali più adatti a ciascun contesto. Che consideri gli ambienti fluviali non più come soli vettori d’acqua e fonti di risorse, ma come sistemi naturali la cui resilienza si basa sulla salvaguardia della funzionalità idro-morfologica, ma anche di quella ecologica. Che educhi la cittadinanza a superare i concetti antropocentrici di “pulizia” e “messa in sicurezza” sostituendoli con quelli di “funzionalità ecologica” e “mitigazione del rischio”, evitando di associare alla presenza della preziosa vegetazione fluviale termini come “degrado”, “sporco” o “abbandono”. Insomma è possibile adottare un approccio diverso alla progettazione degli interventi di sicurezza? Una modalità interdisciplinare che includa l’idraulica e la geomorfologia ma anche la biologia, l’ecologia, la cura del paesaggio?

E’ stato invitato a portare i saluti del Comune di Orvieto, capofila del contratto di Fiume, il sindaco Giuseppe Germani.
Dopo una introduzione del dr. Filippo Belisario- Responsabile del Tavolo Ambientale Contratto di Fiume Paglia- il dr. Silvio Manglaviti ci parlerà del viaggio nel tempo dei nostri Fiumi Paglia e Chiani. Seguiranno un intervento del dr. Francesco Biondi sulle caratteristiche geologico-ambientali del bacino imbrifero del Paglia, del dr. Alessio Capoccia, responsabile dell’Oasi di Alviano del WWF, che ci parlerà dell’impatto delle opere idrauliche sulle comunità biologiche dell’Oasi. Sarà quindi la volta del prof. Luciano Dottarelli del Club Unesco di Viterbo che ci presenterà gli approcci specifici del Contratto di Distretto del lago di Bolsena. Sul problema delle biomasse ci intratterranno sia Marco Dinetti, dell’associazione LIPU, portando una esperienza di fiumi distrutti in Toscana, che il dr. Ugo Corrieri dell’ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente) portando la sua esperienza di medico sui rischi sanitari degli impianti di biomasse. Chiuderà gli interventi il prof. Andrea Borgia relazionando sul problema mercurio nel Paglia.

L’ampio spazio-dibattito potrà essere usato per un confronto con altre esperienze e visioni, particolarmente dalle altre componenti dei tavoli programmatici del Contratto di Fiume Paglia, che ci auguriamo possano dare spunti interessanti. In modo che si possa riavviare- dopo le elezioni amministrative- con più adeguati bagagli il Contratto di Fiume Paglia. Concluderà i lavori Massimo Luciani de Il Ginepro di Allerona.

Scarica qui la locandina del Convegno.

Coordinamento Associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena:
Amelia Belli, Associazione Accademia Kronos-sezione di Orvieto, Orvieto; Filippo Belisario, Associazione WWF – sezione di Orvieto, Orvieto; Lucio Riccetti, Associazione Italia Nostra- sezione di Orvieto, Orvieto; Rita Favero, Comitato Interregionale Salvaguardia Alfina (CISA), Orvieto; Mauro Corba, Associazione Altra Città, Orvieto; Anna Puglisi, Associazione La Renara per l’Eco sviluppo del territorio, Castel Giorgio; Fausto Carotenuto, Comitato Difesa Salute e Territorio di Castel Giorgio, C. Giorgio; Annalisa Rohrwacher, Comitato di Castel Giorgio in massa contro la biomassa, C. Giorgio; Donato Borri, Comitato garanzie per la centrale a biomasse a Castel Viscardo, C. Viscardo; Marco Carbonara, Associazione sviluppo sostenibile e salvaguardia Alfina, Acquapendente; Piero Bruni, Associazione lago di Bolsena, Bolsena; Stefano Ronci, Comitato tutela e valorizzazione Valli Chiani e Migliari, Ficulle; Massimo Luciani, Associazione Il Ginepro, Allerona; Riccardo Testa, Associazione il Riccio, Città della Pieve; Vittorio Fagioli, Rete Nazionale NOGESI.

con la collaborazione di Cittaslow


PROGRAMMA

● Ore 10:00 – Accredito partecipanti
● Ore 10:30 – Apertura lavori Presidenza: Arch. Annalisa Bambini, Coordinamento Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena Saluto del sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani Introduzione ai lavori: Dr. Filippo Belisario, Responsabile Tavolo Ambientale Contratto di Fiume del Paglia – Dr. Silvio Manglaviti, Italia Nostra Orvieto, ”Clanis e Pallia, viaggio nel tempo sul fiume tra geografia e storia” – Dr. Francesco Biondi, Geologo “Considerazioni geologico-ambientali del bacino imbrifero del Fiume Paglia” – Dr. Alessio Capoccia, Oasi di Alviano, ”L’impatto delle opere idrauliche fluviali sulle comunità biologiche”
● Ore 11:30 – Prof. Luciano Dottarelli, presidente del Club per l’Unesco di Viterbo-Tuscia,“Contratto per il distretto del lago di Bolsena, fiume Marta e costa di Tarquinia” – Marco Dinetti, Lipu,”Fiumi distrutti “ (Toscana) – Dr. Ugo Corrieri (Coord. Italia Centrale ISDE), “I rischi sanitari delle biomasse” – Prof. Andrea Borgia, Geologo, “Il problema mercurio nel Fiume Paglia” ● Ore 12:50 – Dibattito
● Ore 13:50 – Conclusioni: Massimo Luciani, Il Ginepro

Firenze, 15 aprile 2019. Aree non Idonee (ANI) e Piano regionale (PAER), iniziato il percorso partecipativo. I comitati presenti -VIDEO-

A Firenze lunedì 15 aprile 2019 presso Auditorium Consiglio Regionale della Toscana si è svolto il Primo incontro pubblico di presentazione della modifica del Piano Ambientale ed Energetico Regionale (PAER) ai fini della definizione delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica, a cui abbiamo partecipato e relazionato come comitati dei territori toscani.

 

TUTTI I VIDEO DEGLI INTERVENTI SONO PUBBLICATI SULLA PAGINA Sos Geotermia su YouTube

Riportiamo il comunicato di Roberto Barocci del Forum Ambientalista e di Sos Geotermia/Rete NoGESI

Avviata lunedì scorso a Firenze nell’Auditorium delle Regione Toscana la procedura di partecipazione (1) in previsione delle modifiche del Piano Ambientale ed Energetico Regionale e la definizione delle Aree Non Idonee agli impianti geotermoelettrici, prevista dalla Legge regionale 65 del 2014, che ha recepito finalmente quanto dettato dalla Legge nazionale 108 del 2001, cioè la legge che prescrive di informare ed ascoltare i cittadini in occasione della elaborazione dei Piani nella fase preliminare della formazione di tali Piani, prima che le decisioni siano state prese dagli amministratori pubblici. La legge prescrive che il Garante (2) della partecipazione, in questo caso la dott.ssa Francesca de Santis raccolga le segnalazioni (3) dei cittadini, ne dia pubblicità, le trasferisca agli Uffici competenti e pubblichi le risposte raccolte dagli stessi Uffici. Quindi si tratta di un percorso virtuoso di trasparenza, non decisivo, ma che consente alla collettività di valutare democraticamente l’operato e le scelte del decisore Pubblico.

La notizia sta nel fatto che dalle 14,30 alle 18,00 si sono avuti ben diciotto interventi puntuali e documentati nell’Auditorium della Regione Toscana da parte di portavoce dei vari Comitati, dei rappresentanti nazionali e regionali delle Associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Legambiente e Forum Ambientalista) e di amministratori pubblici, tutti decisamente contrari ai criteri usati dalla Regione Toscana per individuare le Aree Non Idonee alla geotermia e al finanziamento pubblico dei nuovi impianti. Ci si è espressi favorevolmente solo all’utilizzo delle pompe di calore geotermico per edifici pubblici e privati.

Per i territori dell’Amiata e comuni limitrofi sono stati evidenziati i nuovi studi che confermano gli eccessi di mortalità, già accertati nei comuni geotermici e collegati anche alle emissioni degli impianti in esercizio; la mancata difesa e definizione dei vincoli delle aree di ricarica delle falde idropotabili dell’Amiata; i danni economici alle strutture agroturistiche, che hanno investito da decenni sul nostro territorio; il declino sociale ed economico che fanno registrare i Comuni dove la geotermia è diventata l’unica forma d’investimento, sia con la popolazione più vecchia della Toscana, sia con il reddito pro capite più basso della Toscana; la incredibile scelta delle amministrazioni di Arcidosso e di Santa Fiora di non segnalare alla Regione che nei loro territorii sono vigenti molti vincoli di tutela di aree protette dalla Comunità Europea e da norme nazionali, previsti nella legge di individuazione delle aree non idonee.

Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto

note:
1) VEDI QUI;

2) VEDI QUI;

3) Si può intervenire anche in via telematica collegandosi QUI.

Leggilo su:

Corriere di Siena 19 aprile 2019

La Nazione 18 aprile 2019

Il Tirreno 18 aprile 2019

Toscana, 3 aprile 2019. Presentata in Consiglio regionale mozione per controlli in continuo delle emissioni

Scarica il testo della mozione, CLICCA QUI

 

A firma dei consiglieri Tommaso Fattori e Paolo Sarti, il 3 aprile è stata presentata una mozione in Consiglio regionale Toscana finalizzata all’installazione di misuratori “in continuo” sulle emissioni delle centrali geotermoelettriche.

L’intervento, già previsto dalla delibera di giunta regionale n.344 del 22.3.2010 e mai attuato per l’indisponibilità di Enel che aveva addotto motivazioni tecniche, si rende oggi ancora più necessario se è reale l’intenzione della regione Toscana espressa nella recente legge regionale 5 febbraio 2019, n.7 di procedere ad un continuo monitoraggio dell’attività geotermica.

Peraltro i controlli attuali dell’Arpat risultano assolutamente insufficienti, considerato che nel 2017, ad esempio, sono stati effettuati 17 controlli solo su 11 centrali Enel sulle 36 esistenti.

Sollecitiamo quindi amministratori e partiti ad essere conseguenti alle loro dichiarazioni sul rispetto dell’ambiente e della salute a cui deve sottoporsi l’attività geotermica, sostenendo la mozione presentata. Altrimenti sono solo chiacchiere da bar…

GRANDE MANIFESTAZIONE A ROMA IL 23 MARZO 2019. NOI CI SIAMO! -foto-

100.000 PERSONE IN RAPPRESENTANZA DELLE LOTTE NEI TERRITORI, VERO MOTORE PER UNA SOCIETA’ PIU’ GIUSTA ED ECOSOSTENIBILE. FOLTA PRESENZA CONTRO LA GEOTERMIA ELETTRICA SPECULATIVA E INQUINANTE

 

 

La grande manifestazione di Roma, presentata dai nostri avversari come l’insieme di quelli che sanno dire solo dei NO aprioristici alle grandi opere, è stata invece un insieme di realtà solo territorialmente separate, ma legate in modo indissolubile dalla necessità di riaffermare la difesa del bene comune, individuando le alternative concrete, possibili e preferibili agli interessi di lobby affaristiche, che negli ultimi decenni, hanno avuto la possibilità di appropriarsi delle risorse ambientali per soddisfare i loro singoli interessi.

Quindi sono sfilati a Roma i tanti Si, che però sono insopportabili alle lobby padronali, capaci di condizionare anche l’informazione, con un livello di falsità che mai si è verificato prima nel nostro paese.

Così come il popolo della Val di Susa ha aperto il corteo di Roma per ricordare come la democrazia prima e poi la scienza siano state occultate, quando quella popolazione ha detto dei No e quando hanno dimostrato con i numeri la inutilità della TAV, altrettanto i Comitati contro la Geotermia elettrica speculativa e inquinante hanno voluto riaffermare il Si all’utilizzo del calore geotermico nelle abitazioni, con le pompe di calore, e ricordare la truffa legalizzata dai Governi, che hanno distribuito gli incentivi pubblici, destinati alle fonti energetiche pulite, assegnandoli a gestori di impianti che inquinano più delle centrali a combustibili fossili, rovinando la salute e l’ambiente.

Aver partecipato alla manifestazione di Roma ha rafforzato la nostra consapevolezza di essere parte di quel popolo che con abnegazione e generosità si contrappone alla rapina dei beni ambientali e rivendica per tutti il diritto costituzionale alla salute.

RETE NAZIONALE NOGESI – NO GEOTERMIA ELETTRICA SPECULATIVA E INQUINANTE


Leggilo su:

La Nazione 28/3/19

 

 

 

 

Il Tirreno 27/3/19

 

 

 

 

 

 

 

Orvietonews.it

Roma, 23 marzo 2019, Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili. La Toscana c’è!

APPELLO AGLI ADERENTI ALLA RETE NAZIONALE NOGESI CIRCA LA MANIFESTAZIONE A ROMA DEL 23 MARZO 2019

 

 

IL 23 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LE GRANDI OPERE, CONTRO LA GEOTERMIA ELETTRICA SPECULATIVA E INQUINANTE, CONTRO GLI INCENTIVI ALLA GEOTERMIA!

ROMA –PIAZZA ESEDRA, CONCENTRAMENTO ORE 14.00-
FINO A PIAZZA S.GIOVANNI

IL 15 MARZO 2019 E’ STATA UNA GIORNATA MEMORABILE PER LA SALVEZZA DEL PIANETA, CON LA GIOVANISSIMA GENERAZIONE CHE COMINCIA A DIVENTARE PROTAGONISTA DEL FUTURO.
ORA TOCCA A SABATO 23 MARZO, RAFFORZARE IN ITALIA LA MOBILITAZIONE PER CONTRIBUIRE A QUESTA GLOBALE OPERA MERITORIA, CHIAMANDO A RACCOLTA TUTTE LE RESISTENZE TERRITORIALI E LA CITTADINANZA ATTIVA, AGENDO DA SUBITO PER INVERTIRE LA CATASTROFE IMMINENTE E PER CAMBIARE IL SISTEMA.

Numerosi passi in avanti sono stati compiuti contro la geotermia elettrica speculativa e inquinante.
Nell’Umbria, a Castel Giorgio, dopo 8 anni di resistenza dei comitati sostenuti da 45 sindaci del territorio umbro-laziale la vicenda della geotermia è da alcuni mesi all’esame del Consiglio dei Ministri.
Nel Lazio per la seconda volta il Consiglio Regionale ha deliberato la “moratoria geotermica” in attesa della elaborazione- a cura della Università di Roma 3- delle carte idro-geo-termiche per la geotermia a bassa, media ed alta entalpia. Tale carta è stata consegnata alla fine dell’anno, ma non è stata ancora approvata dalla Giunta Regionale. Comunque la “moratoria” scadrà i primi di aprile 2019 e quindi è necessario riprendere la mobilitazione.
In Toscana il Consiglio Regionale ha varato il 30 gennaio 2019 una nuova legge sulla geotermia, finalizzata possibilmente a prendere gli “incentivi”, ancora in discussione da parte del MISE. In preparazione di ciò il Consiglio Regionale – su richiesta della Rete Nazionale e dei gruppi di opposizione ha audito i maggiori esperti in tema di geotermia che hanno sostenuto come le norme contenute nella legge sono limitate e inadeguate per la mancanza dei limiti alle emissioni di molti inquinanti, mancanti dell’obbligo della misurazione in continuo degli inquinanti in uscita dagli impianti e superate nelle tecnologie ammesse, che sono le più inquinanti oggi esistenti.
Ma ben 30 sindaci su 51 interpellati dalla Regione Toscana in occasione delle “aree non idonee alla geotermia (cosiddette ANI) hanno dichiarato che i territori amministrati da loro sono da considerare anti-geotermici. Nonostante i lucrosi incentivi forniti alla amministrazioni comunali si fa strada –anche in Toscana, l’unica regione allo stato che sfrutta la geotermia- che la geotermia non comporta ricchezza, ma solo inquinamento e problemi di salute tra i cittadini. Con questi sindaci è iniziato un lavoro di coinvolgimento, tenendo conto delle prossime elezioni amministrative.
Se questa è la situazione nei territori la Manifestazione di Roma del 23 marzo è una occasione per mostrare la vitalità del movimento anti-geotermico, all’interno del più generale movimento contro le grandi opere, la distruzione del Pianeta.

SIAMO ANCORA IN TEMPO!

Rete Nazionale NOGESI

Geotermia e incentivi. NoGESI scrive a Crippa (Mise)

All’On. Davide Crippa, Sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo Economico

e, p.c.:
On. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Luigi Di Maio, Vicepresidente del Consiglio e Ministro dello Sviluppo Economico-
Dr.ssa Elena Lorenzini, Vice Capo di Gabinetto del Ministero dello Sviluppo Economico;
On. Dario Tamburrano, On. Federica Daga, On. Gabriele Lorenzoni, Cons. Andrea Liberati, Cons. Silvia Blasi

Oggetto: Incentivi alla Geotermia. Valutazioni della Rete Nazionale NOGESI (“No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante”) nonché cortese richiesta di incontro.

Egregio Sottosegretario Crippa,
Sappiamo che la “DG Concorrenza” della Unione Europea ha avanzato nei giorni scorsi rilievi al Governo Italiano circa il decreto FER1, inviato alla UE per valutazione. Per quanto riguarda in particolare la geotermia si dice di “…chiarire se la tipologia di costi della geotermia convenzionale giustifichi la sua classificazione ai sensi della bozza di decreto”. E continua: “A tal riguardo, la Commissione precisa che il considerando 46 sopra-citato è solamente un’indicazione sugli indirizzi futuri della Commissione. Il geotermico è, ai sensi della Direttiva (UE) 2018/2001 stessa (articolo 2, punto 1), una fonte rinnovabile, la cui produzione è computata insieme alle altre fonti rinnovabili nel raggiungimento degli obiettivi 2030 (articolo 7)”.

Infatti giustamente “il decreto FER1 menziona il considerando 46 della Direttiva (UE) 2018/2011″ (che dice che “… Ciononostante, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo, che sono nocive per la salute e l’ambiente. Di conseguenza, la Commissione dovrebbe facilitare esclusivamente la diffusione di energia geotermica a basso impatto ambientale e dalle ridotte emissioni di gas a effetto serra rispetto alle fonti non rinnovabili.”).
Ma questa è la realtà almeno in Amiata, ove le centrali Enel inquinano (nota 1) più delle centrali a carbone e non corrisponde al vero che tutte le tecniche di sfruttamento geotermico sono pulite e rinnovabili in tutte le aree del paese. Non lo sono le centrali Enel in Amiata, che, a parità di elettricità prodotta, immettono in atmosfera più inquinanti delle centrali alimentate a combustibili fossili. A sostenere questa realtà scientifica sono i più autorevoli scienziati italiani del settore, come il prof. Riccardo Basosi dell’Università di Siena, che i Governi nazionali hanno dal 2013 ad oggi delegato a rappresentare l’Italia nei più prestigiosi organismi internazionali in materia di energia da fonti rinnovabili.

Lo sostiene anche Il Dipartimento di ingegneria dell’Università di Firenze, che quest’anno ha ottenuto dalla Unione Europea un finanziamento di 16 milioni per realizzare in Europa impianti a emissioni zero e per studiare gli impatti ambientali degli impianti presenti in Toscana. Dotare tali impianti di incentivi significa alimentare con provvigioni pagate dai cittadini sulla bolletta elettrica la produzione di gas climalteranti. Infatti lo stesso considerando 46 “individua che l’emissione di gas climalteranti dipende dalle caratteristiche geologiche di una determinata zona”.

Recentemente la Regione Toscana ha audito, su richiesta delle forze di opposizione in Consiglio Regionale e della Rete Nazionale NOGESI, i maggiori esperti in tema di geotermia (vedi allegato n. 1-geo. 2161, molto interessanti le considerazioni giornalistiche tra ENEL e Basosi in allegato n. 2- geo.1717), senza poi averne assunto le considerazioni evidenti in sede di emissione della nuove legge regionale del 30.01.2019, che si è preoccupata – pensando di farla franca per avere gli incentivi- di prescrivere una riduzione di almeno il 98% del livello di idrogeno solforato e di mercurio attraverso il sistema di abbattimento AMIS (prima era del 90%). Dal Verbale di tale audizione emerge che tali norme sono limitate e inadeguate per la mancanza dei limiti alle emissioni di molti inquinanti, mancanti dell’obbligo della misurazione in continuo degli inquinanti in uscita dagli impianti e superate nelle tecnologie ammesse, che sono le più inquinanti oggi esistenti. 
Sappiamo che Ella incontrerà il Governatore Rossi prossimamente e questa può essere l’occasione per far presenti queste cose.

Esaurita la disanima rispetto alla obsoleta tecnologia “flash”, non possiamo che ribadire quanto contenuto nella nota al Viceministro Galli (vedi allegato n. 3 -geo.2166bis) che ha giustamente risposto (vedi allegato n. 4- geo.2155) alle interrogazioni tese a incentivare la geotermia. Circa infatti la tecnologia “binaria” oltre all’opposizione nei territori di 5 regioni (Toscana, Lazio, Umbria, Campania e Sardegna) che ha impedito la realizzazione di tali impianti per ben 9 anni, è interessante quanto sostenuto nell’allegato n. 2- geo.1717, che per bocca dello stesso ENEL, (l’unico operatore che ha esperienza in Italia) la re-immissione dei gas incondensabili nel Centro Italia –ove sono locati la maggior parte degli impianti previsti- non è possibile, quindi la “ecologicità” decantata degli impianti binari è tutta da dimostrare.
Riteniamo, sulla scorta della nostra esperienza maturata in anni di contrasti e sostenuta da molti scienziati del ramo, che gli incentivi andrebbe riservati alla bassa entalpia (pompe di calore) che già nella passata legislatura le Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività Produttive) in data 15.04 2015 avevano indicato, nella loro Risoluzione (vedi allegato n.5-geo.704) , come uno degli obiettivi da perseguire “favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia ad impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l’importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano” ed alla ricerca e sviluppo della cosiddetta “geotermia di terza generazione” (come gli scambiatori di pozzo (DBHE) e i generatori termoelettrici (TEG), che stanno facendo passi da gigante nei paesi all’avanguardia della tecnica come gli USA ed il Giappone.

Egregio Sottosegretario,
considerato che è compito del Governo stabilire gli importi dell’incentivazione, la posizione motivata della Rete Nazionale NOGESI rispetto agli incentivi alla geotermia è di negarli per quanto riguarda la tecnologia flash almeno per gli impianti nuovi che dovessero realizzarsi in Amiata, di negarli per i nuovi impianti della tecnologia binaria a media entalpia, di concederli per gli impianti di bassa entalpia (pompe di calore) ed alla ricerca e sviluppo della “geotermia di terza generazione”.
Vista la situazione prevedibile di rinvio della pubblicazione dei decreti FER1 e FER2 le chiediamo cortese incontro, già sollecitato con note del 25.09.2018 e del 7.12.2018.

Cordiali saluti,

Vittorio Fagioli, portavoce Rete Nazionale NOGESI

NOTE:

1). Lo scrive lo scienziato prof. Riccardo Basosi su Qual’ Energia giugno/luglio 2015 dal titolo: “Geotermia d’impatto, la geotermia italiana oscilla tra il free carbon e carbon free, ma è tecnicamente possibile diminuire l’impatto sull’ambiente”, a pag,97 si legge: “Dal punto di vista del potenziale di acidificazione, l’impatto derivante dalle centrali geotermoelettriche del Monte Amiata è in media 2,2 volte maggiore dell’impatto di una centrale a carbone di pari potenza elettrica”.

Geotermia toscana. Proposta sulle ANI, uno schiaffo ai territori e ai sindaci

Con l’informativa preliminare alla proposta di modifica del PAER, PIANO AMBIENTALE ED ENERGETICO REGIONALE, ai fini della definizione delle ANI, aree non idonee per la geotermia, presentata in Consiglio regionale Toscana il 12 marzo scorso (scarica qui), l’assessora Fratoni conferma che il “pacco” ai sindaci e ai territori è servito (qui il comunicato stampa regionale). Le volontà dei territori vengono calpestate, sarà sempre la Regione che avrà il potere decisionale, come il marchese del Grillo…

La Regione Toscana ci ha abituato a normative che nei contenuti smentiscono puntualmente i principi e le finalità dichiarate a premessa con grande enfasi. Questo è accaduto anche con la informativa sulle aree non idonee alla geotermia, presentata in Consiglio regionale dall’Assessora Fratoni. Infatti:

1- SUL CLIMA, si continua a prevedere altre centrali flash ad alta entalpia nei comuni già sede di tali impianti, definendole pulite e rinnovabili, capaci di contrastare il cambiamento climatico. E’ un falso scientifico, perché tali centrali inquinano e sono clima alteranti più delle centrali a combustibili fossili e in Amiata più delle centrali a carbone di pari potenza elettrica! Si vedano le dichiarazioni dei più autorevoli scienziati dell’Università di Siena e di Firenze a Verbale della audizione della Commissione Ambiente del Consiglio Regionale del 9.1.2019 in merito alle tecnologie flash in esercizio in Toscana, vecchie e superate, e sulla quota di riduzione delle emissioni del solo 10% di Co2, prevista dalla nuova normativa regionale!

2- SULLE ACQUE, tra i criteri di esclusione e non idoneità dei siti non c’è traccia della difesa delle falde idriche, perché la Regione Toscana è in omissione di legge per la non individuazione delle aree di ricarica delle falde idriche. Inoltre le centrali flash, che immettono in atmosfera ENORMI quantità di vapore d’acqua, non sono tenute a rispettare un bilancio idrico (altra omissione di legge) sito specifico. Anche per le centrali a ciclo binario, si continua a far finta di non sapere che le camicie di cemento, che inizialmente separano le falde idropotabili attraversate dai pozzi geotermici, sono poco durature, poiché la forte acidità dei fluidi e il normale movimento degli strati geologici le rendono fragili e instabili (vedi cosa ha detto il geologo prof.Borgia in audizione della suddetta Commissione Ambiente).Insomma siamo alla cultura da terzo mondo…

3-SUL PAESAGGIO, è scritto nel paragrafo 4 che: “Ad esempio, un impianto geotermico a reimmissione dei fluidi (ciclo binario), come la quasi totalità di quelli attualmente proposti nel territorio regionale, ha una taglia che non supera i 5 MW. Il suo impatto nel territorio è assimilabile a quello di un capannone industriale/agricolo”. Se a scrivere questa sciocchezza fosse uno studente, ci sarebbe da bocciarlo. Se è una Giunta regionale, c’è da rimanere senza parole. Se poi si aggiunge a conferma, che un impianto geotermico: ” può contribuire a consolidare e creare l’identità del paesaggio della geotermia” allora siamo alla mediocrità culturale senza possibilità di recupero;

4- SULLA DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE e rispetto di quanto indicato dai Sindaci e Giunte Comunali, è scritto: “Tanto più spiccata sarà la vocazione agricola, agrituristica o altro, e tanto più tale vocazione contribuirà (anche in termini dinamici) allo sviluppo del territorio, tanto maggiore dovrà risultare il contributo compensativo che l’attività geotermica dovrà garantire per insediarsi nel territorio”. Il che testimonia una cultura mercificatoria e molto mediocre (vedi dati socio-economici di miseria, vecchiaia e abbandono della alta Val di Cecina da cent’anni dedicata alla geotermia). Infine questa è la loro idea di partecipazione e democrazia: “In altri termini, con l’individuazione delle aree non idonee non viene esclusa in maniera assoluta la possibilità di agire, salvo segnalare che in quelle aree sarà relativamente più difficile ottenere le necessarie autorizzazioni“. Quindi ritengono le popolazioni locali costituite da sudditi settecenteschi, non da cittadini del novecento…

Sos Geotermia – Rete nazionale NoGESI


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