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8 luglio 2021. INTERROGAZIONE DELLA DEPUTATA DAGA (M5S) AL MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA SULLA GEOTERMIA A CASTEL GIORGIO

Su sollecitazione del Coordinamento Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena l’On.Federica Daga (M5S) ha presentato una interrogazione al Ministro della transizione ecologica Cingolani sul progetto di impianto di Castel Giorgio, che riportiamo.

 

 

 

 

Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

il 26 giugno 2021, una scossa di terremoto di magnitudo 3.9 sulla scala Richter si è verificata in Francia, nei pressi di Strasburgo. Le analisi dei sismologi francesi hanno evidenziato che si tratta in parte di terremoti «innescati» ossia dovuti a modificazioni irreversibili nel sottosuolo. A dicembre 2020, l’impianto geotermico binario di Strasburgo, dopo un terremoto di magnitudo 3,5, è stato definitivamente chiuso per ordine della prefettura, che lo ha ritenuto pericoloso. Fonroche, la società che gestisce l’impianto, ha ammesso che le scosse erano legate all’attività dell’impianto geotermico. Dopo la chiusura forzosa dell’impianto si sono susseguiti due fenomeni sismici «indotti» di assestamento di magnitudo 2,5 il 25 dicembre e dopo quasi due mesi un altro di magnitudo 3,5;

il Consiglio dei ministri, il 31 luglio 2019, ha autorizzato la società Itw Lkw Geotermia Italia spa; relativamente all’impianto pilota geotermico binario nel Comune di Castel Giorgio (Terni), il quale utilizzerà una tecnologia simile a quella dell’impianto di Strasburgo chiuso d’urgenza perché ritenuto pericoloso;

gli impianti geotermici «binari» non rilasciano in atmosfera emissioni climalteranti, ma riemettono nel sottosuolo il fluido geotermico, operazione che potrebbe causare una sovrapressione del pozzo e l’innesco di sismicità, come avvenuto a Strasburgo;

il parere positivo della Commissione tecnica Via/Vas all’impianto pilota geotermico di Castel Giorgio risale al 31 ottobre 2014. L’iter autorizzativo dell’impianto geotermico pilota di Castel Giorgio è stato oggetto di precedenti interrogazioni parlamentari, che hanno ben messo in evidenza le criticità ambientali dell’impianto (interrogazione a risposta in Commissione n. 5-04086 presentata dall’interrogante e interrogazione a risposta scritta n. 4/03472 del senatore Battistoni);

oltre trenta sindaci dei comuni limitrofi all’area interessata, vari rappresentanti della provincia di Viterbo, della regione Umbria e della regione Lazio e numerose associazioni di liberi cittadini hanno presentato diversi ricorsi al Tar. Con l’ultima sentenza n. 1897 del 16 febbraio 2021, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso dei comuni di Acquapendente, Allerona, Bolsena, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Grotte di Castro, Montefiascone e Orvieto, riconoscendo l’illegittimità della deliberazione del Consiglio dei ministri del 31 luglio 2019 e bloccando l’autorizzazione rilasciata alla società Itw-Lkw Geotermia Italia spa all’impianto pilota geotermico binario nel comune di Castel Giorgio;

la società Itw-Lkw ha presentato ricorso presso il Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. La sentenza avrà sarà emessa il prossimo 16 settembre e sarà una sentenza definitiva;
lo stesso Ministro dello sviluppo economico pro tempore, in data 18 settembre 2020,nella risposta all’interrogazione n. 4-03472, ha concluso rimandando «al Ministero dell’ambiente ogni ulteriore e nuova valutazione relativamente alla sismicità dei luoghi interessati dall’impianto di “Castel Giorgio”» –:

se il Ministro interrogato, alla luce dei fatti sopra riportati e in nome del principio di precauzione, non reputi opportuno predisporre una nuova e più attenta valutazione di impatto ambientale, anche alla luce di quello che è accaduto a Strasburgo.
(5-06382)

27 giugno 2021, dopo il terremoto a Strasburgo. Stessi rischi -da evitare- per Castel Giorgio

Pubblichiamo una attenta riflessione del Coordinamento associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena dopo i continui eventi sismici di Strasburgo.

 

 

 

Il grave e scandaloso caso che accomuna a Strasburgo la cittadina umbra di Castel Giorgio: un inaccettabile rischio di terremoti anche catastrofici è ormai dimostrato.

Le vicende dei preoccupanti terremoti di Strasburgo sollevano ulteriori fortissimi allarmi e preoccupazioni sull’impianto geotermico che si vuole realizzare a Castel Giorgio, in Umbria. Le autorità competenti sembrano del tutto dormienti rispetto ai gravissimi rischi per la salute delle popolazioni.

Da oltre dieci anni le popolazioni, i comitati e ben 30 sindaci di un vasto comprensorio tra Umbria, Lazio e Toscana, lottano per impedire la realizzazione di impianti geotermici nelle loro aree. Ed in particolare il primo di questi impianti, quello che si intende realizzare a Castel Giorgio, vicino Orvieto. Si tratta di impianti che appaiono ecologici e “puliti”, in quanto riducono le emissioni in atmosfera, ma che presentano in effetti altri problemi ancora maggiori, soprattutto se implementati in aree non adatte.

E questo non perché le popolazioni e le autorità locali siano contrarie alle nuove forme di energia alternativa, o perché ossessionate da un insensato ed egoistico sentimento Nimby (Not In My BackYard). Ma perché oggettivamente questi impianti presentano seri, gravi ed accertati rischi di vario tipo. Primo dei quali quello di poter innescare terremoti, anche gravi, in una zona già ad elevata pericolosità sismica, come dimostrato da una serie di terremoti anche recenti proprio nella zona dove dovrebbe sorgere l’impianto.

In questi dieci anni il progetto – presentato da una fumosa società originariamente creata “ad hoc” nel paradiso fiscale del Liechtenstein, e che non ha alcuna esperienza di alcun genere di impianto, e tanto meno di questi rischiosi impianti – è andato tranquillamente avanti per quanto riguarda le autorizzazioni governative. Ostacolato e ritardato solamente da una intensa opposizione della popolazione, di ben 30 sindaci, e delle Regioni Lazio e Umbria. Ma insolitamente favorito e sostenuto da una vera e propria, evidente e imponente operazione lobbistica mirante a far ottenere ad un piccolo impianto, di produzione irrisoria (5 MW), enormi, sproporzionati incentivi governativi. Per ottenere questo negli anni sono emersi scandalosi conflitti di interesse tra i principali funzionari addetti all’approvazione del progetto per conto delle istituzioni governative. Conflitti di interesse dei quali le autorità preposte non hanno tenuto alcun conto, così come degli obiettivi rischi e della contrarietà delle popolazioni e delle istituzioni locali.

Ora, dopo una recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, si è arrivati finalmente a riconoscere l’illegittimità di alcune procedure e quindi al blocco del progetto. Ma una prossima sentenza del Consiglio di Stato, prevista per il prossimo settembre, rischia di riaprire nuovamente e definitivamente la strada a questo progetto. In relazione al quale le valutazioni fatte dagli organi governativi (in particolare la Commissione VIA del Ministero dell’ambiente) sono talmente scandalose ed omissive, da aver indotto il TAR del Lazio a disporre il rifacimento della procedura di valutazione.

Ma nel frattempo è avvenuto un fatto di portata enorme per confermare in modo drammatico che le previsioni di rischio per questi impianti erano assolutamente e completamente fondate: un impianto analogo a quello previsto a Castel Giorgio, è entrato in funzione nei pressi di Strasburgo, in una zona non sismica, ed ha prodotto subito una serie di preoccupanti terremoti, che ancora non si è esaurita, a partire dal 2020. Con un episodio maggiore alla fine dello scorso anno. Per questi terremoti è stato dimostrato che sono stati indotti proprio dall’impianto. La stessa società proprietaria dell’impianto e le autorità competenti francesi hanno ammesso il nesso di causa-effetto tra attività dell’impianto e i terremoti, che hanno spaventato la popolazione di Strasburgo. E quindi le autorità francesi hanno provveduto a chiudere le attività della struttura industriale, con la seguente dichiarazione del prefetto del Basso Reno Josephine Chevalier: “Ma préoccupation première est la protection des populations, ça l’emporte bien évidemment sur tout le reste”.

Ed allora hanno improvvisamente preso corpo e sono state drammaticamente confermate le previsioni evocate in passato da due noti scienziati, il Prof Borgia e il Prof Mastrolorenzo, secondo i quali questo tipo di impianti può scatenare terremoti, ed anche “catastrofici” se implementati in zone ad alta pericolosità sismica, come quelle umbro-laziali-toscane nelle quali è previsto questo primo impianto italiano. Non si trattava solo di “evocazione di fantasmi”, ma i fatti di Strasburgo hanno dimostrato che si tratta di solide ed estremamente pericolose realtà. Rispetto alle quali le autorità governative italiane rimangono ancora del tutto passive, al punto da apparire complici.

Questi sviluppi impongono una rivalutazione totale, e libera da indebite interferenze, di questo progetto.

Coordinamento associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena

27 giugno 2021, dopo il terremoto a Strasburgo. 30 sindaci (prov.VT e TN) contro la geotermia

A seguito dell’ennesimo terremoto di Strasburgo di ieri, 30 sindaci delle province di Viterbo e Terni tornano a pronunciarsi contro l’impianto di Castel Giorgio (VT).

 

 

 

Ieri mattina, 26 giugno, una scossa di terremoto di magnitudo 3.9 sulla scala Richter si è verificata in Francia, nei pressi di Strasburgo.La scossa, insolitamente forte per l’area, secondo il Rénass, la rete nazionale di monitoraggio sismico, sarebbe indotta da attività umane, cioè da iniezioni di acqua nel sottosuolo sul sito di una centrale geotermica a Vendenheim, nell’agglomerato urbano di Strasburgo.

La magnitudo della scossa si avvicina a quella dei più forti terremoti osservati storicamente in questa zona, e avviene molti mesi dopo l’arresto delle operazioni geotermiche decretata dalla prefettura locale, a causa di una serie di terremoti più deboli. La prefetta, Josiane Chevalier, aveva ritenuto che la sicurezza della popolazione non era più garantita.

Le analisi dei sismologi francesi hanno evidenziato che si tratta in parte di terremoti “innescati” dovuti a modificazioni irreversibili nel sottosuolo, con conseguenze imprevedibili e incontrollabili.
La notizia ci ha destato notevole preoccupazione perché, nel caso in cui un fenomeno del genere dovesse verificarsi dalle nostre parti, sarebbe molto più pericoloso, poiché abbiamo un potenziale raggiungibile di magnitudo 6: un tale terremoto sprigionerebbe un’energia mille volte più forte di quello di Strasburgo.

Per questo ci auguriamo tutti che il ricorso al consiglio di Stato relativo all’impianto di Castel Giorgio ci veda vincitori e che il ministero per la transazione ecologica – Mite, decida di non finanziare i progetti pilota di centrali binarie che sono dello stesso tipo di quelle che hanno provocato il terremoto a Strasburgo.

I sistemi geologici dell’area francese sono simili ai nostri, con l’aggravante che la nostra è anche area vulcanica, fattore che potrebbe aumentare il fattore rischio e imprevedibilità; questo non ci lascia assolutamente tranquilli.

Roberta Tardani, sindaco di Orvieto
Andrea Garbini, sindaco di Castel Giorgio
Daniele Longaroni, sindaco di Castel Viscard
Sauro Basili, sindaco di Allerona
Giovanni Arena, sindaco di Viterbo
Paolo Dottarelli, sindaco di Bolsena
Piero Rossi, sindaco di Graffignano
Massimo Bambini, sindaco di San Lorenzo Nuovo
Francesco Di Biagi, sindaco di Latera
Roseo Melaragni, sindaco di Piansano
Edoardo Giustiniani, sindaco di Cellere
Giuseppe Ciucci, sindaco di Farnese
Ermanno Nicolai, sindaco di Tessennano
Stefano Bigiotti, sindaco di Valentano
Maurizio Lacchini, sindaco di Marta
Lina Novelli, sindaco di Canino
Maurizio Testa, sindaco di Monte Romano
Marco Bianchi, sindaco di Celleno
Giuseppe Mottura, sindaco di Civitella d’Agliano
Salvatore Serra, sindaco di Ischia di Castro
Piero Camilli, sindaco di Grotte di Castro
Angelo Ghinassi, sindaco di Acquapendente
Cinzia Pellegrini, sindaco di Proceno
Carlo Attilio Mancini, sindaco di Gradoli
Publio Cascianelli, sindaco di Arlena di Castro
Antonio De Rossi, sindaco di Capodimonte
Luca Profili, sindaco di Bagnoregio
Giovanni Giuliani, sindaco di Onano
Fabio Bartolacci, sindaco di Tuscania

27 giugno 2021, dopo il terremoto a Strasburgo. L’APPELLO DEL COMITATO SCANSANO SOS GEOTERMIA: LA REGIONE BLOCCHI I PROGETTI IN DISCUSSIONE

Dopo il terremoto di ieri, 26 giugno 2021, a Strasburgo, il Comitato Scansano Sos Geotermia lancia un nuovo appello alla Regione Toscana.

 

 

 

“La Regione Toscana blocchi i permessi di ricerca geotermica concessi a Scansano e a Magliano per un​ elementare principio di precauzione, doveroso per gli amministratori pubblici”: il Comitato Scansano Sos Geotermia si appella agli​ amministratori pubblici​ perché fermino progetti in tutta evidenza non sicuri rilasciati in maniera illogica ed incomprensibile.

L’elenco degli ‘incidenti è ormai lungo: Strasburgo è l’ultimo caso e il più preoccupante. La società Fonroche aveva avviato ad ottobre sperimentazioni per la realizzazione della centrale in Alsazia. Dopo le prime smentite, a​ dicembre ha dovuto ammettere che i​ terremoti​ ripetutisi nella zona erano​ “indotti”​ ​ dalle prove di reimmmissione nel​ sottosuolo di acqua a forte pressione. Il progetto è stato bloccato e, a sei mesi di distanza, è arrivata la scossa più forte, 4.4.

Come a Basilea nel 2006, come a Latera, in provincia di Viterbo, nel 2002.​ La​ remissione del fluido a forte pressione provoca radicali modifiche negli equilibri del sottosuolo, provocando terremoti. E’ la stessa tecnologia proposta dalle società che hanno ottenuto i permessi di ricerca a Scansano, due, e a Magliano in Toscana: paesi sulle colline metallifere di origine vulcanica, dove il sottosuolo è ricco di sostanze pericolose come arsenico e mercurio. Dove edifici di pregio storico, come il Castello di Montepò o la Fattoria Sforzesca a Scansano o ancora la Cinta Muraria di Magliano in Toscana ​ non meritano una prova di tenuta sismica. Aree, oltretutto riconosciute dalla Regione stessa come “Non Idonee allo sfruttamento geotermico”.

Tanti indizi – dice Matteo Ceriola,​ portavoce del Comitato – fanno una prova. Chiediamo alla Regione Toscana di fermarsi prima che sia troppo tardi. Meglio farlo prima di realizzare quei progetti che dopo,​ per rincorrere danni inestimabili e irreparabili. Sollecitiamo anche, associandoci alle richiesta avanzata da Bice Ginesi, candidata alle​ prossime amministrative per il Comune di Scansano, gli Assessori competenti, Monia Monni e Leonardo​ Marras, ad incontrare la popolazione colpita da quei progetti per dare spiegazioni e rassicurazioni.

Intanto, in attesa che ad ottobre il Tar si pronunci sui ricorsi presentati contro i progetti, proseguiamo la raccolta di firme a sostegno della richiesta di revoca dei provvedimenti e delle osservazioni al​ Paer che propone una disciplina della Aree Non Idonee con tutta evidenza inadeguata a tutelare territori​ vocati alla produzione agroalimentare di qualità e ad un turismo​ rispettoso dell’ambiente”.

Comitato Scansano Sos Geotermia

Lettera aperta al Ministro Prof. Roberto Cingolani sulla Transizione Ecologica-Energie Rinnovabili-Geotermia

Prof. Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica
e, p.c. : Prof. Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Egregio Sig. Ministro,

le considerazioni da Lei esposte nell’intervista al quotidiano “Il Foglio” del 19/05/2021 e in altre occasioni, anche in recenti convegni pubblici, sul tema delle scelte da compiere per la “Transizione Ecologica” del nostro Paese, nell’ambito del Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR) da realizzare con i finanziamenti del Recovery Fund, pongono tematiche che richiedono, a nostro avviso, una più approfondita e partecipata discussione rispetto a quanto invece si intende attuare da parte del Suo Ministero con la giustificazione di “accelerare” e abbreviare il più possibile la realizzazione degli interventi.

Più che una discussione su alcune scelte da Lei indicate, a nostro avviso non condivisibili, quali il “rilancio del nucleare” e il tema degli inceneritori, quello che vorremmo porre alla sua attenzione è il modo in cui si intende affrontare il problema della Transizione Ecologica e compiere le scelte ed individuare i progetti da attuare, con “grandi opere” da realizzare nella più completa mancanza di “partecipazione e coinvolgimento delle istanze locale, dei cittadini e degli stessi Comitati e Associazioni ambientaliste presenti nei territori”.

È l’approccio e tutta la filosofia del Suo discorso che ci lascia molte preoccupazioni, perché ci sembra (speriamo di sbagliarci) tutto teso a “fare in fretta” e a limitare i tempi e i controlli, con forti riduzioni delle procedure VIA e limitazione del ruolo di controllo delle Soprintendenze, facendo della difesa e valorizzazione dell’ambiente un elemento sacrificabile. E vedendo nei Comitati di cittadini solo elementi di disturbo e non invece risorse dei territori con cui confrontarsi.

Scelte da compiere per i progetti del Recovery Fund e delle “energie rinnovabili”, non possono essere demandate alle società e alle lobby del settore, spesse volte interessate esclusivamente a ricevere i lauti finanziamenti previsti.

Occorre che la progettazione degli interventi sia il frutto della elaborazione e del coinvolgimento dei Comuni, dei Cittadini, degli stessi Comitati e Associazioni ambientaliste e dei soggetti e imprenditori locali. Si tratta di realizzare dei veri e propri “Piani energetici comunali e di area” che, partendo dalle caratteristiche del territorio progettino interventi prioritariamente nel campo del “risparmio e efficientamento energetico, nell’illuminazione pubblica, nell’isolamento termico degli edifici pubblici, delle strutture scolastiche, ricreative, culturali e sportive”.

Così operando si tenderà inoltre ad evitare contrasti, opposizioni ai progetti, proteste e occupazioni, ricorsi legali ai TAR e al Consiglio di Stato, come avviene oggi in molti casi, nei quali si impongono ai territori progetti e interventi in netto contrasto con la difesa e valorizzazione dell’ambiente e delle vocazioni economiche agricole, artigianali e turistiche degli stessi.

In questa direzione una attenta e documentata riflessione va fatta da parte del Suo Ministero sui progetti delle “Energie rinnovabili”, come fotovoltaico, eolico (che se di grandi dimensioni, rovinano il paesaggio) e, in particolare, sul tema della “Geotermia”, definita impropriamente “rinnovabile”, poiché i pozzi geotermici si esauriscono in circa dieci anni e lo stesso bacino geotermico, dopo anni di sfruttamento, tende all’esaurimento.

La scelta della Regione Toscana in materia di rinnovabili in particolare, si è fortemente caratterizzata sull’uso della Risorsa Geotermica al fine di realizzare centrali geotermoelettriche di tipo “Flash”, storicamente nell’area di Larderello e da alcuni anni nel Monte Amiata, che oltre a creare gravi problemi ambientali, di rischio per i bacini idropotabili e termali, sismici e di subsidenza delle aree interessate, emettono in atmosfera grandi quantità di sostanze inquinanti (acido solfidrico, anidride solforosa, ammoniaca, arsenico, antimonio, mercurio, monossido di carbonio) e quantità di CO2 e metano anche superiori, a parità di potenza elettrica prodotta, a quelle delle centrali a carbone (fattore di emissione delle centrali geotermiche pari a 1,27 kg CO2 equivalenti/KWh, rispetto a un fattore di emissione delle centrali a carbone di 0,87 kg CO2 equivalenti/KWh – Dati ARPAT 2019 centrali Bagnore 3 e Bagnore 4 sul Monte Amiata).

Nonostante questo handicap, l’ENEL che ha realizzato gli impianti, ha usufruito e usufruisce a tutt’oggi degli incentivi previsti dal Fondo Nazionale delle Rinnovabili, per decine di milioni ogni anno.

Altrettanto sta avvenendo per le Società (Sorgenia, ITW-LKW, Magma Energy Italia, ecc.), che intendono realizzare nell’area del Monte Amiata, nella Val d’Orcia, a Castelnuovo Val di Cecina in Toscana, nell’Alto Lazio e Umbria, nell’ area della Tuscia e del Lago di Bolsena, centrali geotermoelettriche a “ciclo binario” che presentano anche esse problematiche ambientali e, in particolare, nei processi dei re-immissione dei fluidi, rischi di creare sismicità, anche rilevante, indotta e innescata.

Centrali che si vanno inoltre a collocare in aree di alto valore ambientale, che hanno riconoscimenti nazionali e europei di aree protette a salvaguardia di ecosistemi unici, in netto contrasto quindi con le scelte di valorizzazione ambientale, storica e culturale, compiute dalle amministrazioni locali, dai cittadini e dagli operatori economici del territorio.

Chiediamo che il Suo Ministero intervenga per porre fine a questa assurda situazione e che gli incentivi per la Geotermia siano utilizzati non per centrali geotermoelettriche, ma nel campo di progetti per l’uso del calore e della bassa entalpia (riscaldamento e climatizzazione degli edifici pubblici, privati, impianti sportivi, piscine e termalismo, serre e interventi nell’agricoltura, allevamenti e settore turistico).

Le centrali geotermoelettriche, sia Flash che a ciclo binario non devono avere quindi né i finanziamenti dal Fondo Nazionale delle Rinnovabili, né tanto meno quelli previsti nell’ambito dei progetti della “Transizione Ecologica”, eventualmente da attuare nell’ambito del Recovery Fund.

Vorremmo affrontare con il Suo Ministero le tematiche sopra esposte e , in particolare, il tema “Geotermia”, per dare anche un nostro contributo di conoscenze a approfondimenti che abbiamo compiuto nel corso di tanti anni, con l’apporto tecnico di studiosi, geologi, vulcanologi, ingegneri esperti del settore.

Le chiediamo pertanto un incontro, da tenere anche in video-conferenza, oppure con un Sottosegretario da Lei incaricato con personale del suo Ministero esperto nelle energie rinnovabili.

Rete Nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

LETTERA APERTA ALL’ ASSESSORE REGIONALE TOSCANA ALL’ AMBIENTE MONNI SUL TEMA DELLA GEOTERMIA

In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, l’Assessore Regionale Monia Monni ripropone il trito refrain in merito allo sviluppo della geotermia nell’ambito dell’incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, affermando che “la Toscana ha messo in campo da un paio d’anni una propria strategia di decarbonizzazione, Toscana carbon neutral 2050, che vogliamo rendere più efficace. Partendo dalla presa di coscienza dei punti di forza: in Toscana non possiamo non sottolineare l’importanza di una risorsa straordinaria come la geotermia, che copre oltre il 70 per cento dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili”, considerando questa risorsa come fondamentale per la “lotta alla riduzione della CO2”.

Con il suo intervento l’Assessore dimostra un ben limitato livello di conoscenza delle problematiche connesse allo sfruttamento geotermico, in particolare in aree, come l’Amiata, in cui questa attività produce effetti deleteri sull’ambiente, a causa delle enormi quantità di sostanze inquinanti emesse dalle centrali, con un’incidenza nefasta proprio sull’aspetto che la Giornata mondiale dell’Ambiente ha posto al centro dell’attenzione, cioè il “ripristino degli ecosistemi”: sia gli impianti esistenti che quelli attualmente in progetto, in parte autorizzati dalla Regione, sono ubicati all’interno o in prossimità di aree protette da norme regionali, nazionali ed europee finalizzate alla tutela ed alla salvaguardia della biodiversità e del paesaggio. E’ l’ambiente la vera ricchezza di tutto il territorio dell’Amiata, come si evince dall’eccezionale presenza di aree protette e di eccellenze naturalistiche, ed è proprio l’ambiente nell’insieme dei suoi contenuti, ossia nel suo aspetto visivo, che disegna il paesaggio, che non ha nulla a che vedere con quello della geotermia.

Avendo a riferimento i valori medi dal 2002 al 2016 riportati nello Studio a firma Ferrara, Basosi, Parisi “Data analisys of atmospheric emission from geothermal power plants in Italy (Analisi dei dati delle emissioni atmosferiche dalle centrali geotermiche italiane)”, pubblicato il 30/07/2019, si ricavano, per la produzione geotermica del 2019 pari a 6.074,9 GWh, le emissioni di 8.140 tonnellate di Acido solfidrico, 2.934.000 tonnellate di Anidride carbonica, 43.132 tonnellate di Metano, 7.473 tonnellate di Ammoniaca, 301 tonnellate di Monossido di carbonio, 12 tonnellate di Anidride solforosa, 2.260 Kg. di Mercurio, 243 Kg. di Arsenico, 249 Kg. di Antimonio.

Inoltre basterebbe limitarsi ad una veloce lettura dei risultati dei controlli effettuati da ARPAT sulle centrali amiatine per rendersi conto di quanto gli impianti esistenti contribuiscano all’emissione di gas ad effetto serra. Nei confronti della CO2 e del metano gli abbattitori AMIS sono ininfluenti, quindi la loro presenza nelle emissioni rispecchia esattamente il loro contenuto in ingresso. L’aumento vertiginoso che si è avuto nell’ultimo anno esaminato (2019) per le centrali Bagnore 3 e Bagnore 4, del 45% per la CO2 e del 35% per il metano rispetto all’anno precedente, rende ancora più evidente che questi impianti danno luogo ad un fattore di emissione (quantità di CO2 equivalente emessa per ogni KWh di potenza prodotta) addirittura di molto superiore a quello delle centrali a carbone (per un’energia prodotta di 480.000 MWh, si ottiene un fattore di emissione di 1,27 KgCO2equiv/KWh, rispetto ad un fattore di emissione delle centrali a carbone di 0,87 KgCO2equiv/KWh).

Ciò dimostra, in tutta evidenza, che queste centrali devono essere escluse dal riconoscimento di qualsiasi incentivo, così come rende altresì innegabile l’assoluta inadeguatezza della disposizione contenuta nella nuova Legge Regionale sulla geotermia (n. 7/2019), in cui si rende obbligatoria, per le nuove centrali, la cattura di almeno il 10% dell’Anidride Carbonica emessa.

Allora ci chiediamo: l’Assessore Monni conosce questi dati? È ignorante in materia o in malafede? Il fatto è in ogni caso molto grave poiché non ci risulta che l’Assessore Monni sia il Presidente o un membro del Consiglio di Amministrazione dell’ENEL o di altre Società Speculative del settore Geotermico cui interessa solo ricevere milioni di Euro dal fondo Nazionale delle Rinnovabili. È un Assessore Regionale che dovrebbe avere a cuore la difesa dell’ambiente, delle acque, dell’ecosistema, della salute dei cittadini che vivono nei territori della Toscana e quindi anche del Monte Amiata.

Più che “pontificare” da Firenze, perché non viene o si collega con i Comitati di Cittadini, con la nostra Associazione SOS Geotermia e con la Rete Nazionale NOGESI e si confronta con i dati, le informazioni e le documentazioni che abbiamo, frutto di Studi di geologi, vulcanologi, professori ed esperti della materia? Noi siamo disponibili ad ogni incontro, anche in videoconferenza: le formuliamo un preciso invito in tal senso ed attendiamo di conoscere la data, il luogo, le modalità e l’orario, fiduciosi che non vorrà sottrarsi, in qualità di Assessore Regionale all’Ambiente, a questa richiesta.

SOS GEOTERMIA Amiata
Rete Nazionale NoGESI (No Geotermia Elettrica, Speculativa ed Inquinante)


Leggilo su:

Il Tirreno online

Il Cittadino online

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Corriere di Siena

 

 

 

 


La giunta regionale di Giani ha già dimostrato scarsa attenzione ai cittadini e ai territori martoriati dalle centrali geotermiche; alcune chicche:

> Giunta regionale toscana e ANI: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

> LE GRAVI ACCUSE DI CHICCO TESTA ALLA SOPRINTENDENZA E I SILENZI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE: gli attacchi allo Stato di chi promuove centrali da milioni di euro possono lasciare silenti i rappresentanti delle istituzioni?

> Scansano, capriola della Regione Toscana che autorizza i pozzi

> Progetto Le Cascinelle: contraddittorio necessario, ma insufficiente

“Problematiche presentate da impianti geotermici in contesti geologici complessi”. Scriviamo anche al nuovo Governo

Con il nuovo documento riepilogativo sulla geotermia “Problematiche presentate da impianti geotermici in contesti geologici complessi” la Rete NoGESI coglie l’occasione per scrivere al nuovo Governo Draghi, che si presenta come quello della “transizione ecologica”, affinché sulla geotermia assuma -finalmente- una posizione corretta che non confonda questo tipo di energia come rinnovabile e sostenibile.
Di seguito la lettera al Governo e il documento.

 

Prof. Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof. Daniele Franco, Ministro dell’Economia e delle Finanze
Prof. Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica
Prof. Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili
On. Giancarlo Giorgetti, Ministro dello sviluppo economico
On. Roberto Speranza, Ministro della Salute

Oggetto: Centrali geotermoelettriche

Esimio Presidente del Consiglio dei Ministri, Gentili Ministri,
con questa lettera vogliamo portare l’esperienza sulla geotermia elettrica acquisita dalla Rete Nazionale NOGESI in quasi 10 anni di attività e interloquire con loro per tentare di fare finalmente anche in Italia quel salto di comprensione necessario rispetto a questa fonte ritenuta, a torto, “ecologica”.
Abbiamo mandato molte lettere al Governo Conte 1 e 2 e forse si è insinuato il dubbio che la geotermia non è così” ecologica” come si crede…In particolare alla Sottosegretaria al MISE Todde in cui si accoglieva positivamente una “consultazione pubblica” retta da una legislazione apposita, prima della definizione finale del Decreto FER2.
Come sostiene autorevolmente, ma ancora non a sufficienza, la stessa Unione Europea nella Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili (considerando 46): “L’energia geotermica è un’importante fonte locale di energia rinnovabile che di solito genera emissioni considerevolmente più basse rispetto ai combustibili fossili, e alcuni tipi di impianti geotermici producono emissioni prossime allo zero. Ciononostante, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo, che sono nocive per la salute e l’ambiente. Di conseguenza, la Commissione dovrebbe facilitare esclusivamente la diffusione di energia geotermica a basso impatto ambientale e dalle ridotte emissioni di gas a effetto serra rispetto alle fonti non rinnovabili”.
La geotermia italiana attuale sembra “ecologica” soltanto perché le autorità nazionali omettono di comunicare all’European Environment Agency (Eea) le emissioni di gas serra delle centrali ed altri inquinanti, abbellendo così il quadro emissivo italiano, come risulta da nostri contatti con la UE.
La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostrano con tutta evidenza che la geotermia non è affatto sempre pulita, rinnovabile e sostenibile. Ma lo è solo a determinate condizioni, che dipendono dalle specificità del territorio nel quale la si vuole usare e dalla tecnologia impiegata. Ogni caso va esaminato a parte, con appropriata attenzione e grandissime cautele.
La presenza delle centrali geotermoelettriche in Italia attualmente riguarda la sola Regione Toscana con l’uso della tecnologia “flash”, con rilascio dei vapori in atmosfera, ed è contestata da anni nell’area del monte Amiata in Toscana, dove c’è l’ultima centrale autorizzata nel 2014 (Bagnore 4), mentre la “privatizzazione della geotermia” voluta dal Governo Berlusconi (D.Lgs.22/2010) in 10 anni non ha prodotto alcuna centrale “pilota”, proprio per l’opposizione di Regioni, Comuni e cittadini. Come è il caso, da ultimo, degli impianti pilota di Castel Giorgio (Umbria) e Torre Alfina (Lazio), che la Magistratura ha dato parere negativo nel mese di febbraio 2021.
Gli impianti geotermoelettrici italiani (come detto localizzati nella sola Toscana), emettono grandi quantità di gas, polveri sottili (PM10, PM2,5, micro-polveri) e altre sostanze tossico-nocive (Mercurio, Arsenico, Boro, Ammoniaca, Uranio, Torio Cesio, Tallio, ecc.) e climalteranti (CO2, Metano, Idrocarburi, ecc.) – per la maggior parte delle quali non vi sono limiti alle emissioni – questo fatto è ben noto da molto tempo (scarica il DOSSIER GEOTERMIA AMIATA).
Dobbiamo registrare, per finire, che lo stesso Consiglio dei Ministri italiano (del Governo precedente) nella seduta del 10.09.2020 ha impugnato la legge della regione Toscana sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) dando un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa. Essendo inidonea la legge regionale sulle ANI, l’autorizzazione degli impianti geotermici è tutt’oggi ferma e lo sarà per tutta la fase in cui si svilupperà il contenzioso con lo Stato e in caso, come ci auguriamo, che lo Stato prevalga si dovrà rimettere mano ad una legge regionale toscana più consona alle volontà dei territori, che avevano in passato manifestato la loro avversione alla geotermia.
Mentre gli impianti “binari”, oltre a non fornire alcuna garanzia in merito alla possibilità che i gas incondensabili re-iniettati nelle formazioni di provenienza permangano nel sottosuolo e non fuoriescano in superficie (il Centro Italia ove si vogliono installare impianti binari la concentrazione di gas incondensabili varia dal 6 al 10%), possono provocare terremoti indotti o innescati, oltre al depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere per uso potabile. La necessità di tutelare dette falde non è inferiore alla necessità di tutelare l‘atmosfera, anzi, mentre l’energia può essere prodotta con altre tecniche sostenibili, l’inquinamento degli acquiferi è irreversibile (leggi sotto il documento “Problematiche presentate da impianti geotermici in contesti geologici complessi”). Altro documento che vi forniamo quello sulla autocertificazione geotermica.
Le stesse Commissioni VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) della Camera dei Deputati italiana (presidenti rispettivamente Ermete Realacci e Guglielmo Epifani) avevano sentenziato in data 15.04.2015 con disponibilità della Rete Nazionale NOGESI, la possibilità di “favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia ad impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l’importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano”.
Mentre siamo favorevoli alla ricerca in campo geotermico. E ad incentivare gli impianti DBHE (Deep Borehole Heat Exchanger) (scambiatori di calore in pozzi profondi) che a differenza degli altri sistemi, estraggono dal sottosuolo solamente calore, senza movimentare i fluidi sotterranei e senza entrare in contatto diretto con i fluidi geotermici. Essi subiscono una minima alterazione rispetto alle condizioni naturali di pressione oltre che ovviamente a quelle di temperatura; ciò riduce immensamente l’inquinamento derivante dal fluido geotermico, dai gas incondensabili in esso contenuti, da possibili “precipitazioni” di sali o da eventuali residui finali.
In sostanza non è semplicemente più ammissibile costruire e chiedere incentivi destinati alla riduzione dell’effetto serra per centrali le quali, come quasi tutti gli impianti geotermoelettrici della Toscana, emettono più gas a effetto serra che centrali a combustibile fossile. Non è più ammissibile realizzare centrali che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose.
Per molti anni, le centrali geotermiche hanno ricevuto incentivi enormi per la loro capacità di abbattere le emissioni di Gas Serra e di combattere così il cambiamento climatico – una capacità basata su un errore o un falso scientifico, smentito doppiamente dall’Unione Europea. Hanno sottratto, a danno del popolo italiano e della Terra, fondi essenziali ad incentivare tecnologie rinnovabili veramente in grado di combattere il cambiamento climatico”.

Gradiremmo una risposta a questa lettera in modo che si possa stabilire un contatto e si possa proseguire verso l’uso di quelle energie veramente rinnovabili, cosa che non è la geotermia elettrica in uso in questo momento.

27 marzo 2021

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


Problematiche presentate da impianti geotermici in contesti geologici complessi

1) Introduzione
A fronte delle importanti criticità ambientali degli impianti geotermoelettrici a ciclo aperto (“a vapore secco” nella zona di Larderello, “flash” nella zona dell’Amiata) – di cui i principali sono emissioni di gas climalteranti e di gas e sostanze tossico-nocive, sismicità indotta e consumo della risorsa -, l’industria geotermica mondiale punta sempre di più sulle centrali “a ciclo chiuso” (dette “binarie”) con totale reiniezione del fluido estratto.
A lungo questi impianti sono stati considerati la soluzione ideale a tutti i problemi, e pubblicizzati come centrali “a zero emissione”, a “zero sismicità” e globalmente a “zero impatto ambientale”. In verità, la scienza aveva da molto tempo rilevato certe criticità ambientali i cui vari aspetti sono emersi sempre più distintamente negli ultimi anni. È ormai acquisito, che impianti a ciclo chiuso possono avere impatti ambientali anche gravi soprattutto in funzione del contesto geologico e sismo-tettonico in cui sono realizzati.
Tutto ciò ha portato a una rivalutazione critica di questo tipo di impianti, la quale in vari modi ha trovato riscontro nella comunità scientifica, per esempio nella valutazione del loro impatto ambientale così come nei tentativi di esplorare la natura di questi impatti e di modellarne numericamente meccanismi e conseguenze.
In quanto segue tentiamo di indicare le tappe più significative di questa progressiva rivalutazione (tutt’ora in corso), dall’immagine della centrale ideale che appartiene ormai al passato verso una concezione realistica delle centrali binarie reali.

2) Elementi di rivalutazione progressiva
• Fino al 2013
Rappresentativi per la visione iniziale della centrale ideale senza impatti, sono gli studi di impatto ambientale presentati per gli impianti pilota di Castel Giorgio e Torre Alfina. Sono documenti dove ogni possibile impatto ambientale viene negato sulla base di argomenti non pertinenti, di una modellazione numerica del sistema geotermico insufficiente e di una simulazione degli effetti dell’esercizio delle centrali su questo sistema tranquillizzante ma senza alcun valore scientifico (leggi documento di approfondimento 1). Pertanto, sul piano pratico, reale, già dall’inizio delle esplorazioni dei campi dell’Alfina e di Latera circa 50 anni fa, erano stati rilevati indizi per una struttura vulcano-tettonica non omogenea, complessa e fortemente fagliata del sottosuolo, e sono stati osservati sismi indotti dall’iniezione di fluidi, fenomeno non previsto dai modelli ideali. In parallelo era stato dimostrato l’esistenza di un’estesa struttura tettonico profonda legata all’orogenesi degli Appennini, capace di generare un’importante sismicità in tutto il margine tirrenico della penisola. La parte di questa struttura che interessa la zona Vulsina appartiene al cosiddetto graben Siena-Radicofani-Cimino.
• 2013
Il primo lavoro che ha riassunto questi indizi e discusso i problemi ambientali che tale struttura reale del sistema geotermico potrebbe causare è quello di Vignaroli et al. (2013) 1, che dimostra la suddivisione in compartimenti stagni del campo geotermico dell’Alfina e illustra la possibilità di flussi di scambio tra il serbatoio geotermico e l’acquifero superficiale attraverso i piani di faglia presenti.
• 2014 – 2017
Nelle osservazioni ai progetti di impianti geotermici pilota di Castel Giorgio (2014 2) e Torre Alfina (2017 3), presentate dalle associazioni ambientaliste locali, sono stati sottolineati i pericoli che squilibri pressori indotti dall’esercizio delle centrali in questo contesto disomogeneo possano provocare terremoti, che possano spingere del fluido geotermico nell’acquifero superficiale per inquinarlo e che possano aspirare acque potabili nel serbatoio profondo. Queste osservazioni sono state in larga misura ignorate dalla Commissione di valutazione d’impatto ambientale e la CTVIA ha espresso parere positivo in merito alla realizzazione degli impianti.
• 2015
Allo stesso tempo, in un’altra parte dell’Italia, il dott. Giuseppe Mastrolorenzo (vulcanologo e primo ricercatore dell’INGV) ha presentato (a titolo personale), nell’anno 2015, argomenti dettagliati e convincenti circa i possibili rischi sismici e vulcanici presentati da impianti binari, riassunte nelle sue osservazioni rispetto ai progetti geotermici di Scarfoglio (Campi Flegrei 4) e Serrara Fontana (Isola d’Ischia 5). In questo caso, lo spessore scientifico dell’autore e la sua idea di allertare la Protezione Civile Nazionale sui rischi incombenti hanno costretto all’ascolto le autorità, e hanno permesso l’inizio di una valutazione realistica dei rischi legati alla struttura reale del sottosuolo.
Riconosciuta la fondatezza degli argomenti avanzati e avendo constatato che è impossibile escludere tali rischi a causa della scarsa conoscenza del sottosuolo, uno dei progetti e stato ritirato dalla ditta proponente, e quello di Serrara Fontana (dove il contesto geomorfologico e sismo-tettonico è molto simile a quello del campo geotermico Alfino) è stato rifiutato dal CTVIA del MATTM.
• 2017 – 2018
Il Gruppo di Lavoro dell’INGV 6 “Perforazioni Geotermiche”, costituito nel 2017 da massimi esperti nazionali in materia, è stato chiamato ad analizzare questa stessa tematica. Ha autorevolmente confermato nella sua relazione finale (presentata ad agosto 2018) le conclusioni di Mastrolorenzo, rilevando le numerose carenze dei progetti nell’analisi dei quadri sismo-tettonici, geomorfologici e idrogeochimici (leggi documento di approfondimento 2).
• 2017
Il forte terremoto di Pohang (2017), con una magnitudo di MW = 5,5, è considerato dalla comunità scientifica internazionale evento “gamechanger”, evento capace di rovesciare le precedenti valutazioni del rischio connesso a progetti geotermici. Il terremoto di Pohang ha causato una morte, 82 feriti e una perdita economica totale di oltre 300 milioni di dollari US.
L’elemento di novità sta nel fatto che per la comunità scientifica è dimostrato che questo terremoto fu innescato dalla stimolazione di un pozzo geotermico.
Prima di questo evento, l’unico meccanismo riconosciuto scientificamente in cui estrazione e iniezione di fluido nel sottosuolo possono provocare terremoti, era stato quello dell’induzione di sismi, dove l’energia rilasciata nel terremoto non supera l’energia introdotta nel sottosuolo dalla stimolazione, e dove quindi la magnitudo dei terremoti indotti di solito non supera MW=4.
Non c’era ancora certezza scientifica circa la possibilità che questi stimoli possano provocare sismi di intensità più grande tramite il meccanismo di innesco sismico, dove anche una stimolazione piccola può provocare un terremoto in cui viene rilasciata un’energia più grande di quella investita nello stimolo, con una magnitudo che corrisponde a quella massima della zona in cui avviene. Concluse ancora il rapporto ICHESE nel 2012: “la possibilità che le attività umane inneschino terremoti non è oggi provata, ma può neanche essere esclusa”.
Oggi, dopo Pohang, sappiamo che è reale e concreto il rischio, che operazioni geotermiche provochino sismi distruttivi in contesti sismo-tettonici comparabili a quelli di Pohang, cioè dove sono presenti strutture sismogeniche già cariche e capaci di provocare sismi potenti.
• 2020
Nelle osservazioni presentate nel mese di gennaio 2020 alla Regione Toscana sul progetto di una centrale geotermica con tecnologia binaria “Le Cascinelle“ (leggi documento di approfondimento 3), il dott.Mastrolorenzo ha evidenziato le intrinseche criticità del complesso geologico strutturale denominato bacino di Siena Radicofani, il quale si distingue per una elevata sismicità dell’area legata alla sua struttura tettonica profonda, con il rischio di induzione e di innesco di terremoti con magnitudo anche prossima al 6 grado Richter e con effetti anche superiori al 9 grado MCS. Ha precisato come, data la localizzazione del complesso geologico tra le Regioni Lazio, Umbria e Toscana, eventi sismici produrrebbero effetti di portata ultra-regionale, e quindi emergenze di tipo C, di competenza governativa nazionale, nell’intero Graben di Siena-Radicofani e segnatamente nel distretto Vulsino.
Le osservazioni rilevano, analogamente a quanto già segnalato per simili progetti di centrali geotermiche pilota nell’area napoletana (leggi sopra e documento di approfondimento 2), gravi ed incolmabili carenze di conoscenze delle caratteristiche e proprietà del sottosuolo rendono imprevedibili gli effetti di trivellazione, estrazioni e reiniezioni di fluidi.
Negli studi di impatto ambientale, le previsioni di tali effetti disastrosi e la simulazione numerica del comportamento delle strutture sollecitate si basano su assunzioni del tutto arbitrarie e su semplificazioni drastiche che tralasciano la intrinseca complessità ed eterogeneità spaziale del sistema geologicoi-drogeologico e strutturale, così come dei processi meccanici e termofluido-dinamici dei sistemi idrotermali. È tralasciato inoltre il loro comportamento non lineare e difficilmente prevedibile.
Mastrolorenzo conclude che, considerando l’insieme di queste carenze, i proponenti dei progetti non possono in alcun modo garantire la sicurezze delle attività, con conseguente violazione del principio di precauzione.
• 2020
Una recente pubblicazione di Schiavone et al. (2020) (leggi documento di approfondimento 4) studia semplici modelli di contesti geotermici non omogenei. I risultati confermano la possibilità che iniezione di fluidi e cicli di estrazione/reiniezione possono provocare terremoti di magnitudo notevole e sottolineano il ruolo della struttura reale dei serbatoi: “ … è di massima importanza … che … i pozzi di produzione e reiniezione siano in connessione idraulica” – condizione che in tutta probabilità non è soddisfatta per i progetti italiani proposti o in via di realizzazione. Commentando il sisma innescato di Pohang, gli autori spiegano la sua magnitudo eccezionale con il carattere particolare delle operazioni che hanno prodotto il terremoto e che consistevano nel “pompare acqua a grande pressione direttamente in una estesa faglia”: operazioni che sono parte essenziale del progetto geotermico di Castel Giorgio e degli altri progetti nazionali.
• 2020
Venuti a conoscenza di questi rischi e avendo approfondito la tematica tramite incontri, studi e
consultazioni con esperti tra cui il dott. Mastrolorenzo, 29 sindaci del comprensorio del Lago di Bolsena riuniti in un “Comitato Geotermia” si sono rivolti alla Protezione Civile Nazionale con un duplice obiettivo:
• di riportare all’attenzione della Protezione Civile il rischio di induzione e innesco sismico, da attività di esplorazione – trivellazione – estrazione – reiniezione di fluidi in sistemi idrotermali, con magnitudo rilevante e potenzialmente distruttiva che incombe sul distretto vulcanico Vulsino e più in generale sull’area transregionale interessata dal Graben di Siena – Radicofani;
• di sollecitare i destinatari a porre in atto ogni possibile intervento di prevenzione dei rischi e pericoli, dovuto per le loro specifiche competenze al fine della tutela, della sicurezza e dell’incolumità delle comunità e dei territori da noi amministrati.
È avvenuto uno scambio di lettere dove i sindaci hanno ulteriormente approfondito la tematica, in merito alle valutazioni sui rischi da sismicità indotta e innescata, alla struttura definita Graben di Siena-Radicofani, alla sismicità dell’intero complesso geologico-strutturale di Siena-Radicofani e alla discussione scientifica attualmente in corso sulle valutazioni di pericolosità sismica, ai cataloghi DISS e ITHACA e all’induzione e all’innesco di terremoti (leggi documento di approfondimento 5).
• 2020
La sequenza sismica di ottobre, novembre e dicembre 2020 nei pressi di Vendenheim nell’agglomerato urbano di Strasburgo ha dimostrato che in sistemi idrotermali, i terremoti indotti da attività geotermiche e in particolare dalla reiniezione del fluido in sistemi a ciclo chiuso, possono raggiungere una magnitudo vicino a quella massima tipica per la zona.
In sito di sfruttamento della risorsa geotermica profonda a Vendenheim gestito dalla società Fonroche, a ottobre 2020 sono iniziati test di iniezione che da subito hanno provocato una serie di microsismi di crescente magnitudo. Dopo una scossa di M = 2,8, il 28 ottobre, i test sono stati interrotti mantenendo una circolazione di “sicurezza”.
L’attività sismica però è continuata per più di un mese, e il 4 dicembre si è prodotto un terremoto di M = 3.6 seguito da un altro di M = 2.8. Le scosse hanno provocato paura tra gli abitanti e danni materiali a più di 400 case della zona. Sia la Rete Nazionale di Sorveglianza Sismica che l’impresa gestrice stessa hanno dichiarato che i terremoti erano legati alle attività di iniezione. Di conseguenza, la Prefetta del Dipartimento del Basso Reno ha decretato il 7 dicembre l’arresto definitivo dei lavori di geotermia profonda a Vendenheim effettuati dall’impresa Fonroche perché il progetto “non presenta più le garanzie di sicurezza indispensabili” (leggi documento di approfondimento 6).
Gli eventi di Strasburgo sono un’illustrazione incisiva dei pericoli di uno studio d’impatto superficiale (dove il rischio sismico viene senz’altro negato “perché la sismicità della zona è bassa”) e di un protocollo “a semaforo” (leggi documento di approfondimento 7) – per assicurare l’arresto delle attività in caso di precursori sismici – rudimentale.
• 2020
Nel 2020, diverse importanti pubblicazioni scientifiche hanno trattato nuovi aspetti della sismicità indotta dall’iniezione di fluidi, in particolare nella Sezione speciale su Osservazioni, Meccanismi e Rischi di Sismicità Indotta del Bollettino della Seismological Society of America. Nel documento di approfondimento 7 riassumiamo alcune delle nuove scoperte.

3) Conclusioni
Fino ad oggi, tutti i progetti di impianti a ciclo chiuso (“binari”) per lo sfruttamento della geotermia profonda che sono stati presentati alle commissioni di valutazione di impatto ambientale nazionali e regionali, evidenziano gravi carenze di caratterizzazione dei contesti geologici, geomorfologici, geochimici, geofisici e sismo-tettonici in cui si vogliono realizzare, e corrispondenti gravi difetti della valutazione dei rischi.
Alcuni di questi progetti hanno ottenuto un parere positivo dalle rispettive commissioni di valutazione di impatto. Ciò è avvenuto all’inizio del percorso di evoluzione delle conoscenze scientifiche circa i possibili impatti ambientali e i rischi connessi tracciato qui sopra. Tali valutazioni positive sono ormai superate dall’acquisizione di importanti elementi di novità emersi nei lavori scientifici degli ultimi anni.
In particolare, gli studi della valutazione d’impatto ambientale di tutti i progetti evidenziano chiare e gravi carenze rispetto agli standard odierni, per quanto riguarda il trattamento dell’osservazione della sismicità indotta, concernente i possibili meccanismi e la modellizzazione della sismicità indotta dalle operazioni geotermiche, e rispetto alla previsione e la gestione dei pericoli e dei rischi.
Qualora questi progetti fossero realizzati, presenterebbero, secondo l’attuale stato di conoscenze, rischi reali e non quantificabili di provocare danno alle persone, al patrimonio edilizio e all’ambiente.

Note:

1
G.-L. Vignaroli, A. Pinton, A.A. De Benedetti, G. Berardi, G. Giordano, F. Rossetti, M. Soligo (2013) – Structural compartmentalisation of a geothermal system, the Torre Alfina field (central Italy). Tectonophysics 608; 482–498.
2
Impianto Pilota Geotermico Castel Giorgio: https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1373/1855; osservazioni pag. 13 e 14.
3
Impianto Pilota Geotermico Torre Alfina: https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1566/2544; osservazioni pag. 13 e 14.
4
Impianto Pilota Geotermico Scarfoglio: https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1542/2486; osservazioni pag. 9 e 10;
5
Impianto Pilota Geotermico “Serrara Fontana”: https://va.minambiente.it/itIT/Oggetti/Documentazione/1547/2501; osservazioni pag. 12 e 13.
6
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia INGV nasce nel 1999 con il D.L. 29/9/1999 n. 381, dalla confluenza dei principali istituti di ricerca geofisica e vulcanologica italiani. Oggi, l’INGV è riconosciuto come uno dei più prestigiosi istituti di ricerca geofisica e vulcanologica a livello mondiale ed è il principale riferimento istituzionale nazionale in materia.

Lettera ai Verdi in Europa

8.03.2021

Ska Keller, co-presidente del Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea

Philippe Lamberts, co-presidente del Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea

e, pc.:

Ignazio Corrao, membro Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE)

Eleonora Evi, membro sostituto Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE)

Oggetto: Geotermia elettrica

Esimi co-presidenti del Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea,

Gentili membro/membro sostituto della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE),

vogliamo trasportare l’esperienza sulla geotermia elettrica acquisita dalla Rete Nazionale NOGESI in quasi 10 anni di esperienza e interloquire con voi per tentare di fare anche in Europa quel salto di comprensione necessario rispetto a questa fonte ritenuta, a torto, “ecologica”.

Come sostiene autorevolmente, ma ancora non a sufficienza, la stessa Unione Europea nella Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili (considerando 46): “L’energia geotermica è un’importante fonte locale di energia rinnovabile che di solito genera emissioni considerevolmente più basse rispetto ai combustibili fossili, e alcuni tipi di impianti geotermici producono emissioni prossime allo zero. Ciononostante, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo, che sono nocive per la salute e l’ambiente. Di conseguenza, la Commissione dovrebbe facilitare esclusivamente la diffusione di energia geotermica a basso impatto ambientale e dalle ridotte emissioni di gas a effetto serra rispetto alle fonti non rinnovabili”.

La geotermia italiana attuale sembra “ecologica” soltanto perché le autorità nazionali omettono di comunicare all’European Environment Agency le emissioni di gas serra delle centrali ed altri inquinanti, abbellendo così il quadro emissivo italiano (come risulta da nostri contatti con la UE). 

La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostrano con tutta evidenza che la geotermia non è affatto sempre pulita, rinnovabile e sostenibile. Ma lo è solo a determinate condizioni, che dipendono dalle specificità del territorio nel quale la si vuole usare e dalla tecnologia impiegata. Ogni caso va esaminato a parte, con appropriata attenzione e grandissime cautele.

La presenza delle centrali geotermoelettriche in Italia attualmente riguarda la sola Regione Toscana e solo con l’uso della tecnologia “flash”, con rilascio dei vapori in atmosfera, è contestata da anni nell’area del monte Amiata in Toscana, dove c’è l’ultima centrale autorizzata nel 2013 (Bagnore 4), mentre la “privatizzazione della geotermia” voluta dal Governo Berlusconi (D. Lgs.22/2010) in 10 anni non ha prodotto alcuna centrale “pilota”, proprio per l’opposizione di Regioni, Comuni e cittadini.

E sono le questioni legate al depauperamento ed inquinamento degli acquiferi, alle emissioni comunque sempre significative, alla sismicità indotta forse peggiore nel “ciclo binario” rispetto al “flash” – di cui diciamo di seguito-, al problema di impoverimento dei territori.

Gli impianti geotermoelettrici italiani (come detto localizzati nella sola Toscana), emettono grandi quantità di gas, polveri sottili (PM10, PM2,5, micro-polveri) e altre sostanze tossico-nocive (Mercurio, Arsenico, Boro, Ammoniaca, Uranio, Torio Cesio, Tallio, ecc.) e climalteranti (CO2, Metano, Idrocarburi, ecc.) – per la maggior parte delle quali non vi sono limiti alle emissioni – questo fatto è ben noto da molto tempo (vedi tabella 1).

Tabella 1: Confronto delle emissioni misurate dall’ARPAT con le emissioni secondo l’EEA

(1) Emissioni secondo il rapporto Renewable energy in europe 2019 dell’EEA, riferite all’anno 2018;

(2) Emissioni calcolati dai fattori di emissione di Ferrara et al. e con la produzione annuale lorda di energia elettrica di tutte le centrali geotermoelettriche italiane per l’anno 2018 di 6105,4 GWh (Dati TERNA).

sostanza

emissione secondo EEA (1)

emissioni secondo ARPAT (2)

CO2

– 0,51 Mt

2,95 Mt

CH4

43,3 kt

SO2

-0,05 kt

12,2 kt

H2S

8,2 kt

NH3

7,5 kt

CO

303 t

Hg

2,3 t

Sb

250 kg

As

244 kg

PM10

– 0,01

(*)

PM2.5

0

(*)

NOx

– 0,15 kt

(*)

VOC

-0,04 kt

(&)

Il segno “meno” significa che la produzione di elettricità nelle centrali geotermiche permette di evitare le emissioni che verrebbero prodotte da centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili nel mix nazionale,

(*) dati non disponibili. Sappiamo però che centrali geotermiche a ciclo aperto emettono consistenti quantità di polveri sottili,

(&) le centrali geotermiche non emettono VOC (composti organici volatili), ad eccezione del metano, già riportato in tabella.

Il loro impatto sulla salute pubblica è stato ben studiato per conto della Regione Toscana dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio del CNR nel Progetto di ricerca epidemiologica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano “Progetto Geotermia” dell’Ottobre 2010 e riassunto in una nota di Medici per l’Ambiente (ISDE).

A questo proposito, l’eurodeputato Ignazio Corrao (M5S) ha depositato, il 30 settembre 2020, una interrogazione alla Commissione Europea, che incalza sul tema della geotermia e la spinge a stabilire limiti di emissioni delle centrali geotermiche nell’ambito della revisione della Direttiva 2010/75/UE; e a considerare l’ipotesi di escludere dagli incentivi le centrali produttrici di sostanze climalteranti, come quelle a tecnologia “flash” ad oggi attive in Toscana.

Mentre gli impianti “binari”, oltre a non fornire alcuna garanzia in merito alla possibilità che i gas incondensabili re-iniettati nelle formazioni di provenienza permangano nel sottosuolo e non fuoriescano in superficie (il Centro Italia ove si vogliono installare impianti binari la concentrazione di gas incondensabili varia dal 6 al 10%), possono provocare terremoti indotti o innescati, oltre al depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere per uso potabile. La necessità di tutelare dette falde non è inferiore alla necessità di tutelare l‘atmosfera, anzi, mentre l’energia può essere prodotta con altre tecniche sostenibili, l’inquinamento degli acquiferi è irreversibile.

Sono soprattutto tre le recenti pubblicazioni ed eventi che confermano l’esistenza reale di questi rischi:

– lo studio “Valutazioni sulla pericolosità vulcanica e sismica inducibile dallo sfruttamento dell’energia geotermica nei siti di Bagnoli, Scarfoglio (Campi Flegrei) e Serrara Fontana (Isola d’Ischia)”, Relazione di approfondimento a cura del GRUPPO DI LAVORO INGV “PERFORAZIONI GEOTERMICHE” dell’INGV, che ha effettivamente impedito la realizzazione dei progetti geotermici di Scarfoglio e Serrara Fontana (p. 40 ff.)

il terremoto di Pohang nel 2017 e le sue analisi scientifiche che concludono che questo terremoto distruttivo di magnitudo 5,4 era stato innescato da attività connesse a un progetto geotermico;

– segnaliamo anche, in relazione al problema della sismicità, il caso di San Gallo, (Basilea) che ha portato all’abbandono del progetto.

-Recentemente è balzato alle cronache a Strasburgo, una delle sedi del Parlamento Europeo, un impianto binario simile a quelli che si vorrebbero installare in Italia. Si sono verificati una estesa serie di sismi (max di magnitudo di 3.5) per cui la Prefettura del Dipartimento del Basso Reno ha arrestato definitivamente i lavori di geotermia a Vendenheim da parte della società Fonroche, riferendosi esplicitamente al principio di precauzione e alla necessità di proteggere la popolazione, ritenendo che il progetto non presenta più ”le garanzie di sicurezza indispensabili” e successivamente, per di più, ha decretato la sospensione di tutte le altre attività della Fonroche nel comprensorio di Strasburgo.

-sempre da poco, in Gran Bretagna, ci sono stati seri problemi già in fase di test di perforazione geotermica presso il sito a United Downs, in Cornovaglia ( Fifteen earthquakes are recorded in Cornwall in just two days – Cornwall Live).

– la recente pubblicazione di Schiavone et al. (2020) Seismogenic potential of withdrawal-reinjection cycles: Numerical modelling and implication on induced seismicity”. Geothermics 85 (2020), p. 101770), che evidenzia i rischi non quantificabili connessi a progetti geotermici con iniezione di grandi quantità di fluidi in contesti geologici complessi, dov’è assente la comunicazione tra serbatoio di produzione e serbatoio di reiniezione, e dove l’iniezione avviene in zone di faglia (come è il caso degli impianti pilota progettati a Castel Giorgio (Umbria) e Torre Alfina (Lazio).

Dobbiamo registrare per finire che lo stesso Consiglio dei Ministri italiano nella seduta del 10.09.2020 ha impugnato la legge della regione Toscana sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) dando un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa. Essendo inidonea la legge regionale sulle ANI, l’autorizzazione degli impianti geotermici è tutt’oggi ferma e lo sarà per tutta la fase in cui si svilupperà il contenzioso con lo Stato e in caso, come ci auguriamo, che lo Stato prevalga si dovrà rimettere mano ad una legge regionale toscana più consona alle volontà dei territori, che avevano in passato manifestato la loro avversione alla geotermia.

Il 15.04.2015 le stesse Commissioni VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) della Camera dei Deputati italiana (presidenti rispettivamente Ermete Realacci e Guglielmo Epifani) avevano sentenziato, con disponibilità della Rete Nazionale NOGESI, la possibilità di “favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia ad impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l’importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano”.

Non è semplicemente più ammissibile costruire e chiedere incentivi destinati alla riduzione dell’effetto serra per centrali le quali, come quasi tutti gli impianti geotermoelettrici della Toscana, emettono più gas a effetto serra che centrali a combustibile fossile. Non è più ammissibile realizzare centrali che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose.  

Bisogna capire a questo punto se il gioco vale la candela, come successo per il nucleare, o se viceversa è meglio tenere spenta la candela e produrre energia in altri modi.

Per molti anni, le centrali geotermiche hanno ricevuto incentivi enormi per la loro capacità di abbattere le emissioni di Gas Serra e di combattere così il cambiamento climatico – una capacità basata su un errore o un falso scientifico, smentito doppiamente dall’Unione Europea. Hanno sottratto, a danno del popolo italiano e della Terra, fondi essenziali ad incentivare tecnologie rinnovabili veramente in grado di combattere il cambiamento climatico”.

Gradiremmo una risposta a questa lettera in modo che si possa stabilire un contatto con il Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea e si possa proseguire verso l’uso di quelle energie veramente rinnovabili, cosa che non è la geotermia elettrica.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

Niente incentivi alle centrali geotermiche binarie nel Decreto Milleproroghe

Piove sul bagnato!” per i nuovi (im)prenditori della geotermia, come ITW-LKW Geotermia Italia che non solo ha perso nei giorni scorsi le cause per i progetti di Torre Alfina e Castel Giorgio, ma anche gli incentivi alla geotermia binaria – passati nel recente biennio 2018-2020 – con una proposta del presidente della Commissione Attività Produttive del Senato on. Girotto (M5S) grazie anche alla sensibilità dell’on.Zolezzi e altri suoi colleghi del M5S ed al fatto che il nuovo Governo Draghi ha posto la fiducia al Senato nel Decreto Milleproroghe. Sono in corso -ci dice Zolezzi- analisi delle pubblicazioni scientifiche sugli impianti geotermici binari.

A ITW-LKW e alle altre rampanti società in Toscana (Svolta Geotermica, Sorgenia Geothermal) nel biennio 2020-2022 non saranno più messi a disposizione gli incentivi per gli impianti binari geotermici. Sin da subito si era attivata la Rete Nazionale NOGESI ricordando a tutti i parlamentari, con una lunga e continua corrispondenza, le motivazioni avverse all’emendamento Girotto (in fondo riportiamo le motivazioni dell’emendamento per confermare gli incentivi) e le nostre posizioni contrarie all’elargizione degli incentivi agli impianti geotermici binari, mai realizzati in Italia. Motivazioni che hanno trovato, evidentemente, riscontro tra i parlamentari.

D’altronde, il FER2 non è stato ancora approvato (mentre già il FER1 escludeva la geotermia dalle fonti rinnovabili da incentivare), e con l’auspicio che anche il FER2 li escluda, aspettiamo la preannunciata “consultazione pubblica”, indetta dallo stesso Ministero per lo Sviluppo Economico (ora MITE: Ministero per la Transazione Ecologica).

Ci auguriamo quindi che da tale confronto si arrivi a eliminare definitivamente gli incentivi pubblici alla geotermia inquinante e pericolosa, dirottando tali risorse verso tutte quelle forme di produzione di energia alternativa e sostenibile dalle pompe di calore, i piccoli impianti solari, all’eolico che non deturpa il paesaggio; aspettiamo alla verifica dei fatti il nuovo Governo che ha annunciato la “transizione ecologica” affinché si rafforzino tutte le incentivazioni alle famiglie per le opere di risparmio energetico e l’autosufficienza energetica.

Il Decreto Milleproroghe, nato come misura eccezionale, è invece stato riproposto in Italia annualmente, a partire dal 2005 fino al 2015, e nuovamente dal 2018. Tale strumento ha recepito numerose critiche nel corso del dibattito parlamentare e noi ci uniamo a tali critiche: il Governo rispetti la volontà del Parlamento, attui le leggi e la finisca di proporre Decreti Milleproroghe!

Abbiamo, almeno per ora, bloccata la speculazione degli incentivi sulla geotermia. Grazie ai cittadini, ai comitati, agli Amministratori locali e ai Parlamentari sensibili al tema.

La battaglia non è finita, è necessario ancora tenere alta l’attenzione fino a che non si giunga, non solo a parole, ad una transizione ecologica, sostenibile e compatibile con i territori e l’ambiente.

Rete nazionale NoGESI


Motivazione dell’emendamento Girotto (non passata al Decreto Milleproroghe):

La proposta di emendamento intende favorire il concreto sviluppo della geotermia tecnologicamente avanzata e con performance ambientali particolarmente elevate (totale reiniezione del fluido geotermico con emissioni di processo nulle) attualmente minacciata dalle stringenti tempistiche per la messa in esercizio degli impianti, inseriti in posizione utile nelle graduatorie del DM 23 giugno 2016 in virtù del riconoscimento del carattere delle risorse rinvenute.
Il rispetto delle suddette tempistiche è fortemente critico per diverse ragioni: la prima è la necessità di completare le complesse e lunghe istruttorie amministrative relative alle ultime fasi autorizzative dell’impianto – di durata pluriennale – che erodono rapidamente il tempo a disposizione per la messa in esercizio delle centrali.
A questa si aggiunga il fatto che la risorsa geotermica non è disponibile in superficie, come nel caso delle altre fonti rinnovabili, ma è necessario realizzare, con tempistiche di costruzione e approvvigionamento molto lunghe, una serie di pozzi. Solo dopo aver realizzato un certo numero di pozzi, testandone le effettive caratteristiche produttive, l’operatore potrà procedere con l’ordine e con la costruzione della centrale geotermoelettrica.
Il Decreto Milleproroghe (D.L. 25 luglio 2018 n.91) e la successiva legge di conversione (L.21 settembre 2018 n.108) hanno mitigato le suddette criticità, incrementando di 24 mesi il termine previsto dal D.M. 23 giugno 2016 e dando un importante segnale di fiducia agli investitori.
E’ indispensabile prevedere un’ulteriore proroga di uguale misura per impedire che i progetti in corso decadano dal riconoscimento dell’incentivo per decorrenza dei termini previsti per l’entrata in esercizio. In questo modo sarà possibile salvaguardare la filiera della geotermia tecnologicamente avanzata, permettendo l’attivazione delle positive ricadute in termini socioeconomici ed industriali per il sistema paese e per i territori direttamente coinvolti dagli interventi.

 

LE GRAVI ACCUSE DI CHICCO TESTA ALLA SOPRINTENDENZA E I SILENZI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE: gli attacchi allo Stato di chi promuove centrali da milioni di euro possono lasciare silenti i rappresentanti delle istituzioni?

In merito al vergognoso (per le istituzioni) e offensivo (per la Soprintendenza, per i Comitati e per i cittadini) teatrino del 1° marzo con il (fu)ambientalista(ora)manager Chicco Testa alla presenza interessata del presidente della regione Toscana Eugenio Giani, condividiamo e pubblichiamo il comunicato di ECOSISTEMA Val D’Orcia.

 

Lascia a dir poco sbalorditi quello che è accaduto ieri (1 marzo 2021, ndr) alla presentazione del libro di Chicco Testa sulla “crescita felice” contro “l’integralismo ecologico”, presentazione cui ha partecipato il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Particolarmente grave risulta la dichiarazione esposta dall’ex manager di Sorgenia riguardo al reiterato parere negativo espresso dalla Soprintendenza (ente, lo ricordiamo, sovra-ordinato alla Regione), rispetto al progetto di centrale geotermica proposto dall’azienda in Val di Paglia.
Dopo aver incensato le magnifiche sorti e progressive del progetto, le mirabilia proposte dell’archistar Boeri da lui coinvolto, le testuali parole di Testa, che alludono a una mancanza di autonomia dell’ente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali sono le seguenti: “E il risultato qual è? Una sollevazione… non popolare perché non è vero che c’è stata una sollevazione popolare, ma una sollevazione di comitati che fanno un gran rumore, che riescono a condizionare la Soprintendenza, al punto tale che la Soprintendenza non autorizza la realizzazione dell’impianto” (vedi il contenuto delle affermazioni di Testa).

Se può forse non sorprendere, anche se totalmente fuori luogo, e comunque grave, che l’ex presidente del cda di un’azienda privata coinvolta nel progetto porti avanti simili spropositi, si resta francamente sconcertati dal silenzio del Presidente della Regione, che ha lasciato correre queste gravi accuse come se fossero legittime, senza intervenire in alcun modo.

Anche perché, nonostante le dubbie strategie retoriche di Testa, chiunque abbia letto il parere in questione sa bene che la Soprintendenza si è mossa in punta di diritto, seguendo alla lettera leggi nazionali e codici. E questo il Presidente Giani non può non saperlo.

…e comprate il libro!

Avevamo già rivolto una riflessione pubblica al Presidente Giani sull’opportunità della sua presenza a questa presentazione, considerando che la Regione Toscana tra pochi giorni dovrà esprimere un parere riguardante l’autorizzazione o meno alla centrale. Evidentemente, però, non siamo stati ascoltati.

In più, a questo grave attacco all’autonomia del Ministero, si affianca l’altro costante tentativo di delegittimare, sminuire e ridicolizzare l’azione dal basso, dai territori, che vede coinvolte associazioni per la tutela ambientale e culturale, amministrazioni comunali, imprenditori, cittadini, tutti presentati in modo semplicistico e caricaturale da Testa come un “ambientalista collettivo, quello che mette nel mazzo tutto e dice sempre di no”.
Anche qui: Testa parla da privato cittadino, difendendo interessi e visioni private. Ma da un rappresentante delle istituzioni pubbliche è legittimo aspettarsi un approccio più consapevole e rispettoso. Anche perché, nonostante i desideri dell’ex manager, convinto evidentemente di poter dispensare le sue verità agli incolti, occorre per lo meno ricordare che la Convenzione europea del paesaggio è molto chiara sulla paternità ‘dal basso’ del tema: Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni”, non come imposta dall’alto dai manager.

Infine, nel ribadire il nostro sconcerto per quanto è avvenuto ieri, rivolgiamo ancora una volta un invito ai nostri rappresentanti in Regione: non possono esserci dubbi circa la terzietà dell’amministrazione pubblica, tanto più quando si è in presenza di così delicati processi amministrativi, che coinvolgono da vicino soggetti istituzionali, amministrazioni, società civile, cittadini.
Questo deve avvenire sempre, ma ancor più adesso che i fondi del Recovery Plan e delle linee di finanziamento europee stanno per arrivare sui territori. La “svolta verde” deve avere come guida il bene pubblico, non l’interesse privato.

Se il Presidente Giani vorrà confrontarsi con noi sul tema, saremo senz’altro felici di poterlo fare: il tempo degli amministratori, lo sappiamo, oggi più che mai è prezioso; ma se si trova il tempo per presenziare alle intemerate di un Testa, si potrà forse trovarlo anche per ascoltare i territori.

ECOSISTEMA Val D’Orcia
Coordinamento Associazioni, Amministratori, Imprenditori e Cittadini


Link e notizie correlate:

Comunicato pubblicità della Regione Toscana all’incontro

Video dell’incontro su facebook

CentritaliaNews.it

PrimaPaginaChiusi.it

PrimaPaginaChiusi.it 2

Comunicato SI – Sinistra Italiana su GoNews

Comunicato di SINISTRA CIVICA ECOLOGISTA su Italia Oggi