La centrale Saragiolo, per il Consiglio di Stato, s’ha da fare!

Anche il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso, presentato da Italia Nostra, da alcune attività imprenditoriali della zona, dai comitati ambientalisti e da diversi cittadini, contro la costruzione della centrale Poggio Montone (poi denominata Saragiolo) proposta da Sorgenia Geothermal s.r.l.

Si conclude così una lunga battaglia legale, iniziata nel 2019 dopo la concessione dell’Autorizzazione regionale alla costruzione dell’impianto, che per un certo tempo ha visto anche la partecipazione del Comune di Piancastagnaio, che promosse un autonomo ricorso al TAR Toscana ma che non si è poi impegnato nell’appello al Consiglio di Stato; e si conclude nella maniera più amara per coloro che hanno preso parte a questa lotta, per una serie di motivi.
Certamente il primo è rappresentato dal fatto che i perdenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese a favore degli avvocati di Sorgenia e della Regione, oltre a quelle per i tecnici incaricati dallo stesso Consiglio di Stato di eseguire la “verifica” su alcune problematiche di carattere scientifico, riguardanti essenzialmente i collegamenti fra il serbatoio idropotabile dell’Amiata e quelli geotermici, dai quali viene estratto il fluido impiegato nel funzionamento delle centrali. Si tratta di somme non indifferenti ma in ogni caso questa possibilità era stata messa in conto dai ricorrenti.
In secondo luogo si è dovuto prendere atto che, di fronte ad una situazione di crisi drammatica per l’approvvigionamento energetico del Paese, anche in ambito giudiziario non si guarda troppo per il sottile, sottomettendo le esigenze di tutela paesaggistica ed ambientale, insieme a quelle della salvaguardia della risorsa idropotabile, alle più impellenti necessità della produzione elettrica: quanto poi possa risultare “essenziale” a tale scopo una centrale da 5 MW, di fronte allo sconvolgimento territoriale che produce, è tutto da dimostrare.
Infine, come nell’appello proposto contro l’autorizzazione alla costruzione della centrale Bagnore 4, anche questa volta il Consiglio di Stato ha emesso la propria sentenza senza entrare nel merito delle questioni: in questo caso, senza tener conto delle osservazioni proposte dai tecnici di parte sulla Relazione dei Verificatori.
La vicenda della consulenza di ufficio ha, infatti, aspetti a dir poco discutibili.
Dopo a rinuncia del Prof. Alberto Guadagnini, Direttore del dipartimento di ingegneria civile ed ambientale del Politecnico di Milano, il Consiglio di Stato, il 5 Ottobre 2021, aveva affidato le attività di verifica al Direttore del dipartimento di ingegneria dell’ambiente, del territorio e delle infrastrutture del Politecnico di Torino, Prof. Francesco Laio, con
possibilità di sub-delega nell’ambito della struttura universitaria: il 15 Novembre il Prof.Laio comunicava l’accettazione dell’incarico ed il relativo affidamento a tre professori del Dipartimento; veniva anche richiesto un tempo maggiore per l’esecuzione della verifica.
Con Ordinanza 564/2022 il Consiglio di Stato fissava la data del 10/04/2022 per la consegna della bozza della Relazione di verificazione, concedendo alle Parti la possibilità di fornire le proprie osservazioni nei 10 giorni successivi (quindi entro il 20/04/2022) e prescrivendo ai Verificatori di depositare entro il 30/04/2022 la Relazione nella versione finale, con eventuali controdeduzioni alle osservazioni.
In sostanza il Collegio dei Verificatori ha avuto 5 mesi e mezzo di tempo per produrre la propria relazione, che è risultata composta di 95 pagine. Come detto, i tecnici delle parti in causa, invece, avrebbero dovuto presentare le proprie osservazioni nei 10 giorni successivi.
Naturalmente quelli incaricati da Sorgenia hanno potuto rispettare tale termine, dato che i Verificatori erano arrivati a sostenere esattamente le loro tesi; ciò non è stato materialmente possibile per i tecnici degli appellanti, che si sono trovati a dover controbattere anche su dati che venivano resi disponibili per la prima volta (ad esempio, sulle portate di vapore emesse da ogni centrale). Il 14 Aprile l’Avvocato degli appellanti aveva chiesto la concessione di una proroga di 20 giorni per poter consentire ai propri tecnici di produrre le proprie osservazioni, ma solo il 22 Aprile, cioè due giorni dopo la scadenza del termine, il Consiglio di Stato ne comunicò il rifiuto.
I tecnici di parte depositarono la controrelazione il 29 Aprile ma, nella stessa data, i Verificatori presentarono la Relazione definitiva, del tutto uguale alla bozza, senza quindi tener conto di quanto veniva osservato al loro lavoro.

Sinceramente non si capisce il motivo della mancata concessione della proroga richiesta, anche perché, dato che l’udienza finale della causa era fissata per il 13 Ottobre, lo spostamento di una decina o di venti giorni per il deposito degli elaborati tecnici non avrebbe comportato alcun ritardo nello svolgimento del processo.

C’è da dire, comunque, che a questa già precaria situazione a carico degli appellanti si è aggiunto un ulteriore elemento di penalizzazione, rappresentato dal ritardo di 12 (dodici!) minuti nella presentazione della memoria conclusiva da parte dell’Avvocato, e la sentenza emessa evidenzia come anche questo documento non sia stato preso in considerazione: incidentalmente va osservato che l’estensore della sentenza è lo stesso Dott. Francesco Gambato Spisani relatore di quella, ugualmente negativa per le associazioni ambientaliste, relativa all’impianto di Castel Giorgio.

L’appello contro la costruzione della centrale Saragiolo è stato quindi respinto, senza che si siano potute valutare le tesi contrarie alla mancanza di connessione fra gli acquiferi, sostenute dai Verificatori, così come le problematiche legate ai fenomeni di subsidenza e bradisismo.

Fatto sta che il livello della falda del piezometro David Lazzaretti, dal momento dell’apertura della centrale Bagnore 4 cala sempre di più, nonostante le piogge consistenti degli anni passati, ed alla fine qualcuno ce ne dovrà pur spiegare il motivo.

Rete Nazionale NoGESI

ECOSISTEMA VAL D’ORCIA: 3 RICORSI AL TAR TOSCANA CONTRO LA CENTRALE CASCINELLE IN VAL DI PAGLIA

Pubblichiamo il comunicato del Coordinamento Ecosistema Val d’Orcia.

 

 

 

 

ECOSISTEMA VAL D’ORCIA
3 RICORSI AL TAR TOSCANA DA PARTE DI IMPRENDITORI, OPERATORI AGRITURISTICI, COLTIVATORI DIRETTI, ASSOCIAZIONI, CITTADINI CONTRO LA CENTRALE CASCINELLE IN VAL DI PAGLIA

A inizio settimana sono stati prodotti, in aggiunta a quello presentato dal Comune di Radicofani al Tribunale Amministrativo della Toscana che vede la partecipazione anche del Comune di Castiglione d’Orcia, tre ulteriori ricorsi da parte delle comunità locali e degli imprenditori di Val d’Orcia, Val di Paglia e Amiata.

Tale risultato (mai si erano visti in precedenza nella nostra zona ben quattro ricorsi al TAR mossi da amministrazioni comunali e cittadini su uno stesso tema di tutela del territorio) è stato possibile in virtù della copiosa raccolta di oltre 38.000 euro in meno di un mese e mezzo, grazie alla contribuzione di centinaia di cittadini e operatori economici che, anche con questo atto, così come precedentemente con i convegni, le conferenze, le tavole rotonde, le pubblicazioni, intendono affermare la propria netta contrarietà alla Centrale Cascinelle voluta dalla società privata Sorgenia e dalla Regione Toscana.

Si tratta di un risultato straordinario, reso possibile dall’efficacia del Coordinamento Ecosistema Val d’Orcia, che vede al proprio interno soggetti pubblici e privati, amministrazioni comunali (Radicofani, Castiglione d’Orcia, Pienza), gruppi consiliari di maggioranza e minoranza, liste civiche, fondazioni, associazioni, circoli, comitati, tutti soggetti sottoscrittori della “Carta di Radicofani”, documento in cui si dichiaravano, motivandole analiticamente, le ragioni della contrarietà alla centrale. Il progetto prevederebbe, se realizzato, la collocazione in Val di Paglia, sulla via Francigena nelle località Voltole e Voltolino (siti lungo la storica arteria stradale citati con la denominazione Sce Petir in Pail da Sigerico Arcivescovo di Canterbury di ritorno da Roma nel 995) di una Centrale geotermica a ciclo binario e reimmissione forzata dei fluidi a grandi profondità nei terreni a fianco del fiume Paglia, sulla buffer zone dell’Area UNESCO Val d’Orcia nel comune di Radicofani, a poche centinaia di metri dalle sorgenti termali di Bagni San Filippo.

Comprendiamo che questa vicenda possa apparire paradossale ma così è, e i cittadini di Amiata e Val d’Orcia hanno dichiarato, anche in occasione dei tre ricorsi al TAR della Toscana, la propria volontà ferma, oltreché la tenacia e la determinazione, di far valere le proprie ragioni, ritenendo doveroso il diritto dei territori di essere ascoltati, fosse anche di fronte al Consiglio di Stato e al Consiglio d’Europa, e di non poter rinunciare all’impegno di collaborare attivamente a disegnare il futuro delle proprie terre, con responsabilità e visione alta, per chi vive qui ora e per le generazioni che verranno.

Ecosistema Val d’Orcia contrappone a un progetto che presenta rischi reali di sismicità indotta, subsidenza, alterazione delle falde acquifere profonde termali e non, alterazione ambientale e paesaggistica, avvalorati da numerosi pareri tecnici e scientifici, un modello di sviluppo rispettoso della vocazione storica e ambientale della valle. La centrale infatti, se realizzata, vanificherebbe anche l’ambizioso progetto, condiviso con le comunità locali, «PARNAS Parco Archeologia Natura Sostenibilità della Val di Paglia e dell’Amiata» presentato a maggio alla Accademia dei Fisiocritici di Siena da parte del Comitato Tecnico Scientifico che lo ha ideato e prodotto e che in quella stessa occasione lo inviò all’allora ministro della Cultura Franceschini. Il ministro, lo vogliamo ricordare, poco tempo dopo esercitò il suo potere di interdizione nei confronti del progetto della Centrale Le Cascinelle, recependo in pieno i cinque pareri negativi già espressi durante la Valutazione di Impatto Ambientale dal Soprintendente Gabriele Nannetti.

La partita è ancora tutta aperta. Intanto, cittadini e istituzioni dell’area Amiata-Val d’Orcia sono più che mai motivati ad andare avanti; con la determinazione e la visione di chi crede che non si possa e non si debba prescindere dal coinvolgimento e dalla partecipazione delle popolazioni nella costruzione del futuro delle terre nelle quali esse vivono e che, con il loro lavoro, contribuiscono a preservare e a valorizzare.

Coordinamento Ecosistema Val d’Orcia

Magliano, 5 novembre 2022. Dall’assemblea un NO chiaro contro le centrali. Nasce Maremma Amata

Il 5 novembre 2022 si è svolta una partecipata assemblea a Magliano per la difesa del territori dal rischio di esplorazioni e centrali geotermiche. Si è anche costituito un nuovo comitato col nome di Maremma Amata. Riportiamo il comunicato.

 

 

 

 

Comunicato Comitato Maremma Amata

Si è tenuta nella giornata di Sabato 5 Novembre, nell’area del comune di Magliano in Toscana, la prima riunione del neonato Comitato Maremma Amata alla presenza di innumerevoli cittadini e rappresentanti della politica e della scienza, per contrastare il folle progetto di trivellazioni esplorative in due aree naturali finora salvaguardate ed estremamente caratterizzate da produzioni agroalimentari di eccellenza.
Questo primo incontro nasce dalla cooperazione tra il Comitato Maremma Amata con il coordinamento SOS Geotermia Scansano e le amministrazioni di Scansano e Magliano nel tentativo di fermare il degrado ambientale che tale attività esplorativa comporterebbe. Tutto ciò in contrasto con la pianificazione locale e regionale che da anni ha dichiarato non idonee le zone delle future trivellazioni geotermiche esplorative.
Gli avvocati incaricati al contrasto di tali iniziative, che già hanno presentato ricorso al TAR della regione Toscana, evidenziano oltretutto quanto queste pericolose attività di trivellazione geotermica esplorativa potrebbero arrecare ancora un maggior danno per la totale assenza di tutela ambientale e sanitaria nel programma della frazione di Pereta e Scansano.
Ed è proprio a Pereta che si è formato il Comitato per la tutela di questo angolo di Maremma ancora incontaminata che si trova nel cuore della DOCG Morellino di Scansano, la denominazione storica della provincia di Grosseto.
Un’area di grandi eccellenze agroalimentari che comunque annovera ben una DOCG, 7 DOC, 2 IGT nonché una DOP olivicola, quella del prestigioso Olio di Seggiano e svariate eccellenze del food che spaziano dagli ottimi formaggi ai salumi di cinta, allo zafferano, divenuto presidio Slow Food fino alla produzione dell’aglio rosso maremmano.
Un territorio dove già a partire da metà degli 90, si crea uno dei primi distretti rurali di Europa e dove l’imprenditoria agricola e quella turistica sono fonti economiche di assoluto rilievo.
Proprio per questo motivo alla riunione hanno partecipato numerosi imprenditori agricoli e turistici e presidenti e direttori dei vari consorzi con la speranza di divulgare e sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali e politiche sulle gravi conseguenze di questi pozzi esplorativi, evidenziando quanto gli impianti geotermici nati alla fine degli anni 50 nel territorio del bacino geotermico del Monte Amiata abbiano alterato gravemente il sistema geomorfologico del vulcano contribuendo al depauperamento degli immensi serbatoi d’acqua che, attraverso l’acquedotto del Fiora, servono un bacino d’utenza che, d’estate, raggiunge le 700.000 persone.
Proprio nell’ottica di informare e accrescere la consapevolezza di tutti i cittadini è stato invitato come relatore il geologo e vulcanologo Dott. Andrea Borgia che ha fatto un quadro preciso ed esaustivo sulla pericolosità e le irreparabili conseguenze che impianti di produzione geotermica apporterebbero come l’inquinamento dell’aria circostante da polveri sottili e metalli pesanti e l’impoverimento del serbatoio idrico del polo termale di Saturnia.
Con queste premesse ci auguriamo che l’intervento dei rappresentanti politici con la presenza dell’On. Marco Simiani, dei Consiglieri regionali Donatella Spadi ed Andrea Ulmi, di Valentino Bisconti in rappresentanza della Provincia di Grosseto – tutti contrari allo sfruttamento geotermico nella zona di Pereta e Scansano – possa contribuire al blocco di una iniziativa che rischia di rovinare per sempre uno degli angoli più incontaminati della Maremma grossetana.
Noi del Comitato Maremma Amata ci siamo e ci adopereremo strenuamente alla salvaguardia della nostra terra.


Leggilo anche su:  AgenziaImpress.itLa NazioneControradio.itIl Giunco.net 8 novembre 2022Il Giunco.net 7 novembre 2022

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Il Tirreno 10/11/22 (clicca per ingrandire):

Presentazione Studio InVetta: bocciato merito e metodo. Politici -al solito- assenti

A seguito dell’assemblea pubblica di presentazione dello Studio epidemiologico InVetta ad Abbadia San Salvatore del 28 ottobre 2022, pubblichiamo il comunicato di Comitato Salvaguardia Ambiente Monte Amiata – Rete Nazionale NoGesi – SOS Geotermia – Lista civica Abbadia Futura del 29/10/22.

 

 

Fin dall’avvio della presentazione dello Studio “InVetta”, elaborato dall’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) con il contributo di Arpat e di altri organismi regionali, e avente ad oggetto lo “Stato di salute della popolazione amiatina”, che ha avuto luogo il 28 ottobre presso il Cinema-teatro Amiata di Abbadia San Salvatore, si è capito che il clima non fosse dei più tranquilli. Cinzia Mammolotti, consigliera di minoranza del Comune di Abbadia ed in rappresentanza dei comitati ambientalisti amiatini, ha subito richiesto l’inversione dell’ordine del giorno dell’assemblea, per consentire di far partecipare alla discussione anche il numeroso pubblico intervenuto. Respinta questa proposta, l’assemblea si è svolta secondo il programma prefissato ma l’illustrazione dei vari aspetti dello studio è terminata solo alle 19,45.

A quel punto ha avuto inizio l’esposizione delle domande e delle osservazioni. È stata innanzitutto contestata l’assenza degli organi politici regionali, a partire dagli Assessori Bezzini (sanità) e Monni (ambiente ed energia), mai visti in Amiata dopo la prima presentazione ufficiale avvenuta a Firenze oltre dieci mesi fa.

“Le conclusioni di oggi, per altro molto discutibili – è stata alla fine la considerazione dei comitati – non possono essere prese a giustificazione del disastro che si annuncia per l’Amiata, con il polo geotermico che la Regione Toscana vuole insediarci”. Tanto più che Fabio Landi – studioso del problema – ha messo chiaramente in evidenza i limiti intrinseci dello Studio che, essendo concepito come uno studio “di prevalenza”, non è in grado di determinare una relazione di causalità fra l’esposizione (ad un inquinante) e l’evento (una malattia). E ha rilevato anche la stranezza di quanto sostenuto in merito al fatto che, all’aumentare degli inquinanti geotermici, si osserverebbe una riduzione delle patologie respiratorie, mentre in uno studio contemporaneo della dottoressa Nuvolone sulle esposizioni croniche ad H2S eseguito secondo altri criteri, i risultati parlano di “un’associazione tra l’esposizione a concentrazioni crescenti di acido solfidrico e il rischio di mortalità ed ospedalizzazione”. A questo proposito i risultati dello studio InVetta potrebbero risentire – è stata la conclusione dei comitati – “della scarsa attendibilità dei valori delle concentrazioni di inquinanti associati ai singoli partecipanti all’indagine sulla base delle mappe di ricaduta utilizzate”.

Lo studio InVetta ha anche confermato come la popolazione residente nei comuni principali (Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, Arcidosso, Santa Fiora e Castel del Piano) sia soggetta a livelli di esposizioni ambientali maggiori rispetto ai cittadini residenti nei comuni di controllo vicini (Radicofani, Castiglione D’Orcia, Seggiano e Cinigiano) e di conseguenza anche le concentrazioni dei metalli nei campioni biologici hanno mostrato valori decisamente più alti tra i residenti nei comuni principali rispetto a quelli di controllo.

Sulla stessa linea si osserva come l’esposizione alle emissioni delle centrali geotermiche comportano livelli urinari di tallio e di mercurio più elevati nei lavoratori presso le centrali geotermiche rispetto al resto del campione. Mentre la presenza di arsenico (inquinante emesso anche dalle centrali) nelle acque potabili, mostra una stretta relazione con l’aumento di rischio di tumori, di malattie respiratorie e cardiovascolari.

Abbadia San Salvatore, 29 ottobre 2022


Leggilo su:

Centritalianews.it

La Nazione (clicca per ingrandire)

 

Amiata: parco nazionale o geotermia? Comunicato del Centro Parchi Internazionale

A seguito dell’assemblea pubblica di presentazione dello Studio epidemiologico InVetta ad Abbadia San Salvatore del 28 ottobre 2022, pubblichiamo un comunicato del 1/11/22 dal titolo “AMIATA: PARCO NAZIONALE O GEOTERMIA?” a firma del professor Franco Tassi per conto del Centro Parchi Internazionale.

 

 

 

Si è svolto il 28 ottobre 2022, nel cinema di Abbadia San Salvatore, un importante incontro – definito impropriamente dagli Organizzatori (Regione Toscana, ARS, ARPAT) come “Assemblea pubblica” (*) – aperto alla cittadinanza, sul tema “Geotermia e salute: i risultati dello studio InVetta”.

L’evento è stato contestato dai Comitati che difendono l’Amiata, sia per lo spazio limitatissimo concesso al dibattito, che per la completa assenza dei responsabili politici della Regione, il cui vero obiettivo è dichiaratamente quello di trasformare il Monte Amiata in “Area Industriale Geotermica”, costruendo almeno 15-20 nuove Centrali entro l’anno 2030.

Un obiettivo a dir poco folle, che non solo risulta in netto contrasto con le linee guida europee, le quali per fronteggiare la crisi climatica, ecologica e idrogeologica si prefiggono di tutelare entro il 2030 almeno il 30% del territorio con Parchi Nazionali e Aree Protette: ma appare anche devastante per un comprensorio tanto ricco di paesaggio, biodiversità, patrimonio naturale e tradizioni culturali, la cui autentica vocazione è senza dubbio quella di diventare un Parco Nazionale di valore internazionale. Perché la “Montagna Sacra degli Etruschi” può costituire un formidabile “attrattore” per il turismo naturalistico, fotografico e culturale di ogni provenienza, e in tutte le stagioni.

E l’Amiata continuerà anche in futuro, se non verrà sfigurato nel paesaggio e sconvolto nell’ecosistema forestale e montano, a offrire una eccellente qualità di vita, e a donare acqua di ottima qualità alle terre contigue.

Con ogni rispetto per le accurate statistiche sciorinate dai Relatori, da questo incontro la Geotermia non è quindi uscita candida e innocente come la Regione avrebbe voluto. L’inquinamento è palese, e un incremento delle patologie appare incontestabile, per cui suonano abbastanza goffi i tentativi di attribuirne la causa all’orticoltura, oppure alle predisposizioni individuali. Né va taciuto che i pericoli connessi all’invasione delle nuove Centrali sono assai più vasti, e vanno dal pesante inquinamento e depauperamento delle falde idriche (proprio quelle che dissetano tutti i territori limitrofi), alle possibili incidenze sulla vulnerabilità sismica (dato che sono proprio le acque sotterranee a garantire un prezioso effetto ammortizzatore).

Le proteste della Comunità Amiatina non sembrano quindi ingiustificate, anche perché è mancato un vero dibattito, e un giudizio indipendente e approfondito sugli effetti della Geotermia è stato semplicemente rinviato. Non si comprende quindi come la Regione possa insistere nell’assurdo progetto di trasformare l’Amiata in Zona Industriale, con disastrose conseguenze per la montagna, le zone vicine e l’avvenire delle popolazioni locali.

Nel frattempo, però, sta riprendendo quota l’idea del Parco Nazionale, previsto fin dal 1991 dalla Legge quadro sulle Aree protette, e finora realizzato solo in minima parte con il piccolo Parco delle Miniere. Una realtà ambientale che in un Paese civile e moderno dovrebbe estendersi alla tutela dell’intero patrimonio ecologico di questa straordinaria montagna, ricca di fauna, flora, selve e biodiversità che meritano di essere conosciute, studiate e protette. In questa prospettiva, assume rilievo anche la recente notizia della prossima creazione di un Centro Scientifico ad Abbadia San Salvatore, nella storica Palazzina delle Miniere, che verrà prossimamente restaurata e attrezzata, arricchendo così l’Amiata di un ulteriore importante richiamo culturale e turistico.

Roma, 1° Novembre 2022
Professor Franco Tassi – Centro Parchi Internazionale

(*) L’impressione percepita dai partecipanti è stata che gli organizzatori, temendo le contestazioni ma volendo sfoggiare una parvenza di verde e democraticità, abbiano scimmiottato le “public hearings” (audizioni, consultazioni) dei Paesi più avanzati, ma senza aprirsi a una vera discussione libera e approfondita.

Studio INVETTA. Il 28 ottobre 2022 ad Abbadia non vogliamo la solita passerella

Comunicato del 26 ottobre 2022 di SOS Geotermia (Rete Nazionale Nogesi), Comitato di Salvaguardia Ambiente del Monte Amiata e Lista Civica Abbadia Futura in merito alla ASSEMBLEA PUBBLICA di presentazione dello Studio epidemiologico InVetta ad Abbadia San Salvatore il 28 ottobre 2022.

INVITIAMO I CITTADINI A PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA

I Comitati a tutela e difesa del territorio esprimono il loro disappunto per la organizzazione del convegno “Geotermia e Salute, i risultati dello Studio InVETTA della Regione Toscana”, che saranno presentati alla popolazione amiatina venerdì 28 ottobre al cinema-teatro Amiata di Abbadia San Salvatore a partire dalle ore 17: infatti il programma dell’iniziativa relega alle ore 18,45 (ma sicuramente anche oltre) lo spazio riservato a “domande e discussione”.

Chiediamo invece uno spazio centrale, che cominci almeno alle ore 18, per chiarimenti, interventi e quesiti dal pubblico e nel contempo denunciamo l’assenza della politica, reclamando invece la partecipazione all’incontro degli assessori competenti (Bezzini e Monni), nonché del Presidente Giani.

I risultati dello studio, che sono raccolti in una pubblicazione di tre volumi (per un totale di 700 pagine –  volume 1 – volume 2  – Allegati ), durato oltre dieci anni e con il rilevante impegno economico di circa un milione di euro, presentato a Palazzo Strozzi il primo febbraio 2022, non sono stati ancora illustrati alla cittadinanza amiatina, nonostante le sollecitazioni di minoranze consiliari, come “Abbadia Futura”, anche a nome dei 2060 cittadini, di età compresa tra 18 e i 70 anni, che vi avevano preso parte.

Non vorremmo però che l’incontro di venerdì si tramutasse nella solita passerella di funzionari della Regione Toscana – Ars, Arpat, Ausl Toscana Sudest – incaricati di “indorare la pillola” e di rassicurare, come già era successo con il precedente studio epidemiologico nel 2010, che non vi sono correlazioni importanti tra “emissioni geotermiche e aspetti sanitari” e che pertanto si può procedere nello sfruttamento della risorsa.

Preoccupano infatti le recenti esternazioni dell’assessora regionale all’Ambiente Monia Monni: “La diffidenza che ha rallentato lo sviluppo di questo settore deve esser superata perché i risultati di una delle più importanti indagini epidemiologiche che siano mai state condotte fino ad oggi, con oltre 10 anni di studi approfonditi, dimostra che non ci siano impatti significativi sulla salute derivanti dall’attività geotermoelettrica” e che “non possiamo perdere il treno del raddoppio della potenza geotermica da installare in Italia al 2050 e da subito dobbiamo lavorare per arrivare a
un incremento di 200MW al 2030”.

Ecco a cosa servono tali studi! Ma allora la presenza di arsenico nelle acque e i livelli urinari di tallio e mercurio più alti nei lavoratori delle centrali, rispetto agli altri partecipanti alla ricerca, i quali per altro presentano concentrazioni di metalli (mercurio, tallio, arsenico, cromo, etc.) nel sangue e nelle urine già superiori alla norma, vogliono dire che tutto va bene? Esigiamo subito verità e trasparenza a tutela della salute della popolazione e del nostro ambiente.


CI SIAMO GIA’ OCCUPATI DELLO STUDIO INVETTA IL 20/2/22, IL 14/2/22, IL 6/2/22, IL 28/4/18


Questo il programma previsto:

ASSEMBLEA PUBBLICA
Geotermia e Salute: I risultati dello studio InVETTA
Cinema Abbadia San Salvatore, 28 ottobre 2022 ore 17.00

17.00 Introduzione all’incontro
Simona Dei – Direttore sanitario AUSL Toscana sud est
17.15 Perché lo Studio InVETTA: scelte metodologiche e pianificazione
dell’indagine
Fabio Voller – ARS Toscana
17.30 Qualità dell’aria nelle aree geotermiche
Alessandro Bagnoli – Arpat Toscana
17.45 Impatto delle attività geotermiche sulla salute della popolazione
Giorgia Stoppa – Ars Toscana
18.00 Le concentrazioni dei metalli nei campioni biologici nell’Indagine
InVETTA
Maria Cristina Aprea – Laboratorio di Sanità Pubblica Asl Sud Est
18.15 Esposizione ai metalli ed effetti sulla salute
Daniela Nuvolone – Ars Toscana
18.30 Programma di monitoraggio regionale 2022-2024
Fabio Voller – Ars Toscana
18.45 Domande e discussione

Roma, 16 giugno 2022. Stati generali della Geotermia: se la suonano e se la cantano, ringraziando Putin…

RESOCONTO degli STATI GENERALI DELLA GEOTERMIA svoltosi il 16/06/2022 a ROMA

L’ennesimo convegno sulla geotermia (stavolta è stato denominato “Stati generali della Geotermia”, promosso dal Consiglio Nazionale dei Geologi) si è risolto nel solito show di personaggi, anche molto autorevoli per la verità, portavoce di un sentire unanime e unanimemente condiviso: la geotermia è la soluzione energetica del futuro, ce n’è troppo poca nel nostro paese per colpa degli ambientalisti e della burocrazia ma per fortuna, grazie anche alla guerra, gli orientamenti politici stanno cambiando, ci aspetta una clamorosa rivincita.

Hanno partecipato, oltre agli ospitanti Geologi Emanuele Emani, Arcangelo Violo e Lorenzo Benedetto, una decina e più di tecnici esperti, fra i quali: Bruno Della Vedova, Presidente Unione Geotermica Italiana (UGI); Nunzia Bernardo, Delegata Ricerca sul Sistema Energetico (RSE S.p.A.); Adele Manzella, Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); Gennaro Niglio, Direttore Sviluppo e Innovazione GSE S.p.A.; Nicolandrea Calabrese, Responsabile Laboratorio efficienza energetica Edifici e Sviluppo Urbano del Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica ENEA; Andrea Dini, Istituto di Geoscienze e Georisorse (CNR); Aurelio Cupelli, Manager Rete Geotermica; Lorenzo Spadoni, Presidente Associazione Italiana Riscaldamento Urbano (AIRU); Moreno Fattor, Presidente Associazione Nazionale Impianti Geotermia Heat Pump (ANIGhp); Loredana Torsello, Responsabile Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche (Co.Svi.G.); oltre ad una nutrita schiera di politici: Aldo Patriciello, Eurodeputato Commissione Industria, Ricerca ed Energia (Forza Italia); Nicola Procaccini, Eurodeputato Commissione Ambiente, Sanità e Sicurezza Alimentare (Fratelli D’Italia); Riccardo Fraccaro, Componente 10ª Commissione permanente Attività produttive, commercio e turismo – Camera dei Deputati (M5S); Paolo Arrigoni, Componente 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali – Senato della Repubblica (Lega); Mauro Coltorti, Presidente 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni – Senato della Repubblica (M5S); Ruggiero Quarto, Componente 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali – Senato della Repubblica (M5S); Cristiano Anastasi, Componente 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo – Senato della Repubblica (M5S).

In un contesto così ricco ed articolato, nemmeno stavolta si è sentita l’esigenza di consentire l’intervento di qualcuno, né a livello scientifico né politico o, perché no, dei Comitati ambientalisti, che portasse una voce “fuori dal coro”, forse per la preoccupazione di dover far fronte a qualche imbarazzo.

Avendo assistito da remoto a gran parte del convegno, dobbiamo dire di essere rimasti particolarmente delusi dalla performance del Responsabile Geotermia Italia Luca Rossini, che si era presentato proponendo il tema della “geotermia come sviluppo sostenibile del territorio”.
Attraverso una confusa illustrazione di 4 (quattro) diapositive, ha cercato di evidenziare come, a Larderello, in due secoli di sviluppo geotermico, la Valle del Diavolo infestata dalle esalazioni boracifere abbia assunto un aspetto più “umano”, sorvolando sul fatto che il Comune di Castelnuovo Val di Cecina regala le case per contrastare lo spopolamento indotto dalla monocultura geotermica; ha immancabilmente riproposto la bufala della riduzione delle emissioni dell’anidride carbonica naturale che le centrali sarebbero in grado di operare, omettendo la semplice osservazione che i pozzi di alimentazione delle centrali spinti a 3500 m. di profondità portano in superficie altri gas, fra cui anche la CO2, che altrimenti impiegherebbero secoli a fuoriuscire dal terreno, sommandosi pertanto a quelli che inevitabilmente fuoriescono per vie naturali.
Non ha mancato di esaltare l’utilizzazione del calore per usi plurimi quali il teleriscaldamento delle abitazioni, parlando dell’economicità di questi impianti e della loro relativa indipendenza rispetto alle variazioni dei costi dell’energia, forse non essendo a conoscenza dei costi reali che gli utenti sopportano (a Santa Fiora il teleriscaldamento costa quanto un impianto alimentato a GPL). Ha anche evidenziato l’attenzione di ENEL all’inserimento paesaggistico delle centrali ma da questo punto di vista c’è ben poco da controbattere: basta dare un’occhiata alla visuale del Monte Labbro che si osserva per alcuni kilometri della provinciale tra Santa Fiora e Bagnore, o a quella dell’Amiata dall’ex statale 323 intorno nella zona della Bella per rendersene conto.

Non poteva mancare il ricatto occupazionale, col riferimento alle 80 imprese dell’indotto che opererebbero nei comuni geotermici, alle 150 in ambito regionale, rispettivamente con 1500 e oltre 4000 addetti, con un implicito richiamo alla necessità di ripristinare, a favore di questa attività, la politica degli “incentivi” che dovrebbe rivedere la luce con l’emanazione del prossimo decreto Fer2.

A tale proposito è da dire che ha partecipato al convegno anche il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che sarà ricordato per un intervento assolutamente incomprensibile, non è dato sapere se per motivi tecnici (malfunzionamento del microfono) o per motivi personali, da attribuire al desiderio di dissimulare le proprie reali intenzioni ed attività.

Molto interessante invece, ed in qualche misura dissonante, il contributo del Prof. Carlo Doglioni, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che è arrivato a richiamare i “pasdaran” geotermici alle proprie responsabilità, innanzitutto attraverso una comunicazione scientifica corretta delle problematiche connesse a questa attività, ma anche mediante la messa in campo di quella che ha definito “l’etica della geotermia”, consistente innanzitutto nel rispetto delle “regole della natura”: ad esempio, non ci possiamo permettere (sono le sue parole) di generare sismicità a causa dell’attività di questi impianti e non si devono fare perforazioni in aree critiche, come successo nel giugno-luglio 2020 a Pozzuoli, perché in questi casi il rischio di suscitare la contrarietà dell’opinione pubblica è più che reale e giustificato.

Comunque, come detto, ancora una volta se la sono suonata e se la sono cantata, senza la minima considerazione nei riguardi dei tanti, sempre più numerosi, che evidenziano problemi irrisolti in merito alle emissioni in atmosfera (e quindi sulla salute degli abitanti esposti), al consumo di acqua, all’inserimento in aree con vincoli ambientali etc., associati a questa attività: anzi, sembra che abbiano bisogno di rafforzare le loro stesse convinzioni anche attraverso affermazioni assolutamente insignificanti quali “le emissioni di inquinanti delle centrali geotermiche sono costantemente monitorate da ARPAT e sotto limiti di legge”, quando è universalmente risaputo che i controlli vengono eseguiti solo se gli AMIS sono perfettamente funzionanti ed in tali condizioni è normale che le emissioni rispettino i limiti (per quelle poche sostanze che sono attualmente normate).

E’ chiaro però, anche sulla base di quanto evidenziato nel convegno, che l’opposizione allo sviluppo ulteriore della geotermia sarà sempre più problematica, in considerazione del procedere di una crisi energetica oramai conclamata a causa delle forti riduzioni nelle forniture di gas dalla Russia. In questo quadro qualsiasi possibilità di sfruttamento di risorse nazionali, anche in grado di fornire contributi insignificanti al fabbisogno energetico nazionale, possono essere prese in considerazione, calpestando le vocazioni naturalistiche di territori come l’Amiata, dove il Presidente Giani vuole realizzare il secondo polo geotermico regionale, e mettendone a rischio ricchezze ben più importanti e decisive per la sopravvivenza, come il bacino idropotabile.

Non a caso sono di questi giorni anche gli appelli per un uso più consapevole e contenuto dell’acqua, in primo luogo di quella potabile, a causa del periodo di estrema siccità che attanaglia l’Italia e la nostra stessa provincia, con l’Acquedotto del Fiora che si ostina a ripetere che tutto dipende dalla riduzione delle precipitazioni, mentre noi riteniamo che un contributo significativo alla riduzione delle portate delle sorgenti sia da attribuire anche allo sfruttamento geotermico, dal momento che, a seguito dell’apertura della centrale Bagnore 4 nel 2015, i piezometri che misurano l’altezza della falda sul Monte Amiata hanno subito un abbassamento mai recuperato, nonostante la piovosità degli anni successivi.

Rete nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

Geotermia, Borgia smentisce Sbrana sulle emissioni “naturali” di CO2 delle centrali

Il Prof. Andrea Borgia, geologo, vulcanologo e valutatore ambientale, profondo conoscitore della geotermia amiatina, replica al Prof. Alessandro Sbrana, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa che, insieme ad un gruppo di collaboratori, ha recentemente pubblicato alcuni articoli ( 123) in merito ai risultati di studi sulle emissioni naturali di CO2 nell’area geotermica del Monte Amiata; questi studi, finanziati da ENEL, portano gli autori a concludere che il degassamento della CO2 avverrebbe comunque, anche se le centrali non fossero presenti ed anzi, il loro funzionamento ne diminuirebbe l’entità.

Innanzitutto il Prof. Borgia sostiene che, indipendentemente dalle emissioni naturali, quelle di CO2 misurate in corrispondenza dei camini delle centrali appartengono comunque alle centrali in quanto impianti industriali e non possono attribuirsi ad altre cause.
Allo scopo di confrontare le emissioni delle centrali con quelle “naturali”, è da considerare che le misurazioni utilizzate per il calcolo di queste ultime, misure peraltro estrapolate sembra arbitrariamente ad un’area molto vasta attorno ad ognuna di esse, sono state effettuate durante il periodo estivo e durante il giorno, cioè quando i loro valori sono generalmente massimi: durante la notte e negli altri periodi dell’anno questi valori potrebbero ridursi di decine se non di centinaia di volte.

Mancando poi una quantificazione attendibile delle emissioni in epoca precedente allo sfruttamento geotermico, risulta piuttosto arbitraria l’attribuzione a cause naturali di un fenomeno che anch’esso potrebbe essere in realtà la conseguenza di 60 anni di sfruttamento: la caduta di pressione che si ha nell’area di influenza di ogni pozzo estrattivo, provoca il fenomeno dell’essoluzione (cioè della separazione) della CO2 dal fluido geotermico, e quindi la sua risalita in superficie sia attraverso i pozzi che lungo le vie naturali, costituite dalle fratture e dalle faglie presenti nella roccia.

Infine la stessa attività geotermica produce CO2, sia perché il liquido reiniettato, venuto a contatto con l’aria, risulta più ricco di ossigeno e favorisce le reazioni di ossidazione delle rocce dei campi geotermici, sia perché la combustione catalitica dell’Idrogeno solforato che ha luogo negli impianti AMIS produce indirettamente ulteriore CO2 che viene liberata in atmosfera. Peraltro sembrerebbe che tutti questi sono aspetti non siano mai stati effettivamente sottoposti a valutazione d’impatto ambientale.

In ogni caso le emissioni di CO2 dimostrano che gli strati di terreno che separano il campo geotermico dalla superficie non sono impermeabili: ciò porta con sé la conseguenza che anche l’acquifero idropotabile contenuto nelle vulcaniti del Monte Amiata è connesso tramite faglie, fratture, camini vulcanici e, appunto, rocce permeabili ai campi geotermici.

Quindi, i gas (tra cui anche l’arsenico) che risalgono dal campo geotermico verso la superficie e verso l’acquifero, lo possono inquinare; fatto già dimostrato dalle rilevazioni dei piezometri della Regione Toscana e di ENEL. Allo stesso tempo, l’acqua potabile dell’acquifero può percolare verso i campi geotermici inquinandosi irrimediabilmente.
La sola alternativa, alla attuale impattante forma di sfruttamento geotermico, è rappresentata dalle più recenti tecnologie (GreenFire o Eavor), che si basano su pozzi profondi a circuito chiuso (come alcuni tipi delle comuni sonde geotermiche) all’interno dei quali viene fatto circolare un liquido che estrae solo il calore geotermico, senza nessuna movimentazione di materia dal sottosuolo.

Rete nazionale NoGESI

Geotermia, NO incentivi: quarta lettera al ministro Cingolani, risponderà?

 

 

 

Al Prof. Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica
E, p.c.: Al Prof. Mario Draghi, presidente del Consiglio dei Ministri

Oggetto: Lettera aperta al Ministro Prof. Roberto Cingolani sulla Geotermia.

Egregio Sig. Ministro,

Le Sue considerazioni in risposta alla interrogazione a prima firma On. Ziello (Lega), per conoscere i tempi effettivi di emanazione del decreto Fer2 e le sue esternazioni circa gli incentivi alla geotermia (FER 2) (“incentivo che sia ragionevolmente attrattivo”) ci hanno sorpreso.
Le avevamo mandato tre lettere, una con le associazioni Forum Ambientalista ONLUS e Accademia Kronos del 14.03.2021-NOTA (1)-, l’altra del 27.03.2021 e l’ultima l’11.06.2021 in cui esprimevano la nostra contrarietà alla concessione di incentivi alla geotermia, dopo lo “stop” del 2016.
La Rete NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa ed Inquinante) è nata il 26.10.2013, a Bolsena (tra Toscana e Lazio-Umbria), quindi circa da 10 anni segue l’evolversi ed i problemi della geotermia.

Siamo contrari agli incentivi alla geotermia per le seguenti ragioni:

1.Come sostiene autorevolmente, ma ancora non a sufficienza, la stessa Unione Europea nella Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili (considerando 46): “L’energia geotermica è un’importante fonte locale di energia rinnovabile che di solito genera emissioni considerevolmente più basse rispetto ai combustibili fossili, e alcuni tipi di impianti geotermici producono emissioni prossime allo zero. Ciononostante, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo, che sono nocive per la salute e l’ambiente”.

2.La geotermia italiana attuale sembra “ecologica” soltanto perché le autorità nazionali omettono di comunicare all’European Environment Agency le emissioni di gas serra e di altri inquinanti delle centrali, abbellendo così il quadro emissivo italiano (come risulta da nostri contatti con la UE). La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostrano con tutta evidenza che la geotermia non è affatto sempre pulita, rinnovabile e sostenibile. Ma lo è solo a determinate condizioni, che dipendono dalle specificità del territorio nel quale la si vuole usare e dalla tecnologia impiegata. Ogni caso va esaminato a parte, con appropriata attenzione e grandissime cautele.

3.La presenza delle centrali geotermoelettriche in Italia, che attualmente riguarda la sola Regione Toscana e solo con l’uso della tecnologia “flash”, con rilascio dei vapori in atmosfera, è contestata da anni nell’area del Monte Amiata in Toscana, dove si trova l’ultima centrale autorizzata nel 2014 (Bagnore 4), mentre la “privatizzazione della geotermia” voluta dal Governo Berlusconi (D. Lgs.22/2010) in 10 anni non ha prodotto alcuna centrale “pilota”, proprio per l’opposizione di Regioni, Comuni e cittadini. E sono le questioni legate al depauperamento ed inquinamento degli acquiferi, alle emissioni comunque sempre significative, alla sismicità indotta forse peggiore nel “ciclo binario” rispetto al “flash”, al problema di impoverimento dei territori.

4.Gli impianti geotermoelettrici italiani “flash” (come detto localizzati nella sola Regione Toscana), emettono grandi quantità di gas, polveri sottili (PM10, PM2,5, micro-polveri) e altre sostanze tossico-nocive (Mercurio, Arsenico, Boro, Ammoniaca, Cesio, Tallio, ecc.) e climalteranti (CO2, Metano, Idrocarburi, ecc.) – per la maggior parte delle quali non vi sono limiti alle emissioni – questo fatto è ben noto da molto tempo.

5. Il loro impatto sulla salute pubblica è stato ben studiato per conto della Regione Toscana dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio del CNR nel Progetto di ricerca epidemiologica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano “Progetto Geotermia” dell’Ottobre 2010,evidenziando nell’area amiatina gravi carenze nello stato di salute delle popolazioni.

6. D’altro canto gli impianti “binari”, oltre a non fornire alcuna garanzia in merito alla possibilità che i gas incondensabili re-iniettati nelle formazioni di provenienza permangano nel sottosuolo e non fuoriescano in superficie (nel Centro Italia ove si vogliono installare impianti binari la concentrazione di gas nel fluido binario varia dal 6 al 10%), possono provocare terremoti indotti o innescati, oltre al depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere per uso potabile. La necessità di tutelare dette falde non è inferiore alla necessità di tutelare l‘atmosfera, anzi, mentre l’energia può essere prodotta con altre tecniche sostenibili, l’inquinamento degli acquiferi è irreversibile.
Ne sono prova quanto è accaduto in tutto il mondo: a Vendenheim (Strasburgo), ai Campi Flegrei, presso il sito di United Downs, in Cornovaglia, a Pohang (Sud Corea) e a S. Gallo (Basilea).
La recente pubblicazione di Schiavone et al. (2020) “Seismogenic potential of withdrawal-reinjection cycles: Numerical modelling and implication on induced seismicity”. Geothermics 85 (2020), p. 101770), evidenzia i rischi non quantificabili connessi a progetti geotermici con iniezione di grandi quantità di fluidi in contesti geologici complessi, dov’è assente la comunicazione tra serbatoio di produzione e serbatoio di reiniezione, e dove l’iniezione avviene in zone di faglia (come è il caso dell’impianto pilota progettato a Castel Giorgio -Umbria).

7. Non è semplicemente più ammissibile costruire e concedere incentivi destinati alla riduzione dell’effetto serra per centrali le quali, come quasi tutti gli impianti geotermoelettrici della Toscana (l’unica in Italia a produrre geotermia), emettono più gas a effetto serra che centrali a combustibile fossile. E l’effetto serra è il principale problema responsabile dei cambiamenti climatici.
Non è più ammissibile realizzare centrali che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose. Bisogna capire a questo punto se il gioco vale la candela, come successo per il nucleare, o se viceversa è meglio tenere spenta la candela e produrre energia in altri modi.

In questa direzione una attenta e documentata riflessione va fatta da parte del Suo Ministero sui progetti delle “Energie rinnovabili”, come fotovoltaico, eolico (che se di grandi dimensioni, rovinano il paesaggio) e, in particolare, sul tema della “Geotermia”, definita impropriamente “rinnovabile”, poiché i pozzi geotermici si esauriscono in circa dieci anni e lo stesso bacino geotermico, dopo anni di sfruttamento, tende all’esaurimento.

La scelta della Regione Toscana in materia di rinnovabili in particolare, si è fortemente caratterizzata sull’uso della Risorsa Geotermica al fine di realizzare centrali geotermoelettriche di tipo “Flash”, storicamente nell’area di Larderello e da alcuni anni nel Monte Amiata, che oltre a creare gravi problemi ambientali, di rischio per i bacini idropotabili e termali, sismici e di subsidenza delle aree interessate, emettono in atmosfera grandi quantità di sostanze inquinanti (acido solfidrico, anidride solforosa, ammoniaca, arsenico, antimonio, mercurio, monossido di carbonio) e quantità di CO2 e metano anche superiori, a parità di potenza elettrica prodotta, a quelle delle centrali a carbone (fattore di emissione delle centrali geotermiche pari a 1,20 kg CO2 equivalenti/KWh, rispetto a un fattore di emissione delle centrali a carbone di 0,87 kg CO2 equivalenti/KWh ( dati ARPAT 2019 Centrali Bagnore 3 e Bagnore 4 sul Monte Amiata). Nonostante questo handicap, l’ENEL che ha realizzato gli impianti, ha usufruito e usufruisce a tutt’oggi degli incentivi previsti dal Fondo Nazionale delle Rinnovabili, per decine di milioni ogni anno.
Altrettanto sta avvenendo per le Società Sorgenia, ITW-LKW, Magma Energy Italia, ecc.), che intendono realizzare nell’area del Monte Amiata, nella Val d’Orcia, a Castelnuovo Val di Cecina in Toscana, a Castel Giorgio nell’ area della Tuscia e del Lago di Bolsena, centrali geotermoelettriche a “ciclo binario” che presentano anche esse problematiche ambientali e, in particolare, nei processi dei re-immissione dei fluidi, rischi di creare sismicità, anche rilevante, indotta e innescata.
Centrali che si vanno inoltre a collocare in aree di alto valore ambientale, che hanno riconoscimenti nazionali e europei di aree protette a salvaguardia di ecosistemi unici, in netto contrasto quindi con le scelte di valorizzazione ambientale, storica e culturale, compiute dalle amministrazioni locali (molte sono contrarie alla geotermia), dalle Soprintendenze, dai cittadini e dagli operatori economici del territorio. E per rendersi conto che la geotermia non sia “vista di buon occhio” basta leggere le conclusioni di Legambiente e Ipsos che hanno mostrato i risultati dell’indagine “ Gli italiani e l’energia” che documenta solo che il 9% vota per la geotermia.

Chiediamo che il Suo Ministero intervenga per porre fine a questa assurda situazione e che gli incentivi per la Geotermia siano utilizzati non per centrali geotermoelettriche, ma nel campo di progetti per l’uso del calore e della bassa entalpia (riscaldamento e climatizzazione degli edifici pubblici, privati, impianti sportivi, piscine e termalismo, serre e interventi nell’agricoltura, allevamenti e settore turistico) come prevedevano, nel lontano 2015, le Commissioni riunite VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) e X (Attività` produttive, commercio e turismo).
Vorremmo affrontare con il Suo Ministero le tematiche sopra esposte e, in particolare, il tema “Geotermia”, per dare un nostro contributo di conoscenze a approfondimenti che abbiamo compiuto nel corso di tanti anni, con l’apporto tecnico di studiosi, geologi, vulcanologi, ingegneri esperti del settore.
Le chiediamo pertanto un incontro, da tenere anche in video-conferenza, oppure con un Sottosegretario da Lei incaricato o con personale del suo Ministero esperto nelle energie rinnovabili.
Cogliamo l’occasione per porgerVi distinti saluti.

Rete nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


NOTA (1)

Abbadia San Salvatore (SI), 14.03.2021

Prof. Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof. Daniele Franco, Ministro dell’Economia e delle Finanze
Prof. Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica
Prof. Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili
On. Roberto Speranza, Ministro della Salute

Oggetto: Gli investimenti del ‘Next Generation EU’ (Recovery Fund) debbono riguardare solo le energie pulite e, per il settore della geotermia, solo il calore geotermico (pompe di calore).

Il Consiglio europeo ha deliberato in data 10-11 dicembre 2020, in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi, di approvare “un obiettivo UE vincolante di riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e invita i co-legislatori a tenere conto di questo nuovo obiettivo nella proposta di legge europea sul clima”. “Occorre sfruttare al meglio” -prosegue il Consiglio Europeo- “il pacchetto QFP/Next Generation EU, compreso il meccanismo per una transizione giusta, al fine di realizzare la nostra ambizione in materia di clima”.

Il rapporto Unep, il Programma ambientale delle Nazioni Unite, rileva che, nonostante un calo delle emissioni di Co2 nell’anno corrente a causa del Covid-19, il mondo viaggia ancora verso un aumento della temperatura superiore ai 3 gradi. Tuttavia, dice l’organizzazione, se i governi investissero in azioni per il clima come parte della ripresa dalla pandemia e consolidassero gli impegni per emissioni zero, alla prossima Cop di Glasgow nel novembre 2021, potrebbero portare le emissioni a livelli sostanzialmente coerenti con l’obiettivo, fissato dall’Accordo di Parigi, dei 2 gradi.

L’accordo di Parigi è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato alla conferenza di Parigi sul clima (COP21) nel dicembre 2015. Esso stabilisce un quadro globale per evitare pericolosi cambiamenti climatici limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC e proseguendo con gli sforzi per limitarlo a 1,5ºC. Esso punta a rafforzare la capacità dei paesi di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e a sostenerli nei loro sforzi. I governi hanno concordato di:

-mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine

-puntare a limitare l’aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici

-fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo

-conseguire rapide riduzioni successivamente secondo le migliori conoscenze scientifiche disponibili, in modo da raggiungere un equilibrio tra emissioni e assorbimenti nella seconda metà del secolo.

Gli investimenti del ‘Next Generation EU’ (Recovery Fund), che verranno scelti in Italia dal decisore politico, dovrebbero essere accompagnati da una precedente valutazione di analisi “costi/benefici”, in cui dovrebbero essere esplicitati e motivati dal decisore politico i pesi comparativi dati alle varie voci inserite nell’analisi non strettamente valutabili in termini finanziari con valori di mercato o surrogativi.

Chiediamo di escludere il settore della geotermia (flash e binari) per questi motivi:

1.Come sostiene autorevolmente, ma ancora non a sufficienza, la stessa Unione Europea nella Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili (considerando 46): “L’energia geotermica è un’importante fonte locale di energia rinnovabile che di solito genera emissioni considerevolmente più basse rispetto ai combustibili fossili, e alcuni tipi di impianti geotermici producono emissioni prossime allo zero. Ciononostante, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo, che sono nocive per la salute e l’ambiente. Di conseguenza, la Commissione dovrebbe facilitare esclusivamente la diffusione di energia geotermica a basso impatto ambientale e dalle ridotte emissioni di gas a effetto serra rispetto alle fonti non rinnovabili”.

2.La geotermia italiana attuale sembra “ecologica” soltanto perché le autorità nazionali omettono di comunicare all’European Environment Agency le emissioni di gas serra delle centrali ed altri inquinanti, abbellendo così il quadro emissivo italiano (come risulta da nostri contatti con la UE). La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostrano con tutta evidenza che la geotermia non è affatto sempre pulita, rinnovabile e sostenibile. Ma lo è solo a determinate condizioni, che dipendono dalle specificità del territorio nel quale la si vuole usare e dalla tecnologia impiegata. Ogni caso va esaminato a parte, con appropriata attenzione e grandissime cautele.

3.La presenza delle centrali geotermoelettriche in Italia attualmente riguarda la sola Regione Toscana e solo con l’uso della tecnologia “flash”, con rilascio dei vapori in atmosfera, è contestata da anni nell’area del monte Amiata in Toscana, dove c’è l’ultima centrale autorizzata nel 2013 (Bagnore 4), mentre la “privatizzazione della geotermia” voluta dal Governo Berlusconi (D. Lgs.22/2010) in 10 anni non ha prodotto alcuna centrale “pilota”, proprio per l’opposizione di Regioni, Comuni e cittadini. E sono le questioni legate al depauperamento ed inquinamento degli acquiferi, alle emissioni comunque sempre significative, alla sismicità indotta forse peggiore nel “ciclo binario” rispetto al “flash”, al problema di impoverimento dei territori.

4.Gli impianti geotermoelettrici italiani “flash” (come detto localizzati nella sola Toscana), emettono grandi quantità di gas, polveri sottili (PM10, PM2,5, micro-polveri) e altre sostanze tossico-nocive (Mercurio, Arsenico, Boro, Ammoniaca, Uranio, Torio Cesio, Tallio, ecc.) e climalteranti (CO2, Metano, Idrocarburi, ecc.) – per la maggior parte delle quali non vi sono limiti alle emissioni – questo fatto è ben noto da molto tempo (vedi tabella 1).

Tabella 1: Confronto delle emissioni misurate dall’ARPAT con le emissioni secondo l’EEA
(1) Emissioni secondo il rapporto Renewable energy in europe 2019 dell’EEA, riferite all’anno 2018;
(2) Emissioni calcolati dai fattori di emissione di Ferrara et al. e con la produzione annuale lorda di energia elettrica di tutte le centrali geotermoelettriche italiane per l’anno 2018 di 6105,4 GWh (Dati TERNA).

sostanza emissione secondo EEA (1) emissioni secondo ARPAT (2)
CO2 – 0,51 Mt 2,95 Mt
CH4 43,3 kt
SO2 -0,05 kt 12,2 kt
H2S 8,2 kt
NH3 7,5 kt
CO 303 t
Hg 2,3 t
Sb 250 kg
As 244 kg
PM10 – 0,01 *
PM2.5 0 *
NOx – 0,15 kt *
VOC -0,04 kt &

Il segno “meno” significa che la produzione di elettricità nelle centrali geotermiche permette di evitare le emissioni che verrebbero prodotte da centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili nel mix nazionale,
* dati non disponibili. Sappiamo però che centrali geotermiche a ciclo aperto emettono consistenti quantità di polveri sottili,
& le centrali geotermiche non emettono VOC (composti organici volatili), ad eccezione del metano, già riportato in tabella.

Il loro impatto sulla salute pubblica è  stato ben studiato per conto della Regione Toscana dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio del CNR nel Progetto di ricerca epidemiologica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano “Progetto Geotermia” dell’Ottobre 2010 e riassunto in una nota di Medici per l’Ambiente (ISDE). Per maggiori dettagli si veda l’allegato geo.2377a (allegato n.1).

  1. Dobbiamo registrare che lo stesso Consiglio dei Ministri  italiano nella seduta del 10.09.2020 ha impugnato la legge della regione Toscana sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) (https://sosgeotermia.noblogs.org/2020/10/20/lo-stato-contro-la-regione-toscana-limpugnazione-della-legge-regionale-sulle-ani-e-una-sonora-bocciatura-dellidea-di-geotermia-di-rossi-e-del-pd/ )  dando un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa. Essendo inidonea la legge regionale sulle ANI, l’autorizzazione degli impianti geotermici è tutt’oggi ferma e lo sarà per tutta la fase in cui si svilupperà il contenzioso con lo Stato e in caso, come ci auguriamo, che lo Stato prevalga si dovrà rimettere mano ad una legge regionale toscana più consona alle volontà dei territori, che avevano in passato manifestato la loro avversione alla geotermia.

6.D’altro canto gli impianti “binari”, oltre a non fornire alcuna garanzia in merito alla possibilità che i gas incondensabili re-iniettati nelle formazioni di provenienza permangano nel sottosuolo e non fuoriescano in superficie (il Centro Italia ove si vogliono installare impianti binari la concentrazione di gas incondensabili varia dal 6 al 10%), possono provocare terremoti indotti o innescati, oltre al depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere per uso potabile. La necessità di tutelare dette falde non è inferiore alla necessità di tutelare l‘atmosfera, anzi, mentre l’energia può essere prodotta con altre tecniche sostenibili, l’inquinamento degli acquiferi è irreversibile.

  1. Negli ultimi anni l’aspetto terremoti indotti o innescati degli impianti binari si è imposto con nettezza:

– lo studio “Valutazioni sulla pericolosità vulcanica e sismica inducibile dallo sfruttamento dell’energia geotermica nei siti di Bagnoli, Scarfoglio (Campi Flegrei) e Serrara Fontana (Isola d’Ischia)”, Relazione di approfondimento a cura del GRUPPO DI LAVORO INGV “PERFORAZIONI GEOTERMICHE” dell’INGV, che ha effettivamente impedito la realizzazione dei progetti geotermici di Scarfoglio e Serrara Fontana (link:http://www.bolsenalagodeuropa.net/wp-content/uploads/2020/07/reportvulcano.pdf – p. 40 ff.)

– il terremoto di Pohang (https://www.nature.com/articles/d41586-019-00959-4 ) nel 2017 e le sue analisi scientifiche che concludono che questo terremoto distruttivo di magnitudo 5,4 era stato innescato da attività connesse a un progetto geotermico;

– segnaliamo anche, in relazione al problema della sismicità, il caso di San Gallo, (Basilea) che ha portato all’abbandono del progetto (https://www.theguardian.com/world/2009/dec/15/swiss-geothermal-power-earthquakes-basel ).

-nel mese di dicembre 2020 è balzato alle cronache a Strasburgo, una delle sedi del Parlamento Europeo, un impianto binario simile a quelli che si vorrebbero installare in Italia. Si sono verificati una estesa  serie di sismi (max di magnitudo di 3.5) per cui la Prefettura del Dipartimento del Basso Reno ha arrestato definitivamente i lavori di geotermia a Vendenheim da parte della società Fonroche, riferendosi esplicitamente al principio di precauzione e alla necessità di proteggere la popolazione, ritenendo che il progetto non presenta più ”le garanzie di sicurezza indispensabili” e successivamente, per di più,  ha decretato la sospensione di tutte le altre attività della Fonroche nel comprensorio di Strasburgo (https://www.lemonde.fr/planete/article/2020/12/07/apres-une-serie-de-seismes-arret-definitif-du-projet-de-centrale-geothermique-a-strasbourg_6062543_3244.html ). Il giorno di Natale 25.12.2020, nonostante che  l’impianto fosse fermo è avvenuto nell’area della centrale un terremoto di magnitudo 2.5 : la società Fonroche conferma che il “terremoto è indotto”  (vedi qui) ovvero  provocato dall’attività umana. A questo ha fatto seguito un terremoto di magnitudo 1.

-sempre da poco, in Gran Bretagna, ci sono stati seri problemi già in fase di test di perforazione geotermica presso il sito a United Downs, in Cornovaglia ( Fifteen earthquakes are recorded in Cornwall in just two days – Cornwall Live).

– la recente pubblicazione di Schiavone et al. (2020) “Seismogenic potential of withdrawal-reinjection cycles: Numerical modelling and implication on induced seismicity”. Geothermics 85 (2020), p. 101770), che evidenzia i rischi non quantificabili connessi a progetti geotermici con iniezione di grandi quantità di fluidi in contesti geologici complessi, dov’è assente la comunicazione tra serbatoio di produzione e serbatoio di reiniezione, e dove l’iniezione avviene in zone di faglia (come è il caso degli impianti pilota progettati a Castel Giorgio (Umbria) e Torre Alfina (Lazio).

  1. Non è semplicemente più ammissibile costruire e chiedere incentivi destinati alla riduzione dell’effetto serra per centrali le quali, come quasi tutti gli impianti geotermoelettrici della Toscana, emettono più gas a effetto serra che centrali a combustibile fossile. Non è più ammissibile realizzare centrali che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose. Bisogna capire a questo punto se il gioco vale la candela, come successo per il nucleare, o se viceversa è meglio tenere spenta la candela e produrre energia in altri modi.
  2. Il 15.04.2015 le stesse Commissioni VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) della Camera dei Deputati (presidenti rispettivamente Ermete Realacci e Guglielmo Epifani) avevano sentenziato, con disponibilità della Rete Nazionale NOGESI, la possibilità   di “favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia ad impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l’importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano”.
  1. Per molti anni, le centrali geotermiche hanno ricevuto incentivi enormi per la loro capacità di abbattere le emissioni di Gas Serra e di combattere così il cambiamento climatico – una capacità basata su un errore o un falso scientifico, smentito doppiamente dall’Unione Europea. Hanno sottratto, a danno del popolo italiano e della Terra, fondi essenziali ad incentivare tecnologie rinnovabili veramente in grado di combattere il cambiamento climatico”.

Forum Ambientalista ONLUS  –  Accademia Kronos  –   Rete Nazionale NOGESI

Dall’incontro di Pienza del 30 aprile 2022 una lettera aperta a Enrico Letta

A seguito della conferenza/incontro del 30 aprile 2022, svoltasi a Pienza, in merito al progetto della centrale geotermica Le Cascinelle, da realizzarsi nella Val d’Orcia, i partecipanti hanno inteso coinvolgere il segretario del PD, Enrico Letta, con una lettera aperta che riportiamo.

 

Onorevole Enrico Letta,

qualche mese fa la sua campagna elettorale per le elezioni suppletive nel collegio uninominale del senese l’ha vista presente capillarmente in ogni angolo del nostro territorio. La sua proposizione di una rappresentanza attiva delle istanze dei territori coinvolti ha raccolto tutto il nostro interesse e ci ha fatto ben sperare che non si sarebbe tirato indietro da una concreta e fattiva partecipazione quando ce ne fosse stato bisogno. Ecco, questo è uno di quei momenti nei quali avremmo desiderio che ascoltasse i cittadini che hanno contribuito ad eleggerla.

Siamo certi che sappia che da oltre due anni i territori della Val d’Orcia e dell’Amiata chiedono di essere ascoltati in merito al progetto di Centrale a ciclo binario e reimmissione forzata dei fluidi geotermici sulla buffer zone del sito Unesco Val d’Orcia. Che tali cittadini, amministratori, imprenditori, studiosi, associazioni, fondazioni hanno richiesto una Inchiesta Pubblica che la Regione Toscana ha negato. Siamo altrettanto certi che sappia che negli ultimi giorni un Ministro del suo partito nella compagine di Governo che lei sostiene ha recentemente promosso un importante ricorso nei confronti della delibera regionale che disattendeva ben 5 pareri negativi, ampiamente motivati e reiterati, da parte della Soprintendenza.

Questa specifica situazione è in realtà paradigmatica di un contesto culturale che coinvolge territori, come nel caso della Val d’Orcia icona di bellezza e armonia dell’Italia nel mondo, che in quanto scarsamente antropizzati, spesso rappresentano aree di irrilevante peso politico. Lei è stato eletto Enrico solo pochi mesi fa e questo ci aveva sollecitato qualche aspettativa aggiuntiva, glielo diciamo con estrema franchezza. Desolati di non avere avuto la possibilità di incontrarla, se bene invitato, a nessuno degli ultimi incontri di discussione sul tema, ci farebbe particolarmente piacerebbe riproporle oggi che è a Siena l’invito ad un momento di confronto nella modalità che ci vorrà indicare.

Noi siamo da sempre dialoganti ed inclusivi, il nostro approccio ha seguito un percorso scientifico di interlocuzione con soggetti istituzionali e con la governance locale. Ci siamo dotati di un Comitato tecnico scientifico costituito da docenti dell’Università di Siena, abbiamo avanzato proposte strutturate e circostanziate. Siamo certi che vorrà trovare a breve del tempo da dedicare all’ascolto e al confronto con il nostro Coordinamento ECOSISTEMA VAL D’ORCIA, in rappresentanza delle oltre 40 sigle firmatarie della Carta di Radicofani.

Manolo Garosi sindaco di Pienza, Claudio Galletti sindaco di Castiglione d’Orcia, Francesco Fabrizzi sindaco di Radicofani, Lista Abbadia in Comune di Abbadia San Salvatore, Lista Abbadia Futura di Abbadia San Salvatore, Lista San Quirico in Piazza di San Quirico d’Orcia, Lista Vivi San Quirico di San Quirico d’Orcia, Lista Uniti per Radicofani e Contignano Coordinamento Ecosistema Val d’Orcia, Lista Presenza Attiva di Castiglione d’Orcia, Fondazione Tagliolini Centro per lo Studio del Paesaggio, Legambiente Toscana, Associazione Pyramid di Radicofani, Associazione OPERA Val d’Orcia, Circolo Legambiente Terra e Pace, Italia Nostra Toscana, Italia Nostra Siena, Club UNESCO Siena, WWF Siena, Associazione il Bersaglio di Montepulciano, Rete NOGESI SOS Geotermia, Comitato Salvaguardia Ambiente Monte Amiata Parco Nazionale del Monte Amiata, Centro Parchi Internazionale, Forum Ambientalista di Grosseto, Gruppo C’era il Ponte dell’Orcia, Circolo Culturale Anna Kuliscioff di San Quirico d’Orcia, Circolo Culturale il Vecchietta di Castiglione d’Orcia, IDDEntità Comuni area Monte Cetona Radicofani in Val d’Orcia, Rete di imprese Centro Commerciale Naturale di Radicofani, Gruppo strutture turistiche di Bagno Vignoni, Gruppo coltivatori diretti della Val di Paglia, Sinistra Civica Ecologista Siena, Partito Comunista Siena, Partito Comunista Italiano Siena, Potere al Popolo di Siena e Provincia.