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Lo Stato contro la regione Toscana: l’impugnazione della legge regionale sulle ANI è una sonora bocciatura dell’idea di geotermia di Rossi e del PD

Ora basta centrali in Toscana. L’impugnazione del Consiglio dei Ministri della legge sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) dà un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa.

Nei giorni scorsi abbiamo preso conoscenza – dal sito del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie – delle motivazioni dell’impugnativa disposta dal Consiglio dei Ministri nei riguardi della Legge della Regione Toscana n. 73 del 24 Luglio 2020 per la parte riguardante le Aree Non Idonee all’insediamento di impianti per la produzione di energia geotermica.

Dalla lettura del documento, piuttosto lungo ed articolato, emerge chiaramente quanto da noi riportato in replica ad un articolo apparso su “La Nazione” del 16 Settembre 2020, in cui si sosteneva la volontà dello Stato di porre un freno a questo tipo di attività mentre la Regione, proprio attraverso i contenuti della Legge sopradetta, puntava a disporre un’ulteriore liberalizzazione degli interventi, con particolare riferimento al progetto della centrale “Le Cascinelle”, presentato da Sorgenia nel Comune di Abbadia San Salvatore.

In realtà l’intervento dello Stato sembra voler mettere un freno alla modalità assolutamente al di fuori di qualsiasi correttezza amministrativa, messa in atto dalla precedente Giunta Rossi per far passare prima della fine della fine della legislatura questo provvedimento, non si sa bene dietro a quali pressioni di carattere politico e/o economico.

Basti pensare che la parte relativa alle Aree Non Idonee alla geotermia è stata inserita come appendice ad una legge (la citata 73/2020) che tratta di “Disposizioni in materia di occupazioni del demanio idrico da parte dei gestori del servizio idrico integrato e in materia di geotermia”, come se fossero temi della stessa natura o assimilabili per qualche compatibilità.

Inoltre l’articolo 2, oggetto dell’impugnativa, introduce un’evidente forzatura nel procedimento fissato dalla Deliberazione del Consiglio Regionale n. 41 del 7 Luglio 2020, quando stabilisce che l’individuazione delle ANI “è immediatamente efficace e si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge”; infatti occorre ricordare che alla data di emanazione della legge (24 Luglio 2020) il provvedimento era stato solo adottato dal Consiglio Regionale ed era in corso la presentazione delle osservazioni da parte degli Enti e dei soggetti interessati, in vista dell’approvazione definitiva: com’era possibile rendere immediatamente efficace un atto ancora in corso di definizione?

Nel merito dell’impugnativa, lo Stato riafferma quindi la propria competenza sulle aree vincolate dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42) anche sulla base delle osservazioni formulate da tutte le Soprintendenze della Toscana nella fase preparatoria della Delibera sulla Aree Non Idonee, di cui la Regione non aveva tenuto assolutamente conto, come anche rilevato nelle Osservazioni presentate dalla Rete NOGESI e dal Forum Ambientalista Toscano.

E’ da ricordare, a tale proposito, che la Regione rendeva possibile la localizzazione, all’interno di queste aree, di centrali geotermiche fino a 20 MW di potenza (come le centrali flash di ENEL o quelle binarie di Sorgenia), quando il Decreto Ministeriale 10/09/2010 che forniva le linee guida, la vietava in assoluto affermando che “l‘individuazione delle aree non idonee deve essere basata esclusivamente su criteri tecnici oggettivi legati ad aspetti di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio artistico-culturale, connessi alle caratteristiche intrinseche del territorio e del sito”.

Inoltre lo Stato ribadisce le proprie prerogative nei riguardi dei “progetti pilota”, che dovrebbero essere svincolati dalla normativa riguardante le Aree Non Idonee individuate dalle Regioni, ma che a maggior ragione sono tenuti al rispetto dei criteri di localizzazione stabiliti dal D.M. 10/09/2010 in particolare per le aree vincolate sempre dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42).

Si tratta quindi, com’è facile capire, di una bocciatura su tutta la linea dell’operato della Regione Toscana su una materia tanto delicata quanto urgente: basti pensare che le indicazioni per l’individuazione delle ANI per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili risalivano al 2010 ma la Regione, pur avendo ottemperato per l’eolico, il fotovoltaico e la biomassa, aveva “tralasciato” di farlo per la geotermia, in attesa dell’approvazione del progetto di Bagnore 4, che altrimenti non avrebbe potuto avere parere favorevole sulla base di quanto stabilito dal Decreto Ministeriale, dal momento che la centrale e due pozzi di estrazione sono ubicati all’interno di un Sito di Interesse Comunitario (SIC).

E’ da considerare, infine, che anche il progetto “Le Cascinelle”, ubicato all’interno di un’area soggetta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 136 del citato Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, rischia una nuova, sonora bocciatura in quanto ricadente in un’area non idonea alla luce di quanto stabilito dal Ministero con il Decreto 10/09/2010.

Si tratta quindi di un pesante colpo di freno al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico in salsa toscana, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa.

Alla luce quindi del pesante intervento dello Stato con l’impugnativa della L.R.73/2020, riteniamo inammissibile che la regione Toscana pensi di approvare qualsiasi progetto di nuova centrale prima della individuazione corretta delle Aree Non Idonee alla geotermia che tenga conto dell’impugnativa e delle osservazioni presentate. Vigileremo, come sempre, per evitare che qualcuno tenti improvvise sortite e scorciatoie.

S.O.S. Geotermia – RETE NAZIONALE NOGESI


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Autocertificazione geotermica: Oste, com’è il vino?

L’Agenzia Europea dell’Ambiente prende per buoni e pubblica i dati sulle emissioni climalteranti fornite dall’Italia, che a sua volta si fida dell’Arpat e dell’industria geotermica; il risultato è che l’Europa avalla quanto “autocertificato” da chi ha interessi affinchè la l’energia geotermica sia considerata non climalterante e quindi meritevole degli incentivi dello Stato.
Ma l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che dovrebbe controllare i dati e “proteggere” l’ambiente, COSA FA?

Ancora una volta siamo noi costretti a indicare a chi di dovere gli “errori” (e gli orrori) presenti in questa perversa catena di certificazioni e autocertificazioni.

 

Abbadia San Salvatore (SI), 13.10.2020

Sen. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico

Gen. Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

On. Teresa Bellanova, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali

On. Roberto Speranza, Ministro della Salute

e, pc:

Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri

On. Stefano Buffagni, ViceMinistro allo Sviluppo Economico

On. Mirella Liuzzi, Sottosegretario al MISE

On. Alessia Morani, Sottosegretario al MISE

Dr. Gianpaolo Manzella, Sottosegretario al MISE

Dr.ssa Alessandra Todde, Sottosegretario al MISE

On. Roberto Morassut, Sottosegretario di Stato all’Ambiente

On. Giuseppe L’Abate, Sottosegretario di Stato alle politiche agricole

Sen. Pierpaolo Sileri, ViceMinistro della Salute

Sen. Vito Claudio CRIMI, Capo politico del M5S

On. Nicola Zingaretti, Segretario del PD

Dr. Riccardo De Lauretis (ISPRA)

Funzionari UE

Trasmettiamo di seguito il documento “Autocertificazione geotermica” che confuta che le emissioni delle centrali geotermiche italiane verrebbero compensate da una riduzione delle emissioni naturali dal suolo nella vicinanza delle centrali, per cui la geotermia è “pulita” e quindi suscettibile di ricevere incentivi:

Autocertificazione geotermica

Le centrali geotermoelettriche italiane, che si trovano tutte in Toscana, emettono grandi quantità di gas, polveri sottili (PM10, PM2,5, micro polveri) e altre sostanze tossico-nocive (Mercurio, Arsenico, Boro, Ammoniaca, Uranio, Torio Cesio, Tallio, ecc.) e climalteranti (CO2, Metano, Idrocarburi, ecc.), per la maggior parte delle quali non vi sono limiti alle emissioni – questo fatto è ben noto da molto tempo. Perché lo stato italiano le sostiene con incentivi destinati alla lotta contro il cambiamento climatico?

In quanto segue, esplicitiamo le cause di questo paradosso, che in fondo si riducono a una doppia autocertificazione:

– l’industria geotermica sostienesenza aver fatto alcuna misura del caso, che le emissioni di Gas Serra dalle sue centrali vengono compensate da una corrispondente riduzione dell’emissione naturale di questi gas dal suolo, ritenendo di conseguenza che complessivamente le emissioni siano nulle;

– non esistono argomenti scientifici che dimostrano l’esistenza di questa compensazione, ma al contrario esistono indicazioni per i campi geotermici dell’Amiata in cui, a causa della loro depressurizzazione durante lo sfruttamento, sono incrementate le emissioni gassose naturali;

– inoltre, la legislazione non prevede che le emissioni da impianti industriali possano in qualche modo essere paragonate e sottratte da quelle naturali: fare ciò è come dire che una centrale a gas alimentata da un giacimento nel sottosuolo ha emissioni nulle; essa difatti riduce le emissioni naturali di gas che nei tempi geologici sarebbero state immesse in atmosfera.

– malgrado tutto ciò, lo stato italiano comunica all’Europa che le sue centrali geotermiche hanno emissioni nulle di Gas Serra. A conseguenza, l’Agenzia Europea dell’Ambiente pubblica questo dato nei suoi rapporti annuali. A chiusura del cerchio iniquo, facendosi forte di questi dati, l’industria geotermica italiana “dimostra” che le sue centrali non emettono Gas Serra.

I riferimenti principali circa l’emissione di gas climalteranti e di altre sostanze nocive sono i monitoraggi a cura dell’ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) sin dal 1997, con un primo e interessantissimo riassunto “Energia geotermica – Impieghi, implicazioni ambientali, minimizzazione dell’impatto” curato da Eros Bacci. Già questa opera evidenzia l’emissione dalle centrali toscane di gas climalteranti “che potranno portare a variazioni climatiche la cui portata è ancora oggi ignota” [!] e calcola un fattore di emissione per l’anidride carbonica (per le centrali di Larderello) di 380 gCO2/kWh.
Seguono altri riassunti, tra cui il Rapporto geotermia 2009 per il periodo dal 2002 al 2009.  Una prima fondamentale pubblicazione scientifica internazionale dedicata a questo tema è il lavoro di M. Bravi e R. Basosi (Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy, Journal of Cleaner Production 66 (2014), 301-308), che analizza le emissioni di gas incondensabili contenuti nei fluidi geotermici da quattro centrali dell’area di Monte Amiata sulla base di questi monitoraggi dell’ARPAT.

Recentemente le nostre conoscenze sul quadro emissivo delle centrali geotermiche toscane si sono approfondite grazie ad altre pubblicazioni scientifiche: M.-L. Parisi et al. “Life cycle assessment of atmospheric emission profiles of the Italian geothermal power plants”, Journal of Cleaner production 234 (2019), pp. 881-894, l’articolo  collegato N. Ferrara, R. Basosi, M.-L. Parisi “Data analysis of atmospheric emission from geothermal power plants in Italy”, Data in brief 25 (2019), 104339, e ancora dello stesso gruppo di ricercatori R. Basosi et al. “Life Cycle Analysis of a Geothermal Power Plant: Comparison of the Environmental Performance with Other Renewable Energy Systems”, Sustainability 12 (2020), p. 7.

Il “best value” per il fattore di emissione di CO2 (riferito al tutto il ciclo di vita delle centrali) è determinato da Parisi et al., nella media ponderata di tutte le centrali della Toscana, a 483 gCO2/kWh. Il fattore totale di gas climalteranti, includendo le sostanziose emissioni di metano, risulta di 660 g(CO2)eq/kWh. Questi fattori di emissione sono più alti di quelli per le centrali a combustibile fossile italiane, nella media nazionale dell’attuale mix termoelettrico.

Le centrali della Toscana non emettono soltanto gas climalteranti in quantità elevate, ma anche altri gas e polveri sottili tossico-nocive per la salute e per l’ambiente (vedi tabella 1). Il loro impatto sulla salute pubblica è ben studiato dalla

Il loro impatto sulla salute pubblica è ben studiato per conto della Regione Toscana dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio del CNR nel Progetto di ricerca epidemiologica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano “Progetto Geotermia” dell’Ottobre 2010 e riassunto in una nota di Medici per l’Ambiente (ISDE).

Sorprende, in questa luce, l’affermazione della rivista greenreport, organo del Cosvig (Consorzio per lo sviluppo delle Aree Geotermiche), che cita così il rapporto dell’EEA (European Environment Agency), l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nominato Renewable energy in europe 2019, uscito il 16 dicembre 2019:
L’uso di questa fonte rinnovabile permette di tagliare le emissioni di inquinanti e di CO2 non solo nel nostro Paese ma in tutta Europa, spiega l’Agenzia europea dell’ambiente”. Si legge che “Dalla geotermia arrivano dunque chiari benefici contro la crisi climatica e l’inquinamento atmosferico …” e “…Come mostra infatti l’Agenzia europea dell’ambiente, al 2018 l’incremento nella produzione geotermoelettrica – ad oggi presente esclusivamente in Toscana – ha consentito all’Italia di evitare l’impiego di 164,09 kton di combustibili fossili, oltre all’emissione in atmosfera di 0,51 Mton di CO2 e di numerosi inquinanti: 0,15 kt di NOx, 0,01 kt di PM10, 0,05 kt di SO2 e 0,04 kt di VOC. “
Questa notizia è stata diffusa anche all’estero nel Global Geothermal News sotto il titolo: Italia, l’energia geotermica salva vite (Italy: Geothermal Energy Saves Lives – Report)!
Infatti, il rapporto dell’EEA e il suo “dashboard” (per la categoria della produzione di energia geotermoelettrica in Italia), ci mostrano proprio questi dati, in completa contraddizione con i dati ambientali rilevati dall’ARPAT e con la realtà (vedi Tabella 1).


Tabella 1: Confronto delle emissioni misurate dall’ARPAT con le emissioni secondo l’EEA
(1) Emissioni secondo il rapporto Renewable energy in europe 2019 dell’EEA, riferite all’anno 2018;
(2) Emissioni calcolati dai fattori di emissione di Ferrara et al. e con la produzione annuale lorda di energia elettrica di tutte le centrali geotermoelettriche italiane per l’anno 2018 di 6105,4 GWh (Dati TERNA).

sostanza emissione secondo EEA (1) emissioni secondo ARPAT (2)
CO2 – 0,51 Mt 2,95 Mt
CH4 43,3 kt
SO2 -0,05 kt 12,2 kt
H2S 8,2 kt
NH3 7,5 kt
CO 303 t
Hg 2,3 t
Sb 250 kg
As 244 kg
PM10 – 0,01 *
PM2.5 0 *
NOx – 0,15 kt *
VOC -0,04 kt &

Note: Il segno “meno” significa che la produzione di elettricità nelle centrali geotermiche permette di evitare le emissioni che verrebbero prodotte da centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili nel mix nazionale;

* – dati non disponibili. Sappiamo però che centrali geotermiche a ciclo aperto emettono consistenti quantità di polveri sottili;

& – le centrali geotermiche non emettono VOC (composti organici volatili), ad eccezione del metano (CH4), già riportato in tabella.


Le associazioni ambientaliste del Lago di Bolsena, in stretta collaborazione con la rete NOGESI, si sono quindi rivolte agli organi europei per chiarimenti: al Centro tematico europeo per mitigazione del cambiamento climatico ed energia (European Topic Centre on Climate Change Mitigation and Energy (ETC / CME), che fa parte dell’EEA, e in parallelo, alla Commissione Europea, sia alla Direzione Generale Clima (CLIMA) e che alla Direzione Generale Ambiente (ENV).

Tramite un rapido ed efficace scambio di mail abbiamo potuto constatare:

1 – L’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) elabora statisticamente e pubblica nel suo rapporto i dati raccolti dagli stati membri nei loro inventori nazionali di emissione di gas a effetto serra (breve Gas Serra – GS) e trasmessi ufficialmente a Eurostat.  L’EEA non controlla la fondatezza dei dati, non calcola quantità di emissioni né determina o controlla i fattori di emissione utilizzati; sottomette i dati soltanto a un “quality check” che permette di rilevare errori grossolani.

2 – Prima della pubblicazione, la bozza del rapporto viene trasmessa a EIONET – la Rete Europea di Informazione e Osservazione Ambientale che riunisce esperti dell’EEA e degli stati membri – per consultazione, correzioni, commenti.

3 – Per l’Italia, l’organo nazionale responsabile della redazione dell’inventario delle emissioni di Gas Serra è l’ISPRA, che lo pubblica annualmente assieme a un report, il National Inventory Report, dove espone le metodologie di stima, le fonti dei dati di base e dei fattori di emissione utilizzati. L’ultimo inventario è del 2020. Contiene la serie storica dell’energia elettrica prodotta nelle centrali geotermiche, ma non menziona le loro emissioni di Gas Serra.

4 – È possibile che l’ISPRA utilizzi il fattore di emissione “default” indicato dall’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) che è uguale a zero. La ragione per questa scelta dell’IPCC non è che gli esperti del cambiamento climatico ritengono che centrali geotermiche non emettono Gas Serra, ma perché non esiste ancora, su livello mondiale, una metodologia validata per la stima di emissioni di Gas Serra da centrali geotermiche (probabilmente perché queste emissioni sono estremamente variabili – nella letteratura si trovano valori da 0 g(CO2)eq/kWh  fino a 1500 g(CO2)eq/kWh – a seconda della regione dove si trova la centrale, e a seconda delle caratteristiche dell’impianto, a seconda di chi provvede al calcolo delle emissioni).

5 – La rappresentanza italiana nell’EIONET non ha né commentato, né corretto la bozza del rapporto EEA.

6 – L’EEA conferma che l’Italia non ha comunicato emissioni di Gas Serra da impianti geotermoelettrici, e rileva che dovrebbe comunicarle se possono essere misurate.

7 – Le emissioni di Gas Serra dalle centrali geotermiche italiane sono misurate da molti anni – almeno dal 1997, fino ad oggi. Il best value per il fattore di emissione di gas climalteranti nella media nazionale è di 660 g(CO2)eq/kWh.

Abbiamo tentato di avere chiarimenti dal responsabile per gli inventari di Gas Serra dell’ISPRA, ma non abbiamo ricevuto risposta, né ai nostri quesiti, né alla nostra richiesta di un incontro.

A questo proposito, l’eurodeputato Ignazio Corrao (M5S) ha depositato, il 30 settembre 2020, una interrogazione alla Commissione Europea, che incalza sul tema della geotermia e la spinge a stabilire limiti di emissioni delle centrali geotermiche nell’ambito della revisione della Direttiva 2010/75/UE e a considerare l’ipotesi di escludere dagli incentivi le centrali produttrici di sostanze climalteranti, come quelle a tecnologia “flash” ad oggi attive in Toscana.

La risposta all’enigma “perché l’Italia non inserisce nel suo inventario di Gas Serra le emissioni delle sue centrali geotermiche?” l’abbiamo invece trovata nel recentissimo studio commissionato dalla Commissione Europea intitolato ‘Geothermal plants’ and applications’ emissions: overview and analysis’ (“Emissioni delle applicazioni e degli impianti geotermici: quadro generale e analisi”).

Questo studio discute in maniera approfondita anche la scelta dell’Italia di non includere nel suo inventario di Gas Serra le emissioni di CO2 delle sue centrali geotermiche, perché queste emissioni (dirette e misurabili) verrebbero compensate da una riduzione delle emissioni naturali dal suolo nelle vicinanze delle centrali.
Nelle nostre comunicazioni e pubblicazioni, abbiamo sempre sostenuto che questa scelta si basa su una pura ipotesi priva di dati e argomenti scientifici.

Le conclusioni  dello studio europeo  sopracitato (p. 186) confermano appieno il nostro punto di vista : “For all these reasons we concluded that in the absence of additional scientifically based data the effect of geothermal plant operation on CO2 emissions through natural pathways should not be taken into account in the present study.” (“Tutto considerato abbiamo concluso che, in assenza di dati scientifici supplementari, per quanto riguarda questo studio l’effetto dell’esercizio di centrali geotermiche sulle emissioni di CO2 attraverso vie naturali non dovrebbe essere preso in considerazione”).

Lo studio rimarca che questa conclusione corrisponde alla posizione presa da Fridriksson et al. (2016). In questa pubblicazione, che ha lo scopo di contribuire a indirizzare gli investimenti della World Bank nel settore delle energie rinnovabili, Fridriksson propone di assumere ex-ante, per centrali geotermiche con serbatoi carbonatici, un fattore di emissione di CO2 di 750 g/kWh.

Possiamo quindi constatare che è falsa l’attribuzione all’EEA dell’affermazione circa la geotermia elettrica: “L’uso di questa fonte rinnovabile permette di tagliare le emissioni di inquinanti e di CO2 non solo nel nostro Paese ma in tutta Europa, spiega l’Agenzia europea dell’ambiente”. L’EEA non fa altro che elaborare statisticamente e pubblicare dati trasmessi dall’Italia.

Il problema invece è che i dati sull’emissione di Gas Serra e altri inquinanti dalle centrali geotermoelettriche italiane trasmesse all’EEA non corrispondono alla realtà.

Per molti anni, le centrali geotermiche hanno ricevuto incentivi enormi per la loro capacità di abbattere le emissioni di Gas Serra e di combattere così il cambiamento climatico – una capacità basata su un errore o un falso scientifico, smentito doppiamente dall’Unione Europea. Hanno sottratto, a danno del popolo italiano e della Terra, fondi essenziali a tecnologie rinnovabili veramente in grado di combattere il cambiamento climatico”.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

Basta incentivi alla geotermia. Lettera al Governo e richiesta d’incontro

.

Abbadia San Salvatore (SI), 27.09.2020

A:
Sen. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico
Gen. Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
On. Teresa Bellanova, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali
On. Roberto Speranza, Ministro della Salute

e, pc:
Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Stefano Buffagni, ViceMinistro allo Sviluppo Economico
On. Mirella Liuzzi, Sottosegretario al MISE
On. Alessia Morani, Sottosegretario al MISE
Dr. Gianpaolo Manzella, Sottosegretario al MISE
Dr.ssa Alessandra Todde, Sottosegretario al MISE
On. Roberto Morassut, Sottosegretario di Stato all’Ambiente
On. Giuseppe L’Abate, Sottosegretario di Stato alle politiche agricole
Sen. Pierpaolo Sileri, ViceMinistro della Salute
Sen. Vito Claudio CRIMI, Capo politico del M5S
On. Nicola Zingaretti, Segretario del PD

Gentili Ministri,

facciamo seguito alla lettera inviata al Governo in data 29.07.20 e, più recentemente, in data 24.08.20 sui sussidi ambientalmente dannosi (SAD), in cui si ribadiscono i contenuti avversi alla concessione di incentivi alla geotermia elettrica.

Tale forma di produzione energetica dà luogo, nella quasi totalità degli impianti geotermoelettrici della Toscana (l’unica regione ad avere oggi impianti geotermici) alla massiccia emissione di sostanze nocive e climalteranti (attraverso la tecnologia “flash”), mentre i nuovi impianti binari non forniscono alcuna garanzia in merito alla possibilità di reiniettare i gas incondensabili contenuti nei fluidi nelle formazioni di provenienza e possono provocare terremoti (anche di forte intensità) e depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere.

Non è più ammissibile incentivare e conseguentemente realizzare centrali che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose.

La Regione Toscana, pur favorevole al geotermico, ha recentemente negato l’intesa sul progetto pilota “Montenero” ed ha espresso parere negativo sulla procedura di V.I.A. del progetto pilota “Monte Labbro”, impianti in prima fila contestati dai sindaci.

La stessa legge della Regione Toscana n.73 del 24.07.2020 sulle ANI (aree non idonee alla geotermia)(*), dopo un’ampia mobilitazione contraria della scrivente Rete Nazionale NOGESI, è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri nella ultima seduta del 10 settembre 2020, perché in contrasto con la Costituzione.

Del resto nella Regione Lazio (che ha proposto in sede giudiziaria ricorsi contro gli impianti geotermici “pilota” di Castel Giorgio e Torre Alfina) si sta discutendo in questi giorni il PER (Piano Energetico Regionale). Emergono elementi di contrarietà nei confronti di impianti a media e ad alta entalpia e indicazioni a considerare anche, tra gli altri, la tipologia di impianto, la vocazione economica del territorio, il fattore di rischio sismico. Nei procedimenti autorizzatori si dovrà tenere conto non solo dei vincoli paesaggistici, ambientali, urbanistici, boschivi, agricoli e/o produttivi, ma anche dell’espressione della volontà dei Comuni del territorio.

Più recentemente la stessa Unione Europea, che è stata investita dalla problematica da parte della Rete Nazionale NOGESI, ci ha trasmesso uno studio commissionato dalla Commissione Europea intitolato ‘Geothermal plants’ and applications’ emissions: overview and analysis’ (“Emissioni delle applicazioni e degli impianti geotermici: quadro generale e analisi”). Uno dei risultati dello studio è, in linea con la recente DIRETTIVA (UE) 2018/2001 (“considerato” n. 46), che le emissioni provenienti dalle centrali geotermiche dipendono fortemente dalle condizioni geologiche locali e possono essere importanti e dannose. Nelle attività di promozione delle fonti energetiche rinnovabili la Commissione tiene conto anche dei risultati e delle raccomandazioni di questo studio.

Questo studio discute in maniera approfondita anche la scelta dell’Italia di non includere nel suo inventario di Gas a Effetto Serra le emissioni di CO2 dalle sue centrali geotermiche, perché queste emissioni (dirette e misurabili) verrebbero compensate da una riduzione delle emissioni naturali dal suolo nelle vicinanze delle centrali.

Nelle nostre comunicazioni e pubblicazioni, abbiamo sempre sostenuto che questa scelta si basa su una pura ipotesi priva di dati e argomenti scientifici.

Le conclusioni dello studio europeo (p. 186) confermano il nostro punto di vista : “”For all these reasons we concluded that in the absence of additional scientifically based data the effect of geothermal plant operation on CO2 emissions through natural pathways should not be taken into account in the present study.(“Tutto considerato abbiamo concluso che, in assenza di dati scientifici supplementari, per quanto riguarda questo studio l’effetto dell’esercizio di centrali geotermiche sulle emissioni di CO2 attraverso vie naturali non dovrebbe essere preso in considerazione”).

Lo studio rimarca che questa conclusione corrisponde alla posizione presa da Fridriksson et al. (2016). In questa pubblicazione, Fridriksson propone di assumere ex-ante, per centrali geotermiche con serbatoi carbonatici, un fattore di emissione di CO2 di 750 g/kWh.

Alla luce di tutto questo è del tutto evidente che impianti come le centrali geotermoelettriche a ciclo aperto della Toscana sono da escludere dall’incentivazione dei decreti FER.

Come detto, con maggiori dettagli, nella lettera già citata (allegato geo.2636) queste centrali sono, inoltre, da considerare come “sussidi ambientalmente dannosi”. Secondo gli ultimi dati scientifici, sono da considerare tali anche sussidi a centrali geotermiche a ciclo chiuso (“binari”) progettati nei campi geotermici laziali, umbri e toscani (e quindi sono da escludere dall’incentivazione dei decreti FER), perché comportano gravi rischi per l’ambiente:

– il rischio di indurre e innescare terremoti anche distruttivi,

– il rischio di depauperare e inquinare le falde acquifere superficiali.

Sono soprattutto tre le recenti pubblicazioni ed eventi che confermano l’esistenza reale di questi rischi:

– Lo studio “Valutazioni sulla pericolosità vulcanica e sismica inducibile dallo sfruttamento dell’energia geotermica nei siti di Bagnoli, Scarfoglio (Campi Flegrei) e Serrara Fontana (Isola d’Ischia) (da pag.40)”, Relazione di approfondimento a cura del GRUPPO DI LAVORO INGV “PERFORAZIONI GEOTERMICHE” dell’INGV, che ha effettivamente impedito la realizzazione dei progetti geotermici di Scarfoglio e Serrara Fontana,

– il terremoto di Pohang nel 2017 e le sue analisi scientifiche che concludono che questo terremoto distruttivo di magnitudo 5,4 era stato innescato da attività connesse a un progetto geotermico, e

– la recente pubblicazione di R. Schiavone, G. De Natale, A. Borgia, C. Troise, R. Moretti, R. Somma: Seismogenic potential of withdrawal-reinjection cycles: Numerical modelling and implication on induced seismicity. Geothermics 85 (2020), p. 101770), che evidenzia i rischi non quantificabili connessi a progetti geotermici con iniezione di grandi quantità di fluidi in contesti geologici complessi, dov’è assente la comunicazione tra serbatoio di produzione e serbatoio di reiniezione, e dove l’iniezione avviene in zone di faglia (come è il caso per esempio per gli impianti pilota progettati a Castel Giorgio (Umbria) e Torre Alfina (Lazio).

Come ha avuto modo recentemente di dichiarare il Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, durante la conferenza stampa al Senato per la presentazione del decreto sulle comunità energetiche, il DM Fer 2 sarà pronto “penso entro settembre” al termine della concertazione con gli altri ministri coinvolti (Ambiente e Politiche agricole).

Per questo rinnoviamo la richiesta che il D.M. FER 2 di prossima approvazione non preveda “l’incentivazione” delle centrali geotermoelettriche flash ed a ciclo binario, chiedendo comunque di essere ricevuti dal MISE come delegazione della Rete Nazionale NOGESI dei territori della Toscana, Lazio e Umbria in una data utile rispetto all’emissione del decreto, per portare la nostra esperienza e la documentazione (comunque già inviata nelle copiose lettere al Governo) che attesta le criticità ambientali ed i rischi al territorio, al suo ecosistema, alle acque idropotabili, alla salute dei cittadini residenti nei Comuni limitrofi alle centrali (la riunione prevista dal MISE il 12 marzo 2020 è stata annullata per via della pandemia in corso).

Rete Nazionale NOGESI

(*) Legge della Regione Toscana n.73 del 24.07.2020 sulle ANI:
CAPO II – Disposizioni in materia di geotermia
Art. 2 – Applicazione della disciplina delle aree non idonee
1. L’individuazione delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica in Toscana effettuata mediante la deliberazione del Consiglio regionale 7 luglio 2020, n. 41 (Modifica del Piano ambientale ed energetico regionale (PAER) ai fini della definizione delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica in Toscana. Adozione ai sensi dell’articolo 19 della l.r. 65/2014) è immediatamente efficace e si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

Non solo geotermia. SEMPRE PIU’ MOBILITAZIONE NECESSARIA CONTRO I PESTICIDI

Non solo rischio centrali per le aree geotermiche, soprattutto quelle a cavallo fra alto Lazio, Umbria e bassa Toscana, ma una pericolosa tendenza alla monocoltura della nocciola e dei pesticidi in agricoltura. Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato di GDL” Monoculture e fitofarmaci” – RIPA (Rete Interregionale Protezione Ambiente)

 

Sempre più raramente (per fortuna) i giornali pubblicano articoli a favore dei pesticidi, visto che la UE ha negli ultimi mesi ha imbracciato la necessaria riduzione di essi: il 25-27% della produzione di gas serra è dovuto all’agricoltura, e che per questo  l’Europa ha deciso di ridurre del 50% l’uso di sostanze chimiche entro il   2030  e ha promosso un programma come Farm to fork. Ma ancora questa cultura “arretrata” è viva: lo testimonia il processo tenuto ieri a Karl Bär, referente per la politica agricola dell’Istituto per l’Ambiente di Monaco di Baviera e Alexander Schiebel, che ha raccontato la battaglia dei cittadini contro i pesticidi nella città di Malles Venosta (BZ), denunciati per diffamazione da istituzioni e contadini.

L’ONU stessa dichiara che ci sono circa 200.000 morti l’anno per colpa dei pesticidi. Per questo motivo a gennaio del 2020 ha inviato la professoressa Hilal Elver, professore di ricerca e codirettrice del progetto sui cambiamenti climatici globali, la sicurezza umana e la democrazia ospitato all’interno dell’Orfalea Center for Global & International Studies, nonché illustre borsista presso la University of California Los Angeles Law School (UCLA) Resnick Food Law and Policy Center, per controllare lo stato dell’arte in Italia. Nel suo report  tra le tante cose ha dichiarato: “la presenza di fertilizzanti contraffatti e tossici piuttosto diffusi, che vengono importati o assemblati in Italia e spesso utilizzati da lavoratori senza le adeguate competenze e in mancanza di misure di sicurezza sono solo alcune delle diverse pratiche diffuse illegali.”.

Con questo nessuno vuole accusare nessuno ma è pur vero che a giugno di quest’anno sono state sequestrate dalle autorità italiane 16,9 tonnellate di pesticidi illegali, per un valore di 300mila euro, trovati in un deposito in provincia di Viterbo, a Vetralla.

Nessuno criminalizza le nocciole, la questione non riguarda la singola coltivazione delle nocciole ma le centinaia di ettari che sono state autorizzate nel Lazio, in Umbria e in Toscana; nelle ultime due regioni le nocciole non sono colture tradizionali. Sul lago di Bolsena l’agricoltura produce in abbondanza ortaggi: verdure, pomodori vari e il pomodoro scatolone, cipolle, cetrioli, peperoni, melanzane, zucchini, pomodori e frutta (pesche, albicocche, susine, prugne, fragole, pere, ciliegie, meloni, cocomeri) olio di oliva e delicatissimi vini. Nei terreni intorno al bacino del lago si coltivano inoltre i legumi: fagioli, lenticchie, ceci, patate. Sull’altopiano dell’Alfina troviamo viti, ulivi, patate, legumi, pascoli e seminativi. In Toscana la maggior parte delle coltivazioni sono grano, vite, olivi e vivai. In Umbria la maggior parte sono vite, l’olio, il frumento, in nessuno di questi luoghi il nocciolo è coltura tradizionale.

Impiantare nocciole dove per farle crescere è necessario fare pozzi e impianti di irrigazione a goccia (si ricorda che nelle zone vocate, Capranica, Caprarola, Fabbrica di Roma ecc, difficilmente si trovano questo genere di cose anche se alcuni comuni hanno ormai SAU dell’80% dedicate alle nocciole, comuni non più in grado di sfamarsi in caso di crisi) significa utilizzare una preziosa risorsa pubblica per fini privati in modo irresponsabile. E qui nasce il problema poiché oltre a snaturare un territorio con altre vocazioni e modificare in modo permanente i paesaggi, le monocolture di nocciole richiedono acqua, preziosa in zone siccitose ma ancor più preziosa in zone ad alto valore naturalistico come nel caso dei SIC (siti di interesse comunitario) di cui il lago di Bolsena fa parte.

Sicuramente gli autori degli articoli sapranno che, come ha scritto  l’ingegner Piero Bruni sul sito dell’Università della Tuscia“ Il lago di Bolsena è circondato da vulcaniti che sono porose e permeabili. Le piogge percolano attraverso il terreno ed alimentano un grande falda acquifera. Il lago di Bolsena è la parte affiorante della falda acquifera. Il bacino idrogeologico è la parte della falda acquifera che ricarica il lago per vie dirette, superficiali ed ipogee. Il bacino idrogeologico è delimitato da spartiacque sotterranei. Le piogge che cadono fuori dal bacino idrogeologico alimentano i bacini confinanti (Tevere, Fiora, ecc.) … Il tempo di ricambio è dato dal numero di anni necessari per defluire attraverso l’emissario l’intero volume del lago. Negli anni 40 era di 120 anni, ora è di oltre 300 anni. La portata del Marta era di 2,4 mc/sec. Ora è 0,9 mc/sec. Questo perché sono stati trivellati oltre 1000 pozzi per uso potabile ed irriguo che sottraggono acqua dalla falda prima del suo arrivo al lago. In aggiunta le piogge sono diminuite durante lo stesso periodo del 10%”.

Queste poche righe sarebbero già da sole abbastanza per capire che i noccioli nella zona del Lago di Bolsena e dell’altopiano dell’Alfina sono insostenibili, così come lo sono in quei comuni dove non vi è più un’economia diversificata e per questo ricca, ma un economia dipendente esclusivamente dalle nocciole e che in caso di problematiche alle stesse non avrebbe altri introiti, inoltre, sicuramente i giornalisti che hanno scritto i due articoli sapranno che nei comuni della Tuscia come Capranica , Caprarola , Fabbrica di Roma, Corchiano, Ronciglione  ecc  vi è sempre più una folta schiera di cittadini residenti che sono ostaggio di prassi agricole insostenibili e dannose per la salute,  ma se questo non basta bisogna andare a guardare la situazione di un altro lago quello di Vico, lo stesso infatti è oggetto di attenzioni da parte delle istituzioni e non è un caso che in data 16/6/2020 l’ottava commissione della Regione Lazio abbia ascoltato le parti in causa e che quasi tutte le parti fossero d’accordo sul fatto che l’antropizzazione del lago e in particolare modo l’uso di pesticidi e concimi chimici abbiano contribuito in modo notevole all’impossibilità dell’utilizzo dell’acqua del lago a scopo umano.

È ovvio quindi che proprio per via delle conseguenze che le monocolture hanno sui territori, ormai di pubblico dominio, le persone si oppongano a questo tipo di colonizzazione soprattutto in luoghi ove questo tipo di colture (per esempio le nocciole) non erano presenti prima. Ed è ovvio che in questi luoghi i cittadini si oppongano al punto da far inserire la monocoltura della nocciola nella Tuscia nell’atlante dei conflitti ambientali,  la prima piattaforma web italiana geo referenziata, di consultazione gratuita, costruita con la collaborazione di dipartimenti universitari, ricercatori, giornalisti, attivisti e comitati territoriali, che raccoglie le schede descrittive dei maggiori disastri ambientali italiani.

Immagine da un articolo di TerraNuova sui noccioleti: https://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Noccioland-noccioleti-intensivi-e-rischi-per-ambiente-e-salute

Scrive Stefano Liberti giornalista dell’Internazionale: “Anche grazie al sostegno della regione Lazio, la Ferrero punta ad aumentare qui le superfici di altri diecimila ettari entro il 2025. Così nuovi impianti stanno proliferando, occupando zone dove normalmente gli alberi non c’erano. “Questo piano sta portando alla radicale trasformazione del paesaggio e a un’irreversibile perdita di biodiversità”, dice Famiano Crucianelli, ex sottosegretario del ministero degli esteri, oggi presidente del biodistretto della via Amerina e delle Forre, un’area che interessa tredici comuni della bassa Tuscia e dei monti Cimini.” E prosegue: “La nocciola è una grande risorsa per questa zona, ma va coltivata nel rispetto dell’ambiente. Qui si fa un uso eccessivo di chimica e si sta compromettendo un territorio intero, convertendolo in una monocoltura”.

Spiega Giuseppe Nascetti, direttore del dipartimento di ecologia e biologia dell’università della Tuscia: “L’aumento della produzione negli ultimi anni ha portato a una pesante eutrofizzazione delle acque, determinata dalla presenza di fosforo e azoto, che sono elementi costitutivi di fertilizzanti e pesticidi. Oggi il lago di Vico è in uno stato comatoso”. Nel suo studio, il professore mostra delle mappe che registrano l’andamento delle sostanze nelle acque del lago, con la conseguente variazione della flora e della fauna. Il docente, che ha condotto studi trentennali nell’area, lancia oggi un avvertimento: “Bisogna considerare produzioni più sostenibili, ragionare insieme a tutti i soggetti interessati per portare avanti un sistema di sviluppo più in equilibrio con l’ambiente. Abbiamo parlato con la Ferrero qualche anno fa, per lanciare un progetto pilota con effetti meno negativi sull’ambiente, ma alla fine non se n’è fatto nulla”.

Questo tipo di agricoltura, quindi, mette ancora più a rischio la biodiversità e la resilienza territoriale in netta contrapposizione con i goals dell’ONU, il Green Deal Europeo o i progetti Life che danno soldi per conservare la biodiversità.

Come se tutto ciò non bastasse sembra quasi che qui la legge non debba essere tenuta in considerazione. A gennaio 2014 è entrato in vigore l’obbligo per gli agricoltori della difesa integrata, attenzione non la lotta integrata consentita ad un numero limitato di aziende iscritte in un particolare registro. L’art. 19 della legge 150 del 2012 (entrata in vigore nel 2014) stabilisce che la difesa integrata è obbligatoria in Italia e che questa deve essere effettuata secondo lo schema dell’allegato III. Questo allegato prevede che prima di arrivare all’utilizzo della chimica si debbano utilizzare metodi fisici e biologici e che gli stessi devono essere annotati sul quaderno di campagna. Quanti agricoltori lo fanno? Non è dato sapere!

da OrvietoNotizie.it

Non si possono riempire pagine di retorica senza guardare in faccia la realtà! La realtà è che le monocolture non sono in equilibrio con l’ambiente che poco c’entrano con l’agroecologia, unico metodo agricolo pubblicizzato dalla FAO come metodo per sfamare tutta la popolazione e rendere i sistemi alimentari più sani e sostenibili (Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha sollecitato sistemi alimentari più sani e sostenibili e ha dichiarato che l’agro-ecologia può contribuire a una tale trasformazione). L’appello è stato lanciato nell’intervento di apertura al 2° Simposio Internazionale di Agro-ecologia che si è tenuto presso la FAO a Roma dal 3 al 5 aprile 2018.

Tacciare di follia chi si occupa di lasciare in eredità ai nostri figli una terra fertile e utilizzabile e ancora abitabile, non è da realisti è da folli. Folle è chi crede di poter continuare su questo binario e di seguire ancora un’economia lineare e non si accorge che l’Europa stanzia montagne di soldi per una transizione ad un Economia Circolare che prevede un agricoltura sostenibile e biologica per soddisfare i bisogni di oggi senza compromettere quelli di domani.

I membri del GDL” Monoculture e fitofarmaci” – RIPA (Rete Interregionale Protezione Ambiente)

Quando sulla geotermia si prendono lucciole per lanterne…

L’articolo apparso su “La Nazione” del 16 Settembre 2020, dal titolo “Stato contro Regione Ok alla geotermia” a firma di Massimo Cherubini (clicca l’immagine sotto), stravolge completamente la realtà dei fatti, attribuendo al Governo Nazionale la volontà di procedere con la liberalizzazione degli insediamenti degli impianti geotermici dopo l’impugnazione della Legge Regionale 73 del 24 Luglio nella parte (art. 2) riguardante le Aree Non Idonee (*).
Invece la decisione del Governo va in una direzione esattamente contraria.

Nella Delibera del Consiglio Regionale n. 41 del 7 Luglio scorso, la Regione aveva deciso di consentire, all’interno della Aree Non Idonee all’installazione di impianti alimentati da fonte geotermica, la costruzione di centrali “di piccola taglia” (fino a 20 MW di potenza!), in evidente contrasto rispetto a quanto previsto nel Decreto Ministeriale 10 Settembre 2010 che detta le linee guida per l’individuazione delle ANI; non a caso tutte le Soprintendenze della Toscana avevano espresso parere negativo di fronte a questa scelta, in particolare per le aree soggette a vincoli paesaggistici ed ambientali.

Con l’impugnativa deliberata dal Governo, si riafferma l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela del paesaggio, per cui sembra di capire che all’interno di Aree Non Idonee interessate da vincoli paesaggistici ed ambientali individuate dal D. Lgs.42/2004 (Codice del Paesaggio) non si potrà realizzare alcun tipo di impianto.

Naturalmente le Aree Non Idonee individuate dalla Regione, peraltro con un provvedimento ancora incompleto in quanto privo di cartografia e soggetto a possibili revisioni dopo l’esame delle osservazioni che possono essere presentate entro il 27 Settembre, si estendono anche ad altre tipologie territoriali: dai siti facenti parte del patrimonio UNESCO, con le rispettive aree di rispetto, alle aree archeologiche; dalle aree protette SIC, ZSC/ZPS alle riserve naturali con le rispettive aree contigue; da quelle interessate da produzioni agricole di qualità DOP, DOC, IGP etc. a quelle soggette a dissesto idrogeologico: però in tutte queste tipologie, ad esclusione della prima, la scelta fatta dalla Regione è stata quella di inserire in ogni caso la possibilità della costruzione impianti da loro definiti “di piccola taglia”, fra i quali rientrano addirittura sia le centrali flash di ENEL che quelle a ciclo binario proposte da Sorgenia.

Alla luce di quanto detto, è evidente che è la Regione Toscana ad avere la responsabilità di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa. Per questo motivo non si dovrà dare corso alla realizzazione di centrali geotermoelettriche (né sull’Amiata né in Toscana) fintanto che l’opposizione del Governo non si sarà risolta. Facciamo voti perché il Governo esca vincitore in questa partita.

S.O.S. Geotermia
RETE NAZIONALE NOGESI

(*) Fonte: Comunicato stampa Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, ha esaminato quarantadue leggi delle Regioni e delle Province autonome, e ha quindi deliberato:

di impugnare

la legge della Regione Toscana n. 73 del 24/07/2020, recante “Disposizioni in materia di occupazioni del demanio idrico da parte dei gestori del servizio idrico integrato e in materia di geotermia”, in quanto l’articolo 2, che reca la disciplina delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica si pone in contrasto con l’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, che attribuisce allo Stato la potestà esclusiva in materia di tutela del paesaggio, nonché con l’articolo 9 della Costituzione, risultando altresì in contrasto con previsioni di principio in materia di “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, violando così l’articolo 117, terzo comma, della Costituzione;

IL MOMENTO DELLA VERITA’ DELLA GEOTERMIA ELETTRICA

Comunicato del 30 agosto 2020 della Rete Nazionale NOGESI

La Rete Nazionale NOGESI è riuscita per la prima volta a capovolgere i destini della geotermia elettrica in Italia, riuscendo a bloccare sostanzialmente l’autorizzazione degli impianti geotermici (flash e piloti).

 

Non c’è dubbio che la lotta contro la geotermia elettrica speculativa e inquinante abbia, in questi anni, prodotto risultati tangibili.

La conoscenza dei cittadini nelle aree geotermiche (Amiata, Lazio, Umbria, Campania) è cresciuta e “la favola” della geotermia elettrica “fonte energetica rinnovabile e sostenibile” si è ridotta considerevolmente nella opinione pubblica.

La nascita della Rete Nazionale NOGESI è stata la chiave di volta del successo: l’insieme di militanti toscani (che da anni erano contro la geotermia) si è trovato con militanti delle regioni Lazio, Umbria e Campania per la prima volta a Bolsena il 26 ottobre 2013. Ne è uscita una volontà comune di portare l’attacco alla geotermia elettrica definita “speculativa e inquinante”.

Da allora la campagna contro la geotermia elettrica si è articolata con manifestazioni e convegni come quello svolto alla Camera dei Deputati il 5 marzo 2014, replicato il 5 novembre 2015 e con iniziative sparse sui territori interessati riguardanti tematiche ambientali e di salute fatte proprie da una serie di comitati di cittadini.

In Campania gli impianti “pilota” di Serrara Fontana e di Ischia sono stati bocciati dalla Regione Campania nel 2016. Decine di sindaci nelle varie regioni si sono attivati dichiarando che il loro territorio era “geotermia-free” (anche in Toscana) sostenendo il loro giudizio anche in sede giudiziaria.

Questo lavoro indefesso ha prodotto i suoi frutti, nel senso che lo sviluppo degli impianti geotermici si è arenato: per quanto riguarda la “tecnologia flash” è stata autorizzata in questi anni solo la centrale di Bagnore 4 (Amiata) il 20.02.2014 ed l’impianto in costruzione Monterotondo 2 nel 2016 (nella zona di Larderello), mentre per quanto riguarda la” tecnologia pilota” nessuno degli impianti ”nazionali” previsti dal MISE attraverso il D.Lgs.28/2011, né gli impianti “regionali” è stato finora autorizzato (il progetto da 5 MW di Poggio Montone autorizzato dalla Regione Toscana è al TAR).

Si riportano le varie situazioni nelle nostre Regioni, contro cui la Rete Nazionale NOGESI si è opposta:

In Umbria– L’unico impianto “binario nazionale “è Castel Giorgio che ha ricevuto, dopo 8 anni, la “intesa” dal Consiglio dei Ministri (che si è sostituito alla Regione Umbria) e dopo 9 anni l’autorizzazione dal MISE e MATTM: contro cui hanno reagito al TAR Lazio i Comuni dell’area, Italia Nostra ed i privati danneggiati, le Regioni Umbria e Lazio. E’ stata chiesta dai comuni e Italia Nostra la sospensiva dell’autorizzazione: si prevede una prima udienza entro il 15 settembre 2020.

Nel Lazio-Ci sono stati molti impianti previsti, finché la Regione Lazio non ha fatto ben tre leggi regionali (l’ultima nell’ottobre 2018) in cui questi impianti geotermici dovevano passare al vaglio di una carta idro-geo-termica regionale (mai presentata finora) e comunque entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge regionale (primavera 2019): allo stato attuale sul territorio regionale non vi sono permessi attivi (gli 11 rilasciati sono scaduti in quanto non più prorogabili ai sensi della normativa vigente): nessuna società dalla primavera 2019, nemmeno da parte della tedesca Geothemics Italy (impianti di Piana del Diavolo e Lago di Vico) si è fatta viva…

Per quanto riguarda Latera l’ENEL dopo aver presentato un progetto di ri-avviamento della vecchia Latera (a cui la Rete Nazionale NOGESI si è opposta insieme ai sindaci) essendo una “autorizzazione regionale” è finita sub-legge regionale; in realtà l’ENEL sta smontando la vecchia centrale: per quanto poi Latera “binario nazionale” non è mai entrato nel novero dei 50 MW autorizzabili e si è perso nella notte dei tempi…

Per quanto riguarda Torre Alfina “binario nazionale” è al Consiglio di Stato sul ricorso dei comuni viciniori, della regione Lazio e della Provincia di Viterbo (in realtà la ditta ha vinto al TAR Lazio per non costituzione delle parti interessate). E’ prevista, su opposizione del MATTM, udienza il 20 ottobre 2020.

In Toscana– La regione Toscana è l’unica in Italia ad avere impianti geotermoelettrici. La regione Toscana pubblica la situazione dei siti geotermici aggiornata all’agosto 2019 (ma non aggiornata ad oggi).

L’unico impianto in costruzione è Monterotondo 2 da 20 MW (zona nord).

Per quanto riguarda i permessi di ricerca 10 sono scaduti (La Grascieta, Pereta, Scansano, Pomonte, Guardistallo, Montebamboli, Montegemoli, Fornace, Soiana, Monte Santa Croce La Pianaccia ) ( per i progetti Boccheggiano e Mazzolla vi è però il riconoscimento nazionale della risorsa, premessa per la concessione mineraria), 3 sono stati sospesi dalle società (Campiglia d’Orcia, Ripa d’Orcia, Roccastrada, ), 3 bocciati dalla regione Toscana (Bagnolo, Castiglione D’Orcia, Monte Labbro,), Montorio (regione Lazio predominante, bloccato), Roccalbegna (ex-Murci) VIA sospesa; sono attivi in questo momento il permesso di ricerca Soiana (autorizzato fino al 17.07.2021), di Fornace (autorizzato fino al 17.07.2021), di Niccioleta (autorizzato fino all’11.04.2022), di Terrafino (autorizzato fino al 27.05.2024) e di Macie (autorizzato fino al 27.08.2024).

Rimangono attivi l’impianto previsto a Poggio Montone (ricorso in Magistratura della Rete Nazionale NOGESI e del Comune di Piancastagnaio, udienza tecnica il 21.09.2020), Le Cascinelle (in VIA regionale, bocciata dall’Unione dei Comuni della Amiata e Vald’Orcia, opposizione della Rete Nazionale NOGESI ed altri comitati e vari Comuni), conclusa la VIA regionale per la centrale di Mensano da 10 MW. Per quanto riguarda i “progetti regionali” Piancastagnaio 6 (PC6, centrale flash da 20 MW), sospeso dopo aver fatto la VIA; progetto Roccalbegna (centrale flash da 20 MW su ex-permesso di ricerca Murci) con la VIA sospesa. Per quanto riguarda i “piloti nazionali” la regione Toscana ha negato l’intesa per Montenero, si attende la emissione del Decreto MATTM per Casa del Corto, sono ancora in VIA Cortolla, Lucignano e Castelnuovo.

Ha sicuramente pesato anche la mancanza di “incentivi” alla geotermia elettrica (dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che la nostra ferma opposizione agli “incentivi” era giusta e lungimirante): l’ultimo finanziamento è stato concesso nel 2016; poi il nuovo Governo insediatosi nel giugno 2018 il MISE ha deliberato di escludere la geotermia dal FER1, promettendo l’inserimento nel FER 2, al momento (agosto 2020) gli incentivi non sono stati concessi…

Tanto che lo stesso ad Starace di ENEL (l’unica che li percepiva) ha detto, prendendola alla larga, «non abbiamo interesse a incentivi. Abbiamo sicuramente interesse a tutto quello che porta la geotermia a valore e fa crescere questa importantissima e pulitissima fonte energetica in Toscana; piccole incertezze o esitazioni sono sempre state presenti sul percorso della geotermia, che è molto lungo, non ci preoccupano particolarmente».

Se la dimensione di impresa consente all’ENEL di fare a meno degli incentivi, ciò non vale per le piccole aziende della “privatizzazione” della “geotermia binaria” berlusconiana e regionale: senza incentivi non sono in grado di introdursi nel settore tanto è vero che a tutt’oggi hanno tutti grosso modo rinunciato ai vari progetti.

La attuale situazione degli “incentivi” è la seguente:

Ricevono “incentivi” i seguenti impianti: Radicondoli gr.2, Chiusdino 1, Nuovi Lagoni Rossi, Sasso 2, (zona nord) e Binario Bagnore 3, Bagnore 4 (gr.1e gr.2) e Piancastagnaio PC3, PC4 e PC5 (zona sud), cioè su 34 gruppi solo 9 ricevono incentivi (per la maggior parte delle centrali della zona nord l’erogazione di incentivi è scaduta).

Come dice la Torsello di COSVIG (Consorzio Toscano per lo sviluppo geotermico) in “Quale Energia” del giugno 2019 analizzando lo stallo della geotermia italianaIn Italia in questi ultimi anni si sono diffuse notizie sulla nocività della geotermia, che non tenevano conto degli sviluppi tecnologici e che comunque sono state smentite da vari studi epidemiologici, o sul suo non servire a contenere il cambiamento climatico, anch’essi smentite da studi più completi sulle emissioni naturali dei territori geotermici”. E continua:” Si oppongono anche a quelli a ciclo binario chiuso, con re-immissione totale dei fluidi, nonostante siano pensati apposta per azzerare le emissioni”. E termina, al colmo di una crisi di nervi:” E se proprio non si vogliono le centrali elettriche, si potrebbe almeno usare l’acqua calda sotterranea per riscaldare le città, risparmiando enormi quantità di metano e di CO2. Invece non si fa quasi nulla neanche lì”.

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A proposito di “incentivi” va definitivamente rimarcato che questi risultano del tutto esorbitanti e ingiustificati. Infatti se si prende in considerazione l’andamento dei principali parametri del mercato elettrico negli ultimi anni (vedi studio GSE “Il valore dell’energia rinnovabile sul mercato elettrico” 2007-2016) è facile osservare che il prezzo medio dell’energia elettrica su scala nazionale (PUN) è sceso dal valore di 87,00 €/MWh nel 2008 a circa la metà nel 2016 (42,8 €/Mwh, come indicato nel diagramma seguente) stante la riduzione della domanda elettrica, del prezzo di gas e carbone e, soprattutto, della accresciuta penetrazione delle fonti rinnovabili.

A fronte di questo andamento del mercato, gli “incentivi” di 200 €/MWh per gli impianti “pilota” “nazionali” e “regionali” risultano pari a circa 5 volte il prezzo medio dell’energia elettrica (2016) mentre quelli per i “flash” pari a 84 €/Mwh, sono il doppio del valore medio. Secondo Milano Finanza del 26.08.20 Enel e la sua controllata Endesa hanno ottenuto in una gara sul fotovoltaico in Portogallo 9,5 €/MWh, un prezzo molto basso, indipendentemente dalla fonte.

Ciò a conferma che l’opzione della geotermia elettrica è economicamente fuori mercato per cui, parafrasando le valutazioni che il fisico ed ambientalista Amery Lovins fa del nucleare:” Sostanzialmente possiamo avere tante centrali nucleari quanto il Congresso USA sarà capace di far pagare ai contribuenti. Ma non ne avrete nessuna in una economia di mercato” (pag. 213 dal volume di Angelo Baracca e Giorgio Ferrari Ruffino “SCRAM, ovvero la fine del nucleare” -Jaca Book), si può concludere che gli unici impianti geotermoelettrici che potrebbero essere realizzati in Italia sono quelli che lo Stato vorrà far pagare ai cittadini.


Leggilo su:

Il Cittadino online

Orvieto News

Il Tirreno 1/9/20

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NO SUSSIDI ALLA GEOTERMIA. Scriviamo -ancora- al Ministero

Continuiamo la battaglia che ormai coinvolge tutte le regioni in cui sono presenti o in progetto centrali geotermiche, tra cui la conferenza stampa a Firenze del 31 ottobre scorso, dopo aver già inviato al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare una circostanziata lettera sulle attività decisamente climalteranti inserite dal Ministero
dell’Ambiente nel Catalogo per il 2017 tra le attività ambientalmente favorevoli
e meritevoli di sussidi pubblici.

Oggi, avendo scongiurato finora l’inserimento della geotermia tra le produzioni di energia meritevoli di finanziamenti pubblici (pagati in bolletta da tutti i cittadini), a fronte di continue pressioni e dichiarazioni in merito ad un eventuale, e sciagurato, reinserimento della geotermia tra le attività a cui destinare tali sussidi pubblici, scriviamo di nuovo alla Commissione Sussidi del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Governo, ai deputati delle Commissioni Ambiente, Attività produttive e Unione Europea, ai senatori delle Commissioni Ambiente, Attività produttive e Unione Europea, agli estensori della mozione sui climalteranti, ai parlamentari e consiglieri regionali di Toscana, Umbria e Lazio sensibili alla questione, ai sindaci dei comuni geotermici della provincia di Terni, Viterbo e della Toscana.

LA LETTERA PUO’ ESSERE SCARICATA E VISUALIZZATA CLICCANDO QUI 

Progetto di centrale geotermica di Montenero d’Orcia, NO della regione Toscana. Una vittoria dei cittadini e dei comitati

Dopo i progetti di Seggiano, Castiglion d’Orcia, Bagnolo e Monticello Amiata, anche la centrale geotermica pilota prevista dal D.Lgs.28/2010 di Montenero (comune di Castel del Piano), è stata bocciata dalla regione Toscana.

 

La regione Toscana ha negato l’intesa al Governo, dopo il parere favorevole della Commissione sulla Valutazione di Impatto Ambientale/VAS del MIBACT (more solito…).

La decisione è figlia della mozione, presentata dai Consiglieri Marras (PD), Fattori (SI-TOSCANA A SINISTRA), Giannarelli (M5S), Spinelli (Art.1-MDP) e Monni (PD), approvata all’unanimità dalla Commissione Ambiente della Regione Toscana il 21 gennaio 2020, nella quale si dava indicazione alla Giunta Regionale a negare l’intesa.

Resta ancora aperta la contraddizione in seno alla Regione Toscana, (ma anche alle tante forze politiche che hanno esultato per la bocciatura di Montenero), mentre si continua a sostenere la geotermia flash con emissioni in atmosfera delle molto più potenti centrali dell’Enel (fino a 40 MW), che hanno di certo maggiori impatti sul piano sanitario e ambientale. Crediamo che sia giunto il tempo, oltre che scongiurare questi nuovi progetti di impianti binari anche di mettere fine alle centrali flash esistenti, investendo le risorse per gli incentivi in sviluppo e ricerca di fonti energetiche e sistemi di risparmio veramente compatibili con salute e ambiente.

La lotta, ancora una volta, paga!

Anche questo è il frutto delle lotte e mobilitazioni dei cittadini dei territori interessati, promosse dai comitato NOGEOTERMIA di Montenero d’Orcia e dal comitato AGORA’ di Monticello Amiata nel corso degli ultimi cinque anni insieme alle aziende della zona che hanno poi trovato un utile riscontro nelle Amministrazioni locali, in primis i comuni di Castel del Piano e Cinigiano che si sono espresse all’unanimità contro questo progetto e hanno dichiarato il loro territorio non idoneo all’installazione di impianti geotermici.

Ci auguriamo che anche questo ennesimo risultato contro la geotermia speculativa e inquinante che mira ai soli incentivi statali, faccia ripensare il Governo sull’eventualità di inserire di nuovo questa geotermia tra le fonti rinnovabili meritevoli di finanziamenti e sia d’augurio per evitare che si prosegua con i tanti progetti ancora, purtroppo, in corso, a cominciare da Castel Giorgio, Torre Alfina, Amiata e gli altri progetti nel Lazio, in Toscana e in Campania.

Sos Geotermia- Rete Nazionale NOGESI – Difensori della Toscana

Contro gli incentivi alla geotermia, la Rete NoGESI scrive al Governo

A seguito di notizie stampa in merito alla possibilità di reintrodurre gli incentivi per le centrali geotermoelettriche nel FER2, allarmati da improvvide dichiarazioni di alcuni esponenti politici, la Rete NoGESI chiede che il Governo non supporti tale ipotesi ed ascolti i territori interessati.
Di seguito la lettera che è stata inviata il 29 luglio 2020.

 

Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri
Sen. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico
Gen. Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
On. Roberto Speranza, Ministro della Salute
e, pc:
On. Stefano Buffagni, viceMinistro allo Sviluppo Economico
On. Mirella Liuzzi, Sottosegretario al MISE
On. Alessia Morani, Sottosegretario al MISE
Dr. Gianpaolo Manzella, Sottosegretario al MISE
Dr.ssa Alessandra Todde, Sottosegretario al MISE
On. Roberto Morassut, Sottosegretario di Stato all’Ambiente
Sen. Pierpaolo Sileri, viceMinistro della Salute

Sen. Vito Claudio CRIMI, Capo politico del M5S
On. Nicola Zingaretti, Segretario del PD

Esimio Presidente del Consiglio,
Gentili Ministri, viceMinistri e Sottosegretari di Stato,

Non possiamo che come Rete Nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante) esprimere le nostre felicitazioni per il successo strappato al Consiglio Europeo per il Recovery Plan, piano che ci assegna 209 miliardi di euro tra sussidi a fondo perduto e prestiti da rimborsare.

Per quanto riguarda la geotermia elettrica, motivo per cui vi scriviamo e non da oggi, essa non è sempre “verde”, come sostiene autorevolmente la stessa Unione Europea nel considerando 46 della Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili:

“L’energia geotermica è un’importante fonte locale di energia rinnovabile che di solito genera emissioni considerevolmente più basse rispetto ai combustibili fossili, e alcuni tipi di impianti geotermici producono emissioni prossime allo zero. Ciononostante, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo, che sono nocive per la salute e l’ambiente. Di conseguenza, la Commissione dovrebbe facilitare esclusivamente la diffusione di energia geotermica a basso impatto ambientale e dalle ridotte emissioni di gas a effetto serra rispetto alle fonti non rinnovabili”.

La geotermia italiana attuale sembra “verde” soltanto perché le autorità nazionali omettono di comunicare all’European Environment Agency le emissioni di gas serra delle centrali ed altri inquinanti, abbellendo così il quadro emissivo italiano (come risulta da nostri contatti con la UE).

La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostra con tutta evidenza che la geotermia non è affatto sempre pulita, rinnovabile e sostenibile. Ma lo è solo a determinate condizioni, che dipendono dalla tecnologia impiegata e dalle specificità del territorio nel quale la si vuole usare. Ogni caso va esaminato a parte, con appropriata attenzione e grandissime cautele.

La disseminazione delle centrali geotermoelettriche, che vede finora (al 2020) la loro presenza solo nella regione Toscana e solo con tecnologia “flash”, con rilascio dei vapori in atmosfera, è contestata da anni nell’Amiata, dove c’è l’ultima centrale autorizzata nel 2013 (Bagnore 4), mentre la “privatizzazione della geotermia” voluta da Berlusconi (D. Lgs.22/2010) in 10 anni non ha prodotto alcuna centrale “pilota”, proprio per l’opposizione di Regioni, Comuni e cittadini.

Purtroppo la geotermia non è una cosa fantastica, la realtà (e noi come Rete Nazionale siamo inseriti nella realtà) è più complicata; ad esempio 29 Comuni toscani su 51 hanno detto che il loro territorio è “geotermia -free”, mentre le regioni Umbria e Lazio, i comuni relativi e le associazioni e cittadini coinvolti sono ricorsi alla Magistratura contro le centrali di Castel Giorgio e Torre Alfina, e 31 sindaci laziali e umbri scritto al Governo.

Proprio ieri abbiamo appreso che la Regione Toscana ha negato l’intesa per la centrale “pilota” di Montenero.

Sulla riva del lago di Bolsena ed in Toscana si stanno consumando battaglie epocali contro la geotermia elettrica: ne sono testimonianza la trasmissione del 23/7 u.s. ad Agorà Estate (Tg-3) ed il servizio del 24/7 della rivista “Internazionale” sulla situazione toscana, laziale e umbra.

E sono le questioni legate al depauperamento ed inquinamento degli acquiferi, alle emissioni comunque sempre significative, alla sismicità indotta forse peggiore nel ciclo binario rispetto al flash, al problema di impoverimento dei territori.

Non è, semplicemente, più ammissibile costruire e chiedere incentivi destinati alla riduzione dell’effetto serra per centrali le quali, come quasi tutti gli impianti geotermoelettrici della Toscana, emettono più gas a effetto serra che centrali a combustibile fossile. Non è più ammissibile realizzare centrali che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose.

Cosa occorre ancora per capire che questa geotermia elettrica non va bene? Proprio nell’interesse stesso della geotermia, occorre dare un taglio alle pratiche insostenibili, dichiarando finalmente chiuso il capitolo delle centrali “flash” e delle “binarie”, sostenendo e incentivando la ricerca e sperimentazione di tutti quegli altri usi che non necessitano dell’estrazione di fluidi, come ci risulta stiano facendo molti altri Paesi.

Bisogna capire a questo punto se il gioco vale la candela, come successo per il nucleare, o se viceversa è meglio tenere spenta la candela e produrre energia in altri modi.
Rispetto alle notizie pubblicate sulla stampa che prevedono nel prossimo decreto FER2 incentivi alla geotermia, si contesta tale assunto sulla base delle motivazioni esposte nelle lettere precedenti [al Governo Conte 1 sono stati inviati i seguenti documenti e relativi allegati: geo.2114 il 7 dicembre 2018 (Governo); geo.2198 il 17 marzo 2019 (Crippa);geo.2219 il 3 aprile 2019 (Crippa);geo.2231 il 8 maggio 2019 (Crippa e Governo; al Governo Conte 2 sono stati inviati i seguenti documenti e relativi allegati: geo.2378c il 31 ottobre 2019 (Patuanelli – Governo) e geo.2377 il 1 novembre 2019 (MATTM)].

NON SI PUO’ INCENTIVARE UNA FORMA DI ENERGIA CHE PRODUCE SOSTANZE CLIMALTERANTI COME LA TECNOLOGIA FLASH USATA IN TOSCANA. PER QUANTO RIGUARDA I “BINARI” PREVISTI DAI D.LGS.22/2010 E 28/2011 (GOVERNO BERLUSCONI) NESSUNO E’STATO REALIZZATO NEL DECENNIO A CAUSA DELLE CONTESTAZIONI POPOLARI. ANCHE PERCHE’ NON RIESCONO A RIMETTERE NELLE FORMAZIONI DI PROVENIENZA I GAS INCONDENSABILI, SONO SOGGETTI A TERREMOTI, ECC.

Per tutti questi motivi rinnoviamo la richiesta di essere ricevuti dal MISE come delegazione dei territori della Toscana, Lazio e Umbria in una data utile rispetto all’emissione del decreto FER2 per portare la nostra esperienza (la riunione prevista dal MISE il 12 marzo 2020 è stata annullata per via della pandemia in corso).

Nel caso che anche questa lettera non riceva risposta entro tempi ragionevoli ci sentiremo autorizzati a tenere una manifestazione sotto al MISE, di cui indicheremo-più avanti- la data di svolgimento.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

Elezioni regionali Toscana. Invito al confronto ai candidati Presidente

Con l’approssimarsi delle elezioni regionali in Toscana, come consuetudine, invitiamo i candidati ad un confronto sul tema della geotermia e delle centrali. Riportiamo la lettera inviata.

 

 

 

Ai Candidati alla Presidenza della Regione Toscana- Elezioni Regionali 20-21Settembre 2020
• Eugenio Giani
• Susanna Ceccardi
• Irene Galletti
• Tommaso Fattori
• Roberto Salvini
• Marco Barzanti
• Salvatore Catello

Oggetto: INVITO-INCONTRO Comitati Ambiente Amiata Val d’Orcia sul tema Geotermia e Centrali Geotermoelettriche.

Con la presente siamo a richiedere un incontro sul tema della realizzazione delle Centrali Geotermoelettriche nel territorio dell’Amiata e zone limitrofe della Val d’Orcia e Maremma, anche sul confine della Buffer Zone del Sito Unesco Val d’Orcia.

Con la realizzazione degli impianti previsti, oltre agli attuali esistenti, si andrebbe a creare un vero e proprio “polo geotermico”, come previsto dalla Regione, sull’area del Sud della Toscana, con preoccupanti criticità ambientali e ripercussioni negative sul piano economico in netto contrasto con le vocazioni naturalistiche e agroturistiche che si stanno faticosamente costruendo.

Richiediamo un confronto su tali tematiche, in previsione delle prossime elezioni amministrative regionali e in ossequio del principio della trasparenza e della chiarezza.

Vi invitiamo a contattarci per definire modalità, data e luogo dell’incontro.

Cordiali saluti,

Ecosistema Val d’Orcia – Rete Nazionale NoGesi


3° incontro: 16 settembre 2020, candidato MARCO BARZANTI (P.C.I.)

Mercoledì 16 settembre, ore 17,30, a San Quirico d’Orcia, in Piazza Chigi, si terrà l’incontro con MARCO BARZANTI, candidato alla Presidenza della Regione Toscana per il P.C.I. .


2° incontro: 21 agosto 2020, candidato TOMMASO FATTORI (Toscana a Sinistra)

Venerdì 21 agosto, ore 17,30, a Abbadia San Salvatore, piazza XX Settembre , si terrà l’incontro dei comitati della Rete Nogesi e dei comitati in difesa dell’Ambiente e del Territorio dei comuni limitrofi, con TOMMASO FATTORI, candidato alla presidenza della Regione Toscana per la lista TOSCANA A SINISTRA.


1° incontro: 26 luglio 2020, candidata Irene Galletti (M5S)