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Roma, 16 giugno 2022. Stati generali della Geotermia: se la suonano e se la cantano, ringraziando Putin…

RESOCONTO degli STATI GENERALI DELLA GEOTERMIA svoltosi il 16/06/2022 a ROMA

L’ennesimo convegno sulla geotermia (stavolta è stato denominato “Stati generali della Geotermia”, promosso dal Consiglio Nazionale dei Geologi) si è risolto nel solito show di personaggi, anche molto autorevoli per la verità, portavoce di un sentire unanime e unanimemente condiviso: la geotermia è la soluzione energetica del futuro, ce n’è troppo poca nel nostro paese per colpa degli ambientalisti e della burocrazia ma per fortuna, grazie anche alla guerra, gli orientamenti politici stanno cambiando, ci aspetta una clamorosa rivincita.

Hanno partecipato, oltre agli ospitanti Geologi Emanuele Emani, Arcangelo Violo e Lorenzo Benedetto, una decina e più di tecnici esperti, fra i quali: Bruno Della Vedova, Presidente Unione Geotermica Italiana (UGI); Nunzia Bernardo, Delegata Ricerca sul Sistema Energetico (RSE S.p.A.); Adele Manzella, Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); Gennaro Niglio, Direttore Sviluppo e Innovazione GSE S.p.A.; Nicolandrea Calabrese, Responsabile Laboratorio efficienza energetica Edifici e Sviluppo Urbano del Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica ENEA; Andrea Dini, Istituto di Geoscienze e Georisorse (CNR); Aurelio Cupelli, Manager Rete Geotermica; Lorenzo Spadoni, Presidente Associazione Italiana Riscaldamento Urbano (AIRU); Moreno Fattor, Presidente Associazione Nazionale Impianti Geotermia Heat Pump (ANIGhp); Loredana Torsello, Responsabile Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche (Co.Svi.G.); oltre ad una nutrita schiera di politici: Aldo Patriciello, Eurodeputato Commissione Industria, Ricerca ed Energia (Forza Italia); Nicola Procaccini, Eurodeputato Commissione Ambiente, Sanità e Sicurezza Alimentare (Fratelli D’Italia); Riccardo Fraccaro, Componente 10ª Commissione permanente Attività produttive, commercio e turismo – Camera dei Deputati (M5S); Paolo Arrigoni, Componente 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali – Senato della Repubblica (Lega); Mauro Coltorti, Presidente 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni – Senato della Repubblica (M5S); Ruggiero Quarto, Componente 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali – Senato della Repubblica (M5S); Cristiano Anastasi, Componente 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo – Senato della Repubblica (M5S).

In un contesto così ricco ed articolato, nemmeno stavolta si è sentita l’esigenza di consentire l’intervento di qualcuno, né a livello scientifico né politico o, perché no, dei Comitati ambientalisti, che portasse una voce “fuori dal coro”, forse per la preoccupazione di dover far fronte a qualche imbarazzo.

Avendo assistito da remoto a gran parte del convegno, dobbiamo dire di essere rimasti particolarmente delusi dalla performance del Responsabile Geotermia Italia Luca Rossini, che si era presentato proponendo il tema della “geotermia come sviluppo sostenibile del territorio”.
Attraverso una confusa illustrazione di 4 (quattro) diapositive, ha cercato di evidenziare come, a Larderello, in due secoli di sviluppo geotermico, la Valle del Diavolo infestata dalle esalazioni boracifere abbia assunto un aspetto più “umano”, sorvolando sul fatto che il Comune di Castelnuovo Val di Cecina regala le case per contrastare lo spopolamento indotto dalla monocultura geotermica; ha immancabilmente riproposto la bufala della riduzione delle emissioni dell’anidride carbonica naturale che le centrali sarebbero in grado di operare, omettendo la semplice osservazione che i pozzi di alimentazione delle centrali spinti a 3500 m. di profondità portano in superficie altri gas, fra cui anche la CO2, che altrimenti impiegherebbero secoli a fuoriuscire dal terreno, sommandosi pertanto a quelli che inevitabilmente fuoriescono per vie naturali.
Non ha mancato di esaltare l’utilizzazione del calore per usi plurimi quali il teleriscaldamento delle abitazioni, parlando dell’economicità di questi impianti e della loro relativa indipendenza rispetto alle variazioni dei costi dell’energia, forse non essendo a conoscenza dei costi reali che gli utenti sopportano (a Santa Fiora il teleriscaldamento costa quanto un impianto alimentato a GPL). Ha anche evidenziato l’attenzione di ENEL all’inserimento paesaggistico delle centrali ma da questo punto di vista c’è ben poco da controbattere: basta dare un’occhiata alla visuale del Monte Labbro che si osserva per alcuni kilometri della provinciale tra Santa Fiora e Bagnore, o a quella dell’Amiata dall’ex statale 323 intorno nella zona della Bella per rendersene conto.

Non poteva mancare il ricatto occupazionale, col riferimento alle 80 imprese dell’indotto che opererebbero nei comuni geotermici, alle 150 in ambito regionale, rispettivamente con 1500 e oltre 4000 addetti, con un implicito richiamo alla necessità di ripristinare, a favore di questa attività, la politica degli “incentivi” che dovrebbe rivedere la luce con l’emanazione del prossimo decreto Fer2.

A tale proposito è da dire che ha partecipato al convegno anche il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che sarà ricordato per un intervento assolutamente incomprensibile, non è dato sapere se per motivi tecnici (malfunzionamento del microfono) o per motivi personali, da attribuire al desiderio di dissimulare le proprie reali intenzioni ed attività.

Molto interessante invece, ed in qualche misura dissonante, il contributo del Prof. Carlo Doglioni, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che è arrivato a richiamare i “pasdaran” geotermici alle proprie responsabilità, innanzitutto attraverso una comunicazione scientifica corretta delle problematiche connesse a questa attività, ma anche mediante la messa in campo di quella che ha definito “l’etica della geotermia”, consistente innanzitutto nel rispetto delle “regole della natura”: ad esempio, non ci possiamo permettere (sono le sue parole) di generare sismicità a causa dell’attività di questi impianti e non si devono fare perforazioni in aree critiche, come successo nel giugno-luglio 2020 a Pozzuoli, perché in questi casi il rischio di suscitare la contrarietà dell’opinione pubblica è più che reale e giustificato.

Comunque, come detto, ancora una volta se la sono suonata e se la sono cantata, senza la minima considerazione nei riguardi dei tanti, sempre più numerosi, che evidenziano problemi irrisolti in merito alle emissioni in atmosfera (e quindi sulla salute degli abitanti esposti), al consumo di acqua, all’inserimento in aree con vincoli ambientali etc., associati a questa attività: anzi, sembra che abbiano bisogno di rafforzare le loro stesse convinzioni anche attraverso affermazioni assolutamente insignificanti quali “le emissioni di inquinanti delle centrali geotermiche sono costantemente monitorate da ARPAT e sotto limiti di legge”, quando è universalmente risaputo che i controlli vengono eseguiti solo se gli AMIS sono perfettamente funzionanti ed in tali condizioni è normale che le emissioni rispettino i limiti (per quelle poche sostanze che sono attualmente normate).

E’ chiaro però, anche sulla base di quanto evidenziato nel convegno, che l’opposizione allo sviluppo ulteriore della geotermia sarà sempre più problematica, in considerazione del procedere di una crisi energetica oramai conclamata a causa delle forti riduzioni nelle forniture di gas dalla Russia. In questo quadro qualsiasi possibilità di sfruttamento di risorse nazionali, anche in grado di fornire contributi insignificanti al fabbisogno energetico nazionale, possono essere prese in considerazione, calpestando le vocazioni naturalistiche di territori come l’Amiata, dove il Presidente Giani vuole realizzare il secondo polo geotermico regionale, e mettendone a rischio ricchezze ben più importanti e decisive per la sopravvivenza, come il bacino idropotabile.

Non a caso sono di questi giorni anche gli appelli per un uso più consapevole e contenuto dell’acqua, in primo luogo di quella potabile, a causa del periodo di estrema siccità che attanaglia l’Italia e la nostra stessa provincia, con l’Acquedotto del Fiora che si ostina a ripetere che tutto dipende dalla riduzione delle precipitazioni, mentre noi riteniamo che un contributo significativo alla riduzione delle portate delle sorgenti sia da attribuire anche allo sfruttamento geotermico, dal momento che, a seguito dell’apertura della centrale Bagnore 4 nel 2015, i piezometri che misurano l’altezza della falda sul Monte Amiata hanno subito un abbassamento mai recuperato, nonostante la piovosità degli anni successivi.

Rete nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

Geotermia, Borgia smentisce Sbrana sulle emissioni “naturali” di CO2 delle centrali

Il Prof. Andrea Borgia, geologo, vulcanologo e valutatore ambientale, profondo conoscitore della geotermia amiatina, replica al Prof. Alessandro Sbrana, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa che, insieme ad un gruppo di collaboratori, ha recentemente pubblicato alcuni articoli ( 123) in merito ai risultati di studi sulle emissioni naturali di CO2 nell’area geotermica del Monte Amiata; questi studi, finanziati da ENEL, portano gli autori a concludere che il degassamento della CO2 avverrebbe comunque, anche se le centrali non fossero presenti ed anzi, il loro funzionamento ne diminuirebbe l’entità.

Innanzitutto il Prof. Borgia sostiene che, indipendentemente dalle emissioni naturali, quelle di CO2 misurate in corrispondenza dei camini delle centrali appartengono comunque alle centrali in quanto impianti industriali e non possono attribuirsi ad altre cause.
Allo scopo di confrontare le emissioni delle centrali con quelle “naturali”, è da considerare che le misurazioni utilizzate per il calcolo di queste ultime, misure peraltro estrapolate sembra arbitrariamente ad un’area molto vasta attorno ad ognuna di esse, sono state effettuate durante il periodo estivo e durante il giorno, cioè quando i loro valori sono generalmente massimi: durante la notte e negli altri periodi dell’anno questi valori potrebbero ridursi di decine se non di centinaia di volte.

Mancando poi una quantificazione attendibile delle emissioni in epoca precedente allo sfruttamento geotermico, risulta piuttosto arbitraria l’attribuzione a cause naturali di un fenomeno che anch’esso potrebbe essere in realtà la conseguenza di 60 anni di sfruttamento: la caduta di pressione che si ha nell’area di influenza di ogni pozzo estrattivo, provoca il fenomeno dell’essoluzione (cioè della separazione) della CO2 dal fluido geotermico, e quindi la sua risalita in superficie sia attraverso i pozzi che lungo le vie naturali, costituite dalle fratture e dalle faglie presenti nella roccia.

Infine la stessa attività geotermica produce CO2, sia perché il liquido reiniettato, venuto a contatto con l’aria, risulta più ricco di ossigeno e favorisce le reazioni di ossidazione delle rocce dei campi geotermici, sia perché la combustione catalitica dell’Idrogeno solforato che ha luogo negli impianti AMIS produce indirettamente ulteriore CO2 che viene liberata in atmosfera. Peraltro sembrerebbe che tutti questi sono aspetti non siano mai stati effettivamente sottoposti a valutazione d’impatto ambientale.

In ogni caso le emissioni di CO2 dimostrano che gli strati di terreno che separano il campo geotermico dalla superficie non sono impermeabili: ciò porta con sé la conseguenza che anche l’acquifero idropotabile contenuto nelle vulcaniti del Monte Amiata è connesso tramite faglie, fratture, camini vulcanici e, appunto, rocce permeabili ai campi geotermici.

Quindi, i gas (tra cui anche l’arsenico) che risalgono dal campo geotermico verso la superficie e verso l’acquifero, lo possono inquinare; fatto già dimostrato dalle rilevazioni dei piezometri della Regione Toscana e di ENEL. Allo stesso tempo, l’acqua potabile dell’acquifero può percolare verso i campi geotermici inquinandosi irrimediabilmente.
La sola alternativa, alla attuale impattante forma di sfruttamento geotermico, è rappresentata dalle più recenti tecnologie (GreenFire o Eavor), che si basano su pozzi profondi a circuito chiuso (come alcuni tipi delle comuni sonde geotermiche) all’interno dei quali viene fatto circolare un liquido che estrae solo il calore geotermico, senza nessuna movimentazione di materia dal sottosuolo.

Rete nazionale NoGESI

Geotermia, NO incentivi: quarta lettera al ministro Cingolani, risponderà?

 

 

 

Al Prof. Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica
E, p.c.: Al Prof. Mario Draghi, presidente del Consiglio dei Ministri

Oggetto: Lettera aperta al Ministro Prof. Roberto Cingolani sulla Geotermia.

Egregio Sig. Ministro,

Le Sue considerazioni in risposta alla interrogazione a prima firma On. Ziello (Lega), per conoscere i tempi effettivi di emanazione del decreto Fer2 e le sue esternazioni circa gli incentivi alla geotermia (FER 2) (“incentivo che sia ragionevolmente attrattivo”) ci hanno sorpreso.
Le avevamo mandato tre lettere, una con le associazioni Forum Ambientalista ONLUS e Accademia Kronos del 14.03.2021-NOTA (1)-, l’altra del 27.03.2021 e l’ultima l’11.06.2021 in cui esprimevano la nostra contrarietà alla concessione di incentivi alla geotermia, dopo lo “stop” del 2016.
La Rete NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa ed Inquinante) è nata il 26.10.2013, a Bolsena (tra Toscana e Lazio-Umbria), quindi circa da 10 anni segue l’evolversi ed i problemi della geotermia.

Siamo contrari agli incentivi alla geotermia per le seguenti ragioni:

1.Come sostiene autorevolmente, ma ancora non a sufficienza, la stessa Unione Europea nella Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili (considerando 46): “L’energia geotermica è un’importante fonte locale di energia rinnovabile che di solito genera emissioni considerevolmente più basse rispetto ai combustibili fossili, e alcuni tipi di impianti geotermici producono emissioni prossime allo zero. Ciononostante, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo, che sono nocive per la salute e l’ambiente”.

2.La geotermia italiana attuale sembra “ecologica” soltanto perché le autorità nazionali omettono di comunicare all’European Environment Agency le emissioni di gas serra e di altri inquinanti delle centrali, abbellendo così il quadro emissivo italiano (come risulta da nostri contatti con la UE). La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostrano con tutta evidenza che la geotermia non è affatto sempre pulita, rinnovabile e sostenibile. Ma lo è solo a determinate condizioni, che dipendono dalle specificità del territorio nel quale la si vuole usare e dalla tecnologia impiegata. Ogni caso va esaminato a parte, con appropriata attenzione e grandissime cautele.

3.La presenza delle centrali geotermoelettriche in Italia, che attualmente riguarda la sola Regione Toscana e solo con l’uso della tecnologia “flash”, con rilascio dei vapori in atmosfera, è contestata da anni nell’area del Monte Amiata in Toscana, dove si trova l’ultima centrale autorizzata nel 2014 (Bagnore 4), mentre la “privatizzazione della geotermia” voluta dal Governo Berlusconi (D. Lgs.22/2010) in 10 anni non ha prodotto alcuna centrale “pilota”, proprio per l’opposizione di Regioni, Comuni e cittadini. E sono le questioni legate al depauperamento ed inquinamento degli acquiferi, alle emissioni comunque sempre significative, alla sismicità indotta forse peggiore nel “ciclo binario” rispetto al “flash”, al problema di impoverimento dei territori.

4.Gli impianti geotermoelettrici italiani “flash” (come detto localizzati nella sola Regione Toscana), emettono grandi quantità di gas, polveri sottili (PM10, PM2,5, micro-polveri) e altre sostanze tossico-nocive (Mercurio, Arsenico, Boro, Ammoniaca, Cesio, Tallio, ecc.) e climalteranti (CO2, Metano, Idrocarburi, ecc.) – per la maggior parte delle quali non vi sono limiti alle emissioni – questo fatto è ben noto da molto tempo.

5. Il loro impatto sulla salute pubblica è stato ben studiato per conto della Regione Toscana dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio del CNR nel Progetto di ricerca epidemiologica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano “Progetto Geotermia” dell’Ottobre 2010,evidenziando nell’area amiatina gravi carenze nello stato di salute delle popolazioni.

6. D’altro canto gli impianti “binari”, oltre a non fornire alcuna garanzia in merito alla possibilità che i gas incondensabili re-iniettati nelle formazioni di provenienza permangano nel sottosuolo e non fuoriescano in superficie (nel Centro Italia ove si vogliono installare impianti binari la concentrazione di gas nel fluido binario varia dal 6 al 10%), possono provocare terremoti indotti o innescati, oltre al depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere per uso potabile. La necessità di tutelare dette falde non è inferiore alla necessità di tutelare l‘atmosfera, anzi, mentre l’energia può essere prodotta con altre tecniche sostenibili, l’inquinamento degli acquiferi è irreversibile.
Ne sono prova quanto è accaduto in tutto il mondo: a Vendenheim (Strasburgo), ai Campi Flegrei, presso il sito di United Downs, in Cornovaglia, a Pohang (Sud Corea) e a S. Gallo (Basilea).
La recente pubblicazione di Schiavone et al. (2020) “Seismogenic potential of withdrawal-reinjection cycles: Numerical modelling and implication on induced seismicity”. Geothermics 85 (2020), p. 101770), evidenzia i rischi non quantificabili connessi a progetti geotermici con iniezione di grandi quantità di fluidi in contesti geologici complessi, dov’è assente la comunicazione tra serbatoio di produzione e serbatoio di reiniezione, e dove l’iniezione avviene in zone di faglia (come è il caso dell’impianto pilota progettato a Castel Giorgio -Umbria).

7. Non è semplicemente più ammissibile costruire e concedere incentivi destinati alla riduzione dell’effetto serra per centrali le quali, come quasi tutti gli impianti geotermoelettrici della Toscana (l’unica in Italia a produrre geotermia), emettono più gas a effetto serra che centrali a combustibile fossile. E l’effetto serra è il principale problema responsabile dei cambiamenti climatici.
Non è più ammissibile realizzare centrali che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose. Bisogna capire a questo punto se il gioco vale la candela, come successo per il nucleare, o se viceversa è meglio tenere spenta la candela e produrre energia in altri modi.

In questa direzione una attenta e documentata riflessione va fatta da parte del Suo Ministero sui progetti delle “Energie rinnovabili”, come fotovoltaico, eolico (che se di grandi dimensioni, rovinano il paesaggio) e, in particolare, sul tema della “Geotermia”, definita impropriamente “rinnovabile”, poiché i pozzi geotermici si esauriscono in circa dieci anni e lo stesso bacino geotermico, dopo anni di sfruttamento, tende all’esaurimento.

La scelta della Regione Toscana in materia di rinnovabili in particolare, si è fortemente caratterizzata sull’uso della Risorsa Geotermica al fine di realizzare centrali geotermoelettriche di tipo “Flash”, storicamente nell’area di Larderello e da alcuni anni nel Monte Amiata, che oltre a creare gravi problemi ambientali, di rischio per i bacini idropotabili e termali, sismici e di subsidenza delle aree interessate, emettono in atmosfera grandi quantità di sostanze inquinanti (acido solfidrico, anidride solforosa, ammoniaca, arsenico, antimonio, mercurio, monossido di carbonio) e quantità di CO2 e metano anche superiori, a parità di potenza elettrica prodotta, a quelle delle centrali a carbone (fattore di emissione delle centrali geotermiche pari a 1,20 kg CO2 equivalenti/KWh, rispetto a un fattore di emissione delle centrali a carbone di 0,87 kg CO2 equivalenti/KWh ( dati ARPAT 2019 Centrali Bagnore 3 e Bagnore 4 sul Monte Amiata). Nonostante questo handicap, l’ENEL che ha realizzato gli impianti, ha usufruito e usufruisce a tutt’oggi degli incentivi previsti dal Fondo Nazionale delle Rinnovabili, per decine di milioni ogni anno.
Altrettanto sta avvenendo per le Società Sorgenia, ITW-LKW, Magma Energy Italia, ecc.), che intendono realizzare nell’area del Monte Amiata, nella Val d’Orcia, a Castelnuovo Val di Cecina in Toscana, a Castel Giorgio nell’ area della Tuscia e del Lago di Bolsena, centrali geotermoelettriche a “ciclo binario” che presentano anche esse problematiche ambientali e, in particolare, nei processi dei re-immissione dei fluidi, rischi di creare sismicità, anche rilevante, indotta e innescata.
Centrali che si vanno inoltre a collocare in aree di alto valore ambientale, che hanno riconoscimenti nazionali e europei di aree protette a salvaguardia di ecosistemi unici, in netto contrasto quindi con le scelte di valorizzazione ambientale, storica e culturale, compiute dalle amministrazioni locali (molte sono contrarie alla geotermia), dalle Soprintendenze, dai cittadini e dagli operatori economici del territorio. E per rendersi conto che la geotermia non sia “vista di buon occhio” basta leggere le conclusioni di Legambiente e Ipsos che hanno mostrato i risultati dell’indagine “ Gli italiani e l’energia” che documenta solo che il 9% vota per la geotermia.

Chiediamo che il Suo Ministero intervenga per porre fine a questa assurda situazione e che gli incentivi per la Geotermia siano utilizzati non per centrali geotermoelettriche, ma nel campo di progetti per l’uso del calore e della bassa entalpia (riscaldamento e climatizzazione degli edifici pubblici, privati, impianti sportivi, piscine e termalismo, serre e interventi nell’agricoltura, allevamenti e settore turistico) come prevedevano, nel lontano 2015, le Commissioni riunite VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) e X (Attività` produttive, commercio e turismo).
Vorremmo affrontare con il Suo Ministero le tematiche sopra esposte e, in particolare, il tema “Geotermia”, per dare un nostro contributo di conoscenze a approfondimenti che abbiamo compiuto nel corso di tanti anni, con l’apporto tecnico di studiosi, geologi, vulcanologi, ingegneri esperti del settore.
Le chiediamo pertanto un incontro, da tenere anche in video-conferenza, oppure con un Sottosegretario da Lei incaricato o con personale del suo Ministero esperto nelle energie rinnovabili.
Cogliamo l’occasione per porgerVi distinti saluti.

Rete nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


NOTA (1)

Abbadia San Salvatore (SI), 14.03.2021

Prof. Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof. Daniele Franco, Ministro dell’Economia e delle Finanze
Prof. Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica
Prof. Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili
On. Roberto Speranza, Ministro della Salute

Oggetto: Gli investimenti del ‘Next Generation EU’ (Recovery Fund) debbono riguardare solo le energie pulite e, per il settore della geotermia, solo il calore geotermico (pompe di calore).

Il Consiglio europeo ha deliberato in data 10-11 dicembre 2020, in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi, di approvare “un obiettivo UE vincolante di riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e invita i co-legislatori a tenere conto di questo nuovo obiettivo nella proposta di legge europea sul clima”. “Occorre sfruttare al meglio” -prosegue il Consiglio Europeo- “il pacchetto QFP/Next Generation EU, compreso il meccanismo per una transizione giusta, al fine di realizzare la nostra ambizione in materia di clima”.

Il rapporto Unep, il Programma ambientale delle Nazioni Unite, rileva che, nonostante un calo delle emissioni di Co2 nell’anno corrente a causa del Covid-19, il mondo viaggia ancora verso un aumento della temperatura superiore ai 3 gradi. Tuttavia, dice l’organizzazione, se i governi investissero in azioni per il clima come parte della ripresa dalla pandemia e consolidassero gli impegni per emissioni zero, alla prossima Cop di Glasgow nel novembre 2021, potrebbero portare le emissioni a livelli sostanzialmente coerenti con l’obiettivo, fissato dall’Accordo di Parigi, dei 2 gradi.

L’accordo di Parigi è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato alla conferenza di Parigi sul clima (COP21) nel dicembre 2015. Esso stabilisce un quadro globale per evitare pericolosi cambiamenti climatici limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC e proseguendo con gli sforzi per limitarlo a 1,5ºC. Esso punta a rafforzare la capacità dei paesi di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e a sostenerli nei loro sforzi. I governi hanno concordato di:

-mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine

-puntare a limitare l’aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici

-fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo

-conseguire rapide riduzioni successivamente secondo le migliori conoscenze scientifiche disponibili, in modo da raggiungere un equilibrio tra emissioni e assorbimenti nella seconda metà del secolo.

Gli investimenti del ‘Next Generation EU’ (Recovery Fund), che verranno scelti in Italia dal decisore politico, dovrebbero essere accompagnati da una precedente valutazione di analisi “costi/benefici”, in cui dovrebbero essere esplicitati e motivati dal decisore politico i pesi comparativi dati alle varie voci inserite nell’analisi non strettamente valutabili in termini finanziari con valori di mercato o surrogativi.

Chiediamo di escludere il settore della geotermia (flash e binari) per questi motivi:

1.Come sostiene autorevolmente, ma ancora non a sufficienza, la stessa Unione Europea nella Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili (considerando 46): “L’energia geotermica è un’importante fonte locale di energia rinnovabile che di solito genera emissioni considerevolmente più basse rispetto ai combustibili fossili, e alcuni tipi di impianti geotermici producono emissioni prossime allo zero. Ciononostante, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo, che sono nocive per la salute e l’ambiente. Di conseguenza, la Commissione dovrebbe facilitare esclusivamente la diffusione di energia geotermica a basso impatto ambientale e dalle ridotte emissioni di gas a effetto serra rispetto alle fonti non rinnovabili”.

2.La geotermia italiana attuale sembra “ecologica” soltanto perché le autorità nazionali omettono di comunicare all’European Environment Agency le emissioni di gas serra delle centrali ed altri inquinanti, abbellendo così il quadro emissivo italiano (come risulta da nostri contatti con la UE). La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostrano con tutta evidenza che la geotermia non è affatto sempre pulita, rinnovabile e sostenibile. Ma lo è solo a determinate condizioni, che dipendono dalle specificità del territorio nel quale la si vuole usare e dalla tecnologia impiegata. Ogni caso va esaminato a parte, con appropriata attenzione e grandissime cautele.

3.La presenza delle centrali geotermoelettriche in Italia attualmente riguarda la sola Regione Toscana e solo con l’uso della tecnologia “flash”, con rilascio dei vapori in atmosfera, è contestata da anni nell’area del monte Amiata in Toscana, dove c’è l’ultima centrale autorizzata nel 2013 (Bagnore 4), mentre la “privatizzazione della geotermia” voluta dal Governo Berlusconi (D. Lgs.22/2010) in 10 anni non ha prodotto alcuna centrale “pilota”, proprio per l’opposizione di Regioni, Comuni e cittadini. E sono le questioni legate al depauperamento ed inquinamento degli acquiferi, alle emissioni comunque sempre significative, alla sismicità indotta forse peggiore nel “ciclo binario” rispetto al “flash”, al problema di impoverimento dei territori.

4.Gli impianti geotermoelettrici italiani “flash” (come detto localizzati nella sola Toscana), emettono grandi quantità di gas, polveri sottili (PM10, PM2,5, micro-polveri) e altre sostanze tossico-nocive (Mercurio, Arsenico, Boro, Ammoniaca, Uranio, Torio Cesio, Tallio, ecc.) e climalteranti (CO2, Metano, Idrocarburi, ecc.) – per la maggior parte delle quali non vi sono limiti alle emissioni – questo fatto è ben noto da molto tempo (vedi tabella 1).

Tabella 1: Confronto delle emissioni misurate dall’ARPAT con le emissioni secondo l’EEA
(1) Emissioni secondo il rapporto Renewable energy in europe 2019 dell’EEA, riferite all’anno 2018;
(2) Emissioni calcolati dai fattori di emissione di Ferrara et al. e con la produzione annuale lorda di energia elettrica di tutte le centrali geotermoelettriche italiane per l’anno 2018 di 6105,4 GWh (Dati TERNA).

sostanza emissione secondo EEA (1) emissioni secondo ARPAT (2)
CO2 – 0,51 Mt 2,95 Mt
CH4 43,3 kt
SO2 -0,05 kt 12,2 kt
H2S 8,2 kt
NH3 7,5 kt
CO 303 t
Hg 2,3 t
Sb 250 kg
As 244 kg
PM10 – 0,01 *
PM2.5 0 *
NOx – 0,15 kt *
VOC -0,04 kt &

Il segno “meno” significa che la produzione di elettricità nelle centrali geotermiche permette di evitare le emissioni che verrebbero prodotte da centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili nel mix nazionale,
* dati non disponibili. Sappiamo però che centrali geotermiche a ciclo aperto emettono consistenti quantità di polveri sottili,
& le centrali geotermiche non emettono VOC (composti organici volatili), ad eccezione del metano, già riportato in tabella.

Il loro impatto sulla salute pubblica è  stato ben studiato per conto della Regione Toscana dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio del CNR nel Progetto di ricerca epidemiologica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano “Progetto Geotermia” dell’Ottobre 2010 e riassunto in una nota di Medici per l’Ambiente (ISDE). Per maggiori dettagli si veda l’allegato geo.2377a (allegato n.1).

  1. Dobbiamo registrare che lo stesso Consiglio dei Ministri  italiano nella seduta del 10.09.2020 ha impugnato la legge della regione Toscana sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) (https://sosgeotermia.noblogs.org/2020/10/20/lo-stato-contro-la-regione-toscana-limpugnazione-della-legge-regionale-sulle-ani-e-una-sonora-bocciatura-dellidea-di-geotermia-di-rossi-e-del-pd/ )  dando un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa. Essendo inidonea la legge regionale sulle ANI, l’autorizzazione degli impianti geotermici è tutt’oggi ferma e lo sarà per tutta la fase in cui si svilupperà il contenzioso con lo Stato e in caso, come ci auguriamo, che lo Stato prevalga si dovrà rimettere mano ad una legge regionale toscana più consona alle volontà dei territori, che avevano in passato manifestato la loro avversione alla geotermia.

6.D’altro canto gli impianti “binari”, oltre a non fornire alcuna garanzia in merito alla possibilità che i gas incondensabili re-iniettati nelle formazioni di provenienza permangano nel sottosuolo e non fuoriescano in superficie (il Centro Italia ove si vogliono installare impianti binari la concentrazione di gas incondensabili varia dal 6 al 10%), possono provocare terremoti indotti o innescati, oltre al depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere per uso potabile. La necessità di tutelare dette falde non è inferiore alla necessità di tutelare l‘atmosfera, anzi, mentre l’energia può essere prodotta con altre tecniche sostenibili, l’inquinamento degli acquiferi è irreversibile.

  1. Negli ultimi anni l’aspetto terremoti indotti o innescati degli impianti binari si è imposto con nettezza:

– lo studio “Valutazioni sulla pericolosità vulcanica e sismica inducibile dallo sfruttamento dell’energia geotermica nei siti di Bagnoli, Scarfoglio (Campi Flegrei) e Serrara Fontana (Isola d’Ischia)”, Relazione di approfondimento a cura del GRUPPO DI LAVORO INGV “PERFORAZIONI GEOTERMICHE” dell’INGV, che ha effettivamente impedito la realizzazione dei progetti geotermici di Scarfoglio e Serrara Fontana (link:http://www.bolsenalagodeuropa.net/wp-content/uploads/2020/07/reportvulcano.pdf – p. 40 ff.)

– il terremoto di Pohang (https://www.nature.com/articles/d41586-019-00959-4 ) nel 2017 e le sue analisi scientifiche che concludono che questo terremoto distruttivo di magnitudo 5,4 era stato innescato da attività connesse a un progetto geotermico;

– segnaliamo anche, in relazione al problema della sismicità, il caso di San Gallo, (Basilea) che ha portato all’abbandono del progetto (https://www.theguardian.com/world/2009/dec/15/swiss-geothermal-power-earthquakes-basel ).

-nel mese di dicembre 2020 è balzato alle cronache a Strasburgo, una delle sedi del Parlamento Europeo, un impianto binario simile a quelli che si vorrebbero installare in Italia. Si sono verificati una estesa  serie di sismi (max di magnitudo di 3.5) per cui la Prefettura del Dipartimento del Basso Reno ha arrestato definitivamente i lavori di geotermia a Vendenheim da parte della società Fonroche, riferendosi esplicitamente al principio di precauzione e alla necessità di proteggere la popolazione, ritenendo che il progetto non presenta più ”le garanzie di sicurezza indispensabili” e successivamente, per di più,  ha decretato la sospensione di tutte le altre attività della Fonroche nel comprensorio di Strasburgo (https://www.lemonde.fr/planete/article/2020/12/07/apres-une-serie-de-seismes-arret-definitif-du-projet-de-centrale-geothermique-a-strasbourg_6062543_3244.html ). Il giorno di Natale 25.12.2020, nonostante che  l’impianto fosse fermo è avvenuto nell’area della centrale un terremoto di magnitudo 2.5 : la società Fonroche conferma che il “terremoto è indotto”  (vedi qui) ovvero  provocato dall’attività umana. A questo ha fatto seguito un terremoto di magnitudo 1.

-sempre da poco, in Gran Bretagna, ci sono stati seri problemi già in fase di test di perforazione geotermica presso il sito a United Downs, in Cornovaglia ( Fifteen earthquakes are recorded in Cornwall in just two days – Cornwall Live).

– la recente pubblicazione di Schiavone et al. (2020) “Seismogenic potential of withdrawal-reinjection cycles: Numerical modelling and implication on induced seismicity”. Geothermics 85 (2020), p. 101770), che evidenzia i rischi non quantificabili connessi a progetti geotermici con iniezione di grandi quantità di fluidi in contesti geologici complessi, dov’è assente la comunicazione tra serbatoio di produzione e serbatoio di reiniezione, e dove l’iniezione avviene in zone di faglia (come è il caso degli impianti pilota progettati a Castel Giorgio (Umbria) e Torre Alfina (Lazio).

  1. Non è semplicemente più ammissibile costruire e chiedere incentivi destinati alla riduzione dell’effetto serra per centrali le quali, come quasi tutti gli impianti geotermoelettrici della Toscana, emettono più gas a effetto serra che centrali a combustibile fossile. Non è più ammissibile realizzare centrali che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose. Bisogna capire a questo punto se il gioco vale la candela, come successo per il nucleare, o se viceversa è meglio tenere spenta la candela e produrre energia in altri modi.
  2. Il 15.04.2015 le stesse Commissioni VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) della Camera dei Deputati (presidenti rispettivamente Ermete Realacci e Guglielmo Epifani) avevano sentenziato, con disponibilità della Rete Nazionale NOGESI, la possibilità   di “favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia ad impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l’importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano”.
  1. Per molti anni, le centrali geotermiche hanno ricevuto incentivi enormi per la loro capacità di abbattere le emissioni di Gas Serra e di combattere così il cambiamento climatico – una capacità basata su un errore o un falso scientifico, smentito doppiamente dall’Unione Europea. Hanno sottratto, a danno del popolo italiano e della Terra, fondi essenziali ad incentivare tecnologie rinnovabili veramente in grado di combattere il cambiamento climatico”.

Forum Ambientalista ONLUS  –  Accademia Kronos  –   Rete Nazionale NOGESI

Dall’incontro di Pienza del 30 aprile 2022 una lettera aperta a Enrico Letta

A seguito della conferenza/incontro del 30 aprile 2022, svoltasi a Pienza, in merito al progetto della centrale geotermica Le Cascinelle, da realizzarsi nella Val d’Orcia, i partecipanti hanno inteso coinvolgere il segretario del PD, Enrico Letta, con una lettera aperta che riportiamo.

 

Onorevole Enrico Letta,

qualche mese fa la sua campagna elettorale per le elezioni suppletive nel collegio uninominale del senese l’ha vista presente capillarmente in ogni angolo del nostro territorio. La sua proposizione di una rappresentanza attiva delle istanze dei territori coinvolti ha raccolto tutto il nostro interesse e ci ha fatto ben sperare che non si sarebbe tirato indietro da una concreta e fattiva partecipazione quando ce ne fosse stato bisogno. Ecco, questo è uno di quei momenti nei quali avremmo desiderio che ascoltasse i cittadini che hanno contribuito ad eleggerla.

Siamo certi che sappia che da oltre due anni i territori della Val d’Orcia e dell’Amiata chiedono di essere ascoltati in merito al progetto di Centrale a ciclo binario e reimmissione forzata dei fluidi geotermici sulla buffer zone del sito Unesco Val d’Orcia. Che tali cittadini, amministratori, imprenditori, studiosi, associazioni, fondazioni hanno richiesto una Inchiesta Pubblica che la Regione Toscana ha negato. Siamo altrettanto certi che sappia che negli ultimi giorni un Ministro del suo partito nella compagine di Governo che lei sostiene ha recentemente promosso un importante ricorso nei confronti della delibera regionale che disattendeva ben 5 pareri negativi, ampiamente motivati e reiterati, da parte della Soprintendenza.

Questa specifica situazione è in realtà paradigmatica di un contesto culturale che coinvolge territori, come nel caso della Val d’Orcia icona di bellezza e armonia dell’Italia nel mondo, che in quanto scarsamente antropizzati, spesso rappresentano aree di irrilevante peso politico. Lei è stato eletto Enrico solo pochi mesi fa e questo ci aveva sollecitato qualche aspettativa aggiuntiva, glielo diciamo con estrema franchezza. Desolati di non avere avuto la possibilità di incontrarla, se bene invitato, a nessuno degli ultimi incontri di discussione sul tema, ci farebbe particolarmente piacerebbe riproporle oggi che è a Siena l’invito ad un momento di confronto nella modalità che ci vorrà indicare.

Noi siamo da sempre dialoganti ed inclusivi, il nostro approccio ha seguito un percorso scientifico di interlocuzione con soggetti istituzionali e con la governance locale. Ci siamo dotati di un Comitato tecnico scientifico costituito da docenti dell’Università di Siena, abbiamo avanzato proposte strutturate e circostanziate. Siamo certi che vorrà trovare a breve del tempo da dedicare all’ascolto e al confronto con il nostro Coordinamento ECOSISTEMA VAL D’ORCIA, in rappresentanza delle oltre 40 sigle firmatarie della Carta di Radicofani.

Manolo Garosi sindaco di Pienza, Claudio Galletti sindaco di Castiglione d’Orcia, Francesco Fabrizzi sindaco di Radicofani, Lista Abbadia in Comune di Abbadia San Salvatore, Lista Abbadia Futura di Abbadia San Salvatore, Lista San Quirico in Piazza di San Quirico d’Orcia, Lista Vivi San Quirico di San Quirico d’Orcia, Lista Uniti per Radicofani e Contignano Coordinamento Ecosistema Val d’Orcia, Lista Presenza Attiva di Castiglione d’Orcia, Fondazione Tagliolini Centro per lo Studio del Paesaggio, Legambiente Toscana, Associazione Pyramid di Radicofani, Associazione OPERA Val d’Orcia, Circolo Legambiente Terra e Pace, Italia Nostra Toscana, Italia Nostra Siena, Club UNESCO Siena, WWF Siena, Associazione il Bersaglio di Montepulciano, Rete NOGESI SOS Geotermia, Comitato Salvaguardia Ambiente Monte Amiata Parco Nazionale del Monte Amiata, Centro Parchi Internazionale, Forum Ambientalista di Grosseto, Gruppo C’era il Ponte dell’Orcia, Circolo Culturale Anna Kuliscioff di San Quirico d’Orcia, Circolo Culturale il Vecchietta di Castiglione d’Orcia, IDDEntità Comuni area Monte Cetona Radicofani in Val d’Orcia, Rete di imprese Centro Commerciale Naturale di Radicofani, Gruppo strutture turistiche di Bagno Vignoni, Gruppo coltivatori diretti della Val di Paglia, Sinistra Civica Ecologista Siena, Partito Comunista Siena, Partito Comunista Italiano Siena, Potere al Popolo di Siena e Provincia.

Pienza, 30 aprile 2022. Conferenza “BELLEZZA E ENERGIA”, il caso centrale geotermica Le Cascinelle

Il 30 aprile 2022, dalle ore 15.30, presso la Sala San Carlo Borromeo, Conservatorio di via San Carlo 6, si terrà la Conferenza pubblica “BELLEZZA E ENERGIA. Quando i territori disegnano il loro futuro. Il caso della centrale Le Cascinelle, tra la Val d’Orcia e l’Amiata”.

 

 

 

 

Relazionano:

> Massimiliano Montini – Docente Unisi: TRANSIZIONE ENERGETICA E IMPATTO SUI TERRITORI

> Giuseppe Mastrolorenzo – Vulcanologo: GEOTERMIA E RISCHIO SISMICO ELEVATO

> Andrea Borgia – Geologo: IMPATTI SULL’ACQUIFERO TERMALE E TECNOLOGIE NON SOSTENIBILI

> Ugo Sani – Storico: PAESAGGI FISICI E PAESAGGI POLITICI FRA VAL D’ORCIA E AMIATA

> Pino Merisio – Dottore in Fisica: PERMESSI DI RICERCA E NUOVI PROGETTI DI CENTRALI GEOTERMICHE

Intervengono:

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ORGANIZZANO E ADERISCONO:

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Lettera aperta al Ministro della Cultura, rispetto alla manifestazione del 22 aprile 2022. La Rete NOGESI non parteciperà alla manifestazione

Venerdì 22 aprile 2022 si svolgerà a Roma una manifestazione davanti al Ministero della Cultura per chiedere al suo responsabile, On. Dario Franceschini, di dare una svolta al processo autorizzativo degli impianti a fonti rinnovabili, da troppo tempo bloccato dal dicastero, dalle Soprintendenze e dalla burocrazia.

A nostro giudizio non si tratta che dell’ultima trovata “dell’ambientalismo capitalista” come qualcuno lo ha ribattezzato, di Legambiente e QualEnergia, che si presenta nell’occasione sotto la veste di un fantomatico comitato di “Cittadini per l’Italia rinnovabile”, intriso di operatori del settore e da essi largamente sponsorizzato.

La scrivente Rete NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante) non parteciperà alla suddetta manifestazione, che ha l’unico scopo di colpire gli addetti al Ministero della cultura, le Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio che, in tutto il Paese, proteggono il paesaggio dalle mire dell’industria.

Forse è proprio questa la resilienza italiana: aspettare, solitamente, il momento buono (ora la guerra Russia-Ucraina) per dichiarare una emergenza e, in suo nome, non solo cancellare in un solo colpo la posizione diversa, ma chiedere il consenso e, perfino, ottenerlo attorno a ciò che prima non si poteva mettere in discussione.

Così viene annientata una storia secolare volta alla costruzione di una “cultura del paesaggio” che, sviluppatasi proprio all’inizio del nuovo millennio, era approdata – con la decisiva spinta proveniente dalla Convenzione europea del 2000 – a una concezione finalmente meno elitaria, in cui il paesaggio diventa elemento complementare del territorio e la sua percezione non è più quella del singolo e basata su elementi emozionali, ma quella delle comunità e fondata su aspetti profondamente culturali.

Ciò, di conseguenza, bloccherebbe la disseminazione di impianti sui suoli agricoli e, soprattutto, le loro conseguenze: consumo di suolo; sottrazione di aree agricole produttive; devastazione dei paesaggi. E ancora sottrarrebbe alla criminalità organizzata alcuni segmenti nei quali in passato hanno proliferato le sue attività: quello dei cambi di destinazione urbanistica; della compravendita di aree agricole da utilizzare per i campi di produzione energetica; della realizzazione degli impianti e delle opere accessorie ( strade, elettrodotti, ecc.).

Per attivare un percorso di questo tipo occorre effettuare scelte eminentemente politiche che l’attuale governo stenta a compiere data la eterogeneità della compagine che lo sostiene, ma che dovrebbero e potrebbero essere battaglie identitarie delle forze politiche più sensibili ai temi ambientali in una visione ampia che preservi per le prossime generazioni non solo l’atmosfera, ma anche il paesaggio.

Sul capitolo “geotermia” abbiamo indirizzato al Governo due comunicazioni: una all’inizio dell’attività del Governo Draghi e l’altra l’11.06.2021 indirizzata al Ministro Cingolani (e p.c. a Draghi).

Dalle due missive si evidenzia come la geotermia elettrica (tanto ad alta entalpia che a media entalpia) sia una scelta scellerata nelle aree ad alta fragilità idrogeologica come in Amiata e sul Lago di Bolsena (impianto geotermico a media entalpia di Castel Giorgio), ad alto pregio ambientale (come l’impianto geotermico regionale Val di Paglia), denunciando gli intenti speculativi delle multinazionali del settore.

Abbiamo anche scelto il blocco degli incentivi alla geotermia – fermi dal giugno 2016 – perché con il loro conferimento si distruggono i territori attraverso attività poco rispettose dell’ambiente; chiediamo infine che sia data piena attuazione alle normative in materia di concessioni pubbliche, in occasione del rinnovo delle concessioni minerarie in Toscana in scadenza nel 2024, e non la proposta ENEL e regione Toscana.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


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Approfondimento sullo studio InVetta di R.Barocci (Forum Ambientalista – Sos Geotermia – Rete nazionale NoGESI)

Come annunciato nel comunicato del 14 febbraio scorso, iniziamo la pubblicazione di interventi, analisi e approfondimenti sullo Studio ARS InVETTA.
Il primo contributo è di Roberto Barocci del Forum Ambientalista, membro di Sos Geotermia e della Rete nazionale NoGESI.
Il testo completo, con tutte le note al testo, in formato pdf si può scaricare qui.

 

Sullo Studio InVETTA

L’Agenzia Regionale di Sanità (ARS), che, in riferimento allo studio epidemiologico del CNR/2010, con il suo Direttore dott. Cipriani aveva valutato che: “In estrema sintesi …gli indizi e le prove raccolti evidenziano un quadro epidemiologico nell’area geotermica rassicurante perché simile a quello dei comuni limitrofi non geotermici ed a quello regionale”, ha aggiornato i dati sugli eccessi di mortalità registrati in Amiata.

Eccone alcuni: i tumori negli uomini passano dal + 21% nel decennio 2000-2009, dato che tanto rassicurava il dott. Cipriani, al + 12% dell’ultimo decennio 2008-2017, come si evince dal seguente grafico molto eloquente, dove il valore atteso (100) è quello dei comuni limitrofi collocati nel raggio di 50 Km dall’Amiata:

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Con nostra sorpresa, sempre in riferimento allo studio del 2010 del CNR, l’ARS oggi scrive: “Da questa analisi emerse un quadro piuttosto sfavorevole per numerosi indicatori epidemiologici, sia di mortalità che di morbosità…”.
Meglio tardi che mai, anche se l’errore del 2010 è stato utile all’ENEL per superare la VIA su Bagnore 4.

E questa volta si è iniziato ad individuare una delle possibili concause di questi eccessi.

Infatti, nello Studio InVETTA, a proposito dei risultati registrati in uno studio parallelo a quello già presentato, riportato nel capitolo 4 del Volume 1°, pagine 147-170 dal titolo “Effetti cronici dell’esposizione all’arsenico nelle acque potabili: Studio di coorte residenziale nell’area del Monte Amiata”, si riportano dati impressionanti.

Si tratta di uno Studio su tutti i residenti, che per almeno 15 anni hanno vissuto nei comuni di Piancastagnaio, Abbadia San Salvatore, Arcidosso, Santa Fiora e Castel del Piano, indagati dal 1 gennaio 1998 al 31 dicembre 2019. La coorte di residenti in studio è costituita da 30.910 persone, 14.970 uomini e 15.940 donne, con una accurata ricostruzione della loro storia clinica individuale, della loro storia residenziale e della storia di esposizione alle acque potabili arseniose, ingerite nel periodo 2005-2010 (periodo delle deroghe ai limiti di legge ottenute dall’Acquedotto del Fiora, di cui parleremo di seguito).

I risultati sono stati discussi in funzione di tre livelli di esposizione, ovvero in funzione dei livelli medi delle concentrazioni di Arsenico nelle acque potabili, se inferiore a 5 μg/l, tra i 5 e 10 μg/l e se superiori a 10 μg/l (limite di legge dal 2001).

Trascrivo quanto si legge nel paragrafo 4.4 del Volume 1, eliminando per migliore comprensione i contenuti tra parentesi:

RISULTATI…La Tabella 4.5 mostra i risultati delle analisi di associazione tra le concentrazioni di arsenico nelle acque potabili maggiore a 10 μg/l e gli esiti di mortalità e ricovero, rispetto alla classe di riferimento minore a 10 μg/l …Si evidenzia un eccesso di rischio di mortalità per cause naturali del +7%, associato ad una esposizione ad arsenico maggiore a 10 μg/l, più alto nelle donne +10%, che negli uomini +4%,. Anche la mortalità per tumori maligni risulta in eccesso, ma solo nella popolazione femminile +14%…In analogia con il dato della mortalità, anche i ricoveri per tumori maligni sono risultati in eccesso negli esposti: +10%, maggiore nelle donne +19%. Sempre nelle donne l’eccesso è presente anche per i ricoveri per tumore del polmone +85%, e per tumore della mammella +23%…

In Tabella 4.6 sono mostrati i risultati delle analisi relative alle associazioni tra esiti di mortalità ed esposizione a valori di arsenico nelle acque potabili al di sotto di 10 μg/l,…Si conferma il dato sull’eccesso di mortalità per cause naturali per la classe a maggiore esposizione maggiore a 10 μg/l con un incremento di rischio pari al +13% nella popolazione totale e al +17% nelle donne. Sempre nelle donne si osserva un eccesso di rischio nella classe 5-10 μg/l del +29% riferito alla mortalità per malattie cardiovascolari…

Nello studio amiatino per alcune patologie emergono dei segnali di associazione anche con l’esposizione a livelli di arsenico molto bassi, 5-10 μg/l, ovvero valori al di sotto dell’attuale limite normativo”.

Quanto sopra è confermato anche dai dati di correlazione dello studio InVETTA. Nel paragrafo 10.3.2 del Volume 2 si legge:

I dati presentati in questo Rapporto mostrano come, tra i vari indicatori di esposizione ambientale analizzati, l’esposizione cronica a concentrazioni crescenti di arsenico nelle acque potabili sia risultata associata con alcuni problemi di salute della popolazione amiatina. Sia per la salute respiratoria che per le patologie cardiovascolari i risultati di InVETTA sono coerenti con quelli dello studio di coorte residenziale (capitolo 4 del Volume 1) e con quelli già presenti in letteratura, che evidenziano un aumento di rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari all’aumentare dei livelli di arsenico misurati nelle acque potabili. Inoltre, l’esposizione ad arsenico nelle acque potabili mostra una relazione anche con un aumento di rischio di tumori…

Negli ultimi anni sta crescendo sempre più la preoccupazione che anche moderati o bassi livelli di arsenico nelle acque potabili, anche inferiori agli attuali limiti normativi (10 μg/l), possano indurre esiti dannosi sulla salute umana”.

Quando segnalammo sulla stampa la necessità di ridurre il contenuto di Arsenico sulla base anche di valutazioni dell’OMS, che nel 2011 auspicava un ulteriore abbassamento dei limiti da 10 a valori tra lo 0 e i 5 μg/l, come obiettivo realistico, risposero sia il Presidente dell’Acquedotto del Fiora, Claudio Ceroni, dicendo che era una “fantasia dei cialtroni”, sia l’On. Claudio Franci, in qualità di Sindaco, dicendo che “ci tuteleremo in sede giudiziaria”.

Non si comprende per quale motivo i risultati di questo Studio di coorte non sia stato pubblicato prima. Tanto più che nel 2012 è uscito per la provincia confinante di Viterbo lo Studio di coorte sulla mortalità nel periodo 1990-2010 della popolazione residente con risultati allarmanti: “Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da arsenico nelle acque potabili” a cura del Dipartimento Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio.

Poichè gli autori dello Studio InVETTA ritengono che le deroghe ai limiti di legge di Arsenico nell’acqua potabile, richieste dall’Acquedotto del Fiora e autorizzate dalla Regione Toscana, siano state necessarie per far fronte alle caratteristiche geologiche del territorio e allo stesso tempo ritengono che le notevoli emissioni di Arsenico dalle centrali geotermiche in Amiata non abbiano alcun influenza sui contenuti di Arsenico nell’acqua potabile, è opportuno rammentare che le emissioni non spariscono nel nulla ed è necessario ricostruire il contesto tecnico/scientifico e le responsabilità istituzionali, che hanno favorito il fenomeno della crescita della presenza di Arsenico nelle acque potabili.

In sintesi:

A) Negli anni ‘90 gli amministratori regionali e locali, sostenuti dai dirigenti ARPAT, consentono ad ENI di diffondere nel territorio grandi quantità di Arsenico. E’ stato consentito ad ENI di sottrarsi alla legislazione vigente sullo smaltimento di rifiuti tossici e nocivi e sulle bonifiche, autorizzandola al riuso di rifiuti, tossico e nocivi per il loro contenuto di Arsenico, nei rilevati stradali e nelle ripiene minerarie ed escludendo dalle bonifiche aree già inserite nei Piani di Bonifica sull’ipotesi della naturalità della presenza di anomalie di Arsenico.

B) Negli anni 2001/2002 l’ARPAT e il Dipartimento Scienze della Terra dell’Università La Sapienza di Roma fanno ricerche sulle acque naturali della Toscana Meridionale e sostengono che le anomalie riscontrate nelle concentrazioni elevate di Arsenico sono da attribuirsi a processi naturali, ma arrivano a tale conclusione considerando acque naturali anche quelle in uscita da siti già inseriti nel Piano di Bonifica perché inquinate da attività umane. L’Acquedotto del Fiora e la Regione Toscana utilizzano tali studi errati, in violazione dei presupposti di legge, per ottenere dal 2003 al 2010 le deroghe previste dal D.L. 31/2001 sui valori limiti di Arsenico nella acque potabili.

C) Le ipotesi sulla naturalità e sul carattere innocuo dei rifiuti prodotti da ENI, in realtà tossici e nocivi, vengono smentite dalle verifiche promosse dalla Magistratura e da studi scientifici autorevoli ed indipendenti prodotti tra il 2002 e 2004. L’ENI per evitare le condanne in Tribunale inizia a compiere le prime bonifiche, ottenendo in un Accordo con Regione e Provincia la rinuncia a qualunque iniziativa giuridica e l’Acquedotto del Fiora inizia dal 2005 a realizzare i primi interventi sulla rete di distribuzione dell’acqua potabile.

D) La Regione Toscana dal 1999 ad oggi continua a non tutelare le aree di ricarica delle falde idropotabili della Toscana, omettendo di applicare una norma ritenuta dal Parlamento necessaria. Tale ritardo consente all’ENEL di peggiorare le acque dell’Acquifero del Fiora con elevate emissioni dai camini di Arsenico che si deposita anche nelle trachiti del cono vulcanico, area di ricarica dell’acquifero, non tutelato dalla Regione. L’ARPAT smentisce se stessa e tutti gli Uffici pubblici sul registrato peggioramento della concentrazione di Arsenico sulle fonti dell’acqua potabile del bacino del Fiora, rispetto ai dati prodotti nei primi anni 2000.

Pertanto, il fatto documentato dalla Regione Toscana che le centrali geotermiche in Amiata emettono in media 75,4 kg/anno di Arsenico, le quali nell’ipotesi che si depositino tutte sulle trachiti del cono vulcanico dell’Amiata, notoriamente fessurate e permeabili, sarebbero in grado di inquinare ogni anno 75 milioni di metri cubi di acqua, mentre la portata dell’Acquifero dell’Amiata è stimata da ARPAT in 50 milioni di metri cubi all’anno, non può essere tralasciato da coloro che sono stati incaricati di valutare le cause degli eccessi di mortalità certi e drammatici, registrati dal 2010 in Amiata per la presenza di Arsenico nelle acque potabili.

Segue in appendice la documentazione analitica di quanto sopra affermato nei punti A), B), C) e D).

Roberto Barocci – Forum Ambientalista Grosseto – Sos Geotermia – Rete nazionale NoGESI


APPENDICE

Punto A)

A1) L’ENI ha ereditato negli anni ‘70 da Montedison e da Egam/Agip sia gli impianti dell’area industriale di Scarlino/Follonica, sia le miniere di solfuri misti delle Colline Metallifere e dell’Amiata in una fase di crisi produttiva ed occupazionale. Con tali impianti l’ENI eredita anche un’enorme quantità di rifiuti pericolosi derivati dalla lavorazioni dei solfuri metallici, che non contenevano solo Zolfo, Ferro e Mercurio, ma in concentrazioni minori anche Rame, Piombo, Arsenico, Antimonio, Tallio… L’entità delle suddette lavorazioni avevano però assunto negli ultimi decenni di esercizio dimensioni impressionanti e le concentrazioni di elementi “minori” diventano pericolose:

– nella sola pianura di Scarlino dove nei forni della Montecatini si fondevano 770.000 t/anno di arsenopiriti, la deposizione di polveri arseniose dai camini ammontavano a diverse tonnellate/anno, inquinando terreni, falde e i pozzi di acqua potabile, sia della zona industriale di Follonica che della intera piana di Scarlino;

– nella sola miniera di Campiano, la più grande d’Europa con 35 km di gallerie camionabili interne, nell’arco degli ultimi 12 anni furono esplosi oltre 3 milioni di kg di tritolo. Negli stessi anni furono estratte oltre 5,5 milioni di tonnellate di piriti e arsenopiriti;

– nella miniera di Abbadia San Salvatore si fermano le attività nel 1997 dopo aver prodotto oltre 1,5 milioni di bombole di Mercurio, pari a circa 50.000 tonnellate di metallo estratto dal cinabro, scavato in gallerie estese su 19 livelli.

A2) L’ENI ottiene nel 1989 dalla Regione, sulla base di analisi condotte con metodi illegittimi, di depositare le ceneri di piriti nei rilevati stradali e nelle cavità della miniera di Campiano a Montieri, nonostante che fossero rifiuti tossici e nocivi per la cedibilità dell’Arsenico, con parere favorevole dei dirigenti ARPAT. L’assessore all’Ambiente, Moreno Periccioli, informato nel 1993 dagli Uffici USL di Piombino del probabile inquinamento del fiume Merse, che riceveva le acque di quella miniera, consente ugualmente ad ENI di chiuderla e abbandonare il sistema di drenaggio che la manteneva asciutta. Dopo alcuni anni le acque fuoriescono e inquinano la Merse. L’ENI sostiene che è tutto un fenomeno naturale.

A3) L’ENI nel 2001 afferma in Consiglio provinciale che non intende compiere le bonifiche. Stesse affermazioni vengono scritte nelle sue memorie prodotte nella causa civile in svolgimento presso il Tribunale di Grosseto: non intende compiere le bonifiche della miniera di Campiano perché risulta essere l’ultima società intestataria della concessione e i fenomeni inquinanti erano iniziati “per cause naturali” molti decenni prima del suo arrivo. A Scarlino/Follonica ottiene nel 1999 dalla Regione Toscana l’esclusione dagli oneri di bonifica sulla base della presunta “naturalità” di Arsenico nella piana alluvionale di Scarlino, teoria avallata da dirigenti3 ARPAT. Un altro errore incredibile, che non ha preso in considerazione sia le polveri in uscita dai camini e sia il deposito a piè di fabbrica (in via transitoria da decenni) di 1,5 milioni di tonnellate di ceneri arseniose, sprofondate nella prima falda. Il Sindaco di Scarlino, Alduvinca Meozzi, crede alla teoria dell’ENI e il Comune riceve aree inquinate da bonificare in permuta da ENI. Stesse permute: oneri di bonifica scaricati agli Enti locali in cambio di superfici in proprietà dell’ENI vengono proposte a Manciano e a Massa Marittima. Anche in Amiata vanno in porto permute sulla bonifica del Siele, che mettono in ginocchio la Comunità Montana e, parzialmente, ad Abbadia S. Salvatore.

Punto B)

B1) Nel 2001 con il D.L.31, in ritardo sulle indicazioni dell’OMS del 1993 e coerentemente ad una Direttiva CE del 1998, viene abbassato da 50 a 10 microgrammi/litro (µgr/l), il contenuto massimo di Arsenico nell’acqua potabile e viene concessa ai gestori del Servizio idrico una prima proroga (art.15) di due anni per consentire gli interventi a rispetto di tali limiti. La legge prevede inoltre la possibilità per le Regioni di ottenere dal Ministero della Sanità ulteriori deroghe, purché tali deroghe non costituiscano “potenziale pericolo per la salute umana” e il rispetto dei limiti non sia possibile “con nessun altro mezzo congruo”.

B2) Nel 2002 l’ARPAT avvia una ricerca idrogeochimica sulle acque naturali in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza, diretto dal prof. Dall’Aglio. A sua volta l’Acquedotto del Fiora, consumata la prima deroga biennale, nel luglio del 2003, si trova nella condizione di erogare acqua potabile fuori norma in 41 Comuni. Dovendo sostenere la richiesta di una seconda deroga per l’Arsenico, propone alla Regione uno studio di idrogeochimica assieme alla Università La Sapienza .

Tale studio “Caratterizzazione e valutazione delle acque naturali in Provincia di Grosseto” oltre che nel titolo, riporta più volte che è finalizzato alla valutazione delle acque “naturali” e sono stati prelevati campioni di acque ritenute “naturali” in 70 siti. Il dato medio di Arsenico dei campioni è di 4,68 µgr/l, ma con una deviazione standard di 7,21 e mentre il valore della mediana è 1,10 si è registrato un valore massimo di 47,10 µgr/l. Ciò dimostra sia una prevalenza di acque in pratica prive di Arsenico (valore della mediana è uguale a 1,10 µgr/l), sia la presenza di alcuni valori molto elevati, che fanno ipotizzare agli autori che ci sono diverse anomalie geochimiche naturali. Ma con scelte del tutto errate lo studio ha considerato “acque naturali” anche quelle acque in uscita da siti già segnalati nel Piano regionale di Bonifica, perché inquinati da attività industriali, come le acque di due gallerie di drenaggio delle miniere di solfuri misti con presenza di arsenopiriti (Niccioleta e Boccheggiano a Montieri) o le acque prelevate a valle di discariche minerarie di Fenice Capanne (Fosso dei Noni a Massa Marittima) o a valle delle uscite delle gallerie di drenaggio delle miniere di Gavorrano o perfino le acque della falda inquinata dalla Nuova Solmine nel pozzo della zona industriale di Follonica ZI3

Lo Studio di ARPAT-Dell’Aglio conclude, affermando che: “Le anomalie riscontrate sono da attribuire a processi naturali, come sistemi geotermici, idrotermali e vulcanici, giacimenti minerari”. Un clamoroso errore, che non ha tenuto conto delle condizioni alla base del fenomeno inquinante del Drenaggio acido di miniera (AMD), prodotto dalle attività umane che hanno portato i solfuri misti al dilavamento delle acque intercettate dalle numerose gallerie minerarie e in presenza di ossigeno (aria pompata dalla superficie nelle gallerie minerarie).

I dirigenti ARPAT che hanno collaborato allo studio di Dell’Aglio non potevano non conoscere i siti già inseriti nei Piani di Bonifica, come scritto a pagina 18 del Piano Regionale di Bonifica: “Le schede tecniche risultano quelle presentate dall’Arpat al termine dello specifico studio e vengono allegate al presente Piano come parte integrante e sostanziale dello stesso”. 

B3) A partire dagli anni ‘70 in USA era già stato studiato, pubblicato sulle prestigiose riviste scientifiche e definito (dalla legge Federale del 1977 sulle attività minerarie) l’“Acid Mine Drainage, AMD”, che si verifica a seguito di scavi e formazioni di gallerie minerarie sui solfuri metallici, da cui ricavare zolfo, ferro, mercurio…Se i solfuri vengono esposti all’aria e all’acqua, a seguito di falde idriche intercettate con gli scavi, si ha la formazione di acido solforico, capace di mandare in soluzione tutti i metalli contenuti nelle rocce solfuree, compreso il Tallio se è presente la pirite tallifera. La formazione di AMD può verificarsi anche in miniere profonde che consentono l’ingresso di aria e ossigeno nelle gallerie. I prodotti della formazione di AMD, acidità e metalli o metalloidi come l’Arsenico, possono devastare le risorse idriche, abbassando il pH e ricoprendo il fondo dei corsi d’acqua con idrossido di ferro, formando il familiare “ragazzo giallo” di colore arancione, comune in tutte le aree con drenaggio minerario abbandonato. Definire questo fenomeno “naturale”, per consentire l’uso potabile di tali acque, significa ignorare le acquisizioni scientifiche e assecondare scelte politiche irresponsabili.

B4) Secondo la legge, le richieste in deroga, oltre a non costituire “potenziale pericolo per la salute umana” e dimostrare che il rispetto dei limiti non fosse possibile “con nessun altro mezzo congruo”, dovevano essere accompagnate da una analisi delle cause che avevano generato il superamento dei limiti e anche da un piano relativo alla necessaria azione correttiva, compreso un calendario dei lavori, una stima dei costi, la relativa copertura finanziaria.

Il Decreto Dirigenziale della Regione (n°7950 del 24.12.2003), che autorizza il gestore Acquedotto del Fiora, riporta: ”Visti gli studi idrogeologici prodotti dai suindicati gestori a supporto delle suindicate richieste di deroghe, dai quali si evince che i valori delle concentrazioni dei parametri in oggetto di richiesta di deroga risultano in armonia con la circolazione idrica sotterranea; Visti i Programmi degli Interventi presentati dai suindicati Gestori del Servizio Idrico Integrato per il superamento delle situazioni di criticità per gli acquedotti dei comuni per i quali è stata richiesta la deroga;…decreta di concedere… le deroghe…”. Quanto sopra non risulta vero a parere del Presidente dell’Acquedotto del Fiora, che nel 2004 ottiene la deroga per ben 41 Comuni. Alla richiesta di ricevere copia degli studi idrogeologici prodotti dall’Acquedotto del Fiora a sostegno delle deroghe richieste, il suo Presidente, Rossano Teglielli risponde: “Diversamente da quanto si può evincere dalle premesse del Decreto Dirigenziale n°7950 del 24.12.2003, l’Acquedotto del Fiora Spa ha trasmesso solamente una bozza di richiesta……la relazione riferisce ben poco circa le cause dei tenori di As, al di là di un breve accenno alla particolarità geologica delle Colline Metallifere e del Monte Amiata. D’altra parte a tale proposito sono ancora in corso studi ed approfondimenti che vedono coinvolta la stessa Regione Toscana”. Quindi la prima deroga della Regione Toscana viene concessa sulla base di evidenti errori circa la “naturalità” del fenomeno, come voluto da ENI, e senza che fossero indicati gli interventi per eliminare le anomalie.

B5) Nel 2005, 2006, 2007, 2008 e 2009 l’Acquedotto del Fiora rinnova alla Regione Toscana la richiesta di deroghe al valore limite di legge di 10 µgr/l di Arsenico nelle acque potabili erogate, ma dal 2006 si riducono i Comuni in deroga e dal valore di 50µgr/l si abbassano i limiti ammessi3: nel 2006 sono in deroga 9 Comuni, tra cui Abbadia S. Salvatore e Piancastagnaio con 30 µgr/l e gli altri comuni dell’Amiata con 20 µgr/l; nel 2007 sono in deroga 8 Comuni; nel 2008 sono in deroga 7 Comuni con Abbadia San Salvatore e Monterotondo a 30 µgr/l, Piancastagnaio, Casteldelpiano, Montieri e Arcidosso a 20µgr/l; solo 2 Comuni in deroga nel 2009 e 2010: Monterotondo e Montieri.

Nelle ultime richieste di deroghe si prevedono la realizzazione di invasi superficiali, miscelazioni tra fonti diverse e realizzazione di impianti di abbattimento, che vengono realizzati con risorse prelevate dalle bollette degli utenti.

In tutte le suddette richieste di Deroga dell’Acquedotto del Fiora e in tutti i relativi Decreti regionali di autorizzazione si sostiene la naturalità del fenomeno e ovviamente il rispetto della condizione di legge: che tali deroghe non costituiscono “potenziale pericolo per la salute umana” e che il rispetto dei limiti non sia possibile “con nessun altro mezzo congruo”.

Noi abbiamo promosso mozioni e interrogazioni di opposizione alle suddette deroghe in tutte le assemblee elettive, segnalando, anche sulla stampa locale che l’OMS aveva segnalato in anni più recenti la necessità di ulteriori riduzioni dei valori massimi. Non ci risulta che dall’Agenzia Regionale di Sanità siano state avanzate opposizioni alle scelte della Regione.

Punto C)

C1) La Magistratura grossetana, attivata dai Comitati e Associazioni Ambientaliste, sconfigge nei primi anni 2000 una parte delle pretese dell’ENI.

Lo Studio del prof. Enzo Tiezzi dell’Università di Siena ha quantificato con un bilancio di massa la quantità di Arsenico disperso dai camini sotto forma di polveri in 10 anni, ipotizzando tre scenari, che danno tra le 15 e le 539 tonnellate di Arsenico depositato con le sole polveri. Questo primo studio apre contraddizioni insanabili.

La Procura di Grosseto, pur ritenendo caduti in prescrizione i reati ambientali ipotizzati a carico dei dirigenti ENI e di Abuso d’Ufficio, informa tutti gli Uffici pubblici circa la natura pericolosa delle ceneri di pirite, da considerarsi rifiuto tossico e nocivo, mentre i dirigenti ENI le avevano distribuite sul territorio come inerti e definisce “scellerato progetto” quello di depositare tali rifiuti nella miniera di Campiano e nei rilevati stradali.

L’ENI pur di evitare le condanne, sia in sede civile che penale, si accolla in un Accordo con la Regione e Provincia i costi della bonifica del fiume Merse e di tutte le aree minerarie delle Colline Metallifere e dell’Amiata non ancora cedute in permuta ai Comuni ottenendo l’uscita degli Enti pubblici dai procedimenti giudiziari.

Hanno fornito un contributo decisivo sia diversi accertamenti di autorevoli Consulenti Tecnici, incaricati di indagini dai Magistrati, sia studi condotti in autonomia dall’Università di Siena, come quelli di Chimica Ambientale del gruppo di ricercatori coordinati dal prof. Enzo Tiezzi del 2002/2004 e quelli di Geochimica Ambientale coordinati dal prof. Francesco Riccobono del 2003. In particolare merita ricordare lo studio del prof. Riccardo Francovicharcheologo dell’Università di Siena, che ha svelato nel 2004 il fatto che le puntiformi presenze di arsenico presenti in superficie nelle Colline Metallifere non sono anomalie geochimiche naturali, ma sono gli scarti delle fusioni di arsenopiriti avvenute in villaggi etruschi. Tale scoperta è stata di valore eccezionale per l’archeologia, in quanto la dimostrata relazione tra le aree segnalate in precedenza come anomalie geochimiche e le antiche attività fusorie e metallurgiche ha consentito all’archeologia di portare alla luce nuovi reperti e nuovi insediamenti etruschi.

C2) La dimostrazione che è stato aggirato nel 2003 per sudditanza all’ENI uno dei due vincoli, quello che consentiva deroghe solo se il rispetto dei limiti non fosse possibile “con nessun altro mezza congruo”, contenuto nel D.L. 31/2001, è data dalle dichiarazioni del 2011 dell’Acquedotto del Fiora, la quale scrive che: “A partire dal 2005 sono stati realizzati e resi operativi 6 impianti finalizzati alla rimozione dell’arsenico, di cui 3 nell’aria delle Colline Metallifere (comuni di Gavorrano, Follonica e Montieri) e tre nell’area del Monte Amiata (Comuni di Abbadia S. Salvatore, Piancastagnaio e Arcidosso. Il costo totale degli interventi, che hanno consentito il rientro in conformità del parametro arsenico, ammonta a circa 2,5 milioni di euro”.

Punto D)

D1) L ‘art.21 del D.Lgl. 152 del 1999. dopo 23 anni, non ha trovato applicazione in Toscana. Con tale articolo il Parlamento, al fine di mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque destinate al consumo umano, dettava le norme per individuare e diversamente vincolare sia le zone di rispetto assoluto, vicino agli impianti di captazione, sia le zone di protezione nelle aree di ricarica delle falde idriche. Le aree di ricarica non sono state individuate da parte della Regione Toscana e pertanto non sono state vincolate. Nel 2018 il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione, primo firmatario Tommaso Fattori, che:

Impegna la Giunta regionale 
– a riferire i motivi del più che decennale ritardo rispetto alla conclusione del programma di lavoro avviato ai sensi dell’art.21 del D.Lgs.152/99 e rammentato dalla Deliberazione n.6 del Consiglio regionale del 2005, in occasione dell’approvazione del primo Piano di tutela delle acque in Toscana;

A tutt’oggi le aree di ricarica delle acque in uscita dalle sorgenti del Fiora, che la Regione Toscana ha sempre definito le sorgenti dell’acquifero più importante della Toscana, non sono individuate e non sono tutelate, pur essendo noto a tutti quali siano: sono rappresentate dal cono trachitico dell’Amiata.

D2) Queste le quantità di Arsenico, secondo la Regione Toscana, in uscita dalle centrali ENEL in Amiata in Kg: 90 nel 2000, 54 nel 2003, 76 nel 2005, 84 nel 2007, 73 (stimato) nel 2013. L’ARS non dice dove si depositano questi 75,4 Kg/anno di Arsenico. L’ARPAT neppure. L’ing. Oscar Galli, Direttore dell’Acquedotto del Fiora, in occasione dell’autorizzazione alla costruzione della centrale Bagnore 4 scrisse alla Regione, documentando che l’Arsenico dell’acquedotto del Fiora, in preoccupante crescita, non proviene dalle trachiti delle gallerie drenanti: “…si ritiene necessario rappresentare viva preoccupazione per le possibili interazioni tra sfruttamento dei vapori geotermici e la risorsa idrica…l’analisi chimica condotta su un campione di roccia vulcanica prelevato all’interno di una galleria drenante indica un contenuto in arsenico piuttosto basso che difficilmente riesce a giustificare i contenuti rilevati nella risorsa”.

D3) L’ ENEL, l’ARPAT e la Regione Toscana sostengono oggi che la concentrazione di Arsenico nelle acque del Fiora è costante nel tempo, ma sono smentiti da molte autorevoli dichiarazioni:

Hanno sostenuto un aumento del contenuto in Arsenico nell’acquifero dell’Amiata da pochi µgr/l, fino ai limiti di 10 µgr/l: l’Università La Sapienza, prof.Mario Dell’Aglio, il Presidente dell’Acquedotto del Fiora, Rossano Teglielli, il Dirigente di Arpat, Silvano Giannerini, il Direttore dell’Acquedotto del Fiora, l’ing. Oscar Galli, il Dirigente Esercizio Reti dell’Acquedotto del Fiora, dott geol. Massimo Bellatalla, il Direttore dell’Area Funzionale della Prevenzione dell’USL 9, dott.ssa Tosca Papalini.

Per la precisione, in ordine di tempo:

1) Il prof. Mario Dell’Aglio Università La Sapienza (2002) in “Caratterizzazione e valutazione delle acque naturali della Toscana Meridionale …” pagina 21: “L’acquifero di qualità accettabile dal punto di vista chimico-fisico e come alimento è quello ospitato nelle vulcaniti del Monte Amiata.” (vedi sopra nota n.9). Inoltre, in Allegato al suddetto studio del prof. Mario Dell’Aglio, nella Tesi di laurea di Sara Lucarelli, “Valutazione geochimica della qualità delle acque naturali ai fini degli usi idropotabili…”, Relatore prof. Mario Dell’Aglio, pagina 75, è scritto: “ Nella zona di Monte Amiata (S.Fiora) l’Arsenico raggiunge valori intorno ai 5 µgr/l…”.

2) Il Presidente dell’Acquedotto del Fiora, Rossano Teglielli (2004): “Tali motivazioni (circa la richiesta della deroga alla Regione n.d.s.) emergono più dalla preoccupazione di ciò che potrebbe accadere presso le sorgenti del Monte Amiata, piuttosto che dalla situazione esistente sui punti dove sono state registrati superamenti, in quest’ultimo caso , infatti, la possibilità di miscelazione della risorsa consente al momento di rientrare nei limiti di legge. Tale preoccupazione nasce dal continuo aumento di As registrato nella risorsa proveniente dall’acquifero del Monte Amiata”(vedi nota n.14).

3) Il Dirigente di Arpat, Silvano Giannerini (2004) : “Le acque del Fiora, dati i suoi contenuti bassi di Arsenico sono state finora utilizzate per “tagliare” le altre acque; oggi i valori di Arsenico in tali acque sono aumentati fino a raggiungere i valori di 9,9 µgr/l”.

4) il Direttore dell’Acquedotto del Fiora l’ing. Oscar Galli (2006):“Tale preoccupazione nasce innanzitutto dall’aumento tendenziale del tenore in Arsenico nella risorsa effluente dalle sorgenti di Santa Fiora, come mostrato nel grafico allegato costruito sulla base delle analisi regolarmente eseguite da questa Azienda”(Vedi nota n.23).

5) Il Dirigente responsabile “Unità Esercizio Reti” dell’Acquedotto del Fiora, dott geol. Massimo Bellatalla (2005-2006-2007): “Inoltre, in alcune delle sorgenti ubicate sul Monte Amiata sono stati osservati , nel corso degli ultimi anni, preoccupanti pprogressivi aumenti nel contenuto di As, fino a valori molto prossimi a 10 µgr/l“ (2005); “Presso le sorgenti del Fiora, che rappresentano le captazioni di maggiore produttività erogando attualmente circa 650 l/s, è stata accertata una variazione del tenore in As, su un periodo inferiore a 10 anni, caratterizzato da un aumento tendenziale da circa 6 µgr/l a quasi 10 µgr/l” (2006);“Tale risorsa (acquifero del Monte Amiata n.d.s.) viene prevalentemente distribuita alle utenze e in parte viene utilizzata per miscelare le acque più mineralizzate provenienti dagli altri acquiferi e nei quali si hanno tenori elevati di cloruri, solfati e metalli. Inoltre, in alcune delle sorgenti del Monte Amiata sono stati osservati, nel corso degli ultimi anni preoccupanti e progressivi aumenti nel contenuto in As, fino a valori molto prossimi a 10 µgr/l”(2007).

6) Il Direttore dell’Area Funzionale della Prevenzione dell’USL 9, dott. Tosca Papalini (2007), fornisce i dati analitici e i relativi grafici del contenuto di As per il periodo 1999/2006 delle acque potabili del Fiora, Galleria principale e Galleria bassa, dell’Ente e Crognolo, dai quali si confermano le dichiarazioni sopra riportate: una crescita della concentrazione di As.


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MaremmaNews 24/2/22

MaremmaNews

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Il Tirreno:

 

IL NO DEI TERRITORI DELLA VAL D’ORCIA E DELL’AMIATA ALLA CENTRALE GEOTERMICA IN VAL DI PAGLIA

Sabato 19 febbraio a Radicofani ore 15.30 Manifestazione pubblica e firma Manifesto contro la centrale geotermica Le Cascinelle voluta da Sorgenia, la cui realizzazione è ipotizzata in Val di Paglia lungo la via Cassia, sulla buffer zone del sito UNESCO Val d’Orcia, sotto il borgo medievale di Radicofani, a km 4 dalle sorgenti termali di Bagni San Filippo e sull’area di grande rilevanza archeologica etrusco-romana di Voltole, poi Submansio X Sce Petil in Pail attestata nell’itinerario di Sigerico lungo la via Francigena nel 990.

Le comunità locali di Val d’Orcia e Amiata, i sindaci, i consiglieri comunali, le associazioni a difesa del territorio, le associazioni di categoria, le sigle sindacali, i comitati, gli imprenditori del termalismo e delle strutture ricettive, le imprese agricole, i commercianti, i ristoratori, il settore enogastronomico e agroalimentare di qualità, gli imprenditori dell’indotto del turismo, gli artigiani, i cittadini dichiarano con grande determinazione e in modo unanime il loro NO a imposizioni calate dall’alto e mai condivise con le popolazioni locali.

E’ inaccettabile che le nostre terre siano utilizzate dalla Regione Toscana, per la loro straordinaria bellezza che il mondo ci invidia, quale brand del tuscany style e contestualmente si pretenda di imporre insediamenti industriali speculativi, altamente impattanti e alteranti del paesaggio e del sottosuolo, impianti che si giustificano solo per coloro che li realizza e che ne traggono enormi profitti dagli incentivi economici.

Tutto ciò in territori che sono stati già drammaticamente sfruttati, e che in buona parte continuano ad esserlo, lasciando in eredità condizioni di rischio per la salute tutto fuorchè determinate.

Il nostro NO è chiaro, convinto, netto e altrettanto chiara è la volontà dei
cittadini delle nostre terre di auto determinare il proprio futuro e quello
dei propri figli.

 

Hanno aderito alla manifestazione:

Claudio Galletti, sindaco di Castiglione d’Orcia – Francesco Fabrizzi,
Sindaco di Radicofani – Manolo Garosi, sindaco di Pienza – Lista Abbadia in
Comune di Abbadia San Salvatore – Lista Abbadia Futura di Abbadia San
Salvatore – Lista Presenza Attiva di Castiglione d’Orcia – Lista San Quirico
in Piazza di San Quirico d’Orcia – Lista Vivi San Quirico di San Quirico
d’Orcia – Lista Uniti per Radicofani e Contignano – Coordinamento Ecosistema
Val d’Orcia – Fondazione Tagliolini Centro per lo Studio del Paesaggio –
Associazione Pyramid di Radicofani – Associazione OPERA Val d’Orcia – Italia
Nostra Toscana – Italia Nostra Siena – Circolo Legambiente Terra e Pace –
Club UNESCO Siena – Associazione il Bersaglio di Montepulciano – WWF Siena –
Rete NOGESI – Comitato Salvaguardia Ambiente Monte Amiata – Parco Nazionale
del Monte Amiata – Centro Parchi Internazionale – Gruppo C’era il Ponte
dell’Orcia – Circolo Culturale Anna Kuliscioff di San Quirico d’Orcia –
Circolo Culturale il Vecchietta di Castiglione d’Orcia – Radicofani in Val
d’Orcia Rete di imprese – Centro Commerciale Naturale di Radicofani – Gruppo
Coltivatori diretti della Val di Paglia – ARIA Chiusi – Sinistra Civica
Ecologista Siena – Partito Comunista Siena – Potere al Popolo di Siena e
Provincia.

Coordinamento Ecosistema Val d’Orcia


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CentritaliaNews

AmiataNews

Corriere di Siena:

Basta centrali! Lo studio InVetta e l’aggiornamento dello studio epidemiologico non smentiscono le denunce di Sos Geotermia sulla salute, specie in Amiata

700 pagine, molte rassicurazioni e una conferma: “un quadro piuttosto sfavorevole per numerosi indicatori epidemiologici, sia di mortalità che di morbosità, in particolare nei comuni dell’area dell’Amiata”. 840.000 euro per dire che bisogna continuare ad “osservare” il fenomeno senza interferire con l’attività geotermica.

 

Che l’epidemiologia non sia una scienza esatta e che i risultati degli studi epidemiologici possano essere interpretati in vari modi, come una coperta che ciascuno può tirare dalla sua parte, ne abbiamo avuto varie dimostrazioni, anche in questi due drammatici anni pandemici; e naturalmente la presentazione dei risultati dello Studio InVETTA (volume 1, volume 2 e Allegati) non si è sottratta a questa regola, con la Giunta regionale concordemente schierata a sostenere, all’unisono, che la salute degli amiatini non ha niente a che vedere con le emissioni prodotte dallo sfruttamento geotermico in atto nell’area.
In realtà il comunicato stampa emesso dall’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) che accompagna la pubblicazione dei tre volumi che compongono lo studio di circa 700 pagine (che ci riserviamo di analizzare nei dettagli), qualcosa di più problematico lo lasciano intravedere, come si può rilevare dall’affermazione “…Anche i lavoratori presso le centrali geotermiche, sebbene costituiscano un sottocampione poco numeroso, hanno mostrato livelli urinari di tallio e di mercurio più alti rispetto al resto dei partecipanti…”; cioè, mentre i soggetti esaminati appartenenti al campione presentano concentrazioni di metalli nel sangue e nelle urine già superiori alla norma, coloro che svolgono la loro attività lavorativa all’interno delle centrali hanno valori di mercurio e tallio ancora superiori.
Basterebbe questo a smentire le affermazioni trionfalistiche, in particolare dell’Assessore all’ambiente Monia Monni, secondo la quale si apre ora concretamente la possibilità quantomeno di raddoppiare il numero e la potenza delle centrali geotermiche da autorizzare, anche in Amiata.

Ma c’è un altro passaggio del comunicato stampa dell’ARS che merita attenzione, ed è dove si dice, riguardo allo studio epidemiologico commissionato dalla Regione Toscana alla Fondazione Monasterio del CNR di Pisa e pubblicato nel 2010, che “… Da questa analisi emerse un quadro piuttosto sfavorevole per numerosi indicatori epidemiologici, sia di mortalità che di morbosità, in particolare nei comuni dell’area dell’Amiata…”.

Con 12 anni di ritardo si ammette (AB) quanto Sos Geotermia ha sempre denunciato (CDEFGH), cioè che i risultati di quella ricerca, che evidenziava la presenza di morti per malattie tumorali nei maschi superiori fino al 30% rispetto ai dati regionali in alcuni comuni maggiormente esposti alle emissioni delle centrali, non erano poi così tranquillizzanti come invece sostenevano all’epoca, tanto che, forti di tali affermazioni, autorizzarono la realizzazione della centrale Bagnore 4.
L’ultimo aggiornamento di questo studio agli anni 2010-2017 per la mortalità e 2015-2019 per l’ospedalizzazione è stato presentato insieme all’indagine InVETTA: ebbene, il tasso di mortalità generale negli uomini rimane più alto, rispetto al dato regionale, del 5% (era +13% nel periodo 2000-2006), mentre la mortalità per tumori risulta ancora più elevata dell’11% (era +19%); in linea con i precedenti aggiornamenti si confermano gli eccessi di mortalità per malattie respiratorie, più consistenti negli uomini (+21%), in particolare per malattie respiratorie acute (+58%), quali la polmonite (+45%).

Sappiamo che l’indagine InVETTA si basa su un’altra metodologia di analisi forse più adeguata e più approfondita che, come detto, ci proponiamo di valutare nel dettaglio, ma crediamo che i risultati appena richiamati dovrebbero indurre i nostri governanti ad una maggiore prudenza nel prevedere il raddoppio delle centrali. In questo vediamo una drammatica continuità della Giunta regionale e delle assessore all’ambiente, da Rossi a Giani, dalla Bramerini, alla Fratoni, alla Monni.

Come Sos Geotermia e come Rete NoGesi non possiamo che ribadire che è ora di una moratoria generale sulla geotermia esistente e di progetto ed investire sulla valorizzazione ambientale dei territori, delle produzioni locali, del turismo sostenibile ed anche la ricerca di fonti energetiche realmente compatibili con la salute e l’ambiente.

Sos Geotermia – Rete nazionale NoGesi


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Il Cittadino online

La Nazione

Il Tirreno

CentritaliaNews

Studio InVetta, l’Ars continua a dimenticare…

Siamo alle solite, l’Ars dimentica, omette, addomestica i dati storici (anche i suoi stessi). Non è vero che la concentrazione di arsenico nelle acque potabili dell’Amiata è sempre stata elevata. Non è vero che i dati epidemiologici in Amiata hanno sempre segnalato un eccesso di mortalità rispetto ai dati attesi. E non è precisato dove va a ricadere l’arsenico sprigionato in aria insieme al vapore delle centrali geotermiche sull’Amiata.

 

Riportiamo l’articolo de Il Tirreno (qui l’articolo), del 3 febbraio 2022 che da voce a Sos Geotermia sulla questione:

Sos Geotermia contesta InVetta «L’arsenico prima non c’era»
L’associazione ribadisce la preoccupazione per gli inquinanti: «La maggiore mortalità? Per l’Iss non c’entrano le miniere»
di FRANCESCA FERRI

Non è vero che la concentrazione di arsenico nelle acque potabili dell’Amiata è sempre stata elevata. Non è vero che i dati epidemiologici in Amiata hanno sempre segnalato un eccesso di mortalità rispetto ai dati attesi. E non è precisato dove va a ricadere l’arsenico sprigionato in aria insieme al vapore delle centrali geotermiche sull’Amiata. Così Sos Geotermia all’indomani della presentazione dei risultati dell’indagine epidemiologica dell’Ars, Agenzia regionale di sanità, sull’impatto dell’industria geotermica amiatina sulla salute dei residenti.
La reazione era prevedibile. L’associazione da sempre segue da vicino le geotermia amiatina e non si è mai stancata di confutare i dati relativi agli inquinanti legati all’attività delle centrali, chiamando in campo esperti di prim’ordine.
La Regione Toscana ha commissionato lo studio e, sulla base delle sue risultanze – nessun collegamento tra tumori e attività geotermica – intende ora raddoppiare la potenza installata, qui e a Larderello. Sos Geotermia contesta invece i risultati e sottolinea diverse contraddizioni su quanto scritto o detto dai dirigenti Ars.
«Oggi – dice il fondatore di Sos Geotermia, Roberto Barocci – scrivono che dallo studio del 2010 del Cnr “emerse un quadro piuttosto sfavorevole per numerosi indicatori epidemiologici, sia di mortalità che di morbosità”. Nel 2010, nelle Conclusioni generali allo studio, scrissero il contrario in un falso, ripetuto da tutti gli amministratori pubblici, regionali e comunali del tempo: “Le prove raccolti evidenziano un quadro epidemiologico nell’area geotermica rassicurante perché simile a quello dei comuni limitrofi non geotermici e a quello regionale”».
Proprio sulla base di queste valutazioni «rassicuranti», l’Ars dette parere favorevole alla Valutazione di impatto ambientale per costruire la centrale Bagnore 4 di Enel Green power a Santa Fiora. «La falsità di tali valutazioni è, ancora oggi, ampiamente dimostrata dall’Allegato 6 al suddetto studio del Cnr, che va letto attentamente, da cui emerge che per molte patologie mortali, che nell’insieme davano un eccesso del +13% di mortalità, c’è una correlazione statisticamente significativa (ripeto: statisticamente significativa) tra crescita di concentrazioni di inquinanti emessi dalle centrali geotermiche e mortalità in eccesso registrata. Tale studio non è mai stato smentito».
Sos Geotermia torna anche sull’arsenico, veleno attestato in quantità elevate e sul quale la Regione e l’Ars si sono riproposte un approfondimento, specificando però che non deriva dalle centrali.
«Abbiamo documenti della Usl e di Acquedotto del Fiora – dice Barocci – che testimoniano una crescita di concentrazione dai primi anni 2000. Nella Dgrt 344 del 22 marzo 2010, recante “Criteri direttivi per il contenimento delle emissioni in atmosfera delle centrali geotermoelettriche”, si legge a pagina 21, dopo aver ricordato che l’impianto Amis (i filtri per gli inquinanti) ha un’influenza marginale sulle emissioni di arsenico, che, “per quanto riguarda l’area dell’Amiata l’incremento registrato dal 2003 al 2007 è ascrivibile essenzialmente alla diversa composizione del fluido geotermico che ha presentato negli anni un aumento della composizione percentuale di arsenico». L’Ars, entra nel dettaglio Barocci, «non dice dove finiscono i 45 chilogrammi/annui di arsenico emessi in Amiata dalle centrali Enel, documentate dal professor Basosi e dal dottor Bravi in “Geotermia d’impatto” pubblicato nella rivista QualEnergia del giugno/luglio 2015. Tale quantità annua, se ricadesse solo sulle trachiti dell’Amiata, area di ricarica della falda idropotabile del Fiora, è in grado di inquinare ogni anno oltre 4 miliardi di litri di acqua».
Barocci confuta anche i dati sullo studio epidemiologico. «Nella sintesi di uno studio epidemiologico, pubblicata da Zapponi negli annali dell’Istituto superiore di sanità, si dimostra che nei primi anni ’80, in cui più probabile erano le conseguenze negative del lavoro nelle miniere, chiuse negli anni ’70, i dati circa la mortalità registrata in Amiata erano inferiori a quelli nazionali e regionali. Allora, con le miniere, si viveva meglio che nel resto del Paese».