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Grande successo di partecipazione agli Stati Generali della Geotermia ad Acquapendente domenica 8 ottobre 2017

Sono venuti al pettine i limiti tecnologici, ambientali, sanitari e di danni economici della utilizzazione della geotermia. Si allarga e si consolida il numero delle aree contrarie alla geotermia in Centro-Italia ed in Campania. Aumentano anche i sindaci toscani che dichiarano il loro territorio “non idoneo alla geotermia”.

 

La giornata di domenica 8 ottobre ad Acquapendente, aperta dai saluti del sindaco di Acquapendente Ghinassi e dall’intervento dell’on.Terrosi, da anni in prima fila in questa battaglia, ha avuto un grande successo di pubblico ed ha mostrato come l’opposizione alla geotermia elettrica speculativa ed inquinante sta guadagnando rapidamente sempre più terreno nelle regioni dell’Italia Centrale ed in Campania, dove il Governo ed altri enti vogliono insediare impianti geotermici.

Come spesso avviene quando le “tematiche” riescono veramente ad essere sottoposte alla “critica” dei cittadini a partire dai loro reali bisogni (come nelle vertenze contro il nucleare, per l’acqua pubblica, ecc.). Questo ci rafforza nella convinzione delle giustezza della nostra lotta intrapresa 4 anni fa, con la nascita della Rete Nazionale NOGESI, e della necessità di continuarla ed estenderla.

I nodi tecnico-economici ormai ineludibili della geotermia sono stati messi a nudo: la non utilità della geotermia nel contrastare i cambiamenti climatici e quindi della necessità di un suo ripensamento anche verso gli incentivi che riceve come “energia rinnovabile”; la non accettabilità sociale della geotermia “flash” di cui si rende conto ormai anche Enel Green Power, se è costretta a correre parzialmente ai ripari cercando nuove tecnologie per ridurre idrogeno solforato e mercurio; la favola della totale re-immissione degli incondensabili degli impianti binari a media entalpia, almeno nell’Italia Centrale il cui sottosuolo è ricco di gas incondensabili, unita alla loro reale non convenienza economica, avendo rendimenti ridicoli.

Particolarmente apprezzate dal folto pubblico sono state le relazioni scientifiche del dr.Mastrolorenzo, che ha illustrato il percorso del contrasto alla geotermia nell’isola di Ischia e la vicenda del recente terremoto, del prof.Borgia –di ritorno dagli Stati Uniti- che dopo aver ribadito le problematiche degli impianti a tecnologia “flash” ha parlato della innovazione che in California ed in Giappone i governi finanziano circa la geotermia di terza generazione (BHE) e infine dell’avv.Greco che si è soffermato sulle gravi modificazioni della nuova legislazione sulla VIA (valutazione di impatto ambientale).

Particolarmente apprezzati gli interventi dei sindaci – simbolo della lotta alla geotermia nelle rispettive Regioni: Garbini per l’annosa vicenda di Castel Giorgio (Umbria), Di Biagi per la nuova vicenda dell’impianto Nuova Latera appena “entrato“ in fase di VIA alla regione Lazio, ed il sindaco Secco di Seggiano in Toscana, uno dei sindaci che ha dichiarato il territorio del suo comune “non idoneo alla geotermia”. E del nuovo presidente della Provincia di Viterbo Nocchi cha ha confermato la intenzione della Provincia di assumere in prima persona la battaglia contro la geotermia, in perfetta sintonia con il recente protagonismo dei sindaci della Tuscia laziale.

Nel pomeriggio, alla presenza della quasi totalità dei comitati che nella varie regioni si battono contro la geotermia (dalla Valdera a Piancastagnaio, a Scansano, a Caprarola, Farnese e Latera, ai comitati umbri contro l’impianto binario di Castel Giorgio e i nuovi permessi di ricerca Montalfina/Monte Rubiaglio, solo per citarne alcuni) sono stati analizzati i problemi emergenti, in primis la vicenda delle “aree non idonee” in Toscana (di cui si è ipotizzata la possibilità di dar vita ad un coordinamento dei sindaci toscani contro la geotermia), ma anche le altre problematiche sul tappeto: fine della legislatura, contrasto dei territori ai permessi di ricerca, referendum anti-geotermici, campagna contro INGV dopo la scandalosa vicenda del terremoto di Ischia, campagne di controinformazione sulla geotermia-con attivazione di un rapporto con altre economie danneggiate dalla geotermia- anche allo scopo di raccogliere fondi per le vertenze legali che si dovessero fronteggiare, campagna nazionale contro la nuova VIA in collegamento con analoghe Reti nazionali interessate (No TRIV, ecc.) e decisi i prossimi passi per la continuazione e l’allargamento della vertenza.

Chiudiamo il comunicato riportando una dichiarazione di Riccardo Nardi, cittadino di Roccalbegna (GR), comparsa sul “Il Tirreno” dello scorso 6 ottobre: “…ma quanto esposto fino ad adesso è poca cosa rispetto all’offensiva geotermica portata avanti a testa bassa da regione Toscana ed altri enti. La gente comincia ad essere stufa e spaventata dell’impatto sulla salute e sull’ambiente dei “veleni rinnovabili” e si riunisce in comitati. Tutto il geotermico va ripensato dalle tecnologie ai siti estrattivi e trovo la risposta, minacciando di scavare altri pozzi proprio su Monte Labbro, inopportuna ed autoritaria”.

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Geotermia, ma in che mani siamo?

Al di là delle pomposità della conferenza mondiale di Firenze, gli “addetti ai lavori” confermano le criticità e i rischi legati alle centrali geotermiche. Come da anni i Comitati denunciano!
Moratoria subito!

 

“Segui il denaro”. Mentre l’11 settembre a Firenze andava in scena la conferenza mondiale il cui scopo ultimo era quello di “battere cassa” chiedendo ai governi maggiori investimenti e “semplificazioni” per l’energia geotermica, dopo anni di contestazione da parte della Rete Nazionale NOGESI e dei molti Comitati locali (con il sostegno di scienziati preoccupati dell’impatto ambientale, sanitario e socio-economico dei territori, contro l’avventura della “geotermia elettrica” dell’Enel e delle nuove aziende sguinzagliate dalla “privatizzazione selvaggia” operata da Berlusconi-Scajola nel 2010), cominciano ad “aprirsi le prime crepe” di un fronte che, grazie ai lauti incentivi, fino ad oggi sembrava compatto, anche sul fronte delle tecnologie impiegate.

Ne sono esempio i due recentissimi articoli di “QualEnergia” del settembre 2017. La prima intervista, a firma Alessandro Codegoni del 21/9/2017 è illuminante, perché pone una domanda cardine sulla geotermia: “La geotermia è una risorsa energetica utile alla riduzione delle emissioni di gas serra?”, cioè la geotermia è capace di essere una risorsa energetica utile alla riduzione delle emissioni di gas che alterano il clima, che è poi la ragione per cui essa gode di incentivi statali proprio perché ritenuta sostenibile e rinnovabile?

Basosi, Università di Siena

Due tesi a confronto, quella del prof. Riccardo Basosi dell’Università di Siena e quella dell’ing. Massimo Montemaggi, responsabile geotermia Enel Green Power. “Questo aspetto –scrive il giornalista- è stato sollevato nel 2014 dal professor Riccardo Basosi, chimico-fisico dell’Università di Siena, in una ricerca pubblicata insieme al ricercatore indipendente Mirko Bravi sul Journal of Cleaner Production. Usando dati ufficiali, di fonte Arpa Toscana, Basosi ha mostrato come le quattro centrali dell’Amiata fra il 2001 e il 2009, abbiano emesso, per ogni MWh prodotto, una quantità di gas in grado di alterare il clima (in gran parte CO2), mediamente maggiore di quella di una centrale a metano, e in alcuni casi vicina a quella di una centrale a carbone. Precisa Basosi. «Ci siamo concentrati sull’Amiata proprio perché il problema delle emissioni di CO2 è lì particolarmente rilevante: basti considerare che quelle centrali producono l’11% dell’elettricità geotermica della Toscana, ma ben il 28% delle emissioni di CO2 da quella fonte».

Montemaggi di EGP

Non sorprendentemente l’ingegnere Massimo Montemaggi, responsabile geotermia Enel Green Power, non è affatto d’accordo con le conclusioni di Basosi”, ma è tuttavia costretto a dire [prima importante ammissione] “Che poi le centrali geotermiche italiane emettano molta CO2, è assolutamente inevitabile, visto che le rocce attraverso cui passano i fluidi geotermici sono per lo più carbonati, che, una volta dissolti nell’acqua, rilasciano biossido di carbonio”.

Ma -ribatte Basosi- “nell’area dell’Amiata, questa CO2 era pressoché bloccata nel sottosuolo e sarebbe stata rilasciata in tempi molto più lunghi, secoli o millenni, se non fosse stato per i pozzi geotermici che vanno a pescarla a migliaia di metri sottoterra”.

Ed in attesa che si decida -continua il giornalista- se oggi dell’Amiata, domani in altri luoghi simili, (la emissione di CO2) supera quella che si aveva prima della loro installazione, esse in effetti aggiungono gas serra in atmosfera, contribuiscono al cambiamento climatico e non dovrebbero godere degli incentivi per combatterlo”, la domanda che si pone il giornalista è: “Viene da chiedersi se allora non sarebbe comunque il caso di seguire quanto suggerisce Basosi e reiniettare nel sottosuolo tutti i gas che escono con i fluidi geotermici, così da evitare ogni inquinamento e ogni aggiunta di gas climalteranti all’atmosfera”. E la risposta di Montemaggi è lapidaria: «Guardi, si potesse fare, l’Enel lo avrebbe già fatto, anche solo per i ricchi incentivi previsti per queste tecnologie a “impatto zero” dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il punto è che tecnicamente non si può fare: questi gas sono troppo abbondanti nei fluidi geotermici italiani, se li reiniettassimo non solo troverebbero presto il modo di fuoriuscire da qualche parte, ma finirebbero per rovinare il giacimento geotermico, creando una “bolla” alla sua sommità, che ostacolerebbe l’estrazione dei fluidi».

Il giornalista lo incalza ricordando che in Germania sono stati realizzati impianti binari con la totale reiniezione dei gas incondensabili e Montemaggi dà la stoccata finale: «Sì, ma quello è un caso molto particolare di acqua quasi priva di gas disciolti: ripeto, nelle nostre aree geotermiche non è possibile trovare fluidi così privi di gas da consentire la loro reiniezione totale nel sottosuolo» e il giornalista “Sarà, ma 10 progetti per impianti di quel tipo sono stati presentati al MiSE, e molti di essi saranno realizzati proprio nelle aree geotermiche di Toscana, Umbria e Lazio”, Montemaggi chiude «Lo so, e sono molto curioso di vedere come faranno a realizzare una cosa che, per noi di Enel, che abbiamo decenni di esperienza geotermica alle spalle, è tecnicamente non sostenibile» (!).

Ce n’è abbastanza per mettere in un angolo la geotermia sia dal punto di vista delle tecnologie finora impiegate da Enel, che di quelle che vorrebbero impiegare in futuro (impianti binari) i “venditori di pentole”.

E qualche preoccupazione sul fatto che non sia tutto a posto deve circolare dentro l’Enel se è stato lanciato un Bando internazionale di EGP per “trovare” una tecnologia in grado di ridurre le emissioni di acido solfidrico e mercurio rispetto ai livelli attuali (quindi i tanto decantati abbattitori AMIS, come sostenuto da scienziati e dai comitati locali, non sono adeguati!).

La prima cosa che si nota è che il testo sul sito internazionale di EGP in inglese è diverso da quello italiano, forse perché è meglio non spiegare tutto agli italiani?
Infatti “in Patria” la necessità di ridurre gli inquinanti della geotermia “flash” è molto sfumato e si dice solamente che la nuova “challenge” (sfida), è rivolta ad abbattere i costi della soda (che è molto costosa) poiché i filtri AMIS permettono già “di ridurre praticamente a zero i gas naturali e i metalli associati al vapore geotermico, eliminando i disagi provocati dal caratteristico odore derivante dalle emissioni di acido solfidrico e favorendo l’integrazione degli impianti nel territorio” ed ancora: “Il sistema AMIS non è perfetto, ma quasi. Il sorbente chimico utilizzato per far reagire ed eliminare l’acido solfidrico è la soda (idrossido di sodio) che presenta diversi svantaggi, tra cui l’elevato costo”. Da qui la necessità della “challenge” ma ricordando, per non essere da meno, “che il team EGP è già al lavoro con un tavolo dedicato all’argomento, ma allo stesso tempo ha voluto estendere il quesito anche all’esterno attraverso Open Innovability, lo spazio di crowdsourcing di idee dedicato all’innovazione e alla sostenibilità”.

Diverso il tono usato dal sito internazionale di Enel Green Power. In dettaglio si dice che “uno dei maggiori problemi della energia geotermica è legato alle emissioni nell’atmosfera degli impianti di potenza, principalmente idrogeno solforato e mercurio. Il primo è caratterizzato da un odore appena supera la soglia di pochi ppb (parti per miliardo), molto al di sotto del valore di 100 ppb (come media nelle 24 ore) stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la protezione della salute della popolazione. Le concentrazioni di idrogeno solforato nell’ambiente, misurato da ENEL ed ARPAT è molto inferiore del valore di riferimento dell’OMS e quindi non ci sono problemi per la salute della popolazione. Tuttavia il cattivo odore di ”uova marce” è spesso percepito nelle aree geotermiche, dipendendo dalle condizioni atmosferiche, e rappresenta una seccatura (!). Come per il mercurio, l’emissione di questo elemento è molto basso, ma ci sono alcune preoccupazioni circa la possibile “crescita” a lungo andare e a significative distanze dagli impianti di potenza, dovuto alla mobilità di questo elemento.”

Ed ancora: “La “pulizia” delle emissioni ed in particolare la eliminazione dell’idrogeno solforato è un punto cruciale per la perfetta compatibilità tra lo sfruttamento della geotermia ed il prezioso uso del territorio, necessità fondamentale per ottenere il consenso delle comunità locali”. Consenso perduto, come preso atto dallo stesso ing. Montemaggi che ha dichiarato su Il Tirreno del 13/9 scorso: ”La sommossa di tanti territori contro lo sfruttamento dell’energia rinnovabile che arriva dal sottosuolo è dilagante”.

Terlizzese, MISE

Lo stesso giornalista aveva intervistato, l’8/9 scorso, il Direttore Generale per la sicurezza, anche ambientale, delle attività minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico, ing. Franco Terlizzese sui destini della geotermia, che lamenta che “essendo l’Italia un paese densamente abitato, le resistenze delle popolazioni locali a questi impianti sono molto forti” e che “per esempio Ingv e Cnr stanno incontrando grossi problemi nel convincere i comuni dei Campi Flegrei a lasciargli perforare un pozzo profondo per indagini scientifiche, figuriamoci per la geotermia. E visto il recente terremoto ad Ischia direi che il momento non è dei migliori: alla paura dell’inquinamento atmosferico, si aggiungerebbe quella, infondata, che queste attività possano innescare sismi, bradisismi o persino eruzioni” (affermazioni ormai smentite da una lunga e corposa letteratura scientifica).

Ma -chiede il giornalista- “Avere un impianto pilota di “nuova geotermia” che dimostri che si può produrre elettricità dal sottosuolo senza emissioni, sarebbe stato fondamentale per sbloccare la situazione”, risponde Terlizzese: “Sicuramente, e forse avremmo potuto farne uno in passato, usando le risorse tecnico-scientifiche dei nostri enti di ricerca pubblici, ma sono fiducioso che si cominci la costruzione di almeno un impianto di questo tipo entro il prossimo anno. Non pensiamo però che i cicli binari siano la panacea: personalmente ho qualche dubbio sulla loro reale convenienza, ma certo bisognerà costruirne qualcuno ed effettuare più ricerca su questi sistemi per capirlo (cioè, non sappiamo bene la convenienza e gli effetti di questi impianti, quindi facciamoli e poi si vedrà, …allucinante!)

Finché intorno alle geotermia ruoteranno gli enormi interessi legati agli incentivi statali, nonostante le crepe mostrate, si continuerà imperterriti a sfruttare e devastare i territori.

Fermiamo immediatamente centrali e progetti e apriamo una riflessione seria sull’energia in Italia e se sia necessaria questa geotermia inquinante e speculativa.

L’8 ottobre 2017 ad Acquapendente (VT) vi invitiamo tutti per l’iniziativa nazionale
4° STATI GENERALI DELLA GEOTERMIA

4° STATI GENERALI DELLA GEOTERMIA – Acquapendente (VT) 8 ottobre 2017

Ad un anno dalla precedente convocazione degli Stati generali della Geotermia, sempre ad Acquapendente l’8 ottobre 2017 si svolgerà la quarta edizione.

Riportiamo di seguito il programma dei lavori e la locandina da SCARICARE

 

 

ACQUAPENDENTE (VT), DOMENICA 8.10.2017, ORE 10,00
Biblioteca Comunale di Acquapendente (Via Cantorrivo 13), accanto Cinema Olympia

● 10.00 Saluti del dr. Angelo Ghinassi, sindaco di Acquapendente, e Velio Arezzini, portavoce Rete Nazionale NOGESI
● 10.15 Introduzione ai lavori di Vittorio Fagioli
● 10,30 Stato delle Aree Non Idonee (ANI) alla Geotermia in Toscana di Pino Merisio
● 10,40 Interventi degli onn. Alessandra Terrosi e Adriano Zaccagnini
● 11.00 Intervento del dr. Giuseppe Mastrolorenzo su terremoto di Ischia e geotermia
● 11.10 Intervento del Prof. Andrea Borgia sulle novità sperimentali in geotermia (USA e Giappone)
● 11.20 Intervento del nuovo presidente della Provincia di Viterbo Pietro Nocchi
● 11.30 Intervento di sindaci impegnati nella lotta alla geotermia: Andrea Garbini (Castel Giorgio- Umbria), Francesco Di Biagi (Latera-Lazio) e Gianpiero Secco (Seggiano-Toscana)
● 12.00 Intervento dell’avv. Michele Greco circa la nuova legge sulla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale)
● 12.15 Interventi dalle situazioni di lotta: Monte Labbro (Franco V.), Mensano (Giovanna L.), Farnese (Carla R.), Caprarola (Pietro N.), Latera (Luigi F.), MontalfinaMonterubiaglio (Annalisa B.), Scansano (Lamberto S.), Valdera (Carlo G.), Piancastagnaio (Beatrice P.), Poggio Montone (Carlo B.)
● 13.30 – 14:30 Sospensione lavori -PRANZO-
● 14,30 Ripresa dei lavori: dibattito e decisioni
● 16.30 Conclusioni di Velio Arezzini, portavoce Rete Nazionale NOGESI

Ingresso con offerta libera e consapevole


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Comitato Farnese: Nuove perplessità sulla geotermia, alla luce di quanto emerso a Firenze

Anche il “Comitato Farnese, ambiente, salute e territorio” il 20/9 us interviene sul meeting interministeriale sulla geotermia di Firenze dell’11 settembre 2017. Riportiamo di seguito.

 

Alla luce di quanto emerso nelle sale del Meeting ministeriale sull’energia di Firenze, e dopo le incredibili dichiarazioni del direttore generale del ministero dello Sviluppo economico Franco Terlizzese, siamo molto preoccupati per il futuro dell’Alta Tuscia, e ancor più convinti che la geotermia non può assolutamente essere la chiave di volta del viterbese.

Assieme al Comune di Farnese e alla Rete Nazionale Nogesi abbiamo appena inviato una lettera alla Regione Lazio per l’annullamento della procedura Via del progetto ‘Piana del Diavolo’  quello che coinvolge sia Farnese che Ischia di Castro. Due pozzi per Comune, con perforazioni di quattro chilometri. Come già successo per il progetto ‘Nuova Latera’ di Enel Green Power, scendendo nello specifico, la Regione non ha pubblicato integralmente sul suo sito internet la documentazione necessaria per poter approfondire l’argomento e per poter, volendo, presentare delle osservazioni in merito. Siamo certi che pure stavolta, come nel caso appena citato di ‘Nuova Latera’, alla Pisana saranno costretti a ripartire da zero. Iter annullato, e nuovi sessanta giorni di tempo a disposizione di cittadini e tecnici per poter presentare le perplessità del caso.

E a proposito di contrarietà, crescono le adesioni al ‘Coordinamento dei sindaci della Tuscia contrari alla geotermia’. Negli ultimi giorni i primi cittadini di Bolsena e Montefiascone sono ufficialmente entrati a far parte del tavolo tecnico di lavoro. Segno evidente che ormai l’intera provincia non ritiene il geotermico un’energia rinnovabile.

Per tornare poi a parlare di ‘Nuova Latera’, del progetto Enel Green Power riguardante la riapertura della vecchia e discussa centrale, “sono state presentate entro i tempi previsti le osservazioni, da parte del Coordinamento, stilate da tecnici competenti. Anche il sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini, ha firmato il documento”.

Progetti futuri. Domenica 8 ottobre (ore 10), nella biblioteca comunale di Acquapendente, sono convocati gli Stati generali della geotermia. Un appuntamento giunto alla sua quarta edizione, ideato dalla rete Nogesi, nel quale si farà il punto della situazione e si programmerà una netta opposizione alla geotermia.

Chiudiamo porgendo gli auguri al neoeletto presidente della Provincia Pietro Nocchi , confermando la nostra piena disponibilità a dialogare e a supportare i suoi impegni presi in fase di campagna elettorale. Nocchi ha infatti ricordato a mezzo stampa che la Provincia ha espresso l’indirizzo politico di contrarietà ai progetti di ricerca di risorse geotermiche. Individuando per la Tuscia uno sviluppo ben lontano da lobby alla ricerca di facili finanziamenti.

Comitato Farnese, ambiente, salute e territorio


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FIRENZE, 11 SETTEMBRE 2017, SUMMIT SULLA GEOTERMIA: (LE SOLITE) BALLE SPAZIALI!

La lobby geotermica insiste sulla sostenibilità per continuare e incrementare gli aiuti di Stato: ma ormai il gioco è scoperto, decine di territori non la bevono più…

 

Organizzato dal Governo italiano assieme ad IRENA, Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, va in scena a Firenze la mattina dell’11 settembre 2017 la conferenza ministeriale della GGA (Global Alliance Geothermal)(1) “Lavorare insieme per promuovere l’energia geotermica verso un futuro energetico sostenibile”, che viene a battere cassa, stavolta a livello mondiale, a favore della geotermia. Con le solite balle sull’energia geotermica rinnovabile, pulita, sostenibile, chiedono ancora più sostegno (soldi) ai governi.

La lobby geotermica mondiale, ospitata dal renzianissimo sindaco di Firenze Nardella, prova a rilanciare la geotermia, addirittura ponendosi come obiettivo l’aumento, al 2030, del 500% per la geotermia, al cui confronto il Renzi del “raddoppio della geotermia toscana” è un pivellino.

Adnan Z. Amin, IRENA

Ovviamente per puntare a tale obiettivo è necessario che gli Stati, cioè le tasche dei cittadini, finanzino ricerca e sviluppo, come lamenta Adnan Z. Amin, il gran capo dell’Irena (che coordina la GGA), sugli “elevati costi iniziali e dalle difficoltà di finanziamento, dai deficit nelle infrastrutture di trasmissione dell’energia, dalla mancanza di politiche realmente capacitanti e dalla scarsa informazione e consapevolezza presenti in molte amministrazioni locali”  chiedendo quindi di “…identificare e ad implementare meccanismi che diano maggiore sicurezza ad investitori e costruttori…”,cioè: dateci i soldi pubblici!

Assessore Stefano Ciuoffo

La Toscana rilancia, da brava prima della classe, per bocca dell’Assessore alle attività produttive Stefano Ciuoffo riportando quanto già chiesto dal suo Presidente Rossi al MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) e spiega che “…l’idea è di indirizzare parte dei loro fondi europei verso la ricerca mineraria di risorse geotermiche e verso l’innovazione tecnologica degli impianti geotermici per migliorare l’efficienza energetica e ridurre gli impatti ambientali… con investimenti coordinati per campagne di sensibilizzazione volte al risparmio energetico e all’accettazione sociale dell’attività geotermica”.

Ministro Galletti

Tutta la baracca si regge sulla “balla spaziale” che la geotermia sarebbe un’energia rinnovabile, pulita, sostenibile, tesi ormai smontata essendo dimostrato che non è rinnovabile, che presenta rischi sismici e sanitari, oltre che agli impatti ambientali e paesaggistici, legate alla specificità dei singoli territori. Ma quando si ragiona in termini di profitti economici si tira dritto, come hanno ribadito i nostri governanti a Firenze, ad iniziare dal ministro dell’Ambiente Galletti che dichiara che “Dobbiamo sviluppare nuove tecnologie e incoraggiare nuovi investimenti…” e che l’Italia “…si impegna nella promozione dell’energia geotermica e delle fonti energetiche rinnovabili in quanto componente vitale per lo sviluppo sostenibile del pianeta…” e che “la geotermia contempli tecnologie pulite, alte tecnologie in grado di coniugare la fornitura di energia elettrica e calore, indispensabili allo sviluppo, con il rispetto del delicato equilibrio ambientale dei luoghi, e delle identità culturali delle popolazioni che li abitano… …nel quadro di un’economia a basse emissioni di carbonio e dello sviluppo sostenibile”, mentre la viceministra per lo Sviluppo economico, Teresa Bellanova

Viceministra Bellanova

afferma che “…la massima compatibilità ambientale nell’uso di questa importante risorsa e’ il paradigma da cui passa un rinnovato impulso per lo sviluppo del settore in Italia…” e che “…quella geotermica è una fonte di energia con caratteristiche che la rendono unica a partire dalla sua rinnovabilità e stabilità, una disponibilità costante per l’approvvigionamento energetico che non si trova nelle altre fonti pulite. Si tratta di vantaggi strategici che rendono la geotermia indispensabile per raggiungere gli obiettivi climatici fissati dall’Accordo di Parigi…”.

Ma tutti costoro sanno, o dovrebbero sapere, che le centrali geotermiche italiane, soprattutto quelle con tecnologie “flash” ,come quelle del monte Amiata, hanno un impatto climalterante pari e superiore alle centrali a combustibili fossili, come accertato dallo studio Basosi-Bravi e che “…l’emissione di CO2 delle centrali geotermiche è dello stesso ordine di grandezza di quella delle centrali alimentate da combustibili fossili…” e “…il confronto mostra che dal punto di vista dell’ACP (Potenziale di Acidificazione, ndr), l’impatto derivante dall’energia prodotta dalle centrali geotermoelettriche del Monte Amiata è in media 2,2 volte maggiore dell’impatto di una centrale a carbone. Il valore medio dell’ACP di Bagnore 3 (il campo geotermico di Bagnore emette 21,9 kg SO2equiv/MWh) è 4,3 volte più alto di una centrale a carbone e circa 35,6 volte più alto di una centrale a gas…”, quindi “…la produzione di elettricità dalle centrali geotermiche dell’area del Monte Amiata non può essere considerata “Carbon free”. E gli impianti binari non hanno meno problemi come sismicità, reimmissione degli incondensabili quando la loro percentuale-come in centro Italia-è alta, problemi alle falde acquifere, ecc.

In merito poi allo sviluppo dell’occupazione le balle spaziali aumentano cercando di oscurare il “milione di posti di lavoro” del Cavaliere: le migliaia o le decine di migliaia di addetti legati alla geotermia sono una favola che vanno ripetendo, sapendo (o dovendo sapere) che la geotermia in Italia occupava, a fine 2014, solamente 650 addetti (Fonte enel/emas, Dichiarazione ambientale 2015, scarica qui il pdf).Pure dovrebbero sapere che proprio nelle aree dove storicamente si sfrutta la geotermia è più alto il livello di povertà e di crisi, tanto che recentemente la stessa Regione Toscana ha individuato l’area nord, Larderello/Travale, come “area di crisi”, mentre il valore immobiliare è -con l’area su/Amiata- il più basso della Toscana (vedi “borsino immobiliare”, sopra, da Il Tirreno del 10/6/17).

Montemaggi (EGP) e Vaccari (PD)

Ma nel contorno di questo summit molti personaggi hanno trovato modo di parlare di geotermia: Montemaggi dell’Enel Green Power e tale sen. Vaccari (PD) (Carneade, chi è costui?): l’uno ammette che “la sommossa di tanti territori contro lo sfruttamento dell’energia rinnovabile che arriva dal sottosuolo è dilagante”, l’altro lo rassicura “occorre andare avanti con i progetti. E non sottostare alla dittatura dei comitati». 

Come non si può sorvolare sulle dichiarazioni dell’Ing.Terlizzese, DG MISE, che –con sicumera degna di miglior causa-sui rischi ambientali assicura:

Terlizzese, DG MISE

“Esistono, ma la tecnologia può azzerarli… Quello che non molti sanno, però, è che esiste una risposta tecnologica per ognuno di questi potenziali problemi. Esistono ad esempio sistemi a circuito chiuso, che non prevedono il prelievo e la reiniezione dei fluidi geotermici, e che di conseguenza non hanno impatti sulle falde acquifere né sulla sismicità. Stiamo lavorando per elaborare queste informazioni a trasferirle alla popolazione”. E non sa dire altro che tirare fuori dal cilindro nientepopodimenoche …gli impianti cd “binari”! 

C’è da rilevare, su questo summit mondiale della geotermia di Firenze dell’11 u.s., l’annuncio a sorpresa fatto solo pochi giorni prima dell’evento e l’assenza del CNR e dell’INGV, nonché di esperti universitari, pare non invitati; due fatti che, maliziosamente, inducono a pensare che si temessero contestazioni e voci dissonanti che di certo si sarebbero verificate con la presenza dei cittadini, dei comitati e di qualche scienziato o ricercatore, secondo cui lo sfruttamento in Italia della geotermia non è possibile perché non ci sono sufficienti condizioni di geoetica, di tecniche e di sicurezza. Del resto la stessa logica–non utilizzo di esperti di enti nazionali- è stata usata nella redazione della “Linee guida sulla geotermia” imposta al Governo dal Parlamento.

Firenze, 11 settembre 2017

Nonostante quindi la firma anche del nostro Governo alla cd. Dichiarazione di Firenze (scarica qui il pdf), la consapevolezza tra i cittadini che la geotermia non è sostenibile ed, anzi, mette a rischio lo sviluppo di altre attività legate ai territori, sarà la causa del fallimento politico ed economico di tali scelte sbagliate.

La Rete nazionale NoGESI continuerà nella sua battaglia contro la geotermia: Gutta cavat lapidem! (la goccia perfora la pietra!).

Rete nazionale NoGESI – NO Geotermia Speculativa e Inquinante

Nota (1): Global Alliance Geothermal (GGA), la piattaforma multi-stakeholder pubblici, privati e intergovernativi impegnati a sostenere globalmente lo sviluppo di questa fonte. L’associazione, lanciata nel 2015 durante la COP21 di Parigi, riunisce sotto il coordinamento di IRENA (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili) 42 paesi e 29 partner.


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Il Cittadino online

UN INTERO TERRITORIO CONTRO LA CENTRALE GEOTERMICA DI LATERA (VT)

PRESENTATE ALLA REGIONE LAZIO LE OSSERVAZIONI CONTRO L’ISTANZA DI ENEL GREEN POWER DA PARTE DEL COORDINAMENTO DEI SINDACI DELLA TUSCIA, DELL’ASSOCIAZIONE LAGO DI BOLSENA, DEL COMITATO DI LATERA E DELLA RETE NAZIONALE NOGESI

 

Inoltre il comitato di Latera e la Rete Nazionale NOGESI hanno chiesto i giorni scorsi alla Regione Lazio “l’annullamento della procedura di VIA in corso in quanto la documentazione pubblicata sul sito regionale era priva di asseverazione e della mancanza della pubblicazione sui giornali nazionali e regionali della notizia dell’istanza, contravvenendo a specifiche Determinazioni regionali”. Si richiede quindi “la pubblicazione sul sito dell’Ufficio VIA della documentazione nelle forme e nei contenuti consoni alle Determinazioni regionali citate in oggetto e la rideterminazione conseguente dei 60 giorni per le osservazioni a partire dalla data della avvenuta completa corretta pubblicazione della documentazione sul sito web dell’Ufficio VIA, come predetto”.

I sindaci dei comuni viterbesi di Latera, Farnese, Ischia di Castro, Grotte di Castro, Gradoli, Cellere, Acquapendente, Onano, Canino, Bolsena, Montefiascone e Viterbo hanno presentato una articolata relazione contraria all’impianto geotermico redatta dal prof. Andrea Borgia, eminente cattedratico, geologo, membro della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente. “Occorre premettere –dice la Relazione- la inadeguatezza e carenza documentale del Progetto che il Proponente deve completare prima ancora che lo stesso possa essere sottoposto a una Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e che queste Amministrazioni possano essere messe in grado di fare le valutazioni del caso al fine di esprimere un parere specifico nel merito del Progetto… Nello specifico, poi si ritiene che sia il documento “Relazione Tecnica di Progetto” che la “Relazione Paesaggistica” debbano essere profondamente riviste in base alle indicazioni di seguito riportate prima ancora di poter essere sottoposte ad una valutazione. Sulla base di queste due relazioni aggiornate devono essere poi redatti tutti gli altri documenti del SIA. Solo a seguito del recepimento di un progetto completo queste amministrazioni potranno essere messe in grado di analizzare e valutare il “Progetto Nuova Centrale di Latera”. Nelle more di questa nuova presentazione di documentazione le Amministrazioni Comunali del Coordinamento dei Sindaci dell’Alta Tuscia non può che esprimere un parere interlocutorio negativo”.

L’associazione Lago di Bolsena ed altri comitati del territorio puntualizzano che nell’aerea del vulcanismo vulsinio-vicano sono presenti “caratteristiche negative che decisamente ostacolano lo sviluppo dello sfruttamento geotermico a media ed alta entalpia” quali la “carente impermeabilità dell’aquiclude che consente la risalita dei fluidi geotermici cancerogeni verso l’acquifero superficiale, usato per la rete potabile” e il fatto che “ il fluido geotermico contiene un’alta percentuale di CO2 dell’ordine del 4-6 % che, immessa nell’atmosfera, supera quella di una moderna centrale di tipo convenzionale di pari potenza” con buona pace di coloro che propagandano che la geotermia “è rinnovabile”.

Infine il comitato di Latera unitamente alla Rete Nazionale NOGESI, dopo aver ripercorso l’esperienza negativa di Enel Green Power dal 1977 al 2000 in quel di Latera che la portò a chiudere (ed abbandonare per circa 20 anni) la centrale proprio a causa di danni fisici alla popolazione dell’area vasta, evidenzia come il progetto di rifare Latera nello stesso sito, utilizzando gli stessi impianti di allora sia una pura follia. Conclude dicendo che “In tale siffatto contesto ambientale, antropico e socio economico il proponente non solo non ha adeguatamente indagato gli stress introdotti dall’attività geotermica (sismicità indotta/innescabile) e i possibili effetti negativi sul sistema delle acque minerali e termali, al fine di escluderli con ragionevole certezza, ma inoltre non ha previsto nessuna garanzia economica in caso di danni a beni e persone derivanti dall’esercizio dell’impianto, ritenendo quindi implicitamente che tutte le esternalità negative debbano essere assunte, nel caso, dalla collettività a fronte di un “interesse pubblico” finalizzato alla produzione di soli 14 MW (in un quadro nazionale in cui la potenza installata è di circa 130.000 MW ed i consumi alla punta sono dell’ordine di 60.000 MW)”.

Tutte le osservazioni concludono con la richiesta che l’autorità competente concluda il procedimento di valutazione di impatto ambientale con provvedimento negativo alla realizzazione dell’impianto geotermico “Nuova Latera”.

Rete Nazionale NOGESI

Comunicato della Associazioni di Monticello Amiata sulla geotermia

A seguito di una iniziativa organizzata dal gruppo consigliare “A/gente Comune”, avente fra gli altri punti in discussione la questione geotermica, leggiamo sul Tirreno di sabato 26 agosto, che

“la maggioranza degli astanti di Monticello ha sottoscritto la risoluzione di «attendere le conclusioni della Conferenza dei servizi, confermando intanto le perplessità sul sito Monte Labro» e ha deciso di «chiedere all’amministrazione di individuare le aree non idonee». Una volta approvate quelle idonee, si avii un confronto sui benefici per il territorio”.

Quanto scritto non corrisponde assolutamente al vero. Nel momento in cui è stato chiesto di votare il documento sopra citato si sono alzate tre mani, rispetto alle decine di persone presenti.

L’articolo de Il Tirreno del 26/8/17. clicca per ingrandire

Documento che, tra le altre cose, non è stato mai discusso dai presenti e dalle associazioni paesane, ma è stato presentato già pronto da chi l’ha redatto, con un metodo di lavoro estraneo a quello che a Monticello siamo abituati ad usare.

Ribadiamo con la determinazione che ci appartiene che le Associazioni di Monticello non sono perplesse sul progetto di ricerca Monte Labbro, ma che lo rifiutano categoricamente. Che sono a conoscenza che tali sfruttamenti non portano benefici alla popolazione, ma sono speculativi ed inquinanti. Abbiamo discusso per tanto tempo, ma mai nessuno ha traballato nella convinzione che la geotermia non la vogliamo.

Contro la geotermia sulla nostra montagna e contro il Progetto di ricerca Monte Labbro in particolare, abbiamo detto, scritto e fatto tanto:

  • Abbiamo una equipè di avvocati ed esperti che ci affianca ormai da più di tre anni. Nel febbraio 2016 abbiamo presentato un ricorso al TAR che giace presso il tribunale amministrativo in attesa di essere attivato nel momento più opportuno;

  • la nostra opposizione è quotidiana ed è in stretta e proficua collaborazione con l’amministrazione comunale di Cinigiano, così come con gli altri comitati presenti sul territorio amiatino: quelli di Montenero, Pitigliano, Seggiano e con tutti coloro che si oppongono alla speculazione geotermica; non ultimo con le aziende;

  • siamo pronti a presentare un nuovo ricorso al TAR nel momento in cui la Conferenza dei servizi dovesse dare parere positivo allo scempio del Progetto Monte Labro. Visti i molti pareri negativi – quelli dell’Unione dei comuni dell’Amiata, quelli dei Comuni di Cinigiano ed Arcidosso e quello probabile della Sovrintendenza ai beni paesaggistici – ci aspettiamo dalla Regione il rispetto della volontà dei cittadini che vivono questi territori, delle aziende e della amministrazioni che li governano;

  • abbiamo organizzato la terza edizione di “Giù le mani dalla nostra terra” e sono scese in piazza persone, aziende, artigiani, artisti difendendo il valore aggiunto del nostro territorio;

  • i bambini, che ci ricordano che la terra ci ospita e non è a nostro sporco servizio, hanno voluto organizzare un campeggio all’ormai famoso Campo di Alberto con suoni, storie alla luce delle stelle;

  • continueremo, come abbiamo fatto negli ultimi tre anni e mezzo, a svolgere le nostre attività di contro-in/formazione sull’argomento con la comunità solidale di Monticello Amiata e con l’amministrazione di Cinigiano, organizzando dibattiti, feste, passeggiate, manifestazioni, azioni di protesta; scrivendo libri, cantando canzoni, proseguendo nei mille progetti che Monticello e i Monticellesi stanno organizzando:

    • continua il lavoro per: la produzione di grani antichi, l’acquisto di un mulino, un forno collettivo nel paese vecchio, la tutela dei prodotti tipici;

    • la valorizzazione dei luoghi di culto: uno su tutti quello della Madonna di Val di Prata che si troverebbe vicinissimo all’insediamento geotermico;

    • per la fine di settembre è prevista una giornata anti-geotermica ai giardinetti di Monticello, in cui verrà disegnato un grande graffito e, sempre in quell’occasione, si terrà un “contest hip-hop” per giovani amiatini;

    • come ormai da qualche anno, all’interno della Festa della Castagna 2017, la cantina “Agorà dei popoli” testimonierà lo spirito di accoglienza, la valorizzazione del territorio e la lotta alla speculazione geotermica.

E’ ancora lungo l’elenco delle iniziative che stiamo organizzando per l’inverno e la primavera prossimi. La nostra lotta non è “solo” contro la geotermia speculativa, ma è anche PER il nostro territorio, per farlo crescere in maniera equilibrata e rispettosa dell’ambiente e delle persone che lo vivono. Un percorso iniziato quasi quattro anni fa, che ha coinvolto e continua a coinvolgere non solo il Comitato Agorà CittadinanzAttiva, ma tutte le associazioni del paese, e che ci vede tutti compatti nel dire un NO secco e definitivo al Progetto di ricerca “Monte Labro” della Renewem (non si chiama più Geoenergy, come scritto erroneamente sempre nel solito articolo, da almeno due anni) così come a tutti quelli della Rete geotermica; un NO che è un SI: SI allo sviluppo equilibrato e biologico dell’agricoltura di qualità dei nostri territori, di un turismo sano e consapevole, di un’economia solidale e al servizio delle persone e non delle multinazionali.

Il nostro NO a qualunque sfruttamento geotermico è chiaro, corale, forte e inarrestabile perché è fatto da Tanti SI: tutti in difesa e promozione della nostra meravigliosa terra e di chi la abita.

Pro Loco Monticello Amiata
Agorà CittadinanzAttiva
Amici del Santuario di Val di Prata
Casa Museo
Coro “La Monticellese”
Genuino Amiatino


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La Nazione 3/9

Gita in Germania per i comuni interessati alla geotermia, tutto spesato dalla rete Geotermica

Proprio come le gite di due giorni dei venditori di pentole, la Rete Geotermica porta in gita gli amministratori locali. Noi non compriamo niente, grazie.

 

 

La Rete Geotermica, rete di società per azioni che hanno lo scopo di realizzare impianti per la produzione di elettricità sfruttando i vapori geotermici, propone agli Amministratori dei Comuni geotermici e dei Comuni ad essi limitrofi, chiamati a indicare alla Regione Toscana quali aree del proprio territorio comunale sono idonee a sopportare tali impianti, una visita in Germania agli impianti geotermoelettrici a ciclo binario costruiti a 20 km a sud di Monaco di Baviera.

Siamo stati invitati anche noi, ma non andremo per i seguenti motivi:

1- la scelta di caratterizzare i territori come aree industriali è una scelta che deve passare attraverso un’analisi attenta dei Costi e Benefici per la collettività, specie quando questa ha da tempo investito in attività economiche antitetiche a quelle industriali.
Se si ragiona sui numeri della realtà oggi presente in alta Val di Cecina, dove per prime sono state agevolate le attività geotermiche toscane, da Larderello a Pomarance, possiamo dimostrare che la scelta geotermica è una scelta sbagliata, perché oggi in quell’area si trovano i Comuni più poveri della Toscana, con la popolazione più vecchia e bisognosa di sostegni esterni, perché definiti “area di crisi”.
Gli impianti geotermici portano ad una monocoltura industriale allontanando gli investimenti in produzioni agricole di qualità o in agriturismo o in attività turistiche, come invece è avvenuto intensamente in tutto il resto della Toscana meridionale.

2- Le emissioni “zero” sono una speranza della Rete Geotermica, nel caso migliore una pia illusione, in quello peggiore e stante allo stato delle attuali conoscenze tecniche nell’Italia centrale sono una menzogna. E’ banale dover rammentare che la composizione dei vapori geotermici varia notevolmente tra un’area ed un’altra, a seconda della natura geochimica del bacino sfruttato, e che mentre in altri paesi europei i gas incondensabili sono poca cosa, nel centro Italia sono nell’ordine dell’8% (!) e tali gas verrebbero immessi in atmosfera, perché non reinniettabili. Perfino il Governo in Parlamento ha dovuto ammettere che in realtà si tratta di “emissioni quasi zero”…

3- La Rete Geotermica non ha mai dato un contributo utile a denunciare lo stato di gravissimo inquinamento ambientale prodotto dalle centrali geotermiche a rilascio in atmosfera dell’Enel esistenti ed operanti in Toscana e, nonostante la sua asserita capacità tecnica, ha sempre coperto le scelte delle Amministrazioni della Regione Toscana, che hanno manipolato e falsato l’informazione sanitaria ed ambientale in materia di impatto geotermico, dimostrando l’inaffidabilità politica della loro organizzazione.
Inoltre riteniamo inaffidabile e avversario dei comitati e dei territori il suo vicepresidente Stefano Boco (ex senatore dei Verdi) nonché Presidente di Magma Energy Italia perché in questa sua ultima veste si è distinto prima non rispettando il referendum di Casole d’Elsa contrario al suo impianto mentre aveva dichiarato che si sarebbe attenuto al risultato e poi per aver portato in tribunale, perdendo, il sindaco Pii che, legittimamente, aveva fatto sospendere i lavori di ricerca.

4. Oggi, come certifica anche Terna, non c’è bisogno di altra energia elettrica e di altre centrali, tanto che Enel sta dismettendo parte delle sue, e, in ogni caso, ci sono alternative meno impattanti e pericolose della geotermia, come, ad esempio, il solare.

5. La Toscana e, in particolare l’Amiata “hanno già dato”, hanno pagato, anche caro, il contributo alla speculazione geotermica per cui bisogna oggi pensare come chiudere le centrali esistenti e non come farne di nuove.

6. Finchè la geotermia avrà gli incentivi dallo Stato (pagati dai cittadini in bolletta) che, di fatto, rendono questi investimenti privi di rischio, non ci può essere un confronto con chi, più che “imprenditore”, pare solo “prenditore”.

Per tutto questo non accettiamo di essere portati in giro, sia in senso letterale che figurato, e invitiamo sindaci e consiglieri a rifiutare questo inopportuno tentativo della Rete Geotermica di ingraziarsi gli amministratori pubblici che, ricordiamo, sono votati dai cittadini e non dalle imprese.


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Il Cittadino online

Radiogiornale.info

Corriere di Siena 1 (pdf)

Corriere di Siena 2 (pdf)

TERREMOTO ISCHIA. L’OMBRA DELLA GEOTERMIA SPECULATIVA DIETRO GLI “ERRORI” DELL’INGV? -aggiornato-

Quattro giorni per ottenere la rilevazione del terremoto di Ischia. Quattro giorni di dati ballerini, vulcanologi e sismologi allibiti da valori incongruenti rispetto a quello che la storia sismica del luogo insegnava.
Venti minuti dopo la scossa delle 20.57 di lunedì scorso: magnitudo locale (Ml) 3.6, profondità ipocentrale 10 chilometri, epicentro a mare, al largo di Forio, come dice l’Ingv. Poco dopo la mezzanotte dall’Osservatorio Vesuviano, sede napoletana Ingv, arrivano i dati rielaborati con magnitudo durata (Md) 4.0, ipocentro a 5 chilometri di profondità e un epicentro sempre a mare ma stavolta a circa 3 chilometri dalla costa Nord. Il dubbio si insinua tra gli scienziati.
Quattro giorni dopo, l’ufficializzazione di una magnitudo durata di 4.0, una profondità ipocentrale di 1 chilometro 730 metri e un epicentro su via Santa Barbara, a Casamicciola.
Di fronte agli incredibili errori e alle minimizzazioni giunte dall’Osservatorio Vesuviano (la sezione partenopea dell’INGV) vale sempre interrogarsi “a chi giova?”, se cioè si tratta di una sequenza di pesanti leggerezze o se c’è una ragione che lega i fatti.

Si parla infatti di una convenzione dell’agosto 2016 tra l’INVG napoletano e la società Ischia Geotermia srl che è interessata al progetto di centrale geotermica pilota Serrara Fontana sull’isola; tale convenzione, che sembra peraltro pagata con i soldi pubblici della Protezione Civile, come riportato da ilfattoquotidiano.it, prevede la partecipazione di “tre ricercatori con contratto su fondi Protezione Civile-INGV” che sono Stefano Carlino, Maria Giulia Di Giuseppe e Antonio Troiano, tutti dell’INGV. La dr.ssa Maria Giulia Di Giuseppe era casualmente di turno nella sala operativa INGV la notte del terremoto…

Dal canto suo Francesca Bianco, Direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dal 2016, il 2 agosto di quest’anno, ospite in TV di Piero Angela, si premura di intervenire sulla questione terremoti/Ischia minimizzando e dichiarando che “… a Ischia abbiamo una sismicità estremamente rara, abbiamo registrato 4 micro-terremoti negli ultimi 2 e lo studio della parte fluida – soprattutto delle acque- ci racconta di un sistema idrotermale in assoluta calma…”. E di fronte alle incalzanti domande del giornalista de “Il Mattino” su come è stata possibile tanta leggerezza, seguita a dichiarare, contro ogni evidenza, che “qui non ci sono stati errori”.

Ma la realtà tira brutti scherzi e il 21 agosto, come purtroppo sappiamo, alle 20,57 c’è il terremoto; stranamente pare che non siano partiti i soliti e immediati avvisi automatici, ma bisognerà attendere circa mezz’ora per avere il primo che parla di 10 km di profondità in mare a nord dell’isola e una magnitudo di 3.6. Passa la mezzanotte e arriva una prima rettifica che alza la magnitudo a 4.0 localizzando ancora il sisma sempre in mare, ad una profondità di 5 km, ma ormai anche dalle tv si era capito che qualcosa non tornava e probabilmente la scossa doveva essere di maggiore magnitudo e localizzata in terraferma, con un ipocentro più superficiale.

Dopo ben quattro giorni e una valanga di polemiche, vedi Boschi e Luongo, vengono rilasciati dati più credibili e alla magnitudo 4.0 si localizza il centro del terremoto nell’abitato di Casamicciola ad una profondità di meno di 2 km.
La differenza tra le prime valutazioni e quella finale è sostanziale, perché un sisma tra i 5 e i 10 km a largo della costa nord ha una probabile origine tettonica a differenza di uno a profondità di 2/3 km in terraferma che indicherebbe una origine vulcanica, come peraltro storicamente si è verificato sull’isola.

Ma certo che se fosse stata vera una delle prime ipotesi, un sisma di tal genere non avrebbe interferito più di tanto con eventuali centrali geotermiche che estraggono e reiniettano fluidi di sicuro al di sotto dei 5 km di profondità e comunque in terraferma; invece un sisma come quello che effettivamente c’è stato ridà fiato e legittimità alle proteste e alle voci contrarie all’impianto geotermico di Serrara Fontana, dai comitati locali, al prof. Ortolani, e da pochi mesi anche la Regione Campania.

Ma, ci chiediamo, come è stato possibile un tale livello di pressapochismo da parte dell’INGV? Come si chiede anche il prof. Boschi “che cosa è successo nelle sale di sorveglianza dell’INGV di Roma e di Napoli, operative 24 ore su 24, la sera del 21 agosto. Chi ha materialmente fatto e comunicato le prime valutazioni? Chi le ha successivamente corrette parzialmente?”.
E’ possibile che le prime valutazioni dell’INVG-OV di Napoli siano opera di personale non adeguatamente preparato all’evento?
Dalla enorme discrepanza tra i dati qualcuno potrebbe pensare che siamo di fronte a una assoluta incompetenza o una volontà di fornire dati diversi che non potessero danneggiare altri interessi.
Intanto l’Ingv rende noti i risultati dei rilievi compiuti il 23 agosto: la maggior parte delle abitazioni gravemente danneggiate in seguito al terremoto erano di buona fattura, in mattoni, pietra o tufo, ma prive di quelle ‘vecchie’ e semplici protezioni antisismiche che, ad esempio, sono presenti in molte case dell’Appennino, come le catene o i tiranti (!!!).

Torna prepotentemente in mente il quesito iniziale: “Cui prodest?”

Il silenzio e/o le spiegazioni ipertecniche non depongono a favore della trasparenza. Ci auguriamo che l’INGV chiarisca immediatamente le responsabilità, sanzionando eventuali errori e omissioni, per difendere la credibilità e la funzione di un Istituto pubblico e allontanare sospetti di qualsivoglia commistione con interessi privati.

Rete nazionale NoGESI – NO Geotermia Speculativa e Inquinante


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Il Cittadino online

NewTuscia.it


aggiornamento 4/9/17

Il Golfo24.it:

Ischia e la geotermia, scatta l’indagine della Procura della Repubblica
Il sisma del 21 agosto, l’epicentro localizzato in ritardo, un paio di esposti presentati alla magistratura e la convenzione sospetta. E così si alimentano i dubbi

“…Che l’autorità giudiziaria si stia muovendo, beh questo lo confermerebbero anche una serie di indiscrezioni di natura giornalistica, che specialmente in determinati ambienti difficilmente riescono a non essere fondate. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia avrebbe infatti siglato una convenzione con la società Ischia Geotermia. Ed allora, siccome a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina come soleva dire Giulio Andreotti, ecco che non mancano – e tra questi ci sono anche alcuni quotidiani – coloro che ipotizzano una possibile relazione tra gli errori commessi dall’osservatorio nella stima dell’entità e dell’epicentro del terremoto ischitano e la predetta convenzione. Un’ipotesi alla quale ovviamente noi non vogliamo nemmeno lontanamente credere, e anzi siamo certi di poterla escludere a priori, e che potrebbe avere una sola spiegazione. Un teorema assolutamente malevolo potrebbe essere quello della localizzazione del terremoto: non c’è dubbio che il fatto che l’epicentro dello stesso si trovasse nel cuore del sottosuolo isolano, significa poter dire definitivamente addio al progetto geotermico. Se invece si fosse trattato dei soliti effetti di un sisma che nasce dal mare, le cose starebbero in maniera diversa…”

anche su IsolaVerdeTv.com


aggiornamento 5/10/17

Legambiente, o Segambiente, non perde occasione per schierarsi contro chi critica il sistema o i centri di potere, come già abbiamo avuto modo di denunciare. Anche sulle giuste critiche alla gestione del sisma di Ischa non all’altezza dei compiti e responsabilità, oltre alla replica del prof. Doglioni, presidente dell’INGV, ci tocca assistere alla difesa d’ufficio anche di Legambiente.
Il prof. Boschi, ex presidente dello stesso INGV, ribatte nell’articolo che segue.

Il Foglietto della Ricerca:

Sisma Casamicciola 2017: pretesti, argomenti effettivi e … Legambiente
di Enzo Boschi

Il 26 settembre, a più di un mese dal terremoto di Ischia, Elisabetta Galgani ha intervistato, per La Nuova Ecologia, il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni, e la presidente di Legambiente, Rossella Muroni. “Scoprendo un’unità di intenti” fra i due.
Doglioni afferma: “Dopo la prima localizzazione del 21 agosto, i sismologi dell’Istituto si sono subito messi a verificare i sismogrammi e alla fine hanno modificato l’ipocentro nel sottosuolo ischitano in una posizione a circa 5 in orizzontale a sud e 3 km più superficiale rispetto alla stima iniziale, il che significa che la localizzazione finale della sorgente sismica è stata ampiamente al di sotto dell’incertezza insita nella qualità dei dati a disposizione. La critica all’operato dell’Ingv è dunque inaccettabile e pretestuosa”.
Rossella Muroni conferma: “E’ evidente come dice Doglioni che le critiche siano state pretestuose: credo inoltre che le polemiche seguite siano state assolutamente strumentali …”
I due intervistati si guardano bene dall’analizzare i contenuti delle critiche ed eventualmente smontarle con appropriati argomenti scientifici, come è prassi normale nel mondo della moderna ricerca. Esprimono solo giudizi negativi. Poi, si sono abbandonati a disquisire su la scienza che si ritira in una torre d’avorio, la mancanza di sinergia tra scienza e politica, l’abusivismo … con l’auspicio finale “che tutto questo cambi”. Argomenti che erano già vecchi ai tempi del terremoto irpino del 1980. Parole di circostanza, che riempiono la bocca ma non il vuoto di idee e che, soprattutto, non indicano nessuna strada per risolvere i problemi.
Mi ha particolarmente colpito l’uso dell’aggettivo “pretestuose”, usato da entrambi gli intervistati per le critiche rivolte “all’operato dell’Ingv”. Sono andato a verificare sul vocabolario il significato di “pretestuoso” e ho trovato: “Addotto come pretesto, fondato su pretesti, non su effettivi argomenti”.
Rivendico di aver espresso, qui sul Foglietto, critiche molto ben circostanziate, con effettivi argomenti, non sull’operato dell’Ingv come un tutto, ma solo su un gruppo ristretto di persone ben identificate, che ha il compito della rilevazione e della comunicazione degli eventi sismici per tutto il territorio nazionale, 24 ore su 24. Di costoro mi sono persino spinto ad auspicare l’immediata rimozione. Critiche nette sono venute anche da altri esperti, la professionalità dei quali non è stata mai messa in discussione.
Non mi meravigliano i tentativi di giustificarsi da parte del presidente Ingv e sorvolo le sue considerazioni tecniche. A sismologi esperti sono bastati una decina di minuti per capire che quello del 21 agosto scorso era un terremoto a profondità minima, proprio sotto Casamicciola. I vertici dell’Ingv hanno impiegato quattro giorni per arrivare allo stesso risultato.
Le critiche non sono di natura accademica e non hanno intenti polemici. La vicenda riguarda un’area abitata da più di due milioni di persone, che vivono fra vulcani pericolosissimi: in caso di evento, è per loro necessaria un’informazione tempestiva e affidabile. Anche poche decine di minuti di ritardo possono significare la perdita di migliaia di vite umane.
Quello che colpisce nell’intervista della Galgani è la presa di posizione della presidente di Legambiente, istituzione che ho sempre ammirato e che ho frequentato ai tempi di Ermete Realacci.
Legambiente, attraverso le parole della sua legale rappresentante, afferma che le critiche sono pretestuose, quindi, per definizione, fondate su pretesti, non su effettivi argomenti. Immagino allora che, prima di fare un’affermazione tanto grave, la Signora Muroni avrà fatto delle indagini e, pertanto, la invito pubblicamente a chiarire quali pretesti sarebbero alla base delle critiche. Altrimenti si potrebbe pensare che Legambiente considera con superficialità e indifferenza l’elevatissima pericolosità vulcanologica di una parte importante del Paese.
Nell’attesa di conoscere i pretesti su cui si fondano le nostre critiche, ribadisco brevemente quelli che sono gli effettivi argomenti alla base di esse.
La prima valutazione del sisma del 21 agosto è stata comunicata dalla Sala operativa di Roma dell’Ingv circa mezz’ora dopo l’evento: magnitudo locale 3.6, 10 km di profondità, in mare ad alcuni km da Ischia, cioè i valori prodotti in automatico dal sistema di sorveglianza. Nel primo comunicato dell’Osservatorio Vesuviano (OV), si ritrovano esattamente gli stessi valori. Alle 22:33, l’OV emette un secondo comunicato, innalzando la magnitudo a 4.0 e riducendo la profondità focale a 5 km; epicentro sempre in mare ma un po’ spostato. Ma non è finita. Il 22 agosto, una ventina di ore dopo il terremoto, il presidente Ingv confermerà, al Tg2 delle 13, proprio quei dati, addirittura indicando su un grafico, con una freccetta rossa, la faglia e l’ipocentro. Non è ancora dato sapere, a più di un mese e mezzo dall’evento, quando e come si è arrivati alla soluzione corretta, quella che pone l’ipocentro proprio sotto Casamicciola a meno di 2 km di profondità, che è stata poi riportata il 25 agosto alla Commissione Grandi Rischi e narrata il 26 agosto dal presidente Ingv.
Non è accettabile quanto affermato dal presidente INGV sulla compatibilità fra le sue valutazioni e la corretta valutazione finale dei parametri dell’evento. Un terremoto in mezzo al mare di magnitudo 3.6 a una profondità di 10 km è poco più di una curiosità sismologica; un terremoto della stessa entità immediatamente sotto un antico centro abitato può essere una tragedia come è stato varie volte nella storia di Casamicciola.
La direttrice dell’OV, nei giorni successivi al sisma, rilascerà una intervista al quotidiano Il Mattino di Napoli per spiegare alcune incredibili circostanze verificatesi nello stesso OV la sera del 21 agosto.
Ulteriori dettagli possono essere letti nel Foglietto del 14 settembre scorso; qui osservo che in tutta la filiera decisionale dell’Ingv non c’è neanche un sismologo operativo esperto. Infatti, la sismicità ischitana, argomento di innumerevoli testi scientifici e non solo, era evidentemente sconosciuta a coloro che nella notte del 21 agosto hanno gestito l’evento.
Questo episodio è preoccupante non solo per i Napoletani, che in gran numero vivono in una delle zone più pericolose al mondo, ma anche per tutti noi che viviamo in un Paese fortemente sismico e che abbiamo il diritto di pretendere informazioni complete, tempestive e puntuali da un ente statale fatto crescere proprio con questo fondamentale scopo e che costa circa 60 milioni all’anno.
La presidente di Legambiente, un’importantissima istituzione nazionale, considera queste nostre osservazioni puramente pretestuose. Aspettiamo, ora, che dimostri l’infondatezza dei nostri argomenti. Se, come temiamo, non le riuscirà, auspichiamo scuse adeguate, non per puntiglio personale ma proprio per il rispetto che abbiamo verso Legambiente e le sue esternazioni.
L’uso improprio dell’aggettivo “pretestuoso”, in argomenti di questa gravità, si appalesa estremamente irresponsabile.

ISCHIA DOCET: TERREMOTO AD ISCHIA MAGNITUDO 4.0. NESSUNO HA DETTO CHE NELL’ISOLA E’ PREVISTA UNA CENTRALE GEOTERMICA A SERRARA FONTANA SECONDO IL PIANO BERLUSCONI-SCAJOLA (E CHE IL GOVERNO DI CENTROSINISTRA NON HA MODIFICATO)

SAGGIAMENTE LA REGIONE CAMPANIA A GIUGNO SCORSO HA BOCCIATO TALE IMPIANTO PER LA PREVEDIBILE SISMICITA’ INDOTTA (E SI APPRESTA A BOCCIARNE, PER GLI STESSI MOTIVI UN ALTRO IDENTICO PREVISTO AI CAMPI FLEGREI), MENTRE DOPO IL TERREMOTO DI CASTEL GIORGIO DEL 30.05.2016 DI MAGNITUDO 4.1 LA REGIONE UMBRIA-CHE PURE E’ STATA TRA LE REGIONI AMPIAMENTE COLPITE DAL TERREMOTO APPENNICO DI UN ANNO FA- ANCORA NON SI DECIDE A BOCCIARE L’IMPIANTO GEOTERMICO PREVISTO A CASTEL GIORGIO, MA ANZI RECENTEMENTE HA AUTORIZZATO ALTRE RICERCHE GEOTERMICHE SULLA PIANA DELL’ALFINA! VERGOGNA!

La motivazione di fondo della bocciatura dell’impianto geotermico di Serrara Fontana, uno dei sei comuni dell’isola di Ischia, sta nella sismicità indotta e danni rilevanti al turismo. Dice infatti la decisione della Regione Campania (Decreto Dirigenziale n. 15 del 16/06/2017): “Il modello geologico-geotermico e sismo-tettonico presentato dal proponente, anche a seguito delle indagini magnetotelluriche effettuate, è inadeguato e non consente di escludere con ragionevole certezza il verificarsi di sismicità indotta/innescabile connessa all’esercizio dell’impianto, con particolare riferimento alle fasi di estrazione e re-immissione dei fluidi geotermici….

Ed ancora: “In base ai dati presentati dal Proponente, l’avvertibilità e i potenziali effetti del terremoto indotto considerato dal progetto (M=2,5) sono da ritenere non del tutto trascurabili. Lo stesso Proponente evidenzia che i terremoti sarebbero avvertibili già per una magnitudo di 1,5 se con ipocentro entro 1 km di profondità. Gli effetti della percezione dei terremoti da parte della popolazione non sono stati adeguatamente considerati, come pure non sono stati considerati i potenziali impatti sull’economia turistica dell’isola, aspetti che allo stato attuale non sembrano essere stati approfonditi adeguatamente”.

Ed inoltre: In tale siffatto contesto ambientale, antropico e socio economico il proponente non solo non ha adeguatamente indagato gli stress introdotti dall’attività geotermica (sismicità indotta/innescabile) e i possibili effetti negativi sul sistema delle acque minerali e termali, al fine di escluderli con ragionevole certezza, ma inoltre non ha previsto nessuna garanzia economica in caso di danni a beni e persone derivanti dall’esercizio dell’impianto, ritenendo quindi implicitamente che tutte le esternalità negative debbano essere assunte, nel caso, dalla collettività a fronte di un “interesse pubblico” finalizzato alla produzione di soli 5 MW …”.

Continua così il Decreto Dirigenziale: “Allo scarso rilievo strategico dell’impianto, in termini di contributo all’energia da FER producibile in Campania, si associa, invece, un elevatissimo rischio antropico che impatta negativamente sul rischio ambientale, già alto nell’Isola d’Ischia, con conseguenze negative anche sul contesto socio economico, determinato dagli impatti che, in assenza di adeguate indagini e caratterizzazioni come nel caso di specie e considerato il contesto di riferimento, produce in termini di sismicità indotta/innescabile, impatti sul sistema delle acque minerali e termali, impatto paesaggistico, rischio idrogeologico nonché sul rischio vulcanico.

Per concludere così: “…Per tutto quanto rappresentato si ritiene che l’impianto, nel contesto ambientale, antropico e socio economico che caratterizza l’Isola d’Ischia, determina rilevanti impatti negativi, in termini di sismicità indotta/innescabile e conseguenti danni a beni e persone, non mitigabili di alcun modo, nonché, conseguentemente, anche al sistema socio economico fondato sul turismo”.

Le stesse motivazioni indotte dalla Regione Campania per “bocciare” Serrara Fontana e cioè: sismicità, assenza di garanzia economica in caso di danni a beni e persone derivanti dall’esercizio dell’impianto, scarso rilievo strategico dell’impianto (produzione di soli 5 MW!) impatti negativi sul sistema socioeconomico fondato sul turismo, potrebbero valere anche per “bocciare” il previsto impianto di Castel Giorgio ( e di Torre Alfina), come richiedono tutti i sindaci dell’area ed anche il Consiglio Regionale dell’Umbria. Peraltro il terremoto del 30 maggio del 2016 ha avuto proprio l’epicentro nella aree individuate da ITW-LKW per gli impianti pilota di Castel Giorgio e di Torre Alfina.

Questa ennesima posizione della Giunta regionale Campania è un ulteriore dimostrazione che “bocciare “gli impianti pericolosi si può, tutelando i cittadini dell’Alfina: se la Regione Umbria, anche dopo tale sollecitazione, non lo farà ai cittadini non rimarrà che punire alle prossime elezioni politiche e regionali il Partito Democratico che ha la responsabilità della gestione dell’Umbria.

Quanto è successo ad Amatrice e ora a Ischia mostra la gravità della situazione sismica del nostro Paese: non tenerne conto è puramente criminale.
Riportiamo alcune dichiarazioni a caldo –apparse sul Corriere della Sera del 23.08.2017- del prof. Doglioni, presidente dell’INGV: ”La ferita di Amatrice può ripetersi anche in altre parti d’Italia. La penisola si dilata di 3-4 millimetri l’anno, che ogni qualche secolo determinano movimenti di qualche metro. Potrà capitare di nuovo. Il fenomeno è lo stesso: a chiazze, il terreno sprofonda” e alla domanda di quanto ci vuole a mettere in sicurezza l’Italia Doglioni risponde così: ”Non basterebbero cinquant’anni per come siamo messi. I terremoti si dimenticano presto, è naturale eliminare un dolore. Questo aiuta la ricostruzione, ma non la prevenzione, perché induce atteggiamenti fatalisti e a non far nulla. Gli italiani metteranno in sicurezza le case solo quando avranno paura”.

E i cittadini che debbono fare? Contare solo i danni ed i morti? La presidente della Regione Marini e l’assessore Cecchini ci rispondano finalmente!

Rete nazionale NoGESI


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