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Firenze, 18 luglio 2012. In Regione contraddittorio sulla VIA a Bagnore 4: “SI’, VIA le centrali dall’Amiata!”

Il logo del CoordinamentoDi seguito il comunicato stampa di SOS Geotermia, a seguire le ‘Domande’ presentate dai Comitati in sede di contraddittorio:

Geotermia, contraddittorio in Regione sul VIA per Bagnore 4: i Comitati inchiodano Regione ed Enel alle responsabilità sulla salute
L’unica tutela per le popolazioni è una moratoria sull’attività geotermica per dar corso a verifiche scientificamente obiettive, come peraltro previsto dagli stessi protocolli sottoscritti

Il 18 luglio si è tenuto presso la Regione Toscana un contraddittorio avente per oggetto la VIA di Bagnore 4, la centrale da 40 MW che andrebbe a triplicare lo sfruttamento geotermico di ENEL Green Power nel versante grossetano portandolo a 60 MW, sommandosi all’attuale l’attuale centrale di Bagnore 3 di 20 MW.
Sono stati invitati i vari soggetti che negli anni hanno presentato osservazioni alla costruzione di questa centrale, il cui progetto, vecchio e superato dagli sviluppi tecnologici del settore, in particolare per quanto riguarda gli impianti binari o ad emissioni zero, risale niente meno che al 2005, più volte modificato ed oggi stravolto con semplici integrazioni volontarie presentate dal proponente.
Erano presenti anche alcuni amministratori dell’Amiata ed è stato il sindaco di Arcidosso a leggere un comunicato, proposto come documento condiviso da tutti i sindaci del versante grossetano, con il quale venivano ancora espresse preoccupazioni visto che permangono problemi e rischi. Le divergenze sono subito emerse con l’intervento del sindaco di Santa Fiora, che prima ha detto di condividere il documento unitario, poi ne ha letto un altro, dove si diceva esattamente l’opposto, sollecitando la costruzione della centrale.
Gli interventi dei rappresentanti dei Comitati,  delle Liste civiche e del WWF sono stati precisi e puntuali: non sono stati presentati giudizi o valutazioni personali, ma tutto quello che è stato detto è stato tratto da documenti, redatti dagli organi regionali, o risultati di studi e ricerche svolte su incarico della Regione.
È stata riaffermata la pericolosità della geotermia sull’Amiata non solo per l’ambiente, l’acqua, l’aria e il suolo, ma anche per la salute della gente. Non solo gli studi condotti non hanno chiarito i problemi e i rischi derivanti dallo sfruttamento geotermico in questo territorio, ma hanno ampiamente confermato quello che ormai da tempo si viene denunciando e che si trova scritto in decine di documenti, spesso ignorati proprio da coloro che avrebbero il dovere di tutelare le nostre comunità.
La geotermia nel corso degli anni ha contribuito a ridurre l’acquifero potabile di oltre 200 metri e questo danno sta continuando, come dimostrano anche gli ultimi dati del piezometro di Poggio Trauzzolo, che ci dicono che dal luglio 2011 al febbraio 2012 il livello della falda è sceso di altri 6 metri. Anche i redattori dell’ultimo studio modello Mobidic con il quale si indagava la dinamica, ossia le oscillazioni della superficie dell’acquifero, nelle loro conclusioni dicono che queste non possono dipendere soltanto dalla fluttuazioni climatiche, “ma che possa potenzialmente giocare un ruolo anche una fluttuazione della pressione inferiore” (dovuta allo sgonfiamento dei cuscini geotermici).
Per non parlare poi della qualità dell’acqua e dell’aumento dell’arsenico registrato negli ultimi anni, come denunciano anche i documenti dell’Acquedotto del Fiora, di Arpat e delle Asl.
Ma non sono soltanto questi i problemi; la VIA di Bagnore 4, a giudizio dei Comitati, non può essere autorizzata perché non lo consentono neppure gli atti ufficiali della Regione Toscana, in particolare la delibera della G.R. n. 344 del 2010 ENEL non riesce a rispettare i valori limite di emissione stabiliti dal quel provvedimento e lo confermano espressamente i dati sulle quantità di inquinanti, riportati nelle sue ultime integrazioni volontarie del Febbraio 2012. Neppure i miglioramenti impiantistici riescono ad abbattere l’enorme quantità di ammoniaca che viene emessa dalla centrale di Bagnore 3: nel 2005 addirittura 550 kg/h, a fronte dei 10 kg./h prodotti da tutte le altre centrali geotermoelettriche.
E se le quantità sono così grandi Enel non potrà mai rispettare il limite di 2 Kg/h.
Né migliori sono le previsioni per l’acido solfidrico (H2S), già estremamente alto nella centrale di Bagnore 3 e che, dicono, andrebbe ad aumentare ‘soltanto’ del 35%, come si trattasse di una sostanza benefica per la salute; discorso analogo per il mercurio.
Non ci sono le condizioni per ulteriori sviluppi della geotermia sull’Amiata. I danni che già vengono evidenziati ci dicono che non sono sostenibili neppure le centrali esistenti, tra l’altro mai sottoposte alla VIA.
E allora i Comitati chiedono alla Regione Toscana che rispetti e faccia rispettare ad ENEL quello che è stato sottoscritto nel protocollo d’intesa del 2009: ”La previsione di sviluppo dell’attività geotermica in queste aree, pertanto, resta subordinata alla verifica, sul piano scientifico, delle condizioni di assoluta salubrità della coltivazione geotermica”.
In questi anni è stato ampiamente dimostrato che queste condizioni non esistono.

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CONTRADDITTORIO SULLA ‘VIA’:  8 domande a Enel

Oggetto dell’Intervento: Mancanza di produzione di uno Studio di Impatto Sanitario. Aspetti preoccupanti per la salute degli abitanti dell’area geotermica sud (Amiata) emersi dalla recente ricerca epidemiologica condotta dalla Fondazione Monasterio per conto dell’Agenzia Regionale di Sanità.
L’impatto sulla salute dell’attività geotermica viene praticamente escluso da ENEL. A pag. 21 delle Integrazioni relative alla qualità dell’aria con la costruzione di Bagnore 4, quando parla dell’idrogeno solforato, si limita a dire “L’impatto sulla salute umana è senz’altro trascurabile su gran parte del territorio e non significativo nell’area di principale impatto”.
Rispetto all’Idrogeno Solforato è scientificamente provato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che l’impatto sulla salute delle persone esiste e che è maggiore dove sono maggiori le emissioni di questo inquinante. Quanto sia trascurabile e significativo lo devono stabilire le autorità sanitarie e uno Studio di Impatto Sanitario ma non le considerazioni semplicistiche del soggetto proponente (l’Enel, da qui in avanti ‘proponente’, ndr). E’ evidente poi che quando l’impatto sulla salute deriva da diversi e pericolosi inquinanti e dalla loro azione cumulativa e sinergica, il trascurabile non è più trascurabile e il non significativo diventa significativo.
Detto ciò in merito alla affermazione sopra riportata la prima domanda che formuliamo al proponente è la seguente

Domanda 1 : Le conclusione riportate a pag. 21 delle Integrazioni Volontarie si basano su studi o evidenze scientifiche pubblicate e supportate da dati certi? Se sì indicare la fonte scientifica. Non ritiene opportuno Enel di fare uno studio sanitario specifico e completo in Amiata, relativamente a tutte le sostanze inquinanti legate alla geotermia, prima continuare lo sfruttamento attuale e di dare il via a qualunque intervento di ulteriore sfruttamento sul territorio Amiatino (incluso il Piano di Riassetto di Piancastagnaio)?

Domanda 2: Rispetto all’esposizione di popolazioni a basse, ma non trascurabili, percentuali di idrogeno solforato e degli altri inquinanti (tra cui, ma non solo, SO2), esistono studi che affermano l’assenza di effetti negativi soprattutto su popolazioni fragili come i neonati o i bambini? Se sì si chiede al proponente di indicare gli studi.

Abbiamo effettuato una valutazione approssimativa delle quantità di inquinanti emessi dalle centrali amiatine, sulla base dei risultati delle analisi effettuate dall’ARPAT; si tratta sicuramente di quantificazioni sottostimate, in quanto non è stato possibile reperire i dati di emissione delle centrali Bagnore 1 e Bagnore 2, della potenza complessiva di circa 7 MW, che hanno funzionato per circa 40 anni, a scarico libero, tipo PC2.

Domanda 3: chiediamo formalmente ad ENEL di metterci a disposizione i dati delle quantità di inquinanti emessi dalle centrali Amiatine. E’ in grado di fornire queste informazioni?

Nel frattempo sulla base dei dati Arpat, possiamo sicuramente affermare che fuoriescono dalle centrali i seguenti quantitativi di sostanze normate (perchè per altre non abbiamo valori di riferimento):
– Idrogeno solforato:    124.000 t.;
– Arsenico:               465 kg.
– Mercurio:          39.000 kg.
– Anidride carbonica:      18.500.000 t.;
– Ammoniaca:          58.200 t.
– Acido borico:               236 t.
– Metano:        256.000 t.

Domanda 4: Di fronte a questi valori “ufficiali” ed a quelli in possesso del proponente – ed anche relativi a sostanze non normate – esistono studi che dimostrano la non tossicità di miscele di sostanze appartenenti alle tabelle Oncogeniche dell’OMS e che risultano comunque presenti nel territorio Amiatino in quanto emesse dalle centrali geotermiche? Se sì chiede di indicare la fonte scientifica.

La legge regionale 10/2010 in materia di VIA prevede che per attività fonte di possibili rischi per la salute, come le centrali geotermiche, non sia lecito rilasciare autorizzazioni all’esercizio in mancanza di valutazioni puntuali circa l’azione cumulativa e sinergica delle nuove emissioni con le forme di inquinamento già esistenti e documentate (vedi ad esempio la  recente ricerca epidemiologica condotta dalla Fondazione Monasterio per conto dell’Agenzia Regionale di Sanità)
Pertanto l’esercizio di centrali geotermiche deve essere autorizzato solo dopo la produzione e approvazione di una VIA che deve avere la salute umana tra gli obiettivi di salvaguardia e tutela.
Coerentemente nell’allegato C della suddetta legge regionale, che disciplina il contenuto dello Studio di Impatto Ambientale, nelle Norme Tecniche e nelle Linee Guida, nonché nelle pubblicazioni a carattere manualistico redatte dalla Regione, oggi operanti (vedi Norme tecniche in http://www.regione.toscana.it/via ), viene fatto esplicito riferimento agli aspetti sanitari. Tali aspetti vanno considerati anche a seguito del D.Lgs 152/2007 in attuazione della direttiva 2004/107/CE concernente l’arsenico, il cadmio, il mercurio, il nichel e gli idrocarburi policiclici aromatici nell’aria ambiente.
Nello specifico della VIA, le Delibere di Giunta Regionale 20/9/1999 n°1068 e n°1069, punti 2.11.1, 3.11.1 prescrivono le analisi delle seguenti componenti sanitarie:
• valutazione delle condizioni di esposizione delle comunità, in relazione ai potenziali fattori di rischio per la salute, prestando particolare attenzione all’identificazione di eventuali gruppi di individui particolarmente sensibili e alla valutazione dell’eventuale esposizione contemporanea a più fattori di rischio;
• valutazione dello stato sanitario della popolazione (analisi dei dati anagrafici di natalità e mortalità di dati delle cause di mortalità con particolare attenzione alle patologie legate ad aspetti ambientali quali quelle neoplastiche, cronico-degenerative, infettive, malattie professionali e infortuni sul lavoro, le patologie legate alla gravidanza, analisi di dati forniti rilevanti campionari specifici);
• identificazione dei rischi eco-tossicologici (acuti e cronici, a carattere reversibile e irreversibile) con riferimento alle normative nazionali e comunitarie;
• descrizione del destino degli inquinanti individuati attraverso lo studio del sistema ambientale, dei processi di dispersione, diffusione, trasformazione e degradazione e delle catene alimentari; la valutazione dell’accumulo nelle catene alimentari di alcuni inquinanti pericolosi (diossine, PCB, metalli pesanti come il cadmio, il piombo, il mercurio e arsenico), che causano sicuramente danni sanitari.

Malgrado ciò per la nuova centrale Bagnore 4 non risultano essere state presentate e/o richieste dalle pubbliche amministrazioni Valutazioni sanitarie in sede di Studio di Impatto Ambientale. Manca in sostanza uno Studio di Impatto Sanitario che dimostri la sostenibilità di ulteriori emissioni di mercurio, arsenico, idrogeno solforato … conformemente alla legislazione e alle Linee Guida sopra riportate in materia di VIA

Domanda 5: Come giustifica il proponente la mancanza di uno Studio di Impatto Sanitario che dimostri la sostenibilità del progetto? Se la legge obbliga il gestore di attività potenzialmente nocive, per le popolazioni in cui opera, a dimostrare la sostenibilità del progetto che propone, perché ENEL non ha presentato (e soprattutto perché la Regione Toscana non hai mai chiesto) la Valutazione di impatto Sanitaria né per le vecchie centrali né per i nuovi progetti?
Intende l’Enel assumersi la responsabilità di affermare che tutte queste emissioni (quelle già presenti e quelle che si produrranno) anche in azione combinata fra loro, non hanno nessun impatto di tipo sanitario quando comunque anche lo studio “ARS” riporta degli eccessi sul territorio amiatino difficilmente spiegabili se non con l’attività geotermica?

Domanda 6: Ritiene il proponente che la valutazione di impatto Sanitario possa essere sostituita dalle indagini condotte nello Studio della Fondazione Monasterio sulla salute nei comuni sede di impianti geotermici o è consapevole, il proponente, di eventuali manchevolezze o contraddizioni di questo studio?

A tale proposito rileviamo come lo studio ARS, pur contenendo dati molto allarmanti, sia, a nostro avviso, ricco di contraddizioni insanabili e non possa sostituire una Valutazione di Impatto Sanitario.
Alle pagine 68 e 69 si dice: “Rispetto all’intero contesto regionale, i comuni limitrofi (a quelli geotermici, n.d.r.) appartengono ad una macroarea geografica sufficientemente ampia, ma più simile all’area di studio. In particolare è ragionevole assumere che le caratteristiche socio-economiche siano sufficientemente omogenee in tutta la macroarea in studio, elemento importante per il controllo del possibile effetto di confondimento dovuto alla condizione socio-economica”.
In tal modo si afferma che lo studio ha tenuto conto delle condizioni socie-economiche e la scelta della macroarea è stata fatta in modo che le differenze socioeconomiche non possano essere ritenute fonte di differenti condizioni sanitarie all’interno della stessa macroarea.
Poi, a pag. 322 – conclusioni -, dice sostanzialmente il contrario, attribuendo un peso determinante ai fattori socio-economici: “I risultati complessivi indicano che i maggiori determinanti delle debolezze riscontrate nel profilo di salute dell’area geotermica sono da ricercare soprattutto nelle occupazioni ed attività produttive del passato, senza escludere esposizioni più recenti, negli stili di vita individuali, in una modesta componente ambientale naturale, almeno per alcune specifiche cause, come le respiratorie acute e le urinarie, o in altri fattori al momento non noti, piuttosto che nell’attività geotermica”.  
Ancora nello Studio, a pag. 162, considerazioni sui risultati delle analisi della mortalità, si afferma:
“L’uso della mortalità del periodo 2000-2006 come descrittore dello stato di salute della popolazione è ragionevolmente giustificato dal fatto che tale periodo è sufficientemente distante dall’entrata in funzione della maggior parte degli impianti geotermici (anni 80), ed anche in ragione del tempo d’induzione-latenza della maggior parte dei tumori e delle malattie croniche. Negli uomini la mortalità generale osservata nell’intera area geotermica mostra un eccesso statisticamente significativo rispetto sia a riferimento locale sia al riferimento regionale.” Per le zone geotermiche (area Nord Larderello e area Sud Amiata) lo Studio evidenzia una stima dell’impatto di mortalità (differenza tra decessi osservati e decessi attesi rispetto all’area di riferimento) del valore di 99 unità in eccesso (+131 nei maschi e -32 nelle femmine) equivalenti a 14 decessi all’anno in più in tutta l’area geotermica.
In particolare questo valore sale a 171 unità nella zona dell’Amiata e specificamente nei paesi di Piancastagnaio, Abbadia San Salvatore, Arcidosso e Castel del Piano ove si registra un aumento dei decessi pari a 166 nei maschi e 5 nelle femmine negli anni 2000-2006.
Ma le cause di aumento di mortalità secondo lo Studio Ars (Sintesi) sarebbero tuttavia da attribuirsi “allo stile di vita dei cittadini Amiatini” ed agli effetti della precedente attività mineraria.
Tali conclusioni collidono però con una serie di considerazioni.
La letteratura scientifica internazionale dimostra che lo stile di vita influenza in modo chiaro la mortalità e l’incidenza delle patologie cardiovascolari, patologie che invece nella zona geotermica sud sono in netto calo.
Analizzando il grafico a pag. 81 dello studio si vede chiaramente che la mortalità generale dell’Area Sud risultava più elevata fino al 1979, quando l’attività geotermica non era ancora del tutto sviluppata e quindi gli eccessi di mortalità erano da imputarsi alla pregressa attività mineraria locale.
Però nei decenni successivi e soprattutto negli anni 2000-2006, la mortalità generale è aumenta in tutta l’area Sud ed in modo statisticamente significativo; di conseguenza, essendo in questo periodo venuti meno gli effetti dello sfruttamento minerario (da almeno 25 anni) è evidente che tali eccessi vadano attribuiti ad altra causa, da individuarsi in fattori ambientali e non in “stili di vita” (non esistendo alcun dato oggettivo che possa confermare quest’ultima correlazione).
Si noti infatti che Comuni vicini e limitrofi a quelli dove si rilevano gli eccessi, quali quelli Amiatini di Seggiano e di Santa Fiora oltre che quelli della zona Val D’Orcia e della zona collinare tra Amiata e Maremma, pur avendo uno “stile di vita” sostanzialmente identico a quello amiatino, non presentano i medesimi allarmanti dati.

Ancora a pag. 88 dello Studio, titolato: “analisi di tutti i tumori”, si evince un aumento statisticamente significativo di queste ultime patologie negli ultimi sette anni presi in considerazione, aumento non più attribuibile all’attività mineraria per i motivi detti sopra.
Nella seguente pag. 89 gli Autori scrivono: “Commento a Tutti i tumori M – nell’area sud si osserva un eccesso statisticamente significativo  nell’ultimo periodo del 19% rispetto all’area circostante… e del 16% rispetto alla regione.
Invece l’Agenzia Regionale di Sanità nelle conclusioni riportate nello “Studio in sintesi”, pag. 25, dice tra l’altro:…”gli indizi e le prove raccolte evidenziano un quadro epidemiologico nell’area geotermica rassicurante perché simile a quello dei comuni limitrofi non geotermici ed a quello regionale”…

Evidenti quindi le contraddizioni in quanto nelle premesse dello studio “ARS” si parla di modelli statistici che rendono omogenee le popolazioni da studiare e poi si dice che le differenze dipendono dalla non omogeneità; si assume inoltre che la mortalità nel periodo 2000-2006 sia da imputare alla geotermia e poi, nelle conclusioni, si afferma il contrario.

Un ulteriore elemento che rende lo studio non sufficiente, è costituito dal fatto che i dati non sono stati aggiornati almeno al 2010 mentre tali risultati sono importantissimi visto che il trend degli ultimi anni (pag. 81studio ARS)  è indicativo di una crescita molto accentuata delle patologie correlate alla geotermia.

Ciò è ancora più importante se si mette in relazione la pubblicazione di Arpat  del 1998, scritta da Eros Bacci. A pagina 216  scrive ” …un’interessante indagine sull’incidenza di particolari patologie associabili alle attività geotermiche è stata condotta da Zapponi (1996) , partendo da dati ISTAT e dall’ Istituto Superiore di Sanità. Si riferiscono al triennio 1980-1982 e indicano le cause di morte per USL. Zapponi ha esaminato i dati relativi alla USL 9040, composta dai comuni di Abbadia, Piancastagnaio, Arcidosso…………….La mortalità complessiva nei maschi tra 0 e 74 anni risulta inferiore a quella nazionale e non significativamente diversa dalla media regionale della Toscana, così per le femmine. Per la mortalità da tumori la popolazione maschile presenta valori inferiori a quelli attesi su base regionale . Per la categoria “tumori trachea, bronchi e polmoni l’area amiatina risulta al limite inferiore della mortalità regionale e nazionale”.

Domanda 7: Si chiede quindi al proponente se concorda con il fatto che, viste le contraddizioni evidentissime sopra riportate, lo Studio della Fondazione Monasterio sulla salute nei comuni sede di impianti geotermici ed, in particolare, le Conclusioni di detto Studio e le Sintesi fatte dall’ARS non possano sostituire il mancato Studio di Impatto Sanitario?
Si domanda inoltre ad Enel Green Power se non ritenga necessario integrare la SIA con la presentazione di uno studio che abbia ad oggetto la Valutazione dell’Impatto Sanitario della proposta centrale Bagnore 4 e se ritenga opportuno attendere i risultati delle indagini sanitarie per gli anni fino al 2010 prima di dare il via a qualunque intervento ulteriore sul territorio Amiatino, ivi incluso il Piano di Riassetto di Piancastagnaio?

L’Allegato 6 dello stesso Studio della Fondazione Monasterio titola: “Risultati staticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari”, cioè si riconoscono patologie e mortalità in alcune zone delle aree geotermiche in relazione alle concentrazioni degli inquinanti presenti nelle zone medesime, ma non si specifica quali comuni siano presenti nei percentili rendendo impossibile la correlazione tra gli eventi e i paesi ove si verificano.
Sorge spontanea una domanda:  perché si pubblica un allegato che già dal titolo dichiara di correlare la mortalità e l’ospedalizzazione ai dati effettivamente legati alle concentrazione degli inquinanti geotermici e poi questo dato non viene tenuto in nessuna considerazione, anzi negando di legare i nomi dei paesi ai morti o ai ricoverati?

A riprova della oggettiva preoccupazione che aleggia intorno ai risultati dello studio, si rileva come in data 5 febbraio 2011 i medici di medicina generale di Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio, insieme ad alcuni specialisti in un comunicato ufficiale letto durante un Convegno promosso dai Comitati ambientalisti, si siano detti preoccupati per i risultati dello studio ARS, invitando gli Autori e le istituzioni ad eseguire ulteriori approfondimenti e rendendosi disponibili a collaborare.
A tale proposito occorre ricordare l’impegno assunto dall’Assessore Bramerini e dallo stesso attuale Direttore dell’ARS Dott. Cipriani in diverse occasioni, per un ulteriore approfondimento dei risultati dello Studio, auspicabilmente esteso agli anni successivi al 2006, almeno fino al 2010.
E’ inoltre da evidenziare la Deliberazione assunta all’unanimità dal Consiglio Comunale di Santa Fiora in data 28 Maggio 2012, che impegna il Sindaco a chiedere alla Regione Toscana esami medici e analisi più approfondite sulla popolazione, per verificare l’eventuale impatto che può aver avuto l’uso della geotermia nel territorio di quel Comune.
Infine occorre anche tenere presente il Rapporto preliminare alla Valutazione Ambientale Strategica approvato con Deliberazione della Giunta Municipale di Santa Fiora n. 67 del 28/07/2011, in cui, a proposito dell’Azione strategica “Costruzione nuova centrale geotermica”, indicando le criticità ad essa connesse, richiama a proposito dello “stato di salute”, “l’incremento di incidenza di mortalità da tumore e infarto”.
Da sottolineare da ultimo, sul tema della Salute, quanto espresso in un primo momento in sede di valutazione del Progetto di Riassetto Enel dal responsabile MOM Sanità Pubblica zona Amiata Val d’Orcia nel proprio contributo istruttorio alla Via del piano di Riassetto su Piancastagnaio. Stante il fatto che i capitoli dello studio Enel Green Power sulla Salute Pubblica (Tomo 3, pp. 233-237) e le integrazioni successive “non indicano alcuna incidenza […] sulla popolazione residente, ma si limitano a riportare dati statistici di contesto nazionale e provinciale” (che evidentemente non sono di alcuna utilità), lo stesso medico proponeva di richiedere una VIS (Valutazione di Impatto Sanitario, n.d.r.). Questa valutazione si ritiene ancora più importante, malgrado il parere positivo successivamente espresso dal responsabile MOM, proprio in virtù dei discutibili risultati dello studio.

Domanda 8. L’ultima domanda che si rivolge ad ENEL alla luce di quanto sopra detto è la seguente:
Essendo riconosciuta nei comuni geotermici come vera la relazione tra l’aumento notevole di mortalità in funzione di concentrazioni crescenti di arsenico, mercurio, acido solfidrico ecc; essendo ritenuta ancora come vera l’esistenza di emissioni significative di arsenico, mercurio, acido solfidrico ecc., dalle centrali geotermiche dell’Amiata, il Proponente non ritenga vera anche la seguente conclusione: che l’incremento delle malattie e mortalità sull’Amiata sia dovuto anche alle emissioni delle centrali geotermiche?

Le suesposte domande formulate al Proponente devono intendersi estese agli Organi della Regione e degli Enti Locali, preposti al controllo ed alla Valutazione di impatto ambientale dei progetti esaminati che, unitamente all’esame delle Osservazioni degli Enti accreditati, non possono esimersi dall’applicare il fondamentale principio di precauzione e prevenzione.

20 luglio 2012, di nuovo in piazza a Piancastagnaio

Non si ferma l’attività di controinformazione e sensibilizzazione delle popolazioni dell’Amiata da parte del coordinamento SOS Geotermia. Il 20 luglio pv, dalle 17 in poi,  saremo in Campo di Fiera a Piancastagnaio per discutere con i cittadini della difesa e del futuro del territorio amiatino e della saluta dei suoi abitanti.

Partecipate numerosi!

Di seguito il testo del volantino che sarà distribuito per l’occasione:

Riprendono le perforazioni di nuovi pozzi geotermici a Piancastagnaio

Sai che il piezometro messo dalla Regione Toscana a Poggio Trauzzolo, ci ha rivelato che il livello del serbatoio profondo di acqua dell’Amiata, che serve le popolazioni dell’Italia centrale, dagli anni ’70 si è abbassato di ben  200 m in tutta l‘Amiata ?

Sai che la geotermia consuma grandi quantità di acqua e  l’impoverimento dell’acquifero è avvenuto in concomitanza con lo sfruttamento geotermico e numerosi studi,( compreso l’ultimo che ha redatto la Regione Toscana chiamato Mobidic,)  presumono che  esista un collegamento tra la falda acquifera  e i campi geotermici?

Sai che per decenni abbiamo bevuto acqua con livelli altissimi di arsenico, aumentato  con l’aumentare dello sfruttamento geotermico senza che le autorità preposte informassero le popolazioni, e che solo da poco, (perché obbligati da norme europee) , tali livelli sono stati abbassati con costosi abbattitori che pagano i cittadini, senza nessuna ricerca delle cause che lo hanno provocato?

Sai che dallo studio epidiemologico della Regione sullo stato di  salute emerge chiaramente come il numero di morti e di malattie sia molto più alto nei comuni geotermici rispetto agli altri?

Sai quante tonnellate di sostanze nocive come mercurio, arsenico, acido solfidrico acido borico, oltre a radon ed altri inquinanti in tracce hanno emesso e continuano ad emettere le nostre centrali da quando è iniziato lo sfruttamento di questa energia né pulita né rinnovabile?

PERCHÉ L’ENEL SI DEVE ARRICCHIRE SULLA NOSTRA PELLE?

PERCHÉ CI DOBBIAMO FAR DISTRUGGERE TERRITORIO E RISORSE, COME LO HANNO DISTRUTTO A LARDERELLO, SENZA REAGIRE?

CI PUO’ ESSERE UN FUTURO PER L’AMIATA SOLO UTILIZZANDO ENERGIE PULITE E RINNOVABILI NON DISTRUTTIVE

INVITIAMO LE POPOLAZIONI ad  un  INCONTRO/CONFRONTO
per venerdì 20 c.m. dalle ore  17 alle 20 al campo di fiera
per scambiare opinioni e conoscenze e per decidere strategie di difesa.

Interverranno i ragazzi di Ecocompatibilmente di Sorano con spettacoli e canzoni. Ci saranno banchetti informativi e mostre.

Le Terme di Saturnia a rischio? Piccoli allarmisti crescono…

Ci hanno tacciato di ‘allarmisti’, ‘ecoterroristi’, minacciando denunce e querele perchè in questi mesi SOS Geotermia ha riportato all’attenzione i problemi legati allo sfruttamento geotermico, primo fra tutti la possibile e probabile correlazione tra l’attività geotermica e la riduzione della falda acquifera e l’aumento della concentrazione dell’arsenico.
Sembra proprio che il ‘virus’ dell’informazione stia dilagando e non sia più possibile continuare a nascondere la realtà dei dati nei cassetti di qualche ente o società o, al massimo, continuare ad affermare che è tutto ‘naturale’.

Stavolta, giustamente preoccupati anche per le ricadute economiche, sono i cittadini di Manciano, nel cui territorio ricadono le famose Terme di Saturnia, riuniti nel comitato “i Beni Comuni Manciano”.
Riportiamo l’articolo apparso su Il Tirreno del 2 luglio scorso, invitando il Comitato a contattarci:

«Geotermia, Saturnia a rischio»
Da Manciano allarme acqua termale: «Lo sfruttamento eccessivo può seccare le nostre falde»
MANCIANO. Non c’è solo una parte della popolazione amiatina preoccupata per la propria salute, a far sentire la sua voce sulla geotermia. Dalle pendici della montagna, divenuta da tempo una sorta di eldorado per chi vuole ricavare energia alternativa dal sottosuolo, si alza ora un nuovo grido d’allarme, che riguarda un altro tema, non meno inquietante. L’sos arriva da Manciano. Lo lancia Andrea Marciani a nome de “i Beni Comuni Manciano”, sollevando una questione della quale fin qui poco si è parlato: uno sfruttamento eccessivo sull’Amiata, dice “Beni Comuni”, potrebbe seccare anche le falde che alimentano Saturnia. «Il rischio è concreto», dice Marciani, che sull’argomento ha inviato una lettera dai toni pacati, ma preoccupati, all’assessore regionale Cristina Scaletti, assessore al turismo e dunque competente sulle questioni termali. Una lettera che si può sintetizzare così: lo sfruttamento geotermico dell’Amiata, per il quale la Regione ha ricevuto decine di richieste di ricerca, rischia di intaccare le falde che alimentano le terme di Saturnia; per l’economia del territorio sarebbe un colpo devastante; per questo – osserva Beni Comuni – lascia perplessi il fatto (emerso in un recente incontro con la stessa Scaletti) che l’assessore al turismo non sia coinvolto nelle decisioni che portano ad autorizzare le concessioni per ricerca ed eventuale sfruttamento geotermico. Per ribadire alla Scaletti l’entità del problema, Beni Comuni le invia una folta mole di documenti «sul possibile conflitto tra ricerche geotermiche e acque termali. La maggior parte dei materiali – spiega Marciani – riguarda direttamente la centrale di Bagnore 4 che l’Enel conta di realizzare sul monte Amiata, in provincia di Grosseto. Si tratta di documenti inerenti allo studio Macgeo, commissionato dalla Regione stessa, per monitorare l’impatto della geotermia nell’ambiente e sulle risorse idriche ed è uno studio molto lacunoso, per ammissione di molti membri della commissione stessa, e apertamente contestato dal prof. Borgia (docente alla University of California at Berkeley e membro lui stesso della commissione)». Ad allarmare Beni Comuni è in particolare un fatto: «Solo negli ultimi 8 mesi, sulle pagine che il sito web della Regione dedica alla procedura di assoggettabilità, sono comparse 51 richieste di sondaggi e perforazioni inerenti alla geotermia», 27 delle quali in territorio grossetano. «La crisi energetica, unita ai ricchi incentivi statali previsti dal 5º conto energia per l’energia geotermica, sta imprimendo una forte accelerazione alla ricerca di campi geotermici e la Regione Toscana al momento sembra decisa a lasciare mano libera alle imprese. La Regione però non dovrebbe dimenticare i suoi 65 stabilimenti termali». Per questo, scrive Marciani alla Scaletti, «il mancato coinvolgimento del suo assessorato in tutte le procedure di Via correlate allo sfruttamento geotermico, solleva forte perplessità e timore». Dunque, al di là delle «pur pesanti implicazioni di carattere ambientale e sanitario di questa attività industriale», per Beni Comuni è necessario che l’assessorato regionale al turismo abbia «voce in capitolo su un attività che, ai crescenti ritmi di sfruttamento che si prospettano, anche nel settore della bassa e media entalpia, finirà inevitabilmente per interferire e compromettere l’attività turistico/sanitaria che Lei è chiamata a tutelare».

Ceroni (Acquedotto del Fiora) ci attacca ancora

“Chiedere all’idraulico com’è l’acqua è come chiedere al macellaio com’è la carne“.
In un lungo articolo apparso il 1 luglio 2012 sul Corriere di Maremma e di cui riportiamo in fondo la parte relativa alla questione ‘arsenico nell’acqua’, il presidente dell’Acquedotto del Fiora, Claudio Ceroni, spiega come, nonostante le tante difficoltà e problemi, la gestione e la qualità del servizio idrico siano ‘ottimi e abbondanti’. Ci saremmo stupiti del contrario.
Ovviamente SOS Geotermia fa parte dei ‘problemi’ e il presidente/idraulico non perde occasione per darci dei bugiardi fino a minacciare denunce.
Abbiamo provveduto a replicare con il comunicato che segue.

Ancora una volta il sig. Ceroni prima ci attribuisce cose mai dette e non vere, cioè che l’Acquedotto del Fiora immetterebbe in rete acqua non potabile con concentrazioni di Arsenico fuori legge, per poterci poi denigrare minacciando ancora denunce.
Questi reiterati attacchi al coordinamento SOS Geotermia, reo di aver diffuso documenti e informazioni tenute per anni nascoste nei cassetti, tutti dati che il Sig.Ceroni -speriamo- conosce per il ruolo che ricopre, svelano le qualità morali di quanti fino ad oggi si sono esibiti in più o meno feroci esternazioni contro di noi senza portare alcuna documentazione che smentisca le nostre preoccupazioni.
Abbiamo sostenuto che per molti anni l’Acquedotto del Fiora ha ottenuto deroghe ai limiti di legge fissati nel 2001 per l’Arsenico, quando invece l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne consigliava una riduzione, rispetto a quegli stessi limiti, essendo l’Arsenico un potente cancerogeno, e consigliava una presenza nelle acque potabili anche dieci volte minore dei valori in deroga distribuiti dall’Acquedotto del Fiora.
Abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere, aggiungendo sempre documenti certificati da Autorità Pubbliche competenti in materia, che s’è registrata nell’ultimo decennio una crescita della concentrazione di Arsenico nelle acque delle fonti del Fiora, rispetto ai dati certificati da Arpat e USL degli anni ’90, crescita dovuta ad attività umane, smentendo quanto sostenuto dal sig. Ceroni, dall’Arpat e da molti sindaci dell’Amiata, i quali vorrebbero accreditare l’idea che tutto è naturale e che l’Arsenico c’è sempre stato
ai livelli attuali. Queste ultime affermazioni non sono confermate dai dati analitici disponibili.
Questa diversità di opinione non è priva di risvolti molto pratici. Se il fenomeno fosse naturale, allora sarebbe corretto addebitare nelle bollette dei contribuenti le spese degli impianti di abbattimento dell’Arsenico, introdotti in via emergenziale negli ultimi anni, così come sta facendo l’Acquedotto del Fiora. Se invece il fenomeno non è naturale, come noi sosteniamo, ma deriva da inquinamenti prodotti da attività umane, allora i costi degli impianti di abbattimento devono essere addebitati agli inquinatori e vanno rimosse le cause della presenza anomala di Arsenico con le opere di bonifica a carico dei soggetti responsabili dell’inquinamento, secondo noi ENI ed ENEL.
Noi sosteniamo questa seconda tesi, supportata dal fatto che nel fenomeno del Drenaggio Acido di Miniera, studiato da decenni in Usa e Canada, capace di mandare in soluzione gli elementi presenti nelle arsenopiriti associate alle piriti delle Colline Metallifere e al cinabro dell’Amiata, non c’è
NULLA di naturale, se non l’aria e l’acqua portata con gli scavi in miniera a contatto per vaste superfici di solfuri. Sosteniamo anche che nelle emissioni di Arsenico dalle centrali geotermiche dell’Enel non ci sia nulla di naturale, che nulla di naturale c’è nell’aumento dei contatti tra gli acquiferi superficiali e quelli geotermici dell’Amiata, anch’essi capaci di portare in soluzione l’Arsenico.
Abbiamo riprodotto documenti che abbiamo consegnato a tutti i sindaci dell’Amiata.
Aspettiamo che qualche sindaco ci fornisca studi e documenti che dimostrino il contrario e diffidiamo il sig. Ceroni a continuare ad attribuirci cose mai dette.

da ‘Il Corriere di Maremma’ del 1 luglio 2012

Parla il presidente di Acquedotto del Fiora Claudio Ceroni che fa il punto sui temi più scottanti del servizio idrico “Acqua, referendum depurazione, arsenico: ecco la mia verità”
di Giacomo D’Onofrio

GROSSETO. Si definisce “l’idraulico della città” il presidente dell’Acquedotto del Fiora, Claudio Ceroni…
…Altro tema di scontro coi comitati: la presenza di arsenico nell’acqua. E’ possibile che si continui a polemizzare senza dare certezza ai dati? “Il Fiora non polemizza, offre dati certi, tracciabili e certificati. Nel nostro sito internet chiunque può verificare i dati sulla presenza di arsenico, che non è il veleno, ma un metallo presente insieme ad altri laddove l’acqua viene attinta: sull’Amiata e sulle Colline Metallifere. Fino ad una decina d’anni fa i limiti di valore erano 50 microgrammi per litro, oggi abbassati a 10 e se in passato erano oltre 40 i Comuni del Fiora a cui venivano concesse deroghe, oggi di 56 comuni dell’Ato 6 nessuno è in deroga”. Dove sta il problema, allora? “A me non interessa cosa dicono o scrivono i comitati, ma se dicono che siamo fuori norma li denuncio, perché non siamo più nel campo delle opinioni, ma in quello della disinformazione. Ci rendiamo conto di quali danni all’economia del territorio provocano certe notizie allarmistiche e non corrispondenti ai dati reali? Fanno credere che abbiamo l’acqua avvelenata! Lo vadano a dire ai tanti imprenditori che lavorano sulle produzioni agroalimentari di qualità utilizzando anche l’acqua del Fiora…Epoi perché parlano solo di Amiata, visto che l’arsenico è un metallo presente anche sulle Colline Metallifere? Forse perché devono dimostrare l’accostamento con lo sfruttamento geotermico? Non c’entra nulla, sono le caratteristiche del territorio a determinarlo”…

A margine segnaliamo come, purtroppo per Ceroni, la realtà si diverta a smentire le ottimistiche dichiarazioni sul servizio idrico. Ad appena due giorni dall’intervista leggiamo su La Nazione questi articoli, del 3 e 4 luglio:

Roccatederighi è a secco
«A ROCCATEDERIGHI manca l’acqua, e per di più i rubinetti restano a secco proprio durante e la cena». Così il consigliere di opposizione del centrodestra Simonetta Bacceti si fa portavoce del disagio subìto dalla popolazione della frazione che denuncia il grave disservizio ad opera di Acquedotto del Fiora. Da oltre una settimana infatti durante le ore serali il flusso idrico viene inspiegabilmente interrotto, le segnalazioni indirizzate alla società che gestisce l’acquedotto non sono servite a nulla e così i residenti si sono rivolti alla Baccetti. «Il mio impegno a questo punto dice decisa il consigliere sarà quello di sollecitare Acquedotto del Fiora a fornire spiegazioni e, soprattutto, a far cessare questa situazione di grave e innegabile disagio».

Senza acqua a Piancastagnaio
FIORA Tecnici dell’Acquedotto causa manutenzione causano disagi
I TECNICI del Fiora oggi, dalle 8 alle 13, sono al lavoro a Piancastagnaio per lavori di manutenzione in località Madonnella. L’intervento causa un’interruzione totale del flusso idrico per le utenze di via Roma e delle località Casa del Corto e Poggio Grande. La fornitura di acqua tornerà regolare presumibilmente dalle 13; nel caso in cui l’interruzione dovesse superare le 12 ore, sarà attivato un servizio di emergenza. Info al numero verde 800 887755, o 199 -114407 per chi chiama dal cellulare.

Segnaliamo inoltre che anche il ‘Comitato Acqua bene comune’ di Grosseto, che si sta battendo per l’applicazione dei referendum con la riduzione delle tariffe idriche -battaglia che come SOS Geotermia condividiamo e sosteniamo-, abbia risposto all’intervista di Ceroni con un comunicato ripreso dal Corriere di Maremma del 3 luglio, che riportiamo:

Grosseto comitato Acqua bene comune “Sulle bollette i cittadini pagano due volte, si rispetti il referendum”
Dopo l’intervista del Corriere al presidente di Acquedotto del Fiora, Claudio Ceroni, il comitato Acqua bene comune ha deciso di intervenire: “L’ intervista del Corriere di Maremma al presidente del Fiora – si legge in un comunicato – offre molti spunti di riflessione. Dal punto di vista della democrazia il forum dell’acqua ha lanciato la campagna di Obbedienza civile, obbedendo alla volontà espressa da 26 milioni di cittadini di eliminare dalle tariffe l’adeguata remunerazione del capitale investito, al Decreto del Presidente della Repubblica 116 del 18 luglio del 2011 con cui si sono sanciti i risultati referendari, alla Sentenza della Corte Costituzione 26/11 che ha ammesso i referendum sull’acqua, in quanto gli esiti avrebbero avuto immediata applicabilità senza contrasto con la normativa residua. Il presidente Ceroni che lamenta, come cittadino, che non sia stato dato seguito a quell’esito referendario, dalla sua posizione privilegiata di presidente, oltre che di componente del consiglio della Federutility, forse avrebbe potuto dimostrare la propria genuina fede democratica, obbedendo anche lui alle leggi. Per quanto riguarda le tariffe, sappiamo che l’Autorità per l’Energia Elettrica e Gas ha predisposto un documento sui provvedimenti tariffari dei servizi idrici, su cui il Forum dell’acqua ha espresso forti riserve. Si cerca, infatti, di far rientrare dalla finestra quello che è uscito con i referendum, sostituendo la dizione ‘remunerazione capitali’ con quella ‘oneri finanziari sul capitale immobilizzato’, di millantare un ‘vuoto normativo’ inesistente per ricalcolare la tariffe post referendum alla luce delle decisioni che verranno prese, di ridimensionare la funzione ed il ruolo degli Ato, di annullare la funzione dei Comuni rispetto alla determinazione delle tariffe e al controllo della gestione dei servizi idrici: una vera e propria manovra autoritaria di accentramento dei poteri. Forse è il caso che anche i sindaci ed i consigli comunali pongano attenzione a questa questione. C’è poi l’aspetto degli investimenti. Non è sufficiente che le tariffe coprano tutti i costi di esercizio e gli ammortamenti, dicono i gestori dei SII; è necessario un di più per avere finanziamenti dalle banche. Ma la scelta di gestire un servizio di prima necessità, come l’acqua, anche con privati, non era motivata dal fatto che loro portavano i capitali che il pubblico non ha. Loro dovevano portare i capitali,la collettività dava, da parte sua, la rete distributiva e le competenze professionali, per la gestione di un servizio ‘senza rischio di impresa’ (si può scegliere di andare a piedi, ma non di non utilizzare l’acqua). Se i privati devono prendere finanziamenti dalle banche al tasso vigente (da far pagare a noi utenti), allora è più che mai giusta la campagna del Forum dell’acqua per far ritornare la Cassa depositi e prestiti, ora spa, ad ente di diritto pubblico, che dia agli enti locali finanziamenti a tassi bassissimi per opere di interesse pubblico (invece di finanziare il ponte sullo Stretto di Messina). Per di più, come si sa, le banche concedono prestiti solo per opere che si ripagano in pochi anni (i dissalatori, ad esempio, che hanno, però, il piccolo difetto di avere alti costi di esercizio, non certo in diminuzione nel futuro), ma non per opere di largo respiro, come la manutenzione efficace della rete idrica tesa ad eliminare la perdita di quasi la metà dell’acqua emunta. Senza dimenticare il nodo depurazione. Due sentenze, la numero 335 del 2008, della Corte Costituzionale e la numero 8318 del 12 aprile 2011 della terza sezione della Cassazione, stabilisco senza equivoci, che quello che l’utente paga con la bolletta è una tariffa e non una tassa ed alle tariffe non possono essere applicati i principi di sussidiarietà e sussistenza insiti nel sistema fiscale, si paga solo per un servizio di cui si beneficia. In questa confusione si riassume tutta l’assurdità del ‘modello toscano’ di gestione privata di servizi pubblici: i cittadini sono costretti a pagare due volte, una volta per il profitto del privato ed una volta per il sostegno della cosa pubblica. L’applicazione della volontà popolare, espressa nei referendum, sgombrerebbe il campo da ogni equivoco e restituirebbe la gestione dei beni comuni al loro ambito naturale.