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LA SENTENZA DEL TAR UMBRIA SULLA GEOTERMIA A CASTEL GIORGIO E’ UN VERO ABBAGLIO

PERCHE’ FONDATA SU DISPOSIZIONI NORMATIVE INCONFERENTI E/O INTERPRETATE IN MODO ABERRANTE, SU UNA RICOSTRUZIONE DEI FATTI DISTORTA E TRAVISATA OLTRE CHE SU MOTIVAZIONI ILLOGICHE E CONTRADDITTORIE CON UNA SCORRETTA INTERPRETAZIONE DI ISTITUTI GIURIDICI DI RANGO COSTITUZIONALE CHE REGOLANO I RAPPORTI TRA STATO E REGIONI, COME QUELLO DELL’INTESA. Scarica qui l’atto

 

 

Non ci è mai capitato di leggere una sentenza più bislacca di questa che annulla atti endoprocedimentali (quindi non decisivi) della Regione Umbria e obbliga il MISE, con una motivazione non prevista dalla legge, a provvedere entro 45 giorni rimettendo gli atti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Leggi indicate in modo sbagliato o interpretate in malo modo per cercare di negare una verità che è nella legge che regola la materia, quel D.Lgs.22/2010- come modificato dal D.Lgs.28/2011- per cui per autorizzare un impianto pilota geotermico è necessaria l’intesa della Regione. E bene ha fatto il MISE nel settembre 2016 a limitarsi, dopo l’incontro con il sindaco di Castel Giorgio (capofila dei comuni contrari alla geotermia sull’Alfina), a sollecitare la Regione dell’Umbria ad emettere l’intesa negativa o positiva che fosse.

E’ proprio un abbaglio o se preferite un suo sinonimo (sbaglio, errore, fraintendimento, malinteso, fallo, svista, lapsus, confusione, equivoco, gaffe, qui pro quo, cantonata, granchio, papera) o peggio.

L’aver infatti annullato gli atti endoprocedimentali (quindi “discorsivi” con il MISE) della Regione Umbria vistosamente non risolve il problema. L’intesa è un atto “forte” amministrativo e politico in merito alla scelte strategiche della Regione, essendo l’energia una materia concorrente (art.117 Cost.). Infatti Renzi provò a fare il referendum costituzionale con lo scopo di decider tutto dal Governo, ma per fortuna sappiamo come è finito…

Ci sarebbero altre numerose “chicche”, di cui è infarcita la sentenza, su cui dilungarsi; ma non lo facciamo perché ora il problema è impedire l’obbligo imposto al MISE dalla sentenza–ancorché iniqua- di agire entro 45 giorni. Con un immediato ricorso al Consiglio di Stato da parte dei territori: il comune di Castel Giorgio, parte in causa nella sentenza, deve ricorrere contro tale bislacca, ma pericolosa, sentenza in tempo utile da stoppare con il ricorso il MISE dall’obbligo di provvedere entro 45 giorni.

Lo stesso chiediamo agli altri sindaci che hanno partecipato alla conferenza dei servizi (Orvieto, Castel Viscardo, Porano, Acquapendente, Bolsena e Montefiascone) ovvero a quelli che hanno fatto ricorso al TAR contro il decreto di compatibilità ambientale emesso dal Ministro dell’Ambiente Galletti (Acquapendente, Allerona, Bolsena, Montefiascone, Castel Viscardo, Orvieto e la Provincia di Viterbo), con tutte le forme di opposizione possibili.

Ci auguriamo infine che anche la Regione Umbria ed il MISE ricorrano contro questa sentenza. La prima perché è la responsabile prima di questa situazione non avendo deciso su pressione dei territori e dello stesso Consiglio Regionale (su iniziativa della Commissione Ambiente) di bocciare tale progetto (e festa finita! Cosa che potrebbe fare anche in queste ore…), il secondo per la correttezza istituzionale che lo ha sempre contraddistinto.

Rete nazionale NoGESI – No Geotermia Speculativa e Inquinante

GREENWASHING: DOPO L’ENEL, SORGENIA

Pubblichiamo di seguito, condividendone i contenuti, il comunicato del “Circolo Raniero Amarugi” di Santa Fiora in relazione all’ennesima iniziativa sull’Amiata con l’ennesima sponsorizzazione “geotermica”; unica novità, stavolta non è l’Enel che le centrali già ce l’ha, ma la Sorgenia che le centrali le vorrebbe!

 

 

 

TRA CANTI E MUSICA SI CELEBRA (IN ANTICIPO)
L’ENNESIMA DEVASTAZIONE AMBIENTALE DEL TERRITORIO

La società Sorgenia s.p.a. vuole costruire una nuova centrale geotermica binaria da 5MW a Saragiolo, con un progetto che prevede la perforazione di nuovi pozzi geotermici (da 10 a 17) a valle di Saragiolo, Bagnolo e Marroneto: un’operazione devastante in zone già dichiarate a rischio frane.

Come si fa a conquistare la benevolenza delle popolazioni per questo nuovo scempio ambientale? Semplice: basta sponsorizzare sagre, feste ed iniziative culturali con la tecnica del Greenwashing geotermico, (strategia di comunicazione di certe imprese finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi prodotti dalle proprie attività), cosa in cui è maestra l’Enel.

E’ ovvio che per fare ciò è necessaria la disponibilità delle istituzioni locali ma anche questo non è un problema: con la enorme quantità di incentivi, (che rappresentano dal 20 al 25% delle bollette pagate dei cittadini), si possono dare agli enti locali affamati di risorse qualche compensazione ambientale e una piscina geotermica.

Sorgenia ha imparato bene la lezione Enel e, ancor prima di avere realizzato la centrale, è già partita con la sponsorizzazione di Canta Fiora (Festival di musica popolare dal 27 aprile al 1 maggio a Santa Fiora). Anche gli artisti devono vivere, però un problema etico se lo dovrebbero porre: ha senso farsi finanziare da società che fanno della devastazione ambientale la loro ragione di profitto?
Si canta e si balla mentre si devasta l’ambiente.
Basta con la colonizzazione dell’Amiata da parte delle multinazionali dell’energia.

Santa Fiora, 4 aprile 2018

Rifondazione Comunista per Potere al Popolo “Circolo Raniero Amarugi” Santa Fiora

Clamorose novità al Convegno sulla geotermia di Firenze del 24 marzo 2018 -COMUNICATO, VIDEO, FOTO-

Seguitissimi gli interventi e le novità che smontano la favola della geotermia “pulita e rinnovabile”

 

Firenze. Una serie di autorevoli e interessanti interventi nel corso del secondo Convegno di Firenze sulla geotermia, svoltosi nell’Auditorium del Consiglio della Regione Toscana, organizzato dalla Rete nazionale NO Gesi e dai Comitati toscani per la difesa del territorio, mentre all’esterno sotto grandi striscioni veniva diffuso materiale informativo e di protesta ai numerosi fiorentini che transitavano nella centralissima via Cavour, cittadini all’oscuro della problematica.

Tra le tante importanti testimonianze, due le notizie più clamorose, che non mancheranno di avere un seguito e che sicuramente riusciranno a rompere quel muro di menzogne costruito da una prepotente e falsa propaganda che vorrebbe ancora far credere la geotermia come una fonte energetica sempre pulita e rinnovabile, quando ormai dati scientifici e inoppugnabili dicono che centrali elettriche geotermiche toscane inquinano, sia per emissioni di gas climalteranti e di inquinanti tossici, più delle centrali elettriche alimentate con combustibili fossili.

La prima clamorosa conferma è stata fornita dall’on. Dario Tamburrano, europarlamentare del M5S, che da tempo sollecita le istituzioni europee ad identificare quelle forme di sfruttamento delle risorse geotermiche che, non essendo né rinnovabili né sostenibili, non meritano di essere finanziate dalle bollette dei consumatori, come invece sta avvenendo in Italia da molti anni. Per la prima volta la Commissione Europea ha avviato uno studio sulle emissioni delle centrali geotermoelettriche e la presidente della commissione parlamentare, Cecilia Wikström, rispondendo ad interrogazioni sul tema, ha annunciato la volontà della Commissione Europea di approfondire la questione. L’on. Dario Tamburrano valuta che “lo studio avviato dalla Commissione Europea è condizione necessaria, anche se non ancora sufficiente, per il varo di norme europee sulla geotermia a difesa dell’ambiente e della salute”. Siamo peraltro certi che un qualunque studio indipendente spazzerà via la propaganda sulla bontà della geotermia del Pd toscano. Auspichiamo che finalmente la Commissione Europea faccia quanto la maggioranza che governa in Regione non mai fatto e consenta l’audizione in Commissione di scienziati e tecnici indipendenti, docenti autorevoli nelle nostre Università.

Altra notizia importante è stata fornita dall’intervento dell’avvocato Michele Greco, che ha offerto una panoramica di quanto si è scelto di fare in altre Regioni d’Italia (come nella regione Piemonte), in attuazione di norme di legge a difesa e tutela delle falde idriche potabili o potenzialmente utilizzabili in futuro, individuando e tutelando con vincoli di uso diversificati le aree di ricarica delle falde idriche (art. 94 del D.Lgl.152/2006), mentre la Giunta della Regione Toscana continua ad omettere di applicare tale legge, come ha riferito anche il geologo Luigi Micheli, nonostante l’impegno a sanare tale ritardo sia stato preso dal Consiglio regionale. Un’altra maschera e ancora tanta propaganda da regime si stanno sgretolando.
È stato quindi denunciato, nei vari interventi sul tema, come la Regione Toscana, nel comunicare ai Comuni geotermici e ai Comuni confinanti i criteri usabili per indicare le Aree Non Idonee allo sfruttamento geotermico, abbia omesso di indicare la necessità di tutelare le risorse idriche e le aree di ricarica delle falde idropotabili.
Altrettanto interessanti sono stati gli interventi dei dottori Corrieri, Marchi e Gennaro riguardanti i dati sanitari preoccupanti delle popolazioni dell’Amiata e delle altre aree geotermiche della Toscana, che risiedono vicino alle centrali. E le testimonianze del professor Borgia sulle nuove tecnologie di ultima generazione per lo sfruttamento dell’energia geotermica e del professor Mastrolorenzo sui rischi irreversibili provocati dalle trivellazioni per pozzi geotermici.
La parte politica è stata altrettanto importante e ricca di prese di posizione con gli interventi dei consiglieri regionali Fattori (Sì Toscana), Giannarelli (M5S), Pecori (gruppo misto), che hanno dichiarato il loro impegno sui temi posti dal convegno e la loro azione al Consiglio regionale, per cambiare la politica di Rossi e della giunta sui temi energetici e delle rinnovabili.
Molto grave il comportamento del presidente Rossi, della giunta regionale e dei consiglieri regionali del Pd, tutti assenti, ancorché invitati a intervenire al convegno, sordi alle istanze dei comitati e dei cittadini.

Nei prossimi giorni daremo conto dello sviluppo e delle reazioni, stante che dell’autorevolezza del Convegno e dei relatori tutti dovranno prendere atto senza poter più dire che “non sapevano”.

Rete nazionale NoGESI – No Geotermia Speculativa e Inquinante


VIDEO INTEGRALE DEL CONVEGNO

Tempo e ordine degli interventi:
0.00.00 Apertura lavori Giovanna Limonta, Difensori della Toscana/rete NoGesi;
0.02.00 Saluti e intervento Tommaso Fattori, consigliere regionale SI Toscana a Sinistra;
0.17.00 Relazione introduttiva Velio Arezzini, portavoce rete NoGESI;
0.32.00 Intervento Pino Merisio, Sos Geotermia/rete NoGESI;
0.45.30 Intervento Ugo Corrieri, ISDE medici per l’ambiente;
1.03.00 Collegamento Valerio Gennaro, ISDE, Medicina Democratica;
1.13.30 Fabio Zita, ex funzionario regionale ufficio VIA;
1.27.00 Maurizio Marchi, Medicina Democratica;
1.51.00 Luigi Michele, geologo ex funzionario regionale;
2.10.33 Michele Greco, avvocato;
2.30.00 Andrea Borgia, geologo università di Perugia;
2.43.00 Giuseppe Mastrolorenzo, ricercatore Osservatorio naz.vesuviano;
2.59.00 Dario Tamburrano, deputato M5S parlamento europeo;
3.14.30 Monica Pecori, consigliere regionale Gruppo misto;
3.18.00 Giacomo Giannarelli, consigliere regionale M5S;
3.36.00 Conclusioni Roberto Barocci, rete NoGESI.


GALLERIA FOTOGRAFICA

Casole, 10/2/18. Speculazione e inquinamento da geotermia. I cittadini dicono basta ed attendono una risposta dalla Regione. Minacciato lo sciopero del voto.

Un sabato pomeriggio dedicato all’approfondimento delle tematiche ambientali per i cittadini che si sono riuniti al Centro Congressi di Casole D’Elsa. Il tema in discussione era la geotermia. La riunione di Casole è stata la quarta di una serie di conferenze promosse dalla Rete Nogesi ( No Geotermia Speculativa Inquinante) che si stanno svolgendo in diverse aree geografiche di Toscana, Umbria e Lazio, regioni interessate da numerosi progetti di geotermia industriale.

 

Il sindaco Piero Pii ha portato i suoi saluti e ha ricordato, in sintonia con i Comitati per la difesa del territorio, come sia necessario oggi dover salvaguardare il paesaggio, a maggior ragione per un Comune come Casole d’Elsa, sia per favorire l’economia locale, sia per rilanciare l’occupazione. Informava poi i presenti di come una grande società internazionale del settore turistico, dopo aver valutato l’integrità e la bellezza del territorio di Casole, abbia recentemente deciso di investire in loco. La considerazione conclusiva era che i posti di lavoro creati dal turismo e dall’agricoltura di qualità superano in quantità di gran lunga i pochi posti di lavoro offerti dalle centrali geotermiche e Casole oggi deve puntare principalmente sulla conservazione del paesaggio e sulla qualità della vita.

Il geologo Luigi Micheli ha elencato e commentato una serie di documenti e pubblicazioni che spiegano la correlazione esistente tra produzione geotermica e modificazione dei livelli delle falde idriche, fenomeno approfondito con molte ricerche in Amiata, ma ancora poco studiato nella zona geotermica di Larderello e dintorni dove sono in funzione ben 30 centrali. La proiezione finale di un’antica immagine testimoniante l’abbondante quantità d’acqua che si poteva ammirare un tempo in località I Lagoni prima dell’industrializzazione dell’area ha lasciato pochi dubbi in sala.

La proiezione del cortometraggio “La geotermia elettrica industriale” realizzato dalla videomaker Carla Pampaluna, attivista del Comitato No Geotermia Valdera, ha mostrato in pochi minuti e in modo chiaro le criticità di una fonte energetica che, da sempre spacciata come energia pulita e rinnovabile, rischia ora di invadere e danneggiare l’11% del territorio toscano.

Carlo Galletti di Legambiente Valdera ha parlato delle emissioni di CO2 e ha illustrato dati preoccupanti riguardanti le sostanze inquinanti prodotte e i materiali utilizzati e smaltiti sotto forma di rifiuti pericolosi dai gestori delle centrali geotermiche. Certo è difficile credere ancora che si tratti di energia pulita se consideriamo che tra le sostanze emesse dalle centrali appaiono imponenti quantità di mercurio, arsenico, ammoniaca, ecc. per non parlare delle tonnellate di acido cloridrico, acido solforico e soda caustica che vengono utilizzati, dati ufficiali riportati nelle dichiarazioni ambientali Emas della stessa Enel.

Hanno lasciato senza parole le cifre in euro degli incentivi che vengono versati a Enel per la produzione di energia elettrica da fonte geotermica: nel 2016 ben 610,362 Milioni di €, pagati prelevando i soldi dalle bollette dei cittadini. Molti di più ne verrebbero dati a chi intende costruire nuove centrali, pilota o regionali che siano. Pino Merisio, di SOS geotermia, è stato categorico nell’affermare che “appare evidente la necessità di una revisione delle politiche degli incentivi che preveda l’eliminazione degli incentivi per gli impianti geotermoelettrici che non sono né rinnovabili né puliti e la necessità di investire sull’efficienza energetica, sul risparmio e su altre fonti energetiche rinnovabili più rispettose dell’ambiente”. (Scarica slides relazione Merisio)

Ha concluso gli interventi Giovanna Limonta del Comitato Difensori della Toscana che ha illustrato quali aree sono state identificate come non idonee alla geotermia dai Comuni di Casole, Radicondoli, Sovicille, Chiusdino, Castelnuovo Val di Cecina, Volterra e Pomarance. Entro il 30 settembre 2017, ha ricordato Giovanna Limonta, tutti i Comuni toscani avrebbero dovuto indicare alla Regione le aree da “risparmiare”. Il lavoro di esame e mappatura del territorio è stato svolto da tutti i Comuni intorno a Casole, eccezion fatta per Colle Val d’Elsa, e fortunatamente non sembra che i Comuni già sede di centrali siano disposti a cedere altro territorio alla geotermia. Casole indica il 100% non idoneo, Volterra invece apre le porte alla geotermia indicando l’area intorno a Saline, che è interessata da un permesso di ricerca Enel, come idonea alle centrali. La Regione però non sta rispettando i tempi, non ha ancora analizzato le proposte e dato una risposta, cosa che avrebbe dovuto fare entro il 30 novembre 2017, …cosa potranno sospettare i cittadini? Forse che il lavoro dei comuni possa essere stato inutile, un ennesimo spreco di soldi pubblici? Forse che potrebbe essere impopolare in periodo preelettorale comunicare che la volontà dei territori si deve piegare agli interessi di pochi imprenditori geotermici?

Al termine è stata data la parola al pubblico. Di certo nella sala non si respirava rassegnazione, anzi! Tra i vari interventi piuttosto indignati, qualcuno ha proposto lo sciopero elettorale dei Comuni che attendono una risposta dalla Regione da oltre due mesi. Una risposta che i cittadini esigono prima del 4 marzo e che li aiuterà nella scelta in cabina elettorale. Sconcertante è che nel frattempo, mentre i cittadini attendono che la fantomatica commissione regionale incaricata di analizzare le proposte invii i suoi verdetti, le procedure geotermiche continuano indisturbate il loro iter e gli imprenditori geotermici, tra cui alcuni orefici aretini, rilasciano dichiarazioni da cartomante, noncuranti del fatto che la Regione potrebbe decidere di mettere in atto finalmente la volontà dei territori e gli affari potrebbero non andare nel senso da loro sperato.

Comitato Difensori della Toscana
Rete nazionale NoGESI (No Geotermia Speculativa e Inquinante)


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Il Cittadino online.it

Valdelsa.net

1999-2018, la lotta contro le centrali continua. La conferenza di Latera del 3 febbraio 2018

Grande partecipazione alla conferenza di Latera del 3 febbraio scorso. La provincia di Viterbo chiede alla Regione Lazio di allungare la proroga della moratoria verso i progetti geotermici.

 

Sabato 3 febbraio alle ore 16,00 si è tenuta presso il Comune di Latera la quarta di una serie di conferenze tecniche organizzate dalla Rete Nazionale NOGESI (No geotermia elettrica speculativa ed inquinante) che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini di Latera e dei territori limitrofi, di Comitati contrari alla geotermia, di Sindaci aderenti al Coordinamento della Tuscia contro la geotermia, parlamentari e membri del Consiglio Regionale del Lazio.

L’evento ha dato voce ad esperti del settore che hanno riportato dati scientifici che dimostrano chiaramente quanto l’energia geotermica sia pericolosa per la salute pubblica e per l’ambiente e per offrire alla popolazione un quadro chiaro dell’impatto che le centrali geotermiche, sia quella proposta da ENEL GREEN POWER sia quella proposta dalla soc. Latera Sviluppo SRL, avrebbero su Latera e i paesi limitrofi.

Durante la conferenza è stata data notizia della recentissima approvazione all’unanimità dell’ordine del giorno del Consiglio Provinciale di Viterbo indirizzato alla Regione Lazio circa la “richiesta di proroga della sospensione dei procedimenti regionali in materia di rilascio dei permessi di ricerca e sfruttamento delle risorse geotermiche nella Regione” non essendo ancora stata redatta la Carta idro-geo-termica regionale delle aree e dei siti non idonei alla realizzazione di impianti di ricerca e sfruttamento della risorsa geotermica.

Il territorio ha una vocazione agricola, turistica, ricettiva e chi viene a visitare questi luoghi resta affascinato dall’accoglienza di un paese che conserva quasi intatto il proprio patrimonio storico, naturalistico, paesaggistico ed esprime tradizioni popolari di un innegabile fascino.

Latera 1999

Lungo le pareti della sala in cui si è tenuta la conferenza è stata allestita una mostra fotografica che ha offerto uno spaccato di ciò che ha rappresentato per Latera e per il territorio l’avviamento della vecchia centrale geotermica avvenuto nel 1999. L’immenso edificio in disuso, mai smantellato, e km di tubi abbandonati che emergono dal verde si stagliano sullo sfondo di un lussureggiante paesaggio fatto di boschi, terreni agricoli e pascoli. Foto di una popolazione determinata che manifesta per difendere i propri figli da un’aria irrespirabile, per difendere le proprie attività economiche compromesse dall’immissione in atmosfera di tonnellate di sostanze inquinanti e maleodoranti.

 

Numerosi sono stati gli interventi dei partecipanti all’incontro, dai cittadini che cercavano di chiarire dubbi circa il possibile impatto sulle falde acquifere agli interventi dei comitati no geotermia, le semplici esperienze di persone che hanno guidato in passato le lotte per ottenere la chiusura della centrale Enel Green Power, i politici e gli amministratori provinciali e comunali che in questo momento stanno lottando perché non si ripeta lo stesso sbaglio.

Comitato per la tutela della salute  dell’ambiente di Latera
Rete Nazionale NOGESI


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La Città.eu

Dalla conferenza di Scansano richiesta di moratoria

Di seguito il comunicato di Scansano Sos Geotermia sula conferenza del 22 gennaio 2018

 

Sospendere tutte le procedure autorizzative inerenti i permessi di ricerca geotermici vigenti in Toscana: parte da Scansano l’appello alla Regione Toscana perché ogni decisione sia rinviata alla conclusione della mappatura delle Aree Non Idonee, già in discussione in Regione, e all’attuazione di quanto prescritto dal Decreto Legislativo 152/2006 in materia di mappatura e protezione delle falde acquifere.

La mozione, indirizzata alla Giunta Regionale Toscana e ai gruppi consiliari è stata approvata all’unanimità al termine di una partecipata conferenza pubblica organizzata dalla Rete Nogesi e dal Comitato Scansano Sos Geotermia, tenutasi sabato nella Sala del Consorzio Tutela del Morellino di Scansano.

Velio Arezzini, portavoce della Rete Nogesi, Roberto Barocci, Rete Nogesi, Fabio Landi, Sos Geotermia e Andrea Borgia, Geologo Università di Milano, hanno illustrato con ricchezza di dati e studi l’impatto ambientale, sanitario ed economico che la geotermia ha già avuto in un territorio particolare come quello dell’Amiata, il cui sottosuolo, di origine vulcanica e ricco di giacimenti e miniere, è ad altissimo rischio di inquinamento. Il pericolo non va esportato in Maremma.

Secondo i comitati che si battono contro lo sfruttamento industriale della risorsa geotermica in Maremma, per un elementare principio di precauzione, sarebbe illogico concedere altri permessi di ricerca prima che vengano individuate le Aree Non Idonee e le sorgenti idriche con le relative aree di salvaguardia.

Né vale l’argomento utilizzato dalle società che chiedono di poter proseguire il loro sondaggi, riducendo il tutto a mera ricerca mineraria: quelle perforazioni profonde sono altamente invasive e molto costose e dunque, da un lato comportano comunque rischi per l’ambiente e la salute, dall’altro proprio per il loro costo, sono finalizzate, con tutta evidenza, alla successiva richiesta di permesso a costruire le centrali.

Per tutto questo i comitati chiedono alla Regione di fermarsi in attesa che il quadro sia più definito e nello stesso tempo auspicano con forza che i sindaci dei comuni coinvolti dai vari progetti geotermici – come avvenuto nel viterbese, dove la Provincia si è assunta il coordinamento dei Sindaci della Tuscia – sappiano fare squadra e unire le forze per aprire una vera e propria vertenza con la Regione Toscana.

In questo avranno al loro fianco i cittadini, che in tutti questi mesi si sono impegnati per diffondere informazioni e notizie alla popolazione e sollecitare le prese di posizione delle più importanti realtà cooperative e produttive della Maremma.

Al termine della conferenza è stata approvata all’unanimità la seguente mozione:

Moratoria sulla geotermia in Toscana

I comitati territoriali che si battono contro la geotermia elettrica speculativa aderenti alla Rete NOGESI chiedono che la Regione Toscana sospenda ogni decisione sulla concessione delle VIA richieste per permessi di ricerca profonda in diversi comuni della regione fintanto che non si completi la zonizzazione delle aree idonee così come previsto dalla DELIBERAZIONE 15 maggio 2017, n. 516 della stessa Giunta regionale. La moratoria deve anche coprire il tempo necessario a dar seguito a quanto previsto dall’Art. 94 del D.Lgl. 152/2006 che impone alle Amministrazioni regionali la “Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano.” In particolare la Legge impone che (comma 1) «su proposta delle Autorità d’ambito, le regioni, per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano… nonché per la tutela dello stato delle risorse, individuano le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché, all’interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione.»
È del tutto evidente che, nel rispetto del principio di precauzione, permessi di ricerca profonda, invasivi e con grande impatto ambientale, non possano essere concessi prima che sia definita, di concerto con i Comuni coinvolti la mappa delle Aree Non Idonee e delle sorgenti idriche da tutelare.
A tal proposito si auspica che, al pari di quanto avvenuto nel Lazio, dove la Provincia di Viterbo ha assunto su di sé il coordinamento dei sindaci della Tuscia per proporre l’allungamento della moratoria già prevista dalla Regione Lazio, i Sindaci dei Comuni della Maremma sappiano fare rete per coordinare il confronto con l’amministrazione regionale e così dare più forza alla difesa di un territorio unico che non può essere trasformato da polo di produzione di eccellenze agroalimentari e vitivinicole in distretto industriale geotermico.

Sono stati fatti molti passi avanti ma molti di più ne restano da fare, uniti si può!
Comitato Scansano Sos Geotermia


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La Nazione 24/1/18

 

 

 

 

 

 

 

Il Giunco.net

OrvietoSì.it

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Geotermia, finalmente cadono due tabù: indagata l’Enel e l’Europa prende atto che la geotermia può essere inquinante

Montemaggi, Amministratore di Enel Green Power, indagato per le emissioni delle centrali geotermiche in Amiata. Il GUP ammette l’incidente probatorio sulle emissioni; al Parlamento europeo si prende atto che la geotermia non sempre è pulita e rinnovabile.

 

Massimo Montemaggi, legale rappresentante di Enel Green Power è indagato per ipotesi di reato, in relazione alle emissioni fuori norma delle centrali geotermiche di Bagnore sul monte Amiata.

Il GIP di Grosseto dr. Mezzaluna ha ammesso l’incidente probatorio affidando l’incarico al perito. Oggetto della perizia sono la conformità o meno alla normativa di settore delle emissioni relative agli inquinanti Ammoniaca e Mercurio e l’adozione di ENEL delle migliori tecnologie disponibili per contenere l’attività inquinante. Il GIP ha quindi convalidato l’indagine della Procura, attivata da un esposto, dopo che gli attuali amministratori dei Comuni dell’Amiata, con fare arrogante e di sfida, avevano invitato i militanti di SOS Geotermia a rivolgersi in Procura avendo questi divulgato documenti scritti da tecnici nelle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, mai smentitii.

Pertanto rammentiamo oggi tali documenti:
1- gli studi dell’autorevole prof. Riccardo Basosi dell’Università di Siena sulla illegalità degli inquinanti emessi dalle centrali di Santa Fiora. Il prof. Basosi e il dott. Bravi concludono “Riteniamo quindi anomalo che il nuovo impianto realizzato a Bagnore da 40 MW, inaugurato a fine 2014, non rispetti i limiti previsti dalla stessa Regione nella DGRT 344, dato che la tecnologia utilizzata (flash + abbattitore) non è quanto di più tecnologicamente avanzato disponibile oggi dal punto di vista ambientale, ma probabilmente solo la scelta più conveniente dal punto di vista economico-finanziario”.
2- gli studi del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Firenze sulle diverse tecnologie alternative applicabili alle centrali di Bagnore, che conclude: “I risultati dimostrano che è possibile ottenere sostanziali benefici dal punto di vista della sostenibilità dei sistemi geotermici applicando diverse soluzioni tecnologiche; tuttavia, questo è inevitabilmente ottenuto al prezzo della prestazione termodinamica cioè, una riduzione della potenza dal 10% al 20% che dovrebbe essere accettata”.
A questi abbiamo aggiunto una lettera con cui l’Enel ammetteva che con gli impianti progettati in Amiata non stava nei nuovi limiti di legge e chiedeva alla Regione Toscana di modificarli (pensando evidentemente che la sua nota rimanesse riservata, scarica il pdf). Tuttavia la Regione non ha potuto assecondare le richieste di ENEL, 

perché le sole emissioni di Ammoniaca sono il 43% di tutte le emissioni regionali (vedi tabella a lato) e sarebbero intervenute le Autorità Europee. Infatti in Amiata la quantità di Ammoniaca emessa è nell’ordine di diverse migliaia di tonnellate all’anno, quando la stessa UE nel Report CAFE, afferma che tali emissioni contribuiscono in maniera significativa alla formazione di particolato di origine secondaria (PM10 e PM2,5), il cui costo sanitario medio è di euro 20,5 al Kg di Ammoniaca emessa, il che significa che per il solo 2010 il costo per le emissioni in Amiata è stimato in oltre 90 milioni di euro.
Per valutare il valore etico e morale delle scelte dei Sindaci dell’Amiata, di seguito si riporta l’andamento, per il comune di Arcidosso, il più esposto ai vapori in uscita dalle centrali di Bagnore, i dati sanitari oggi scaricabili dal sito dell’Agenzia Regionale di Sanità, che denunciano un eccesso di mortalità

 per tumori nei maschi di circa il + 30%, rispetto ai dati regionali (vedi tabella a lato).

Nel rispetto della autonomia delle giurisdizioni, spetterà quindi al Giudice Penale stabilire, in contraddittorio tra le parti, la verità sulla pericolosità delle emissioni.

Rileviamo inoltre che proprio ieri, 17 gennaio, al Parlamento europeo è caduto il tabu della “geotermia rinnovabile sempre e comunque” e, su iniziativa dell’on. Tamburrano, è stato approvato “l’impegno della Commissione, entro il dicembre 2018, di valutare la necessità di una proposta legislativa intesa a regolamentare le emissioni, da parte delle centrali geotermiche, di tutte le sostanze, tra cui il CO 2 , che sono nocive per la salute e ambiente, sia nelle fasi esplorative che in quelle operative, sulla base della considerazione che, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo e che gli investimenti dovrebbero essere mirati esclusivamente alla produzione di energia geotermica a basso impatto ambientale, con conseguente risparmio di gas a effetto serra rispetto alle fonti tradizionali”.

Forum Ambientalista Grosseto – SOS geotermia – Rete nazionale NoGESI


Leggilo su:

Il Tirreno 19/1

 

 

 

 

 

 

 

La Nazione 19/1

 

 

 

 

 

 

 

Corriere di Siena 19/1

 

 

 

 

 

StampToscana.it

Il Cittadino online.it

Accademia Kronos News

LaCittà.eu

MaremmaNews.it

OrvietoNews.it

Il Nuovo Corriere dell’Amiata.it

Il Giunco.net (pubblica la replica enel senza dare la notizia, mah…)

Greenreport.it (il solito articolo del direttore a favore dell’enel, senza se e senza ma…)

Consumerismo.it

La Nazione 24/1/18

CICLO DI CONFERENZE E INCONTRI: Viterbo, 13 gennaio 2018

Nell’ambito del ciclo di conferenze e incontri 2018 promosso dalla Rete NoGESI, la Provincia di Viterbo, in collaborazione con la Rete NOGESI e l’Ass.Lago di Bolsena presentano:

Sabato 13 Gennaio 2018 dalle ore 9.30 alle 13.00 presso la Provincia di Viterbo, via Aurelio Saffi, 39 – Sala Conferenze – ci sarà un incontro/tavola rotonda sulla geotermia elettrica organizzati dalla stessa Provincia di Viterbo, in collaborazione con la Rete NOGESI e l’Ass.Lago di Bolsena.

SCARICA QUI IL MANIFESTO/LOCANDINA

Di seguito il programma dei lavori:

Ore 9:30 Conduce: Vittorio Fagioli, Rete Nazionale NOGESI; Saluto: Dr. Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo; Introduzione: Velio Arezzini, portavoce pro-tempore Rete Nazionale NOGESI, “Le problematiche della geotermia elettrica”

Ore 10:00 LE BELLEZZE DELLA TUSCIA: Geraldine Meyer, autrice di “Fuori luogo”, la prima guida sentimentale dedicata alla Tuscia viterbese

Ore 10:15 LA SCIENZA – Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano, “Le tecnologie ad alta e media entalpia” – Ing. Piero Bruni, presidente Assoc. Lago di Bolsena, “Geotermia e Lago di Bolsena” – Dr. Giuseppe Pagano, geologo, “Il termalismo in Tuscia”.

Ore 11:30 TAVOLA ROTONDA Sono stati invitati: – Mauro Buschini, Assessore Ambiente Regione Lazio – Eros Brega, Presidente Commissione Ambiente Regione Umbria – Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo – Angelo Ghinassi, Sindaco di Acquapendente – Paolo Equitani, Sindaco di Bolsena – Francesco Di Biagi, Sindaco di Latera.

Ore 12:30 CONCLUSIONI – Dr. Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo. 

L’opera di informazione della Rete Nazionale NOGESI, contro la geotermia inquinante e speculativa, continua. Il programma prevede una serie di conferenze e incontri tra Lazio, Toscana e Umbria da gennaio a marzo del 2018 alla presenza di scienziati, amministratori e persone attive nei vari comitati e nella difesa del territorio.

IERI IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA BOCCIATO IL PROGETTO GEOTERMICO DI TORRE ALFINA… E DUE!

Dopo l’impianto geotermico pilota di Scarfoglio (NA), bocciato dalla Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Campania, ieri, 22 dicembre 2017, il Consiglio dei Ministri ha bocciato il progetto pilota geotermico di Torre Alfina, nel comune di Acquapendente (provincia di Viterbo). Un nuovo colpo allo sgangherato piano Berlusconi –Scajola sulla privatizzazione della geotermia elettrica!

Infatti, attratte da vistosi incentivi statali (in realtà pagati dai cittadini e dalle imprese) aziende -spesso senza alcuna esperienza- si lanciano nel settore, che ha mostrato-al di là della facile pubblicistica- limiti tecnologici molto forti.

L’attività geotermica è una attività mineraria come il carbone, il gas, il petrolio, con tutte le problematiche tecnologiche, ambientali e di sanità che da sempre contraddistinguono tali settori.
Finché le tecnologie impiegate-vecchie di un secolo-non cambieranno sarà necessario spostare fluidi dal sottosuolo all’esterno, spesso-come in Centro Italia- con difficoltà immense, dipendendo dalla percentuale di gas incondensabili come l’acido solfidrico (quello che puzza di uova marce), mercurio, arsenico e perfino… uranio!

Con problemi ambientali e sanitari ormai dilaganti come in Toscana, sul monte Amiata, a causa degli impianti geotermici di ENEL Green Power che si ostina a seguire -senza alcuna innovazione- vecchie tecnologie, mentre nel mondo paesi più avanzati come gli USA ed il Giappone ne stanno sperimentando di nuove decisamente meno impattanti.
E intanto la magistratura sta aprendo inchieste giudiziarie sempre più puntuali contro i danni ambientali e sanitari sul Monte Amiata.

Quando il presidente della Regione Toscana Rossi si convincerà che il “vaso è colmo” e che decine di sindaci e di territori sono contrari alla geotermia elettrica idrotermale e che chiedono altri modelli di sviluppo del proprio territorio?

Ma torniamo all’impianto geotermico “binario” di Torre Alfina: bene hanno fatto – e come Rete Nazionale NOGESI li ringraziamo- i cittadini, le associazioni, l’amministrazione comunale di Acquapendente ed i sindaci umbri e della Tuscia, il Consiglio Regionale dell’Umbria, a dire forte e prolungato il loro NO agli impianti geotermici sulla Piana dell’Alfina e i minacciati impianti di Latera (!), Farnese- Ischia di Castro e Caprarola-Carbognano. Vogliamo in merito segnalare il grosso impegno dell’On. Alessandra Terrosi in difesa delle peculiarità dei territori umbro-laziali.

L’impianto bocciato è di fronte a quello previsto a Castel Giorgio, dove ancora la Regione Umbria non ha trovato la determinazione di bocciare tale impianto: speriamo che la recente bocciatura di Torre Alfina sblocchi anche Castel Giorgio, posto sullo stesso altopiano dell’Alfina, a poche decine di metri di distanza.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


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Progetto Scarfoglio, E’ COMINCIATA LA BOCCIATURA DEGLI IMPIANTI PILOTA GEOTERMICI: …E UNO!

30 giugno 2015, in piazza contro il progetto Scarfoglio, foto Zerottantuno.com

ARCHIVIATO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE IL PROCEDIMENTO DI VIA DELL’IMPIANTO GEOTERMICO PILOTA “SCARFOGLIO” NEL COMUNE DI POZZUOLI (NA). LA REGIONE CAMPANIA AVEVA GIA’ DATO PARERE NEGATIVO

Progetto Scarfoglio della Geoelectric srl

Il primo dei 10 progetti pilota geotermici a media entalpia con tecnologia binaria è stato archiviato dal MATTM (Ministero dell’Ambiente) per mancata presentazione da parte della ditta Geoelectric srl della documentazione richiesta, come da comunicazione del Direttore Generale Giuseppe Lo Presti del 26.10.2017 (contenente parere negativo commissione tecnica VIA del 6.10.17).
Il che equivale ad una bocciatura del progetto, come del resto era stato chiesto dalla Regione Campania con il Decreto Dirigenziale n.111 del 26.09.2017.
La stessa Commissione Nazionale VIA-VAS –in seduta plenaria-con il suo parere n.2511 del 6.10.2017 aveva ritenuto-ai sensi dell’art.26, comma 3ter del D.Lgs.152/2006, previgente alle modifiche introdotte dal D.Lgs.104/2017- di “non procedere all’ulteriore corso della valutazione del progetto Scarfoglio visto che il proponente non ha ottemperato alle richieste di integrazioni da parte dell’autorità competente”.

E per fortuna che -come si legge nell’avviso ai giornali (Il Messaggero del 28.04.2015)– la società si vantava che “il progetto è stato sviluppato con il contributo scientifico di soggetti pubblici ai massimi livelli nazionali ed internazionali, quali l’INGV-Osservatorio Vesuviano e l’AMRA che detengono le più importanti competenze in ambito nazionale in relazione all’area di progetto”!

E’ chiaro che la società Geoelectric srl ha gettato la spugna, vista la bocciatura del progetto da parte della Regione Campania che si sarebbe tradotta poi in una mancata “intesa regionale” necessaria per l’approvazione del progetto.

Del resto la stessa Regione Campania era già intervenuta in data 16.06.2017 con parere negativo anche sull’analogo impianto geotermico pilota di Serrara Fontana nell’isola di Ischia, giusto in tempo prima del luttuoso terremoto del 21.08.2017 che ha provocato il crollo di numerose case e ha portato ad un bilancio di 2 vittime e 42 feriti.

Confidiamo che ciò sia di buon auspicio anche per l’impianto pilota di Torre Alfina nel comune di Acquapendente (Provincia di Viterbo) il cui procedimento VIA è al Consiglio dei Ministri per contrasto tra il MIBACT (e la stessa Regione Lazio) ed il MATTM. Nel senso che i primi due enti insistono sulla vigenza di un vincolo di notevole interesse pubblico instaurato nel territorio dal MIBACT con D.M. 12 maggio 2011. Come analogamente il comune di Acquapendente e la stessa Rete Nazionale NOGESI.

Del resto ormai non si capisce perché il Governo non ritiri la normativa che permette la realizzazione dei 10 progetti “pilota” binari, vista l’opposizione crescente di Comuni e popolazioni, impianti che peraltro hanno rendimenti bassissimi e difficoltà di re-immettere gli incondensabili nel sottosuolo (specialmente nel Centro Italia), alla faccia della loro ventilata “ecologicità”.

Quanto detto si amplifica se si pensa che la energia elettrica prodotta da tali impianti avrebbe un costo di ben 4 volte il costo medio dell’energia (finanziato con incentivi prelevati dalle bollette elettriche di cittadini ed imprese): un vero e proprio non-sense economico!

Terlizzese, MISE

Anche il Direttore Generale del MISE Ing. Terlizzese ha sostenuto recentemente- nell’intervista pubblicata su QualEnergia dell’8.09.17– che “…Non pensiamo però che i cicli binari siano la panacea: personalmente ho qualche dubbio sulla loro reale convenienza, ma certo bisognerà costruirne qualcuno ed effettuare più ricerca su questi sistemi per capirlo”

 

 

Allora, perchè continuare su una strada pericolosa e antieconomica?
Non sarebbe meglio annullarli tutti, come per Scarfoglio?


In merito alla società proponente scrive la D’Orsogna:

…Si trattava di un impianto geotermico “pilota” nell’area di permesso Scarfoglio, a Pozzuoli, Napoli come proposto dalla societa’ Geoelectric ed elaborato dall’ingegner Mario Massaro per conto di una ditta chiamata “ENvironment ENergy ENgineering” con sede a Roma.
Notare che questi studi specializzati in trivelle e tuttappostismi hanno sempre nel loro nome le parole “environment”, “ambiente”, “green” o “sostenibile”…
Ma poi, chi era questa Geoelectric?
Era una sorta di consorzio fra il gruppo Murena-Zecchina costruzioni, fra le prime 20 ditte italiane di edilizia e 500 impiegati che poi ha cercato di diversificare, specie con il fotovoltaico in Puglia; poi c’era il gruppo Marconi anche questa operante nel settore del fotovoltaico e infine il Gruppo Fiore che si occupa della costruzione di impianti complessi. Assieme volevano appunto dedicarsi al geotermico.
Chi li avrebbe aiutati ?
Ecco qui: l’INGV, l’istituto nazionale di geologia e di vulcanologia italiano, ente del quale non mi fiderei neanche per un millisecondo.
Vengono introdotti come partner della Geoelectric.
Ma puo’ essere che l’INGV si mette intanto ad aiutare una ditta di privati, e sopratutto che solo “pensi” che il tutto sia fattibile? Dove sta il loro senso della prevenzione? Il loro buonsenso? Come possono pensare che sia tuttapposto trivellare tra capannoni di automobili, fra le solfatare del Vesuvio? Alla fine il progetto e’ stato archiviato, ma loro si erano bene incamminati a dare il supporto a questo progetto…