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GEOTERMIA TOSCANA, CONTRADDIZIONI E LIMITI DI UN PD ALLO SBANDO

Una apparente confusione nel partito di governo mostra luci ed ombre con fatti e dichiarazioni in continua contraddizione. C’è un problema elezioni?

 

 

 

Negli ultimi tempi assistiamo sul tema della geotermia, sorpresi ma non troppo, al rincorrersi di avvenimenti e dichiarazioni di amministratori locali del PD che non sembrano appartenere allo stesso partito, con posizioni talvolta opposte tra loro ed anche in contraddizione con posizioni assunte in precedenza.

Dai sindaci dell’area tradizionale geotermica (Larderello/Pomarance) arrivano grida di guerra contro chi si oppone al massacro del territorio, con minacce di ogni genere, unite a richieste di più centrali per raccattare più “compensazioni ambientali”, cioè soldi, per tenere in vita economie di territori che, dopo decenni di cura geotermica, sono in coma profondo (vedi QUI, QUI e QUI).

Dai sindaci dell’area del monte Amiata arrivano invece posizioni critiche alla geotermia: nel versante grossetano i sindaci di Cinigiano e Seggiano, coerentemente, si sono fin da subito pronunciati contro ogni centrale sui loro territori a difesa del turismo e dell’agroalimentare di qualità, oggi prendiamo atto che anche il sindaco di Castel del Piano si schiera convinto contro il progetto di centrale di 5 MW di Montenero (scarica e leggi verbale incontro al MISE del 31 maggio scorso QUI)!

Il sindaco di Arcidosso invece continua a difendere, c’è da riconoscere con caparbia coerenza, l’Enel e le sue centrali, nonostante che, dopo la realizzazione di Bagnore 4, il suo paese sia il più colpito dalle emissioni a causa dei continui blocchi e dei venti prevalenti, che stanno causando sempre più proteste nei cittadini.

Dal versante senese dell’Amiata, in maniera opposta, i sindaci e le amministrazioni di Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore si schierano contro il progetto della centrale Enel PC6 da 20 MW (tipo Bagnore); il sindaco di Santa Fiora che, pur “ospitando” nel suo territorio le centrali di Bagnore, si era invece da tempo schierato contro il progetto di centrale di 5 MW del Bagnolo contribuendo significativamente con le proprie “osservazioni” alla sospensione ed alla archiviazione delle procedure.

Contro il progetto Enel della centrale PC6, il 1° giugno scorso, si schiera all’unanimità anche l’Unione dei Comuni Amiata-Val d’Orcia nelle figure dei sindaci di San Quirico d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Castiglione d’Orcia, Piancastagnaio e Radicofani.
In Val d’Orcia pure recentemente, con la Decisione n.16 della Giunta regionale della Toscana, il 2 maggio scorso, si negava l’autorizzazione al permesso di ricerca geotermica denominato “Castiglione D’Orcia”, ricadente nei Comuni di Seggiano, Castiglion D’Orcia e San Quirico D’Orcia.

Scaramelli e Bezzini

Inoltre il 29 maggio scorso, nel corso di un’iniziativa a Piancastagnaio, i consiglieri regionali del PD Scaramelli e Bezzini “sfidano” addirittura l’Enel per la centrale PC6 e chiedono di sospendere la Via per la centrale a Piancastagnaio, spingendosi ben oltre affermando che “quella che va messa in campo è un’idea di sviluppo sostenibile e duraturo, non un negoziato sugli aspetti risarcitori. E’ dalla nostra base che nasce la richiesta alla Regione Toscana di riappropriarsi della materia facendo una Legge Quadro, rispettando i patti siglati e i piani in essere e allargando il confronto alle altre forze politiche”; di fatto, una richiesta di moratoria generale ed una nuova legge di settore, e non soltanto le ANI (Aree Non Idonee) alla geotermia emesse dalla Giunta Regionale (scarica Risoluzione n.140 del 1/2/17,  scarica Decisione n.40 del 2/5/17 e le Linee guida per le ANI (Delibera n. 516 del 15.05.2017).

Anche i sindaci di altri territori toscani, Maremma, Valdera, Valdelsa e Valdicecina, si trovano a contrastare progetti di centrali piovute dall’alto e che hanno visto il “fiorire” di decine di comitati spontanei che tallonano e spingono i sindaci a schierarsi contro le centrali per la difesa del territorio.

Discorso a parte per Marras, capogruppo regionale del PD, che cambia opinione a seconda del tempo e dell’uditorio: nell’ultimo incontro del 7 giugno scorso a Montenero è venuto a rivendicare la validità degli atti regionali in merito alla cd. zonazione, ma lo stesso Marras in più occasioni ha affermato nelle “aree non idonee” sarebbero stati inseriti “di default” (cioè di norma) tutti quei comuni che ad oggi non ospitano alcun impianto geotermico e ribadito, sulla questione Amiata, quanto già declamato negli ultimi anni dai sindaci e assessori regionali e sancito dal PAER regionale, cioè che il territorio dell’Amiata ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!
Posizione sostenuta a Castel del Piano in un incontro il 24 febbraio scorso, ma già modificata -in peggio- a Magliano il 6 maggio scorso dove aveva però portato “in dote” l’esclusione di Magliano e Montenero dai progetti di nuove centrali.

Peraltro nelle regioni limitrofe, Umbria e Lazio, interessate anch’esse dalle mire della speculazione geotermica, gli stessi amministratori locali, in maggioranza PD, si sono schierati compatti contro ogni progetto di geotermia speculativa e inquinante determinando, di fatto, il blocco di ogni progetto di centrale in quelle regioni.

Da tutte queste vicende emerge evidente una incapacità complessiva, come partito, a governare con la medesima visione e l’incapacità, in molti casi, di capire e prendere atto che la strada delle centrali geotermiche è invisa a tutte le popolazioni dei territori scelti di volta in volta come sedi di impianti; la cd. “zonazione” toscana sancisce definitivamente il fallimento della politica regionale che, mentre tenta sortite populiste verso i cittadini elettori, di fatto impone la volontà delle lobbies delle centrali e degli incentivi pubblici alla geotermia.

I comitati e la Rete Nazionale NOGESI da tempo suggeriscono l’unica strada percorribile per evitare il disastro dei territori (e una inevitabile debacle elettorale…) e cioè una immediata moratoria generale sulla geotermia, esistente e di progetto, il ritiro della cd. “zonazione” e l’apertura di un confronto serio con le popolazioni sulle scelte di politica economica e di sviluppo dei territori affidando il tutto ad una nuova legge di settore, come chiedono peraltro alcuni consiglieri del PD.

I prossimi giorni la Rete Nazionale NOGESI invierà al presidente Rossi, alla Giunta Regionale Toscana, al Consiglio Regionale, a tutti i sindaci dei territori che la Regione Toscana considera “geotermici” un documento di “osservazioni” alle ANI varate dalla Giunta ed una proposta politica di “revisione generale” delle politiche energetiche della Regione ed un nuovo approccio complessivo al tema “geotermia”.
E il presidente Rossi dimostri che è possibile, in una delle Regioni più “progressiste “del paese, intercettare quanto viene dai cittadini e specialmente dagli amministratori locali circa un cambiamento di rotta delle politiche socioeconomiche e tecnologiche verso direzioni più ecosostenibili, etiche, eque.


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QuiNewsAmiata.it

 

LA SFIGA DEI SINDACI GEOTERMICI: PARLANO DI TURISMO GEOTERMICO E “STRISCIA LA NOTIZIA” LI SPERNACCHIA -video-

IN COINCIDENZA CON LA CONFERENZA STAMPA DEI SINDACI GEOTERMICI, PER MINACCIARE A VANVERA E DIFENDERE L’ENEL E LA GEOTERMIA CHE -A DIR LORO- OLTRE A NON FARE MALE E’ ANCHE MOTORE DI SVILUPPO PER IL TURISMO, UN SERVIZIO DI STRISCIA LA NOTIZIA LI SBERTUCCIA DENUNCIANDO LO STATO PIETOSO DEL COSIDDETTO “TURISMO GEOTERMICO”.

A pochi giorni dell’attacco dei sindaci dell’area geotermica nord (Larderello/Pomarance) riportato su Il Tirreno del 13 maggio e di cui ci siamo occupati in un precedente post, ieri, 19 maggio, da un articolo di Greenreport.it apprendiamo che gli stessi stanno “facendo quadrato” e in conferenza stampa, col supporto del Cosvig e del sindacato, si sono lanciati temerariamente in pesanti affermazioni contro le “campagne stampa” orchestrate da chi denuncia la geotermia inquinante e speculativa, a dir loro “squadriste” che verranno “trattati come tali” e alle quali -ripetono- risponderanno con ogni mezzo necessario, salvo poi appellarsi alla “maggioranza silenziosa”: ma non erano i fascisti che si rifacevano alla maggioranza silenziosa?  studino un po’ di storia e prendano un punto di riferimento… (leggi l’articolo riportato dopo il video).

Ma la cosa che potrebbe essere perfino divertente, se non stessimo a parlare di salute, di ambiente e di difesa del territorio, è che la sera stessa in cui viene pubblicato il citato articolo (si noti, a cura del Cosvig) Striscia la Notizia manda in onda un servizio proprio in tema di TURISMO GEOTERMICO, tema sollevato nella conferenza anche da “…Marco Garfagnini, capogruppo di minoranza di Pomarance che ha voluto sancire l’importanza di una «geotermia che non è solo produzione industriale, ma anche turismo. Turismo danneggiato dalle campagne stampa degli ultimi tempi»…”.

IL BUON TOTO’ NON AVREBBE POTUTO SCEGLIERE UN TEMPISMO MIGLIORE…
…ED ORA GODETEVI IL VIDEO E IL (DIS)SCARICABARILE TRA ENEL E COMUNI GEOTERMICI

(NEL CASO NON FOSSE VISIBILE IL VIDEO, COLLEGARSI AL SITO DI STRISCIA LA NOTIZIA)

Riportiamo di seguito l’articolo di Greenreport (il neretto è il nostro, ndr)

Pronte azioni congiunte con il mondo sindacale, la società civile e il tessuto imprenditoriale
In Toscana i Comuni dell’area tradizionale fanno quadrato difendendo la geotermia
La maggioranza delle amministrazioni ha preso una decisa posizione in difesa di una risorsa ritenuta preziosa, strategica e rinnovabile
[19 maggio 2017]

Garfagnini

Garfagnini

A forza di tirare, diceva un vecchio detto, la corda si spezza. E alla fine deve essersi esaurita anche la pazienza di alcuni amministratori locali che – all’ennesimo attacco alla geotermia – hanno indetto una conferenza stampa congiunta per fare finalmente chiarezza.
Ad aprire la conferenza stampa Marco Garfagnini, capogruppo di minoranza di Pomarance che ha voluto sancire l’importanza di una «geotermia che non è solo produzione industriale, ma anche turismo. Turismo danneggiato dalle campagne stampa degli ultimi tempi».
Preoccupato per il clima di incertezza, anche istituzionale, il sindaco di Montecatini Val di Cecina, Sandro Cerri.

cerri

Cerri

«Politicamente – ha detto – abbiamo bisogno di una linea chiara, anche da parte della stessa Regione Toscana, considerate sopratutto le dichiarazioni di Enel Green Power sulla possibile futura contrazione di investimenti nell’area. Come amministratori dobbiamo salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente, certamente, ma con dati scientifici, non con vaghe illazioni».
«Sentivamo forte l’esigenza di una conferenza stampa congiunta – ha detto poi Loris Martignoni, primo cittadino di PomaranceAssistiamo da tempo alla pubblicazione di vere e proprie falsità da parte di sedicenti esperti e comitati che provocano paura e allarmismo in chi non conosce la geotermia e lo stato reale delle cose».

Loris Martignoni,

Martignoni

Riferendosi, evidentemente, in particolare, ai territori che sono stati oggetto di concessione di permessi di ricerca (ex D. Lgsl. 22/2010).
«Non vogliamo imporre a queste aree il nostro punto di vista sulla geotermia – ha ribadito – ma pretendiamo che siano diffuse informazioni che conducano ad un dialogo fatto con il rigore scientifico che merita la questione: un conto è esprimere le proprie idee, altro è scrivere falsità. Siamo, come sempre, disponibili al confronto, e chiediamo alla Regione il supporto di Ars e Arpat, come accaduto in passato e, come Amministrazioni, stiamo pensando ad una Commissione tecnico scientifica per smentire con autorevolezza le informazioni false ed errate circa la qualità della vita, dell’aria e dell’acqua nei nostri territori che sono continuamente diffuse».
«A questo riguardo – ha poi concluso – da ora in poi risponderemo a questo tipo di campagne mediatiche nei nostri confronti, non solo a mezzo stampa, ma anche attraverso le vie che riterremo di volta in volta più opportune».

ferrini

Ferrini

Sulla stessa linea il primo cittadino di Castelnuovo Val di Cecina, Alberto Ferrini che ha evidenziato come la vera questione sia a tratti culturale, in cui la società sembra essere precipitata in un nuovo Medioevo (come è successo? ma al governo non ci siete voi? ndr) dove tutti sono esperti di tutto e tutto può essere messo in discussione realizzando campagne di attacco indiscriminate. «Attacchi – ha aggiunto – che definirei squadristici per la violenza con cui sono realizzati. E che devono essere, di conseguenza, trattati come tali».
Di ampio respiro l’intervento di Nicola Verruzzi, sindaco di Montieri, che ha voluto evidenziare come la geotermia possa essere un elemento di sviluppo anche per le aree confinanti.

verruzzi

Verruzzi

«Credo che di fronte alla pesantissima crisi economica e sociale che stiamo vivendo anche nel nostro territorio – ha detto – il distretto geotermico possa e debba costituire un polo di sviluppo e di tenuta occupazionale assolutamente non trascurabile e da tutelare, i cui numeri, in territori disagiati e con importanti deficit economici ed occupazionali, sono assolutamente strategici per la tenuta sociale ed economica dell’intera area ma non solo». 
«La nostra Regione ha bisogno di puntare su di un piano energetico che ponga al centro le energie rinnovabili, e la geotermia tra queste, ne è parte essenziale, anche e soprattutto per la produzione elettrica in rapporto al fabbisogno regionale». In questo senso «l’esperienza del distretto geotermico toscano dovrebbe rappresentare un esempio, su scala nazionale, per affrontare le future sfide che un inarrestabile aumento demografico, dei consumi, dei bisogni, una sempre maggiore voracità energetica (falso, i consumi elettrici sono in calo dell’ordine di 10 Twh annui , dati Terna 2014, ndr), una questione ambientale e climatica quanto mai attuale, ci porranno davanti e ci obbligheranno a scelte e decisioni pioneristiche e coraggiose».

Carlo Giannoni, sindaco di Monteverdi Marittimo

Giannoni

«Occorre – ha detto poi Carlo Giannoni, sindaco di Monteverdi Marittimo – intervenire in maniera decisa, rispondere con forza, anche plateale, a questi attacchi. Abbiamo bisogno di un supporto forte, anche dalla Regione Toscana, e dobbiamo pretenderlo».
Ha preso la parola poi l’amministratore unico di CoSviG, Piero Ceccarelli che ha voluto riportare l’attenzione sul documento diffuso da Medicina democratica che cita la Delib. GRT 344/2010.
«Nel documento diffuso si parla di un quadro emissivo – per fare un esempio – dell’acido borico pari a 70.000 tonn/anno. Il che sarebbe preoccupante se, appunto, fosse vero. Perché quel valore corrisponde, all’incirca, alla produzione annuale della Società Chimica Larderello ai tempi in cui produceva acido borico importando colemanite dalla Turchia».

Piero Ceccarelli

Ceccarelli

«In realtà – ha aggiunto Ceccarelli – la delibera 344 è una delibera importante. Nelle sue 89 pagine, che andrebbero lette e comprese, si parla dei risultati raggiunti e del percorso ambientale fatto. Eppure è una delibera già superata, perché al tempo i sistemi Amis (Abbattimento mercurio e idrogeno solforato) erano meno diffusi nelle centrali geotermoelettriche. E ancora: la Regione Toscana ha speso una cifra considerevole (superiore al milione di euro) in indagini ambientali e sanitarie (aria, acqua, terremoti) i cui risultati sono assolutamente tranquillizzanti. Eppure, non viene abbassata la guardia e gli studi continuano. Non si può però pensare di mettere in discussione qualsiasi cosa».
Sia l’Agenzia regionale di sanità (Ars) che l’Arpat (Agenzia regionale protezione ambientale della toscana), infatti, sono attive con proprie reti e indagini nel monitoraggio (consultabile online) delle aree interessate dalla coltivazione della risorsa geotermica.
«Crediamo – ha concluso Ceccarelli – che in campo geotermico esistano le competenze e le tecnologie per affrontare qualunque sfida futura».
Interventi che hanno destato estremo interesse da parte delle sigle sindacali presenti, alcune delle quali (in particolare la Flaei-Cisl e la Filtem-Cgil) già nei giorni precedenti avevano manifestato le stesse preoccupazioni sul futuro geotermico dell’area. Unanime la volontà di impostare una azione congiunta che coinvolga anche la società civile e il tessuto imprenditoriale per richiedere, da parte delle istituzioni a tutti i livelli, il riconoscimento di una geotermia “positiva” e di una risorsa pulita e rinnovabile.
Nella speranza che la “maggioranza silenziosa” si alzi e prenda la parola.
a cura di CoSviG

 

Sindaci geotermici, “querelateci tutti”!

I sindaci geotermici dell’area nord (Larderello/Pomarance), in evidenti difficoltà, stretti tra la monoeconomia legata alle “compensazioni ambientali” dell’Enel, la rivolta dei cittadini e dei comitati che ormai hanno capito il vicolo cieco della geotermia e la regione Toscana che potrebbe arrivare a ripensare e frenare sull’intera questione energia e su come e dove farla, se la prendono con Medicina Democratica e Comitato Difensori della Toscana per aver pubblicato due articoli in rete che contestano, appunto, lo sfruttamento speculativo e inquinante della geotermia toscana.

clicca per ingrandire

Ne abbiamo notizia da un articolo pubblicato oggi, 13 maggio 2017, su Il Tirreno, in cui i sindaci, apoditticamente, senza fornire alcun dato, decidono che la geotermia non fa male e non inquina; e chi prova a metterlo in dubbio potrebbe essere querelato.

Bene, visto che condividiamo da anni la battaglia contro la geotermia speculativa e inquinante con Maurizio Marchi di Medicina Democratica e con i compagni di lotta del Comitato Difensori della Toscana, ripubblichiamo i due articoli “incriminati” dicendo ad alta voce ai sindaci: ora querelateci tutti!


Il primo scritto, firmato da Maurizio Marchi, è stato pubblicato il 5 maggio scorso sul sito di Medicina Democratica di Livorno

GEOTERMIA: OGGI DISASTRO, POI … SARÀ PEGGIO
MEDICINA DEMOCRATICA
Geotermia, propaganda anche sugli studenti

Nei giorni corsi è apparsa sulla stampa una notizia degna di attenzione e commento. Gli studenti dell’università privata sant’Anna di Pisa, già governata da Giuliano Amato poi da Maria Chiara CARROZZA, deputata PD ed ora perfino ministra dell’Istruzione e dell’Università, hanno visitato le “eccellenze dell’energia e dei rifiuti”, come recita il comunicato di Enel Greenpower, a Larderello.
La realtà è ben diversa, e è doveroso che studenti e popolazione la conoscano tutta. La geotermia toscana (e italiana) è in realtà un grande disastro ambientale e sanitario, e non si reggerebbe senza gli enormi incentivi pubblici. “Né sostenibile, né rinnovabile” come sottotitolammo il libro “Il grande affare della geotermia” Roberto Barocci e il sottoscritto nel maggio 2014 (http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1074897 disponibile a prezzo di costo).
Cominciamo dagli incentivi pubblici. Le 28 centrali geotermiche dell’area nord (Larderello-Radicondoli) hanno ricevuto nel 2016 ben 520 milioni di euro di incentivi statali, trattenuti sulle bollette dei cittadini. Più del doppio di quanto Enel GreenPower ricava dalla vendita dell’Energia Elettrica da queste centrali, cioè circa 220 milioni di euro.
Le restanti centrali geotermiche in Amiata hanno ottenuto nel 2016 ben 90,4 milioni di euro di incentivi statali, raddoppiati rispetto al 2013, e circa 52 milioni dalla vendita dell’EE.
Con 610 milioni di euro l’anno, si potrebbero creare nelle zone depresse di Larderello e Amiata migliaia di posti di lavoro: ipotizzando un costo lordo annuale di 40.000 € per ogni posto di lavoro, con 610 milioni di investimento in attività realmente sostenibili si avrebbero ben 15.250 posti di lavoro, solo nel 2016. Altre decine di migliaia di posti di lavoro con l’equivalente degli incentivi alla geotermia degli anni precedenti.
Secondo, la geotermia toscana non è sostenibile, anzi è estremamente inquinante. Secondo l’insospettabile Delibera della Giunta regionale toscana n. 344 del 22.3.2010 la geotermia toscana emette in aria 3076 kg/anno di mercurio, 482 kg/anno di arsenico, 6.415 tonn/anno di ammoniaca, 26.239 tonn/anno di idrogeno solforato. Oltre a decine di altri metalli pesanti in tracce, come cromo, uranio, cadmio e radon, e circa 70.000 tonn/anno di acido borico. Un disastro ambientale, che la candiderebbe ad essere dichiarata SIN, ammesso che sia possibile bonificare l’area enorme che questi inquinanti hanno raggiunto, nelle acque e nei suoli. Solo sul versante senese/umbro/laziale, si calcola che la geotermia amiatina abbia emesso 52 tonnellate di mercurio tra il 1969 e il 2016 nei bacini del fiume Paglia e Tevere.
Ovviamente questo esteso inquinamento ha causato e causa patologie e morti aggiuntive. Un’indagine epidemiologica della Regione Toscana nell’ottobre 2010 accertò 535 morti in più nelle aree geotermiche rispetto alla popolazione toscana, per l’esattezza 99 morti in più nei comuni propriamente geotermici e il resto nei comuni limitrofi. La stessa indagine evidenziava gravissime patologie in viventi, correlandole all’inquinamento e alla sua concentrazione, ad esempio.” Matrice acqua, boro, leucemia, maschi pag. 29 dell’Allegato 6, Nei comuni con valori più elevati di boro nell’acqua (terzo terzile) si registra un eccesso di rischio di circa 11 volte superiore al rischio dei comuni del primo terzile, meno inquinati. All’aumentare della concentrazione di boro (passando da un terzile al successivo) aumenta l’eccesso di leucemia linfoematopoietico del 231% “ Ed ancora “Matrice acqua, arsenico, tumore al sistema nervoso centrale, maschi pag. 21 Nei comuni con valori più elevati di arsenico nell’acqua (terzo t.) si registra un eccesso di rischio del 295 % rispetto ai comuni del primo t. All’aumentare della concentrazione di arsenico (passando ….) aumenta l’eccesso di tumore al sistema nervoso centrale del 97 % .”
Un aggiornamento dell’indagine, svolto nel 2013 a fini tranquillizzanti, confermava una mortalità in più del 10 % rispetto alla Toscana.
Terzo, la geotermia non è rinnovabile e produce poca energia. Nei primi 10 anni di attività un pozzo geotermico riduce la sua portata del 70 per cento per poi esaurirsi nel corso degli anni. L’estrazione e la reiniezione dei fluidi geotermici ad elevata pressione in profondità inducono rischio di terremoti e di subsidenza. Nel centro-sud Toscana sono stati perforati nel tempo circa 1.000 pozzi geotermici, di cui la stragrande maggioranza ormai esauriti. Perforati 75/90 nuovi pozzi nel quindicennio 2001-2015 anche a 6.000 metri di profondità. La potenza geotermica istallata in Toscana si aggira sugli 850 Megawatt, quasi raggiunti dall’energia da fotovoltaico, molto più pulita. (Rapporto Terna 2015 pag. 52 di 64)
Insomma, la geotermia, che si sta espandendo in Toscana e in altre regioni, come Umbria e Lazio, trovando la discreta opposizione di amministrazioni comunali e popolazioni (nella Tuscia 27 sindaci si sono espressi contro recentemente), è una fonte di energia del tutto marginale e fallimentare nel bilancio costi sociali/benefici. Ma è una ottima “vetrina” di EGP per vendere tecnologia geotermica all’estero. Ma il peggio deve venire: con il depotenziamento irreversibile dei campi geotermici toscani, EGP si sta attrezzando per alimentare le 34 centrali a biomasse legnose, o peggio ancora a biomasse di altri tipi: fanghi di depurazione, rifiuti e simili. Lo accenna il sig. Massimiliano Santulli di Enel Green Power, accogliendo gli studenti del Sant’Anna. Una prima esperienza di affiancare biomasse all’alimentazione geotermica vicino a Larderello è stata respinta. Le centrali geotermiche si trasformeranno in una miriade di inceneritori di rifiuti? Finirà nel peggiore dei modi l’ubriacatura della geotermia in Toscana ?

Maurizio Marchi 3.5.17


L’altro scritto del Comitato Difensori della Toscana è stato pubblicato l’11 maggio scorso, sul sito dell’associazione ambientalista “Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Lo strisciante “massacro” del territorio toscano

Dalle Alpi Apuane alla costa di Rimigliano, da Firenze a Piombino, a Donoratico.
Il buon governo del territorio tanto caro alla Toscana sembra svanire ogni giorno di più.
Riceviamo dal Comitato Difensori della Toscana e pubblichiamo volentieri. La geotermia in Toscana non è solo rose e fiori…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

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LA GEOTERMIA TOSCANA NON È RINNOVABILE NÈ PULITA

L’immagine comune che ci viene data della Geotermia è quella di una fonte energetica rinnovabile, alternativa alle centrali a combustione fossile ed a basso impatto ambientale.
Tuttavia, quando si approfondisce la conoscenza del procedimento attraverso il quale grandi impianti riescono a produrre energia elettrica a livello industriale ci si rende conto che la realtà è ben diversa.
In sostanza, le centrali esistenti iniettano grandissime quantità di acqua (sia di condensa che di superficie) in profondità perché venga riscaldata dalle rocce calde presenti nel sottosuolo. Il vapore prodotto, intercettato a profondità che raggiungono anche i 4800 metri viene convogliato in superficie per muovere turbine atte alla produzione di energia elettrica. Il vapore geotermico viene poi rilasciato per la maggior parte in atmosfera, insieme alle sostanze altamente tossiche di cui si è arricchito nel contatto con le rocce profonde (arsenico, mercurio, acido solfidrico, ammoniaca, radon, ecc.) causando un serio inquinamento atmosferico. In un anno le sole centrali dell’Amiata rilasciano in atmosfera 2700 tonnellate di acido solfidrico, 28,97 chili di arsenico, 2460 tonnellate di ammonio, 889,14 chili di mercurio, 11,01 tonnellate di acido borico, 655248 tonnellate di anidride carbonica, ecc. (dati Arpat 2013). Inoltre, da uno studio svolto dalla società Edra nel 2006 è emerso che lo sfruttamento geotermico del Monte Amiata ha comportato l’abbassamento della falda acquifera superficiale e conseguentemente l’aumento della concentrazione di arsenico nell’acqua che alimenta i pozzi e le sorgenti rimaste.
La variazione di pressione nel sottosuolo che tale sfruttamento determina provoca altri due gravi inconvenienti: la subsidenza (sprofondamento della superficie terrestre locale) e la microsismicità. La prima avviene frequentemente nelle aree intorno alle trivellazioni geotermiche, dove possono comparire crepe e spaccature nelle superfici delle vecchie strade, nei terreni o nei muri delle case; la seconda è un effetto collaterale ammesso dalle stesse compagnie geotermiche.
Ci si chiede se in un territorio ad alto rischio sismico come quello italiano tali effetti collaterali non possano innescare frane o smottamenti o addirittura sismi importanti.
Infine, non da meno, l’impatto visivo. Impianti sicuramente non gradevoli alla vista, corredati da orrendi vapordotti e massicci elettrodotti, spesso sorgono in luoghi naturali di rara bellezza e vanno a sciupare in modo irreversibile panorami unici. Finchè il numero di tali impianti rimaneva limitato a qualche decina in tutto il territorio nazionale, tutto questo riusciva a passare inosservato. La situazione ha subito un netto peggioramento quando il governo italiano ha deciso di aumentare gli impianti in modo esponenziale, passando, per esempio, nella sola Toscana dai 34 esistenti ai 57 ed oltre previsti! Senza considerare gli impianti sperimentali cosiddetti “pilota”, decisi direttamente dal governo.
Non ci si può dunque meravigliare se i cittadini si siano sentiti “assediati” dal pericolo di vedersi circondati da impianti altamente inquinanti che possono mettere in serio pericolo la loro salute e l’economia dei loro territori, ben consolidata da decenni, fondata sul turismo, sull’agricoltura e sul piccolo artigianato, allineata (non per finta) con quei criteri di sviluppo sostenibile che si dovrebbero promuovere.
Ecco dunque sorgere numerosi Comitati contrari allo sviluppo geotermico che trovano appoggio anche da parte delle amministrazioni comunali.
In Toscana, in controtendenza con l’andamento nazionale, si registra un notevole successo nei settori collegati al turismo, all’agricoltura ed al piccolo artigianato, che verrebbero messi in serio pericolo dalla costruzione di centrali geotermiche. Solo per fare un esempio in Valdelsa, Magma Energy Italia srl, concessionaria del permesso di ricerca “Mensano”, vorrebbe costruire diverse centrali contro la volontà dei cittadini. La società, la cui quota di maggioranza è in mano ad un’azienda orafa aretina, senza avere mai costruito o amministrato centrali geotermiche, pretende di costruire decine di centrali e tra le altre cose ha presentato richiesta per ben due centrali pilota, ovvero impianti che dovrebbero sperimentare nuove tecnologie, proprio a ridosso di due antichi borghi toscani.
E che dire ora a quei piccoli o grandi investitori che, credendo nelle potenzialità di un territorio unico a livello mondiale, hanno investito nel turismo, in settori agricoli od artigianali spronati da quegli stessi amministratori pubblici che contemporaneamente li “tradivano” appoggiando iniziative industriali di tipo speculativo e in netta contrapposizione alla linea di sviluppo territoriale promessa. A chi dovrebbero chiedere i danni?
Luoghi conosciuti in tutto il mondo, la Val D’Elsa, la Val D’Orcia, Montalcino, San Gimignano, Volterra, tutti a rischio d’esser circondati da centrali geotermiche inquinanti, consumatrici di acqua e sicuramente estremamente impattanti a livello paesaggistico.
Infine ci si chiede se quest’abnorme aumento nel numero di centrali geotermiche sia effettivamente necessario. Grazie agli impianti solari, idroelettrici ed eolici installati negli ultimi anni in tutto il territorio nazionale, l’Italia ha raggiunto con cinque anni di anticipo gli obiettivi 20-20-20 previsti dalla Comunità Europea e la provincia di Siena è già dal 2013 “Carbon Free”. Non sembra quindi ci sia una particolare urgenza in tal senso. Inoltre la produzione regionale e nazionale dimostra che al momento vi è anzi una sovrapproduzione di energia rispetto alle esigenze di mercato.
Forse i ricchi incentivi promessi dal governo fanno la loro parte.
Il dubbio, o la quasi certezza, è che ci si trovi di fronte al solito caso di speculazione di pochi furbi che grazie all’appoggio di politici amici, attraverso leggi ad hoc, si intascano gli incentivi per la produzione di un’energia che solo loro chiamano “pulita”, incuranti del danno procurato al territorio, all’ambiente ed alla comunità. Paradossalmente, sono gli italiani stessi che attraverso il pagamento di bollette maggiorate, finanziano speculazioni di persone senza scrupoli a danno di loro stessi, del territorio e dell’economia nazionale nel suo insieme.
Possiamo permetterci tutto questo?
Possiamo permetterci di rovinare in modo permanente luoghi unici al mondo, che vengono estimati a livello planetario e che dovrebbero fungere da vero motore di sviluppo per l’Italia del futuro? Noi crediamo di no.

Comitato Difensori della Toscana

Il 13 maggio il Comitato Difensori della Toscana torna sull’argomento, in particolare le emissioni mercurio dalle centrali enel che circondano l’abitato di Larderello (Pomarance). CLICCA QUI

il 17 maggio interviene in favore dei sindaci geotermici la lista Uniti per Volterra, CLICCA QUI

Geotermia, assalto alla diligenza con la complicità del postiglione

A fronte dell’opposizione delle popolazione coinvolte e con il timore che la zonazione sottragga i territori alla speculazione, Enel e nuovi (im)prenditori accelerano le procedure, complici i poteri centrali e regionali.

 

Sfatato ormai il mito della geotermia pulita e rinnovabile, si fa avanti la consapevolezza che le centrali, sia ad alta che a media entalpia, possono produrre danni all’ambiente e alla salute.

Dovunque si avvii la progettazione di un impianto puntualmente i cittadini si organizzano in comitato e, a volte, con il supporto dei sindaci e delle amministrazioni locali. E’ ormai patrimonio comune l’idea che la geotermia, sia ad alta che a media entalpia, produce danni all’ambiente e alle persone senza peraltro creare posti di lavoro, anzi, togliendo spazio all’economia locale fatta di turismo e produzioni di eccellenza.

Sul terreno della politica assistiamo allo sgretolarsi del fronte compatto pro-geotermico e ormai sono numerose le interrogazioni presentate sia in ambito parlamentare italiano che europeo ad opera delle forze di opposizione -ultime, le interrogazioni del sen.Pepe e dell’on.Tamburrano (qui  e qui) nonché la necessità della definizione delle “aree non idonee alla geotermia” nelle Regioni Lazio e Toscana. Il Governo centrale è stato, dal suo canto, costretto dalla Risoluzione parlamentare sulla geotermia del 15.04.2015 ad emettere prime linee guida e un inizio di zonizzazione che andrà a regime entro un paio di anni. Ciò, lungi da rappresentare la soluzione definitiva, avevano però fino ad oggi sospeso o rallentato le procedure per le nuove centrali.

Anche sul fronte giudiziario abbiamo avuto importanti pronunciamenti che hanno visto soccombere l’Enel mentre sono in corso indagini contro “ignoti” per le emissioni in aria degli impianti geotermici dell’Amiata.

Ed è forse proprio la “nuova aria che tira” che ha impresso una accelerazione ai progetti di centrali a media entalpia in diversi comuni toscani e laziali e alla richiesta di un nuovo impianto ad alta entalpia dell’Enel a Piancastagnaio, il PC6, per il quale il 6 aprile è stato pubblicato l’avviso di avvio delle procedure di VIA. Questo nuovo “assalto alla diligenza” sembra quindi smentire le prese di posizione di molti amministratori, soprattutto del PD, che si erano espressi pubblicamente a favore della c.d. “zonazione” di cui alla risoluzione regionale toscana assicurando anche, come il capogruppo regionale Marras, che nel regolamento delle “aree non idonee” sarebbero stati inseriti “di default (cioè di norma)” tutti quei comuni che ad oggi non ospitano alcun impianto geotermico e ribadito, sulla questione Amiata, quanto già declamato negli ultimi anni dai sindaci e assessori regionali e cioè che questo territorio ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!

L’impressione, fondata, è che quindi si voglia creare una situazione “di fatto” con decine di centrali autorizzate in modo che anche una eventuale zonazione che tenga conto delle giuste aspettative dei cittadini diventi un inutile esercizio di retorica pseudoambientalista a fronte di territori che a quel punto saranno ormai compromessi. Ci aspettiamo, peraltro, che anche le opposizioni politiche al Consiglio Regionale delle due regioni, che pure si erano spese nella speranza che un percorso condiviso fosse possibile, si esprimano nel merito e chiedano la sospensione delle procedure avviate. Invitiamo peraltro i sindaci, espressione delle comunità e responsabili della tutela della salute e dei territori, a denunciare queste modalità e impedire l’apertura di cantieri di qualsiasi tipo.

Di certo i cittadini e i comitati metteranno in campo ogni iniziativa necessaria a impedire che si prosegua a saccheggiare i territori.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


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Dall’Amiata alla Valle del Tevere: l’inquinamento da mercurio lungo il Fiume Paglia. Convegno 8.4.17 Acquapendente (VT)

Sabato 8 aprile 2017 ore 14,30-19,30 ad Acquapendente (Viterbo) presso il cinema teatro Olympia si terrà un convegno sul tema “Dall’Amiata alla Valle del Tevere: l’inquinamento da mercurio lungo il Fiume Paglia”, organizzato dal Comune di Acquapendente con la collaborazione della Rete Nazionale NOGESI.

Sarà un pomeriggio di analisi e approfondimento delle tematiche della geotermia nel Monte Amiata, delle loro emissioni in atmosfera di inquinanti, con effetti sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sull’inquinamento da mercurio sul territorio dei comuni dell’Alto Lazio e dell’Umbria.

Il Monte Amiata è al centro di un ecosistema a rischio, la cui salvaguardia e valorizzazione riguarda ben tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Per questo il convegno vedrà la presenza di professori esperti in materia e di amministratori, per spiegare alla popolazione gli effetti di tale inquinamento e per cominciare a trovare le adatte soluzioni.

Una giornata di “riflessione collettiva” sulle scelte che riguardano il futuro dell’Amiata e del Centro Italia. Si può e si deve puntare a un altro sviluppo economico, sostenibile del centro Italia, che si basi sul grande patrimonio ambientale, storico e culturale e sulla valorizzazione delle risorse del territorio (bio-agricoltura, turismo, artigianato locale, natura, etc.).

PROGRAMMA

Ore 14:45 ACCREDITO PARTECIPANTI

Ore 15:15 APERTURA LAVORI
Presidenza: Vittorio Fagioli, Rete NOGESI
Saluti: Dr. Angelo Ghinassi, sindaco di Acquapendente
Introduzione: Dr.ssa Solange Manfredi, portavoce Rete Nazionale NOGESI

Ore 15:30 MERCURIO ED ALTRI INQUINANTI PRODOTTI DALLA GEOTERMIA
Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano: “Il velenoso cocktail di inquinanti prodotto dalla geotermia dell’Amiata”
Dr. Maurizio Marchi, responsabile di Medicina democratica di Livorno e della Val di Cecina: “Mercurio in Val di Cecina dalla geotermia e dall’industria cloro-soda”
Dr. Federico Silvestri, Servizio tutela delle acque – Direzione regionale ambiente e sistemi naturali – Regione Lazio ARPA LAZIO: “Il piano di indagine delle regioni Toscana, Lazio e Umbria sul mercurio”
Dr. Endro Martini, geologo, presidente Alta Scuola: “Strumenti innovativi di governance e di partecipazione democratica: i contratti di Fiume”

Ore 17.00 IL TERRITORIO, sono stati invitati i sindaci:
Giuseppe Germani (Orvieto) Sauro Basili (Allerona) Andrea Garbini (Castel Giorgio) Jacopo Marini (Arcidosso) Daniele Longaroni (Castel VIscardo) Cinzia Pellegrini (Proceno) Luigi Vagaggini (Piancastagnaio)
Francesco Fabbrizzi (Radicofani) Fabrizio Tondi (Abbadia San Salvatore) Massimo Galli (Roccalbegna) Fosco Fortunati (Castell’Azzara) Federico Balocchi (Santa Fiora)

Ore 18.00 LA POLITICA, sono stati invitati:
On. Alessandra Terrosi (Commissione Agricoltura Camera dei Deputati), Mauro Buschini, Assessore Rapporti con il Consiglio, Ambiente e Rifiuti. Fernanda Cecchini, Assessore Ambiente, Regione Umbria Federica Fratoni, Assessore Ambiente, Regione Toscana Enrico Panunzi, Consigliere regionale Lazio, Presidente della VI commissione Ambiente

Ore 18:30 DIBATTITO Conclusioni:
Sindaco Dr. Angelo Ghinassi

 

Sono invitati alla partecipazione, i cittadini, i comitati, i movimenti, gli amministratori, i partiti politici, le associazioni e organizzazioni di categoria, la stampa e le TV locali, regionali e nazionali.

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Mercurio: gli amministratori chiedano una indagine a 360 gradi!

La Rete NoGESI, che ha già denunciato le strane omissioni quando si parla di inquinamento da mercurio senza citare l’attività geotermica toscana, in particolare quella amiatina, che contribuisce senz’altro alla diffusione nell’aria, nell’acqua e nel terreno, di tale elemento.
Abbiamo inviato agli amministratori dei territori interessati la nota che segue, invitandoli a chiedere, appunto, che se indagini sul pericoloso inquinante debbono farsi, che si facciano a 360 gradi.

 

Di seguito il testo della nota inviata agli amministratori:

Gentili amministratori,

Come probabilmente avete avuto modo di sapere il problema “inquinamento da mercurio” emesso dalle ex-miniere di cinabro del Monte Amiata e dalle emissioni in aria delle centrali geotermiche ENEL del sud Amiata (Piancastagnaio e Bagnore) -tiene banco da mesi, in particolare presso i territori prospicenti le aste fluviali del Paglia e Tevere.

Il problema della contaminazione da mercurio sta diventando uno dei problemi ambientali e sanitari del centro Italia interessando le aste dei fiumi Paglia e Tevere ed anche del fiume Fiora e con essi-gettandosi tali fiumi nel Mar Tirreno rispettivamente ad Ostia e a Montalto di Castro- anche il mare Tirreno, determinano così una contaminazione dei pesci di acqua dolce e di mare (oltre il 90% del mercurio ritrovato nei pesci è nella forma metilata, la più pericolosa per la salute umana).

La questione vede molto attivi i sindaci umbri e laziali (alcuni dei quali-a seguito di controlli – hanno dovuto emettere ordinanze di divieto di pesca e di attività sul fiume) che hanno investito le tre Giunte Regionali (Toscana, Umbria e Lazio) ed il MATTM (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) per arrivare a debellare tale fenomeno. Le tre Regioni hanno attivato le rispettive ARPA che, unitamente ad altri istituti, hanno elaborato un primo comune “Piano di indagine per la verifica dello stato di contaminazione del mercurio” (scarica il documento).

Il piano di indagine elaborato dalle tre Arpa, però, sorprendentemente, si concentra solo sull’inquinamento da mercurio prodotto dalle ex miniere del Monte Amiata – dismesse da oltre 40 anni e in massima parte bonificate – tralasciando completamente l’indagine circa l’inquinamento prodotto dalle centrali geotermiche dell’Amiata tutt’ora in funzione, che rappresenta il 42,5% delle emissioni di mercurio provenienti dall’intero comparto industriale italiano (Studio Basosi e Bravi, 2014, QUI e QUI) nonostante gli abbattitori di questo inquinante (AMIS).

Secondo il prof. Andrea Borgia, (Università di Milano, Open University M. Keynes, UK, e Global Research Council proprio in geotermia): “In base ai dati ufficiali disponibili, la quantità di mercurio emesso in atmosfera dagli impianti geotermici è impressionante – il totale emesso negli anni 1969-1999 è di 37,894 tonnellate, a cui si aggiungono le emissioni dal 2000 al 2016, per un totale di 52,559 tonnellate -. Quindi si dovrebbe concludere, che non c’è bisogno di tirare in ballo le vecchie miniere di Mercurio dismesse ormai da quasi 40 anni ed in buona parte bonificate, ma che con tutta probabilità la maggior parte del mercurio accumulato nel Paglia, o che passa attraverso il Paglia per arrivare al Mar Tirreno, proviene dalle centrali geotermiche di Piancastagnaio”.

Ma che l’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermiche sia assolutamente rilevante, per quanto attiene alla contaminazione delle acque fluviali, lo dimostra anche la contaminazione da mercurio del fiume Cecina, situato nell’area geotermica nord della Toscana, che drena i torrenti dell’area geotermica e nei cui pressi non vi è alcuna miniera di mercurio (il divieto di mangiare pesce al mercurio pescato nel fiume Cecina risale al 2002). (vedi anche intervento del prof.Giovanni Grieco, giacimenti minerari per l’Università di Milano)

ed allora, perché fare le indagini a metà?

La pubblica amministrazione deve operare secondo criteri di economicità, efficacia ed efficienza. Ampliare, oggi, il Piano di indagine all’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermoelettriche presenti nell’area porterebbe a compiere uno studio più completo ed esaustivo, in grado di distinguere tra le varie fonti di inquinamento (miniere e centrali geotermoelettriche) così da attribuire a ciascuna di esse la paternità della distribuzione di mercurio e poter intervenire in modo efficace e mirato.

Dunque, perché non farlo?

Proprio per questo Rete Nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante) invia una sollecitazione affinché i comuni interessati, direttamente o indirettamente, dal problema inoltrino una richiesta di ampliamento del piano di indagine alle tre Regioni (Toscana, Umbria e Lazio); diversi comuni, tra cui Acquapendente (VT), vi hanno già aderito…

Di questo si è parlato anche recentemente nel convegno di Abbadia San Salvatore del 4 febbraio scorso organizzato dalla Rete Nazionale NOGESI (leggi QUIQUI e QUI)

Sarà nostra cura tenervi informati sull’evolversi della vicenda, nel mentre ci aspettiamo vostre prese di posizione.

Cordiali saluti,

Solange Manfredi, Rete Nazionale NOGESI

Abbadia S.S., 4 febbraio 2017. Documentazione e materiali del Convegno

ATTENZIONE, PAGINA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO: iniziamo la pubblicazione della documentazione e dei materiali del convegno del 4 febbraio 2017 ad Abbadia San Salvatore “DALL’AMIATA ALLA VALLE DEL TEVERE: ANCORA GEOTERMIA INDUSTRIALE O UN ALTRO SVILUPPO E’ POSSIBILE?”

 

 

COMUNICATO STAMPA del 6 febbraio 2017

INSIEME AD ABBADIA PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, LIQUIDARE LA VICENDA GEOTERMIA

L’AMIATA NON È PIÙ SOLA CONTRO LA GEOTERMIA SPECULATIVA ED INQUINANTE

SABATO 4 FEBBRAIO 2017, AD ABBADIA SAN SALVATORE, NEL CORSO DEL CONVEGNO IN MEMORIA DEL PROF. ROBERTO MINERVINI SUL TEMA “DALL’AMIATA ALLA VALLE DEL TEVERE: ANCORA GEOTERMIA INDUSTRIALE O UN ALTRO SVILUPPO È POSSIBILE?”, ORGANIZZATO DALLA RETE NAZIONALE NOGESI E SOS GEOTERMIA, I RAPPRESENTANTI DEI COMUNI DI LAZIO, UMBRIA E TOSCANA SI SONO INCONTRATI PER DIRE CHE UN ALTRO SVILUPPO È POSSIBILE E DOVEROSO PER SALVAGUARDARE L’AMBIENTE, IL PAESAGGIO E BELLEZZA DEI LORO TERRITORI.

Il futuro dell’Amiata è il futuro del centro Italia. Il Monte Amiata, infatti, è al centro di un ecosistema a rischio, la cui salvaguardia e valorizzazione riguarda ben tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Proprio per questo il convegno di sabato, connotato come sempre dall’alta qualità delle relazioni e che ha registrato una altissima affluenza di pubblico, ha visto gli interventi di diversi rappresentati dei comuni di tre regioni per dire no ad uno sviluppo dei loro territori fondato sulla geotermia speculativa ed inquinante.

La giornata, moderata da Vittorio Fagioli della rete NOGESI, si è aperta con i saluti del sindaco di Abbadia San Salvatore dr. Fabrizio Tondi e una introduzione di Velio Arezzini di SOS Geotermia che ha richiesto con forza la chiusura delle centrali geotermiche “flash” e l’elaborazione di piano energetico alternativo.

Nella prima parte del convegno i proff. Roberto Barocci e Andrea Borgia hanno evidenziato, avvalendosi dei dati ufficiali delle ARS, ARPAT e Università, le emissioni in atmosfera di inquinanti prodotte dalle 5 centrali flash geotermoelettriche dell’Enel presenti nel territorio del Monte Amiata, con effetti sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sulla sismicità, sul bacino idrico dell’Amiata (il più importante del Centro Italia), sui fiumi Paglia e Tevere, oggetto di inquinamento da mercurio pari al 42,5%  della intera produzione di mercurio dell’industria nazionale.

L’ing. Giorgio Santucci ha illustrato, poi, gli studi che gli scienziati di varie università nel mondo, stanno portando avanti per uno sfruttamento ecosostenibile dell’energia geotermica: BHE (Borehole Heat Exchangers). A conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, di come gli impianti idrotermali oggi conosciuti non permettano uno sfruttamento dell’energia geotermica rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini.

La parola, quindi, è passata alla componente politica che, all’unisono, si è espressa con forza per ribadire il proprio proposito di voler portare avanti, ed attuare, una politica di sviluppo legata alla valorizzazione e salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio, dell’agricoltura, dell’enogastronomia e dell’immenso patrimonio storico, culturale ed archeologico di questi territori di straordinaria bellezza. Bellezza che va preservata, perché ha un compito etico insostituibile.

Sulla votazione del consiglio Regionale della Toscana in merito alla questione delle “aree non idonee alla geotermia” i tre consiglieri di opposizione Giacomo Giannarelli (M5S), Tommaso Fattori (SI) e Manuel Vescovi (LN) hanno evidenziato i risvolti della votazione del 1° febbraio in Consiglio Regionale e la volontà di proseguire sulla vicenda sanitaria e ambientale dell’Amiata, riportando in Consiglio il parere dei ricercatori e scienziati che saranno ascoltati dalla Commissione Ambiente. Vescovi ha posto la necessità che della questione sanitaria del Monte Amiata venga investita la Commissione Sanità del Consiglio Regionale.

Sulla vicenda del mercurio nel fiume Paglia e Tevere il sindaco di Orvieto Germani ha ribadito la volontà delle amministrazioni comunali dei territori coinvolti di risolvere il problema dell’inquinamento da mercurio per proseguire ed ampliare l’azione nella direzione della tutela a valorizzazione dei territori. Ha chiuso la sezione politica il sindaco di Acquapendente, Angelo Ghinassi, che ha sottolineato l’importanza che questa battaglia, in difesa dell’ambiente, della salute e della bellezza dei nostri territori, venga portata avanti insieme dalle amministrazioni comunali delle tre regioni coinvolte perché, come ricordato anche dalla Corte di Costituzionale, il benessere dei cittadini e la tutela dell’ambiente hanno un valore “primario ed assoluto” e la tutela del paesaggio non può essere «subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici». Questa proposta- se praticata- farà fare un passo avanti alla vertenza “geotermia e mercurio” in quanto lo scontro è assunto in prima persona dagli stessi amministratori dei territori.

La seconda parte del convegno è stata poi dedicata alle proposte di un diverso tipo di sviluppo economico ed energetico dell’area. Particolarmente interessante è stata la testimonianza del sindaco di Castiglione d’Orcia, Claudio Galletti che ha evidenziato come la Val d’Orcia, in pochi anni, grazie ad una politica di “sanatoria” delle industrie insalubri del territorio, sia approdata ad uno sviluppo durevole rispettoso dell’ambiente e delle sue peculiarità e sia riuscita ad imporsi come area a forte vocazione turistica e culturale.

I lavori si sono chiusi con l’intervento della prof. Cinzia Mammolotti che ha rilanciato la proposta della istituzione del Parco Naturale Nazionale dell’Amiata per la tutela e la valorizzazione dell’intero patrimonio ambientale ,storico e culturale. Con l’impegno di tutti a “chiudere” la vicenda geotermia nell’Amiata e portare avanti progetti per uno sviluppo sostenibile dell’area, nella consapevolezza che degrado e diseducazione possono dar prova di essere un costo insuperabile per la società.

Rete NoGESI                                                               Sos Geotermia


MATERIALI E DOCUMENTAZIONE

Riprese e interviste a cura di Amiata News

Introduzione ai lavori Velio Arezzini, Sos Geotermia/rete Nogesi

Intervento Roberto Barocci, Sos Geotermia/rete Nogesi

Le slides (in pdf) dell’intervento di Roberto Barocci, clicca qui per scaricare

Intervento Prof.Andrea Borgia, geologo

Intervento Giuseppe Germani, sindaco di Orvieto

Intervento Solange Manfredi, portavoce rete Nogesi

Intervento Tommaso Fattori, consigliere regionale Toscana SI

Intervento Giacomo Giannarelli, consigliere regionale Toscana M5S

Intervento Manuel Vescovi, consigliere regionale Toscana Lega Nord

Intervento Andrea Bassetti, imprenditrice agricola, Pres. Biodistretto Val d’Orcia

Intervento Antonio Pacini, Orto Botanico del Monte Amiata

Intervento Fabio Menchetti, agronomo

Intervento Claudio Galletti, Sindaco di Castiglione d’Orcia

Intervento Fabrizio Tondi, sindaco di Abbadia S.S.

Intervento Ing. Giorgio Santuci, presidente EGS

Intervento Fabio Landi, Sos Geotermia

 Intervento Cinzia Mammolotti, Movimento di Cittadinanza,
sul Manifesto dell’Amiata

Interviste

 

 

 

 

 

 

TUTTO IL CONVEGNO IN 4 VIDEO

PARTE 1a

PARTE 2a

PARTE 3a

 

PARTE 4a

 

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Geotermia toscana: dopo il referendum, moratoria o dimissioni

valigie-toscana-ars-arpatLa “interlocutoria” presentazione dei dati Ars e Arpat del 24 novembre da parte dell’assessora Fratoni forse prefigurava un diverso esito referendario che avrebbe dato maggiori poteri alla “politica” e meno ai cittadini. Così non è: si cambi politica energetica o si dimettano.

 

 

 

Non si capirebbe la giornata del 24 novembre a Firenze con la presentazione dei dati Ars e Arpat sulla questione geotermia in Amiata se non si tenesse conto anche di due importanti fattori:

1. il cambio della guardia con la sostituzione del direttore Ars Cipriani con Voller, come a settembre l’allontanamento di Sargentini e sostituzione con Verre -fortemente criticata in Consiglio regionale ed anche dal sindacato-, e l’uscita di scena dell’assessora all’ambiente e energia Bramerini sostituita dalla Fratoni;
2. il referendum costituzionale del 4 dicembre con la valanga di NO che ha impedito una involuzione decisionista ed autoritaria nel Paese.

La presentazione dei dati il 24 novembre 2016 (fonte Ars)

La presentazione dei dati il 24 novembre 2016

In merito allo strano turn over ai vertici delle Agenzie e Assessorato all’ambiente non si può non chiedersi come mai direttori e assessori vengano allontanati: per raggiunti limiti di età, per dimissioni volontarie, perchè hanno svolto male le loro funzioni, perchè ormai non sono più “utili” o perchè in rotta di collisione con l’amministrazione?
A noi pare un po’ di tutto questo e, relativamente alla vicenda geotermia Amiata, è evidente che sarebbe stato improponibile per i precedenti titolari sorvolare bellamente sull’aggiornamento dei dati di mortalità, dichiarare che va tutto bene e, smentendo se stessi, che si farà un nuovo studio dei cui esiti potremo sapere tra 10/15 anni, forse.
Ammesso pure che un ulteriore studio potrebbe essere più accurato dei precedenti, è inaccettabile tentare di passare un colpo di spugna dati e studi che loro stessi hanno prodotto e che, nel merito, ponevano la geotermia tra le possibili concause degli aumenti di mortalità e altre patologie, considerato peraltro che l’attuale direttore dell’Ars, Voller, aveva, proprio lui, nel 2012, presentato uno studio in cui si escludevano differenze di “stili di vita” tra la popolazione delle aree geotermiche e quella dei comuni entro 50 km(*): ci ha ripensato? ricominciamo il ritornello degli “stili di vita”?
Da evidenziare anche l’uso disinvolto di dati che, a voler pensare bene, sono perlomeno parziali e/o carenti; in particolare l’affermazione dei dati sull’ammoniaca che, a detta della Fratoni, ammonterebbero a 25 kg/h, mentre per le sole centrali di Bagnore tale emissioni ammonterebbero a 89,6 kg/h, dati 2015, evidenziando che per Bagnore 4 i dati riportati sono di una centrale a cui “mancava ancora vapore per essere definitivamente a regime”, che comunque significano 785.000 kg all’anno e un costo sanitario annuo aggiuntivo, stimato dalla CEE (Report Cafe) pari a più di 16 milioni di euro/anno.
Non si comprende neanche perchè, tra i parametri utilizzati per le emissioni di Acido solfidrico (o Idrogeno solforato, H2S), si usino parzialmente le “Linee guida qualità dell’aria per l’Europa, 2000” della WHO (World Health Organization) escludendo il parametro che indica che a tali emissioni “non dovrebbe essere consentito di superare il 7 µg/m3, con un periodo medio di 30 minuti”(**) e non si considerino affatti i limiti consigliati dall’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (US EPA) che indicano come il valore limite per l’esposizione cronica è 2 µg/m3 per scongiurare lesioni alla mucosa olfattoria. O, meglio, alla luce della recente sentenza 718 del Tribunale di Siena forse si capisce bene, perchè tali parametri sostanziano emissioni dannose solo nel lungo periodo, ma che comunque evidenziano “la lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria casa di abitazione e del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane sono pregiudizi apprezzabili in termini di danno non patrimoniale” (Cass. n. 7875 del 2009; Cass. n. 26899 del 2014), in contrasto con il diritto al rispetto della propria vita privata e familiare è uno dei diritti protetti dalla Convenzione europea dei diritti umani (art. 8).
Altrettanto grave è l’omissione degli aggiornamenti dei dati delle emissioni delle centrali da parte di Arpat -che ha “promesso” la loro pubblicazione a dicembre- e l’aggiornamento dell’Allegato 6 (Analisi dei ricoverati e analisi della mortalità) da parte di Ars, come anche non aver tenuto in nessun conto il pur autorevole studio Basosi-Bravi sulle centrali geotermoelettriche dell’Amiata.

Ma il tentativo dell’assessora Fratoni supportata da Ars e Arpat poteva essere, come abbiamo immediatamente denunciato, il tentativo di “far passare la nottata” del referendum del 4 dicembre, con la (vana) speranza che una vittoria del fronte del SI’ avrebbe dato più potere agli apparati e meno ai cittadini consentendogli quindi di proseguire a menare il can per l’aia senza pagare pegno e, soprattutto, consentendo la prosecuzione dell’attività geotermica senza ulteriori “lacci e lacciuoli” e proteste dei “quattro comitatini”.
Così non è stato, per fortuna dei cittadini, e in Toscana, pur in presenza di un PD ed altre lobbies schierate nel fronte del Sì, hanno raccimolato solo uno scricchiolante 52,5% che suona come una sveglia per il partito che da sempre governa questa regione e

Santa Fiora 22 gennaio 2015, sindaci, Ars e Arpat

Santa Fiora, 22 gennaio 2015: sindaci, Ars e Arpat

che per la prima volta vede in reale pericolo il suo potere; ancora più significativo è il risultato in Amiata dove le direttive di partito sono rispettate dappertutto tranne a Santa Fiora ed Arcidosso, due importanti comuni dove però si pagano proprio gli effetti delle centrali di Bagnore, dove i sindaci sono apertamente schierati con l’Enel contro i loro stessi cittadini.

E’ evidente che Rossi e la sua giunta si trovano di fronte ad un bivio storico: perseverare nelle medesime miopi politiche ambientali ed economiche che ignorano il disagio e le proteste che arrivano dai territori e che li porteranno dritti verso una debacle elettorale, oppure cambiare decisamente rotta attuando politiche che guardino agli interessi dei cittadini e dell’ambiente e non agli appetiti delle lobbies e delle multinazionali.

E’ inaccettabile che dopo oltre 15 anni di studi non solo non si dica con chiarezza le cause dell’eccesso di mortalità e patologie in Amiata, né si aggiornino i dati, ma si azzeri tutto per avviare un nuovo studio che -quello sì- ci darà risposte, ma tra altri 10/15 anni. Noi non ci stiamo.
Se per tutti questi anni siamo stati presi in giro da degli incapaci ed è quindi necessario un nuovo studio, esigiamo la moratoria generale di ogni attività geotermica esistente e di progetto in attesa dei nuovi risultati, oppure le dimissioni dell’intera giunta regionale e dei vertici di Ars e Arpat che quei dati hanno fornito.

Sos Geotermia aderente alla Rete NoGESI

Note:

(*) https://sosgeotermia.noblogs.org/files/2012/02/20121025_ARS_Voller_STILI-DI-VITA.zip
“Il confronto tra la popolazione residente nei comuni delle due aree geotermiche e quella dell’area non geotermica compresa entro 50 chilometri dall’area geotermica, non rivela differenze rilevanti rispetto alle caratteristiche socio demografiche e agli stili di vita (fumo, alcol, dieta, attività fisica).”

(**) limite adottato dalla Nuova Zelanda, paese anch’esso geotermico.


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DAGLI STATI GENERALI DELLA RETE NOGESI DEL 2014 AD ORVIETO AGLI STATI GENERALI DELLA GEOTERMIA DEL 2016 AD ACQUAPENDENTE

20161105_img_testata-locandina_stati-generali-nogesiSTATI GENERALI DELLA GEOTERMIA AD ACQUAPENDENTE DEL 5.11.2016

DAGLI STATI GENERALI DELLA RETE NOGESI DEL 2014 AD ORVIETO
AGLI STATI GENERALI DELLA GEOTERMIA DEL 2016 AD ACQUAPENDENTE

E’ il salto del movimento di contrasto alla geotermia elettrica-speculativa–inquinante dai soli comitati di cittadini ed alcuni “scienziati preoccupati” ai sindaci, produttori di economie legate al territorio, consigli regionali, parlamentari: si allarga il fronte convinto degli oppositori alla geotermia così come oggi viene utilizzata e che, nonostante le opposizioni estese nei territori e le sollecitazioni del Parlamento, il Governo sembra intenzionato a non modificare.

Sabato 5 novembre prossimo ad Acquapendente (Viterbo) si terranno gli Stati Generali della geotermia: comitati, giuristi, scienziati, produttori agricoli, sindaci, consiglieri regionali, parlamentari si confrontano e si interrogano di fronte alla opposizione sociale diffusa, almeno nelle aree del Paese in cui si vogliono collocare impianti geotermici.

Dove la politica ha dovuto prendere atto della insostenibilità dell’attuale utilizzo della geotermia: in Umbria e Lazio sono in discussione le “intese” regionali. L’Umbria ha scelto che l’atto di intesa “non può prescindere” da un accordo del MISE con gli enti locali (accordo recentemente negato al MISE); il Lazio ha invece scelto la strada della moratoria. La Toscana è alle prese con il più forte movimento di opposizione mai verificatosi ed è costretta a prendere in esame la “zonazione” e, per la prima volta, la vicenda ambientale e sanitaria dell’Amiata ha forse trovato una strada di soluzione. Con la vicenda inoltre del mercurio che dalle centrali geotermiche dell’Amiata ha ormai –via fiumi Paglia e Tevere- raggiunto il mar Tirreno, configurandosi come la più grande questione ambientale dell’Italia centrale.

E sullo sfondo la vicenda del referendum costituzionale del 4 dicembre p.v.: infatti l’aumento della conflittualità sociale attorno all’imposizione di politiche impattanti suggerirebbero che i meccanismi di funzionamento della democrazia andrebbero riformati in direzione opposta da quella indicata dalla riforma costituzionale, devolvendo potere decisionale alle comunità sulla gestione delle risorse e inaugurando un nuovo concetto di sovranità legato al territorio.

In tanti quindi partecipino a questa conferenza di aggiornamento che durerà tutta la mattinata del 5 novembre ad Acquapendente; per quanto riguarda invece i militanti della Rete NOGESI nel pomeriggio-a partire dalle ore 15,00-saranno alle prese con la discussione e l’approvazione dei seguenti punti, salvo altri che potranno essere proposti entro il 4 novembre:

1.iniziative di rafforzamento della vertenza Toscana sulla “zonazione” e vicenda Amiata;

2.manifestazione nazionale a Roma verso il MISE;

3.Iniziative diffuse nei territori per il NO al Referendum costituzionale;

4.Utilizzo del sito di SOS Geotermia come sito della Rete NOGESI;

5.Sostituzione dell’attuale portavoce pro-tempore della Rete Nazionale con Solange Manfredi, giurista, attuale consigliera di minoranza Comune di Acquapendente.

Vittorio Fagioli, portavoce pro-tempore Rete Nazionale NO GESI

Per completezza si trascrive infine sotto il percorso fin qui tenuto dalla Rete NOGESI:

1. Bolsena, 26.10.2013-convegno e nascita Rete Nazionale NOGESI
2. Bolsena, 03.01.2014-1°riunione operativa Rete Nazionale
3. Roma, 05.03.2014-1° Convegno Camera dei Deputati
4. Roma, luglio-agosto 2014- incontro delegazioni parlamentari
5. Orvieto, 05.10.2014-1° Stati Generali Rete Nazionale
6. Roma, 19.01.2015-Audizione Camera dei Deputati
7. Roma, 15.04.2015- Risoluzione parlamentare su geotermia
8. Bolsena, 11.10.2015-2° riunione operativa Rete Nazionale
9. Roma, 05.11.2015- 2° Convegno Camera dei Deputati
10. Roma, febbraio –marzo 2016- incontro delegazioni parlamentari
11. Firenze, 09.04.2016-Convegno Regionale Toscana
12. Territori, 24.04.2016- iniziativa”100 fiori contro la geotermia”
13. Orvieto, 12.07.2016- partecipazione al Convegno su “problema Mercurio”
14. Acquapendente, 05 .11. 2016- 2° Stati Generali della Geotermia

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PROGRAMMA DEI LAVORI

Presidenza: Velio Arezzini, SOS Geotermia
Annalisa Bambini, Coordinamento associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena
Giovanna Limonta, Difensori della Toscana
Vincenzo Miliucci, Cobas 

Ore 9,30 – Apertura Lavori:

Coordina i lavori: Roberto Minervini, Responsabile scientifico Accademia Kronos
Presentazione e saluti:
Angelo Ghinassi, Sindaco di Acquapendente
Introduzione:
Vittorio Fagioli, Portavoce pro-tempore Rete NOGESI

Ore 10,00 – In evidenza (15’)

Prof. Roberto Barocci, SOS Geotermia & dr.ssa Solange Manfredi: Il caso Amiata, dopo i ricorsi alla Magistratura interna, il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
Dr. Giuseppe Mastrolorenzo,
Primo ricercatore Osservatorio Vesuviano: Gli impianti pilota geotermici nei vulcani campani, geotermia al massimo rischio
Dr.ssa Laura Cadeddu,
Coordinamento Sardo Geotermia Sostenibile: Stato delle proposte progettuali di impianti geotermici in Sardegna, risultati delle iniziative intraprese e prossimi sviluppi
Avv. Michele Greco,
Avvocato del Foro di Grosseto: Effetti della “riforma Madia” sui progetti di ricerca geotermica ordinari e pilota

Ore 11,00 Interventi dai territori (15’)

Andrea Garbini, Sindaco di Castel Giorgio: La geotermia a Castel Giorgio
Giuseppe Mantellassi,
Presidente del Consorzio Tutela del Morellino di Scansano
Daniele Galluzzi,
Produttore vitivinicolo di Cinigiano (GR)
Piero Pii,
sindaco di Casole D’Elsa, primo comune de-geotermizzato: La lotta dei cittadini contro la geotermia in Alta Val d’Elsa-Val di Cecina

Ore 12,00 Le istituzioni regionali e parlamentari

Interverranno:
On. Adriano Zaccagnini, Commissione Agricoltura Camera dei Deputati
On. Alessandra Terrosi,
Commissione Agricoltura Camera dei Deputati

Sono stati invitati:
Enrico Panunzi, presidente Commissione Ambiente Consiglio Regionale Lazio
Stefano Baccelli,
presidente Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana
Eros Brega,
presidente Commissione Ambiente Assemblea Legislativa Umbria

 

Ore 13,00 – Dibattito e Conclusioni 

Nel pomeriggio: riunione aderenti Rete Nazionale NOGESI per analisi proposte future di mobilitazione e organizzazione tra cui la sostituzione, per fine mandato, del portavoce pro-tempore.

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Benni molla l’evento sponsorizzato dall’Enel e il sindaco Marini perde le staffe

benni sindacoInformato della situazione in Amiata, lo scrittore abbandona Cristicchi mentre il sindaco se la prende con i comitati antigeotermici
Lo scrittore Stefano Benni, ospite della serata clou di “Narrastorie” di Cristicchi sponsorizzato da Enel, coerentemente e a fronte dell’impossibilità di garantire anche soli tre minuti prima del suo spettacolo ai comitati antigeotermici, rinuncia a partecipare all’evento. Non possiamo che ammirare il gesto e la coerenza.
Ci auguriamo che anche altri “artisti” del cartellone ne seguano l’esempio, a cominciare da Paolini che pure, in “Vajont”, attaccava qella che sarebbe diventata l’Enel e che già causava tanti danni e morti.

Tale rinuncia deve aver colpito il sindaco di Arcidosso, Marini, che in un infuocato comunicato stampa (leggi sotto) se la prende con i comitati e i cittadini antigeotermici accusandoli di “atto vandalico.., …atto gravissimo che sfregia la manifestazione” contestando “con fermezza il modo di porsi quasi “intimidatorio” di alcuni esponenti dei comitati”, chiamando in causa per nome e cognome anche un consigliere dell’opposizione e un membro del M5S amiatino e accusando tutti anche di arrecare un danno economico per il turismo. Peccato non sia così puntuale nel contestare il ventilato raddoppio delle centrali amiatine annunciato dal suo premier Renzi e, di fatto, avallato dal governatore Rossi nella sua ultima sortita in Amiata o, ancora, non dica nulla sul furto di striscioni e opere artistiche dei bambini avvenuto il giorno che lui inaugurava la centrale di Bagnore 4 e invochi la censura per i comitati nelle iniziative dei paesi dell’Amiata, sembrerebbe addirittura -ma stentiamo a crederlo- andando a misurare quanti centimetri di suolo pubblico occupavano i banchetti antigeotermici.

Il Sindaco parla inoltre della necessità di limitare il diritto di critica, ma sembra che non sappia che diversi reati di opinione del codice fascista Rocco, come quello che mandava al confine chi si era dimostrato “capace di provocare il deperimento del sentimento patriottico” sono stati annullati dalla Corte Costituzionale, prima ancora che dal Parlamento. A lui quel codice manca e li invoca.

In realtà Marini non vuole rispondere su due fatti, ampiamente documentati da autorevoli scienziati, ai quali non ha mai potuto replicare:
1- con quale argomentazione logica ha approvato con la centrale Bagnore 4 l’ immissione in atmosfera di ulteriori inquinanti, sapendo che nello Studio epidemiologico del CNR del 2010, in Allegato 6 dal titolo significativo: “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari. Analisi dei ricoverati e analisi delle mortalità” sono state individuate e registrate ben 54 relazioni, statisticamente significative, tra incrementi di malattie mortali nei residenti dei comuni geotermici e le concentrazioni crescenti degli stessi inquinanti, emessi dalle centrali Enel, presenti e misurati nei comuni geotermici?

2- come può sostenere che le centrali ENEL meritano i contributi pubblici per le energie pulite quando in articoli recenti di autorevoli scienziati, si afferma che le emissioni della geotermia dell’Amiata rappresentano il 17,7% per l’ammoniaca e il 42,5% per il mercurio di tutte le emissioni italiane relative ai settori industriali. Per quanto riguarda le emissioni climalteranti delle centrali geotermiche dell’Amiata, gli stessi ricercatori scrivono in un recente studio, validato dalla comunità scientifica internazionale, che dal punto di vista del potenziale di acidificazione, l’impatto derivante dall’energia prodotta dalle centrali geotermiche del Monte Amiata è in media 2,2 volte maggiore dell’impatto di una centrale a carbone. Il valore medio per Bagnore 3 è 4,3 volte più alto di una centrale a carbone e circa 35,6 volte più alto di una centrale a gas?

Non solo Marini non può spiegare le sue scelte, non sa dare una spiegazione al fatto conclamato che i suoi concittadini sono esposti da molti anni ad eccessi di mortalità e cerca di riesumare il Codice Rocco, ma si inventa pure che la stragrande maggioranza dei cittadini di Arcidosso la pensano come lui e che i contrari alla geotermia “sono un numero risibile”. In realtà lui governa con il consenso di un partito di minoranza solo grazie al fatto che gli altri tre partiti presenti alle ultime elezioni tutti e tre contrari alla geotermia, non si sono coalizzati, ma che in ogni caso nell’insieme rappresentano la maggioranza dei cittadini votanti.


di seguito il comunicato stampa del sindaco Marini di Arcidosso:

Comunicato stampa/Il sindaco Marini spiega le cause della mancata partecipazione di Stefano Benni al festival “Narrastorie”
COMUNE DI ARCIDOSSO·MERCOLEDÌ 17 AGOSTO 2016
Questa mattina ho convocato una conferenza stampa per spiegare le motivazioni della mancata partecipazione di Stefano Benni a “Narrastorie”, il festival del racconto di strada che si terrà nel comune amiatino dal 23 al 28 agosto.
L’autore Stefano Benni (come tutti gli altri artisti che prenderanno parte al “Narrastorie”) è stato tempestato da una notevole mole di messaggi privati (mail) e pubblici (su FB e siti) da parte di alcuni esponenti dei comitati antigeotermia, che hanno chiesto di avere degli spazi all’interno del suo spettacolo e della manifestazione per parlare della questione geotermica. Alcuni di questi messaggi, in particolare, sono stati inviati da un consigliere di minoranza del comune di Arcidosso, Corrado Lazzeroni e da un’esponente dei comitati, Silvia Perfetti e sono apparsi sul sito ufficiale di Benni. Conseguentemente al pesante clima di tensione provocato ad arte, Benni ha deciso di disdire il suo spettacolo, ritenendo che non ci fossero le condizioni di serenità necessarie per la sua performance.
Sono molto amareggiato per la mancata presenza di un nome di prestigio come quello di Benni all’interno del programma di “Narrastorie” e ritengo che l’intervento d’intromissione di questi esponenti dei comitati sia un atto gravissimo che sfregia la manifestazione, uno degli eventi più importanti dell’estate toscana, ed esprimo solidarietà a Simone Cristicchi, direttore artistico del festival, anch’esso fortemente dispiaciuto. Questa, infatti, non è un’azione contro il primo cittadino e l’amministrazione comunale di Arcidosso né contro Enel, che è uno degli sponsor del festival, ma è un autentico atto vandalico contro l’immagine del nostro territorio e di chi ci lavora, con ricadute negative per tutti gli operatori nel pieno della stagione turistica.
Mi preme sottolineare che in democrazia tutte le opinioni vanno ascoltate e rispettate, ma contesto con fermezza il modo di porsi quasi “intimidatorio” di alcuni esponenti dei comitati antigeotermia in contesti e luoghi non appropriati come quello di una manifestazione dedicata all’arte e alla cultura, momento di aggregazione per tutti. Cosa che è avvenuta per esempio anche il 13 e il 14 agosto scorsi, quando alcune persone distribuivano volantini contro la geotermia durante il Music Parade di Montelaterone e durante la Festa della Luna a Salaiola. Anche quest’anno si è ripetuto purtroppo quello che avvenne l’anno scorso quando Cristicchi portò a Monte Labbro lo spettacolo su David Lazzaretti. Le questioni geotermiche possono e devono essere affrontate nelle sedi opportune, come è stato sempre fatto in numerosissime occasioni ormai da molti anni, ma è gravemente sbagliato e scorretto sfruttare l’attenzione che possono offrire certi eventi per portare avanti una protesta che nuoce all’immagine dell’intero territorio.
“Narrastorie” va avanti e offrirà spettacoli di livello nazionale di altissima qualità e intrattenimento per tutti, grandi e piccini. Sarà importante non solo per la comunità di Arcidosso ma per tutta l’Amiata. Di questo voglio ringraziare tutti coloro che direttamente e indirettamente stanno lavorando per l’organizzazione dell’evento e in particolare Simone Cristicchi che, oltre ad essere un grande e sensibilissimo artista, è un vero e sincero amico dell’Amiata. Simone è stato oggetto di squallidi attacchi personali da parte di alcuni esponenti dei comitati, pur non avendo percepito nessun compenso né l’anno scorso con il progetto su Davide Lazzaretti, che sta portando in scena in tantissimi teatri italiani facendo conoscere Lazzaretti e il Monte Labbro, né quest’anno come direttore artistico del festival.


Manifesto apparso in questi giorni ad Arcidosso:

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