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Sindaci e geotermia: sempre più sindaci si oppongono alla geotermia… Il pieno sostegno da parte della Rete Nazionale NOGESI

Lasciare soli i Sindaci a difendere il territorio e non ascoltare i cittadini ed i comitati non potrà che fare danni alla democrazia, in Toscana come nel Paese.

Entro il 31 agosto i comuni toscani individuati come “geotermici” dalla Regione Toscana dovranno definire, nell’ambito del proprio territorio, le “aree non idonee” per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica”.

“L’obiettivo delle ANI infatti non è quello di vincolare il territorio, bensì di introdurre elementi di semplificazione procedurale”, richiama l’assessore Fratoni, mostrando –ancora una volta- di aver per nulla compreso il punto di vista dei territori!

Ma sono sempre più i sindaci che hanno dubbi sulla compatibilità delle centrali geotermiche con il territorio da loro amministrato, con la salute dei cittadini, con l’economia esistente e/o che si vuole sviluppare e sul rischio di gettare alle ortiche tanto lavoro per promuovere i loro territori cercando e sviluppando una economia legata alle eccellenze e non all’industria inquinante e speculativa, che – secondo dati ormai inoppugnabili- porta solo miseria.
E per fare questo sono costretti ad attrezzarsi di santa pazienza, andarsi a studiare gli atti, approfondire la questione scientifica e tecnica sulla geotermia, contattare (e pagare) avvocati e tecnici, perdere ore e giornate con enti e amministrazioni, pagare dalle misere casse dei comuni tutto ciò!

La storia che non può un comune essere al 100% “non geotermico” è infatti una deviata interpretazione del D.M. 10.09.2010 previsto per le energie rinnovabili, ma la geotermia ha altre caratteristiche industriali che le “rinnovabili classiche” (per cui era stato emesso il citato DM) non hanno: secondo noi e molti sindaci è possibile dire che un comune è 100% non geotermico e farebbero bene i sindaci a dichiararsi “100% non idonei!”.
Infatti la geotermia ha con sé non solo problemi di “inserimento ambientale” (come prevede il citato DM) ma problematiche specifiche come sismicità e subsidenza, acqua, inquinanti (arsenico e mercurio in primis), la non rinviabile questione delle tecnologie, capacità tecnica ed economica di chi si propone per realizzare gli impianti, ecc.

Come del resto veniva indicato nella Risoluzione n. 140 approvata nella seduta del 1 febbraio 2017 del Consiglio Regionale in cui si dice espressamente che “nella individuazione delle aree non idonee deve essere tenuto conto delle implicazioni che l’attività geotermica comporta relativamente al bilancio idrologico complessivo, al rischio di inquinamento delle falde, alla induzione di sismicità”. E questo appunto non c’entra nulla con le previsioni del D.M. 10.09.2010.

Vedono “lungo” i consiglieri regionali PD Scaramelli e Bezzini che nella assemblea di Piancastagnaio del 29.05.2017 hanno chiesto che si arrivi ad una nuova legge organica sulla geotermia, in quanto hanno mostrato di rendersi conto che la questione geotermia ormai in Toscana ha assunto una dimensione “politica e quindi elettorale”, seguitare ad andare avanti –come se niente fosse- è solo miopia.

Una legge organica sulla geotermia che tenga conto della non effettiva necessità di ulteriore produzione elettrica da fonti geotermiche, delle caratteristiche turistiche e delle produzioni di qualità del territorio toscano, che apra un necessario dibattito in Consiglio regionale circa la non maturità delle attuali tecnologie geotermiche, ricordando che le competenze in materia risiedono ancora totalmente nelle Regioni sia per gli “impianti regionali” sia per quelli “pilota”, dopo il fallimento del governo Renzi sulla riforma costituzionale del 4 dicembre 2016, sonoramente bocciata dagli italiani.

L’intera partita che si sta giocando in Toscana sulla geotermia (tralasciando in questa sede gli impatti sanitari, l’eventuale interferenza con le falde potabili e il rischio sismico) ci dice che questi impianti sono “appetibili” solo finché ci saranno incentivi statali e che la limitata energia che producono, data l’attuale “crisi”, non è necessaria (dati Terna); ci dice inoltre che non porta posti di lavoro ai territori tranne l’iniziale insediamento del cantiere, ma, viceversa, posso arrecare gravi danni all’economia dei territori nei quali si insediano, compromettendo ambiente, paesaggio e la filiera dell’agroalimentare di eccellenza di cui la Toscana dovrebbe far tesoro e difendere.

Scatenano, in ogni luogo in cui esistono o sono previste centrali, conflitti con la popolazione, prova ne è la proliferazione di comitati e gruppi contro la geotermia, aumentando la distanza tra cittadini e politica che non può fare danni alla democrazia in questa Regione e nel Paese.
In una recente lettera, il sindaco di Casole ribadisce il valore della sentenza che lo ha visto assolto nella causa contro la Magma Energy. Piero Pii incassa il successo in tribunale contro la Magma Energy Italia srl e la porta all’attenzione delle istituzioni pubbliche: dalla Regione ai sindaci dei Comuni della Valdelsa. Il messaggio è chiaro: tutelare il territorio di propria competenza è possibile. Preservare il valore ambientale e la sicurezza dei cittadini è possibile. In una lettera recentemente inviata ai diversi rami della Regione interessati alla vicenda, oltre che ai sindaci dei Comuni interessati da eventuali ricerche geotermiche, Pii scrive: “si invia per opportuna conoscenza la sentenza emessa in data 13 luglio dal Tribunale di Siena in merito alla
denuncia presentata dal Sig. Stefano Boco, nella sua qualità di Presidente di Magma Energy Italia, nei confronti del sottoscritto. La sentenza introduce valutazioni di grande interesse in merito al ruolo primario e insostituibile che i Sindaci sono chiamati ad interpretare per garantire l’integrità e i valori ambientali e paesaggistici dei propri territori”.

Crediamo che ce ne sia abbastanza affinché la Regione scelga di “rivedere” la politica energetica e il rapporto con i suoi territori, evitando laceranti contrapposizioni con le popolazioni, ma anche con i suoi stessi amministratori. La Rete NoGESI si rende disponibile, come sempre, al confronto ed auspica che la Regione voglia cogliere l’occasione per riaprire – dopo la stagione feriale- un dialogo costruttivo.
Chiede inoltre alle forze politiche in Consiglio Regionale che- sulla materia- si fermino le procedure, si sospendano le delibere sulle ANI e si giunga ad una legge organica, attraverso una nuova moratoria, come anche chiesto dai consiglieri Scaramelli e Bezzini.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


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Il Tirreno 17/8/2017:

Geotermia. Incredulità e delusione per la sentenza del TAR toscano sulle emissioni di ammoniaca della centrale Bagnore 3

Enel ammette di non poter rispettare i limiti, due università lo certificano, ma il Tar Toscana non raccoglie. Faremo ricorso al Consiglio di Stato, affinché sia fatta giustizia.

 

 

 

 

Smentite dal Tar due strutture universitarie toscane, quelle di Siena e Firenze, che con autonome e diverse pubblicazioni ci davano ragione sulle superate e illegali tecnologie in uso nelle centrali geotermoelettriche Enel in Amiata.

Incredibilmente non considerata la “ammissione” della stessa Enel, la lettera scritta nel 2011 alla Regione Toscana nientemeno che dall’Amministratore Delegato di Enel Green Power, ing. Montemaggi, il quale, dopo la fissazione da parte della Regione dei nuovi limiti di legge per le emissioni di Ammoniaca, richiesti dalla Comunità Europea, afferma che l’Enel, con le tecnologie scelte ed adottate in Amiata, non riesce a rispettare quei limiti ed esplicitamente proponeva un diverso limite più permissivo.

Ma la Comunità Europea, nel sollecitare limiti più restrittivi per le emissioni di Ammoniaca, ha giustificato tale scelta sulla base delle stime dei notevolissimi costi sanitari che producono tali emissioni, le quali percorrendo centinia di Km e andando a formare le famigerate PM2,5 e Pm10, sono causa di patologie molto serie. Pertanto quella lettera e quelle richieste, così in disprezzo della salute pubblica, non potevano e non sono state accolte dalla Regione Toscana.

La recente sentenza del Tar Toscano riesce quindi a disconoscere quanto la stessa Enel ha documentato: sarebbe davvero buffo se non fosse in gioco la salute pubblica, per questo dovremo continuare la battaglia anche proponendo ricorso al Consiglio di Stato.

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La notizia della sentenza su La Nazione del 20 luglio 2017

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Enel soddisfatta, sempre su Il Cittadino online

La Nazione 22 luglio 2017

Non piove, governo ladro! Cosa succede all’acquifero amiatino?

Non ci sembra che il più grande serbatoio di acqua potabile del centro Italia goda di buona salute, la politica dovrebbe risponderne anzichè tranquillizzare. Nel caso gli venissero dei dubbi, agiscano in autotutela secondo anche il principio di precauzione e fermino le centrali

[PER QUANTO RIGUARDA LA SITUAZIONE NELL’AREA GEOTERMICA TRADIZIONALE (Larderello/Pomarance) SEGNALIAMO L’INTERESSANTE DOCUMENTO DEL COMITATO DIFENSORI DELLA TOSCANA pubblicato il 478717]

 

Dopo le denunce sugli sforamenti di arsenico e successive repliche, è di questi giorni l’allarme sulla siccità e sull’attenzione da prestare all’approvvigionamento idrico.

Riferendoci al piezometro di Poggio Trauzzolo, in effetti, quest’anno, dal 6 luglio, abbiamo superato la quota 307, record negativo raggiunto solo il 30/10/2012 (e fino all’8/4/2013); allora si chiamò in causa la mancanza di precipitazioni degli ultimi anni, ma lo studio Mobidic, commissionato dalla Regione, smentì tali affermazioni e alla nostra denuncia non ci furono repliche…

Oggi l’Acquedotto del Fiora, col comunicato del 12 luglio scorso, lancia la “massima attenzione alla gestione della risorsa ma al momento nessun allarme”. Sacrosanto l’invito ad una gestione oculata della risorsa evitando gli sprechi e gli usi non domestici, anche se magari una altrettanto rigorosa politica sulle manutenzioni e il recupero delle perdite della rete e verifica dell’uso della risorsa da parte dell’utenza, forse aiuterebbe.

Dice il comunicato: “Si registra però un calo delle portate delle sorgenti, nell’ordine del 10-15%, dovuto all’assenza di nevicate invernali negli ultimi tre anni. Sono tenuti sotto stretta osservazione da parte del gestore i pozzi che integrano l’approvvigionamento di acqua proveniente dal Monte Amiata, i quali risentono in maniera immediata della mancanza di piogge e che in alcuni casi presentano riduzioni anche del 50%.”

Sembrerebbe quindi che anche questa volta si suggerisca che il calo delle sorgenti sia del tutto “naturale” legato alle precipitazioni.

Ma -sempre con riferimento al piezometro David Lazzaretti di Poggio Trauzzolo- siamo andati a verificare l’andamento delle precipitazioni in relazione al livello dell’acquifero, desunte dalle rilevazioni giornaliere del SIR (Settore Idrogeologico Regionale) Toscana.

Riportiamo la tabella che raccoglie i dati annuali che ci mostra che, in effetti, le annate con più precipitazioni causerebbero, a distanza di un anno, una risalita del livello dell’acquifero, ma –oltre all’anomalia che denunciammo per il 2012-2013, questo trend di nuovo non viene rispettato con le precipitazioni mediamente abbondanti del 2016 (circa 1400 mm, molto più di quanto rilevato nel citato studio Mobidic dal 1990 al 2007) che avrebbe dovuto causare quest’anno una risalita che, a tutt’oggi, non si rileva; anzi, pare che il trend sia in ulteriore discesa.

Dati SIR Toscana, clicca per ingrandire

Una ulteriore anomalia si può notare nell’andamento per gli anni 2014-2015 che seguono due anni di precipitazioni particolarmente abbondanti, il 2013 con circa 1700 mm e il 2014 con circa 1800 mm; la crescita, che pur si rileva, ha una strana discesa dal settembre 2014 con forti oscillazioni giornaliere che si interromperà nella primavera del 2015 quando riprenderà la presumibile continua risalita. C’è da notare la strana coincidenza con l’avvio della centrale di Bagnore 4 e lo “stranissimo” episodio dell’impazzimento del piezometro che avevamo puntualmente denunciato e di cui il prof.Borgia diede una lettura ben diversa della semplice rottura del rilevatore e che invitiamo a rileggere.Il sospetto che le cause delle anomalie del livello dell’acquifero non siano tutte così “naturali” lo abbiamo sempre espresso, ma ancora una volta chiamiamo in causa chi ne sa di certo più di noi e potrebbe dare risposte convincenti. A meno che, come nel 2012, ritengano di non dovere (o poter) dare risposte ai cittadini.


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Aggiornamento 19 luglio 2017

Il consigliere di Arcidosso Corrado Lazzeroni (Insieme per Arcidosso) presenta interrogazione sulla questione acqua e arsenico:

 

Questione ripresa su Il Tirreno il 25 luglio 2017

AMIATA, ACQUA E ARSENICO. CI FANNO O CI SONO?

Se i responsabili della salute e dell’acqua non sanno è grave e se sanno e non dicono è gravissimo. Smentiscano con i documenti o si dimettano.

 

 

 

Troppa grazia! Dobbiamo aver toccato un nervo scoperto se dopo il nostro comunicato dell’8 luglio scorso e il successivo di Acqua Bene Comune di Grosseto, a stretto giro di posta arrivano le repliche del sindaco di Arcidosso Jacopo Marini in un comunicato del comune (che riportiamo in fondo) e del presidente dell’Acquedotto del Fiora Emilio Landi sulla stampa.

Chiediamo quindi indulgenza a chi vorrà leggerci, ma è nostro costume replicare argomentando.

Alle nostre denunce sul trend in aumento delle concentrazioni di arsenico nell’acqua e la strana vicenda dei depuratori casalinghi sponsorizzati dal comune e dal Cosvig (con i soldi dell’Enel), le risposte sembrano quelle che si possono ascoltare in un qualsiasi bar a tarda ora, anziché da soggetti che conoscono, o dovrebbero conoscere, le leggi e la documentazione ufficiale relativa alla questione arsenico nelle acque dell’Amiata.

Surreali le motivazioni del sindaco di Arcidosso Marini sulla delibera: “Il comune di Arcidosso ha voluto finanziare un bando che incentiva l’acquisto di depuratori domestici non perché l’acqua non è buona o, peggio, non potabile, ma perché vogliamo renderla ancora migliore.” Quindi l’acqua non solo è potabile, ma è anche buona, quindi tutto a posto? Invece no, incentiviamo i privati ad acquistare dei depuratori: come dire ad uno “sei vivo e sei anche in buona salute, allora dovresti farti una bella flebo…”. Affermazione “mistica”, forse con un pensiero a Gesù alle nozze di Cana che la trasformò in vino?

Poi non si capisce con chi ce l’ha dicendo che destituita di ogni fondamento è poi l’affermazione che l’amministrazione comunale avrebbe deciso di acquistare un depuratore dalla Sidea King’s Water.” Veramente lo afferma un titolo e articolo del Tirrenoche presumibilmente avrà i suoi riscontri, certo non noi che la delibera l’abbiamo letta.

Il collegamento poi tra Cosvig, che finanzia il progetto, e l’inquinamento della falda idrica a causa dell’attività geotermica è una incomprensibile iperbole…” Incomprensibile? Veramente finanziare l’acquisto di depuratori dell’acqua in Amiata non è proprio come sponsorizzare una sagra o dare borse di studio, tanto più se si insiste sulla potabilità e bontà dell’acqua, su cui diremo appresso.

Si lancia poi sulle spiegazioni scientifiche per confutare “affermazioni… sull’aumento della concentrazione di arsenico e dell’abbassamento della falda, (che) non tengono assolutamente conto del fatto che c’è una crisi idrica che riguarda tutto il territorio nazionale e regionale. Non dovrebbe sfuggire a chi si occupa di ambiente e di sostenibilità ambientale che per gli effetti dei cambiamenti climatici non nevica e non piove più in modo da ricaricare costantemente il bacino idrico… enon è, evidentissimamente, un problema solo amiatino. E’ probabile invece che le più alte concentrazioni di arsenico alla sorgente derivino da questo abbassamento della falda degli ultimi anni che… sull’Amiata incide maggiormente visto la presenza maggiore ed endemica di arsenico nel sottosuolo.”

Tutto normale e naturale? Vedremo che non è vero.

Poi anche noi ci auguriamo, come Marini, che “l’acqua che esce dai fontanelli pubblici e dai rubinetti delle case è buona e i parametri sono tutti entro i limiti di legge”, ma le rilevazioni dell’Arpat, misurate alle sorgenti ci dicono che non sempre sono rispettati i limiti di legge e comunque i livelli di arsenico sono quasi tutti tra 5 e 10 μg/L e quindi tanto buona l’acqua non può essere come afferma il sindaco.

Sorvoliamo sulle asserite polemiche basate sul nulla che ottengono il solo risultato di sfregiare l’immagine di un territorio straordinario, ricco di cose belle e buone” che è il solito refrain di accuse ai comitati di danneggiare l’immagine del territorio, non come l’Enel e il Cosvig che ci garantiscono buona aria, acqua, paesaggio e tante sponsorizzazioni…

Rispondendo alle nostre accuse di non informare i cittadini degli sforamenti dei limiti dell’arsenico, il presidente dell’Acquedotto del Fiora Emilio Landi dice che loro intendono “avvisare i cittadini sull’aumento dell’arsenico quando questo inquinante è sopra i limiti e oggi è dentro i parametri. Quando abbiamo ripetuto le analisi i valori erano rientrati. Oggi ci interroghiamo sicuramente sui motivi per cui questo inquinante può essere presente e sicuramente saranno messe in campo azioni concrete, ma al momento la situazione è all’interno dei parametri di legge.”

E dice poi che il calo dell’acqua presupponga (forse “provochi”, “causi”? ndr) l’aumento della percentuale degli inquinanti è vero, meno evidenti sono le cause. Su questo stiamo lavorando. Acquedotto in un anno compie circa 8mila analisi e controlli”.

Il 19 maggio aveva già detto, a proposito dei continui sforamenti dell’Ente, che la questione dell’arsenico nell’acqua amiatina è problema legato alla composizione del terreno e la sorgente di cui si tratta è quella dell’Ente. È un dato storico la presenza dell’arsenico anche prima delle centrali. Dal canto nostro abbiamo già impiantato abbattitori di arsenico che funzionano parzialmente e per stare dentro i limiti misceliamo l’acqua dell’Ente con quella delle Albure. Come acquedotto, con i nostri monitoraggi continui e non episodici, abbiamo verificato che a seconda della quantità di acqua che esce dalle sorgenti, di più se alimentata da pioggia e neve, di meno in caso di siccità, vi può essere un leggero cambiamento della quantità di arsenico. Ma è pochissima cosa. Altro dato: se le sorgenti sono più basse contengono più arsenico. Meno quelle più alte. La sua presenza, dovuta, come detto, alla composizione del terreno, fa sì che si abbia arsenico minimo, che non arriva nemmeno a 3 nelle sorgenti di Monte Labro e dei Poggi, dove il terreno è diverso da quello dell’Amiata… …non ci sono interferenze tra le perforazioni geotermiche e la falda acquifera e la causa non sta certo in quella che si definisce risalita. I fori geotermici arrivano a 3500 metri di profondità mentre le sorgenti si trovano a una profondità di 500 metri circa. Si continua sulla falsariga di un allarmismo che è fuori luogo, perché qui le cause sono solo naturali.”

Le tranquillizzanti affermazioni di Landi hanno per noi, e dovrebbero averlo per i cittadini, l’effetto opposto perché sono in contrasto e in contraddizione -non con le nostre opinioni, che ci starebbe pure– ma con documenti ufficiali dell’Arpat, dell’Enel e, addirittura, dello stesso Acquedotto del Fiora!

Un breve excursus di citazioni, rinviando a maggiori approfondimenti che noi faremo con i nostri poveri mezzi, ma che meglio dovrebbero fare le persone preposte a incarichi pubblici:

Arpat, 20 Febbraio 2006 “Sorgenti Monte Amiata – Santa Fiora (Galleria Bassa e Galleria Alta), Arcidosso (Ente) – Monitoraggio 1999-2006” (scarica Allegato – 1,3Mb), sull’arsenico dice che c’è un incremento dei valori in misura significativa e (la Galleria Alta) fino al 2001 presentava un valore medio di 3.8 μg/l e successivamente si è attestata intorno a 9,2 μg/l. All’Ente si registra nel 1999 un valore di 1.1 μg/l, mentre i dati successivi a partire dal 2002 si localizzano attorno a circa 12 μg/l. (si noti che il periodo di primo incremento della concentrazione di Arsenico nell’acqua corrisponde all’apertura della Centrale Geotermica Bagnore 3).

 

Acquedotto del Fiora, “Richiesta di deroga dei valori di parametro per le acque destinate al consumo umano”, fine 2003 (scarica Allegato – 8Mb):
“Altresì, ci preme sottolineare che importantissime fonti di approvvigionamento (quali la Galleria Grande, portata di 550 litri al secondo e la Galleria Bassa, portata 120 litri al secondo, entrambe nel Comune di Santa Fiora – GR) che, da sole, provvedono a coprire circa il 90% del fabbisogno idrico dell’intera Provincia di Grosseto nel corso del periodo invernale, e oltre il 50% nel corso del periodo estivo,
presentano tenori di Arsenico prossimi ai nuovi limiti di legge (9,7 μg/l). Peraltro, tali valori sono stati raggiunti a seguito di un progressivo aumento delle concentrazioni, particolarmente evidente negli ultimi anni, tale da provocare timori di superamento della nuova CMA in tempi prossimi. Se questo trend fosse confermato non sarebbe più possibile garantire il rispetto del valore di 10 μg/l in distribuzione per buona parte della provincia di Grosseto e per il Comune di Montalto di Castro (Regione Lazio)”.

Per quanto riguarda le cause, lo stesso documento dice:
La presenza di arsenico nella risorsa idrica distribuita alle utenze potabili dell’ATO 6 in misura superiore al limite previsto dal decreto può essere essenzialmente ricondotta a tre diversi fenomeni, arealmente distinti (tra cui):
…contaminazione di parte di fluidi idrotermali legati alle dinamiche endogene presenti in questa parte della Toscana…
…fenomeno è essenzialmente localizzato in corrispondenza dell’Amiata, sul cui margine meridionale è presente una importante attività geotermica, intensamente sfruttata da molti anni. Il modello idrogeologico dell’area mostra che l’acquifero dal quale scaturiscono le sorgenti utilizzate a scopo potabile sovrasta il reservoir geotermico mediante l’interposizione di unità idrogeologiche impermeabili. I due sistemi, tuttavia, possono essere in comunicazione idraulica tramite i camini di risalita del magma che ha portato alla formazione dell’apparato vulcanico amiatino”
.

“…Attualmente il tenore in As è inferiore al futuro limite, ma con un differenziale al primo decimale e con un trend in continuo aumento…”

Inoltre, in alcune sorgenti ubicate sul Monte Amiata sono stati osservati nel corso degli ultimi anni, preoccupanti progressivi aumenti nel contenuto di arsenico fino a valori molto prossimi a 10 µg/l…”

Sempre Acquedotto del Fiora nelle “OSSERVAZIONI AL PROGETTO PER LA COSTRUZIONE DELLA CENTRALE GEOTERMOELETTRICA BAGNORE 4” (scarica Allegato – 6,4Mb) dice:
“…Il progetto sottoposto a V.I.A., infatti,
costituisce un elemento di viva preoccupazione per le eventuali interferenze, anche nel lungo termine, con le caratteristiche qualitative della risorsa idrica effluente dalle sorgenti di Santa Fiora che permettono l’approvvigionamento idropotabile della Provincia di Grosseto; in particolare, tale preoccupazione riguarda il tenore in arsenico della risorsa che ha mostrato un sensibile aumento negli ultimi anni”.

E poi ancora: …Considerato che la centrale in progetto si colloca nelle immediate vicinanze delle sorgenti di Santa Fiora, utilizzate ad uso idropotabile per l’intera maremma toscana e parte di quella laziale, e che l’intero progetto prevede la riattivazione di un pozzo geotermico attestato nelle vulcaniti, che costituiscono l’acquifero di tali sorgenti, si ritiene necessario rappresentare la viva preoccupazione per le possibili interazioni tra sfruttamento dei vapori geotermici e la risorsa idrica.
Tale preoccupazione nasce innanzitutto dall’aumento tendenziale del tenore in Arsenico nella risorsa affluente dalle sorgenti di Santa Fio
ra
Come è noto, l’Arsenico è uno degli elementi che caratterizzano i fluidi geotermici dell’intera area e di quelle limitrofe (campo geotermico di Larderello)…”.
Sul fatto che gli alti tenori di arsenico non possano essere naturali, dice: “D’altra parte secondo le conoscenze attualmente in nostro possesso, non ci sono elementi che indicano inequivocabilmente una derivazione dell’arsenico dalle interazioni acqua – roccia costituente l’acquifero.
Viceversa,
l’analisi chimica condotta su un campione di roccia vulcanica prelevato all’interno di una galleria drenante indica un contenuto in arsenico piuttosto basso che difficilmente riesce a giustificare i contenuti rilevati nella risorsa…”.
Al contrario “...considerato che: …nei boschi del cono vulcanico è stata accertata una concentrazione di arsenico e boro nei muschi (Hypnea cupressiforme) maggiore della zona di Bagnore rispetto a quelle limitrofe di Santa Fiora e Bagnolo;
…si potrebbe ipotizzare una relazione tra vapori geotermici che dall’atmosfera ricadono sul suolo e presenza, in aumento nel tempo, di arsenico nella risorsa idrica, nella quale potrebbe essere veicolata dalla ricarica meteorica…
Pertanto, appare
assolutamente indispensabile che vengano condotte ricerche specifiche sulle possibili interferenze tra sfruttamento dell’energia geotermica e risorsa idrica”.

QUINDI LO STESSO ACQUEDOTTO DEL FIORA DICE CHE L’AUMENTO DELL’ARSENICO NON PUÒ VENIRE DAL DILAVAMENTO DELLE ROCCE E INDICA NELLE RICADUTE DALLE CENTRALI PROPRIO UNA DELLE POSSIBILI CAUSE

Per il Mercurio si è visto che l’entrata in funzione della centrale Bagnore 3 ha, secondo Loppi (2001), fatto raddoppiare il contenuto di mercurio nei licheni vicini alla centrale. E anche in questo caso certo il dilavamento delle rocce non può essere chiamato come responsabile.
Se uno poi volesse calcolare quanta roccia dovrebbe essere dilavata per fornire alle sorgenti del Fiora l’arsenico che attualmente contengono bisognerebbe estrarre completamente l’Arsenico da un volume di vulcaniti, con lo stesso tenore di arsenico indicato dall’acquedotto del Fiora, pari a circa 100 volte il volume dell’Amiata!

L’Enel, nello Studio di Impatto Ambientale della Centrale Bagnore 4 indica dove siano le aree di maggior ricaduta dell’Arsenico e Boro emessi dalle centrali geotermiche Bagnore 3 e Bagnore 4: proprio una delle aree di principali ricadute corrisponde alla zona di ricarica dell’acquifero che alimenta le sorgenti dell’Amiata, tra cui quelle dell’Acquedotto del Fiora. Tale aree di ricadute si estendono anche ben oltre il confine delle mappe presentate da ENEL e mostrano come con la nuova centrale Bagnore 4 le concentrazioni di massima ricaduta annua di arsenico aumentano da 2 a 7 volte!
Non solo; le misure della qualità dell’aria realizzate dalla stessa Enel in punti di controllo indicano che i valori di concentrazione d’inquinanti misurati siano effettivamente da 20 a 80 volte maggiori dei valori indicati dai modelli Enel! Cioè le ricadute al suolo dalle Centrali Geotermiche potrebbero essere anche 80 volte maggiori di quanto indicato nella modellistica!
È Enel stessa ad affermare come il suo modello sottostimi pesantemente i valori misurati!
Peraltro il modello Enel rappresenta le ricadute con gli abbattitori AMIS in funzione, mentre nella realtà spesso non funzionano.
Comunque ricordiamo che queste medie sono effettuate su di 1 ora e non su 30 minuti, come indicato dall’OMS, e quindi i superamenti potrebbero essere ancora più elevati.
Possiamo aggiungere che l’arsenico ed il mercurio, sostanze con altissimo grado di tossicità, deposti al suolo vengono assorbiti anche dai vegetali, e pertanto è possibile ritrovarlo nei funghi e nelle colture orticole tradizionali dell’Amiata.

In merito alle avventate affermazioni di chi sostiene che le concentrazioni di arsenico nelle acque siano da sempre elevate per la “natura vulcanica” del sottosuolo, citiamo il volume di O. Conio e R. Porro “L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano”, edito da F. Angeli nel 2004. (scarica Allegato – 1,4 Mb)
Alle pag. 87 e 88, Tab. 4.8 – Concentrazioni di arsenico nelle fonti di approvvigionamento d’acqua potabile in Toscana, e Tab. 4.9 – Concentrazioni di arsenico nelle reti di distribuzione di acqua potabile in Toscana, vengono riportate per le varie province, la fonte (sorgente o pozzo) e i valori minimi e massimi delle concentrazioni in μg./l. (i dati sono estratti da: Montelli et al. (2002): Presenza di arsenico nelle acque di acquedotto e nelle fonti di approvvigionamento idrico in Toscana. Atti del III Convegno Nazionale sulla protezione e gestione delle acque sotterranee per il III millennio. Parma, 13 – 15 Ottobre 1999. Quaderni di geologia applicata, vol. 2, pp. 271-281).
Come si può leggere, i valori riportati si riferiscono alla fine degli anni ’90 e confermano quanto risulta anche dalle analisi effettuate dall’Ufficio Prevenzione di Arcidosso (Gr) relative al periodo 1999-2006: in Provincia di Grosseto e quindi nel versante grossetano dell’Amiata, i valori delle concentrazioni di arsenico erano effettivamente modesti sia nelle fonti di approvvigionamento di acqua potabile che nelle reti di distribuzione, al massimo raggiungevano i 4 e i 5 µg./l.

Si veda anche la Lettera dell’ASL 9 grossetana di Arcidosso – Dipartimento della Prevenzione del 24.04.2007, (scarica Allegato – 4,1Mb) indirizzata al Comitato per la salvaguardia dell’Ambiente Amiata Ovest al quale vengono rimessi i dati analitici dei risultati dei prelievi sulle acque potabili, relativi al parametro “arsenico” per i Comuni di Castel del Piano, Arcidosso e Santa Fiora. Dai grafici che sono stati allegati, si può osservare che prima del 1999, in ben quattro importanti sorgenti del grossetano la presenza di arsenico era molto modesta, risultando infatti compresa fra 1,5 e 4 μg./l., quindi notevolmente al di sotto della soglia di legge di 10; già si rileva, però, una costante crescita che raggiunge valori fra 12 e 15 μg./l.

In merito alla connessione tra l’acquifero superficiale (idropotabile) ed il bacino geotermico, verificato dallo studio EDRA (scarica Allegato – 5,2 Mb zip) su incarico della Regione nel 2006, si riporta anche il Verbale del Gruppo di Lavoro per il Bilancio idrico dell’acquifero dell’Amiata del 16.12.2010- Contributo istruttorio sulle integrazioni di ENEL, relativamente alla tutela della falda strategica del M. Amiata- (Procedura di VIA Progetto di riassetto area geotermica Piancastagnaio) (scarica Allegato – 7,4Mb), laddove, prima delle conclusioni, a pag.6, viene segnalato che nelle maggiore captazione acquedottistica dell’Amiata, le sorgenti del Fiora (portata: 650 l/s), questo inquinante ha superato il valore limite: “ … Si segnala inoltre che il monitoraggio in corso da parte di ARPAT relativo alla presenza di arsenico nelle sorgenti, sembra indicare un recente incremento di questo elemento. Lo studio 7 in bibliografia (Progetto MAC GEO, n.d.r.) riporta una concentrazione di arsenico nella principale captazione acquedottistica dell’Amiata (Santa Fiora) di 10,70 microgrammi/litro. Ciò potrebbe essere interpretato anche come una risalita di fluidi profondi nella falda superficiale.”

Chiediamo ai diretti interessati di smentirci e di dire ai cittadini, dati alla mano, la verità sullo stato dell’acqua, della sua qualità e delle prospettive. Altrimenti si dimettano.

 


Comunicato del Sindaco del Comune di Arcidosso dell’11 luglio 2017:

Dimettiamoci dalle polemiche basate sul nulla

Abbiamo avuto modo di evidenziare più volte, prove alla mano, che l’acqua che esce dai rubinetti è buona. Tutti i parametri rientrano nei limiti di legge, e i controlli sono frequenti e rigorosi. Altre interpretazioni della realtà, quali quelle che abbiamo potuto leggere da parte di alcuni comitati, non sono possibili se non a patto di stravolgerla a fini di polemiche del tutto strumentali.
Il comune di Arcidosso ha voluto finanziare un bando che incentiva l’acquisto di depuratori domestici non perché l’acqua non è buona o, peggio, non potabile, ma perché vogliamo renderla ancora migliore. Si tratta di una scelta amministrativa, fra le tante, a cui non eravamo assolutamente obbligati, così come quando abbiamo finanziato bandi per le ristrutturazioni degli edifici privati o per l’apertura di nuove attività produttive nei centri storici.
Destituita di ogni fondamento è poi l’affermazione che l’amministrazione comunale avrebbe deciso di acquistare un depuratore dalla Sidea King’s Water. Con la delibera citata del 16 giugno non abbiamo acquistato nulla, ma abbiamo dato mandato a Cosvig di emanare un bando pubblico per incentivare l’acquisto di questi depuratori nel libero mercato.
Mi risulta che anche sulle reti televisive nazionali ci siano pubblicità di società che vendono questi prodotti e non crediamo che la pubblicità sia rivolta esclusivamente al pubblico amiatino. Ovviamente nessuno ha gridato all’emergenza sanitaria, in nessun territorio coinvolto da tale pubblicità. In Italia, benché l’acqua pubblica sia molto migliore da un punto di vista organolettico di quella delle bottiglie di plastica, tanti consumatori bevono acqua in bottiglia, che costa molto di più ed ha un significativo impatto ambientale, sia in termini di produzione di rifiuti che di emissioni. Crediamo quindi che con questa misura si possa incentivare maggiormente il consumo di acqua pubblica per fini alimentari.
Il collegamento poi tra Cosvig, che finanzia il progetto, e l’inquinamento della falda idrica a causa dell’attività geotermica è una incomprensibile iperbole. Cosvig finanzia questo progetto come tanti altri ha finanziato e tanti altri ancora finanzierà. L’elenco è lungo e non staremo qui a ripeterlo.
Altre affermazioni, tra le quali quella sull’aumento della concentrazione di arsenico e dell’abbassamento della falda, non tengono assolutamente conto del fatto che c’è una crisi idrica che riguarda tutto il territorio nazionale e regionale. Non dovrebbe sfuggire a chi si occupa di ambiente e di sostenibilità ambientale che per gli effetti dei cambiamenti climatici non nevica e non piove più in modo da ricaricare costantemente il bacino idrico. E’ in ragione di ciò che molti sindaci hanno emanato ordinanze ad hoc, per limitare l’uso di acqua potabile. Anche sindaci che non hanno sul proprio territorio la geotermia. Non è, evidentissimamente, un problema solo amiatino. E’ probabile invece che le più alte concentrazioni di arsenico alla sorgente derivino da questo abbassamento della falda degli ultimi anni che, ripetiamo, è generalizzato, ma che sull’Amiata incide maggiormente visto la presenza maggiore ed endemica di arsenico nel sottosuolo. Ma, ripetiamo: l’acqua che esce dai fontanelli pubblici e dai rubinetti delle case è buona e i parametri sono tutti entro i limiti di legge.
Insomma, anche noi siamo convinti che bisognerebbe dimettersi tutti. Dimettersi dalle polemiche basate sul nulla che ottengono il solo risultato di sfregiare l’immagine di un territorio straordinario, ricco di cose belle e buone. Così inoltre avremmo tutti più tempo da dedicare al bene comune.
Jacopo Marini


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AMIATA: ARSENICO IN AUMENTO NELL’ACQUA, TUTTO TACE. O FORSE NO?

Se non sono capaci di garantire a tutti acqua e salute si dimettano, anziché finanziare con i soldi della geotermia i privati per istallare depuratori casalinghi

 

 

 

E’ record storico negativo per l’arsenico nelle sorgenti amiatine!
Il 4 aprile scorso Arpat rileva lo sforamento dei limiti di legge delle sorgenti Galleria Alta e Galleria Bassa di S.Fiora e della sorgente Ente di Arcidosso, 11 μg/L le prime due e 14 μg/L la terza, a cui non ci risulta siano seguiti provvedimenti né, tanto meno, informazione alla popolazione.

Come denunciamo da anni, in corrispondenza della realizzazione delle centrali di Bagnore e di Piancastagnaio c’è stato un progressivo aumento della concentrazione di arsenico nell’acqua del monte Amiata e una costante diminuzione della falda potabile; il prof.Borgia valutava, già anni fa, la perdita di una quantità d’acqua come il lago di Bolsena che basterebbe a dissetare la popolazione mondiale per un mese e il calo continuo della falda di un metro al mese in media.

Il caso della sorgente Galleria Alta, che è la più importante del monte Amiata, è la prova delle nostre denunce: dai dati pubblicati dalla locale USL e Acquedotto del Fiora, infatti, si rileva che da una concentrazione di 4 μg/L (microgrammi/litro) del 1999 si arriva al 4 aprile scorso al raggiungimento di 11 μg/L (vedi tabella), valore ormai fuorilegge oltre il limite di 10 μg/L.

Altra storia, non meno preoccupante, quella della sorgente Ente di Arcidosso che negli ultimi hanni ha spesso superato il limite di legge dei 10 μg/L, ma mai aveva raggiunto la concentrazione di 14 μg/L, indicando quindi un trend generalizzato di aumento della concentrazione di arsenico.

Ci si sarebbe aspettato che una qualche autorità, a cominciare dai sindaci che sono responsabili per legge della salute dei cittadini, alla Regione e Arpat/Ars, all’Acquedotto del Fiora, avessero avvisato la popolazione e rassicurato che il superamento del limite di legge fosse sotto controllo e che ai rubinetti delle famiglie comunque fosse garantita, se non la decantata acqua “pura” dell’Amiata, almeno acqua nei limiti di legge, tenuto anche conto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda valori anche inferiori agli attuali limiti di legge, come anche i medici dell’ISDE, e sconsigliano l’uso potabile per bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie quando le concentrazioni superino i 5μg/L. (per approfondire, LEGGI QUI)
Invece, passati oltre tre mesi, non ci risulta -e ci farebbe piacere essere smentiti- nessuna comunicazione in merito, se non l’allarme lanciato il 20 giugno dai cittadini attraverso il sito www.rifondazionesantafiora.it.

Tutto tace?

Emilio Landi, presidente Acquedotto del Fiora, all’incontro sui depuratori il 17/6/17. foto da facebook

No, perchè pochi giorni fa è avvenuta l’approvazione della Delibera di Giunta n.77 del comune di Arcidosso con la quale si concedono ai singoli cittadini fino a 250 euro per l’acquisto di impianti domestici di depurazione, in coincidenza sospetta con un incontro a Castel del Piano dove è stato presentato da una ditta privata un sistema di uso domestico per filtrare l’acqua alla presenza di molti amministratori locali, compreso il presidente dell’Acquedotto del Fiora ed ex sindaco di Arcidosso, Emilio Landi.

 

Locandina dell’incontro del 17/6/17. foto da facebook

Peraltro il finanziamento dei depuratori privati verrà fatto con i soldi del Cosvig (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche), quindi con i finanziamenti i che dall’Enel transitano attraverso gli Enti locali.
Questa Delibera indirettamente conferma la relazione tra geotermia ed inquinamento crescente delle falde idriche e che l’amministrazione di Arcidosso considera l’acqua non un diritto, ma una merce.  

 

E’ evidente che ormai anche le amministrazioni e il gestore hanno preso atto del denunciato depauperamento del bacino potabile dell’Amiata e di fronte all’incapacità dei soggetti preposti alla tutela dell’acqua e della salute, ci si aspetta immediati provvedimenti per impedire a monte la distruzione e l’avvelenamento delle sorgenti, oppure scuse pubbliche e dimissioni.

Sos Geotermia aderente alla Rete nazionale NoGESI


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Oggi,10 luglio, sul tema interviene anche Acqua Bene Comune Grosseto; leggi il comunicato su:

Il Cittadino online

La Geotermia non Produce Posti di Lavoro, Anzi

Ripubblichiamo un interessante intervento sulla relazione geotermia/occupazione, cavallo di battaglia dell’enel, dei nuovi venditori di pentole geotermiche e di alcuni amministratori -soprattutto dell’area geotermica tradizionale toscana- che smonta i luoghi comuni e la propaganda fin qui utilizzata.

L’articolo, del comitato CasoleNostra, che si sta battendo contro il progetto di centrale Montecastelli, è stato pubblicato originariamente il 24 giugno 2017 qui.

 

Con ogni probabilità, nei prossimi mesi saremo costretti ad assistere all’inizio dei lavori per la costruzione di una centrale geotermica a poca distanza dal borgo di Montecastelli, un borgo rimasto paesaggisticamente integro per millenni.
La società geotermica Magma, agendo contro la volontà dei cittadini e, quel che è peggio, venendo meno alla parola data, ha richiesto alla Regione Toscana le autorizzazioni per procedere con la realizzazione dell’impianto industriale.

Ora quella società, che, incidentalmente, è diretta da un ex senatore dei verdi che i cittadini ancora non si perdonano di aver votato, deve presentare alla Regione un piano di investimenti.

In questi ultimi anni hanno provato in molti, a partire dal Partito Democratico, a convincere la popolazione dei vantaggi economici di questi impianti. Invano.

Hanno detto che le coltivazioni di basilico riscaldate con le geotermia costituiscono un vantaggio economico, prima di rendersi conto che il fatturato di quell’attività non può competere con quello molto più consistente dell’economia del turismo.

Si è passati poi a una strategia un po’ più dadaista affermando che la geotermia avrebbe fatto risparmiare sui costi di essiccazione dello stoccafisso senza rendersi conto che a Montecastelli il mare non c’è, per il momento, e che nessuno essicca stoccafissi in questa zona.

Come ultima possibilità hanno provato con la leva della paura. I dirigenti del PD, per esempio, dicevano nelle pubbliche assemblee: “… volete restare ancora con la candela?” evocando lo spettro dell’austerity e sottovalutando nello stesso tempo il quoziente intellettivo dei propri elettori.

Ma basta aprire un qualsiasi giornale o anche solo la rubrica “Qui Paperino Quack” su un vecchio numero di Topolino, per scoprire che ENEL gronda energia, che tutti producono energia e che il rischio della candela è solo un moderno espediente “educativo” del tipo “mangia la minestra, altrimenti muori e vai all’inferno”.

Tuttavia il magma di sciocchezze nel quale si è cercato di impantanare coloro che avrebbero subito i danni della geotermia a qualcosa servito. È servito a eludere la questione principale: la geotermia fa male all’economia.

Apriamo il New York Times del 25 aprile 2017 e diamo uno sguardo alla figura:

Fonte: New York Times, 24 aprile 2017

Negli U.S.A. i posti di lavoro del 2016 nel settore energetico erano 1,600,000, così ripartiti:
398,235 GAS NATURALE
515,518 PETROLIO
160,119 CARBONE
questo per quanto riguarda le produzioni fossili. Invece nel campo delle rinnovabili:
383,807 SOLARE
130,677 BIOMASSE
101,738 EOLICO
76,771 NUCLEARE
65,554 IDROELETTRICO

E la geotermia? La geotermia è un rettangolino piccolo piccolo in basso a destra al quale non è associato alcun numero. Troppo piccolo.
Ma il numero c’è, e lo troviamo nel Report del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. A pagina 29 del report del 2017 leggiamo che negli Stati Uniti nel 2017 hanno trovato lavoro nel settore geotermico solo 5,768 persone.
Negli Stati Uniti, che sono molto più grandi di Montecastelli.

La ragione è semplice. Dopo i pochi mesi iniziali in cui vengono impiegati pochi operai per l’edilizia degli impianti e per le trivellazioni, un impianto geotermico funziona da solo. I processi sono automatizzati, il controllo è remoto, il numero di persone necessarie per far funzionare l’impianto è ridicolmente piccolo.

In compenso la bruttezza e l’inquinamento paesaggistico delle centrali allontanano i turisti dall’area e riducono il fatturato e l’occupazione nel settore dell’economia del paesaggio.

Il bilancio è negativo: la geotermia riduce i posti di lavoro.

Per questo chi vuole realmente produrre energia (geotermica, ndr) lo fà in aree desertiche, o di scarso valore paesaggistico: perché gli imprenditori geotermici non hanno niente da offrire al mercato del lavoro.

A Montecastelli verrà quindi prodotta una manciata di energia inutile (anzi economicamente dannosa) verrà alterato il tessuto economico fondato sul paesaggio, con tutti i conseguenti sconquassi sociali che questo comporta, ma in compenso la piccola società geotermica potrà accedere agli incentivi dello stato. Cioè ai soldi che noi paghiamo con le nostre bollette.

 

In un paese normale chiunque nell’identificazione delle aree idonee allo sfruttamento geotermico penserebbe prima di tutto alla compatibilità economica.
Chiunque tranne i nostri dirigenti regionali, che a quanto pare non leggono il New York Times, e, a giudicare dai fatti, sembra che non leggano neanche Qui Paperino Quack.

A proposito di contraddizioni: i sindaci che oggi sono contro le centrali a reiniezione il 27 giugno difendono le centrali Enel

Abbiamo assistito negli ultimi tempi a posizioni più diverse dei Sindaci e degli amministratori, soprattutto del PD, con una sensibile virata critica verso certa geotermia; non si comprende quindi come, il 27 giugno 2017, quegli stessi sindaci siano schierati davanti al TAR toscano contro il ricorso  dei comitati per le centrali Enel, come Bagnore 3.

 

Dal momento che i Sindaci dell’Amiata si sono opposti davanti al TAR della Toscana contro le nostre critiche sulle autorizzazioni rilasciate a Bagnore 3, in deroga ai limiti emissivi sull’Ammoniaca, è utile rammentare gli scritti del prof. Riccardo Basosi (1) sulla pericolosità dell’Ammoniaca, emessa in gran quantità dalle centrali geotermiche dell’Amiata.

Il prof. Basosi e il dott. Bravi scrivono a pag.4 di “Geotermia d’impatto”, pubblicato sulla rivista QualEnergia del Giugno/Luglio 2015: “…Riteniamo quindi anomalo che il nuovo impianto realizzato a Bagnore da 40 MW, inaugurato a fine 2014, non rispetti i limiti previsti dalla stessa Regione nella DGRT 344, dato che la tecnologia utilizzata (flash + abbattitore) non è quanto di più tecnologicamente avanzato disponibile oggi dal punto di vista ambientale, ma probabilmente solo la scelta più conveniente dal punto di vista economico-finanziario….”. Dobbiamo quindi rammentare di nuovo perché hanno scritto anche in autorevoli riviste (2), non smentiti, nella speranza che i Sindaci dell’Amiata prendano conoscenza di tali scritti.

Secondo quanto riportato dal Report CAFE (Clean Air for Europe), le emissioni di Ammoniaca contribuiscono in maniera significativa alla formazione in atmosfera di particolato di origine secondaria (PM10 e PM 2,5) per circa il 20% in massa, i cui effetti sono nocivi per la qualità dell’aria e per la salute.
Nel 2005 il Report CAFE aveva valutato anche i danni specifici generati dall’Ammoniaca per l’Italia, quantificando il costo medio in Euro 20,5 al Kg.
Il costo sanitario annuo delle emissioni di Ammoniaca dalle centrali geotermiche dell’Amiata, che emettono per oltre il 43% di tutte le emissioni regionali (3) e sono ammontate nel 2010 a 4.334 tonnellate, è pertanto stimato solo per quell’anno in oltre 90 milioni di euro.

Per questi dati allarmanti una Direttiva del Parlamento Europeo ha imposto alla Regione la riduzione delle emissioni di Ammoniaca, ponendo limiti più restrittivi.
A questi limiti ci siamo appellati davanti al giudice amministrativo, ma trovando una forte resistenza.

Enel Green Power ammette in una lettera (4) che con gli impianti da autorizzare in Amiata non sta nei nuovi limiti e chiede alla Regione Toscana di aggirare la norma. La Regione non può modificare le norme e i limiti stabiliti, perché interverrebbero le Autorità Europee, ma la Provincia di Grosseto, sostenuta da Arpat e Regione, autorizza ugualmente l’esercizio di nuovi impianti, introducendo un altro criterio più permissivo.

Quindi il Forum Ambientalista e SOS Geotermia ricorrono anche alla Giustizia Amministrativa, ma i Sindaci dell’Amiata si oppongono davanti al Giudice con i loro avvocati. Questa in sintesi la storia che verrà discussa in udienza a Firenze il 27 di questo mese, davanti alla II Sezione del TAR Toscano.

Una divergenza nell’interpretazione della legge? Una normativa poco chiara? No: visto che è lo stesso Amministratore Delegato e rappresentante legale dell’Enel Green Power, ing.Montemaggi, a scrivere alla Regione (pensando evidentemente che la sua nota rimanesse riservata, oppure che il suo suggerimento fosse subito accolto), per chiedere di modificare quei limiti di legge perché le tecniche adottate da ENEL non li rispettano, stante il fatto che i fluidi dell’Amiata sono particolarmente inquinanti e ricchi di pericolosi elementi, tra i quali appunto l’Ammoniaca. (4)

Allora perché i Sindaci dell’Amiata sono più realisti del re? Tanto più che due strutture universitarie toscane, con articoli pubblicati su riviste internazionali (sia l’Università di Siena, con i lavori già rammentati di Basosi e Bravi, sia l’Univeristà di Firenze, con il Dipartimento (5) di Ingegneria industriale) hanno affermato che in Amiata non sono state introdotte le nuove tecnologie che sarebbero in grado di rispettare i suddetti limiti, anche se si perderebbero un po’ di profitti…

La Direttiva europea citata è la 2008/50/CE, che è stata emanata: “Ai fini della tutela della salute umana e dell’ambiente nel suo complesso” e, pertanto, dovrebbe stare molto a cuore ai Sindaci di paesi, come quello di Arcidosso, il più esposto ai vapori in uscita dalle centrali di Bagnore, in cui i dati sanitari, oggi scaricabili dal sito dell’Agenzia Regionale di Sanità, denunciano un eccesso di mortalità per tumori nei maschi fino a + 30%, rispetto ai dati regionali.

Di seguito quanto pubblicato sul sito dell’ARS Toscana: un grafico che bene illustra il valore delle scelte dei Sindaci dell’Amiata…

Forum Ambientalista Grosseto, aderente a SOS Geotermia

note: 

(1) Il prof. Riccardo Basosi, ordinario di Chimica Fisica presso l’Università di Siena, è stato nominato dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, tra i Rappresentanti italiani nel Comitato di Horizon 2020, Programma quadro della ricerca europea per il periodo 2014-2020;

(2) Bravi-Basosi, Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy, in “Journal of Cleaner Production”, 66 (2014), pp.301-308;

(3) La tabella sotto riportata è tratta dall’articolo a firma del prof. Riccardo Basosi e del dott. Mirko Bravi: “Geotermia d’impatto” pubblicato sulla rivista QualEnergia del Giugno/Luglio 2015.

(4) Lettera dell’AD di Enel Green Power acquisita tramite accesso autorizzato agli atti dal Forum Ambientalista presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Santa Fiora; scarica il pdf.

(5) Lorenzo Bruscoli, Daniele Fiaschi, Giampaolo Manfrida and Duccio Tempesti, Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Firenze “Improving the Environmental Sustainability of Flash Geothermal Power Plants – A Case Study” – – Pubblicato 18.11.2015 – Sustainability.


Il Tirreno del 26 giugno 2017

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GEOTERMIA TOSCANA, CONTRADDIZIONI E LIMITI DI UN PD ALLO SBANDO

Una apparente confusione nel partito di governo mostra luci ed ombre con fatti e dichiarazioni in continua contraddizione. C’è un problema elezioni?

 

 

 

Negli ultimi tempi assistiamo sul tema della geotermia, sorpresi ma non troppo, al rincorrersi di avvenimenti e dichiarazioni di amministratori locali del PD che non sembrano appartenere allo stesso partito, con posizioni talvolta opposte tra loro ed anche in contraddizione con posizioni assunte in precedenza.

Dai sindaci dell’area tradizionale geotermica (Larderello/Pomarance) arrivano grida di guerra contro chi si oppone al massacro del territorio, con minacce di ogni genere, unite a richieste di più centrali per raccattare più “compensazioni ambientali”, cioè soldi, per tenere in vita economie di territori che, dopo decenni di cura geotermica, sono in coma profondo (vedi QUI, QUI e QUI).

Dai sindaci dell’area del monte Amiata arrivano invece posizioni critiche alla geotermia: nel versante grossetano i sindaci di Cinigiano e Seggiano, coerentemente, si sono fin da subito pronunciati contro ogni centrale sui loro territori a difesa del turismo e dell’agroalimentare di qualità, oggi prendiamo atto che anche il sindaco di Castel del Piano si schiera convinto contro il progetto di centrale di 5 MW di Montenero (scarica e leggi verbale incontro al MISE del 31 maggio scorso QUI)!

Il sindaco di Arcidosso invece continua a difendere, c’è da riconoscere con caparbia coerenza, l’Enel e le sue centrali, nonostante che, dopo la realizzazione di Bagnore 4, il suo paese sia il più colpito dalle emissioni a causa dei continui blocchi e dei venti prevalenti, che stanno causando sempre più proteste nei cittadini.

Dal versante senese dell’Amiata, in maniera opposta, i sindaci e le amministrazioni di Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore si schierano contro il progetto della centrale Enel PC6 da 20 MW (tipo Bagnore); il sindaco di Santa Fiora che, pur “ospitando” nel suo territorio le centrali di Bagnore, si era invece da tempo schierato contro il progetto di centrale di 5 MW del Bagnolo contribuendo significativamente con le proprie “osservazioni” alla sospensione ed alla archiviazione delle procedure.

Contro il progetto Enel della centrale PC6, il 1° giugno scorso, si schiera all’unanimità anche l’Unione dei Comuni Amiata-Val d’Orcia nelle figure dei sindaci di San Quirico d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Castiglione d’Orcia, Piancastagnaio e Radicofani.
In Val d’Orcia pure recentemente, con la Decisione n.16 della Giunta regionale della Toscana, il 2 maggio scorso, si negava l’autorizzazione al permesso di ricerca geotermica denominato “Castiglione D’Orcia”, ricadente nei Comuni di Seggiano, Castiglion D’Orcia e San Quirico D’Orcia.

Scaramelli e Bezzini

Inoltre il 29 maggio scorso, nel corso di un’iniziativa a Piancastagnaio, i consiglieri regionali del PD Scaramelli e Bezzini “sfidano” addirittura l’Enel per la centrale PC6 e chiedono di sospendere la Via per la centrale a Piancastagnaio, spingendosi ben oltre affermando che “quella che va messa in campo è un’idea di sviluppo sostenibile e duraturo, non un negoziato sugli aspetti risarcitori. E’ dalla nostra base che nasce la richiesta alla Regione Toscana di riappropriarsi della materia facendo una Legge Quadro, rispettando i patti siglati e i piani in essere e allargando il confronto alle altre forze politiche”; di fatto, una richiesta di moratoria generale ed una nuova legge di settore, e non soltanto le ANI (Aree Non Idonee) alla geotermia emesse dalla Giunta Regionale (scarica Risoluzione n.140 del 1/2/17,  scarica Decisione n.40 del 2/5/17 e le Linee guida per le ANI (Delibera n. 516 del 15.05.2017).

Anche i sindaci di altri territori toscani, Maremma, Valdera, Valdelsa e Valdicecina, si trovano a contrastare progetti di centrali piovute dall’alto e che hanno visto il “fiorire” di decine di comitati spontanei che tallonano e spingono i sindaci a schierarsi contro le centrali per la difesa del territorio.

Discorso a parte per Marras, capogruppo regionale del PD, che cambia opinione a seconda del tempo e dell’uditorio: nell’ultimo incontro del 7 giugno scorso a Montenero è venuto a rivendicare la validità degli atti regionali in merito alla cd. zonazione, ma lo stesso Marras in più occasioni ha affermato nelle “aree non idonee” sarebbero stati inseriti “di default” (cioè di norma) tutti quei comuni che ad oggi non ospitano alcun impianto geotermico e ribadito, sulla questione Amiata, quanto già declamato negli ultimi anni dai sindaci e assessori regionali e sancito dal PAER regionale, cioè che il territorio dell’Amiata ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!
Posizione sostenuta a Castel del Piano in un incontro il 24 febbraio scorso, ma già modificata -in peggio- a Magliano il 6 maggio scorso dove aveva però portato “in dote” l’esclusione di Magliano e Montenero dai progetti di nuove centrali.

Peraltro nelle regioni limitrofe, Umbria e Lazio, interessate anch’esse dalle mire della speculazione geotermica, gli stessi amministratori locali, in maggioranza PD, si sono schierati compatti contro ogni progetto di geotermia speculativa e inquinante determinando, di fatto, il blocco di ogni progetto di centrale in quelle regioni.

Da tutte queste vicende emerge evidente una incapacità complessiva, come partito, a governare con la medesima visione e l’incapacità, in molti casi, di capire e prendere atto che la strada delle centrali geotermiche è invisa a tutte le popolazioni dei territori scelti di volta in volta come sedi di impianti; la cd. “zonazione” toscana sancisce definitivamente il fallimento della politica regionale che, mentre tenta sortite populiste verso i cittadini elettori, di fatto impone la volontà delle lobbies delle centrali e degli incentivi pubblici alla geotermia.

I comitati e la Rete Nazionale NOGESI da tempo suggeriscono l’unica strada percorribile per evitare il disastro dei territori (e una inevitabile debacle elettorale…) e cioè una immediata moratoria generale sulla geotermia, esistente e di progetto, il ritiro della cd. “zonazione” e l’apertura di un confronto serio con le popolazioni sulle scelte di politica economica e di sviluppo dei territori affidando il tutto ad una nuova legge di settore, come chiedono peraltro alcuni consiglieri del PD.

I prossimi giorni la Rete Nazionale NOGESI invierà al presidente Rossi, alla Giunta Regionale Toscana, al Consiglio Regionale, a tutti i sindaci dei territori che la Regione Toscana considera “geotermici” un documento di “osservazioni” alle ANI varate dalla Giunta ed una proposta politica di “revisione generale” delle politiche energetiche della Regione ed un nuovo approccio complessivo al tema “geotermia”.
E il presidente Rossi dimostri che è possibile, in una delle Regioni più “progressiste “del paese, intercettare quanto viene dai cittadini e specialmente dagli amministratori locali circa un cambiamento di rotta delle politiche socioeconomiche e tecnologiche verso direzioni più ecosostenibili, etiche, eque.


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Amiata di nuovo sotto attacco col progetto PC6 di Piancastagnaio. Bufera in Comune, il NO del sindaco

Fabio Landi in uno dei tanti incontri sulla geotermia

Un fulmine a ciel sereno l’ipotesi di un nuovo impianto ad alta entalpia (tipo “flash”, a rilascio libero in atmosfera) dell’Enel a Piancastagnaio, il PC6, per il quale il 6 aprile era stato pubblicato l’avviso di avvio delle procedure di VIA. Un’ipotesi in contrasto con quanto stabilito dal PAER, Piano Ambientale e Energetico Regionale, che stabilisce, in merito all’area del monte Amiata, che ormai si è arrivati a “un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”; l’Enel, con questa mossa, entra a gamba tesa e smentisce seccamente quanto ripetuto e ribadito da tutti gli amministratori, locali e regionali, soprattutto del PD come il capogruppo regionale Marras, che sulla questione Amiata, cioè che questo territorio ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!

Luigi Vagaggini

La questione diventa esplosiva nel comune di Piancastagnaio, dove si era avviata un esperienza di “democrazia partecipata” in cui amministratori e cittadini potessero collaborare; frutto di tale esperienza è la Commissione Geotermia, presieduta da Fabio Landi che oggi si è dimesso per contrastare apertamente e con forza questo nuovo progetto, come scrive nel comunicato stampa che segue. Anche il Sindaco Luigi Vagaggini ha dichiarato ufficialmente di essere contrario alla costruzione della Centrale PC6 avverso la quale il Comune di Piancastagnaio sta predisponendo le proprie osservazioni.

 

Riportiamo il comunicato stampa di Fabio Landi, la proposta di mozione e un successivo articolo del Corriere di Siena che bene inquadra la situazione a Piancastagnaio

Dimissioni nel “Gruppo di Geotermia”

Fabio Landi in qualità di Coordinatore del Gruppo Geotermia del Comune di Piancastagnaio ha rassegnato le proprie dimissioni dallo stesso Gruppo in quanto ritiene di non poter più condividere il modus operandi del Sindaco e di parte della Giunta, confermando, anche con la sottoscrizione della proposta di mozione depositata in data 24.5.2017, la propria assoluta contrarietà alla costruzione della nuova centrale PC6. Il Comune di Piancastagnaio circa un anno e mezzo fa ha iniziato un’esperienza di democrazia partecipata che permetteva ai cittadini di far parte di Commissioni strutturate in diversi argomenti da trattare. Il Gruppo Geotermia, composto da soggetti che sull’argomento avevano ed hanno opinioni diversificate, ha sempre visto la presenza constante dell’assessore all’ambiente Franco Capocchi ed ha avuto modo di affrontare la discussione sulle centrali a ciclo binario mentre l’Amministrazione di Piancastagnaio, consapevole del proprio ruolo di garante del territorio, con l’ausilio degli stessi membri della Commissione si sta dotando di centraline di monitoraggio continuo della qualità dell’aria, come primo passo di un programma più ampio. Recentemente la Commissione si è trovata a discutere della richiesta di VIA presentata da Enel alla regione Toscana per la realizzazione di una nuova centrale da 20 MW nel Comune di Piancastagnaio, denominata PC6. Tale richiesta, avendo per oggetto la stessa tecnologia flash applicata alle centrali esistenti, pur se dotata di alcuni miglioramenti tecnologici, ha immediatamente posto ai membri della Commissione dubbi sulla compatibilità ambientale del medesimo progetto. Per questi motivi, dopo l’analisi del progetto, la Commissione si è incontrata con i tecnici Enel che non hanno affatto risolto i dubbi emersi già dalla prima lettura. In particolare i nodi da sciogliere per la Commissione rimangono i seguenti:
a) La nuova Centrale sarà realizzata con le stesse tecnologie Flash di quelle già esistenti con l’aggiunta di alcuni accorgimenti tecnici che non impediranno comunque di immettere in atmosfera inquinanti, fra cui anche gas con effetto serra.
b) La riduzione delle emissioni delle centrali già esistenti da parte di Enel sembra subordinata alle maggiori risorse economiche che gli deriveranno dal nuovo impianto; Enel cioè non pare disponibile ad installare le nuove tecnologie sugli impianti in essere senza ottenere l’autorizzazione alla costruzione di PC6.
c) La nuova centrale sarà ubicata in un’area collocata nell’ambito di un corpo franoso segnalato dal Comune come area a pericolosità elevata.
d) Il Progetto Enel, dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico e sugli effetti della salute vorrebbe prendere a riferimento lo studio ARS il quale, a suo dire. riporterebbe risultati sulla salute tranquillizzanti, mentre l’attuale responsabile dell’Agenzia ARS durante l’ultima presentazione dei nuovi dati avvenuta a Piancastagnaio il 24.2.2017 ha affermato che lo studio ARS non era “utilizzabile” per stabilire la correlazione tra Geotermia e l’aumentata mortalità sull’Amiata e quindi, si deve ritenere (in applicazione del principio di precauzione), anche per non escluderne il nesso.
e) Il Progetto prevede un aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera e un rilascio di circa 2500 litri annui di “drift”, anche se la ricaduta avviene in una zona circoscritta alla centrale.
f) Il Progetto giustifica l’impatto minimo di una eventuale ricaduta di inquinanti con la scarsa densità abitativa delle stesse.
In considerazione di quanto sopra alcuni membri della Commissione assolutamente contrari alla realizzazione dell’impianto, hanno presentato una proposta di mozione (leggi sotto) indirizzata a tutti i Consiglieri Comunali, al Sindaco e alla Giunta, auspicando che la facciano propria vista anche la contrarietà al Progetto manifestata nelle diverse sedi.

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Proposta di mozione

Al Sindaco, alla Giunta ed ai Consiglieri del Comune di Piancastagnaio

I sottoscritti già membri del Gruppo di democrazia partecipata “Commissione Geotermia” del Comune di Piancastagnaio
Premesso che
Con protocollo del 6/4/2017 l’Enel ha depositato in Regione Toscana la richiesta di VIA per la realizzazione di una nuova centrale da 20 MW nel Comune di Piancastagnaio in loc. “Asca”.
Tale richiesta, che si cumula con le altre che hanno per oggetto centrali a bassa entalpia provenienti da diversi soggetti ed al vaglio delle Commissioni competenti, si pone all’interno di un quadro complesso nel quale lo sviluppo dello sfruttamento geotermico con tecnologia flash non sembra rispettare i criteri di compatibilità ambientale che i Protocolli stipulati fra Regione ed Enel richiedono.
In particolare:
Il “Protocollo Generale sulla geotermia” del 2007 firmato dalla Regione Toscana, dalle Province di Siena, Pisa e Grosseto, da 5 Comunità Montane e da 15 Comuni, impegnava l’Enel alle verifiche ambientali e sanitarie, allo smantellamento della vecchia centrale PC 2, alla costruzione del termodotto e ad una produzione geotermoelettrica di 60 MW, riconosciuta e accettata come limite massimo sostenibile per Piancastagnaio, da tutti i protagonisti del Protocollo.
Nell’ l’’Accordo Volontario Attuativo del Protocollo d’Intesa, denominato Accordo Generale sulla Geotermia, sottoscritto tra la Regione Toscana ed ENEL il 20 Aprile 2009, al punto 3 della premessa, che è parte integrante e sostanziale dell’Accordo, si prevede:
“La geotermia rappresenta un’esclusiva toscana a livello nazionale. La coltivazione geotermica presenta, tuttavia, criticità per le popolazioni delle aree interessate e per l’ambiente circostante in particolare per quanto riguarda le coltivazioni dell’Amiata. Pertanto, al fine di assicurare uno svolgimento sostenibile di tale attività, soprattutto tenuto conto della specificità rappresentata dalle coltivazioni sull’Amiata, è stato ricercato un accordo di carattere generale con il gestore degli impianti e sono stati attivati studi rivolti a scongiurare rischi di inquinamento e di danni alla salute dei cittadini. La previsione di sviluppo dell’attività geotermica in queste aree, pertanto, resta subordinata alla verifica, sul piano scientifico, delle condizioni di assoluta salubrità della coltivazione geotermica”.
Gli studi attualmente condotti sugli effetti dello sfruttamento geotermico sull’ambiente e sulla salute non hanno fornito risposte esaustive ed anzi hanno rilevato una serie di criticità soprattutto nel settore sanitario, tanto che la Regione Toscana ha commissionato un nuovo studio di approfondimento all’ARS, denominato “Studio InVetta”.
La evidente necessità di approfondimenti e le incertezze, chiaramente espresse da tanti Organi istituzionali, hanno rafforzano la necessità di applicazione del Principio di Precauzione (art. 3 D.Lgs 152/2006 e art. 2 L.R. Toscana 10/10), tanto che nel Piano Ambientale ed Energetico Regionale (PAER 2015) è stato stabilito che “per il territorio dell’Amiata, il riassetto della concessione di Piancastagnaio (60 MW) e la nuova centrale di Bagnore 4 (40MW) hanno portato la potenza complessivamente istallata a 100 MW, punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa e la vocazione socio economica dei territori”,
Tale principio, frutto del comune sentore degli organi politici è stato ribadito nella risoluzione n° 140 del Consiglio Regionale Toscano del 1° febbraio 2017 dove si impegna la Giunta regionale a definire le aree non idonee alla produzione di energia geotermica e “per quanto riguarda l’area dell’Amiata, a proseguire e rendere permanenti le azioni di monitoraggio già poste in essere dagli organismi preposti, a partire da ARS ed ARPAT, anche al fine di sviluppare ulteriori approfondimenti tecnici sugli impatti ambientali della coltivazione geotermica, così come già previsto nell’accordo volontario attuativo (2009) del Protocollo di intesa tra Regione Toscana ed Enel del 2007, anche tenendo conto che in Amiata, come indicato nel PAER, il riassetto della concessione di Piancastagnaio e la nuova centrale denominata Bagnore 4 hanno portato la potenza complessivamente istallata a 100 MW che il PAER considera punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa e la vocazione socio economica dei territori”
Da ultimo il principio di precauzione e la salvaguardia dell’ecosistema amiatino è stato ribadito nella Decisione della Regione Toscana n. 16 del 2.5.2017, relativo al diniego del Permesso di Ricerca denominato “Castiglion D’Orcia” della Tosco Geo s.r.l.
Infine allo stesso principio si ritiene che debba uniformarsi anche l’individuazione delle aree “non idonee” che verranno selezionate sulla base delle linee guida di cui alla Decisione n.40 del 2/5/2017 Regione Toscana relativa a “Indirizzi agli uffici della Giunta regionale per la predisposizione delle linee guida per la individuazione delle aree non idonee per la geotermia”,
Premesso inoltre che il Comune di Piancastagnaio, in applicazione del proprio ruolo di garante del territorio, si sta dotando di centraline di monitoraggio continuo della qualità dell’aria, come primo passo di un programma più ampio che deve vedere l’ARPAT maggiormente presente sul territorio comunale, vista l’insufficienza dei controlli fino ad adesso condotti.
Premesso inoltre che
dall’esame del Studio di Valutazione di Impatto Ambientale presentato da Enel emergono le seguenti criticità:
1) La nuova Centrale sarà realizzata con le stesse tecnologie Flash di quelle già esistenti con l’aggiunta di pochi accorgimenti tecnici che non impediranno comunque all’Enel di immettere in atmosfera inquinanti.
2) Nella relazione Tecnica, presentata la riduzione delle emissioni delle centrali già esistenti da parte di Enel è subordinata alle maggiori risorse economiche che gli deriveranno dal nuovo impianto.
3) Il Progetto prevede che la nuova Centrale immetta in atmosfera gas con effetto serra come metano per 63 tonnellate l’anno, e anidride carbonica per 73 tonnellate l’anno.
4) La nuova centrale sarà ubicata in un’area collocata nell’ambito di un corpo franoso segnalato dal Comune come area a pericolosità elevata.
5) Il Progetto Enel, dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico e sugli effetti della salute vorrebbe prendere a riferimento lo studio ARS il quale, a suo dire. riporterebbe risultati sulla salute tranquillizzanti, mentre l’attuale responsabile dell’Agenzia ARS durante l’ultima presentazione dei nuovi dati avvenuta a Piancastagnaio il 24.2.2017 ha affermato che lo studio ARS non era “utilizzabile” per stabilire la correlazione tra Geotermia e l’aumentata mortalità sull’Amiata e quindi, si deve ritenere (sempre in applicazione del principio di precauzione) anche per non escluderne il nesso. 
6) Il Progetto prevede un aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera e un rilascio di circa 2500 litri annui di “drift” (minuscole gocce d’acqua contenenti sostanze tipiche dei fluidi geotermici come Arsenico, Antimonio, Piombo 210 radioattivo, Acido Borico, Mercurio ecc.), anche se l’Enel afferma che la ricaduta del drift avviene in una zona circoscritta alla centrale. Il Progetto giustifica l’impatto minimo di questo inquinamento con il fatto che nelle zone di massima ricaduta degli inquinanti la densità abitativa è bassa e va da 1 a 6 abitanti per Km quadrato.
7) Il Progetto dell’Enel, conferma che esistono attualmente metodi e tecnologie che possono migliorare e ridurre le emissioni delle centrali “Flash”, questo significa che tali tecnologie devono essere applicate anche a quelle già in esercizio che altrimenti non possono essere definite centrali nelle quali sono utilizzate “le migliori tecnologie disponibili” (criterio peraltro preso da riferimento nei controlli Arpat).
Tutto premesso,
si impegna Sindaco e Giunta e il Consiglio Comunale ad
1) Esprimere parere negativo sulla richiesta di Via da parte di Enel
2) Imporre ad Enel di applicare le migliori tecnologie di cui afferma potersi dotare per ridurre le emissioni delle centrali già esistenti
3) Chiedere alla Regione Toscana, entro i termini previsti dalla decisione n. 40 del 2.5.2017 (90 gg. dalla comunicazione) che il territorio di Piancastagnaio per le sue caratteristiche ambientali e antropiche venga qualificato come zona “non idonea” almeno all’ulteriore sviluppo di sfruttamento geotermico che produca emissioni in atmosfera.
Piancastagnaio, 24 maggio 2017

PC3 a Piancastagnaio, 25 ottobre 2013

 

 

dal Corriere di Siena del 25 maggio 2017

“Chiesti i documenti sulla centrale. L’enel ora rifletta sulla tecnologia”

Piancastagnaio. “Il gruppo di democrazia partecipata che si occupa di Geotermia ha predisposto una mozione che è stata presentata a tutti i consiglieri comunali e al sottoscritto”, riferisce il sindaco di Piancastagnaio Luigi Vagaggini, alle prese questa volta con il progetto di una nuova centrale geotermica da 20 MW, che Enel Green Power intende realizzare in Amiata, in questo territorio comunale. “La mozione è stata preparata all’indomani dell’incontro che la commissione ha effettuato con i tecnici Enel. E le risultanze della riflessione avvenuta all’interno del gruppo sono state da me inviate all’ingegner Montemaggi, perché ritenevo giusto per un motivo di trasparenza che, benché controparte, la società venisse informata del dibattito scaturito dalla riunione congiunta. Questo mio atteggiamento, però, non è stato gradito. Le proposte della commissione, che ha elaborato anche le osservazioni alla Via da inviare in Regione, saranno vagliate da sindaco e maggioranza. Ma anche noi invieremo le nostre osservazioni. Dovremmo avere ancora più tempo per formularle, perché la responsabile dell’ufficio Edilizia e Urbanistica del comune ha richiesto una ulteriore documentazione e la sospensione dei termini per la presentazione delle osservazioni. Al più presto mi incontrerò con l’assessore regionale anche per richiedere i tempi e i termini che ci consentano di esprimere concretamente e con coerenza quello che pensiamo sul progetto”. E, di seguito: “La nuova richiesta prevede la realizzazione di una centrale ‘flash’, con la stessa tecnologia delle centrali già esistenti in Amiata. Così non va bene. Sono assolutamente contrario. Enel ci rifletta. A me risulta che in Cile siano stati realizzati impianti di nuova generazione, privi di emissioni in atmosfera. Per non parlare del premier Renzi, il quale, dopo la visita alla centrale di Stillwater negli Usa, intervenendo alla scuola di formazione del partito democratico, declamò la esperienza, il know how e la capacità innovativa di Enel. Qui, invece, ci ritroviamo con le tecnologie e le caratteristiche di sempre e che suscitano non poche perplessità. Perplessità che dovrò condividere con la maggioranza”. Il progetto per la realizzazione della centrale PC6 e di tutte le opere connesse, accessorie e complementari può essere consultato presso la regione toscana, il comune di Piancastagnaio, la unione dei comuni Amiata Val d’Orcia e sul sito web della regione. Se non vi sarà una sospensione dei termini, le osservazioni – anche dei singoli cittadini – dovranno essere presentate entro il 5 giugno pv. (Mariella Baccheschi)

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Corriere di Siena del 26 maggio 2017: l’Enel ci spiega come migliori tecnologie, sviluppate in Toscana, si possono utilizzare, …sì, ma in Cile! in Amiata tenetevi pure le vecchie “flash”…

…ma per il sito finto-ambientalista GreenReport.it, sponsorizzato da Cosvig, si cantano le lodi del progetto di centrale PC6 (LEGGI QUI) ignorando, appunto, che si tratta della riproposizione “riverniciata” delle vecchie centrali flash come a Bagnore, e mettendo l’accento sulla riduzione delle emissioni, in particolare CO2, fatto ormai smentito sia dalle misurazioni Arpat che dallo studio Basosi/Bravi.  

…anche Abbadia S.Salvatore si muove su PC6, approvata all’unanimità mozione contro la geotermia dell’enel

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Area geotermica Larderello/Pomarance: ma i sindaci li conoscono i dati?

E’ davvero surreale ascoltare gli amministratori dei comuni dell’area geotermica nord della Toscana (Larderello/Pomarance) che si scagliano contro chi osa criticare lo sfruttamento geotermico che da 100 anni imperversa in questi luoghi, accusando “gli altri” di danneggiare l’economia e il turismo e che, secondo loro, dovrebbe essere invece aumentato con più centrali, spalleggiati anche dal sindacato confederale, come, ad esempio, la CGIL che lancia «un invito anche ai comitati contro la geotermia ad un maggior senso di responsabilità; se da un lato è giusto esprimere le proprie preoccupazioni e richiedere precise rassicurazioni in termini di sicurezza e ambiente, dall’altro non è accettabile travisare dati e fornire cattiva informazione con affermazioni senza fondamento che rischiano di denigrare anche l’operato di tanti lavoratori, diretti e indiretti del settore», prefigurando e fomentando il solito conflitto tra “salute” e “lavoro” in cui si esercitano già penosamente i politici ogni volta che c’è un problema ambientale…
Considerato che siamo in prima linea fra coloro che da anni si battono contro le centrali per i danni che queste portano ai territori e che i dati li conosciamo, dopo essere intervenuti sulle dichiarazioni uscite dalla recente conferenza stampa dei sindaci, leggi QUI e QUI, con il comunicato che segue vogliamo provare a fare finalmente informazione, soprattutto fra coloro che si fidano ciecamente dei loro amministratori e pensano quindi che va tutto bene e che, anzi, per star meglio ci vuole più geotermia. 
Agli amministratori, alle forze politiche e sociali di quei territori chiediamo: ma voi questi dati li conoscete?
Perchè se non li conoscete è grave, ma c’è modo di rimediare cambiando politica, ma se li conoscete e pubblicamente dite il contrario, allora è ben più grave e sarebbero doverose dimissioni a catena…

Comunicato stampa Rete NoGesi

A quanti sono amministrati da Sindaci che invocano altre centrali geotermiche:
ragioniamo sui fatti, non sulle fantasie.

Assecondare la richiesta di altre centrali geotermoelettriche, come stanno chiedendo a gran voce i Sindaci di Pomarance, Castelnuovo e Montecatini Val di Cecina, accompagnati da altri sindaci dell’alta Maremma e Amiata, significa volere caratterizzare ulteriormente i territori come aree industriali del tutto simili a quelle storiche dell’alta Val di Cecina, ormai sacrificate alla monocoltura geotermica. Ma se si ragiona sui numeri, possiamo dimostrare che questa è una scelta sbagliata.


Infatti i Comuni dell’Alta Val di Cecina, dove per prime sono state agevolate le attività geotermiche toscane, da Larderello a Pomarance, realizzando investimenti diffusi con impianti ravvicinati che hanno portato al territorio un carattere mono colturale, sono oggi i più poveri della Toscana, con la popolazione più vecchia e bisognosa di sostegni esterni. Lo testimoniano i dati comparati con il resto della Toscana e la definizione di area di crisi, decisa dal Consiglio regionale.
I dati reali, che consentono di fare confronti in ambito regionale, sono oggi disponibili per tutti i comuni riuniti nella Comunità Montana della Val di Cecina, che costituiscono nella classificazione elaborata dall’Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana, IRPET (1) un Sistema Economico Locale (SEL) sufficientemente omogeneo.
Riportiamo tre paragrafi salienti, tratti dai Quaderni IRPET, relativi al Sistema economico Locale (SEL) dell’alta Val di Cecina, dove nessun imprenditore ha investito negli ultimi decenni in produzioni agricole di qualità o in agriturismo o in attività turistiche, come invece è avvenuto intensamente in tutto il resto della Toscana meridionale:

Capitolo “1.5.3 Traiettorie dello sviluppo”
 “… L’analisi delle traiettorie di crescita economica seguite dal SEL e dalla regione nel suo complesso mostra come lo sviluppo della Val di Cecina sia stato completamente diverso da quello della Toscana. Il ritmo di crescita degli addetti pro-capite nelle attività extra agricole è stato nettamente rallentato e, ad oggi, il livello di attività raggiunto risulta essere inferiore a quello medio ragionale. Anche per l’aspetto demografico si nota una profonda differenza con i valori medi regionali: il SEL registra infatti una costante diminuzione della popolazione in controtendenza con i dati regionali.”

Capitolo “1.5.6 Caratteri della struttura produttiva locale”
“…Il sistema non presenta una struttura produttiva particolarmente sviluppata e mostra indici di dotazione che sono decisamente più bassi della media regionale.”

Capitolo “1.5.8 Conto risorse impieghi 2003”
“… La bilancia commerciale del SEL è caratterizzata da un deficit complessivo determinato dal commercio con il resto d’Italia e del mondo. Nel complesso ciò ha fatto sì che il PIL pro-capite realizzato nel sistema economico dell’Area della Val di Cecina sia inferiore a quello medio regionale (per la precisione il 87,6% di quello toscano), mentre risulta decisamente superiore il ricorso ad importazioni dal resto della Toscana.”

Che l’intera area sia oggi in uno stato di crisi lo ha annunciato il 15 luglio scorso Antonio Mazzeo (2) consigliere regionale PD e presidente della Commissione Costa: “In accordo con il presidente Enrico Rossi, posso annunciare che la zona verrà riconosciuta come area di crisi regionale… ».
Gli ha fatto eco l’altro consigliere PD Andrea Pieroni (3): “è stato importante condividere una modalità di azione politica e amministrativa coi comuni e i territori della Val di Cecina e il suo riconoscimento come area di crisi non complessa rappresenta senza dubbio una opportunità”(sic!) 

Ma non solo. Dallo Studio epidemiologico CNR-2010 (scaricalo QUI, 37 Mb) – Allegato 6 (4), che riporta una descrizione dettagliata (a cui si rimanda) tra la mortalità da un lato e gli inquinanti misurati nell’ambiente ed emessi anche dalle centrali geotermiche – si evince che gli eccessi di rischio sono statisticamente significativi per 9 patologie mortali nelle femmine e 21 patologie mortali nei maschi al crescere delle concentrazioni misurate nei paesi geotermici degli stessi inquinanti emessi anche dalle centrali geotermiche.

Quindi, risulta di difficile comprensione l’atteggiamento di quei sindaci che, non solo rilanciano per avere altre centrali geotermiche ma, richiamando dati e studi in modo errato, rilasciano dichiarazioni minacciose nei confronti di chi evidenzia le criticità, economiche e sanitarie, che colpiscono i comuni geotermici.

Riteniamo che sia una buona pratica, prima di compiere scelte così negative per un territorio, che siano compiute serie valutazioni comparative preventive e che i cittadini siano bene informati, anziché gestire a posteriori i finanziamenti pubblici per le aree di crisi economica e sociale.

Note:
(1)IRPET, 2005, Il mosaico dello sviluppo territoriale in Toscana. La Provincia di Pisa, Firenze
(2)– Dal quotidiano “La Nazione” del 15 luglio 2016. Vedi QUI
(3)– Regione Toscana. Vedi QUI
(4) – studio CNR-ARS è scaricabile anche da QUI, oltre che da QUI


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