Monthly Archives: ottobre 2017

Amiata. Sabato 11 novembre 2017 manifestazione Abbadia-Piancastagnaio

> Per bloccare la realizzazione di ogni nuova centrale Flash o a Ciclo binario geotermica in Amiata e richiedere le “dismissioni” delle attuali centrali Flash Enel inquinanti e speculative;

> Per richiedere ai Sindaci e alla Regione Toscana una diversa politica territoriale che punti alla salvaguardia e alla valorizzazione del nostro grande patrimonio naturale e ambientale.

MANIFESTAZIONE
Sabato 11 novembre 2017
PROGRAMMA

Ore 14: concentramento davanti al Palazzo Comunale – Viale Roma – di Abbadia San Salvatore (Siena)

Ore 14,30: partenza del CORTEO Abbadia-Piancastagnaio (5 chilometri a piedi, con seguito di autovetture)

Ore 15,30: arrivo a Piancastagnaio. Manifestazione conclusiva ai Giardini “F. Nasini” (viale Gramsci, vicino al Palazzo comunale). Musica, flash mob, interventi dei comitati e dei cittadini, approvazione documento “Manifesto dell’Amiata”.

In caso di maltempo la manifestazione sarà rinviata a sabato 18 novembre 2017

Lottiamo uniti per difendere la nostra Terra, la nostra Salute, le nostre Acque contro “gli interessi speculativi” dell’Enel e delle varie società geotermiche.
Un’altra Amiata è possibile!
Un altro Futuro è possibile diverso da quello del “Polo geotermico” che la Regione vuol realizzare in Amiata.

Saranno presenti delegazioni dei Comitati Rete NoGesi di Toscana, Lazio e Umbria

SOS Geotermia – Rete Nazionale NoGesi – Comitati NoGeo Amiata

scarica il volantino b/n             scarica la locandina col


Comunicato del 6/11/17

Manifestazione in difesa della Terra e del Futuro dell’Amiata

Amiata. Per sabato 11 novembre è stata indetta una manifestazione dai Comitati in difesa del Monte Amiata, dalla Rete Nazionale NoGesi e da Sos Geotermia contro la volontà della Regione Toscana di fare dell’Amiata e zone limitrofe un Polo geotermico industriale al pari di quello di Larderello con la costruzione di decine di nuove centrali. Tutto ciò comporterebbe lo stravolgimento di un’intera area e del suo patrimonio naturalistico, ambientale, storico e culturale ad alta vocazione turistica. Saranno presenti delegazioni dei Comitati Rete Nogesi di Toscana, Lazio e Umbria.

Gli aderenti all’iniziativa si troveranno alle ore 14 davanti al Palazzo comunale di Abbadia San Salvatore (Siena) – viale Roma – per poi dirigersi alle ore 14.30 a Piancastagnaio (5 km a piedi, con seguito di autovetture).

L’arrivo a Piancastagnaio è previsto per le 15.30 dove si terrà la manifestazione conclusiva ai Giardini “F. Nasini” (Viale Gramsci-Palazzo Comunale) con musica, flash mob, interventi dei comitati e dei cittadini e l’approvazione del documento “Manifesto dell’Amiata”.

Una giornata di mobilitazione per bloccare la realizzazione di ogni nuova centrale geotermica Flash o a Ciclo binario e richiedere le dismissioni delle attuali centrali Enel inquinanti e speculative, per bloccare questa fonte di energia non rinnovabile e climalterante e per difendere il territorio, la salute e le acque. Il bacino idrico del Monte Amiata, uno dei più importanti della Toscana, che rifornisce circa 700.000 persone, si è ridotto di circa il 50% e tra le cause, oltre la siccità, lo sfruttamento geotermico.

Ai Sindaci e alla Regione Toscana la richiesta urgente di riportare l’Amiata al centro di politiche di tutela e alla elaborazione di progetti condivisi tesi alla valorizzazione dell’intero territorio per un futuro e un modello economico durevole e partecipato.


Il 7 novembre “UNA PIZZA PER SOLIDARIETA'”, ad Abbadia SS presso il ristorante Fonte Magria, per sostenere le spese della Manifestazione dell’11 novembrescarica la locandina


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Rilancio del greenwashing geotermico, in campo i “green” cristiani

Il caso del Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura a Firenze e Larderello dal 2 al 5 novembre, sponsorizzato da Enel.

[Greenwashing: strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti. (da Wikipedia)]

 

Dopo anni di controinformazione e di denunce dei comitati che hanno smontato l’assioma geotermia=energia pulita, assistiamo a una ripresa in larga scala di campagne e iniziative progeotermiche spesso presentate con una riverniciata “green” e “ambientalista” grazie anche a media che o non conoscono, oppure -peggio- conoscono e tacciono, la verità su questo tipo di energia, soprattutto quella fatta in Italia.

Basterebbe ricordare le pubblicazioni, mai smentite da Enel Green Power o altri, del prof.Riccardo Basosi e Mirko Bravi che dimostrano che le centrali geotermiche in Amiata emettono sostanze inquinanti e clima alteranti molto maggiori delle centrali a gas e pari alle centrali a carbone di pari potenza.

Non ci meraviglia certo l’attivismo dell’Enel e delle tante aziende, spesso improvvisatesi geotermiche per sedere al banchetto degli incentivi, che hanno tutto l’interesse a promuovere l’immagine della geotermia come pulita, rinnovabile e che rispetta la natura ed, anzi, contribuisce addirittura a ridurre le emissioni inquinanti, insomma, una manna per l’ambiente!
Poco da recriminare, fanno il mestiere loro, i loro interessi.

Quello che indigna è sicuramente certa politica, certi personaggi e certi media quando si fanno complici di tali interessi. Abbiamo negli anni dato conto di tanti “arruolati” alla geotermia, da Legambiente a Slowfood, dal geologo catodico Tozzi agli Amici della Terra italiani a Jacopo Fo, fino agli ex verdi Boco e Roggiolani diventati addirittura imprenditori geotermici…

Nonostante tutto e tutti gli arruolati, nei territori oggetto di speculazione geotermica le popolazioni hanno ben capito la situazione, tanto che è un fiorire di comitati in ogni luogo dove ci sono o si prospetta la realizzazione di centrali. Questo probabilmente induce le imprese a continuare, e rilanciare, l’operazione di greenwashing sulla geotermia non essendo più sufficienti le sponsorizzazioni Enel di ogni sagra di paese.

Registriamo oggi un “FORUM INTERNAZIONALE DELL’INFORMAZIONE
PER LA SALVAGUARDIA DELLA NATURA” con titolo “Economia e finanza nell’era no-carbon” che si tiene a Firenze e Larderello dal 2 al 5 novembre organizzato da GREENACCORD, una “…associazione culturale, di ispirazione cristiana…” che “…opera sul terreno della sensibilizzazione attorno a temi e scenari ambientali…” e “…si rivolge, in particolare, al mondo dell’informazione e della comunicazione, italiano e internazionale, per sollecitare riflessioni e approfondimenti circa ruolo e responsabilità di giornalisti e comunicatori in ordine alle tematiche ecologiche….”.

Papa Francesco contro il fracking

Messa così, considerato anche che papa Francesco spesso esprime posizioni di difesa dell’ambiente contro speculazioni e inquinamento, sembrerebbe positivo, ma qualcosa deve essere andato storto perchè dal programma leggiamo che uno dei “partner principali” è l’Enel che in tema di danni all’ambiente è forse in Italia il maggior responsabile, dal carbone al nucleare, al petrolio fino alla geotermia, senza dimenticare il Vajont…
Al centro del Forum gira la questione geotermia come soluzione di tutti i mali, salvaguardia dell’ambiente e rilancio economico, con “visite guidate” nel territorio di Larderello che oggi è la prova vivente, o morente, dell’esatto contrario.

Altrettanto stonata rispetto ai temi ci pare la presentazione dell’iniziativa fatta fare, nientepopodimenochè, a Massimo Montemaggi, responsabile geotermia di Enel Green Power pubblicata sulla rivista Toscana Oggi, distribuita in ambito diocesano, e sul sito della stessa testata.

Basta poi verificare nel programma che nessuno scienziato, nessun sindaco e nessuno dei comitati critici con la geotermia inquinante e speculatica che si fa e si vorrebbe fare in Toscana sia stato invitato. Quindi è lecito pensare che proprio di una operazione di greenwashing si tratti, questa volta cercando (e trovando) alleanze con una parte del mondo cattolico e cristiano.
Chissà cosa ne pensa papa Francesco?

Ci auguriamo sia stato solo un deprecabile passo falso e invitiamo i promotori di questa iniziativa di rimediare ad una acritica adesione allo sfruttamento geotermico dando spazio anche alle voci contrarie, saremmo ben lieti di indicargli autorevoli esperti della materia e conoscitori dei territori.


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Aggiornamento 12/11/17

Diamo atto alla testata TOSCANA OGGI, che abbiamo citato nel comunicato, che nel numero 39 pubblica un approfondimento sulla questione in cui da conto delle criticità che denunciano i comitati, allegando anche una nostra breve sintesi; CLICCA QUI PER LA NOTIZIA ONLINE

Scarica l’articolo in pdf

Santa Fiora, 14 ottobre 2017. Assemblea: L’AGRICOLTURA E IL TURISMO POSSONO CONVIVERE CON LE CENTRALI GEOTERMICHE?

Organizzata dal Circolo PRC Raniero Amarugi di Santa Fiora, sabato 14 ottobre 2015, alle ore 16, si terrà presso la Sala del Popolo del Palazzo Comunale una assemblea pubblica “L’AGRICOLTURA E IL TURISMO POSSONO CONVIVERE CON LE CENTRALI GEOTERMICHE?” con lo scopo di: ILLUSTRAZIONE DEL PROGETTO PRESENTATO DALLA SOCIETA’ SORGENIA GEOTHERMAL a r.l. PER LA COSTRUZIONE DI UNA NUOVA CENTRALE ALL’INTERNO DEL PERMESSO DI RICERCA “POGGIO MONTONE”, A VALLE DEGLI ABITATI DI SARAGIOLO, BAGNOLO, MARRONETO E SANTA FIORA E PER DEFINIRE LE INIZIATIVE DI PROTESTA
DA METTERE IN ATTO.

TUTTI I CITTADINI SONO INVITATI A PARTECIPARE

Riportiamo il relativo comunicato

L’AGRICOLTURA E IL TURISMO POSSONO CONVIVERE CON LE CENTRALI GEOTERMICHE?

La questione della GEOTERMIA sta diventando molto urgente, perché le prospettive che si aprono dopo le ripetute affermazioni sui suoi presunti benefici da parte delle Istituzioni e delle Società geotermiche, sono preoccupanti per il nostro immediato futuro.

Se fossero realizzati gli obiettivi che i nostri governanti nazionali e regionali caldeggiano, si avrebbe un’invasione di pozzi geotermici, di centrali sia del tipo flash che del tipo binario e cioè di quelle che immettono nell’aria tutto quello che estraggono e di quelle che dovrebbero reimmettere tutto ciò che estraggono nel bacino geotermico, anche se a una discreta distanza dal punto di estrazione.

Questo tipo soprattutto, definito con imprecisione, “a emissioni zero” che poi dopo un po’ è diventato “a emissioni quasi zero”, viene propagandato come la soluzione tecnologica che risolve tutti i problemi che fino ad ora ha posto la geotermia.

I motivi per cui ci sembra giusto continuare ad opporsi a questo tipo di sfruttamento delle risorse geotermiche sono stati evidenziati in molte occasioni con il contributo di scienziati esperti dell’argo-mento attraverso i loro studi e le ricerche sul campo. E ci sono anche motivi che, prescindendo dalla scienza e dalla ricerca, possono essere compresi e affermati da chiunque, solo confrontando alcuni dati.

Infatti, prima di individuare i motivi dei forti rischi per l’ambiente e per la salute umana, ce n’è uno di tipo economico. In una Toscana che ci viene invidiata per le bellezze storiche, paesaggistiche e per le produzioni agricole di qualità che qui si svolgono, si può verificare che, proprio nelle aree dove storicamente si sfrutta la geotermia, si registra l’età media più alta della regione e il reddito medio più basso, per l’esodo e la mancanza di occupazione tra i giovani.

Ove la geotermia ha caratterizzato il territorio con i suoi impianti industriali oggi abbiamo più alto il livello di povertà e di crisi, tanto che recentemente la stessa Regione Toscana ha individuato l’area nord, Larderello/Travale, come “area di crisi”, mentre il valore immobiliare è – con l’area sud/Amiata – il più basso della Toscana (vedi a lato il “borsino immobiliare”, da Il Tirreno del 10/6/17).

Nel territorio della provincia di Grosseto, come del resto in quelli dell’alto Lazio e dell’Umbria che sono pure coinvolti da richieste di decine di permessi di ricerca, si svolge un tipo di agricoltura tradizionale fatta essenzialmente di piccole e medie aziende che da anni hanno investito denari propri e contributi europei per sviluppare le loro attività legate alle produzioni agricole e al turismo. Tutto questo corre grossi rischi di essere demolito dalla conversione da area agricola ad area industriale per il massimo sfruttamento della geotermia.

Dopo il primo tentativo effettuato dalla Società TOSCOGEO s.r.l. di realizzare un impianto di tipo binario all’interno della Concessione di ricerca “Bagnolo”, al quale ha poi rinunciato lo scorso anno, ora è la volta della Società SORGENIA GEOTHERMAL s.r.l. a proporre un altro progetto all’interno della Concessione confinante, denominata “Poggio Montone”, che comunque prevede la realizzazione degli impianti nella zona a valle degli abitati di Saragiolo, Bagnolo, Marroneto e Santa Fiora.

Per opporsi a questa nuova aggressione al nostro territorio ed alle sue risorse, il Partito della Rifondazione Comunista di Santa Fiora organizza per SABATO 14 OTTOBRE, alle ore 16, presso la Sala del Popolo del Palazzo Comunale, un’ASSEMBLEA PUBBLICA alla quale sono invitati i cittadini, gli operatori economici e gli Amministratori, per illustrare il progetto e definire le iniziative di protesta da mettere in atto.

Grande successo di partecipazione agli Stati Generali della Geotermia ad Acquapendente domenica 8 ottobre 2017 (video e materiali)

Sono venuti al pettine i limiti tecnologici, ambientali, sanitari e di danni economici della utilizzazione della geotermia. Si allarga e si consolida il numero delle aree contrarie alla geotermia in Centro-Italia ed in Campania. Aumentano anche i sindaci toscani che dichiarano il loro territorio “non idoneo alla geotermia”.

 

La giornata di domenica 8 ottobre ad Acquapendente, aperta dai saluti del sindaco di Acquapendente Ghinassi e dall’intervento dell’on.Terrosi, da anni in prima fila in questa battaglia, ha avuto un grande successo di pubblico ed ha mostrato come l’opposizione alla geotermia elettrica speculativa ed inquinante sta guadagnando rapidamente sempre più terreno nelle regioni dell’Italia Centrale ed in Campania, dove il Governo ed altri enti vogliono insediare impianti geotermici.

Come spesso avviene quando le “tematiche” riescono veramente ad essere sottoposte alla “critica” dei cittadini a partire dai loro reali bisogni (come nelle vertenze contro il nucleare, per l’acqua pubblica, ecc.). Questo ci rafforza nella convinzione delle giustezza della nostra lotta intrapresa 4 anni fa, con la nascita della Rete Nazionale NOGESI, e della necessità di continuarla ed estenderla.

I nodi tecnico-economici ormai ineludibili della geotermia sono stati messi a nudo: la non utilità della geotermia nel contrastare i cambiamenti climatici e quindi della necessità di un suo ripensamento anche verso gli incentivi che riceve come “energia rinnovabile”; la non accettabilità sociale della geotermia “flash” di cui si rende conto ormai anche Enel Green Power, se è costretta a correre parzialmente ai ripari cercando nuove tecnologie per ridurre idrogeno solforato e mercurio; la favola della totale re-immissione degli incondensabili degli impianti binari a media entalpia, almeno nell’Italia Centrale il cui sottosuolo è ricco di gas incondensabili, unita alla loro reale non convenienza economica, avendo rendimenti ridicoli.

Particolarmente apprezzate dal folto pubblico sono state le relazioni scientifiche del dr.Mastrolorenzo, che ha illustrato il percorso del contrasto alla geotermia nell’isola di Ischia e la vicenda del recente terremoto, del prof.Borgia –di ritorno dagli Stati Uniti- che dopo aver ribadito le problematiche degli impianti a tecnologia “flash” ha parlato della innovazione che in California ed in Giappone i governi finanziano circa la geotermia di terza generazione (BHE) e infine dell’avv.Greco che si è soffermato sulle gravi modificazioni della nuova legislazione sulla VIA (valutazione di impatto ambientale).

Particolarmente apprezzati gli interventi dei sindaci – simbolo della lotta alla geotermia nelle rispettive Regioni: Garbini per l’annosa vicenda di Castel Giorgio (Umbria), Di Biagi per la nuova vicenda dell’impianto Nuova Latera appena “entrato“ in fase di VIA alla regione Lazio, ed il sindaco Secco di Seggiano in Toscana, uno dei sindaci che ha dichiarato il territorio del suo comune “non idoneo alla geotermia”. E del nuovo presidente della Provincia di Viterbo Nocchi cha ha confermato la intenzione della Provincia di assumere in prima persona la battaglia contro la geotermia, in perfetta sintonia con il recente protagonismo dei sindaci della Tuscia laziale.

Nel pomeriggio, alla presenza della quasi totalità dei comitati che nella varie regioni si battono contro la geotermia (dalla Valdera a Piancastagnaio, a Scansano, a Caprarola, Farnese e Latera, ai comitati umbri contro l’impianto binario di Castel Giorgio e i nuovi permessi di ricerca Montalfina/Monte Rubiaglio, solo per citarne alcuni) sono stati analizzati i problemi emergenti, in primis la vicenda delle “aree non idonee” in Toscana (di cui si è ipotizzata la possibilità di dar vita ad un coordinamento dei sindaci toscani contro la geotermia), ma anche le altre problematiche sul tappeto: fine della legislatura, contrasto dei territori ai permessi di ricerca, referendum anti-geotermici, campagna contro INGV dopo la scandalosa vicenda del terremoto di Ischia, campagne di controinformazione sulla geotermia-con attivazione di un rapporto con altre economie danneggiate dalla geotermia- anche allo scopo di raccogliere fondi per le vertenze legali che si dovessero fronteggiare, campagna nazionale contro la nuova VIA in collegamento con analoghe Reti nazionali interessate (No TRIV, ecc.) e decisi i prossimi passi per la continuazione e l’allargamento della vertenza.

Chiudiamo il comunicato riportando una dichiarazione di Riccardo Nardi, cittadino di Roccalbegna (GR), comparsa sul “Il Tirreno” dello scorso 6 ottobre: “…ma quanto esposto fino ad adesso è poca cosa rispetto all’offensiva geotermica portata avanti a testa bassa da regione Toscana ed altri enti. La gente comincia ad essere stufa e spaventata dell’impatto sulla salute e sull’ambiente dei “veleni rinnovabili” e si riunisce in comitati. Tutto il geotermico va ripensato dalle tecnologie ai siti estrattivi e trovo la risposta, minacciando di scavare altri pozzi proprio su Monte Labbro, inopportuna ed autoritaria”.

Rete nazionale NoGESI


VIDEO E FOTO DEL CONVEGNO


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Geotermia, ma in che mani siamo?

Al di là delle pomposità della conferenza mondiale di Firenze, gli “addetti ai lavori” confermano le criticità e i rischi legati alle centrali geotermiche. Come da anni i Comitati denunciano!
Moratoria subito!

 

“Segui il denaro”. Mentre l’11 settembre a Firenze andava in scena la conferenza mondiale il cui scopo ultimo era quello di “battere cassa” chiedendo ai governi maggiori investimenti e “semplificazioni” per l’energia geotermica, dopo anni di contestazione da parte della Rete Nazionale NOGESI e dei molti Comitati locali (con il sostegno di scienziati preoccupati dell’impatto ambientale, sanitario e socio-economico dei territori, contro l’avventura della “geotermia elettrica” dell’Enel e delle nuove aziende sguinzagliate dalla “privatizzazione selvaggia” operata da Berlusconi-Scajola nel 2010), cominciano ad “aprirsi le prime crepe” di un fronte che, grazie ai lauti incentivi, fino ad oggi sembrava compatto, anche sul fronte delle tecnologie impiegate.

Ne sono esempio i due recentissimi articoli di “QualEnergia” del settembre 2017. La prima intervista, a firma Alessandro Codegoni del 21/9/2017 è illuminante, perché pone una domanda cardine sulla geotermia: “La geotermia è una risorsa energetica utile alla riduzione delle emissioni di gas serra?”, cioè la geotermia è capace di essere una risorsa energetica utile alla riduzione delle emissioni di gas che alterano il clima, che è poi la ragione per cui essa gode di incentivi statali proprio perché ritenuta sostenibile e rinnovabile?

Basosi, Università di Siena

Due tesi a confronto, quella del prof. Riccardo Basosi dell’Università di Siena e quella dell’ing. Massimo Montemaggi, responsabile geotermia Enel Green Power. “Questo aspetto –scrive il giornalista- è stato sollevato nel 2014 dal professor Riccardo Basosi, chimico-fisico dell’Università di Siena, in una ricerca pubblicata insieme al ricercatore indipendente Mirko Bravi sul Journal of Cleaner Production. Usando dati ufficiali, di fonte Arpa Toscana, Basosi ha mostrato come le quattro centrali dell’Amiata fra il 2001 e il 2009, abbiano emesso, per ogni MWh prodotto, una quantità di gas in grado di alterare il clima (in gran parte CO2), mediamente maggiore di quella di una centrale a metano, e in alcuni casi vicina a quella di una centrale a carbone. Precisa Basosi. «Ci siamo concentrati sull’Amiata proprio perché il problema delle emissioni di CO2 è lì particolarmente rilevante: basti considerare che quelle centrali producono l’11% dell’elettricità geotermica della Toscana, ma ben il 28% delle emissioni di CO2 da quella fonte».

Montemaggi di EGP

Non sorprendentemente l’ingegnere Massimo Montemaggi, responsabile geotermia Enel Green Power, non è affatto d’accordo con le conclusioni di Basosi”, ma è tuttavia costretto a dire [prima importante ammissione] “Che poi le centrali geotermiche italiane emettano molta CO2, è assolutamente inevitabile, visto che le rocce attraverso cui passano i fluidi geotermici sono per lo più carbonati, che, una volta dissolti nell’acqua, rilasciano biossido di carbonio”.

Ma -ribatte Basosi- “nell’area dell’Amiata, questa CO2 era pressoché bloccata nel sottosuolo e sarebbe stata rilasciata in tempi molto più lunghi, secoli o millenni, se non fosse stato per i pozzi geotermici che vanno a pescarla a migliaia di metri sottoterra”.

Ed in attesa che si decida -continua il giornalista- se oggi dell’Amiata, domani in altri luoghi simili, (la emissione di CO2) supera quella che si aveva prima della loro installazione, esse in effetti aggiungono gas serra in atmosfera, contribuiscono al cambiamento climatico e non dovrebbero godere degli incentivi per combatterlo”, la domanda che si pone il giornalista è: “Viene da chiedersi se allora non sarebbe comunque il caso di seguire quanto suggerisce Basosi e reiniettare nel sottosuolo tutti i gas che escono con i fluidi geotermici, così da evitare ogni inquinamento e ogni aggiunta di gas climalteranti all’atmosfera”. E la risposta di Montemaggi è lapidaria: «Guardi, si potesse fare, l’Enel lo avrebbe già fatto, anche solo per i ricchi incentivi previsti per queste tecnologie a “impatto zero” dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il punto è che tecnicamente non si può fare: questi gas sono troppo abbondanti nei fluidi geotermici italiani, se li reiniettassimo non solo troverebbero presto il modo di fuoriuscire da qualche parte, ma finirebbero per rovinare il giacimento geotermico, creando una “bolla” alla sua sommità, che ostacolerebbe l’estrazione dei fluidi».

Il giornalista lo incalza ricordando che in Germania sono stati realizzati impianti binari con la totale reiniezione dei gas incondensabili e Montemaggi dà la stoccata finale: «Sì, ma quello è un caso molto particolare di acqua quasi priva di gas disciolti: ripeto, nelle nostre aree geotermiche non è possibile trovare fluidi così privi di gas da consentire la loro reiniezione totale nel sottosuolo» e il giornalista “Sarà, ma 10 progetti per impianti di quel tipo sono stati presentati al MiSE, e molti di essi saranno realizzati proprio nelle aree geotermiche di Toscana, Umbria e Lazio”, Montemaggi chiude «Lo so, e sono molto curioso di vedere come faranno a realizzare una cosa che, per noi di Enel, che abbiamo decenni di esperienza geotermica alle spalle, è tecnicamente non sostenibile» (!).

Ce n’è abbastanza per mettere in un angolo la geotermia sia dal punto di vista delle tecnologie finora impiegate da Enel, che di quelle che vorrebbero impiegare in futuro (impianti binari) i “venditori di pentole”.

E qualche preoccupazione sul fatto che non sia tutto a posto deve circolare dentro l’Enel se è stato lanciato un Bando internazionale di EGP per “trovare” una tecnologia in grado di ridurre le emissioni di acido solfidrico e mercurio rispetto ai livelli attuali (quindi i tanto decantati abbattitori AMIS, come sostenuto da scienziati e dai comitati locali, non sono adeguati!).

La prima cosa che si nota è che il testo sul sito internazionale di EGP in inglese è diverso da quello italiano, forse perché è meglio non spiegare tutto agli italiani?
Infatti “in Patria” la necessità di ridurre gli inquinanti della geotermia “flash” è molto sfumato e si dice solamente che la nuova “challenge” (sfida), è rivolta ad abbattere i costi della soda (che è molto costosa) poiché i filtri AMIS permettono già “di ridurre praticamente a zero i gas naturali e i metalli associati al vapore geotermico, eliminando i disagi provocati dal caratteristico odore derivante dalle emissioni di acido solfidrico e favorendo l’integrazione degli impianti nel territorio” ed ancora: “Il sistema AMIS non è perfetto, ma quasi. Il sorbente chimico utilizzato per far reagire ed eliminare l’acido solfidrico è la soda (idrossido di sodio) che presenta diversi svantaggi, tra cui l’elevato costo”. Da qui la necessità della “challenge” ma ricordando, per non essere da meno, “che il team EGP è già al lavoro con un tavolo dedicato all’argomento, ma allo stesso tempo ha voluto estendere il quesito anche all’esterno attraverso Open Innovability, lo spazio di crowdsourcing di idee dedicato all’innovazione e alla sostenibilità”.

Diverso il tono usato dal sito internazionale di Enel Green Power. In dettaglio si dice che “uno dei maggiori problemi della energia geotermica è legato alle emissioni nell’atmosfera degli impianti di potenza, principalmente idrogeno solforato e mercurio. Il primo è caratterizzato da un odore appena supera la soglia di pochi ppb (parti per miliardo), molto al di sotto del valore di 100 ppb (come media nelle 24 ore) stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la protezione della salute della popolazione. Le concentrazioni di idrogeno solforato nell’ambiente, misurato da ENEL ed ARPAT è molto inferiore del valore di riferimento dell’OMS e quindi non ci sono problemi per la salute della popolazione. Tuttavia il cattivo odore di ”uova marce” è spesso percepito nelle aree geotermiche, dipendendo dalle condizioni atmosferiche, e rappresenta una seccatura (!). Come per il mercurio, l’emissione di questo elemento è molto basso, ma ci sono alcune preoccupazioni circa la possibile “crescita” a lungo andare e a significative distanze dagli impianti di potenza, dovuto alla mobilità di questo elemento.”

Ed ancora: “La “pulizia” delle emissioni ed in particolare la eliminazione dell’idrogeno solforato è un punto cruciale per la perfetta compatibilità tra lo sfruttamento della geotermia ed il prezioso uso del territorio, necessità fondamentale per ottenere il consenso delle comunità locali”. Consenso perduto, come preso atto dallo stesso ing. Montemaggi che ha dichiarato su Il Tirreno del 13/9 scorso: ”La sommossa di tanti territori contro lo sfruttamento dell’energia rinnovabile che arriva dal sottosuolo è dilagante”.

Terlizzese, MISE

Lo stesso giornalista aveva intervistato, l’8/9 scorso, il Direttore Generale per la sicurezza, anche ambientale, delle attività minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico, ing. Franco Terlizzese sui destini della geotermia, che lamenta che “essendo l’Italia un paese densamente abitato, le resistenze delle popolazioni locali a questi impianti sono molto forti” e che “per esempio Ingv e Cnr stanno incontrando grossi problemi nel convincere i comuni dei Campi Flegrei a lasciargli perforare un pozzo profondo per indagini scientifiche, figuriamoci per la geotermia. E visto il recente terremoto ad Ischia direi che il momento non è dei migliori: alla paura dell’inquinamento atmosferico, si aggiungerebbe quella, infondata, che queste attività possano innescare sismi, bradisismi o persino eruzioni” (affermazioni ormai smentite da una lunga e corposa letteratura scientifica).

Ma -chiede il giornalista- “Avere un impianto pilota di “nuova geotermia” che dimostri che si può produrre elettricità dal sottosuolo senza emissioni, sarebbe stato fondamentale per sbloccare la situazione”, risponde Terlizzese: “Sicuramente, e forse avremmo potuto farne uno in passato, usando le risorse tecnico-scientifiche dei nostri enti di ricerca pubblici, ma sono fiducioso che si cominci la costruzione di almeno un impianto di questo tipo entro il prossimo anno. Non pensiamo però che i cicli binari siano la panacea: personalmente ho qualche dubbio sulla loro reale convenienza, ma certo bisognerà costruirne qualcuno ed effettuare più ricerca su questi sistemi per capirlo (cioè, non sappiamo bene la convenienza e gli effetti di questi impianti, quindi facciamoli e poi si vedrà, …allucinante!)

Finché intorno alle geotermia ruoteranno gli enormi interessi legati agli incentivi statali, nonostante le crepe mostrate, si continuerà imperterriti a sfruttare e devastare i territori.

Fermiamo immediatamente centrali e progetti e apriamo una riflessione seria sull’energia in Italia e se sia necessaria questa geotermia inquinante e speculativa.

L’8 ottobre 2017 ad Acquapendente (VT) vi invitiamo tutti per l’iniziativa nazionale
4° STATI GENERALI DELLA GEOTERMIA

4° STATI GENERALI DELLA GEOTERMIA – Acquapendente (VT) 8 ottobre 2017

Ad un anno dalla precedente convocazione degli Stati generali della Geotermia, sempre ad Acquapendente l’8 ottobre 2017 si svolgerà la quarta edizione.

Riportiamo di seguito il programma dei lavori e la locandina da SCARICARE

 

 

ACQUAPENDENTE (VT), DOMENICA 8.10.2017, ORE 10,00
Biblioteca Comunale di Acquapendente (Via Cantorrivo 13), accanto Cinema Olympia

● 10.00 Saluti del dr. Angelo Ghinassi, sindaco di Acquapendente, e Velio Arezzini, portavoce Rete Nazionale NOGESI
● 10.15 Introduzione ai lavori di Vittorio Fagioli
● 10,30 Stato delle Aree Non Idonee (ANI) alla Geotermia in Toscana di Pino Merisio
● 10,40 Interventi degli onn. Alessandra Terrosi e Adriano Zaccagnini
● 11.00 Intervento del dr. Giuseppe Mastrolorenzo su terremoto di Ischia e geotermia
● 11.10 Intervento del Prof. Andrea Borgia sulle novità sperimentali in geotermia (USA e Giappone)
● 11.20 Intervento del nuovo presidente della Provincia di Viterbo Pietro Nocchi
● 11.30 Intervento di sindaci impegnati nella lotta alla geotermia: Andrea Garbini (Castel Giorgio- Umbria), Francesco Di Biagi (Latera-Lazio) e Gianpiero Secco (Seggiano-Toscana)
● 12.00 Intervento dell’avv. Michele Greco circa la nuova legge sulla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale)
● 12.15 Interventi dalle situazioni di lotta: Monte Labbro (Franco V.), Mensano (Giovanna L.), Farnese (Carla R.), Caprarola (Pietro N.), Latera (Luigi F.), MontalfinaMonterubiaglio (Annalisa B.), Scansano (Lamberto S.), Valdera (Carlo G.), Piancastagnaio (Beatrice P.), Poggio Montone (Carlo B.)
● 13.30 – 14:30 Sospensione lavori -PRANZO-
● 14,30 Ripresa dei lavori: dibattito e decisioni
● 16.30 Conclusioni di Velio Arezzini, portavoce Rete Nazionale NOGESI

Ingresso con offerta libera e consapevole


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