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Area geotermica Larderello/Pomarance: ma i sindaci li conoscono i dati?

E’ davvero surreale ascoltare gli amministratori dei comuni dell’area geotermica nord della Toscana (Larderello/Pomarance) che si scagliano contro chi osa criticare lo sfruttamento geotermico che da 100 anni imperversa in questi luoghi, accusando “gli altri” di danneggiare l’economia e il turismo e che, secondo loro, dovrebbe essere invece aumentato con più centrali…
Considerato che siamo in prima linea fra coloro che da anni si battono contro le centrali per i danni che queste portano ai territori e che i dati li conosciamo, dopo essere intervenuti sulle dichiarazioni uscite dalla recente conferenza stampa dei sindaci, leggi QUI e QUI, con il comunicato che segue vogliamo provare a fare finalmente informazione, soprattutto fra coloro che si fidano ciecamente dei loro amministratori e pensano quindi che va tutto bene e che, anzi, per star meglio ci vuole più geotermia. 
Agli amministratori, alle forze politiche e sociali di quei territori chiediamo: ma voi questi dati li conoscete?
Perchè se non li conoscete è grave, ma c’è modo di rimediare cambiando politica, ma se li conoscete e pubblicamente dite il contrario, allora è ben più grave e sarebbero doverose dimissioni a catena…

Comunicato stampa Rete NoGesi

A quanti sono amministrati da Sindaci che invocano altre centrali geotermiche:
ragioniamo sui fatti, non sulle fantasie.

Assecondare la richiesta di altre centrali geotermoelettriche, come stanno chiedendo a gran voce i Sindaci di Pomarance, Castelnuovo e Montecatini Val di Cecina, accompagnati da altri sindaci dell’alta Maremma e Amiata, significa volere caratterizzare ulteriormente i territori come aree industriali del tutto simili a quelle storiche dell’alta Val di Cecina, ormai sacrificate alla monocoltura geotermica. Ma se si ragiona sui numeri, possiamo dimostrare che questa è una scelta sbagliata.


Infatti i Comuni dell’Alta Val di Cecina, dove per prime sono state agevolate le attività geotermiche toscane, da Larderello a Pomarance, realizzando investimenti diffusi con impianti ravvicinati che hanno portato al territorio un carattere mono colturale, sono oggi i più poveri della Toscana, con la popolazione più vecchia e bisognosa di sostegni esterni. Lo testimoniano i dati comparati con il resto della Toscana e la definizione di area di crisi, decisa dal Consiglio regionale.
I dati reali, che consentono di fare confronti in ambito regionale, sono oggi disponibili per tutti i comuni riuniti nella Comunità Montana della Val di Cecina, che costituiscono nella classificazione elaborata dall’Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana, IRPET (1) un Sistema Economico Locale (SEL) sufficientemente omogeneo.
Riportiamo tre paragrafi salienti, tratti dai Quaderni IRPET, relativi al Sistema economico Locale (SEL) dell’alta Val di Cecina, dove nessun imprenditore ha investito negli ultimi decenni in produzioni agricole di qualità o in agriturismo o in attività turistiche, come invece è avvenuto intensamente in tutto il resto della Toscana meridionale:

Capitolo “1.5.3 Traiettorie dello sviluppo”
 “… L’analisi delle traiettorie di crescita economica seguite dal SEL e dalla regione nel suo complesso mostra come lo sviluppo della Val di Cecina sia stato completamente diverso da quello della Toscana. Il ritmo di crescita degli addetti pro-capite nelle attività extra agricole è stato nettamente rallentato e, ad oggi, il livello di attività raggiunto risulta essere inferiore a quello medio ragionale. Anche per l’aspetto demografico si nota una profonda differenza con i valori medi regionali: il SEL registra infatti una costante diminuzione della popolazione in controtendenza con i dati regionali.”

Capitolo “1.5.6 Caratteri della struttura produttiva locale”
“…Il sistema non presenta una struttura produttiva particolarmente sviluppata e mostra indici di dotazione che sono decisamente più bassi della media regionale.”

Capitolo “1.5.8 Conto risorse impieghi 2003”
“… La bilancia commerciale del SEL è caratterizzata da un deficit complessivo determinato dal commercio con il resto d’Italia e del mondo. Nel complesso ciò ha fatto sì che il PIL pro-capite realizzato nel sistema economico dell’Area della Val di Cecina sia inferiore a quello medio regionale (per la precisione il 87,6% di quello toscano), mentre risulta decisamente superiore il ricorso ad importazioni dal resto della Toscana.”

Che l’intera area sia oggi in uno stato di crisi lo ha annunciato il 15 luglio scorso Antonio Mazzeo (2) consigliere regionale PD e presidente della Commissione Costa: “In accordo con il presidente Enrico Rossi, posso annunciare che la zona verrà riconosciuta come area di crisi regionale… ».
Gli ha fatto eco l’altro consigliere PD Andrea Pieroni (3): “è stato importante condividere una modalità di azione politica e amministrativa coi comuni e i territori della Val di Cecina e il suo riconoscimento come area di crisi non complessa rappresenta senza dubbio una opportunità”(sic!) 

Ma non solo. Dallo Studio epidemiologico CNR-2010 (scaricalo QUI, 37 Mb) – Allegato 6 (4), che riporta una descrizione dettagliata (a cui si rimanda) tra la mortalità da un lato e gli inquinanti misurati nell’ambiente ed emessi anche dalle centrali geotermiche – si evince che gli eccessi di rischio sono statisticamente significativi per 9 patologie mortali nelle femmine e 21 patologie mortali nei maschi al crescere delle concentrazioni misurate nei paesi geotermici degli stessi inquinanti emessi anche dalle centrali geotermiche.

Quindi, risulta di difficile comprensione l’atteggiamento di quei sindaci che, non solo rilanciano per avere altre centrali geotermiche ma, richiamando dati e studi in modo errato, rilasciano dichiarazioni minacciose nei confronti di chi evidenzia le criticità, economiche e sanitarie, che colpiscono i comuni geotermici.

Riteniamo che sia una buona pratica, prima di compiere scelte così negative per un territorio, che siano compiute serie valutazioni comparative preventive e che i cittadini siano bene informati, anziché gestire a posteriori i finanziamenti pubblici per le aree di crisi economica e sociale.

Note:
(1)IRPET, 2005, Il mosaico dello sviluppo territoriale in Toscana. La Provincia di Pisa, Firenze
(2)– Dal quotidiano “La Nazione” del 15 luglio 2016. Vedi QUI
(3)– Regione Toscana. Vedi QUI
(4) – studio CNR-ARS è scaricabile anche da QUI, oltre che da QUI

LA SFIGA DEI SINDACI GEOTERMICI: PARLANO DI TURISMO GEOTERMICO E “STRISCIA LA NOTIZIA” LI SPERNACCHIA -video-

IN COINCIDENZA CON LA CONFERENZA STAMPA DEI SINDACI GEOTERMICI, PER MINACCIARE A VANVERA E DIFENDERE L’ENEL E LA GEOTERMIA CHE -A DIR LORO- OLTRE A NON FARE MALE E’ ANCHE MOTORE DI SVILUPPO PER IL TURISMO, UN SERVIZIO DI STRISCIA LA NOTIZIA LI SBERTUCCIA DENUNCIANDO LO STATO PIETOSO DEL COSIDDETTO “TURISMO GEOTERMICO”.

A pochi giorni dell’attacco dei sindaci dell’area geotermica nord (Larderello/Pomarance) riportato su Il Tirreno del 13 maggio e di cui ci siamo occupati in un precedente post, ieri, 19 maggio, da un articolo di Greenreport.it apprendiamo che gli stessi stanno “facendo quadrato” e in conferenza stampa, col supporto del Cosvig e del sindacato, si sono lanciati temerariamente in pesanti affermazioni contro le “campagne stampa” orchestrate da chi denuncia la geotermia inquinante e speculativa, a dir loro “squadriste” che verranno “trattati come tali” e alle quali -ripetono- risponderanno con ogni mezzo necessario, salvo poi appellarsi alla “maggioranza silenziosa”: ma non erano i fascisti che si rifacevano alla maggioranza silenziosa?  studino un po’ di storia e prendano un punto di riferimento… (leggi l’articolo riportato dopo il video).

Ma la cosa che potrebbe essere perfino divertente, se non stessimo a parlare di salute, di ambiente e di difesa del territorio, è che la sera stessa in cui viene pubblicato il citato articolo (si noti, a cura del Cosvig) Striscia la Notizia manda in onda un servizio proprio in tema di TURISMO GEOTERMICO, tema sollevato nella conferenza anche da “…Marco Garfagnini, capogruppo di minoranza di Pomarance che ha voluto sancire l’importanza di una «geotermia che non è solo produzione industriale, ma anche turismo. Turismo danneggiato dalle campagne stampa degli ultimi tempi»…”.

IL BUON TOTO’ NON AVREBBE POTUTO SCEGLIERE UN TEMPISMO MIGLIORE…
…ED ORA GODETEVI IL VIDEO E IL (DIS)SCARICABARILE TRA ENEL E COMUNI GEOTERMICI

(NEL CASO NON FOSSE VISIBILE IL VIDEO, COLLEGARSI AL SITO DI STRISCIA LA NOTIZIA)

Riportiamo di seguito l’articolo di Greenreport (il neretto è il nostro, ndr)

Pronte azioni congiunte con il mondo sindacale, la società civile e il tessuto imprenditoriale
In Toscana i Comuni dell’area tradizionale fanno quadrato difendendo la geotermia
La maggioranza delle amministrazioni ha preso una decisa posizione in difesa di una risorsa ritenuta preziosa, strategica e rinnovabile
[19 maggio 2017]

Garfagnini

Garfagnini

A forza di tirare, diceva un vecchio detto, la corda si spezza. E alla fine deve essersi esaurita anche la pazienza di alcuni amministratori locali che – all’ennesimo attacco alla geotermia – hanno indetto una conferenza stampa congiunta per fare finalmente chiarezza.
Ad aprire la conferenza stampa Marco Garfagnini, capogruppo di minoranza di Pomarance che ha voluto sancire l’importanza di una «geotermia che non è solo produzione industriale, ma anche turismo. Turismo danneggiato dalle campagne stampa degli ultimi tempi».
Preoccupato per il clima di incertezza, anche istituzionale, il sindaco di Montecatini Val di Cecina, Sandro Cerri.

cerri

Cerri

«Politicamente – ha detto – abbiamo bisogno di una linea chiara, anche da parte della stessa Regione Toscana, considerate sopratutto le dichiarazioni di Enel Green Power sulla possibile futura contrazione di investimenti nell’area. Come amministratori dobbiamo salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente, certamente, ma con dati scientifici, non con vaghe illazioni».
«Sentivamo forte l’esigenza di una conferenza stampa congiunta – ha detto poi Loris Martignoni, primo cittadino di PomaranceAssistiamo da tempo alla pubblicazione di vere e proprie falsità da parte di sedicenti esperti e comitati che provocano paura e allarmismo in chi non conosce la geotermia e lo stato reale delle cose».

Loris Martignoni,

Martignoni

Riferendosi, evidentemente, in particolare, ai territori che sono stati oggetto di concessione di permessi di ricerca (ex D. Lgsl. 22/2010).
«Non vogliamo imporre a queste aree il nostro punto di vista sulla geotermia – ha ribadito – ma pretendiamo che siano diffuse informazioni che conducano ad un dialogo fatto con il rigore scientifico che merita la questione: un conto è esprimere le proprie idee, altro è scrivere falsità. Siamo, come sempre, disponibili al confronto, e chiediamo alla Regione il supporto di Ars e Arpat, come accaduto in passato e, come Amministrazioni, stiamo pensando ad una Commissione tecnico scientifica per smentire con autorevolezza le informazioni false ed errate circa la qualità della vita, dell’aria e dell’acqua nei nostri territori che sono continuamente diffuse».
«A questo riguardo – ha poi concluso – da ora in poi risponderemo a questo tipo di campagne mediatiche nei nostri confronti, non solo a mezzo stampa, ma anche attraverso le vie che riterremo di volta in volta più opportune».

ferrini

Ferrini

Sulla stessa linea il primo cittadino di Castelnuovo Val di Cecina, Alberto Ferrini che ha evidenziato come la vera questione sia a tratti culturale, in cui la società sembra essere precipitata in un nuovo Medioevo (come è successo? ma al governo non ci siete voi? ndr) dove tutti sono esperti di tutto e tutto può essere messo in discussione realizzando campagne di attacco indiscriminate. «Attacchi – ha aggiunto – che definirei squadristici per la violenza con cui sono realizzati. E che devono essere, di conseguenza, trattati come tali».
Di ampio respiro l’intervento di Nicola Verruzzi, sindaco di Montieri, che ha voluto evidenziare come la geotermia possa essere un elemento di sviluppo anche per le aree confinanti.

verruzzi

Verruzzi

«Credo che di fronte alla pesantissima crisi economica e sociale che stiamo vivendo anche nel nostro territorio – ha detto – il distretto geotermico possa e debba costituire un polo di sviluppo e di tenuta occupazionale assolutamente non trascurabile e da tutelare, i cui numeri, in territori disagiati e con importanti deficit economici ed occupazionali, sono assolutamente strategici per la tenuta sociale ed economica dell’intera area ma non solo». 
«La nostra Regione ha bisogno di puntare su di un piano energetico che ponga al centro le energie rinnovabili, e la geotermia tra queste, ne è parte essenziale, anche e soprattutto per la produzione elettrica in rapporto al fabbisogno regionale». In questo senso «l’esperienza del distretto geotermico toscano dovrebbe rappresentare un esempio, su scala nazionale, per affrontare le future sfide che un inarrestabile aumento demografico, dei consumi, dei bisogni, una sempre maggiore voracità energetica (falso, i consumi elettrici sono in calo dell’ordine di 10 Twh annui , dati Terna 2014, ndr), una questione ambientale e climatica quanto mai attuale, ci porranno davanti e ci obbligheranno a scelte e decisioni pioneristiche e coraggiose».

Carlo Giannoni, sindaco di Monteverdi Marittimo

Giannoni

«Occorre – ha detto poi Carlo Giannoni, sindaco di Monteverdi Marittimo – intervenire in maniera decisa, rispondere con forza, anche plateale, a questi attacchi. Abbiamo bisogno di un supporto forte, anche dalla Regione Toscana, e dobbiamo pretenderlo».
Ha preso la parola poi l’amministratore unico di CoSviG, Piero Ceccarelli che ha voluto riportare l’attenzione sul documento diffuso da Medicina democratica che cita la Delib. GRT 344/2010.
«Nel documento diffuso si parla di un quadro emissivo – per fare un esempio – dell’acido borico pari a 70.000 tonn/anno. Il che sarebbe preoccupante se, appunto, fosse vero. Perché quel valore corrisponde, all’incirca, alla produzione annuale della Società Chimica Larderello ai tempi in cui produceva acido borico importando colemanite dalla Turchia».

Piero Ceccarelli

Ceccarelli

«In realtà – ha aggiunto Ceccarelli – la delibera 344 è una delibera importante. Nelle sue 89 pagine, che andrebbero lette e comprese, si parla dei risultati raggiunti e del percorso ambientale fatto. Eppure è una delibera già superata, perché al tempo i sistemi Amis (Abbattimento mercurio e idrogeno solforato) erano meno diffusi nelle centrali geotermoelettriche. E ancora: la Regione Toscana ha speso una cifra considerevole (superiore al milione di euro) in indagini ambientali e sanitarie (aria, acqua, terremoti) i cui risultati sono assolutamente tranquillizzanti. Eppure, non viene abbassata la guardia e gli studi continuano. Non si può però pensare di mettere in discussione qualsiasi cosa».
Sia l’Agenzia regionale di sanità (Ars) che l’Arpat (Agenzia regionale protezione ambientale della toscana), infatti, sono attive con proprie reti e indagini nel monitoraggio (consultabile online) delle aree interessate dalla coltivazione della risorsa geotermica.
«Crediamo – ha concluso Ceccarelli – che in campo geotermico esistano le competenze e le tecnologie per affrontare qualunque sfida futura».
Interventi che hanno destato estremo interesse da parte delle sigle sindacali presenti, alcune delle quali (in particolare la Flaei-Cisl e la Filtem-Cgil) già nei giorni precedenti avevano manifestato le stesse preoccupazioni sul futuro geotermico dell’area. Unanime la volontà di impostare una azione congiunta che coinvolga anche la società civile e il tessuto imprenditoriale per richiedere, da parte delle istituzioni a tutti i livelli, il riconoscimento di una geotermia “positiva” e di una risorsa pulita e rinnovabile.
Nella speranza che la “maggioranza silenziosa” si alzi e prenda la parola.
a cura di CoSviG

 

Geotermia. Incontro di Magliano, la Maremma in rivolta contesta ogni ipotesi di nuove centrali

foto Il Giunco.net

Marras, capogruppo del PD in Regione Toscana, prova a tranquillizzare e corregge il tiro sulle aree non idonee, ma non sana le contraddizioni. Almeno Magliano e Montenero escluse dalle centrali geotermiche.

 

 

 

Clima surriscaldato sabato 6 maggio a Magliano in Toscana nell’incontro –molto partecipato- sulla geotermia moderato dal premio Nobel Riccardo Valentini che ha visto gli interventi di Fedora Quattrocchi, dirigente INGV, Aurelio Cupelli della Rete Geotermica, di Roberto Barocci del Forum Ambientalista e Rete NoGESI e Leonardo Marras, capogruppo PD regionale.

Il cuore della questione sono i tanti progetti di centrali geotermoelettriche in iter autorizzativo nonostante che il Governo e la regione Toscana stiano lavorando alle linee guida per individuare le “zone non idonee” a tali impianti, lavoro che avrebbe dovuto prevedere -come da noi richiesto più volte- una moratoria in attesa dell’attuazione di tali linee guida. Si è invece assistito a una insana corsa contro il tempo per fare in modo che, una volta definite le aree non idonee, si fosse determinata una situazione “di fatto” non modificabile.

foto Il Giunco.net

Facile immaginare quindi che le popolazioni, gli operatori turisti, i produttori e commercianti delle eccellenze agroalimentari della Maremma siano insorti contro qualsiasi ipotesi di centrale geotermoelettrica che danneggerebbe l’economia locale, svalutando tutta l’area e impoverendo, in finale, il territorio come si è visto, dopo cento anni di geotermia, a Larderello.

Al centro delle proteste si è trovato Marras, in quanto capogruppo del partito che governa in Regione, che ha dovuto prendere atto che ormai in Toscana ovunque di avvii un progetto di centrale geotermica, scoppia la rivolta e si costituiscono combattivi comitati di cittadini.

Comprensibile quindi l’atteggiamento di Marras che ha cercato di tranquillizzare l’uditorio dichiarando specificatamente che Magliano (interessato dall’impianto di Pereta) “sarà inserito nell’elenco dei Comuni toscani non idonei alle perforazioni geotermiche”; analoga sorte per Montenero dove, è stato assicurato da Marras, si darà un parere negativo al Ministero dello Sviluppo Economico.

Marras si è spinto anche oltre, correggendo -in peggio- quanto da lui sostenuto fino ad oggi, e ribadito recentemente a Castel del Piano (leggi articolo), quando indicava che i comuni che ad oggi non hanno impianti geotermici saranno inclusi “di default” (di prassi) nelle “aree non idonee” (cioè in aree che non vedranno sorgere alcuna centrale geotermica); ieri ha invece dato una nuova formulazione dei criteri che guideranno la Regione Toscana : nei comuni già sede di impianti geotermoelettrici ed i comuni ad essi confinanti (!) saranno applicate le future norme che regoleranno le “aree non idonee”,  quindi saranno escluse dagli impianti geotermici solo se ricorrono i presupposti ambientali e sociali ancora ad oggi da definire, in caso contrario saranno incluse…
 

foto Il Giunco.net

E’ chiaro che tale formulazione rischia di ampliare a dismisura le “aree idonee” in base a un criterio di mera adiacenza geografica, una sorta di lotteria che non tiene conto delle effettive vocazioni dei territori, ma soprattutto esclude per legge l’effettiva volontà delle popolazioni che fino ad oggi hanno ricevuto solo danni e, nel caso dei comuni limitrofi, neanche le “lenticchie” delle compensazioni ambientali.

Rimane comunque irrisolta la questione Amiata su cui già il PAER, Piano Ambientale e Energetico Regionale, affermava che ormai si è fissato “un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”, concetto ripetuto e ribadito da tutti gli amministratori, locali e regionali, in più occasioni. Se quindi si prende per buono, come dovrebbe essere, il PAER, allora significa che l’Amiata debba essere esclusa dalle “aree idonee” e, di conseguenza, anche i comuni limitrofi.

foto Il Giunco.net

Insomma un bel pasticcio, che continueremo come Rete Nazionale NOGESI a monitorare fino alla fine.

L’incontro di Magliano ha comunque reso lampante una verità: la volontà contraria delle popolazioni interessate dai progetti di centrali geotermoelettriche, volontà di cui chi oggi guida la Regione farebbe bene a tenere in considerazione per evitare ulteriori fratture tra cittadini e ceto politico.

 

La Rete NoGESI assicura comunque che sarà in prima fila a tutelare territori e cittadini dall’aggressione delle centrali geotermoelettriche speculative e inquinanti.


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Mercurio: gli amministratori chiedano una indagine a 360 gradi!

La Rete NoGESI, che ha già denunciato le strane omissioni quando si parla di inquinamento da mercurio senza citare l’attività geotermica toscana, in particolare quella amiatina, che contribuisce senz’altro alla diffusione nell’aria, nell’acqua e nel terreno, di tale elemento.
Abbiamo inviato agli amministratori dei territori interessati la nota che segue, invitandoli a chiedere, appunto, che se indagini sul pericoloso inquinante debbono farsi, che si facciano a 360 gradi.

 

Di seguito il testo della nota inviata agli amministratori:

Gentili amministratori,

Come probabilmente avete avuto modo di sapere il problema “inquinamento da mercurio” emesso dalle ex-miniere di cinabro del Monte Amiata e dalle emissioni in aria delle centrali geotermiche ENEL del sud Amiata (Piancastagnaio e Bagnore) -tiene banco da mesi, in particolare presso i territori prospicenti le aste fluviali del Paglia e Tevere.

Il problema della contaminazione da mercurio sta diventando uno dei problemi ambientali e sanitari del centro Italia interessando le aste dei fiumi Paglia e Tevere ed anche del fiume Fiora e con essi-gettandosi tali fiumi nel Mar Tirreno rispettivamente ad Ostia e a Montalto di Castro- anche il mare Tirreno, determinano così una contaminazione dei pesci di acqua dolce e di mare (oltre il 90% del mercurio ritrovato nei pesci è nella forma metilata, la più pericolosa per la salute umana).

La questione vede molto attivi i sindaci umbri e laziali (alcuni dei quali-a seguito di controlli – hanno dovuto emettere ordinanze di divieto di pesca e di attività sul fiume) che hanno investito le tre Giunte Regionali (Toscana, Umbria e Lazio) ed il MATTM (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) per arrivare a debellare tale fenomeno. Le tre Regioni hanno attivato le rispettive ARPA che, unitamente ad altri istituti, hanno elaborato un primo comune “Piano di indagine per la verifica dello stato di contaminazione del mercurio” (scarica il documento).

Il piano di indagine elaborato dalle tre Arpa, però, sorprendentemente, si concentra solo sull’inquinamento da mercurio prodotto dalle ex miniere del Monte Amiata – dismesse da oltre 40 anni e in massima parte bonificate – tralasciando completamente l’indagine circa l’inquinamento prodotto dalle centrali geotermiche dell’Amiata tutt’ora in funzione, che rappresenta il 42,5% delle emissioni di mercurio provenienti dall’intero comparto industriale italiano (Studio Basosi e Bravi, 2014, QUI e QUI) nonostante gli abbattitori di questo inquinante (AMIS).

Secondo il prof. Andrea Borgia, (Università di Milano, Open University M. Keynes, UK, e Global Research Council proprio in geotermia): “In base ai dati ufficiali disponibili, la quantità di mercurio emesso in atmosfera dagli impianti geotermici è impressionante – il totale emesso negli anni 1969-1999 è di 37,894 tonnellate, a cui si aggiungono le emissioni dal 2000 al 2016, per un totale di 52,559 tonnellate -. Quindi si dovrebbe concludere, che non c’è bisogno di tirare in ballo le vecchie miniere di Mercurio dismesse ormai da quasi 40 anni ed in buona parte bonificate, ma che con tutta probabilità la maggior parte del mercurio accumulato nel Paglia, o che passa attraverso il Paglia per arrivare al Mar Tirreno, proviene dalle centrali geotermiche di Piancastagnaio”.

Ma che l’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermiche sia assolutamente rilevante, per quanto attiene alla contaminazione delle acque fluviali, lo dimostra anche la contaminazione da mercurio del fiume Cecina, situato nell’area geotermica nord della Toscana, che drena i torrenti dell’area geotermica e nei cui pressi non vi è alcuna miniera di mercurio (il divieto di mangiare pesce al mercurio pescato nel fiume Cecina risale al 2002). (vedi anche intervento del prof.Giovanni Grieco, giacimenti minerari per l’Università di Milano)

ed allora, perché fare le indagini a metà?

La pubblica amministrazione deve operare secondo criteri di economicità, efficacia ed efficienza. Ampliare, oggi, il Piano di indagine all’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermoelettriche presenti nell’area porterebbe a compiere uno studio più completo ed esaustivo, in grado di distinguere tra le varie fonti di inquinamento (miniere e centrali geotermoelettriche) così da attribuire a ciascuna di esse la paternità della distribuzione di mercurio e poter intervenire in modo efficace e mirato.

Dunque, perché non farlo?

Proprio per questo Rete Nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante) invia una sollecitazione affinché i comuni interessati, direttamente o indirettamente, dal problema inoltrino una richiesta di ampliamento del piano di indagine alle tre Regioni (Toscana, Umbria e Lazio); diversi comuni, tra cui Acquapendente (VT), vi hanno già aderito…

Di questo si è parlato anche recentemente nel convegno di Abbadia San Salvatore del 4 febbraio scorso organizzato dalla Rete Nazionale NOGESI (leggi QUIQUI e QUI)

Sarà nostra cura tenervi informati sull’evolversi della vicenda, nel mentre ci aspettiamo vostre prese di posizione.

Cordiali saluti,

Solange Manfredi, Rete Nazionale NOGESI

Dall’Amiata alla Valle del Tevere seguendo la via del mercurio

In occasione del convegno che si è recentemente tenuto a Abbadia San Salvatore dal titolo “Dall’Amiata alla valle del Tevere: ancora geotermia industriale o un altro sviluppo è possibile?”, promosso dalle associazioni SOS Geotermia e Rete Nazionale NOGESI, ampio spazio è stato riservato al tema “Geotermia, mercurio e inquinanti”, tema illustrato e approfondito dalle relazioni di Roberto Barocci (Geotermia elettrica: rischi per la salute pubblica e le acque), Andrea Borgia (Amiata: Geotermia – un velenoso cocktail di inquinanti) e dal sindaco di Orvieto Giuseppe Germani (Mercurio: un problema emergente dell’Italia centrale).

Un grave allarme sulla situazione di inquinamento da mercurio era stato lanciato lo scorso anno, quando nel giugno 2016 furono resi noti i dati dell’attività di ricerca (raccolti dal 2009) del dipartimento di scienza della terra dell’università di Firenze e presentati dal professor Pilario Costagliola, docente di mineralogia, nell’ambito dell’incontro pubblico, organizzato dagli Amici della Terra, dal titolo “La strada del mercurio”, svoltosi a Roma, presso i locali del Senato. Nel loro report Gli Amici della Terra parlano di “60 tonnellate di mercurio nei sedimenti fluviali del fiume Paglia, 11 kg di mercurio che ogni anno arrivano al Mar Tirreno, concentrazioni elevate di mercurio nei campioni di muscoli dei pesci d’acqua dolce. Oltre il 90% del mercurio ritrovato nei pesci è nella forma metilata, la più pericolosa per la salute umana. Una grande percentuale dei campioni di muscolo di pesce supera le linee guida U.S. EPA 2009 (United States Environment Protection Agency) per il metil-mercurio ai fini della sicurezza per il consumo umano”.

L’origine di un tale disastro veniva attribuito tout court a “più di un secolo di estrazione e lavorazione dei minerali di mercurio nel Monte Amiata, uno dei più grandi giacimenti di mercurio di tutto il mondo”. Successivamente però gli Amici della Terra avevano ammesso che certamente, tra le cause dell’inquinamento da mercurio, andava annoverata la “già nota” produzione geotermica. Ora a riprovarci sono l’ARPA Umbria sostenendo che “dai primi riscontri in letteratura” ben poca cosa è il contributo della geotermia amiatina e comunque il suo contributo “va gestito in altro contesto ambientale (è (solo) una questione prettamente toscana)”. No, non è una questione solamente toscana –sostiene la portavoce della Rete Nazionale NOGESI Solange Manfredi– ma una questione dei territori attraversati dal fiume Paglia ed inquinati da mercurio, dunque un problema che riguarda tutte e tre le tre regioni Toscana, Umbria e Lazio!

Le miniere di mercurio dell’Amiata sono peraltro dismesse da quarant’anni e in massima parte bonificate, mentre le centrali geotermoelettriche di Enel Green Power, rilasciano continuamente in atmosfera un vero e proprio cocktail di inquinanti, tra i quali il mercurio occupa senza dubbio un posto d’onore, rappresentando il 42,5% delle emissioni di mercurio provenienti dall’intero comparto industriale italiano (Studio Basosi e Bravi, 2014), nonostante gli abbattitori di questo inquinante (AMIS).

“È possibile fare un calcolo approssimativo del mercurio emesso –questa quantità è sottostimata in quanto non vengono considerate le emissioni durante i fuori servizio degli impianti– in base ai dati disponibili”, osserva il geologo Andrea Borgia, attento studioso della geotermia amiatina. “Secondo i dati Enel nel 1996 –continua il prof. Borgia– le emissioni di mercurio erano pari a 2611 kg/anno. Nella DGR Regione Toscana, la n. 344, si ricava che le centrali di Piancastagnaio emettono mercurio nella quantità di 1969 kg/anno nel 2000; 749 kg/anno nel 2003; 914 kg/anno nel 2005; 740 kg/anno nel 2007; 248 kg/anno nel 2013. Il totale emesso negli anni 1969-1999 è di 37,894 tonnellate, a cui si aggiungono le emissioni dal 2000 al 2016, per un totale di 52,559 tonnellate. Questa quantità di Mercurio immessa nell’ambiente è esorbitante”.

“Concludendo, la quantità di mercurio emessa dalle centrali geotermiche di Piancastagnaio è di poco inferiore alla quantità di mercurio contenuta attualmente nel Paglia (considerate le approssimazioni fatte si dovrebbe dire che è circa uguale)”, afferma Borgia, il quale aggiunge: “La quantità di Mercurio che arriva al Mar Tirreno è 22 volte meno di quella che viene emessa attualmente dalle centrali geotermiche di Piancastagnaio e che ricade nel bacino del Paglia. Quindi si dovrebbe concludere, che non c’è bisogno di tirare in ballo le vecchie miniere di Mercurio dismesse ormai da quasi 40 anni ed in buona parte bonificate, ma che con tutta probabilità la maggior parte del mercurio accumulato nel Paglia, o che passa attraverso il Paglia per arrivare al Mar Tirreno, proviene dalle centrali geotermiche di Piancastagnaio”.


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Amiata, arsenico nell’acqua: dopo 4 anni sempre peggio

img-notiziaSindaci e Acquedotto del Fiora si assumano le proprie responsabilità sulla potabilità e rischi per la salute.

Quattro anni fa Sos Geotermia fece -a proprie spese- una serie di analisi a campione sulla presenza di arsenico e mercurio nell’acqua potabile dell’Amiata, versante grossetano.
Ne scaturì una pubblica denuncia che, è il caso di dire, smosse le acque placide e tranquille in cui si cullavano amministratori e gestori degli impianti, nonostante i precedenti allarmi sui rischi di inquinamento causati anche dalle attività delle centrali geotermiche.
Oggi un nuovo campionamento delle acque fatto dai cittadini -a loro spese- mostrerebbe una situazione senza dubbio peggiore rispetto al 2012, nonostante anche gli abbattitori di arsenico e la miscelazione delle acque di diverse sorgenti per ridurne le concentrazioni.
Quasi la totalità dei valori dell’arsenico sono superiori a 5 microgrammi/litro che è la soglia oltre la quale l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e i medici dell’ISDE sconsigliano l’uso potabile per bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie.
Ma, ancor peggio, in ben tre casi sembrerebbe superato addirittura il limite di legge di 10 microgrammi/litro, situazione che dovrebbe far scattare allarmi e divieti di potabilità che invece non ci sono stati, o ci sono sfuggiti.

Ci chiediamo: ma i sindaci, responsabili primi della salute pubblica, e i vertici dell’Acquedotto del Fiora hanno il polso della situazione e sono in grado di smentire questi dati pubblicando le analisi per tutte le sorgenti degli ultimi anni?
Nel caso fossero confermati gli sforamenti e comunque l’alto tenore di arsenico nell’acqua potabile, a parte le promesse da marinaio del’ex presidente dell’Acquedotto di anni fa che si impegnava per drastici abbattimenti, cosa intendono fare i sindaci e i vertici dell’Acquedotto del Fiora, prima di dimettersi?

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Di seguito il testo del volantino che stiamo distribuendo in Amiata e che potete scaricare in pdf:

Cosa beviamo? …4 anni dopo
Qualcuno controlla l’arsenico nell’acqua dell’Amiata?

Riceviamo notizia da un gruppo di cittadini che hanno effettuato in questi giorni le analisi dell’arsenico contenuto nell’acqua che viene distribuita nelle loro case di una situazione per niente rassicurante in merito alle concentrazioni di ARSENICO nell’ACQUA.

Ricordiamo che il limite di legge per le concentrazioni di arsenico è di 10 microgrammi/litro, mentre l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ed anche lAssociazione italiana medici per l’ambiente (ISDE) raccomandino che l’arsenico contenuto nell’acqua destinata al consumo umano deve essere tendente allo ZERO e che comunque bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie dovrebbero evitare l’uso di acque con concentrazioni di arsenico superiori a 5 microgrammi/litro.

Questi i valori rilevati:

Analisi 2016
* valore oltre i limiti consigliati dall’OMS e ISDE (5 µg/L)
** valore oltre i limiti di legge (10 µg/L)

Località

Comune

Arsenico

Microgrammi/litro

Via di Montagna

Casteldelpiano

7,3 *

Via Pozzo stella

Casteldelpiano

6,8 *

Sorgente Montoto

Casteldelpiano

9,8 *

Paese

Montenero

4,7

Loc. Il Giunco

Arcidosso

10,2 **

Via del Fattorone

Casteldelpiano

10,1 **

Fonte davanti Venerio

Casteldelpiano

9,3 *

Cimitero

Montelaterone

8,3 *

Via della Montagna

Bagnore

8,9 *

San Lorenzo

Arcidosso

9,9 *

Pozzo. Privato Loc. il Giunco

Arcidosso

3,8

Fonte Murata

Casteldelpiano

6,6 *

Fonte del re

Casteldelpiano

7,8 *

Paese

Monticello

3,6

Fonte case Danti

Selva

1,7

Loc. Sasso del Corvo

Seggiano

10,8 **

Loc. Colle Vergari

Casteldelpiano

8,7 *

Casa Privata

Selva

0,9

Loc.Giardino Potentino

Seggiano

9,8 *

Piazza

S.Fiora

6,6 *


Nel 2012, come Sos Geotermia, effettuammo una ricognizione simile e confrontando i dati non possiamo fare altro che essere ancora più preoccupati. All’epoca infatti si registrarono solo due valori fuori norma, entrambi in sorgenti che comunque non alimentavano direttamente abitazioni. Oggi invece sembra invece dalle analisi dei cittadini che in ben tre zone abitate l’acqua distribuita dall’acquedotto supererebbe i limiti di legge di 10 microgrammi/litro.

Pare quindi che nel corso degli ultimi anni ci sia stato un progressivo inquinamento delle falde.
Confrontando i dati in comune con le località a delle nostre analisi del 2012 ecco che cosa possiamo ottenere:

tabella2-volantino

Casteldelpiano, Arcidosso, Seggiano avrebbero livelli di arsenico quasi ovunque superiori ai 6 microgrammi/litro Senza contare le sorprese che provengono dagli sforamenti del limite di legge emersi dalle analisi del 2016!!!

Quello che denunciavamo 4 anni fa è certamente peggiorato rendendo ancora più giusta la nostra richiesta di moratoria immediata di tutta la geotermia, esistente e di progetto, visto che -a quanto sembra e fino a prova contraria- sindaci e Acquedotto del Fiora non sembrano neanche in grado di rispettare almeno i limiti di legge, pur ricevendo milioni di euro per compensazioni ambientali e avendo realizzato gli abbattitori di arsenico che, ci chiediamo oggi, a cosa servono??

Invitiamo tutti i cittadini a inviarci segnalazioni in merito, anche per costruire una mappatura più efficace dell’arsenico nell’acqua!

Rimane inconcepibile che ancora una volta siano i singoli cittadini o i comitati a fare quello che per legge compete ai sindaci e al gestore Acquedotto del Fiora. Chiediamo quindi una immediata replica di questi soggetti con le analisi “ufficiali” che consentono l’uso potabile a norma di legge, le ragioni degli sforamenti possibili e se tali sforamenti si siano verificati anche in altre località. Nel caso venissero confermati questi dati auspichiamo che i responsabili ne traggano le dovute conseguenza, fatte salve altre e più gravi ipotesi.

Sos Geotermia, aderente alla Rete nazionale NoGESI


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Aggiornamento 8 novembre 2016

Apprendiamo da Il Giunco.net che Acquedotto del Fiora avrebbe prontamente risposto al nostro comunicato, ovviamente tranquillizzando perchè tutto è “a norma di legge”, madamalamarchesa…

Entriamo nel merito:

“Per quanto riguarda le analisi effettuate privatamente dai cittadini, citate nella nota stampa, va sottolineato che non viene specificato se siano riferite ad acqua di rubinetto e, come è noto, Acquedotto del Fiora è responsabile dell’acqua distribuita fino al punto di consegna, ma non di quella all’interno della rete privata. Inoltre, non viene specificato né il metodo di analisi utilizzato per il parametro arsenico, né tantomeno come sia stato eseguito il campionamento e se il campione sia stato correttamente stabilizzato e conservato.”
Ovviamente il cittadino -che non è un tecnico- si atterrà alle istruzioni del laboratorio che in questi casi indica di utilizzare bottiglie d’acqua che vanno riempite e svuotate più volte con l’acqua che si vuole analizzare, per poi riempirle e consegnarle entro il più breve tempo possibile al laboratorio; ci dicono che il metodo usato dal laboratorio di Grosseto incaricato, per l’arsenico sia l’APAT CNR 3080A ed. 2003.
Ci sembra che pretendere di più da chi neanche dovrebbe preoccuparsi di tali analisi sia oltremodo scorretto, come anche la specifica che limita la responsabilità del gestore fino al punto di consegna e che potrebbe far pensare che ci possano essere accidentali inquinamenti da arsenico successivo o, peggio ancora, che qualcuno possa aver dolosamente aggiunto arsenico all’acqua: …beh, certamente, chi non ha in casa almeno una sacchetta di arsenico?

“Le analisi effettuate negli anni 2012-2016 sull’acqua distribuita in tali zone  (Arcidosso, Castel del Piano, Seggiano e Santa Fiora, ndr) evidenziano valori medi di arsenico abbondantemente entro il limite previsto dal decreto legislativo 31/2001, fissato a 10 microgrammi/litro: pertanto valori medi inferiori a 5 microgrammi/litro come citato nella nota stampa costituiscono un obiettivo non richiesto dalla normativa di riferimento.”
Intanto “valori medi” non significano niente, perchè se una sorgente ha un valore di 1 o 0 µg/L mentre un’altra di 9 µg/L, anche se il “valore medio è 4,5 µg/L, significa però che chi usa la prima è sicuro, ma chi usa la seconda no.
Tant’è che molti valori anche dei rilevamenti dello stesso gestore sono tra 5 e 10 µg/L alcuni prossimi al limite di legge, come anche rileva l’Arpat a marzo ’16, alla Sorgente Galleria Bassa di Santa Fiora con 9,6 µg/L e alla Galleria Alta 9,8 µg/L.
Sui limiti dell’arsenico è bene ribadire che: l’Arsenico è considerato cancerogeno di I° livelli, cioè non esiste una concentrazione considerata innocua, i limiti di legge sono per forza dovuti ad un “compromesso” per non provocare un blocco generalizzato nella distribuzione dell’acqua in un territorio, come quello italiano, di origine vulcanica. Ma questo però non può tranquillizzare chi dovrebbe comunque ridurre al minimo possibile i rischi, visto che le raccomandazioni dell’OMS e dell’ISDE non sono frutto delle fantasie dei comitati.
Si consideri che nella loro ricerca del 2004 Osvaldo Conio e Roberto Porro (L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano) riportavano che in provincia di Grosseto le loro analisi davano valori oscillanti tra un minimo inferiore a 1 µg/L a un massimo di 4 µg/L. Cosa è successo in Amiata tra il 2004 e oggi??

“Dopo aver chiesto deroga in via cautelativa, il gestore ha realizzato gli impianti di abbattimento necessari a rispettare i nuovi limiti… …per un investimento di circa 2,5 milioni di euro”
In realtà le deroghe al limite dei 10 µg/L furono richieste perchè i valori erano di molto superiori ai limiti ammessi e tali deroghe furono chieste finchè i regolamento lo permettevano (per 3 periodi di tre anni dal 2001 al 2010) finchè non ne vennero più concesse. Tali deroghe, peraltro, imponevano alcune condizioni precise quali anche “l’eliminazione delle cause dell’inquinamento da arsenico”, “l’informazione della popolazione sui rischi” e “garanzia che ai neonati e ai bambini fino ai tre anni venisse garantita acqua nel rispetto dei limiti normativi”. Nulla di tutto ciò è successo in quei 9 anni di deroghe dove tutti, compresi i soggetti più deboli, hanno consumato acqua ben sopra i limiti di legge…
Rispetto agli abbattitori per “2,5 milioni di euro” che hanno comunque pagato i cittadini, viene da chiedersi a cosa servono se comunque non riusciamo a rimanere entro i 5 µg/L; a meno che ci siano problemi di funzionamento…

25 luglio 2016. Centrale di Bagnore 4, l’inaugurazione in “pompetta magna”

20160725_bagnore_0000Giocano a nascondino per arrivare a tagliare il nastro senza incontrare i cittadini…

Era partita in silenzio, senza annunci né diffusione di notizie, l’inaugurazione della centrale di Bagnore 4.

Solo attraverso i cittadini, sempre attenti, s’è scoperto che oggi, 25 luglio, presenti tutte le autorità, da Rossi ai sindaci geotermici, si sarebbe proceduto all’inaugurazione di una centrale che, peraltro, è in funzione e ci delizia con le sue emissioni da quasi due anni.

20160725_bagnore_34Ed è bastato si annunciasse un presidio di protesta che quella che secondo loro doveva essere la festa per il meraviglioso futuro geotermico dell’Amiata, si trasformasse in una inaugurazione blindata, ormai in “pompetta magna”, con i cittadini in attesa all’ingresso della centrale Bagnore 4 e i “conigli” fatti entrare da Bagnore 3 per evitargli anche solo qualche pernacchia…

Nonostante abbiano fatto di tutto per nascondersi ed evitare la presenza della popolazione amiatina, in un assolato lunedì di luglio, chiusi dalle recinzioni e difesi da uno schieramento spropositato di forze dell’ordine, Rossi, i suoi sindaci e l’Enel hanno proceduto al taglio del nastro ed al brindisi di rito.

Ma Rossi che si presenta come alternativo a Renzi (non certo sulla geotermia in Amiata) ed i sindaci che ribadiscono sempre l’equidistanza con comitati e l’enel, avranno perlomeno avuto un sussulto mentre tagliavano il nastro di un’altra centrale fonte di emissioni che sono concausa di una situazione sanitaria ed ambientale drammatiche?

Un plauso a tutti coloro che hanno, anche in questa occasione, testimoniato che la montagna vuole vivere, e non di geotermia.


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Da Sorano riparte la lotta in Toscana contro ogni tipo di geotermia

20160221_sorano_montaggioIl 21 febbraio scorso i comitati si incontrano e rilanciano le iniziative in tutta la regione: che 100 fiori sboccino…
Tanti i comitati presenti all’incontro di Sorano del 21 febbraio, dai comitati storici a quelli più recenti, nati soprattutto dopo il disvelamento dei tanti progetti delle nuove centrali a media entalpia che ormai coinvolgono tutto il territorio regionale.

Si è fatto il punto sulle diverse realtà, dalla ormai insopportabile geotermia Enel del monte Amiata ai progetti della media entalpia figli del piano Berlusconi-Scajola, ma fatti propri dal governatore Rossi che per la Toscana ha deciso di puntare solo e soltanto sulla geotermia -il solare sta praticamente scomparendo-, nonostante abbia già raggiunto le quote prefissate di rinnovabile e nonostante che ormai è appurato che siamo in sovrapproduzione di energia, tanto che Enel, lentamente, inizia la dismissione delle centrali a combustibili fossili.

A pensar male si potrebbe dedurre che non sia il reale bisogno di energia che muove la regione Toscana a sostenere un piano abnorme di geotermia, ma, più prosaicamente, tutta la partita degli incentivi, ancor più sostanziosi di quelli di cui gode l’Enel, che ruota attorno alle centrali a media entalpia, sperimentali e non.

Per questo i Comitati riuniti a Sorano rilanciano la sfida a tutto campo, sia per informare e coinvolgere tutti i cittadini toscani e sia per andare a contrastare direttamente la politica energetica di Rossi, nonostante sempre più sindaci siano contrari al suo piano.

E’ in preparazione un’iniziativa a Firenze, al consiglio regionale, dove i Comitati porteranno le ragioni di territori e coinvolgeranno scienziati, tecnici, politici e giornalisti; si chiederà conto agli amministratori regionali e alle forze politiche presenti in consiglio di pronunciarsi e sostenere la battaglia contro la geotermia speculativa e inquinante. L’iniziativa si terrà tra marzo ed aprile in base alle disponibilità dei Comitati e degli invitati; daremo conto del programma appena possibile.

In tutti i territori invece i Comitati sono mobilitati ad organizzare più iniziative possibili per giungere alla giornata regionale “100 fiori contro la geotermia”, una giornata di lotta e di festa in cui in tanti paesi e campagne della Toscana, in contemporanea, si terranno incontri, assemblee, feste, concerti, volantinaggi, riunioni conviviali, all’insegna della lotta e della gioia, in difesa del paesaggio, dell’ambiente, delle specialità enogastronomiche, della cultura e di un diverso sviluppo e valorizzazione della Toscana e per ribadire “basta altra geotermia in Toscana, moratoria subito” .
Succederà il 24 aprile ed a breve sarà disponibile il programma.

Sarà una primavera che vedrà la ripresa e il rilancio delle mobilitazioni e che non si esaurisce con il 24 aprile, ma continuerà sia a livello istituzionale – ricordiamo che il Governo è in ritardo di mesi sulle “linee guida” e che la Regione nel frattempo procede come se nulla fosse – e sia nei territori con le specifiche battaglie, i ricorsi, l’informazione diffusa, le feste, come a Monticello Amiata dove il 3 luglio ci sarà una giornata di mobilitazione e di festa.

Assemblea dei comitati contro la geotermia di Toscana, Umbria e Lazio
Rete nazionale NoGesi – NO Geotermia Speculativa e Inquinante

NoGesi al Governo: se non è capace di rispettare gli impegni presi, almeno fermi ogni attività

renzi fiuuDalla Risoluzione del 15 aprile 2015 che impegnava il governo ad emanare, ENTRO 6 MESI, “linee guida” necessarie per le future autorizzazioni, sono trascorsi ben più dei 6 mesi previsti, periodo durante il quale i Comitati e la Rete NoGesi hanno prodotto proposte ed iniziative, ultime delle quali, due solleciti al Governo e al MISE affinchè, in mancanza delle previste “linee guida”, si giungesse alla moratoria di ogni autorizzazione in corso.
Riportiamo le due note, del 22 febbraio e del 27 gennaio 2016:

 

MISE-Dirigente coordinatore Gruppo di lavoro geotermia e Procedimenti
Ing. Marcello Saralli
e, p.c.: MISE -Direttore Generale DGS-UNMIG
Ing. Franco Terlizzese

Oggetto: Risoluzione delle Commissioni Ambiente ed Attività Produttive della Camera dei Deputati (n. 8-00103 “Produzione di energia da impianti geotermici”) Sollecito al Governo ad ottemperare ai disposti della citata Risoluzione e richiesta di audizione in merito.

Si fa seguito all’incontro tenuto in sede MISE in data 17.02.2016 tra l’ing. Marcello Saralli del Ministero ed il dr. Fausto Carotenuto della Rete Nazionale NOGESI.
Dall’incontro è emerso che il Governo –pur essendo impegnato sulle attività di riforma- non è in grado di emettere rapidamente le nuove normative (pur essendo scaduto il tempo previsto nella Risoluzione di cui all’oggetto), mentre nel contempo proseguono le attività istruttorie delle istanze avanzate dagli operatori sia in ordine agli impianti pilota geotermici, che alle istanze geotermiche ad autorizzazione regionale.
Questa situazione diventa ogni giorno di più in evidente contrasto con le previsioni contenute nella Risoluzione de quo che al punto 3° recita: “(il Governo si impegna) a rilasciare, a seguito dell’emanazione delle linee guida, tutte le autorizzazioni per i progetti di impianti geotermici, comprese quelle relative ai procedimenti in corso, nel rispetto delle prescrizioni ivi previste”. Le Commissioni parlamentari ottava e decima hanno chiaramente impegnato il Governo a far avanzare i procedimenti in corso soltanto dopo l’emanazione delle linee guida e degli altri interventi di riforma. E’ del tutto evidente che, in ossequio ai principi di buon andamento, efficienza ed efficacia dell’amministrazione – oltre che per rispetto istituzionale nei confronti dell’organismo parlamentare che ha adottato la predetta Risoluzione- le autorizzazioni siano rilasciate dopo l’emanazione della “riforma” del settore (si ricorda che gli impegni del Governo sono, nella Risoluzione, ben dodici). Come abbiamo fatto notare al Governo con la nota inviata lo scorso 27.01.2016 che si allega nuovamente (riportata di seguito).
Quindi è necessario porre rimedio- stante i tempi lunghi necessari al Governo per la riforma del settore-a questa evidente contraddizione: se non si possono emettere le “nuove norme” in tempi brevi, si proceda a sospendere i procedimenti in corso sia relativi agli impianti pilota, che quelli ad autorizzazione regionale. Non si può infatti più procedere così che gli impianti vengono autorizzati in dispregio delle previsioni della Risoluzione Parlamentare. Nei prossimi giorni attiveremo il mondo parlamentare per intervenire sul Governo per poter risolvere la questione.
Circa i contenuti delle azioni di riforma dei vari aspetti della tematica (da quelli tecnici, a quelli economici e gestionali) ribadiamo con l’occasione la richiesta –come Rete Nazionale NOGESI- di essere auditi, come altri stakeholders.
Vi rimettiamo a tal fine le note (già rimesse in data 15.10.2015) contenenti le nostre proposte di “riforma” relative alle linee guida per la geotermia formulate dalla scrivente Rete Nazionale. Proposte di riforma che emergono dal lavoro di un team di esperti e scienziati appositamente attivati dalla nostra rete.

————ooOoo———-

Nota della Rete NoGesi del 27/1/2016

Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi
Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti
Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini
Ministro della salute Beatrice Lorenzin
MISE-Dirigente coordinatore Gruppo di lavoro geotermia e Procedimenti Ing. Marcello Saralli

e, p.c.: MISE- Sottosegretario di Stato Antonello Giacomini
MISE-Sottosegretaria di Stato Simona Vicari
MISE -Direttore Generale DGRME Ing. Franco Terlizzese
MATTM -Direttore Generale DVA Dott. Renato Grimaldi
MIBACT -Direttore Generale BEAP Arch. Francesco Scoppola
MISA -Direttore Generale PREV Dott. Raniero Guerra

On. Ettore Guglielmo Epifani, presidente X Commissione
On. Ermete Realacci, presidente VIII Commissione
On. Chiara Braga, Camera dei Deputati
On. Ignazio Abrignani, Camera dei Deputati
On. Serena Pellegrino, Camera dei Deputati
On. Samuele Segoni, Camera dei Deputati
On. Andrea Vallascas, Camera dei Deputati
Catiuscia Marini, presidente regione Umbria
Nicola Zingaretti, presidente regione Lazio
Enrico Rossi, presidente regione Toscana
Vincenzo De Luca, presidente Regione Campania
Francesco Pigliaru, presidente regione autonoma Sardegna

Oggetto: Risoluzione delle Commissioni Ambiente ed Attività Produttive della Camera dei Deputati (n. 8-00103 “Produzione di energia da impianti geotermici” /Sollecito al Governo ad ottemperare ai disposti della citata Risoluzione e richiesta di audizione.

Egregio signor Presidente del Consiglio, egregi Ministri,

Premesso:

-che in data 05.03.2014 la scrivente Rete Nazionale ha portato per la prima volta all’attenzione del Parlamento e del Governo-attraverso un convegno tenuto negli spazi parlamentari, con il conforto di qualificati esperti-la necessità di una profonda riforma nel settore della geotermia, essendo emerso con sufficiente chiarezza -con un esteso vulnus nella legislazione corrente- che lo sfruttamento della geotermia non è così “ecologico e rinnovabile” come si è supposto per troppo tempo e non solo nelle aree tradizionali toscane in cui la geotermia risulta finora sfruttata attraverso la tecnologia c.d. “flash” (Amiata e Larderello), ma anche in altre aree del paese investite da un elevatissimo numero di richieste di sfruttamento con la tecnologia “binaria”, sospinte in particolare dai provvedimenti di privatizzazione del Governo Berlusconi IV (D. Lgs. 22/2010 e 28/2011);

-che, anche a seguito di tale denuncia –in forza delle prime mobilitazioni avverse nei territori- i gruppi parlamentari presentavano nell’ ottobre del 2014 risoluzioni con richiesta al Governo di produrre una estesa riforma del settore, recependo le preoccupazioni dei cittadini e-per la prima volta sulla scena- degli amministratori di molti territori coinvolti;

-che le Commissioni Parlamentari VIII (Ambiente) e X (Attività Produttive) della Camera dei Deputati sviluppavano un esteso programma di audizioni che ha interessato esperti, aziende, amministratori ed associazioni ambientaliste ed anche, in data 19.01.2015, la scrivente Rete Nazionale;

-che in data 15.04.2015 le citate Commissioni Parlamentari approvavano all’unanimità una Risoluzione, prima firmataria l’on. Chiara Braga, responsabile ambiente della segreteria nazionale del PD, che impegna il Governo ad intervenire-entro sei mesi- sui vari aspetti della tematica da quelli tecnici, a quelli economici e gestionali;

-che in data 15.10.2015-allo scadere del suddetto impegno, ancora inevaso, da parte del Governo- la scrivente Rete Nazionale ha inviato allo stesso una nota con accluse le proprie proposte (che ad ogni buon conto, si reiterano in allegato) che sono state successivamente presentate in data 05.11.2015, in un partecipato convegno presso la Camera dei Deputati;

-che in tale convegno sono stati approfonditi anche altri aspetti della riforma, non contenuti nella Risoluzione parlamentare, ma facenti parte a tutto tondo della storia e delle richieste di questo esteso movimento nazionale che ha preso il via dalla scrivente Rete Nazionale NOGESI, ma che via via si è allargato nei territori delle regioni interessate. Intendiamo parlare delle superate tecnologie di ENEL Green Power in Amiata che fanno parte ormai dell’archeologia dello sfruttamento geotermico, ma che stanno producendo inquinamento ambientale e sanitario non più sopportabile-(e quindi, quivi, si apre la necessità di affrontare il decommissioning, cioè lo smantellamento degli impianti in Amiata in un momento favorevole in cui –in mutate condizioni energetiche- ENEL “chiude” decine di impianti) e della necessità di opporsi agli impianti “binari” sulla base di un dato ormai generalizzato: non esiste più un’area del Paese in cui ci sia consenso sociale alla geotermia idrotermale di prima generazione, sia in alta entalpia che in media entalpia!.

Ma anche di sperimentare ormai nuove forme di utilizzo geotermico c.d. di terza generazione (tipo Borehole Heat Exchangers- BHE) che potrebbero aprire la via per una nuova geotermia, sicura, non inquinante, che punti sul vapore (ma capace-solo se necessario e senza incentivi- di produrre anche elettricità), privilegiando così gli investimenti sull’efficienza energetica e sulla produzione di calore, di cui siamo deficitari come Paese. Impianti, quindi che non “spostano” i fluidi dal sottosuolo, che per funzionare non hanno bisogno di acqua, ma prelevano solo il calore ceduto, evitando così di avere effetti indesiderati come difficoltà di reimmettere i gas incondensabili (molti dei quali tossici), inquinamento delle falde, induzione di sismicità indotta e provocata, ecc. Inoltre tale innovativa tecnologia permetterebbe lo sfruttamento, non solo dei tradizionali giacimenti idrotermali, ma anche dei promettenti giacimenti “non-tradizionali” (rocce secche, pressurized, magmatici, “offshore”, alta profondità, ecc.), molto maggiori degli “idrotermali”; per ultimo tale indirizzo permetterebbe all’Italia di riconquistare la leadership tecnologica sulla geotermia, sbiadita da lungo tempo. Ma anche della necessità di “aprire finalmente la via” alla geotermia a bassa entalpia;

-che sulla omissione di impegno, entro i tempi stabiliti, da parte del Governo nella predisposizione della riforma di cui alla citata Risoluzione parlamentare del 15.04.2015 eravamo stati- sin da subito- buoni profeti nell’indirizzare ai parlamentari delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera dei Deputati –che avevano approvato la detta Risoluzione- note richiedenti un assiduo “controllo da parte del Parlamento su come si muoveranno il MISE ed il MATTM sul terreno della riforma”, perché “il peso delle lobbies -consolidate anche in questo settore nel periodo berlusconiano – è molto forte…E senza una specifica e convinta volontà di riforma è facile banalizzarne il portato”.

-che nelle more del rispetto dell’impegno del Governo, la sottosegretaria al MISE Simona Vicari in data 22.10.2015 –rispondendo alla interrogazione n. 5-06259 a firma degli on. Terrosi, Braga, Bonaccorsi e Mazzoli (PD)- secondo cui veniva sollecitato il Governo a presentare entro il 15 ottobre le linee guida richieste dalla citata Risoluzione del 15.04.2015 e “a rilasciare, a seguito dell’emanazione delle linee guida, tutte le autorizzazioni per i progetti di impianti geotermici, comprese quelle relative ai procedimenti in corso, nel rispetto delle prescrizioni ivi previste”, stigmatizzando che il MISE abbia inopinatamente avviata la conferenza di servizi per l’autorizzazione dell’impianto geotermico pilota di Castel Giorgio, in Umbria- dichiara che “il citato impegno non prevede che nelle more dell’adozione delle linee guida non possano essere, comunque, rilasciate autorizzazioni. Tra l’altro, l’ipotesi di una moratoria sugli impianti geotermici, pur essendo stata valutata in sede di discussione della risoluzione citata nell’atto di cui si discute, non ha trovato accoglimento”. Il dato letterale che emerge dalla risoluzione, in realtà, è chiaro nell’affermare il contrario rispetto a quanto affermato dal Sottosegretario. Le Commissioni parlamentari ottava e decima hanno chiaramente impegnato il Governo a far avanzare i procedimenti in corso soltanto dopo l’emanazione delle linee guida. E’ del tutto evidente che, in ossequio ai principi di buon andamento, efficienza ed efficacia dell’amministrazione – oltre che per rispetto istituzionale nei confronti dell’organismo parlamentare che ha adottato la predetta risoluzione, nella quale si chiede espressamente che le autorizzazioni siano rilasciate dopo l’emanazione delle linee guida – i procedimenti di VIA in corso aventi ad oggetto progetti pilota avrebbero dovuto essere sospesi, in attesa dell’emanazione delle ridette linee guida. D’altra parte, se il procedimento di valutazione di impatto ambientale è (come è) finalizzato principalmente a verificare la compatibilità ambientale di un determinato progetto dal punto di vista localizzativo, non si vede davvero come possano progredire i procedimenti VIA in corso prima che il governo abbia adottato preventivamente le linee guida in questione, finalizzate proprio a rendere chiarezza sui criteri di idoneità localizzativa che dovranno essere seguiti nelle valutazioni;

-che sullo stesso ritardo il sottosegretario Giacomini – rispondendo alla interrogazione n. 5-06647 a firma degli on. Terrosi, Braga, Bonaccorsi e Mazzoli (PD)-secondo cui il Governo non aveva ancora adottato le linee guida per le attività geotermiche, la cui scadenza era prevista il 15 ottobre 2015, ha dichiarato in data 24.11.2015 che il Governo “ha provveduto ad avviare i lavori di «zonazione» del territorio italiano affinché, per le varie tipologie di impianti geotermici, siano identificate le aree potenzialmente sfruttabili, e ad implementare le «linee guida» per le attività geotermiche, insieme al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al fine di individuare i criteri generali di valutazione per lo sfruttamento in sicurezza della risorsa”;… i documenti non sono ancora definitivi in quanto sugli stessi si stanno coinvolgendo i vari stakeholder, oltre alle regioni maggiormente interessate dalle attività in argomento, al fine di poter condividere i contenuti delle stesse e definire compiutamente le best practices della materia”;

-che sulla stessa materia nella seduta del 12 gennaio 2016 lo stesso sottosegretario al MISE Giacomini alla interrogazione n. 3- 01653, primo firmatario il sen. Scalia (PD), circa il mancato decreto contenente i casi in cui si applica la procedura abilitativa semplificata e le prescrizioni per la posa in opera degli impianti di produzione di calore da risorsa geotermica, ovvero sonde geotermiche, destinati al riscaldamento e alla climatizzazione di edifici previsto dal D.Lgs. 28/2011 (sono passati 5 anni, anziché i 3 mesi previsti dalla legge!) il quale-bontà sua- asserisce che lo schema di decreto, già predisposto nelle sue linee principali, potrà essere adottato in tempi brevi”dimostra –se ce fosse ancora bisogno-del disinteresse in materia dei governi che dal 2011 si sono succeduti; con la conseguenza che lo stesso on. Scalia chiede al Governo di adottare al più presto tale decreto sottolineando come sia auspicabile semplificare i procedimenti piuttosto che limitarsi ad incentivi di natura economica, destinati a gravare sulle bollette elettriche(!);

Tutto ciò premesso, si richiede:

– che la scrivente Rete Nazionale –che ha già inviato al Governo le proprie proposte che ha poi ulteriormente presentato in Parlamento- venga coinvolta sui contenuti della riforma del Governo attraverso una audizione, rispetto la quale si dichiara fin d’ora la propria disponibilità ad intervenire, anche con qualificata delegazione tecnica.

Siamo più che mai convinti che ora sia necessario nel settore un cambio di paradigma (non essendo quello attuale largamente condiviso dalla comunità di esperti). Anzi un doppio cambio di paradigma: sperimentare nuove tecnologie geotermiche che siano capaci di non avere impatti significativi sui territori come la geotermia di “terza generazione” (che non muove fluidi, ma utilizza il calore del sottosuolo) e la geotermia a “bassa entalpia”, già prontamente utilizzabile, ma che va normata e sostenuta. Insomma una geotermia che sia realizzabile in ogni luogo e non solo nelle aree idrotermali (e quindi potenzialmente sismiche del paese) – ampliando quindi la sua possibilità di sfruttamento- ma evitando le aree dedicate ad altre importanti vocazioni territoriali; per fare questo è essenziale che il Governo smetta di alimentare con gli incentivi la geotermia speculativa ed inquinante liberalizzata dal piano Berlusconi-Scajola.

Inoltre è necessario avere una nuova politica per il settore che riveda le politiche di sostegno al raggiungimento degli obiettivi energetico-ambientali della Strategia Europa 2020 a cominciare dall’eliminazione di nuovi incentivi per i grandi impianti di sola produzione di elettricità, privilegiando invece gli investimenti sull’efficienza energetica e sulla produzione di calore, di cui siamo deficitari come Paese. Il tentativo delle aziende della “buona geotermia” (e di ex-verdi riciclati) è far credere che è solo un problema di processo, ossia che si possa fare la “buona “ geotermia con alcuni accorgimenti “soggettivi” e tanto spirito “positivo”, quando invece è un problema di tecnologie usate e quelle idrotermali che fanno muovere i fluidi presentano i problemi non risolti già detti, per non parlare del non-sense “economico” della geotermia elettrica che –tramite gli incentivi- costa al Paese 4 volte di più delle altre forme di produzione, (ma tanto gli incentivi li pagano i cittadini e le imprese sulle bollette elettriche!), in un momento in cui il Paese si de-industrializza, ed il prezzo del barile di petrolio è ai minimi storici…e lo sarà forse molto a lungo!

-che il Governo emetta tali norme al più presto, si è già ritardato abbastanza. Ritardare ancora o peggio usare la politica del “dire” ma del “non fare” non aumenta certo la credibilità del piano geotermico del Governo, su cui il Parlamento ha sentito la necessità di intervenire: ignorare gli impegni assunti in Risoluzione porterà inevitabilmente allo scontro con le opinioni pubbliche locali, ad impianti affidati frettolosamente a società inesperte, ad un elevato rischio di incidenti e ad una conclusione che sarà: “o una geotermia fatta male o nessuna geotermia”. Questo noi cittadini e le istituzioni del nostro Paese non lo possono accettare. La riforma della geotermia è ormai una necessità ineliminabile.

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PER APPROFONDIRE:
> Risoluzione parlamentare sulla geotermia: bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.
> 5 novembre 2015, iniziativa della Rete nazionale NOGESI a Montecitorio. Tutti a Roma!
> Roma, 5 novembre 2015. La Rete NOGESI porta in Parlamento la proposta dei cittadini sulla geotermia.

Basta altra geotermia in Amiata: presentate le osservazioni contro il progetto Casa del Corto a Piancastagnaio

Casadelcorto satRipubblichiamo il testo di Mariella Baccheschi “Piancastagnaio. Geotermia, impianto pilota a Casa del Corto: inviate le “osservazioni” al Ministero” del 16/2/2016 su Amiatanews.

 

 

 

Sono 8 le “osservazioni” del pubblico, inviate dai cittadini, in proprio e in qualità di membri dei comitati ambientalisti dell’Amiata.
Informate per conoscenza la Regione Toscana, la Provincia di Siena, i Comuni di Piancastagnaio, Abbadia S. Salvatore, San Casciano dei Bagni
E’ sempre possibile presentare ulteriori azioni da parte dei cittadini

Sono partiti  nella giornata di venerdì 12 febbraio da Piancastagnaio e da Abbadia San Salvatore, ma non solo, più plichi contenenti “le osservazioni” del pubblico relativamente alla procedura di VIA del progetto per la costruzione di un impianto pilota denominato Casa del Corto in Piancastagnaio, nonché la richiesta di avvio di una inchiesta pubblica e contraddittorio, così come stabilisce la legge 152/2006.
A inviare il materiale  diversi cittadini, in proprio e in qualità di membri dei comitati ambientalisti dell’Amiata.
Le osservazioni, suddivise in settori, numerate in progressione seguite da una sintetica motivazione, sono precedute da una premessa, che serve a analizzare approfonditamente le problematiche già presenti sul territorio, dove da oltre 50 anni persiste l’attività mineraria di estrazione di calore geotermico condotta dal gestore unico Enel Green Power. In particolare si contestano alla società proponente, una pressoché sconosciuta “Svolta Geotermica srl”, “la mancata conoscenza dello stato del territorio nel quale va a  operare e della condizione economico-sanitaria della popolazione residente; la insussistenza delle garanzie di emissioni di processo nulle, quale caratteristica essenziale degli impianti pilota; la apparente insussistenza in capo al soggetto proponente delle caratteristiche industriali e finanziarie necessarie alla ottimale utilizzazione della risorsa mineraria; l’assoluta indifferenza rispetto alla potenziale vocazione agricola e agrituristica della zona. Quanto agli aspetti riguardanti  subsidenza, sismicità indotta, interferenza acquiferi, utilizzo delle risorse acquifere, re-iniezione e polveri prodotte dalla perforazione dei pozzi si osserva che non vengano  adeguatamente trattati nel piano e si auspica la richiesta di integrazioni da parte della commissione ministeriale. La richiesta finale è pertanto che il ministero competente sospenda il procedimento di valutazione di impatto ambientale, anzi respinga tout court  la domanda di Svolta Geotermica, in quanto il progetto depositato risulta  carente, assolutamente incompleto, contraddittorio”, né  rispettoso di “molteplici disposizioni di legge”.

Questo il testo del documento:

Piancastagnaio, 11 febbraio 2016

Spett.le
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali – Divisione II Sistemi di Valutazione Ambientale,

….

Oggetto: Osservazioni del pubblico sullo Studio di Impatto Ambientale relativo all’Impianto Pilota denominato Casa del Corto in Piancastagnaio (Si). Proponente Svolta Geotermica s.r.l.

1-Invio Osservazioni, a norma dell’art. 24 D. Lgs. 152/2006  in merito alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto per la costruzione di Impianto Pilota denominato Casa del Corto in Piancastagnaio (Si).

2-Richiesta di avvio di una Inchiesta Pubblica e Contraddittorio, ai sensi dell’art. 24 co. 6 D. Lgs. 152/2006

I sottoscritti cittadini e specificamente: BP, FL, MPMB e VA, in proprio e quale membri del Comitato Salvaguardia Ambiente Amiata (Abbadia S. Salvatore), tutti soggetti facenti parte dei comitati ambientalisti dell’Amiata e delle associazioni e gruppi che, a vario titolo, hanno operato per la Salvaguardia dell’ambiente e del territorio amiatino e che già nel passato hanno presentato alla Regione Toscana ed a vari Uffici Preposti diffide, memorie, osservazioni ricorsi avverso i vari progetti di sfruttamento della risorsa geotermica nel territorio Amiatino e più specificamente al Progetto per il Piano di Riassetto Enel di Piancastagnaio, per la costruzione della Centrale Bagnore 4,  per il permesso di ricerca Sorgenia ecc., in merito al progetto di realizzazione di Impianto Pilota Geotermico Casa Del Corto, presentato da Svolta Geotermica, intendono inoltrare le seguenti osservazioni e chiedere l’avvio di una Inchiesta Pubblica e Contraddittorio, ai sensi dell’art. 24 co. 6 D. Lgs. 152/2006, tenuto conto della particolare ed oggettiva rilevanza in negativo che il progetto in oggetto può assumere per il territorio e la popolazione dell’AMIATA

       Le Osservazioni sono suddivise in settori, sono numerate in progressione e seguite da una sintetica motivazione con riferimento a documenti già in possesso dell’Amministrazione Pubblica e che vengono menzionati nel corpo del testo ed ai quali si rimanda per completezza.

Le osservazioni tengono inoltre conto della realtà ambientale e sociale nella quale la società Svolta Geotermica intende operare e comportano l’analisi dei dati di un territorio che è già oggetto di sfruttamento e depauperamento da parte di Enel, nonché degli ultimi interventi sul territorio Amiatino, che non può non essere considerato nel suo complesso, costituiti dal piano di riassetto di Piancastagnaio, approvato nel 2011 (deliberazione della Regione Toscana del 11.4.2011 n. 229, pubblicata nel Burt R.G. il 20 aprile 2011) e dalla realizzazione della Centrale di Bagnore 4 (deliberazione della Giunta Regionale toscana n.810 del 10 settembre 2012, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana il 19 settembre 2012) e dei relativi e successivi procedimenti autorizzativi dal cui contenuto per quanto concerne i pareri istruttori, non si può affatto prescindere.

La Commissione Ministeriale, nell’esprimere quindi il suo parere, non potrà non analizzare  l’impatto complessivo prodotto da tutti gli impianti già in essere e autorizzati con quello in via di approvazione.

Premessa

La premessa analizza le peculiarità del territorio amiatino ed in estrema sintesi le problematiche che emergono dall’attività mineraria di estrazione di calore geotermico condotta ormai da oltre cinquanta anni dal Gestore Unico Enel Green Power, il quale vanta sul territorio di Piancastagnaio, ma in generale sull’Amiata, un diritto di sfruttamento, derivato da concessioni prorogate ex lege, e senza adeguato controllo sugli impianti esistenti e di vecchia generazione, all’anno 2024 (decreto n. 5328 del 15.11.12 Regione Toscana Giunta regionale direzione generale politiche territoriali, ambientali e per la mobilità, Area di Coordinamento Ambiente, energia e cambiamenti climatici Settore energia, tutela della qualita’ dell’aria e dall’inquinamento elettromagnetico e acustico, avente per oggetto: “Concessione mineraria di coltivazione di risorse geotermiche “Piancastagnaio” Enel Green Power S.p.A. – Conferma di cui all’art. 7 del D.Lgs. 11 febbraio 2010 n. 22” intervento normativo che fa seguito dell’Accordo definito Protocollo D’Intesa Regione Toscana-Enel del 2007 al quale si rinvia).

Le centrali Enel presenti a Piancastagnaio, se si escludono gli interventi derivanti dal Piano di Riassetto, non hanno seguito l’iter previsto attualmente dalla procedura di V.I.A. non ancora in vigore al momento dell’autorizzazione; nessuna delle centrali e degli interventi di Riassetto presenti in tutto il territorio Amiatino, sono state sottoposte alla procedura di Valutazione Impatto Sanitario.

Non esiste un adeguato bilancio idrico dell’’Amiata le cui acque, principale risorsa del territorio, fino a qualche anno fa, hanno rifornito la bassa Toscana e l’alto Lazio, servendo una vasta popolazione. Esistono invece studi che classificano il territorio di Piancastagnaio come zona sismica ad elevato rischio. Non esistono adeguati studi sanitari, ad eccetto quello limitato di cui parleremo in seguito, che individuino l’eventuale correlazione fra la presenza di numerose patologie e lo sfruttamento industriale derivato prima dall’estrazione mineraria e poi dall’estrazione di calore.

Quello che gli scriventi intendono sottolineare è come il progetto di Svolta Geotermica, si inserisca in un contesto di “grave degrado ambientale” che interessa tutta l’Amiata e che è in grandissima parte derivato dalla presenza delle numerose centrali  geotermiche dell’Enel.

Le generalizzazioni, comunemente fatte in ambito europeo e italiano, di considerare la Geotermia una fonte energetica “pulita e rinnovabile” sono poco rispettose delle singole realtà, specie in Amiata, dove le caratteristiche geologiche e l’alta presenza di mercurio, legata anche alla storia mineraria del territorio, costituiscono ulteriori e documentati elementi di preoccupazione per la tutela della salute e dell’ambiente.

In Amiata la geotermia, per la natura dei fluidi geotermici, è molto più inquinante e pericolosa che nell’area tradizionale di Larderello. Sono migliaia le tonnellate di inquinanti “con caratteristiche tossicologiche ed eco tossicologiche rilevanti”, così Arpat li definisce, scaricati quotidianamente in atmosfera con ricadute sul territorio e su centri abitati: acido solfidrico, mercurio, arsenico, radon, ammoniaca, acido borico, anidride carbonica, metano ed altro ancora, molti dei quali cancerogeni. I dati contenuti nei rapporti Arpat (vedi sito Arpat- aggiornamenti) nei vari anni, prima e dopo l’apposizione degli abbattitori Amis alle centrali Enel, evidenziano le emissioni annuali di alcuni inquinanti rilasciati ormai da molti anni in atmosfera dalle centrali geotermiche e destinate e peggiorare non appena sarà a pieno regime la potenza massima autorizzata con il Piano di Riassetto di Piancastagnaio e con la centrale di Bagnore 4.

E’ un dato appurato che in Amiata anni di sfruttamento hanno dato luogo al manifestarsi di varie criticità che si riassumono sostanzialmente in quattro argomenti;

1) grave situazione sanitaria, nell’area geotermica della Toscana meridionale, emersa dalla ricerca epidemiologica del 2010, condotta dalla Fondazione Monasterio per conto dell’Agenzia Regionale di Sanità, aggiornata nel 2015;

2) pericolo di interferenza tra acquifero superficiale idropotabile e l’acquifero geotermico profondo, con conseguente abbassamento della superficie della falda superficiale, consumo di acqua potabile per fini industriali, inquinamento delle acque causato dalla risalita di gas, in particolare l’arsenico, presente nel campo geotermico, fenomeni legati alla subsidenza;

3) inquinamento dell’aria e del suolo dovuto alle emissioni delle centrali per la presenza di sostanze tossiche e nocive;

4) aumento dei rischi per la sismicità indotta.

Sul punto 1) La Regione Toscana, attraverso l’Agenzia Regionale di Sanità (Ars), ha commissionato alla Fondazione “Gabriele Monasterio” e al Cnr di Pisa uno Studio epidemiologico (Rapporto) per verificare lo stato di salute dei residenti nei sedici comuni toscani sedi di impianti geotermici (Il Rapporto, pubblicato nell’Ottobre 2010, scaricabile dal sito della Regione Toscana, successivamente aggiornato, è stato pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione).

Il Rapporto definisce i risultati per le due aree geotermiche della Toscana, quella a sud in Amiata e quella della zona nord di Larderello, mettendo in evidenza i risultati per zona e per popolazioni esposte, segnalando sostanziali diversità tra uomo e donna, com’è normale in studi simili.

Il Rapporto ha evidenziato nella zona sud, cioè in Amiata, una grave situazione sanitaria: + 13% di morti all’anno (dal 2000 al 2006) e +10% (aggiornamento fino al 2009), dato statisticamente significativo, negli uomini rispetto alla media regionale e ai Comuni limitrofi, percentuale che nei Comuni di Arcidosso, Abbadia S. Salvatore e Piancastagnaio, dove dovrebbe essere costruito l’impianto Pilota, raggiunge quasi il 30% di cui la maggior parte per tumori.

Le giustificazioni usate dalla Giunta regionale e da alcuni dirigenti dell’ARS, per addebitare tali dati a presunti e non documentati diversi stili di vita degli abitanti Amiatini, sono state smentite dai risultati di una più recente indagine comparativa del dott. Voller dell’Agenzia Regionale di Sanità Toscana sugli stili di vita in Amiata e sui consumi della sua popolazione; da tale studio è emerso che non c’è differenza fra lo stile di vita dei comuni limitrofi non geotermici e quelli interessati allo sfruttamento.

Tutto ciò significa che sull’Amiata, ad incidere sullo stato di salute della popolazione, non possono non essere anche le condizioni ambientali locali.

La cosa più rilevante che emerge da questo studio è contenuta nell’Allegato 6 al Rapporto; in tale allegato vengono individuate relazioni statisticamente significative, tra incrementi di malattie nei comuni geotermici e le concentrazioni crescenti nell’ambiente (aria, suolo e acqua) di Arsenico, Mercurio, Acido solfidrico ed altri inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche.

Si specifica che la stessa ARS nel parere espresso alla Regione Toscana a conclusione della procedura di Valutazione dell’Impatto Ambientale per la nuova centrale di Bagnore 4, ha sostenuto che il Rapporto non può essere considerato sostitutivo della VIS (“la ricerca di ARS- CNR non può essere considerata una valutazione di impatto sanitario che presuppone di analisi diverse ed adeguate allo scopo”), mentre è evidente come dallo Studio e dai suoi aggiornamenti, emerga una situazione di criticità sanitaria tale da indurre le autorità Regionali a commissionare un ulteriore approfondimento, con stanziamento di somme per oltre 800.000 euro.

Sul punto 2) Si ricorda semplicemente come in sede di trivellazione del piezometro disposto dalla Regione Toscana in loc. Santa Fiora (GR) – poggio Trauzzolo, così come nel piezometro di ENEL alla valle dell’Inferno siano emerse evidenze di interferenza tra acquifero superficiale e quello geotermico dalle quali potrebbe essere derivato il drastico abbassamento del livello della falda acquifera di 200-300 mt rispetto ai livelli precedenti agli anni ’60, ed il rilascio di sostanze gassose tossiche nell’acquifero (in particolare sono aumentate le concentrazioni di metalli pesanti come l’arsenico e si è manifestata risalita del Radon). Essendo stata profondamente ridotta la pressione dei campi geotermici le sostanze gassose dei fluidi geotermici possono risalire liberamente verso la superficie non essendo più bloccate dall’acquifero superficiale.

Sul punto 3) Rispetto all’inquinamento area e suolo si richiama quanto riportato nei rapporti Arpat, i cui dati si omette di ritrascrivere in quanto materiale in possesso della P.A.; in questo contesto facciamo solamente rilevare come gli abbattitori AMIS apposti alle centrali Enel non possono risolvere il problema costituito dalla grande quantità e varietà di inquinanti scaricati in atmosfera, alcuni dei quali non normati. Peraltro gliabbattitori Amis presentano frequentemente problemi di funzionamento tanto che continue e ripetute sono le comunicazioni di arresto dei medesimi che il Gestore invia alle autorità preposte al controllo. Non risulta neanche che tale situazione di arresto sia adeguatamente monitorata, con la conseguenza che appare incerta l’esposizione alla quale è sottoposta la popolazione Amiatina e soprattutto quella di Piancastagnaio.

Sul Punto 4) L’area di sfruttamento geotermico in questione è definita ad alto rischio sismico e in essa, guarda caso, nell’aprile del 2000 si è manifestato uno dei più grandi terremoti dell’Amiata, che ha danneggiato gravemente vari poderi (S.Vittoria , az. Nutarelli, Le Querciole ecc.) i cui lavori di ricostruzione sono stati da poco ultimati con ingenti costi pubblici e privati. L’epicentro di tale terremoto, ritenuto da parte della Comunità scientifica di tipo “indotto” (vedasi per tutti Mucciarelli M., Gallipoli M.R., Fiaschi A., Pratesi G. (2001) Osservazioni sul danneggiamento nella zona del Monte Amiata a seguito del terremoto del 1° Aprile 2000, Atti del X Congresso Nazionale “L’Ingegneria Sismica in Italia”), per l’appunto, si trovava proprio nell’area di Casa del Corto vicinissimo al nuovo impianto geotermico. Non solo, tutti gli studi commissionati dall’allora Comunità Montana Amiata versante senese/Comune Piancastagnaio, ma anche dalla stessa ENEL, hanno mostrato come gran parte della microsismicità riscontrata, sia esattamente localizzata nella stessa area di sfruttamento minerario.

Questo è quindi il quadro in cui si inserisce il Progetto di Svolta Geotermica che, peraltro, nella sua genericità, evidenzia la non conoscenza del territorio e soprattutto dei risultati di quegli studi, dati e rapporti sopra menzionati per l’analisi delle suddette criticità.

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1^ osservazione

Mancata conoscenza da parte della società proponente dello stato del territorio nel quale va ad operate e della condizione economico-sanitaria della popolazione ivi presente

Come anticipato, il progetto che si contesta, non prende in considerazione nessuna o quasi nessuna delle criticità sopra esaminate, evidenziando come da parte del Proponente vi sia una assoluta non conoscenza del luogo ove si andrà ad operare.

Basti per esempio l’affermazione contenuta a pag. 36 della Sintesi non tecnica ove il proponente afferma che Piancastagnaio non risulta incluso nell’elenco dei comuni ove sostanze inquinanti non hanno superato i limiti, per cui non emergerebbe alcuna criticità relativamente alla qualità dell’aria.

Dimentica forse Svolta Geotermica le quantità di mercurio, arsenico, acido solfidrico, ecc. e sostanze non normate che vengono comunque scaricate in atmosfera dalle centrali Enel, e che sono appunto riportate negli studi Arpat?

Si ricordano in tal senso i 372, 427 o 573 μg/mc di acido solfidrico rilevati dai diversi Consulenti Tecnici d’Ufficio nelle cause per immissioni intollerabili contro Enel rispetto ai 7 μg/mc indicati come soglia olfattiva dall’OMS, o magari le oltre 4.000 tonnellate annue di ammoniaca e i 404 kg annui di mercurio frutto delle misurazioni Arpat e Enel stessa sull’Amiata. Ritiene il Proponente di dover prescindere da tali dati nel proporre il proprio progetto?

Così come, in merito alla questione della salute, Svolta Geotermica (pag. 42 sintesi non tecnica) dimostra di non conoscere nulla delle risultanze degli ultimi studi condotti dalla Regione Toscane e del Rapporto sopra riportato, utilizzando i dati “dell’Atlante 2007; Banca degli indicatori per USl del Progetto ERA 2007”.

La conseguenza di tutto ciò è che il progetto in questione deve ritenersi insufficiente a comprovare le effettive ricadute sull’ambiente nel quale è destinato a realizzarsi e di conseguenza l’Autorità competente dovrà esprimere parere negativo

2^ osservazione

Progetto avente ad oggetto una c.d. “Zona Satura” ed in chiaro contrasto con gli obbiettivi del PAER approvato con delibera regionale n. 10 del 11.02.2015.

Ritengono gli scriventi che la società Svolta Geotermica voglia realizzare un impianto in zona satura ove le criticità sono enormi, evidenti e sotto gli occhi di tutti, e ciò in chiara ed aperta violazione della normativa vigente che peraltro impone una valutazione dell’impatto cumulativo dell’impianto in questione con i numerosi impianti geotermici presenti in Amiata.

La normativa Statale costituita dal codice dell’Ambiente (5 D. Lgs 152/2006 come integrato dall’allegato VII alla parte II), quella europea anche recepita recentemente (direttiva 2014/52/UE, entrata in vigore il 15 maggio 2014) e gli orientamenti giurisprudenziali in merito, importano che le valutazioni di impatto ambientaledebbano tener conto dell’incidenza del progetto nel suo complesso, collocato nell’ambiente nel quale va ad operare e messo in relazione con gli altri impianti industriali ivi presenti.

Del resto anche il Piano Ambientale energetico Regionale che pur si pone come obiettivo quello di aumentare la percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili, si propone di favorire “…ulteriore sviluppo della geotermia in Toscana, solo a condizione di assicurare un impatto ambientale complessivo migliore di quello garantito con le ultime autorizzazioni uniche rilasciate in materia”, precisando, in successive delibere che ciò vale in particolare per il territorio dell’Amiata dove il riassetto della concessione di Piancastagnaio e la nuova centrale denominata Bagnore 4, hanno portato la potenza complessivamente installata attorno ai 100 MW fissando un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”. Non è un caso che la stessa Regione Toscana, pur evidentemente interessata a mantenere e sostenere l’intero apparato monopolista Enel, chiamata ad esprimere il parere sul progetto di ricerca denominato “Seggiano” (Gr) abbia espresso giudizio negativo con delibera G.R.T. n. 1237 del 21.12.2015, proprio con la motivazione sopra riportata e cioè che la potenza già installata in Amiata rappresenta “un punto di equilibrio con la vocazione socio economica dei territori” .

Appare evidente quindi come il piano di Svolta Geotermica sia assolutamente carente in quanto non pone in relazione il Progetto con gli impianti geotermoelettrici già esistenti ed in generale con le criticità già riscontrate e con i piani di sviluppo regionali; per tale motivo il progetto, è del tutto insufficiente a garantire la compatibilità ambientale dell’impianto che si vuole costruire, per cui il parere non potrà che essere negativo anche per evitare la violazione della normativa statale e regionale sopra richiamata.

3^ osservazione

Insussistenza delle garanzia di emissioni di processo nulle, quale caratteristica essenziale degli impianti pilota.

L’art. 1, comma 3-bis, del D.Lgs. del 2010, n. 22, dispone che “al fine di promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuove centrali geotermoelettriche a ridotto impatto ambientale di cui all’articolo  9 del decreto legislativo 29dicembre 2003, n. 387, sono altresì di interesse nazionale i fluidi geotermici a media ed alta entalpia finalizzati alla sperimentazione, su tutto il territorio nazionale, di impianti pilota con reiniezione del fluido geotermico nelle stesse formazioni di provenienza, e comunque con emissioni di processo nulle, con potenza nominale installata non superiore a 5 MW per ciascuna centrale, per un impegno complessivo autorizzabile non superiore ai 50 MW; per ogni proponente non possono in ogni caso essere autorizzati più di tre impianti, ciascuno di potenza nominale non superiore a 5 MW. Gli impianti geotermici pilota sono di competenza statale”.

La norma presuppone che oggetto della procedura semplificata sia un impianto basato su tecnologie consolidate e conosciute.

Invece Svolta Geotermica propone un “impianto pilota” caratterizzato da soluzioni tecnologiche e progettuali innovative e pertanto non sperimentate e che non danno garanzia di affidabilità soprattutto rispetto al fatto che le “emissioni di esercizio siano nulle”.

Infatti, tra queste emissioni devono necessariamente essere considerate anche quelle derivanti dalla essoluzione dal fluido geotermico – essoluzione che è la conseguenza della depressurizzazione del campo indotta dalla estrazione dei fluidi stessi – e che risalgono verso la superficie attraverso le strutture geologiche e le rocce di copertura. Con sorpresa sembra che di tutta questa fenomenologia la Proponente non ne sia nemmeno vagamente a conoscenza: ha misurato la Proponente nell’area vasta le emissioni al suolo dei gas di natura geotermica (CO2, Radon, Arsenico, Mercurio, ecc.)? Quanto queste emissioni, già innaturalmente grandi a causa dello sfruttamento del campo geotermico da parte di ENEL, aumenteranno?

Peraltro la proponente non sembra considerare l’emissione di calore fra le conseguenze dello sfruttamento, mentre è cosa nota che l’emissione di calore incide sul microclima (destinato ad essere alterato vedasi pag. 52 e segg. sintesi non tecnica) e quindi anche in questo senso non si può parlare di   impianto “senza emissione nell’ambiente”.

Ciò comporta inevitabili conseguenze sotto il profilo della validità stessa della procedura adottata e ciò anche con riferimento all’eventuale incompetenza dell’Autorità procedente che invece è chiamata ad autorizzare solo progetti che diano garanzia di “impatto zero”.

4^ osservazione

Violazione e falsa applicazione nella presentazione del progetto dell’art- 22 D.Lgs 152/2006 e s.m.i. co. 3 lettera d) che prevede che lo studio di impatto ambientale contenga “una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dal proponente, ivi compresa la cosiddetta opzione zero, con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell’impatto ambientale”.

Nel caso di specie le motivazioni che la proponente ha portato a sostegno della propria iniziativa progettuale – con riferimento alla valutazione delle principali alternative prese in esame – appaiono a dir poco inconsistenti.

Svolta Geotermica infatti liquida l’argomento in questione in poche righe a pag. 7 della sintesi non tecnica, facendo appello al favor legislativo nazionale ed europeo in materia di impianti per la produzione di energia rinnovabile. In sostanza, Svolta Geotermica afferma che, siccome l’impianto è finalizzato alla produzione di energia rinnovabile, non sussisterebbero, per definizione, soluzioni alternative alla sua realizzazione.

Sul punto, occorre precisare che in nessun modo la normativa in materia ha liberalizzato la localizzazione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile. Il favor legislativo in materia è di carattere meramenteprocedurale (semplificazione dei procedimenti) e progettuale, e riguarda soltanto quelle opere che, da un’attenta valutazione di tutti gli aspetti di collocazione, necessità e risultati, possano senza alcun ragionevole dubbio definirsi di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti.

Ovviamente così non è nel caso in questione, ove Svolta Geotermica si trova ad operare su una zona satura di centrali di produzione di energia elettrica, ove le criticità sono quelle descritte sopra e soprattutto in zona che potrebbe essere orientata ad avere una vocazione diversa di sviluppo economico.

Del resto nel bilanciamento tra la tutela dei valori costituzionali sanità/ambiente/paesaggio e la produzione di energia da fonti rinnovabili, i primi non possono mai risultare recessivi rispetto alla seconda.

D’altro canto, non risulta nemmeno alcuna necessità di una eventuale integrazione in zona per quanto concerne la frazione di energia calore, posto che dagli impianti già esistenti di derivazione ENEL l’area sarebbe ampiamente servita dal punto di vista dell’utilizzo sia civile che industriale.

Peraltro anche confrontando i dati dei consumi nazionali (in caduta verticale) e della produzione nazionale da Fonti Rinnovabili (in crescita esponenziale) l’opzione “0” risulta più vantaggiosa. In questo momento il nostro paese si trova con una sovraproduzione da Fonti Rinnovabili. Rispetto agli impegni europei, alla Strategia Energetica Nazionale, al PAN “Fonti rinnovabili”, gli obiettivi del 2020 sono stati tutti raggiunti e superati. Nel 2014 l’Italia ha già raggiunto l’obiettivo previsto dalle normative europee con la percentuale del 17,1%; in particolare la produzione da fonti rinnovabili elettriche FER è stata del 46% a fronte di un obiettivo vincolante previsto dall’Unione Europea nel 2020 del 29 %.(FonteGSE http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Pubblicato-il-Rapporto-statistico-Energia-da-Fonti-rinnovabili-in-Italia-2014.aspx)

In questa fase storica quindi nel nostro Paese vi sono momenti della giornata in cui la produzione da fonti rinnovabili garantisce oltre il 50% dei consumi.

In definitiva non è dimostrata, e non è dimostrabile, la reale utilità dell’impianto in valutazione; anzi considerato il sistema incentivante riconosciuto – che graverà sulla bolletta di ogni italiano – l’impianto è dannoso e l’opzione “0” deve essere ritenuta la migliore.

5^ osservazione

Apparente insussistenza in capo al soggetto proponente delle caratteristiche industriali e finanziarie necessarie alla ottimale utilizzazione della risorsa mineraria.

La normativa in vigore, in attesa dell’emanazione delle linee guida di cui all’art. 17 del D.Lgs. 22/2010, prevede che alla domanda di VIA debba essere allegata – tra le altre cose – una relazione dalla quale risultino “le esperienze già acquisite dal richiedente nelle attività minerarie ed in particolare nel settore geotermico”.

Ebbene, nel caso di specie Svolta Geotermica nulla ha dimostrato in ordine all’esperienza richiesta dalla normativa di riferimento.

Con un’ulteriore anomalia: Svolta Geotermica è società a responsabilità limitata, con capitale sociale e capacità economica ridotta, e che appare inidonea a sostenere la realizzazione di un intervento come quello previsto per Piancastagnaio e, soprattutto, a sostenere la copertura del rischio cui la società potrebbe andare incontro per far fronte all’eventuale risoluzione di gravi incidenti ambientali in fase di ricerca/produzione o bonifiche sia in corso d’opera che successivamente al momento dell’esaurimento del pozzo.

Peraltro si osserva come la proponente non indichi neanche quelli che sono i costi per la dimissione e demolizione dell’impianto a fine vita e per la restituzione dell’area alla sua forma originaria, senza fornire alcuna garanzia riguardo alla regolarità ed adempimento di tale fondamentale operazione.

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6° osservazione

Indeterminatezza del progetto dipendente dall’esito della fase di perforazione

Anche nella sintesi non tecnica si legge testualmente: “La postazione di sonda è, a tutti gli effetti, un’opera temporanea strettamente legata all’attività di perforazione, a conclusione della quale la superficie sarà oggetto di ripristino territoriale totale o parziale, a seconda dell’esito del sondaggio. Il piano di recupero dell’area di postazione dipende strettamente dall’esito della perforazione e della produttività dei pozzi. In caso di successo, i pozzi saranno utilizzati per la produzione di energia ed in loco sarà mantenuta la postazione, pur in forma ridotta e con una visibilità minima (Figura 3.3.9a per CC 1, in cui è visibile anche l’Impianto ORC, e Figura3.3.9b per CC 2). …..In caso di esito negativo della perforazione, qualora il pozzo risulti inutilizzabile per uno degli obiettivi per cui era stato perforato, si procederà alla chiusura mineraria dei pozzi e alla demolizione delle opere civili”.

E’ evidente quindi che il progetto si svolge in fasi progressive, nel senso che la Proponente non è in grado di prevedere se una volta fatte le perforazioni, esso potrà essere portato avanti o dovrà eventualmente cambiare. La prima osservazione è quindi se Svolta Geotermica abbia adeguatamente valutato la natura dei fluidi nei quali andrà ad operare.

Quale garanzia viene data rispetto al fatto che il progetto non subirà modifiche in corso d’opera in considerazione proprio del fluido individuato e che non occorrerà autorizzare un progetto più impattante rispetto a quello originario?

Tali dati non sono forniti dallo studio che in tal senso dimostra tutta la sua carenza.

7° osservazione

Tale osservazione concerne l’utilizzo del suolo e l’assoluta indifferenza rispetto alle peculiarità della zona ed alla sua attuale o potenziale vocazione agricola e agrituristica.

Una centrale geotermica a causa dell’inquinamento che determina, compromette lo sviluppo di attività soprattutto di tipo agricolo, artigianale e turistico in un vasto raggio intorno ad essa e va a contrapporsi a realtà sociali ed economiche ben radicate o potenziali, che attraverso una molteplicità di piccole e medie aziende, creano occupazione in controtendenza con la crisi economica recente.

L’impianto in questione, per ovvie ragioni legate alle sue caratteristiche tecniche, risulta essere molto grande e ciò sia per quanto riguarda il sistema ORC sia per l’impianto di re-iniezione, che peraltro viene collocato a notevole distanza da quello di estrazione.

Ciò comporta un utilizzo del terreno notevole con sottrazione del medesimo alle colture ed alle attività di tipo tradizionale ed alle quali fino ad adesso era destinato, con enormi ripercussioni su un sistema sul quale è basata l’economia della zona di tipo agricolo e agrituristico. Numerosi sono infatti gli agriturismi della zona e le aziende che producono olio dop e colture pregiate.

Da considerare inoltre l’impatto visivo che l’impianto produce; vista l’ampiezza delle postazioni infatti, le stesse risultano visibili da ogni prospettiva inquadrata dal Proponente. L’effetto, a parere degli scriventi, è devastante sia per quanto concerne l’utilizzo del suolo sia perchè deturpa irreversibilmente la bellezza del paesaggio; pensiamo inoltre che questa è l’unica strada che si può percorrere per raggiungere Siena e la Montagna vista la non percorribilità, allo stato attuale, della SS Cassia.

La situazione di incompatibilità paesaggistica e ambientale è ancora più evidente se si considera che l’impianto non offre alcun vantaggio al territorio in termini di impiego di lavoro, se si esclude la manodopera necessaria per la costruzione; vero infatti che nel piano è previsto che il controllo della centrale sarà automatizzato con scarsa presenza di personale.

8° Osservazione

Le osservazioni che seguono sono di natura più spiccatamente tecnica e riguardano alcuni aspetti non adeguatamente trattati nel piano e rispetto ai quali la Commissione non potrà non chiedere integrazioni.

Subsidenza

La Proponente nel suo progetto prevede la subsidenza come problema sussistente e non necessariamente risolvibile, ma non sembra aver fatto tutte le necessarie indagini in proposito. Per esempio ha almeno ribattuto i capisaldi geodetici di primo e secondo grado per verificare quale sia stata la subsidenza legata alla geotermia dall’inizio dello sfruttamento geotermico (1958) ad oggi? Infatti, per paragone con Larderello, o anche estrapolando le misure di ENEL a Piancastagnaio, questa subsidenza potrebbe essere stata addirittura ben maggiore di 1 m.

Ha valutato la Proponente come i due ponti sul Fiume Paglia, quello sulla Cassia e quello sulla strada che dalla Cassia porta a Piancastagnaio, abbiano avuto dei cedimenti e se tali cedimenti, come sostenuto da una parte della comunità scientifica, siano conseguenza proprio dell’erosione delle fondazioni dovute alla subsidenza geotermica?

Quanto incrementerà il suo progetto la subsidenza già indotta attualmente dallo sfruttamento di ENEL?

Sismicità indotta e innescata

Visto la sismicità indotta dalla estrazione e dalla re-iniezione dei fluidi geotermici, e visti i terremoti distruttivi in località Casa del Corto (ove è stata addirittura proclamata la calamità naturale) che già nel passato da una parte della Comunità scientifica sono stati attribuiti allo sfruttamento da parte di ENEL, ha fatto la Proponente le necessarie indagini sismiche e sismotettoniche del caso? Ha valutato quanto la produzione e re-iniezione dei fluidi incrementerà la sismicità indotta o innescata già purtroppo generata dallo sfruttamento? Che cosa farà se indurrà, com’è prevedibile, dei sismi? Prima di sviluppare il campo geotermico, metterà in sicurezza sismica (come ad es. le autorità competenti hanno imposto in Olanda agli stoccaggi di gas) tutti gli edifici pubblici e privati in modo che non vi siano problemi? Che garanzie assicurative offre la Proponente al riguardo? Il progetto in questo senso sembra assolutamente carente e non può quindi trovare accoglimento.

Interferenza degli acquiferi

Vista la discussa interferenza tra gli acquiferi superficiali e geotermici e visto che la Proponente andrà a sfruttare lo stesso sistema idrotermale ampiamente sfruttato ed in sfruttamento da parte di ENEL, che indagini ha fatto la Proponente per garantire che, nell’area vasta, non vi sarà un’ulteriore impatto sugli acquiferi superficiali rispetto a quello che sembra già emergere dall’odierno sfruttamento? Che impatti vi saranno sugli acquiferi geotermici regionali e sulle sorgenti termali anche sfruttate a fini commerciali?

La Proponente ha fatto dei modelli calibrati che garantiscano il non peggioramento della situazione attuale e che garantiscano l’esistenza delle permeabilità adeguate all’estrazione e re-iniezione della quantità necessaria di fluidi geotermici senza ridurre o incrementare le pressioni originarie, cioè quelle esistenti prima dello sfruttamento geotermico da parte di ENEL? Quali sono le possibili reazioni acqua-roccia indotte dallo sfruttamento geotermico? Le ha la Proponente valutate? Che ne sarà dei gas essoluti durante la depressurizzazione in risalita dei fluidi? Che ne sarà dei solidi precipitati per il raffreddamento del fluido geotermico estratto? Verranno utilizzati e re-iniettati solventi? Di quanto sarà variata la composizione chimico-fisica del fluido geotermico inviato alla re-iniezione, rispetto alla composizione originaria?

Utilizzo delle risorse acquifere

Si osserva come nel Progetto si preveda l’utilizzo di acqua del Senna che viene attinta in fase di perforazione, e che costituisce comunque consumo di risorsa idrica; la Proponente non dice quanto sarà questo consumo né ci da garanzie di tutela della risorsa.

Re-iniezione

Si osserva come nel Progetto non sia fatta menzione del tipo di liquidi refrigeranti utilizzati, indispensabile invece per comprenderne l’eventuale tossicità e le modalità di smaltimento.

Polveri prodotte dalla perforazione dei pozzi

Nell’allegato riguardante le Polveri viene detto che non sussistono rischi di superamento dei valori limite di qualità dell’aria per il PM10. Si osserva che l’argomento delle polveri sottili dovrebbe meritare maggiore completezza inserendo anche le valutazioni sui PM 2,5, ed eliminando i dubbi che possono nascere dalle espressioni dubitative usate.

Tutto ciò premesso gli· esponenti che si riservano ulteriori e più specifiche osservazioni nel corso di svolgimento della procedura di valutazione

chiedono

in primis, che il Ministero competente dichiari la domanda di Svolta Geotermica inammissibile e/o improcedibile, con immediata sospensione del procedimento di valutazione di impatto ambientale;

nel merito, preso atto che il progetto depositato da Svolta Geotermica risulta carente, assolutamente incompleto, contraddittorio e che lo Studio di impatto ambientale ad esso allegato è parimenti viziato per errori di metodo e da numerose carenze, e che tutto ciò si sostanzia anche nella violazione di molteplici disposizioni di Legge, che venga espresso parere negativo di compatibilita ambientale e respinta la domanda di Svolta Geotermica.

Chiedono altresì che, ai sensi dell’art, 24 co. 6 D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., venga indetta un inchiesta pubblica per l’esame dello studio di impatto ambientale, dei pareri forniti dalle pubbliche amministrazioni e delle osservazioni dei cittadini. Ai sensi dell’art. 24 co. 8 D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., nell’ipotesi di non accoglimento di tale ultima istanza, si chiede che il proponente venga chiamato, prima della conclusione della fase delle valutazione, a sostenere il contraddittorio con i soggetti che hanno presentato osservazioni.

Riservata ogni ulteriore argomentazione alla lettura delle controdeduzioni e in fase successiva, si fa istanza affinchè le presenti osservazioni vengano acquisite agli atti del procedimento con pubblicazione delle stesse sul sito web relativo alla procedura in oggetto e si ribadisce la volontà degli esponenti di partecipare a tutte le fasi procedimentali, con esplicita richiesta di partecipazione alle sedute di ogni conferenza di servizi e di ricevere comunicazione diretta su ogni ulteriore passaggio procedimentale futuro.