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GEOTERMIA TOSCANA, CONTRADDIZIONI E LIMITI DI UN PD ALLO SBANDO

Una apparente confusione nel partito di governo mostra luci ed ombre con fatti e dichiarazioni in continua contraddizione. C’è un problema elezioni?

 

 

 

Negli ultimi tempi assistiamo sul tema della geotermia, sorpresi ma non troppo, al rincorrersi di avvenimenti e dichiarazioni di amministratori locali del PD che non sembrano appartenere allo stesso partito, con posizioni talvolta opposte tra loro ed anche in contraddizione con posizioni assunte in precedenza.

Dai sindaci dell’area tradizionale geotermica (Larderello/Pomarance) arrivano grida di guerra contro chi si oppone al massacro del territorio, con minacce di ogni genere, unite a richieste di più centrali per raccattare più “compensazioni ambientali”, cioè soldi, per tenere in vita economie di territori che, dopo decenni di cura geotermica, sono in coma profondo (vedi QUI, QUI e QUI).

Dai sindaci dell’area del monte Amiata arrivano invece posizioni critiche alla geotermia: nel versante grossetano i sindaci di Cinigiano e Seggiano, coerentemente, si sono fin da subito pronunciati contro ogni centrale sui loro territori a difesa del turismo e dell’agroalimentare di qualità, oggi prendiamo atto che anche il sindaco di Castel del Piano si schiera convinto contro il progetto di centrale di 5 MW di Montenero (scarica e leggi verbale incontro al MISE del 31 maggio scorso QUI)!

Il sindaco di Arcidosso invece continua a difendere, c’è da riconoscere con caparbia coerenza, l’Enel e le sue centrali, nonostante che, dopo la realizzazione di Bagnore 4, il suo paese sia il più colpito dalle emissioni a causa dei continui blocchi e dei venti prevalenti, che stanno causando sempre più proteste nei cittadini.

Dal versante senese dell’Amiata, in maniera opposta, i sindaci e le amministrazioni di Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore si schierano contro il progetto della centrale Enel PC6 da 20 MW (tipo Bagnore); il sindaco di Santa Fiora che, pur “ospitando” nel suo territorio le centrali di Bagnore, si era invece da tempo schierato contro il progetto di centrale di 5 MW del Bagnolo contribuendo significativamente con le proprie “osservazioni” alla sospensione ed alla archiviazione delle procedure.

Contro il progetto Enel della centrale PC6, il 1° giugno scorso, si schiera all’unanimità anche l’Unione dei Comuni Amiata-Val d’Orcia nelle figure dei sindaci di San Quirico d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Castiglione d’Orcia, Piancastagnaio e Radicofani.
In Val d’Orcia pure recentemente, con la Decisione n.16 della Giunta regionale della Toscana, il 2 maggio scorso, si negava l’autorizzazione al permesso di ricerca geotermica denominato “Castiglione D’Orcia”, ricadente nei Comuni di Seggiano, Castiglion D’Orcia e San Quirico D’Orcia.

Scaramelli e Bezzini

Inoltre il 29 maggio scorso, nel corso di un’iniziativa a Piancastagnaio, i consiglieri regionali del PD Scaramelli e Bezzini “sfidano” addirittura l’Enel per la centrale PC6 e chiedono di sospendere la Via per la centrale a Piancastagnaio, spingendosi ben oltre affermando che “quella che va messa in campo è un’idea di sviluppo sostenibile e duraturo, non un negoziato sugli aspetti risarcitori. E’ dalla nostra base che nasce la richiesta alla Regione Toscana di riappropriarsi della materia facendo una Legge Quadro, rispettando i patti siglati e i piani in essere e allargando il confronto alle altre forze politiche”; di fatto, una richiesta di moratoria generale ed una nuova legge di settore, e non soltanto le ANI (Aree Non Idonee) alla geotermia emesse dalla Giunta Regionale (scarica Risoluzione n.140 del 1/2/17,  scarica Decisione n.40 del 2/5/17 e le Linee guida per le ANI (Delibera n. 516 del 15.05.2017).

Anche i sindaci di altri territori toscani, Maremma, Valdera, Valdelsa e Valdicecina, si trovano a contrastare progetti di centrali piovute dall’alto e che hanno visto il “fiorire” di decine di comitati spontanei che tallonano e spingono i sindaci a schierarsi contro le centrali per la difesa del territorio.

Discorso a parte per Marras, capogruppo regionale del PD, che cambia opinione a seconda del tempo e dell’uditorio: nell’ultimo incontro del 7 giugno scorso a Montenero è venuto a rivendicare la validità degli atti regionali in merito alla cd. zonazione, ma lo stesso Marras in più occasioni ha affermato nelle “aree non idonee” sarebbero stati inseriti “di default” (cioè di norma) tutti quei comuni che ad oggi non ospitano alcun impianto geotermico e ribadito, sulla questione Amiata, quanto già declamato negli ultimi anni dai sindaci e assessori regionali e sancito dal PAER regionale, cioè che il territorio dell’Amiata ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!
Posizione sostenuta a Castel del Piano in un incontro il 24 febbraio scorso, ma già modificata -in peggio- a Magliano il 6 maggio scorso dove aveva però portato “in dote” l’esclusione di Magliano e Montenero dai progetti di nuove centrali.

Peraltro nelle regioni limitrofe, Umbria e Lazio, interessate anch’esse dalle mire della speculazione geotermica, gli stessi amministratori locali, in maggioranza PD, si sono schierati compatti contro ogni progetto di geotermia speculativa e inquinante determinando, di fatto, il blocco di ogni progetto di centrale in quelle regioni.

Da tutte queste vicende emerge evidente una incapacità complessiva, come partito, a governare con la medesima visione e l’incapacità, in molti casi, di capire e prendere atto che la strada delle centrali geotermiche è invisa a tutte le popolazioni dei territori scelti di volta in volta come sedi di impianti; la cd. “zonazione” toscana sancisce definitivamente il fallimento della politica regionale che, mentre tenta sortite populiste verso i cittadini elettori, di fatto impone la volontà delle lobbies delle centrali e degli incentivi pubblici alla geotermia.

I comitati e la Rete Nazionale NOGESI da tempo suggeriscono l’unica strada percorribile per evitare il disastro dei territori (e una inevitabile debacle elettorale…) e cioè una immediata moratoria generale sulla geotermia, esistente e di progetto, il ritiro della cd. “zonazione” e l’apertura di un confronto serio con le popolazioni sulle scelte di politica economica e di sviluppo dei territori affidando il tutto ad una nuova legge di settore, come chiedono peraltro alcuni consiglieri del PD.

I prossimi giorni la Rete Nazionale NOGESI invierà al presidente Rossi, alla Giunta Regionale Toscana, al Consiglio Regionale, a tutti i sindaci dei territori che la Regione Toscana considera “geotermici” un documento di “osservazioni” alle ANI varate dalla Giunta ed una proposta politica di “revisione generale” delle politiche energetiche della Regione ed un nuovo approccio complessivo al tema “geotermia”.
E il presidente Rossi dimostri che è possibile, in una delle Regioni più “progressiste “del paese, intercettare quanto viene dai cittadini e specialmente dagli amministratori locali circa un cambiamento di rotta delle politiche socioeconomiche e tecnologiche verso direzioni più ecosostenibili, etiche, eque.


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Amiata di nuovo sotto attacco col progetto PC6 di Piancastagnaio. Bufera in Comune, il NO del sindaco

Fabio Landi in uno dei tanti incontri sulla geotermia

Un fulmine a ciel sereno l’ipotesi di un nuovo impianto ad alta entalpia (tipo “flash”, a rilascio libero in atmosfera) dell’Enel a Piancastagnaio, il PC6, per il quale il 6 aprile era stato pubblicato l’avviso di avvio delle procedure di VIA. Un’ipotesi in contrasto con quanto stabilito dal PAER, Piano Ambientale e Energetico Regionale, che stabilisce, in merito all’area del monte Amiata, che ormai si è arrivati a “un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”; l’Enel, con questa mossa, entra a gamba tesa e smentisce seccamente quanto ripetuto e ribadito da tutti gli amministratori, locali e regionali, soprattutto del PD come il capogruppo regionale Marras, che sulla questione Amiata, cioè che questo territorio ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!

Luigi Vagaggini

La questione diventa esplosiva nel comune di Piancastagnaio, dove si era avviata un esperienza di “democrazia partecipata” in cui amministratori e cittadini potessero collaborare; frutto di tale esperienza è la Commissione Geotermia, presieduta da Fabio Landi che oggi si è dimesso per contrastare apertamente e con forza questo nuovo progetto, come scrive nel comunicato stampa che segue. Anche il Sindaco Luigi Vagaggini ha dichiarato ufficialmente di essere contrario alla costruzione della Centrale PC6 avverso la quale il Comune di Piancastagnaio sta predisponendo le proprie osservazioni.

 

Riportiamo il comunicato stampa di Fabio Landi, la proposta di mozione e un successivo articolo del Corriere di Siena che bene inquadra la situazione a Piancastagnaio

Dimissioni nel “Gruppo di Geotermia”

Fabio Landi in qualità di Coordinatore del Gruppo Geotermia del Comune di Piancastagnaio ha rassegnato le proprie dimissioni dallo stesso Gruppo in quanto ritiene di non poter più condividere il modus operandi del Sindaco e di parte della Giunta, confermando, anche con la sottoscrizione della proposta di mozione depositata in data 24.5.2017, la propria assoluta contrarietà alla costruzione della nuova centrale PC6. Il Comune di Piancastagnaio circa un anno e mezzo fa ha iniziato un’esperienza di democrazia partecipata che permetteva ai cittadini di far parte di Commissioni strutturate in diversi argomenti da trattare. Il Gruppo Geotermia, composto da soggetti che sull’argomento avevano ed hanno opinioni diversificate, ha sempre visto la presenza constante dell’assessore all’ambiente Franco Capocchi ed ha avuto modo di affrontare la discussione sulle centrali a ciclo binario mentre l’Amministrazione di Piancastagnaio, consapevole del proprio ruolo di garante del territorio, con l’ausilio degli stessi membri della Commissione si sta dotando di centraline di monitoraggio continuo della qualità dell’aria, come primo passo di un programma più ampio. Recentemente la Commissione si è trovata a discutere della richiesta di VIA presentata da Enel alla regione Toscana per la realizzazione di una nuova centrale da 20 MW nel Comune di Piancastagnaio, denominata PC6. Tale richiesta, avendo per oggetto la stessa tecnologia flash applicata alle centrali esistenti, pur se dotata di alcuni miglioramenti tecnologici, ha immediatamente posto ai membri della Commissione dubbi sulla compatibilità ambientale del medesimo progetto. Per questi motivi, dopo l’analisi del progetto, la Commissione si è incontrata con i tecnici Enel che non hanno affatto risolto i dubbi emersi già dalla prima lettura. In particolare i nodi da sciogliere per la Commissione rimangono i seguenti:
a) La nuova Centrale sarà realizzata con le stesse tecnologie Flash di quelle già esistenti con l’aggiunta di alcuni accorgimenti tecnici che non impediranno comunque di immettere in atmosfera inquinanti, fra cui anche gas con effetto serra.
b) La riduzione delle emissioni delle centrali già esistenti da parte di Enel sembra subordinata alle maggiori risorse economiche che gli deriveranno dal nuovo impianto; Enel cioè non pare disponibile ad installare le nuove tecnologie sugli impianti in essere senza ottenere l’autorizzazione alla costruzione di PC6.
c) La nuova centrale sarà ubicata in un’area collocata nell’ambito di un corpo franoso segnalato dal Comune come area a pericolosità elevata.
d) Il Progetto Enel, dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico e sugli effetti della salute vorrebbe prendere a riferimento lo studio ARS il quale, a suo dire. riporterebbe risultati sulla salute tranquillizzanti, mentre l’attuale responsabile dell’Agenzia ARS durante l’ultima presentazione dei nuovi dati avvenuta a Piancastagnaio il 24.2.2017 ha affermato che lo studio ARS non era “utilizzabile” per stabilire la correlazione tra Geotermia e l’aumentata mortalità sull’Amiata e quindi, si deve ritenere (in applicazione del principio di precauzione), anche per non escluderne il nesso.
e) Il Progetto prevede un aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera e un rilascio di circa 2500 litri annui di “drift”, anche se la ricaduta avviene in una zona circoscritta alla centrale.
f) Il Progetto giustifica l’impatto minimo di una eventuale ricaduta di inquinanti con la scarsa densità abitativa delle stesse.
In considerazione di quanto sopra alcuni membri della Commissione assolutamente contrari alla realizzazione dell’impianto, hanno presentato una proposta di mozione (leggi sotto) indirizzata a tutti i Consiglieri Comunali, al Sindaco e alla Giunta, auspicando che la facciano propria vista anche la contrarietà al Progetto manifestata nelle diverse sedi.

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Proposta di mozione

Al Sindaco, alla Giunta ed ai Consiglieri del Comune di Piancastagnaio

I sottoscritti già membri del Gruppo di democrazia partecipata “Commissione Geotermia” del Comune di Piancastagnaio
Premesso che
Con protocollo del 6/4/2017 l’Enel ha depositato in Regione Toscana la richiesta di VIA per la realizzazione di una nuova centrale da 20 MW nel Comune di Piancastagnaio in loc. “Asca”.
Tale richiesta, che si cumula con le altre che hanno per oggetto centrali a bassa entalpia provenienti da diversi soggetti ed al vaglio delle Commissioni competenti, si pone all’interno di un quadro complesso nel quale lo sviluppo dello sfruttamento geotermico con tecnologia flash non sembra rispettare i criteri di compatibilità ambientale che i Protocolli stipulati fra Regione ed Enel richiedono.
In particolare:
Il “Protocollo Generale sulla geotermia” del 2007 firmato dalla Regione Toscana, dalle Province di Siena, Pisa e Grosseto, da 5 Comunità Montane e da 15 Comuni, impegnava l’Enel alle verifiche ambientali e sanitarie, allo smantellamento della vecchia centrale PC 2, alla costruzione del termodotto e ad una produzione geotermoelettrica di 60 MW, riconosciuta e accettata come limite massimo sostenibile per Piancastagnaio, da tutti i protagonisti del Protocollo.
Nell’ l’’Accordo Volontario Attuativo del Protocollo d’Intesa, denominato Accordo Generale sulla Geotermia, sottoscritto tra la Regione Toscana ed ENEL il 20 Aprile 2009, al punto 3 della premessa, che è parte integrante e sostanziale dell’Accordo, si prevede:
“La geotermia rappresenta un’esclusiva toscana a livello nazionale. La coltivazione geotermica presenta, tuttavia, criticità per le popolazioni delle aree interessate e per l’ambiente circostante in particolare per quanto riguarda le coltivazioni dell’Amiata. Pertanto, al fine di assicurare uno svolgimento sostenibile di tale attività, soprattutto tenuto conto della specificità rappresentata dalle coltivazioni sull’Amiata, è stato ricercato un accordo di carattere generale con il gestore degli impianti e sono stati attivati studi rivolti a scongiurare rischi di inquinamento e di danni alla salute dei cittadini. La previsione di sviluppo dell’attività geotermica in queste aree, pertanto, resta subordinata alla verifica, sul piano scientifico, delle condizioni di assoluta salubrità della coltivazione geotermica”.
Gli studi attualmente condotti sugli effetti dello sfruttamento geotermico sull’ambiente e sulla salute non hanno fornito risposte esaustive ed anzi hanno rilevato una serie di criticità soprattutto nel settore sanitario, tanto che la Regione Toscana ha commissionato un nuovo studio di approfondimento all’ARS, denominato “Studio InVetta”.
La evidente necessità di approfondimenti e le incertezze, chiaramente espresse da tanti Organi istituzionali, hanno rafforzano la necessità di applicazione del Principio di Precauzione (art. 3 D.Lgs 152/2006 e art. 2 L.R. Toscana 10/10), tanto che nel Piano Ambientale ed Energetico Regionale (PAER 2015) è stato stabilito che “per il territorio dell’Amiata, il riassetto della concessione di Piancastagnaio (60 MW) e la nuova centrale di Bagnore 4 (40MW) hanno portato la potenza complessivamente istallata a 100 MW, punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa e la vocazione socio economica dei territori”,
Tale principio, frutto del comune sentore degli organi politici è stato ribadito nella risoluzione n° 140 del Consiglio Regionale Toscano del 1° febbraio 2017 dove si impegna la Giunta regionale a definire le aree non idonee alla produzione di energia geotermica e “per quanto riguarda l’area dell’Amiata, a proseguire e rendere permanenti le azioni di monitoraggio già poste in essere dagli organismi preposti, a partire da ARS ed ARPAT, anche al fine di sviluppare ulteriori approfondimenti tecnici sugli impatti ambientali della coltivazione geotermica, così come già previsto nell’accordo volontario attuativo (2009) del Protocollo di intesa tra Regione Toscana ed Enel del 2007, anche tenendo conto che in Amiata, come indicato nel PAER, il riassetto della concessione di Piancastagnaio e la nuova centrale denominata Bagnore 4 hanno portato la potenza complessivamente istallata a 100 MW che il PAER considera punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa e la vocazione socio economica dei territori”
Da ultimo il principio di precauzione e la salvaguardia dell’ecosistema amiatino è stato ribadito nella Decisione della Regione Toscana n. 16 del 2.5.2017, relativo al diniego del Permesso di Ricerca denominato “Castiglion D’Orcia” della Tosco Geo s.r.l.
Infine allo stesso principio si ritiene che debba uniformarsi anche l’individuazione delle aree “non idonee” che verranno selezionate sulla base delle linee guida di cui alla Decisione n.40 del 2/5/2017 Regione Toscana relativa a “Indirizzi agli uffici della Giunta regionale per la predisposizione delle linee guida per la individuazione delle aree non idonee per la geotermia”,
Premesso inoltre che il Comune di Piancastagnaio, in applicazione del proprio ruolo di garante del territorio, si sta dotando di centraline di monitoraggio continuo della qualità dell’aria, come primo passo di un programma più ampio che deve vedere l’ARPAT maggiormente presente sul territorio comunale, vista l’insufficienza dei controlli fino ad adesso condotti.
Premesso inoltre che
dall’esame del Studio di Valutazione di Impatto Ambientale presentato da Enel emergono le seguenti criticità:
1) La nuova Centrale sarà realizzata con le stesse tecnologie Flash di quelle già esistenti con l’aggiunta di pochi accorgimenti tecnici che non impediranno comunque all’Enel di immettere in atmosfera inquinanti.
2) Nella relazione Tecnica, presentata la riduzione delle emissioni delle centrali già esistenti da parte di Enel è subordinata alle maggiori risorse economiche che gli deriveranno dal nuovo impianto.
3) Il Progetto prevede che la nuova Centrale immetta in atmosfera gas con effetto serra come metano per 63 tonnellate l’anno, e anidride carbonica per 73 tonnellate l’anno.
4) La nuova centrale sarà ubicata in un’area collocata nell’ambito di un corpo franoso segnalato dal Comune come area a pericolosità elevata.
5) Il Progetto Enel, dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico e sugli effetti della salute vorrebbe prendere a riferimento lo studio ARS il quale, a suo dire. riporterebbe risultati sulla salute tranquillizzanti, mentre l’attuale responsabile dell’Agenzia ARS durante l’ultima presentazione dei nuovi dati avvenuta a Piancastagnaio il 24.2.2017 ha affermato che lo studio ARS non era “utilizzabile” per stabilire la correlazione tra Geotermia e l’aumentata mortalità sull’Amiata e quindi, si deve ritenere (sempre in applicazione del principio di precauzione) anche per non escluderne il nesso. 
6) Il Progetto prevede un aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera e un rilascio di circa 2500 litri annui di “drift” (minuscole gocce d’acqua contenenti sostanze tipiche dei fluidi geotermici come Arsenico, Antimonio, Piombo 210 radioattivo, Acido Borico, Mercurio ecc.), anche se l’Enel afferma che la ricaduta del drift avviene in una zona circoscritta alla centrale. Il Progetto giustifica l’impatto minimo di questo inquinamento con il fatto che nelle zone di massima ricaduta degli inquinanti la densità abitativa è bassa e va da 1 a 6 abitanti per Km quadrato.
7) Il Progetto dell’Enel, conferma che esistono attualmente metodi e tecnologie che possono migliorare e ridurre le emissioni delle centrali “Flash”, questo significa che tali tecnologie devono essere applicate anche a quelle già in esercizio che altrimenti non possono essere definite centrali nelle quali sono utilizzate “le migliori tecnologie disponibili” (criterio peraltro preso da riferimento nei controlli Arpat).
Tutto premesso,
si impegna Sindaco e Giunta e il Consiglio Comunale ad
1) Esprimere parere negativo sulla richiesta di Via da parte di Enel
2) Imporre ad Enel di applicare le migliori tecnologie di cui afferma potersi dotare per ridurre le emissioni delle centrali già esistenti
3) Chiedere alla Regione Toscana, entro i termini previsti dalla decisione n. 40 del 2.5.2017 (90 gg. dalla comunicazione) che il territorio di Piancastagnaio per le sue caratteristiche ambientali e antropiche venga qualificato come zona “non idonea” almeno all’ulteriore sviluppo di sfruttamento geotermico che produca emissioni in atmosfera.
Piancastagnaio, 24 maggio 2017

PC3 a Piancastagnaio, 25 ottobre 2013

 

 

dal Corriere di Siena del 25 maggio 2017

“Chiesti i documenti sulla centrale. L’enel ora rifletta sulla tecnologia”

Piancastagnaio. “Il gruppo di democrazia partecipata che si occupa di Geotermia ha predisposto una mozione che è stata presentata a tutti i consiglieri comunali e al sottoscritto”, riferisce il sindaco di Piancastagnaio Luigi Vagaggini, alle prese questa volta con il progetto di una nuova centrale geotermica da 20 MW, che Enel Green Power intende realizzare in Amiata, in questo territorio comunale. “La mozione è stata preparata all’indomani dell’incontro che la commissione ha effettuato con i tecnici Enel. E le risultanze della riflessione avvenuta all’interno del gruppo sono state da me inviate all’ingegner Montemaggi, perché ritenevo giusto per un motivo di trasparenza che, benché controparte, la società venisse informata del dibattito scaturito dalla riunione congiunta. Questo mio atteggiamento, però, non è stato gradito. Le proposte della commissione, che ha elaborato anche le osservazioni alla Via da inviare in Regione, saranno vagliate da sindaco e maggioranza. Ma anche noi invieremo le nostre osservazioni. Dovremmo avere ancora più tempo per formularle, perché la responsabile dell’ufficio Edilizia e Urbanistica del comune ha richiesto una ulteriore documentazione e la sospensione dei termini per la presentazione delle osservazioni. Al più presto mi incontrerò con l’assessore regionale anche per richiedere i tempi e i termini che ci consentano di esprimere concretamente e con coerenza quello che pensiamo sul progetto”. E, di seguito: “La nuova richiesta prevede la realizzazione di una centrale ‘flash’, con la stessa tecnologia delle centrali già esistenti in Amiata. Così non va bene. Sono assolutamente contrario. Enel ci rifletta. A me risulta che in Cile siano stati realizzati impianti di nuova generazione, privi di emissioni in atmosfera. Per non parlare del premier Renzi, il quale, dopo la visita alla centrale di Stillwater negli Usa, intervenendo alla scuola di formazione del partito democratico, declamò la esperienza, il know how e la capacità innovativa di Enel. Qui, invece, ci ritroviamo con le tecnologie e le caratteristiche di sempre e che suscitano non poche perplessità. Perplessità che dovrò condividere con la maggioranza”. Il progetto per la realizzazione della centrale PC6 e di tutte le opere connesse, accessorie e complementari può essere consultato presso la regione toscana, il comune di Piancastagnaio, la unione dei comuni Amiata Val d’Orcia e sul sito web della regione. Se non vi sarà una sospensione dei termini, le osservazioni – anche dei singoli cittadini – dovranno essere presentate entro il 5 giugno pv. (Mariella Baccheschi)

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Corriere di Siena del 26 maggio 2017: l’Enel ci spiega come migliori tecnologie, sviluppate in Toscana, si possono utilizzare, …sì, ma in Cile! in Amiata tenetevi pure le vecchie “flash”…

…ma per il sito finto-ambientalista GreenReport.it, sponsorizzato da Cosvig, si cantano le lodi del progetto di centrale PC6 (LEGGI QUI) ignorando, appunto, che si tratta della riproposizione “riverniciata” delle vecchie centrali flash come a Bagnore, e mettendo l’accento sulla riduzione delle emissioni, in particolare CO2, fatto ormai smentito sia dalle misurazioni Arpat che dallo studio Basosi/Bravi.  

…anche Abbadia S.Salvatore si muove su PC6, approvata all’unanimità mozione contro la geotermia dell’enel

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LA SFIGA DEI SINDACI GEOTERMICI: PARLANO DI TURISMO GEOTERMICO E “STRISCIA LA NOTIZIA” LI SPERNACCHIA -video-

IN COINCIDENZA CON LA CONFERENZA STAMPA DEI SINDACI GEOTERMICI, PER MINACCIARE A VANVERA E DIFENDERE L’ENEL E LA GEOTERMIA CHE -A DIR LORO- OLTRE A NON FARE MALE E’ ANCHE MOTORE DI SVILUPPO PER IL TURISMO, UN SERVIZIO DI STRISCIA LA NOTIZIA LI SBERTUCCIA DENUNCIANDO LO STATO PIETOSO DEL COSIDDETTO “TURISMO GEOTERMICO”.

A pochi giorni dell’attacco dei sindaci dell’area geotermica nord (Larderello/Pomarance) riportato su Il Tirreno del 13 maggio e di cui ci siamo occupati in un precedente post, ieri, 19 maggio, da un articolo di Greenreport.it apprendiamo che gli stessi stanno “facendo quadrato” e in conferenza stampa, col supporto del Cosvig e del sindacato, si sono lanciati temerariamente in pesanti affermazioni contro le “campagne stampa” orchestrate da chi denuncia la geotermia inquinante e speculativa, a dir loro “squadriste” che verranno “trattati come tali” e alle quali -ripetono- risponderanno con ogni mezzo necessario, salvo poi appellarsi alla “maggioranza silenziosa”: ma non erano i fascisti che si rifacevano alla maggioranza silenziosa?  studino un po’ di storia e prendano un punto di riferimento… (leggi l’articolo riportato dopo il video).

Ma la cosa che potrebbe essere perfino divertente, se non stessimo a parlare di salute, di ambiente e di difesa del territorio, è che la sera stessa in cui viene pubblicato il citato articolo (si noti, a cura del Cosvig) Striscia la Notizia manda in onda un servizio proprio in tema di TURISMO GEOTERMICO, tema sollevato nella conferenza anche da “…Marco Garfagnini, capogruppo di minoranza di Pomarance che ha voluto sancire l’importanza di una «geotermia che non è solo produzione industriale, ma anche turismo. Turismo danneggiato dalle campagne stampa degli ultimi tempi»…”.

IL BUON TOTO’ NON AVREBBE POTUTO SCEGLIERE UN TEMPISMO MIGLIORE…
…ED ORA GODETEVI IL VIDEO E IL (DIS)SCARICABARILE TRA ENEL E COMUNI GEOTERMICI

(NEL CASO NON FOSSE VISIBILE IL VIDEO, COLLEGARSI AL SITO DI STRISCIA LA NOTIZIA)

Riportiamo di seguito l’articolo di Greenreport (il neretto è il nostro, ndr)

Pronte azioni congiunte con il mondo sindacale, la società civile e il tessuto imprenditoriale
In Toscana i Comuni dell’area tradizionale fanno quadrato difendendo la geotermia
La maggioranza delle amministrazioni ha preso una decisa posizione in difesa di una risorsa ritenuta preziosa, strategica e rinnovabile
[19 maggio 2017]

Garfagnini

Garfagnini

A forza di tirare, diceva un vecchio detto, la corda si spezza. E alla fine deve essersi esaurita anche la pazienza di alcuni amministratori locali che – all’ennesimo attacco alla geotermia – hanno indetto una conferenza stampa congiunta per fare finalmente chiarezza.
Ad aprire la conferenza stampa Marco Garfagnini, capogruppo di minoranza di Pomarance che ha voluto sancire l’importanza di una «geotermia che non è solo produzione industriale, ma anche turismo. Turismo danneggiato dalle campagne stampa degli ultimi tempi».
Preoccupato per il clima di incertezza, anche istituzionale, il sindaco di Montecatini Val di Cecina, Sandro Cerri.

cerri

Cerri

«Politicamente – ha detto – abbiamo bisogno di una linea chiara, anche da parte della stessa Regione Toscana, considerate sopratutto le dichiarazioni di Enel Green Power sulla possibile futura contrazione di investimenti nell’area. Come amministratori dobbiamo salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente, certamente, ma con dati scientifici, non con vaghe illazioni».
«Sentivamo forte l’esigenza di una conferenza stampa congiunta – ha detto poi Loris Martignoni, primo cittadino di PomaranceAssistiamo da tempo alla pubblicazione di vere e proprie falsità da parte di sedicenti esperti e comitati che provocano paura e allarmismo in chi non conosce la geotermia e lo stato reale delle cose».

Loris Martignoni,

Martignoni

Riferendosi, evidentemente, in particolare, ai territori che sono stati oggetto di concessione di permessi di ricerca (ex D. Lgsl. 22/2010).
«Non vogliamo imporre a queste aree il nostro punto di vista sulla geotermia – ha ribadito – ma pretendiamo che siano diffuse informazioni che conducano ad un dialogo fatto con il rigore scientifico che merita la questione: un conto è esprimere le proprie idee, altro è scrivere falsità. Siamo, come sempre, disponibili al confronto, e chiediamo alla Regione il supporto di Ars e Arpat, come accaduto in passato e, come Amministrazioni, stiamo pensando ad una Commissione tecnico scientifica per smentire con autorevolezza le informazioni false ed errate circa la qualità della vita, dell’aria e dell’acqua nei nostri territori che sono continuamente diffuse».
«A questo riguardo – ha poi concluso – da ora in poi risponderemo a questo tipo di campagne mediatiche nei nostri confronti, non solo a mezzo stampa, ma anche attraverso le vie che riterremo di volta in volta più opportune».

ferrini

Ferrini

Sulla stessa linea il primo cittadino di Castelnuovo Val di Cecina, Alberto Ferrini che ha evidenziato come la vera questione sia a tratti culturale, in cui la società sembra essere precipitata in un nuovo Medioevo (come è successo? ma al governo non ci siete voi? ndr) dove tutti sono esperti di tutto e tutto può essere messo in discussione realizzando campagne di attacco indiscriminate. «Attacchi – ha aggiunto – che definirei squadristici per la violenza con cui sono realizzati. E che devono essere, di conseguenza, trattati come tali».
Di ampio respiro l’intervento di Nicola Verruzzi, sindaco di Montieri, che ha voluto evidenziare come la geotermia possa essere un elemento di sviluppo anche per le aree confinanti.

verruzzi

Verruzzi

«Credo che di fronte alla pesantissima crisi economica e sociale che stiamo vivendo anche nel nostro territorio – ha detto – il distretto geotermico possa e debba costituire un polo di sviluppo e di tenuta occupazionale assolutamente non trascurabile e da tutelare, i cui numeri, in territori disagiati e con importanti deficit economici ed occupazionali, sono assolutamente strategici per la tenuta sociale ed economica dell’intera area ma non solo». 
«La nostra Regione ha bisogno di puntare su di un piano energetico che ponga al centro le energie rinnovabili, e la geotermia tra queste, ne è parte essenziale, anche e soprattutto per la produzione elettrica in rapporto al fabbisogno regionale». In questo senso «l’esperienza del distretto geotermico toscano dovrebbe rappresentare un esempio, su scala nazionale, per affrontare le future sfide che un inarrestabile aumento demografico, dei consumi, dei bisogni, una sempre maggiore voracità energetica (falso, i consumi elettrici sono in calo dell’ordine di 10 Twh annui , dati Terna 2014, ndr), una questione ambientale e climatica quanto mai attuale, ci porranno davanti e ci obbligheranno a scelte e decisioni pioneristiche e coraggiose».

Carlo Giannoni, sindaco di Monteverdi Marittimo

Giannoni

«Occorre – ha detto poi Carlo Giannoni, sindaco di Monteverdi Marittimo – intervenire in maniera decisa, rispondere con forza, anche plateale, a questi attacchi. Abbiamo bisogno di un supporto forte, anche dalla Regione Toscana, e dobbiamo pretenderlo».
Ha preso la parola poi l’amministratore unico di CoSviG, Piero Ceccarelli che ha voluto riportare l’attenzione sul documento diffuso da Medicina democratica che cita la Delib. GRT 344/2010.
«Nel documento diffuso si parla di un quadro emissivo – per fare un esempio – dell’acido borico pari a 70.000 tonn/anno. Il che sarebbe preoccupante se, appunto, fosse vero. Perché quel valore corrisponde, all’incirca, alla produzione annuale della Società Chimica Larderello ai tempi in cui produceva acido borico importando colemanite dalla Turchia».

Piero Ceccarelli

Ceccarelli

«In realtà – ha aggiunto Ceccarelli – la delibera 344 è una delibera importante. Nelle sue 89 pagine, che andrebbero lette e comprese, si parla dei risultati raggiunti e del percorso ambientale fatto. Eppure è una delibera già superata, perché al tempo i sistemi Amis (Abbattimento mercurio e idrogeno solforato) erano meno diffusi nelle centrali geotermoelettriche. E ancora: la Regione Toscana ha speso una cifra considerevole (superiore al milione di euro) in indagini ambientali e sanitarie (aria, acqua, terremoti) i cui risultati sono assolutamente tranquillizzanti. Eppure, non viene abbassata la guardia e gli studi continuano. Non si può però pensare di mettere in discussione qualsiasi cosa».
Sia l’Agenzia regionale di sanità (Ars) che l’Arpat (Agenzia regionale protezione ambientale della toscana), infatti, sono attive con proprie reti e indagini nel monitoraggio (consultabile online) delle aree interessate dalla coltivazione della risorsa geotermica.
«Crediamo – ha concluso Ceccarelli – che in campo geotermico esistano le competenze e le tecnologie per affrontare qualunque sfida futura».
Interventi che hanno destato estremo interesse da parte delle sigle sindacali presenti, alcune delle quali (in particolare la Flaei-Cisl e la Filtem-Cgil) già nei giorni precedenti avevano manifestato le stesse preoccupazioni sul futuro geotermico dell’area. Unanime la volontà di impostare una azione congiunta che coinvolga anche la società civile e il tessuto imprenditoriale per richiedere, da parte delle istituzioni a tutti i livelli, il riconoscimento di una geotermia “positiva” e di una risorsa pulita e rinnovabile.
Nella speranza che la “maggioranza silenziosa” si alzi e prenda la parola.
a cura di CoSviG

 

Geotermia. Incontro di Magliano, la Maremma in rivolta contesta ogni ipotesi di nuove centrali

foto Il Giunco.net

Marras, capogruppo del PD in Regione Toscana, prova a tranquillizzare e corregge il tiro sulle aree non idonee, ma non sana le contraddizioni. Almeno Magliano e Montenero escluse dalle centrali geotermiche.

 

 

 

Clima surriscaldato sabato 6 maggio a Magliano in Toscana nell’incontro –molto partecipato- sulla geotermia moderato dal premio Nobel Riccardo Valentini che ha visto gli interventi di Fedora Quattrocchi, dirigente INGV, Aurelio Cupelli della Rete Geotermica, di Roberto Barocci del Forum Ambientalista e Rete NoGESI e Leonardo Marras, capogruppo PD regionale.

Il cuore della questione sono i tanti progetti di centrali geotermoelettriche in iter autorizzativo nonostante che il Governo e la regione Toscana stiano lavorando alle linee guida per individuare le “zone non idonee” a tali impianti, lavoro che avrebbe dovuto prevedere -come da noi richiesto più volte- una moratoria in attesa dell’attuazione di tali linee guida. Si è invece assistito a una insana corsa contro il tempo per fare in modo che, una volta definite le aree non idonee, si fosse determinata una situazione “di fatto” non modificabile.

foto Il Giunco.net

Facile immaginare quindi che le popolazioni, gli operatori turisti, i produttori e commercianti delle eccellenze agroalimentari della Maremma siano insorti contro qualsiasi ipotesi di centrale geotermoelettrica che danneggerebbe l’economia locale, svalutando tutta l’area e impoverendo, in finale, il territorio come si è visto, dopo cento anni di geotermia, a Larderello.

Al centro delle proteste si è trovato Marras, in quanto capogruppo del partito che governa in Regione, che ha dovuto prendere atto che ormai in Toscana ovunque di avvii un progetto di centrale geotermica, scoppia la rivolta e si costituiscono combattivi comitati di cittadini.

Comprensibile quindi l’atteggiamento di Marras che ha cercato di tranquillizzare l’uditorio dichiarando specificatamente che Magliano (interessato dall’impianto di Pereta) “sarà inserito nell’elenco dei Comuni toscani non idonei alle perforazioni geotermiche”; analoga sorte per Montenero dove, è stato assicurato da Marras, si darà un parere negativo al Ministero dello Sviluppo Economico.

Marras si è spinto anche oltre, correggendo -in peggio- quanto da lui sostenuto fino ad oggi, e ribadito recentemente a Castel del Piano (leggi articolo), quando indicava che i comuni che ad oggi non hanno impianti geotermici saranno inclusi “di default” (di prassi) nelle “aree non idonee” (cioè in aree che non vedranno sorgere alcuna centrale geotermica); ieri ha invece dato una nuova formulazione dei criteri che guideranno la Regione Toscana : nei comuni già sede di impianti geotermoelettrici ed i comuni ad essi confinanti (!) saranno applicate le future norme che regoleranno le “aree non idonee”,  quindi saranno escluse dagli impianti geotermici solo se ricorrono i presupposti ambientali e sociali ancora ad oggi da definire, in caso contrario saranno incluse…
 

foto Il Giunco.net

E’ chiaro che tale formulazione rischia di ampliare a dismisura le “aree idonee” in base a un criterio di mera adiacenza geografica, una sorta di lotteria che non tiene conto delle effettive vocazioni dei territori, ma soprattutto esclude per legge l’effettiva volontà delle popolazioni che fino ad oggi hanno ricevuto solo danni e, nel caso dei comuni limitrofi, neanche le “lenticchie” delle compensazioni ambientali.

Rimane comunque irrisolta la questione Amiata su cui già il PAER, Piano Ambientale e Energetico Regionale, affermava che ormai si è fissato “un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”, concetto ripetuto e ribadito da tutti gli amministratori, locali e regionali, in più occasioni. Se quindi si prende per buono, come dovrebbe essere, il PAER, allora significa che l’Amiata debba essere esclusa dalle “aree idonee” e, di conseguenza, anche i comuni limitrofi.

foto Il Giunco.net

Insomma un bel pasticcio, che continueremo come Rete Nazionale NOGESI a monitorare fino alla fine.

L’incontro di Magliano ha comunque reso lampante una verità: la volontà contraria delle popolazioni interessate dai progetti di centrali geotermoelettriche, volontà di cui chi oggi guida la Regione farebbe bene a tenere in considerazione per evitare ulteriori fratture tra cittadini e ceto politico.

 

La Rete NoGESI assicura comunque che sarà in prima fila a tutelare territori e cittadini dall’aggressione delle centrali geotermoelettriche speculative e inquinanti.


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Geotermia, assalto alla diligenza con la complicità del postiglione

A fronte dell’opposizione delle popolazione coinvolte e con il timore che la zonazione sottragga i territori alla speculazione, Enel e nuovi (im)prenditori accelerano le procedure, complici i poteri centrali e regionali.

 

Sfatato ormai il mito della geotermia pulita e rinnovabile, si fa avanti la consapevolezza che le centrali, sia ad alta che a media entalpia, possono produrre danni all’ambiente e alla salute.

Dovunque si avvii la progettazione di un impianto puntualmente i cittadini si organizzano in comitato e, a volte, con il supporto dei sindaci e delle amministrazioni locali. E’ ormai patrimonio comune l’idea che la geotermia, sia ad alta che a media entalpia, produce danni all’ambiente e alle persone senza peraltro creare posti di lavoro, anzi, togliendo spazio all’economia locale fatta di turismo e produzioni di eccellenza.

Sul terreno della politica assistiamo allo sgretolarsi del fronte compatto pro-geotermico e ormai sono numerose le interrogazioni presentate sia in ambito parlamentare italiano che europeo ad opera delle forze di opposizione -ultime, le interrogazioni del sen.Pepe e dell’on.Tamburrano (qui  e qui) nonché la necessità della definizione delle “aree non idonee alla geotermia” nelle Regioni Lazio e Toscana. Il Governo centrale è stato, dal suo canto, costretto dalla Risoluzione parlamentare sulla geotermia del 15.04.2015 ad emettere prime linee guida e un inizio di zonizzazione che andrà a regime entro un paio di anni. Ciò, lungi da rappresentare la soluzione definitiva, avevano però fino ad oggi sospeso o rallentato le procedure per le nuove centrali.

Anche sul fronte giudiziario abbiamo avuto importanti pronunciamenti che hanno visto soccombere l’Enel mentre sono in corso indagini contro “ignoti” per le emissioni in aria degli impianti geotermici dell’Amiata.

Ed è forse proprio la “nuova aria che tira” che ha impresso una accelerazione ai progetti di centrali a media entalpia in diversi comuni toscani e laziali e alla richiesta di un nuovo impianto ad alta entalpia dell’Enel a Piancastagnaio, il PC6, per il quale il 6 aprile è stato pubblicato l’avviso di avvio delle procedure di VIA. Questo nuovo “assalto alla diligenza” sembra quindi smentire le prese di posizione di molti amministratori, soprattutto del PD, che si erano espressi pubblicamente a favore della c.d. “zonazione” di cui alla risoluzione regionale toscana assicurando anche, come il capogruppo regionale Marras, che nel regolamento delle “aree non idonee” sarebbero stati inseriti “di default (cioè di norma)” tutti quei comuni che ad oggi non ospitano alcun impianto geotermico e ribadito, sulla questione Amiata, quanto già declamato negli ultimi anni dai sindaci e assessori regionali e cioè che questo territorio ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!

L’impressione, fondata, è che quindi si voglia creare una situazione “di fatto” con decine di centrali autorizzate in modo che anche una eventuale zonazione che tenga conto delle giuste aspettative dei cittadini diventi un inutile esercizio di retorica pseudoambientalista a fronte di territori che a quel punto saranno ormai compromessi. Ci aspettiamo, peraltro, che anche le opposizioni politiche al Consiglio Regionale delle due regioni, che pure si erano spese nella speranza che un percorso condiviso fosse possibile, si esprimano nel merito e chiedano la sospensione delle procedure avviate. Invitiamo peraltro i sindaci, espressione delle comunità e responsabili della tutela della salute e dei territori, a denunciare queste modalità e impedire l’apertura di cantieri di qualsiasi tipo.

Di certo i cittadini e i comitati metteranno in campo ogni iniziativa necessaria a impedire che si prosegua a saccheggiare i territori.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


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Monte Amiata e fiume Paglia. Emergenza mercurio: inquinamento inaudito, è ora di incominciare a chiedere i danni! -video-

Il 42,5% di tutto il mercurio emesso in atmosfera dal comparto industriale italiano, ed il 2,1% di tutto quello emesso dal comparto industriale europeo, viene emesso dalle centrali geotermiche del Monte Amiata, ed il fiume Paglia ha concentrazioni di mercurio abbondantemente superiori ai limiti di legge.

Di questo si è parlato sabato 8 aprile 2017 ad Acquapendente, nel corso del convegno sul tema “Dall’Amiata alla Valle del Tevere: l’inquinamento da mercurio lungo il Fiume Paglia” organizzato dal Comune di Acquapendente con la collaborazione della Rete Nazionale NOGESI. (qui il programma)

La giornata, moderata da Solange Manfredi, portavoce della rete nazionale NOGESI, si è aperta con i saluti del sindaco di Acquapendente Angelo Ghinassi che, sull’immagine del capolavoro di Brueghel il Vecchio, “La parabola dei ciechi”, ha esortato tutti a smettere di essere ciechi, e ad aprire gli occhi davanti alle minacce che minano il territorio e la salute e che rischiano di compromettere anni di sviluppo votato al turismo.

E la minaccia mercurio nel nostro territorio, secondo i dati ufficiali riportati dagli esperti intervenuti, è grave, perché il mercurio, uno dei metalli più tossici per l’uomo e l’ambiente, è estremamente persistente, una volta emesso nell’aria o nell’acqua può percorrere considerevoli distanze; ha la capacità, quindi, di distribuirsi globalmente e, dato il suo alto livello di tossicità, per la salute dell’uomo, la fauna e dell’ambiente, ha effetti devastanti sulla salute e sugli ecosistemi.

Ha aperto i lavori il dott. Maurizio Marchi, responsabile di Medicina Democratica di Livorno e della Val di Cecina, che ha evidenziato come, seppur dopo anni di battaglie, l’Unione Europea sia intervenuta per far convertire le industrie della zona della Val Cecina – che utilizzavano nei loro processi produttivi l’elettrolisi a mercurio e che, secondo i dati ufficiali, nel 2007, emettevano 143 kg di mercurio in aria e 143 kg di mercurio in acqua – e non sia intervenuta sugli impianti geotermici dell’Amiata che, sempre secondo i dati ufficiali, nello stesso anno, il 2007, emettevano in atmosfera circa 1500 kg di mercurio.

Ha proseguito l’analisi il prof. Andrea Borgia, geologo dell’Università di Milano che, avvalendosi dei dati ufficiali delle ARS, ARPA e Università, ha evidenziato come gli impianti geotermici dell’Amiata abbiano emesso in atmosfera, dall’inizio del loro sfruttamento, 52 tonnellate di mercurio: “Per avere una idea, è una quantità di mercurio sufficiente a portare sopra i limiti di legge l’acqua potabile che beve tutto il mondo in 100 anni (calcolando un consumo di due litri al giorno per abitante)….Ma non solo mercurio esce dagli impianti geotermici, anche CO2 – le centrali geotermiche emettono circa 2 volte più CO2 di una centrale a gas per produrre la stessa quantità di energia – metano, acido solfidrico, ammoniaca e l’acido borico, quest’ultimo poi lo ritroviamo nella frutta”.
Ed ancora: “…uno studio dell’università di Siena mostra come dalle centrali geotermiche esca anche uranio, cadmio, cobalto, cromo, antimonio, arsenico, tutti elementi dannosi per la salute che non hanno limiti di legge per le emissioni, possono emetterne quanto ne vogliono, emettono più radioattività delle centrali nucleari”. Quindi, conclude il prof. Borgia: “Come è possibile che nessuno si renda conto della gravità della situazione, e che queste centrali godano dei certificati verdi e degli incentivi? Questa è la forma più inquinante al mondo per produrre l’energia elettrica”.

Il dott. Federico Silvestri, Servizio tutela delle acque – Direzione regionale ambiente e sistemi naturali – Regione Lazio, ha, quindi, illustrato il Piano d’indagine nelle aste fluviali del F. Paglia e del F. Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio elaborato dalle Arpa delle tre Regioni (Lazio, Umbria, Toscana), dopo la denuncia di danno ambientale inoltrata dalla Regione Umbria al Ministero dell’Ambiente, evidenziando come la prima fase dovrebbe concludersi verso la fine di luglio e, successivamente, elaborati i dati, verrà programmata una seconda fase di approfondimento.

Il prof. Endro Martini, geologo, presidente dell’Alta Scuola ha sottolineato come indagare la matrice ambientale dell’inquinamento da mercurio sia doveroso ed obbligatorio ma come, contestualmente, debba partire anche una indagine di tipo epidemiologico, per capire se nei nostri territori già ci sia qualche segnale di accumulo di mercurio nell’organismo umano. Ha concluso, quindi, auspicando che questa effettiva e doverosa collaborazione interregionale sul problema mercurio nel fiume Paglia possa svilupparsi, ricordando che i contratti di fiume sono strumenti importanti per i territori, riconosciuti come strumenti funzionali anche nella strategia di sviluppo e di adattamento ai cambiamenti climatici, strumenti che favoriscono il dialogo sociale e le linea guida del dissesto idrogeologico.

Il Dr. Rosario Castro, infine, Presidente della Commissione bonifica mineraria di Abbadia San Salvatore ci ha illustrato la situazione dello stato di avanzamento dei lavori di bonifica delle miniere di mercurio di Abbadia San Salvatore, evidenziando come, nel 2013, sia stato realizzato un canale idraulico avente la funzione di raccogliere le acque affluenti dai corpi idrici posti a monte dell’area mineraria bypassando così le zone inquinate della miniera. Il dott. Rosario ha concluso ricordando come la lista civica di cui è capogruppo, “Abbadia futura” sia contraria alla geotermia a livello industriale e si batta per un tipo di sviluppo sostenibile che punti sul turismo, sulla storia, cultura ed una agricoltura di qualità.

Ha chiuso il convegno il sindaco di Acquapendente, Angelo Ghinassi che, dopo aver ringraziato i relatori per i loro importanti contributi, ha sottolineato come: “Il tema dell’ambiente e della salute è un tema talmente trasversale che deve superare ampiamente gli schieramenti e le posizioni di parte, purtroppo sono proprio queste posizioni di parte che hanno generato per troppi anni una cecità e una barriera al dialogo e al confronto. Oggi abbiano avuto un’ennesima prova dei pericoli che gli impianti geotermici determinato sul nostro territorio. Qui non è più questione di confini amministrativi. È un problema interregionale molto serio. Devo ringraziare il dott. Silvestri per averci fornito le informazioni sul programma di indagine sul Fiume Paglia che Toscana, Lazio e Umbria intendono avviare in tempi brevi, e mi auguro che, da queste indagini, possano scaturire le cause che hanno generato l’inquinamento, in modo da utilizzare queste risultanze per contrastare la realizzazione di ulteriori impianti geotermici e per intraprendere iniziative giudiziarie per chiedere il giusto risarcimento dei danni arrecati, sotto il profilo ambientale, paesaggistico e sanitario. E chiudo sul contratto di fiume. Secondo me va fatto, va fatto per il carattere interregionale del bacino del Paglia. Se il sindaco di Orvieto si fa promotore di questo incontro tra sindaci del bacino, io aderirò sicuramente. Ringrazio ancora la Rete Nazionale NOGESI per aver promosso questo incontro, che ha aggiunto ulteriori elementi di spunti e riflessioni su questo tema, contribuendo a superare la sottovalutazione di cui è stato oggetto sino ad ora”.


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Introduzione Dott.ssa Solange Manfredi
portavoce della rete nazionale NOGESI
Saluti Dott. Angelo Ghinassi
sindaco di Acquapendente

Dott. Maurizio Marchi
responsabile di Medicina Democratica di Livorno e della Val di Cecina

Prof. Andrea Borgia
geologo, Università di Milano

 

 Dott. Federico Silvestri
Servizio tutela delle acque, Direzione regionale ambiente e sistemi naturali, Regione Lazio

 Prof. Endro Martini
geologo, presidente dell’Alta Scuola 

 Dott. Rosario Castro
Presidente della Commissione bonifica mineraria di Abbadia San Salvatore 

 Conclusioni Dott. Angelo Ghinassi
sindaco di Acquapendente


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Dall’Amiata alla Valle del Tevere: l’inquinamento da mercurio lungo il Fiume Paglia. Convegno 8.4.17 Acquapendente (VT)

Sabato 8 aprile 2017 ore 14,30-19,30 ad Acquapendente (Viterbo) presso il cinema teatro Olympia si terrà un convegno sul tema “Dall’Amiata alla Valle del Tevere: l’inquinamento da mercurio lungo il Fiume Paglia”, organizzato dal Comune di Acquapendente con la collaborazione della Rete Nazionale NOGESI.

Sarà un pomeriggio di analisi e approfondimento delle tematiche della geotermia nel Monte Amiata, delle loro emissioni in atmosfera di inquinanti, con effetti sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sull’inquinamento da mercurio sul territorio dei comuni dell’Alto Lazio e dell’Umbria.

Il Monte Amiata è al centro di un ecosistema a rischio, la cui salvaguardia e valorizzazione riguarda ben tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Per questo il convegno vedrà la presenza di professori esperti in materia e di amministratori, per spiegare alla popolazione gli effetti di tale inquinamento e per cominciare a trovare le adatte soluzioni.

Una giornata di “riflessione collettiva” sulle scelte che riguardano il futuro dell’Amiata e del Centro Italia. Si può e si deve puntare a un altro sviluppo economico, sostenibile del centro Italia, che si basi sul grande patrimonio ambientale, storico e culturale e sulla valorizzazione delle risorse del territorio (bio-agricoltura, turismo, artigianato locale, natura, etc.).

PROGRAMMA

Ore 14:45 ACCREDITO PARTECIPANTI

Ore 15:15 APERTURA LAVORI
Presidenza: Vittorio Fagioli, Rete NOGESI
Saluti: Dr. Angelo Ghinassi, sindaco di Acquapendente
Introduzione: Dr.ssa Solange Manfredi, portavoce Rete Nazionale NOGESI

Ore 15:30 MERCURIO ED ALTRI INQUINANTI PRODOTTI DALLA GEOTERMIA
Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano: “Il velenoso cocktail di inquinanti prodotto dalla geotermia dell’Amiata”
Dr. Maurizio Marchi, responsabile di Medicina democratica di Livorno e della Val di Cecina: “Mercurio in Val di Cecina dalla geotermia e dall’industria cloro-soda”
Dr. Federico Silvestri, Servizio tutela delle acque – Direzione regionale ambiente e sistemi naturali – Regione Lazio ARPA LAZIO: “Il piano di indagine delle regioni Toscana, Lazio e Umbria sul mercurio”
Dr. Endro Martini, geologo, presidente Alta Scuola: “Strumenti innovativi di governance e di partecipazione democratica: i contratti di Fiume”

Ore 17.00 IL TERRITORIO, sono stati invitati i sindaci:
Giuseppe Germani (Orvieto) Sauro Basili (Allerona) Andrea Garbini (Castel Giorgio) Jacopo Marini (Arcidosso) Daniele Longaroni (Castel VIscardo) Cinzia Pellegrini (Proceno) Luigi Vagaggini (Piancastagnaio)
Francesco Fabbrizzi (Radicofani) Fabrizio Tondi (Abbadia San Salvatore) Massimo Galli (Roccalbegna) Fosco Fortunati (Castell’Azzara) Federico Balocchi (Santa Fiora)

Ore 18.00 LA POLITICA, sono stati invitati:
On. Alessandra Terrosi (Commissione Agricoltura Camera dei Deputati), Mauro Buschini, Assessore Rapporti con il Consiglio, Ambiente e Rifiuti. Fernanda Cecchini, Assessore Ambiente, Regione Umbria Federica Fratoni, Assessore Ambiente, Regione Toscana Enrico Panunzi, Consigliere regionale Lazio, Presidente della VI commissione Ambiente

Ore 18:30 DIBATTITO Conclusioni:
Sindaco Dr. Angelo Ghinassi

 

Sono invitati alla partecipazione, i cittadini, i comitati, i movimenti, gli amministratori, i partiti politici, le associazioni e organizzazioni di categoria, la stampa e le TV locali, regionali e nazionali.

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Abbadia S.S., 4 febbraio 2017. Documentazione e materiali del Convegno

ATTENZIONE, PAGINA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO: iniziamo la pubblicazione della documentazione e dei materiali del convegno del 4 febbraio 2017 ad Abbadia San Salvatore “DALL’AMIATA ALLA VALLE DEL TEVERE: ANCORA GEOTERMIA INDUSTRIALE O UN ALTRO SVILUPPO E’ POSSIBILE?”

 

 

COMUNICATO STAMPA del 6 febbraio 2017

INSIEME AD ABBADIA PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, LIQUIDARE LA VICENDA GEOTERMIA

L’AMIATA NON È PIÙ SOLA CONTRO LA GEOTERMIA SPECULATIVA ED INQUINANTE

SABATO 4 FEBBRAIO 2017, AD ABBADIA SAN SALVATORE, NEL CORSO DEL CONVEGNO IN MEMORIA DEL PROF. ROBERTO MINERVINI SUL TEMA “DALL’AMIATA ALLA VALLE DEL TEVERE: ANCORA GEOTERMIA INDUSTRIALE O UN ALTRO SVILUPPO È POSSIBILE?”, ORGANIZZATO DALLA RETE NAZIONALE NOGESI E SOS GEOTERMIA, I RAPPRESENTANTI DEI COMUNI DI LAZIO, UMBRIA E TOSCANA SI SONO INCONTRATI PER DIRE CHE UN ALTRO SVILUPPO È POSSIBILE E DOVEROSO PER SALVAGUARDARE L’AMBIENTE, IL PAESAGGIO E BELLEZZA DEI LORO TERRITORI.

Il futuro dell’Amiata è il futuro del centro Italia. Il Monte Amiata, infatti, è al centro di un ecosistema a rischio, la cui salvaguardia e valorizzazione riguarda ben tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Proprio per questo il convegno di sabato, connotato come sempre dall’alta qualità delle relazioni e che ha registrato una altissima affluenza di pubblico, ha visto gli interventi di diversi rappresentati dei comuni di tre regioni per dire no ad uno sviluppo dei loro territori fondato sulla geotermia speculativa ed inquinante.

La giornata, moderata da Vittorio Fagioli della rete NOGESI, si è aperta con i saluti del sindaco di Abbadia San Salvatore dr. Fabrizio Tondi e una introduzione di Velio Arezzini di SOS Geotermia che ha richiesto con forza la chiusura delle centrali geotermiche “flash” e l’elaborazione di piano energetico alternativo.

Nella prima parte del convegno i proff. Roberto Barocci e Andrea Borgia hanno evidenziato, avvalendosi dei dati ufficiali delle ARS, ARPAT e Università, le emissioni in atmosfera di inquinanti prodotte dalle 5 centrali flash geotermoelettriche dell’Enel presenti nel territorio del Monte Amiata, con effetti sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sulla sismicità, sul bacino idrico dell’Amiata (il più importante del Centro Italia), sui fiumi Paglia e Tevere, oggetto di inquinamento da mercurio pari al 42,5%  della intera produzione di mercurio dell’industria nazionale.

L’ing. Giorgio Santucci ha illustrato, poi, gli studi che gli scienziati di varie università nel mondo, stanno portando avanti per uno sfruttamento ecosostenibile dell’energia geotermica: BHE (Borehole Heat Exchangers). A conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, di come gli impianti idrotermali oggi conosciuti non permettano uno sfruttamento dell’energia geotermica rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini.

La parola, quindi, è passata alla componente politica che, all’unisono, si è espressa con forza per ribadire il proprio proposito di voler portare avanti, ed attuare, una politica di sviluppo legata alla valorizzazione e salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio, dell’agricoltura, dell’enogastronomia e dell’immenso patrimonio storico, culturale ed archeologico di questi territori di straordinaria bellezza. Bellezza che va preservata, perché ha un compito etico insostituibile.

Sulla votazione del consiglio Regionale della Toscana in merito alla questione delle “aree non idonee alla geotermia” i tre consiglieri di opposizione Giacomo Giannarelli (M5S), Tommaso Fattori (SI) e Manuel Vescovi (LN) hanno evidenziato i risvolti della votazione del 1° febbraio in Consiglio Regionale e la volontà di proseguire sulla vicenda sanitaria e ambientale dell’Amiata, riportando in Consiglio il parere dei ricercatori e scienziati che saranno ascoltati dalla Commissione Ambiente. Vescovi ha posto la necessità che della questione sanitaria del Monte Amiata venga investita la Commissione Sanità del Consiglio Regionale.

Sulla vicenda del mercurio nel fiume Paglia e Tevere il sindaco di Orvieto Germani ha ribadito la volontà delle amministrazioni comunali dei territori coinvolti di risolvere il problema dell’inquinamento da mercurio per proseguire ed ampliare l’azione nella direzione della tutela a valorizzazione dei territori. Ha chiuso la sezione politica il sindaco di Acquapendente, Angelo Ghinassi, che ha sottolineato l’importanza che questa battaglia, in difesa dell’ambiente, della salute e della bellezza dei nostri territori, venga portata avanti insieme dalle amministrazioni comunali delle tre regioni coinvolte perché, come ricordato anche dalla Corte di Costituzionale, il benessere dei cittadini e la tutela dell’ambiente hanno un valore “primario ed assoluto” e la tutela del paesaggio non può essere «subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici». Questa proposta- se praticata- farà fare un passo avanti alla vertenza “geotermia e mercurio” in quanto lo scontro è assunto in prima persona dagli stessi amministratori dei territori.

La seconda parte del convegno è stata poi dedicata alle proposte di un diverso tipo di sviluppo economico ed energetico dell’area. Particolarmente interessante è stata la testimonianza del sindaco di Castiglione d’Orcia, Claudio Galletti che ha evidenziato come la Val d’Orcia, in pochi anni, grazie ad una politica di “sanatoria” delle industrie insalubri del territorio, sia approdata ad uno sviluppo durevole rispettoso dell’ambiente e delle sue peculiarità e sia riuscita ad imporsi come area a forte vocazione turistica e culturale.

I lavori si sono chiusi con l’intervento della prof. Cinzia Mammolotti che ha rilanciato la proposta della istituzione del Parco Naturale Nazionale dell’Amiata per la tutela e la valorizzazione dell’intero patrimonio ambientale ,storico e culturale. Con l’impegno di tutti a “chiudere” la vicenda geotermia nell’Amiata e portare avanti progetti per uno sviluppo sostenibile dell’area, nella consapevolezza che degrado e diseducazione possono dar prova di essere un costo insuperabile per la società.

Rete NoGESI                                                               Sos Geotermia


MATERIALI E DOCUMENTAZIONE

Riprese e interviste a cura di Amiata News

Introduzione ai lavori Velio Arezzini, Sos Geotermia/rete Nogesi

Intervento Roberto Barocci, Sos Geotermia/rete Nogesi

Le slides (in pdf) dell’intervento di Roberto Barocci, clicca qui per scaricare

Intervento Prof.Andrea Borgia, geologo

Intervento Giuseppe Germani, sindaco di Orvieto

Intervento Solange Manfredi, portavoce rete Nogesi

Intervento Tommaso Fattori, consigliere regionale Toscana SI

Intervento Giacomo Giannarelli, consigliere regionale Toscana M5S

Intervento Manuel Vescovi, consigliere regionale Toscana Lega Nord

Intervento Andrea Bassetti, imprenditrice agricola, Pres. Biodistretto Val d’Orcia

Intervento Antonio Pacini, Orto Botanico del Monte Amiata

Intervento Fabio Menchetti, agronomo

Intervento Claudio Galletti, Sindaco di Castiglione d’Orcia

Intervento Fabrizio Tondi, sindaco di Abbadia S.S.

Intervento Ing. Giorgio Santuci, presidente EGS

Intervento Fabio Landi, Sos Geotermia

 Intervento Cinzia Mammolotti, Movimento di Cittadinanza,
sul Manifesto dell’Amiata

Interviste

 

 

 

 

 

 

TUTTO IL CONVEGNO IN 4 VIDEO

PARTE 1a

PARTE 2a

PARTE 3a

 

PARTE 4a

 

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Reportage – Cronache dal sottosuolo della geotermia italiana (da Internazionale)

La centrale geotermica di Latera, provincia di Viterbo, ottobre 2016. (Simona Pampallona per Internazionale)

Reportage – Cronache dal sottosuolo della geotermia italiana
di Angelo Mastrandrea
da Internazionale dell’11 gennaio 2017

Ci aveva creduto, Roberto Minervini, alla possibilità di creare un piccolo paradiso tropicale nell’Alta Tuscia viterbese. Dopo venticinque anni trascorsi a occuparsi di idrobiologia e pesca, dalla Somalia al Perù, aveva pensato di portare il mondo a casa sua. A Latera, poco meno di mille abitanti arroccati su un colle che affaccia su un’area vulcanica, vicino al lago di Bolsena, alla fine degli anni novanta l’Enel stava per aprire una centrale geotermica, figlia di un progetto pilota in joint venture con l’Agip risalente a vent’anni prima. Si trattava di una centrale che avrebbe usato una tecnologia a “ciclo binario”, vale a dire che i fluidi sarebbero stati reimmessi sottoterra dopo averli estratti a grande profondità e averne utilizzato il calore.
Provincia, comune e comunità montana avevano costituito un consorzio che, grazie a un finanziamento europeo di 4,5 miliardi delle vecchie lire, aveva costruito 31mila metri quadri di serre che avrebbero dovuto essere riscaldate con i vapori estratti dal sottosuolo vulcanico. Minervini, con alcuni soci in cooperativa, ne aveva presi in affitto cinquemila, con l’idea di mettere in piedi un allevamento di pesci destinati agli acquari e un vivaio di piante ornamentali. “Il progetto era tutto mio, puntavo al 10 per cento del mercato e a regime avrei impiegato almeno quindici persone”, mi aveva raccontato poco prima di Natale passeggiando tra le rovine del suo gioiellino, del quale rimane solo una vasca colma di acqua piovana nella quale sopravvivono alcune carpe giapponesi. “Era uno spettacolo a vedersi”, mi aveva detto allargando le braccia.

Archeologia energetica
Le cose avevano cominciato ad andar male fin dal primo giorno quando, accesi i motori, “le vetrate hanno cominciato a cadere” perché “le serre erano state costruite male e con materiali scadenti”. Ma il colpo al cuore doveva ancora arrivare. La centrale chiuse i battenti subito dopo essere andata in funzione, quando “si accorsero che non riuscivano a rispedire i gas nel sottosuolo”. Li dispersero nell’atmosfera e la puzza si sentì fino a Montefiascone, all’altro capo del lago di Bolsena, scatenando le proteste dei cittadini. Alla fine di marzo del 2002 l’Enel decise di fermare tutto perché “i costi per adeguarla erano eccessivi e non giustificavano il suo mantenimento operativo”. La centrale, spiegarono, era scarsamente remunerativa.
Oggi l’impianto di Latera è ancora al suo posto, nuovo di zecca e inutilizzato. Si parla di una sua riconversione a biomasse ma per il momento rimane una cattedrale nel deserto. Lungo la collina scendono i tubi che avrebbero dovuto portare il calore a valle, solo parzialmente ricoperti dalla natura che lentamente sta riprendendosi ciò che le era stato sottratto. Le serre abbandonate sono un precoce esempio di archeologia energetica. Minervini e gli altri imprenditori che avevano creduto nel progetto avevano provato ad andare avanti, confidando che prima o poi la centrale sarebbe ripartita. “Avevamo investito un miliardo di vecchie lire in questo progetto, ricevendo pure i complimenti dall’Unione europea”, mi aveva raccontato il biologo imprenditore, che aveva appena finito di smontare le vasche con i pesci, messe in vendita per ripianare i debiti della società, fallita con corollario di drammi personali, tra i quali il tentato suicidio di un socio che aveva impegnato tutto.
Lo sguardo di Minervini era quello mesto di chi ha preso una batosta dalla quale stenta a riprendersi, e chissà se pure nel suo caso la profonda delusione non sia stata alla radice del male che se l’è portato via in meno di un mese fa, agli inizi del nuovo anno, lasciandogli solo il tempo di completare la dismissione dell’acquario.

Fagioli è giunto alla conclusione che la geotermia non è un’energia rinnovabile, com’è invece considerata, e non è neppure così pulita come viene spacciata

Il caso di Latera potrebbe essere archiviato come un errore del passato, se non fosse che nella graduatoria delle dieci Istanze con procedimento avviato pubblicate sul sito del ministero dello sviluppo economico in seguito al “decreto Scajola” del 2011, che ha liberalizzato le trivellazioni, è comparsa una new-old entry: Latera, appunto. Da quel che si apprende, a presentare un nuovo “progetto pilota” è stata un’azienda con sede a Viterbo, la Latera sviluppo, e non è chiaro se abbia intenzione di rilevare l’impianto fermo o di costruirne un altro ex novo.
In pole position c’è invece una proposta presentata da un’altra impresa nella vicina Castel Giorgio, ad appena una ventina di chilometri di distanza, in provincia di Terni. Qui incontro Vittorio Fagioli, un ex dipendente dell’Enel in pensione, oggi diventato uno dei principali animatori della rete No geotermia elettrica speculativa e inquinante (Nogesi), che si batte contro il business del calore sotterraneo, segnalando i rischi provocati dalle perforazioni in profondità, dalla fratturazione idraulica, il fracking, e dalle emissioni dei gas nell’atmosfera: piccoli terremoti (l’Enea e l’Ispra ne hanno “documentati” alcuni di magnitudo 2,9 della scala Richter “indotti” dalla centrale di Latera), inquinamento delle falde acquifere e dell’aria per via dell’acido solfidrico, del mercurio, del boro e dell’arsenico estratti.

L’idrobiologo Roberto Minervini nella centrale di Latera, ottobre 2016. (Simona Pampallona per Internazionale)

Nel piccolo comune umbro dovrebbe nascere un “impianto-pilota” di nuova generazione, con cinque pozzi di estrazione fino a 1.200 metri di profondità e altri quattro di reiniezione dell’acqua profondi 2.300 metri. Ma i cittadini sono diffidenti e le amministrazioni locali non appaiono propense a ripetere l’esperienza fallimentare di Latera. Fagioli, che vive in un antico casale di campagna, si è messo a studiare ed è giunto alla conclusione che la geotermia non è un’energia rinnovabile, com’è invece considerata, e non è neppure così pulita come viene spacciata, a meno che non se ne faccia un “uso più capillare”, appunto, a bassa entalpia per uso abitativo.
Le associazioni ambientaliste dell’orvietano, dell’Alta Tuscia e del viterbese denunciano le criticità dell’azienda che ha avuto il permesso: “Dalle visure camerali risulta che la Itw-Lkw Geotermia Italia spa è una società vuota”, con capitale sociale iniziale di 200mila euro poi innalzato a un milione, e il curriculum del suo presidente è quello di un “commercialista e non di un imprenditore”, hanno messo nero su bianco in una lettera inviata alle istituzioni, a partire dal ministero dello sviluppo economico. Dalle carte risulta, a loro dire, che l’azienda italiana ha “un socio unico, la Itw&Lkw Beteiligungs Gmbh, impresa di investimenti a responsabilità limitata di diritto austriaco con soli 35mila euro di capitale, presieduta dal signor Werner Vogt e apparentemente di proprietà di una piccola ditta del Liechtenstein intestata allo stesso Vogt”. Soprattutto, sono sconcertati dalla “totale inesperienza” di quest’ultima: “La Itw non ha mai realizzato un impianto geotermico, neppure casalingo”.

Frutto avvelenato del decreto Scajola
Nel piccolo comune umbro, che si fregia del titolo di “capitale europea del football americano” per via del primo impianto realizzato in Italia per questo sport, sono convinti che il permesso per i nuovi pozzi sia un frutto avvelenato del decreto Scajola, che ha dichiarato “di pubblico interesse e di pubblica utilità” la geotermia a “media entalpia”, scavalcando le amministrazioni locali, e ha liberalizzato le concessioni, causando una moltiplicazione di richieste: 31 permessi sono stati assegnati nella sola Toscana, mentre nel Lazio se ne contano 25.
I comuni di Acquapendente, Allerona, Bolsena, Castel Giorgio, Grotte di Castro, Montefiascone e Orvieto e la provincia di Viterbo hanno fatto ricorso al Tar del Lazio contro la concessione, mentre la Rete Nogesi ha presentato esposti alla procura della repubblica, alla corte dei conti e all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), segnalando alcune anomalie che, se fossero accertate, getterebbero più di un’ombra sull’intera vicenda. Nel mirino, in particolare, sono finiti alcuni “conflitti d’interesse”, a cominciare da quello del “primo firmatario e project supervisor per la società Itw-Lkw Geotermia Italia Spa, il professor Franco Barberi” che, scrivono nei loro ricorsi, “dopo aver depositato al ministero per lo sviluppo economico l’istanza di permesso per i suoi impianti geotermici” è stato nominato, “in qualità di esperto in materia di risorse geotermiche”, componente della commissione “che deve approvare il suo progetto privato”.
In realtà Barberi, professore di vulcanologia, ministro con il governo Dini e sottosegretario con Prodi e D’Alema, nonché capo della protezione civile ai tempi della “missione Arcobaleno” in Kosovo, si è assentato al momento della votazione sul suo progetto, ma per gli ambientalisti questo non è stato sufficiente a garantire l’imparzialità dell’organismo e a evitare il conflitto d’interessi. Anche perché, insistono gli autori degli esposti, sua moglie Maria Luisa Carapezza, funzionaria dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), è stata incaricata dall’Istituto di “predisporre dati e relazioni” per la valutazione d’impatto ambientale sul progetto presentato dal consorte. Investito dal caso, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha però stabilito che il conflitto di interessi tra Barberi e Carapezza è “insussistente”.
Sotto la lente d’ingrandimento della rete contro il geotermico è finito pure il presidente della commissione che ha dato il via libera ambientale all’impianto, l’ingegner Guido Monteforte Specchi, accusato di aver partecipato a una conferenza come consulente privato della Itw-Lkw e di aver redatto e firmato, nella stessa veste, un “parere pro veritate”. I comitati hanno sottolineato pure un’altra anomalia: la relazione finale sull’impatto ambientale sarebbe stata affidata a un astrofisico, senza tener conto del “parere allarmato” dell’unico esperto di geotermia presente nella commissione.

Un pugno in un occhio
La verità è che l’idea di costruire un impianto per estrarre il calore dal sottosuolo a Castel Giorgio piace davvero a pochi. L’ex assessore all’ambiente della regione Umbria Silvano Rometti ha espresso “forti perplessità in merito agli aspetti deontologici connessi al ruolo esercitato” dall’ingegner Specchi, mentre la soprintendenza per i beni architettonici e ambientali dell’Umbria ha espresso un parere critico: la centrale sarebbe un impianto industriale di scarsa qualità architettonica, con macchinari in vista, tubi per il trasporto dei fluidi e prefabbricati. Il che, in una zona intonsa dal punto di vista paesaggistico, sarebbe come un pugno in un occhio, come dimostra il caso di Latera.

I tubi dell’impianto di Latera che avrebbero dovuto portare il calore a valle, ottobre 2016. (Simona Pampallona per Internazionale)

La professoressa Fedora Quattrocchi dell’Ingv, incaricata dai sindaci del territorio di preparare una controrelazione, scrive di “misure essenziali mal rilevate o non fatte, insufficienza dei dati raccolti, pericolosità di incidenti mortali per uomini ed animali sottaciute, pericolosità non rilevate per abitazioni e ambienti”. Senza troppi peli sulla lingua, la scienziata definisce la documentazione prodotta così carente da configurare una “truffa ai danni dei committenti e indirettamente allo stato”. Il progetto sarebbe stato inoltre bocciato dal gruppo di banche alle quali la Itw-Lkw si sarebbe rivolta per ottenere finanziamenti: la richiesta sarebbe stata negata dopo che tre esperti nominati dagli stessi istituti di credito (un geologo, un economista e un impiantista) avrebbero presentato relazioni negative.
L’azienda si difende sostenendo che la centrale non ripeterà il flop di quest’ultima, perché sarà un impianto a emissioni zero e a ridottissimo impatto ambientale: in un comunicato si legge che esso sarà a “media entalpia”, dunque meno invasivo, e userà anche in questo caso una piattaforma “a ciclo binario”, con l’estrazione dei gas del suolo da una parte e la loro reimmissione nel sottosuolo dall’altra, senza disperderli nell’atmosfera. Inoltre, spiegano, “non sono previste le torri di trivellazione che impattano pesantemente sul paesaggio”.
Per i comitati si tratta solo di campagne di “greenwashing”, che puntano a far apparire ambientalmente presentabile una struttura che invece non lo sarà. Tutti hanno partecipato, agli inizi di novembre ad Acquapendente, nel viterbese, agli Stati generali della geotermia. Tra gli invitati c’era pure il primo cittadino di Casole Val D’Elsa, primo comune d’Italia a dichiararsi “degeotermizzato”. Nel paesino senese l’amministrazione ha dato la parola ai cittadini e il risultato è stato un plebiscito di no al geotermico: ben 1.326 sono stati i voti contrari, contro appena 94 voti favorevoli. Ma l’intervento più sorprendente è stato quello del presidente del consorzio di tutela del Morellino di Scansano, intervenuto in rappresentanza di 106 aziende vitivinicole a esprimere la “profonda preoccupazione” per le conseguenze d’immagine negative che la geotermia potrebbe avere su un prodotto d’eccellenza come il celebre vino toscano.

A tutto geyser
L’Italia non è l’Islanda, che ricava dai geyser due terzi della sua energia, ma è al top in Europa, grazie alla presenza di zone vulcaniche e faglie appenniniche da cui attingere acqua calda e vapore: il 10 per cento della geotermia mondiale e la metà di quella europea sono “made in Italy”. La Toscana, che si alimenta al 25 per cento grazie al calore delle viscere della terra, la considera alla stregua di un prodotto tipico dal giorno in cui Pietro Ginori Conti, bisnipote di Francesco Larderel che aveva promosso lo sfruttamento dei soffioni boraciferi toscani, riuscì ad accendere cinque lampadine con l’energia presa dal calore del sottosuolo. Era il 1 luglio del 1904 e da allora molte cose sono cambiate.
Oggi la centrale di Larderello produce 547 MW di elettricità, quanto un impianto nucleare, mentre una ricerca epidemiologica condotta dalla fondazione Monasterio, dal Cnr di Pisa e dall’Agenzia regionale di sanità della Toscana ha messo in evidenza un aumento della mortalità maschile nei comuni “geotermici” del 13 per cento rispetto alla media regionale, con il 30 per cento in più di morti per tumori nei comuni di Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio e Arcidosso. Sui dati si è scatenata la bagarre: la regione Toscana ha provato ad attribuirli a differenze negli “stili di vita” dei cittadini dell’Amiata rispetto agli altri, i comitati ritengono che le emissioni degli impianti concorrano a peggiorare la salubrità dell’ambiente e dunque delle persone, mentre l’Enel, titolare degli impianti, ha negato qualsiasi relazione di causa-effetto.

In questo momento quella dell’Amiata è la ‘più grande questione ambientale dell’Italia centrale’

L’interno di un edificio dell’impianto di Latera, ottobre 2016. (Simona Pampallona per Internazionale)

Quale che sia la verità, l’unica certezza è che le morti in più non dipendono dagli “stili di vita”: uno studio dell’Agenzia regionale di sanità ha stabilito che gli abitanti dell’Amiata non fumano più sigarette, non mangiano peggio, non fanno minore attività fisica e non bevono più alcolici di chi abita in un raggio di cinquanta chilometri e ha un tasso di mortalità inferiore. La rete Sos Geotermia cita una ricerca pubblicata sul Journal of cleaner production, secondo la quale “l’inquinamento prodotto da gas a effetto serra emessi delle centrali geotermiche in Amiata è quasi simile a quello di una centrale a carbone di uguale potenza”, e uno studio di QualEnergia che prende di mira le emissioni di ammoniaca.
Il problema dell’Amiata, a loro dire, è l’utilizzo di una tecnologia considerata “superata”: si chiama “flash” e prevede la dispersione dei gas nell’atmosfera, attraverso dei filtri, mentre i liquidi condensati sono reiniettati nel terreno. Per questo i comitati toscani hanno deciso di presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, sostenendo che “in una situazione già considerata a rischio non è corretto aggiungere altri inquinanti nell’atmosfera, anche se provengono da impianti a norma”. “Ci appelliamo allo stesso principio utilizzato nelle grandi città quando si superano i livelli di pm10: si vieta l’utilizzo delle auto”, dice Roberto Barocci, uno dei principali esponenti della rete toscana. A loro avviso, in questo momento quella dell’Amiata è la “più grande questione ambientale dell’Italia centrale”.
Enel Green Power, proprietaria degli impianti contestati, è di tutt’altra opinione. Rispondendo all’accusa, lanciata da un ambientalista locale a mezzo stampa, di essere la responsabile indiretta del crollo della produzione di castagne sull’Amiata, attaccate da un insetto killer proliferato a causa delle esalazioni, l’azienda ha risposto che “le emissioni geotermiche, peraltro sostitutive di manifestazioni naturali, vengono abbattute per la quasi totalità dagli impianti Amis (che abbattono le esalazioni di mercurio e idrogeno solforato, ndr) e, per le centrali di Bagnore, anche da un innovativo impianto di abbattimento ammoniaca”. Inoltre, “dalle torri di raffreddamento esce per il 99,4 per cento vapore acqueo e co2 carbon free, su cui sono in corso innovativi progetti pilota per l’utilizzo della co2 a fini alimentari”. La società dell’Enel deputata allo sviluppo delle energie rinnovabili, oltre alle 94 centrali e ai 490 pozzi in tutta Italia, ha conquistato una posizione da leader nel settore in tutto il mondo: fornisce il 30 per cento dell’energia in El Salvador, ha costruito quattro centrali negli Stati Uniti e si è appena aggiudicata la gara per la costruzione di un impianto da 55 MW in Indonesia.

Prossimo obiettivo: la solfatara di Pozzuoli
Favorevoli e contrari concordano su un unico punto: la geotermia va fatta bene. Il principio è stato messo nero su bianco, dopo una serie di audizioni di comitati territoriali, amministratori locali ed esperti, in una risoluzione approvata all’unanimità dalle commissioni ambiente e attività produttive alla camera dei deputati. Nel testo si sollecita il governo a emanare delle “linee guida” per le nuove concessioni delle quali la Valutazione d’impatto ambientale dovrà tenere conto. Inoltre, si chiede di “favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia con impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l’importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano”.
Ma lo scontro pare destinato inevitabilmente a riaccendersi. Il motivo è riassunto nei dati forniti al parlamento dall’Unione geotermica italiana: le risorse potenzialmente estraibili sono pari a 500 milioni di tonnellate di petrolio. In buona sostanza, sembrano dire i fautori della geotermia, siamo seduti su una miniera di calore e questo potrebbe essere il nostro oro.
All’orizzonte già si delinea il prossimo fronte: i Campi Flegrei. Un’azienda con sede a Napoli, la Geoelectric, vorrebbe trivellare la solfatara di Pozzuoli e il vulcanologo dell’Osservatorio vesuviano Giuseppe Mastrolorenzo lancia l’allarme: “È un progetto pericolosissimo, perché si vuole bucare il vulcano più pericoloso al mondo, dove ogni giorno vengono emesse dalle fumarole tremila tonnellate di co2”. La centrale verrebbe costruita su un bordo esterno del cratere, dove le emissioni naturali, come in un’enorme pentola a vapore, sono più forti e non c’è bisogno di scendere troppo in profondità. Secondo lo scienziato dell’Ingv, l’estrazione e soprattutto la reimmissione dei gas nel sottosuolo potrebbero provocare pericolosi terremoti, “in un’area già molto attiva dal punto di vista sismico e bradisismico”: tra il 1983 e il 1984 la città di Pozzuoli si sollevò di quasi due metri, il tempio romano di Serapide, fino ad allora sommerso, tornò al di sopra delle acque e si registrarono diecimila microterremoti. Soprattutto, si rischia di risvegliare il mostro dormiente. “La risalita del magma è un’ipotesi estrema, ma non può essere esclusa”, avverte Mastrolorenzo.

Per gli esponenti della rete Nogesi gli incentivi pubblici andrebbero indirizzati a piccoli contributi per impianti a bassissimo impatto

Quella dei Campi Flegrei non è l’unica centrale geotermica prevista in Campania: da mesi sull’isola di Ischia si polemizza sulla possibile costruzione di un impianto a Serrara Fontana, alle falde del monte Epomeo. A insorgere contro il progetto della società Ischia geotermia sono stati soprattutto albergatori e gestori delle terme, preoccupati per la possibilità che si possano modificare “le caratteristiche fisiche delle acque”, facendo crollare la maggiore risorsa turistica dell’isola.
“Perché continuare a costruire centrali quando i consumi stanno calando e l’Italia si sta deindustrializzando? Abbiamo davvero bisogno di altri 50 MW di energia elettrica quando già utilizziamo molto meno di quello che produciamo?”, si chiede Fagioli. Di 130mila MW di potenza installata, l’Italia ne utilizza non più di 60 mila, e in questo contesto il geotermico appare ben poca cosa. Piuttosto, i comitati propongono che lo sfruttamento del calore sotterraneo avvenga con la “bassa entalpia”, vale a dire estraendo il calore a temperature inferiori ai 90 gradi, senza bisogno di scendere in profondità, e consentendo di riscaldare le abitazioni senza inquinare e rischiare di provocare terremoti. Per gli esponenti della rete Nogesi gli incentivi pubblici andrebbero indirizzati in quella direzione: piccoli contributi per impianti a bassissimo impatto.
Ma la legge Scajola va in tutt’altra direzione: le liberalizzazioni previste a molti fanno rimpiangere l’epoca in cui a gestire il geotermico era solo l’Enel e non le tante aziende che nascono come funghi per saltare sul carro degli incentivi di stato. Per dare il senso del fallimento delle privatizzazioni, citano un solo dato: dall’approvazione della legge Scajola che ha dato il via libera alle trivelle, delle dieci nuove centrali previste non ne è stata costruita ancora neppure una.

Geotermia toscana: dopo il referendum, moratoria o dimissioni

valigie-toscana-ars-arpatLa “interlocutoria” presentazione dei dati Ars e Arpat del 24 novembre da parte dell’assessora Fratoni forse prefigurava un diverso esito referendario che avrebbe dato maggiori poteri alla “politica” e meno ai cittadini. Così non è: si cambi politica energetica o si dimettano.

 

 

 

Non si capirebbe la giornata del 24 novembre a Firenze con la presentazione dei dati Ars e Arpat sulla questione geotermia in Amiata se non si tenesse conto anche di due importanti fattori:

1. il cambio della guardia con la sostituzione del direttore Ars Cipriani con Voller, come a settembre l’allontanamento di Sargentini e sostituzione con Verre -fortemente criticata in Consiglio regionale ed anche dal sindacato-, e l’uscita di scena dell’assessora all’ambiente e energia Bramerini sostituita dalla Fratoni;
2. il referendum costituzionale del 4 dicembre con la valanga di NO che ha impedito una involuzione decisionista ed autoritaria nel Paese.

La presentazione dei dati il 24 novembre 2016 (fonte Ars)

La presentazione dei dati il 24 novembre 2016

In merito allo strano turn over ai vertici delle Agenzie e Assessorato all’ambiente non si può non chiedersi come mai direttori e assessori vengano allontanati: per raggiunti limiti di età, per dimissioni volontarie, perchè hanno svolto male le loro funzioni, perchè ormai non sono più “utili” o perchè in rotta di collisione con l’amministrazione?
A noi pare un po’ di tutto questo e, relativamente alla vicenda geotermia Amiata, è evidente che sarebbe stato improponibile per i precedenti titolari sorvolare bellamente sull’aggiornamento dei dati di mortalità, dichiarare che va tutto bene e, smentendo se stessi, che si farà un nuovo studio dei cui esiti potremo sapere tra 10/15 anni, forse.
Ammesso pure che un ulteriore studio potrebbe essere più accurato dei precedenti, è inaccettabile tentare di passare un colpo di spugna dati e studi che loro stessi hanno prodotto e che, nel merito, ponevano la geotermia tra le possibili concause degli aumenti di mortalità e altre patologie, considerato peraltro che l’attuale direttore dell’Ars, Voller, aveva, proprio lui, nel 2012, presentato uno studio in cui si escludevano differenze di “stili di vita” tra la popolazione delle aree geotermiche e quella dei comuni entro 50 km(*): ci ha ripensato? ricominciamo il ritornello degli “stili di vita”?
Da evidenziare anche l’uso disinvolto di dati che, a voler pensare bene, sono perlomeno parziali e/o carenti; in particolare l’affermazione dei dati sull’ammoniaca che, a detta della Fratoni, ammonterebbero a 25 kg/h, mentre per le sole centrali di Bagnore tale emissioni ammonterebbero a 89,6 kg/h, dati 2015, evidenziando che per Bagnore 4 i dati riportati sono di una centrale a cui “mancava ancora vapore per essere definitivamente a regime”, che comunque significano 785.000 kg all’anno e un costo sanitario annuo aggiuntivo, stimato dalla CEE (Report Cafe) pari a più di 16 milioni di euro/anno.
Non si comprende neanche perchè, tra i parametri utilizzati per le emissioni di Acido solfidrico (o Idrogeno solforato, H2S), si usino parzialmente le “Linee guida qualità dell’aria per l’Europa, 2000” della WHO (World Health Organization) escludendo il parametro che indica che a tali emissioni “non dovrebbe essere consentito di superare il 7 µg/m3, con un periodo medio di 30 minuti”(**) e non si considerino affatti i limiti consigliati dall’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (US EPA) che indicano come il valore limite per l’esposizione cronica è 2 µg/m3 per scongiurare lesioni alla mucosa olfattoria. O, meglio, alla luce della recente sentenza 718 del Tribunale di Siena forse si capisce bene, perchè tali parametri sostanziano emissioni dannose solo nel lungo periodo, ma che comunque evidenziano “la lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria casa di abitazione e del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane sono pregiudizi apprezzabili in termini di danno non patrimoniale” (Cass. n. 7875 del 2009; Cass. n. 26899 del 2014), in contrasto con il diritto al rispetto della propria vita privata e familiare è uno dei diritti protetti dalla Convenzione europea dei diritti umani (art. 8).
Altrettanto grave è l’omissione degli aggiornamenti dei dati delle emissioni delle centrali da parte di Arpat -che ha “promesso” la loro pubblicazione a dicembre- e l’aggiornamento dell’Allegato 6 (Analisi dei ricoverati e analisi della mortalità) da parte di Ars, come anche non aver tenuto in nessun conto il pur autorevole studio Basosi-Bravi sulle centrali geotermoelettriche dell’Amiata.

Ma il tentativo dell’assessora Fratoni supportata da Ars e Arpat poteva essere, come abbiamo immediatamente denunciato, il tentativo di “far passare la nottata” del referendum del 4 dicembre, con la (vana) speranza che una vittoria del fronte del SI’ avrebbe dato più potere agli apparati e meno ai cittadini consentendogli quindi di proseguire a menare il can per l’aia senza pagare pegno e, soprattutto, consentendo la prosecuzione dell’attività geotermica senza ulteriori “lacci e lacciuoli” e proteste dei “quattro comitatini”.
Così non è stato, per fortuna dei cittadini, e in Toscana, pur in presenza di un PD ed altre lobbies schierate nel fronte del Sì, hanno raccimolato solo uno scricchiolante 52,5% che suona come una sveglia per il partito che da sempre governa questa regione e

Santa Fiora 22 gennaio 2015, sindaci, Ars e Arpat

Santa Fiora, 22 gennaio 2015: sindaci, Ars e Arpat

che per la prima volta vede in reale pericolo il suo potere; ancora più significativo è il risultato in Amiata dove le direttive di partito sono rispettate dappertutto tranne a Santa Fiora ed Arcidosso, due importanti comuni dove però si pagano proprio gli effetti delle centrali di Bagnore, dove i sindaci sono apertamente schierati con l’Enel contro i loro stessi cittadini.

E’ evidente che Rossi e la sua giunta si trovano di fronte ad un bivio storico: perseverare nelle medesime miopi politiche ambientali ed economiche che ignorano il disagio e le proteste che arrivano dai territori e che li porteranno dritti verso una debacle elettorale, oppure cambiare decisamente rotta attuando politiche che guardino agli interessi dei cittadini e dell’ambiente e non agli appetiti delle lobbies e delle multinazionali.

E’ inaccettabile che dopo oltre 15 anni di studi non solo non si dica con chiarezza le cause dell’eccesso di mortalità e patologie in Amiata, né si aggiornino i dati, ma si azzeri tutto per avviare un nuovo studio che -quello sì- ci darà risposte, ma tra altri 10/15 anni. Noi non ci stiamo.
Se per tutti questi anni siamo stati presi in giro da degli incapaci ed è quindi necessario un nuovo studio, esigiamo la moratoria generale di ogni attività geotermica esistente e di progetto in attesa dei nuovi risultati, oppure le dimissioni dell’intera giunta regionale e dei vertici di Ars e Arpat che quei dati hanno fornito.

Sos Geotermia aderente alla Rete NoGESI

Note:

(*) https://sosgeotermia.noblogs.org/files/2012/02/20121025_ARS_Voller_STILI-DI-VITA.zip
“Il confronto tra la popolazione residente nei comuni delle due aree geotermiche e quella dell’area non geotermica compresa entro 50 chilometri dall’area geotermica, non rivela differenze rilevanti rispetto alle caratteristiche socio demografiche e agli stili di vita (fumo, alcol, dieta, attività fisica).”

(**) limite adottato dalla Nuova Zelanda, paese anch’esso geotermico.


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