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Piancastagnaio, 18 maggio 2018. Conferenza Salute e Geotermia: quale compatibilità?

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Continuano le iniziative che Sos Geotermia, unitamente alla Rete Nogesi, ed ai gruppi locali (No Geo Amiata), sta portando avanti per informare la cittadinanza sullo stato dello sviluppo geotermico e salute nel territorio amiatino, anche alla luce dei risultati preliminari dello studio InVetta che non possono che contribuire ad alimentare uno stato di allerta e preoccupazione per le sorti di una popolazione la quale, ormai da anni, è sotto l’assedio di un indiscriminato sfruttamento geotermico.

Gli organizzatori degli eventi, reduci dalla partecipatissima assemblea del 12 maggio scorso ad Arcidosso, comunicano che intendono essere presenti con assemblee e presidi in tutti i comuni dell’Amiata, anche per supplire alle carenze informative degli organi istituzionalmente preposti, lamentando il fatto che ad oggi i risultati preliminari dello Studio InVetta siano stati presentati solo ad Arcidosso.

I militanti delle predette associazioni, anche supportati da soggetti politici ed istituzioni annunciano di avere già chiesto nelle deputate sedi la moratoria dell’attività di Enel e l’arresto di tutti i progetti di sfruttamento del territorio che sono in corso ed al vaglio della commissione VIA Regionale, e che intendono perseguire tutte le azioni giudiziarie più opportune a tutela della salute e del territorio.

Alle assemblee sono invitati a partecipare tutti gli esponenti politici locali che hanno a cuore le sorti del territorio e che sono chiamati ad esprimere il loro effettivo pensiero sul “quadro ambientale e sanitario” che si sta delineando, senza potersi ormai nascondere dietro ambiguità e mezzi termini.

I cittadini avranno modo di capire chi effettivamente non teme il confronto ed è disposto a schierarsi davvero per la tutela della salute, applicando anche il principio di precauzione e chi, al contrario, continua a sottostare alle logiche di uno sviluppo che ha portato i Comuni dell’area storica della Geotermia, in alta Val di Cecina, ad essere i più poveri della Toscana e con l’età media della popolazione residente la più vecchia della Toscana.

Per questo VENERDI’ 18 MAGGIO 2018, alle ore 21,00 presso la Saletta Comunale di Piancastagnaio (Si) si terrà una

CONFERENZA PUBBLICA
Tutela della Salute e Sviluppo Geotermico:
quale compatibilità?

INTRODUCE: Velio Arezzini – Portavoce Rete Nazionale NOGESI

RELAZIONE: Fabio Landi – ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) – “Lo Studio Epidemiologico ARS (Agenzia Regionale di Sanità). Primi risultati del Progetto InVetta”

INTERVENTI: Roberto Barocci– Forum Ambientalista Grosseto – “Iniziative a difesa delle falde idropotabili”;
Beatrice Pammolli – SOS Geotermia – “Iniziative dei Comitati rispetto ai Progetti Geotermici in corso a Piancastagnaio;
Silvia Perfetti e Lapo Rossi– Attivisti Movimento 5 Stelle – “Petizioni lanciate in Europa e iniziative a livello Regionale”

DIBATTITO PUBBLICO

CONCLUSIONI: Cinzia Mammolotti – Comitato No GEO Amiata

Sono invitati i Cittadini, i Sindaci, I medici, I Consiglieri, i Partiti Politici,
Le Organizzazioni e Associazioni dei Comuni dell’Amiata


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Amiatanews.it

Corriere di Siena 15/5/18 (clicca per ingrandire)

Larderello, 8 maggio 2018. 200 ANNI DI GEOTERMIA: ORA BASTA!

Inquinamento, malattie, terremoti, povertà: hanno fatto un deserto e lo chiamano sviluppo sostenibile

Condividiamo e pubblichiamo il comunicato di Medicina Democratica sull’iniziativa dell’8 maggio 2018 a Larderello.

Martedì 8 maggio Enel ha promosso una kermesse a Larderello con il CNR e altri soggetti, per festeggiare i suoi enormi profitti estratti dalla geotermia, a forza di inquinamento, malattie nella popolazione, terremoti e povertà.

In breve, cominciamo dalla povertà: i Comuni di Pomarance e Castelnuovo Val di Cecina sono i più poveri della Toscana, dalle statistiche dell’IRPET (Istituto regionale programmazione economica Toscana), a causa della monocoltura geotermica. Basso reddito pro-capite, popolazione che invecchia e diminuisce, natalità molto bassa, valore degli immobili in picchiata. Un territorio senza prospettive, che è costretto a pietire le imposizioni e le elemosine della multinazionale.

Terremoti: sono stati almeno una decina nell’ultimo mese di aprile 2018, di cui due di grado 3,6 della scala Richter, gli ultimi di migliaia di terremoti che hanno terrorizzato le aree geotermiche nord e sud negli ultimi decenni, specialmente da quando si tenta di re-iniettare nel sottosuolo una parte dei fluidi geotermici. Si aspetta che “ci scappi il morto” per prendere seriamente in considerazione questo aspetto inquietante? Strettamente correlata ai terremoti è la subsidenza dei terreni, vastissimi, osservata e misurata dagli organismi competenti, con una maggiore messa in pericolo di strutture pubbliche e private.

Malattie e morti: l’indagine CNR/2010 metteva in evidenza 535 morti in più nelle aree geotermiche, a confronto dei comuni confinanti, che certo non sono “bianchi” cioè immuni dall’inquinamento geotermico. I successivi studi della Regione Toscana confermano questo impatto sanitario, pur ridimensionandolo nei numeri e soprattutto nella lettura: “le cause non sono correlabili con la geotermia – dicono – ma con gli stili di vita ed altre cause”. Invece valga per tutti l’esempio di Volterra, comune confinante: mortalità superiore del 10,2% alla media toscana negli anni dal 2005 al 2014, ospedalizzazione superiore del 7,3% alla media toscana negli anni 2012/2016 (vedi QUI). Preoccupanti infine i primi risultati dello studio INVETTA (analisi del sangue e delle urine di oltre mille amiatini) con concentrazioni di metalli pesanti anche tre volte superiori a quelle di un qualsiasi italiano.

Inquinamento di aria, acqua, suoli: (calcoli del movimento su dati orari Arpat 2013/2015) con 1812 kg di mercurio/anno, 1463 kg di arsenico/anno, 3.202 tonn/anno di ammoniaca (obiettivo da raggiungere), 4.849 tonn/anno di acido solfidrico, oltre a 69.944 kg di acido borico e molte altre sostanze cancerogene in tracce, come cadmio radon uranio e cromo, e sostanze climalteranti come il metano e la CO2, la geotermia toscana si rivela un enorme disastro ambientale, che costerà molto di più per le bonifiche di quanto adesso renda ad Enel in incentivi statali e vendita di energia elettrica

Conclusione: fermare le centrali geotermiche, cominciando da subito, sostituendole con fotovoltaico ed eolico, nessun nuovo permesso di sfruttamento geotermico.

 

Arcidosso,12 maggio 2018. Conferenza “I rischi sanitari della Geotermia in Amiata”

SABATO 12 MAGGIO 2018 ore 16
ARCIDOSSO (GR) – Sala Consiliare

CONFERENZA PUBBLICA
I rischi sanitari della Geotermia in Amiata

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RELAZIONE: Dr. Ugo CORRIERI – Coordinatore Italia Centrale ISDE
Lo studio epidemiologico del 2010 della Fondazione «G. Monasterio» CNR – Regione Toscana e i primi risultati del Progetto INVETTA a cura di ARS (Agenzia Regionale di Sanità)

INTERVENTO: Prof. Andrea BORGIA – Geologo Università di Perugia

DIBATTITO PUBBLICO

CONCLUSIONI: Velio Arezzini – Portavoce Rete Nazionale NOGESI

Sono invitati i Cittadini, i Sindaci, i Consiglieri, i Partiti Politici, le Organizzazioni e Associazioni dei Comuni dell’Amiata

Progetto InVETTA Ars: i dati (parziali) non possono che confermare un allarmante problema sanitario in Amiata. Moratoria subito delle centrali geotermiche, esistenti e di progetto!

Tutte le analisi finora effettuate segnalano un eccesso generale di tutti gli inquinanti: Mercurio, Arsenico, Nichel, Cromo, Cobalto e, novità per l’Amiata, il Tallio, trovati in sangue e urina.

QUI LA PRESENTAZIONE ARS DEL PROGETTO INVETTA AD ARCIDOSSO 23/4/18 CON I DATI

 

Da molti anni, sulla base inequivocabile dei dati analitici del primo studio epidemiologico del CNR del 2010 (scarica qui), sosteniamo che le emissioni geotermiche in Amiata concorrono nel determinare gli eccessi di mortalità e di patologie registrati.
La Regione Toscana, mentre da una parte sta autorizzando altre nuove centrali geotermiche nel completo disprezzo dei principi di prevenzione e precauzione, dall’altra continua a finanziare nuovi studi sulle cause degli eccessi di mortalità per determinare “con certezza” ciò che non è determinabile: cioè l’esclusione della geotermia nelle patologie e nella mortalità in eccesso in Amiata.

Infatti, il nuovo studio InVETTA, non considerando l’insieme delle fonti inquinanti presenti e documentate in Amiata non sarà esaustivo e darà -probabilmente- l’alibi per chiedere nuove ricerche, rimandando, sine die, conclusioni certe.

Ma, ciò nonostante, non si può minimizzare sui risultati dei dati presentati dall’Ars il 23 aprile ad Arcidosso che smentiscono ancora chi continua a rassicurare sulla salute degli amiatini.
Premesso che abbiamo solo dati parziali, non essendo stata ancora analizzato tutto il campione previsto ed anche la popolazione non esposta, i cui risultati andranno comparati a quelli del campione amiatino, emergono comunque dati allarmanti, pubblicati dalla Agenzia Regionale di Sanità, in riferimento ai valori medi indicati dalla Società Italiana dei Valori di Riferimento (SIVR).

Ad esempio, per il Mercurio nel sangue la suddetta SIVR indica nel 2017 un valore medio nella popolazione non esposta in Italia di 1,2 microgrammo per litro (μgr/l) e che il 95% della popolazione italiana è sotto il valore di 5,2 μgr/l. Ebbene in Amiata secondo i dati InVETTA abbiamo un valore medio tre volte superiore al valore medio nazionale con il 30% dei casi, circa 200 persone sulle 637 analizzate in complesso, che superano il valore di 5,2μgr/l , con molti casi dieci/venti volte superiori al valore medio.
E certo sarebbe strano il contrario, considerato che lo studio del prof. Basosi, rappresentante italiano in sede UE per le energie rinnovabili, ha quantificato il Mercurio emesso nel 2010 in atmosfera con le centrali ENEL in Amiata pari al 42,5% di tutto il Mercurio emesso da tutte le industrie presenti sul territorio italiano. Se si pensa che tale emissioni ammontano a 400 kg/anno, pari 400.000.000.000 μgr/anno, ce n’è per tutti noi in abbondanza.
Ad aggravare la situazione del Mercurio, oltre ai segnalati valori oltre il 10% anche per il Nichel, il Cromo, l’Arsenico il Cobalto, è la situazione, relativamente nuova per l’Amiata, del Tallio, del quale si rilevano valori di più del doppio dei valori medi; giova rammentare che anche il Tallio, come afferma Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale di Informazione Tossicologica della Fondazione Maugeri di Pavia, “è un veleno molto potente, tossico sia per inalazione che per ingestione” e “questo elemento ha un assorbimento gastrico molto rapido – conferma Paolo Maurizio Soave, del Centro Antiveleni del policlinico Gemelli di Roma – e danneggia tutti gli organi, dal rene al pancreas al cuore ai polmoni”.

Con la consapevolezza che la classe politica corresponsabile dell’odierna situazione, anche sanitaria, causata dalla geotermia ad alta e media entalpia sia destinata a scomparire, diffidiamo ancora una volta gli amministratori pubblici, dalla Regione Toscana ai Comuni, ad attivarsi immediatamente con la sospensione di ogni attività geotermica (moratoria) almeno fin quando gli enti preposti, Ars e Arpat, non daranno esiti definitivi alle ricerche, anche in base al principio di precauzione dettato dalle regole comunitarie della UE.

Sos Geotermia – Rete nazionale NoGESI


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Geotermia, finalmente cadono due tabù: indagata l’Enel e l’Europa prende atto che la geotermia può essere inquinante

Montemaggi, Amministratore di Enel Green Power, indagato per le emissioni delle centrali geotermiche in Amiata. Il GUP ammette l’incidente probatorio sulle emissioni; al Parlamento europeo si prende atto che la geotermia non sempre è pulita e rinnovabile.

 

Massimo Montemaggi, legale rappresentante di Enel Green Power è indagato per ipotesi di reato, in relazione alle emissioni fuori norma delle centrali geotermiche di Bagnore sul monte Amiata.

Il GIP di Grosseto dr. Mezzaluna ha ammesso l’incidente probatorio affidando l’incarico al perito. Oggetto della perizia sono la conformità o meno alla normativa di settore delle emissioni relative agli inquinanti Ammoniaca e Mercurio e l’adozione di ENEL delle migliori tecnologie disponibili per contenere l’attività inquinante. Il GIP ha quindi convalidato l’indagine della Procura, attivata da un esposto, dopo che gli attuali amministratori dei Comuni dell’Amiata, con fare arrogante e di sfida, avevano invitato i militanti di SOS Geotermia a rivolgersi in Procura avendo questi divulgato documenti scritti da tecnici nelle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, mai smentitii.

Pertanto rammentiamo oggi tali documenti:
1- gli studi dell’autorevole prof. Riccardo Basosi dell’Università di Siena sulla illegalità degli inquinanti emessi dalle centrali di Santa Fiora. Il prof. Basosi e il dott. Bravi concludono “Riteniamo quindi anomalo che il nuovo impianto realizzato a Bagnore da 40 MW, inaugurato a fine 2014, non rispetti i limiti previsti dalla stessa Regione nella DGRT 344, dato che la tecnologia utilizzata (flash + abbattitore) non è quanto di più tecnologicamente avanzato disponibile oggi dal punto di vista ambientale, ma probabilmente solo la scelta più conveniente dal punto di vista economico-finanziario”.
2- gli studi del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Firenze sulle diverse tecnologie alternative applicabili alle centrali di Bagnore, che conclude: “I risultati dimostrano che è possibile ottenere sostanziali benefici dal punto di vista della sostenibilità dei sistemi geotermici applicando diverse soluzioni tecnologiche; tuttavia, questo è inevitabilmente ottenuto al prezzo della prestazione termodinamica cioè, una riduzione della potenza dal 10% al 20% che dovrebbe essere accettata”.
A questi abbiamo aggiunto una lettera con cui l’Enel ammetteva che con gli impianti progettati in Amiata non stava nei nuovi limiti di legge e chiedeva alla Regione Toscana di modificarli (pensando evidentemente che la sua nota rimanesse riservata, scarica il pdf). Tuttavia la Regione non ha potuto assecondare le richieste di ENEL, 

perché le sole emissioni di Ammoniaca sono il 43% di tutte le emissioni regionali (vedi tabella a lato) e sarebbero intervenute le Autorità Europee. Infatti in Amiata la quantità di Ammoniaca emessa è nell’ordine di diverse migliaia di tonnellate all’anno, quando la stessa UE nel Report CAFE, afferma che tali emissioni contribuiscono in maniera significativa alla formazione di particolato di origine secondaria (PM10 e PM2,5), il cui costo sanitario medio è di euro 20,5 al Kg di Ammoniaca emessa, il che significa che per il solo 2010 il costo per le emissioni in Amiata è stimato in oltre 90 milioni di euro.
Per valutare il valore etico e morale delle scelte dei Sindaci dell’Amiata, di seguito si riporta l’andamento, per il comune di Arcidosso, il più esposto ai vapori in uscita dalle centrali di Bagnore, i dati sanitari oggi scaricabili dal sito dell’Agenzia Regionale di Sanità, che denunciano un eccesso di mortalità

 per tumori nei maschi di circa il + 30%, rispetto ai dati regionali (vedi tabella a lato).

Nel rispetto della autonomia delle giurisdizioni, spetterà quindi al Giudice Penale stabilire, in contraddittorio tra le parti, la verità sulla pericolosità delle emissioni.

Rileviamo inoltre che proprio ieri, 17 gennaio, al Parlamento europeo è caduto il tabu della “geotermia rinnovabile sempre e comunque” e, su iniziativa dell’on. Tamburrano, è stato approvato “l’impegno della Commissione, entro il dicembre 2018, di valutare la necessità di una proposta legislativa intesa a regolamentare le emissioni, da parte delle centrali geotermiche, di tutte le sostanze, tra cui il CO 2 , che sono nocive per la salute e ambiente, sia nelle fasi esplorative che in quelle operative, sulla base della considerazione che, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo e che gli investimenti dovrebbero essere mirati esclusivamente alla produzione di energia geotermica a basso impatto ambientale, con conseguente risparmio di gas a effetto serra rispetto alle fonti tradizionali”.

Forum Ambientalista Grosseto – SOS geotermia – Rete nazionale NoGESI


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Il Tirreno 19/1

 

 

 

 

 

 

 

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Il Giunco.net (pubblica la replica enel senza dare la notizia, mah…)

Greenreport.it (il solito articolo del direttore a favore dell’enel, senza se e senza ma…)

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La Nazione 24/1/18

A proposito di contraddizioni: i sindaci che oggi sono contro le centrali a reiniezione il 27 giugno difendono le centrali Enel

Abbiamo assistito negli ultimi tempi a posizioni più diverse dei Sindaci e degli amministratori, soprattutto del PD, con una sensibile virata critica verso certa geotermia; non si comprende quindi come, il 27 giugno 2017, quegli stessi sindaci siano schierati davanti al TAR toscano contro il ricorso  dei comitati per le centrali Enel, come Bagnore 3.

 

Dal momento che i Sindaci dell’Amiata si sono opposti davanti al TAR della Toscana contro le nostre critiche sulle autorizzazioni rilasciate a Bagnore 3, in deroga ai limiti emissivi sull’Ammoniaca, è utile rammentare gli scritti del prof. Riccardo Basosi (1) sulla pericolosità dell’Ammoniaca, emessa in gran quantità dalle centrali geotermiche dell’Amiata.

Il prof. Basosi e il dott. Bravi scrivono a pag.4 di “Geotermia d’impatto”, pubblicato sulla rivista QualEnergia del Giugno/Luglio 2015: “…Riteniamo quindi anomalo che il nuovo impianto realizzato a Bagnore da 40 MW, inaugurato a fine 2014, non rispetti i limiti previsti dalla stessa Regione nella DGRT 344, dato che la tecnologia utilizzata (flash + abbattitore) non è quanto di più tecnologicamente avanzato disponibile oggi dal punto di vista ambientale, ma probabilmente solo la scelta più conveniente dal punto di vista economico-finanziario….”. Dobbiamo quindi rammentare di nuovo perché hanno scritto anche in autorevoli riviste (2), non smentiti, nella speranza che i Sindaci dell’Amiata prendano conoscenza di tali scritti.

Secondo quanto riportato dal Report CAFE (Clean Air for Europe), le emissioni di Ammoniaca contribuiscono in maniera significativa alla formazione in atmosfera di particolato di origine secondaria (PM10 e PM 2,5) per circa il 20% in massa, i cui effetti sono nocivi per la qualità dell’aria e per la salute.
Nel 2005 il Report CAFE aveva valutato anche i danni specifici generati dall’Ammoniaca per l’Italia, quantificando il costo medio in Euro 20,5 al Kg.
Il costo sanitario annuo delle emissioni di Ammoniaca dalle centrali geotermiche dell’Amiata, che emettono per oltre il 43% di tutte le emissioni regionali (3) e sono ammontate nel 2010 a 4.334 tonnellate, è pertanto stimato solo per quell’anno in oltre 90 milioni di euro.

Per questi dati allarmanti una Direttiva del Parlamento Europeo ha imposto alla Regione la riduzione delle emissioni di Ammoniaca, ponendo limiti più restrittivi.
A questi limiti ci siamo appellati davanti al giudice amministrativo, ma trovando una forte resistenza.

Enel Green Power ammette in una lettera (4) che con gli impianti da autorizzare in Amiata non sta nei nuovi limiti e chiede alla Regione Toscana di aggirare la norma. La Regione non può modificare le norme e i limiti stabiliti, perché interverrebbero le Autorità Europee, ma la Provincia di Grosseto, sostenuta da Arpat e Regione, autorizza ugualmente l’esercizio di nuovi impianti, introducendo un altro criterio più permissivo.

Quindi il Forum Ambientalista e SOS Geotermia ricorrono anche alla Giustizia Amministrativa, ma i Sindaci dell’Amiata si oppongono davanti al Giudice con i loro avvocati. Questa in sintesi la storia che verrà discussa in udienza a Firenze il 27 di questo mese, davanti alla II Sezione del TAR Toscano.

Una divergenza nell’interpretazione della legge? Una normativa poco chiara? No: visto che è lo stesso Amministratore Delegato e rappresentante legale dell’Enel Green Power, ing.Montemaggi, a scrivere alla Regione (pensando evidentemente che la sua nota rimanesse riservata, oppure che il suo suggerimento fosse subito accolto), per chiedere di modificare quei limiti di legge perché le tecniche adottate da ENEL non li rispettano, stante il fatto che i fluidi dell’Amiata sono particolarmente inquinanti e ricchi di pericolosi elementi, tra i quali appunto l’Ammoniaca. (4)

Allora perché i Sindaci dell’Amiata sono più realisti del re? Tanto più che due strutture universitarie toscane, con articoli pubblicati su riviste internazionali (sia l’Università di Siena, con i lavori già rammentati di Basosi e Bravi, sia l’Univeristà di Firenze, con il Dipartimento (5) di Ingegneria industriale) hanno affermato che in Amiata non sono state introdotte le nuove tecnologie che sarebbero in grado di rispettare i suddetti limiti, anche se si perderebbero un po’ di profitti…

La Direttiva europea citata è la 2008/50/CE, che è stata emanata: “Ai fini della tutela della salute umana e dell’ambiente nel suo complesso” e, pertanto, dovrebbe stare molto a cuore ai Sindaci di paesi, come quello di Arcidosso, il più esposto ai vapori in uscita dalle centrali di Bagnore, in cui i dati sanitari, oggi scaricabili dal sito dell’Agenzia Regionale di Sanità, denunciano un eccesso di mortalità per tumori nei maschi fino a + 30%, rispetto ai dati regionali.

Di seguito quanto pubblicato sul sito dell’ARS Toscana: un grafico che bene illustra il valore delle scelte dei Sindaci dell’Amiata…

Forum Ambientalista Grosseto, aderente a SOS Geotermia

note: 

(1) Il prof. Riccardo Basosi, ordinario di Chimica Fisica presso l’Università di Siena, è stato nominato dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, tra i Rappresentanti italiani nel Comitato di Horizon 2020, Programma quadro della ricerca europea per il periodo 2014-2020;

(2) Bravi-Basosi, Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy, in “Journal of Cleaner Production”, 66 (2014), pp.301-308;

(3) La tabella sotto riportata è tratta dall’articolo a firma del prof. Riccardo Basosi e del dott. Mirko Bravi: “Geotermia d’impatto” pubblicato sulla rivista QualEnergia del Giugno/Luglio 2015.

(4) Lettera dell’AD di Enel Green Power acquisita tramite accesso autorizzato agli atti dal Forum Ambientalista presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Santa Fiora; scarica il pdf.

(5) Lorenzo Bruscoli, Daniele Fiaschi, Giampaolo Manfrida and Duccio Tempesti, Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Firenze “Improving the Environmental Sustainability of Flash Geothermal Power Plants – A Case Study” – – Pubblicato 18.11.2015 – Sustainability.


Il Tirreno del 26 giugno 2017

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GEOTERMIA TOSCANA, CONTRADDIZIONI E LIMITI DI UN PD ALLO SBANDO

Una apparente confusione nel partito di governo mostra luci ed ombre con fatti e dichiarazioni in continua contraddizione. C’è un problema elezioni?

 

 

 

Negli ultimi tempi assistiamo sul tema della geotermia, sorpresi ma non troppo, al rincorrersi di avvenimenti e dichiarazioni di amministratori locali del PD che non sembrano appartenere allo stesso partito, con posizioni talvolta opposte tra loro ed anche in contraddizione con posizioni assunte in precedenza.

Dai sindaci dell’area tradizionale geotermica (Larderello/Pomarance) arrivano grida di guerra contro chi si oppone al massacro del territorio, con minacce di ogni genere, unite a richieste di più centrali per raccattare più “compensazioni ambientali”, cioè soldi, per tenere in vita economie di territori che, dopo decenni di cura geotermica, sono in coma profondo (vedi QUI, QUI e QUI).

Dai sindaci dell’area del monte Amiata arrivano invece posizioni critiche alla geotermia: nel versante grossetano i sindaci di Cinigiano e Seggiano, coerentemente, si sono fin da subito pronunciati contro ogni centrale sui loro territori a difesa del turismo e dell’agroalimentare di qualità, oggi prendiamo atto che anche il sindaco di Castel del Piano si schiera convinto contro il progetto di centrale di 5 MW di Montenero (scarica e leggi verbale incontro al MISE del 31 maggio scorso QUI)!

Il sindaco di Arcidosso invece continua a difendere, c’è da riconoscere con caparbia coerenza, l’Enel e le sue centrali, nonostante che, dopo la realizzazione di Bagnore 4, il suo paese sia il più colpito dalle emissioni a causa dei continui blocchi e dei venti prevalenti, che stanno causando sempre più proteste nei cittadini.

Dal versante senese dell’Amiata, in maniera opposta, i sindaci e le amministrazioni di Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore si schierano contro il progetto della centrale Enel PC6 da 20 MW (tipo Bagnore); il sindaco di Santa Fiora che, pur “ospitando” nel suo territorio le centrali di Bagnore, si era invece da tempo schierato contro il progetto di centrale di 5 MW del Bagnolo contribuendo significativamente con le proprie “osservazioni” alla sospensione ed alla archiviazione delle procedure.

Contro il progetto Enel della centrale PC6, il 1° giugno scorso, si schiera all’unanimità anche l’Unione dei Comuni Amiata-Val d’Orcia nelle figure dei sindaci di San Quirico d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Castiglione d’Orcia, Piancastagnaio e Radicofani.
In Val d’Orcia pure recentemente, con la Decisione n.16 della Giunta regionale della Toscana, il 2 maggio scorso, si negava l’autorizzazione al permesso di ricerca geotermica denominato “Castiglione D’Orcia”, ricadente nei Comuni di Seggiano, Castiglion D’Orcia e San Quirico D’Orcia.

Scaramelli e Bezzini

Inoltre il 29 maggio scorso, nel corso di un’iniziativa a Piancastagnaio, i consiglieri regionali del PD Scaramelli e Bezzini “sfidano” addirittura l’Enel per la centrale PC6 e chiedono di sospendere la Via per la centrale a Piancastagnaio, spingendosi ben oltre affermando che “quella che va messa in campo è un’idea di sviluppo sostenibile e duraturo, non un negoziato sugli aspetti risarcitori. E’ dalla nostra base che nasce la richiesta alla Regione Toscana di riappropriarsi della materia facendo una Legge Quadro, rispettando i patti siglati e i piani in essere e allargando il confronto alle altre forze politiche”; di fatto, una richiesta di moratoria generale ed una nuova legge di settore, e non soltanto le ANI (Aree Non Idonee) alla geotermia emesse dalla Giunta Regionale (scarica Risoluzione n.140 del 1/2/17,  scarica Decisione n.40 del 2/5/17 e le Linee guida per le ANI (Delibera n. 516 del 15.05.2017).

Anche i sindaci di altri territori toscani, Maremma, Valdera, Valdelsa e Valdicecina, si trovano a contrastare progetti di centrali piovute dall’alto e che hanno visto il “fiorire” di decine di comitati spontanei che tallonano e spingono i sindaci a schierarsi contro le centrali per la difesa del territorio.

Discorso a parte per Marras, capogruppo regionale del PD, che cambia opinione a seconda del tempo e dell’uditorio: nell’ultimo incontro del 7 giugno scorso a Montenero è venuto a rivendicare la validità degli atti regionali in merito alla cd. zonazione, ma lo stesso Marras in più occasioni ha affermato nelle “aree non idonee” sarebbero stati inseriti “di default” (cioè di norma) tutti quei comuni che ad oggi non ospitano alcun impianto geotermico e ribadito, sulla questione Amiata, quanto già declamato negli ultimi anni dai sindaci e assessori regionali e sancito dal PAER regionale, cioè che il territorio dell’Amiata ha raggiunto, con Bagnore 4, l’equilibrio e che quindi non si sarebbero realizzate più altre centrali!
Posizione sostenuta a Castel del Piano in un incontro il 24 febbraio scorso, ma già modificata -in peggio- a Magliano il 6 maggio scorso dove aveva però portato “in dote” l’esclusione di Magliano e Montenero dai progetti di nuove centrali.

Peraltro nelle regioni limitrofe, Umbria e Lazio, interessate anch’esse dalle mire della speculazione geotermica, gli stessi amministratori locali, in maggioranza PD, si sono schierati compatti contro ogni progetto di geotermia speculativa e inquinante determinando, di fatto, il blocco di ogni progetto di centrale in quelle regioni.

Da tutte queste vicende emerge evidente una incapacità complessiva, come partito, a governare con la medesima visione e l’incapacità, in molti casi, di capire e prendere atto che la strada delle centrali geotermiche è invisa a tutte le popolazioni dei territori scelti di volta in volta come sedi di impianti; la cd. “zonazione” toscana sancisce definitivamente il fallimento della politica regionale che, mentre tenta sortite populiste verso i cittadini elettori, di fatto impone la volontà delle lobbies delle centrali e degli incentivi pubblici alla geotermia.

I comitati e la Rete Nazionale NOGESI da tempo suggeriscono l’unica strada percorribile per evitare il disastro dei territori (e una inevitabile debacle elettorale…) e cioè una immediata moratoria generale sulla geotermia, esistente e di progetto, il ritiro della cd. “zonazione” e l’apertura di un confronto serio con le popolazioni sulle scelte di politica economica e di sviluppo dei territori affidando il tutto ad una nuova legge di settore, come chiedono peraltro alcuni consiglieri del PD.

I prossimi giorni la Rete Nazionale NOGESI invierà al presidente Rossi, alla Giunta Regionale Toscana, al Consiglio Regionale, a tutti i sindaci dei territori che la Regione Toscana considera “geotermici” un documento di “osservazioni” alle ANI varate dalla Giunta ed una proposta politica di “revisione generale” delle politiche energetiche della Regione ed un nuovo approccio complessivo al tema “geotermia”.
E il presidente Rossi dimostri che è possibile, in una delle Regioni più “progressiste “del paese, intercettare quanto viene dai cittadini e specialmente dagli amministratori locali circa un cambiamento di rotta delle politiche socioeconomiche e tecnologiche verso direzioni più ecosostenibili, etiche, eque.


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Area geotermica Larderello/Pomarance: ma i sindaci li conoscono i dati?

E’ davvero surreale ascoltare gli amministratori dei comuni dell’area geotermica nord della Toscana (Larderello/Pomarance) che si scagliano contro chi osa criticare lo sfruttamento geotermico che da 100 anni imperversa in questi luoghi, accusando “gli altri” di danneggiare l’economia e il turismo e che, secondo loro, dovrebbe essere invece aumentato con più centrali, spalleggiati anche dal sindacato confederale, come, ad esempio, la CGIL che lancia «un invito anche ai comitati contro la geotermia ad un maggior senso di responsabilità; se da un lato è giusto esprimere le proprie preoccupazioni e richiedere precise rassicurazioni in termini di sicurezza e ambiente, dall’altro non è accettabile travisare dati e fornire cattiva informazione con affermazioni senza fondamento che rischiano di denigrare anche l’operato di tanti lavoratori, diretti e indiretti del settore», prefigurando e fomentando il solito conflitto tra “salute” e “lavoro” in cui si esercitano già penosamente i politici ogni volta che c’è un problema ambientale…
Considerato che siamo in prima linea fra coloro che da anni si battono contro le centrali per i danni che queste portano ai territori e che i dati li conosciamo, dopo essere intervenuti sulle dichiarazioni uscite dalla recente conferenza stampa dei sindaci, leggi QUI e QUI, con il comunicato che segue vogliamo provare a fare finalmente informazione, soprattutto fra coloro che si fidano ciecamente dei loro amministratori e pensano quindi che va tutto bene e che, anzi, per star meglio ci vuole più geotermia. 
Agli amministratori, alle forze politiche e sociali di quei territori chiediamo: ma voi questi dati li conoscete?
Perchè se non li conoscete è grave, ma c’è modo di rimediare cambiando politica, ma se li conoscete e pubblicamente dite il contrario, allora è ben più grave e sarebbero doverose dimissioni a catena…

Comunicato stampa Rete NoGesi

A quanti sono amministrati da Sindaci che invocano altre centrali geotermiche:
ragioniamo sui fatti, non sulle fantasie.

Assecondare la richiesta di altre centrali geotermoelettriche, come stanno chiedendo a gran voce i Sindaci di Pomarance, Castelnuovo e Montecatini Val di Cecina, accompagnati da altri sindaci dell’alta Maremma e Amiata, significa volere caratterizzare ulteriormente i territori come aree industriali del tutto simili a quelle storiche dell’alta Val di Cecina, ormai sacrificate alla monocoltura geotermica. Ma se si ragiona sui numeri, possiamo dimostrare che questa è una scelta sbagliata.


Infatti i Comuni dell’Alta Val di Cecina, dove per prime sono state agevolate le attività geotermiche toscane, da Larderello a Pomarance, realizzando investimenti diffusi con impianti ravvicinati che hanno portato al territorio un carattere mono colturale, sono oggi i più poveri della Toscana, con la popolazione più vecchia e bisognosa di sostegni esterni. Lo testimoniano i dati comparati con il resto della Toscana e la definizione di area di crisi, decisa dal Consiglio regionale.
I dati reali, che consentono di fare confronti in ambito regionale, sono oggi disponibili per tutti i comuni riuniti nella Comunità Montana della Val di Cecina, che costituiscono nella classificazione elaborata dall’Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana, IRPET (1) un Sistema Economico Locale (SEL) sufficientemente omogeneo.
Riportiamo tre paragrafi salienti, tratti dai Quaderni IRPET, relativi al Sistema economico Locale (SEL) dell’alta Val di Cecina, dove nessun imprenditore ha investito negli ultimi decenni in produzioni agricole di qualità o in agriturismo o in attività turistiche, come invece è avvenuto intensamente in tutto il resto della Toscana meridionale:

Capitolo “1.5.3 Traiettorie dello sviluppo”
 “… L’analisi delle traiettorie di crescita economica seguite dal SEL e dalla regione nel suo complesso mostra come lo sviluppo della Val di Cecina sia stato completamente diverso da quello della Toscana. Il ritmo di crescita degli addetti pro-capite nelle attività extra agricole è stato nettamente rallentato e, ad oggi, il livello di attività raggiunto risulta essere inferiore a quello medio ragionale. Anche per l’aspetto demografico si nota una profonda differenza con i valori medi regionali: il SEL registra infatti una costante diminuzione della popolazione in controtendenza con i dati regionali.”

Capitolo “1.5.6 Caratteri della struttura produttiva locale”
“…Il sistema non presenta una struttura produttiva particolarmente sviluppata e mostra indici di dotazione che sono decisamente più bassi della media regionale.”

Capitolo “1.5.8 Conto risorse impieghi 2003”
“… La bilancia commerciale del SEL è caratterizzata da un deficit complessivo determinato dal commercio con il resto d’Italia e del mondo. Nel complesso ciò ha fatto sì che il PIL pro-capite realizzato nel sistema economico dell’Area della Val di Cecina sia inferiore a quello medio regionale (per la precisione il 87,6% di quello toscano), mentre risulta decisamente superiore il ricorso ad importazioni dal resto della Toscana.”

Che l’intera area sia oggi in uno stato di crisi lo ha annunciato il 15 luglio scorso Antonio Mazzeo (2) consigliere regionale PD e presidente della Commissione Costa: “In accordo con il presidente Enrico Rossi, posso annunciare che la zona verrà riconosciuta come area di crisi regionale… ».
Gli ha fatto eco l’altro consigliere PD Andrea Pieroni (3): “è stato importante condividere una modalità di azione politica e amministrativa coi comuni e i territori della Val di Cecina e il suo riconoscimento come area di crisi non complessa rappresenta senza dubbio una opportunità”(sic!) 

Ma non solo. Dallo Studio epidemiologico CNR-2010 (scaricalo QUI, 37 Mb) – Allegato 6 (4), che riporta una descrizione dettagliata (a cui si rimanda) tra la mortalità da un lato e gli inquinanti misurati nell’ambiente ed emessi anche dalle centrali geotermiche – si evince che gli eccessi di rischio sono statisticamente significativi per 9 patologie mortali nelle femmine e 21 patologie mortali nei maschi al crescere delle concentrazioni misurate nei paesi geotermici degli stessi inquinanti emessi anche dalle centrali geotermiche.

Quindi, risulta di difficile comprensione l’atteggiamento di quei sindaci che, non solo rilanciano per avere altre centrali geotermiche ma, richiamando dati e studi in modo errato, rilasciano dichiarazioni minacciose nei confronti di chi evidenzia le criticità, economiche e sanitarie, che colpiscono i comuni geotermici.

Riteniamo che sia una buona pratica, prima di compiere scelte così negative per un territorio, che siano compiute serie valutazioni comparative preventive e che i cittadini siano bene informati, anziché gestire a posteriori i finanziamenti pubblici per le aree di crisi economica e sociale.

Note:
(1)IRPET, 2005, Il mosaico dello sviluppo territoriale in Toscana. La Provincia di Pisa, Firenze
(2)– Dal quotidiano “La Nazione” del 15 luglio 2016. Vedi QUI
(3)– Regione Toscana. Vedi QUI
(4) – studio CNR-ARS è scaricabile anche da QUI, oltre che da QUI


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LA SFIGA DEI SINDACI GEOTERMICI: PARLANO DI TURISMO GEOTERMICO E “STRISCIA LA NOTIZIA” LI SPERNACCHIA -video-

IN COINCIDENZA CON LA CONFERENZA STAMPA DEI SINDACI GEOTERMICI, PER MINACCIARE A VANVERA E DIFENDERE L’ENEL E LA GEOTERMIA CHE -A DIR LORO- OLTRE A NON FARE MALE E’ ANCHE MOTORE DI SVILUPPO PER IL TURISMO, UN SERVIZIO DI STRISCIA LA NOTIZIA LI SBERTUCCIA DENUNCIANDO LO STATO PIETOSO DEL COSIDDETTO “TURISMO GEOTERMICO”.

A pochi giorni dell’attacco dei sindaci dell’area geotermica nord (Larderello/Pomarance) riportato su Il Tirreno del 13 maggio e di cui ci siamo occupati in un precedente post, ieri, 19 maggio, da un articolo di Greenreport.it apprendiamo che gli stessi stanno “facendo quadrato” e in conferenza stampa, col supporto del Cosvig e del sindacato, si sono lanciati temerariamente in pesanti affermazioni contro le “campagne stampa” orchestrate da chi denuncia la geotermia inquinante e speculativa, a dir loro “squadriste” che verranno “trattati come tali” e alle quali -ripetono- risponderanno con ogni mezzo necessario, salvo poi appellarsi alla “maggioranza silenziosa”: ma non erano i fascisti che si rifacevano alla maggioranza silenziosa?  studino un po’ di storia e prendano un punto di riferimento… (leggi l’articolo riportato dopo il video).

Ma la cosa che potrebbe essere perfino divertente, se non stessimo a parlare di salute, di ambiente e di difesa del territorio, è che la sera stessa in cui viene pubblicato il citato articolo (si noti, a cura del Cosvig) Striscia la Notizia manda in onda un servizio proprio in tema di TURISMO GEOTERMICO, tema sollevato nella conferenza anche da “…Marco Garfagnini, capogruppo di minoranza di Pomarance che ha voluto sancire l’importanza di una «geotermia che non è solo produzione industriale, ma anche turismo. Turismo danneggiato dalle campagne stampa degli ultimi tempi»…”.

IL BUON TOTO’ NON AVREBBE POTUTO SCEGLIERE UN TEMPISMO MIGLIORE…
…ED ORA GODETEVI IL VIDEO E IL (DIS)SCARICABARILE TRA ENEL E COMUNI GEOTERMICI

(NEL CASO NON FOSSE VISIBILE IL VIDEO, COLLEGARSI AL SITO DI STRISCIA LA NOTIZIA)

Riportiamo di seguito l’articolo di Greenreport (il neretto è il nostro, ndr)

Pronte azioni congiunte con il mondo sindacale, la società civile e il tessuto imprenditoriale
In Toscana i Comuni dell’area tradizionale fanno quadrato difendendo la geotermia
La maggioranza delle amministrazioni ha preso una decisa posizione in difesa di una risorsa ritenuta preziosa, strategica e rinnovabile
[19 maggio 2017]

Garfagnini

Garfagnini

A forza di tirare, diceva un vecchio detto, la corda si spezza. E alla fine deve essersi esaurita anche la pazienza di alcuni amministratori locali che – all’ennesimo attacco alla geotermia – hanno indetto una conferenza stampa congiunta per fare finalmente chiarezza.
Ad aprire la conferenza stampa Marco Garfagnini, capogruppo di minoranza di Pomarance che ha voluto sancire l’importanza di una «geotermia che non è solo produzione industriale, ma anche turismo. Turismo danneggiato dalle campagne stampa degli ultimi tempi».
Preoccupato per il clima di incertezza, anche istituzionale, il sindaco di Montecatini Val di Cecina, Sandro Cerri.

cerri

Cerri

«Politicamente – ha detto – abbiamo bisogno di una linea chiara, anche da parte della stessa Regione Toscana, considerate sopratutto le dichiarazioni di Enel Green Power sulla possibile futura contrazione di investimenti nell’area. Come amministratori dobbiamo salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente, certamente, ma con dati scientifici, non con vaghe illazioni».
«Sentivamo forte l’esigenza di una conferenza stampa congiunta – ha detto poi Loris Martignoni, primo cittadino di PomaranceAssistiamo da tempo alla pubblicazione di vere e proprie falsità da parte di sedicenti esperti e comitati che provocano paura e allarmismo in chi non conosce la geotermia e lo stato reale delle cose».

Loris Martignoni,

Martignoni

Riferendosi, evidentemente, in particolare, ai territori che sono stati oggetto di concessione di permessi di ricerca (ex D. Lgsl. 22/2010).
«Non vogliamo imporre a queste aree il nostro punto di vista sulla geotermia – ha ribadito – ma pretendiamo che siano diffuse informazioni che conducano ad un dialogo fatto con il rigore scientifico che merita la questione: un conto è esprimere le proprie idee, altro è scrivere falsità. Siamo, come sempre, disponibili al confronto, e chiediamo alla Regione il supporto di Ars e Arpat, come accaduto in passato e, come Amministrazioni, stiamo pensando ad una Commissione tecnico scientifica per smentire con autorevolezza le informazioni false ed errate circa la qualità della vita, dell’aria e dell’acqua nei nostri territori che sono continuamente diffuse».
«A questo riguardo – ha poi concluso – da ora in poi risponderemo a questo tipo di campagne mediatiche nei nostri confronti, non solo a mezzo stampa, ma anche attraverso le vie che riterremo di volta in volta più opportune».

ferrini

Ferrini

Sulla stessa linea il primo cittadino di Castelnuovo Val di Cecina, Alberto Ferrini che ha evidenziato come la vera questione sia a tratti culturale, in cui la società sembra essere precipitata in un nuovo Medioevo (come è successo? ma al governo non ci siete voi? ndr) dove tutti sono esperti di tutto e tutto può essere messo in discussione realizzando campagne di attacco indiscriminate. «Attacchi – ha aggiunto – che definirei squadristici per la violenza con cui sono realizzati. E che devono essere, di conseguenza, trattati come tali».
Di ampio respiro l’intervento di Nicola Verruzzi, sindaco di Montieri, che ha voluto evidenziare come la geotermia possa essere un elemento di sviluppo anche per le aree confinanti.

verruzzi

Verruzzi

«Credo che di fronte alla pesantissima crisi economica e sociale che stiamo vivendo anche nel nostro territorio – ha detto – il distretto geotermico possa e debba costituire un polo di sviluppo e di tenuta occupazionale assolutamente non trascurabile e da tutelare, i cui numeri, in territori disagiati e con importanti deficit economici ed occupazionali, sono assolutamente strategici per la tenuta sociale ed economica dell’intera area ma non solo». 
«La nostra Regione ha bisogno di puntare su di un piano energetico che ponga al centro le energie rinnovabili, e la geotermia tra queste, ne è parte essenziale, anche e soprattutto per la produzione elettrica in rapporto al fabbisogno regionale». In questo senso «l’esperienza del distretto geotermico toscano dovrebbe rappresentare un esempio, su scala nazionale, per affrontare le future sfide che un inarrestabile aumento demografico, dei consumi, dei bisogni, una sempre maggiore voracità energetica (falso, i consumi elettrici sono in calo dell’ordine di 10 Twh annui , dati Terna 2014, ndr), una questione ambientale e climatica quanto mai attuale, ci porranno davanti e ci obbligheranno a scelte e decisioni pioneristiche e coraggiose».

Carlo Giannoni, sindaco di Monteverdi Marittimo

Giannoni

«Occorre – ha detto poi Carlo Giannoni, sindaco di Monteverdi Marittimo – intervenire in maniera decisa, rispondere con forza, anche plateale, a questi attacchi. Abbiamo bisogno di un supporto forte, anche dalla Regione Toscana, e dobbiamo pretenderlo».
Ha preso la parola poi l’amministratore unico di CoSviG, Piero Ceccarelli che ha voluto riportare l’attenzione sul documento diffuso da Medicina democratica che cita la Delib. GRT 344/2010.
«Nel documento diffuso si parla di un quadro emissivo – per fare un esempio – dell’acido borico pari a 70.000 tonn/anno. Il che sarebbe preoccupante se, appunto, fosse vero. Perché quel valore corrisponde, all’incirca, alla produzione annuale della Società Chimica Larderello ai tempi in cui produceva acido borico importando colemanite dalla Turchia».

Piero Ceccarelli

Ceccarelli

«In realtà – ha aggiunto Ceccarelli – la delibera 344 è una delibera importante. Nelle sue 89 pagine, che andrebbero lette e comprese, si parla dei risultati raggiunti e del percorso ambientale fatto. Eppure è una delibera già superata, perché al tempo i sistemi Amis (Abbattimento mercurio e idrogeno solforato) erano meno diffusi nelle centrali geotermoelettriche. E ancora: la Regione Toscana ha speso una cifra considerevole (superiore al milione di euro) in indagini ambientali e sanitarie (aria, acqua, terremoti) i cui risultati sono assolutamente tranquillizzanti. Eppure, non viene abbassata la guardia e gli studi continuano. Non si può però pensare di mettere in discussione qualsiasi cosa».
Sia l’Agenzia regionale di sanità (Ars) che l’Arpat (Agenzia regionale protezione ambientale della toscana), infatti, sono attive con proprie reti e indagini nel monitoraggio (consultabile online) delle aree interessate dalla coltivazione della risorsa geotermica.
«Crediamo – ha concluso Ceccarelli – che in campo geotermico esistano le competenze e le tecnologie per affrontare qualunque sfida futura».
Interventi che hanno destato estremo interesse da parte delle sigle sindacali presenti, alcune delle quali (in particolare la Flaei-Cisl e la Filtem-Cgil) già nei giorni precedenti avevano manifestato le stesse preoccupazioni sul futuro geotermico dell’area. Unanime la volontà di impostare una azione congiunta che coinvolga anche la società civile e il tessuto imprenditoriale per richiedere, da parte delle istituzioni a tutti i livelli, il riconoscimento di una geotermia “positiva” e di una risorsa pulita e rinnovabile.
Nella speranza che la “maggioranza silenziosa” si alzi e prenda la parola.
a cura di CoSviG

 

Sindaci geotermici, “querelateci tutti”!

I sindaci geotermici dell’area nord (Larderello/Pomarance), in evidenti difficoltà, stretti tra la monoeconomia legata alle “compensazioni ambientali” dell’Enel, la rivolta dei cittadini e dei comitati che ormai hanno capito il vicolo cieco della geotermia e la regione Toscana che potrebbe arrivare a ripensare e frenare sull’intera questione energia e su come e dove farla, se la prendono con Medicina Democratica e Comitato Difensori della Toscana per aver pubblicato due articoli in rete che contestano, appunto, lo sfruttamento speculativo e inquinante della geotermia toscana.

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Ne abbiamo notizia da un articolo pubblicato oggi, 13 maggio 2017, su Il Tirreno, in cui i sindaci, apoditticamente, senza fornire alcun dato, decidono che la geotermia non fa male e non inquina; e chi prova a metterlo in dubbio potrebbe essere querelato.

Bene, visto che condividiamo da anni la battaglia contro la geotermia speculativa e inquinante con Maurizio Marchi di Medicina Democratica e con i compagni di lotta del Comitato Difensori della Toscana, ripubblichiamo i due articoli “incriminati” dicendo ad alta voce ai sindaci: ora querelateci tutti!


Il primo scritto, firmato da Maurizio Marchi, è stato pubblicato il 5 maggio scorso sul sito di Medicina Democratica di Livorno

GEOTERMIA: OGGI DISASTRO, POI … SARÀ PEGGIO
MEDICINA DEMOCRATICA
Geotermia, propaganda anche sugli studenti

Nei giorni corsi è apparsa sulla stampa una notizia degna di attenzione e commento. Gli studenti dell’università privata sant’Anna di Pisa, già governata da Giuliano Amato poi da Maria Chiara CARROZZA, deputata PD ed ora perfino ministra dell’Istruzione e dell’Università, hanno visitato le “eccellenze dell’energia e dei rifiuti”, come recita il comunicato di Enel Greenpower, a Larderello.
La realtà è ben diversa, e è doveroso che studenti e popolazione la conoscano tutta. La geotermia toscana (e italiana) è in realtà un grande disastro ambientale e sanitario, e non si reggerebbe senza gli enormi incentivi pubblici. “Né sostenibile, né rinnovabile” come sottotitolammo il libro “Il grande affare della geotermia” Roberto Barocci e il sottoscritto nel maggio 2014 (http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1074897 disponibile a prezzo di costo).
Cominciamo dagli incentivi pubblici. Le 28 centrali geotermiche dell’area nord (Larderello-Radicondoli) hanno ricevuto nel 2016 ben 520 milioni di euro di incentivi statali, trattenuti sulle bollette dei cittadini. Più del doppio di quanto Enel GreenPower ricava dalla vendita dell’Energia Elettrica da queste centrali, cioè circa 220 milioni di euro.
Le restanti centrali geotermiche in Amiata hanno ottenuto nel 2016 ben 90,4 milioni di euro di incentivi statali, raddoppiati rispetto al 2013, e circa 52 milioni dalla vendita dell’EE.
Con 610 milioni di euro l’anno, si potrebbero creare nelle zone depresse di Larderello e Amiata migliaia di posti di lavoro: ipotizzando un costo lordo annuale di 40.000 € per ogni posto di lavoro, con 610 milioni di investimento in attività realmente sostenibili si avrebbero ben 15.250 posti di lavoro, solo nel 2016. Altre decine di migliaia di posti di lavoro con l’equivalente degli incentivi alla geotermia degli anni precedenti.
Secondo, la geotermia toscana non è sostenibile, anzi è estremamente inquinante. Secondo l’insospettabile Delibera della Giunta regionale toscana n. 344 del 22.3.2010 la geotermia toscana emette in aria 3076 kg/anno di mercurio, 482 kg/anno di arsenico, 6.415 tonn/anno di ammoniaca, 26.239 tonn/anno di idrogeno solforato. Oltre a decine di altri metalli pesanti in tracce, come cromo, uranio, cadmio e radon, e circa 70.000 tonn/anno di acido borico. Un disastro ambientale, che la candiderebbe ad essere dichiarata SIN, ammesso che sia possibile bonificare l’area enorme che questi inquinanti hanno raggiunto, nelle acque e nei suoli. Solo sul versante senese/umbro/laziale, si calcola che la geotermia amiatina abbia emesso 52 tonnellate di mercurio tra il 1969 e il 2016 nei bacini del fiume Paglia e Tevere.
Ovviamente questo esteso inquinamento ha causato e causa patologie e morti aggiuntive. Un’indagine epidemiologica della Regione Toscana nell’ottobre 2010 accertò 535 morti in più nelle aree geotermiche rispetto alla popolazione toscana, per l’esattezza 99 morti in più nei comuni propriamente geotermici e il resto nei comuni limitrofi. La stessa indagine evidenziava gravissime patologie in viventi, correlandole all’inquinamento e alla sua concentrazione, ad esempio.” Matrice acqua, boro, leucemia, maschi pag. 29 dell’Allegato 6, Nei comuni con valori più elevati di boro nell’acqua (terzo terzile) si registra un eccesso di rischio di circa 11 volte superiore al rischio dei comuni del primo terzile, meno inquinati. All’aumentare della concentrazione di boro (passando da un terzile al successivo) aumenta l’eccesso di leucemia linfoematopoietico del 231% “ Ed ancora “Matrice acqua, arsenico, tumore al sistema nervoso centrale, maschi pag. 21 Nei comuni con valori più elevati di arsenico nell’acqua (terzo t.) si registra un eccesso di rischio del 295 % rispetto ai comuni del primo t. All’aumentare della concentrazione di arsenico (passando ….) aumenta l’eccesso di tumore al sistema nervoso centrale del 97 % .”
Un aggiornamento dell’indagine, svolto nel 2013 a fini tranquillizzanti, confermava una mortalità in più del 10 % rispetto alla Toscana.
Terzo, la geotermia non è rinnovabile e produce poca energia. Nei primi 10 anni di attività un pozzo geotermico riduce la sua portata del 70 per cento per poi esaurirsi nel corso degli anni. L’estrazione e la reiniezione dei fluidi geotermici ad elevata pressione in profondità inducono rischio di terremoti e di subsidenza. Nel centro-sud Toscana sono stati perforati nel tempo circa 1.000 pozzi geotermici, di cui la stragrande maggioranza ormai esauriti. Perforati 75/90 nuovi pozzi nel quindicennio 2001-2015 anche a 6.000 metri di profondità. La potenza geotermica istallata in Toscana si aggira sugli 850 Megawatt, quasi raggiunti dall’energia da fotovoltaico, molto più pulita. (Rapporto Terna 2015 pag. 52 di 64)
Insomma, la geotermia, che si sta espandendo in Toscana e in altre regioni, come Umbria e Lazio, trovando la discreta opposizione di amministrazioni comunali e popolazioni (nella Tuscia 27 sindaci si sono espressi contro recentemente), è una fonte di energia del tutto marginale e fallimentare nel bilancio costi sociali/benefici. Ma è una ottima “vetrina” di EGP per vendere tecnologia geotermica all’estero. Ma il peggio deve venire: con il depotenziamento irreversibile dei campi geotermici toscani, EGP si sta attrezzando per alimentare le 34 centrali a biomasse legnose, o peggio ancora a biomasse di altri tipi: fanghi di depurazione, rifiuti e simili. Lo accenna il sig. Massimiliano Santulli di Enel Green Power, accogliendo gli studenti del Sant’Anna. Una prima esperienza di affiancare biomasse all’alimentazione geotermica vicino a Larderello è stata respinta. Le centrali geotermiche si trasformeranno in una miriade di inceneritori di rifiuti? Finirà nel peggiore dei modi l’ubriacatura della geotermia in Toscana ?

Maurizio Marchi 3.5.17


L’altro scritto del Comitato Difensori della Toscana è stato pubblicato l’11 maggio scorso, sul sito dell’associazione ambientalista “Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Lo strisciante “massacro” del territorio toscano

Dalle Alpi Apuane alla costa di Rimigliano, da Firenze a Piombino, a Donoratico.
Il buon governo del territorio tanto caro alla Toscana sembra svanire ogni giorno di più.
Riceviamo dal Comitato Difensori della Toscana e pubblichiamo volentieri. La geotermia in Toscana non è solo rose e fiori…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

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LA GEOTERMIA TOSCANA NON È RINNOVABILE NÈ PULITA

L’immagine comune che ci viene data della Geotermia è quella di una fonte energetica rinnovabile, alternativa alle centrali a combustione fossile ed a basso impatto ambientale.
Tuttavia, quando si approfondisce la conoscenza del procedimento attraverso il quale grandi impianti riescono a produrre energia elettrica a livello industriale ci si rende conto che la realtà è ben diversa.
In sostanza, le centrali esistenti iniettano grandissime quantità di acqua (sia di condensa che di superficie) in profondità perché venga riscaldata dalle rocce calde presenti nel sottosuolo. Il vapore prodotto, intercettato a profondità che raggiungono anche i 4800 metri viene convogliato in superficie per muovere turbine atte alla produzione di energia elettrica. Il vapore geotermico viene poi rilasciato per la maggior parte in atmosfera, insieme alle sostanze altamente tossiche di cui si è arricchito nel contatto con le rocce profonde (arsenico, mercurio, acido solfidrico, ammoniaca, radon, ecc.) causando un serio inquinamento atmosferico. In un anno le sole centrali dell’Amiata rilasciano in atmosfera 2700 tonnellate di acido solfidrico, 28,97 chili di arsenico, 2460 tonnellate di ammonio, 889,14 chili di mercurio, 11,01 tonnellate di acido borico, 655248 tonnellate di anidride carbonica, ecc. (dati Arpat 2013). Inoltre, da uno studio svolto dalla società Edra nel 2006 è emerso che lo sfruttamento geotermico del Monte Amiata ha comportato l’abbassamento della falda acquifera superficiale e conseguentemente l’aumento della concentrazione di arsenico nell’acqua che alimenta i pozzi e le sorgenti rimaste.
La variazione di pressione nel sottosuolo che tale sfruttamento determina provoca altri due gravi inconvenienti: la subsidenza (sprofondamento della superficie terrestre locale) e la microsismicità. La prima avviene frequentemente nelle aree intorno alle trivellazioni geotermiche, dove possono comparire crepe e spaccature nelle superfici delle vecchie strade, nei terreni o nei muri delle case; la seconda è un effetto collaterale ammesso dalle stesse compagnie geotermiche.
Ci si chiede se in un territorio ad alto rischio sismico come quello italiano tali effetti collaterali non possano innescare frane o smottamenti o addirittura sismi importanti.
Infine, non da meno, l’impatto visivo. Impianti sicuramente non gradevoli alla vista, corredati da orrendi vapordotti e massicci elettrodotti, spesso sorgono in luoghi naturali di rara bellezza e vanno a sciupare in modo irreversibile panorami unici. Finchè il numero di tali impianti rimaneva limitato a qualche decina in tutto il territorio nazionale, tutto questo riusciva a passare inosservato. La situazione ha subito un netto peggioramento quando il governo italiano ha deciso di aumentare gli impianti in modo esponenziale, passando, per esempio, nella sola Toscana dai 34 esistenti ai 57 ed oltre previsti! Senza considerare gli impianti sperimentali cosiddetti “pilota”, decisi direttamente dal governo.
Non ci si può dunque meravigliare se i cittadini si siano sentiti “assediati” dal pericolo di vedersi circondati da impianti altamente inquinanti che possono mettere in serio pericolo la loro salute e l’economia dei loro territori, ben consolidata da decenni, fondata sul turismo, sull’agricoltura e sul piccolo artigianato, allineata (non per finta) con quei criteri di sviluppo sostenibile che si dovrebbero promuovere.
Ecco dunque sorgere numerosi Comitati contrari allo sviluppo geotermico che trovano appoggio anche da parte delle amministrazioni comunali.
In Toscana, in controtendenza con l’andamento nazionale, si registra un notevole successo nei settori collegati al turismo, all’agricoltura ed al piccolo artigianato, che verrebbero messi in serio pericolo dalla costruzione di centrali geotermiche. Solo per fare un esempio in Valdelsa, Magma Energy Italia srl, concessionaria del permesso di ricerca “Mensano”, vorrebbe costruire diverse centrali contro la volontà dei cittadini. La società, la cui quota di maggioranza è in mano ad un’azienda orafa aretina, senza avere mai costruito o amministrato centrali geotermiche, pretende di costruire decine di centrali e tra le altre cose ha presentato richiesta per ben due centrali pilota, ovvero impianti che dovrebbero sperimentare nuove tecnologie, proprio a ridosso di due antichi borghi toscani.
E che dire ora a quei piccoli o grandi investitori che, credendo nelle potenzialità di un territorio unico a livello mondiale, hanno investito nel turismo, in settori agricoli od artigianali spronati da quegli stessi amministratori pubblici che contemporaneamente li “tradivano” appoggiando iniziative industriali di tipo speculativo e in netta contrapposizione alla linea di sviluppo territoriale promessa. A chi dovrebbero chiedere i danni?
Luoghi conosciuti in tutto il mondo, la Val D’Elsa, la Val D’Orcia, Montalcino, San Gimignano, Volterra, tutti a rischio d’esser circondati da centrali geotermiche inquinanti, consumatrici di acqua e sicuramente estremamente impattanti a livello paesaggistico.
Infine ci si chiede se quest’abnorme aumento nel numero di centrali geotermiche sia effettivamente necessario. Grazie agli impianti solari, idroelettrici ed eolici installati negli ultimi anni in tutto il territorio nazionale, l’Italia ha raggiunto con cinque anni di anticipo gli obiettivi 20-20-20 previsti dalla Comunità Europea e la provincia di Siena è già dal 2013 “Carbon Free”. Non sembra quindi ci sia una particolare urgenza in tal senso. Inoltre la produzione regionale e nazionale dimostra che al momento vi è anzi una sovrapproduzione di energia rispetto alle esigenze di mercato.
Forse i ricchi incentivi promessi dal governo fanno la loro parte.
Il dubbio, o la quasi certezza, è che ci si trovi di fronte al solito caso di speculazione di pochi furbi che grazie all’appoggio di politici amici, attraverso leggi ad hoc, si intascano gli incentivi per la produzione di un’energia che solo loro chiamano “pulita”, incuranti del danno procurato al territorio, all’ambiente ed alla comunità. Paradossalmente, sono gli italiani stessi che attraverso il pagamento di bollette maggiorate, finanziano speculazioni di persone senza scrupoli a danno di loro stessi, del territorio e dell’economia nazionale nel suo insieme.
Possiamo permetterci tutto questo?
Possiamo permetterci di rovinare in modo permanente luoghi unici al mondo, che vengono estimati a livello planetario e che dovrebbero fungere da vero motore di sviluppo per l’Italia del futuro? Noi crediamo di no.

Comitato Difensori della Toscana

Il 13 maggio il Comitato Difensori della Toscana torna sull’argomento, in particolare le emissioni mercurio dalle centrali enel che circondano l’abitato di Larderello (Pomarance). CLICCA QUI

il 17 maggio interviene in favore dei sindaci geotermici la lista Uniti per Volterra, CLICCA QUI