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Non piove, governo ladro! Cosa succede all’acquifero amiatino?

Non ci sembra che il più grande serbatoio di acqua potabile del centro Italia goda di buona salute, la politica dovrebbe risponderne anzichè tranquillizzare. Nel caso gli venissero dei dubbi, agiscano in autotutela secondo anche il principio di precauzione e fermino le centrali

[PER QUANTO RIGUARDA LA SITUAZIONE NELL’AREA GEOTERMICA TRADIZIONALE (Larderello/Pomarance) SEGNALIAMO L’INTERESSANTE DOCUMENTO DEL COMITATO DIFENSORI DELLA TOSCANA pubblicato il 478717]

 

Dopo le denunce sugli sforamenti di arsenico e successive repliche, è di questi giorni l’allarme sulla siccità e sull’attenzione da prestare all’approvvigionamento idrico.

Riferendoci al piezometro di Poggio Trauzzolo, in effetti, quest’anno, dal 6 luglio, abbiamo superato la quota 307, record negativo raggiunto solo il 30/10/2012 (e fino all’8/4/2013); allora si chiamò in causa la mancanza di precipitazioni degli ultimi anni, ma lo studio Mobidic, commissionato dalla Regione, smentì tali affermazioni e alla nostra denuncia non ci furono repliche…

Oggi l’Acquedotto del Fiora, col comunicato del 12 luglio scorso, lancia la “massima attenzione alla gestione della risorsa ma al momento nessun allarme”. Sacrosanto l’invito ad una gestione oculata della risorsa evitando gli sprechi e gli usi non domestici, anche se magari una altrettanto rigorosa politica sulle manutenzioni e il recupero delle perdite della rete e verifica dell’uso della risorsa da parte dell’utenza, forse aiuterebbe.

Dice il comunicato: “Si registra però un calo delle portate delle sorgenti, nell’ordine del 10-15%, dovuto all’assenza di nevicate invernali negli ultimi tre anni. Sono tenuti sotto stretta osservazione da parte del gestore i pozzi che integrano l’approvvigionamento di acqua proveniente dal Monte Amiata, i quali risentono in maniera immediata della mancanza di piogge e che in alcuni casi presentano riduzioni anche del 50%.”

Sembrerebbe quindi che anche questa volta si suggerisca che il calo delle sorgenti sia del tutto “naturale” legato alle precipitazioni.

Ma -sempre con riferimento al piezometro David Lazzaretti di Poggio Trauzzolo- siamo andati a verificare l’andamento delle precipitazioni in relazione al livello dell’acquifero, desunte dalle rilevazioni giornaliere del SIR (Settore Idrogeologico Regionale) Toscana.

Riportiamo la tabella che raccoglie i dati annuali che ci mostra che, in effetti, le annate con più precipitazioni causerebbero, a distanza di un anno, una risalita del livello dell’acquifero, ma –oltre all’anomalia che denunciammo per il 2012-2013, questo trend di nuovo non viene rispettato con le precipitazioni mediamente abbondanti del 2016 (circa 1400 mm, molto più di quanto rilevato nel citato studio Mobidic dal 1990 al 2007) che avrebbe dovuto causare quest’anno una risalita che, a tutt’oggi, non si rileva; anzi, pare che il trend sia in ulteriore discesa.

Dati SIR Toscana, clicca per ingrandire

Una ulteriore anomalia si può notare nell’andamento per gli anni 2014-2015 che seguono due anni di precipitazioni particolarmente abbondanti, il 2013 con circa 1700 mm e il 2014 con circa 1800 mm; la crescita, che pur si rileva, ha una strana discesa dal settembre 2014 con forti oscillazioni giornaliere che si interromperà nella primavera del 2015 quando riprenderà la presumibile continua risalita. C’è da notare la strana coincidenza con l’avvio della centrale di Bagnore 4 e lo “stranissimo” episodio dell’impazzimento del piezometro che avevamo puntualmente denunciato e di cui il prof.Borgia diede una lettura ben diversa della semplice rottura del rilevatore e che invitiamo a rileggere.Il sospetto che le cause delle anomalie del livello dell’acquifero non siano tutte così “naturali” lo abbiamo sempre espresso, ma ancora una volta chiamiamo in causa chi ne sa di certo più di noi e potrebbe dare risposte convincenti. A meno che, come nel 2012, ritengano di non dovere (o poter) dare risposte ai cittadini.


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Aggiornamento 19 luglio 2017

Il consigliere di Arcidosso Corrado Lazzeroni (Insieme per Arcidosso) presenta interrogazione sulla questione acqua e arsenico:

 

Questione ripresa su Il Tirreno il 25 luglio 2017

AMIATA, ACQUA E ARSENICO. CI FANNO O CI SONO?

Se i responsabili della salute e dell’acqua non sanno è grave e se sanno e non dicono è gravissimo. Smentiscano con i documenti o si dimettano.

 

 

 

Troppa grazia! Dobbiamo aver toccato un nervo scoperto se dopo il nostro comunicato dell’8 luglio scorso e il successivo di Acqua Bene Comune di Grosseto, a stretto giro di posta arrivano le repliche del sindaco di Arcidosso Jacopo Marini in un comunicato del comune (che riportiamo in fondo) e del presidente dell’Acquedotto del Fiora Emilio Landi sulla stampa.

Chiediamo quindi indulgenza a chi vorrà leggerci, ma è nostro costume replicare argomentando.

Alle nostre denunce sul trend in aumento delle concentrazioni di arsenico nell’acqua e la strana vicenda dei depuratori casalinghi sponsorizzati dal comune e dal Cosvig (con i soldi dell’Enel), le risposte sembrano quelle che si possono ascoltare in un qualsiasi bar a tarda ora, anziché da soggetti che conoscono, o dovrebbero conoscere, le leggi e la documentazione ufficiale relativa alla questione arsenico nelle acque dell’Amiata.

Surreali le motivazioni del sindaco di Arcidosso Marini sulla delibera: “Il comune di Arcidosso ha voluto finanziare un bando che incentiva l’acquisto di depuratori domestici non perché l’acqua non è buona o, peggio, non potabile, ma perché vogliamo renderla ancora migliore.” Quindi l’acqua non solo è potabile, ma è anche buona, quindi tutto a posto? Invece no, incentiviamo i privati ad acquistare dei depuratori: come dire ad uno “sei vivo e sei anche in buona salute, allora dovresti farti una bella flebo…”. Affermazione “mistica”, forse con un pensiero a Gesù alle nozze di Cana che la trasformò in vino?

Poi non si capisce con chi ce l’ha dicendo che destituita di ogni fondamento è poi l’affermazione che l’amministrazione comunale avrebbe deciso di acquistare un depuratore dalla Sidea King’s Water.” Veramente lo afferma un titolo e articolo del Tirrenoche presumibilmente avrà i suoi riscontri, certo non noi che la delibera l’abbiamo letta.

Il collegamento poi tra Cosvig, che finanzia il progetto, e l’inquinamento della falda idrica a causa dell’attività geotermica è una incomprensibile iperbole…” Incomprensibile? Veramente finanziare l’acquisto di depuratori dell’acqua in Amiata non è proprio come sponsorizzare una sagra o dare borse di studio, tanto più se si insiste sulla potabilità e bontà dell’acqua, su cui diremo appresso.

Si lancia poi sulle spiegazioni scientifiche per confutare “affermazioni… sull’aumento della concentrazione di arsenico e dell’abbassamento della falda, (che) non tengono assolutamente conto del fatto che c’è una crisi idrica che riguarda tutto il territorio nazionale e regionale. Non dovrebbe sfuggire a chi si occupa di ambiente e di sostenibilità ambientale che per gli effetti dei cambiamenti climatici non nevica e non piove più in modo da ricaricare costantemente il bacino idrico… enon è, evidentissimamente, un problema solo amiatino. E’ probabile invece che le più alte concentrazioni di arsenico alla sorgente derivino da questo abbassamento della falda degli ultimi anni che… sull’Amiata incide maggiormente visto la presenza maggiore ed endemica di arsenico nel sottosuolo.”

Tutto normale e naturale? Vedremo che non è vero.

Poi anche noi ci auguriamo, come Marini, che “l’acqua che esce dai fontanelli pubblici e dai rubinetti delle case è buona e i parametri sono tutti entro i limiti di legge”, ma le rilevazioni dell’Arpat, misurate alle sorgenti ci dicono che non sempre sono rispettati i limiti di legge e comunque i livelli di arsenico sono quasi tutti tra 5 e 10 μg/L e quindi tanto buona l’acqua non può essere come afferma il sindaco.

Sorvoliamo sulle asserite polemiche basate sul nulla che ottengono il solo risultato di sfregiare l’immagine di un territorio straordinario, ricco di cose belle e buone” che è il solito refrain di accuse ai comitati di danneggiare l’immagine del territorio, non come l’Enel e il Cosvig che ci garantiscono buona aria, acqua, paesaggio e tante sponsorizzazioni…

Rispondendo alle nostre accuse di non informare i cittadini degli sforamenti dei limiti dell’arsenico, il presidente dell’Acquedotto del Fiora Emilio Landi dice che loro intendono “avvisare i cittadini sull’aumento dell’arsenico quando questo inquinante è sopra i limiti e oggi è dentro i parametri. Quando abbiamo ripetuto le analisi i valori erano rientrati. Oggi ci interroghiamo sicuramente sui motivi per cui questo inquinante può essere presente e sicuramente saranno messe in campo azioni concrete, ma al momento la situazione è all’interno dei parametri di legge.”

E dice poi che il calo dell’acqua presupponga (forse “provochi”, “causi”? ndr) l’aumento della percentuale degli inquinanti è vero, meno evidenti sono le cause. Su questo stiamo lavorando. Acquedotto in un anno compie circa 8mila analisi e controlli”.

Il 19 maggio aveva già detto, a proposito dei continui sforamenti dell’Ente, che la questione dell’arsenico nell’acqua amiatina è problema legato alla composizione del terreno e la sorgente di cui si tratta è quella dell’Ente. È un dato storico la presenza dell’arsenico anche prima delle centrali. Dal canto nostro abbiamo già impiantato abbattitori di arsenico che funzionano parzialmente e per stare dentro i limiti misceliamo l’acqua dell’Ente con quella delle Albure. Come acquedotto, con i nostri monitoraggi continui e non episodici, abbiamo verificato che a seconda della quantità di acqua che esce dalle sorgenti, di più se alimentata da pioggia e neve, di meno in caso di siccità, vi può essere un leggero cambiamento della quantità di arsenico. Ma è pochissima cosa. Altro dato: se le sorgenti sono più basse contengono più arsenico. Meno quelle più alte. La sua presenza, dovuta, come detto, alla composizione del terreno, fa sì che si abbia arsenico minimo, che non arriva nemmeno a 3 nelle sorgenti di Monte Labro e dei Poggi, dove il terreno è diverso da quello dell’Amiata… …non ci sono interferenze tra le perforazioni geotermiche e la falda acquifera e la causa non sta certo in quella che si definisce risalita. I fori geotermici arrivano a 3500 metri di profondità mentre le sorgenti si trovano a una profondità di 500 metri circa. Si continua sulla falsariga di un allarmismo che è fuori luogo, perché qui le cause sono solo naturali.”

Le tranquillizzanti affermazioni di Landi hanno per noi, e dovrebbero averlo per i cittadini, l’effetto opposto perché sono in contrasto e in contraddizione -non con le nostre opinioni, che ci starebbe pure– ma con documenti ufficiali dell’Arpat, dell’Enel e, addirittura, dello stesso Acquedotto del Fiora!

Un breve excursus di citazioni, rinviando a maggiori approfondimenti che noi faremo con i nostri poveri mezzi, ma che meglio dovrebbero fare le persone preposte a incarichi pubblici:

Arpat, 20 Febbraio 2006 “Sorgenti Monte Amiata – Santa Fiora (Galleria Bassa e Galleria Alta), Arcidosso (Ente) – Monitoraggio 1999-2006” (scarica Allegato – 1,3Mb), sull’arsenico dice che c’è un incremento dei valori in misura significativa e (la Galleria Alta) fino al 2001 presentava un valore medio di 3.8 μg/l e successivamente si è attestata intorno a 9,2 μg/l. All’Ente si registra nel 1999 un valore di 1.1 μg/l, mentre i dati successivi a partire dal 2002 si localizzano attorno a circa 12 μg/l. (si noti che il periodo di primo incremento della concentrazione di Arsenico nell’acqua corrisponde all’apertura della Centrale Geotermica Bagnore 3).

 

Acquedotto del Fiora, “Richiesta di deroga dei valori di parametro per le acque destinate al consumo umano”, fine 2003 (scarica Allegato – 8Mb):
“Altresì, ci preme sottolineare che importantissime fonti di approvvigionamento (quali la Galleria Grande, portata di 550 litri al secondo e la Galleria Bassa, portata 120 litri al secondo, entrambe nel Comune di Santa Fiora – GR) che, da sole, provvedono a coprire circa il 90% del fabbisogno idrico dell’intera Provincia di Grosseto nel corso del periodo invernale, e oltre il 50% nel corso del periodo estivo,
presentano tenori di Arsenico prossimi ai nuovi limiti di legge (9,7 μg/l). Peraltro, tali valori sono stati raggiunti a seguito di un progressivo aumento delle concentrazioni, particolarmente evidente negli ultimi anni, tale da provocare timori di superamento della nuova CMA in tempi prossimi. Se questo trend fosse confermato non sarebbe più possibile garantire il rispetto del valore di 10 μg/l in distribuzione per buona parte della provincia di Grosseto e per il Comune di Montalto di Castro (Regione Lazio)”.

Per quanto riguarda le cause, lo stesso documento dice:
La presenza di arsenico nella risorsa idrica distribuita alle utenze potabili dell’ATO 6 in misura superiore al limite previsto dal decreto può essere essenzialmente ricondotta a tre diversi fenomeni, arealmente distinti (tra cui):
…contaminazione di parte di fluidi idrotermali legati alle dinamiche endogene presenti in questa parte della Toscana…
…fenomeno è essenzialmente localizzato in corrispondenza dell’Amiata, sul cui margine meridionale è presente una importante attività geotermica, intensamente sfruttata da molti anni. Il modello idrogeologico dell’area mostra che l’acquifero dal quale scaturiscono le sorgenti utilizzate a scopo potabile sovrasta il reservoir geotermico mediante l’interposizione di unità idrogeologiche impermeabili. I due sistemi, tuttavia, possono essere in comunicazione idraulica tramite i camini di risalita del magma che ha portato alla formazione dell’apparato vulcanico amiatino”
.

“…Attualmente il tenore in As è inferiore al futuro limite, ma con un differenziale al primo decimale e con un trend in continuo aumento…”

Inoltre, in alcune sorgenti ubicate sul Monte Amiata sono stati osservati nel corso degli ultimi anni, preoccupanti progressivi aumenti nel contenuto di arsenico fino a valori molto prossimi a 10 µg/l…”

Sempre Acquedotto del Fiora nelle “OSSERVAZIONI AL PROGETTO PER LA COSTRUZIONE DELLA CENTRALE GEOTERMOELETTRICA BAGNORE 4” (scarica Allegato – 6,4Mb) dice:
“…Il progetto sottoposto a V.I.A., infatti,
costituisce un elemento di viva preoccupazione per le eventuali interferenze, anche nel lungo termine, con le caratteristiche qualitative della risorsa idrica effluente dalle sorgenti di Santa Fiora che permettono l’approvvigionamento idropotabile della Provincia di Grosseto; in particolare, tale preoccupazione riguarda il tenore in arsenico della risorsa che ha mostrato un sensibile aumento negli ultimi anni”.

E poi ancora: …Considerato che la centrale in progetto si colloca nelle immediate vicinanze delle sorgenti di Santa Fiora, utilizzate ad uso idropotabile per l’intera maremma toscana e parte di quella laziale, e che l’intero progetto prevede la riattivazione di un pozzo geotermico attestato nelle vulcaniti, che costituiscono l’acquifero di tali sorgenti, si ritiene necessario rappresentare la viva preoccupazione per le possibili interazioni tra sfruttamento dei vapori geotermici e la risorsa idrica.
Tale preoccupazione nasce innanzitutto dall’aumento tendenziale del tenore in Arsenico nella risorsa affluente dalle sorgenti di Santa Fio
ra
Come è noto, l’Arsenico è uno degli elementi che caratterizzano i fluidi geotermici dell’intera area e di quelle limitrofe (campo geotermico di Larderello)…”.
Sul fatto che gli alti tenori di arsenico non possano essere naturali, dice: “D’altra parte secondo le conoscenze attualmente in nostro possesso, non ci sono elementi che indicano inequivocabilmente una derivazione dell’arsenico dalle interazioni acqua – roccia costituente l’acquifero.
Viceversa,
l’analisi chimica condotta su un campione di roccia vulcanica prelevato all’interno di una galleria drenante indica un contenuto in arsenico piuttosto basso che difficilmente riesce a giustificare i contenuti rilevati nella risorsa…”.
Al contrario “...considerato che: …nei boschi del cono vulcanico è stata accertata una concentrazione di arsenico e boro nei muschi (Hypnea cupressiforme) maggiore della zona di Bagnore rispetto a quelle limitrofe di Santa Fiora e Bagnolo;
…si potrebbe ipotizzare una relazione tra vapori geotermici che dall’atmosfera ricadono sul suolo e presenza, in aumento nel tempo, di arsenico nella risorsa idrica, nella quale potrebbe essere veicolata dalla ricarica meteorica…
Pertanto, appare
assolutamente indispensabile che vengano condotte ricerche specifiche sulle possibili interferenze tra sfruttamento dell’energia geotermica e risorsa idrica”.

QUINDI LO STESSO ACQUEDOTTO DEL FIORA DICE CHE L’AUMENTO DELL’ARSENICO NON PUÒ VENIRE DAL DILAVAMENTO DELLE ROCCE E INDICA NELLE RICADUTE DALLE CENTRALI PROPRIO UNA DELLE POSSIBILI CAUSE

Per il Mercurio si è visto che l’entrata in funzione della centrale Bagnore 3 ha, secondo Loppi (2001), fatto raddoppiare il contenuto di mercurio nei licheni vicini alla centrale. E anche in questo caso certo il dilavamento delle rocce non può essere chiamato come responsabile.
Se uno poi volesse calcolare quanta roccia dovrebbe essere dilavata per fornire alle sorgenti del Fiora l’arsenico che attualmente contengono bisognerebbe estrarre completamente l’Arsenico da un volume di vulcaniti, con lo stesso tenore di arsenico indicato dall’acquedotto del Fiora, pari a circa 100 volte il volume dell’Amiata!

L’Enel, nello Studio di Impatto Ambientale della Centrale Bagnore 4 indica dove siano le aree di maggior ricaduta dell’Arsenico e Boro emessi dalle centrali geotermiche Bagnore 3 e Bagnore 4: proprio una delle aree di principali ricadute corrisponde alla zona di ricarica dell’acquifero che alimenta le sorgenti dell’Amiata, tra cui quelle dell’Acquedotto del Fiora. Tale aree di ricadute si estendono anche ben oltre il confine delle mappe presentate da ENEL e mostrano come con la nuova centrale Bagnore 4 le concentrazioni di massima ricaduta annua di arsenico aumentano da 2 a 7 volte!
Non solo; le misure della qualità dell’aria realizzate dalla stessa Enel in punti di controllo indicano che i valori di concentrazione d’inquinanti misurati siano effettivamente da 20 a 80 volte maggiori dei valori indicati dai modelli Enel! Cioè le ricadute al suolo dalle Centrali Geotermiche potrebbero essere anche 80 volte maggiori di quanto indicato nella modellistica!
È Enel stessa ad affermare come il suo modello sottostimi pesantemente i valori misurati!
Peraltro il modello Enel rappresenta le ricadute con gli abbattitori AMIS in funzione, mentre nella realtà spesso non funzionano.
Comunque ricordiamo che queste medie sono effettuate su di 1 ora e non su 30 minuti, come indicato dall’OMS, e quindi i superamenti potrebbero essere ancora più elevati.
Possiamo aggiungere che l’arsenico ed il mercurio, sostanze con altissimo grado di tossicità, deposti al suolo vengono assorbiti anche dai vegetali, e pertanto è possibile ritrovarlo nei funghi e nelle colture orticole tradizionali dell’Amiata.

In merito alle avventate affermazioni di chi sostiene che le concentrazioni di arsenico nelle acque siano da sempre elevate per la “natura vulcanica” del sottosuolo, citiamo il volume di O. Conio e R. Porro “L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano”, edito da F. Angeli nel 2004. (scarica Allegato – 1,4 Mb)
Alle pag. 87 e 88, Tab. 4.8 – Concentrazioni di arsenico nelle fonti di approvvigionamento d’acqua potabile in Toscana, e Tab. 4.9 – Concentrazioni di arsenico nelle reti di distribuzione di acqua potabile in Toscana, vengono riportate per le varie province, la fonte (sorgente o pozzo) e i valori minimi e massimi delle concentrazioni in μg./l. (i dati sono estratti da: Montelli et al. (2002): Presenza di arsenico nelle acque di acquedotto e nelle fonti di approvvigionamento idrico in Toscana. Atti del III Convegno Nazionale sulla protezione e gestione delle acque sotterranee per il III millennio. Parma, 13 – 15 Ottobre 1999. Quaderni di geologia applicata, vol. 2, pp. 271-281).
Come si può leggere, i valori riportati si riferiscono alla fine degli anni ’90 e confermano quanto risulta anche dalle analisi effettuate dall’Ufficio Prevenzione di Arcidosso (Gr) relative al periodo 1999-2006: in Provincia di Grosseto e quindi nel versante grossetano dell’Amiata, i valori delle concentrazioni di arsenico erano effettivamente modesti sia nelle fonti di approvvigionamento di acqua potabile che nelle reti di distribuzione, al massimo raggiungevano i 4 e i 5 µg./l.

Si veda anche la Lettera dell’ASL 9 grossetana di Arcidosso – Dipartimento della Prevenzione del 24.04.2007, (scarica Allegato – 4,1Mb) indirizzata al Comitato per la salvaguardia dell’Ambiente Amiata Ovest al quale vengono rimessi i dati analitici dei risultati dei prelievi sulle acque potabili, relativi al parametro “arsenico” per i Comuni di Castel del Piano, Arcidosso e Santa Fiora. Dai grafici che sono stati allegati, si può osservare che prima del 1999, in ben quattro importanti sorgenti del grossetano la presenza di arsenico era molto modesta, risultando infatti compresa fra 1,5 e 4 μg./l., quindi notevolmente al di sotto della soglia di legge di 10; già si rileva, però, una costante crescita che raggiunge valori fra 12 e 15 μg./l.

In merito alla connessione tra l’acquifero superficiale (idropotabile) ed il bacino geotermico, verificato dallo studio EDRA (scarica Allegato – 5,2 Mb zip) su incarico della Regione nel 2006, si riporta anche il Verbale del Gruppo di Lavoro per il Bilancio idrico dell’acquifero dell’Amiata del 16.12.2010- Contributo istruttorio sulle integrazioni di ENEL, relativamente alla tutela della falda strategica del M. Amiata- (Procedura di VIA Progetto di riassetto area geotermica Piancastagnaio) (scarica Allegato – 7,4Mb), laddove, prima delle conclusioni, a pag.6, viene segnalato che nelle maggiore captazione acquedottistica dell’Amiata, le sorgenti del Fiora (portata: 650 l/s), questo inquinante ha superato il valore limite: “ … Si segnala inoltre che il monitoraggio in corso da parte di ARPAT relativo alla presenza di arsenico nelle sorgenti, sembra indicare un recente incremento di questo elemento. Lo studio 7 in bibliografia (Progetto MAC GEO, n.d.r.) riporta una concentrazione di arsenico nella principale captazione acquedottistica dell’Amiata (Santa Fiora) di 10,70 microgrammi/litro. Ciò potrebbe essere interpretato anche come una risalita di fluidi profondi nella falda superficiale.”

Chiediamo ai diretti interessati di smentirci e di dire ai cittadini, dati alla mano, la verità sullo stato dell’acqua, della sua qualità e delle prospettive. Altrimenti si dimettano.

 


Comunicato del Sindaco del Comune di Arcidosso dell’11 luglio 2017:

Dimettiamoci dalle polemiche basate sul nulla

Abbiamo avuto modo di evidenziare più volte, prove alla mano, che l’acqua che esce dai rubinetti è buona. Tutti i parametri rientrano nei limiti di legge, e i controlli sono frequenti e rigorosi. Altre interpretazioni della realtà, quali quelle che abbiamo potuto leggere da parte di alcuni comitati, non sono possibili se non a patto di stravolgerla a fini di polemiche del tutto strumentali.
Il comune di Arcidosso ha voluto finanziare un bando che incentiva l’acquisto di depuratori domestici non perché l’acqua non è buona o, peggio, non potabile, ma perché vogliamo renderla ancora migliore. Si tratta di una scelta amministrativa, fra le tante, a cui non eravamo assolutamente obbligati, così come quando abbiamo finanziato bandi per le ristrutturazioni degli edifici privati o per l’apertura di nuove attività produttive nei centri storici.
Destituita di ogni fondamento è poi l’affermazione che l’amministrazione comunale avrebbe deciso di acquistare un depuratore dalla Sidea King’s Water. Con la delibera citata del 16 giugno non abbiamo acquistato nulla, ma abbiamo dato mandato a Cosvig di emanare un bando pubblico per incentivare l’acquisto di questi depuratori nel libero mercato.
Mi risulta che anche sulle reti televisive nazionali ci siano pubblicità di società che vendono questi prodotti e non crediamo che la pubblicità sia rivolta esclusivamente al pubblico amiatino. Ovviamente nessuno ha gridato all’emergenza sanitaria, in nessun territorio coinvolto da tale pubblicità. In Italia, benché l’acqua pubblica sia molto migliore da un punto di vista organolettico di quella delle bottiglie di plastica, tanti consumatori bevono acqua in bottiglia, che costa molto di più ed ha un significativo impatto ambientale, sia in termini di produzione di rifiuti che di emissioni. Crediamo quindi che con questa misura si possa incentivare maggiormente il consumo di acqua pubblica per fini alimentari.
Il collegamento poi tra Cosvig, che finanzia il progetto, e l’inquinamento della falda idrica a causa dell’attività geotermica è una incomprensibile iperbole. Cosvig finanzia questo progetto come tanti altri ha finanziato e tanti altri ancora finanzierà. L’elenco è lungo e non staremo qui a ripeterlo.
Altre affermazioni, tra le quali quella sull’aumento della concentrazione di arsenico e dell’abbassamento della falda, non tengono assolutamente conto del fatto che c’è una crisi idrica che riguarda tutto il territorio nazionale e regionale. Non dovrebbe sfuggire a chi si occupa di ambiente e di sostenibilità ambientale che per gli effetti dei cambiamenti climatici non nevica e non piove più in modo da ricaricare costantemente il bacino idrico. E’ in ragione di ciò che molti sindaci hanno emanato ordinanze ad hoc, per limitare l’uso di acqua potabile. Anche sindaci che non hanno sul proprio territorio la geotermia. Non è, evidentissimamente, un problema solo amiatino. E’ probabile invece che le più alte concentrazioni di arsenico alla sorgente derivino da questo abbassamento della falda degli ultimi anni che, ripetiamo, è generalizzato, ma che sull’Amiata incide maggiormente visto la presenza maggiore ed endemica di arsenico nel sottosuolo. Ma, ripetiamo: l’acqua che esce dai fontanelli pubblici e dai rubinetti delle case è buona e i parametri sono tutti entro i limiti di legge.
Insomma, anche noi siamo convinti che bisognerebbe dimettersi tutti. Dimettersi dalle polemiche basate sul nulla che ottengono il solo risultato di sfregiare l’immagine di un territorio straordinario, ricco di cose belle e buone. Così inoltre avremmo tutti più tempo da dedicare al bene comune.
Jacopo Marini


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AMIATA: ARSENICO IN AUMENTO NELL’ACQUA, TUTTO TACE. O FORSE NO?

Se non sono capaci di garantire a tutti acqua e salute si dimettano, anziché finanziare con i soldi della geotermia i privati per istallare depuratori casalinghi

 

 

 

E’ record storico negativo per l’arsenico nelle sorgenti amiatine!
Il 4 aprile scorso Arpat rileva lo sforamento dei limiti di legge delle sorgenti Galleria Alta e Galleria Bassa di S.Fiora e della sorgente Ente di Arcidosso, 11 μg/L le prime due e 14 μg/L la terza, a cui non ci risulta siano seguiti provvedimenti né, tanto meno, informazione alla popolazione.

Come denunciamo da anni, in corrispondenza della realizzazione delle centrali di Bagnore e di Piancastagnaio c’è stato un progressivo aumento della concentrazione di arsenico nell’acqua del monte Amiata e una costante diminuzione della falda potabile; il prof.Borgia valutava, già anni fa, la perdita di una quantità d’acqua come il lago di Bolsena che basterebbe a dissetare la popolazione mondiale per un mese e il calo continuo della falda di un metro al mese in media.

Il caso della sorgente Galleria Alta, che è la più importante del monte Amiata, è la prova delle nostre denunce: dai dati pubblicati dalla locale USL e Acquedotto del Fiora, infatti, si rileva che da una concentrazione di 4 μg/L (microgrammi/litro) del 1999 si arriva al 4 aprile scorso al raggiungimento di 11 μg/L (vedi tabella), valore ormai fuorilegge oltre il limite di 10 μg/L.

Altra storia, non meno preoccupante, quella della sorgente Ente di Arcidosso che negli ultimi hanni ha spesso superato il limite di legge dei 10 μg/L, ma mai aveva raggiunto la concentrazione di 14 μg/L, indicando quindi un trend generalizzato di aumento della concentrazione di arsenico.

Ci si sarebbe aspettato che una qualche autorità, a cominciare dai sindaci che sono responsabili per legge della salute dei cittadini, alla Regione e Arpat/Ars, all’Acquedotto del Fiora, avessero avvisato la popolazione e rassicurato che il superamento del limite di legge fosse sotto controllo e che ai rubinetti delle famiglie comunque fosse garantita, se non la decantata acqua “pura” dell’Amiata, almeno acqua nei limiti di legge, tenuto anche conto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda valori anche inferiori agli attuali limiti di legge, come anche i medici dell’ISDE, e sconsigliano l’uso potabile per bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie quando le concentrazioni superino i 5μg/L. (per approfondire, LEGGI QUI)
Invece, passati oltre tre mesi, non ci risulta -e ci farebbe piacere essere smentiti- nessuna comunicazione in merito, se non l’allarme lanciato il 20 giugno dai cittadini attraverso il sito www.rifondazionesantafiora.it.

Tutto tace?

Emilio Landi, presidente Acquedotto del Fiora, all’incontro sui depuratori il 17/6/17. foto da facebook

No, perchè pochi giorni fa è avvenuta l’approvazione della Delibera di Giunta n.77 del comune di Arcidosso con la quale si concedono ai singoli cittadini fino a 250 euro per l’acquisto di impianti domestici di depurazione, in coincidenza sospetta con un incontro a Castel del Piano dove è stato presentato da una ditta privata un sistema di uso domestico per filtrare l’acqua alla presenza di molti amministratori locali, compreso il presidente dell’Acquedotto del Fiora ed ex sindaco di Arcidosso, Emilio Landi.

 

Locandina dell’incontro del 17/6/17. foto da facebook

Peraltro il finanziamento dei depuratori privati verrà fatto con i soldi del Cosvig (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche), quindi con i finanziamenti i che dall’Enel transitano attraverso gli Enti locali.
Questa Delibera indirettamente conferma la relazione tra geotermia ed inquinamento crescente delle falde idriche e che l’amministrazione di Arcidosso considera l’acqua non un diritto, ma una merce.  

 

E’ evidente che ormai anche le amministrazioni e il gestore hanno preso atto del denunciato depauperamento del bacino potabile dell’Amiata e di fronte all’incapacità dei soggetti preposti alla tutela dell’acqua e della salute, ci si aspetta immediati provvedimenti per impedire a monte la distruzione e l’avvelenamento delle sorgenti, oppure scuse pubbliche e dimissioni.

Sos Geotermia aderente alla Rete nazionale NoGESI


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Oggi,10 luglio, sul tema interviene anche Acqua Bene Comune Grosseto; leggi il comunicato su:

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Mercurio e centrali geotermiche. Quando la toppa è peggio del buco

Aggiornamento importante 26/4/2017

A seguito dei nostri comunicati sull’incidenza delle centrali geotermiche nell’inquinamento da mercurio, riceviamo e pubblichiamo una informativa dell’Autorità di bacino del Fiume Tevere che ribadisce che le emissioni delle centrali geotermiche in Amiata sono indicate tra le sorgenti di inquinamento di mercurio del bacino del Paglia-Tevere:

si riscontra alla Vs. comunicazione e-mail informandoVi di aver disposto la pubblicazione sul sito istituzionale della scrivente Autorità di bacino, al link http://www.abdac.it/index.php/it/content_page/17-eventi/147-attivita-di-monitoraggio-del-mercurio, la seguente news/informativa che si riporta integralmente qui di seguito per opportuna conoscenza:

“In relazione ai diversi comunicati diffusi on-line sulla problematica, si ricorda
che è attivo dal settembre del 2016 presso lʼAutorità di bacino un tavolo di
coordinamento tra le Regioni Lazio, Umbria e Toscana, al quale lʼAutorità
assicura la trasmissione di ogni segnalazione da parte dei soggetti interessati
per le valutazioni delle Strutture competenti.
Il tavolo ha già licenziato un Piano di indagine per la verifica della
contaminazione da mercurio nel sistema fluviale Paglia-Tevere (scarica il Piano)
Con riguardo alla valutazione della componente della geotermia lo stesso Piano
dʼindagine afferma che : ”Occorre segnalare che il mercurio ha anche altre fonti
di emissione attive nel territorio amiatino, connesse agli usi geotermici delle
acque sotterranee, e che, per la sua volatilità, esistono fenomeni di ampia
diffusione a livello globale, tanto che nel 2013 è stata firmata la Convenzione
internazionale di Minamata sul Mercurio, per contenere lʼemissione di questo
metallo nellʼambiente, convenzione non ancora entrata in vigore per mancata
ratifica da parte di un numero sufficiente di stati. LʼItalia è tra i firmatari, ma non
ha ancora ratificato lʼaccordo”.
I dati e le informazioni che risulteranno dal programma di esecuzione del
suddetto Piano dʼindagine saranno resi pubblici e disponibili nel sito
istituzionale dellʼAutorità a conclusione della prima fase operativa.
Si ricorda anche con lʼoccasione che nel corso delle attività della prima fase del
Piano dʼindagine sono previsti ulteriori particolari momenti di partecipazione
pubblica che saranno tempestivamente promossi e divulgati, il primo dei quali
si è già svolto il 9 gennaio u.s. presso la Sala Consiliare di Orvieto (http://www.abdac.it/index.php/it/indagine-mercurio)”.

Ufficio di Segreteria Particolare – Autorità di bacino del Fiume Tevere


Comunicato stampa 23/4/2017

A seguito dei recenti convegni che la rete NoGESI ha organizzato ad Orvieto, Abbadia S.SalvatoreAcquapendente in merito all’inquinamento da mercurio del fiume Paglia, l’Enel il 19 aprile us con un comunicato (vedi sotto) si è evidentemente sentita in dovere di rispondere (ad “alcuni soggetti”). Ma la toppa, come spesso accade, è peggio del buco, come di seguito illustriamo.

 

L’Enel scrive che i nuovi impianti AMIS di abbattimento del Mercurio installati di recente nelle centrali geotermiche dell’Amiata consentono di abbattere la quasi totalità di tale inquinante e che le centrali dell’Enel non c’entrano con l’inquinamento accertato del fiume Paglia, che arriva al Tevere e fino al mar Tirreno.

Intanto c’è da prendere atto che l’ENEL ci dà indirettamente ragione ad aver sollevato molti anni fa il problema della nocività delle emissioni geotermiche in Amiata, se è vero che ha dovuto investire molto in 34 nuovi impianti per ridurre gli inquinanti a quel “quasi tutto”. Se non ci fosse stato l’allarme lanciato da semplici cittadini, si sarebbe continuato ad emettere quanto è stato documentato negli anni scorsi.

Ma che fine hanno fatto le tonnellate di Mercurio emesse quando gli impianti Amis non erano installati?
Ed oggi, quando tali impianti sono fuori servizio, il che succede spesso, quanto Mercurio esce?

Per gli ingegneri dell’ENEL la legge della conservazione delle masse sembrerebbe che non esista più. Hanno forse dimenticato che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma?

Queste sono le emissioni annuali, riferite agli anni 2007-2009 di alcuni inquinanti rilasciati in atmosfera dalle centrali geotermiche e misurate nel flusso di massa da ARPAT (nota del Dip. ARPAT di Siena del 12.5.2011 Prot. n° 32765): Acido solfidrico 2.799 t/a, Mercurio 889,14 kg/a Arsenico 28,97 kg/a, Ammoniaca 2.460 t/a.

Come si vede le quantità annue sono nell’ordine delle tonnellate, cioè 1.000 chilogrammi, uguale a 1 milione di grammi o ad 1 miliardo di milligrammi, 1.000 miliardi di microgrammi. E poiché per inquinare le acque potabili basta 1 microgrammo di Mercurio per litro, una sola tonnellata di Mercurio è in grado di avvelenare 1.000 miliardi di litri d’acqua, una quantità enorme, ben oltre le portate di qualunque sorgente e, purtroppo, è documentato dall’Allegato 6 allo Studio epidemiologico del CNR di Pisa del 2010 che nei paesi dell’Amiata al crescere delle concentrazioni di Mercurio misurate in quei paesi, crescono vertiginosamente le morti in un relazioni statisticamente significative, perché una parte di quel Mercurio è trattenuto anche dai corpi umani in gravissima sofferenza.

Oggi l’Enel afferma che esce solo “vapore acqueo per oltre il 99,5%”, ma non ci dice quanto è grande quel cento! 
Quando quel cento si misura in metri cubi con moltissimi zeri, allora quel 0,5% assume valori preoccupanti. Le attuali emissioni di Mercurio dalle centrali geotermiche del campo di Bagnore a Santa Fiora (con tutti gli impianti di abbattimento in funzione) secondo quanto misurato da Arpat sono pari a circa 10 grammi ogni ora. Vale a dire una quantità di Mercurio che rende non potabile (cioè sopra ai limiti di legge) una quantità di acqua pari a 10 milioni di litri all’ora o 10 mila metri cubi all’ora.

D’altra parte basta osservare quanto pubblicato in prestigiose riviste (e mai smentito), dal prof.Riccardo Basosi, docente all’università di Siena e rappresentate italiano in U.E. per le innovazioni tecnologiche in ambito energetico: dalle centrali dell’Amiata esce in atmosfera il 42,5% di tutto il Mercurio emesso da tutte le industrie in Italia (vedi tabella 2 sotto) ed è, anche per questo, che afferma che le centrali geotermiche in Amiata inquinano più delle centrali a carbone di pari potenza. Ma l’Enel le chiama pulite.

 

Comunicato Enel Green Power del 19/4/2017

MERCURIO, ENEL GREEN POWER: “TOTALE ININFLUENZA DEL MERCURIO DA COLTIVAZIONE GEOTERMICA SU RETICOLO IDROGRAFICO PAGLIA”

In riferimento agli ultimi dati diffusi da alcuni soggetti, in base ai quali il fiume Paglia avrebbe concentrazioni di mercurio superiori ai limiti di legge a causa delle centrali geotermiche, Enel Green Power smentisce nella maniera più categorica e precisa anzitutto che gli impianti AMIS (Abbattimento Mercurio e Idrogeno Solforato), installati su tutte le 34 centrali geotermiche toscane, consentono di abbattere la quasi totalità del mercurio e dell’H2S, tanto che dalle torri di raffreddamento esce vapore acqueo per oltre il 99,5% e ogni emissione di gas incondensabili, sostitutiva peraltro di emissioni naturali, è costantemente monitorata e molto al di sotto dei limiti di legge. I quasi 6 miliardi di kWh prodotti in Toscana consentono infatti di evitare l’immissione in atmosfera di oltre 2.500 milioni di tonnellate di CO2 annue e di evitare l’utilizzo di 1,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.
Per quanto riguarda il mercurio, a seguito di cinque anni di monitoraggi, è acclarata la totale ininfluenza delle ricadute di mercurio da coltivazione geotermica sul reticolo idrografico che attraversa i territori delle centrali geotermiche per confluire nel fiume Paglia. Con le autorizzazioni degli ultimi anni per il riassetto di Piancastagnaio e per la costruzione della centrale geotermica Bagnore 4, infatti, è stata realizzata una rete di punti di controllo delle acque nei pressi delle centrali, composta da 8 stazioni di acque superficiali tra Piancastagnaio e Santa Fiora, 9 stazioni di acque di falda nei comuni di Castiglione d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, Castel del Piano, Santa Fiora e Arcidosso, 4 piezometri nei territori di Santa Fiora e Abbadia San Salvatore oltre a 3 punti di prelievo in località Merigar nel comune di Santa Fiora.
I risultati di questa importante e costante attività, in corso dal 2012 e svolta sia da Enel sia da Arpat in modo autonomo e indipendente, hanno confermato valori di concentrazioni di mercurio nelle acque di gran lunga al di sotto del limite di soglia previsto per le acque potabili che è di un microgrammo a litro. L’eventuale presenza di alte quantità di mercurio nelle acque del fiume Paglia, quindi, non può essere assolutamente imputata alle centrali geotermiche le cui acque circostanti sono tra le più monitorate della Toscana. Enel Green Power è a disposizione per ogni ulteriore approfondimento.


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Incredibili Ars e Arpat, sulla geotermia tirano dritto come nulla fosse

E’ inaccettabile che le agenzie regionali azzerino 15 anni e più di studi e ricerche senza un mea culpa e senza chiedere il fermo dell’attività geotermica in attesa delle annunciate nuove ricerche.

 

Alle ortiche più di quindici anni di studi, pubblicazioni e convegni usati per cercare di nascondere i dati esistenti sulla correlazione tra lo sfruttamento geotermico e l’inquinamento dei territori con danni statisticamente certi alla salute.
Li vogliono buttare alle ortiche perché i dati contenuti in tali studi smentiscono le loro conclusioni e una lunga sequenza di loro errori e forzature non hanno retto alle verifiche che i comitati, Sos Geotermia in primis, hanno negli anni puntigliosamente svelato.
Ma un risultato certo è stato ottenuto: le centrali geotermiche non hanno sospeso neanche per un giorno la loro attività: era forse questo lo scopo da raggiungere?
I dubbi, più che legittimi, vengono quando Ars e Arpat, il 24 novembre scorso a Firenze ed oggi in “tour” sull’Amiata, hanno l’ardire di raccontare che hanno in progetto un nuovo studio sulla salute e quindi si possono cancellare con un colpo di spugna tutte le ricerche del passato.
Se, come affermano, fosse ancora necessario dopo sette anni approfondire gli studi perchè c’è un dubbio sulla correlazione tra centrali e salute, allora si dovrebbe, coerentemente e in base al “principio di precauzione” ormai pacificamente accettato, chiedere l’immediata moratoria di ogni attività geotermica in essere e di progetto, in attesa di altri e più precisi riscontri.
Ma, al solito, non è questo lo scopo di ulteriori studi: loro continueranno a indagare a spese nostre, mentre le centrali continueranno a fumare sempre a spese nostre, in bolletta e in medicine.
Il tutto voltando semplicemente pagina e ricominciando da zero, dimenticando il passato (chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato) e gli almeno otto gravi errori che da sempre denunciamo e che riportiamo qui sotto.


GLI 8 ERRORI ARS-ARPAT SULLA GEOTERMIA IN AMIATA 

Per poter riferire al Consiglio regionale in merito alla sostenibilità sanitaria ed ambientale delle centrali geotermoelettriche flash in Amiata, abbiamo chiesto la nomina di una Commissione scientifica, composta da ricercatori e personalità di sicura competenza ed esperienza, con la presenza paritetica di membri indicati dai Comitati locali.
Tale richiesta è giustificata dai seguenti errori compiuti da Ars/Arpat:

1– nel 2010, sullo studio epidemiologico del CNR, affermano l’esistenza di un quadro sanitario «rassicurante» registrato nelle aree geotermiche, dott. Cipriani in “Studio in Sintesi” pag.25; –> visualizza e/o scarica errore 1 in pdf

2 – nel 2010, criticati, affermano che il +13% di mortalità registrato in Amiata dipende dagli «stili di vita», Comunicato Stampa martedì 28 dicembre 2010; –> visualizza e/o scarica errore 2 in pdf

3 – nel 2012 in sede di Valutazione Impatto Ambientale per Bagnore 4:
1) non riportano i dati sanitari fuori norma, i quali non avrebbero consentito l’autorizzazione alla emissione di altri inquinanti, anche se a norma, come testimonia l’opposizione dell’arch. Zita, subito rimosso dal suo incarico; –> visualizza e/o scarica errore 3.1 e 3.2 in pdf
2) non è più richiesta la valutazione cumulativa degli inquinanti, già segnalata come necessaria, sia da USL che ARPAT, ma poi dagli stessi dimenticata;
3) accreditano la tesi che le ricadute degli inquinanti sono solo in aree disabitate; –> visualizza e/o scarica errore 3.3 e 3.4 in pdf
4) non segnalano l’avvenuta manipolazione del parere sanitario, riportato dalla Regione nell’atto conclusivo;

4– nel 2013 affermano che la normativa sulla VIA non consentirebbe di avere uno studio di impatto sulla salute ( registrazione dott.ssa Nuvolone del17 giugno 2013 al Comune di S.Fiora); –> visualizza e/o scarica errore 4 in pdf

5 – nel 2013 le USL ottengono finanziamenti dalla Regione per studiare gli effetti di bacco, tabacco e venere nella popolazione dell’Amiata…; –> visualizza e/o scarica errore 5 in pdf

6 – dal 2014 affermano che le cause dell’eccesso di mortalità non possono essere di origine ambientale, perché si registra solo negli uomini (argomento ripreso dagli amministratori, nel video che segue l’ex assessora regionale Bramerini), quando una risposta diversa in funzione del sesso è documentata in moltissimi studi sull’inquinamento ambientale; –> visualizza e/o scarica errore 6 in pdf

7 -negli ultimi anni l’Arpat smentisce i dati esistenti e attestanti l’aumento di concentrazione di Arsenico nelle sorgenti dell’Amiata. In precedenza ha prodotto uno studio che ha consentito la deroga ai limiti di legge per l’Arsenico nell’acqua potabile, ipotizzando una concentrazione naturale anomala, calcolata anche sui campioni di acqua prelevata a valle di discariche minerarie, già inquinate da attività minerarie e già inserite nei Piani ufficiali di bonifica; –> visualizza e/o scarica errore 7 in pdf

8 – nel 2011 le emissioni geotermiche di Ammoniaca in Amiata non vengono considerate nella produzione toscana di particolato Pm 10 – Progetto Patos1. L’errore viene corretto nel 2015. –> visualizza e/o scarica errore 8 in pdf


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Dall’Amiata alla Valle del Tevere seguendo la via del mercurio

In occasione del convegno che si è recentemente tenuto a Abbadia San Salvatore dal titolo “Dall’Amiata alla valle del Tevere: ancora geotermia industriale o un altro sviluppo è possibile?”, promosso dalle associazioni SOS Geotermia e Rete Nazionale NOGESI, ampio spazio è stato riservato al tema “Geotermia, mercurio e inquinanti”, tema illustrato e approfondito dalle relazioni di Roberto Barocci (Geotermia elettrica: rischi per la salute pubblica e le acque), Andrea Borgia (Amiata: Geotermia – un velenoso cocktail di inquinanti) e dal sindaco di Orvieto Giuseppe Germani (Mercurio: un problema emergente dell’Italia centrale).

Un grave allarme sulla situazione di inquinamento da mercurio era stato lanciato lo scorso anno, quando nel giugno 2016 furono resi noti i dati dell’attività di ricerca (raccolti dal 2009) del dipartimento di scienza della terra dell’università di Firenze e presentati dal professor Pilario Costagliola, docente di mineralogia, nell’ambito dell’incontro pubblico, organizzato dagli Amici della Terra, dal titolo “La strada del mercurio”, svoltosi a Roma, presso i locali del Senato. Nel loro report Gli Amici della Terra parlano di “60 tonnellate di mercurio nei sedimenti fluviali del fiume Paglia, 11 kg di mercurio che ogni anno arrivano al Mar Tirreno, concentrazioni elevate di mercurio nei campioni di muscoli dei pesci d’acqua dolce. Oltre il 90% del mercurio ritrovato nei pesci è nella forma metilata, la più pericolosa per la salute umana. Una grande percentuale dei campioni di muscolo di pesce supera le linee guida U.S. EPA 2009 (United States Environment Protection Agency) per il metil-mercurio ai fini della sicurezza per il consumo umano”.

L’origine di un tale disastro veniva attribuito tout court a “più di un secolo di estrazione e lavorazione dei minerali di mercurio nel Monte Amiata, uno dei più grandi giacimenti di mercurio di tutto il mondo”. Successivamente però gli Amici della Terra avevano ammesso che certamente, tra le cause dell’inquinamento da mercurio, andava annoverata la “già nota” produzione geotermica. Ora a riprovarci sono l’ARPA Umbria sostenendo che “dai primi riscontri in letteratura” ben poca cosa è il contributo della geotermia amiatina e comunque il suo contributo “va gestito in altro contesto ambientale (è (solo) una questione prettamente toscana)”. No, non è una questione solamente toscana –sostiene la portavoce della Rete Nazionale NOGESI Solange Manfredi– ma una questione dei territori attraversati dal fiume Paglia ed inquinati da mercurio, dunque un problema che riguarda tutte e tre le tre regioni Toscana, Umbria e Lazio!

Le miniere di mercurio dell’Amiata sono peraltro dismesse da quarant’anni e in massima parte bonificate, mentre le centrali geotermoelettriche di Enel Green Power, rilasciano continuamente in atmosfera un vero e proprio cocktail di inquinanti, tra i quali il mercurio occupa senza dubbio un posto d’onore, rappresentando il 42,5% delle emissioni di mercurio provenienti dall’intero comparto industriale italiano (Studio Basosi e Bravi, 2014), nonostante gli abbattitori di questo inquinante (AMIS).

“È possibile fare un calcolo approssimativo del mercurio emesso –questa quantità è sottostimata in quanto non vengono considerate le emissioni durante i fuori servizio degli impianti– in base ai dati disponibili”, osserva il geologo Andrea Borgia, attento studioso della geotermia amiatina. “Secondo i dati Enel nel 1996 –continua il prof. Borgia– le emissioni di mercurio erano pari a 2611 kg/anno. Nella DGR Regione Toscana, la n. 344, si ricava che le centrali di Piancastagnaio emettono mercurio nella quantità di 1969 kg/anno nel 2000; 749 kg/anno nel 2003; 914 kg/anno nel 2005; 740 kg/anno nel 2007; 248 kg/anno nel 2013. Il totale emesso negli anni 1969-1999 è di 37,894 tonnellate, a cui si aggiungono le emissioni dal 2000 al 2016, per un totale di 52,559 tonnellate. Questa quantità di Mercurio immessa nell’ambiente è esorbitante”.

“Concludendo, la quantità di mercurio emessa dalle centrali geotermiche di Piancastagnaio è di poco inferiore alla quantità di mercurio contenuta attualmente nel Paglia (considerate le approssimazioni fatte si dovrebbe dire che è circa uguale)”, afferma Borgia, il quale aggiunge: “La quantità di Mercurio che arriva al Mar Tirreno è 22 volte meno di quella che viene emessa attualmente dalle centrali geotermiche di Piancastagnaio e che ricade nel bacino del Paglia. Quindi si dovrebbe concludere, che non c’è bisogno di tirare in ballo le vecchie miniere di Mercurio dismesse ormai da quasi 40 anni ed in buona parte bonificate, ma che con tutta probabilità la maggior parte del mercurio accumulato nel Paglia, o che passa attraverso il Paglia per arrivare al Mar Tirreno, proviene dalle centrali geotermiche di Piancastagnaio”.


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Abbadia S.S., 4 febbraio 2017. Documentazione e materiali del Convegno

ATTENZIONE, PAGINA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO: iniziamo la pubblicazione della documentazione e dei materiali del convegno del 4 febbraio 2017 ad Abbadia San Salvatore “DALL’AMIATA ALLA VALLE DEL TEVERE: ANCORA GEOTERMIA INDUSTRIALE O UN ALTRO SVILUPPO E’ POSSIBILE?”

 

 

COMUNICATO STAMPA del 6 febbraio 2017

INSIEME AD ABBADIA PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, LIQUIDARE LA VICENDA GEOTERMIA

L’AMIATA NON È PIÙ SOLA CONTRO LA GEOTERMIA SPECULATIVA ED INQUINANTE

SABATO 4 FEBBRAIO 2017, AD ABBADIA SAN SALVATORE, NEL CORSO DEL CONVEGNO IN MEMORIA DEL PROF. ROBERTO MINERVINI SUL TEMA “DALL’AMIATA ALLA VALLE DEL TEVERE: ANCORA GEOTERMIA INDUSTRIALE O UN ALTRO SVILUPPO È POSSIBILE?”, ORGANIZZATO DALLA RETE NAZIONALE NOGESI E SOS GEOTERMIA, I RAPPRESENTANTI DEI COMUNI DI LAZIO, UMBRIA E TOSCANA SI SONO INCONTRATI PER DIRE CHE UN ALTRO SVILUPPO È POSSIBILE E DOVEROSO PER SALVAGUARDARE L’AMBIENTE, IL PAESAGGIO E BELLEZZA DEI LORO TERRITORI.

Il futuro dell’Amiata è il futuro del centro Italia. Il Monte Amiata, infatti, è al centro di un ecosistema a rischio, la cui salvaguardia e valorizzazione riguarda ben tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Proprio per questo il convegno di sabato, connotato come sempre dall’alta qualità delle relazioni e che ha registrato una altissima affluenza di pubblico, ha visto gli interventi di diversi rappresentati dei comuni di tre regioni per dire no ad uno sviluppo dei loro territori fondato sulla geotermia speculativa ed inquinante.

La giornata, moderata da Vittorio Fagioli della rete NOGESI, si è aperta con i saluti del sindaco di Abbadia San Salvatore dr. Fabrizio Tondi e una introduzione di Velio Arezzini di SOS Geotermia che ha richiesto con forza la chiusura delle centrali geotermiche “flash” e l’elaborazione di piano energetico alternativo.

Nella prima parte del convegno i proff. Roberto Barocci e Andrea Borgia hanno evidenziato, avvalendosi dei dati ufficiali delle ARS, ARPAT e Università, le emissioni in atmosfera di inquinanti prodotte dalle 5 centrali flash geotermoelettriche dell’Enel presenti nel territorio del Monte Amiata, con effetti sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sulla sismicità, sul bacino idrico dell’Amiata (il più importante del Centro Italia), sui fiumi Paglia e Tevere, oggetto di inquinamento da mercurio pari al 42,5%  della intera produzione di mercurio dell’industria nazionale.

L’ing. Giorgio Santucci ha illustrato, poi, gli studi che gli scienziati di varie università nel mondo, stanno portando avanti per uno sfruttamento ecosostenibile dell’energia geotermica: BHE (Borehole Heat Exchangers). A conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, di come gli impianti idrotermali oggi conosciuti non permettano uno sfruttamento dell’energia geotermica rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini.

La parola, quindi, è passata alla componente politica che, all’unisono, si è espressa con forza per ribadire il proprio proposito di voler portare avanti, ed attuare, una politica di sviluppo legata alla valorizzazione e salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio, dell’agricoltura, dell’enogastronomia e dell’immenso patrimonio storico, culturale ed archeologico di questi territori di straordinaria bellezza. Bellezza che va preservata, perché ha un compito etico insostituibile.

Sulla votazione del consiglio Regionale della Toscana in merito alla questione delle “aree non idonee alla geotermia” i tre consiglieri di opposizione Giacomo Giannarelli (M5S), Tommaso Fattori (SI) e Manuel Vescovi (LN) hanno evidenziato i risvolti della votazione del 1° febbraio in Consiglio Regionale e la volontà di proseguire sulla vicenda sanitaria e ambientale dell’Amiata, riportando in Consiglio il parere dei ricercatori e scienziati che saranno ascoltati dalla Commissione Ambiente. Vescovi ha posto la necessità che della questione sanitaria del Monte Amiata venga investita la Commissione Sanità del Consiglio Regionale.

Sulla vicenda del mercurio nel fiume Paglia e Tevere il sindaco di Orvieto Germani ha ribadito la volontà delle amministrazioni comunali dei territori coinvolti di risolvere il problema dell’inquinamento da mercurio per proseguire ed ampliare l’azione nella direzione della tutela a valorizzazione dei territori. Ha chiuso la sezione politica il sindaco di Acquapendente, Angelo Ghinassi, che ha sottolineato l’importanza che questa battaglia, in difesa dell’ambiente, della salute e della bellezza dei nostri territori, venga portata avanti insieme dalle amministrazioni comunali delle tre regioni coinvolte perché, come ricordato anche dalla Corte di Costituzionale, il benessere dei cittadini e la tutela dell’ambiente hanno un valore “primario ed assoluto” e la tutela del paesaggio non può essere «subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici». Questa proposta- se praticata- farà fare un passo avanti alla vertenza “geotermia e mercurio” in quanto lo scontro è assunto in prima persona dagli stessi amministratori dei territori.

La seconda parte del convegno è stata poi dedicata alle proposte di un diverso tipo di sviluppo economico ed energetico dell’area. Particolarmente interessante è stata la testimonianza del sindaco di Castiglione d’Orcia, Claudio Galletti che ha evidenziato come la Val d’Orcia, in pochi anni, grazie ad una politica di “sanatoria” delle industrie insalubri del territorio, sia approdata ad uno sviluppo durevole rispettoso dell’ambiente e delle sue peculiarità e sia riuscita ad imporsi come area a forte vocazione turistica e culturale.

I lavori si sono chiusi con l’intervento della prof. Cinzia Mammolotti che ha rilanciato la proposta della istituzione del Parco Naturale Nazionale dell’Amiata per la tutela e la valorizzazione dell’intero patrimonio ambientale ,storico e culturale. Con l’impegno di tutti a “chiudere” la vicenda geotermia nell’Amiata e portare avanti progetti per uno sviluppo sostenibile dell’area, nella consapevolezza che degrado e diseducazione possono dar prova di essere un costo insuperabile per la società.

Rete NoGESI                                                               Sos Geotermia


MATERIALI E DOCUMENTAZIONE

Riprese e interviste a cura di Amiata News

Introduzione ai lavori Velio Arezzini, Sos Geotermia/rete Nogesi

Intervento Roberto Barocci, Sos Geotermia/rete Nogesi

Le slides (in pdf) dell’intervento di Roberto Barocci, clicca qui per scaricare

Intervento Prof.Andrea Borgia, geologo

Intervento Giuseppe Germani, sindaco di Orvieto

Intervento Solange Manfredi, portavoce rete Nogesi

Intervento Tommaso Fattori, consigliere regionale Toscana SI

Intervento Giacomo Giannarelli, consigliere regionale Toscana M5S

Intervento Manuel Vescovi, consigliere regionale Toscana Lega Nord

Intervento Andrea Bassetti, imprenditrice agricola, Pres. Biodistretto Val d’Orcia

Intervento Antonio Pacini, Orto Botanico del Monte Amiata

Intervento Fabio Menchetti, agronomo

Intervento Claudio Galletti, Sindaco di Castiglione d’Orcia

Intervento Fabrizio Tondi, sindaco di Abbadia S.S.

Intervento Ing. Giorgio Santuci, presidente EGS

Intervento Fabio Landi, Sos Geotermia

 Intervento Cinzia Mammolotti, Movimento di Cittadinanza,
sul Manifesto dell’Amiata

Interviste

 

 

 

 

 

 

TUTTO IL CONVEGNO IN 4 VIDEO

PARTE 1a

PARTE 2a

PARTE 3a

 

PARTE 4a

 

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AVVIATA L’INDAGINE SULLA PRESENZA DI MERCURIO NEL PAGLIA/TEVERE, MA SI RISCHIA DI PARTIRE CON IL PIEDE SBAGLIATO

Lo scorso 9 gennaio ad Orvieto si è svolto l’incontro di informazione pubblica in merito al piano di indagine conoscitiva sullo stato di contaminazione da mercurio nei fiumi Paglia e Tevere.

Nonostante che il sindaco di Orvieto Germani e l’assessora all’ambiente della regione Umbria Cecchini avessero stigmatizzato correttamente la necessità di “capire il fenomeno per trovare le soluzioni idonee” (Germani) e “prima di approntare interventi di bonifica occorre capire lo stato delle cose” (Cecchini), le strutture tecniche, sorprendentemente, hanno deciso di concentrare la loro attenzione, ed i loro rilievi ed esami, sull’inquinamento causato dalle ex-miniere di mercurio dell’Amiata, ormai dismesse da 40 anni e, per di più, parzialmente bonificate! (vedi allegato) trascurando, quasi completamente, l’inquinamento prodotto dalle centrali geotermoelettriche.

Riteniamo che questa modalità di procedere comporti il rischio di spendere soldi senza avere un quadro completo delle fonti di inquinamento, con il probabile risultato di porre in essere azioni che non portino a risolvere il problema dell’inquinamento da mercurio, divenuto ormai uno dei problemi ambientali più evidenti in questa martoriata Centro- Italia.

Sì, è vero, qualcuno (Marchetti della ARPA Umbria e Fagotti dell’ARPA Toscana) ha ammesso, nell’intervento del 9 gennaio, che vi sono anche “fonti potenziali di origine antropica” ma, nel piano di indagine predisposto, non vi sono precisi e specifici esami intorno alle centrali geotermiche dell’Enel Green Power, che danno un contributo rilevante e continuo all’inquinamento e che rappresentano “un rubinetto sempre aperto” di mercurio ed altri tossici.

Eppure questo dato compare – oltre che in studi dell’Università di Pisa del 2008 e nello studio Basosi-Bravi del 2014 (che indica come il mercurio emesso dalle centrali geotermoelettriche dell’Amiata è pari nientedimeno che al 42,5 % delle emissioni di mercurio provenienti da tutto il comparto industriale italiano!) – nei documenti ufficiali della Regione Toscana (Delibera Regionale n.344 del 22.03.2010) e nella rivista “Epidemiology and Prevention” che riporta lo studio CNR/ARS (Agenzia Regionale di Sanità della Regione Toscana) del 2010 e che sotto si riporta (le centrali geotermiche sono responsabili di diversi inquinanti, oltre al mercurio, come ammoniaca, arsenico, CO2, ecc.)

Clicca per leggere la tabella

“Le emissioni ufficiali di mercurio da parte della geotermia nella zona amiatina sono – come si vede sopra – stimate in 760 kg/anno nel 2007, ma sono state ben 2.083 kg/anno fino al 2000.
Come è noto le 34 centrali geotermiche toscane sono dislocate in numero di 30 nell’area geotermica nord (Larderello-Radicondoli-Chiusdino) per complessivi 794 Megawatt installati, ed in numero di 5 nell’area geotermica sud Amiata, compresa la nuova centrale Bagnore 4, per complessivi 120 MW installati. Quindi, a (quasi) parità di emissioni complessive di mercurio (733 kg/anno area nord, 760 kg/anno area sud), il MW installato in Amiata è molto più inquinante in mercurio di quello installato nell’area nord. Il contrario avviene per l’arsenico. I dati sopra riportati sono precedenti all’entrata in funzione (2015) della nuova centrale Bagnore 4 in Amiata, quindi vanno ora corretti al rialzo” (Fonte:” Nocività del mercurio, sua diffusione in Toscana, nei fiumi ed in mare”, Medicina Democratica-Coordinamento toscano, 3.07.2016).

Oltre a ciò, va considerato il mercurio proveniente dai depositi dei bacini della subsidenza indotta dallo sfruttamento geotermico in Amiata (possibile responsabile per altro del collasso di due ponti della Cassia sul Paglia), come ha evidenziato il prof. Andrea Borgia nel convegno del 12.07.2016 ad Orvieto.

Me c’è di più. Anche il bacino del Fiora va inserito nel Piano di indagine, perché nel bacino del Fiora insistono le due centrali geotermiche di Bagnore 3 e 4 per metà della produzione elettrica dell’Amiata (60 MW). Del resto, anche lo stesso Fagotti sostiene che “le principali miniere di mercurio del comprensorio dell’Amiata insistono prevalentemente nel fiume Paglia e nel bacino del Fiora” e lo stesso Pelillo, dell’Autorità del bacino del fiume Tevere, ricorda la necessità di “allargare-nel prosieguo di questo importante lavoro- l’indagine al Fiora”.

Quindi, se vogliamo veramente partire con il piede giusto, è necessario comprendere nel piano di indagine anche le centrali geotermiche di ENEL Green Power, che non può rimanere convitato di pietra: perché ha le sue corresponsabilità nel produrre inquinamento da mercurio, e perché …la bonifica si può fare, ma si deve anche fermare l’inquinamento – non ha alcun senso, infatti, bonificare se poi si continua ad inquinare!

Chiediamo pertanto ai sindaci ed alle istituzioni regionali, nonché ai loro organi tecnici, che il piano di indagine contempli anche tale ipotesi di lavoro. Per evitare che si spendano soldi pubblici e non si risolvano i problemi. Non sarebbe la prima volta nel nostro Paese.

E anche di questo si parlerà nel previsto convegno della Rete NOGESI /SOS Geotermia del 4 febbraio p.v. ad Abbadia San Salvatore, perché fermare l’inquinamento si può, e si deve. E lo si può fare agevolmente… fermando la produzione geotermoelettrica dell’Amiata! (120 MW di potenza installata). Proposta non incredibile in un momento in cui l’ENEL presenta un piano di dismissione di centrali elettriche di ben 25.000 MW (circa 1/5 della potenza installata in Italia), stante la riduzione ormai endemica dei consumi nel Paese e lo sviluppo delle fonti alternative. Sarà forse ostacolo che la energia geotermia è finanziata con incentivi che utenti ed imprese pagano sulla bolletta elettrica?


Situazione odierna della bonifica delle ex miniere di mercurio dell’Amiata

1.Miniera ex Siele (la seconda miniera più importante del comprensorio amiatino con centinaia di addetti sita tra le località Saragiolo e Castell’Azzara). Bonifica già completata e certificata.

2.Miniera Morone (piccola miniera sita nel comune di Castell’Azzara vino alla loc. Selvena). Bonifica già completata e certificata.

3.Miniera di Abbadia S.S. (la più importante con circa 1200 minatori)
Nel 2008 fu stipulato un accordo, dopo lunga trattativa fra l’ENI (titolare della miniera) e il Comune di Abbadia S.S. che prevedeva l’incarico e la responsabilità della bonifica allo stesso comune con compenso da parte dell’ENI di 18.000.000 di euro più proprietà (boschi e terreni, laghetti, edifici ex officine e strutture di supporto).
Da allora il responsabile della bonifica è il comune di Abbadia S. Salvatore.
Situazione ad oggi:
– Lotto 1 (bonifica eternit) già eseguita.
-Lotto 2 (pozzo Garibaldi e uffici) appalto dei lavori eseguito. Sono in corso i lavori di completamento del progetto appaltato. Conclusione a mesi.
– Lotto 3 (ex officine edifici ex spogliatoi) appaltati i lavori. Sono in corso i lavori di completamento del progetto appaltato. Conclusione a mesi.
– Lotto 4 (scarico dei rosticci dopo trattamento nei forni) in località Le Lame vicino alla miniera: lotto da appaltare perché lasciato per ultimo perché ritenuto non prioritario. Il progetto consisterà in una copertura della discarica (circa 1 metro di terreno di riporto) e naturalizzazione dei versanti. Comunque le acque che attualmente cadono sullo strato superiore dei rosticci non rappresentano un pericolo di inquinamento della faglia e delle acque di scolo perché trattasi di rosticci trattati a oltre 1000° C che possono ancora contenere una minima quantità di cinabro.
– Lotto 5 (ex polveriere e uffici e strutture di supporto) lavori completati;
– Lotto 6 (ex forni) la parte più centrale ed inquinata. E’ stato completato il progetto esecutivo. A breve si terrà la conferenza dei servizi che dovrà esprimersi su tale progetto. Si pensa di appaltare (se i tempi burocratici verranno rispettati) i lavori entro il 2017. Il completamento degli stessi lavori di bonifica si prevedono per fine 2018 – primi 2019. Questo progetto importante prevede infatti un finanziamento consistente di circa 8.000.000 di euro. Soldi già disponibili nelle casse del comune.

Importante è poi il fatto che finalmente è stato sbloccato il “patto di stabilità” sulla bonifica mineraria che aveva fino ad oggi bloccato la possibilità di appaltare gli interventi del Lotto 6.
-Laghetto Muraglione (dove confluivano in gran parte le acque di scolo dei forni). I fanghi depositatasi nel corso degli anni sono certamente un problema da affrontare. Le acque analizzate sono comunque non inquinate da mercurio. È previsto un intervento per creare un bypass per tali canali naturali di scolo affinché non confluiscano più totalmente nel laghetto. Progetto di bypass che si prevede verrà finanziato a breve dalla Regione per circa 1.700.000 euro. Le acque che attualmente escono dal laghetto non presentano una situazione di inquinamento preoccupante.

È presente dal 2008 il monitoraggio delle acque in tutta l’area ex miniera di Abbadia, con più di 30 piezometri dislocati in tutta l’area del Lotto 6 (ancora da bonificare) ed esternamente a tutta l’area di bonifica. I dati fino ad oggi rilevati sull’inquinamento delle acque non risultano particolarmente preoccupanti.
Altro intervento completato circa 2 anni fa è stato quello per la realizzazione di 2 canali di scolo delle acque della montagna con bypass dell’area mineraria, evitando così che le stesse confluissero nella ex area mineraria e in particolare nell’area ancora da bonificare (Lotto 6).


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4 febbraio 2017. DALL’AMIATA ALLA VALLE DEL TEVERE: ANCORA GEOTERMIA INDUSTRIALE O UN ALTRO SVILUPPO E’ POSSIBILE?

ABBADIA SAN SALVATORE (SIENA)
SABATO 4 FEBBRAIO 2017, ORE 14,30- 19,30
CINEMA TEATRO AMIATA
scarica la locandina

In memoria del Prof.Roberto Minervini

Sabato 4 febbraio 2017 ore 14,30-19,30 a Abbadia San Salvatore (Siena) presso il cinema teatro Amiata si terrà un convegno sul tema “Dall’Amiata alla Valle del Tevere: ancora geotermia industriale o un altro sviluppo è possibile?”, organizzato dalla Rete Nazionale NOGESI e SOS Geotermia. Il convegno è dedicato alla memoria del Prof. Roberto Minervini, animatore appassionato della rete NOGESI, recentemente scomparso.

Sarà una giornata di analisi e approfondimento delle tematiche della geotermia nel Monte Amiata, delle centrali flash geotermoelettriche dell’Enel presenti nel territorio (cinque centrali per una potenza installata di 120 MW), con emissioni in atmosfera di inquinanti, con effetti sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sulla sismicità, sul bacino idrico dell’Amiata (il più importante del Centro Italia), sui fiumi Paglia e Tevere, oggetto di inquinamento da mercurio sul territorio dei comuni dell’Alto Lazio e dell’Umbria.

Il Monte Amiata è al centro di un ecosistema a rischio, la cui salvaguardia e valorizzazione riguarda ben tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Per questo il convegno vedrà la presenza di professori esperti in materia e di amministratori, non solo locali, ma anche di Lazio e Umbria. La presenza politica sarà dei consiglieri, membri della commissione ambiente del consiglio regionale della Toscana, perché esprimano le loro posizioni e gli impegni verso il consiglio regionale, il presidente e la giunta toscana.

Una parte importante del convegno sarà dedicata alla “proposta” che un cambiamento è possibile e che si può e si deve fare una diversa politica energetica del territorio in alternativa a quella attuale inquinante e speculativa, che si basi sul risparmio energetico, sulla efficienza e fonti realmente rinnovabili e compatibili con la salvaguardia dell’ambiente. Un piano energetico costruito con la partecipazione e la gestione dei cittadini, nel quadro delle effettive necessità energetiche in una situazione nazionale contrassegnata dalla riduzione dei consumi elettrici che non legittima, in questo momento, costruzione di nuove centrali elettriche.

E che si può e si deve puntare a un altro sviluppo economico, sostenibile, alternativo al “polo geotermico” che la regione Toscana vuol fare dell’Amiata, che si basi sul grande patrimonio ambientale, storico e culturale e sulla valorizzazione delle risorse del territorio (bio-agricoltura di montagna, artigianato locale, natura, etc.), che devono essere alla base delle scelte e dei programma del governo dei nostri amministratori locali e della stessa regione Toscana. Una giornata di “riflessione collettiva” sulle scelte che riguardano il futuro dell’Amiata e del Centro Italia.

Si invitano alla partecipazione, i cittadini, i comitati, i movimenti, gli amministratori, i partiti politici, le associazioni e organizzazioni di categoria, la stampa e le TV locali, regionali e nazionali.

PROGRAMMA (scarica la locandina in pdf alta qualità)

Ore 14:30 ACCREDITO PARTECIPANTI

Ore 15:00 APERTURA LAVORI
Presidenza: Vittorio Fagioli, Rete NOGESI
Saluto del Sindaco di Abbadia S. Salvatore (Siena): Dr. Fabrizio Tondi
Introduzione: Velio Arezzini, SOS Geotermia

Ore 15:15 GEOTERMIA, MERCURIO, INQUINANTI
Prof. Roberto Barocci, Geotermia Elettrica: rischi per la salute pubblica e le acque
Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano, Amiata: Un velenoso cocktail di inquinanti
Giuseppe Germani, sindaco di Orvieto (Terni), Mercurio: un problema emergente dell’Italia Centrale
Dott.ssa Solange Manfredi, giurista, portavoce Rete NOGESI, Strasburgo chiama Amiata
Ing. Giorgio Santuci, presidente EGS, Nuove tecnologie geotermiche: BHE (Borehole Heat Exchangers)

Ore 16:30 LA POLITICA
Sono stati invitati: Stefano Baccelli, presidente Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana. (PD)
Giacomo Giannarelli, vice presidente Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana. (M5S)
Tommaso Fattori, membro Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana. (SI)
Manuel Vescovi membro del Consiglio Regionale Toscana (Lega Nord)

Ore 17:15 IL CAMBIAMENTO È POSSIBILE: PROPOSTE PER UN ALTRO SVILUPPO
Dr. Andrea Strozzi, ideatore del “Low Living & High Thinking”, giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, L’insufficienza dell’efficienza
Claudio Galletti, Sindaco di Castiglione d’Orcia (Siena), Parco della Val d’Orcia e Amiata: i territori protagonisti
Bassetti Andrea, imprenditore, Presidente del Biodistretto della Val d’Orcia
Antonio Pacini, L’Orto Botanico del M. Amiata e la sua Biodiversità
Fabio Menchetti, agronomo, L’olivo sospeso – il museo dell’olio di Seggiano
Angelo Ghinassi, Sindaco di Acquapendente (Viterbo), I comuni dell’Alto Lazio per un NO alla geotermia e uno sviluppo sostenibile del territorio

Ore 18:30 DIBATTITO
Ore 19:00 Prof.ssa Cinzia Mammolotti, Il manifesto dell’Amiata: idee e proposte per lo sviluppo durevole del territorio / Il Parco Nazionale del M. Amiata


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Amiata, arsenico nell’acqua: dopo 4 anni sempre peggio

img-notiziaSindaci e Acquedotto del Fiora si assumano le proprie responsabilità sulla potabilità e rischi per la salute.

Quattro anni fa Sos Geotermia fece -a proprie spese- una serie di analisi a campione sulla presenza di arsenico e mercurio nell’acqua potabile dell’Amiata, versante grossetano.
Ne scaturì una pubblica denuncia che, è il caso di dire, smosse le acque placide e tranquille in cui si cullavano amministratori e gestori degli impianti, nonostante i precedenti allarmi sui rischi di inquinamento causati anche dalle attività delle centrali geotermiche.
Oggi un nuovo campionamento delle acque fatto dai cittadini -a loro spese- mostrerebbe una situazione senza dubbio peggiore rispetto al 2012, nonostante anche gli abbattitori di arsenico e la miscelazione delle acque di diverse sorgenti per ridurne le concentrazioni.
Quasi la totalità dei valori dell’arsenico sono superiori a 5 microgrammi/litro che è la soglia oltre la quale l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e i medici dell’ISDE sconsigliano l’uso potabile per bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie.
Ma, ancor peggio, in ben tre casi sembrerebbe superato addirittura il limite di legge di 10 microgrammi/litro, situazione che dovrebbe far scattare allarmi e divieti di potabilità che invece non ci sono stati, o ci sono sfuggiti.

Ci chiediamo: ma i sindaci, responsabili primi della salute pubblica, e i vertici dell’Acquedotto del Fiora hanno il polso della situazione e sono in grado di smentire questi dati pubblicando le analisi per tutte le sorgenti degli ultimi anni?
Nel caso fossero confermati gli sforamenti e comunque l’alto tenore di arsenico nell’acqua potabile, a parte le promesse da marinaio del’ex presidente dell’Acquedotto di anni fa che si impegnava per drastici abbattimenti, cosa intendono fare i sindaci e i vertici dell’Acquedotto del Fiora, prima di dimettersi?

————————————

Di seguito il testo del volantino che stiamo distribuendo in Amiata e che potete scaricare in pdf:

Cosa beviamo? …4 anni dopo
Qualcuno controlla l’arsenico nell’acqua dell’Amiata?

Riceviamo notizia da un gruppo di cittadini che hanno effettuato in questi giorni le analisi dell’arsenico contenuto nell’acqua che viene distribuita nelle loro case di una situazione per niente rassicurante in merito alle concentrazioni di ARSENICO nell’ACQUA.

Ricordiamo che il limite di legge per le concentrazioni di arsenico è di 10 microgrammi/litro, mentre l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ed anche lAssociazione italiana medici per l’ambiente (ISDE) raccomandino che l’arsenico contenuto nell’acqua destinata al consumo umano deve essere tendente allo ZERO e che comunque bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie dovrebbero evitare l’uso di acque con concentrazioni di arsenico superiori a 5 microgrammi/litro.

Questi i valori rilevati:

Analisi 2016
* valore oltre i limiti consigliati dall’OMS e ISDE (5 µg/L)
** valore oltre i limiti di legge (10 µg/L)

Località

Comune

Arsenico

Microgrammi/litro

Via di Montagna

Casteldelpiano

7,3 *

Via Pozzo stella

Casteldelpiano

6,8 *

Sorgente Montoto

Casteldelpiano

9,8 *

Paese

Montenero

4,7

Loc. Il Giunco

Arcidosso

10,2 **

Via del Fattorone

Casteldelpiano

10,1 **

Fonte davanti Venerio

Casteldelpiano

9,3 *

Cimitero

Montelaterone

8,3 *

Via della Montagna

Bagnore

8,9 *

San Lorenzo

Arcidosso

9,9 *

Pozzo. Privato Loc. il Giunco

Arcidosso

3,8

Fonte Murata

Casteldelpiano

6,6 *

Fonte del re

Casteldelpiano

7,8 *

Paese

Monticello

3,6

Fonte case Danti

Selva

1,7

Loc. Sasso del Corvo

Seggiano

10,8 **

Loc. Colle Vergari

Casteldelpiano

8,7 *

Casa Privata

Selva

0,9

Loc.Giardino Potentino

Seggiano

9,8 *

Piazza

S.Fiora

6,6 *


Nel 2012, come Sos Geotermia, effettuammo una ricognizione simile e confrontando i dati non possiamo fare altro che essere ancora più preoccupati. All’epoca infatti si registrarono solo due valori fuori norma, entrambi in sorgenti che comunque non alimentavano direttamente abitazioni. Oggi invece sembra invece dalle analisi dei cittadini che in ben tre zone abitate l’acqua distribuita dall’acquedotto supererebbe i limiti di legge di 10 microgrammi/litro.

Pare quindi che nel corso degli ultimi anni ci sia stato un progressivo inquinamento delle falde.
Confrontando i dati in comune con le località a delle nostre analisi del 2012 ecco che cosa possiamo ottenere:

tabella2-volantino

Casteldelpiano, Arcidosso, Seggiano avrebbero livelli di arsenico quasi ovunque superiori ai 6 microgrammi/litro Senza contare le sorprese che provengono dagli sforamenti del limite di legge emersi dalle analisi del 2016!!!

Quello che denunciavamo 4 anni fa è certamente peggiorato rendendo ancora più giusta la nostra richiesta di moratoria immediata di tutta la geotermia, esistente e di progetto, visto che -a quanto sembra e fino a prova contraria- sindaci e Acquedotto del Fiora non sembrano neanche in grado di rispettare almeno i limiti di legge, pur ricevendo milioni di euro per compensazioni ambientali e avendo realizzato gli abbattitori di arsenico che, ci chiediamo oggi, a cosa servono??

Invitiamo tutti i cittadini a inviarci segnalazioni in merito, anche per costruire una mappatura più efficace dell’arsenico nell’acqua!

Rimane inconcepibile che ancora una volta siano i singoli cittadini o i comitati a fare quello che per legge compete ai sindaci e al gestore Acquedotto del Fiora. Chiediamo quindi una immediata replica di questi soggetti con le analisi “ufficiali” che consentono l’uso potabile a norma di legge, le ragioni degli sforamenti possibili e se tali sforamenti si siano verificati anche in altre località. Nel caso venissero confermati questi dati auspichiamo che i responsabili ne traggano le dovute conseguenza, fatte salve altre e più gravi ipotesi.

Sos Geotermia, aderente alla Rete nazionale NoGESI


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La Postilla


Aggiornamento 8 novembre 2016

Apprendiamo da Il Giunco.net che Acquedotto del Fiora avrebbe prontamente risposto al nostro comunicato, ovviamente tranquillizzando perchè tutto è “a norma di legge”, madamalamarchesa…

Entriamo nel merito:

“Per quanto riguarda le analisi effettuate privatamente dai cittadini, citate nella nota stampa, va sottolineato che non viene specificato se siano riferite ad acqua di rubinetto e, come è noto, Acquedotto del Fiora è responsabile dell’acqua distribuita fino al punto di consegna, ma non di quella all’interno della rete privata. Inoltre, non viene specificato né il metodo di analisi utilizzato per il parametro arsenico, né tantomeno come sia stato eseguito il campionamento e se il campione sia stato correttamente stabilizzato e conservato.”
Ovviamente il cittadino -che non è un tecnico- si atterrà alle istruzioni del laboratorio che in questi casi indica di utilizzare bottiglie d’acqua che vanno riempite e svuotate più volte con l’acqua che si vuole analizzare, per poi riempirle e consegnarle entro il più breve tempo possibile al laboratorio; ci dicono che il metodo usato dal laboratorio di Grosseto incaricato, per l’arsenico sia l’APAT CNR 3080A ed. 2003.
Ci sembra che pretendere di più da chi neanche dovrebbe preoccuparsi di tali analisi sia oltremodo scorretto, come anche la specifica che limita la responsabilità del gestore fino al punto di consegna e che potrebbe far pensare che ci possano essere accidentali inquinamenti da arsenico successivo o, peggio ancora, che qualcuno possa aver dolosamente aggiunto arsenico all’acqua: …beh, certamente, chi non ha in casa almeno una sacchetta di arsenico?

“Le analisi effettuate negli anni 2012-2016 sull’acqua distribuita in tali zone  (Arcidosso, Castel del Piano, Seggiano e Santa Fiora, ndr) evidenziano valori medi di arsenico abbondantemente entro il limite previsto dal decreto legislativo 31/2001, fissato a 10 microgrammi/litro: pertanto valori medi inferiori a 5 microgrammi/litro come citato nella nota stampa costituiscono un obiettivo non richiesto dalla normativa di riferimento.”
Intanto “valori medi” non significano niente, perchè se una sorgente ha un valore di 1 o 0 µg/L mentre un’altra di 9 µg/L, anche se il “valore medio è 4,5 µg/L, significa però che chi usa la prima è sicuro, ma chi usa la seconda no.
Tant’è che molti valori anche dei rilevamenti dello stesso gestore sono tra 5 e 10 µg/L alcuni prossimi al limite di legge, come anche rileva l’Arpat a marzo ’16, alla Sorgente Galleria Bassa di Santa Fiora con 9,6 µg/L e alla Galleria Alta 9,8 µg/L.
Sui limiti dell’arsenico è bene ribadire che: l’Arsenico è considerato cancerogeno di I° livelli, cioè non esiste una concentrazione considerata innocua, i limiti di legge sono per forza dovuti ad un “compromesso” per non provocare un blocco generalizzato nella distribuzione dell’acqua in un territorio, come quello italiano, di origine vulcanica. Ma questo però non può tranquillizzare chi dovrebbe comunque ridurre al minimo possibile i rischi, visto che le raccomandazioni dell’OMS e dell’ISDE non sono frutto delle fantasie dei comitati.
Si consideri che nella loro ricerca del 2004 Osvaldo Conio e Roberto Porro (L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano) riportavano che in provincia di Grosseto le loro analisi davano valori oscillanti tra un minimo inferiore a 1 µg/L a un massimo di 4 µg/L. Cosa è successo in Amiata tra il 2004 e oggi??

“Dopo aver chiesto deroga in via cautelativa, il gestore ha realizzato gli impianti di abbattimento necessari a rispettare i nuovi limiti… …per un investimento di circa 2,5 milioni di euro”
In realtà le deroghe al limite dei 10 µg/L furono richieste perchè i valori erano di molto superiori ai limiti ammessi e tali deroghe furono chieste finchè i regolamento lo permettevano (per 3 periodi di tre anni dal 2001 al 2010) finchè non ne vennero più concesse. Tali deroghe, peraltro, imponevano alcune condizioni precise quali anche “l’eliminazione delle cause dell’inquinamento da arsenico”, “l’informazione della popolazione sui rischi” e “garanzia che ai neonati e ai bambini fino ai tre anni venisse garantita acqua nel rispetto dei limiti normativi”. Nulla di tutto ciò è successo in quei 9 anni di deroghe dove tutti, compresi i soggetti più deboli, hanno consumato acqua ben sopra i limiti di legge…
Rispetto agli abbattitori per “2,5 milioni di euro” che hanno comunque pagato i cittadini, viene da chiedersi a cosa servono se comunque non riusciamo a rimanere entro i 5 µg/L; a meno che ci siano problemi di funzionamento…