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Non piove, governo ladro! Cosa succede all’acquifero amiatino?

Non ci sembra che il più grande serbatoio di acqua potabile del centro Italia goda di buona salute, la politica dovrebbe risponderne anzichè tranquillizzare. Nel caso gli venissero dei dubbi, agiscano in autotutela secondo anche il principio di precauzione e fermino le centrali

[PER QUANTO RIGUARDA LA SITUAZIONE NELL’AREA GEOTERMICA TRADIZIONALE (Larderello/Pomarance) SEGNALIAMO L’INTERESSANTE DOCUMENTO DEL COMITATO DIFENSORI DELLA TOSCANA pubblicato il 478717]

 

Dopo le denunce sugli sforamenti di arsenico e successive repliche, è di questi giorni l’allarme sulla siccità e sull’attenzione da prestare all’approvvigionamento idrico.

Riferendoci al piezometro di Poggio Trauzzolo, in effetti, quest’anno, dal 6 luglio, abbiamo superato la quota 307, record negativo raggiunto solo il 30/10/2012 (e fino all’8/4/2013); allora si chiamò in causa la mancanza di precipitazioni degli ultimi anni, ma lo studio Mobidic, commissionato dalla Regione, smentì tali affermazioni e alla nostra denuncia non ci furono repliche…

Oggi l’Acquedotto del Fiora, col comunicato del 12 luglio scorso, lancia la “massima attenzione alla gestione della risorsa ma al momento nessun allarme”. Sacrosanto l’invito ad una gestione oculata della risorsa evitando gli sprechi e gli usi non domestici, anche se magari una altrettanto rigorosa politica sulle manutenzioni e il recupero delle perdite della rete e verifica dell’uso della risorsa da parte dell’utenza, forse aiuterebbe.

Dice il comunicato: “Si registra però un calo delle portate delle sorgenti, nell’ordine del 10-15%, dovuto all’assenza di nevicate invernali negli ultimi tre anni. Sono tenuti sotto stretta osservazione da parte del gestore i pozzi che integrano l’approvvigionamento di acqua proveniente dal Monte Amiata, i quali risentono in maniera immediata della mancanza di piogge e che in alcuni casi presentano riduzioni anche del 50%.”

Sembrerebbe quindi che anche questa volta si suggerisca che il calo delle sorgenti sia del tutto “naturale” legato alle precipitazioni.

Ma -sempre con riferimento al piezometro David Lazzaretti di Poggio Trauzzolo- siamo andati a verificare l’andamento delle precipitazioni in relazione al livello dell’acquifero, desunte dalle rilevazioni giornaliere del SIR (Settore Idrogeologico Regionale) Toscana.

Riportiamo la tabella che raccoglie i dati annuali che ci mostra che, in effetti, le annate con più precipitazioni causerebbero, a distanza di un anno, una risalita del livello dell’acquifero, ma –oltre all’anomalia che denunciammo per il 2012-2013, questo trend di nuovo non viene rispettato con le precipitazioni mediamente abbondanti del 2016 (circa 1400 mm, molto più di quanto rilevato nel citato studio Mobidic dal 1990 al 2007) che avrebbe dovuto causare quest’anno una risalita che, a tutt’oggi, non si rileva; anzi, pare che il trend sia in ulteriore discesa.

Dati SIR Toscana, clicca per ingrandire

Una ulteriore anomalia si può notare nell’andamento per gli anni 2014-2015 che seguono due anni di precipitazioni particolarmente abbondanti, il 2013 con circa 1700 mm e il 2014 con circa 1800 mm; la crescita, che pur si rileva, ha una strana discesa dal settembre 2014 con forti oscillazioni giornaliere che si interromperà nella primavera del 2015 quando riprenderà la presumibile continua risalita. C’è da notare la strana coincidenza con l’avvio della centrale di Bagnore 4 e lo “stranissimo” episodio dell’impazzimento del piezometro che avevamo puntualmente denunciato e di cui il prof.Borgia diede una lettura ben diversa della semplice rottura del rilevatore e che invitiamo a rileggere.Il sospetto che le cause delle anomalie del livello dell’acquifero non siano tutte così “naturali” lo abbiamo sempre espresso, ma ancora una volta chiamiamo in causa chi ne sa di certo più di noi e potrebbe dare risposte convincenti. A meno che, come nel 2012, ritengano di non dovere (o poter) dare risposte ai cittadini.


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Aggiornamento 19 luglio 2017

Il consigliere di Arcidosso Corrado Lazzeroni (Insieme per Arcidosso) presenta interrogazione sulla questione acqua e arsenico:

 

Questione ripresa su Il Tirreno il 25 luglio 2017

AMIATA, ACQUA E ARSENICO. CI FANNO O CI SONO?

Se i responsabili della salute e dell’acqua non sanno è grave e se sanno e non dicono è gravissimo. Smentiscano con i documenti o si dimettano.

 

 

 

Troppa grazia! Dobbiamo aver toccato un nervo scoperto se dopo il nostro comunicato dell’8 luglio scorso e il successivo di Acqua Bene Comune di Grosseto, a stretto giro di posta arrivano le repliche del sindaco di Arcidosso Jacopo Marini in un comunicato del comune (che riportiamo in fondo) e del presidente dell’Acquedotto del Fiora Emilio Landi sulla stampa.

Chiediamo quindi indulgenza a chi vorrà leggerci, ma è nostro costume replicare argomentando.

Alle nostre denunce sul trend in aumento delle concentrazioni di arsenico nell’acqua e la strana vicenda dei depuratori casalinghi sponsorizzati dal comune e dal Cosvig (con i soldi dell’Enel), le risposte sembrano quelle che si possono ascoltare in un qualsiasi bar a tarda ora, anziché da soggetti che conoscono, o dovrebbero conoscere, le leggi e la documentazione ufficiale relativa alla questione arsenico nelle acque dell’Amiata.

Surreali le motivazioni del sindaco di Arcidosso Marini sulla delibera: “Il comune di Arcidosso ha voluto finanziare un bando che incentiva l’acquisto di depuratori domestici non perché l’acqua non è buona o, peggio, non potabile, ma perché vogliamo renderla ancora migliore.” Quindi l’acqua non solo è potabile, ma è anche buona, quindi tutto a posto? Invece no, incentiviamo i privati ad acquistare dei depuratori: come dire ad uno “sei vivo e sei anche in buona salute, allora dovresti farti una bella flebo…”. Affermazione “mistica”, forse con un pensiero a Gesù alle nozze di Cana che la trasformò in vino?

Poi non si capisce con chi ce l’ha dicendo che destituita di ogni fondamento è poi l’affermazione che l’amministrazione comunale avrebbe deciso di acquistare un depuratore dalla Sidea King’s Water.” Veramente lo afferma un titolo e articolo del Tirrenoche presumibilmente avrà i suoi riscontri, certo non noi che la delibera l’abbiamo letta.

Il collegamento poi tra Cosvig, che finanzia il progetto, e l’inquinamento della falda idrica a causa dell’attività geotermica è una incomprensibile iperbole…” Incomprensibile? Veramente finanziare l’acquisto di depuratori dell’acqua in Amiata non è proprio come sponsorizzare una sagra o dare borse di studio, tanto più se si insiste sulla potabilità e bontà dell’acqua, su cui diremo appresso.

Si lancia poi sulle spiegazioni scientifiche per confutare “affermazioni… sull’aumento della concentrazione di arsenico e dell’abbassamento della falda, (che) non tengono assolutamente conto del fatto che c’è una crisi idrica che riguarda tutto il territorio nazionale e regionale. Non dovrebbe sfuggire a chi si occupa di ambiente e di sostenibilità ambientale che per gli effetti dei cambiamenti climatici non nevica e non piove più in modo da ricaricare costantemente il bacino idrico… enon è, evidentissimamente, un problema solo amiatino. E’ probabile invece che le più alte concentrazioni di arsenico alla sorgente derivino da questo abbassamento della falda degli ultimi anni che… sull’Amiata incide maggiormente visto la presenza maggiore ed endemica di arsenico nel sottosuolo.”

Tutto normale e naturale? Vedremo che non è vero.

Poi anche noi ci auguriamo, come Marini, che “l’acqua che esce dai fontanelli pubblici e dai rubinetti delle case è buona e i parametri sono tutti entro i limiti di legge”, ma le rilevazioni dell’Arpat, misurate alle sorgenti ci dicono che non sempre sono rispettati i limiti di legge e comunque i livelli di arsenico sono quasi tutti tra 5 e 10 μg/L e quindi tanto buona l’acqua non può essere come afferma il sindaco.

Sorvoliamo sulle asserite polemiche basate sul nulla che ottengono il solo risultato di sfregiare l’immagine di un territorio straordinario, ricco di cose belle e buone” che è il solito refrain di accuse ai comitati di danneggiare l’immagine del territorio, non come l’Enel e il Cosvig che ci garantiscono buona aria, acqua, paesaggio e tante sponsorizzazioni…

Rispondendo alle nostre accuse di non informare i cittadini degli sforamenti dei limiti dell’arsenico, il presidente dell’Acquedotto del Fiora Emilio Landi dice che loro intendono “avvisare i cittadini sull’aumento dell’arsenico quando questo inquinante è sopra i limiti e oggi è dentro i parametri. Quando abbiamo ripetuto le analisi i valori erano rientrati. Oggi ci interroghiamo sicuramente sui motivi per cui questo inquinante può essere presente e sicuramente saranno messe in campo azioni concrete, ma al momento la situazione è all’interno dei parametri di legge.”

E dice poi che il calo dell’acqua presupponga (forse “provochi”, “causi”? ndr) l’aumento della percentuale degli inquinanti è vero, meno evidenti sono le cause. Su questo stiamo lavorando. Acquedotto in un anno compie circa 8mila analisi e controlli”.

Il 19 maggio aveva già detto, a proposito dei continui sforamenti dell’Ente, che la questione dell’arsenico nell’acqua amiatina è problema legato alla composizione del terreno e la sorgente di cui si tratta è quella dell’Ente. È un dato storico la presenza dell’arsenico anche prima delle centrali. Dal canto nostro abbiamo già impiantato abbattitori di arsenico che funzionano parzialmente e per stare dentro i limiti misceliamo l’acqua dell’Ente con quella delle Albure. Come acquedotto, con i nostri monitoraggi continui e non episodici, abbiamo verificato che a seconda della quantità di acqua che esce dalle sorgenti, di più se alimentata da pioggia e neve, di meno in caso di siccità, vi può essere un leggero cambiamento della quantità di arsenico. Ma è pochissima cosa. Altro dato: se le sorgenti sono più basse contengono più arsenico. Meno quelle più alte. La sua presenza, dovuta, come detto, alla composizione del terreno, fa sì che si abbia arsenico minimo, che non arriva nemmeno a 3 nelle sorgenti di Monte Labro e dei Poggi, dove il terreno è diverso da quello dell’Amiata… …non ci sono interferenze tra le perforazioni geotermiche e la falda acquifera e la causa non sta certo in quella che si definisce risalita. I fori geotermici arrivano a 3500 metri di profondità mentre le sorgenti si trovano a una profondità di 500 metri circa. Si continua sulla falsariga di un allarmismo che è fuori luogo, perché qui le cause sono solo naturali.”

Le tranquillizzanti affermazioni di Landi hanno per noi, e dovrebbero averlo per i cittadini, l’effetto opposto perché sono in contrasto e in contraddizione -non con le nostre opinioni, che ci starebbe pure– ma con documenti ufficiali dell’Arpat, dell’Enel e, addirittura, dello stesso Acquedotto del Fiora!

Un breve excursus di citazioni, rinviando a maggiori approfondimenti che noi faremo con i nostri poveri mezzi, ma che meglio dovrebbero fare le persone preposte a incarichi pubblici:

Arpat, 20 Febbraio 2006 “Sorgenti Monte Amiata – Santa Fiora (Galleria Bassa e Galleria Alta), Arcidosso (Ente) – Monitoraggio 1999-2006” (scarica Allegato – 1,3Mb), sull’arsenico dice che c’è un incremento dei valori in misura significativa e (la Galleria Alta) fino al 2001 presentava un valore medio di 3.8 μg/l e successivamente si è attestata intorno a 9,2 μg/l. All’Ente si registra nel 1999 un valore di 1.1 μg/l, mentre i dati successivi a partire dal 2002 si localizzano attorno a circa 12 μg/l. (si noti che il periodo di primo incremento della concentrazione di Arsenico nell’acqua corrisponde all’apertura della Centrale Geotermica Bagnore 3).

 

Acquedotto del Fiora, “Richiesta di deroga dei valori di parametro per le acque destinate al consumo umano”, fine 2003 (scarica Allegato – 8Mb):
“Altresì, ci preme sottolineare che importantissime fonti di approvvigionamento (quali la Galleria Grande, portata di 550 litri al secondo e la Galleria Bassa, portata 120 litri al secondo, entrambe nel Comune di Santa Fiora – GR) che, da sole, provvedono a coprire circa il 90% del fabbisogno idrico dell’intera Provincia di Grosseto nel corso del periodo invernale, e oltre il 50% nel corso del periodo estivo,
presentano tenori di Arsenico prossimi ai nuovi limiti di legge (9,7 μg/l). Peraltro, tali valori sono stati raggiunti a seguito di un progressivo aumento delle concentrazioni, particolarmente evidente negli ultimi anni, tale da provocare timori di superamento della nuova CMA in tempi prossimi. Se questo trend fosse confermato non sarebbe più possibile garantire il rispetto del valore di 10 μg/l in distribuzione per buona parte della provincia di Grosseto e per il Comune di Montalto di Castro (Regione Lazio)”.

Per quanto riguarda le cause, lo stesso documento dice:
La presenza di arsenico nella risorsa idrica distribuita alle utenze potabili dell’ATO 6 in misura superiore al limite previsto dal decreto può essere essenzialmente ricondotta a tre diversi fenomeni, arealmente distinti (tra cui):
…contaminazione di parte di fluidi idrotermali legati alle dinamiche endogene presenti in questa parte della Toscana…
…fenomeno è essenzialmente localizzato in corrispondenza dell’Amiata, sul cui margine meridionale è presente una importante attività geotermica, intensamente sfruttata da molti anni. Il modello idrogeologico dell’area mostra che l’acquifero dal quale scaturiscono le sorgenti utilizzate a scopo potabile sovrasta il reservoir geotermico mediante l’interposizione di unità idrogeologiche impermeabili. I due sistemi, tuttavia, possono essere in comunicazione idraulica tramite i camini di risalita del magma che ha portato alla formazione dell’apparato vulcanico amiatino”
.

“…Attualmente il tenore in As è inferiore al futuro limite, ma con un differenziale al primo decimale e con un trend in continuo aumento…”

Inoltre, in alcune sorgenti ubicate sul Monte Amiata sono stati osservati nel corso degli ultimi anni, preoccupanti progressivi aumenti nel contenuto di arsenico fino a valori molto prossimi a 10 µg/l…”

Sempre Acquedotto del Fiora nelle “OSSERVAZIONI AL PROGETTO PER LA COSTRUZIONE DELLA CENTRALE GEOTERMOELETTRICA BAGNORE 4” (scarica Allegato – 6,4Mb) dice:
“…Il progetto sottoposto a V.I.A., infatti,
costituisce un elemento di viva preoccupazione per le eventuali interferenze, anche nel lungo termine, con le caratteristiche qualitative della risorsa idrica effluente dalle sorgenti di Santa Fiora che permettono l’approvvigionamento idropotabile della Provincia di Grosseto; in particolare, tale preoccupazione riguarda il tenore in arsenico della risorsa che ha mostrato un sensibile aumento negli ultimi anni”.

E poi ancora: …Considerato che la centrale in progetto si colloca nelle immediate vicinanze delle sorgenti di Santa Fiora, utilizzate ad uso idropotabile per l’intera maremma toscana e parte di quella laziale, e che l’intero progetto prevede la riattivazione di un pozzo geotermico attestato nelle vulcaniti, che costituiscono l’acquifero di tali sorgenti, si ritiene necessario rappresentare la viva preoccupazione per le possibili interazioni tra sfruttamento dei vapori geotermici e la risorsa idrica.
Tale preoccupazione nasce innanzitutto dall’aumento tendenziale del tenore in Arsenico nella risorsa affluente dalle sorgenti di Santa Fio
ra
Come è noto, l’Arsenico è uno degli elementi che caratterizzano i fluidi geotermici dell’intera area e di quelle limitrofe (campo geotermico di Larderello)…”.
Sul fatto che gli alti tenori di arsenico non possano essere naturali, dice: “D’altra parte secondo le conoscenze attualmente in nostro possesso, non ci sono elementi che indicano inequivocabilmente una derivazione dell’arsenico dalle interazioni acqua – roccia costituente l’acquifero.
Viceversa,
l’analisi chimica condotta su un campione di roccia vulcanica prelevato all’interno di una galleria drenante indica un contenuto in arsenico piuttosto basso che difficilmente riesce a giustificare i contenuti rilevati nella risorsa…”.
Al contrario “...considerato che: …nei boschi del cono vulcanico è stata accertata una concentrazione di arsenico e boro nei muschi (Hypnea cupressiforme) maggiore della zona di Bagnore rispetto a quelle limitrofe di Santa Fiora e Bagnolo;
…si potrebbe ipotizzare una relazione tra vapori geotermici che dall’atmosfera ricadono sul suolo e presenza, in aumento nel tempo, di arsenico nella risorsa idrica, nella quale potrebbe essere veicolata dalla ricarica meteorica…
Pertanto, appare
assolutamente indispensabile che vengano condotte ricerche specifiche sulle possibili interferenze tra sfruttamento dell’energia geotermica e risorsa idrica”.

QUINDI LO STESSO ACQUEDOTTO DEL FIORA DICE CHE L’AUMENTO DELL’ARSENICO NON PUÒ VENIRE DAL DILAVAMENTO DELLE ROCCE E INDICA NELLE RICADUTE DALLE CENTRALI PROPRIO UNA DELLE POSSIBILI CAUSE

Per il Mercurio si è visto che l’entrata in funzione della centrale Bagnore 3 ha, secondo Loppi (2001), fatto raddoppiare il contenuto di mercurio nei licheni vicini alla centrale. E anche in questo caso certo il dilavamento delle rocce non può essere chiamato come responsabile.
Se uno poi volesse calcolare quanta roccia dovrebbe essere dilavata per fornire alle sorgenti del Fiora l’arsenico che attualmente contengono bisognerebbe estrarre completamente l’Arsenico da un volume di vulcaniti, con lo stesso tenore di arsenico indicato dall’acquedotto del Fiora, pari a circa 100 volte il volume dell’Amiata!

L’Enel, nello Studio di Impatto Ambientale della Centrale Bagnore 4 indica dove siano le aree di maggior ricaduta dell’Arsenico e Boro emessi dalle centrali geotermiche Bagnore 3 e Bagnore 4: proprio una delle aree di principali ricadute corrisponde alla zona di ricarica dell’acquifero che alimenta le sorgenti dell’Amiata, tra cui quelle dell’Acquedotto del Fiora. Tale aree di ricadute si estendono anche ben oltre il confine delle mappe presentate da ENEL e mostrano come con la nuova centrale Bagnore 4 le concentrazioni di massima ricaduta annua di arsenico aumentano da 2 a 7 volte!
Non solo; le misure della qualità dell’aria realizzate dalla stessa Enel in punti di controllo indicano che i valori di concentrazione d’inquinanti misurati siano effettivamente da 20 a 80 volte maggiori dei valori indicati dai modelli Enel! Cioè le ricadute al suolo dalle Centrali Geotermiche potrebbero essere anche 80 volte maggiori di quanto indicato nella modellistica!
È Enel stessa ad affermare come il suo modello sottostimi pesantemente i valori misurati!
Peraltro il modello Enel rappresenta le ricadute con gli abbattitori AMIS in funzione, mentre nella realtà spesso non funzionano.
Comunque ricordiamo che queste medie sono effettuate su di 1 ora e non su 30 minuti, come indicato dall’OMS, e quindi i superamenti potrebbero essere ancora più elevati.
Possiamo aggiungere che l’arsenico ed il mercurio, sostanze con altissimo grado di tossicità, deposti al suolo vengono assorbiti anche dai vegetali, e pertanto è possibile ritrovarlo nei funghi e nelle colture orticole tradizionali dell’Amiata.

In merito alle avventate affermazioni di chi sostiene che le concentrazioni di arsenico nelle acque siano da sempre elevate per la “natura vulcanica” del sottosuolo, citiamo il volume di O. Conio e R. Porro “L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano”, edito da F. Angeli nel 2004. (scarica Allegato – 1,4 Mb)
Alle pag. 87 e 88, Tab. 4.8 – Concentrazioni di arsenico nelle fonti di approvvigionamento d’acqua potabile in Toscana, e Tab. 4.9 – Concentrazioni di arsenico nelle reti di distribuzione di acqua potabile in Toscana, vengono riportate per le varie province, la fonte (sorgente o pozzo) e i valori minimi e massimi delle concentrazioni in μg./l. (i dati sono estratti da: Montelli et al. (2002): Presenza di arsenico nelle acque di acquedotto e nelle fonti di approvvigionamento idrico in Toscana. Atti del III Convegno Nazionale sulla protezione e gestione delle acque sotterranee per il III millennio. Parma, 13 – 15 Ottobre 1999. Quaderni di geologia applicata, vol. 2, pp. 271-281).
Come si può leggere, i valori riportati si riferiscono alla fine degli anni ’90 e confermano quanto risulta anche dalle analisi effettuate dall’Ufficio Prevenzione di Arcidosso (Gr) relative al periodo 1999-2006: in Provincia di Grosseto e quindi nel versante grossetano dell’Amiata, i valori delle concentrazioni di arsenico erano effettivamente modesti sia nelle fonti di approvvigionamento di acqua potabile che nelle reti di distribuzione, al massimo raggiungevano i 4 e i 5 µg./l.

Si veda anche la Lettera dell’ASL 9 grossetana di Arcidosso – Dipartimento della Prevenzione del 24.04.2007, (scarica Allegato – 4,1Mb) indirizzata al Comitato per la salvaguardia dell’Ambiente Amiata Ovest al quale vengono rimessi i dati analitici dei risultati dei prelievi sulle acque potabili, relativi al parametro “arsenico” per i Comuni di Castel del Piano, Arcidosso e Santa Fiora. Dai grafici che sono stati allegati, si può osservare che prima del 1999, in ben quattro importanti sorgenti del grossetano la presenza di arsenico era molto modesta, risultando infatti compresa fra 1,5 e 4 μg./l., quindi notevolmente al di sotto della soglia di legge di 10; già si rileva, però, una costante crescita che raggiunge valori fra 12 e 15 μg./l.

In merito alla connessione tra l’acquifero superficiale (idropotabile) ed il bacino geotermico, verificato dallo studio EDRA (scarica Allegato – 5,2 Mb zip) su incarico della Regione nel 2006, si riporta anche il Verbale del Gruppo di Lavoro per il Bilancio idrico dell’acquifero dell’Amiata del 16.12.2010- Contributo istruttorio sulle integrazioni di ENEL, relativamente alla tutela della falda strategica del M. Amiata- (Procedura di VIA Progetto di riassetto area geotermica Piancastagnaio) (scarica Allegato – 7,4Mb), laddove, prima delle conclusioni, a pag.6, viene segnalato che nelle maggiore captazione acquedottistica dell’Amiata, le sorgenti del Fiora (portata: 650 l/s), questo inquinante ha superato il valore limite: “ … Si segnala inoltre che il monitoraggio in corso da parte di ARPAT relativo alla presenza di arsenico nelle sorgenti, sembra indicare un recente incremento di questo elemento. Lo studio 7 in bibliografia (Progetto MAC GEO, n.d.r.) riporta una concentrazione di arsenico nella principale captazione acquedottistica dell’Amiata (Santa Fiora) di 10,70 microgrammi/litro. Ciò potrebbe essere interpretato anche come una risalita di fluidi profondi nella falda superficiale.”

Chiediamo ai diretti interessati di smentirci e di dire ai cittadini, dati alla mano, la verità sullo stato dell’acqua, della sua qualità e delle prospettive. Altrimenti si dimettano.

 


Comunicato del Sindaco del Comune di Arcidosso dell’11 luglio 2017:

Dimettiamoci dalle polemiche basate sul nulla

Abbiamo avuto modo di evidenziare più volte, prove alla mano, che l’acqua che esce dai rubinetti è buona. Tutti i parametri rientrano nei limiti di legge, e i controlli sono frequenti e rigorosi. Altre interpretazioni della realtà, quali quelle che abbiamo potuto leggere da parte di alcuni comitati, non sono possibili se non a patto di stravolgerla a fini di polemiche del tutto strumentali.
Il comune di Arcidosso ha voluto finanziare un bando che incentiva l’acquisto di depuratori domestici non perché l’acqua non è buona o, peggio, non potabile, ma perché vogliamo renderla ancora migliore. Si tratta di una scelta amministrativa, fra le tante, a cui non eravamo assolutamente obbligati, così come quando abbiamo finanziato bandi per le ristrutturazioni degli edifici privati o per l’apertura di nuove attività produttive nei centri storici.
Destituita di ogni fondamento è poi l’affermazione che l’amministrazione comunale avrebbe deciso di acquistare un depuratore dalla Sidea King’s Water. Con la delibera citata del 16 giugno non abbiamo acquistato nulla, ma abbiamo dato mandato a Cosvig di emanare un bando pubblico per incentivare l’acquisto di questi depuratori nel libero mercato.
Mi risulta che anche sulle reti televisive nazionali ci siano pubblicità di società che vendono questi prodotti e non crediamo che la pubblicità sia rivolta esclusivamente al pubblico amiatino. Ovviamente nessuno ha gridato all’emergenza sanitaria, in nessun territorio coinvolto da tale pubblicità. In Italia, benché l’acqua pubblica sia molto migliore da un punto di vista organolettico di quella delle bottiglie di plastica, tanti consumatori bevono acqua in bottiglia, che costa molto di più ed ha un significativo impatto ambientale, sia in termini di produzione di rifiuti che di emissioni. Crediamo quindi che con questa misura si possa incentivare maggiormente il consumo di acqua pubblica per fini alimentari.
Il collegamento poi tra Cosvig, che finanzia il progetto, e l’inquinamento della falda idrica a causa dell’attività geotermica è una incomprensibile iperbole. Cosvig finanzia questo progetto come tanti altri ha finanziato e tanti altri ancora finanzierà. L’elenco è lungo e non staremo qui a ripeterlo.
Altre affermazioni, tra le quali quella sull’aumento della concentrazione di arsenico e dell’abbassamento della falda, non tengono assolutamente conto del fatto che c’è una crisi idrica che riguarda tutto il territorio nazionale e regionale. Non dovrebbe sfuggire a chi si occupa di ambiente e di sostenibilità ambientale che per gli effetti dei cambiamenti climatici non nevica e non piove più in modo da ricaricare costantemente il bacino idrico. E’ in ragione di ciò che molti sindaci hanno emanato ordinanze ad hoc, per limitare l’uso di acqua potabile. Anche sindaci che non hanno sul proprio territorio la geotermia. Non è, evidentissimamente, un problema solo amiatino. E’ probabile invece che le più alte concentrazioni di arsenico alla sorgente derivino da questo abbassamento della falda degli ultimi anni che, ripetiamo, è generalizzato, ma che sull’Amiata incide maggiormente visto la presenza maggiore ed endemica di arsenico nel sottosuolo. Ma, ripetiamo: l’acqua che esce dai fontanelli pubblici e dai rubinetti delle case è buona e i parametri sono tutti entro i limiti di legge.
Insomma, anche noi siamo convinti che bisognerebbe dimettersi tutti. Dimettersi dalle polemiche basate sul nulla che ottengono il solo risultato di sfregiare l’immagine di un territorio straordinario, ricco di cose belle e buone. Così inoltre avremmo tutti più tempo da dedicare al bene comune.
Jacopo Marini


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Mercurio e centrali geotermiche. Quando la toppa è peggio del buco

Aggiornamento importante 26/4/2017

A seguito dei nostri comunicati sull’incidenza delle centrali geotermiche nell’inquinamento da mercurio, riceviamo e pubblichiamo una informativa dell’Autorità di bacino del Fiume Tevere che ribadisce che le emissioni delle centrali geotermiche in Amiata sono indicate tra le sorgenti di inquinamento di mercurio del bacino del Paglia-Tevere:

si riscontra alla Vs. comunicazione e-mail informandoVi di aver disposto la pubblicazione sul sito istituzionale della scrivente Autorità di bacino, al link http://www.abdac.it/index.php/it/content_page/17-eventi/147-attivita-di-monitoraggio-del-mercurio, la seguente news/informativa che si riporta integralmente qui di seguito per opportuna conoscenza:

“In relazione ai diversi comunicati diffusi on-line sulla problematica, si ricorda
che è attivo dal settembre del 2016 presso lʼAutorità di bacino un tavolo di
coordinamento tra le Regioni Lazio, Umbria e Toscana, al quale lʼAutorità
assicura la trasmissione di ogni segnalazione da parte dei soggetti interessati
per le valutazioni delle Strutture competenti.
Il tavolo ha già licenziato un Piano di indagine per la verifica della
contaminazione da mercurio nel sistema fluviale Paglia-Tevere (scarica il Piano)
Con riguardo alla valutazione della componente della geotermia lo stesso Piano
dʼindagine afferma che : ”Occorre segnalare che il mercurio ha anche altre fonti
di emissione attive nel territorio amiatino, connesse agli usi geotermici delle
acque sotterranee, e che, per la sua volatilità, esistono fenomeni di ampia
diffusione a livello globale, tanto che nel 2013 è stata firmata la Convenzione
internazionale di Minamata sul Mercurio, per contenere lʼemissione di questo
metallo nellʼambiente, convenzione non ancora entrata in vigore per mancata
ratifica da parte di un numero sufficiente di stati. LʼItalia è tra i firmatari, ma non
ha ancora ratificato lʼaccordo”.
I dati e le informazioni che risulteranno dal programma di esecuzione del
suddetto Piano dʼindagine saranno resi pubblici e disponibili nel sito
istituzionale dellʼAutorità a conclusione della prima fase operativa.
Si ricorda anche con lʼoccasione che nel corso delle attività della prima fase del
Piano dʼindagine sono previsti ulteriori particolari momenti di partecipazione
pubblica che saranno tempestivamente promossi e divulgati, il primo dei quali
si è già svolto il 9 gennaio u.s. presso la Sala Consiliare di Orvieto (http://www.abdac.it/index.php/it/indagine-mercurio)”.

Ufficio di Segreteria Particolare – Autorità di bacino del Fiume Tevere


Comunicato stampa 23/4/2017

A seguito dei recenti convegni che la rete NoGESI ha organizzato ad Orvieto, Abbadia S.SalvatoreAcquapendente in merito all’inquinamento da mercurio del fiume Paglia, l’Enel il 19 aprile us con un comunicato (vedi sotto) si è evidentemente sentita in dovere di rispondere (ad “alcuni soggetti”). Ma la toppa, come spesso accade, è peggio del buco, come di seguito illustriamo.

 

L’Enel scrive che i nuovi impianti AMIS di abbattimento del Mercurio installati di recente nelle centrali geotermiche dell’Amiata consentono di abbattere la quasi totalità di tale inquinante e che le centrali dell’Enel non c’entrano con l’inquinamento accertato del fiume Paglia, che arriva al Tevere e fino al mar Tirreno.

Intanto c’è da prendere atto che l’ENEL ci dà indirettamente ragione ad aver sollevato molti anni fa il problema della nocività delle emissioni geotermiche in Amiata, se è vero che ha dovuto investire molto in 34 nuovi impianti per ridurre gli inquinanti a quel “quasi tutto”. Se non ci fosse stato l’allarme lanciato da semplici cittadini, si sarebbe continuato ad emettere quanto è stato documentato negli anni scorsi.

Ma che fine hanno fatto le tonnellate di Mercurio emesse quando gli impianti Amis non erano installati?
Ed oggi, quando tali impianti sono fuori servizio, il che succede spesso, quanto Mercurio esce?

Per gli ingegneri dell’ENEL la legge della conservazione delle masse sembrerebbe che non esista più. Hanno forse dimenticato che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma?

Queste sono le emissioni annuali, riferite agli anni 2007-2009 di alcuni inquinanti rilasciati in atmosfera dalle centrali geotermiche e misurate nel flusso di massa da ARPAT (nota del Dip. ARPAT di Siena del 12.5.2011 Prot. n° 32765): Acido solfidrico 2.799 t/a, Mercurio 889,14 kg/a Arsenico 28,97 kg/a, Ammoniaca 2.460 t/a.

Come si vede le quantità annue sono nell’ordine delle tonnellate, cioè 1.000 chilogrammi, uguale a 1 milione di grammi o ad 1 miliardo di milligrammi, 1.000 miliardi di microgrammi. E poiché per inquinare le acque potabili basta 1 microgrammo di Mercurio per litro, una sola tonnellata di Mercurio è in grado di avvelenare 1.000 miliardi di litri d’acqua, una quantità enorme, ben oltre le portate di qualunque sorgente e, purtroppo, è documentato dall’Allegato 6 allo Studio epidemiologico del CNR di Pisa del 2010 che nei paesi dell’Amiata al crescere delle concentrazioni di Mercurio misurate in quei paesi, crescono vertiginosamente le morti in un relazioni statisticamente significative, perché una parte di quel Mercurio è trattenuto anche dai corpi umani in gravissima sofferenza.

Oggi l’Enel afferma che esce solo “vapore acqueo per oltre il 99,5%”, ma non ci dice quanto è grande quel cento! 
Quando quel cento si misura in metri cubi con moltissimi zeri, allora quel 0,5% assume valori preoccupanti. Le attuali emissioni di Mercurio dalle centrali geotermiche del campo di Bagnore a Santa Fiora (con tutti gli impianti di abbattimento in funzione) secondo quanto misurato da Arpat sono pari a circa 10 grammi ogni ora. Vale a dire una quantità di Mercurio che rende non potabile (cioè sopra ai limiti di legge) una quantità di acqua pari a 10 milioni di litri all’ora o 10 mila metri cubi all’ora.

D’altra parte basta osservare quanto pubblicato in prestigiose riviste (e mai smentito), dal prof.Riccardo Basosi, docente all’università di Siena e rappresentate italiano in U.E. per le innovazioni tecnologiche in ambito energetico: dalle centrali dell’Amiata esce in atmosfera il 42,5% di tutto il Mercurio emesso da tutte le industrie in Italia (vedi tabella 2 sotto) ed è, anche per questo, che afferma che le centrali geotermiche in Amiata inquinano più delle centrali a carbone di pari potenza. Ma l’Enel le chiama pulite.

 

Comunicato Enel Green Power del 19/4/2017

MERCURIO, ENEL GREEN POWER: “TOTALE ININFLUENZA DEL MERCURIO DA COLTIVAZIONE GEOTERMICA SU RETICOLO IDROGRAFICO PAGLIA”

In riferimento agli ultimi dati diffusi da alcuni soggetti, in base ai quali il fiume Paglia avrebbe concentrazioni di mercurio superiori ai limiti di legge a causa delle centrali geotermiche, Enel Green Power smentisce nella maniera più categorica e precisa anzitutto che gli impianti AMIS (Abbattimento Mercurio e Idrogeno Solforato), installati su tutte le 34 centrali geotermiche toscane, consentono di abbattere la quasi totalità del mercurio e dell’H2S, tanto che dalle torri di raffreddamento esce vapore acqueo per oltre il 99,5% e ogni emissione di gas incondensabili, sostitutiva peraltro di emissioni naturali, è costantemente monitorata e molto al di sotto dei limiti di legge. I quasi 6 miliardi di kWh prodotti in Toscana consentono infatti di evitare l’immissione in atmosfera di oltre 2.500 milioni di tonnellate di CO2 annue e di evitare l’utilizzo di 1,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.
Per quanto riguarda il mercurio, a seguito di cinque anni di monitoraggi, è acclarata la totale ininfluenza delle ricadute di mercurio da coltivazione geotermica sul reticolo idrografico che attraversa i territori delle centrali geotermiche per confluire nel fiume Paglia. Con le autorizzazioni degli ultimi anni per il riassetto di Piancastagnaio e per la costruzione della centrale geotermica Bagnore 4, infatti, è stata realizzata una rete di punti di controllo delle acque nei pressi delle centrali, composta da 8 stazioni di acque superficiali tra Piancastagnaio e Santa Fiora, 9 stazioni di acque di falda nei comuni di Castiglione d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, Castel del Piano, Santa Fiora e Arcidosso, 4 piezometri nei territori di Santa Fiora e Abbadia San Salvatore oltre a 3 punti di prelievo in località Merigar nel comune di Santa Fiora.
I risultati di questa importante e costante attività, in corso dal 2012 e svolta sia da Enel sia da Arpat in modo autonomo e indipendente, hanno confermato valori di concentrazioni di mercurio nelle acque di gran lunga al di sotto del limite di soglia previsto per le acque potabili che è di un microgrammo a litro. L’eventuale presenza di alte quantità di mercurio nelle acque del fiume Paglia, quindi, non può essere assolutamente imputata alle centrali geotermiche le cui acque circostanti sono tra le più monitorate della Toscana. Enel Green Power è a disposizione per ogni ulteriore approfondimento.


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Monte Amiata e fiume Paglia. Emergenza mercurio: inquinamento inaudito, è ora di incominciare a chiedere i danni! -video-

Il 42,5% di tutto il mercurio emesso in atmosfera dal comparto industriale italiano, ed il 2,1% di tutto quello emesso dal comparto industriale europeo, viene emesso dalle centrali geotermiche del Monte Amiata, ed il fiume Paglia ha concentrazioni di mercurio abbondantemente superiori ai limiti di legge.

Di questo si è parlato sabato 8 aprile 2017 ad Acquapendente, nel corso del convegno sul tema “Dall’Amiata alla Valle del Tevere: l’inquinamento da mercurio lungo il Fiume Paglia” organizzato dal Comune di Acquapendente con la collaborazione della Rete Nazionale NOGESI. (qui il programma)

La giornata, moderata da Solange Manfredi, portavoce della rete nazionale NOGESI, si è aperta con i saluti del sindaco di Acquapendente Angelo Ghinassi che, sull’immagine del capolavoro di Brueghel il Vecchio, “La parabola dei ciechi”, ha esortato tutti a smettere di essere ciechi, e ad aprire gli occhi davanti alle minacce che minano il territorio e la salute e che rischiano di compromettere anni di sviluppo votato al turismo.

E la minaccia mercurio nel nostro territorio, secondo i dati ufficiali riportati dagli esperti intervenuti, è grave, perché il mercurio, uno dei metalli più tossici per l’uomo e l’ambiente, è estremamente persistente, una volta emesso nell’aria o nell’acqua può percorrere considerevoli distanze; ha la capacità, quindi, di distribuirsi globalmente e, dato il suo alto livello di tossicità, per la salute dell’uomo, la fauna e dell’ambiente, ha effetti devastanti sulla salute e sugli ecosistemi.

Ha aperto i lavori il dott. Maurizio Marchi, responsabile di Medicina Democratica di Livorno e della Val di Cecina, che ha evidenziato come, seppur dopo anni di battaglie, l’Unione Europea sia intervenuta per far convertire le industrie della zona della Val Cecina – che utilizzavano nei loro processi produttivi l’elettrolisi a mercurio e che, secondo i dati ufficiali, nel 2007, emettevano 143 kg di mercurio in aria e 143 kg di mercurio in acqua – e non sia intervenuta sugli impianti geotermici dell’Amiata che, sempre secondo i dati ufficiali, nello stesso anno, il 2007, emettevano in atmosfera circa 1500 kg di mercurio.

Ha proseguito l’analisi il prof. Andrea Borgia, geologo dell’Università di Milano che, avvalendosi dei dati ufficiali delle ARS, ARPA e Università, ha evidenziato come gli impianti geotermici dell’Amiata abbiano emesso in atmosfera, dall’inizio del loro sfruttamento, 52 tonnellate di mercurio: “Per avere una idea, è una quantità di mercurio sufficiente a portare sopra i limiti di legge l’acqua potabile che beve tutto il mondo in 100 anni (calcolando un consumo di due litri al giorno per abitante)….Ma non solo mercurio esce dagli impianti geotermici, anche CO2 – le centrali geotermiche emettono circa 2 volte più CO2 di una centrale a gas per produrre la stessa quantità di energia – metano, acido solfidrico, ammoniaca e l’acido borico, quest’ultimo poi lo ritroviamo nella frutta”.
Ed ancora: “…uno studio dell’università di Siena mostra come dalle centrali geotermiche esca anche uranio, cadmio, cobalto, cromo, antimonio, arsenico, tutti elementi dannosi per la salute che non hanno limiti di legge per le emissioni, possono emetterne quanto ne vogliono, emettono più radioattività delle centrali nucleari”. Quindi, conclude il prof. Borgia: “Come è possibile che nessuno si renda conto della gravità della situazione, e che queste centrali godano dei certificati verdi e degli incentivi? Questa è la forma più inquinante al mondo per produrre l’energia elettrica”.

Il dott. Federico Silvestri, Servizio tutela delle acque – Direzione regionale ambiente e sistemi naturali – Regione Lazio, ha, quindi, illustrato il Piano d’indagine nelle aste fluviali del F. Paglia e del F. Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio elaborato dalle Arpa delle tre Regioni (Lazio, Umbria, Toscana), dopo la denuncia di danno ambientale inoltrata dalla Regione Umbria al Ministero dell’Ambiente, evidenziando come la prima fase dovrebbe concludersi verso la fine di luglio e, successivamente, elaborati i dati, verrà programmata una seconda fase di approfondimento.

Il prof. Endro Martini, geologo, presidente dell’Alta Scuola ha sottolineato come indagare la matrice ambientale dell’inquinamento da mercurio sia doveroso ed obbligatorio ma come, contestualmente, debba partire anche una indagine di tipo epidemiologico, per capire se nei nostri territori già ci sia qualche segnale di accumulo di mercurio nell’organismo umano. Ha concluso, quindi, auspicando che questa effettiva e doverosa collaborazione interregionale sul problema mercurio nel fiume Paglia possa svilupparsi, ricordando che i contratti di fiume sono strumenti importanti per i territori, riconosciuti come strumenti funzionali anche nella strategia di sviluppo e di adattamento ai cambiamenti climatici, strumenti che favoriscono il dialogo sociale e le linea guida del dissesto idrogeologico.

Il Dr. Rosario Castro, infine, Presidente della Commissione bonifica mineraria di Abbadia San Salvatore ci ha illustrato la situazione dello stato di avanzamento dei lavori di bonifica delle miniere di mercurio di Abbadia San Salvatore, evidenziando come, nel 2013, sia stato realizzato un canale idraulico avente la funzione di raccogliere le acque affluenti dai corpi idrici posti a monte dell’area mineraria bypassando così le zone inquinate della miniera. Il dott. Rosario ha concluso ricordando come la lista civica di cui è capogruppo, “Abbadia futura” sia contraria alla geotermia a livello industriale e si batta per un tipo di sviluppo sostenibile che punti sul turismo, sulla storia, cultura ed una agricoltura di qualità.

Ha chiuso il convegno il sindaco di Acquapendente, Angelo Ghinassi che, dopo aver ringraziato i relatori per i loro importanti contributi, ha sottolineato come: “Il tema dell’ambiente e della salute è un tema talmente trasversale che deve superare ampiamente gli schieramenti e le posizioni di parte, purtroppo sono proprio queste posizioni di parte che hanno generato per troppi anni una cecità e una barriera al dialogo e al confronto. Oggi abbiano avuto un’ennesima prova dei pericoli che gli impianti geotermici determinato sul nostro territorio. Qui non è più questione di confini amministrativi. È un problema interregionale molto serio. Devo ringraziare il dott. Silvestri per averci fornito le informazioni sul programma di indagine sul Fiume Paglia che Toscana, Lazio e Umbria intendono avviare in tempi brevi, e mi auguro che, da queste indagini, possano scaturire le cause che hanno generato l’inquinamento, in modo da utilizzare queste risultanze per contrastare la realizzazione di ulteriori impianti geotermici e per intraprendere iniziative giudiziarie per chiedere il giusto risarcimento dei danni arrecati, sotto il profilo ambientale, paesaggistico e sanitario. E chiudo sul contratto di fiume. Secondo me va fatto, va fatto per il carattere interregionale del bacino del Paglia. Se il sindaco di Orvieto si fa promotore di questo incontro tra sindaci del bacino, io aderirò sicuramente. Ringrazio ancora la Rete Nazionale NOGESI per aver promosso questo incontro, che ha aggiunto ulteriori elementi di spunti e riflessioni su questo tema, contribuendo a superare la sottovalutazione di cui è stato oggetto sino ad ora”.


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Introduzione Dott.ssa Solange Manfredi
portavoce della rete nazionale NOGESI
Saluti Dott. Angelo Ghinassi
sindaco di Acquapendente

Dott. Maurizio Marchi
responsabile di Medicina Democratica di Livorno e della Val di Cecina

Prof. Andrea Borgia
geologo, Università di Milano

 

 Dott. Federico Silvestri
Servizio tutela delle acque, Direzione regionale ambiente e sistemi naturali, Regione Lazio

 Prof. Endro Martini
geologo, presidente dell’Alta Scuola 

 Dott. Rosario Castro
Presidente della Commissione bonifica mineraria di Abbadia San Salvatore 

 Conclusioni Dott. Angelo Ghinassi
sindaco di Acquapendente


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Enel smentisce:

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Dall’Amiata alla Valle del Tevere: l’inquinamento da mercurio lungo il Fiume Paglia. Convegno 8.4.17 Acquapendente (VT)

Sabato 8 aprile 2017 ore 14,30-19,30 ad Acquapendente (Viterbo) presso il cinema teatro Olympia si terrà un convegno sul tema “Dall’Amiata alla Valle del Tevere: l’inquinamento da mercurio lungo il Fiume Paglia”, organizzato dal Comune di Acquapendente con la collaborazione della Rete Nazionale NOGESI.

Sarà un pomeriggio di analisi e approfondimento delle tematiche della geotermia nel Monte Amiata, delle loro emissioni in atmosfera di inquinanti, con effetti sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sull’inquinamento da mercurio sul territorio dei comuni dell’Alto Lazio e dell’Umbria.

Il Monte Amiata è al centro di un ecosistema a rischio, la cui salvaguardia e valorizzazione riguarda ben tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Per questo il convegno vedrà la presenza di professori esperti in materia e di amministratori, per spiegare alla popolazione gli effetti di tale inquinamento e per cominciare a trovare le adatte soluzioni.

Una giornata di “riflessione collettiva” sulle scelte che riguardano il futuro dell’Amiata e del Centro Italia. Si può e si deve puntare a un altro sviluppo economico, sostenibile del centro Italia, che si basi sul grande patrimonio ambientale, storico e culturale e sulla valorizzazione delle risorse del territorio (bio-agricoltura, turismo, artigianato locale, natura, etc.).

PROGRAMMA

Ore 14:45 ACCREDITO PARTECIPANTI

Ore 15:15 APERTURA LAVORI
Presidenza: Vittorio Fagioli, Rete NOGESI
Saluti: Dr. Angelo Ghinassi, sindaco di Acquapendente
Introduzione: Dr.ssa Solange Manfredi, portavoce Rete Nazionale NOGESI

Ore 15:30 MERCURIO ED ALTRI INQUINANTI PRODOTTI DALLA GEOTERMIA
Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano: “Il velenoso cocktail di inquinanti prodotto dalla geotermia dell’Amiata”
Dr. Maurizio Marchi, responsabile di Medicina democratica di Livorno e della Val di Cecina: “Mercurio in Val di Cecina dalla geotermia e dall’industria cloro-soda”
Dr. Federico Silvestri, Servizio tutela delle acque – Direzione regionale ambiente e sistemi naturali – Regione Lazio ARPA LAZIO: “Il piano di indagine delle regioni Toscana, Lazio e Umbria sul mercurio”
Dr. Endro Martini, geologo, presidente Alta Scuola: “Strumenti innovativi di governance e di partecipazione democratica: i contratti di Fiume”

Ore 17.00 IL TERRITORIO, sono stati invitati i sindaci:
Giuseppe Germani (Orvieto) Sauro Basili (Allerona) Andrea Garbini (Castel Giorgio) Jacopo Marini (Arcidosso) Daniele Longaroni (Castel VIscardo) Cinzia Pellegrini (Proceno) Luigi Vagaggini (Piancastagnaio)
Francesco Fabbrizzi (Radicofani) Fabrizio Tondi (Abbadia San Salvatore) Massimo Galli (Roccalbegna) Fosco Fortunati (Castell’Azzara) Federico Balocchi (Santa Fiora)

Ore 18.00 LA POLITICA, sono stati invitati:
On. Alessandra Terrosi (Commissione Agricoltura Camera dei Deputati), Mauro Buschini, Assessore Rapporti con il Consiglio, Ambiente e Rifiuti. Fernanda Cecchini, Assessore Ambiente, Regione Umbria Federica Fratoni, Assessore Ambiente, Regione Toscana Enrico Panunzi, Consigliere regionale Lazio, Presidente della VI commissione Ambiente

Ore 18:30 DIBATTITO Conclusioni:
Sindaco Dr. Angelo Ghinassi

 

Sono invitati alla partecipazione, i cittadini, i comitati, i movimenti, gli amministratori, i partiti politici, le associazioni e organizzazioni di categoria, la stampa e le TV locali, regionali e nazionali.

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4 febbraio 2017. DALL’AMIATA ALLA VALLE DEL TEVERE: ANCORA GEOTERMIA INDUSTRIALE O UN ALTRO SVILUPPO E’ POSSIBILE?

ABBADIA SAN SALVATORE (SIENA)
SABATO 4 FEBBRAIO 2017, ORE 14,30- 19,30
CINEMA TEATRO AMIATA
scarica la locandina

In memoria del Prof.Roberto Minervini

Sabato 4 febbraio 2017 ore 14,30-19,30 a Abbadia San Salvatore (Siena) presso il cinema teatro Amiata si terrà un convegno sul tema “Dall’Amiata alla Valle del Tevere: ancora geotermia industriale o un altro sviluppo è possibile?”, organizzato dalla Rete Nazionale NOGESI e SOS Geotermia. Il convegno è dedicato alla memoria del Prof. Roberto Minervini, animatore appassionato della rete NOGESI, recentemente scomparso.

Sarà una giornata di analisi e approfondimento delle tematiche della geotermia nel Monte Amiata, delle centrali flash geotermoelettriche dell’Enel presenti nel territorio (cinque centrali per una potenza installata di 120 MW), con emissioni in atmosfera di inquinanti, con effetti sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sulla sismicità, sul bacino idrico dell’Amiata (il più importante del Centro Italia), sui fiumi Paglia e Tevere, oggetto di inquinamento da mercurio sul territorio dei comuni dell’Alto Lazio e dell’Umbria.

Il Monte Amiata è al centro di un ecosistema a rischio, la cui salvaguardia e valorizzazione riguarda ben tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Per questo il convegno vedrà la presenza di professori esperti in materia e di amministratori, non solo locali, ma anche di Lazio e Umbria. La presenza politica sarà dei consiglieri, membri della commissione ambiente del consiglio regionale della Toscana, perché esprimano le loro posizioni e gli impegni verso il consiglio regionale, il presidente e la giunta toscana.

Una parte importante del convegno sarà dedicata alla “proposta” che un cambiamento è possibile e che si può e si deve fare una diversa politica energetica del territorio in alternativa a quella attuale inquinante e speculativa, che si basi sul risparmio energetico, sulla efficienza e fonti realmente rinnovabili e compatibili con la salvaguardia dell’ambiente. Un piano energetico costruito con la partecipazione e la gestione dei cittadini, nel quadro delle effettive necessità energetiche in una situazione nazionale contrassegnata dalla riduzione dei consumi elettrici che non legittima, in questo momento, costruzione di nuove centrali elettriche.

E che si può e si deve puntare a un altro sviluppo economico, sostenibile, alternativo al “polo geotermico” che la regione Toscana vuol fare dell’Amiata, che si basi sul grande patrimonio ambientale, storico e culturale e sulla valorizzazione delle risorse del territorio (bio-agricoltura di montagna, artigianato locale, natura, etc.), che devono essere alla base delle scelte e dei programma del governo dei nostri amministratori locali e della stessa regione Toscana. Una giornata di “riflessione collettiva” sulle scelte che riguardano il futuro dell’Amiata e del Centro Italia.

Si invitano alla partecipazione, i cittadini, i comitati, i movimenti, gli amministratori, i partiti politici, le associazioni e organizzazioni di categoria, la stampa e le TV locali, regionali e nazionali.

PROGRAMMA (scarica la locandina in pdf alta qualità)

Ore 14:30 ACCREDITO PARTECIPANTI

Ore 15:00 APERTURA LAVORI
Presidenza: Vittorio Fagioli, Rete NOGESI
Saluto del Sindaco di Abbadia S. Salvatore (Siena): Dr. Fabrizio Tondi
Introduzione: Velio Arezzini, SOS Geotermia

Ore 15:15 GEOTERMIA, MERCURIO, INQUINANTI
Prof. Roberto Barocci, Geotermia Elettrica: rischi per la salute pubblica e le acque
Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano, Amiata: Un velenoso cocktail di inquinanti
Giuseppe Germani, sindaco di Orvieto (Terni), Mercurio: un problema emergente dell’Italia Centrale
Dott.ssa Solange Manfredi, giurista, portavoce Rete NOGESI, Strasburgo chiama Amiata
Ing. Giorgio Santuci, presidente EGS, Nuove tecnologie geotermiche: BHE (Borehole Heat Exchangers)

Ore 16:30 LA POLITICA
Sono stati invitati: Stefano Baccelli, presidente Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana. (PD)
Giacomo Giannarelli, vice presidente Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana. (M5S)
Tommaso Fattori, membro Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana. (SI)
Manuel Vescovi membro del Consiglio Regionale Toscana (Lega Nord)

Ore 17:15 IL CAMBIAMENTO È POSSIBILE: PROPOSTE PER UN ALTRO SVILUPPO
Dr. Andrea Strozzi, ideatore del “Low Living & High Thinking”, giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, L’insufficienza dell’efficienza
Claudio Galletti, Sindaco di Castiglione d’Orcia (Siena), Parco della Val d’Orcia e Amiata: i territori protagonisti
Bassetti Andrea, imprenditore, Presidente del Biodistretto della Val d’Orcia
Antonio Pacini, L’Orto Botanico del M. Amiata e la sua Biodiversità
Fabio Menchetti, agronomo, L’olivo sospeso – il museo dell’olio di Seggiano
Angelo Ghinassi, Sindaco di Acquapendente (Viterbo), I comuni dell’Alto Lazio per un NO alla geotermia e uno sviluppo sostenibile del territorio

Ore 18:30 DIBATTITO
Ore 19:00 Prof.ssa Cinzia Mammolotti, Il manifesto dell’Amiata: idee e proposte per lo sviluppo durevole del territorio / Il Parco Nazionale del M. Amiata


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Avviata l’indagine sulla presenza di mercurio nel Paglia e Tevere, gli esiti dell’incontro

da OrvietoNews.it del 9 gennaio 2017

Si è tenuto lunedì 9 gennaio in Comune, come annunciato, l’incontro di informazione pubblica sulla prima fase del Piano d’indagine nelle aste fluviali dei fiume Paglia e Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio a conclusione dell’indagine conoscitiva sullo stato di contaminazione da mercurio, coordinata dall’Autorità di Bacino del Tevere con il coinvolgimento delle strutture tecniche delle Regioni Toscana, Umbria e Lazio e delle rispettiva ARPA e la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Infatti, a seguito della richiesta di attivazione della normativa sul danno ambientale, ai sensi dell’art. 309 del D.Lgs. n. 152/06 rivolta dalla Regione Umbria al Ministero dell’Ambiente, e attraverso il coordinamento dell’Autorità di bacino del Tevere, le Regioni Toscana, Umbria e Lazio hanno incaricato le rispettive Agenzie di protezione ambientale (ARPA) di elaborare un piano di indagine integrato per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio al fine di progettare le specifiche attività del monitoraggio previsto dalla Direttiva 2000/60/CE integrate con valutazioni ambientali e sanitarie su suolo, sedimenti e alimenti che investono l’intera piano alluvionale del paglia e la porzione del Tevere a valle della confluenza fino alla traversa di Nazzano.

I lavori, coordinati da Giorgio Cesari – Autorità di bacino del fiume Tevere, sono stati aperti dai saluti del Sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani e dall’Assessore regionale Fernanda Cecchini, assenti giustificati da altri impegni istituzionali nelle rispettive regioni, gli Assessori Regionali Federica Fratoni (Toscana) e Mauro Buschini (Lazio) e il rappresentante del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Francesco Gigliani.

Di seguito ampia sintesi degli interventi a cura dell’Ufficio Stampa del Comune di Orvieto:

 “In questi mesi – ha detto il Sindaco, Giuseppe Germani nel ringraziare i partecipanti – si è lavorato ad un problema che emerge da tempo e rispetto al quale cerchiamo tutti di capire il fenomeno per trovare le soluzioni più idonee. Desidero aprire questa giornata ricordando il Prof. Roberto Minervini che sui temi dell’ambiente si è speso molto e che è scomparso in questi giorni. Oggi cercheremo di entrare su un tema in cui spesso si è parlato a sproposito. Tre regioni che si mettono insieme per affrontarlo è un primo elemento della metodologia che intendiamo portare avanti. Insieme, le tre ARPA stanno portando avanti una grande indagine per fornirci gli elementi scientifici necessari ad affrontare il problema. In questa zona abbiamo investito molto sull’ambiente la cui salvaguardia ci interessa particolarmente. Oggi dovremo capire anche dove andare a reperire le risorse e quali prerogative sviluppare, ma anche il percorso su cui lavorare per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. L’Amministrazione Comunale di Orvieto è a disposizione con tutto quello che può fare possiamo, anche nel contesto del programma del ‘Contratto di Fiume’ che può essere di grande aiuto all’obiettivo di questa azione congiunta”.

Gli obiettivi sono anche quelli della Regione Umbria – ha affermato l’Assessore All’Ambiente, Fernanda Cecchini – ma prima di approntare interventi di bonifica occorre capire lo stato delle cose. Siamo una regione che ha tra le sue punte di diamante la qualità dell’ambiente, quindi per noi portare avanti una politica volta a monitorare ed intervenire è straordinariamente importante. Questo lavoro coincide con il piano di aggiornamento della qualità delle acque che comprende un lavoro corposo ed una situazione che vede la maggioranza dei nostri corsi d’acqua attestarsi su caratteristiche positive. L’attività estrattiva sull’Amiata durata per circa 120 anni se da un lato ha sostenuto le stagioni di progresso, a distanza di 40 anni dalla chiusura dell’ultima miniera ad Abbadia San Salvatore, sta procurando preoccupazioni per il livello di sedimenti di mercurio. Rispetto alle preoccupazioni e ai dati reali del territorio è giusto fare sintesi su questo fenomeno e dare informazioni certificate alla comunità perché ci sia la consapevolezza di come stanno le cose. Regioni, ARPA ed Autorità di Bacino hanno il compito di studiare e mettere a disposizione i risultati. Abbiamo fatto quello che le Istituzioni possono fare per mettere al lavoro quanti ne hanno competenza. I primi risultati ci sono e vanno confrontati con altri elementi. Per fare questo occorre l’individuazione delle risorse necessarie”.

Diego Zurli (Regione Umbria) ha posto in evidenza il metodo di lavoro che dovrebbe essere replicato per tutti i vari aspetti riguardanti i fiume Paglia, ovvero: “ci sono più soggetti riuniti per affrontare un sistema complesso che richiede approfondimenti e valutazioni da condividere con altri territori. Sarebbe importante istituire un primo tavolo di lavoro per affrontare in un’ottica più ampia un tema che ha un valore su scala non solo locale ma nazionale. Penso al tema del rischio idraulico, al trasporto dei sedimenti, al tema delle dighe”. Sollecitazione subito accolta dal rappresentante dell’Autorità di bacino del fiume Tevere, Giorgio Cesari.

Sempre in rappresentanza dell’Autorità di bacino, Remo Pelillo ha ricordato che “siamo in una fase di passaggio tra Bacino e Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale. Nel prosieguo di questo importante lavoro di studio, l’indagine dovrà essere allargata al Fiora. Grazie al rapporto di collaborazione e progettazione condivisa tra le varie ARPA e le Regioni si porrà l’accento dalle concentrazioni ai carichi inquinanti che, in qualche modo, vengono inseriti o naturalmente o attraverso le attività umane. La questione dei carichi è essenziale poiché la Commissione Europea su questo aspetto non fa sconti. Questo studio è il primo di una serie di valutazioni. Il valore medio è un valore atteso che non è detto che arrivi. La varianza dei fenomeni naturali insieme al valore medio dà la misura della complessità del sistema. Il piano di indagine consentirà di vedere le misure da attuare già nel 2017. L’inventario delle emissioni degli scarichi è l’altro tema che lo studio dovrà affrontare per controllare le fonti di inquinamento. C’è poi la necessità di allineare il catasto dei prelievi idrici. Come Autorità di Bacino saremo impegnati nel raccordo del lavoro delle tre regioni”.

I passaggi operativi della prima indagine documentale realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze per verificare l’origine e l’entità della presenza di Mercurio, sono stati riassunti dall’Ing. Sandro Posati della Regione Umbria il quale ha ricordato che lo scorso agosto, il Comune di Orvieto ha costituito il gruppo tecnico operativo composto da vari rappresentanti delle Istituzioni con compiti di condivisione, monitoraggio ed informazione al territorio sulle attività tecniche conoscitive messe in atto da varie Amministrazioni  inerenti sia le matrici ambientali che gli eventuali impatti sulla salute pubblica, nonché sulle possibili  ipotesi di intervento per la mitigazione del rischio. In seguito, Arpa Umbria ha sensibilizzato l’Autorità di bacino del Tevere che la stessa ha posto all’ordine del giorno del comitato tecnico alla presenza delle Regioni e del Ministero dell’Ambiente. Le Regioni hanno dato mandato alle Agenzie di protezione ambientale di Toscana, Umbria e Lazio di predisporre un programma di attività condiviso, al fine di esaminare nelle matrici ambientali, e in prima battuta in alcune matrici alimentari, la presenza del mercurio lungo il corso del Fiume Paglia e del Fiume Tevere. Altro tema trattato nel programma di indagine è quello relativo all’uso di tecniche sperimentali per la mitigazione e riduzione della presenza di tale inquinante nelle sue forme più dannose per la salute umana. La Regione Umbria si è impegnata a collaborare e contribuire con 50 mila Euro per annualità 2017 alle varie fasi dello studio.

Degli obiettivi del monitoraggio vero e proprio, da svilupparsi anche per successive fasi di affinamento in relazione ai risultati intermedi conseguiti, ha parlato Giancarlo Marchetti di ARPA Umbria.

Il Piano di Indagine

Il monitoraggio dovrà: verificare lo stato di contaminazione da mercurio nei diversi ambiti territoriali e nei principali elementi-bersaglio; ricostruire la dinamica del fenomeno; identificare i potenziali interventi conseguenti ai risultati del piano.

Le possibili Azioni conseguenti ai risultati sono rappresentate da: misure provvisorie e contingibili a tutela della salute umana, compresa l’eventuale rimodulazione di quelle già messe in atto in forma autonoma; identificare le più corrette procedure amministrative d’azione anche ai fini del reperimento delle necessarie risorse economiche; azioni strutturali (qualora necessario) da mettere in campo al fine di riportare le concentrazioni di sostanze inquinanti presenti nel suolo, sottosuolo ed acque sotterranee e superficiali entro soglie tali da non comportare rischio sanitario e garantire l’assenza di esportazione di contaminazione.

Come emerge dalla letteratura scientifica, le origini della presenza del Mercurio nel fiume Paglia risulta principalmente attribuibile alle attività estrattive presenti nell’area sud del Monte Amiata ed ora terminate. Il distretto minerario del monte Amiata ha rappresentato il quarto sito estrattivo al mondo con una produzione di circa 102.000 tonnellate di Mercurio dal 1860 al 1980. Il fiume Paglia ha un ruolo chiave nel trasporto del Mercurio in quanto drena buon parte dell’area mineraria. Il fiume Tevere, in virtù del contributo proveniente dal Paglia, può essere potenzialmente considerato uno dei maggiori contribuenti alla presenza di Mercurio nel mare Tirreno. Studi scientifici evidenziano che ad oltre 30 anni dalla chiusura del polo minerario, continuano ad essere presenti sull’ambiente effetti di diffusione, anche a distanza lungo il reticolo idrografico, di Mercurio.

Il Piano di indagine integrato condiviso tra Ambito di Bacino Tevere, le tre Regioni e le tre Arpa è finalizzato a progettare le specifiche attività del monitoraggio previsto dall’art. 8 della Direttiva n. 2000/60/CE integrate con valutazioni ambientali e sanitarie su suolo, sedimenti e alimenti che investono l’intera piana alluvionale del Paglia e la porzione del Tevere a valle della confluenza fino alla traversa di Nazzano.

L’area di indagine è suddivisa in 5 unità, ritenute significativamente omogenee al loro interno.
– Primo tratto: dalle origini sino allo sbocco nella pianura alluvionale di Monterubiaglio Allerona; (caratterizzato da un regime fluviale di carattere tipicamente torrentizio con poco materiale sedimentato). Sarà posta attenzione agli apporti degli affluenti laterali del Paglia provenienti dalle sorgenti primarie di contaminazione ubicate intorno al Monte Amiata.

– Secondo tratto: da Monterubiaglio – Allerona sino ad Alviano, caratterizzato da depositi e terrazzamenti alluvionali con un’estensione longitudinale al Paglia fino ad un paio di chilometri.

– Terzo tratto: ingresso alla zona umida di Alviano ed uscita Alviano, per verificare la presenza del mercurio nei sedimenti e eventuali dinamiche di accumulo.

– Quarto tratto: dal Tevere dopo Alviano sino alla confluenza con il Fiume Nera ad Orte, caratterizzato da uno scorrimento del fiume a tratti meandriforme in depositi alluvionali consistenti e di buona larghezza.

– Quinto tratto: da Orte, confluenza del Fiume Nera sino all’invaso di Nazzano.

Quanto alle Azioni previste all’interno di ciascuna delle unità saranno i definiti i profili geomorfologici, trasversali al tratto fluviale, con la ricostruzione dei terrazzi e delle aree interessate da alluvioni recenti; sui profili più significativi saranno definiti dei transetti dove eseguire campionamenti nelle varie unità geomorfologiche delle varie matrici ambientali e alimentari quali: Analisi di sedimenti fluviali e di terrazzo; Analisi di acque di pozzo e di fiume; Analisi di ortaggi, frutta; Analisi di Hg in aria e flussi dal suolo; Analisi nei pesci; Attività di phytoscreening.

Costituiscono attività preliminari il: Censimento delle miniere con presenza di cinabro e forni di arrostimento; il Censimento delle gallerie minerarie di drenaggio; la Verifica dello stato amministrativo delle bonifiche; la Valutazione (su tutto il bacino) della presenza di fonti potenziali di origine antropica e la Valutazione di fonti naturali di mercurio e dei livelli dei valori di fondo naturali.

Dal momento che le principali miniere di mercurio del comprensorio dell’Amiata insistono prevalentemente nel fiume Paglia e nel bacino del Fiora, oltre all’attività di monitoraggio e censimento delle miniere e delle gallerie minerarie di drenaggio, e sulla presenza di fonti antropiche – ha poi evidenziato Cesare Fagotti di ARPA Toscana – la Regione Toscana si concentrerà soprattutto nel vedere se c’è ancora un trasporto di mercurio. Il costo complessivo della ricerca è di 253.600 mila euro non ancora tutto finanziato ma in parte sì. Anche Regione Toscana ha deliberato risorse”.

La recente normativa europea – ha precisato Angiolo Martinelli di ARPA Lazio – ha introdotto per alcune sostanze, tra cui il mercurio, non solo la valutazione attraverso l’acqua ma attraverso tessuti organici (pesci), sarà questa pertanto una indicazione che verrà integrata nel Piano. Si arriverà a prendere in considerazione fenomeni di accumulo e trasferimento, ricostruendo il transito del trasporto di mercurio e in quale forma attraverso stazioni di campionamento. Già nel 2017 si potranno verificare le condizioni di maggiore/minore criticità. Uno studio deve darsi un obiettivo, una tempistica e delle risorse. Questo è il lavoro centrale che dovrà essere integrato da altre conoscenze inerenti il corridoio fluviale. Al fine di verificare tutte le possibili fonti di emissione di mercurio, si sono una serie di strumenti come ad esempio i piani regionali di inquinamento dell’aria. Il quadro delle conoscenze va costruito. Il CNR/Istituto Inquinamento Atmosferico sta procedendo all’aggiornamento dell’inventario delle emissioni che sarà utile per riportare a scala locale le valutazioni che emergono”.

Nel portare i saluti dell’Assessore regionale all’Ambiente della Regione Lazio, il rappresentante della Direzione Regionale Ambiente e Sistemi Naturali, Vito Consoli ha ringraziato l’Autorità di Bacino del Tevere per l’opportunità che è stata data di lavorare unendo tre regioni. “Dal punto di vista ambientale – ha sottolineato – le cose vanno affrontate solo in maniera integrata. Quello di oggi quindi è un incontro molto opportuno che spiega come ci muoveremo. Una metodologia da seguire nel tempo per informare la gente su come si sta andando avanti in quanto trasparenza significa anche questo, e non parlare soltanto alla fine di un percorso. Quello su cui stiamo lavorando è un piano di indagine serio. Come Regione Lazio lo approveremo prossimamente. Le risorse sono già postate nel bilancio precisando che si tratta delle risorse necessarie a partire. Allo studio dovrà seguire un piano di intervento che dovrà essere altrettanto serio ed anche molto prudente perché si tratta di un problema complesso che richiede un processo di comunicazione e trasparenza”.

La fase del dibattito, prevista a conclusione dell’incontro informativo, è stata arricchita dai contributi di:

Francesco Biondi (geologo) che ha detto di aspettarsi un maggiore coinvolgimento delle Associazioni. “Colpisce – ha aggiunto – la pochezza dei soldi che vengono elargiti dalle Regioni: 50 mila euro sono briciole. Le regioni, se comprendono veramente il problema, devono investire di più. il mio è un appello in questa direzione dimostrando di voler portare avanti un impegno serio”.

Le azioni coordinate dal basso hanno prodotto dei risultati – ha detto Endro Martini coordinamento tecnico del “Contratto di fiume Paglia” affidato ad Alta Scuola – dato che il tema è interregionale è in calendario l’idea di chiedere un comitato istituzionale dell’Autorità di Bacino affinché da questa istituzione venga un cofinanziamento del progetto. Sarebbe auspicabile che anche nel lavoro del contratto di fiume articolato su quattro tavoli tematici, proseguisse il modo di lavorare insieme. Infatti all’interno del Contratto di Fiume potrebbero essere affrontate altre tematiche pari a quella del mercurio. Da ultimo sarebbe interessante sensibilizzare le tre regioni per una indagine parallela da farsi da parte delle USL sulle patologie mercurio collegate”.

L’Autorità di Bacino è presente nei contratti di fiume – ha precisato Giorgio Cesari – il comitato istituzionali è stato richiesto da questa Autorità al Ministero Ambiente. La questione partecipativa è prevista mentre la direttiva sul monitoraggio prevede il raccordo con il Ministero della Sanità. Stiamo parlando di un piano di indagine che è stato avviato. Abbiamo previsto di individuare altri momenti di partecipazione pubblica insieme con le altre regioni”.

Esiste il problema storico e quello del completamento della bonifica dell’area mineraria dell’Amiata su cui tutte le tre regioni devono insistere – ha sostenuto Velio Arezzini rappresentante del Comitato cittadini di Abbadia San Salvatore – abbiamo chiesto che le bonifiche fossero gestir dai Comuni piuttosto che di Eni, perché è possibile riappropriarsi di pezzi del territorio bonificato. Oggi i responsabili della bonifica sono gli Enti Locali ma le risorse sono insufficienti. Fino ad oggi, nella zona dell’Amiata, sono stati spesi circa 7 mln e resta fuori il lotto dei forni i cui lavori dovrebbero iniziare nel 2018. Parlare ancora di inquinamento del Paglia dovuto alla miniera è una cosa ormai in via di superamento, si parla invece molto poco di geotermia che noi al contrario riteniamo sia un fenomeno non trascurabile e molto più inquinante”.

La corretta metodologia di indagine da estendere in un fascia molto più ampia dell’attuale alveo attivo del fiume non può prescindere dall’analisi storica” ha dichiarato Corrado Cencetti del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia.

Riconosco l’impegno del Sindaco che, da noi sollecitato, ha promosso questo incontro – ha dichiarato Lucia Vergaglia, Capogruppo M5S al Comune di Orvieto – vorrei sapere se questo studio approfondirà anche l’incidenza sul nostro territorio di alcune patologie riconducibili a determinate sostanze (patologie del sistema neurovegetativo, autismo), ciò al fine delle prevenzione”. Alla domanda ha risposto Giancarlo Marchetti che ha riferito “Il Ministero della salute ha introdotto nel Piano Nazionale della Prevenzione per la prima volta il tema ambiente e salute; anche la regione ha approvato il Piano regionale istituendo un Osservatorio Ambiente e Salute e in quell’ambito andranno confrontati i dati (evidenze di carattere sanitario e evidenze di carattere ambientale per eventuali approfondimenti epidemiologici)”.

La “raccomandazione affinché i risultati dello studio siano rapidi per fugare ogni ansia fra i cittadini” è giunta da Valentino Maggi rappresentante dei pescatori sportivi del bacino del Paglia.

A conclusione dei lavori, il Sindaco, Giuseppe Germani ha detto: “fino a qualche tempo fa nemmeno sapevamo con chi iniziare ad interloquire, oggi invece possiamo dire di essere finalmente partiti con uno studio scientifico che riguarda un territorio ampio del Centro Italia, effettuato da tre Regioni. Nella Regione Umbria, nelle altre regioni e nelle ARPA abbiamo trovato le interlocuzioni necessarie. Sulla geotermia mi limito a ricordare che dai Comuni dell’Orvietano è giunto un NO chiaro. Dovremo impegnarci ancora per far sì che la pratica della condivisione fra le Istituzioni diventi una metodologia di lavoro ricorrente”.


da TELEORVIETOWEB DUE del 9 gennaio 2017


da OrvietoSì.it del 10 gennaio 2017

Verifica dello stato di contaminazione da mercurio nelle aste fluviali dei fiumi Paglia e Tevere

di Valentino Saccà

ORVIETO – Quello del mercurio nel Paglia è un problema annoso, delicato e complesso che riguarda le tre regioni Umbria, Lazio e Toscana, che ha bisogno di essere analizzato dalla radice e su cui informare la cittadinanza in modo trasparente.
Ieri mattina, come annunciato,
presso il comune di Orvieto è stato presentato un incontro informativo sui lavori riguardanti il Piano di Indagine sul mercurio nel Paglia.
Giorgio Cesari  dell’Autorità di Bacino, ha aperto ricordando che si tratta di un incontro informativo e che il Piano comprende congiuntamente le regioni Lazio Umbria e Toscana le tre rispettive ARPA e l’Autorità di bacino. E per affrontare e risolvere tale problema bisogna prima dare un quadro chiaro della situazione.
Ha fatto poi il suo intervento il sindaco
Giuseppe Germani, durante il quale ha brevemente ricordato la recente scomparsa del professor Minervini, che si è speso molto sul fronte ambientale.


In questi mesi si è andati avanti con questo lavoro congiunto, cercheremo di entrare nel dato reale di questo problema. Se vogliamo puntare a una politica di sviluppo bisogna comprendere alla radice problemi di tale portata. Insieme, le tre ARPA stanno portando avanti una grande indagine per fornirci gli elementi scientifici necessari ad affrontare il problema.
In questa zona – ha aggiuto Germani – abbiamo investito molto sull’ambiente la cui salvaguardia ci interessa particolarmente. Oggi dovremo capire anche dove andare a reperire le risorse e quali prerogative sviluppare, ma anche il percorso per raggiungere gli obiettivi. su cui lavorare che ci siamo prefissati. L’Amministrazione Comunale di Orvieto è a disposizione con tutto quello che può fare possiamo, anche nel contesto del programma del ‘Contratto di Fiume’ che può essere di grande aiuto all’obiettivo di questa azione congiunta”. L’intervento dell’assessore regionale Fernanda Cecchini ha ribadito come l’attività estrattiva sull’Amiata durata per circa 120 anni se da un lato ha sostenuto le stagioni di progresso, a distanza di 40 anni dalla chiusura dell’ultima miniera ad Abbadia San Salvatore, sta procurando preoccupazioni per il livello di sedimenti di mercurio.
L’Umbria – ha spiegato Cecchini è la regione che tra le punte di diamante vanta il paesaggio e l’ambiente e bisogna quindi portare avanti una politica dove il monitoraggio precede l’intervento. E’ un lavoro corposo quello è tra di aggiornamento del piano delle acque e ora comprende anche un’analisi biologica delle stesse. Misura e accortezza da adottare a riguardo è tra gli obbiettivi che ci siamo preposti”.
Diego Zurli, direzione regionale Governo del territorio e Paesaggio, ha posto l’accento sul metodo. “Importante è l’aspetto metodologico che andrebbe replicato come modello anche per altri temi di analoga importanza e io suggerirei ad esempio quello del rischio idraulico“. Poi è intervenuto l’ingegnere Remo Pelillo, Autorità di Bacino del fiume Tevere. “Uno degli aspetti positivi del Piano di indagine è che con questa collaborazione tra enti si passerà dalla valutazione della concentrazione alla valutazione dei carichi, ovvero bisognerà iniziare a prendere in considerazione il problema sulla cognizione dei carichi all’interno del Piano di Indagine, con tutte le complessità che il mercurio comporta”.
Giancarlo Marchetti di ARPA Umbria ha analizzato gli aspetti tecnici del problema. “Bisogna marcare la differenza tra intervento di bonifica e danno ambientale e se esitono le condizioni per intervenire. Il problema del mercurio pare sia iniziato inprevalenza in Toscana dalle miniere del monte Amiata. Da li i detriti sono arrivati al fiume Paglia, poi al Tevere fino al mar Tirreno. Da oltre trent’anni le miniere sono chiuse ma i detriti continuano a venire trasportati.
Bisogna utilizzare 5 unità su cui mappare i tratti interessati da analizzare morfologicamente:
-Tratto del Paglia -Tratto del Monterubiaglio -Tratto di Alviano -Tratto da Alviano a Orte -Tratto da Orte al Tevere. Verranno poi eseguite analisi su alimenti , ortaggi e frutta, per il rischio di irrigazioni con acque contaminate e possibili analisi dell’aria“.

Cesare Fagotti di ARPA Toscana si è occupato di analisi del monitoraggio. “Il lavoro della Toscana si concentrerà sul reticolato minore per vedere se è ancora attivo un trasporto di mercurio o se c’è solo uno spostamento di detriti”. Prima degli interventi del pubblico e della fine dei lavori, Vito Consoli , Direzione Regionale Ambiente e Sistemi Naturali, ha tirato le fila della mattinata. “Il valore di metodo come è già stato detto è preponderante, problemi ambientali si affrontano in maniera congiunta o non si affrontano per nulla. Quello di oggi è stato un incontro realizzato non alla fine ma durante lo svolgimento dei
lavori, proprio per il suo valore di trasparenza informazione. Per un tema complesso come quello del mercurio nel Paglia sono impossibili interventi da bacchetta magica, ma interventi seri e prudenti che possano limitare il problema e portare fino allo zero l’inquinamento”.

Il Piano di Indagine

Il monitoraggio dovrà: verificare lo stato di contaminazione da  mercurio nei diversi ambiti territoriali e nei principali elementi-bersaglio; ricostruire la dinamica del fenomeno; identificare i potenziali interventi conseguenti ai risultati del piano.

Le possibili Azioni conseguenti ai risultati sono rappresentate da: misure provvisorie e contingibili a tutela della salute umana, compresa l’eventuale rimodulazione di quelle già messe in atto in forma autonoma; identificare le più corrette procedure amministrative d’azione anche ai fini del reperimento delle necessarie risorse economiche; azioni strutturali (qualora necessario) da mettere in campo al fine di riportare le concentrazioni di sostanze inquinanti presenti nel suolo, sottosuolo ed acque sotterranee e superficiali entro soglie tali da non comportare rischio sanitario e garantire l’assenza di esportazione di contaminazione.

Come emerge dalla letteratura scientifica, le origini della presenza del Mercurio nel fiume Paglia risulta principalmente attribuibile alle attività estrattive presenti nell’area sud del Monte Amiata ed ora terminate. Il distretto minerario del monte Amiata ha rappresentato il quarto sito estrattivo al mondo con una produzione di circa 102.000 tonnellate di Mercurio dal 1860 al 1980. Il fiume Paglia ha un ruolo chiave nel trasporto del Mercurio in quanto drena buon parte dell’area mineraria. Il fiume Tevere,  in virtù del contributo proveniente dal Paglia, può essere potenzialmente considerato uno dei maggiori contribuenti alla presenza di Mercurio nel mare Tirreno. Studi scientifici evidenziano che  ad oltre 30 anni dalla chiusura del polo minerario, continuano ad essere presenti sull’ambiente effetti di diffusione, anche a distanza lungo il reticolo idrografico, di Mercurio.

Il Piano di indagine integrato condiviso tra Ambito di Bacino Tevere, le tre Regioni e le tre Arpa è finalizzato a progettare le specifiche attività del monitoraggio previsto dall’art. 8 della Direttiva n. 2000/60/CE integrate con valutazioni ambientali e sanitarie su suolo, sedimenti e alimenti che investono l’intera piana alluvionale del Paglia e la porzione del Tevere a valle della confluenza fino alla traversa di Nazzano.

L’area di indagine è suddivisa in 5 unità, ritenute significativamente omogenee al loro interno. 

Primo tratto: dalle origini sino allo sbocco nella pianura alluvionale di Monterubiaglio Allerona; (caratterizzato da un regime fluviale di carattere tipicamente torrentizio con poco materiale sedimentato). Sarà posta attenzione agli apporti degli affluenti laterali del Paglia provenienti dalle sorgenti primarie di contaminazione ubicate intorno al Monte Amiata.

Secondo tratto: da Monterubiaglio – Allerona sino ad Alviano, caratterizzato da depositi e terrazzamenti alluvionali con un’estensione longitudinale al Paglia fino ad un paio di chilometri.

Terzo tratto: ingresso alla zona umida di Alviano ed uscita Alviano, per verificare la presenza del mercurio nei sedimenti e eventuali dinamiche di accumulo.

Quarto Tratto: dal Tevere dopo Alviano sino alla confluenza con il Fiume Nera ad Orte, caratterizzato da uno scorrimento del fiume a tratti meandriforme in depositi alluvionali consistenti e di buona larghezza.

Quinto Tratto: da Orte, confluenza del Fiume Nera sino all’invaso di Nazzano.

Quanto alle Azioni previste all’interno di ciascuna delle unità saranno i definiti i profili geomorfologici, trasversali al tratto fluviale, con la ricostruzione dei terrazzi e delle aree interessate da alluvioni recenti; sui profili più significativi saranno definiti dei transetti dove eseguire campionamenti nelle varie unità geomorfologiche delle varie matrici ambientali e alimentari quali: Analisi di sedimenti fluviali e di terrazzo; Analisi di acque di pozzo e di fiume; Analisi di ortaggi, frutta; Analisi di Hg in aria e flussi dal suolo; Analisi nei pesci; Attività di phytoscreening.

Costituiscono attività preliminari il: Censimento delle miniere con presenza di cinabro e forni di arrostimento; il Censimento delle gallerie minerarie di drenaggio; la Verifica dello stato amministrativo delle bonifiche; la Valutazione (su tutto il bacino) della presenza di fonti potenziali di origine antropica e la Valutazione di fonti naturali di mercurio e dei livelli dei valori di fondo naturali.


da COMUNE DI ORVIETO (qui il link diretto)

Verifica dello stato di contaminazione da mercurio nelle aste fluviali dei fiumi Paglia e Tevere

Presentato ad Orvieto il Piano di indagine condotta dalle Regioni Umbria, Toscana e Lazio e le rispettive ARPA con il coordinamento dell’Autorità di Bacino del Tevere. Il piano di monitoraggio integrato partirà quest’anno

COMUNICATO STAMPA n. 012/17 G.M. del 09.01.17 
Avviata l’indagine sulla presenza di Mercurio nel Paglia e Tevere 
• Il Piano di indagine è condotto dalle Regioni Umbria, Toscana e Lazio con le rispettive ARPA ed è coordinato dall’Autorità di Bacino del Tevere  
• Gli esiti dell’incontro di informazione pubblica svoltosi oggi ad Orvieto 
(ON/AF) – ORVIETO – Si è svolto questa mattina in Comune l’annunciato incontro di informazione pubblica sulla prima fase del Piano d’indagine nelle aste fluviali del Fiume Paglia e Fiume Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio a conclusione dell’indagine conoscitiva sullo stato di contaminazione da Mercurio dei fiumi Paglia e Tevere coordinata dall’Autorità di Bacino del Tevere con il coinvolgimento delle strutture tecniche delle Regioni Toscana, Umbria e Lazio e delle rispettiva ARPA e la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Infatti, a seguito della richiesta di attivazione della normativa sul danno ambientale, ai sensi dell’art. 309 del D.Lgs. n. 152/06 rivolta dalla Regione Umbria al Ministero dell’Ambiente, e attraverso il coordinamento dell’Autorità di bacino del Tevere, le Regioni Toscana, Umbria e Lazio hanno incaricato le rispettive Agenzie di protezione ambientale (ARPA) di elaborare un piano di indagine integrato per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio al fine di progettare le specifiche attività del monitoraggio previsto dalla Direttiva 2000/60/CE integrate con valutazioni ambientali e sanitarie su suolo, sedimenti e alimenti che investono l’intera piano alluvionale del paglia e la porzione del Tevere a valle della confluenza fino alla traversa di Nazzano. 
I lavori, coordinati da Giorgio Cesari – Autorità di bacino del fiume Tevere, sono stati aperti dai saluti del Sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani e dall’Assessore regionale Fernanda Cecchini, assenti giustificati da altri impegni istituzionali nelle rispettive regioni, gli Assessori Regionali Federica Fratoni (Toscana) e Mauro Buschini (Lazio) e il rappresentante del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Francesco Gigliani. 
“In questi mesi – ha detto il Sindaco, Giuseppe Germani nel ringraziare i partecipanti – si è lavorato ad un problema che emerge da tempo e rispetto al quale cerchiamo tutti di capire il fenomeno per trovare le soluzioni più idonee. Desidero aprire questa giornata ricordando il Prof. Roberto Minervini che sui temi dell’ambiente si è speso molto e che è scomparso in questi giorni. Oggi cercheremo di entrare su un tema in cui spesso si è parlato a sproposito. Tre regioni che si mettono insieme per affrontarlo è un primo elemento della metodologia che intendiamo portare avanti. Insieme, le tre ARPA stanno portando avanti una grande indagine per fornirci gli elementi scientifici necessari ad affrontare il problema. In questa zona abbiamo investito molto sull’ambiente la cui salvaguardia ci interessa particolarmente. Oggi dovremo capire anche dove andare a reperire le risorse e quali prerogative sviluppare, ma anche il percorso su cui lavorare per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. L’Amministrazione Comunale di Orvieto è a disposizione con tutto quello che può fare possiamo, anche nel contesto del programma del ‘Contratto di Fiume’ che può essere di grande aiuto all’obiettivo di questa azione congiunta”.
“Gli obiettivi sono anche quelli della Regione Umbria – ha affermato l’Assessore All’Ambiente, Fernanda Cecchinima prima di approntare interventi di bonifica occorre capire lo stato delle cose. Siamo una regione che ha tra le sue punte di diamante la qualità dell’ambiente, quindi per noi portare avanti una politica volta a monitorare ed intervenire è straordinariamente importante. Questo lavoro coincide con il piano di aggiornamento della qualità delle acque che comprende un lavoro corposo ed una situazione che vede la maggioranza dei nostri corsi d’acqua attestarsi su caratteristiche positive. L’attività estrattiva sull’Amiata durata per circa 120 anni se da un lato ha sostenuto le stagioni di progresso, a distanza di 40 anni dalla chiusura dell’ultima miniera ad Abbadia San Salvatore, sta procurando preoccupazioni per il livello di sedimenti di mercurio. Rispetto alle preoccupazioni e ai dati reali del territorio è giusto fare sintesi su questo fenomeno e dare informazioni certificate alla comunità perché ci sia la consapevolezza di come stanno le cose. Regioni, ARPA ed Autorità di Bacino hanno il compito di studiare e mettere a disposizione i risultati. Abbiamo fatto quello che le Istituzioni possono fare per mettere al lavoro quanti ne hanno competenza. I primi risultati ci sono e vanno confrontati con altri elementi. Per fare questo occorre l’individuazione delle risorse necessarie”.
Diego Zurli (Regione Umbria) ha posto in evidenza il metodo di lavoro che dovrebbe essere replicato per tutti i vari aspetti riguardanti i fiume Paglia, ovvero: “ci sono più soggetti riuniti per affrontare un sistema complesso che richiede approfondimenti e valutazioni da condividere con altri territori. Sarebbe importante istituire un primo tavolo di lavoro per affrontare in un’ottica più ampia un tema che ha un valore su scala non solo locale ma nazionale. Penso al tema del rischio idraulico, al trasporto dei sedimenti, al tema delle dighe”. Sollecitazione subito accolta dal rappresentante dell’Autorità di bacino del fiume Tevere, Giorgio Cesari. 
Sempre in rappresentanza dell’Autorità di bacino, Remo Pelillo ha ricordato che “siamo in una fase di passaggio tra Bacino e Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale. Nel prosieguo di questo importante lavoro di studio, l’indagine dovrà essere allargata al Fiora. Grazie al rapporto di collaborazione e progettazione condivisa tra le varie ARPA e le Regioni si porrà l’accento dalle concentrazioni ai carichi inquinanti che, in qualche modo, vengono inseriti o naturalmente o attraverso le attività umane. La questione dei carichi è essenziale poiché la Commissione Europea su questo aspetto non fa sconti. Questo studio è il primo di una serie di valutazioni. Il valore medio è un valore atteso che non è detto che arrivi. La varianza dei fenomeni naturali insieme al valore medio dà la misura della complessità del sistema. Il piano di indagine consentirà di vedere le misure da attuare già nel 2017. L’inventario delle emissioni degli scarichi è l’altro tema che lo studio dovrà affrontare per controllare le fonti di inquinamento. C’è poi la necessità di allineare il catasto dei prelievi idrici. Come Autorità di Bacino saremo impegnati nel raccordo del lavoro delle tre regioni”.
 
I passaggi operativi della prima indagine documentale realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze per verificare l’origine e l’entità della presenza di Mercurio, sono stati riassunti dall’Ing. Sandro Posati della Regione Umbria il quale ha ricordato che lo scorso agosto, il Comune di Orvieto ha costituito il gruppo tecnico operativo composto da vari rappresentanti delle Istituzioni con compiti di condivisione, monitoraggio ed informazione al territorio sulle attività tecniche conoscitive messe in atto da varie Amministrazioni  inerenti sia le matrici ambientali che gli eventuali impatti sulla salute pubblica, nonché sulle possibili  ipotesi di intervento per la mitigazione del rischio. In seguito, Arpa Umbria ha sensibilizzato l’Autorità di bacino del Tevere che la stessa ha posto all’ordine del giorno del comitato tecnico alla presenza delle Regioni e del Ministero dell’Ambiente. Le Regioni hanno dato mandato alle Agenzie di protezione ambientale di Toscana, Umbria e Lazio di predisporre un programma di attività condiviso, al fine di esaminare nelle matrici ambientali, e in prima battuta in alcune matrici alimentari, la presenza del mercurio lungo il corso del Fiume Paglia e del Fiume Tevere. Altro tema trattato nel programma di indagine è quello relativo all’uso di tecniche sperimentali per la mitigazione e riduzione della presenza di tale inquinante nelle sue forme più dannose per la salute umana. La Regione Umbria si è impegnata a collaborare e contribuire con 50 mila Euro per annualità 2017 alle varie fasi dello studio. 
Degli obiettivi del monitoraggio vero e proprio, da svilupparsi anche per successive fasi di affinamento in relazione ai risultati intermedi conseguiti, ha parlato Giancarlo Marchetti di ARPA Umbria. 
Il Piano di Indagine
Il monitoraggio dovrà: verificare lo stato di contaminazione da  mercurio nei diversi ambiti territoriali e nei principali elementi-bersaglio; ricostruire la dinamica del fenomeno; identificare i potenziali interventi conseguenti ai risultati del piano.
Le possibili Azioni conseguenti ai risultati sono rappresentate da: misure provvisorie e contingibili a tutela della salute umana, compresa l’eventuale rimodulazione di quelle già messe in atto in forma autonoma; identificare le più corrette procedure amministrative d’azione anche ai fini del reperimento delle necessarie risorse economiche; azioni strutturali (qualora necessario) da mettere in campo al fine di riportare le concentrazioni di sostanze inquinanti presenti nel suolo, sottosuolo ed acque sotterranee e superficiali entro soglie tali da non comportare rischio sanitario e garantire l’assenza di esportazione di contaminazione. 
Come emerge dalla letteratura scientifica, le origini della presenza del Mercurio nel fiume Paglia risulta principalmente attribuibile alle attività estrattive presenti nell’area sud del Monte Amiata ed ora terminate. Il distretto minerario del monte Amiata ha rappresentato il quarto sito estrattivo al mondo con una produzione di circa 102.000 tonnellate di Mercurio dal 1860 al 1980. Il fiume Paglia ha un ruolo chiave nel trasporto del Mercurio in quanto drena buon parte dell’area mineraria. Il fiume Tevere,  in virtù del contributo proveniente dal Paglia, può essere potenzialmente considerato uno dei maggiori contribuenti alla presenza di Mercurio nel mare Tirreno. Studi scientifici evidenziano che  ad oltre 30 anni dalla chiusura del polo minerario, continuano ad essere presenti sull’ambiente effetti di diffusione, anche a distanza lungo il reticolo idrografico, di Mercurio. 
Il Piano di indagine integrato condiviso tra Ambito di Bacino Tevere, le tre Regioni e le tre Arpa è finalizzato a progettare le specifiche attività del monitoraggio previsto dall’art. 8 della Direttiva n. 2000/60/CE integrate con valutazioni ambientali e sanitarie su suolo, sedimenti e alimenti che investono l’intera piana alluvionale del Paglia e la porzione del Tevere a valle della confluenza fino alla traversa di Nazzano.
L’area di indagine è suddivisa in 5 unità, ritenute significativamente omogenee al loro interno. 
Primo tratto: dalle origini sino allo sbocco nella pianura alluvionale di Monterubiaglio Allerona; (caratterizzato da un regime fluviale di carattere tipicamente torrentizio con poco materiale sedimentato). Sarà posta attenzione agli apporti degli affluenti laterali del Paglia provenienti dalle sorgenti primarie di contaminazione ubicate intorno al Monte Amiata.
Secondo tratto: da Monterubiaglio – Allerona sino ad Alviano, caratterizzato da depositi e terrazzamenti alluvionali con un’estensione longitudinale al Paglia fino ad un paio di chilometri.
Terzo tratto: ingresso alla zona umida di Alviano ed uscita Alviano, per verificare la presenza del mercurio nei sedimenti e eventuali dinamiche di accumulo.
Quarto Tratto: dal Tevere dopo Alviano sino alla confluenza con il Fiume Nera ad Orte, caratterizzato da uno scorrimento del fiume a tratti meandriforme in depositi alluvionali consistenti e di buona larghezza.
Quinto Tratto: da Orte, confluenza del Fiume Nera sino all’invaso di Nazzano.
Quanto alle Azioni previste all’interno di ciascuna delle unità saranno i definiti i profili geomorfologici, trasversali al tratto fluviale, con la ricostruzione dei terrazzi e delle aree interessate da alluvioni recenti; sui profili più significativi saranno definiti dei transetti dove eseguire campionamenti nelle varie unità geomorfologiche delle varie matrici ambientali e alimentari quali: Analisi di sedimenti fluviali e di terrazzo; Analisi di acque di pozzo e di fiume; Analisi di ortaggi, frutta; Analisi di Hg in aria e flussi dal suolo; Analisi nei pesci; Attività di phytoscreening.
Costituiscono attività preliminari il: Censimento delle miniere con presenza di cinabro e forni di arrostimento; il Censimento delle gallerie minerarie di drenaggio; la Verifica dello stato amministrativo delle bonifiche; la Valutazione (su tutto il bacino) della presenza di fonti potenziali di origine antropica e la Valutazione di fonti naturali di mercurio e dei livelli dei valori di fondo naturali. 
 “Dal momento che le principali miniere di mercurio del comprensorio dell’Amiata insistono prevalentemente nel fiume Paglia e nel bacino del Fiora, oltre all’attività di monitoraggio e censimento delle miniere e delle gallerie minerarie di drenaggio, e sulla presenza di fonti antropiche – ha poi evidenziato Cesare Fagotti di ARPA Toscana – la Regione Toscana si concentrerà soprattutto nel vedere se c’è ancora un trasporto di mercurio. Il costo complessivo della ricerca è di 253.600 mila euro non ancora tutto finanziato ma in parte sì. Anche Regione Toscana ha deliberato risorse”.
“La recente normativa europea – ha precisato Angiolo Martinelli di ARPA Lazio – ha introdotto per alcune sostanze, tra cui il mercurio, non solo la valutazione attraverso l’acqua ma attraverso tessuti organici (pesci), sarà questa pertanto una indicazione che verrà integrata nel Piano. Si arriverà a prendere in considerazione fenomeni di accumulo e trasferimento, ricostruendo il transito del trasporto di mercurio e in quale forma attraverso stazioni di campionamento. Già nel 2017 si potranno verificare le condizioni di maggiore/minore criticità. Uno studio deve darsi un obiettivo, una tempistica e delle risorse. Questo è il lavoro centrale che dovrà essere integrato da altre conoscenze inerenti il corridoio fluviale. Al fine di verificare tutte le possibili fonti di emissione di mercurio, si sono una serie di strumenti come ad esempio i piani regionali di inquinamento dell’aria. Il quadro delle conoscenze va costruito. Il CNR/Istituto Inquinamento Atmosferico sta procedendo all’aggiornamento dell’inventario delle emissioni che sarà utile per riportare a scala locale le valutazioni che emergono”.
Nel portare i saluti dell’Assessore regionale all’Ambiente della Regione Lazio, il rappresentante della Direzione Regionale Ambiente e Sistemi Naturali, Vito Consoli ha ringraziato l’Autorità di Bacino del Tevere per l’opportunità che è stata data di lavorare unendo tre regioni. “Dal punto di vista ambientale – ha sottolineato – le cose vanno affrontate solo in maniera integrata. Quello di oggi quindi è un incontro molto opportuno che spiega come ci muoveremo. Una metodologia da seguire nel tempo per informare la gente su come si sta andando avanti  in quanto trasparenza significa anche questo, e non parlare soltanto alla fine di un percorso. Quello su cui stiamo lavorando è un piano di indagine serio. Come Regione Lazio lo approveremo prossimamente. Le risorse sono già postate nel bilancio precisando che si tratta delle risorse necessarie a partire. Allo studio dovrà seguire un piano di intervento che dovrà essere altrettanto serio ed anche molto prudente perché si tratta di un problema complesso che richiede un processo di comunicazione e trasparenza”. 
 
La fase del dibattito, prevista a conclusione dell’incontro informativo, è stata arricchita dai contributi di:
Francesco Biondi (geologo) che ha detto di aspettarsi un maggiore coinvolgimento delle Associazioni. “Colpisce – ha aggiunto – la pochezza dei soldi che vengono elargiti dalle Regioni: 50 mila euro sono briciole. Le regioni, se comprendono veramente il problema, devono investire di più. il mio è un appello in questa direzione dimostrando di voler portare avanti un impegno serio”.
 
“Le azioni coordinate dal basso hanno prodotto dei risultati – ha detto Endro Martini coordinamento tecnico del “Contratto di fiume Paglia” affidato ad Alta Scuola – dato che il tema è interregionale è in calendario l’idea di chiedere un comitato istituzionale dell’Autorità di Bacino affinché da questa istituzione venga un cofinanziamento del progetto. Sarebbe auspicabile che anche nel lavoro del contratto di fiume articolato su quattro tavoli tematici, proseguisse il modo di lavorare insieme. Infatti all’interno del Contratto di Fiume potrebbero essere affrontate altre tematiche pari a quella del mercurio. Da ultimo sarebbe interessante sensibilizzare le tre regioni per una indagine parallela da farsi da parte delle USL sulle patologie mercurio collegate”.
 
“L’Autorità di Bacino è presente nei contratti di fiume – ha precisato Giorgio Cesariil comitato istituzionale è stato richiesto da questa Autorità al Ministero Ambiente. La questione partecipativa è prevista mentre la direttiva sul monitoraggio prevede il raccordo con il Ministero della Sanità. Stiamo parlando di un piano di indagine che è stato avviato. Abbiamo previsto di individuare altri momenti di partecipazione pubblica insieme con le altre regioni”.
 
“Esiste il problema storico e quello del completamento della bonifica dell’area mineraria dell’Amiata su cui tutte le tre regioni devono insistere – ha sostenuto Velio Arezzini rappresentante del Comitato cittadini di Abbadia San Salvatore – abbiamo chiesto che le bonifiche fossero gestir dai Comuni piuttosto che di Eni, perché è possibile riappropriarsi di pezzi del territorio bonificato. Oggi i responsabili della bonifica sono gli Enti Locali ma le risorse sono insufficienti. Fino ad oggi, nella zona dell’Amiata,  sono stati spesi circa 7 mln e resta fuori il lotto dei forni  i cui lavori dovrebbero iniziare nel 2018. Parlare ancora di inquinamento del Paglia dovuto alla miniera è una cosa ormai in via di superamento, si parla invece molto poco di geotermia che noi al contrario riteniamo sia un fenomeno non trascurabile e molto più inquinante”.
“La corretta metodologia di indagine da estendere in un fascia molto più ampia dell’attuale alveo attivo del fiume non può prescindere dall’analisi storica” ha dichiarato Corrado Cencetti del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia.
“Riconosco l’impegno del Sindaco che, da noi sollecitato, ha promosso questo incontro – ha dichiarato Lucia Vergaglia, Capogruppo M5S al Comune di Orvieto – vorrei sapere se questo studio approfondirà anche l’incidenza sul nostro territorio di alcune patologie riconducibili a determinate sostanze (patologie del sistema neurovegetativo, autismo), ciò al fine delle prevenzione”. Alla domanda ha risposto Giancarlo Marchetti che ha riferito “Il Ministero della salute ha introdotto nel Piano Nazionale della Prevenzione per la prima volta il tema ambiente e salute; anche la regione ha approvato il Piano regionale istituendo un Osservatorio Ambiente e Salute e in quell’ambito andranno confrontati i dati (evidenze di carattere sanitario e evidenze di carattere ambientale per eventuali approfondimenti epidemiologici)”. 
La “raccomandazione affinché i risultati dello studio siano rapidi per fugare ogni ansia fra i cittadini” è giunta da Valentino Maggirappresentante dei pescatori sportivi del bacino del Paglia.  
A conclusione dei lavori, il Sindaco, Giuseppe Germani ha detto: “fino a qualche tempo fa nemmeno sapevamo con chi iniziare ad interloquire, oggi invece possiamo dire di essere finalmente partiti con uno studio scientifico che riguarda un territorio ampio del Centro Italia, effettuato da da tre Regioni. Nella Regione Umbria, nelle altre regioni e nelle ARPA abbiamo trovato le interlocuzioni necessarie. Sulla geotermia mi limito a ricordare che dai Comuni dell’Orvietano è giunto un NO chiaro. Dovremo impegnarci ancora per far sì che la pratica della condivisione fra le Istituzioni diventi una metodologia di lavoro ricorrente”. 
 

SCARICA IL “Piano di indagine nelle aste fluviali del F. Paglia e F. Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio”

 

Amiata, arsenico nell’acqua: dopo 4 anni sempre peggio

img-notiziaSindaci e Acquedotto del Fiora si assumano le proprie responsabilità sulla potabilità e rischi per la salute.

Quattro anni fa Sos Geotermia fece -a proprie spese- una serie di analisi a campione sulla presenza di arsenico e mercurio nell’acqua potabile dell’Amiata, versante grossetano.
Ne scaturì una pubblica denuncia che, è il caso di dire, smosse le acque placide e tranquille in cui si cullavano amministratori e gestori degli impianti, nonostante i precedenti allarmi sui rischi di inquinamento causati anche dalle attività delle centrali geotermiche.
Oggi un nuovo campionamento delle acque fatto dai cittadini -a loro spese- mostrerebbe una situazione senza dubbio peggiore rispetto al 2012, nonostante anche gli abbattitori di arsenico e la miscelazione delle acque di diverse sorgenti per ridurne le concentrazioni.
Quasi la totalità dei valori dell’arsenico sono superiori a 5 microgrammi/litro che è la soglia oltre la quale l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e i medici dell’ISDE sconsigliano l’uso potabile per bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie.
Ma, ancor peggio, in ben tre casi sembrerebbe superato addirittura il limite di legge di 10 microgrammi/litro, situazione che dovrebbe far scattare allarmi e divieti di potabilità che invece non ci sono stati, o ci sono sfuggiti.

Ci chiediamo: ma i sindaci, responsabili primi della salute pubblica, e i vertici dell’Acquedotto del Fiora hanno il polso della situazione e sono in grado di smentire questi dati pubblicando le analisi per tutte le sorgenti degli ultimi anni?
Nel caso fossero confermati gli sforamenti e comunque l’alto tenore di arsenico nell’acqua potabile, a parte le promesse da marinaio del’ex presidente dell’Acquedotto di anni fa che si impegnava per drastici abbattimenti, cosa intendono fare i sindaci e i vertici dell’Acquedotto del Fiora, prima di dimettersi?

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Di seguito il testo del volantino che stiamo distribuendo in Amiata e che potete scaricare in pdf:

Cosa beviamo? …4 anni dopo
Qualcuno controlla l’arsenico nell’acqua dell’Amiata?

Riceviamo notizia da un gruppo di cittadini che hanno effettuato in questi giorni le analisi dell’arsenico contenuto nell’acqua che viene distribuita nelle loro case di una situazione per niente rassicurante in merito alle concentrazioni di ARSENICO nell’ACQUA.

Ricordiamo che il limite di legge per le concentrazioni di arsenico è di 10 microgrammi/litro, mentre l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ed anche lAssociazione italiana medici per l’ambiente (ISDE) raccomandino che l’arsenico contenuto nell’acqua destinata al consumo umano deve essere tendente allo ZERO e che comunque bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie dovrebbero evitare l’uso di acque con concentrazioni di arsenico superiori a 5 microgrammi/litro.

Questi i valori rilevati:

Analisi 2016
* valore oltre i limiti consigliati dall’OMS e ISDE (5 µg/L)
** valore oltre i limiti di legge (10 µg/L)

Località

Comune

Arsenico

Microgrammi/litro

Via di Montagna

Casteldelpiano

7,3 *

Via Pozzo stella

Casteldelpiano

6,8 *

Sorgente Montoto

Casteldelpiano

9,8 *

Paese

Montenero

4,7

Loc. Il Giunco

Arcidosso

10,2 **

Via del Fattorone

Casteldelpiano

10,1 **

Fonte davanti Venerio

Casteldelpiano

9,3 *

Cimitero

Montelaterone

8,3 *

Via della Montagna

Bagnore

8,9 *

San Lorenzo

Arcidosso

9,9 *

Pozzo. Privato Loc. il Giunco

Arcidosso

3,8

Fonte Murata

Casteldelpiano

6,6 *

Fonte del re

Casteldelpiano

7,8 *

Paese

Monticello

3,6

Fonte case Danti

Selva

1,7

Loc. Sasso del Corvo

Seggiano

10,8 **

Loc. Colle Vergari

Casteldelpiano

8,7 *

Casa Privata

Selva

0,9

Loc.Giardino Potentino

Seggiano

9,8 *

Piazza

S.Fiora

6,6 *


Nel 2012, come Sos Geotermia, effettuammo una ricognizione simile e confrontando i dati non possiamo fare altro che essere ancora più preoccupati. All’epoca infatti si registrarono solo due valori fuori norma, entrambi in sorgenti che comunque non alimentavano direttamente abitazioni. Oggi invece sembra invece dalle analisi dei cittadini che in ben tre zone abitate l’acqua distribuita dall’acquedotto supererebbe i limiti di legge di 10 microgrammi/litro.

Pare quindi che nel corso degli ultimi anni ci sia stato un progressivo inquinamento delle falde.
Confrontando i dati in comune con le località a delle nostre analisi del 2012 ecco che cosa possiamo ottenere:

tabella2-volantino

Casteldelpiano, Arcidosso, Seggiano avrebbero livelli di arsenico quasi ovunque superiori ai 6 microgrammi/litro Senza contare le sorprese che provengono dagli sforamenti del limite di legge emersi dalle analisi del 2016!!!

Quello che denunciavamo 4 anni fa è certamente peggiorato rendendo ancora più giusta la nostra richiesta di moratoria immediata di tutta la geotermia, esistente e di progetto, visto che -a quanto sembra e fino a prova contraria- sindaci e Acquedotto del Fiora non sembrano neanche in grado di rispettare almeno i limiti di legge, pur ricevendo milioni di euro per compensazioni ambientali e avendo realizzato gli abbattitori di arsenico che, ci chiediamo oggi, a cosa servono??

Invitiamo tutti i cittadini a inviarci segnalazioni in merito, anche per costruire una mappatura più efficace dell’arsenico nell’acqua!

Rimane inconcepibile che ancora una volta siano i singoli cittadini o i comitati a fare quello che per legge compete ai sindaci e al gestore Acquedotto del Fiora. Chiediamo quindi una immediata replica di questi soggetti con le analisi “ufficiali” che consentono l’uso potabile a norma di legge, le ragioni degli sforamenti possibili e se tali sforamenti si siano verificati anche in altre località. Nel caso venissero confermati questi dati auspichiamo che i responsabili ne traggano le dovute conseguenza, fatte salve altre e più gravi ipotesi.

Sos Geotermia, aderente alla Rete nazionale NoGESI


Leggilo su:

Contropiano.org

Il Cittadino online

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La Postilla


Aggiornamento 8 novembre 2016

Apprendiamo da Il Giunco.net che Acquedotto del Fiora avrebbe prontamente risposto al nostro comunicato, ovviamente tranquillizzando perchè tutto è “a norma di legge”, madamalamarchesa…

Entriamo nel merito:

“Per quanto riguarda le analisi effettuate privatamente dai cittadini, citate nella nota stampa, va sottolineato che non viene specificato se siano riferite ad acqua di rubinetto e, come è noto, Acquedotto del Fiora è responsabile dell’acqua distribuita fino al punto di consegna, ma non di quella all’interno della rete privata. Inoltre, non viene specificato né il metodo di analisi utilizzato per il parametro arsenico, né tantomeno come sia stato eseguito il campionamento e se il campione sia stato correttamente stabilizzato e conservato.”
Ovviamente il cittadino -che non è un tecnico- si atterrà alle istruzioni del laboratorio che in questi casi indica di utilizzare bottiglie d’acqua che vanno riempite e svuotate più volte con l’acqua che si vuole analizzare, per poi riempirle e consegnarle entro il più breve tempo possibile al laboratorio; ci dicono che il metodo usato dal laboratorio di Grosseto incaricato, per l’arsenico sia l’APAT CNR 3080A ed. 2003.
Ci sembra che pretendere di più da chi neanche dovrebbe preoccuparsi di tali analisi sia oltremodo scorretto, come anche la specifica che limita la responsabilità del gestore fino al punto di consegna e che potrebbe far pensare che ci possano essere accidentali inquinamenti da arsenico successivo o, peggio ancora, che qualcuno possa aver dolosamente aggiunto arsenico all’acqua: …beh, certamente, chi non ha in casa almeno una sacchetta di arsenico?

“Le analisi effettuate negli anni 2012-2016 sull’acqua distribuita in tali zone  (Arcidosso, Castel del Piano, Seggiano e Santa Fiora, ndr) evidenziano valori medi di arsenico abbondantemente entro il limite previsto dal decreto legislativo 31/2001, fissato a 10 microgrammi/litro: pertanto valori medi inferiori a 5 microgrammi/litro come citato nella nota stampa costituiscono un obiettivo non richiesto dalla normativa di riferimento.”
Intanto “valori medi” non significano niente, perchè se una sorgente ha un valore di 1 o 0 µg/L mentre un’altra di 9 µg/L, anche se il “valore medio è 4,5 µg/L, significa però che chi usa la prima è sicuro, ma chi usa la seconda no.
Tant’è che molti valori anche dei rilevamenti dello stesso gestore sono tra 5 e 10 µg/L alcuni prossimi al limite di legge, come anche rileva l’Arpat a marzo ’16, alla Sorgente Galleria Bassa di Santa Fiora con 9,6 µg/L e alla Galleria Alta 9,8 µg/L.
Sui limiti dell’arsenico è bene ribadire che: l’Arsenico è considerato cancerogeno di I° livelli, cioè non esiste una concentrazione considerata innocua, i limiti di legge sono per forza dovuti ad un “compromesso” per non provocare un blocco generalizzato nella distribuzione dell’acqua in un territorio, come quello italiano, di origine vulcanica. Ma questo però non può tranquillizzare chi dovrebbe comunque ridurre al minimo possibile i rischi, visto che le raccomandazioni dell’OMS e dell’ISDE non sono frutto delle fantasie dei comitati.
Si consideri che nella loro ricerca del 2004 Osvaldo Conio e Roberto Porro (L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano) riportavano che in provincia di Grosseto le loro analisi davano valori oscillanti tra un minimo inferiore a 1 µg/L a un massimo di 4 µg/L. Cosa è successo in Amiata tra il 2004 e oggi??

“Dopo aver chiesto deroga in via cautelativa, il gestore ha realizzato gli impianti di abbattimento necessari a rispettare i nuovi limiti… …per un investimento di circa 2,5 milioni di euro”
In realtà le deroghe al limite dei 10 µg/L furono richieste perchè i valori erano di molto superiori ai limiti ammessi e tali deroghe furono chieste finchè i regolamento lo permettevano (per 3 periodi di tre anni dal 2001 al 2010) finchè non ne vennero più concesse. Tali deroghe, peraltro, imponevano alcune condizioni precise quali anche “l’eliminazione delle cause dell’inquinamento da arsenico”, “l’informazione della popolazione sui rischi” e “garanzia che ai neonati e ai bambini fino ai tre anni venisse garantita acqua nel rispetto dei limiti normativi”. Nulla di tutto ciò è successo in quei 9 anni di deroghe dove tutti, compresi i soggetti più deboli, hanno consumato acqua ben sopra i limiti di legge…
Rispetto agli abbattitori per “2,5 milioni di euro” che hanno comunque pagato i cittadini, viene da chiedersi a cosa servono se comunque non riusciamo a rimanere entro i 5 µg/L; a meno che ci siano problemi di funzionamento…

100 fiori contro la geotermia sbocciano: assemblea del neocostituito comitato a Roccalbegna

assemblea-rocca1webIl virus dell’informazione contro la geotermia speculativa e inquinante, negata per decenni in Amiata, in Maremma e nella Toscana tutta, dove si è sempre sostenuto la sostenibilità e rinnovabilità di tale sfruttamento all’ombra delle compensazioni ambientali e delle sponsorizzazioni di sagre e feste da parte di Enel, ormai si va diffondendo in ogni borgo del nostro amato territorio, come era l’auspicio lanciato con le mobilitazioni dei “100 fiori contro la geotermia”.
Salutiamo l’esordio dell’appena costituito “Comitato per la Tutela del Territorio di Roccalbegna” che, con una partecipata assemblea pubblica alla quale -e non è una novità- si è sottratto il sindaco, ha iniziato la sua attività proprio con una giornata di informazione.
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del comitato.

 

GRANDE AFFLUENZA ALL’ASSEMBLEA PUBBLICA ORGANIZZATA DAL COMITATO PER LA TUTELA DEL TERRITORIO DI ROCCALBEGNA
I CITTADINI IN PIAZZA PER INFORMARSI SULLA GEOTERMIA!

Domenica 28 agosto 2016 si è svolta a Roccalbegna un’assemblea pubblica informativa sullo sfruttamento industriale della geotermia, nei territori Maremmani ed Amiatini. Erano presenti i relatori Pino Merisio (di SOS Geotermia) -SCARICA LA PRESENTAZIONE- ed il prof. Andrea Borgia (geologo), che hanno condotto l’assemblea davanti a circa 200 partecipanti, comprendenti sia abitanti di Roccalbegna e dei paesi vicini, sia molti rappresentanti dei diversi comitati, contrari alla geotermia industriale e speculativa, provenienti dalla Maremma e dall’Amiata.

Gli argomenti trattati sono stati vari: emissioni inquinanti nell’aria e nelle falde acquifere con relativi danni alla riserva idrica e alla salute; la spiegazione delle diverse tecnologie, utilizzate ad oggi dalle compagnie energetiche, per l’estrazione dei fluidi geotermici e conseguente conversione delle risorse termiche ad elettriche. Particolare enfasi è stata data alla bassa efficienza di questi processi, resi possibili economicamente solo grazie agli incentivi governativi, provenienti dai prelievi sulle bollette energetiche ai cittadini.

Dagli interventi fatti dai partecipanti, è apparsa evidente una forte preoccupazione e si è espresso l’auspicio di un utilizzo più efficiente di questi incentivi, che dovrebbero essere destinati alla diffusione delle fonti veramente rinnovabili; l’unica svolta possibile dallo sfruttamento delle fonti fossili e, come nel caso della geotermia industriale, da quelle fortemente impattanti per l’ambiente e per l’economia delle aree che le subiscono.

Al termine dell’assemblea e conseguente dibattito è stato proiettato il documentario indipendente “Un monte d’acqua” del regista Toni Montagna (2014).

L’evento è avvenuto a dieci giorni dalla costituzione del Comitato per la Tutela del Territorio di Roccalbegna, il più recente in Maremma, a testimonianza dell’aumento del dissenso verso l’industrializzazione geotermica.

assemblea-rocca2webI cittadini riunitisi ieri a Roccalbegna, hanno espresso il desiderio di un futuro diverso per i territori, con un fermo no all’industrializzazione e, dando voce al Comitato, nei giorni scorsi hanno accompagnato questa fermezza con intenti propositivi sul rilancio del territorio stesso, con la ricerca di dialogo con le amministrazioni locali e offrendo cooperazione nei progetti di sviluppo. E’ dispiaciuto quindi che il sindaco di Roccalbegna, Massimo Galli, abbia declinato l’invito a partecipare all’evento. Sarebbe certamente stato un confronto moderato e piacevole, con la stessa atmosfera pacata che ha caratterizzato tutta l’assemblea.

Guardando al futuro, ad un contesto di unione degli sforzi dei singoli comitati, le recenti energie impiegate sia in Maremma, che in Amiata ma anche nel resto della Toscana, Lazio ed Umbria, hanno visto partecipare all’assemblea informativa anche rappresentanze di queste zone, quali: Rete SOS Geotermia, SOS Geotermia Scansano, difesa dell’Alta Valle dell’Albegna di Semproniano, rete Centrali Zero, Agorà CittadinanzAttiva di Monticello Amiata, Fumarole della Selva, No Geotermia Seggiano, TerrAmiata di Castel del Piano, ed entrambi i meetup Arcidosso 5 stelle ed Amiata a 5 stelle.
Ringraziamo tutti per la partecipazione.

Comitato per la Tutela del Territorio di Roccalbegna


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CONVEGNO “LA STRADA DEL MERCURIO”: ENEL CONVITATO DI PIETRA

mercurio inquinamentoAvevamo già segnalato come l’attività degli “Amici della Terra” in realtà si spendeva piuttosto a favore della “Trivella”, come la posizione a favore delle piattaforme petrolifere espressa in occasione del recente referendum. Tornano, i nostri eroi, ad esercitarsi in ambigue operazioni di finto ambientalismo, o ambientalismo reticente, stavolta impegnandosi in uno studio sull’inquinamento da mercurio che dal monte Amiata arriva al mare, ignorando o facendo finta di non sapere che oggi di certo è altrettanto importante, se non maggiore, il contributo che le centrali Enel danno a tale inquinamento piuttosto che le ex miniere in parte bonificate. Perchè tale omissione?

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CONVEGNO “LA STRADA DEL MERCURIO”: ENEL CONVITATO DI PIETRA

Nell’abbondanza di dati sull’inquinamento da mercurio dall’Amiata al mare non c’è traccia delle centrali geotermiche dell’Enel a rilascio libero in atmosfera che sono sicuramente concausa dell’inquinamento da mercurio ed altro ancora.

 

L’Associazione “Amici della Terra”, presente il Ministero dell’Ambiente nella persona del Capo della Segreteria tecnica Carlo Maria Medaglia, ha presentato il 14 giugno us a Roma un rapporto sull’inquinamento da mercurio nel comprensorio Tosco-Umbro.

Il Prof.Costagliola, dell’Università di Firenze, ha presentato i dati emersi da una ricerca ricordando che il minerale era estratto sin dalla fine dell’800 in maniera “sporca”, e tutt’oggi sia i residui di lavorazione che il minerale stesso sono rinvenibili in più luoghi del vasto comprensorio minerario. La ricerca esaminava da diversi punti di vista la grave contaminazione del territorio del monte Amiata fino ad interessare pesantemente in particolare il Fiume Paglia e, passando per il Tevere, anche le coste tirreniche.

2000-2007 emissioni fonte toscana evidenza mercurio

Nella tabella i dati delle emissioni al 2000 e 2007 rilevati dalla Regione Toscana (clicca per ingrandire)

In tutta la relazione, inspiegabilmente, non si citava minimamente le enormi quantità di mercurio che sono state emesse, ed ancora oggi vengono emesse sempre nell’area dell’Amiata dalle centrali geotermiche ENEL. Come pure ha rilevato a suo tempo l’Arpat, che misurava le emissioni per il solo mercurio in 889,14 kg nel 2008 e 162,90 kg nel 2011, anno quest’ultimo riferito alla presenza di centrali per complessivi circa 60 MW e dotate di abbattitori, mentre oggi, con le nuove centrali realizzate nel frattempo, siamo addirittura a 120 MW, il doppio, con un evidente aumento delle emissioni di mercurio, e non solo.

Come rilevano pure numerosi e prestigiosi ricercatori italiani (Basosi, Bravi, Borgia, ecc) tali centrali “flash”, a rilascio libero in atmosfera dei vapori estratti, sono tecnologicamente superate, ma molto convenienti per il gestore Enel che, incredibile a dirsi, percepisce per queste anche contributi pubblici per decine di milioni di euro all’anno quali produttori di “energia pulita e rinnovabile”.

Anche la recentissima “Bagnore 4” è considerata (cfr. Basosi, Bravi, 2015) una centrale inquinante paragonabile ad analoghe centrali a combustibili fossili, e proprio a causa delle incontrollate emissioni degli inquinanti fluidi geotermici. L’inquinamento da mercurio, dunque, non può essere solo quello generato dalle vecchie miniere che per continuo dilavamento in tutti questi anni avrebbe presumibilmente dovuto ridurre la sua presenza nell’ambiente.

Alla domanda posta da uno di noi al prof.Costagliola sul perché non era stato considerato l’inquinamento geotermico da mercurio come una concausa dell’aumento di questi ultimi anni del mercurio nel Fiume Paglia (e nei suoi pesci) non è stata fornita alcuna risposta: più che con il Ministero dell’Ambiente sembra di interloquire con il Ministero dell’Industria.

Il rapporto presentato evidenzia quindi un aspetto paradossale e veramente sconcertante: una ricerca sul mercurio di una prestigiosa Università italiana ignora totalmente l’influenza che il mercurio emesso dalla geotermia Enel può esercitare sul bacino idrografico del Paglia e del Tevere.
Quindi certamente utile e necessaria la bonifica delle discariche e dei siti minerari dismessi, ma anche la chiusura degli altrettanto inquinanti impianti come le centrali geotermiche.

Non considerare questo contributo rilevante è fare un servizio di “distrazione di massa”, a cui riteniamo grave che si sia prestata l’associazione “Amici della Terra”.

Sos Geotermia, aderente alla Rete nazionale NoGesi

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Per chi volesse approfondire, segnaliamo anche questo studio:
“Differential Absorption Lidar Mapping of Atmospheric Atomic Mercury In Italian Geothermal Fields”, pubblicato in Journal of Geophysical Research fine e scaricabile in formato pdf

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Leggilo anche su:

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Corriere di Siena, 21 giugno 2016

20160621_corr siena mercurio

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