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Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?

Ripubblichiamo l’articolo dei Difensori della Toscana pubblicato il 26/5/18

 

 

Che cos’è la subsidenza?

La subsidenza è un fenomeno di abbassamento del suolo che può avere cause naturali, legate a processi geologici, e cause artificiali o antropiche legate alle azioni dell´uomo, una di queste è il prelievo di fluidi dal sottosuolo.

Proviamo ad immaginare i serbatoi geotermici come delle grandissime spugne immerse nel sottosuolo formate da rocce porose, fratturate in più punti, dove il fluido geotermico a temperature e pressioni elevate riesce a scorrere e diffondersi lentamente e liberamente (ricordiamo che il fluido geotermico è composto da acqua per circa il 95%, per il restante 5% da gas, acidi, sali ed altre sostanze più o meno velenose). Dopo anni di sfruttamento in cui il fluido viene sottratto dai pozzi geotermici, senza un’adeguata reiniezione che compensi quanto sottratto, sotto la compressione dei pesanti strati geologici soprastanti le spugne indebolite dallo svuotamento inesorabilmente collassano e si schiantano. Il processo avviene lentamente nel tempo, centimetro dopo centimetro, con microterremoti che si ripetono a breve distanza di tempo altrimenti con terremoti più potenti ogni tot anni. Questo processo di sprofondamento è irreversibile. La spugna di roccia non ha proprietà elastiche e una volta schiacciata rimane in questa condizione per sempre. Anche se finisce lo sfruttamento il volume perso non potrà più tornare. Le generazioni future potranno sicuramente ingegnarsi nello sviluppare nuove tecnologie per sfruttare l’energia geotermica in modo rispettoso per l’ambiente, ma la terra che troveranno sarà già stata profondamente modificata da chi purtroppo oggi l’ambiente non lo rispetta, così come troveranno ormai impoveriti i serbatoi di energia presenti nel sottosuolo.

Nell’area circostante le centrali di Larderello, in un raggio di 5 km, tra il 1923 e il 1986 lo sprofondamento medio è stato di 120 cm, come dire 2 cm all’anno. In quell’area sono presenti centinaia di case abitate. Inutile ricordare che dove c’è subsidenza ci sono dissesti e frane. Nell’area vicina alle centrali di Sasso Pisano la velocità di sprofondamento ha raggiunto i 3,5 cm all’anno. Intorno alle centrali di Radicondoli, nelle vicinanze di Montalcinello, tra il 1973 e il 1991 lo sprofondamento è arrivato fino a 40 cm (Arpat). Prendendo questi ultimi dati abbiamo provato a calcolare il volume scomparso sotto agli impianti di Radicondoli: in soli diciotto anni il serbatoio sotterraneo si è ridotto di oltre un milione di metri cubi.

Parliamo ora della reiniezione dei fluidi. Viene raccontato da Arpat che la reiniezione mitiga i fenomeni di subsidenza. Arpat si è però dimenticata di dire che quando la reiniezione non viene fatta nello stesso serbatoio di provenienza non mitiga un bel niente. Gli acquedotti aziendali che Enel ha cominciato a costruire negli anni ’90 per convogliare le acque di condensa verso i pozzi di reiniezione, purtroppo per noi non si fermano negli immediati dintorni delle singole centrali, ma viaggiano per decine di chilometri (rete acquedotti). Accade così che i fluidi in uscita dalle centrali di Radicondoli, invece di essere reiniettati sul posto, vengono dirottati verso Larderello per essere reiniettati in altri serbatoi lontani da Radicondoli.  Per negare la dannosità di tale attività qualche geologo prezzolato potrà sempre raccontare che la Toscana è caratterizzata dall’avere un unico grande serbatoio geotermico e che anche dal punto di vista normativo non esiste nessun problema.

C’è un’altra questione sulla reiniezione e riguarda anche i progetti relativi alle centrali binarie. Anche se fosse effettuata la reiniezione totale la subsidenza ci sarebbe lo stesso perchè non possono essere reiniettati i fluidi troppo vicino al punto di estrazione e perché il volume dei fluidi raffreddati in uscita dall’impianto è inferiore rispetto al volume dei fluidi entranti. Per quanto riguarda le centrali Enel è ancora peggio, forse nemmeno il 35% del quantitativo totale di fluido estratto viene recuperato per essere reiniettato. Per la maggior parte i fluidi vengono dispersi in atmosfera attraverso le torri evaporative (es. progetto-Milia pag. 19). Sull’argomento spreco di acqua e soldi pubblici torneremo prossimamente e parleremo di cosa succede in Val di Cornia.

Ma come viene affrontato il problema della subsidenza a livello europeo? L’Europa affronta la questione in modo molto serio. L’ESA, l’ente spaziale europeo, ha avviato fin dal 1991 un progetto di monitoraggio dei vari parametri della superficie terrestre lanciando nello spazio i satelliti ERS a cui sono seguiti i satelliti Envisat e i Sentinel. Questi satelliti riescono a misurare la subsidenza anche se è solo di un millimetro.

Ma cosa fa la Regione? Mentre con una mano stanzia 650000 euro per monitorare dissesti, frane e subsidenza con l’altra mano firma un’autorizzazione che in pratica consente ad Enel di poter reiniettare i fluidi dove e come gli pare  disinteressandosi completamente della subsidenza (decreto-5756-2015).

Fine della prima parte

Difensori della Toscana

Fonti: Arpat, Enel, Regione Toscana, ESA

Piancastagnaio, 18 maggio 2018. Conferenza Salute e Geotermia: quale compatibilità?

SCARICA LA LOCANDINA

Continuano le iniziative che Sos Geotermia, unitamente alla Rete Nogesi, ed ai gruppi locali (No Geo Amiata), sta portando avanti per informare la cittadinanza sullo stato dello sviluppo geotermico e salute nel territorio amiatino, anche alla luce dei risultati preliminari dello studio InVetta che non possono che contribuire ad alimentare uno stato di allerta e preoccupazione per le sorti di una popolazione la quale, ormai da anni, è sotto l’assedio di un indiscriminato sfruttamento geotermico.

Gli organizzatori degli eventi, reduci dalla partecipatissima assemblea del 12 maggio scorso ad Arcidosso, comunicano che intendono essere presenti con assemblee e presidi in tutti i comuni dell’Amiata, anche per supplire alle carenze informative degli organi istituzionalmente preposti, lamentando il fatto che ad oggi i risultati preliminari dello Studio InVetta siano stati presentati solo ad Arcidosso.

I militanti delle predette associazioni, anche supportati da soggetti politici ed istituzioni annunciano di avere già chiesto nelle deputate sedi la moratoria dell’attività di Enel e l’arresto di tutti i progetti di sfruttamento del territorio che sono in corso ed al vaglio della commissione VIA Regionale, e che intendono perseguire tutte le azioni giudiziarie più opportune a tutela della salute e del territorio.

Alle assemblee sono invitati a partecipare tutti gli esponenti politici locali che hanno a cuore le sorti del territorio e che sono chiamati ad esprimere il loro effettivo pensiero sul “quadro ambientale e sanitario” che si sta delineando, senza potersi ormai nascondere dietro ambiguità e mezzi termini.

I cittadini avranno modo di capire chi effettivamente non teme il confronto ed è disposto a schierarsi davvero per la tutela della salute, applicando anche il principio di precauzione e chi, al contrario, continua a sottostare alle logiche di uno sviluppo che ha portato i Comuni dell’area storica della Geotermia, in alta Val di Cecina, ad essere i più poveri della Toscana e con l’età media della popolazione residente la più vecchia della Toscana.

Per questo VENERDI’ 18 MAGGIO 2018, alle ore 21,00 presso la Saletta Comunale di Piancastagnaio (Si) si terrà una

CONFERENZA PUBBLICA
Tutela della Salute e Sviluppo Geotermico:
quale compatibilità?

INTRODUCE: Velio Arezzini – Portavoce Rete Nazionale NOGESI

RELAZIONE: Fabio Landi – ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) – “Lo Studio Epidemiologico ARS (Agenzia Regionale di Sanità). Primi risultati del Progetto InVetta”

INTERVENTI: Roberto Barocci– Forum Ambientalista Grosseto – “Iniziative a difesa delle falde idropotabili”;
Beatrice Pammolli – SOS Geotermia – “Iniziative dei Comitati rispetto ai Progetti Geotermici in corso a Piancastagnaio;
Silvia Perfetti e Lapo Rossi– Attivisti Movimento 5 Stelle – “Petizioni lanciate in Europa e iniziative a livello Regionale”

DIBATTITO PUBBLICO

CONCLUSIONI: Cinzia Mammolotti – Comitato No GEO Amiata

Sono invitati i Cittadini, i Sindaci, I medici, I Consiglieri, i Partiti Politici,
Le Organizzazioni e Associazioni dei Comuni dell’Amiata


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Amiatanews.it

Corriere di Siena 15/5/18 (clicca per ingrandire)

Larderello, 8 maggio 2018. 200 ANNI DI GEOTERMIA: ORA BASTA!

Inquinamento, malattie, terremoti, povertà: hanno fatto un deserto e lo chiamano sviluppo sostenibile

Condividiamo e pubblichiamo il comunicato di Medicina Democratica sull’iniziativa dell’8 maggio 2018 a Larderello.

Martedì 8 maggio Enel ha promosso una kermesse a Larderello con il CNR e altri soggetti, per festeggiare i suoi enormi profitti estratti dalla geotermia, a forza di inquinamento, malattie nella popolazione, terremoti e povertà.

In breve, cominciamo dalla povertà: i Comuni di Pomarance e Castelnuovo Val di Cecina sono i più poveri della Toscana, dalle statistiche dell’IRPET (Istituto regionale programmazione economica Toscana), a causa della monocoltura geotermica. Basso reddito pro-capite, popolazione che invecchia e diminuisce, natalità molto bassa, valore degli immobili in picchiata. Un territorio senza prospettive, che è costretto a pietire le imposizioni e le elemosine della multinazionale.

Terremoti: sono stati almeno una decina nell’ultimo mese di aprile 2018, di cui due di grado 3,6 della scala Richter, gli ultimi di migliaia di terremoti che hanno terrorizzato le aree geotermiche nord e sud negli ultimi decenni, specialmente da quando si tenta di re-iniettare nel sottosuolo una parte dei fluidi geotermici. Si aspetta che “ci scappi il morto” per prendere seriamente in considerazione questo aspetto inquietante? Strettamente correlata ai terremoti è la subsidenza dei terreni, vastissimi, osservata e misurata dagli organismi competenti, con una maggiore messa in pericolo di strutture pubbliche e private.

Malattie e morti: l’indagine CNR/2010 metteva in evidenza 535 morti in più nelle aree geotermiche, a confronto dei comuni confinanti, che certo non sono “bianchi” cioè immuni dall’inquinamento geotermico. I successivi studi della Regione Toscana confermano questo impatto sanitario, pur ridimensionandolo nei numeri e soprattutto nella lettura: “le cause non sono correlabili con la geotermia – dicono – ma con gli stili di vita ed altre cause”. Invece valga per tutti l’esempio di Volterra, comune confinante: mortalità superiore del 10,2% alla media toscana negli anni dal 2005 al 2014, ospedalizzazione superiore del 7,3% alla media toscana negli anni 2012/2016 (vedi QUI). Preoccupanti infine i primi risultati dello studio INVETTA (analisi del sangue e delle urine di oltre mille amiatini) con concentrazioni di metalli pesanti anche tre volte superiori a quelle di un qualsiasi italiano.

Inquinamento di aria, acqua, suoli: (calcoli del movimento su dati orari Arpat 2013/2015) con 1812 kg di mercurio/anno, 1463 kg di arsenico/anno, 3.202 tonn/anno di ammoniaca (obiettivo da raggiungere), 4.849 tonn/anno di acido solfidrico, oltre a 69.944 kg di acido borico e molte altre sostanze cancerogene in tracce, come cadmio radon uranio e cromo, e sostanze climalteranti come il metano e la CO2, la geotermia toscana si rivela un enorme disastro ambientale, che costerà molto di più per le bonifiche di quanto adesso renda ad Enel in incentivi statali e vendita di energia elettrica

Conclusione: fermare le centrali geotermiche, cominciando da subito, sostituendole con fotovoltaico ed eolico, nessun nuovo permesso di sfruttamento geotermico.

 

Progetto InVETTA Ars: i dati (parziali) non possono che confermare un allarmante problema sanitario in Amiata. Moratoria subito delle centrali geotermiche, esistenti e di progetto!

Tutte le analisi finora effettuate segnalano un eccesso generale di tutti gli inquinanti: Mercurio, Arsenico, Nichel, Cromo, Cobalto e, novità per l’Amiata, il Tallio, trovati in sangue e urina.

QUI LA PRESENTAZIONE ARS DEL PROGETTO INVETTA AD ARCIDOSSO 23/4/18 CON I DATI

 

Da molti anni, sulla base inequivocabile dei dati analitici del primo studio epidemiologico del CNR del 2010 (scarica qui), sosteniamo che le emissioni geotermiche in Amiata concorrono nel determinare gli eccessi di mortalità e di patologie registrati.
La Regione Toscana, mentre da una parte sta autorizzando altre nuove centrali geotermiche nel completo disprezzo dei principi di prevenzione e precauzione, dall’altra continua a finanziare nuovi studi sulle cause degli eccessi di mortalità per determinare “con certezza” ciò che non è determinabile: cioè l’esclusione della geotermia nelle patologie e nella mortalità in eccesso in Amiata.

Infatti, il nuovo studio InVETTA, non considerando l’insieme delle fonti inquinanti presenti e documentate in Amiata non sarà esaustivo e darà -probabilmente- l’alibi per chiedere nuove ricerche, rimandando, sine die, conclusioni certe.

Ma, ciò nonostante, non si può minimizzare sui risultati dei dati presentati dall’Ars il 23 aprile ad Arcidosso che smentiscono ancora chi continua a rassicurare sulla salute degli amiatini.
Premesso che abbiamo solo dati parziali, non essendo stata ancora analizzato tutto il campione previsto ed anche la popolazione non esposta, i cui risultati andranno comparati a quelli del campione amiatino, emergono comunque dati allarmanti, pubblicati dalla Agenzia Regionale di Sanità, in riferimento ai valori medi indicati dalla Società Italiana dei Valori di Riferimento (SIVR).

Ad esempio, per il Mercurio nel sangue la suddetta SIVR indica nel 2017 un valore medio nella popolazione non esposta in Italia di 1,2 microgrammo per litro (μgr/l) e che il 95% della popolazione italiana è sotto il valore di 5,2 μgr/l. Ebbene in Amiata secondo i dati InVETTA abbiamo un valore medio tre volte superiore al valore medio nazionale con il 30% dei casi, circa 200 persone sulle 637 analizzate in complesso, che superano il valore di 5,2μgr/l , con molti casi dieci/venti volte superiori al valore medio.
E certo sarebbe strano il contrario, considerato che lo studio del prof. Basosi, rappresentante italiano in sede UE per le energie rinnovabili, ha quantificato il Mercurio emesso nel 2010 in atmosfera con le centrali ENEL in Amiata pari al 42,5% di tutto il Mercurio emesso da tutte le industrie presenti sul territorio italiano. Se si pensa che tale emissioni ammontano a 400 kg/anno, pari 400.000.000.000 μgr/anno, ce n’è per tutti noi in abbondanza.
Ad aggravare la situazione del Mercurio, oltre ai segnalati valori oltre il 10% anche per il Nichel, il Cromo, l’Arsenico il Cobalto, è la situazione, relativamente nuova per l’Amiata, del Tallio, del quale si rilevano valori di più del doppio dei valori medi; giova rammentare che anche il Tallio, come afferma Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale di Informazione Tossicologica della Fondazione Maugeri di Pavia, “è un veleno molto potente, tossico sia per inalazione che per ingestione” e “questo elemento ha un assorbimento gastrico molto rapido – conferma Paolo Maurizio Soave, del Centro Antiveleni del policlinico Gemelli di Roma – e danneggia tutti gli organi, dal rene al pancreas al cuore ai polmoni”.

Con la consapevolezza che la classe politica corresponsabile dell’odierna situazione, anche sanitaria, causata dalla geotermia ad alta e media entalpia sia destinata a scomparire, diffidiamo ancora una volta gli amministratori pubblici, dalla Regione Toscana ai Comuni, ad attivarsi immediatamente con la sospensione di ogni attività geotermica (moratoria) almeno fin quando gli enti preposti, Ars e Arpat, non daranno esiti definitivi alle ricerche, anche in base al principio di precauzione dettato dalle regole comunitarie della UE.

Sos Geotermia – Rete nazionale NoGESI


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Il Cittadino online

Il Tirreno (clicca sull’immagine per ingrandire, o vai alla notizia online)

 

 

 

 

 

 

 

MaremmaNews.it

GREENWASHING: DOPO L’ENEL, SORGENIA

Pubblichiamo di seguito, condividendone i contenuti, il comunicato del “Circolo Raniero Amarugi” di Santa Fiora in relazione all’ennesima iniziativa sull’Amiata con l’ennesima sponsorizzazione “geotermica”; unica novità, stavolta non è l’Enel che le centrali già ce l’ha, ma la Sorgenia che le centrali le vorrebbe!

 

 

 

TRA CANTI E MUSICA SI CELEBRA (IN ANTICIPO)
L’ENNESIMA DEVASTAZIONE AMBIENTALE DEL TERRITORIO

La società Sorgenia s.p.a. vuole costruire una nuova centrale geotermica binaria da 5MW a Saragiolo, con un progetto che prevede la perforazione di nuovi pozzi geotermici (da 10 a 17) a valle di Saragiolo, Bagnolo e Marroneto: un’operazione devastante in zone già dichiarate a rischio frane.

Come si fa a conquistare la benevolenza delle popolazioni per questo nuovo scempio ambientale? Semplice: basta sponsorizzare sagre, feste ed iniziative culturali con la tecnica del Greenwashing geotermico, (strategia di comunicazione di certe imprese finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi prodotti dalle proprie attività), cosa in cui è maestra l’Enel.

E’ ovvio che per fare ciò è necessaria la disponibilità delle istituzioni locali ma anche questo non è un problema: con la enorme quantità di incentivi, (che rappresentano dal 20 al 25% delle bollette pagate dei cittadini), si possono dare agli enti locali affamati di risorse qualche compensazione ambientale e una piscina geotermica.

Sorgenia ha imparato bene la lezione Enel e, ancor prima di avere realizzato la centrale, è già partita con la sponsorizzazione di Canta Fiora (Festival di musica popolare dal 27 aprile al 1 maggio a Santa Fiora). Anche gli artisti devono vivere, però un problema etico se lo dovrebbero porre: ha senso farsi finanziare da società che fanno della devastazione ambientale la loro ragione di profitto?
Si canta e si balla mentre si devasta l’ambiente.
Basta con la colonizzazione dell’Amiata da parte delle multinazionali dell’energia.

Santa Fiora, 4 aprile 2018

Rifondazione Comunista per Potere al Popolo “Circolo Raniero Amarugi” Santa Fiora

Clamorose novità al Convegno sulla geotermia di Firenze del 24 marzo 2018 -COMUNICATO, VIDEO, FOTO-

Seguitissimi gli interventi e le novità che smontano la favola della geotermia “pulita e rinnovabile”

 

Firenze. Una serie di autorevoli e interessanti interventi nel corso del secondo Convegno di Firenze sulla geotermia, svoltosi nell’Auditorium del Consiglio della Regione Toscana, organizzato dalla Rete nazionale NO Gesi e dai Comitati toscani per la difesa del territorio, mentre all’esterno sotto grandi striscioni veniva diffuso materiale informativo e di protesta ai numerosi fiorentini che transitavano nella centralissima via Cavour, cittadini all’oscuro della problematica.

Tra le tante importanti testimonianze, due le notizie più clamorose, che non mancheranno di avere un seguito e che sicuramente riusciranno a rompere quel muro di menzogne costruito da una prepotente e falsa propaganda che vorrebbe ancora far credere la geotermia come una fonte energetica sempre pulita e rinnovabile, quando ormai dati scientifici e inoppugnabili dicono che centrali elettriche geotermiche toscane inquinano, sia per emissioni di gas climalteranti e di inquinanti tossici, più delle centrali elettriche alimentate con combustibili fossili.

La prima clamorosa conferma è stata fornita dall’on. Dario Tamburrano, europarlamentare del M5S, che da tempo sollecita le istituzioni europee ad identificare quelle forme di sfruttamento delle risorse geotermiche che, non essendo né rinnovabili né sostenibili, non meritano di essere finanziate dalle bollette dei consumatori, come invece sta avvenendo in Italia da molti anni. Per la prima volta la Commissione Europea ha avviato uno studio sulle emissioni delle centrali geotermoelettriche e la presidente della commissione parlamentare, Cecilia Wikström, rispondendo ad interrogazioni sul tema, ha annunciato la volontà della Commissione Europea di approfondire la questione. L’on. Dario Tamburrano valuta che “lo studio avviato dalla Commissione Europea è condizione necessaria, anche se non ancora sufficiente, per il varo di norme europee sulla geotermia a difesa dell’ambiente e della salute”. Siamo peraltro certi che un qualunque studio indipendente spazzerà via la propaganda sulla bontà della geotermia del Pd toscano. Auspichiamo che finalmente la Commissione Europea faccia quanto la maggioranza che governa in Regione non mai fatto e consenta l’audizione in Commissione di scienziati e tecnici indipendenti, docenti autorevoli nelle nostre Università.

Altra notizia importante è stata fornita dall’intervento dell’avvocato Michele Greco, che ha offerto una panoramica di quanto si è scelto di fare in altre Regioni d’Italia (come nella regione Piemonte), in attuazione di norme di legge a difesa e tutela delle falde idriche potabili o potenzialmente utilizzabili in futuro, individuando e tutelando con vincoli di uso diversificati le aree di ricarica delle falde idriche (art. 94 del D.Lgl.152/2006), mentre la Giunta della Regione Toscana continua ad omettere di applicare tale legge, come ha riferito anche il geologo Luigi Micheli, nonostante l’impegno a sanare tale ritardo sia stato preso dal Consiglio regionale. Un’altra maschera e ancora tanta propaganda da regime si stanno sgretolando.
È stato quindi denunciato, nei vari interventi sul tema, come la Regione Toscana, nel comunicare ai Comuni geotermici e ai Comuni confinanti i criteri usabili per indicare le Aree Non Idonee allo sfruttamento geotermico, abbia omesso di indicare la necessità di tutelare le risorse idriche e le aree di ricarica delle falde idropotabili.
Altrettanto interessanti sono stati gli interventi dei dottori Corrieri, Marchi e Gennaro riguardanti i dati sanitari preoccupanti delle popolazioni dell’Amiata e delle altre aree geotermiche della Toscana, che risiedono vicino alle centrali. E le testimonianze del professor Borgia sulle nuove tecnologie di ultima generazione per lo sfruttamento dell’energia geotermica e del professor Mastrolorenzo sui rischi irreversibili provocati dalle trivellazioni per pozzi geotermici.
La parte politica è stata altrettanto importante e ricca di prese di posizione con gli interventi dei consiglieri regionali Fattori (Sì Toscana), Giannarelli (M5S), Pecori (gruppo misto), che hanno dichiarato il loro impegno sui temi posti dal convegno e la loro azione al Consiglio regionale, per cambiare la politica di Rossi e della giunta sui temi energetici e delle rinnovabili.
Molto grave il comportamento del presidente Rossi, della giunta regionale e dei consiglieri regionali del Pd, tutti assenti, ancorché invitati a intervenire al convegno, sordi alle istanze dei comitati e dei cittadini.

Nei prossimi giorni daremo conto dello sviluppo e delle reazioni, stante che dell’autorevolezza del Convegno e dei relatori tutti dovranno prendere atto senza poter più dire che “non sapevano”.

Rete nazionale NoGESI – No Geotermia Speculativa e Inquinante


VIDEO INTEGRALE DEL CONVEGNO

Tempo e ordine degli interventi:
0.00.00 Apertura lavori Giovanna Limonta, Difensori della Toscana/rete NoGesi;
0.02.00 Saluti e intervento Tommaso Fattori, consigliere regionale SI Toscana a Sinistra;
0.17.00 Relazione introduttiva Velio Arezzini, portavoce rete NoGESI;
0.32.00 Intervento Pino Merisio, Sos Geotermia/rete NoGESI;
0.45.30 Intervento Ugo Corrieri, ISDE medici per l’ambiente;
1.03.00 Collegamento Valerio Gennaro, ISDE, Medicina Democratica;
1.13.30 Fabio Zita, ex funzionario regionale ufficio VIA;
1.27.00 Maurizio Marchi, Medicina Democratica;
1.51.00 Luigi Michele, geologo ex funzionario regionale;
2.10.33 Michele Greco, avvocato;
2.30.00 Andrea Borgia, geologo università di Perugia;
2.43.00 Giuseppe Mastrolorenzo, ricercatore Osservatorio naz.vesuviano;
2.59.00 Dario Tamburrano, deputato M5S parlamento europeo;
3.14.30 Monica Pecori, consigliere regionale Gruppo misto;
3.18.00 Giacomo Giannarelli, consigliere regionale M5S;
3.36.00 Conclusioni Roberto Barocci, rete NoGESI.


GALLERIA FOTOGRAFICA

Regione Toscana compra quote del Cosvig, ma non c’è conflitto di interessi, sig.Rossi?

L’ente, che poi delibera sulle centrali, diventa così controllore e controllato. Allarme dei Comitati e interrogazione al Parlamento europeo

 

Con la deliberazione di giunta n.1395 dell’11/12/2017 (scarica pdf) la regione Toscana (1) procede “all’acquisizione delle quote di partecipazione in Co.Svi.G. s.c.r.l., fino al massimo consentito dallo statuto della medesima società,… …per un totale di € 484.000,00”, diventando quindi parte della società che, tra le altre cose, gestisce parte delle compensazioni ambientali che l’Enel eroga come previsto dai varii Protocolli ed inoltre risulta proponente (in associazione temporanea d’impresa con la Renewem Srl) delle ricerche per impianti pilota Cortolla e Lucignano (2), impianti per i quali il D.L. 11 febbraio 2010 n.22, all’art. 6, comma 3bis, prevede che, pur essendo l’autorità competente il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell’ambiente, questi debbano comunque acquisire una intesa con la Regione; sembrerebbe quindi evidente il conflitto di interessi poiché, in questo caso, la regione Toscana deve dare l’intesa a progetti a cui partecipa come Cosvig.

Inoltre la regione Toscana è anche l’ente che deve rilasciare VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per le centrali geotermiche Enel, la quale, per ciascun nuovo megawatt installato, erogherà 1.250.000 + 650.000 Euro, come previsto dagli artt.4 e 5 del Protocollo del 20/12/2007 (Bersani/Martini) (scarica il pdf).

Per contrastare potenziali conflitti d’interesse il Parlamento europeo ha emanato la Direttiva direttiva sulla VIA n.2014/52 che ha introdotto un nuovo articolo (9 bis) nella direttiva 2011/92, dove si indica che “Gli Stati membri provvedono affinché l’autorità o le autorità competenti assolvano ai compiti derivanti dalla presente direttiva in modo obiettivo e non si ritrovino in una situazione che dia origine a un conflitto di interessi. Qualora l’autorità competente coincida con il committente, gli Stati membri provvedono almeno a separare in maniera appropriata, nell’ambito della propria organizzazione delle competenze amministrative, le funzioni confliggenti in relazione all’assolvimento dei compiti derivanti dalla presente direttiva.”.

I Comitati e la Rete nazionale NoGESI lanciamo quindi l’allarme su un possibile e grave conflitto d’interessi di cui Enrico Rossi e la Regione dovrebbero dare conto ed ampie spiegazioni, anche perché, puntualmente, l’on.Tamburrano ha presentato il 16 febbraio scorso una interrogazione (6) al Parlamento Europeo nella quale, in relazione alla VIA in itinere per il progetto di centrale Enel PC6, si chiede se la Regione Toscana non stia violando le disposizioni della Direttiva 2014/52.

Passata la bufera del “conflitto d’interessi” come argomento principale di tutti i media nell’epoca del “berlusconismo”, oggi si assiste ad un assordante silenzio di giornali e tv su altri, ed altrettanto scandalosi, conflitti d’interessi di governi e amministrazioni locali.
Ma la Rete nazionale NoGESI non abbassa la guardia e assicura che anche su questo caso si farà promotrice di ogni iniziativa utile a denunciare i guasti della geotermia elettrica e speculativa.

Rete nazionale NoGESI (NO Geotermia Elettrica e Speculativa)

Note:
(1) pubblicata in BURT, parte II, n. 52 del 27/12/2017;
(2) pubblicato su BUIG n.9 del 30/9/2011 (scarica l’estratto Cortolla Lucignano in pdf); sul progetto Lucignano formalmente il Cosvig sembrerebbe si sia tirato indietro, ma, come indicato nello Studio di Impatto Ambientale del Permesso di Ricerca Lucignano del 2015, “Ad oggi la collaborazione tra Co.Svi.G e Renewem continua in modo stretto su diversi fronti, tra i quali il progetto pilota “Cortolla”, di cui è direttamente titolare il RTI (raggruppamento temporaneo d’impresa, ndr) dei due soggetti, e il progetto “Lucignano”, di cui è titolare LPP (Lucignano Pilot Project s.r.l., ndr), a sua volta controllata da Renewem, e sul quale è in corso una intesa strutturale con Co.Svi.G. stesso.”; qui lo Studio.
(3) riportiamo il testo:
“La Regione Toscana ha acquistato quote del CO.SVI.G, che gestisce i canoni versati dall’Enel per la geotermia in Toscana e che è formato dagli enti locali delle aree geotermiche. Tutte le centrali attualmente in funzione sono Enel. I canoni prevedono anche una cospicua somma una tantum per ogni nuovo megawatt di potenza installata.
La Regione Toscana sta effettuando la valutazione d’impatto ambientale per l’apertura della centrale geotermoelettrica Piancastagnaio 6, il cui proponente è Enel Green Power, controllata dall’Enel. Se la Regione autorizzerà l’apertura della centrale, il CO.SVI.G – partecipato dalla Regione – gestirà le una tantum dell’Enel conseguenti all’autorizzazione emanata dalla Regione.
Accanto ai già citati rapporti fra Regione e CO.SVI.G, esistono vari rapporti fra Regione ed Enel, Enel e CO.SVI.G.
Inoltre il CO.SVI.G é uno dei proponenti della centrale geotermica sperimentale Cortolla, in Toscana, la cui valutazione d’impatto ambientale, di competenza statale, prevede un parere regionale non ancora pervenuto.
La direttiva 2014/52 prescrive che le autorità competenti ad effettuare la valutazione di impatto ambientale non si ritrovino in una situazione che generi un conflitto di interessi.
Domandiamo se per Piancastagnaio 6 la Regione Toscana non stia violando questa disposizione; se sì, come intende agire la Commissione.”


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Il Tirreno

Stamptoscana.it

Il Cittadino online.it

Casole, 10/2/18. Speculazione e inquinamento da geotermia. I cittadini dicono basta ed attendono una risposta dalla Regione. Minacciato lo sciopero del voto.

Un sabato pomeriggio dedicato all’approfondimento delle tematiche ambientali per i cittadini che si sono riuniti al Centro Congressi di Casole D’Elsa. Il tema in discussione era la geotermia. La riunione di Casole è stata la quarta di una serie di conferenze promosse dalla Rete Nogesi ( No Geotermia Speculativa Inquinante) che si stanno svolgendo in diverse aree geografiche di Toscana, Umbria e Lazio, regioni interessate da numerosi progetti di geotermia industriale.

 

Il sindaco Piero Pii ha portato i suoi saluti e ha ricordato, in sintonia con i Comitati per la difesa del territorio, come sia necessario oggi dover salvaguardare il paesaggio, a maggior ragione per un Comune come Casole d’Elsa, sia per favorire l’economia locale, sia per rilanciare l’occupazione. Informava poi i presenti di come una grande società internazionale del settore turistico, dopo aver valutato l’integrità e la bellezza del territorio di Casole, abbia recentemente deciso di investire in loco. La considerazione conclusiva era che i posti di lavoro creati dal turismo e dall’agricoltura di qualità superano in quantità di gran lunga i pochi posti di lavoro offerti dalle centrali geotermiche e Casole oggi deve puntare principalmente sulla conservazione del paesaggio e sulla qualità della vita.

Il geologo Luigi Micheli ha elencato e commentato una serie di documenti e pubblicazioni che spiegano la correlazione esistente tra produzione geotermica e modificazione dei livelli delle falde idriche, fenomeno approfondito con molte ricerche in Amiata, ma ancora poco studiato nella zona geotermica di Larderello e dintorni dove sono in funzione ben 30 centrali. La proiezione finale di un’antica immagine testimoniante l’abbondante quantità d’acqua che si poteva ammirare un tempo in località I Lagoni prima dell’industrializzazione dell’area ha lasciato pochi dubbi in sala.

La proiezione del cortometraggio “La geotermia elettrica industriale” realizzato dalla videomaker Carla Pampaluna, attivista del Comitato No Geotermia Valdera, ha mostrato in pochi minuti e in modo chiaro le criticità di una fonte energetica che, da sempre spacciata come energia pulita e rinnovabile, rischia ora di invadere e danneggiare l’11% del territorio toscano.

Carlo Galletti di Legambiente Valdera ha parlato delle emissioni di CO2 e ha illustrato dati preoccupanti riguardanti le sostanze inquinanti prodotte e i materiali utilizzati e smaltiti sotto forma di rifiuti pericolosi dai gestori delle centrali geotermiche. Certo è difficile credere ancora che si tratti di energia pulita se consideriamo che tra le sostanze emesse dalle centrali appaiono imponenti quantità di mercurio, arsenico, ammoniaca, ecc. per non parlare delle tonnellate di acido cloridrico, acido solforico e soda caustica che vengono utilizzati, dati ufficiali riportati nelle dichiarazioni ambientali Emas della stessa Enel.

Hanno lasciato senza parole le cifre in euro degli incentivi che vengono versati a Enel per la produzione di energia elettrica da fonte geotermica: nel 2016 ben 610,362 Milioni di €, pagati prelevando i soldi dalle bollette dei cittadini. Molti di più ne verrebbero dati a chi intende costruire nuove centrali, pilota o regionali che siano. Pino Merisio, di SOS geotermia, è stato categorico nell’affermare che “appare evidente la necessità di una revisione delle politiche degli incentivi che preveda l’eliminazione degli incentivi per gli impianti geotermoelettrici che non sono né rinnovabili né puliti e la necessità di investire sull’efficienza energetica, sul risparmio e su altre fonti energetiche rinnovabili più rispettose dell’ambiente”. (Scarica slides relazione Merisio)

Ha concluso gli interventi Giovanna Limonta del Comitato Difensori della Toscana che ha illustrato quali aree sono state identificate come non idonee alla geotermia dai Comuni di Casole, Radicondoli, Sovicille, Chiusdino, Castelnuovo Val di Cecina, Volterra e Pomarance. Entro il 30 settembre 2017, ha ricordato Giovanna Limonta, tutti i Comuni toscani avrebbero dovuto indicare alla Regione le aree da “risparmiare”. Il lavoro di esame e mappatura del territorio è stato svolto da tutti i Comuni intorno a Casole, eccezion fatta per Colle Val d’Elsa, e fortunatamente non sembra che i Comuni già sede di centrali siano disposti a cedere altro territorio alla geotermia. Casole indica il 100% non idoneo, Volterra invece apre le porte alla geotermia indicando l’area intorno a Saline, che è interessata da un permesso di ricerca Enel, come idonea alle centrali. La Regione però non sta rispettando i tempi, non ha ancora analizzato le proposte e dato una risposta, cosa che avrebbe dovuto fare entro il 30 novembre 2017, …cosa potranno sospettare i cittadini? Forse che il lavoro dei comuni possa essere stato inutile, un ennesimo spreco di soldi pubblici? Forse che potrebbe essere impopolare in periodo preelettorale comunicare che la volontà dei territori si deve piegare agli interessi di pochi imprenditori geotermici?

Al termine è stata data la parola al pubblico. Di certo nella sala non si respirava rassegnazione, anzi! Tra i vari interventi piuttosto indignati, qualcuno ha proposto lo sciopero elettorale dei Comuni che attendono una risposta dalla Regione da oltre due mesi. Una risposta che i cittadini esigono prima del 4 marzo e che li aiuterà nella scelta in cabina elettorale. Sconcertante è che nel frattempo, mentre i cittadini attendono che la fantomatica commissione regionale incaricata di analizzare le proposte invii i suoi verdetti, le procedure geotermiche continuano indisturbate il loro iter e gli imprenditori geotermici, tra cui alcuni orefici aretini, rilasciano dichiarazioni da cartomante, noncuranti del fatto che la Regione potrebbe decidere di mettere in atto finalmente la volontà dei territori e gli affari potrebbero non andare nel senso da loro sperato.

Comitato Difensori della Toscana
Rete nazionale NoGESI (No Geotermia Speculativa e Inquinante)


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Due articoli interessanti de Il Manifesto sulla geotermia

Ripubblichiamo due articoli usciti il 6 febbraio 2018 sul quotidiano nazionale Il Manifesto.

 

 

 

 

 

Geotermia, una moratoria sulle perforazioni in Toscana
di Aldo Carra

La proposta. E’ possibile stabilire una moratoria che sospenda le ricerche di perforazione in corso in attesa di avere i piani di zona che individuano le aree non idonee per vincoli paesaggistici ed ambientali. Nel frattempo si può procedere nella formulare di una nuova legge regionale Ma quella geotermica è una forma di pulita e rinnovabile? E’ una ricchezza, quindi da sfruttare comunque? Fino a poco tempo fa la risposta positiva a queste domande sembrava scontata. Oggi non è più così. Le verifiche sugli effetti delle centrali geotermiche e delle loro emissioni sulla salute e quelle sulla staticità dei terreni sul lungo termine mostrano, infatti, dati non rassicuranti. E così a livello europeo è stato approvato un emendamento che afferma testualmente che lenergia geotermica non sempre è rinnovabile e pulita ribaltando, così, il cosiddetto senso comune. A questo punto, perciò, lequazione geotermico = energia alternativa pulita e rinnovabile perde i suoi connotati di dogma e tutte le politiche finora impostate andrebbero di conseguenza ridefinite. Le energie alternative o diverse da quelle fossili, vanno valutate senza le lenti ideologiche dietro le quali si nascondono spesso grandi interessi economici e secondo il loro impatto sulla salute e sulla sicurezza, sulle caratteristiche ambientali e sulle strutture economiche dei territori. Questo vale per lenergia solare e per quella eolica per le quali la dimensione degli impianti è determinante. Ma vale soprattutto per la produzione geotermica che sempre comporta manufatti industriali di grandi dimensioni che emanano sostanze comunque inquinanti. Da qui lopposizione diffusa, di cui si parla nellarticolo a fianco, nei territori della Maremma che coinvolge popolazioni, comuni, forze produttive, movimenti. Il fatto che questa opposizione si sia fatta più forte e diffusa in alcuni territori ha una spiegazione specifica: si tratta di territori che nel corso dei secoli hanno subito processi di declino e di rinascita, territori che hanno visto lo sfruttamento delle miniere con leconomia che ne discendeva, il loro successivo declino con processi di emigrazione e di abbandono, e, negli ultimi decenni, una nuova rinascita fondata sulla bellezza della natura, sullo sviluppo enogastronomico ed agro-zootecnico di qualità, sul connesso sviluppo agrituristico e sul nuovo turismo culturale e naturalistico. Questa trasformazione è avvenuta anche grazie allutilizzo di facilitazioni e risorse nazionali e soprattutto europee. Proprio per questo appare, qui più che altrove, assurdo dedicare oggi risorse per favorire megaimpianti geotermici che avrebbero l’effetto di distruggere il modello di sviluppo finora sostenuto e creato con le energie e con la passione di tante forze culturali ed imprenditoriali. Una operazione, quindi, insensata anche sotto l’aspetto delle finanze pubbliche. Una operazione che andrebbe fermata e ripensata radicalmente. Siamo in una regione governata da un presidente di sinistra che appartiene oggi ad una formazione politica che ha al suo vertice anche una dirigente che proviene da Legambiente. E’ possibile allora delineare una svolta politica anche a partire dal nuovo orientamento maturato nell’Unione Europea che mette in dubbio il carattere non inquinante e rinnovabile del geotermico? Penso che dobbiamo farlo. Intanto è possibile stabilire una moratoria che sospenda le ricerche di perforazione in corso in attesa
di avere i piani di zona che individuano le aree non idonee per vincoli paesaggistici ed ambientali. Nel frattempo si può procedere nella formulare di una nuova legge che prenda in considerazione i diversi aspetti appena accennati e consenta gli approfondimenti necessari. Quello che non si può e non si dovrebbe fare è procedere come se nulla fosse accaduto, consentire che proseguano le ricerche e le perforazioni, comprese quelle profonde e costose. Pensare che, dopo ricerche ed investimenti notevoli, le imprese possano poi rinunciare tranquillamente perché la zona nella quale oggi vengono autorizzati i sondaggi verrà dichiarata non idonea, ci sembra un modo di procedere senza senso. Per l’impresa che oggi investe, per quelle che ancora vogliono investire nel nuovo modello di sviluppo, per la stessa collettività tenuta nell’incertezza sul futuro. Soprattutto quando in partenza si sa che, in alcune zone, manufatti industriali di grandi dimensioni e comunque inquinanti non si possono e non si debbono fare perché ripropongono modelli di sviluppo economico contrastanti con quelli faticosamente costruiti e tanto esaltati come modelli alternativi e del futuro nei programmi elettorali.

Geotermia, dalla Toscana un mezzo dietrofront sulle centrali
di Riccardo Chiari

FIRENZE, Il caso. Dopo le proteste una nuova legge intende ridurre l’impatto ambientale degli impianti Sulla geotermia, alla fine la Regione Toscana è stata costretta a fare un passo indietro e annunciare una nuova legge che, come da comunicato ufficiale, «ha l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e paesaggistico di nuove centrali per la produzione di energia». Una decisione ancora da verificare «sul campo», ma che è l’effetto diretto di tutta una serie di novità sfavorevoli ai grandi player del settore e allo stesso ente locale. A partire da una presa di posizione dell’Europarlamento, che nei giorni scorsi ha approvato un emendamento per la geotermia «pulita», contro gli impianti e le tecnologie più invasive e inquinanti. L’EMENDAMENTO, presentato dal gruppo europeo del M5S e subito appoggiato dalla Sinistra europea, è passato nonostante il voto contrario di Forza Italia, Lega, e perfino di 17 eurodeputati Pd interni al Pse. La presa d’atto che la geotermia «è fonte di energia non sempre rinnovabile, né pulita» ha naturalmente dato nuovo impulso al fronte sempre più vasto dei critici. Allarmati e in continua mobilitazione, ormai da anni, di fronte all’aumento esponenziale dello sviluppo dello sfruttamento geotermico. IN TOSCANA ad esempio sono stati rilasciati numerosi permessi di ricerca geotermica, e di costruzione di centrali pilota, in un territorio che dallo storico insediamento dell’alta Val di Cecina (Pomarance, Larderello e Castelnuovo Val di Cecina) si è allargato a dismisura, e che oggi va dal Monte Amiata alla Maremma, passando per le Colline dell’Albegna. Da Arcidosso a Castel del Piano, fino ad arrivare a Civitella Paganico, Manciano, Sorano, Roccalbegna, Orbetello, Scansano e Magliano, sono decine e decine i comuni che si sono trovati coinvolti nella «caccia alla geotermia» da parte di aziende private. Spinte a fare ricerche con la liberalizzazione del settore nel 2010, e grazie a una pioggia di incentivi pubblici. LA RISPOSTA non si è fatta attendere. Dapprima con la creazione di un fronte ambientalista diffuso – la Rete NoGesi – e poi con un lavoro capillare di sensibilizzazione dei residenti. Risultato: nella definizione del Piano ambientale ed energetico toscano, al novembre scorso ben 51 amministrazioni comunali su 274 avevano fatto domanda alla Regione per chiedere di essere definiti «aree non idonee» allinstallazione di impianti geotermici. I 51 comuni ribelli, il 20% dei municipi toscani, sono stati obbligati ad agire, nei fatti, a causa delle proteste sempre più diffuse dei cittadini e i dei loro comitati, che chiedono una vera moratoria sulla geotermia speculativa, e lapertura di una discussione approfondita sulla geotermia toscana. Anche nelle aule dei tribunali se ne discute. Una denuncia di Sos Geotermia, sulla gestione delle centrali di geotermia Bagnore 3 e 4 a Santa Fiora sullAmiata, ha portato la procura di Grosseto a indagare Massimo Montemaggi, amministratore di Enel Green Power, e Paolo Orsucci. Alla fine di gennaio il giudice per le indagini preliminari ha ammesso lincidente probatorio sulle emissioni delle due centrali geotermiche: in discussione la conformità o meno alla normativa di settore delle emissioni relative allammoniaca e al mercurio, e ladozione di Enel delle migliori tecnologie disponibili per contenere lattività inquinante. SODDISFATTI dellordinanza del gip il Forum ambientalista di Grosseto e la Rete NoGesi: «Lindagine è partita sulla base di una documentazione, pubblicata su riviste scientifiche, del professor Riccardo Basosi delluniversità di Siena, del dottor Bravi, e sugli studi del Dipartimento di ingegneria industriale delluniversità di Firenze. Il nuovo impianto di Bagnore non rispetta i limiti previsti dalla stessa Regione Toscana, dato che la tecnologia utilizzata non è quanto di più
tecnologicamente avanzato disponibile oggi, ma probabilmente solo la scelta più conveniente dal punto di vista economico-finanziario». In parallelo, ancora la Rete NoGesi insieme al comitato «Scansano Sos Geotermia» hanno chiesto ufficialmente alla Regione Toscana di sospendere tutte le procedure autorizzative sui permessi di ricerca geotermica, almeno fino a quando non sarà conclusa la mappatura delle «aree non idonee» a potenziali trivellazioni e realizzazioni di impianti geotermici. In aggiunta cè la richiesta di dare piena attuazione di quanto prescritto dal decreto legislativo 152/2006 in materia di mappatura e protezione delle falde acquifere. «ABBIAMO dimostrato con evidenza scientifica – spiegano Rete NoGesi e comitato Scansano Sos Geotermia – quale sia stato l’impatto ambientale, sanitario ed economico che la geotermia ha già avuto in un territorio particolare come quello dell’Amiata, il cui sottosuolo, di origine vulcanica e ricco di giacimenti e miniere, è ad altissimo rischio di inquinamento. Ora il pericolo non va esportato in Maremma».

1999-2018, la lotta contro le centrali continua. La conferenza di Latera del 3 febbraio 2018

Grande partecipazione alla conferenza di Latera del 3 febbraio scorso. La provincia di Viterbo chiede alla Regione Lazio di allungare la proroga della moratoria verso i progetti geotermici.

 

Sabato 3 febbraio alle ore 16,00 si è tenuta presso il Comune di Latera la quarta di una serie di conferenze tecniche organizzate dalla Rete Nazionale NOGESI (No geotermia elettrica speculativa ed inquinante) che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini di Latera e dei territori limitrofi, di Comitati contrari alla geotermia, di Sindaci aderenti al Coordinamento della Tuscia contro la geotermia, parlamentari e membri del Consiglio Regionale del Lazio.

L’evento ha dato voce ad esperti del settore che hanno riportato dati scientifici che dimostrano chiaramente quanto l’energia geotermica sia pericolosa per la salute pubblica e per l’ambiente e per offrire alla popolazione un quadro chiaro dell’impatto che le centrali geotermiche, sia quella proposta da ENEL GREEN POWER sia quella proposta dalla soc. Latera Sviluppo SRL, avrebbero su Latera e i paesi limitrofi.

Durante la conferenza è stata data notizia della recentissima approvazione all’unanimità dell’ordine del giorno del Consiglio Provinciale di Viterbo indirizzato alla Regione Lazio circa la “richiesta di proroga della sospensione dei procedimenti regionali in materia di rilascio dei permessi di ricerca e sfruttamento delle risorse geotermiche nella Regione” non essendo ancora stata redatta la Carta idro-geo-termica regionale delle aree e dei siti non idonei alla realizzazione di impianti di ricerca e sfruttamento della risorsa geotermica.

Il territorio ha una vocazione agricola, turistica, ricettiva e chi viene a visitare questi luoghi resta affascinato dall’accoglienza di un paese che conserva quasi intatto il proprio patrimonio storico, naturalistico, paesaggistico ed esprime tradizioni popolari di un innegabile fascino.

Latera 1999

Lungo le pareti della sala in cui si è tenuta la conferenza è stata allestita una mostra fotografica che ha offerto uno spaccato di ciò che ha rappresentato per Latera e per il territorio l’avviamento della vecchia centrale geotermica avvenuto nel 1999. L’immenso edificio in disuso, mai smantellato, e km di tubi abbandonati che emergono dal verde si stagliano sullo sfondo di un lussureggiante paesaggio fatto di boschi, terreni agricoli e pascoli. Foto di una popolazione determinata che manifesta per difendere i propri figli da un’aria irrespirabile, per difendere le proprie attività economiche compromesse dall’immissione in atmosfera di tonnellate di sostanze inquinanti e maleodoranti.

 

Numerosi sono stati gli interventi dei partecipanti all’incontro, dai cittadini che cercavano di chiarire dubbi circa il possibile impatto sulle falde acquifere agli interventi dei comitati no geotermia, le semplici esperienze di persone che hanno guidato in passato le lotte per ottenere la chiusura della centrale Enel Green Power, i politici e gli amministratori provinciali e comunali che in questo momento stanno lottando perché non si ripeta lo stesso sbaglio.

Comitato per la tutela della salute  dell’ambiente di Latera
Rete Nazionale NOGESI


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