Monthly Archives: ottobre 2013

Inaugurazione centrali Piancastagnaio. Come i ladri nella notte…

 

???????????????????????????????Devono essere parecchio preoccupati dalle parti dell’Enel se hanno deciso di recitare la farsa dell’inaugurazione delle centrali di Piancastagnaio nel massimo segreto, zitti zitti, senza i soliti squilli di tromba e annunci del ‘lieto evento’.
E hanno ragione ad essere preoccupati perchè dall’Amiata fino a La Spezia, da Brindisi a Vado Ligure, passando per Civitavecchia, fino ad arrivare in centro e sud America, le popolazioni locali cominciano a non accettare più di ammalarsi e morire per l’Enel e i suoi complici, di veder distruggere interi territori, rubare l’acqua, l’aria e la terra alle future generazioni; la geotermia in Amiata non è rinnovabile nè sostenibile.
Che tiri una brutta aria per l’Enel, anche nella sua versione ‘green’, devono averlo capito ai piani alti della multinazionale, specialmente dopo la settimana di iniziative del 12/19 ottobre che ha finalmente ridato la parola alle persone, alla difesa dei territori, della salute, del diritto alla casa e al reddito.
Altro segnale delle difficoltà in cui sguazza l’Enel è il rinnovato impegno pubblicitario e di sponsorizzazioni: non passa giorno che non ci sia una velina della società ripresa da qualche testata, per non parlare dei tanti, tantissimi quattrini buttati nella campagna #guerrieri, dove peraltro hanno subito una sonora sconfitta su internet e sono stati costretti a modificare il sito della campagna eliminando i commenti, dopo la pioggia di critiche e sberleffi.
In compenso, dalle nostri parti, aumentano gli annunci mirabolanti di milioni su milioni -quasi che le ciminiere anzichè veleni sbuffassero quattrini-, di posti di lavoro a sfare e sponsorizzazioni di ogni e qualsiasi festa, sagra o scampagnata; ultima in cartellone ‘la castagna in festa’ di Arcidosso, sponsorizzazione che vede finalmente schierarsi contro i cittadini per l’accostamento improprio, con critiche puntuali in rete che dicono: ‘…da oggi la chiameremo “Festa della Castagna Geotermica”, poi ci sarà la Sagra della Patata Geotermica, quella dell’Olio Geotermico, del Pecorino Geotermico, del Fungo Geotermico, ecc. Bel salto di qualità rispetto ai vari DOP, DOC, IGP…’, ‘… di sicuro quello sponsor non si associa (anzi è all’opposto) con la qualità dei prodotti e con la loro genuinità. geotermia invece fa rima con malattia e con patologia…’, ‘…roba da non credere…’, ‘…non riesco a credere quello che leggo…’, ‘…Schifo!!!’,  ‘…fuori l’enel dalla festa della castagna! un altra vergogna tutta arcidossina…’.
Si vorrebbe riprodurre in Amiata il famigerato ‘menù geotermico’ sperimentato a Larderello con la strana complicità di Slow Food. Ma sarà dura…per loro.
Tornando alla segreta inaugurazione delle centrali di Piancastagnaio, alla presenza dei capoccioni di Enel GP e pochi e ‘scelti’ ospiti, tra cui l’immancabile presidente Uncem Toscana Oreste Giurlani, l’assessore all’ambiente della Provincia di Siena Gabriele Berni e i soli sindaci di Piancastagnaio e Santa Fiora, comuni che fanno la parte del leone nella spartizione dei trenta denari delle ‘compensazioni ambientali’, ci chiediamo: perchè non ne hanno dato annuncio per tempo? Magari tanti cittadini sarebbero stati felici di partecipare e di ringraziare l’Enel e gli amministratori per la gestione del territorio.

Il Cittadino online del 2 novembre 2013
SOS Geotermia: “Come i ladri nella notte…”
Le inaugurazioni dell’Enel sull’Amiata nel mirino del Comitato

… segue ns. comunicato (meno l’ultimo capoverso).

Il Tirreno del 1 novembre 2013
ENEL GREEN POWER «Basta sterili polemiche noi qui investiamo»
MONTE AMIATA «È singolare che si pretenda di esprimere giudizi sull’inaugurazione del riefficientamento di alcune centrali da parte di un’azienda che, almeno sulle iniziative che avvengono nel perimetro dei propri impianti, è libera di decidere sulle modalità di organizzazione». Enel Green Power che quasi mai replica agli attacchi di Sos geotermia dll’Amiata, questa volta ribatte con alcune precisazioni in merito al giudizio dei suoi detrattori che avevano aprlato di inaugurazione in sordina: «L’“inaugurazione farsa”, è avvenuta alla luce del sole (considerata anche la bella giornata) ed è stata molto partecipata, alla presenza, tra gli altri, di istituzioni e colleghi. Tra l’altro, l’evento si è svolto nella più totale tranquillità, senza barriere, con un tour guidato agli spazi esterni degli impianti e con la partecipazione della comunità del cibo ad energie rinnovabili del Cosvig (Consorzio sviluppo aree geotermiche) che ha fatto conoscere i prodotti della filiera geotermica, a conferma dell’utilità dei cosiddetti altri usi della geotermia». E in riferimento al piano di riassetto di Piancastagnaio Enel Green Power ricorda che «Ha investito 90 milioni di euro con significative ricadute sul tessuto imprenditoriale locale. Le operazioni hanno comportato la dismissione della centrale geotermica Pc2, l’installazione degli impianti Amis in tutte le altre centrali in servizio (Pc3, Pc4, Pc5), la costruzione e l’entrata in funzione dal settembre 2012 del nuovo “termodotto” presso Pc3 per la fornitura del calore alle serre di Floramiata e a tutte le aziende in località “casa del corto” che ne faranno richiesta. Conclusi con successo anche gli interventi di riefficientamento delle centrali di Pc3, Pc4 e Pc5. Sarà riqualificata anche l’area di PC2 con un restyling del vecchio fabbricato macchine, che è stato destinato ad uso uffici per il personale di Enel Green Power: nel prossimo quinquennio Enel Green Power investirà 500 milioni di euro di cui 123 per la realizzazione della nuova centrale di Bagnore 4. La geotermia costituisce una risorsa a 360° che consente di utilizzare il calore a imprese locali e abitazioni, di promuovere la cultura, il turismo, l’agricoltura e l’imprenditoria sul territorio. A questo proposito, da tempo Enel Green Power sta lavorando, con disponibilità e competenze, per favorire l’ulteriore specializzazione dell’indotto locale in modo da sostenere lo sviluppo economico e sociale dell’Amiata in un periodo di crisi qual è quello che stiamo vivendo. Si tratta di elementi così palesi che ognuno potrà trarre le proprie conseguenze sulla bontà di iniziative come l’inaugurazione di impianti rinnovati e, più in generale, l’attività geotermica in Toscana». (f.b.)

Il Tirreno del 31 ottobre 2013
«Enel, un’inaugurazione farsa»
Sos Geotermia critica l’apertura “in sordina” di una nuova centrale
SANTA FIORA. Per la definizione non usa giri di parole il comitato Sos Geotermia: l’inaugurazione della centrale geotermica di Piancastaio è stata una «farsa». Il comitato, che si batte contro lo sfruttamento geotermico sull’Amiata perché ritiene che causi inquinamento e danni alla salute delle persone e all’ambiente, si chiede – in una nota – perché Enel Green Power non abbia annunciato in tempo che si sarebbe tenuta l’inaugurazione, ma ne abbia dato notizia solo a cose fatte. «Devono essere parecchio preoccupati dalle parti dell’Enel se hanno deciso di recitare la farsa dell’inaugurazione delle centrali di Piancastagnaio nel massimo segreto, zitti zitti, senza i soliti squilli di tromba e annunci del “lieto evento”», spiega Sos Geotermia. Alla cerimonia hanno partecipato i vertici di Enel Green Power «e – spiega il comitato – pochi e “scelti” ospiti, tra cui l’immancabile presidente Uncem Toscana Oreste Giurlani, l’assessore all’ambiente della Provincia di Siena Gabriele Berni e i soli sindaci di Piancastagnaio e Santa Fiora, comuni che fanno la parte del leone nella spartizione dei trenta denari delle compensazioni ambientali». Perché, chiede Sos Geotermia, Enel Green Power non ha annunciato per tempo che ci sarebbe stata l’inaugurazione? La domanda, per il comitato, è retorica: l’azienda forse temeva che qualcuno “guastasse” la festa. «Che tiri una brutta aria per l’Enel, anche nella sua versione “green”, devono averlo capito ai piani alti della multinazionale», spiega Sos Geotermia. Uno dei segnali didifficoltà sarebbe il rinnovato impegno pubblicitario e di sponsorizzazioni. «Non passa giorno che non ci sia una velina della società ripresa da qualche testata, per non parlare dei tanti, tantissimi quattrini buttati nella campagna #guerrieri», dice il comitato. Le critiche non hanno risparmiato la recente sagra Castagna in festa ad Arcidosso sponsorizzata da Enel. Sul sito di Sos Geotermia sono piovuti interventi contro Enel, segnale, per il comitato, di una crescente insofferenza per la geotermia che la mancata pubblicità dell’inaugurazione della centrale confermerebbe.

SienaFree.it del 31 ottobre 2013
ENEL interviene sull’inaugurazione del piano di riassetto di Piancastagnaio
“In riferimento ad alcune osservazioni sulla presentazione del piano di riassetto di Piancastagnaio, avvenuta venerdì 25 ottobre, Enel Green Power precisa che l’inaugurazione è avvenuta alla luce del sole (considerata anche la bella giornata) ed è stata molto partecipata. È singolare che si pretenda di esprimere giudizi sull’inaugurazione del riefficientamento di alcune centrali da parte di un’azienda che, almeno sulle iniziative che avvengono nel perimetro dei propri impianti, è libera di decidere sulle modalità di organizzazione”. Così una nota di Enel.
“Tra l’altro – prosegue la nota -, l’evento si è svolto nella più totale tranquillità, senza barriere, con un tour guidato agli spazi esterni degli impianti e con la partecipazione della Comunità del cibo ad energie rinnovabili del Cosvig (Consorzio Sviluppo Aree geotermiche) che ha fatto conoscere i prodotti della filiera geotermica, a conferma dell’utilità dei cosiddetti altri usi della geotermia.
Per il piano di riassetto di Piancastagnaio Enel Green Power ha investito 90 milioni di euro con significative ricadute sul tessuto imprenditoriale locale. Le operazioni hanno comportato la dismissione della centrale geotermica PC2, l’installazione degli impianti AMIS in tutte le altre centrali in servizio (PC3, PC4, PC5), la costruzione e l’entrata in funzione dal settembre 2012 del nuovo “termodotto” presso PC3 per la fornitura del calore alle serre di Floramiata e a tutte le aziende in località “casa del corto” che ne faranno richiesta con evidenti vantaggi per l’indotto del territorio. Conclusi con successo anche gli interventi di riefficientamento delle centrali di PC3, PC4 e PC5. Sarà riqualificata anche l’area di PC2 con un restyling del vecchio fabbricato macchine, che è stato destinato ad uso uffici per il personale di Enel Green Power con un importante recupero architettonico. L’intervento rientra negli investimenti che Enel Green Power sta facendo in Toscana per lo sviluppo della geotermia nell’ottica della produzione da fonte rinnovabile e del rispetto per l’ambiente: nel prossimo quinquennio Enel Green Power investirà 500 milioni di euro di cui 123 per la realizzazione della nuova centrale di Bagnore 4, che sarà un’eccellenza per tecnologia e standard ambientale a livello mondiali.
Enel Green Power opera in collaborazione con le Istituzioni per lo sviluppo energetico ed economico del territorio nel rispetto dell’ambiente e con un altissimo grado di innovazione tecnologica che la rende leader mondiale nel settore della geotermia rinnovabile, fatto confermato dagli apprezzamenti che arrivano da ogni parte del pianeta e dalle tantissime visite alla geotermia toscana da parte di esperti, gruppi di studiosi, Istituzioni, Università, scuole e turisti. La geotermia costituisce una risorsa a 360° che consente di utilizzare il calore a imprese locali e abitazioni, di promuovere la cultura, il turismo, l’agricoltura e l’imprenditoria sul territorio. A questo proposito, da tempo Enel Green Power sta lavorando, con disponibilità e competenze, per favorire l’ulteriore specializzazione dell’indotto locale in modo da sostenere lo sviluppo economico e sociale dell’Amiata in un periodo di crisi qual è quello che stiamo vivendo.
Si tratta di elementi così palesi – conclude Enel – che ognuno potrà trarre le proprie conseguenze sulla bontà di iniziative come l’inaugurazione di impianti rinnovati e, più in generale, l’attività geotermica in Toscana”.

Contropiano.org del 28 ottobre 2013
Inaugurazione centrale Piancastagnaio. Come i ladri nella notte…
… segue ns. comunicato

GoNews.it del 28 ottobre 2013
Inaugurazione delle centrali Enel, SOS Geotermia: “Perché non ne hanno dato annuncio per tempo?”
… segue ns. comunicato

Bolsena, 26 ottobre 2013. CONVEGNO SULLA GEOTERMIA -tutte le notizie-

20131026_programma_convegno geotermia bolsena_imgSe la Toscana piange, il Lazio e l’Umbria non ridono; sul fronte dello sfruttamento geotermico anche le confinanti regioni dell’Amiata sono sotto attacco da parte di società più o meno grandi per la corsa all’oro geotermico. Anche qui però i Comitati vigilano e lottano per la salvaguardia del territorio; il 26 ottobre 2013, proprio su impulso dei locali Comitati, si terrà a Bolsena un importante convegno dal titolo ‘PROBLEMATICHE INDOTTE DALLO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE GEOTERMICHE’ che cercherà di fare il punto sulla questione. Di seguito pubblichiamo il Programma che si può anche scaricare impaginato CLICCANDO QUI.
L’invito per tutti è a partecipare, Sos Geotermia ci sarà.

CONVEGNO ‘PROBLEMATICHE INDOTTE DALLO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE GEOTERMICHE’
Bolsena, sabato 26 ottobre ore 10,30 presso Auditorium~Piazza Matteotti
La Provincia di Viterbo e il comune di Bolsena in collaborazione con le Associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano, della Tuscia viterbese e del lago di Bolsena.

PROGRAMMA

Ore 10,30 Apertura dei lavori:
Prof. Roberto Minervini,  moderatore,  presentazione del convegno.

Ore 10, 35 Saluti di benvenuto:
Paolo Dottarelli, sindaco di Bolsena.

Ore 10,45 Relazioni:
Prof. Marco Mucciarelli (Fisico, Direttore del Centro Ricerche Sismologiche dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS), insegna Sismologia Applicata presso la Scuola di Ingegneria Università della Basilicata): Sismicità indotta, il caso Italia.
Dr. Mauro Chessa (Geologo, vicepresidente della ‘Rete dei comitati per la difesa del territorio’: Impatti ambientali della geotermia tradizionale: il caso Amiata.

Ore 11,45
Ing. Piero Bruni (ha svolto attività geofisica con la società internazionale Schlumberger in Venezuela, Brasile, Argentina, Cile, USA e poi in Italia come Amministratore Delegato della Schlumberger Italiana. E’ Presidente dell’Associazione Lago di Bolsena, promossa dal Principe Giovanni del Drago, tuttora Presidente Onorario): Possibile impatto della geotermia sul SIC Lago di Bolsena.

Ore 12.00
Prof. Claudio Margottini (Geologo, vice presidente International Consortium Landslides, Kyoto University – Japan, professore aggiunto Huangzou University – Wuhan China, Membro del comitato scientifico dell’UNESCO/IGCP, “Best Paper Award del 2004” secondo Unesco/ICL per il suo lavoro in Afganistan, assessore all’ambiente del comune di Orvieto):
Considerazioni sulle potenzialità geotermiche dell’Alfina.

Ore 12,25
Prof. Riccardo Valentini (Fisico, Direttore del Dipartimento di scienze dell’Ambiente Forestale e Risorse presso l’Università degli Studi della Tuscia, Premio Nobel per la Pace, insieme ad altri scienziati del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), consigliere regionale Regione Lazio, membro Commissione Ambiente).

Ore 13,00 Intervento associazioni e dibattito pubblico
Fausto Carotenuto, presidente Comitato per la Difesa della Salute e del Territorio di Castel Giorgio.
Velio Arezzini, SOS Geotermia-Coordinamento dei movimenti per l’Amiata.

Ore 13,30 Conclusioni
Paolo Equitani, vicepresidente-assessore all’ambiente della Provincia di Viterbo.

PROLOGO

Il Prof. Franco Ortolani (Ordinario di Geologia, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio-Università di Napoli Federico II) nel recente convegno sulla geotermia a Ferrara ha lanciato un monito: “È ormai assodata la relazione tra attività umane nel sottosuolo e sismi, quindi attenti alla geotermia!” E a ragione se ogni giorno scopriamo pratiche illegittime dei trivellatori come a Latera nel 1985 o Lardarello nel 2006 con stimolazione dei pozzi con acidi con riflessi sulla stabilità del suolo e l’inquinamento delle falde.
La Unione Europea ha avviato sin dal 2010 un progetto di ricerca denominato Geiser , di cui sono stati presentati a Napoli a fine maggio 2013 i lavori prodotti da centinaia di esperti da tutto il mondo per rispondere ai rischi da geotermia in particolare a quelli derivanti dalla sismicità indotta. Lo scopo è di proporre linee guida per autorizzare e monitorare gli impianti ad uso delle autorità, inclusa la indicazione di un livello accettabile di sismicità. Ma al momento esse non sono state ancora emesse.
La geotermia tradizionale in Toscana ha creato gli enormi problemi al territorio ed alle popolazioni che la rivolta dei cittadini in corso in Amiata sta mostrando all’intero Paese. Sui nostri Monti Vulsinii si sono svolte già in passato perforazioni con gravi insuccessi sia sull’Alfina che a Latera.
L’altopiano dell’Alfina ed il sottostante lago di Bolsena sono importanti riserve di acqua potabile per l’Umbria ed il Lazio che possono essere compromesse dall’installazione di tali impianti, in quanto i fluidi geotermici reiniettati a pressione nel sottosuolo possono risalire attraverso le fratture del terreno inquinando con arsenico ed altre sostanze cancerogene le falde acquifere sovrastanti utilizzate dalla rete idropotabile . Inoltre l’elevata fragilità sismotettonica ed un contesto edilizio fortemente vulnerabile, com’è quello dei nostri centri storici della “civiltà del tufo”, sconsigliano l’installazione di tali impianti a Tuscania nel 1971 (31 morti) e a Castelgiorgio nel 1957 (centinaia di case distrutte).
Incentivi dissennati voluti dallo Stato ed imposti nelle nostre bollette elettriche stanno alimentando un nuova “corsa all’oro” portata avanti da miriadi di new company le cui capacità tecniche e finanziarie sollevano ampi dubbi.
L’area dei Monti Vulsinii è interessata da 2 impianti geotermoelettrici in itinere di autorizzazione a Castel Giorgio e Acquapendente e altri 7 progetti di ricerca geotermica (che presumibilmente sfoceranno in richiesta di sfruttamento geotermico) attorno al lago di Bolsena, di cui 1 già autorizzato (Valentano).
Agli amministratori ed ai cittadini il compito primario di imporre energie alternative inserite in armonia nei territori e non impianti che non rispettano l’ambiente, la natura, la cultura, la salute e l’economia dei territori.
È QUESTO IL MODELLO DI SVILUPPO CHE VOGLIAMO NEL NOSTRO COMPRENSORIO?
SONO QUESTE INIZIATIVE COERENTI CON LE ATTIVITÀ ECONOMICHE GIÀ IN ESSERE SUL NOSTRO TERRITORIO?
DIAMO VOCE AI NOSTRI DESIDERI ED ASPETTATIVE PER “FARE POLITICA” E NON SUBIRLA!

20131026_bolsena_convegno_geotermia_striscione

Comunicato post-incontro del 29 ottobre 2013

LA GEOTERMIA SEMPRE PIU’ AL CENTRO DEL DIBATTITO IN UMBRIA E NEL LAZIO

La intensa settimana  per la vertenza “geotermia” in Umbria e nel Lazio si è conclusa lo scorso sabato 26 ottobre a Bolsena dove ha avuto luogo un partecipato convegno in merito alle problematiche indotte dallo sfruttamento delle risorse geotermiche, organizzato dalla Provincia di Viterbo ed il comune di Bolsena, con la collaborazione delle  associazioni ambientaliste.
Nella sala gremita del locale auditorium si sono susseguiti  esperti a livello nazionale del calibro del prof. Marco Mucciarelli, direttore  del Centro Ricerche Sismologiche dell’Istituto  Nazionale di Oceanografia  e Geofisica Sperimentale di Trieste, che  si è soffermato sulle relazioni tra attività umane nel sottosuolo e la possibile attivazione di sismi,  tematica molto presente all’estero ma misconosciuta in Italia, dove solo recentemente sta riscuotendo preoccupazioni anche ai livelli ministeriali e del dr. Mauro Chessa, geologo toscano, che si è soffermato sui disastri ambientali e sanitari provocati dallo sfruttamento “storico” della geotermia in Amiata.
Susseguentemente l’ing Piero Bruni, con alle spalle una estesa attività geofisica e attuale presidente dell’associazione Lago di Bolsena, si è soffermato sul fatto di come l’altopiano dell’Alfina ed il sottostante lago di Bolsena siano importanti riserve di acqua potabile per l’Umbria ed il Lazio e che possono essere compromesse dall’installazione di tali impianti, in quanto i fluidi geotermici reiniettati a pressione nel sottosuolo possono risalire attraverso le fratture del terreno inquinando con arsenico ed altre sostanze cancerogene le falde acquifere sovrastanti utilizzate dalla rete idropotabile. Inoltre l’elevata fragilità sismotettonica ed un contesto edilizio fortemente vulnerabile, com’è quello dei nostri centri storici della “civiltà del tufo”, sconsigliano l’installazione di tali impianti ( terremoti a Tuscania nel 1971 (31 morti) e a Castelgiorgio nel 1957 (centinaia di case distrutte).
E’ stata poi la volta del Prof. Claudio Margottini, geologo di livello internazionale ed assessore all’ambiente del comune di Orvieto, il quale ha dichiarato che- pur non dichiarandosi contrario al possibile uso della geotermia quando essa ha elevati contenuti di “eticità” , ovvero rispetta l’ambiente e la salute dei cittadini-  la fragilità sismotettonica delle aree  dell’Alfina e del lago di Bolsena sconsigliano vivamente l’installazione di tali impianti.
Il professor Riccardo Valentini, premio Nobel per la pace quale  componente del gruppo di studio di Al Gore e attuale consigliere della Regione Lazio, dopo aver sostenuto l’importanza delle battaglie in difesa della potabilità dell’acqua contro tutto ciò che può inquinarla, ha salutato questo convegno come un punto di partenza di un  dibattito, non privo di preoccupazioni, per la stessa Regione Lazio, alle prese con le prime richieste di geotermia nel proprio territorio.
Andrea Garbini, sindaco di Castel Giorgio- da sempre schierato contro l’impianto che dovrebbe  sorgere nel territorio del suo comune- ha chiesto l’aiuto di tutte le istituzioni presenti per impedire tale realizzazione. In questi giorni si sta peraltro definendo con il Prefetto di Terni la chiusura entro il 31.12.2013 dei vecchi pozzi dell’ENEL Alfina 4 ed Alfina 14 . Infatti come è noto, da tempo la stessa società elettrica ne ha evidenziato  la pericolosità “dovuta alla obsolescenza dei pozzi e lo stato di conservazione dei casing , che non garantiscono l’isolamento idraulico dei fluidi endogeni” e la necessità dell’immediata chiusura mineraria  per motivi di sicurezza.
Sono poi intervenuti vari esponenti dei movimenti anti-trivellazioni di Sardegna, Toscana, Lazio ed Umbria che hanno concordato-dopo aver esposto al folto pubblico lo stato delle vertenze locali- sulla irrinunciabile necessità di dar vita ad un movimento nazionale capace di imporre una moratoria sullo sfruttamento geotermico. Non si può infatti sottacere come la decretazione appositamente  “deregolamentata” verso la “nuova geotermia sperimentale” (D.Lgs. 11.02.2010, n. 22, Ministri Scajola e Romani)  è tristemente  coeva a quella sul nucleare (D.Lgs. 15.02.2010, n. 31) e alla susseguente normativa introdotta dal c.d. “Decreto Sviluppo” (Ministri Monti  e Passera) sulle trivellazioni a mare alla ricerca di petrolio e gas, dimostrando ancora una volta come questa delle “nuove tecnologie” sia un altro infelice esempio in cui le lobbies suggeriscono e la politica ratifica, senza neanche attendere, come in questo caso, le risultanze ed i necessari approfondimenti ancora in corso di studio da parte della Unione Europea, in particolare sulla sismicità indotta. Incentivi dissennati voluti dallo Stato ed imposti nelle nostre bollette elettriche stanno inoltre alimentando un nuova “corsa all’oro” portata avanti da miriadi di new company le cui capacità tecniche e finanziarie sollevano ampi dubbi.
Ha chiuso il convegno Paolo Equitani , vicepresidente ed assessore all’ambiente della Provincia di Viterbo  che, dopo aver rinnovato l’opposizione del proprio assessorato ai progetti geotermici, ha comunicato l’adesione di ben 16 sindaci dell’area del lago di Bolsena ad un documento di ”opposizione alla trivellazione ed all’utilizzazione di pozzi profondi nel proprio territorio finalizzati allo studio ed alla produzione di energia da fonte geotermica”. In ciò allineandosi con el preoccupazioni già espresse dai sindaci umbri al Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Inoltre ha portato a conoscenza del convegno come funzionari di Enel Green Power  abbiamo richiesto alla Provincia di Viterbo di intervenire verso i sindaci del circondario per una possibile riapertura della vecchia centrale di Latera(!!!) che avverrebbe –però- solo con il consenso delle comunità locali: l’esito dei contatti, che verrà comunicato alla società elettrica, è negativo ha detto Equitani. E non poteva che essere così se si rammenta come la centrale di Latera realizzata nel 2003  fu subito dopo la sua messa in funzione chiusa, nonostante sia costata ai contribuenti centinaia di miliardi di vecchie lire e dopo aver distrutto paesaggisticamente la bellissima Valle di Latera ed aver portato disagi e proteste sia da parte della popolazione locale, sia dai paesi circonvicini ad alta vocazione turistica.
Moderatore del convegno il Prof. Roberto Minervini, i saluti ai lavori sono stati portati dal sindaco di Bolsena Paolo Dottarelli.
Nei giorni precedenti al convegno le associazioni ambientaliste ed i comitati di cittadini impegnati nella vertenza “geotermia” avevano incontrato ad Orvieto l’assessore regionale  all’ambiente dell’Umbria Silvano Rometti che in un comunicato stampa emesso dopo l’incontro dichiara come ”la Regione Umbria sarà uno degli interlocutori presenti alla conferenza di servizio per la VIA (valutazione di impatto ambientale)  nazionale e attiverà un’azione congiunta insieme alla Regione Lazio ed i territori coinvolti delle due regioni, per esprimere un parere vincolante sul progetto, che tenga conto anche delle osservazioni delle associazioni ambientaliste e quelle dei cittadini delle comunità interessate” prendendo in esame”… gli aspetti che un intervento di questa portata può generare sul territorio, sia di carattere ambientale che di tipo socio economico, partendo dal presupposto che la salvaguardia ambientale e la sicurezza dei cittadini rappresenta un interesse comune”.
Ma come ha detto nel suo intervento al convegno  Monica Tommasi, presidente del club di Orvieto degli Amici della Terra,  le lobbies del geotermico continuano ad agire sul Governo:  dopo il colpo di mano estivo che ha scippato la possibilità per le Regioni  di decidere direttamente dei loro territori,  trasferendo le competenza sulla VIA a livello di Ministero dell’Ambiente, ora nella bozza del disegno di legge collegato alla Finanziaria –dimostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, di come la geotermia sia in realtà molto meno “ecologica” di come viene strumentalmente presentata con emissioni nulle di incondensabili in atmosfera- si prevede che possano esserci “eventuali perdite sistemiche (!) e …comunque nei limiti idonei ad evitare (sulla carta!) potenziali rischi alla salute umana ed all’ambiente” (!). E questo dopo aver già nel corso dell’estate- nel c.d. “decreto del fare”- escluso dalle previsioni della Direttiva Seveso gli impianti geotermici pilota, inserendo in tal modo  ulteriori preoccupazioni rispetto alla sicurezza delle operazioni di trivellazione ed esercizio di tali impianti, con particolare riferimento alla prevenzione di incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose, nonché per l’assenza ex- lege  dei requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione territoriale, con riferimento alla destinazione e utilizzazione dei suoli che tengano conto della necessità di mantenere le opportune distanze tra stabilimenti e zone residenziali o frequentate dal pubblico. A Castel Giorgio infatti il progetto ITW-LKW prevede  i pozzi di re-immissione vicinissimi alle case del paese… E questo ancora una volta in provvedimenti del Governo che nulla a che vedere con la geotermia. C’è solo da augurarsi che in sede di conversione in legge del ddl suddetto, in barba ai regolamenti di Camera e Senato, di sentenze della Corte Costituzionale, di alcuni richiami del Presidente della Repubblica ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio dei Ministri di attenersi, nel valutare l’ammissibilità degli emendamenti a criteri di stretta attinenza, “franchi tiratori”-come già successo questa estate da parte dell’on. Abrignani (PdL)- non introducano ulteriori dissennate  norme  pro-lobbies. Ma questa volta faremo, insieme a parlamentari  disponibili, buona guardia.

20131026_bolsena_convegno_geotermia_sala 20131026_bolsena_convegno_geotermia_sala2
Geotermia: riassunto delle relazioni del convegno a Bolsena
Problematiche indotte dallo sfruttamento delle risorse geotermiche: convegno organizzato dalla Provincia di Viterbo e il Comune di Bolsena in collaborazione con le associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano, della Tuscia viterbese e del Lago di Bolsena
Bolsena, 26 ottobre, ore 10:30 presso l’Auditorium

Ha aperto il convegno il Professor Roberto Minervini indicando che l’incontro di Bolsena nasce dall’esigenza dei cittadini di essere più partecipi degli eventi che accadono nel territorio, per prevenire il rischio di rimanere all’oscuro di molte attività potenzialmente nocive. Ha rilevato, citando gli esempi della centrale geotermica a Latera e del parco eolico di Piansano, che la politica degli incentivi smisurati per sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili ha arrecato molti danni al territorio e attirato imprese irresponsabili e interessate solo all’immediato ricavo economico.
——
Il sindaco di Bolsena, Paolo Dottarelli ha dato il benvenuto ai relatori e ai partecipanti. Ha ribadito un fermo NO del Comune di Bolsena alla geotermia e si è detto preoccupato e amareggiato dalla scarsa presenza degli enti locali del comprensorio.
———
Il consigliere regionale Professor Riccardo Valentini ha aperto il suo intervento testimoniando quanto sia importante il Lago di Bolsena per l’amministrazione regionale, che sta per dare risposte determinate e definitive al problema della sua salute e dello stato delle sue acque nel quadro di una strategia comprensiva. L’assessore Refrigeri starebbe lavorando a un piano strategico (pronto “a giorni” o al massimo nel giro di alcune settimane) che risolve in un quadro condiviso e serio i vari problemi – l’inquinamento del lago dal sistema fognario disastrato, l’arsenico nell’acqua potabile (poiché il Lago potrebbe essere una fonte di acqua pulita) e le varie minacce alla qualità delle acque (come la geotermia). Per quanto riguarda la geotermia, dapprima Valentini ha invitato a una riflessione sulle energie rinnovabili per migliorare il modo in cui produciamo l’energia. È indubbio che l’Italia ha ottenuto risultati importanti nel campo delle energie rinnovabili che rappresentano anche una grande possibilità economica per il paese. La Regione lavorerebbe a definire un piano energetico, che finora non esiste – e gli effetti di questa mancanza si vedono. L’obiettivo è di produrre, regolare e distribuire l’energia nel modo migliore. L’energia è un bene comune che deve servire al cittadino, e non può essere un business. Secondo Valentini, si può arrivare a prezzi più bassi soprattutto per piccole imprese, con piccoli impianti (p. e in zone artigianali) che danno energia direttamente a piccole imprese, invece dei megaimpianti. L’energia dev’essere prodotta in zone da scegliere con criterio più rigoroso, e deve arricchire il cittadino e non le grandi società e le mafie. Un altro obiettivo importante è di aumentare l’efficienza energetica – bisogna smettere di buttare energia: anche qui Valentini vede una grande opportunità ecologica ed economica, rigenerando l’edilizia. Per parlare dell’impianto di Castel Giorgio, Valentini ha affermato che la Regione avrebbe “acceso un faro potente” su tutta la faccenda e vorrebbe agire assieme alla Regione Umbria, i tecnici e i comitati per vedere chiaro e per prendere atto dei rischi. Valentini s’impegna a studiare il materiale e di riportare la problematica in Regione.
———
Il Professor Marco Mucciarelli, nel suo intervento “Sismicità indotta, il caso Italia”, ha ricordato che i primi studi sulla sismicità indotta in Italia risalgono a più di 50 anni fa e ha citato l’esempio della diga di Vajont. Nel 1985 l’ENEL ha studiato la sismicità indotta a Larderello e ha adattato lo sfruttamento geotermico ai risultati delle ricerche. Oggi invece in Italia questa linea di ricerca è quasi estinta mentre all’estero è molto attiva, e il fatto indiscutibile che la geotermia può indurre terremoti è quasi dimenticato.
I terremoti possono essere indotti o direttamente da un contatto diretto con la faglia, o indirettamente quando si crea una perturbazione che in un secondo tempo, anche attraverso meccanismi interposti, provoca il sisma. Il rischio di danni dipende dalla grandezza del disturbo, soprattutto da differenze di temperatura e pressione create nel sottosuolo, dal tipo delle rocce coinvolte e dalla profondità del sisma; un recente studio svizzero dà un quadro comprensivo di questi meccanismi.
Vari studi, p. e. in Svizzera, Spagna, Olanda, Germania e negli Stati Uniti hanno dimostrato che nel caso dei terremoti indotti – da impianti di geotermia, di stoccaggio ed estrazioni di gas e altri – la prevenzione è possibile, perché la loro magnitudo segue un percorso temporale caratteristico che può essere modificato regolando i parametri della perturbazione indotta: condizione indispensabile è un accurato monitoraggio della sismicità della zona. L’esperienza degli altri paesi dimostra che lo sfruttamento geotermico può essere accettato dai cittadini se sono coinvolti dall’inizio nella progettazione e prevenzione, tramite processi condivisi dove le amministrazioni offrono aiuto anche preventivo ai privati: come in Olanda dove le ditte preventivamente rendono antisismiche le case, o in Svizzera a San Gallo, dove lo Stato ha anticipatamente avvertito e informato la popolazione dei rischi legati alla costruzione dell’impianto. Dopo un terremoto indotto le autorità hanno risarcito i danni e ottenevano, in seguito a una consultazione con la popolazione, l’autorizzazione a procedere con lo sfruttamento geotermico.
Mucciarelli ha invitato ad adottare questi meccanismi considerati indispensabili in tutti i paesi – di prevenzione, di monitoraggio e di controllo delle attività, e soprattutto di condivisione – anche in Italia, dove non esistono ancora regole condivise per attivarli. Infine, Mucciarelli ha chiesto di prestare maggiore attenzione alla sicurezza sismica degli edifici, il che potrebbe ridurre di molto sia i danni materiali, sia quelli umani nel caso di terremoti naturali o indotti.
———

Le centrali geotermiche sull’Amiata
Il Dottor Mauro Chessa ha introdotto il suo contributo “Impatti ambientali della geotermia tradizionale: il caso Amiata” con una frase di Fitoussi: “L’economia può essere messa in campo per servire l’ecologia, ma la questione ecologica è essa stesa al centro del mondo economico. Ed entrambe non sono che sottoinsiemi della questione della giustizia sociale, cioè della questione democratica”.
Ha documentato il disastro ambientale creato dallo sfruttamento geotermico sull’Amiata. Questi impianti, ai quali si aggiungeranno altri dello stesso tipo nei prossimi anni, sono a ciclo aperto: aspirano i fluidi geotermici (acqua calda contenente molti inquinanti pericolosi) e li rilasciano, dopo raffreddamento, all’ambiente (impianti “di un’altra epoca e di un altro mondo” secondo Margottini). Secondo dati dell’ARPA Toscana del 2009, fuoriuscivano ogni giorno, solo dalla centrale Bagnore 3, 1 t di acido solfidrico, 4 t di ammoniaca, 7 t di metano, 1,2 kg di acido borico, 96 g di mercurio, 9 g di arsenico, 214 t di anidride carbonica. Filtri in seguito installati abbattono solo una parte del mercurio e dell’acido borico. A questo proposito, Chessa ha indicato giustamente, che gli impianti dell’Amiata non dovrebbero ricadere nella categoria d’impianti di energia rinnovabile incentivati dall’UE (con i “certificati verdi”), perché – causa il rilascio massiccio di gas a effetto serra – hanno un bilancio CO2 pessimo, peggio di una centrale convenzionale fossile. Per quanto riguarda l’acqua – tutelata da un’ottima legge regionale toscana e dalla Legge Galli come bene comune (leggi però non applicate), si è rivelato da misurazioni effettuate dal CNR nel 1999, che dal 1970 il volume dell’acquifero dell’Amiata – il più importante acquifero della Toscana – si è dimezzato; un sondaggio consecutivo effettuato dalla Regione ha confermato questo dato e ha rilevato che il livello della falda si è abbassato di più di 200 m. Malgrado alcuni studi contraddittori, è stato dimostrato che almeno una parte di questo abbassamento è dovuto allo sfruttamento geotermico, causato dalla connessione tra l’acquifero e i serbatoi geotermici nel sottosuolo estremamente fratturato dell’Amiata. Inoltre è stata dimostrata, a sostegno del supposto collegamento tra falda superficiale e acquifero termale, una correlazione tra intensità dello sfruttamento geotermico e portata delle sorgenti superficiali da una parte, e presenza di inquinanti (As, B) nella falda potabile dall’altra.
Il grande peso economico e politico dell’ENEL però, che continua a negare la responsabilità per questi danni ambientali e umani ingenti, fa sì che ogni opposizione dei comitati locali alla geotermia insostenibile sull’Amiata finora è stata vana. Chessa ha illustrato quanto sia economicamente attraente una centrale geotermica per le aziende, grazie all’elevato “fattore di capacità” (rapporto tra potenzialità e resa effettiva), e nonostante gli alti costi iniziali (preliminari per esplorazioni, e d’investimento) cui è attribuibile il fatto che solo pochi investitori sono capaci di attivarsi nel settore. Anche senza tenere conto dei certificati verdi, gli investimenti in centrali geotermiche sarebbero i più interessanti nel campo delle energie rinnovabili.
Infine, Chessa, nel quadro iniziale di sostenibilità, ha parlato della questione sociale e dei vari tipi di conflitti che possono nascere: conflitti di valore quando sono in gioco valori non contrattabili come la salute e la vita delle persone, conflitti d’interesse, quando p. e. non ci sono ritorni economici sul territorio (come nei comuni dell’Amiata tra i più poveri della Toscana, conflitti di tipo cognitivo che possono nascere da mancanza di trasparenza e trasmissione di informazioni, e conflitti di rapporto provocati dall’insufficiente coinvolgimento dei cittadini.
———
L’Ingegnere Piero Bruni, presidente dell’associazione Lago di Bolsena, nel suo intervento “Possibile impatto della geotermia sul SIC Lago di Bolsena” ha illustrato che l’istanza di permesso di esplorazione geotermica a Castel Giorgio, al confine dell’Umbria con il Lazio, riguarda direttamente l’acquifero del Lago di Bolsena che si estende nel sottosuolo della zona di Castel Giorgio, e che perciò è indispensabile il coinvolgimento della Regione Lazio e della UE che tutela il Sito d’Interesse Comunitario Lago di Bolsena. Ha spiegato che la Valutazione d’Impatto Ambientale deve tenere conto del pericolo di contaminazione dell’acquifero superficiale, potabile, con acque del serbatoio profondo – tra cui l’inquinamento con l’arsenico, presente nel fluido geotermico in concentrazioni che possono raggiungere 500 µg/l, mentre nella falda del Lago è a livelli molto più bassi (circa 5 – 15 µg/l). Il pericolo di contaminazione è concreto a causa delle fratture presenti nel  sottosuolo (e molti studi dimostrano un alto grado di fratturazione) che rende probabile l’esistenza di canali di risalita fra il serbatoio geotermico e quello utilizzato dalla rete potabile.
A questo rischio di comunicazione naturale tra i serbatoi, si aggiunge il rischio che vie di comunicazione si formino a causa di una carente cementazione dei tubi metallici nella roccia, o dalla loro ossidazione o rottura.
Bruni ha concluso ricordando che qualsiasi intervento che abbia un impatto sull’ambiente deve essere soggetto alla VIA (valutazione d’impatto ambientale), che è necessaria una valutazione strategica ambientale che riguarda tutta la zona del Lago di Bolsena e dovrebbe interdire lo sfruttamento geotermico in questa zona, che bisogna tutelare i nostri siti storici e vulnerabili da sismi e che è inevitabile riesaminare l’entità dell’incentivazione; tutte queste riflessioni portano a un deciso NO allo sfruttamento geotermico nel comprensorio del Lago di Bolsena.
——–

La sala del convegno presso l’Auditorium di Bolsena
Il Professor Claudio Margottini (“Considerazioni sulle potenzialità geotermiche dell’Alfina”) ha parlato nella duplice veste di scienziato da una parte e di amministratore (assessore all’ambiente del Comune di Orvieto) e quindi al servizio della popolazione.
Ha sottolineato che per valutare un progetto occorre la conoscenza del territorio: la VIA è necessaria per valutare l’insieme di impatti, di pericoli che l’attività di sfruttamento geotermico può provocare per il territorio. Di fronte a un serbatoio geotermico a liquido dominante (come nel caso dell’Alfina) esiste il pericolo dell’inquinamento della falda acquifera superficiale. In più, è da valutare l’impatto derivante dalla sismicità indotta, la possibilità di eruzioni termali, e infine impatti non specifici come l’impatto paesaggistico, l’impatto acustico etc.
Per Margottini, un problema maggiore può derivare dalla complessa struttura, altamente eterogenea del sottosuolo nella zona dell’Alfina. Già il fatto che il prelevamento dal serbatoio geotermico avviene in un punto che è lontano di alcuni chilometri dal punto di reiniezione, può essere critico perché non è sicuro che il liquido geotermico venga immesso nello stesso serbatoio in cui avviene l’estrazione, con la possibilità di disequilibri e stress meccanici consecutivi. Un altro problema è collegato alla possibile esistenza di una cappa di gas nella parte superiore del serbatoio geotermico, scoperta dalle esplorazioni dell’ENEL (con fuoriuscita di anidride carbonica nel ’78).
Margottini ha sottolineato di essere un sostenitore della geotermia, che però esistono zone dove sarebbe meglio rinunciare alla realizzazione di impianti, zone con instabilità sismica elevata, zone fratturate dove un terremoto può essere innescato già da una piccola perturbazione esterna: questa grande sensibilità a stimolazioni della struttura tettonica dell’Alfina è stata dimostrata dalle esplorazioni dell’ENEL (che di conseguenza ha abbandonato i suoi progetti). Se ora società puramente finanziarie – attirate dagli eccessivi benefici di legge che favoriscono grandi impianti, con pericolo d’infiltrazioni mafiose – senza alcuna esperienza in materia, ripropongono un impianto geotermico, non è il caso di darle mano libera.
La scienza deve agire a supporto – dice Margottini – della programmazione politica e può dare gli indirizzi per un buon governo del territorio, ciò che richiede, tra l’altro, di tenere conto delle specificità e criticità del territorio, come p. e. la sua sensibilità sismica, nel senso della sostenibilità di un progetto per il territorio nonché dei benefici per le società locali.
Margottini ha rilevato che il primo obiettivo della politica locale è la difesa dei cittadini, poiché porta la responsabilità diretta della salute delle persone affidatele: ciò impone la scelta della sostenibilità e di una “geotermia etica”. Elementi di questa scelta potrebbero essere
– sviluppo di una filiera italiana di impianti;
– di comunicare e condividere il progetto con la popolazione, esponendo rischi e vantaggi, per trovare una soluzione condivisa;
– un approccio di sostenibilità trovando un equilibrio tra esigenze economiche, ecologiche e sociali;
– la condivisione equa degli incentivi con le comunità locali;
– un’altra geotermia: sicuramente con reiniezione delle acque termali nella falda di provenienza, ma soprattutto con un impatto ambientale radente zero, e con un basso impatto visivo e acustico.
Aggiunge una nota a proposito dell’impianto di Castel Giorgio, che è un impianto pilota, per definizione finalizzato alla sperimentazione, e come tale gode di un regime particolare (D. Lgs. 28/2011) – d’importanti vantaggi autorizzativi e brevissimi tempi di realizzazione. Ciò che non sembra logico, poiché sono impianti di sperimentazione e quindi da sorvegliare con più attenzione, da gestire con molta responsabilità ed eventualmente da abbandonare con l’emergere di criticità. In più, l’impianto di Castel Giorgio possiede solo poche caratteristiche sperimentali e innovative che lo potrebbero distinguere come impianto pilota. Nasce il sospetto che il regime d’impianto pilota così com’è serva soltanto per creare un bypass alla normativa che tutela ambiente e popolazione.
In conclusione, Margottini ha invocato un’etica della politica, che prenda decisioni commisurabili con scelte scientifiche rigorose, ma che prima di ogni altra cosa deve tutelare e difendere il cittadino.
——–
Dopo alcuni interventi di cittadini, l’Assessore all’Ambiente Provinciale e Vicepresidente della Provincia Paolo Equitani, in conclusione del convegno ha comunicato che i 15 sindaci dell’Alto Viterbese, il cui territorio è interessato da richieste di esplorazione geotermica, hanno firmato una lettera di opposizione a progetti geotermici nel loro comune. Ha espresso la sua convinzione che l’incentivazione statale di tali impianti è sbagliata e in più applicata male, e ha citato il professor Barberi, grande promotore della geotermia, come esempio di uno scienziato che si è venduto alle imprese.
A proposito della richiesta di riapertura della centrale ENEL a Latera che gli era stata presentata, Equitani ha incontrato i sindaci interessati che tutti hanno dichiarato la loro totale indisponibilità a tale riattivazione – anche se le compensazioni ambientali elargite ai comuni potrebbero essere cospicue. I funzionari dell’ENEL avrebbero assicurato di non volere insistere sulla riapertura in assenza di consenso delle comunità locali.
Equitani ha concluso ribadendo la sua ferma volontà di agire a tutela dei cittadini e di difendere il territorio, deplorando però la quasi impotenza della sua amministrazione a opporsi alla corruzione continua – “l’Italia è un paese di corrotti” secondo lui – e al potere esercitato dai colossi economici. Per illustrare questo quadro, Equitani ha citato due esempi: il fatto che la Regione in questi giorni ha autorizzato altre 4 torri eoliche di 150 m nei comuni di Tessennano e Arlena di Castro, e la faccenda di Montalto di Castro, con 1200 ha di panelli fotovoltaici installati da ditte estere, dove le 60 ditte artigianali locali non sono ancora state pagate per le loro prestazioni. Per Equitani, l’unica via d’uscita è di portare la gente in piazza. Invita cittadini e comitati a organizzare una grande manifestazione con migliaia di persone per dimostrare, p. e. a Montecitorio, contro la distruzione del territorio.
——
Se vogliamo riassumere i risultati del convegno di Bolsena, emergono come punti di consenso tra scienziati e amministratori:
– La centrale geotermica progettata a Castel Giorgio non è sostenibile perché presenta troppi rischi per l’ambiente e per la popolazione;
– Le modalità attuali d’incentivazione delle “energie rinnovabili” in Italia sono incompatibili con la tutela del territorio e in contraddizione con gli interessi della popolazione;
– Le amministrazioni locali sono quasi impotenti davanti al quadro generale di corruzione e di potere illimitato esercitato da imprese disponendo d’ingenti capitali, anche di provenienza criminale.

Rossi si dà alla fuga

20131022_rossi_fuga_amiata_01Ciò che è accaduto ieri, martedì 22 ottobre, a Castel Del Piano, in occasione della visita all’Amiata del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, è la dimostrazione dell’arroganza di certi personaggi politici e amministratori che invece di ascoltare e rispondere alle osservazioni, critiche e precise domande dei comitati ambientali sui rischi su ambiente, salute, acqua dello sfruttamento geotermoelettrico di Enel, voluto con forza dalla stessa Regione Toscana, lascia il tavolo della discussione, facendo la parte dell’offeso, di fronte a una semplice interruzione e dandosi alla fuga.
Una visita nella quale si dovevano rassicurare gli amiatini sulle opere e sui finanziamenti che deriveranno dallo sfruttamento della energia geotermica. Solo soldi, come “compensazioni ambientali”,   senza minimamente preoccuparsi degli effetti disastrosi  anche per le prospettive future economiche di un territorio che deve invece puntare alla valorizzazione delle risorse naturali, ambientali (acqua, bosco, etc), turistiche, storico-culturali e di artigianato e  prodotti agroalimentari.
Una inconsueta presenza nell’Amiata, quella del Presidente Rossi, circondato da ossequiosi amministratori locali, che aveva il senso di una “visita pastorale”, alla quale non erano certamente previsti contraddittori, contestazioni e critiche, di fronte alle quali è sembrato più semplice darsi alla fuga.
Un bell’esempio di democrazia di un Presidente che si vanta spesso nella stampa di voler tenere un rapporto aperto e democratico con i cittadini. Il fatto è che Rossi non aveva forse gli argomenti per rispondere alle precise osservazioni e documentazioni dei comitati. Non accetta di essere criticato e  preferisce “pontificare” da Firenze invece di ascoltare e confrontarsi con i cittadini dell’Amiata.
Ma i problemi, sollevati dagli  attivisti dei movimenti amiatini, sono tutti lì in attesa di risposta.
I comitati  richiedono quindi un “contraddittorio” pubblico allo stesso Presidente da tenersi in una piazza di un  comune   amiatino, dove alla presenza degli  imprenditori e dei cittadini, spieghi  in particolare il perché  non accetta la proposta di “Moratoria” su tutta l’attività geotermica anche in attesa dei risultati degli ulteriori studi che la stessa Regione Toscana ha commissionato fino al 2016 e ha invece dato il via al raddoppio della produzione a Piancastagnaio e alla costruzione della nuova centrale di Bagnore 4 a Santa Fiora.

20131022_rossi_fuga_amiata_02 20131022_rossi_fuga_amiata_03 20131022_rossi_fuga_amiata_04 20131022_rossi_fuga_amiata_05 20131022_rossi_fuga_amiata_06 20131022_rossi_fuga_amiata_07

Il Cittadino online del 26 ottobre 2013
Sos Geotermia “pizzica” Rossi sulla situazione amiatina
Il comportamento del presidente della Regione definito “arrogante”
di Fabrizio Pinzuti
AMIATA. Non si sa se l’incontro con i movimenti ambientalisti del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi fosse previsto; i comunicati ufficiali parlavano di una visita sul versante grossetano dell’Amiata per toccare con mano le esperienze in campo agricolo compiute a Montenero D’Orcia, per tranquillizzare i cittadini sulla paventata chiusura, o ridimensionamento, dell’ospedale di Casteldelpiano e per incontrare i ragazzi che hanno utilizzato i bandi regionali dedicati ai giovani («sono circa 150 – ha ricordato il sindaco Franci – quelli che sono stati e che sono impiegati con questa metodologia di occupazione») e gli imprenditori della zona amiatina. Quello che è certo è che la visita del governatore è stata un ulteriore punto di confronto sulla geotermia.
In proposito SOS Geotermia, Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata, ha emesso un comunicato che suona come un’ulteriore critica per l’operato del presidente e questa volta non solo per le scelte generali e politiche compiute in tema di geotermia ma anche per l’atteggiamento tenuto nell’occasione da Rossi.
“Ciò che è accaduto martedì 22 ottobre, a Castel Del Piano – specifica la nota – in occasione della visita all’Amiata del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, è la dimostrazione dell’arroganza di certi personaggi politici e amministratori che invece di ascoltare e rispondere alle osservazioni, critiche e precise domande dei comitati ambientali sui rischi su ambiente, salute, acqua dello sfruttamento geotermoelettrico di Enel, voluto con forza dalla stessa Regione Toscana, lascia il tavolo della discussione, facendo la parte dell’offeso, di fronte a una semplice interruzione e dandosi alla fuga. Una visita nella quale si dovevano rassicurare gli amiatini sulle opere e sui finanziamenti che deriveranno dallo sfruttamento della energia geotermica. Solo soldi, come “compensazioni ambientali”, senza minimamente preoccuparsi degli effetti disastrosi anche per le prospettive future economiche di un territorio che deve invece puntare alla valorizzazione delle risorse naturali, ambientali (acqua, bosco, etc), turistiche, storico-culturali e di artigianato e prodotti agroalimentari. Una inconsueta presenza nell’Amiata, quella del Presidente Rossi, circondato da ossequiosi amministratori locali, che aveva il senso di una “visita pastorale”, alla quale non erano certamente previsti contraddittori, contestazioni e critiche, di fronte alle quali è sembrato più semplice darsi alla fuga. Un bell’esempio di democrazia di un Presidente che si vanta spesso nella stampa di voler tenere un rapporto aperto e democratico con i cittadini. Il fatto è che Rossi non aveva forse gli argomenti per rispondere alle precise osservazioni e documentazioni dei comitati. Non accetta di essere criticato e preferisce “pontificare” da Firenze invece di ascoltare e confrontarsi con i cittadini dell’Amiata. Ma i problemi, sollevati dagli attivisti dei movimenti amiatini, sono tutti lì in attesa di risposta.
I comitati richiedono quindi un “contraddittorio” pubblico allo stesso Presidente da tenersi in una piazza di un comune amiatino, dove alla presenza degli imprenditori e dei cittadini, spieghi in particolare il perché non accetta la proposta di “Moratoria” su tutta l’attività geotermica anche in attesa dei risultati degli ulteriori studi che la stessa Regione Toscana ha commissionato fino al 2016 e ha invece dato il via al raddoppio della produzione a Piancastagnaio e alla costruzione della nuova centrale di Bagnore 4 a Santa Fiora”. E’ attesa la replica del presidente.

Amiata Radio.com del 25 ottobre 2013
Il comitato ”Sos Geotermia” dell’Amiata: «Rossi non regge il contradditorio. Ha preferito darsi alla fuga»
GEOTERMIA AMIATA | Il comitato “SOS Geotermia – Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata” racconta l’incontro con il presidente della Regine, Enrico Rossi, avuto a Castel DelPiano, che doveva avere come argomento lo sfruttamento geotermoelettrico del territorio.
…segue ns.comunicato.

PrimaPaginaChiusi.it del 23 ottobre 2013
 IL COMITATO SOS GEOTERMIA: ROSSI SI DA’ ALLA FUGA
SIENA – Il Comitato SOS geotermia critica il Governatore toscano, Enrico Rossi. Durante un incontro tenutosi a Castel del Piano, sembra che il Governatore non abbia voluto rispondere ad lacune domande “scomode”. Pubblichiamo la versione del Comitato No alla Geotermia:  …segue ns.comunicato.

Valdelsa.net del 24 ottobre 2013
Il comitato ”Sos Geotermia” dell’Amiata: «Rossi non regge il contradditorio. Ha preferito darsi alla fuga»
…segue ns.comunicato.

Cortocircuito del 23 ottobre 2013
Castel del Piano: Enrico Rossi si dà alla fuga. No alla geotermia Enel!
Riceviamo da Sos Geotermia dopo la contestazione di ieri a Castel del Piano (Grosseto), ai danni del presidente della Regione Enrico Rossi, alla quale era presente anche l’assemblea Monte Libero:
…segue ns.comunicato.

Il Tirreno del 23 ottobre 2013
Cipressino, il caso va a Firenze
Presto un tavolo con gli enti locali. Che potrebbero chiedere un contributo a Enel
CASTEL DEL PIANO – La Regione Toscana, la Provincia di Grosseto e l’Unione dei comuni Amiata grossetana, insieme per il Cipressino. Per lo meno, pare. I sindaci dell’Amiata grossetana e il presidente dell’Unione hanno incontrato il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi durante la visita che il presidente regionale ha dedicato alla montagna, con la speranza di risolvere, finalmente, uno dei problemi più vecchi e più scottanti del comprensorio amiatino, chiacchieratissima querelle che si trascina da decenni e che torna alla ribalta soprattutto in periodi preelettorali. Il Cipressino lo invocano le imprese, lo chiede adesso la politica e le istituzioni e forse adesso è la volta buona. Infatti, secondo quanto hanno concertato le istituzioni locali col presidente Rossi, fra una quindicina di giorni a Firenze si dovrebbe tenere un incontro fra Unione, sindaci, provincia e regione per sottoscrivere un protocollo per dare una svolta al Cipressino. Ognuna delle istituzioni metterà delle risorse e se queste non saranno sufficienti si chiederà la collaborazione di Enel e si cercheranno risorse aggiuntive nei patti territoriali. Un’operazione che se vedrà la luce ufficiale potrà ristorare soprattutto le imprese che hanno scelto di restare in Amiata nonostante una viabilità da far tremare le vene e i polsi. Enel, dunque, come possibile interlocutore e sostenitore dell’operazione e proprio contro Enel e lo sfruttamento geotermico dell’Amiata non hanno mancato di manifestare alcuni esponenti dei comitati antigeotermici. Mentre il governatore Enrico Rossi incontrava gli imprenditori nel palazzo comunale, alcuni rappresentanti dei comitati stendevano striscioni e intonavano slogan contro la politica della regione Toscana favorevole alla geotermia e contro Enel green Power. Nei volantini di SoS geotermia si leggeva: «Coloro che pensano di conciliare l’occupazione e la valorizzazione del territorio con la geotermia dell’Enel, vendono fumo». (f.b.)