Archivi tag: Salute

Clamoroso sul rilascio della VIA su Bagnore 4: Vergogna!

20160409_firenze focus geotermia 37 zitaDalle rivelazioni di Zita, ex dirigente VIA regione Toscana, Rossi e la sua giunta non possono più negare che non sapevano dei gravi danni sanitari.

Il 9 aprile scorso, a Firenze, nel corso del Convegno della Rete nazionale NoGesi, l’arch.Zita, ex dirigente della Regione Toscana, che ha seguito la procedura di VIA per la centrale di Bagnore 4 a Santa Fiora, dal 2005 fino a luglio 2012, quale responsabile del Settore Valutazioni di Impatto Ambientale, ha fatto affermazioni di estrema gravità che, se confermate, ci consentono di denunciare che la Giunta Rossi è consapevolmente corresponsabile dell’eccesso di mortalità che stiamo registrando in Amiata da parecchi anni.

Sappiamo che lo studio Epidemiologico, commissionato nel corso della procedura di VIA all’Agenzia Regionale della Sanità (ARS) sulle condizioni di salute della popolazione residente nei comuni sede di impianti geotermici, aveva certificato nel 2010 in Amiata un eccesso di mortalità negli uomini, sia rispetto ai comuni limitrofi che rispetto al resto della Toscana del + 13%. In sintesi brutale in Amiata era in corso una decimazione.
Inoltre tale studio, nel suo Allegato 6, aveva individuate ben 54 relazioni, statisticamente significative, tra incrementi di malattie e concentrazioni crescenti di diversi inquinanti misurati e presenti in aria, acqua e terreno, prodotti anche dalle centrali geotermiche.
Essendo riconosciuta come vera la relazione, nei comuni geotermici, tra l’aumento notevole di mortalità in funzione di concentrazioni crescenti di arsenico, mercurio, acido solfidrico, ecc.  ed essendo ritenuta ancora come vera l’esistenza di emissioni di arsenico, mercurio, acido solfidrico, ecc. dalle centrali geotermiche dell’Amiata (pag.16-18 dello Studio ARS), risulta quindi statisticamente vera anche la conclusione – per la legge transitiva della logica, valida da Aristotele in poi in tutto il mondo sano ed onesto – che l’incremento delle malattie e mortalità sull’Amiata era dovuta anche alle emissioni delle centrali geotermiche.

Ed infatti ieri l’arch.Zita ha confermato che nel 2012 ricevette un parere negativo dall’ARS in sede di VIA alla realizzazione del progetto che portava a triplicare la potenza da installare a Bagnore. Con tale parere il responsabile del procedimento non avrebbe potuto chiudere positivamente la procedura di VIA e l’arch. Zita riferì all’allora Assessore all’Ambiente Bramerini il parere negativo di carattere sanitario.
Se l’art.3 della Costituzione Italiana fosse stato rispettato anche dalla Giunta Rossi, il nuovo impianto non sarebbe stato autorizzato e si sarebbero dovuti chiudere anche quelli già in esercizio in Amiata.

Sempre secondo le dichiarazioni rilasciate ieri, dopo quindici giorni l’arch.Zita ricevette un secondo parere dall’Agenzia Regionale di Sanità con il quale il parere negativo diventava parere positivo, con una motivazione incredibile e del tutto illogica: cioè che nel frattempo era pervenuta all’Ars una nota chiarificatrice del Settore Energia della Regione Toscana. Poichè nulla variava in merito alle emissioni in atmosfera di inquinanti dannosi alla salute, non si giustifica in nessun modo la rivalutazione di un quadro sanitario già compromesso dalle centrali esistenti e che avrebbe subito ulteriori aggravi con la costruzione del nuovo impianto.

———————————–

Di seguito la trascrizione dell’intervento dell’arch.Zita a Firenze, 9 aprile 2016, qui il video:

“Qualcuno chiede il mio parere su tutta questa faccenda (poco prima l’arch. Zita aveva introdotto il tema della VIA su Bagnore 4 n.d.s.). Io non esprimo pareri personali. Per me hanno sempre parlato le carte ufficiali che ho firmato e che hanno firmato gli altri funzionari della Regione e di tutti gli organismi tecnici che partecipano nelle procedure. Tutti atti pubblici, atti che potete trovare e che qualcuno conosce perfettamente. In quella occasione era un unica centrale da 40 MW, che poi con un giochino delle tre carte si decise di spacchettare in due centrali da 20 come se due centrali da 20 fossero meglio di una da 40 in termini emissivi e quant’altro poteva sembrare meno impattante, ma queste sono cose marginali.
La questione rilevante è che io pretesi, ovviamente, che per quella centrale la Regione chiedesse un parere all’ARS, all’Agenzia Regionale per la Sanità. Non era una cosa usuale, non era mai stato fatto, ma suggerii, ovviamente in un rapporto dialettico all’Assessore Bramerini (era quotidiano il rapporto che io avevo con l’Assessore Bramerini), che date le problematiche che riguardavano la salute pubblica e dato che era la più grande centrale che si intendeva costruire, non in Nevada, dove il primo cristiano era a 150 Km, ma in un’area fortemente antropizzata, in una regione, che ha una storia, una cultura e che geograficamente è la più conosciuta al mondo, noi non potevamo sottendere la necessità di approfondire…(l’arch. Zita viene interrotto dalla presidenza che interloquisce con lui n.d.s.) … il più grosso bacino idrico, le questioni idrogeologiche…Però guardate, sono rispetto alle questioni sanitarie… io mi permetto di dire marginali rispetto alle questioni sanitarie…
Benissimo.
Io chiesi un parere all’ARS. L’ARS, e qui faccio per la prima volta una dichiarazione pubblica e consentitemi per questo… anche, no? Il fatto che mi assumo una responsabilità notevole , ma non ho mai mancato di assumerle e vedremo quali saranno le conseguenze di quello che dico. Ok? Io ho chiesto un parere all’ARS. L’ARS mi mandò un parere ufficiale. Era un parere negativo. Io chiamai immediatamente l’Assessore Bramerini, che convenne con me che, con quel parere dell’ARS, Bagnore 4 non si poteva chiudere (applausi in sala n.d.s.)…No, vi prego, vi prego. Vi prego! Non fate commenti perché la questione è significativa e rilevante.
La Bramerini parlò evidentemente in Giunta di questa faccenda. L’ARS, quindici giorni dopo il parere negativo, uscì con un successivo nuovo parere positivo sulla base, evidentemente così come è scritto nei pareri (io vi invito a leggere pareri ufficiali), sulla base di ulteriori, nuove e all’ARS non conosciute indicazioni, che gli provenivano dal Settore Energia. Io commentai all’Assessore Bramerini, in merito al fatto che era per me totalmente inconcepibile che un Direttore Generale dell’Agenzia Regionale della Sanità avesse emanato un parere negativo, dichiarando nel successivo parere positivo, che lo aveva fatto (il primo parere) nell’inconsapevolezza del valore del progetto, cosa che invece aveva assunto, in termine di consapevolezza, soltanto nell’emanazione del secondo parere, sulla base delle indicazioni che lui non aveva avuto prima e che aveva avuto successivamente dal Settore Energia della Regione Toscana.
Le conseguenze di tutto ciò sono state: la delega tolta all’Assessore Bramerini sulla Valutazione di Impatto Ambientale e il mio allontanamento come responsabile del Settore VIA e trasferimento al Settore Paesaggio”.

———————–

La Nazione del 12 aprile 2016:

20160412_nazione zita

clicca per ingrandire

Leggilo anche su:

Il Tirreno

Il Tirreno 2

Contropiano

Il Cittadino online

—————————————————-

Risposta del direttore dell’Ars Toscana, Cipriani, il 12 aprile 2016:

A seguito delle affermazioni di Zita, interviene il Direttore di ARS: “Abbiamo precisato, non cambiato parere”

Le affermazioni riportate dall’architetto Fabio Zita sulla stampa sul parere di ARS per la Valutazione di Impatto Ambientale della centrale geotermica di Bagnore 4, non sono corrette. Ancor meno quelle pronunciate in un intervento al Convegno “Geotermia: focus Toscana” visibile su Youtube il 9 aprile 2016.
Sostanzialmente Zita afferma che ARS ha cambiato versione dei fatti nell’arco di 15 giorni per qualche “ordine” dalla Giunta facendo credere in questo modo ad un’Agenzia piegata alla volontà di altri. Affermazioni e insinuazioni false e gravi.
ARS ha prodotto una nota aggiuntiva alla sua relazione in cui conferma e non cambia il contenuto del primo documento.
Ma cercherò di chiarire i fatti, che Zita conosce bene avendoli vissuti con noi.
Nel febbraio 2012, seguendo una procedura non usuale, l’allora responsabile del settore VIA della Regione Toscana Fabio Zita, chiede ad ARS un contributo sui documenti acquisiti dal suo ufficio, compresi quelli provenienti dalle associazioni di cittadini, per una “una valutazione della documentazione” da parte di ARS sulla sostenibilità degli impatti del progetto di Bagnore.
Dunque, non una VIS-Valutazione di impatto sanitario, ma una sorta di parere tecnico aggiuntivo, non previsto nella procedura canonica della VIA. Vista l’imponenza e complessità della documentazione, in assenza di una regia ben organizzata, dedichiamo maggiore attenzione agli aspetti epidemiologici delle affermazioni ENEL e delle note provenienti dai cittadini.
Nonostante i complessi e non sempre ben formulati documenti di ENEL, l’intero primo capoverso della seconda sezione del documento redatto da ARS, fa riferimento alle molte mappe di diffusione e alla ricaduta di inquinanti delle centrali di Bagnore 3 e Bagnore 4, che interessavano zone completamente non abitate. Dove, dunque, l’esposizione umana non esiste. E questo si dice molto chiaramente.
Per scrupolo ARS cita anche una sola mappa tra tutte quelle presentate – la Mappa 02.c – che nello scenario di non funzionamento dei filtri di abbattimento del mercurio e dell’acido solfidrico (AMIS), segnalerebbe una possibile esposizione della popolazione a bassi livelli di acido solfidrico. Correttamente, ARS afferma che a quella data non c’è letteratura sufficiente per sapere se queste basse esposizioni protratte nel tempo possano avere effetti sulla salute. Segue una completa revisione della letteratura epidemiologica in merito. Dati incerti, in attesa di quelli ben più precisi che il prof.   Michael  Bates  dell’Università della California, stava elaborando nell’area geotermica di Rotorua nello suo studio in corso in Nuova Zelanda.
Il 31 maggio 2012 inviamo a Zita il documento che tra le altre affermazioni, dice che le mappe di ENEL non evidenziano popolazione esposta ad acido solfidrico a dosi medie o alte.
E questo non è un parere negativo.
La nota dice anche che poco sappiamo sull’esposizione della popolazione generale a dosi basse di acido solfidrico riportate da una sola mappa. Che è l’onesta e aggiornata affermazione del nostro stato di conoscenza epidemiologica a quella data.
Il documento, quindi, nel suo complesso non esprime un parere negativo sulla VIA.
Pochi giorni dopo riceviamo una telefonata di Zita che esprime la sua difficoltà ad utilizzare il nostro documento per la VIA. Si dichiara preoccupato da quelle note di ARS sull’esposizione a basse dosi. Lo rassicuro che, a nostro parere, il documento è tutt’altro che negativo. Anzi. E’ solamente scritto con lo stile medico scientifico di chi è abituato a esprimere valutazioni e dubbi sulla base delle evidenze di letteratura.
Nei giorni successivi rivalutiamo con il settore Energia della Regione Toscana, ARPAT ed esperti di mappe dell’ENEL la questione della possibile esposizione ad acido solfidrico a basse dosi in caso di non funzionamento degli AMIS espresse dalla Mappa 02.c.
Dalle verifiche emerge che la Mappa 02.c in realtà fa riferimento ad uno scenario emissivo di scarsissima probabilità, frequenza e durata. Non si configura, perciò, come possibile scenario di un’esposizione “protratta nel tempo”.
Per questo ARS ha ritenuto opportuno inviare a Zita in data 18 giugno la nota integrativa che chiariva questo passaggio.
A nostro parere, comunque, il primo documento di ARS era già sufficientemente chiaro e come tale poteva essere già utilizzato nel giudizio sulla VIA. Certamente, il venire meno dell’unico elemento segnalato come problematico rafforzava la valutazione sulla mancanza di popolazione esposta ad acido solfidrico.
In conclusione, con la nota aggiuntiva abbiamo confermato e non cambiato il contenuto del primo documento.
Peraltro, pochi mesi dopo, ad ottobre 2012, nel Convegno organizzato da ARS a Firenze su “Geotermia e Salute”, il prof. Bates presentava i primi risultati del suo studio in Nuova Zelanda che, insieme a quelli pubblicati successivamente su riviste internazionali, escludevano effetti dannosi delle esposizioni croniche a basse dosi per l’apparato respiratorio e il sistema nervoso nell’uomo. Anzi, talvolta sembrano essere protettive.
Dunque, le nostre conservative e prudenti argomentazioni, sarebbero state in ogni caso oggi superate in senso positivo. Ma questa è un’altra argomentazione.

Francesco Cipriani, Direttore ARS

————————————————-

Comunicato congiunto sindaci Marini di Arcidosso e Balocchi di Santa Fiora, 12 aprile 2016:

Bagnore 4: i sindaci di Arcidosso e Santa Fiora”Sia fatta chiarezza pubblica sul parere ARS”

Comunicato congiunto dei Sindaci dei Comuni di Arcidosso e Santa Fiora
Dopo la smentita delle dichiarazioni dell’architetto Fabio Zita riportate dalla stampa
I sindaci di Arcidosso e Santa Fiora chiedono che intervenga anche la Regione in merito alle preoccupanti dichiarazioni di Zita sulla centrale geotermica Bagnore 4 e la successiva precisazione di Francesco Cipriani attuale direttore di ARS.
“Ha sollevato grande preoccupazione – dichiarano i sindaci Jacopo Marini e Federico Balocchi – il contenuto del video con il quale l’architetto Fabio Zita, ex dirigente della Regione, ad un convegno organizzato a Firenze il 9 aprile dalla rete Nogesi, ha ricostruito il percorso che avrebbe portato alla conclusione della procedura di Via per la centrale geotermoelettrica di Bagnore 4. Evidentemente consapevole della portata delle affermazioni e assumendose la responsabilità, Fabio Zita ha sostenuto che l’Ars in un primo momento aveva espresso parere negativo rispetto a tale realizzazione, modificando dopo 15 giorni tale parere in positivo a seguito della relazione che avrebbe fatto in Giunta l’allora assessore regionale Bramerini.
Questo evento avrebbe poi comportato la rimozione dello stesso dirigente e la revoca all’assessore della delega alla Via. È evidente come lo scenario paventato dal dottor Zita risulti inquietante, non solo per il suo contenuto ma proprio perché tale ricostruzione proviene non da persona qualsiasi ma dall’ex dirigente regionale competente”.
“Le successive precisazioni – continuano i sindaci di Arcidosso e Santa Fiora – dell’attuale direttore Ars Francesco Cipriani che, al contrario di Zita, sostiene che la prima valutazione non era negativa, sono rassicuranti, ma impongono uno sforzo di ulteriore chiarezza da parte della stessa Regione Toscana. Il nostro compito come sindaci è la tutela della popolazione e in un caso del genere non possono restare zone grige o dubbi di ogni genere. Abbiamo sempre riposto grande fiducia nell’operato super partes della Regione e tale fiducia la rinnoviamo ancora. Su questi aspetti non si può certo essere approssimativi o imprecisi, ed è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità rispetto a quanto dichiarato, considerata la delicatezza e gli effetti nefasti sul territorio che essa sta provocando in termini di immagine. Proprio per questo chiediamo alla Regione di prendere posizione affinchè sia fatta immediata e piena chiarezza sulla vicenda, volendo dar conto prima possibile a noi sindaci che siamo l’autorità sanitaria locale, e alle comunità locali, di quanto effettivamente accaduto”.

Firenze, 9 aprile 2016. Dal convegno sulla geotermia un chiaro “no” al piano Rossi

20160409_firenze focus geotermia 19Sala piena all’Auditorium regionale e presidio in strada per il convegno “Geotermia: Focus Toscana”. Messe in evidenza tutte le criticità, i danni sociali e sanitari nella regione “geotermica” per eccellenza. La geotermia non ha una accettazione sociale neppure in Toscana.

 

E’ stato un convegno molto partecipato quello che si è svolto sabato 9 aprile 2016 a Firenze presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana dal titolo “Geotermia: Focus Toscana” organizzato dai comitati della Rete Nazionale NOGESI (No geotermia elettrica speculativa e inquinante).
I tempi per organizzare un focus sulla geotermia erano maturi. Il Governo infatti ha finora disatteso l’impegno, preso con una Risoluzione approvata dalla Camera dei Deputati, di emanare le linee guida su tale argomento entro ottobre 2015. Nell’attesa di tale normativa in Toscana i progetti per nuovi insediamenti industriali stanno andando avanti in base a regole vecchie che non tutelano i territori soprattutto per quanto riguarda la tutela ambientale e sanitaria.
I dieci relatori invitati rappresentavano i settori professionali più legati al tema in discussione. Una serie di interventi interessanti si sono susseguiti davanti ad un pubblico attento e desideroso di capire meglio cosa sta avvenendo nei territori coinvolti dai progetti di costruzione di nuovi impianti geotermici: centrali geotermiche che fino a pochi anni fa venivano percepite come una risorsa, oggi vengono vissute come un problema per l’economia locale, la salute e l’ambiente.
L’aria che si respirava durante tutte le trattazioni era di chiaro dissenso verso la politica nazionale e regionale. Sia per il modo in cui viene sfruttata oggi la geotermia esistente sia per i permessi di ricerca rilasciati dalla Regione che preludono all’industrializzazione forzata di territori dove sono presenti economie che hanno investito tutte le loro energie e risorse puntando sullo sviluppo del settore dell’agricoltura e del turismo di qualità.
La consapevolezza che purtroppo tale attività industriale gode di particolari protezioni politiche è stata chiara fin da subito a tutti i presenti in sala. Un tipo di energia che per anni è stata propagandata come pulita e rinnovabile oggi mostra “tutti i suoi contro”. In tutti gli interventi sono state dimostrate le criticità collegate allo sfruttamento geotermico per come viene attuato oggi in Italia e in Toscana.
Fin dal primo intervento è stato ben chiarito quanto è avvenuto dal 2010 ad oggi con la liberalizzazione del mercato geotermoelettrico. Gli incentivi economici stanziati per le fonti rinnovabili e una normativa rivelatasi inefficace sin dalla sua nascita, hanno spinto società, fino a quel momento puramente finanziarie, a lanciarsi in una nuova corsa all’oro. La diffusione a macchia di leopardo dei nuovi permessi di ricerca ha quindi creato preoccupazione e malcontento nelle comunità locali. A questo proposito durante il convegno è stata portata la testimonianza di alcuni attivisti dei comitati nati sul territorio per contrastare la geotermia industriale. Emblematico il caso del “Masso delle Fanciulle” che ha visto i cittadini doversi impegnare in molteplici attività tra cui raccolte di firme e fondi per poter difendere i territori minacciati. Si è passati poi a parlare della non sostenibilità e dell’incompatibilità tra produzioni agricole di qualità e insediamenti di nuove centrali geotermiche.
L’intervento di un rappresentante sindacale ha messo in luce quanto sia elevato il tasso di disoccupazione nelle aree geotermiche “storiche”, sfatando il mito che questa tipologia di insediamenti industriali crei nuovi posti di lavoro, rispetto ai settori legati all’economia del paesaggio.
Un altro argomento trattato è stata la drammatica situazione sanitaria ed ambientale in Amiata. In particolare sono state esposte le tabelle riportanti le grosse quantità di ammoniaca ed altre sostanze velenose immesse in atmosfera dalle torri di raffreddamento delle centrali. I danni sociali e sanitari che provocano le sole emissioni di ammoniaca ammontano a decine di milioni di euro e sono stati confermati da recenti studi di affermati ricercatori indipendenti. Clamorosa poi la ricostruzione delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per le ultime due centrali realizzate in Amiata da Enel Green Power, rammentate dall’arch. Fabio Zita, ex responsabile della Regione Toscana del Settore VIA. Se i documenti citati dall’arch. Zita saranno confermati, tutte le forze sane di questa Regione dovranno chiedere con forza le dimissioni del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.
L’avv. Michele Greco ha quindi riportato la sua testimonianza di collaborazione con i comitati impegnati nella lotta alla geotermia industriale. E’ stato spiegato all’uditorio come sia debole ed inefficace l’impianto normativo statale.
Successivamente alcuni consiglieri regionali presenti in sala di SI-Toscana a Sinistra e M5S hanno preso a turno la parola per esporre le proprie posizioni sulla questione geotermica, concordando con la Rete NOGESI mozioni e interrogazioni da portare in Consiglio Regionale. La assenza di posizioni da parte del PD regionale testimonia della difficoltà di contrapporsi alle argomentazioni presentate nel convegno. E’ intervenuto poi l’on. Samuele Segoni che si è soffermato sul ritardo del Governo nella definizione di nuove regole per la geotermia.
Sul finale due docenti universitari, il prof. Andrea Borgia-geologo di chiara fama- e l’ing. Giorgio Santucci affrontavano le questioni più tecniche in relazione alle vistose problematiche legate allo sfruttamento geotermico dell’area amiatina – a rilascio libero in atmosfera-con la riduzione dell’acquifero, sismicità indotta e subsidenza e le criticità anche di quelle “binarie” proposte come “buona geotermia”. Veniva quindi presentata la tecnologia cosiddetta di terza generazione, con sonde geotermiche di sofisticata costruzione che hanno la caratteristica-non muovendo i fluidi sotterranei- di limitare al minimo l’impatto ambientale.
Concludeva il convegno Piero Pii, Sindaco di Casole d’Elsa. Nella sua relazione i temi toccati riassumevano tutti gli interventi precedenti: normativa, procedimenti amministrativi, strategie di sviluppo alternative alla geotermia industriale, partecipazione democratica e la proposta di una commissione di inchiesta sull’Amiata, nonché la possibilità di una class action collettiva.
Un successo quindi che rilancia le attività dei comitati della Rete NOGESI contrari al piano geotermico del governatore Rossi e delle vecchie centrali Enel Green Power, a partire dalla Giornata “100 fiori contro la geotermia “del prossimo 24 aprile.

Leggilo su:

Orvieto News dell’11 aprile 2016

Amiatanews dell’11 aprile 2016

GoNews

Contropiano

Orvieto Sì

Difensori della Toscana

 

“TE LA DO’ IO LA GEOTERMIA!” 9 APRILE 2016: GIORNATA DI MOBILITAZIONE SU “GEOTERMIA: FOCUS TOSCANA”

20160409_LOCANDINA PROGRAMMA FIRENZE GEOTERMIA_cropSabato 9 aprile 2016, alle ore 9.30, a Firenze, presso il Consiglio Regionale Toscana, sala Auditorium, via Cavour, 4, un incontro organizzato dalla Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

I Comitati toscani della Rete Nazionale NOGESI sono allarmati dall’accelerazione impressa dal governatore Rossi che sembra deciso a procedere spedito nel rilascio di permessi e concessioni di sfruttamento geotermico pur in mancanza di linee guida nazionali, che pure il governo avrebbe dovuto emanare oltre sei mesi fa, come approvato dalla Risoluzione congiunta delle Commissioni VIII e X della Camera dei Deputati il 15 aprile 2015.

Tale accelerazione dei tempi è preoccupante per tutti i territori coinvolti, dalle cd. “aree geotermiche” di Larderello/Travale e dell’Amiata ad altre che sono oggetto di “nuove” concessioni per impianti a media ed alta entalpia, anche per la mancanza di “regole” nelle autorizzazioni che lasciano una discrezionalità pelosa nelle mani della Giunta Regionale.

L’incontro di Firenze vuole portare all’attenzione della politica regionale, del mondo dei media e dei cittadini i rischi ed i pericoli a cui potenzialmente vengono esposti territori che hanno nella loro naturale vocazione il turismo, le risorse agroalimentari d’eccellenza, l’economia legata al paesaggio e alla tradizione toscana che il mondo intero ci invidia.

Contro il tentativo, quindi, di trasformare tale prezioso tesoro naturale in un distretto industriale dell’energia (che dove è stato realizzato- Alta Val di Cecina- non ha prodotto altro che decadenza economica) i Comitati toscani della Rete Nazionale NOGESI porteranno la loro voce e quella di autorevoli esperti del settore, nel cuore della Regione Toscana, regione che, peraltro ha già da tempo raggiunto i limiti imposti nella produzione elettrica delle cosiddette “energie rinnovabili” e non ha quindi alcun giustificato motivo per procedere oltre.

L’obiettivo è quello di sensibilizzare e informare in merito agli scenari che si stanno prefigurando, con l’obiettivo di arrivare a dire: “basta altra geotermia in Toscana, moratoria subito”.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

CLICCA QUI per aprire e scaricare la locandina con il programma in pdf

———————————————————–

leggilo su:

Gonews

Maremmanews

Orvieto news

Il Tirreno del 6 aprile 2016:
Raddoppio geotermia, Amiata in rivolta
Sindaci e ambientalisti sul piede di guerra contro l’ipotesi del premier: «Governo inadempiente rispetto alle linee guida»
di Fiora Bonelli
CASTEL DEL PIANO. «L’Amiata non è il deserto del Nevada. L’Amiata ha un sistema economico che dà ricchezza e occupazione. Basta con la geotermia». Così il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci di fronte alle dichiarazioni del premier Matteo Renzi che, tornato dalla visita in Nevada dove ha presenziato al taglio del nastro della prima centrale ibrida di energie rinnovabili che combina energia geotermica, solare fotovoltaica e solare termica, realizzato da Enel green Power, ha profilato un raddoppio dello sfruttamento geotermico amiatino.
«Sulla geotermia – ha detto il premier Renzi – che “vale l’1%” ed è quasi tutta a Larderello ma non solo a Larderello, possiamo raddoppiare un po’, soprattutto in un altro pezzo di Toscana, che è il monte Amiata; ci stiamo lavorando, c’è un problema di autorizzazioni ma ci andiamo».
A queste dichiarazioni, l’Amiata ha tremato, dai sindaci ai cittadini, ai comitati antigeotermici. E se il sindaco Franci parla di «dichiarazione inopportuna», il collega di Seggiano Gianpiero Secco, che è spesso salito sulle barricate in particolare contro i progetti di geotermia a media entalpia, anche stavolta non si tira indietro. «Commenti? Non ce ne sono – dice –. Credo, comunque, che il problema di questa esternazione del premier stia nella poca conoscenza del nostro territorio e magari anche di una conoscenza approssimativa del problema geotermia. Comprendo che il capo del governo sia rimasto affascinato dalla potenza e dall’altissima tecnologia di questa megacentrale ultima generazione a marchio tutto italiano di Enel green power. Ma prima di parlare di mettere in ballo l’Amiata bisognerebbe essere molto attenti sia al territorio di cui si parla sia al contesto sociale economico della zona. Noi abbiamo maturato una certa confidenza con l’argomento ed è certo che gli diciamo che l’Amiata è satura».
Le posizione di Franci e di Gianpiero Secco fanno forza pure sul protocollo 2007 firmato dalla Regione Toscana e dai sindaci dell’Amiata in cui si sottoscriveva che dopo Bagnore 4, non si doveva parlare di altre centrali. Invece non è così e pullulano le concessioni per società anche con capitale sociale risicatissimo che vorrebbero creare centrali geotermiche un po’ dappertutto.
Anche i comitati che fanno capo a Sos geotermia attaccano le dichiarazioni del premier. «Renzi torna dal Nevada e “vuò fa l’americano”», dicono, elencando una serie di questioni, fra cui spicca l’inadempienza della risoluzione parlamentare del 15 aprile 2015, approvata dalle Commissioni congiunte VIII e X della Camera, che impegnava il governo a emanare entro sei mesi linee guida per individuare i criteri generali di valutazione nella scelta delle aree adatte a nuove centrali e si impegnava a rivedere, alla luce delle linee guida tutte le concessioni, da autorizzare e in essere.
«È passato quasi un anno e tutto tace – sottolinea Sos geotermia rammentando che – già Enrico Rossi, dopo il bluff della moratoria di sei mesi, sembra far finta di niente e procede spedito in un suo personale piano geotermico in barba alla citata risoluzione».
Quando alla sortita di Renzi, «se alle parole dovessero seguire i fatti – dice Sos geotermia – passerebbe come un bulldozer sia sulle proteste ormai diffuse in tutta la Toscana, sia sulle perentorie dichiarazioni dei sindaci, sempre pd, dell’Amiata che spergiurano che “si è raggiunto l’equilibrio tra centrali e Amiata”, ma anche sulle mire di Rossi e, ancor più grave, sull’impegno che le commissioni parlamentari hanno assunto di fronte al Paese e che dovrebbero impegnare il governo».
Intanto i comitati hanno organizzato due giornate di mobilitazione: il 9 aprile al consiglio regionale a Firenze e il 24 con la giornata “100 fiori contro la geotermia” con iniziative in contemporanea in tutti i territori interessati dallo sfruttamento geotermico.

Geotermia in Amiata, Renzi torna dal Nevada e “vuò fa l’americano”

renzi_americano_trivellaInfelice sortita del premier sul raddoppio della geotermia in Amiata ignorando cittadini, sindaci, regione e una Risoluzione parlamentare.

Il jetlag gioca brutti scherzi al presidente del consiglio di ritorno dagli Stati Uniti dove ha brindato con i dirigenti di Enel Green Power in Nevada visitando le centrali geotermiche.
E’ possibile quindi che i postumi del viaggio abbiano causato le improvvide dichiarazioni di Renzi che, intervenendo alla scuola di partito del PD il 2 aprile scorso, ha dichiarato in merito alla geotermia che “possiamo raddoppiare un po’, soprattutto in un altro pezzo di Toscana, che e’ il monte Amiata, ci stiamo lavorando, c’e’ un problema di autorizzazioni ma ci andiamo”.

Sappiamo come il governo stia gestendo la partita dell’energia e delle trivelle, con l’invito all’astensione al referendum del 17 aprile promosso dalle stesse regioni a guida PD e con le dimissioni del ministro Guidi per il sospetto di aver sponsorizzato un emendamento che favorisce le compagnie petrolifere, ma le infelici dichiarazioni sulla geotermia fanno strame di ogni e qualsiasi forma di democrazia e di rispetto di cittadini e istituzioni.
Dovrebbe sapere, “l’americano” di palazzo Chigi, che il suo governo è inadempiente rispetto alla Risoluzione parlamentare 8-00103 del 15 aprile 2015, approvata dalle Commissioni congiunte VIII e X della Camera dei Deputati, che impegnava, appunto, il governo “…ad emanare, entro sei mesi, «linee guida» a cura dei Ministeri dello sviluppo economico e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che individuino nell’ambito delle aree idonee di cui al punto precedente anche i criteri generali di valutazione, finalizzati allo sfruttamento in sicurezza della risorsa, tenendo conto delle implicazioni che l’attività geotermica comporta relativamente al bilancio idrologico complessivo, al rischio di inquinamento delle falde, alla qualità dell’aria, all’induzione di micro sismicità…” e rivedere, alla luce di dette “linee guida” tutte le concessioni, da autorizzare e in essere. E’ passato quasi un anno e tutto tace.

Già il governatore toscano Rossi, dopo il bluff della moratoria di sei mesi, sembra far finta di niente e procede spedito in un suo personale “piano geotermico” in barba alla citata Risoluzione, ma la sortita di Renzi, se alle parole dovessero seguire i fatti, passerebbe con un bulldozer sia sulle proteste ormai diffuse in tutta la Toscana, sia sulle perentorie dichiarazioni dei sindaci -sempre PD- dell’Amiata che spergiurano che “si è raggiunto l’equilibrio tra centrali e Amiata”, ma anche sulle mire di Rossi e, ancor più grave, sull’impegno che le commissioni parlamentari hanno assunto di fronte al Paese e che impegnano, o dovrebbero impegnare in una democrazia parlamentare, il Governo.

Puntuali e doverose quindi le iniziative che i comitati contro la geotermia e la Rete Nazionale NOGESI hanno messo in cantiere per contrastare ogni tentazione “trivellatrice” di Governo e Regione, a partire dalle due giornate di mobilitazione, la prima il 9 aprile presso il Consiglio Regionale a Firenze e la seconda il 24 aprile con la giornata “100 fiori contro la geotermia” che vedrà iniziative in contemporanea nei territori oggetto delle mire speculative.

Crediamo che i gruppi politici, gli amministratori e, soprattutto, i parlamentari delle Commissioni VIII e X della Camera debbano doverosamente far sentire la loro voce, possibilmente partecipando all’incontro di Firenze del 9 aprile.
E’ in gioco non solo il futuro di tanti territori della Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Sardegna, ma anche la credibilità stessa della politica tutta e, in finale, della democrazia in Italia.

Sos Geotermia
Rete nazionale NoGesi – No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante

———————————————————–

Agenzia DIRE 2 aprile 2016:

Energia, Renzi: “Possiamo raddoppiare il geotermico con il monte Amiata”

ROMA – In Italia il geotermico puo’ quasi “raddoppiare” crescendo sul “monte Amiata, ci stiamo lavorando, c’e’ un problema di autorizzazioni ma ci andiamo“. Lo dice Matteo Renzi, presidente del Consiglio e segretario Pd, lo dice intervenendo a ‘Classe Democratica’, scuola di formazione politica del Partito Democratico.
La centrale ibrida integrata geotermico-solare termico-solare fotovoltaico di StillWater e’ “la piu’ innovativa in assoluto sulle energie rinnovabili al mondo” ed e’ “italiana, fatta dagli ingegneri italiani”, dice Renzi raccontando del viaggio in Usa, ed e’ stata “inventata grazie all’esperienza che Enel ha fatto” a partire “dalla geotermia al Larderello, che pure essendo in provincia di Pisa e’ una realta’ positiva”, aggiunge con un pizzico di ironia campanilistica. Il geotermico toscano e’ “una realta’ strepitosa e unica”, dice il presidente del Consiglio, e a chi lo sollecita dicendo che Enel deve fare altrove le rinnovabili, segnala che “non e’ vero che e’ tutto bloccato in Italia, abbiamo degli spazi su cui dobbiamo migliorare”. Ad esempio, sempre sulla geotermia che “vale l’1%” ed e’ “quasi tutta al Larderello ma non solo al Larderello”, spiega Renzi, “possiamo raddoppiare un po’, soprattutto in un altro pezzo di Toscana, che e’ il monte Amiata, ci stiamo lavorando, c’e’ un problema di autorizzazioni ma ci andiamo”.

——————————————–

Il Tirreno del 6 aprile 2016:
Raddoppio geotermia, Amiata in rivolta
Sindaci e ambientalisti sul piede di guerra contro l’ipotesi del premier: «Governo inadempiente rispetto alle linee guida»
di Fiora Bonelli
CASTEL DEL PIANO. «L’Amiata non è il deserto del Nevada. L’Amiata ha un sistema economico che dà ricchezza e occupazione. Basta con la geotermia». Così il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci di fronte alle dichiarazioni del premier Matteo Renzi che, tornato dalla visita in Nevada dove ha presenziato al taglio del nastro della prima centrale ibrida di energie rinnovabili che combina energia geotermica, solare fotovoltaica e solare termica, realizzato da Enel green Power, ha profilato un raddoppio dello sfruttamento geotermico amiatino.
«Sulla geotermia – ha detto il premier Renzi – che “vale l’1%” ed è quasi tutta a Larderello ma non solo a Larderello, possiamo raddoppiare un po’, soprattutto in un altro pezzo di Toscana, che è il monte Amiata; ci stiamo lavorando, c’è un problema di autorizzazioni ma ci andiamo».
A queste dichiarazioni, l’Amiata ha tremato, dai sindaci ai cittadini, ai comitati antigeotermici. E se il sindaco Franci parla di «dichiarazione inopportuna», il collega di Seggiano Gianpiero Secco, che è spesso salito sulle barricate in particolare contro i progetti di geotermia a media entalpia, anche stavolta non si tira indietro. «Commenti? Non ce ne sono – dice –. Credo, comunque, che il problema di questa esternazione del premier stia nella poca conoscenza del nostro territorio e magari anche di una conoscenza approssimativa del problema geotermia. Comprendo che il capo del governo sia rimasto affascinato dalla potenza e dall’altissima tecnologia di questa megacentrale ultima generazione a marchio tutto italiano di Enel green power. Ma prima di parlare di mettere in ballo l’Amiata bisognerebbe essere molto attenti sia al territorio di cui si parla sia al contesto sociale economico della zona. Noi abbiamo maturato una certa confidenza con l’argomento ed è certo che gli diciamo che l’Amiata è satura».
Le posizione di Franci e di Gianpiero Secco fanno forza pure sul protocollo 2007 firmato dalla Regione Toscana e dai sindaci dell’Amiata in cui si sottoscriveva che dopo Bagnore 4, non si doveva parlare di altre centrali. Invece non è così e pullulano le concessioni per società anche con capitale sociale risicatissimo che vorrebbero creare centrali geotermiche un po’ dappertutto.
Anche i comitati che fanno capo a Sos geotermia attaccano le dichiarazioni del premier. «Renzi torna dal Nevada e “vuò fa l’americano”», dicono, elencando una serie di questioni, fra cui spicca l’inadempienza della risoluzione parlamentare del 15 aprile 2015, approvata dalle Commissioni congiunte VIII e X della Camera, che impegnava il governo a emanare entro sei mesi linee guida per individuare i criteri generali di valutazione nella scelta delle aree adatte a nuove centrali e si impegnava a rivedere, alla luce delle linee guida tutte le concessioni, da autorizzare e in essere.
«È passato quasi un anno e tutto tace – sottolinea Sos geotermia rammentando che – già Enrico Rossi, dopo il bluff della moratoria di sei mesi, sembra far finta di niente e procede spedito in un suo personale piano geotermico in barba alla citata risoluzione».
Quando alla sortita di Renzi, «se alle parole dovessero seguire i fatti – dice Sos geotermia – passerebbe come un bulldozer sia sulle proteste ormai diffuse in tutta la Toscana, sia sulle perentorie dichiarazioni dei sindaci, sempre pd, dell’Amiata che spergiurano che “si è raggiunto l’equilibrio tra centrali e Amiata”, ma anche sulle mire di Rossi e, ancor più grave, sull’impegno che le commissioni parlamentari hanno assunto di fronte al Paese e che dovrebbero impegnare il governo».
Intanto i comitati hanno organizzato due giornate di mobilitazione: il 9 aprile al consiglio regionale a Firenze e il 24 con la giornata “100 fiori contro la geotermia” con iniziative in contemporanea in tutti i territori interessati dallo sfruttamento geotermico.

Maremmanews.it del 4 aprile 2016
Geotermia in Amiata, Renzi torna dal Nevada e “vuò fa l’americano”
…segue ns. comunicato.

anche su:

Atheleia online

Il Cittadino online

Contropiano 

Arruolati alla geotermia: il caso dell’ex senatore verde Boco

boco arruolatoLeggiamo la puntuale lettera che Dario Conte, presidente del Comitato CasoleNostra, ha scritto e pubblicato all’ex senatore verde Stefano Boco che da quando ha dismesso la giacchetta da senatore si dedica attivamente, come imprenditore stavolta, a promuovere la nuova geotermia binaria.
Aggiorniamo dunque la lista degli “arruolati” alla causa geotermica riprendendo la lettera “Le Ragioni del Dissenso nei Confronti di un ex Senatore dei Verdi ora Presidente della Magma Energy” che ripubblichiamo di seguito (i grassetti sono nostri, ndr).

 

Gentile Presidente,

Lei ha ripetutamente affermato che “non si deve più parlare del Suo trascorso politico come Senatore dei Verdi”. Di fronte a tale richiesta i cittadini sono per lo meno stupefatti. Lei è stato votato per un partito del quale mi auguro fortemente (lo dico nell’interesse della Sua dignità) condividesse appieno gli ideali. Ora, rinnegare il proprio passato non è mai un segno di maturità perché significa affermare di essersi sbagliato in maniera grave proprio ad un’età nella quale gli errori gravi non sono più perdonabili.

Tuttavia, se Lei ora rifiuta quel passato, dovrebbe almeno, sempre per dignità personale, rinunciare anche a quell’inqualificabile privilegio rappresentato dal vitalizio. Lei percepisce 6.203,00 Euro al mese; avendo Lei abbandonato nel 2006 ed essendo oggi il 2016, Lei ha già percepito 120 mensilità pari a 744.360,00 Euro, equivalente (cambio Euro/Lira 1.936,27) a un miliardo, quattrocentoquattordici milioni e seicentoquarantanovemila vecchie lire. E questo, gentile Presidente è una cosa poco nobile, un’offesa ai Lavoratori e ai Pensionati che si sono spaccati la schiena per anni e che faticano ad arrivare a fine mese.

Queste cose gliele avevo fatte già notare Venerdì 7 Febbraio 2014. Sono passati venticinque mesi, Lei ha incassato nel frattempo dallo Stato 65.075,00 Euro, pari a 126 milioni duemiladue centosettanta lire. E questo è puro guadagno senza lavoro, in altri termini senza che lei debba offrire in cambio alcun servizio ai cittadini. Un dono che persone pur in difficoltà economica sono costrette a farLe, solo perché lei è stato votato nel partito dei Verdi. Allora perché, visto che non vuole più sentir parlare del Suo passato, coerentemente non rinuncia ad un intollerabile privilegio medievale, devolvendo il tutto in beneficenza? La prego scriva due righe pubbliche, se trova le parole.
Consideriamo ora il Suo incomprensibile bisogno di guadagnare ancora più denaro pur avendo un reddito garantito di 6.203,00 Euro al mese. Come spiegare altrimenti la Sua incredibile pervicacia nel perseguire un progetto devastante per un Territorio unico al mondo? Il Dottor Batini e Lei avete detto che “nulla sarebbe stato fatto a fronte di un’opposizione dei Cittadini”; lo avete detto, e lo avete ripetuto, sottolineando con forza la verità di radicondoli vs bocoquesta affermazione. Ora, l’opposizione dei Cittadini è stata possente, univoca, intelligente e disinteressata. Vi è bisogno d’altro per fare le valigie e andarsene rinunciando ad un Progetto antistorico e irrispettoso dei valori profondi del Paesaggio sanciti dall’Articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana che lei ha preso l’impegno di rispettare durante il suo incarico di governo?

Da ultimo, occupiamoci della Sua evidente noncuranza per gli altri Imprenditori. L’Alta Val d’Elsa, ha puntato con persone illuminate, su un turismo sostenibile, divenendo un modello esemplare a livello europeo. In questa realtà che conta centinaia di eccellenze, turistiche e agro-alimentari incompatibili con l’introduzione di centrali devastanti. Lei, senza alcun criterio architettonico, paesaggistico, urbanistico o estetico (mi dimostri il contrario, se riesce, però con dati messi nero su bianco) vorrebbe inserire camuffandole per iniziative eco-compatibili, centrali geotermiche destinate esclusivamente a produrre energia da vendere, perché nel Senese di energia non vi è proprio bisogno e in Italia ancora meno. Lei o il Dottor Batini, potreste di grazia indicarci dove avete costruito l’ultima innovativa centrale; lo chiedo perché pare (ripeto pare …) che non ne abbiate costruita nessuna. Inoltre, nel Vostro plan (in inglese fa molto più chic) le centrali sono ricoperte di fiori, uccellini, gerani, oleandri, piante ornamentali e i tubi non si vedono! Ma come fanno quei cialtroni di Ecologisti a non apprezzare la meravigliosa bellezza di queste costruzioni?

Dal punto di vista tecnico poi, Le spiace spiegare come si possa voler realizzare una Centrale senza aver mai fatto dei collaudi veri.
Mi spiego diversamente; Lei ricorderà che anni fa, i modelli già definitivi della Mercedes Classe A furono ritirati clamorosamente dal commercio perché durante le prove sulla neve in Finlandia si erano miseramente capovolti. Ci fu una retromarcia storica e i modelli furono profondamente modificati in modo da renderli stabili. Anche le macchine più banali subiscono i crash test per valutarne la resistenza in caso di urto pericoloso e subiscono numerosi stress test per valutare l’affidabilità del modello stesso. È possibile che si costruisca una centrale senza aver mai fatto prove di questo tipo? Almeno ENEL ha un’esperienza centenaria, mentre nel caso delle Vostre centrali dovremmo solo fidarci dell’affermazione:
“sono belle, sono pulite, sono sane, sono ecocompatibili, sono meravigliose, non fanno rumore, non producono danni, favoriscono migliaia e migliaia posti di lavori, rendono un’immensa ricchezza che verra’ distribuita su tutto il territorio”. Sulla base di quale prototipo e di qual ecollaudo? C’è stata un’età in cui come tutti leggevo le fiabe ed ero convintissimo che fossero vere; purtroppo quel tempo è passato ma sembra che per la sua società le fiabe rimangono un caposaldo della comunicazione.

Mi fermo qui ma sono prontissimo a sostenere con Lei e con il Dottor Batini un dibattito pubblico, dovunque e in qualunque data. Anche perché, con il sacrificio di tanti amici perbene e con la schiena diritta, ci siamo fatti carico di analisi importanti soprattutto sull’impatto tragicamente negativo della geotermia sull’economia di un Territorio del quale, mi lasci concludere, ne’ Lei ne’ il Dottor Batini mostrate di aver capito le potenzialità profonde e la bellezza.

Dario Conte
Presidente CasoleNostra

Affinché possa rispondere adeguatamente, visto che non l’ha mail fatto prima, Le ricordo le tre lettere che Le avevo inviato:

Domenica 12 Febbraio 2014 (senza risposta)
Venerdì 07 Febbraio 2014 (senza risposta)
Lunedì 23 Marzo 2015 – Resoconto della riunione al Palazzone di Colle (senza risposta!)

——————————–

QUI LA RECENTE CONTESTAZIONE DI BOCO A RADICONDOLI

radicondoli_no_trivelle CROP

 

 

 

 

 

 

Altri articoli in tema:

suCasoleNostra;

suItalia Nostra Firenze.

———————————————————-

AGGIORNAMENTO IMPORTANTE SU ILSOLE24ORE.COM DEL 18 APRILE 2016

Gli interessi del “quartierino” sul settore geotermico
di Ivan Cimmarusti e Sara Monaci

Il “quartierino” dell’inchiesta di Potenza puntava a condizionare con norme di legge anche il settore geotermico. In questo campo il contatto utile sarebbe stato Stefano Boco (non indagato), gia’ sottosegretario dal 2006 al 2008 per le Politiche agricole e forestali (governo Prodi). E’ quanto emerge dalle nuove carte dell’indagine investigativa.

L’obiettivo di Boco era di incontrare l’allora ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, attraverso il “quartierino romano”. Secondo la squadra mobile di potenza, Boco – in qualità di presidente del consiglio di amministrazione e consigliere delle società Magma Energy Italia srl e consigliere della Tosco Geo srl, entrambe controllate dalla Graziella Green Power – avrebbe cercato attraverso Gianluca Gemelli e Nicola Colicchi un contatto per le aziende di geotermia per le quali lavora.
In questo filone non ci sono né indagati. Tuttavia la squadra mobile della Polizia di Potenza sviscera tutta la vicenda in un capitolo contenuto nella terza informativa depositata alla Procura della Repubblica di Potenza, nell’inchiesta sul petrolio in Val d’Agri. Per gli investigatori questa vicenda sarebbe da mettere in relazione con l’emendamento alla Legge di Stabilità 2015 presentato dal deputato Ignazio Abrignani, che prevede agevolazioni per le società di geotermia.
Lo stesso Colicchi, in una intercettazione del 2 dicembre 2014, afferma che di «quell’emendamento non ce ne frega niente…quello era l’emendamento presentato da Abrignani che evidentemente l’ha ripresentato, ma è una marchetta, evidentemente per qualche impianto (di geotermia, ndr) che a lui interessa».

L’APPUNTAMENTO
Non è chiaro sulla base di quali riscontri la polizia ritenga esserci un nesso tra gli interessi di Boco e l’emendamento. Sta di fatto che il 9 dicembre Gianluca Gemelli sembra sia stato contattato precedentemente dallo stesso Boco. Ne parla con la compagna, l’ex ministro Guidi, la quale spiega che dovrà incontrare l’imprenditore: «Come si chiama quello lì che deve venire a parlarmi». «Stefano Boco, Stefano Boco», chiarisce Gemelli. La Guidi, dunque, spiega alla sua segretaria che «questo Stefano Boco, che mi vuol venire a parlare di geotermico…quando ti chiama bisogna che gli diamo un appuntamento». Poco dopo Gemelli invia un sms a Boco: «Ciao Stefano, chiama la segretaria che ti fa avere un appuntamento per la prossima settimana. Ti chiedo di darmi riscontro non appena ti conferma l’appuntamento». In una successiva telefonata, Gemelli «contatta nuovamente Boco», riassumono gli investigatori, per dire che all’incontro avrebbe partecipato anche il deputato Marco Donati ( estraneo alla vicenda). Inoltre, continua la squadra mobile nell’atto, «Boco spiega che si tratta della persona che gli ha presentato l’altro giorno. Gemelli risponde di ricordare, aggiungendo che si tratta di un deputato o senatore».

LA REGIONE TOSCANA
Le mire dell’ex sottosegretario, secondo gli investigatori della squadra mobile, emergerebbero il 16 gennaio. Il giorno precedente, infatti, il quotidiano Il Tirreno pubblica un articolo dal titolo: «Geotermia, ora basta con la corsa sfrenata. La Regione (Toscana, ndr) ha imposto una pausa di sei mesi all’apertura di nuovi pozzi. Attualmente ci sono 31 siti per la ricerca di questa preziosa energia». Nell’articolo si citano anche le società Magma Energy e Tosco Geo, di cui Bosco è nei consigli di amministrazione. Inoltre, nello stesso articolo si legge che «non è improbabile che qualche società si senta colpita» dalla decisione della Regione Toscana «e faccia ricorso al Tar». Così, il 16 gennaio Boco invia un sms a Colicchi: «Prova se vuoi a capire cosa è il problema. Tar e emendamento sono le sole vie rimaste». Non e’ chiaro a quale legge facciano pero’ riferimento, visto che la Stabilita’ a quel punto era gia’ stata approvata.

Enel in Amiata, dobbiamo aspettare il morto per fermare la geotermia?

cornaL’8 marzo, nel corso di “normali” operazioni intorno al pozzo PC38, “normali” emissioni e malori. Bimba e genitore al pronto soccorso. Chiediamo moratoria immediata e indagini rigorose sull’attività geotermica dell’Enel.

 

 

 

20160308_corriere di sienaL’Arpat, l’agenzia per la “protezione” ambientale alle dipendenze della regione Toscana, il 10 marzo us si vede costretta a “fornire informazioni” in merito a “una prova di produzione del pozzo” denominato PC38, l’8 marzo, in comune di Piancastagnaio, loc.Tre Case. “Costretta” perchè allarmata dal fatto che “sono apparsi sulla stampa locale di Siena alcuni articoli di stampa che hanno evidenziato il caso”, altrimenti sarebbe passato tutto sotto silenzio?

Ad ogno modo, per comunicare come tutto si sia svolto regolarmente e sotto stretto monitoraggio, Arpat mostra sì i monitoraggi, ma quelli dell’Enel (!) relativi ad un “Piano di Monitoraggio Ambientale – Pozzo PC38” che però sarebbe dovuto addirittura avvenire a luglio, come si legge in premessa: “Il periodo di test si svolgerà durante la prima settimana di luglio”. In base quindi ai controlli, “fatti dall’oste sul vino”, Arpat tranquillizza rilevando che durante tutto il periodo delle prove, dalle 10 alle 17, i limiti dell’idrogeno solforato (H2S) sono stati sembre ben al di sotto dai limiti previsti e, al massimo, “…è verosimile che una parte della popolazione abbia percepito le maleodoranze tipiche dell’H2S (uova marce)”.

20160313_corriere siena pronto soccorso_senza datiPurtroppo “parte della popolazione”, nell’area interessata dalle “prove”, sembra che si sia sentita proprio male tappandosi in casa, altro che “uova marce”; fino al caso della bambina e di suo padre che sono dovuti ricorrere al pronto soccorso, prima di Abbadia e poi di Nottola per disturbi agli occhi e alla pelle, diagnosticati come “iperemia congiuntivale oculare” ed “eritema”.
Ma se i valori dell’H2S, come ci racconta Arpat, erano molto al di sotto dei limiti, perchè ci sono stati malori?

Perchè l’Arpat si “accontenta” di far misurare solo idrogeno solforato e anidride carbonica?
E’ possibile che insieme all’H2S e alla CO2, le sole sostanze misurate dall’Enel, ci siano state -come in genere sull’Amiata- altre e altrettanto nocive sostanze come mercurio, arsenico, boro, radon, ecc.?
Abbiamo più volte denunciato come l’Arpat svolga il ruolo di “notaio” su quanto Enel dichiara, disponendo di pochi o niente mezzi autonomi di verifica, che spesso, come avvenuto all’accensione di Bagnore4, casualmente si guastano o sono in manutenzione

Non è la prima volta che l’Amiata deve subire danni a causa delle emissioni: oltre alle risultanze dello studio epidemiologico dell’Ars regionale che individua “eccessi significativi” di mortalità e altre patologie gravi rispetto ai comuni limitrofi e alla media regionale e che finora non hanno trovato “ufficialmente” una causa, e dovendo escludersi i famosi “stili di vita”, alibi buono per ogni disastro ambientale, nel corso degli anni più volte ci sono state fuoriuscite di gas che hanno provocato danni e moria di animali, per puro caso nessun umano, episodi di dominio pubblico, come il caso più eclatante al Podere Marchese nel settembre del 2000 (*), e alcuni dei quali già passati attraverso i tribunali con accertamento di responsabilità a carico dell’Enel.

20160308_terr abbadiaInoltre, di certo casualmente, durante le prove sul PC38, alle ore 12,46 a pochi chilometri di distanza, verso Abbadia, si verificava una scossa di magnitudo 1,6 a 6,8 km di profondità (fonte: INGV-Iside). Anche in merito agli episodi di sismicità indotta sono ormai acclarate le connessioni con la geotermia.

Da anni i comitati denunciano i gravi pericoli connessi alla attività delle centrali e dei pozzi geotermici dell’Enel in tutte le sedi, ma fino ad oggi né i sindaci, responsabili della salute pubblica, né le Asl, tantomeno la regione hanno imposto il fermo di tali attività.
Anzi, il “piano rossi” prevede un luminoso futuro per la geotermia in tutta la Toscana, soprattutto nell’area nord (Larderello) e in quella sud (Amiata) con l’aggiunta alle centrali ad alta entalpia dell’Enel anche decine di centrali a media entalpia, e nonostante che perfino quasi tutti i sindaci si siano mostrati, almeno a parole, contrari
Nel ribadire che non è questo lo sviluppo che vogliamo e che si merita una regione come la Toscana, trasformata in distretto industriale di produzione energetica, ribadiamo la richiesta di moratoria di ogni attività geotermia in Amiata, presente e futura; ci auguriamo altresì che la popolazione si faccia sentire presso i propri “eletti” e che finalmente qualche magistrato voglia prendere in carico la questione e verificare con rigore quanto accaduto e quanto sta accadendo sul monte Amiata.

(*) Emissioni che nel 1992 inquinarono l’area attorno al pozzo Senna 1 e che nei primi anni 2000 danneggiarono il Podere del Marchese, per il quale, con la nota sent. 692/09 R.S. pronunciata il 9.3.09 dalla IV Sez. Penale della Suprema Corte di Cassazione, veniva accertata in via definitiva la correlazione diretta fra le attività geotermiche svolte da Enel ed il disastro che ne derivò e per le quali l’allora Erga (l’attuale Enel Green Power) è stata condannata in primo grado, in sede civile, a risarcire il privato che le aveva subite, come non abbiamo dimenticato le emissioni che in loc. Lavinacci, sempre a Piancastagnaio, fecero evacuare varie case e per cui Enel ha risarcito i danni.
da Il Tirreno del 17 settembre 2000:
Eruzione devasta un podere. Intensa attività geotermica vicino a Piancastagnaio
AMIATA. Una casa è stata devastata, nelle adiacenze a Piancastagnaio, per un’esplosione di vapori gassosi, fango e sassi eruttati da un cratere che si è creato improvvisamente proprio sotto l’edificio,il «Podere del Marchese» in località «I Troni», di proprietà di Marcello Perugini. Era da mercoledì notte che in quell’area si registravano fenomeni di attività geotermica spontanea che avevano aperto un primo cratere, poi un secondo a poca distanza quando il primo era stato imbrigliato,ed infine il terzo – ieri mattina – che ha devastato l’edificio e causato, per le emissioni di gas venefici, la morte di alcuni gatti, di animali da cortile e dei pesci di un vicino invaso. L’assessore regionale all’ambiente e alla protezione civile, Tommaso Franci, ha dichiarato ieri pomeriggio che l’amministrazione regionale sta seguendo con attenzione quanto si sta verificando, e domani saranno a Piancastagnaio tecnici della Regione per una verifica della situazione e per dare supporto tecnico alla amministrazione comunale. Da diversi mesi l’attività sismica nella zona amiatina è in preoccupante aumento, ed è di ieri la notizia (la riportiamo a pagina VII della cronaca)che sono in arrivo gli assegni per le famiglie evacuate dopo il sisma del 1 aprile, sul versante senese dell’Amiata, che provocò solo a Piancastagnaio danni alle cose per un valore stimato di circa venti miliardi di lire. La delibera è all’ordine del giorno della prossima giunta regionale.

 

La montagna che non vuol morire. Il punto sulla situazione sanitaria

PINOCCHIO AMIATA LETTO MALATOL’accavallarsi delle notizie in merito alla geotermia toscana rischiano spesso di far dimenticare questioni che, seppure già assodate e ormai patrimonio delle popolazioni, continuano a rimanere fondamentali per comprendere la dura opposizione di comitati e cittadini alla geotermia, soprattutto sul monte Amiata.
Per questo è bene riprendere, aggiornandoli, gli aspetti più gravi legati alla questione sanitaria sul monte Amiata.

 

Le emissioni e gli effetti degli impianti geotermici variano notevolmente da zona a zona, a seconda sia della natura mineralogica del bacino geotermico, che delle tecnologie utilizzate. Pertanto non si può mai generalizzare.
Le altissime temperature, con cui risalgono in superficie i vapori, fondono di norma i minerali presenti, i cui elementi vengono rilasciati in atmosfera dalle centrali “flash”, come quelle in Amiata, di più vecchia generazione. Esse immettono, salvo quanto trattenuto in parte dai filtri, quantità rilevanti di mercurio, arsenico, anidride carbonica, idrogeno solforato ed altri elementi tossici.

tabella2Ancora da ulteriori recenti pubblicazioni scientifiche, il prof. Riccardo Basosi e del dott. Mirko Bravi (*), le emissioni della geotermia dell’Amiata rappresentano il 17,7% per l’ammoniaca e il 42,5% per il mercurio di tutte le emissioni italiane relative ai settori industriali(clicca sulla tabella per ingrandire)

Per quanto riguarda le emissioni climalteranti delle centrali geotermiche dell’Amiata, gli stessi ricercatori scrivono in un recente studio (**) che: dal punto di vista dell’ACP [potenziale di acidificazione], l’impatto derivante dall’energia prodotta dalle centrali geotermoelettriche del Monte Amiata è in media 2,2 volte maggiore dell’impatto di una centrale a carbone. Il valore medio dell’ACP di Bagnore 3 è 4,3 volte più alto di una centrale a carbone e circa 35,6 volte più alto di una centrale a gas. Gli alti valori dell’ACP del campo geotermico di Bagnore rispetto a quello di Piancastagnaio, sono connessi alla grande quantità di ammoniaca (NH3) presente nelle emissioni di Bagnore 3”.

Le molecole di ammoniaca contribuiscono alla formazione delle polveri sottili Pm10 e Pm 2,5; sono trasportate a molte decine di Km di distanza e in atmosfera subiscono varie reazioni chimiche. Sulle più autorevoli riviste scientifiche (***) americane è aperto un dibattito sia sul costo sanitario delle emissioni di ammoniaca, stimato di recente pari a 100 dollari al kg, che sulla convenienza o meno di incrementare le produzioni agricole interne per l’esportazione di cereali e carne che richiedono dosi notevoli di concimi ammoniacali.

L’ammoniaca è infatti universalmente riconosciuta come un precursore del particolato inorganico, i cui effetti pericolosi e nocivi per la salute umana sono ormai accertati da almeno un decennio. Le polveri sottili sono costituite chimicamente, per circa il 70%, da sali ammoniacali: Nitrato di Ammonio e Solfato di Ammonio. Mentre nelle città e nelle aree industriali gli ossidi di zolfo e di azoto vengono emessi dalle auto, dalle fabbriche e dagli impianti di riscaldamento, l’ammoniaca di solito proviene dalle attività agricole di concimazione e di allevamento del bestiame. In Italia anche dalla geotermia dell’Amiata.
Ciò nonostante, il danno sanitario alla popolazione non viene considerato. A denunciare tale situazione, come riportato nelle pubblicazioni citate, è il prof. Riccardo Basosi, che scrive: ”Paulot e Jacob, chimici dell’Harvard University, descrivono le modalità di interazione dell’NH3 in atmosfera per formare particelle nocive e calcolano che l’impatto sulla salute umana (secondo l’EPA) negli Stati Uniti è pari a 100 $ al kg di NH3 emesso in atmosfera. Il problema dell’ammoniaca è stato discusso nel 2014 anche da Eric Stokstad sulla rivista Science giungendo alle stesse conclusioni. A livello europeo, il CAFE aveva quantificato nel 2005 i danni generati dall’NH3 specifici per l’Italia in media pari a 20,5 euro/kg di NH3”.
Pertanto il costo sanitario annuo delle emissioni di ammoniaca dalle centrali geotermiche dell’Amiata, che sono ammontate nel 2010 a 4.334 tonnellate, è stimato solo per quell’anno in oltre 90 milioni di euro. Cifre simili vengono invece date al gestore degli impianti sotto forma di incentivi per le energie rinnovabili.

La Regione Toscana ha pubblicato nel ottobre 2010 uno studio epidemiologico del CNR per verificare i possibili danni alla salute dei residenti nei sedici comuni della Toscana, sede di impianti geotermici, situati in due differenti aree: quella tradizionale nei comuni di Pisa e di Siena di Larderello e Pomarance e quella dell’ Amiata. Tale studio è stato aggiornato nel 2012 ed è ancora oggi oggetto di revisione, ma non viene più aggiornato il suo Allegato 6, che nel 2010 ha accertato per 54 patologie che ci sono evidenti correlazioni statisticamente significative tra l’aumento dei casi accertati di tali malattie e le concentrazioni crescenti di mercurio, arsenico, acido solfidrico… …misurate nei paesi geotermici e prodotte in gran quantità anche dalle centrali geotermiche.

L’analisi dei dati forniti dallo studio epidemiologico del 2010 sull’inquinamento di aria, acqua e suolo, rilevati nelle due aree geotermiche, ha messo in evidenza diversità importanti tra le due aree geotermiche per la quantità e qualità degli inquinanti rilasciati in atmosfera.
Lo studio per gran parte degli effetti sanitari, tiene correttamente ben separate le due are geotermiche, mettendo in evidenza i risultati per zona e per popolazioni esposte, segnalando sostanziali diversità tra uomo e donna e per area geografica.
Dall’analisi dei dati prodotti in suddetti studi emerge che, per i tumori, nei maschi residenti nei comuni geotermici dell’Amiata si registra un eccesso statisticamente significativo del + 13% (2010) e +10% (2012).
Per tutti i tumori sono segnalati eccessi statisticamente significativi intorno al + 30% in diversi comuni.
Nonostante tali dati, le conclusioni sono state fatte sui dati complessivi delle due aree geotermiche, aggregando valori molto differenti tra loro e diluendo situazioni molto preoccupanti in violazione di molti autorevoli studi in materia, che denunciano (****) tali metodi errati di confondimento, cumulando dati ricavati su popolazioni diversamente esposte.
E’ peraltro accertato anche in studi successivi che non hanno rilevanza i presunti diversi stili di vita” delle popolazioni locali, inizialmente ipotizzati dalla Giunta della Regione Toscana.

 

Note:

(*) Il prof. Riccardo Basosi, ordinario di Chimica Fisica presso l’Università di Siena, è stato nominato dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, tra i Rappresentanti italiani nel Comitato di Horizon 2020, Programma quadro della ricerca europea per il periodo 2014-2020: http://www.dbcf.unisi.it/en/department/people/academic-staff/riccardo-basosi
Il dott. Mirko Bravi è laureato in Economia Ambientale e con PhD in Scienze Chimiche indirizzo Ambientale (ottenuto sotto la direzione del Prof. Enzo Tiezzi), è socio fondatore ed E.S.Co. & LCA-LCC Manager di LMS ENERGIA. La sua esperienza unisce aspetti della ricerca scientifica dell’industria e della finanza, con l’obiettivo di implementare nuove opportunità di sviluppo sostenibile.

(**) M. Bravi-R. Basosi, Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy, in “Journal of Cleaner Production”, 66 (2014), pp. 301-308
http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2014/12214/Bravi%20M%20Basosi%20R%20Environmental%20impact%20of%20electricity%20from%20selected%20geothermal%20power.pdf
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652613007798

(***) Si segnalano due lavori:
–F.Paulot e D.J.Jacob, “Hidden Cost of U.S. Agricultural Exports: Particulate Matter from Ammonia Emissions” in Environmental science & technology, 2014, 48 (2), pp 903–908: 
http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/es4034793
–Erik Stokstad, “Ammonia Pollution From Farming May Exact Hefty Health Costs”, in Science 17 January 2014: Vol. 343: 
https://www.sciencemag.org/content/343/6168/238.summary?related-urls=yes&legid=sci;343/6168/238

(****) Si segnalano diversi studi che denunciano l’opera di confondimento:
a) V.Gennaro, P.Ricci, AG.Levis, P.Crosignani. Epidemiology’s and epidemiologists’ vice and virtues: Vizi e virtù dell’epidemiologia e degli epidemiologi. Epi & Prev 2009; 33 (4-5), supp 2:49-56. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20124642
b) V.Gennaro, L.Tomatis. Business bias: How epidemiologic studies may underestimate or fail to detect increased risks of cancer and other diseases. Int J Occup Environ Health 2005;11:356–359:  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16350469
c) S.Parodi, V.Gennaro, M.Ceppi, PL.Cocco Comparison bias and dilution effect in occupational cohort studies. Int J Occup Environ Health 2007; Apr-Jun: 13 (2): 143-52:  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17718170
d) Hernberg. ”Negative” results in cohort studies: how to recognize fallacies.SJWEH.1981; 7:121-6: http://www.sjweh.fi/show_abstract.php?abstract_id=2589
e) N.Pearce. Corporate influences on epidemiology. Int J Epidem 2008; 37(1):46-53: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18245050
f) N.Bailar. How to distort the scientific record without actually lying: truth, and the arts of science. Eur J Oncol 2006; 11(4):217-224.
g) D.Michaels. Doubt is their product. How industry’s assault on science threatens your health. Oxford  University Press 2008.

 

Da Sorano riparte la lotta in Toscana contro ogni tipo di geotermia

20160221_sorano_montaggioIl 21 febbraio scorso i comitati si incontrano e rilanciano le iniziative in tutta la regione: che 100 fiori sboccino…
Tanti i comitati presenti all’incontro di Sorano del 21 febbraio, dai comitati storici a quelli più recenti, nati soprattutto dopo il disvelamento dei tanti progetti delle nuove centrali a media entalpia che ormai coinvolgono tutto il territorio regionale.

Si è fatto il punto sulle diverse realtà, dalla ormai insopportabile geotermia Enel del monte Amiata ai progetti della media entalpia figli del piano Berlusconi-Scajola, ma fatti propri dal governatore Rossi che per la Toscana ha deciso di puntare solo e soltanto sulla geotermia -il solare sta praticamente scomparendo-, nonostante abbia già raggiunto le quote prefissate di rinnovabile e nonostante che ormai è appurato che siamo in sovrapproduzione di energia, tanto che Enel, lentamente, inizia la dismissione delle centrali a combustibili fossili.

A pensar male si potrebbe dedurre che non sia il reale bisogno di energia che muove la regione Toscana a sostenere un piano abnorme di geotermia, ma, più prosaicamente, tutta la partita degli incentivi, ancor più sostanziosi di quelli di cui gode l’Enel, che ruota attorno alle centrali a media entalpia, sperimentali e non.

Per questo i Comitati riuniti a Sorano rilanciano la sfida a tutto campo, sia per informare e coinvolgere tutti i cittadini toscani e sia per andare a contrastare direttamente la politica energetica di Rossi, nonostante sempre più sindaci siano contrari al suo piano.

E’ in preparazione un’iniziativa a Firenze, al consiglio regionale, dove i Comitati porteranno le ragioni di territori e coinvolgeranno scienziati, tecnici, politici e giornalisti; si chiederà conto agli amministratori regionali e alle forze politiche presenti in consiglio di pronunciarsi e sostenere la battaglia contro la geotermia speculativa e inquinante. L’iniziativa si terrà tra marzo ed aprile in base alle disponibilità dei Comitati e degli invitati; daremo conto del programma appena possibile.

In tutti i territori invece i Comitati sono mobilitati ad organizzare più iniziative possibili per giungere alla giornata regionale “100 fiori contro la geotermia”, una giornata di lotta e di festa in cui in tanti paesi e campagne della Toscana, in contemporanea, si terranno incontri, assemblee, feste, concerti, volantinaggi, riunioni conviviali, all’insegna della lotta e della gioia, in difesa del paesaggio, dell’ambiente, delle specialità enogastronomiche, della cultura e di un diverso sviluppo e valorizzazione della Toscana e per ribadire “basta altra geotermia in Toscana, moratoria subito” .
Succederà il 24 aprile ed a breve sarà disponibile il programma.

Sarà una primavera che vedrà la ripresa e il rilancio delle mobilitazioni e che non si esaurisce con il 24 aprile, ma continuerà sia a livello istituzionale – ricordiamo che il Governo è in ritardo di mesi sulle “linee guida” e che la Regione nel frattempo procede come se nulla fosse – e sia nei territori con le specifiche battaglie, i ricorsi, l’informazione diffusa, le feste, come a Monticello Amiata dove il 3 luglio ci sarà una giornata di mobilitazione e di festa.

Assemblea dei comitati contro la geotermia di Toscana, Umbria e Lazio
Rete nazionale NoGesi – NO Geotermia Speculativa e Inquinante

NoGesi al Governo: se non è capace di rispettare gli impegni presi, almeno fermi ogni attività

renzi fiuuDalla Risoluzione del 15 aprile 2015 che impegnava il governo ad emanare, ENTRO 6 MESI, “linee guida” necessarie per le future autorizzazioni, sono trascorsi ben più dei 6 mesi previsti, periodo durante il quale i Comitati e la Rete NoGesi hanno prodotto proposte ed iniziative, ultime delle quali, due solleciti al Governo e al MISE affinchè, in mancanza delle previste “linee guida”, si giungesse alla moratoria di ogni autorizzazione in corso.
Riportiamo le due note, del 22 febbraio e del 27 gennaio 2016:

 

MISE-Dirigente coordinatore Gruppo di lavoro geotermia e Procedimenti
Ing. Marcello Saralli
e, p.c.: MISE -Direttore Generale DGS-UNMIG
Ing. Franco Terlizzese

Oggetto: Risoluzione delle Commissioni Ambiente ed Attività Produttive della Camera dei Deputati (n. 8-00103 “Produzione di energia da impianti geotermici”) Sollecito al Governo ad ottemperare ai disposti della citata Risoluzione e richiesta di audizione in merito.

Si fa seguito all’incontro tenuto in sede MISE in data 17.02.2016 tra l’ing. Marcello Saralli del Ministero ed il dr. Fausto Carotenuto della Rete Nazionale NOGESI.
Dall’incontro è emerso che il Governo –pur essendo impegnato sulle attività di riforma- non è in grado di emettere rapidamente le nuove normative (pur essendo scaduto il tempo previsto nella Risoluzione di cui all’oggetto), mentre nel contempo proseguono le attività istruttorie delle istanze avanzate dagli operatori sia in ordine agli impianti pilota geotermici, che alle istanze geotermiche ad autorizzazione regionale.
Questa situazione diventa ogni giorno di più in evidente contrasto con le previsioni contenute nella Risoluzione de quo che al punto 3° recita: “(il Governo si impegna) a rilasciare, a seguito dell’emanazione delle linee guida, tutte le autorizzazioni per i progetti di impianti geotermici, comprese quelle relative ai procedimenti in corso, nel rispetto delle prescrizioni ivi previste”. Le Commissioni parlamentari ottava e decima hanno chiaramente impegnato il Governo a far avanzare i procedimenti in corso soltanto dopo l’emanazione delle linee guida e degli altri interventi di riforma. E’ del tutto evidente che, in ossequio ai principi di buon andamento, efficienza ed efficacia dell’amministrazione – oltre che per rispetto istituzionale nei confronti dell’organismo parlamentare che ha adottato la predetta Risoluzione- le autorizzazioni siano rilasciate dopo l’emanazione della “riforma” del settore (si ricorda che gli impegni del Governo sono, nella Risoluzione, ben dodici). Come abbiamo fatto notare al Governo con la nota inviata lo scorso 27.01.2016 che si allega nuovamente (riportata di seguito).
Quindi è necessario porre rimedio- stante i tempi lunghi necessari al Governo per la riforma del settore-a questa evidente contraddizione: se non si possono emettere le “nuove norme” in tempi brevi, si proceda a sospendere i procedimenti in corso sia relativi agli impianti pilota, che quelli ad autorizzazione regionale. Non si può infatti più procedere così che gli impianti vengono autorizzati in dispregio delle previsioni della Risoluzione Parlamentare. Nei prossimi giorni attiveremo il mondo parlamentare per intervenire sul Governo per poter risolvere la questione.
Circa i contenuti delle azioni di riforma dei vari aspetti della tematica (da quelli tecnici, a quelli economici e gestionali) ribadiamo con l’occasione la richiesta –come Rete Nazionale NOGESI- di essere auditi, come altri stakeholders.
Vi rimettiamo a tal fine le note (già rimesse in data 15.10.2015) contenenti le nostre proposte di “riforma” relative alle linee guida per la geotermia formulate dalla scrivente Rete Nazionale. Proposte di riforma che emergono dal lavoro di un team di esperti e scienziati appositamente attivati dalla nostra rete.

————ooOoo———-

Nota della Rete NoGesi del 27/1/2016

Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi
Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti
Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini
Ministro della salute Beatrice Lorenzin
MISE-Dirigente coordinatore Gruppo di lavoro geotermia e Procedimenti Ing. Marcello Saralli

e, p.c.: MISE- Sottosegretario di Stato Antonello Giacomini
MISE-Sottosegretaria di Stato Simona Vicari
MISE -Direttore Generale DGRME Ing. Franco Terlizzese
MATTM -Direttore Generale DVA Dott. Renato Grimaldi
MIBACT -Direttore Generale BEAP Arch. Francesco Scoppola
MISA -Direttore Generale PREV Dott. Raniero Guerra

On. Ettore Guglielmo Epifani, presidente X Commissione
On. Ermete Realacci, presidente VIII Commissione
On. Chiara Braga, Camera dei Deputati
On. Ignazio Abrignani, Camera dei Deputati
On. Serena Pellegrino, Camera dei Deputati
On. Samuele Segoni, Camera dei Deputati
On. Andrea Vallascas, Camera dei Deputati
Catiuscia Marini, presidente regione Umbria
Nicola Zingaretti, presidente regione Lazio
Enrico Rossi, presidente regione Toscana
Vincenzo De Luca, presidente Regione Campania
Francesco Pigliaru, presidente regione autonoma Sardegna

Oggetto: Risoluzione delle Commissioni Ambiente ed Attività Produttive della Camera dei Deputati (n. 8-00103 “Produzione di energia da impianti geotermici” /Sollecito al Governo ad ottemperare ai disposti della citata Risoluzione e richiesta di audizione.

Egregio signor Presidente del Consiglio, egregi Ministri,

Premesso:

-che in data 05.03.2014 la scrivente Rete Nazionale ha portato per la prima volta all’attenzione del Parlamento e del Governo-attraverso un convegno tenuto negli spazi parlamentari, con il conforto di qualificati esperti-la necessità di una profonda riforma nel settore della geotermia, essendo emerso con sufficiente chiarezza -con un esteso vulnus nella legislazione corrente- che lo sfruttamento della geotermia non è così “ecologico e rinnovabile” come si è supposto per troppo tempo e non solo nelle aree tradizionali toscane in cui la geotermia risulta finora sfruttata attraverso la tecnologia c.d. “flash” (Amiata e Larderello), ma anche in altre aree del paese investite da un elevatissimo numero di richieste di sfruttamento con la tecnologia “binaria”, sospinte in particolare dai provvedimenti di privatizzazione del Governo Berlusconi IV (D. Lgs. 22/2010 e 28/2011);

-che, anche a seguito di tale denuncia –in forza delle prime mobilitazioni avverse nei territori- i gruppi parlamentari presentavano nell’ ottobre del 2014 risoluzioni con richiesta al Governo di produrre una estesa riforma del settore, recependo le preoccupazioni dei cittadini e-per la prima volta sulla scena- degli amministratori di molti territori coinvolti;

-che le Commissioni Parlamentari VIII (Ambiente) e X (Attività Produttive) della Camera dei Deputati sviluppavano un esteso programma di audizioni che ha interessato esperti, aziende, amministratori ed associazioni ambientaliste ed anche, in data 19.01.2015, la scrivente Rete Nazionale;

-che in data 15.04.2015 le citate Commissioni Parlamentari approvavano all’unanimità una Risoluzione, prima firmataria l’on. Chiara Braga, responsabile ambiente della segreteria nazionale del PD, che impegna il Governo ad intervenire-entro sei mesi- sui vari aspetti della tematica da quelli tecnici, a quelli economici e gestionali;

-che in data 15.10.2015-allo scadere del suddetto impegno, ancora inevaso, da parte del Governo- la scrivente Rete Nazionale ha inviato allo stesso una nota con accluse le proprie proposte (che ad ogni buon conto, si reiterano in allegato) che sono state successivamente presentate in data 05.11.2015, in un partecipato convegno presso la Camera dei Deputati;

-che in tale convegno sono stati approfonditi anche altri aspetti della riforma, non contenuti nella Risoluzione parlamentare, ma facenti parte a tutto tondo della storia e delle richieste di questo esteso movimento nazionale che ha preso il via dalla scrivente Rete Nazionale NOGESI, ma che via via si è allargato nei territori delle regioni interessate. Intendiamo parlare delle superate tecnologie di ENEL Green Power in Amiata che fanno parte ormai dell’archeologia dello sfruttamento geotermico, ma che stanno producendo inquinamento ambientale e sanitario non più sopportabile-(e quindi, quivi, si apre la necessità di affrontare il decommissioning, cioè lo smantellamento degli impianti in Amiata in un momento favorevole in cui –in mutate condizioni energetiche- ENEL “chiude” decine di impianti) e della necessità di opporsi agli impianti “binari” sulla base di un dato ormai generalizzato: non esiste più un’area del Paese in cui ci sia consenso sociale alla geotermia idrotermale di prima generazione, sia in alta entalpia che in media entalpia!.

Ma anche di sperimentare ormai nuove forme di utilizzo geotermico c.d. di terza generazione (tipo Borehole Heat Exchangers- BHE) che potrebbero aprire la via per una nuova geotermia, sicura, non inquinante, che punti sul vapore (ma capace-solo se necessario e senza incentivi- di produrre anche elettricità), privilegiando così gli investimenti sull’efficienza energetica e sulla produzione di calore, di cui siamo deficitari come Paese. Impianti, quindi che non “spostano” i fluidi dal sottosuolo, che per funzionare non hanno bisogno di acqua, ma prelevano solo il calore ceduto, evitando così di avere effetti indesiderati come difficoltà di reimmettere i gas incondensabili (molti dei quali tossici), inquinamento delle falde, induzione di sismicità indotta e provocata, ecc. Inoltre tale innovativa tecnologia permetterebbe lo sfruttamento, non solo dei tradizionali giacimenti idrotermali, ma anche dei promettenti giacimenti “non-tradizionali” (rocce secche, pressurized, magmatici, “offshore”, alta profondità, ecc.), molto maggiori degli “idrotermali”; per ultimo tale indirizzo permetterebbe all’Italia di riconquistare la leadership tecnologica sulla geotermia, sbiadita da lungo tempo. Ma anche della necessità di “aprire finalmente la via” alla geotermia a bassa entalpia;

-che sulla omissione di impegno, entro i tempi stabiliti, da parte del Governo nella predisposizione della riforma di cui alla citata Risoluzione parlamentare del 15.04.2015 eravamo stati- sin da subito- buoni profeti nell’indirizzare ai parlamentari delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera dei Deputati –che avevano approvato la detta Risoluzione- note richiedenti un assiduo “controllo da parte del Parlamento su come si muoveranno il MISE ed il MATTM sul terreno della riforma”, perché “il peso delle lobbies -consolidate anche in questo settore nel periodo berlusconiano – è molto forte…E senza una specifica e convinta volontà di riforma è facile banalizzarne il portato”.

-che nelle more del rispetto dell’impegno del Governo, la sottosegretaria al MISE Simona Vicari in data 22.10.2015 –rispondendo alla interrogazione n. 5-06259 a firma degli on. Terrosi, Braga, Bonaccorsi e Mazzoli (PD)- secondo cui veniva sollecitato il Governo a presentare entro il 15 ottobre le linee guida richieste dalla citata Risoluzione del 15.04.2015 e “a rilasciare, a seguito dell’emanazione delle linee guida, tutte le autorizzazioni per i progetti di impianti geotermici, comprese quelle relative ai procedimenti in corso, nel rispetto delle prescrizioni ivi previste”, stigmatizzando che il MISE abbia inopinatamente avviata la conferenza di servizi per l’autorizzazione dell’impianto geotermico pilota di Castel Giorgio, in Umbria- dichiara che “il citato impegno non prevede che nelle more dell’adozione delle linee guida non possano essere, comunque, rilasciate autorizzazioni. Tra l’altro, l’ipotesi di una moratoria sugli impianti geotermici, pur essendo stata valutata in sede di discussione della risoluzione citata nell’atto di cui si discute, non ha trovato accoglimento”. Il dato letterale che emerge dalla risoluzione, in realtà, è chiaro nell’affermare il contrario rispetto a quanto affermato dal Sottosegretario. Le Commissioni parlamentari ottava e decima hanno chiaramente impegnato il Governo a far avanzare i procedimenti in corso soltanto dopo l’emanazione delle linee guida. E’ del tutto evidente che, in ossequio ai principi di buon andamento, efficienza ed efficacia dell’amministrazione – oltre che per rispetto istituzionale nei confronti dell’organismo parlamentare che ha adottato la predetta risoluzione, nella quale si chiede espressamente che le autorizzazioni siano rilasciate dopo l’emanazione delle linee guida – i procedimenti di VIA in corso aventi ad oggetto progetti pilota avrebbero dovuto essere sospesi, in attesa dell’emanazione delle ridette linee guida. D’altra parte, se il procedimento di valutazione di impatto ambientale è (come è) finalizzato principalmente a verificare la compatibilità ambientale di un determinato progetto dal punto di vista localizzativo, non si vede davvero come possano progredire i procedimenti VIA in corso prima che il governo abbia adottato preventivamente le linee guida in questione, finalizzate proprio a rendere chiarezza sui criteri di idoneità localizzativa che dovranno essere seguiti nelle valutazioni;

-che sullo stesso ritardo il sottosegretario Giacomini – rispondendo alla interrogazione n. 5-06647 a firma degli on. Terrosi, Braga, Bonaccorsi e Mazzoli (PD)-secondo cui il Governo non aveva ancora adottato le linee guida per le attività geotermiche, la cui scadenza era prevista il 15 ottobre 2015, ha dichiarato in data 24.11.2015 che il Governo “ha provveduto ad avviare i lavori di «zonazione» del territorio italiano affinché, per le varie tipologie di impianti geotermici, siano identificate le aree potenzialmente sfruttabili, e ad implementare le «linee guida» per le attività geotermiche, insieme al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al fine di individuare i criteri generali di valutazione per lo sfruttamento in sicurezza della risorsa”;… i documenti non sono ancora definitivi in quanto sugli stessi si stanno coinvolgendo i vari stakeholder, oltre alle regioni maggiormente interessate dalle attività in argomento, al fine di poter condividere i contenuti delle stesse e definire compiutamente le best practices della materia”;

-che sulla stessa materia nella seduta del 12 gennaio 2016 lo stesso sottosegretario al MISE Giacomini alla interrogazione n. 3- 01653, primo firmatario il sen. Scalia (PD), circa il mancato decreto contenente i casi in cui si applica la procedura abilitativa semplificata e le prescrizioni per la posa in opera degli impianti di produzione di calore da risorsa geotermica, ovvero sonde geotermiche, destinati al riscaldamento e alla climatizzazione di edifici previsto dal D.Lgs. 28/2011 (sono passati 5 anni, anziché i 3 mesi previsti dalla legge!) il quale-bontà sua- asserisce che lo schema di decreto, già predisposto nelle sue linee principali, potrà essere adottato in tempi brevi”dimostra –se ce fosse ancora bisogno-del disinteresse in materia dei governi che dal 2011 si sono succeduti; con la conseguenza che lo stesso on. Scalia chiede al Governo di adottare al più presto tale decreto sottolineando come sia auspicabile semplificare i procedimenti piuttosto che limitarsi ad incentivi di natura economica, destinati a gravare sulle bollette elettriche(!);

Tutto ciò premesso, si richiede:

– che la scrivente Rete Nazionale –che ha già inviato al Governo le proprie proposte che ha poi ulteriormente presentato in Parlamento- venga coinvolta sui contenuti della riforma del Governo attraverso una audizione, rispetto la quale si dichiara fin d’ora la propria disponibilità ad intervenire, anche con qualificata delegazione tecnica.

Siamo più che mai convinti che ora sia necessario nel settore un cambio di paradigma (non essendo quello attuale largamente condiviso dalla comunità di esperti). Anzi un doppio cambio di paradigma: sperimentare nuove tecnologie geotermiche che siano capaci di non avere impatti significativi sui territori come la geotermia di “terza generazione” (che non muove fluidi, ma utilizza il calore del sottosuolo) e la geotermia a “bassa entalpia”, già prontamente utilizzabile, ma che va normata e sostenuta. Insomma una geotermia che sia realizzabile in ogni luogo e non solo nelle aree idrotermali (e quindi potenzialmente sismiche del paese) – ampliando quindi la sua possibilità di sfruttamento- ma evitando le aree dedicate ad altre importanti vocazioni territoriali; per fare questo è essenziale che il Governo smetta di alimentare con gli incentivi la geotermia speculativa ed inquinante liberalizzata dal piano Berlusconi-Scajola.

Inoltre è necessario avere una nuova politica per il settore che riveda le politiche di sostegno al raggiungimento degli obiettivi energetico-ambientali della Strategia Europa 2020 a cominciare dall’eliminazione di nuovi incentivi per i grandi impianti di sola produzione di elettricità, privilegiando invece gli investimenti sull’efficienza energetica e sulla produzione di calore, di cui siamo deficitari come Paese. Il tentativo delle aziende della “buona geotermia” (e di ex-verdi riciclati) è far credere che è solo un problema di processo, ossia che si possa fare la “buona “ geotermia con alcuni accorgimenti “soggettivi” e tanto spirito “positivo”, quando invece è un problema di tecnologie usate e quelle idrotermali che fanno muovere i fluidi presentano i problemi non risolti già detti, per non parlare del non-sense “economico” della geotermia elettrica che –tramite gli incentivi- costa al Paese 4 volte di più delle altre forme di produzione, (ma tanto gli incentivi li pagano i cittadini e le imprese sulle bollette elettriche!), in un momento in cui il Paese si de-industrializza, ed il prezzo del barile di petrolio è ai minimi storici…e lo sarà forse molto a lungo!

-che il Governo emetta tali norme al più presto, si è già ritardato abbastanza. Ritardare ancora o peggio usare la politica del “dire” ma del “non fare” non aumenta certo la credibilità del piano geotermico del Governo, su cui il Parlamento ha sentito la necessità di intervenire: ignorare gli impegni assunti in Risoluzione porterà inevitabilmente allo scontro con le opinioni pubbliche locali, ad impianti affidati frettolosamente a società inesperte, ad un elevato rischio di incidenti e ad una conclusione che sarà: “o una geotermia fatta male o nessuna geotermia”. Questo noi cittadini e le istituzioni del nostro Paese non lo possono accettare. La riforma della geotermia è ormai una necessità ineliminabile.

———-ooOoo———-

PER APPROFONDIRE:
> Risoluzione parlamentare sulla geotermia: bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.
> 5 novembre 2015, iniziativa della Rete nazionale NOGESI a Montecitorio. Tutti a Roma!
> Roma, 5 novembre 2015. La Rete NOGESI porta in Parlamento la proposta dei cittadini sulla geotermia.

Basta altra geotermia in Amiata: presentate le osservazioni contro il progetto Casa del Corto a Piancastagnaio

Casadelcorto satRipubblichiamo il testo di Mariella Baccheschi “Piancastagnaio. Geotermia, impianto pilota a Casa del Corto: inviate le “osservazioni” al Ministero” del 16/2/2016 su Amiatanews.

 

 

 

Sono 8 le “osservazioni” del pubblico, inviate dai cittadini, in proprio e in qualità di membri dei comitati ambientalisti dell’Amiata.
Informate per conoscenza la Regione Toscana, la Provincia di Siena, i Comuni di Piancastagnaio, Abbadia S. Salvatore, San Casciano dei Bagni
E’ sempre possibile presentare ulteriori azioni da parte dei cittadini

Sono partiti  nella giornata di venerdì 12 febbraio da Piancastagnaio e da Abbadia San Salvatore, ma non solo, più plichi contenenti “le osservazioni” del pubblico relativamente alla procedura di VIA del progetto per la costruzione di un impianto pilota denominato Casa del Corto in Piancastagnaio, nonché la richiesta di avvio di una inchiesta pubblica e contraddittorio, così come stabilisce la legge 152/2006.
A inviare il materiale  diversi cittadini, in proprio e in qualità di membri dei comitati ambientalisti dell’Amiata.
Le osservazioni, suddivise in settori, numerate in progressione seguite da una sintetica motivazione, sono precedute da una premessa, che serve a analizzare approfonditamente le problematiche già presenti sul territorio, dove da oltre 50 anni persiste l’attività mineraria di estrazione di calore geotermico condotta dal gestore unico Enel Green Power. In particolare si contestano alla società proponente, una pressoché sconosciuta “Svolta Geotermica srl”, “la mancata conoscenza dello stato del territorio nel quale va a  operare e della condizione economico-sanitaria della popolazione residente; la insussistenza delle garanzie di emissioni di processo nulle, quale caratteristica essenziale degli impianti pilota; la apparente insussistenza in capo al soggetto proponente delle caratteristiche industriali e finanziarie necessarie alla ottimale utilizzazione della risorsa mineraria; l’assoluta indifferenza rispetto alla potenziale vocazione agricola e agrituristica della zona. Quanto agli aspetti riguardanti  subsidenza, sismicità indotta, interferenza acquiferi, utilizzo delle risorse acquifere, re-iniezione e polveri prodotte dalla perforazione dei pozzi si osserva che non vengano  adeguatamente trattati nel piano e si auspica la richiesta di integrazioni da parte della commissione ministeriale. La richiesta finale è pertanto che il ministero competente sospenda il procedimento di valutazione di impatto ambientale, anzi respinga tout court  la domanda di Svolta Geotermica, in quanto il progetto depositato risulta  carente, assolutamente incompleto, contraddittorio”, né  rispettoso di “molteplici disposizioni di legge”.

Questo il testo del documento:

Piancastagnaio, 11 febbraio 2016

Spett.le
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali – Divisione II Sistemi di Valutazione Ambientale,

….

Oggetto: Osservazioni del pubblico sullo Studio di Impatto Ambientale relativo all’Impianto Pilota denominato Casa del Corto in Piancastagnaio (Si). Proponente Svolta Geotermica s.r.l.

1-Invio Osservazioni, a norma dell’art. 24 D. Lgs. 152/2006  in merito alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto per la costruzione di Impianto Pilota denominato Casa del Corto in Piancastagnaio (Si).

2-Richiesta di avvio di una Inchiesta Pubblica e Contraddittorio, ai sensi dell’art. 24 co. 6 D. Lgs. 152/2006

I sottoscritti cittadini e specificamente: BP, FL, MPMB e VA, in proprio e quale membri del Comitato Salvaguardia Ambiente Amiata (Abbadia S. Salvatore), tutti soggetti facenti parte dei comitati ambientalisti dell’Amiata e delle associazioni e gruppi che, a vario titolo, hanno operato per la Salvaguardia dell’ambiente e del territorio amiatino e che già nel passato hanno presentato alla Regione Toscana ed a vari Uffici Preposti diffide, memorie, osservazioni ricorsi avverso i vari progetti di sfruttamento della risorsa geotermica nel territorio Amiatino e più specificamente al Progetto per il Piano di Riassetto Enel di Piancastagnaio, per la costruzione della Centrale Bagnore 4,  per il permesso di ricerca Sorgenia ecc., in merito al progetto di realizzazione di Impianto Pilota Geotermico Casa Del Corto, presentato da Svolta Geotermica, intendono inoltrare le seguenti osservazioni e chiedere l’avvio di una Inchiesta Pubblica e Contraddittorio, ai sensi dell’art. 24 co. 6 D. Lgs. 152/2006, tenuto conto della particolare ed oggettiva rilevanza in negativo che il progetto in oggetto può assumere per il territorio e la popolazione dell’AMIATA

       Le Osservazioni sono suddivise in settori, sono numerate in progressione e seguite da una sintetica motivazione con riferimento a documenti già in possesso dell’Amministrazione Pubblica e che vengono menzionati nel corpo del testo ed ai quali si rimanda per completezza.

Le osservazioni tengono inoltre conto della realtà ambientale e sociale nella quale la società Svolta Geotermica intende operare e comportano l’analisi dei dati di un territorio che è già oggetto di sfruttamento e depauperamento da parte di Enel, nonché degli ultimi interventi sul territorio Amiatino, che non può non essere considerato nel suo complesso, costituiti dal piano di riassetto di Piancastagnaio, approvato nel 2011 (deliberazione della Regione Toscana del 11.4.2011 n. 229, pubblicata nel Burt R.G. il 20 aprile 2011) e dalla realizzazione della Centrale di Bagnore 4 (deliberazione della Giunta Regionale toscana n.810 del 10 settembre 2012, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana il 19 settembre 2012) e dei relativi e successivi procedimenti autorizzativi dal cui contenuto per quanto concerne i pareri istruttori, non si può affatto prescindere.

La Commissione Ministeriale, nell’esprimere quindi il suo parere, non potrà non analizzare  l’impatto complessivo prodotto da tutti gli impianti già in essere e autorizzati con quello in via di approvazione.

Premessa

La premessa analizza le peculiarità del territorio amiatino ed in estrema sintesi le problematiche che emergono dall’attività mineraria di estrazione di calore geotermico condotta ormai da oltre cinquanta anni dal Gestore Unico Enel Green Power, il quale vanta sul territorio di Piancastagnaio, ma in generale sull’Amiata, un diritto di sfruttamento, derivato da concessioni prorogate ex lege, e senza adeguato controllo sugli impianti esistenti e di vecchia generazione, all’anno 2024 (decreto n. 5328 del 15.11.12 Regione Toscana Giunta regionale direzione generale politiche territoriali, ambientali e per la mobilità, Area di Coordinamento Ambiente, energia e cambiamenti climatici Settore energia, tutela della qualita’ dell’aria e dall’inquinamento elettromagnetico e acustico, avente per oggetto: “Concessione mineraria di coltivazione di risorse geotermiche “Piancastagnaio” Enel Green Power S.p.A. – Conferma di cui all’art. 7 del D.Lgs. 11 febbraio 2010 n. 22” intervento normativo che fa seguito dell’Accordo definito Protocollo D’Intesa Regione Toscana-Enel del 2007 al quale si rinvia).

Le centrali Enel presenti a Piancastagnaio, se si escludono gli interventi derivanti dal Piano di Riassetto, non hanno seguito l’iter previsto attualmente dalla procedura di V.I.A. non ancora in vigore al momento dell’autorizzazione; nessuna delle centrali e degli interventi di Riassetto presenti in tutto il territorio Amiatino, sono state sottoposte alla procedura di Valutazione Impatto Sanitario.

Non esiste un adeguato bilancio idrico dell’’Amiata le cui acque, principale risorsa del territorio, fino a qualche anno fa, hanno rifornito la bassa Toscana e l’alto Lazio, servendo una vasta popolazione. Esistono invece studi che classificano il territorio di Piancastagnaio come zona sismica ad elevato rischio. Non esistono adeguati studi sanitari, ad eccetto quello limitato di cui parleremo in seguito, che individuino l’eventuale correlazione fra la presenza di numerose patologie e lo sfruttamento industriale derivato prima dall’estrazione mineraria e poi dall’estrazione di calore.

Quello che gli scriventi intendono sottolineare è come il progetto di Svolta Geotermica, si inserisca in un contesto di “grave degrado ambientale” che interessa tutta l’Amiata e che è in grandissima parte derivato dalla presenza delle numerose centrali  geotermiche dell’Enel.

Le generalizzazioni, comunemente fatte in ambito europeo e italiano, di considerare la Geotermia una fonte energetica “pulita e rinnovabile” sono poco rispettose delle singole realtà, specie in Amiata, dove le caratteristiche geologiche e l’alta presenza di mercurio, legata anche alla storia mineraria del territorio, costituiscono ulteriori e documentati elementi di preoccupazione per la tutela della salute e dell’ambiente.

In Amiata la geotermia, per la natura dei fluidi geotermici, è molto più inquinante e pericolosa che nell’area tradizionale di Larderello. Sono migliaia le tonnellate di inquinanti “con caratteristiche tossicologiche ed eco tossicologiche rilevanti”, così Arpat li definisce, scaricati quotidianamente in atmosfera con ricadute sul territorio e su centri abitati: acido solfidrico, mercurio, arsenico, radon, ammoniaca, acido borico, anidride carbonica, metano ed altro ancora, molti dei quali cancerogeni. I dati contenuti nei rapporti Arpat (vedi sito Arpat- aggiornamenti) nei vari anni, prima e dopo l’apposizione degli abbattitori Amis alle centrali Enel, evidenziano le emissioni annuali di alcuni inquinanti rilasciati ormai da molti anni in atmosfera dalle centrali geotermiche e destinate e peggiorare non appena sarà a pieno regime la potenza massima autorizzata con il Piano di Riassetto di Piancastagnaio e con la centrale di Bagnore 4.

E’ un dato appurato che in Amiata anni di sfruttamento hanno dato luogo al manifestarsi di varie criticità che si riassumono sostanzialmente in quattro argomenti;

1) grave situazione sanitaria, nell’area geotermica della Toscana meridionale, emersa dalla ricerca epidemiologica del 2010, condotta dalla Fondazione Monasterio per conto dell’Agenzia Regionale di Sanità, aggiornata nel 2015;

2) pericolo di interferenza tra acquifero superficiale idropotabile e l’acquifero geotermico profondo, con conseguente abbassamento della superficie della falda superficiale, consumo di acqua potabile per fini industriali, inquinamento delle acque causato dalla risalita di gas, in particolare l’arsenico, presente nel campo geotermico, fenomeni legati alla subsidenza;

3) inquinamento dell’aria e del suolo dovuto alle emissioni delle centrali per la presenza di sostanze tossiche e nocive;

4) aumento dei rischi per la sismicità indotta.

Sul punto 1) La Regione Toscana, attraverso l’Agenzia Regionale di Sanità (Ars), ha commissionato alla Fondazione “Gabriele Monasterio” e al Cnr di Pisa uno Studio epidemiologico (Rapporto) per verificare lo stato di salute dei residenti nei sedici comuni toscani sedi di impianti geotermici (Il Rapporto, pubblicato nell’Ottobre 2010, scaricabile dal sito della Regione Toscana, successivamente aggiornato, è stato pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione).

Il Rapporto definisce i risultati per le due aree geotermiche della Toscana, quella a sud in Amiata e quella della zona nord di Larderello, mettendo in evidenza i risultati per zona e per popolazioni esposte, segnalando sostanziali diversità tra uomo e donna, com’è normale in studi simili.

Il Rapporto ha evidenziato nella zona sud, cioè in Amiata, una grave situazione sanitaria: + 13% di morti all’anno (dal 2000 al 2006) e +10% (aggiornamento fino al 2009), dato statisticamente significativo, negli uomini rispetto alla media regionale e ai Comuni limitrofi, percentuale che nei Comuni di Arcidosso, Abbadia S. Salvatore e Piancastagnaio, dove dovrebbe essere costruito l’impianto Pilota, raggiunge quasi il 30% di cui la maggior parte per tumori.

Le giustificazioni usate dalla Giunta regionale e da alcuni dirigenti dell’ARS, per addebitare tali dati a presunti e non documentati diversi stili di vita degli abitanti Amiatini, sono state smentite dai risultati di una più recente indagine comparativa del dott. Voller dell’Agenzia Regionale di Sanità Toscana sugli stili di vita in Amiata e sui consumi della sua popolazione; da tale studio è emerso che non c’è differenza fra lo stile di vita dei comuni limitrofi non geotermici e quelli interessati allo sfruttamento.

Tutto ciò significa che sull’Amiata, ad incidere sullo stato di salute della popolazione, non possono non essere anche le condizioni ambientali locali.

La cosa più rilevante che emerge da questo studio è contenuta nell’Allegato 6 al Rapporto; in tale allegato vengono individuate relazioni statisticamente significative, tra incrementi di malattie nei comuni geotermici e le concentrazioni crescenti nell’ambiente (aria, suolo e acqua) di Arsenico, Mercurio, Acido solfidrico ed altri inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche.

Si specifica che la stessa ARS nel parere espresso alla Regione Toscana a conclusione della procedura di Valutazione dell’Impatto Ambientale per la nuova centrale di Bagnore 4, ha sostenuto che il Rapporto non può essere considerato sostitutivo della VIS (“la ricerca di ARS- CNR non può essere considerata una valutazione di impatto sanitario che presuppone di analisi diverse ed adeguate allo scopo”), mentre è evidente come dallo Studio e dai suoi aggiornamenti, emerga una situazione di criticità sanitaria tale da indurre le autorità Regionali a commissionare un ulteriore approfondimento, con stanziamento di somme per oltre 800.000 euro.

Sul punto 2) Si ricorda semplicemente come in sede di trivellazione del piezometro disposto dalla Regione Toscana in loc. Santa Fiora (GR) – poggio Trauzzolo, così come nel piezometro di ENEL alla valle dell’Inferno siano emerse evidenze di interferenza tra acquifero superficiale e quello geotermico dalle quali potrebbe essere derivato il drastico abbassamento del livello della falda acquifera di 200-300 mt rispetto ai livelli precedenti agli anni ’60, ed il rilascio di sostanze gassose tossiche nell’acquifero (in particolare sono aumentate le concentrazioni di metalli pesanti come l’arsenico e si è manifestata risalita del Radon). Essendo stata profondamente ridotta la pressione dei campi geotermici le sostanze gassose dei fluidi geotermici possono risalire liberamente verso la superficie non essendo più bloccate dall’acquifero superficiale.

Sul punto 3) Rispetto all’inquinamento area e suolo si richiama quanto riportato nei rapporti Arpat, i cui dati si omette di ritrascrivere in quanto materiale in possesso della P.A.; in questo contesto facciamo solamente rilevare come gli abbattitori AMIS apposti alle centrali Enel non possono risolvere il problema costituito dalla grande quantità e varietà di inquinanti scaricati in atmosfera, alcuni dei quali non normati. Peraltro gliabbattitori Amis presentano frequentemente problemi di funzionamento tanto che continue e ripetute sono le comunicazioni di arresto dei medesimi che il Gestore invia alle autorità preposte al controllo. Non risulta neanche che tale situazione di arresto sia adeguatamente monitorata, con la conseguenza che appare incerta l’esposizione alla quale è sottoposta la popolazione Amiatina e soprattutto quella di Piancastagnaio.

Sul Punto 4) L’area di sfruttamento geotermico in questione è definita ad alto rischio sismico e in essa, guarda caso, nell’aprile del 2000 si è manifestato uno dei più grandi terremoti dell’Amiata, che ha danneggiato gravemente vari poderi (S.Vittoria , az. Nutarelli, Le Querciole ecc.) i cui lavori di ricostruzione sono stati da poco ultimati con ingenti costi pubblici e privati. L’epicentro di tale terremoto, ritenuto da parte della Comunità scientifica di tipo “indotto” (vedasi per tutti Mucciarelli M., Gallipoli M.R., Fiaschi A., Pratesi G. (2001) Osservazioni sul danneggiamento nella zona del Monte Amiata a seguito del terremoto del 1° Aprile 2000, Atti del X Congresso Nazionale “L’Ingegneria Sismica in Italia”), per l’appunto, si trovava proprio nell’area di Casa del Corto vicinissimo al nuovo impianto geotermico. Non solo, tutti gli studi commissionati dall’allora Comunità Montana Amiata versante senese/Comune Piancastagnaio, ma anche dalla stessa ENEL, hanno mostrato come gran parte della microsismicità riscontrata, sia esattamente localizzata nella stessa area di sfruttamento minerario.

Questo è quindi il quadro in cui si inserisce il Progetto di Svolta Geotermica che, peraltro, nella sua genericità, evidenzia la non conoscenza del territorio e soprattutto dei risultati di quegli studi, dati e rapporti sopra menzionati per l’analisi delle suddette criticità.

**°°**

1^ osservazione

Mancata conoscenza da parte della società proponente dello stato del territorio nel quale va ad operate e della condizione economico-sanitaria della popolazione ivi presente

Come anticipato, il progetto che si contesta, non prende in considerazione nessuna o quasi nessuna delle criticità sopra esaminate, evidenziando come da parte del Proponente vi sia una assoluta non conoscenza del luogo ove si andrà ad operare.

Basti per esempio l’affermazione contenuta a pag. 36 della Sintesi non tecnica ove il proponente afferma che Piancastagnaio non risulta incluso nell’elenco dei comuni ove sostanze inquinanti non hanno superato i limiti, per cui non emergerebbe alcuna criticità relativamente alla qualità dell’aria.

Dimentica forse Svolta Geotermica le quantità di mercurio, arsenico, acido solfidrico, ecc. e sostanze non normate che vengono comunque scaricate in atmosfera dalle centrali Enel, e che sono appunto riportate negli studi Arpat?

Si ricordano in tal senso i 372, 427 o 573 μg/mc di acido solfidrico rilevati dai diversi Consulenti Tecnici d’Ufficio nelle cause per immissioni intollerabili contro Enel rispetto ai 7 μg/mc indicati come soglia olfattiva dall’OMS, o magari le oltre 4.000 tonnellate annue di ammoniaca e i 404 kg annui di mercurio frutto delle misurazioni Arpat e Enel stessa sull’Amiata. Ritiene il Proponente di dover prescindere da tali dati nel proporre il proprio progetto?

Così come, in merito alla questione della salute, Svolta Geotermica (pag. 42 sintesi non tecnica) dimostra di non conoscere nulla delle risultanze degli ultimi studi condotti dalla Regione Toscane e del Rapporto sopra riportato, utilizzando i dati “dell’Atlante 2007; Banca degli indicatori per USl del Progetto ERA 2007”.

La conseguenza di tutto ciò è che il progetto in questione deve ritenersi insufficiente a comprovare le effettive ricadute sull’ambiente nel quale è destinato a realizzarsi e di conseguenza l’Autorità competente dovrà esprimere parere negativo

2^ osservazione

Progetto avente ad oggetto una c.d. “Zona Satura” ed in chiaro contrasto con gli obbiettivi del PAER approvato con delibera regionale n. 10 del 11.02.2015.

Ritengono gli scriventi che la società Svolta Geotermica voglia realizzare un impianto in zona satura ove le criticità sono enormi, evidenti e sotto gli occhi di tutti, e ciò in chiara ed aperta violazione della normativa vigente che peraltro impone una valutazione dell’impatto cumulativo dell’impianto in questione con i numerosi impianti geotermici presenti in Amiata.

La normativa Statale costituita dal codice dell’Ambiente (5 D. Lgs 152/2006 come integrato dall’allegato VII alla parte II), quella europea anche recepita recentemente (direttiva 2014/52/UE, entrata in vigore il 15 maggio 2014) e gli orientamenti giurisprudenziali in merito, importano che le valutazioni di impatto ambientaledebbano tener conto dell’incidenza del progetto nel suo complesso, collocato nell’ambiente nel quale va ad operare e messo in relazione con gli altri impianti industriali ivi presenti.

Del resto anche il Piano Ambientale energetico Regionale che pur si pone come obiettivo quello di aumentare la percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili, si propone di favorire “…ulteriore sviluppo della geotermia in Toscana, solo a condizione di assicurare un impatto ambientale complessivo migliore di quello garantito con le ultime autorizzazioni uniche rilasciate in materia”, precisando, in successive delibere che ciò vale in particolare per il territorio dell’Amiata dove il riassetto della concessione di Piancastagnaio e la nuova centrale denominata Bagnore 4, hanno portato la potenza complessivamente installata attorno ai 100 MW fissando un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”. Non è un caso che la stessa Regione Toscana, pur evidentemente interessata a mantenere e sostenere l’intero apparato monopolista Enel, chiamata ad esprimere il parere sul progetto di ricerca denominato “Seggiano” (Gr) abbia espresso giudizio negativo con delibera G.R.T. n. 1237 del 21.12.2015, proprio con la motivazione sopra riportata e cioè che la potenza già installata in Amiata rappresenta “un punto di equilibrio con la vocazione socio economica dei territori” .

Appare evidente quindi come il piano di Svolta Geotermica sia assolutamente carente in quanto non pone in relazione il Progetto con gli impianti geotermoelettrici già esistenti ed in generale con le criticità già riscontrate e con i piani di sviluppo regionali; per tale motivo il progetto, è del tutto insufficiente a garantire la compatibilità ambientale dell’impianto che si vuole costruire, per cui il parere non potrà che essere negativo anche per evitare la violazione della normativa statale e regionale sopra richiamata.

3^ osservazione

Insussistenza delle garanzia di emissioni di processo nulle, quale caratteristica essenziale degli impianti pilota.

L’art. 1, comma 3-bis, del D.Lgs. del 2010, n. 22, dispone che “al fine di promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuove centrali geotermoelettriche a ridotto impatto ambientale di cui all’articolo  9 del decreto legislativo 29dicembre 2003, n. 387, sono altresì di interesse nazionale i fluidi geotermici a media ed alta entalpia finalizzati alla sperimentazione, su tutto il territorio nazionale, di impianti pilota con reiniezione del fluido geotermico nelle stesse formazioni di provenienza, e comunque con emissioni di processo nulle, con potenza nominale installata non superiore a 5 MW per ciascuna centrale, per un impegno complessivo autorizzabile non superiore ai 50 MW; per ogni proponente non possono in ogni caso essere autorizzati più di tre impianti, ciascuno di potenza nominale non superiore a 5 MW. Gli impianti geotermici pilota sono di competenza statale”.

La norma presuppone che oggetto della procedura semplificata sia un impianto basato su tecnologie consolidate e conosciute.

Invece Svolta Geotermica propone un “impianto pilota” caratterizzato da soluzioni tecnologiche e progettuali innovative e pertanto non sperimentate e che non danno garanzia di affidabilità soprattutto rispetto al fatto che le “emissioni di esercizio siano nulle”.

Infatti, tra queste emissioni devono necessariamente essere considerate anche quelle derivanti dalla essoluzione dal fluido geotermico – essoluzione che è la conseguenza della depressurizzazione del campo indotta dalla estrazione dei fluidi stessi – e che risalgono verso la superficie attraverso le strutture geologiche e le rocce di copertura. Con sorpresa sembra che di tutta questa fenomenologia la Proponente non ne sia nemmeno vagamente a conoscenza: ha misurato la Proponente nell’area vasta le emissioni al suolo dei gas di natura geotermica (CO2, Radon, Arsenico, Mercurio, ecc.)? Quanto queste emissioni, già innaturalmente grandi a causa dello sfruttamento del campo geotermico da parte di ENEL, aumenteranno?

Peraltro la proponente non sembra considerare l’emissione di calore fra le conseguenze dello sfruttamento, mentre è cosa nota che l’emissione di calore incide sul microclima (destinato ad essere alterato vedasi pag. 52 e segg. sintesi non tecnica) e quindi anche in questo senso non si può parlare di   impianto “senza emissione nell’ambiente”.

Ciò comporta inevitabili conseguenze sotto il profilo della validità stessa della procedura adottata e ciò anche con riferimento all’eventuale incompetenza dell’Autorità procedente che invece è chiamata ad autorizzare solo progetti che diano garanzia di “impatto zero”.

4^ osservazione

Violazione e falsa applicazione nella presentazione del progetto dell’art- 22 D.Lgs 152/2006 e s.m.i. co. 3 lettera d) che prevede che lo studio di impatto ambientale contenga “una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dal proponente, ivi compresa la cosiddetta opzione zero, con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell’impatto ambientale”.

Nel caso di specie le motivazioni che la proponente ha portato a sostegno della propria iniziativa progettuale – con riferimento alla valutazione delle principali alternative prese in esame – appaiono a dir poco inconsistenti.

Svolta Geotermica infatti liquida l’argomento in questione in poche righe a pag. 7 della sintesi non tecnica, facendo appello al favor legislativo nazionale ed europeo in materia di impianti per la produzione di energia rinnovabile. In sostanza, Svolta Geotermica afferma che, siccome l’impianto è finalizzato alla produzione di energia rinnovabile, non sussisterebbero, per definizione, soluzioni alternative alla sua realizzazione.

Sul punto, occorre precisare che in nessun modo la normativa in materia ha liberalizzato la localizzazione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile. Il favor legislativo in materia è di carattere meramenteprocedurale (semplificazione dei procedimenti) e progettuale, e riguarda soltanto quelle opere che, da un’attenta valutazione di tutti gli aspetti di collocazione, necessità e risultati, possano senza alcun ragionevole dubbio definirsi di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti.

Ovviamente così non è nel caso in questione, ove Svolta Geotermica si trova ad operare su una zona satura di centrali di produzione di energia elettrica, ove le criticità sono quelle descritte sopra e soprattutto in zona che potrebbe essere orientata ad avere una vocazione diversa di sviluppo economico.

Del resto nel bilanciamento tra la tutela dei valori costituzionali sanità/ambiente/paesaggio e la produzione di energia da fonti rinnovabili, i primi non possono mai risultare recessivi rispetto alla seconda.

D’altro canto, non risulta nemmeno alcuna necessità di una eventuale integrazione in zona per quanto concerne la frazione di energia calore, posto che dagli impianti già esistenti di derivazione ENEL l’area sarebbe ampiamente servita dal punto di vista dell’utilizzo sia civile che industriale.

Peraltro anche confrontando i dati dei consumi nazionali (in caduta verticale) e della produzione nazionale da Fonti Rinnovabili (in crescita esponenziale) l’opzione “0” risulta più vantaggiosa. In questo momento il nostro paese si trova con una sovraproduzione da Fonti Rinnovabili. Rispetto agli impegni europei, alla Strategia Energetica Nazionale, al PAN “Fonti rinnovabili”, gli obiettivi del 2020 sono stati tutti raggiunti e superati. Nel 2014 l’Italia ha già raggiunto l’obiettivo previsto dalle normative europee con la percentuale del 17,1%; in particolare la produzione da fonti rinnovabili elettriche FER è stata del 46% a fronte di un obiettivo vincolante previsto dall’Unione Europea nel 2020 del 29 %.(FonteGSE http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Pubblicato-il-Rapporto-statistico-Energia-da-Fonti-rinnovabili-in-Italia-2014.aspx)

In questa fase storica quindi nel nostro Paese vi sono momenti della giornata in cui la produzione da fonti rinnovabili garantisce oltre il 50% dei consumi.

In definitiva non è dimostrata, e non è dimostrabile, la reale utilità dell’impianto in valutazione; anzi considerato il sistema incentivante riconosciuto – che graverà sulla bolletta di ogni italiano – l’impianto è dannoso e l’opzione “0” deve essere ritenuta la migliore.

5^ osservazione

Apparente insussistenza in capo al soggetto proponente delle caratteristiche industriali e finanziarie necessarie alla ottimale utilizzazione della risorsa mineraria.

La normativa in vigore, in attesa dell’emanazione delle linee guida di cui all’art. 17 del D.Lgs. 22/2010, prevede che alla domanda di VIA debba essere allegata – tra le altre cose – una relazione dalla quale risultino “le esperienze già acquisite dal richiedente nelle attività minerarie ed in particolare nel settore geotermico”.

Ebbene, nel caso di specie Svolta Geotermica nulla ha dimostrato in ordine all’esperienza richiesta dalla normativa di riferimento.

Con un’ulteriore anomalia: Svolta Geotermica è società a responsabilità limitata, con capitale sociale e capacità economica ridotta, e che appare inidonea a sostenere la realizzazione di un intervento come quello previsto per Piancastagnaio e, soprattutto, a sostenere la copertura del rischio cui la società potrebbe andare incontro per far fronte all’eventuale risoluzione di gravi incidenti ambientali in fase di ricerca/produzione o bonifiche sia in corso d’opera che successivamente al momento dell’esaurimento del pozzo.

Peraltro si osserva come la proponente non indichi neanche quelli che sono i costi per la dimissione e demolizione dell’impianto a fine vita e per la restituzione dell’area alla sua forma originaria, senza fornire alcuna garanzia riguardo alla regolarità ed adempimento di tale fondamentale operazione.

**°°**

6° osservazione

Indeterminatezza del progetto dipendente dall’esito della fase di perforazione

Anche nella sintesi non tecnica si legge testualmente: “La postazione di sonda è, a tutti gli effetti, un’opera temporanea strettamente legata all’attività di perforazione, a conclusione della quale la superficie sarà oggetto di ripristino territoriale totale o parziale, a seconda dell’esito del sondaggio. Il piano di recupero dell’area di postazione dipende strettamente dall’esito della perforazione e della produttività dei pozzi. In caso di successo, i pozzi saranno utilizzati per la produzione di energia ed in loco sarà mantenuta la postazione, pur in forma ridotta e con una visibilità minima (Figura 3.3.9a per CC 1, in cui è visibile anche l’Impianto ORC, e Figura3.3.9b per CC 2). …..In caso di esito negativo della perforazione, qualora il pozzo risulti inutilizzabile per uno degli obiettivi per cui era stato perforato, si procederà alla chiusura mineraria dei pozzi e alla demolizione delle opere civili”.

E’ evidente quindi che il progetto si svolge in fasi progressive, nel senso che la Proponente non è in grado di prevedere se una volta fatte le perforazioni, esso potrà essere portato avanti o dovrà eventualmente cambiare. La prima osservazione è quindi se Svolta Geotermica abbia adeguatamente valutato la natura dei fluidi nei quali andrà ad operare.

Quale garanzia viene data rispetto al fatto che il progetto non subirà modifiche in corso d’opera in considerazione proprio del fluido individuato e che non occorrerà autorizzare un progetto più impattante rispetto a quello originario?

Tali dati non sono forniti dallo studio che in tal senso dimostra tutta la sua carenza.

7° osservazione

Tale osservazione concerne l’utilizzo del suolo e l’assoluta indifferenza rispetto alle peculiarità della zona ed alla sua attuale o potenziale vocazione agricola e agrituristica.

Una centrale geotermica a causa dell’inquinamento che determina, compromette lo sviluppo di attività soprattutto di tipo agricolo, artigianale e turistico in un vasto raggio intorno ad essa e va a contrapporsi a realtà sociali ed economiche ben radicate o potenziali, che attraverso una molteplicità di piccole e medie aziende, creano occupazione in controtendenza con la crisi economica recente.

L’impianto in questione, per ovvie ragioni legate alle sue caratteristiche tecniche, risulta essere molto grande e ciò sia per quanto riguarda il sistema ORC sia per l’impianto di re-iniezione, che peraltro viene collocato a notevole distanza da quello di estrazione.

Ciò comporta un utilizzo del terreno notevole con sottrazione del medesimo alle colture ed alle attività di tipo tradizionale ed alle quali fino ad adesso era destinato, con enormi ripercussioni su un sistema sul quale è basata l’economia della zona di tipo agricolo e agrituristico. Numerosi sono infatti gli agriturismi della zona e le aziende che producono olio dop e colture pregiate.

Da considerare inoltre l’impatto visivo che l’impianto produce; vista l’ampiezza delle postazioni infatti, le stesse risultano visibili da ogni prospettiva inquadrata dal Proponente. L’effetto, a parere degli scriventi, è devastante sia per quanto concerne l’utilizzo del suolo sia perchè deturpa irreversibilmente la bellezza del paesaggio; pensiamo inoltre che questa è l’unica strada che si può percorrere per raggiungere Siena e la Montagna vista la non percorribilità, allo stato attuale, della SS Cassia.

La situazione di incompatibilità paesaggistica e ambientale è ancora più evidente se si considera che l’impianto non offre alcun vantaggio al territorio in termini di impiego di lavoro, se si esclude la manodopera necessaria per la costruzione; vero infatti che nel piano è previsto che il controllo della centrale sarà automatizzato con scarsa presenza di personale.

8° Osservazione

Le osservazioni che seguono sono di natura più spiccatamente tecnica e riguardano alcuni aspetti non adeguatamente trattati nel piano e rispetto ai quali la Commissione non potrà non chiedere integrazioni.

Subsidenza

La Proponente nel suo progetto prevede la subsidenza come problema sussistente e non necessariamente risolvibile, ma non sembra aver fatto tutte le necessarie indagini in proposito. Per esempio ha almeno ribattuto i capisaldi geodetici di primo e secondo grado per verificare quale sia stata la subsidenza legata alla geotermia dall’inizio dello sfruttamento geotermico (1958) ad oggi? Infatti, per paragone con Larderello, o anche estrapolando le misure di ENEL a Piancastagnaio, questa subsidenza potrebbe essere stata addirittura ben maggiore di 1 m.

Ha valutato la Proponente come i due ponti sul Fiume Paglia, quello sulla Cassia e quello sulla strada che dalla Cassia porta a Piancastagnaio, abbiano avuto dei cedimenti e se tali cedimenti, come sostenuto da una parte della comunità scientifica, siano conseguenza proprio dell’erosione delle fondazioni dovute alla subsidenza geotermica?

Quanto incrementerà il suo progetto la subsidenza già indotta attualmente dallo sfruttamento di ENEL?

Sismicità indotta e innescata

Visto la sismicità indotta dalla estrazione e dalla re-iniezione dei fluidi geotermici, e visti i terremoti distruttivi in località Casa del Corto (ove è stata addirittura proclamata la calamità naturale) che già nel passato da una parte della Comunità scientifica sono stati attribuiti allo sfruttamento da parte di ENEL, ha fatto la Proponente le necessarie indagini sismiche e sismotettoniche del caso? Ha valutato quanto la produzione e re-iniezione dei fluidi incrementerà la sismicità indotta o innescata già purtroppo generata dallo sfruttamento? Che cosa farà se indurrà, com’è prevedibile, dei sismi? Prima di sviluppare il campo geotermico, metterà in sicurezza sismica (come ad es. le autorità competenti hanno imposto in Olanda agli stoccaggi di gas) tutti gli edifici pubblici e privati in modo che non vi siano problemi? Che garanzie assicurative offre la Proponente al riguardo? Il progetto in questo senso sembra assolutamente carente e non può quindi trovare accoglimento.

Interferenza degli acquiferi

Vista la discussa interferenza tra gli acquiferi superficiali e geotermici e visto che la Proponente andrà a sfruttare lo stesso sistema idrotermale ampiamente sfruttato ed in sfruttamento da parte di ENEL, che indagini ha fatto la Proponente per garantire che, nell’area vasta, non vi sarà un’ulteriore impatto sugli acquiferi superficiali rispetto a quello che sembra già emergere dall’odierno sfruttamento? Che impatti vi saranno sugli acquiferi geotermici regionali e sulle sorgenti termali anche sfruttate a fini commerciali?

La Proponente ha fatto dei modelli calibrati che garantiscano il non peggioramento della situazione attuale e che garantiscano l’esistenza delle permeabilità adeguate all’estrazione e re-iniezione della quantità necessaria di fluidi geotermici senza ridurre o incrementare le pressioni originarie, cioè quelle esistenti prima dello sfruttamento geotermico da parte di ENEL? Quali sono le possibili reazioni acqua-roccia indotte dallo sfruttamento geotermico? Le ha la Proponente valutate? Che ne sarà dei gas essoluti durante la depressurizzazione in risalita dei fluidi? Che ne sarà dei solidi precipitati per il raffreddamento del fluido geotermico estratto? Verranno utilizzati e re-iniettati solventi? Di quanto sarà variata la composizione chimico-fisica del fluido geotermico inviato alla re-iniezione, rispetto alla composizione originaria?

Utilizzo delle risorse acquifere

Si osserva come nel Progetto si preveda l’utilizzo di acqua del Senna che viene attinta in fase di perforazione, e che costituisce comunque consumo di risorsa idrica; la Proponente non dice quanto sarà questo consumo né ci da garanzie di tutela della risorsa.

Re-iniezione

Si osserva come nel Progetto non sia fatta menzione del tipo di liquidi refrigeranti utilizzati, indispensabile invece per comprenderne l’eventuale tossicità e le modalità di smaltimento.

Polveri prodotte dalla perforazione dei pozzi

Nell’allegato riguardante le Polveri viene detto che non sussistono rischi di superamento dei valori limite di qualità dell’aria per il PM10. Si osserva che l’argomento delle polveri sottili dovrebbe meritare maggiore completezza inserendo anche le valutazioni sui PM 2,5, ed eliminando i dubbi che possono nascere dalle espressioni dubitative usate.

Tutto ciò premesso gli· esponenti che si riservano ulteriori e più specifiche osservazioni nel corso di svolgimento della procedura di valutazione

chiedono

in primis, che il Ministero competente dichiari la domanda di Svolta Geotermica inammissibile e/o improcedibile, con immediata sospensione del procedimento di valutazione di impatto ambientale;

nel merito, preso atto che il progetto depositato da Svolta Geotermica risulta carente, assolutamente incompleto, contraddittorio e che lo Studio di impatto ambientale ad esso allegato è parimenti viziato per errori di metodo e da numerose carenze, e che tutto ciò si sostanzia anche nella violazione di molteplici disposizioni di Legge, che venga espresso parere negativo di compatibilita ambientale e respinta la domanda di Svolta Geotermica.

Chiedono altresì che, ai sensi dell’art, 24 co. 6 D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., venga indetta un inchiesta pubblica per l’esame dello studio di impatto ambientale, dei pareri forniti dalle pubbliche amministrazioni e delle osservazioni dei cittadini. Ai sensi dell’art. 24 co. 8 D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., nell’ipotesi di non accoglimento di tale ultima istanza, si chiede che il proponente venga chiamato, prima della conclusione della fase delle valutazione, a sostenere il contraddittorio con i soggetti che hanno presentato osservazioni.

Riservata ogni ulteriore argomentazione alla lettura delle controdeduzioni e in fase successiva, si fa istanza affinchè le presenti osservazioni vengano acquisite agli atti del procedimento con pubblicazione delle stesse sul sito web relativo alla procedura in oggetto e si ribadisce la volontà degli esponenti di partecipare a tutte le fasi procedimentali, con esplicita richiesta di partecipazione alle sedute di ogni conferenza di servizi e di ricevere comunicazione diretta su ogni ulteriore passaggio procedimentale futuro.