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Progetto InVETTA Ars: i dati (parziali) non possono che confermare un allarmante problema sanitario in Amiata. Moratoria subito delle centrali geotermiche, esistenti e di progetto!

Tutte le analisi finora effettuate segnalano un eccesso generale di tutti gli inquinanti: Mercurio, Arsenico, Nichel, Cromo, Cobalto e, novità per l’Amiata, il Tallio, trovati in sangue e urina.

QUI LA PRESENTAZIONE ARS DEL PROGETTO INVETTA AD ARCIDOSSO 23/4/18 CON I DATI

 

Da molti anni, sulla base inequivocabile dei dati analitici del primo studio epidemiologico del CNR del 2010 (scarica qui), sosteniamo che le emissioni geotermiche in Amiata concorrono nel determinare gli eccessi di mortalità e di patologie registrati.
La Regione Toscana, mentre da una parte sta autorizzando altre nuove centrali geotermiche nel completo disprezzo dei principi di prevenzione e precauzione, dall’altra continua a finanziare nuovi studi sulle cause degli eccessi di mortalità per determinare “con certezza” ciò che non è determinabile: cioè l’esclusione della geotermia nelle patologie e nella mortalità in eccesso in Amiata.

Infatti, il nuovo studio InVETTA, non considerando l’insieme delle fonti inquinanti presenti e documentate in Amiata non sarà esaustivo e darà -probabilmente- l’alibi per chiedere nuove ricerche, rimandando, sine die, conclusioni certe.

Ma, ciò nonostante, non si può minimizzare sui risultati dei dati presentati dall’Ars il 23 aprile ad Arcidosso che smentiscono ancora chi continua a rassicurare sulla salute degli amiatini.
Premesso che abbiamo solo dati parziali, non essendo stata ancora analizzato tutto il campione previsto ed anche la popolazione non esposta, i cui risultati andranno comparati a quelli del campione amiatino, emergono comunque dati allarmanti, pubblicati dalla Agenzia Regionale di Sanità, in riferimento ai valori medi indicati dalla Società Italiana dei Valori di Riferimento (SIVR).

Ad esempio, per il Mercurio nel sangue la suddetta SIVR indica nel 2017 un valore medio nella popolazione non esposta in Italia di 1,2 microgrammo per litro (μgr/l) e che il 95% della popolazione italiana è sotto il valore di 5,2 μgr/l. Ebbene in Amiata secondo i dati InVETTA abbiamo un valore medio tre volte superiore al valore medio nazionale con il 30% dei casi, circa 200 persone sulle 637 analizzate in complesso, che superano il valore di 5,2μgr/l , con molti casi dieci/venti volte superiori al valore medio.
E certo sarebbe strano il contrario, considerato che lo studio del prof. Basosi, rappresentante italiano in sede UE per le energie rinnovabili, ha quantificato il Mercurio emesso nel 2010 in atmosfera con le centrali ENEL in Amiata pari al 42,5% di tutto il Mercurio emesso da tutte le industrie presenti sul territorio italiano. Se si pensa che tale emissioni ammontano a 400 kg/anno, pari 400.000.000.000 μgr/anno, ce n’è per tutti noi in abbondanza.
Ad aggravare la situazione del Mercurio, oltre ai segnalati valori oltre il 10% anche per il Nichel, il Cromo, l’Arsenico il Cobalto, è la situazione, relativamente nuova per l’Amiata, del Tallio, del quale si rilevano valori di più del doppio dei valori medi; giova rammentare che anche il Tallio, come afferma Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale di Informazione Tossicologica della Fondazione Maugeri di Pavia, “è un veleno molto potente, tossico sia per inalazione che per ingestione” e “questo elemento ha un assorbimento gastrico molto rapido – conferma Paolo Maurizio Soave, del Centro Antiveleni del policlinico Gemelli di Roma – e danneggia tutti gli organi, dal rene al pancreas al cuore ai polmoni”.

Con la consapevolezza che la classe politica corresponsabile dell’odierna situazione, anche sanitaria, causata dalla geotermia ad alta e media entalpia sia destinata a scomparire, diffidiamo ancora una volta gli amministratori pubblici, dalla Regione Toscana ai Comuni, ad attivarsi immediatamente con la sospensione di ogni attività geotermica (moratoria) almeno fin quando gli enti preposti, Ars e Arpat, non daranno esiti definitivi alle ricerche, anche in base al principio di precauzione dettato dalle regole comunitarie della UE.

Sos Geotermia – Rete nazionale NoGESI


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Il Tirreno (clicca sull’immagine per ingrandire, o vai alla notizia online)

 

 

 

 

 

 

 

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La montagna che non vuol morire. Il punto sulla situazione sanitaria

PINOCCHIO AMIATA LETTO MALATOL’accavallarsi delle notizie in merito alla geotermia toscana rischiano spesso di far dimenticare questioni che, seppure già assodate e ormai patrimonio delle popolazioni, continuano a rimanere fondamentali per comprendere la dura opposizione di comitati e cittadini alla geotermia, soprattutto sul monte Amiata.
Per questo è bene riprendere, aggiornandoli, gli aspetti più gravi legati alla questione sanitaria sul monte Amiata.

 

Le emissioni e gli effetti degli impianti geotermici variano notevolmente da zona a zona, a seconda sia della natura mineralogica del bacino geotermico, che delle tecnologie utilizzate. Pertanto non si può mai generalizzare.
Le altissime temperature, con cui risalgono in superficie i vapori, fondono di norma i minerali presenti, i cui elementi vengono rilasciati in atmosfera dalle centrali “flash”, come quelle in Amiata, di più vecchia generazione. Esse immettono, salvo quanto trattenuto in parte dai filtri, quantità rilevanti di mercurio, arsenico, anidride carbonica, idrogeno solforato ed altri elementi tossici.

tabella2Ancora da ulteriori recenti pubblicazioni scientifiche, il prof. Riccardo Basosi e del dott. Mirko Bravi (*), le emissioni della geotermia dell’Amiata rappresentano il 17,7% per l’ammoniaca e il 42,5% per il mercurio di tutte le emissioni italiane relative ai settori industriali(clicca sulla tabella per ingrandire)

Per quanto riguarda le emissioni climalteranti delle centrali geotermiche dell’Amiata, gli stessi ricercatori scrivono in un recente studio (**) che: dal punto di vista dell’ACP [potenziale di acidificazione], l’impatto derivante dall’energia prodotta dalle centrali geotermoelettriche del Monte Amiata è in media 2,2 volte maggiore dell’impatto di una centrale a carbone. Il valore medio dell’ACP di Bagnore 3 è 4,3 volte più alto di una centrale a carbone e circa 35,6 volte più alto di una centrale a gas. Gli alti valori dell’ACP del campo geotermico di Bagnore rispetto a quello di Piancastagnaio, sono connessi alla grande quantità di ammoniaca (NH3) presente nelle emissioni di Bagnore 3”.

Le molecole di ammoniaca contribuiscono alla formazione delle polveri sottili Pm10 e Pm 2,5; sono trasportate a molte decine di Km di distanza e in atmosfera subiscono varie reazioni chimiche. Sulle più autorevoli riviste scientifiche (***) americane è aperto un dibattito sia sul costo sanitario delle emissioni di ammoniaca, stimato di recente pari a 100 dollari al kg, che sulla convenienza o meno di incrementare le produzioni agricole interne per l’esportazione di cereali e carne che richiedono dosi notevoli di concimi ammoniacali.

L’ammoniaca è infatti universalmente riconosciuta come un precursore del particolato inorganico, i cui effetti pericolosi e nocivi per la salute umana sono ormai accertati da almeno un decennio. Le polveri sottili sono costituite chimicamente, per circa il 70%, da sali ammoniacali: Nitrato di Ammonio e Solfato di Ammonio. Mentre nelle città e nelle aree industriali gli ossidi di zolfo e di azoto vengono emessi dalle auto, dalle fabbriche e dagli impianti di riscaldamento, l’ammoniaca di solito proviene dalle attività agricole di concimazione e di allevamento del bestiame. In Italia anche dalla geotermia dell’Amiata.
Ciò nonostante, il danno sanitario alla popolazione non viene considerato. A denunciare tale situazione, come riportato nelle pubblicazioni citate, è il prof. Riccardo Basosi, che scrive: ”Paulot e Jacob, chimici dell’Harvard University, descrivono le modalità di interazione dell’NH3 in atmosfera per formare particelle nocive e calcolano che l’impatto sulla salute umana (secondo l’EPA) negli Stati Uniti è pari a 100 $ al kg di NH3 emesso in atmosfera. Il problema dell’ammoniaca è stato discusso nel 2014 anche da Eric Stokstad sulla rivista Science giungendo alle stesse conclusioni. A livello europeo, il CAFE aveva quantificato nel 2005 i danni generati dall’NH3 specifici per l’Italia in media pari a 20,5 euro/kg di NH3”.
Pertanto il costo sanitario annuo delle emissioni di ammoniaca dalle centrali geotermiche dell’Amiata, che sono ammontate nel 2010 a 4.334 tonnellate, è stimato solo per quell’anno in oltre 90 milioni di euro. Cifre simili vengono invece date al gestore degli impianti sotto forma di incentivi per le energie rinnovabili.

La Regione Toscana ha pubblicato nel ottobre 2010 uno studio epidemiologico del CNR per verificare i possibili danni alla salute dei residenti nei sedici comuni della Toscana, sede di impianti geotermici, situati in due differenti aree: quella tradizionale nei comuni di Pisa e di Siena di Larderello e Pomarance e quella dell’ Amiata. Tale studio è stato aggiornato nel 2012 ed è ancora oggi oggetto di revisione, ma non viene più aggiornato il suo Allegato 6, che nel 2010 ha accertato per 54 patologie che ci sono evidenti correlazioni statisticamente significative tra l’aumento dei casi accertati di tali malattie e le concentrazioni crescenti di mercurio, arsenico, acido solfidrico… …misurate nei paesi geotermici e prodotte in gran quantità anche dalle centrali geotermiche.

L’analisi dei dati forniti dallo studio epidemiologico del 2010 sull’inquinamento di aria, acqua e suolo, rilevati nelle due aree geotermiche, ha messo in evidenza diversità importanti tra le due aree geotermiche per la quantità e qualità degli inquinanti rilasciati in atmosfera.
Lo studio per gran parte degli effetti sanitari, tiene correttamente ben separate le due are geotermiche, mettendo in evidenza i risultati per zona e per popolazioni esposte, segnalando sostanziali diversità tra uomo e donna e per area geografica.
Dall’analisi dei dati prodotti in suddetti studi emerge che, per i tumori, nei maschi residenti nei comuni geotermici dell’Amiata si registra un eccesso statisticamente significativo del + 13% (2010) e +10% (2012).
Per tutti i tumori sono segnalati eccessi statisticamente significativi intorno al + 30% in diversi comuni.
Nonostante tali dati, le conclusioni sono state fatte sui dati complessivi delle due aree geotermiche, aggregando valori molto differenti tra loro e diluendo situazioni molto preoccupanti in violazione di molti autorevoli studi in materia, che denunciano (****) tali metodi errati di confondimento, cumulando dati ricavati su popolazioni diversamente esposte.
E’ peraltro accertato anche in studi successivi che non hanno rilevanza i presunti diversi stili di vita” delle popolazioni locali, inizialmente ipotizzati dalla Giunta della Regione Toscana.

 

Note:

(*) Il prof. Riccardo Basosi, ordinario di Chimica Fisica presso l’Università di Siena, è stato nominato dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, tra i Rappresentanti italiani nel Comitato di Horizon 2020, Programma quadro della ricerca europea per il periodo 2014-2020: http://www.dbcf.unisi.it/en/department/people/academic-staff/riccardo-basosi
Il dott. Mirko Bravi è laureato in Economia Ambientale e con PhD in Scienze Chimiche indirizzo Ambientale (ottenuto sotto la direzione del Prof. Enzo Tiezzi), è socio fondatore ed E.S.Co. & LCA-LCC Manager di LMS ENERGIA. La sua esperienza unisce aspetti della ricerca scientifica dell’industria e della finanza, con l’obiettivo di implementare nuove opportunità di sviluppo sostenibile.

(**) M. Bravi-R. Basosi, Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy, in “Journal of Cleaner Production”, 66 (2014), pp. 301-308
http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2014/12214/Bravi%20M%20Basosi%20R%20Environmental%20impact%20of%20electricity%20from%20selected%20geothermal%20power.pdf
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652613007798

(***) Si segnalano due lavori:
–F.Paulot e D.J.Jacob, “Hidden Cost of U.S. Agricultural Exports: Particulate Matter from Ammonia Emissions” in Environmental science & technology, 2014, 48 (2), pp 903–908: 
http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/es4034793
–Erik Stokstad, “Ammonia Pollution From Farming May Exact Hefty Health Costs”, in Science 17 January 2014: Vol. 343: 
https://www.sciencemag.org/content/343/6168/238.summary?related-urls=yes&legid=sci;343/6168/238

(****) Si segnalano diversi studi che denunciano l’opera di confondimento:
a) V.Gennaro, P.Ricci, AG.Levis, P.Crosignani. Epidemiology’s and epidemiologists’ vice and virtues: Vizi e virtù dell’epidemiologia e degli epidemiologi. Epi & Prev 2009; 33 (4-5), supp 2:49-56. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20124642
b) V.Gennaro, L.Tomatis. Business bias: How epidemiologic studies may underestimate or fail to detect increased risks of cancer and other diseases. Int J Occup Environ Health 2005;11:356–359:  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16350469
c) S.Parodi, V.Gennaro, M.Ceppi, PL.Cocco Comparison bias and dilution effect in occupational cohort studies. Int J Occup Environ Health 2007; Apr-Jun: 13 (2): 143-52:  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17718170
d) Hernberg. ”Negative” results in cohort studies: how to recognize fallacies.SJWEH.1981; 7:121-6: http://www.sjweh.fi/show_abstract.php?abstract_id=2589
e) N.Pearce. Corporate influences on epidemiology. Int J Epidem 2008; 37(1):46-53: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18245050
f) N.Bailar. How to distort the scientific record without actually lying: truth, and the arts of science. Eur J Oncol 2006; 11(4):217-224.
g) D.Michaels. Doubt is their product. How industry’s assault on science threatens your health. Oxford  University Press 2008.

 

La insostenibilità della Geotermia in Toscana, emergente da recenti studi epidemiologici

Medicina Democratica_logoPubblichiamo il lavoro realizzato in collaborazione con Medicina Democratica in merito alla geotermia e alle ricadute sulla salute.

 

L’articolo completo è scaricabile cliccando qui, quello che segue è il riassunto in premessa:

Premessa.  La Regione Toscana ha pubblicato nel ottobre 2010 uno studio epidemiologico (SE), prodotto dall’ARS Toscana, dalla Fondazione Monasterio e dal CNR di Pisa per verificare i possibili danni alla salute dei residenti nei sedici comuni della Toscana, sede di impianti geotermici, situati in due differenti aree: una a nord (Larderello, PI e Radicondoli, SI) ed una a sud (Amiata grossetana e senese).
Obiettivo.  Abbiamo voluto verificare i materiali e metodi ed analizzare la coerenza tra conclusioni e risultati dello studio SE.
Materiali e metodi.  La nostra indagine ha riesaminato lo studio epidemiologico (SE) pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione (2012) e ha verificato i dati osservati sulla popolazione esposta.    Come riferimento sono state considerate 2 popolazioni: quella residente in Toscana, che ha fornito i dati attesi, ritenuti nella norma e quella locale costituita dai residenti nei comuni situati in un raggio di 50 km dalle centrali geotermiche, che ha fornito dati utili ad escludere condizionamenti socio economici.
Risultati.  L’analisi dei dati forniti da SE sull’inquinamento di aria, acqua e suolo, rilevati nelle due aree geotermiche, mette in evidenza diversità importanti per la quantità e qualità degli inquinanti rilasciati in atmosfera, in particolare mercurio, boro, arsenico, ammoniaca, radon e acido solfidrico. Altri inquinamenti risultano provenire da precedenti attività minerarie e da siti ancora da bonificare.
Lo studio SE, per gran parte degli effetti sanitari, tiene correttamente ben separate le due aree geotermiche, mettendo in evidenza i risultati per zona e per popolazioni esposte, segnalando sostanziali diversità tra uomo e donna e per area geografica. Dall’analisi dei dati disaggregati, emerge che nei maschi residenti nei comuni geotermici dell’area dell’Amiata si registra un eccesso statisticamente significativo della mortalità per tutte le cause del 13%. Per tutti i tumori sono segnalati eccessi (circa 30%) statisticamente significativi in tre paesi: Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio e Arcidosso.
Conclusioni.  Riteniamo che SE esprima conclusioni erroneamente rassicuranti poiché non sono state  indagate le conseguenze di altri inquinanti (es radon), né ha valutato i loro effetti cumulativi ed è mancata una reale georeferenziazione della popolazione (esposta e di controllo). Nonostante l’evidenza di questi limiti e l’emersione di alti rischi, lo studio SE ha basato la sua rassicurazione aggregando valori molto differenti tra loro e diluendo situazioni molto preoccupanti. Il mascheramento di questa alta stima di alcuni rischi impedisce il corretto riconoscimento dei danni già subiti e produce nuovi danni alla salute della popolazione esposta.

… continua a leggere cliccando qui

PUBBLICATO IL LIBRETTO ‘ABGEOTERMIA’

GEOINTERNO8_3_2013:UNA MODERNA PROPOSTA‘CHE COS’E’ – I DANNI CHE FA – I RESPONSABILI – LE ALTERNATIVE’ è il sottotitolo del libretto ‘ABGeotermia’ che abbiamo pubblicato grazie a Strade Bianche e che contiene , appunto, l’ABC della questione geotermia sul monte Amiata con tutti i riferimenti alla documentazione ufficiale alla quale, come sempre, facciamo riferimento. Contiene anche le nostre proposte sull’energia e sullo sviluppo sostenibile sulla montagna.
La diffusione sta iniziando su tutto il territorio amiatino, a offerta libera, e vi invitiamo a leggerlo e regalarlo ai vostri amici.

Ricordiamo che è anche possibile fare una donazione online per sostenere la battaglia di Sos Geotermia collegandosi qui.

Riportiamo l’indice degli argomenti:

>DI CHE SI PARLA
>CHE COS’ E’ LA GEOTERMIA
>LA SALUTE NEGATA
-Le diversità dei flussi geotermici e delle matrici geologiche nelle diverse aree
-Risultati diversi nelle diverse aree geotermiche
-In Epidemiologia non si possono mescolare le diversità registrate in aree con differenti esposizioni sulle popolazioni.
-In Amiata ci sono prove che la Geotermia non sia sostenibile, mentre non ci sono prove del contrario
-Un aggiornamento dello Studio epidemiologico, incompleto e con conclusioni fuorvianti
>SULLA MANCATA TUTELA DELLE FALDE IDROPOTABILI
-Mancano i bilanci idrici per sostenere la rinnovabilità della geotermia
-Stanno pensando di abbandonare le sorgenti del Fiora
>SULLA PERDITA DELLA QUALITA’ DELL’ACQUA POTABILE
-La pericolosità dell’arsenico nell’acqua potabile
-La mancata informazione ed eliminazione delle fonti inquinanti
>LE ALTERNATIVE
–Energetiche
–Qualità della vita per un’altra Amiata possibile
>CONCLUSIONE

La Nazione del 23 aprile 2013

AMIATA DISTRIBUZIONE GRATUITA
La geotermia è dannosa? Uno studio nel libro di «SoS»
di Cristiano Bernacchi
MENTRE IL DIBATTITO in Amiata sulla geotermia non si placa il comitato Sos Geotermia pubblica un libro sull’argomento. Si intitola ABGeotermia (Stampa Alternativa) e contiene una sorta di ABC sulla questione geotermica in Amiata. Al suo interno vengono riportati riferimenti ai documenti ufficiali stilati dalla Regione, da Arpat e dalle Università che hanno dedicato studi a riguardo. Sono diversi i punti interrogativi che emergono da questo libro, nel testo però, oltre ai soliti capitoli che discutono su come la geotermia in Amiata sarebbe dannosa e poco sostenibile, si trovano anche voci che parlano di alternative: il fotovoltaico e il suo virtuoso sviluppo. È iniziata la diffusione del libretto ad offerta gratuita, partita da Castel del Piano, ma che raggiungerà tutto il comprensorio amiatino.

‘Quindici uomini sulla cassa del morto’. Misteri, bugie e smentite sui decessi in Amiata

isola tesoro trivelleDalla pubblicazione, nell’ottobre del 2010, dello Rapporto Epidemiologico (clicca qui per scaricarlo), commissionato dalla Regione Toscana, attraverso l’Agenzia Regionale di Sanità (Ars), alla Fondazione “Gabriele Monasterio” e al Cnr di Pisa (Istituto di Fisiologia Clinica) ad oggi abbiamo assistito al macabro balletto di Regione, Enel e amministratori locali sui dati, incontrovertibili, di mortalità nell’area del monte Amiata, con l’uso strumentale di affermazioni della stessa Ars che sono contraddette nello stesso Studio.
Abbiamo analizzato il Rapporto e le nostre considerazioni sono riportate nel libretto, in fase in stampa, ‘ABGeoterma’ che verrà distribuito nei prossimi giorni.
Per adesso cerchiamo di dare qualche elemento per chiarire come si stia barando sui numeri che pure ci sono, evidenziati, nel Rapporto.
Intanto bisogna fare sempre attenzione a collegare i numeri con gli anni di riferimento (2000-2006, oppure 1980-2006), con il sesso, con l’area (Amiata, oppure area sud e nord assieme, oppure cluster significativi – i comuni più colpiti- nell’area di riferimento di 50 km) e con la patologia mortale (tumori, oppure tutte le cause). Questo perchè il Rapporto riporta più confronti e bisogna essere molto precisi.
In una prima conferenza stampa di due anni fa, mostrammo ai giornalisti le copie di due pagine del Rapporto ARS e illustrammo che l’incidenza era di 535 morti in eccesso per tutte le cause, quale somma nei due cluster statisticamente significativi per i maschi e per le femmine, di pag.81 e pag.82 dello stesso, per il periodo 2000-2006. Visto che i venti non rispettano i confini amministrativi, era importante questo dato oggettivo, ma subito dopo la Bramerini, per gettare discredito su quanto avevamo rivelato, disse che sbagliavamo perchè in tutti i comuni geotermici (mentre noi ci riferivamo chiaramente anche a quelli limitrofi) la somma per maschi e per le femmine era “solo” (disse così!) di 99 morti in eccesso (131 per i maschi e -32 per la femmine).
Oggi abbiamo una nutrita bibliografia tratta dalla letteratura scientifica internazionale sugli studi epidemiologici (vedi nota*) che smaschera le conclusioni della Bramerini & Co.: sono errori (volontari o meno) fatti per DILUIRE i risultati e ridurre l’effetto di dati altrimenti preoccupanti. Ma in Epidemiologia non è consentito confondere i dati per i maschi con quelli per le femmine, come non è consentito confondere i dati della zona nord (Larderello) con quelli dell’Amiata, perchè è documentata dagli stessi estensori dell Rapporto una notevole differenza di esposizione della popolazione ad inquinanti mortali diversi, quali il Mercurio, l’Arsenico, il Radon, ecc.; inoltre, sempre in Epidemiologia, è inammissibile non valutare l’azione cumulativa dei vari inquinanti presenti su un dato territorio. Mentre le ‘conclusioni’ del Rapporto, che contraddicono i contenuti dello stesso e sembrano scritte da mani diverse ma che continuano ad essere propagandate dagli interessati, compiono questi errori di diluizione arbitraria e non consentita che denunciamo con forza, proprio perchè è ormai noto e smascherato, nel mondo scientifico, questo tipo di manipolazione.
E’ esattamente, come denuncia il prof.Borgia, quello che fanno con le emissioni di sostanze tossiche nell’aria: per diluire la concentrazione degli inquinanti insieme ai gas estratti pompano aria pulita, ma le quantità, purtroppo, restano le stesse.
Una cosa è certa e non smentita da nessuno, riferito al periodo 2000-2006, è l’aumento statisticamente significativo di mortalità, nei maschi in Amiata,  del 13%, con punte in quattro comuni del 30% per tutti i tipi di tumori. Solo il Coordinatore di zona del PD può sostenere che questi dati non sono statisticamente significativi, come fatto all’incontro di Bagnoli il 15 marzo scorso.
Ai nostri amministratori rinnoviamo l’appello ad un serio confronto per diradare la confusione che -spesso indotta interessatamente- regna tra i cittadini dell’Amiata. Sarebbe un gesto di riscatto morale e politico quello di fermarsi un attimo a riflettere se e quanto sia utile e conveniente l’attività geotermica sul nostro territorio e valutare, senza paraocchi, le alternative compatibili con l’ambiente e che già oggi sono possibili, dalla geotermia a bassa entalpia al fotovoltaico (nel libretto avanziamo questa possibile scelta) come peraltro si sta facendo in altre zone del paese (con il concorso di Legacoop, che, ci risulta, vicina alle forze politiche che ci amministrano) ; segnaliamo anche il recente articolo che conferma che ormai si tratta di una tecnologia -anche- competitiva, scritto dal prof. Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino.

(nota*)
a) S.Parodi, V.Gennaro, M.Ceppi, PL.Cocco Comparison bias and dilution effect in occupational cohort studies. Int J Occup Environ Health 2007; Apr-Jun: 13 (2): 143-52
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17718170
b) Hernberg. ”Negative” results in cohort studies: how to recognize fallacies.SJWEH.1981; 7:121-6
http://www.sjweh.fi/show_abstract.php?abstract_id=2589
c)  V.Gennaro, P.Ricci, AG.Levis, P.Crosignani. Epidemiology’s and epidemiologists’ vice and virtues. Vizi e virtù dell’epidemiologia e degli epidemiologi. Epi & Prev 2009; 33 (4-5), supp 2:49-56. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20124642
d)  N.Pearce. Corporate influences on epidemiology. Int J Epidem 2008; 37(1):46-53.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18245050
e)  V.Gennaro, L.Tomatis. Business bias: How epidemiologic studies may underestimate or fail to detect increased risks of cancer and other diseases. Int J Occup Environ Health 2005;11:356–359.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16350469
f) N.Bailar. How to distort the scientific record without actually lying: truth, and the arts of science. Eur J Oncol 2006; 11(4):217-224
g) D.Michaels. Doubt is their product. How industry’s assault on science threatens your health. Oxford University Press 2008.

Delibera giunta reg.le Toscana 58/13. Non solo geotermia, anche centrali termoelettriche, a biomasse e inceneritori per le aree geotermiche toscane?

indiana_aspetta_vedraiDanni collaterali: risiedono nei distretti solo l’1,2% degli abitanti totali della Toscana, possono essere sacrificati per il radioso progresso.

C’è da rimanere basiti a leggere la delibera della giunta regionale toscana n.58 del 29 gennaio scorso che approva un nuovo Protocollo d’intesa con l’Enel per espandere ancora di più l’attività nelle aree geotermiche.

Nonostante intorno alla questione amiatina ci siano pendenti ricorsi, anche legali, e c’è un rinnovato interesse dei media e cresce la preoccupazione tra i cittadini, o forse proprio per questo, la Giunta regionale, nelle persone di SALVATORE ALLOCCA, ANNA RITA BRAMERINI, LUCA CECCOBAO, ANNA MARSON, GIANNI SALVADORI, GIANFRANCO SIMONCINI, STELLA TARGETTI e LUIGI MARRONI (il presidente Rossi e gli assessori Nencini e Scaletti erano ‘assenti’), con la delibera citata, danno il via al ‘polo territoriale delle energie geotermiche’ dove sperimentare e realizzare nuove centrali termoelettriche e geotermiche.

Esprimono ‘comune interesse’ con l’Enel per la ‘produzione energetica rinnovabile da filiera corta per le biomasse e dal ciclo dei rifiuti’; in cambio l’Enel concede di cedere un po’ del suo monopolio manifestando ‘il proprio interesse ad esaminare la possibilità di sviluppare partnership sul territorio come, ad esempio, nella realizzazione e gestione dei teleriscaldamento o nell’utilizzo delle tecnologie per la media o bassa entalpia’; ‘venghino siori’, la mangiatoia è aperta a tutti, o quasi…

Stiamo parlando quindi, oltre le nostrane centrali Enel ad alta entalpia, anche di tante altre medie e piccole centrali a media entalpia? Stiamo parlando di sperimentazioni di nuove tecnologie per centrali termoelettriche? Centrali a biomasse alimentate dai boschi dell’Amiata? Inceneritori di rifiuti (è per questo che in amiata non parte come si deve la raccolta differenziata e ‘porta a porta’?)?

L’aspetto forse più odioso e cinico è la considerazione che ‘lorsignori’ hanno delle popolazioni indigene, termine quanto mai esatto, oltre che letterale, anche per il rimando ai genocidi di tante popolazioni indigene che intralciavano il progresso; ebbene, già nella delibera che approvava la VIA per la centrale Bagnore 4, era affermato che le ricadute dei fumi avvenivano “in aree quasi del tutto non abitate“, in questa sono andati oltre, hanno delimitato e contato esattamente quanti sono i territori e gli abitanti da sacrificare: 16 comuni, 43.000 abitanti che sono ‘solo’ l’1,2% della popolazione toscana, …e in continuo calo, diciamo noi, viste le statistiche di mortalità e il trend di spopolamento delle aree.

Siamo destinati a sparire? O ci chiuderanno nelle riserve come gli indiani? Noi abbiamo da tempo dissotterrato l’ascia di guerra e promettiamo resistenza ai visi pallidi.

Ci auguriamo solo che i 43.000 disabitanti del ‘polo geotermico’ sappiano, una volta per tutte, opporre strenua e visibile resistenza.

Ci piace ricordare le parole attribuite al capo indiano Nuvola Rossa: “Quando avrete prosciugato l’ultimo dei fiumi, tagliato l’ultimo degli alberi, ucciso l’ultimo dei bisonti e magari pescato l’ultimo dei pesci, allora, ma neppure un attimo prima, capirete che non potete mangiare i soldi”

Scarica la Delibera 58 e il Protocollo (file zippato 40 kb)

Maremma News dell’11 febbraio 2013

SOS Geotermia Amiata: “Ci chiuderanno nelle riserve come gli indiani?
“C’è da rimanere basiti – afferma SOS Geotermia Amiata – a leggere la delibera della giunta regionale toscana n.58 del 29 gennaio scorso che approva un nuovo Protocollo d’intesa con l’Enel per espandere ancora di più l’attività nelle aree geotermiche.
Nonostante intorno alla questione amiatina ci siano pendenti ricorsi, anche legali, e c’è un rinnovato interesse dei media e cresce la preoccupazione tra i cittadini, o forse proprio per questo, la Giunta regionale, nelle persone di Salvatore Allocca, Annarita Bramerini, Luca Ceccobao, Anna Marson, Gianni Salvadori, Gianfranco Simoncini, Stella Targetti e Luigi Marroni (il presidente Rossi e gli assessori Nencini e Scaletti erano ‘assenti’), con la delibera citata, danno il via al “Polo Territoriale delle Energie Geotermiche” dove sperimentare e realizzare nuove centrali termoelettriche e geotermiche. Esprimono ‘comune interesse’ con l’Enel per la ‘produzione energetica rinnovabile da filiera corta per le biomasse e dal ciclo dei rifiuti’; in cambio l’Enel concede di cedere un po’ del suo monopolio manifestando ‘il proprio interesse ad esaminare la possibilità di sviluppare partnership sul territorio come, ad esempio, nella realizzazione e gestione dei teleriscaldamento o nell’utilizzo delle tecnologie per la media o bassa entalpia’; ‘venghino siori’ – scrive SOS Geotermia Amiata – , la mangiatoia è aperta a tutti, o quasi… Stiamo parlando quindi – continua il coordinamento – , oltre le nostrane centrali Enel ad alta entalpia, anche di tante altre medie e piccole centrali a media entalpia? Stiamo parlando di sperimentazioni di nuove tecnologie per centrali termoelettriche? Centrali a biomasse alimentate dai boschi dell’Amiata? Inceneritori di rifiuti (è per questo che in amiata non parte come si deve la raccolta differenziata e ‘porta a porta’? L’aspetto forse più odioso e cinico è la considerazione che ‘lorsignori’ hanno delle popolazioni indigene, termine quanto mai esatto, oltre che letterale, anche per il rimando ai genocidi – scrive SOS Geotermia Amiata – di tante popolazioni indigene che intralciavano il progresso; ebbene, già nella delibera che approvava la VIA per la centrale Bagnore 4, era affermato che le ricadute dei fumi avvenivano ‘in aree quasi del tutto non abitate”‘, in questa sono andati oltre, hanno delimitato e contato esattamente quanti sono i territori e gli abitanti da sacrificare: 16 comuni, 43.000 abitanti che sono ‘solo’ l’1,2% della popolazione toscana, …e in continuo calo – dice il coordinamento amiatino –  viste le statistiche di mortalità e il trend di spopolamento delle aree. Siamo destinati a sparire? O ci chiuderanno nelle riserve come gli indiani? Noi abbiamo da tempo dissotterrato l’ascia di guerra e promettiamo resistenza ai visi pallidi. Ci auguriamo solo che i 43.000 disabitanti del ‘polo geotermico’ sappiano, una volta per tutte, opporre strenua e visibile resistenza. Ci piace ricordare le parole attribuite al capo indiano Nuvola Rossa: Quando avrete prosciugato l’ultimo dei fiumi, tagliato l’ultimo degli alberi, ucciso l’ultimo dei bisonti e magari pescato l’ultimo dei pesci, allora, ma neppure un attimo prima, capirete che non potete mangiare i soldi” – concludono gli esponenti di SOS Geotermia Amiata.

GoNews.it del 10 febbraio 2013
SOS Geotermia Amiata: “Un piano della Regione ‘sacrifica’ 43mila abitanti”
Polemiche per una delibera di giunta: “Approvato un documento d’intesa con l’Enel per espandere ancora di più l’attività. Tanto siamo solo l’1,2% della popolazione totale…”
…segue il nostro comunicato stampa integrale

Il Tirreno dell’11 febbraio 2013
«Contrari al Polo geotermico in Amiata»
I comitati ambientalisti contestano la delibera della Regione: «Siamo pochi, ma ci sentiranno»
AMIATA – Il coordinamento dei comitati amiatini contro la geotermia torna ad accusare la Regiome. «C’è da rimanere basiti – scrivono – a leggere la delibera della giunta regionale toscana 58 del 29 gennaio scorso che approva un nuovo protocollo d’intesa con l’Enel per espandere ancora di più l’attività nelle aree geotermiche. Nonostante intorno alla questione amiatina ci siano pendenti ricorsi, anche legali, e c’è un rinnovato interesse dei media e cresce la preoccupazione tra i cittadini, o forse proprio per questo, la ciunta regionale, nelle persone di Salvatore Allocca, Anna Rita Bramerini, Luca Ceccobao, Anna Marson, Gianni Salvadori, Gianfranco Simoncini, Stella Targetti e Luigi Marroni (il presidente Rossi e gli assessori Nencini e Scaletti erano assenti) danno il via al “polo territoriale delle energie geotermiche” dove sperimentare e realizzare nuove centrali termoelettriche e geotermiche. Esprimono “comune interesse” con l’Enel per la produzione energetica rinnovabile da filiera corta per le biomasse e dal ciclo dei rifiuti. In cambio l’Enel concede di cedere un po’ del suo monopolio manifestando “il proprio interesse ad esaminare la possibilità di sviluppare partnership sul territorio come, ad esempio, nella realizzazione e gestione dei teleriscaldamento o nell’utilizzo delle tecnologie per la media o bassa entalpia” Stiamo parlando quindi, oltre le nostrane centrali Enel ad alta entalpia, anche di tante altre medie e piccole centrali a media entalpia? Stiamo parlando di sperimentazioni di nuove tecnologie per centrali termoelettriche? Centrali a biomasse alimentate dai boschi dell’Amiata? Inceneritori di rifiuti (è per questo che in Amiata non parte come si deve la raccolta differenziata e porta a porta)? L’aspetto forse più odioso e cinico è la considerazione che hanno delle popolazioni indigene, termine quanto mai esatto, oltre che letterale, anche per il rimando ai genocidi di tante popolazioni indigene che intralciavano il progresso; ebbene, già nella delibera che approvava la Via per la centrale Bagnore 4, era affermato che le ricadute dei fumi avvenivano “in aree quasi del tutto non abitate”, in questa sono andati oltre, hanno delimitato e contato esattamente quanti sono i territori e gli abitanti da sacrificare: 16 comuni, 43.000 abitanti che sono solo l’1,2% della popolazione toscana, …e in continuo calo, diciamo noi, viste le statistiche di mortalità e il trend di spopolamento delle aree. Siamo destinati a sparire? O ci chiuderanno nelle riserve come gli indiani? Noi abbiamo da tempo dissotterrato l’ascia di guerra e promettiamo resistenza ai visi pallidi. Ci auguriamo solo che i 43.000 disabitanti del “polo geotermico” sappiano, una volta per tutte, opporre strenua e visibile resistenza».

Castel del Piano. Petizione su arsenico ed acqua, il sindaco Franci risponda!

E’ stata consegnata al sindaco Franci di Castel del Piano una petizione popolare promossa dai cittadini dopo che Sos Geotermia, in primavera, rese pubblici i dati delle analisi delle acque in Amiata che confermavano un livello di concentrazione di arsenico molto preoccupante.
Ora quasi 350 cittadini (oltre il 7% della popolazione), mettendoci la faccia …e la firma, chiedono al sindaco conto di perchè finora non sono state ‘rimosse le cause’ e ‘data informazione’ (come prescritto dall’Europa) e chiedono di attivare tutte le soluzioni di emergenza possibili. Sos Geotermia si associa e sostiene la richiesta dei cittadini e si augura che almeno di fronte ai cittadini ed ‘elettori’, il sindaco Claudio Franci, ed il PD tutto, diano una risposta immediata e pubblica.
Peraltro, ricordiamo al sindaco Franci e a tutto il PD amiatino che ad un convegno di questo partito il 16 maggio 2012 lo stesso coordinatore PD amiatino Tiberi sosteneva che non basta rimanere nei limiti di legge, ma bisogna scendere almeno al 50%.
Speravamo che dopo quelle affermazioni avremmo avuto un diverso atteggiamento degli amministratori, ma il silenzio sulla questione ‘arsenico e acqua’ e il successivo ‘VIA libera’ al progetto di centrale a Bagnore4 hanno dimostrato che, a pensare bene, la salute e la difesa del territorio non sono tra i le prime preoccupazioni in agenda del PD.
Di seguito riportiamo il testo della petizione consegnata.

All’On. Sindaco del comune di Castel del Piano
Petizione Popolare
Le recenti notizie di analisi delle acque di rubinetto e di sorgente dell’Amiata di cui hanno parlato i giornali e un documento che circola in questi giorni, ci preoccupano molto.’
Per quanto quasi tutti entro i termini di legge, stabiliti in 10 microgrammi di arsenico per litro come massima concentrazione, ogni valore si trova ben al di sopra della soglia di sicurezza stabilita dall’Organizzazione Mondiale della sanità in due-cinque microgrammi per litro. Oltre tale limite, per bambini di età inferiore ai tre anni, donne gravide e persone affette da varie patologie (epatiche, renali, polmonari…), non è da considerasi acqua potabile. Mentre ne è sconsigliato l’uso quotidiano e protratto negli anni per tutti.
L’arsenico è un cancerogeno di classe uno ed è molto probabile che sia corresponsabile dell’alta incidenza di tumori nel nostro territorio. Affermare che le cose sono sempre state così significa scansare il problema ed affermare il falso. Nelle rilevazioni alle sorgenti l’arsenico ha avuto un’impennata del 300% (dati USL e ARPAT).
Anche l’incidenza di tumori è in aumento e affermare che questo è in buona parte dovuto allo stile di vita Amiatino, come le conclusioni di uno studio commissionato dalla regione hanno voluto far credere,  è un’assurdità (il documento in realtà al suo interno indicava tutt’altro).
Ma la mancanza  più grave è che avremmo dovuto ricevere informazioni cautelative e non tranquillizzanti, così da poter tutelare i soggetti sensibili, si sarebbero dovuti avvertire ospedale, casa di riposo, scuole, medici di base e segnalare le fontane pubbliche. Invece, un silenzio irresponsabile e richieste di deroghe per innalzare i livelli di potabilità. Grave è anche l’atteggiamento di alcuni giornali locali che di tanto in tanto sfiorano l’argomento soltanto per minimizzare e rassicurare.
Per questo chiediamo fermamente di porre fine a questo avvelenamento quotidiano, rimuovendo le cause che hanno determinato l’aumento dell’arsenico nelle acque e dandone la più ampia informazione -così come prevedevano le prescrizioni europee- e, nell’immediato, ponendo filtri appropriati in tempi brevi, garantendo che il pagamento di tali filtri non ricada sui cittadini, ma eventualmente usufruendo delle compensazioni ambientali di cui il comprensorio amiatino beneficia.’
Nell’attesa della purificazione della nostra acqua, tra l’altro pagata cara, chiediamo altresì l’immediata istallazione di fontane pubbliche di approvvigionamento dotate di filtri specifici per arsenico e distribuite in zone strategiche del paese. Se questa petizione non dovesse sortire effetto esigeremo una presa di responsabilità scritta e firmata da parte del Sig. Sindaco, in quanto responsabile della salute pubblica, sulla effettiva sicurezza sanitaria dei livelli di concentrazione raggiunti.
Perchè l’acqua dell’ Amiata deve tornare sicura, per la nostra salute e ancor più per quella dei nostri bambini. Certi di una presa di posizione celere da parte dell’Amministrazione Comunale seguono le firme di chi una risposta attende.

Corriere di Maremma 19 ottobre 2012

Castel del Piano. Quasi 350 le firme di protesta contro l’amministrazione
Arsenico, petizione al sindaco
di Adriano Crescenzi

CASTEL DEL PIANO – Una petizione su arsenico ed acqua è stata consegnata in questi giorni al sindaco Claudio Franci di Castel del Piano. Il sindaco è anche presidente della Società della Salute e da lui queste persone, alle quali si associa anche SoS Geotermia, si attendono una risposta convincente. La petizione popolare è stata presentata dopo che Sos Geotermia, in primavera, rese pubblici i dati delle analisi delle acque in Amiata che confermavano un livello di concentrazione di arsenico molto preoccupante. Ora quasi 350 cittadini (oltre il 7% della popolazione), chiedono al sindaco conto del perché finora non sono state ‘rimosse le cause’ e ‘data informazione’ (come prescritto dalle normative europee) e chiedono di attivare tutte le soluzioni di emergenza possibili. “Sos Geotermia si associa – informa l’associazione – e sostiene la richiesta dei cittadini augurandosi che almeno di fronte a cittadini ed ‘elettori, il sindaco Claudio Franci, ed il Pd tutto, diano una risposta immediata e pubblica”. Di seguito il testo della petizione consegnata al sindaco del comune di Castel del Piano: “Le recenti notizie di analisi delle acque di rubinetto e di sorgente dell’Amiata di cui hanno parlato i giornali e un documento che circola in questi giorni, ci preoccupano molto. Per quanto quasi tutti entro i termini di legge, stabiliti in 10 microgrammi di arsenico per litro come massima concentrazione, ogni valore si trova ben al di sopra della soglia di sicurezza stabilita dall’Organizzazione Mondiale della sanità in due-cinque microgrammi per litro. Oltre tale limite, per bambini di età inferiore ai tre anni, donne gravide e persone affette da varie patologie (epatiche, renali, polmonari…), non è da considerasi acqua potabile. Mentre ne è sconsigliato l’uso quotidiano e protratto negli anni per tutti. L’arsenico è un cancerogeno di classe uno ed è molto probabile che sia corresponsabile dell’alta incidenza di tumori nel nostro territorio. Affermare che le cose sono sempre state così significa scansare il problema ed affermare il falso. Nelle rilevazioni alle sorgenti l’arsenico ha avuto un’impennata del 300% (dati Usl e Arpat). Anche l’incidenza di tumori è in aumento e affermare che questo è in buona parte dovuto allo stile di vita Amiatino, come le conclusioni di uno studio commissionato dalla Regione hanno voluto far credere, è un’assurdità . Ma la mancanza più grave è che avremmo dovuto ricevere informazioni cautelative e non tranquillizzanti, così da poter tutelare i soggetti sensibili, si sarebbero dovuti avvertire ospedale, casa di riposo, scuole, medici di base e segnalare le fontane pubbliche. Invece, un silenzio irresponsabile e richieste di deroghe per innalzare i livelli di potabilità. Grave è anche l’atteggiamento di alcuni giornali locali che di tanto in tanto sfiorano l’argomento soltanto per minimizzare e rassicurare. Per questo chiediamo fermamente di porre fine a questo avvelenamento quotidiano, rimuovendo le cause che hanno determinato l’aumento dell’arsenico nelle acque e dandone la più ampia informazione – così come prevedevano le prescrizioni europee – e, nell’immediato, ponendo filtri appropriati in tempi brevi, garantendo che il pagamento di tali filtri non ricada sui cittadini, ma eventualmente usufruendo delle compensazioni ambientali di cui il comprensorio amiatino beneficia. Nell’attesa della purificazione della nostra acqua, tra l’altro pagata cara, chiediamo altresì l’immediata istallazione di fontane pubbliche di approvvigionamento dotate di filtri specifici per arsenico e distribuite in zone strategiche del paese. Se questa petizione non dovesse sortire effetto esigeremo una presa di responsabilità scritta e firmata da parte del sindaco, in quanto responsabile della salute pubblica, sulla effettiva sicurezza sanitaria dei livelli di concentrazione raggiunti. Perchè l’acqua dell’Amiata deve tornare sicura, per la nostra salute e ancor più per quella dei nostri bambini”.

Il Tirreno 18 ottobre 2012

Sos Geotermia. Una petizione con 350 proteste al sindaco Franci

CASTEL DEL PIANO – È stata consegnata al sindaco Franci di Castel del Piano una petizione popolare promossa dai cittadini dopo che Sos Geotermia, in primavera, aveva reso pubblici i dati delle analisi delle acque in Amiata che confermavano un livello di concentrazione di arsenico molto preoccupante. «Ora quasi 350 cittadini (oltre il 7% della popolazione), mettendoci la faccia …e la firma, chiedono al sindaco conto di perchè finora non sono state “rimosse le cause”», dice Sos Geotermia. «Le recenti notizie di analisi delle acque di rubinetto e di sorgente dell’Amiata e un documento che circola in questi giorni, ci preoccupano molto – si legge nella petizione – Per quanto quasi tutti entro i termini di legge, stabiliti in 10 microgrammi di arsenico per litro come massima concentrazione, ogni valore si trova ben al di sopra della soglia di sicurezza stabilita dall’Organizzazione Mondiale della sanità in due-cinque microgrammi per litro. Oltre tale limite, per bambini di età inferiore ai tre anni, donne gravide e persone affette da varie patologie, non è da considerarsi acqua potabile. Mentre ne è sconsigliato l’uso quotidiano e protratto negli anni per tutti». L’arsenico è un cancerogeno di classe. Affermare che le cose sono sempre state così significa scansare il problema ed affermare il falso. Nelle rilevazioni alle sorgenti l’arsenico ha avuto un’impennata del 300%. «Anche l’incidenza di tumori è in aumento e affermare che questo è in buona parte dovuto allo stile di vita amiatino, come le conclusioni di uno studio commissionato dalla regione hanno voluto far credere, è un’assurdità. Ma la mancanza più grave è che avremmo dovuto ricevere informazioni cautelative e non tranquillizzanti; invece, un silenzio irresponsabile e richieste di deroghe per innalzare i livelli di potabilità». Nell’attesa della purificazione dell’acqua, tra l’altro pagata cara, Sos Geotermia chiede «l’immediata istallazione di fontane pubbliche di approvvigionamento dotate di filtri specifici per arsenico e distribuite in zone strategiche del paese. Se questa petizione non dovesse sortire effetto esigeremo una presa di responsabilità scritta e firmata da parte del sindaco».

Geotermia all’assalto. Se la Toscana piange, il Lazio non ride…

Riprendiamo e pubblichiamo quanto apparso sul sito dell’Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena che lamenta l’assalto al territorio a cui stiamo assistendo ultimamente da parte di Enel e altre società per lo sfruttamento della geotermia.
Ci preme evidenziare quanto scrive -giustamente preoccupato- Piero Bruni e che è esattamente quello che si è verificato in Amiata tra bacino ‘potabile’ e bacino ‘geotermico’.

Geotermia – ritorna l’incubo?
Negli ultimi anni c’è stata una “esplosione di richieste per nuovi permessi di ricerca di risorse geotermiche” (Unione Geotermica Italiana, novembre 2011) in Italia, favorita dall’incentivazione (i “certificati verdi”) e nuove disposizioni legislative (D. lgs. n. 22 11/2/2010). Una parte consistente di queste richieste riguarda il Lazio (34 richieste per una superficie totale di 3200 km²) e in particolare la zona del Lago di Bolsena: i Comuni di Grotte di Castro, San Lorenzo, Gradoli, Valentano, Canino, Cellere, Arlena di Castro, Capodimonte, Marta, Montefiascone, Viterbo, Bagnoregio, Celleno, Bolsena, Castel Giorgio, Torre Alfina… Attori sono varie società: Enel Green Power, Sorgenia, ERG Renew, Repower, Power Field, Geotermica, Tombelle e altre. A Celleno è stato rilasciato un permesso di ricerca geotermica in favore della Geoenergy S.r.l. in una vasta area che tocca i comuni di Bagnoregio, Civitella d’Agliano, Graffignano, Celleno, Montefiascone e Viterbo. Il progetto prevede nella fase successiva la perforazione di un pozzo “Celleno 1” (3000 m di profondità) in località Salcione. Il permesso rilasciato a Grotte di Castro riguarda i Comuni di Grotte, San Lorenzo Nuovo, Bolsena, Gradoli, Onano, Acquapendente e Orvieto e prevede la perforazione di due pozzi esplorative / di produzione.
Lo sfruttamento delle risorse geotermiche spesso ha un grave impatto sull’ambiente e sulla salute della popolazione, come ci insegna il passato (centrale di Latera) e il presente nella zona dell’Amiata (vedi SOS Geotermia, coordinamento dei movimenti per l’Amiata).
Invitiamo i cittadini a vigilare sulle attività dei Comuni e delle società.

Riproduciamo qui sotto un articolo apparso su “Lo Jonco”, il bollettino dell’associazione La Porticella, in agosto 2012.

Geotermia – ritorna l’incubo?
di Piero Bruni
Ci risulta che in occasione delle Conferenze di Servizi presso la Regione Lazio sono stati autorizzati studi per lo sfruttamento dell’energia geotermica nelle immediate adiacenze del lago di Bolsena. Sono passati dieci anni dalla brutta esperienza della centrale geotermica di Latera e molti cittadini ricordano ancora il puzzo di uova marce che da Latera arrivava a Marta, Montefiascone e Bolsena. Questa volta però si tratta di una nuova tecnologia “inodore” che sfrutterebbe solo il calore della falda geotermica senza l’emissione di gas in atmosfera. Permane però il pericolo più subdolo e temibile che è l’inquinamento della falda acquifera superficiale. Come noto il lago è la parte affiorante di un grande acquifero che si estende nel territorio che lo circonda e dal quale attingono i pozzi di acqua potabile, la cui produzione è compensata dalle piogge. Sotto la falda acquifera, si trova uno strato di terreni sostanzialmente impermeabili dello spessore di oltre 1000 metri e sotto ancora una falda contenente acqua caldissima. Questa, che per semplicità possiamo chiamare falda geotermica, contiene inquinanti pericolosi quali arsenico, anidride solforosa, anidride carbonica e altro. Per ottenere energia elettrica con la nuova tecnologia s’invierebbe l’acqua della falda geotermica, fornita dai pozzi di produzione, a degli scambiatori di calore in cui un fluido a circuito chiuso azionerebbe le turbine elettriche. L’acqua geotermica, raffreddata attraversando lo scambiatore verrebbe quindi re-iniettata integralmente nella falda geotermica attraverso dei pozzi ubicati a qualche chilometro di distanza, senza emissione di gas maleodoranti. Il problema nasce dal fatto che lo strato di terreni che separa le due falde acquifere non è del tutto impermeabile perché la tettonica dell’Era terziaria e le trascorse attività vulcaniche vi hanno provocato innumerevoli fratture, difficilmente individuabili, che potenzialmente consentono flussi di acqua ascendenti e discendenti. Attualmente, malgrado le fratture, non vi è scambio di fluido fra le due falde perché nel corso di tempi geologici le pressioni si sono equilibrate. Ma l’equilibrio verrebbe turbato dai pozzi geotermici. Infatti, la nuova tecnologia proposta provoca (come la vecchia) due criticità: i pozzi di estrazione creano una zona di depressione nella falda geotermica che potrebbe richiamare acqua in senso discendente dalla falda potabile; i pozzi di re-iniezione creano una zona di sovra-pressione che potrebbe causare un flusso ascendente nella falda potabile di acqua geotermica inquinandola con arsenico, e quant’altro. I rischi di contaminazione del lago e dell’acqua potabile rimangono altissimi. Fare degli studi non fa male a nessuno, ma vogliamo ricordare che siamo in un Sito d’Interesse Comunitario: ci auguriamo che prima di autorizzare trivellazioni venga fatta un’attenta valutazione di incidenza e di opportunità.

Grosseto, 21 settembre 2012. Consiglio comunale ‘aperto’ sull’acqua

Consiglio comunale dedicato all’acqua oggi a Grosseto, aperto agli interventi dei cittadini. Ci saranno il presidente dell’Acquedotto del Fiora, Ceroni, e il Sindaco di Grosseto, Bonifazi, che è anche presidente dell’Assemblea dell’ATO.
Ci saranno anche Barocci del Forum Ambientalista Grosseto (che partecipa al coordinamento SOS Geotermia) e Andrea Marciani del Forum Acqua di Grosseto che col loro intervento di denuncia sull’inquinamento e sulla riduzione del bene Acqua richiameranno gli amministratori alle loro responsabilità amministrative e politiche. Di seguito il testo degli interventi.
-Aggiornamento del 24 settembre- pubblichiamo il comunicato del Comitato Acqua Bene Comune Grosseto Amiata Val d’Orcia:

Addio acqua del Fiora : berremo acqua di mare, senza sale, e acqua del Merse, senza veleni(?) con bollette alle stelle e profitti garantiti a chi inquina

Il 21 settembre us, a Grosseto, si è tenuto il Consiglio comunale “aperto” sulla tutela e gestione dell’acqua.
Confermata la notizia che le perdite della rete idrica si attestano ancora sul 50% (come dato di efficienza non c’è male! Nonostante che, come grossetani e senesi, paghiamo le bollette tra le più alte d’Italia), sia l’Acquedotto del Fiora, con Ceroni che il Commissario regionale dell’AIT, con  Periccioli sono stati concordi nel dire che senza un intervento finanziario pubblico la rete attuale dell’acquedotto non si può riparare. La soluzione secondo Periccioli, che evidentemente anticipa le decisioni che prenderà la Regione, sta in altri interventi, piuttosto che la manutenzione dell’esistente; sembrerebbe che si preferisca, così, abbandonare progressivamente l’acquedotto del Fiora.
Secondo loro, avendo davanti a noi un mare di acqua, si dovrebbero fare dissalatori lungo tutta la costa, anche se, come ha fatto notare l’AD di Ombrone SpA l’acqua dissalata sia oggi quella che costa di più (per tacere di quanto costerà in futuro e delle qualità organolettiche, aggiungiamo noi). Poi, sempre  secondo Periccioli, si potrà riprendere il progetto del grande invaso del Merse (senza il Farma), progetto a suo tempo abbandonato perché non economico dati i tempi brevi di riempimento da sedimenti. Ma, come non ricordare che il Merse diventò “rosso”, nel 2001 per lo sversamento, ancora in atto, dei veleni provenienti dalla Miniera di Campiano, che impongono un trattamento quotidiano di bonifica? Quale acqua ci regaleranno questi progetti e a quale costi?
Ma lo scenario che si intravede è ben più preoccupante, perché nel frattempo, sia Fiora che AIT  hanno espresso parere favorevole alla Regione affinché si lascino all’ENEL le acque dell’Amiata per triplicare lo sfruttamento Geotermico.
L’acquifero del Fiora sta diminuendo in rapida progressione mentre aumenta la quantità di arsenico. Il maggior imputato è lo sfruttamento geotermico che ENEL, su autorizzazione della Regione, incrementa, continuando ad usare tecnologie obsolete fortemente impattanti sull’ambiente.
Le royalties che ENEL paga sono più importanti per Regione e Comuni sede di impianti; che la salute delle popolazioni, la tutela dell’ambiente e l’acqua naturale per le future generazioni.
Né va meglio nel resto delle aree minerarie. L’acqua di falda della Piana di Scarlino, le acque dei canali drenanti di miniera non vengono bonificate, perdendo così una quantità immensa di acqua che potrebbe essere ad uso potabile. Ma anche qui ENI non viene chiamata a pagare.
Quindi sembra che abbiano già deciso di abbandonare all’ENEL e all’ENI le acque naturali dell’Amiata e delle Colline Metallifere, facendo pagare a noi contribuenti i dissalatori dell’acqua di mare, gli abbattitori di Arsenico e il grande invaso sul Merse.
Siamo usciti da questa riunione avendo avuto la dimostrazione lampante che il sistema di gestione misto pubblico/privato di questo bene primario che è l’acqua non può essere lasciata in queste mani, né che l’acqua possa continuare ad essere una merce; deve essere non solo pubblica ma, soprattutto, gestita in modo partecipato dal basso. Un’amara verità è emersa: se anche nel passato si fosse valutata la convenienza economica solo a brevissimo termine, come fanno oggi i neoliberisti, lo Stato non avrebbe mai investito e realizzato l’Acquedotto del FIORA e questa regione sarebbe oggi una landa abbandonata.

Gli interventi:

Roberto Barocci

Se ci si limita a proclamare che l’acqua è sempre stata di proprietà pubblica e che i referendum non avevano ragione di essere, ma al contempo si tace sul fatto che le conoscenze, le competenze e il saper fare sono state affidate ad un soggetto privato, si compie un’operazione politica disonesta. Purtroppo in molti lo hanno fatto, approvando in queste aule, con tali argomentazioni, lo Statuto della Spa Acquedotto del Fiora, e, tutt’oggi, c’è chi sostiene ancora queste posizioni disoneste.
Infatti, da sempre è risaputo che il controllo reale di un impresa è nelle mani di chi  ha le conoscenze e le competenze, il sapere e il saper fare e in Economia Aziendale il Know how è persino sinonimo di buoni affari. Se poi una parte di tale conoscenze sono esercitate in regime di monopolio, come oggi accade per quelle idrogeologiche, sulla estensione e qualità di una falda idrica o sulle condizioni di stabilità di una conduttura o di un’opera di captazione, il proprietario reale dell’acqua, cioè il gestore della rete, gode anche di una posizione di rendita.
Con uno slogan, quindi semplificando, possiamo dire che l’Acqua appartiene a chi gestisce le tubature.
Per questo motivo in questi ultimi anni i consiglieri comunali sono stati espropriati delle scelte sull’acqua e mai hanno potuto scegliere quale tipo di opera fosse preferibile o quale tipo di finanziamento fosse più opportuno. Non credo di sbagliare affermando che neppure i Sindaci in sede di Assemblee dell’ATO abbiano avuto la possibilità di scegliere. Se i Sindaci sono stati trasparenti, al massimo hanno comunicato ai loro consiglieri le scelte già compiute e ratificate.
Per questi motivi siamo a illustrarvi tre fatti documentati, che possono esservi utili nel momento che fosse per voi possibile esercitare una funzione, che per legge vi è affidata: il diritto di scegliere come gestire il bene Acqua per conto dei cittadini e del mandato ricevuto.

1- Non corrisponde al vero che l’acqua manca.
E’ vero invece che molte sorgenti di acqua, in Amiata e in particolare in tutte le località delle Colline Metallifere sono inquinate da soggetti privati, da ENI in particolare. Nessun Ente pubblico, tranne l’ex sindaco di Montieri, ha imposto a tale società il rispetto della legge: quello di compiere le dovute bonifiche. Tanto meno si è attivato il sig. Moreno Periccioli, già Presidente dell’ATO/Acqua, poi commissario regionale, ma anche Presidente della Scarlino Energia, a cui spetterebbe da una parte la difesa delle risorse idriche e dall’altro tutte le bonifiche ereditate da Eni su Scarlino dopo l’acquisto dell’inceneritore da Ambiente Spa. Le bonifiche delle falde idriche attendono da decenni e il conflitto di interessi è evidentissimo anche perché fu Moreno Periccioli, al tempo Assessore regionale all’Ambiente, a consentire all’Eni l’allagamento della miniera di Campiano, nonostante che fosse stato informato del probabile avvelenamento delle falde del fiume Merse, consentendo che fosse terminato quello che la Magistratura ha definito “uno scellerato progetto”(1).
Per essere concreti, il solo canale drenante la miniera di Niccioleta versa sul fiume Carsia in media 300 litri al secondo. Se si moltiplica la portata dello scarico sul Carsia per i 60 secondi di un minuto, quindi per i 60 minuti di un’ora e infine per le 24 ore di una giornata, si trova la quantità d’acqua che si perde in un solo giorno: quasi 26 milioni di litri! Ciò avviene tutti utti i giorni dell’anno. Altre portate d’acqua dei canali drenanti da bonificare sono a Gavorrano, Fenice Capanne e Campiano, ma le procedure di bonifica della miniera di Niccioleta, iniziate nel secolo scorso, nel 1998, non procedono e nessun opera è stata compiuta per recuperare tali acque inquinate dalle attività minerarie.
Dal 2005 tale Canale drenante è inserito inutilmente anche nel Piano Regionale di Bonifica. Se un consigliere volesse documentarsi e far rispettare la legalità calpestata, basta leggere il Piano Provinciale di Bonifica, dove può trovare lo stato di tanti siti da bonificare sparsi nella nostra provincia e le relative portate d’acqua.

2- Non corrisponde al vero che esiste un’anomalia naturale di Arsenico nelle fonti d’acqua naturali della nostra provincia.
Secondo quanto riportato dai Decreti della Regione Toscana, l’Acquedotto del Fiora, a supporto delle richieste di deroghe alla concentrazione massima di 10 µgr/lt di Arsenico nelle acque potabili, ha presentato alle autorità studi idrogeologici realizzati in collaborazione con Arpat, attestanti che l’Arsenico è “in armonia con la circolazione idrica sotterranea”(1), che nelle acque naturali della provincia di Grosseto “sono presenti elevate anomalie di origine naturale dipendenti da particolarissime condizioni geochimiche” e, pertanto, non eliminabili con opere di bonifica, come previsto dalla legge.(2)
Per giustificare queste conclusioni sono state campionate come acque naturali anche diverse acque sicuramente inquinate da attività antropica, prelevate nei siti già inseriti nei Piani regionali di Bonifica e oggetto di procedura di bonifica o in corsi d’acqua inquinati, a valle di discariche minerarie da bonificare. Inserendo tra le fonti naturali analizzate, anche le acque dei canali drenanti le miniere e le acque di torrenti inquinati da scoli di discariche minerarie a cielo aperto, si sono sicuramente falsati i risultati. L’Arpat con queste scelte si dimostra uno strumento inaffidabile.
Dirigenti dell’ Arpat erano infatti sicuramente informati dell’inquinamento procurato dai canali drenanti le miniere, avendo ricevuto dati e informazioni in tal senso nell’ambito delle procedure di bonifica, realizzate negli anni precedenti ai suddetti studi sulle acque naturali (1).
Considerato che le ultime linee guida dell’EPA del 2006, riconoscono per l’Arsenico il valore di 2 µgr/lt relativo al rischio aggiuntivo di un caso di cancro per 10.000 persone ed il valore obiettivo zero (1), si può comprendere il nostro allarme per aver dovuto bere per molti anni As in concentrazioni diverse volte superiori al valore 10.
Dopo il salutare intervento della Comunità Europea, che ha recentemente bloccato l’ennesima richiesta di deroga della Regione Toscana, si sono realizzate a nostre spese gli abbattitori di Arsenico a valle delle sorgenti, che portano acqua con valori fuori norma. Non abbiamo più acque naturali.
Questi inserimenti impiantistici, necessari in fase emergenziale, devono essere posti, secondo legge, a carico dei soggetti inadempienti nelle opere di bonifica e a carico di quanti oggettivamente hanno operato impedendo l’applicazione della legislazione sulle bonifiche nel nostro territorio.

3- Non corrisponde al vero che la Geotermia in Amiata non inquina e non sottrae acqua all’acquifero idropotabile.
E’ certificato dall’ARS che le centrali già operanti in Amiata depositano con la ricaduta dei fumi da 80 a 94 Kg/anno di Arsenico. Questo cancerogeno di I° classe IARC, secondo l’ISPEL non può non finire nelle acque superficiali e di falda. Il che significa che attualmente le centrali geotermiche sono in grado di rendere non potabili, da 8 a 9 miliardi di litri d’acqua.
Lo studio MOBIDIC, commissionato dalla Regione Toscana, ha reso pubblici i dati delle precipitazioni degli ultimi anni; nel 2008, 2009, 2010 sull’Amiata ha piovuto come non mai e anche il 2012 ha avuto le nevicate più cospicue rispetto agli ultimi anni. Ciò nonostante continua il calo pauroso dell’acquifero e, come testimoniano i dati del piezometro di Poggio Trauzzolo, il suo livello è ulteriormente sceso in un anno di altri 12 metri, dopo aver perso, con dati analitici indiscutibili, dall’inizio dello sfruttamento geotermico, ben 200 metri di profondità.
La Regione Toscana e i comuni dell’Amiata, a fronte di evidenze scientifiche e della   indubbia riduzione dell’acqua, che fanno affermare un probabile collegamento tra le due falde e in violazione del Principio di Precauzione e quello di Prevenzione consentono all’Enel di continuare a sfruttare con la geotermia i bacini profondi, per pochi decine di migliaia di euro. Ma volendo scaricarsi dalle responsabilità hanno scritto nelle ultime prescrizioni per la centrale di Bagnore 4 che l’Enel:“deve monitorare gli aspetti connessi alla possibilità di mobilizzazione dell’Arsenico per interazione tra acque sotterranee e roccia serbatoio e monitorare le eventuali relazioni idrodinamiche tra l’acquifero ospitato nelle vulcaniti e il sistema geotermico profondo.”(4). Il tutto non in sede preventiva, ma a posteriori, come a Taranto…
SOS Geotermia e noi sosteniamo che un amministratore, se opera nell’interesse della collettività, dovrebbe richiedere al soggetto privato, nel rispetto della legge esistente,  la certezza della mancanza di tali rischi con monitoraggi preventivi e non prescriverli a posteriori, per di più senza fissare i tempi, gli strumenti e le competenze, tutte lasciate al Comune montano, che sicuramente ne è privo.
Note:
1) La documentazione e gli approfondimenti sono sul libro “Arsenico e scellerati progetti – Cronache di abusi ed omissioni..” scaricabile da questo sito:
http://roberto.barocci.info/category/documenti/arsenico-e-scellerati-progetti/
2)Vedi:“Caratterizzazione e valutazione delle acque naturali in provincia di Grosseto” Contratti di ricerca fra Arpat…e Università degli Studi La Sapienza di Roma, 1995- 2003.
3) Scaricabile qui: http://www.regione.toscana.it/regione/multimedia/RT/documents/2012/05/25/fd958d3f1a3759cf7fc90729b8a3a715_amiatamobidicrelfinale.pdf
4) Delibera della Giunta Regione Toscana n° 810 del 10.9.2012

Andrea Marciani

Con la sentenza 199/2012 della Corte Costituzionale che ha abolito l’art. 4 del decreto legge 138/2011 del governo Berlusconi, la gestione dei servizi idrici integrati è tornata a quanto stabilito dai decreti presidenziali 113 e 116 del 21 luglio 2011, l’abolizione dell’articolo 23-bis, non richiama in vita norme precedenti ma sottomette i servizi pubblici locali alla legislazione comunitaria.
La novità più rilevante che scaturisce dall’abrogazione di questo articolo è la possibilità di affidamento della gestione del servizio idrico integrato ad un azienda speciale, che ricordiamo è un ente strumentale dell’ente locale dotato di personalità giuridica, con autonomia imprenditoriale e dotata di uno statuto approvato dall’ente pubblico di riferimento (art.114 testo unico degli enti locali) .
Ora gli ATO hanno piena libertà di scelta sull’affidamento del SII.
La possibilità di arrivare ad una gestione realmente pubblica tramite un’azienda speciale deve misurarsi con la grande diversità delle situazioni gestionali esistenti, dalle SpA a totale capitale pubblico alle SpA miste fino ai rarissimi casi di SpA totalmente private.
Prendendo in esame l’Acquedotto del Fiora, che ci riguarda direttamente,e la cui concessione si conclude nell’anno 2026, la possibilità di trasformare questa SpA mista in un Azienda Speciale, passa attraverso la necessità di reperire risorse per riacquistare le quote dei soggetti privati (Acea e Mps).
Dall’esame del bilancio 2011 a noi risulta che a fronte di un utile d’esercizio di oltre 6 milioni d’euro, il valore complessivo della quota in mano ai privati, conteggiando Capitale sociale, Riserve ed Utili d’esercizio, non eccede i 9 milioni di euro.
A queste condizioni, i 56 Gomuni delle provincie di Grosseto e Siena, che ne detengono la quota pubblica, con il riacquisto della quota privata farebbero un ottimo affare, recuperando l’investimento in solo due anni d’esercizio.
Naturalmente non possiamo essere a conoscenza di eventuali patti para-sociali che potrebbero modificare il valore delle quote societarie e visto che in aula sono presenti molti dei protagonisti che potrebbero darci chiarimenti su questo punto li invitiamo a farlo.
Bisogna comunque tenere presente, che gli utili d’esercizio dell’Acquedotto del Fiora sono cresciuti negli ultimi 6 anni ad un ritmo esponenziale, nonostante si sia registrato al contempo un decremento dei consumi, dai 219 mila euro del 2005 ai 6 milioni 168mila euro del 2011. questo soprattutto per l’effetto congiunto del calo degli investimenti in manutenzione e dell’aumento delle tariffe, aumenti autorizzati dai sindaci dell’ATO 6 e che ci pongono al terzo posto in Italia per costo unitario dell’acqua nella fascia dei primi 200 metri cubi di consumo.
Per quanto i costi d’esercizio dell’acquedotto del Fiora siano appesantiti dalla vastità del territorio in rapporto al numero delle utenze, di fronte al livello di profitti raggiunti, le note difficoltà di accesso al credito bancario dovrebbero essere ormai superate, anche qualora tale credito dovesse servire al recupero alla parte pubblica del intera proprietà.
Senza dimenticare che la Cassa depositi e prestiti, che ha sostenuto negli scorsi anni molti imprenditori privati nelle operazioni di privatizzazione, potrebbe trovare una funzione molto più consona ai sua ragion d’essere nel finanziare il tragitto inverso dal privato al pubblico.
Infine per chi oppone all’ipotesi del ricorso alle Aziende speciali, il timore dei rigori imposti dal Patto di Stabilità degli enti locali e che renderebbero insostenibile la gestione pubblica delle stesse, ricordiamo che secondo la già citata sentenza 199/2012 della Corte Costituzionale, l’abrogazione dell’articolo 4, che prevedeva, tra l’altro, l’assoggettamento al patto di stabilità interno delle società “in house”, fa decadere i suoi effetti anche in quest’ambito.
Per concludere, anche se è difficile immaginare un immediato ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico integrato, è importante che si faccia strada nella classe politica l’evidenza della sua necessità.
Infatti è ormai noto che l’irruzione del profitto privato nella gestione di un bene comune come l’acqua, abbia avuto ovunque effetti deleteri sul servizio, con enorme aumento delle tariffe e generale peggioramento dello stato della rete di distribuzione.
Gli italiani nel giugno dello scorso anno lo hanno capito e lo hanno affermato con vigore, ora tocca ai nostri amministratori dare esecuzione alla volontà popolare.
Vi invitiamo a farlo… meglio di quanto abbiate fatto finora.

L’acqua diminuisce, ma le bugie aumentano. I dati sulle precipitazioni smentiscono Enel e amministratori pubblici

Tabella 12, studio Mobidic, pag.24: Precipitazioni annue 1990-2010

Abbiamo sempre detto che erano una bugia le giustificazioni dell’enel e degli amministratori pubblici che da sempre imputano la diminuzione dell’acquifero dell’Amiata alla minor piovosità; finchè il tutto era basato sulle percezioni personali di ciascuno hanno continuato imperterriti il ritornello ‘c’è meno acqua perchè ci sono meno piogge‘.
Ma, come si sa, le bugie hanno le gambe corte: con lo studio MOBIDIC, commissionato dalla stessa regione Toscana, sono stati resi pubblici i dati delle precipitazioni degli ultimi anni; ebbene gli anni 2008, 2009, 2010 sull’Amiata sono stati i più piovosi in assoluto e l’inverno 2011-2012 -anni non rilevati nello studio Mobidic- ha avuto le nevicate più cospicue rispetto agli ultimi anni (ed è cosa nota che lo scioglimento del manto nevoso garantisce la migliore ricarica dell’acquifero superficiale in quanto non vi è perdita da ruscellamento).
Ciononostante, come testimoniano i dati del piezometro di Poggio Trauzzolo, il livello dell’acquifero dell’Amiata è ulteriormente sceso solo nell’ultimo anno di altri 12 metri (*) e, considerato che la superficie del bacino dell’acquifero è ormai in proporzioni analoghe a quelle del lago di Bolsena, si può immaginare bene l’entità della ulteriore perdita.
Se quindi fosse vero quanto vanno favoleggiando avremmo dovuto assistere ad una risalita dell’acquifero anziché la perdita registrata.
Lo stesso studio Mobidic, pur non nominando mai il problema geotermia e la possibile interferenza con l’acquifero (non lo conoscono? è irrilevante? altri motivi?), nelle conclusioni rimane spiazzato nella valutazione e si trova in ‘difficoltà‘ nel capire perchè ‘…l’ampiezza delle oscillazioni (delle portate misurata alle sorgenti principali, ndr)  riprodotte risulta sottostimata. Ciò tende a suggerire che la variabilità climatica possa non essere l’unico fattore di controllo di tali oscillazioni, ma che possa potenzialmente giocare un ruolo anche una fluttuazione della pressione inferiore…’ (punto 4 delle Conclusioni, pag.66).
Evidentemente la diminuzione è da imputare ad altra causa e noi un sospetto ce l’abbiamo, ma chiediamo alla Regione e a tutti gli amministratori: sarà il caso di trovare la causa ‘reale’ della diminuzione dell’acquifero? Nel frattempo sarà il caso di sospendere cautelativamente quelle attività industriali che potrebbero interferire con lo stesso acquifero rischiando di lasciare l’Amiata e i 700.000 utenti che ne usufruiscono, senza acqua potabile?
Aggiungiamo queste domande e richieste a quelle sull’aumento della concentrazione di arsenico che abbiamo già rese pubbliche.
Riteniamo che non dare risposte a questi problemi sia da irresponsabili e chi oggi ha tra i suoi compiti quello della salvaguardia della salute e dell’ambiente o provvede immediatamente o è meglio che si dimetta.

(*) Rilevazioni del 21 luglio 2011 e del 21 luglio 2012. La prima misurazione indicava la superficie di falda a meno 290,66 metri, la seconda a meno 302,69; la falda si  abbassa mediamente di un metro al mese!  Le misurazioni avvengono circa ogni sei mesi: la prima (luglio 2011- febbraio 2012) aveva mostrato un abbassamento di sei metri; la seconda  (febbraio 2011-luglio 2012) di ulteriori sei metri.

La Nazione 1 settembre 2012
CONTRO Ambientalisti di nuovo all’attacco
«Geotermia, quanti guai alle falde»
RISORSE DATI ALLARMANTI DEGLI AMBIENTALISTI IN LOCALITÀ TRAZZUOLO
IL COORDINAMENTO dei Comitati ambientalisti della Provincia di Grosseto entra nel dibattito sulla carenza idrica. «Lo sfruttamento dall’Enel per produrre energia elettrica geotermica dice Angelo Properzi . Per molti anni Enel ha sostenuto che la nostra preziosa acqua è sana e salva, che la geotermia non la consuma, che il calo del suo livello nel bacino freatico è dovuto a fattori climatici e che non ci sia nessun collegamento tra questo bacino (che fornisce l’acqua potabile all’Acquedotto del Fiora e quindi per 3 province) e i pozzi geotermici. Questa dichiarazione è stata smentita clamorosamente dai dati del piezometro di Poggio Trauzzolo, l’unico piezometro i cui dati sono disponibili. Attendiamo, come da richiesta avanzata dalla stessa Regione che ne siano messi in disposizione 5 o 6». Poi i dati: «Si vede chiaramente che nonostante 3 anni di piovosità eccezionale, il livello del bacino freatico (già calato da 300 metri negli anni 70 fino a 90) si è abbassato altri 12 metri, e che cala un metro al mese. Lo studio Mobidic, commissionato dalla Regione stessa, è stato costretto ad ammettere che l’abbassamento di questo bacino non può essere solo dovuto a fattori climatici, ma che possa potenzialmente giocare un ruolo anche una fluttuazione della pressione inferiore». Questi dati smentiscono un altro mito cioè, quella attualmente prodotta dalle centrali esistenti e che l’Enel intende triplicare usando la stessa tecnologia, non è rinnovabile. «Perché? Perché l’elevato consumo di acqua non è compensato dalle precipitazioni chiudono gli ambientalisti , le emissioni di anidride carbonica sono maggiori di una corrispondente centrale idroelettrica».

Corriere di Maremma 30 agosto 2012
Il caso. Gli ambientalisti preoccupati i dati rilevati dal piezometro
Acqua, la falda si abbassa
AMIATA. Clima torrido e secco con gravissime conseguenze per la mancanza di acqua che ha quasi messo in ginocchio vaste zone della regione toscana. Sull’Amiata si tace. Ma le preoccupazioni non sono poche per i prossimi mesi. Lo stato dell’acquifero dell’Amiata è tenuto sotto osservazione dagli ambientalisti amiatini, ai quali non sono sfuggiti i più recenti dati (richiesti) relativi al piezometro regionale di Poggio Trauzzolo, i quali indicano che la superficie di falda si trova a meno 302,69 metri, mentre un anno fa era stata rilevata a 290,66 metri. Un dato preoccupante, poiché significa che in un anno (dal 21 luglio 2011 al 21 luglio 2012) la superficie piezometrica si è abbassata di 12 metri, con una decrescita costante. Come dimostrano per altro i dati della misurazione intermedia del febbraio 2012, che evidenziavano una diminuzione di circa sei metri. L’ulteriore calo degli ultimi mesi ha creato molta apprensione tra gli ambientalisti, i quali si aspettavano prudenzialmente una crescita della falda, favorita – secondo i loro ragionamenti – dalla ricarica che di solito avviene nel periodo febbraio-luglio. E, invece, nulla di fatto. A conferma per altro che “l’acquifero non reagisce alle fluttuazioni climatiche”. Come sembra avvalorare la tabella pluviometrica della relazione finale relativa allo studio Mobidic (il modello idrologico per il bilancio dei bacini idrografici e dell’acquifero del Monte Amiata), la quale definisce la piovosità dell’ Amiata negli ultimi tre anni (2008-2010) eccellente. Nel 2010 circa 2000 mm/anno, il massimo registrato in circa mezzo secolo ( i dati di partenza risalgono al 1965). L’inverno 2011, inoltre, è stato interessato da nevicate “storiche”, degne degli anni cinquanta. I recenti dati hanno sollecitato agli ambientalisti amiatini la formulazione di nuove osservazioni, che puntualmente sono state inviate ai soggeti deputati, relativamente alla procedura di via del progetto di Bagnore 4 (centrale geotermoelettrica- comune di Santa Fiora). La prima di queste recita: “considerato che i dati relativi alle precipitazioni meteoriche degli ultimi anni avrebbero dovuto far registrare una crescita del livello dell’acquifero, considerato che nello stesso periodo il prelievo ai fini potabili non è aumentato, a quale causa è attribuibile l’abbassamento registrato?”. La seconda osservazione, chiede: “Quali argomenti tecnici sono usati per escludere con certezza che l’abbassamento registrato dell’acquifero idropotabile non possa dipendere dalla ridotta pressione dei fluidi geotermici?”. La terza osservazione, infine, pone un quesito: “considerato che la falda idro potabile dell’Amiata è assimilabile a un unico sistema idraulico incapace di soddisfare tutte le esigenze della popolazione servita dall’Acquedotto del Fiora, quali iniziative si prevedono per garantire il mantenimento della risorsa idropotabile?”.