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Geotermia, ma in che mani siamo?

Al di là delle pomposità della conferenza mondiale di Firenze, gli “addetti ai lavori” confermano le criticità e i rischi legati alle centrali geotermiche. Come da anni i Comitati denunciano!
Moratoria subito!

 

“Segui il denaro”. Mentre l’11 settembre a Firenze andava in scena la conferenza mondiale il cui scopo ultimo era quello di “battere cassa” chiedendo ai governi maggiori investimenti e “semplificazioni” per l’energia geotermica, dopo anni di contestazione da parte della Rete Nazionale NOGESI e dei molti Comitati locali (con il sostegno di scienziati preoccupati dell’impatto ambientale, sanitario e socio-economico dei territori, contro l’avventura della “geotermia elettrica” dell’Enel e delle nuove aziende sguinzagliate dalla “privatizzazione selvaggia” operata da Berlusconi-Scajola nel 2010), cominciano ad “aprirsi le prime crepe” di un fronte che, grazie ai lauti incentivi, fino ad oggi sembrava compatto, anche sul fronte delle tecnologie impiegate.

Ne sono esempio i due recentissimi articoli di “QualEnergia” del settembre 2017. La prima intervista, a firma Alessandro Codegoni del 21/9/2017 è illuminante, perché pone una domanda cardine sulla geotermia: “La geotermia è una risorsa energetica utile alla riduzione delle emissioni di gas serra?”, cioè la geotermia è capace di essere una risorsa energetica utile alla riduzione delle emissioni di gas che alterano il clima, che è poi la ragione per cui essa gode di incentivi statali proprio perché ritenuta sostenibile e rinnovabile?

Basosi, Università di Siena

Due tesi a confronto, quella del prof. Riccardo Basosi dell’Università di Siena e quella dell’ing. Massimo Montemaggi, responsabile geotermia Enel Green Power. “Questo aspetto –scrive il giornalista- è stato sollevato nel 2014 dal professor Riccardo Basosi, chimico-fisico dell’Università di Siena, in una ricerca pubblicata insieme al ricercatore indipendente Mirko Bravi sul Journal of Cleaner Production. Usando dati ufficiali, di fonte Arpa Toscana, Basosi ha mostrato come le quattro centrali dell’Amiata fra il 2001 e il 2009, abbiano emesso, per ogni MWh prodotto, una quantità di gas in grado di alterare il clima (in gran parte CO2), mediamente maggiore di quella di una centrale a metano, e in alcuni casi vicina a quella di una centrale a carbone. Precisa Basosi. «Ci siamo concentrati sull’Amiata proprio perché il problema delle emissioni di CO2 è lì particolarmente rilevante: basti considerare che quelle centrali producono l’11% dell’elettricità geotermica della Toscana, ma ben il 28% delle emissioni di CO2 da quella fonte».

Montemaggi di EGP

Non sorprendentemente l’ingegnere Massimo Montemaggi, responsabile geotermia Enel Green Power, non è affatto d’accordo con le conclusioni di Basosi”, ma è tuttavia costretto a dire [prima importante ammissione] “Che poi le centrali geotermiche italiane emettano molta CO2, è assolutamente inevitabile, visto che le rocce attraverso cui passano i fluidi geotermici sono per lo più carbonati, che, una volta dissolti nell’acqua, rilasciano biossido di carbonio”.

Ma -ribatte Basosi- “nell’area dell’Amiata, questa CO2 era pressoché bloccata nel sottosuolo e sarebbe stata rilasciata in tempi molto più lunghi, secoli o millenni, se non fosse stato per i pozzi geotermici che vanno a pescarla a migliaia di metri sottoterra”.

Ed in attesa che si decida -continua il giornalista- se oggi dell’Amiata, domani in altri luoghi simili, (la emissione di CO2) supera quella che si aveva prima della loro installazione, esse in effetti aggiungono gas serra in atmosfera, contribuiscono al cambiamento climatico e non dovrebbero godere degli incentivi per combatterlo”, la domanda che si pone il giornalista è: “Viene da chiedersi se allora non sarebbe comunque il caso di seguire quanto suggerisce Basosi e reiniettare nel sottosuolo tutti i gas che escono con i fluidi geotermici, così da evitare ogni inquinamento e ogni aggiunta di gas climalteranti all’atmosfera”. E la risposta di Montemaggi è lapidaria: «Guardi, si potesse fare, l’Enel lo avrebbe già fatto, anche solo per i ricchi incentivi previsti per queste tecnologie a “impatto zero” dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il punto è che tecnicamente non si può fare: questi gas sono troppo abbondanti nei fluidi geotermici italiani, se li reiniettassimo non solo troverebbero presto il modo di fuoriuscire da qualche parte, ma finirebbero per rovinare il giacimento geotermico, creando una “bolla” alla sua sommità, che ostacolerebbe l’estrazione dei fluidi».

Il giornalista lo incalza ricordando che in Germania sono stati realizzati impianti binari con la totale reiniezione dei gas incondensabili e Montemaggi dà la stoccata finale: «Sì, ma quello è un caso molto particolare di acqua quasi priva di gas disciolti: ripeto, nelle nostre aree geotermiche non è possibile trovare fluidi così privi di gas da consentire la loro reiniezione totale nel sottosuolo» e il giornalista “Sarà, ma 10 progetti per impianti di quel tipo sono stati presentati al MiSE, e molti di essi saranno realizzati proprio nelle aree geotermiche di Toscana, Umbria e Lazio”, Montemaggi chiude «Lo so, e sono molto curioso di vedere come faranno a realizzare una cosa che, per noi di Enel, che abbiamo decenni di esperienza geotermica alle spalle, è tecnicamente non sostenibile» (!).

Ce n’è abbastanza per mettere in un angolo la geotermia sia dal punto di vista delle tecnologie finora impiegate da Enel, che di quelle che vorrebbero impiegare in futuro (impianti binari) i “venditori di pentole”.

E qualche preoccupazione sul fatto che non sia tutto a posto deve circolare dentro l’Enel se è stato lanciato un Bando internazionale di EGP per “trovare” una tecnologia in grado di ridurre le emissioni di acido solfidrico e mercurio rispetto ai livelli attuali (quindi i tanto decantati abbattitori AMIS, come sostenuto da scienziati e dai comitati locali, non sono adeguati!).

La prima cosa che si nota è che il testo sul sito internazionale di EGP in inglese è diverso da quello italiano, forse perché è meglio non spiegare tutto agli italiani?
Infatti “in Patria” la necessità di ridurre gli inquinanti della geotermia “flash” è molto sfumato e si dice solamente che la nuova “challenge” (sfida), è rivolta ad abbattere i costi della soda (che è molto costosa) poiché i filtri AMIS permettono già “di ridurre praticamente a zero i gas naturali e i metalli associati al vapore geotermico, eliminando i disagi provocati dal caratteristico odore derivante dalle emissioni di acido solfidrico e favorendo l’integrazione degli impianti nel territorio” ed ancora: “Il sistema AMIS non è perfetto, ma quasi. Il sorbente chimico utilizzato per far reagire ed eliminare l’acido solfidrico è la soda (idrossido di sodio) che presenta diversi svantaggi, tra cui l’elevato costo”. Da qui la necessità della “challenge” ma ricordando, per non essere da meno, “che il team EGP è già al lavoro con un tavolo dedicato all’argomento, ma allo stesso tempo ha voluto estendere il quesito anche all’esterno attraverso Open Innovability, lo spazio di crowdsourcing di idee dedicato all’innovazione e alla sostenibilità”.

Diverso il tono usato dal sito internazionale di Enel Green Power. In dettaglio si dice che “uno dei maggiori problemi della energia geotermica è legato alle emissioni nell’atmosfera degli impianti di potenza, principalmente idrogeno solforato e mercurio. Il primo è caratterizzato da un odore appena supera la soglia di pochi ppb (parti per miliardo), molto al di sotto del valore di 100 ppb (come media nelle 24 ore) stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la protezione della salute della popolazione. Le concentrazioni di idrogeno solforato nell’ambiente, misurato da ENEL ed ARPAT è molto inferiore del valore di riferimento dell’OMS e quindi non ci sono problemi per la salute della popolazione. Tuttavia il cattivo odore di ”uova marce” è spesso percepito nelle aree geotermiche, dipendendo dalle condizioni atmosferiche, e rappresenta una seccatura (!). Come per il mercurio, l’emissione di questo elemento è molto basso, ma ci sono alcune preoccupazioni circa la possibile “crescita” a lungo andare e a significative distanze dagli impianti di potenza, dovuto alla mobilità di questo elemento.”

Ed ancora: “La “pulizia” delle emissioni ed in particolare la eliminazione dell’idrogeno solforato è un punto cruciale per la perfetta compatibilità tra lo sfruttamento della geotermia ed il prezioso uso del territorio, necessità fondamentale per ottenere il consenso delle comunità locali”. Consenso perduto, come preso atto dallo stesso ing. Montemaggi che ha dichiarato su Il Tirreno del 13/9 scorso: ”La sommossa di tanti territori contro lo sfruttamento dell’energia rinnovabile che arriva dal sottosuolo è dilagante”.

Terlizzese, MISE

Lo stesso giornalista aveva intervistato, l’8/9 scorso, il Direttore Generale per la sicurezza, anche ambientale, delle attività minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico, ing. Franco Terlizzese sui destini della geotermia, che lamenta che “essendo l’Italia un paese densamente abitato, le resistenze delle popolazioni locali a questi impianti sono molto forti” e che “per esempio Ingv e Cnr stanno incontrando grossi problemi nel convincere i comuni dei Campi Flegrei a lasciargli perforare un pozzo profondo per indagini scientifiche, figuriamoci per la geotermia. E visto il recente terremoto ad Ischia direi che il momento non è dei migliori: alla paura dell’inquinamento atmosferico, si aggiungerebbe quella, infondata, che queste attività possano innescare sismi, bradisismi o persino eruzioni” (affermazioni ormai smentite da una lunga e corposa letteratura scientifica).

Ma -chiede il giornalista- “Avere un impianto pilota di “nuova geotermia” che dimostri che si può produrre elettricità dal sottosuolo senza emissioni, sarebbe stato fondamentale per sbloccare la situazione”, risponde Terlizzese: “Sicuramente, e forse avremmo potuto farne uno in passato, usando le risorse tecnico-scientifiche dei nostri enti di ricerca pubblici, ma sono fiducioso che si cominci la costruzione di almeno un impianto di questo tipo entro il prossimo anno. Non pensiamo però che i cicli binari siano la panacea: personalmente ho qualche dubbio sulla loro reale convenienza, ma certo bisognerà costruirne qualcuno ed effettuare più ricerca su questi sistemi per capirlo (cioè, non sappiamo bene la convenienza e gli effetti di questi impianti, quindi facciamoli e poi si vedrà, …allucinante!)

Finché intorno alle geotermia ruoteranno gli enormi interessi legati agli incentivi statali, nonostante le crepe mostrate, si continuerà imperterriti a sfruttare e devastare i territori.

Fermiamo immediatamente centrali e progetti e apriamo una riflessione seria sull’energia in Italia e se sia necessaria questa geotermia inquinante e speculativa.

L’8 ottobre 2017 ad Acquapendente (VT) vi invitiamo tutti per l’iniziativa nazionale
4° STATI GENERALI DELLA GEOTERMIA

TERREMOTO ISCHIA. L’OMBRA DELLA GEOTERMIA SPECULATIVA DIETRO GLI “ERRORI” DELL’INGV? -aggiornato-

Quattro giorni per ottenere la rilevazione del terremoto di Ischia. Quattro giorni di dati ballerini, vulcanologi e sismologi allibiti da valori incongruenti rispetto a quello che la storia sismica del luogo insegnava.
Venti minuti dopo la scossa delle 20.57 di lunedì scorso: magnitudo locale (Ml) 3.6, profondità ipocentrale 10 chilometri, epicentro a mare, al largo di Forio, come dice l’Ingv. Poco dopo la mezzanotte dall’Osservatorio Vesuviano, sede napoletana Ingv, arrivano i dati rielaborati con magnitudo durata (Md) 4.0, ipocentro a 5 chilometri di profondità e un epicentro sempre a mare ma stavolta a circa 3 chilometri dalla costa Nord. Il dubbio si insinua tra gli scienziati.
Quattro giorni dopo, l’ufficializzazione di una magnitudo durata di 4.0, una profondità ipocentrale di 1 chilometro 730 metri e un epicentro su via Santa Barbara, a Casamicciola.
Di fronte agli incredibili errori e alle minimizzazioni giunte dall’Osservatorio Vesuviano (la sezione partenopea dell’INGV) vale sempre interrogarsi “a chi giova?”, se cioè si tratta di una sequenza di pesanti leggerezze o se c’è una ragione che lega i fatti.

Si parla infatti di una convenzione dell’agosto 2016 tra l’INVG napoletano e la società Ischia Geotermia srl che è interessata al progetto di centrale geotermica pilota Serrara Fontana sull’isola; tale convenzione, che sembra peraltro pagata con i soldi pubblici della Protezione Civile, come riportato da ilfattoquotidiano.it, prevede la partecipazione di “tre ricercatori con contratto su fondi Protezione Civile-INGV” che sono Stefano Carlino, Maria Giulia Di Giuseppe e Antonio Troiano, tutti dell’INGV. La dr.ssa Maria Giulia Di Giuseppe era casualmente di turno nella sala operativa INGV la notte del terremoto…

Dal canto suo Francesca Bianco, Direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dal 2016, il 2 agosto di quest’anno, ospite in TV di Piero Angela, si premura di intervenire sulla questione terremoti/Ischia minimizzando e dichiarando che “… a Ischia abbiamo una sismicità estremamente rara, abbiamo registrato 4 micro-terremoti negli ultimi 2 e lo studio della parte fluida – soprattutto delle acque- ci racconta di un sistema idrotermale in assoluta calma…”. E di fronte alle incalzanti domande del giornalista de “Il Mattino” su come è stata possibile tanta leggerezza, seguita a dichiarare, contro ogni evidenza, che “qui non ci sono stati errori”.

Ma la realtà tira brutti scherzi e il 21 agosto, come purtroppo sappiamo, alle 20,57 c’è il terremoto; stranamente pare che non siano partiti i soliti e immediati avvisi automatici, ma bisognerà attendere circa mezz’ora per avere il primo che parla di 10 km di profondità in mare a nord dell’isola e una magnitudo di 3.6. Passa la mezzanotte e arriva una prima rettifica che alza la magnitudo a 4.0 localizzando ancora il sisma sempre in mare, ad una profondità di 5 km, ma ormai anche dalle tv si era capito che qualcosa non tornava e probabilmente la scossa doveva essere di maggiore magnitudo e localizzata in terraferma, con un ipocentro più superficiale.

Dopo ben quattro giorni e una valanga di polemiche, vedi Boschi e Luongo, vengono rilasciati dati più credibili e alla magnitudo 4.0 si localizza il centro del terremoto nell’abitato di Casamicciola ad una profondità di meno di 2 km.
La differenza tra le prime valutazioni e quella finale è sostanziale, perché un sisma tra i 5 e i 10 km a largo della costa nord ha una probabile origine tettonica a differenza di uno a profondità di 2/3 km in terraferma che indicherebbe una origine vulcanica, come peraltro storicamente si è verificato sull’isola.

Ma certo che se fosse stata vera una delle prime ipotesi, un sisma di tal genere non avrebbe interferito più di tanto con eventuali centrali geotermiche che estraggono e reiniettano fluidi di sicuro al di sotto dei 5 km di profondità e comunque in terraferma; invece un sisma come quello che effettivamente c’è stato ridà fiato e legittimità alle proteste e alle voci contrarie all’impianto geotermico di Serrara Fontana, dai comitati locali, al prof. Ortolani, e da pochi mesi anche la Regione Campania.

Ma, ci chiediamo, come è stato possibile un tale livello di pressapochismo da parte dell’INGV? Come si chiede anche il prof. Boschi “che cosa è successo nelle sale di sorveglianza dell’INGV di Roma e di Napoli, operative 24 ore su 24, la sera del 21 agosto. Chi ha materialmente fatto e comunicato le prime valutazioni? Chi le ha successivamente corrette parzialmente?”.
E’ possibile che le prime valutazioni dell’INVG-OV di Napoli siano opera di personale non adeguatamente preparato all’evento?
Dalla enorme discrepanza tra i dati qualcuno potrebbe pensare che siamo di fronte a una assoluta incompetenza o una volontà di fornire dati diversi che non potessero danneggiare altri interessi.
Intanto l’Ingv rende noti i risultati dei rilievi compiuti il 23 agosto: la maggior parte delle abitazioni gravemente danneggiate in seguito al terremoto erano di buona fattura, in mattoni, pietra o tufo, ma prive di quelle ‘vecchie’ e semplici protezioni antisismiche che, ad esempio, sono presenti in molte case dell’Appennino, come le catene o i tiranti (!!!).

Torna prepotentemente in mente il quesito iniziale: “Cui prodest?”

Il silenzio e/o le spiegazioni ipertecniche non depongono a favore della trasparenza. Ci auguriamo che l’INGV chiarisca immediatamente le responsabilità, sanzionando eventuali errori e omissioni, per difendere la credibilità e la funzione di un Istituto pubblico e allontanare sospetti di qualsivoglia commistione con interessi privati.

Rete nazionale NoGESI – NO Geotermia Speculativa e Inquinante


Leggilo su:

Il Cittadino online

NewTuscia.it


aggiornamento 4/9/17

Il Golfo24.it:

Ischia e la geotermia, scatta l’indagine della Procura della Repubblica
Il sisma del 21 agosto, l’epicentro localizzato in ritardo, un paio di esposti presentati alla magistratura e la convenzione sospetta. E così si alimentano i dubbi

“…Che l’autorità giudiziaria si stia muovendo, beh questo lo confermerebbero anche una serie di indiscrezioni di natura giornalistica, che specialmente in determinati ambienti difficilmente riescono a non essere fondate. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia avrebbe infatti siglato una convenzione con la società Ischia Geotermia. Ed allora, siccome a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina come soleva dire Giulio Andreotti, ecco che non mancano – e tra questi ci sono anche alcuni quotidiani – coloro che ipotizzano una possibile relazione tra gli errori commessi dall’osservatorio nella stima dell’entità e dell’epicentro del terremoto ischitano e la predetta convenzione. Un’ipotesi alla quale ovviamente noi non vogliamo nemmeno lontanamente credere, e anzi siamo certi di poterla escludere a priori, e che potrebbe avere una sola spiegazione. Un teorema assolutamente malevolo potrebbe essere quello della localizzazione del terremoto: non c’è dubbio che il fatto che l’epicentro dello stesso si trovasse nel cuore del sottosuolo isolano, significa poter dire definitivamente addio al progetto geotermico. Se invece si fosse trattato dei soliti effetti di un sisma che nasce dal mare, le cose starebbero in maniera diversa…”

anche su IsolaVerdeTv.com


aggiornamento 5/10/17

Legambiente, o Segambiente, non perde occasione per schierarsi contro chi critica il sistema o i centri di potere, come già abbiamo avuto modo di denunciare. Anche sulle giuste critiche alla gestione del sisma di Ischa non all’altezza dei compiti e responsabilità, oltre alla replica del prof. Doglioni, presidente dell’INGV, ci tocca assistere alla difesa d’ufficio anche di Legambiente.
Il prof. Boschi, ex presidente dello stesso INGV, ribatte nell’articolo che segue.

Il Foglietto della Ricerca:

Sisma Casamicciola 2017: pretesti, argomenti effettivi e … Legambiente
di Enzo Boschi

Il 26 settembre, a più di un mese dal terremoto di Ischia, Elisabetta Galgani ha intervistato, per La Nuova Ecologia, il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni, e la presidente di Legambiente, Rossella Muroni. “Scoprendo un’unità di intenti” fra i due.
Doglioni afferma: “Dopo la prima localizzazione del 21 agosto, i sismologi dell’Istituto si sono subito messi a verificare i sismogrammi e alla fine hanno modificato l’ipocentro nel sottosuolo ischitano in una posizione a circa 5 in orizzontale a sud e 3 km più superficiale rispetto alla stima iniziale, il che significa che la localizzazione finale della sorgente sismica è stata ampiamente al di sotto dell’incertezza insita nella qualità dei dati a disposizione. La critica all’operato dell’Ingv è dunque inaccettabile e pretestuosa”.
Rossella Muroni conferma: “E’ evidente come dice Doglioni che le critiche siano state pretestuose: credo inoltre che le polemiche seguite siano state assolutamente strumentali …”
I due intervistati si guardano bene dall’analizzare i contenuti delle critiche ed eventualmente smontarle con appropriati argomenti scientifici, come è prassi normale nel mondo della moderna ricerca. Esprimono solo giudizi negativi. Poi, si sono abbandonati a disquisire su la scienza che si ritira in una torre d’avorio, la mancanza di sinergia tra scienza e politica, l’abusivismo … con l’auspicio finale “che tutto questo cambi”. Argomenti che erano già vecchi ai tempi del terremoto irpino del 1980. Parole di circostanza, che riempiono la bocca ma non il vuoto di idee e che, soprattutto, non indicano nessuna strada per risolvere i problemi.
Mi ha particolarmente colpito l’uso dell’aggettivo “pretestuose”, usato da entrambi gli intervistati per le critiche rivolte “all’operato dell’Ingv”. Sono andato a verificare sul vocabolario il significato di “pretestuoso” e ho trovato: “Addotto come pretesto, fondato su pretesti, non su effettivi argomenti”.
Rivendico di aver espresso, qui sul Foglietto, critiche molto ben circostanziate, con effettivi argomenti, non sull’operato dell’Ingv come un tutto, ma solo su un gruppo ristretto di persone ben identificate, che ha il compito della rilevazione e della comunicazione degli eventi sismici per tutto il territorio nazionale, 24 ore su 24. Di costoro mi sono persino spinto ad auspicare l’immediata rimozione. Critiche nette sono venute anche da altri esperti, la professionalità dei quali non è stata mai messa in discussione.
Non mi meravigliano i tentativi di giustificarsi da parte del presidente Ingv e sorvolo le sue considerazioni tecniche. A sismologi esperti sono bastati una decina di minuti per capire che quello del 21 agosto scorso era un terremoto a profondità minima, proprio sotto Casamicciola. I vertici dell’Ingv hanno impiegato quattro giorni per arrivare allo stesso risultato.
Le critiche non sono di natura accademica e non hanno intenti polemici. La vicenda riguarda un’area abitata da più di due milioni di persone, che vivono fra vulcani pericolosissimi: in caso di evento, è per loro necessaria un’informazione tempestiva e affidabile. Anche poche decine di minuti di ritardo possono significare la perdita di migliaia di vite umane.
Quello che colpisce nell’intervista della Galgani è la presa di posizione della presidente di Legambiente, istituzione che ho sempre ammirato e che ho frequentato ai tempi di Ermete Realacci.
Legambiente, attraverso le parole della sua legale rappresentante, afferma che le critiche sono pretestuose, quindi, per definizione, fondate su pretesti, non su effettivi argomenti. Immagino allora che, prima di fare un’affermazione tanto grave, la Signora Muroni avrà fatto delle indagini e, pertanto, la invito pubblicamente a chiarire quali pretesti sarebbero alla base delle critiche. Altrimenti si potrebbe pensare che Legambiente considera con superficialità e indifferenza l’elevatissima pericolosità vulcanologica di una parte importante del Paese.
Nell’attesa di conoscere i pretesti su cui si fondano le nostre critiche, ribadisco brevemente quelli che sono gli effettivi argomenti alla base di esse.
La prima valutazione del sisma del 21 agosto è stata comunicata dalla Sala operativa di Roma dell’Ingv circa mezz’ora dopo l’evento: magnitudo locale 3.6, 10 km di profondità, in mare ad alcuni km da Ischia, cioè i valori prodotti in automatico dal sistema di sorveglianza. Nel primo comunicato dell’Osservatorio Vesuviano (OV), si ritrovano esattamente gli stessi valori. Alle 22:33, l’OV emette un secondo comunicato, innalzando la magnitudo a 4.0 e riducendo la profondità focale a 5 km; epicentro sempre in mare ma un po’ spostato. Ma non è finita. Il 22 agosto, una ventina di ore dopo il terremoto, il presidente Ingv confermerà, al Tg2 delle 13, proprio quei dati, addirittura indicando su un grafico, con una freccetta rossa, la faglia e l’ipocentro. Non è ancora dato sapere, a più di un mese e mezzo dall’evento, quando e come si è arrivati alla soluzione corretta, quella che pone l’ipocentro proprio sotto Casamicciola a meno di 2 km di profondità, che è stata poi riportata il 25 agosto alla Commissione Grandi Rischi e narrata il 26 agosto dal presidente Ingv.
Non è accettabile quanto affermato dal presidente INGV sulla compatibilità fra le sue valutazioni e la corretta valutazione finale dei parametri dell’evento. Un terremoto in mezzo al mare di magnitudo 3.6 a una profondità di 10 km è poco più di una curiosità sismologica; un terremoto della stessa entità immediatamente sotto un antico centro abitato può essere una tragedia come è stato varie volte nella storia di Casamicciola.
La direttrice dell’OV, nei giorni successivi al sisma, rilascerà una intervista al quotidiano Il Mattino di Napoli per spiegare alcune incredibili circostanze verificatesi nello stesso OV la sera del 21 agosto.
Ulteriori dettagli possono essere letti nel Foglietto del 14 settembre scorso; qui osservo che in tutta la filiera decisionale dell’Ingv non c’è neanche un sismologo operativo esperto. Infatti, la sismicità ischitana, argomento di innumerevoli testi scientifici e non solo, era evidentemente sconosciuta a coloro che nella notte del 21 agosto hanno gestito l’evento.
Questo episodio è preoccupante non solo per i Napoletani, che in gran numero vivono in una delle zone più pericolose al mondo, ma anche per tutti noi che viviamo in un Paese fortemente sismico e che abbiamo il diritto di pretendere informazioni complete, tempestive e puntuali da un ente statale fatto crescere proprio con questo fondamentale scopo e che costa circa 60 milioni all’anno.
La presidente di Legambiente, un’importantissima istituzione nazionale, considera queste nostre osservazioni puramente pretestuose. Aspettiamo, ora, che dimostri l’infondatezza dei nostri argomenti. Se, come temiamo, non le riuscirà, auspichiamo scuse adeguate, non per puntiglio personale ma proprio per il rispetto che abbiamo verso Legambiente e le sue esternazioni.
L’uso improprio dell’aggettivo “pretestuoso”, in argomenti di questa gravità, si appalesa estremamente irresponsabile.

ISCHIA DOCET: TERREMOTO AD ISCHIA MAGNITUDO 4.0. NESSUNO HA DETTO CHE NELL’ISOLA E’ PREVISTA UNA CENTRALE GEOTERMICA A SERRARA FONTANA SECONDO IL PIANO BERLUSCONI-SCAJOLA (E CHE IL GOVERNO DI CENTROSINISTRA NON HA MODIFICATO)

SAGGIAMENTE LA REGIONE CAMPANIA A GIUGNO SCORSO HA BOCCIATO TALE IMPIANTO PER LA PREVEDIBILE SISMICITA’ INDOTTA (E SI APPRESTA A BOCCIARNE, PER GLI STESSI MOTIVI UN ALTRO IDENTICO PREVISTO AI CAMPI FLEGREI), MENTRE DOPO IL TERREMOTO DI CASTEL GIORGIO DEL 30.05.2016 DI MAGNITUDO 4.1 LA REGIONE UMBRIA-CHE PURE E’ STATA TRA LE REGIONI AMPIAMENTE COLPITE DAL TERREMOTO APPENNICO DI UN ANNO FA- ANCORA NON SI DECIDE A BOCCIARE L’IMPIANTO GEOTERMICO PREVISTO A CASTEL GIORGIO, MA ANZI RECENTEMENTE HA AUTORIZZATO ALTRE RICERCHE GEOTERMICHE SULLA PIANA DELL’ALFINA! VERGOGNA!

La motivazione di fondo della bocciatura dell’impianto geotermico di Serrara Fontana, uno dei sei comuni dell’isola di Ischia, sta nella sismicità indotta e danni rilevanti al turismo. Dice infatti la decisione della Regione Campania (Decreto Dirigenziale n. 15 del 16/06/2017): “Il modello geologico-geotermico e sismo-tettonico presentato dal proponente, anche a seguito delle indagini magnetotelluriche effettuate, è inadeguato e non consente di escludere con ragionevole certezza il verificarsi di sismicità indotta/innescabile connessa all’esercizio dell’impianto, con particolare riferimento alle fasi di estrazione e re-immissione dei fluidi geotermici….

Ed ancora: “In base ai dati presentati dal Proponente, l’avvertibilità e i potenziali effetti del terremoto indotto considerato dal progetto (M=2,5) sono da ritenere non del tutto trascurabili. Lo stesso Proponente evidenzia che i terremoti sarebbero avvertibili già per una magnitudo di 1,5 se con ipocentro entro 1 km di profondità. Gli effetti della percezione dei terremoti da parte della popolazione non sono stati adeguatamente considerati, come pure non sono stati considerati i potenziali impatti sull’economia turistica dell’isola, aspetti che allo stato attuale non sembrano essere stati approfonditi adeguatamente”.

Ed inoltre: In tale siffatto contesto ambientale, antropico e socio economico il proponente non solo non ha adeguatamente indagato gli stress introdotti dall’attività geotermica (sismicità indotta/innescabile) e i possibili effetti negativi sul sistema delle acque minerali e termali, al fine di escluderli con ragionevole certezza, ma inoltre non ha previsto nessuna garanzia economica in caso di danni a beni e persone derivanti dall’esercizio dell’impianto, ritenendo quindi implicitamente che tutte le esternalità negative debbano essere assunte, nel caso, dalla collettività a fronte di un “interesse pubblico” finalizzato alla produzione di soli 5 MW …”.

Continua così il Decreto Dirigenziale: “Allo scarso rilievo strategico dell’impianto, in termini di contributo all’energia da FER producibile in Campania, si associa, invece, un elevatissimo rischio antropico che impatta negativamente sul rischio ambientale, già alto nell’Isola d’Ischia, con conseguenze negative anche sul contesto socio economico, determinato dagli impatti che, in assenza di adeguate indagini e caratterizzazioni come nel caso di specie e considerato il contesto di riferimento, produce in termini di sismicità indotta/innescabile, impatti sul sistema delle acque minerali e termali, impatto paesaggistico, rischio idrogeologico nonché sul rischio vulcanico.

Per concludere così: “…Per tutto quanto rappresentato si ritiene che l’impianto, nel contesto ambientale, antropico e socio economico che caratterizza l’Isola d’Ischia, determina rilevanti impatti negativi, in termini di sismicità indotta/innescabile e conseguenti danni a beni e persone, non mitigabili di alcun modo, nonché, conseguentemente, anche al sistema socio economico fondato sul turismo”.

Le stesse motivazioni indotte dalla Regione Campania per “bocciare” Serrara Fontana e cioè: sismicità, assenza di garanzia economica in caso di danni a beni e persone derivanti dall’esercizio dell’impianto, scarso rilievo strategico dell’impianto (produzione di soli 5 MW!) impatti negativi sul sistema socioeconomico fondato sul turismo, potrebbero valere anche per “bocciare” il previsto impianto di Castel Giorgio ( e di Torre Alfina), come richiedono tutti i sindaci dell’area ed anche il Consiglio Regionale dell’Umbria. Peraltro il terremoto del 30 maggio del 2016 ha avuto proprio l’epicentro nella aree individuate da ITW-LKW per gli impianti pilota di Castel Giorgio e di Torre Alfina.

Questa ennesima posizione della Giunta regionale Campania è un ulteriore dimostrazione che “bocciare “gli impianti pericolosi si può, tutelando i cittadini dell’Alfina: se la Regione Umbria, anche dopo tale sollecitazione, non lo farà ai cittadini non rimarrà che punire alle prossime elezioni politiche e regionali il Partito Democratico che ha la responsabilità della gestione dell’Umbria.

Quanto è successo ad Amatrice e ora a Ischia mostra la gravità della situazione sismica del nostro Paese: non tenerne conto è puramente criminale.
Riportiamo alcune dichiarazioni a caldo –apparse sul Corriere della Sera del 23.08.2017- del prof. Doglioni, presidente dell’INGV: ”La ferita di Amatrice può ripetersi anche in altre parti d’Italia. La penisola si dilata di 3-4 millimetri l’anno, che ogni qualche secolo determinano movimenti di qualche metro. Potrà capitare di nuovo. Il fenomeno è lo stesso: a chiazze, il terreno sprofonda” e alla domanda di quanto ci vuole a mettere in sicurezza l’Italia Doglioni risponde così: ”Non basterebbero cinquant’anni per come siamo messi. I terremoti si dimenticano presto, è naturale eliminare un dolore. Questo aiuta la ricostruzione, ma non la prevenzione, perché induce atteggiamenti fatalisti e a non far nulla. Gli italiani metteranno in sicurezza le case solo quando avranno paura”.

E i cittadini che debbono fare? Contare solo i danni ed i morti? La presidente della Regione Marini e l’assessore Cecchini ci rispondano finalmente!

Rete nazionale NoGESI


Leggilo su:

Radiogiornale.info

Pisorno.it

A UN ANNO DAL TERREMOTO ANCORA IN SOSPESO LA MINACCIA DELLA GEOTERMIA

Viva Preoccupazione a Castel Giorgio

 

 

Comunicato stampa del COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI ORVIETANO, TUSCIA E LAGO DI BOLSENA aderente alla Rete NoGESI (29/5)

Il terremoto del 30 Maggio dello scorso anno ha lasciato tracce a Castel Giorgio e Torre Alfina. Oltre agli immobili seriamente lesionati e a settimane passate a dormire fuori, anche una grande e diffusa paura, accompagnata da seri problemi psicologici per mesi, ancora fino ad oggi. Le scene del grande terremoto di agosto, ottobre e gennaio tra Umbria, Marche e Lazio, hanno poi ancora di più accresciuto nella gente i timori connessi alla nota delicatezza sismica dei nostri territori.
Ma le paure per il futuro sono seriamente aggravate dalla minaccia rappresentata dall’ impianto geotermico. Il terremoto di Castel Giorgio, di magnitudo 4,1, ebbe l’epicentro proprio all’interno dell’area di previsto sfruttamento da parte di una centrale geotermica fortemente invisa alla popolazione.
E’ noto che una centrale geotermica con la tecnologia proposta provoca sempre sismicità, ed a questo punto – dopo il terremoto di un anno fa – era evidente che avrebbe provocato terremoti là dove l’area era già fortemente sismica di suo, mettendo tutta la popolazione di fronte a rischi inaccettabili.
Tutti pensavano giustamente che le indecisioni della politica in relazione alla concessione o meno delle autorizzazioni all’impianto sarebbero state a quel punto rapidamente risolte con un sonoro “no”. Facendo gli interessi di cittadini non solo consapevolmente contrari, con il sostegno di autorevoli scienziati, ma ora anche spaventati da un evento sismico rilevante.
Invece tutto si è addormentato nel sonno soporifero della politica umbra. La Presidente della Regione Marini non ha mosso paglia… Tutto è rimasto bloccato, nonostante i pronunciamenti sostanzialmente contrari della Commissione Ambiente presieduta dal Consigliere Brega. Mentre non sta affatto ferma la società che propone l’impianto, che sta cercando ogni mezzo – compresa la via giudiziaria – per riuscire comunque a fare un impianto che le porterà moltissimi soldi di incentivi governativi. E questo nell’assoluto disinteresse per le vive e fondate preoccupazioni delle popolazioni.
Non vogliamo credere che lo stesso disinteresse per la popolazione motivi anche l’inattività della Giunta Marini, o che questa sia dovuto anche ad una eccessiva vicinanza agli interessi della ditta proponente. Ma allora non capiamo perché la Giunta non si decide a fare gli interessi della popolazione, sostanziati anche da numerose relazioni di eminenti scienziati che confermano la pericolosità dell’impianto. E non dica subito un sonoro NO all’intesa per l’autorizzazione finale al progetto. Spera che qualche tribunale la tolga dall’imbarazzo decidendo contro i legittimi interessi dei suoi cittadini?
Cittadini peraltro non soli in questa battaglia, visto che le popolazioni e i sindaci di ben 25 comuni dell’area e lo stesso Consiglio Regionale a maggioranza si sono detti contrari all’impianto e seriamente preoccupati.
Il rischio è che questa indecisione della Giunta Regionale favorisca la realizzazione dell’impianto, contro gli interessi e la volontà della popolazione. A quel punto la gente saprà a chi attribuirne la responsabilità. Ma non cesseremo di sperare in un improvviso sussulto etico.


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Geotermia: un convegno a Ravenna per il rilancio di una tecnologia avversata dai cittadini

A Ravenna il 31 Marzo un convegno sullo sfruttamento della risorsa geotermica, intitolato: ”Risorsa Geotermica: la situazione attuale e gli sviluppi futuri”. Organizzatore il Ministero per lo Sviluppo Economico.

Un convegno che interviene a fare il punto sul tema e a tentare un rilancio della geotermia, ostacolata dalle procedure “regionali” e dall’avversione crescente delle popolazioni per una tecnologia che si è rivelata tutt’altro che pulita, sicura e rinnovabile. Come ormai dimostrano numerosi studi.

Il governo pensava di rimuovere gli ostacoli con il referendum costituzionale, che toglieva alle regioni le competenze sull’energia, ma la “batosta” data dagli elettori con il “no” sta ora costringendo il Ministero a varie manovre per aggirare il problema. Tra le quali la proposta di un decreto che “semplificherebbe” le procedure di VIA riducendo brutalmente l’intervento del pubblico e delle associazioni di cittadini nelle procedure autorizzative. In aperto contrasto con la Convenzione europea di Aarhus.

E questo convegno di Ravenna tende chiaramente a rilanciare il termine “geotermia”, sempre più inviso alle popolazioni coinvolte, che vedono in questi impianti una fonte di problemi e di rischi del tutto inaccettabile: rischi sismici, per la salute, per le falde acquifere, ed un grave impatto ambientale e paesaggistico. In cambio di posti di lavoro quasi inesistenti e di incentivi che finiscono nelle tasche di grandi società o di veri e propri speculatori. Quando la produzione di energia elettrica nazionale è in chiaro surplus e si tengono chiuse centrali elettriche, perché non necessarie.

Ormai le popolazioni sono informate e sensibilizzate e ovunque sorgono comitati contrari ai nuovi progetti sostenuti dagli elevatissimi incentivi ministeriali. Che puntano soprattutto su cosiddette “nuove” tecnologie “a ciclo chiuso” propagandate come non inquinanti e non impattanti. Mentre la messe di dati e studi forniti dalle associazioni di cittadini dimostra che si tratta di tecnologie per nulla nuove, per nulla avanzate e comunque fortemente a rischio dal punto di vista sismico, dell’inquinamento delle falde acquifere e dell’impatto ambientale.

Quasi tutte le nuove centrali dovrebbero poi sorgere in luoghi delicati, fortemente sensibili ai rischi sismici, in regioni, come quelle dell’Italia centrale soprattutto, dove il rischio di terremoti devastanti è elevatissimo, come dimostrato dalle recenti, drammatiche vicende.
Tutto questo non lascia affatto tranquilli i cittadini. Un caso su tutti quello di Castel Giorgio, in Umbria, dove una scossa di rilevante importanza si è verificata naturalmente nel maggio scorso, lesionando case e costringendo la popolazione a dormire all’addiaccio per lungo tempo. La scossa è avvenuta proprio all’interno del campo di sfruttamento geotermico che la Società ITW & LKW intende sfruttare con una tecnologia che di per sé innesca comunque artificialmente scosse simiche.

Il Governo, su pressione della associazioni di cittadini e del Parlamento, sta avviando una regolamentazione ed una “zonazione” del territorio nazionale allo scopo di definire e limitare le aree idonee allo sfruttamento, ma il Ministero dello Sviluppo Economico ha già annunciato che per completare il lavoro ci vorranno almeno altri due anni.

Cosa succederà nel frattempo? Sarebbe logico che tutte le procedure autorizzative di nuovi impianti si fermassero, come richiesto dal Parlamento, ma questo convegno di “rilancio” sembra forse andare nella direzione contraria. Quella di arrivare ad approvare più progetti possibile prima della regolamentazione in base alla zonazione dei rischi.

Certo questo evento di Ravenna non manda dei buoni segnali: le associazioni dei cittadini, molto competenti ed attive a livello nazionale, non sono state invitate. Mentre tra i relatori risultano in prima linea le società coinvolte, compresa la ITW&LKW del progetto di Castel Giorgio. Con il suo progettista Prof. Franco Barberi, ex capo della Protezione Civile, coinvolto con la consorte Luisa Carapezza in una spinosa e mai chiarita vicenda di conflitto di interessi. La cui attività – secondo la dr.ssa Fedora Quattrocchi ed il prof. Benedetto De Vivo – sarebbe stata di scarso livello scientifico, omettendo rilevanti episodi di rischi geologici evidenziati da pubblicazioni ENEL degli anni ’70, in mancanza peraltro di pareri legali e scientifici collegiali di INGV (vedi l’articolo di Ilaria Proietti sul Fatto del 1° febbraio 2016). Ed anche la Magma Energy dell’AD Batini che vuole realizzare il progetto “Mensano” fortemente inviso alle popolazioni dell’Alta Val di Cecina e della Val d’Elsa.

Rete nazionale NoGESI – NO Geotermia Speculativa e Inquinante


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4 febbraio 2017. DALL’AMIATA ALLA VALLE DEL TEVERE: ANCORA GEOTERMIA INDUSTRIALE O UN ALTRO SVILUPPO E’ POSSIBILE?

ABBADIA SAN SALVATORE (SIENA)
SABATO 4 FEBBRAIO 2017, ORE 14,30- 19,30
CINEMA TEATRO AMIATA
scarica la locandina

In memoria del Prof.Roberto Minervini

Sabato 4 febbraio 2017 ore 14,30-19,30 a Abbadia San Salvatore (Siena) presso il cinema teatro Amiata si terrà un convegno sul tema “Dall’Amiata alla Valle del Tevere: ancora geotermia industriale o un altro sviluppo è possibile?”, organizzato dalla Rete Nazionale NOGESI e SOS Geotermia. Il convegno è dedicato alla memoria del Prof. Roberto Minervini, animatore appassionato della rete NOGESI, recentemente scomparso.

Sarà una giornata di analisi e approfondimento delle tematiche della geotermia nel Monte Amiata, delle centrali flash geotermoelettriche dell’Enel presenti nel territorio (cinque centrali per una potenza installata di 120 MW), con emissioni in atmosfera di inquinanti, con effetti sulla salute dei cittadini, sull’ambiente, sulla sismicità, sul bacino idrico dell’Amiata (il più importante del Centro Italia), sui fiumi Paglia e Tevere, oggetto di inquinamento da mercurio sul territorio dei comuni dell’Alto Lazio e dell’Umbria.

Il Monte Amiata è al centro di un ecosistema a rischio, la cui salvaguardia e valorizzazione riguarda ben tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Per questo il convegno vedrà la presenza di professori esperti in materia e di amministratori, non solo locali, ma anche di Lazio e Umbria. La presenza politica sarà dei consiglieri, membri della commissione ambiente del consiglio regionale della Toscana, perché esprimano le loro posizioni e gli impegni verso il consiglio regionale, il presidente e la giunta toscana.

Una parte importante del convegno sarà dedicata alla “proposta” che un cambiamento è possibile e che si può e si deve fare una diversa politica energetica del territorio in alternativa a quella attuale inquinante e speculativa, che si basi sul risparmio energetico, sulla efficienza e fonti realmente rinnovabili e compatibili con la salvaguardia dell’ambiente. Un piano energetico costruito con la partecipazione e la gestione dei cittadini, nel quadro delle effettive necessità energetiche in una situazione nazionale contrassegnata dalla riduzione dei consumi elettrici che non legittima, in questo momento, costruzione di nuove centrali elettriche.

E che si può e si deve puntare a un altro sviluppo economico, sostenibile, alternativo al “polo geotermico” che la regione Toscana vuol fare dell’Amiata, che si basi sul grande patrimonio ambientale, storico e culturale e sulla valorizzazione delle risorse del territorio (bio-agricoltura di montagna, artigianato locale, natura, etc.), che devono essere alla base delle scelte e dei programma del governo dei nostri amministratori locali e della stessa regione Toscana. Una giornata di “riflessione collettiva” sulle scelte che riguardano il futuro dell’Amiata e del Centro Italia.

Si invitano alla partecipazione, i cittadini, i comitati, i movimenti, gli amministratori, i partiti politici, le associazioni e organizzazioni di categoria, la stampa e le TV locali, regionali e nazionali.

PROGRAMMA (scarica la locandina in pdf alta qualità)

Ore 14:30 ACCREDITO PARTECIPANTI

Ore 15:00 APERTURA LAVORI
Presidenza: Vittorio Fagioli, Rete NOGESI
Saluto del Sindaco di Abbadia S. Salvatore (Siena): Dr. Fabrizio Tondi
Introduzione: Velio Arezzini, SOS Geotermia

Ore 15:15 GEOTERMIA, MERCURIO, INQUINANTI
Prof. Roberto Barocci, Geotermia Elettrica: rischi per la salute pubblica e le acque
Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano, Amiata: Un velenoso cocktail di inquinanti
Giuseppe Germani, sindaco di Orvieto (Terni), Mercurio: un problema emergente dell’Italia Centrale
Dott.ssa Solange Manfredi, giurista, portavoce Rete NOGESI, Strasburgo chiama Amiata
Ing. Giorgio Santuci, presidente EGS, Nuove tecnologie geotermiche: BHE (Borehole Heat Exchangers)

Ore 16:30 LA POLITICA
Sono stati invitati: Stefano Baccelli, presidente Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana. (PD)
Giacomo Giannarelli, vice presidente Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana. (M5S)
Tommaso Fattori, membro Commissione Ambiente Consiglio Regionale Toscana. (SI)
Manuel Vescovi membro del Consiglio Regionale Toscana (Lega Nord)

Ore 17:15 IL CAMBIAMENTO È POSSIBILE: PROPOSTE PER UN ALTRO SVILUPPO
Dr. Andrea Strozzi, ideatore del “Low Living & High Thinking”, giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, L’insufficienza dell’efficienza
Claudio Galletti, Sindaco di Castiglione d’Orcia (Siena), Parco della Val d’Orcia e Amiata: i territori protagonisti
Bassetti Andrea, imprenditore, Presidente del Biodistretto della Val d’Orcia
Antonio Pacini, L’Orto Botanico del M. Amiata e la sua Biodiversità
Fabio Menchetti, agronomo, L’olivo sospeso – il museo dell’olio di Seggiano
Angelo Ghinassi, Sindaco di Acquapendente (Viterbo), I comuni dell’Alto Lazio per un NO alla geotermia e uno sviluppo sostenibile del territorio

Ore 18:30 DIBATTITO
Ore 19:00 Prof.ssa Cinzia Mammolotti, Il manifesto dell’Amiata: idee e proposte per lo sviluppo durevole del territorio / Il Parco Nazionale del M. Amiata


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Terremoto Lazio-Umbria-Toscana. Centrale geotermica ITW-LKW, gli scheletri nell’armadio

SCHELETRI ARMADIO ITWLKWSulla questione delle centrali geotermiche in progetto in Umbria, Toscana e Lazio da realizzarsi in aree evidentemente sismiche, a seguito del sisma iniziato il 30 maggio us e tutt’ora in corso, con un picco -ricordiamo- di 4,1 gradi di M e numerose altre scosse tra 2 e 3,4, interviene il COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI ORVIETANO, TUSCIA E LAGO DI BOLSENA con un puntuale comunicato che spazza via ogni dubbio sui rischi e mette a tacere le false rassicurazioni che -ancora due giorni fa (vedi Ansa in fondo)- vengono diffuse dalla società ITW-LKW titolare di un permesso che, come vediamo, si sovrappone proprio all’area centrale interessata dal fenomeno sismico di questi giorni.

 

Il terremoto è avvenuto proprio dove vogliono realizzare gli impianti geotermici di Castel Giorgio e Torre Alfina. Ecco la prova dell’enorme rischio sismico e di disastro ambientale.

Con una precisione che ha dell’incredibile, la grave scossa di terremoto del 30 maggio a Castel Giorgio, e gran parte dello sciame che sta seguendo, sono proprio all’interno dell’area assegnata ad una società privata per la realizzazione di due impianti geotermici: quello di Castel Giorgio e quello di Torre Alfina.
Tutta la popolazione ha colto con grande allarme questa coincidenza, anche perché ci sono stati danni ad abitazioni e strutture. E’ infatti cosa nota che l’attività geotermica – con la tecnologia proposta – genera sismi. Prove effettuate dall’ENEL negli anni ‘80, con pressioni minori di quelle ora previste, generarono sismi fino a 3 gradi Richter. Abbastanza forti e chiaramente sentiti dalla popolazione.
La ditta proponente ha sempre sostenuto che non ci sono rischi, perché la zona secondo loro sarebbe tettonicamente sicura, e ha fornito molti dati a sostegno di questa tesi, che hanno convinto i tecnici ministeriali e regionali. Per di più, proprio nelle more della presentazione del progetto, qualcuno fece in modo che la zona di Castel Giorgio fosse retrocessa nella Classificazione Sismica Regionale da zona 2 a zona 3. Strano, visto che in tempi recenti – nel 1957 – un serio terremoto aveva reso inabitabili quasi tutte le case del Paese. Una declassificazione che ha ovviamente facilitato l’iter per l’approvazione dell’impianto.
Risulta anche – secondo importanti scienziati – che i rassicuranti dati tecnici forniti a supporto del progetto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia siano una “vera e propria truffa” volta a rassicurare e sottacere i rischi. E per di più predisposti – in quanto funzionaria pubblica in grave conflitto di interessi – proprio da una funzionaria INGV che è anche la moglie del progettista privato dell’impianto.
Fino ad ora – in attesa di un intervento della magistratura – i politici e i funzionari responsabili dell’iter autorizzativo hanno fatto finta di non sapere e di non vedere. Evidentemente sottoposti ad enormi pressioni lobbistiche, visto il grande interesse economico speculativo legato alla realizzazione di questi progetti, che godono di altissimi incentivi pubblici.
Ma…come si dice: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi…” Ed ecco arrivare il 30 maggio un terremoto piuttosto forte, con danni ad edifici e la gente terrorizzata che da giorni dorme per strada per via del perdurante sciame sismico.

Cosa viene a dire questo terremoto? Ma è chiarissimo: vuole dire che la zona è sismicamente fragile e che quindi non si possono realizzare impianti che, alla già precaria e rischiosa situazione, aggiungeranno il peso di una continua attività di pressione nel sottosuolo che – come provato dall’ENEL – innesca fenomeni sismici.
Se i pozzi geotermici fossero già realizzati cosa sarebbe successo? Chi si prende la responsabilità, data la natura sismica della zona, di sostenere che i danni provocati alle persone ed alle cose dai sismi previsti non saranno causati dalla realizzazione degli impianti geotermici?

20160603_com stampa mappa A

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Sarebbe come stuzzicare il drago del terremoto giorno e notte per decenni. Là dove un drago c’è e lo sta ora dimostrando con chiarezza con un terremoto che mette a tacere le fumose rassicurazioni di tecnici interessati o – come minimo – palesemente incompetenti.
A dimostrazione del fatto che la zona scelta per gli impianti è la meno adatta, riportiamo due mappe: una della zona di concessione per lo sfruttamento geotermico (mappa A), e l’altra del previsto posizionamento dell’impianto di Castel Giorgio (mappa B).
Si vede chiaramente che gran parte dello sciame sismico in atto è proprio all’interno di questa area (mappa A), e per giunta che le scosse più forti sono state proprio in prossimità dei pozzi dell’impianto (mappa B).

20160603_com stampa mappa B

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A questo si aggiunge che la profondità delle scosse è molto vicina alla profondità dei pozzi che si vogliono scavare, e che le scosse sono – sia per profondità che per estensione – proprio all’interno del bacino di sfruttamento geotermico.
Si vuole quindi con l’impianto andare a produrre sismi nella zona più fragile. E i dati questa volta non ce li danno tecnici interessati o incompetenti vicini alla ditta, ma la stessa Madre Terra ce lo ha segnalato con enorme e drammatica evidenza, con forti scosse proprio in quella zona. Facendo piazza pulita di ogni interessata rassicurazione.
Occorre poi sottolineare che il terremoto viene ad evidenziare un altro importante rischio: non solo con l’impianto si vanno ad innescare artificialmente dei terremoti, ma una forte scossa come quella del 30 maggio, vicinissima al pozzo, avrebbe potuto facilmente far saltare le tubature dell’impianto, contenenti enormi quantità di gas e liquidi velenosi ad alta pressione, che sarebbero finiti nelle falde acquifere, nella terra e nell’aria. Avvelenando in modo grave tutta la zona e producendo un enorme disastro ambientale.
E’ ormai chiaro che i cittadini non accetteranno mai questo impianto, dai rischi enormi per le loro vite, i loro beni ed il loro territorio. Occorre ora che la Giunta Regionale si esprima finalmente rifiutando l’intesa all’impianto, e che i Ministeri competenti ritornino sul progetto per bocciarlo e dissipare definitivamente questa pesante ombra dal futuro della gente della Tuscia.

Lo devono ai cittadini che amministrano, e che in questi giorni dormono terrorizzati per le strade dell’Alfina.

COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI ORVIETANO, TUSCIA E LAGO DI BOLSENA


Ansa del 1/6/16 della ITW-LKW

articolo righini ansa

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Terremoto Lazio-Umbria-Toscana. Non è un territorio per trivelle

20160530_terr_bolsena sciame 36 scosse ore 17

Lo sciame sismico dal 30 al 31 maggio, ore 17 (fonte Iside-Ingv)

Oltre 30 scosse in due giorni: altre trivelle diminuiranno o aumenteranno i rischi?

 

 

 

Il 30 maggio sera una forte scossa, di 4.1 gradi di magnitudo, ha causato allarme e paura in tre regioni, Umbria, Toscana e Lazio, ricordando a chi spesso lo dimentica, che ci troviamo in una zona sismica peraltro ricca di fabbricati storici e paesi antichi di certo non costruiti per sostenere terremoti.

La scossa più forte fa parte di uno sciame che in due giorni, 30 e 31, ha già dato oltre trenta sismi e che si va manifestando spostandosi verso nord-ovest, in direzione val di paglia/amiata.

clicca per ingrandire (aggiornamento sismi alle ore 8 del 2/6/16)

A Castel Giorgio, epicentro delle scosse più forti, è in iter autorizzativo il permesso di ricerca finalizzato ad una centrale pilota da parte della società ITW-LKW Geotermia Italia e, sovrapponendo la mappa della concessione con gli epicentri, si nota proprio una sinistra coincidenza dei luoghi.

Sarebbe troppo facile dire oggi che bisogna stare molto attenti ad autorizzare impianti geotermici in queste zone, ma noi, come comitati, sono ormai anni che cerchiamo di fare informazione sui rischi da sismicità indotta e siamo spesso stati accusati di fare allarmismo. Ma la realtà ha la testa dura e, nonostante l’opera tranquillizzante di molti -interessati ai progetti-, la verità che realizzare impianti in queste zone è una follia torna prepotentemente alla ribalta.

Può un territorio con questa sismicità tollerare ulteriori stimolazioni -estrazioni e reiniezioni-? Noi siamo certi di no.

Anche per questo non possiamo che ribadire la contrarietà più netta alla realizzazione di altre centrali e la moratoria per tutti gli impianti inquinanti e speculativi esistenti.

 

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Comunicato Comitato Maremmattiva del 31/5/16:

Se non vi foste ancora convinti…la terra trema!

Gli episodi sismici di questi due giorni (30-31 maggio) con epicentro nel quadrante di confine tosco-umbro-laziale sono la riprova dell’attività sismica in questo territorio.

Fortunatamente le conseguenze non sono state gravi ma rappresentano un campanello di allarme serio nei confronti dei tentativi da parte di varie imprese (itw-lkw, Sorgenia…) di far diventare questo territorio una area di “sviluppo” geotermico.

Abbiamo già da tempo come comitato messo in guardia di fronte ai pericoli relativi alla sismicità indotta che le centrali geotermiche rappresentano.

Chissà che questa presa di posizione  da parte del sottosuolo possa riportare un po’ di buon senso rispetto ai tentativi di far entrare le trivelle geotermiche nelle terre che abitiamo.

Non è il primo episodio di questo tipo in questi anni e il fatto che particolarmente abbia interessato il comune di Castel Giorgio e quello di Acquapendente , entrambi interessati dai progetti geotermici che vogliono invadere la piana dell’Alfina, rappresenta simbolicamente un rifiuto netto da parte di un ecosistema che va tutelato e protetto.

Ribadiamo  quindi il nostro “NO” alle centrali geotermiche qui e altrove auspicando oltre a una corretta monitorizzazione dei fenomeni sismici nel territorio anche una presa di posizione netta da parte della cittadinanza e delle amministrazioni coerente con il principio di “precauzione”.

Da domani ci diranno che è tutto a posto e che è stato un caso.
Noi al contrario manteniamo l’attenzione molto alta e invitiamo tutti a farlo.

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GoNews.it del 31/5/16

Maremmanews del 31/5/16

UmbriaOn del 1/6/16

Il Cittadino online del 1/6/16

Contropiano.org del 1/6/16

OrvietoNews.it del 31/5/16

AmiataNews del 1/6/16

Il Tirreno del 2/6/16:

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Aggiornamento INGV del 31/5/16, ore 16

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Firenze, 9 aprile 2016. Dal convegno sulla geotermia un chiaro “no” al piano Rossi

20160409_firenze focus geotermia 19Sala piena all’Auditorium regionale e presidio in strada per il convegno “Geotermia: Focus Toscana”. Messe in evidenza tutte le criticità, i danni sociali e sanitari nella regione “geotermica” per eccellenza. La geotermia non ha una accettazione sociale neppure in Toscana.

 

E’ stato un convegno molto partecipato quello che si è svolto sabato 9 aprile 2016 a Firenze presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana dal titolo “Geotermia: Focus Toscana” organizzato dai comitati della Rete Nazionale NOGESI (No geotermia elettrica speculativa e inquinante).
I tempi per organizzare un focus sulla geotermia erano maturi. Il Governo infatti ha finora disatteso l’impegno, preso con una Risoluzione approvata dalla Camera dei Deputati, di emanare le linee guida su tale argomento entro ottobre 2015. Nell’attesa di tale normativa in Toscana i progetti per nuovi insediamenti industriali stanno andando avanti in base a regole vecchie che non tutelano i territori soprattutto per quanto riguarda la tutela ambientale e sanitaria.
I dieci relatori invitati rappresentavano i settori professionali più legati al tema in discussione. Una serie di interventi interessanti si sono susseguiti davanti ad un pubblico attento e desideroso di capire meglio cosa sta avvenendo nei territori coinvolti dai progetti di costruzione di nuovi impianti geotermici: centrali geotermiche che fino a pochi anni fa venivano percepite come una risorsa, oggi vengono vissute come un problema per l’economia locale, la salute e l’ambiente.
L’aria che si respirava durante tutte le trattazioni era di chiaro dissenso verso la politica nazionale e regionale. Sia per il modo in cui viene sfruttata oggi la geotermia esistente sia per i permessi di ricerca rilasciati dalla Regione che preludono all’industrializzazione forzata di territori dove sono presenti economie che hanno investito tutte le loro energie e risorse puntando sullo sviluppo del settore dell’agricoltura e del turismo di qualità.
La consapevolezza che purtroppo tale attività industriale gode di particolari protezioni politiche è stata chiara fin da subito a tutti i presenti in sala. Un tipo di energia che per anni è stata propagandata come pulita e rinnovabile oggi mostra “tutti i suoi contro”. In tutti gli interventi sono state dimostrate le criticità collegate allo sfruttamento geotermico per come viene attuato oggi in Italia e in Toscana.
Fin dal primo intervento è stato ben chiarito quanto è avvenuto dal 2010 ad oggi con la liberalizzazione del mercato geotermoelettrico. Gli incentivi economici stanziati per le fonti rinnovabili e una normativa rivelatasi inefficace sin dalla sua nascita, hanno spinto società, fino a quel momento puramente finanziarie, a lanciarsi in una nuova corsa all’oro. La diffusione a macchia di leopardo dei nuovi permessi di ricerca ha quindi creato preoccupazione e malcontento nelle comunità locali. A questo proposito durante il convegno è stata portata la testimonianza di alcuni attivisti dei comitati nati sul territorio per contrastare la geotermia industriale. Emblematico il caso del “Masso delle Fanciulle” che ha visto i cittadini doversi impegnare in molteplici attività tra cui raccolte di firme e fondi per poter difendere i territori minacciati. Si è passati poi a parlare della non sostenibilità e dell’incompatibilità tra produzioni agricole di qualità e insediamenti di nuove centrali geotermiche.
L’intervento di un rappresentante sindacale ha messo in luce quanto sia elevato il tasso di disoccupazione nelle aree geotermiche “storiche”, sfatando il mito che questa tipologia di insediamenti industriali crei nuovi posti di lavoro, rispetto ai settori legati all’economia del paesaggio.
Un altro argomento trattato è stata la drammatica situazione sanitaria ed ambientale in Amiata. In particolare sono state esposte le tabelle riportanti le grosse quantità di ammoniaca ed altre sostanze velenose immesse in atmosfera dalle torri di raffreddamento delle centrali. I danni sociali e sanitari che provocano le sole emissioni di ammoniaca ammontano a decine di milioni di euro e sono stati confermati da recenti studi di affermati ricercatori indipendenti. Clamorosa poi la ricostruzione delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per le ultime due centrali realizzate in Amiata da Enel Green Power, rammentate dall’arch. Fabio Zita, ex responsabile della Regione Toscana del Settore VIA. Se i documenti citati dall’arch. Zita saranno confermati, tutte le forze sane di questa Regione dovranno chiedere con forza le dimissioni del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.
L’avv. Michele Greco ha quindi riportato la sua testimonianza di collaborazione con i comitati impegnati nella lotta alla geotermia industriale. E’ stato spiegato all’uditorio come sia debole ed inefficace l’impianto normativo statale.
Successivamente alcuni consiglieri regionali presenti in sala di SI-Toscana a Sinistra e M5S hanno preso a turno la parola per esporre le proprie posizioni sulla questione geotermica, concordando con la Rete NOGESI mozioni e interrogazioni da portare in Consiglio Regionale. La assenza di posizioni da parte del PD regionale testimonia della difficoltà di contrapporsi alle argomentazioni presentate nel convegno. E’ intervenuto poi l’on. Samuele Segoni che si è soffermato sul ritardo del Governo nella definizione di nuove regole per la geotermia.
Sul finale due docenti universitari, il prof. Andrea Borgia-geologo di chiara fama- e l’ing. Giorgio Santucci affrontavano le questioni più tecniche in relazione alle vistose problematiche legate allo sfruttamento geotermico dell’area amiatina – a rilascio libero in atmosfera-con la riduzione dell’acquifero, sismicità indotta e subsidenza e le criticità anche di quelle “binarie” proposte come “buona geotermia”. Veniva quindi presentata la tecnologia cosiddetta di terza generazione, con sonde geotermiche di sofisticata costruzione che hanno la caratteristica-non muovendo i fluidi sotterranei- di limitare al minimo l’impatto ambientale.
Concludeva il convegno Piero Pii, Sindaco di Casole d’Elsa. Nella sua relazione i temi toccati riassumevano tutti gli interventi precedenti: normativa, procedimenti amministrativi, strategie di sviluppo alternative alla geotermia industriale, partecipazione democratica e la proposta di una commissione di inchiesta sull’Amiata, nonché la possibilità di una class action collettiva.
Un successo quindi che rilancia le attività dei comitati della Rete NOGESI contrari al piano geotermico del governatore Rossi e delle vecchie centrali Enel Green Power, a partire dalla Giornata “100 fiori contro la geotermia “del prossimo 24 aprile.

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Orvieto News dell’11 aprile 2016

Amiatanews dell’11 aprile 2016

GoNews

Contropiano

Orvieto Sì

Difensori della Toscana

 

Enel in Amiata, dobbiamo aspettare il morto per fermare la geotermia?

cornaL’8 marzo, nel corso di “normali” operazioni intorno al pozzo PC38, “normali” emissioni e malori. Bimba e genitore al pronto soccorso. Chiediamo moratoria immediata e indagini rigorose sull’attività geotermica dell’Enel.

 

 

 

20160308_corriere di sienaL’Arpat, l’agenzia per la “protezione” ambientale alle dipendenze della regione Toscana, il 10 marzo us si vede costretta a “fornire informazioni” in merito a “una prova di produzione del pozzo” denominato PC38, l’8 marzo, in comune di Piancastagnaio, loc.Tre Case. “Costretta” perchè allarmata dal fatto che “sono apparsi sulla stampa locale di Siena alcuni articoli di stampa che hanno evidenziato il caso”, altrimenti sarebbe passato tutto sotto silenzio?

Ad ogno modo, per comunicare come tutto si sia svolto regolarmente e sotto stretto monitoraggio, Arpat mostra sì i monitoraggi, ma quelli dell’Enel (!) relativi ad un “Piano di Monitoraggio Ambientale – Pozzo PC38” che però sarebbe dovuto addirittura avvenire a luglio, come si legge in premessa: “Il periodo di test si svolgerà durante la prima settimana di luglio”. In base quindi ai controlli, “fatti dall’oste sul vino”, Arpat tranquillizza rilevando che durante tutto il periodo delle prove, dalle 10 alle 17, i limiti dell’idrogeno solforato (H2S) sono stati sembre ben al di sotto dai limiti previsti e, al massimo, “…è verosimile che una parte della popolazione abbia percepito le maleodoranze tipiche dell’H2S (uova marce)”.

20160313_corriere siena pronto soccorso_senza datiPurtroppo “parte della popolazione”, nell’area interessata dalle “prove”, sembra che si sia sentita proprio male tappandosi in casa, altro che “uova marce”; fino al caso della bambina e di suo padre che sono dovuti ricorrere al pronto soccorso, prima di Abbadia e poi di Nottola per disturbi agli occhi e alla pelle, diagnosticati come “iperemia congiuntivale oculare” ed “eritema”.
Ma se i valori dell’H2S, come ci racconta Arpat, erano molto al di sotto dei limiti, perchè ci sono stati malori?

Perchè l’Arpat si “accontenta” di far misurare solo idrogeno solforato e anidride carbonica?
E’ possibile che insieme all’H2S e alla CO2, le sole sostanze misurate dall’Enel, ci siano state -come in genere sull’Amiata- altre e altrettanto nocive sostanze come mercurio, arsenico, boro, radon, ecc.?
Abbiamo più volte denunciato come l’Arpat svolga il ruolo di “notaio” su quanto Enel dichiara, disponendo di pochi o niente mezzi autonomi di verifica, che spesso, come avvenuto all’accensione di Bagnore4, casualmente si guastano o sono in manutenzione

Non è la prima volta che l’Amiata deve subire danni a causa delle emissioni: oltre alle risultanze dello studio epidemiologico dell’Ars regionale che individua “eccessi significativi” di mortalità e altre patologie gravi rispetto ai comuni limitrofi e alla media regionale e che finora non hanno trovato “ufficialmente” una causa, e dovendo escludersi i famosi “stili di vita”, alibi buono per ogni disastro ambientale, nel corso degli anni più volte ci sono state fuoriuscite di gas che hanno provocato danni e moria di animali, per puro caso nessun umano, episodi di dominio pubblico, come il caso più eclatante al Podere Marchese nel settembre del 2000 (*), e alcuni dei quali già passati attraverso i tribunali con accertamento di responsabilità a carico dell’Enel.

20160308_terr abbadiaInoltre, di certo casualmente, durante le prove sul PC38, alle ore 12,46 a pochi chilometri di distanza, verso Abbadia, si verificava una scossa di magnitudo 1,6 a 6,8 km di profondità (fonte: INGV-Iside). Anche in merito agli episodi di sismicità indotta sono ormai acclarate le connessioni con la geotermia.

Da anni i comitati denunciano i gravi pericoli connessi alla attività delle centrali e dei pozzi geotermici dell’Enel in tutte le sedi, ma fino ad oggi né i sindaci, responsabili della salute pubblica, né le Asl, tantomeno la regione hanno imposto il fermo di tali attività.
Anzi, il “piano rossi” prevede un luminoso futuro per la geotermia in tutta la Toscana, soprattutto nell’area nord (Larderello) e in quella sud (Amiata) con l’aggiunta alle centrali ad alta entalpia dell’Enel anche decine di centrali a media entalpia, e nonostante che perfino quasi tutti i sindaci si siano mostrati, almeno a parole, contrari
Nel ribadire che non è questo lo sviluppo che vogliamo e che si merita una regione come la Toscana, trasformata in distretto industriale di produzione energetica, ribadiamo la richiesta di moratoria di ogni attività geotermia in Amiata, presente e futura; ci auguriamo altresì che la popolazione si faccia sentire presso i propri “eletti” e che finalmente qualche magistrato voglia prendere in carico la questione e verificare con rigore quanto accaduto e quanto sta accadendo sul monte Amiata.

(*) Emissioni che nel 1992 inquinarono l’area attorno al pozzo Senna 1 e che nei primi anni 2000 danneggiarono il Podere del Marchese, per il quale, con la nota sent. 692/09 R.S. pronunciata il 9.3.09 dalla IV Sez. Penale della Suprema Corte di Cassazione, veniva accertata in via definitiva la correlazione diretta fra le attività geotermiche svolte da Enel ed il disastro che ne derivò e per le quali l’allora Erga (l’attuale Enel Green Power) è stata condannata in primo grado, in sede civile, a risarcire il privato che le aveva subite, come non abbiamo dimenticato le emissioni che in loc. Lavinacci, sempre a Piancastagnaio, fecero evacuare varie case e per cui Enel ha risarcito i danni.
da Il Tirreno del 17 settembre 2000:
Eruzione devasta un podere. Intensa attività geotermica vicino a Piancastagnaio
AMIATA. Una casa è stata devastata, nelle adiacenze a Piancastagnaio, per un’esplosione di vapori gassosi, fango e sassi eruttati da un cratere che si è creato improvvisamente proprio sotto l’edificio,il «Podere del Marchese» in località «I Troni», di proprietà di Marcello Perugini. Era da mercoledì notte che in quell’area si registravano fenomeni di attività geotermica spontanea che avevano aperto un primo cratere, poi un secondo a poca distanza quando il primo era stato imbrigliato,ed infine il terzo – ieri mattina – che ha devastato l’edificio e causato, per le emissioni di gas venefici, la morte di alcuni gatti, di animali da cortile e dei pesci di un vicino invaso. L’assessore regionale all’ambiente e alla protezione civile, Tommaso Franci, ha dichiarato ieri pomeriggio che l’amministrazione regionale sta seguendo con attenzione quanto si sta verificando, e domani saranno a Piancastagnaio tecnici della Regione per una verifica della situazione e per dare supporto tecnico alla amministrazione comunale. Da diversi mesi l’attività sismica nella zona amiatina è in preoccupante aumento, ed è di ieri la notizia (la riportiamo a pagina VII della cronaca)che sono in arrivo gli assegni per le famiglie evacuate dopo il sisma del 1 aprile, sul versante senese dell’Amiata, che provocò solo a Piancastagnaio danni alle cose per un valore stimato di circa venti miliardi di lire. La delibera è all’ordine del giorno della prossima giunta regionale.