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Terremoto di Ischia del 21 agosto 2017. Sembra proprio che qualcosa non torni

Come avevamo dato conto già a pochi giorni dal sisma, sembra proprio che i grossolani errori commessi dall’INGV e il tentativo di giustificazioni successive non tengano, se alcuni senatori del M5S continuano a contestare i fatti ai responsabili del governo, come riporta l’articolo de Il Foglietto della Ricerca pubblicato l’11 gennaio scorso e che riportiamo integralmente. Resta sullo sfondo il convitato di pietra, cioè i progetti di centrali geotermiche che, vorremmo capire, se e quanto hanno avuto un ruolo in tutta la vicenda.

Ingv e terremoto di Casamicciola:
10 senatori replicano a una lettera del presidente dell’ente

Il 9 ottobre scorso, il presidente dell’Ingv, con una lettera (che ieri ci è stata gentilmente trasmessa dal sen. Nicola Morra) al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro dell’economia e delle finanze e a 11 Senatori del Movimento 5 Stelle, ha risposto all’atto di sindacato ispettivo del 19 settembre 2017, n.4-08069 (primo firmatario, lo stesso sen. Morra), del quale il nostro giornale aveva dato notizia.
Il 20 dicembre, a distanza di più di due mesi, i senatori del M5S, con un nuovo atto di sindacato ispettivo (n. 4-08778), rivolto ai predetti Ministri, che di seguito si riporta integralmente, hanno replicato alla lettera del presidente dell’Ingv.
“MORRA, DONNO, ENDRIZZI, CRIMI, LUCIDI, CASTALDI, MORONESE, SANTANGELO, GIARRUSSO, BLUNDO – Ai Ministri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dell’economia e delle finanze – Premesso che:
l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), con nota prot. 0013057 del 9 ottobre 2017, a firma del legale rappresentante pro tempore, professor Carlo Doglioni, indirizzata al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro dell’economia e delle finanze, nonché ai firmatari dell’interrogazione a risposta scritta 4-08069, presentata nel corso della seduta n. 877 del 19 settembre 2017, risponde all’interrogazione stessa, di fatto sostituendosi ai Ministri in indirizzo che, a tutt’oggi, invece, non risulta abbiano approfondito quanto contenuto nella predetta nota e neanche dato alcun riscontro all’atto di sindacato ispettivo;
ad avviso degli interroganti le argomentazioni addotte dal presidente dell’Ingv nella predetta nota si appalesano prive di pregio e non giustificano affatto l’operato dello stesso ente, sia per quanto attiene alle gravi carenze manifestate dall’ente in occasione del sisma che il 21 agosto 2017 ha colpito il comune di Casamicciola, coinvolgendo tutta l’isola di Ischia, sia sotto l’aspetto della veridicità e della correttezza dei bilanci consuntivi dello stesso ente;
da documenti ufficiali disponibili, non risulta vero che sarebbe stato comunicato “entro i tempi stabiliti” un “evento sismico a Ischia”. Nessuna immediatezza e nessuna trasparenza: l’evento era stato localizzato altrove ed è stato comunicato con notevole ritardo;
considerato che, a parere degli interroganti:
non sembra avere alcun fondamento logico il tentativo di spiegare il macroscopico errore nella localizzazione. Infatti, l’errore viene giustificato affermando che lo stesso è dovuto all’assenza di sismografi nel fondo marino, ma, volutamente, si dimentica che a Ischia da anni opera, o dovrebbe, operare una rete sismica dedicata a monitorare in modo dettagliatissimo tutta l’isola, che, come noto, è un vulcano attivo. Tale rete, se funzionasse, sarebbe in grado di determinare rapidamente i parametri di qualunque sisma si verificasse nell’area;
sarebbe molto grave se i sensori della rete ischitana non funzionassero, ma non può essere sottaciuto che, in concomitanza con alcuni fenomeni verificatisi in prossimità di Casamicciola alla fine dell’agosto 2016, era già emerso che i sensori ischitani non erano attivi. L’Ingv avrebbe, perciò, lasciato un’isola vulcanica, densamente popolata e votata al turismo, senza monitoraggio per almeno un anno;
l’entità dell’incertezza proposta dall’Ingv nella nota del 9 ottobre 2017 appare priva di senso. Passare, come ha fatto l’Ingv, da una profondità focale iniziale di 10 chilometri a 1,7 chilometri, significa aver commesso errori gravi, che non hanno niente a che vedere con l’incertezza della misura. La locuzione “raggio di tot km” non appare degna del più grande istituto europeo di ricerca geofisica, uno dei più grandi e dei meglio finanziati al mondo, proprio per gli studi sismologici. Infatti, se è vero che tutte le misure fisiche per definizione sono affette da incertezza, è altrettanto vero che le misure sismologiche nel nostro Paese hanno un’incertezza molto bassa. Ciò tanto per il gran numero di studi disponibili sulla sismicità italiana, quanto per la capillarità della rete sismica nazionale sviluppata a partire dagli anni ’80;
risulta, in particolare, che i terremoti di Casamicciola siano stati oggetto di numerosi studi; tentare, come fa l’Ingv con la citata nota, di mettere in discussione conoscenze acquisite per giustificare errori sulla localizzazione, appare a giudizio degli interroganti inaccettabile oltre che improvvido. È bene ricordare che, dopo gli eventi del 2016, alcuni ricercatori dell’Osservatorio vesuviano hanno condotto nella zona campagne di misure geodetiche, evidenziando una forte deformazione, proprio nell’area epicentrale del 21 agosto 2017;
inoltre, l’affermazione contenuta nella nota Ingv del 9 ottobre 2017, per cui “le agenzie internazionali americane tuttora localizzano l’evento di Ischia del 21 agosto a mare”, non rappresenta correttamente il funzionamento dei sistemi di monitoraggio internazionali. Le determinazioni americane, infatti, vengono fatte automaticamente in tempo reale per l’intero pianeta. Ogni anno, sulla Terra si verificano circa trentamila terremoti di magnitudo attorno a 3.6. Non ci si può certo aspettare che i sismologi americani facciano controlli per ognuno di essi per ottenere valutazioni più raffinate, peraltro per loro del tutto inutili, per sismi verificatisi addirittura a otto ore d’aereo di distanza dai propri confini. Per una rete sismica planetaria, possono essere accolte indeterminazioni inaccettabili per una rete locale, come quella dedicata esclusivamente a monitorare l’isola di Ischia, supportata anche da una rete nazionale di oltre 400 stazioni e con ben due sale di controllo (a Napoli e a Roma) in ognuna delle quali sono presenti ricercatori e tecnici, 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, con costi complessivi tutt’altro che trascurabili per i contribuenti;
è dovere dell’Ingv fornire rapidamente la grandezza e la localizzazione affidabili di ogni evento che si verifichi sul territorio nazionale. Il quadro di danneggiamento, le caratteristiche geologiche del suolo, l’amplificazione locale, eccetera, sono questioni non particolarmente urgenti, che vanno affrontate successivamente. I problemi di ingegneria inopportunamente evidenziati nella già citata nota Ingv sembrano finalizzati solo a tentare di distogliere l’attenzione dalle responsabilità nella sorveglianza e nella comunicazione, compiti esclusivi dello stesso Ingv;
alcun valore divulgativo può riconoscersi all’intervista rilasciata il giorno dopo il terremoto (22 agosto 2017) al Tg2 delle ore 13 dal presidente dell’Ingv, in cui lo stesso ebbe a mostrare la faglia con l’ipocentro in mare “per far comprendere la ragione del terremoto in modo semplice a chiunque”, pur essendo ampiamente dimostrato che faglia e ipocentro non potevano essere e non erano quelli indicati. È evidente che spiegazioni erronee semmai confondono soltanto chi le ascolta;
peraltro, gli argomenti addotti dall’Ingv in risposta all’interrogazione parlamentare 4-08069 sono in evidente conflitto con quanto lo stesso ha ufficialmente rappresentato alla Commissione Grandi Rischi il 25 agosto 2017: il terremoto risulta localizzato immediatamente sotto Casamicciola ad una profondità inferiore a 2 chilometri;
non condivisibili appaiono il riferimento dell’Ingv ad “attacchi infondati, pretestuosi e preordinati” nei confronti dell’ente e gli auspici di “sostegno al fine di migliorare la ricerca (…) garantire l’implementazione (…) di nuove reti di monitoraggio per dare informazioni sempre più precise”. Il tentativo di “battere cassa” si appalesa inopportuno, in quanto l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia dispone sia di finanziamenti importanti, che di alcune centinaia di ottimi ricercatori e tecnici. L’Osservatorio vesuviano, in particolare, possiede una gran quantità di strumenti di alto livello tecnologico, acquisiti per sviluppare il progetto denominato “Vulcamed”. La Regione Campania ha finanziato in aggiunta un altro progetto, che ha consentito importanti acquisti di strumentazione per monitorare i vulcani partenopei. Da più di 18 mesi, inoltre, l’Ingv sarebbe in possesso di due OBS (sismografi per il fondo del mare) non ancora installati;
infine, non vi è stato alcun attacco pretestuoso nei confronti dell’Ingv, semmai critiche severe alle contraddittorie dichiarazioni dei vertici Ingv sul terremoto di Casamicciola, a seguito di errori palesi commessi in una delle zone più pericolose al mondo dal punto di vista vulcanologico. Errori che determinano conseguenze sulla vita degli abitanti degli stessi luoghi;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
in merito alle problematiche connesse ai conti consuntivi dell’Ingv circa: a) disavanzo di competenza e b) entrata accertata di 4,1 milioni riportata nel rendiconto 2016, le giustificazioni fornite dal legale rappresentante dell’ente si appalesano anch’esse prive di pregio e non giustificano l’operato dello stesso Ingv sotto l’aspetto della veridicità e della correttezza dei bilanci. Infatti, è incontestabile che per ben quattro esercizi finanziari consecutivi (2012, 2013, 2014 e 2015), come riportato nell’atto di sindacato ispettivo 4-08069, l’Ingv ha registrato un disavanzo di competenza (entrate accertate meno spese impegnate) complessivo pari a circa 29 milioni di euro, così suddiviso: 1,6 milioni nel 2012; 6,8 nel 2013; 14,5 nel 2014 e 6 nel 2015. L’ente, tuttavia, afferma di averli “ripianati” utilizzando l’avanzo di amministrazione sia disponibile che vincolato, quest’ultimo riferito alle “gestioni speciali”, ovvero a progetti con finanziamento esterno;
tale operazione, però, non appare, né corretta, né legittima, in quanto l’ente, per ciascuna delle suddette annualità, ha impegnato spese per la gestione ordinaria superiori alle entrate accertate. Pertanto avrebbe dovuto ripianare il disavanzo utilizzando risorse disponibili reali e non fittizie, come invece sono quelle da cui avrebbe concretamente attinto, ossia risorse vincolate a precise ed inderogabili attività (facenti parte di gestioni speciali) già deliberate dallo stesso ente, che in nessun caso possono essere destinate per altre finalità, men che meno per ripianare il disavanzo di bilancio;
quanto detto è chiaramente precisato dalla Corte dei conti nella nota 24, riportata in calce alla pagina 36 della “Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), per gli esercizi 2011-2012” (l’ultimo atto di controllo sull’Ingv pubblicato dalla magistratura contabile): “Le risorse finanziarie derivanti dai finanziamenti esterni, non impegnate entro l’esercizio, confluiscono nella quota dell’avanzo di amministrazione a destinazione vincolata per progetti commissionati dall’Istituto e contabilizzati nelle gestioni speciali, quota che viene destinata ad integrare, per l’esercizio successivo, la dotazione dei corrispondenti capitoli delle gestioni speciali”;
appare, inoltre, fuorviante la risposta dell’Ingv alla richiesta di chiarimenti, avanzata dagli interroganti con il citato atto di sindacato ispettivo, in ordine alla somma di 4,1 milioni di euro, riportata nel consuntivo 2016, quale “quota parte delle assegnazioni premiali 2015 e 2016 destinate alla copertura delle spese di funzionamento per euro 2.050.000,00 (per totali euro 4.100.000,00)” che, secondo gli stessi interroganti, alla data del 31 dicembre 2016 risultavano del tutto prive di titolo giuridico, idoneo a giustificarne l’accertamento;
l’ente, infatti, afferma che il titolo giuridico che giustifica l’operazione contabile di accertamento è l’art. 4, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 213 del 2009, mentre il testo riporta, smentendo tale affermazione, che: “1. La ripartizione del fondo ordinario per gli enti di ricerca finanziati dal Ministero, di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, e successive modificazioni, è effettuata sulla base della programmazione strategica preventiva, di cui all’articolo 5, nonché tenendo conto della valutazione della qualità dei risultati della ricerca, effettuata dall’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR). 2. A decorrere dall’anno 2011, al fine di promuovere e sostenere l’incremento qualitativo dell’attività scientifica degli enti di ricerca e migliorare l’efficacia e l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di cui al comma 1, con progressivi incrementi negli anni successivi, è destinata al finanziamento premiale di specifici programmi e progetti, anche congiunti, proposti dagli enti. I criteri e le motivazioni di assegnazione della predetta quota sono disciplinate con decreto avente natura non regolamentare del Ministro”;
la norma invocata, quindi, dispone una realtà assai diversa da quella assunta dall’Ingv. Ciò in quanto l’assegnazione della quota parte del fondo premiale, come noto, avviene annualmente, con apposito decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che rappresenta il titolo giuridico idoneo a giustificare l’accertamento della somma, l’ultimo dei quali, riguardante l’anno 2015, è stato trasmesso, sotto forma di schema, dal Ministero stesso al Parlamento il 13 settembre 2017, mentre per quello riguardante l’anno 2016, ad oggi, non c’è stata alcuna comunicazione al Parlamento;
l’Ingv, invece, a giudizio degli interroganti illegittimamente, ha contabilizzato nel proprio consuntivo 2016, tanto la quota di Fondo premiale per 2015, che per il 2016, con ciò alterando le risultanze dello stesso consuntivo che, qualora fosse stato redatto in maniera regolare, avrebbe evidenziato un nuovo disavanzo di competenza;
considerato infine che a parere degli interroganti, se l’operato dell’Ingv fosse ritenuto legittimo, tutti gli altri enti di ricerca sarebbero facoltizzati ad autoconcedersi annualmente ad libitum una quota di fondo premiale, iscrivendo in bilancio il relativo importo, senza attendere, né la valutazione dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), né il decreto di riparto dello stesso Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo ritengano esaustive e fondate le esposte indicazioni fornite dall’Ingv;
in caso contrario, quali iniziative urgenti e indifferibili intendano adottare, ognuno per le rispettive competenze, per garantire la sicurezza dei cittadini, che vivono in un Paese fortemente sismico e vulcanico, e per far sì che l’Ingv, ente strategico finanziato con circa 60 milioni di euro annui, riacquisti la credibilità e il prestigio scientifico, di cui ha goduto fino a qualche anno fa, sia a livello nazionale, che internazionale;
se non ritengano di trasferire, con la massima urgenza, sotto il diretto controllo della Protezione civile il servizio di monitoraggio sismico e vulcanico del Paese e l’analisi dei risultati, che sono le uniche armi di prevenzione utili in zone così densamente popolate;
se non vi siano i presupposti per adottare con urgenza, ai sensi dell’art. 15, comma 1-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il decreto di decadenza degli organi di vertice dell’Ingv, con la nomina di un commissario.
(4-08778)”

Progetto Scarfoglio, E’ COMINCIATA LA BOCCIATURA DEGLI IMPIANTI PILOTA GEOTERMICI: …E UNO!

30 giugno 2015, in piazza contro il progetto Scarfoglio, foto Zerottantuno.com

ARCHIVIATO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE IL PROCEDIMENTO DI VIA DELL’IMPIANTO GEOTERMICO PILOTA “SCARFOGLIO” NEL COMUNE DI POZZUOLI (NA). LA REGIONE CAMPANIA AVEVA GIA’ DATO PARERE NEGATIVO

Progetto Scarfoglio della Geoelectric srl

Il primo dei 10 progetti pilota geotermici a media entalpia con tecnologia binaria è stato archiviato dal MATTM (Ministero dell’Ambiente) per mancata presentazione da parte della ditta Geoelectric srl della documentazione richiesta, come da comunicazione del Direttore Generale Giuseppe Lo Presti del 26.10.2017 (contenente parere negativo commissione tecnica VIA del 6.10.17).
Il che equivale ad una bocciatura del progetto, come del resto era stato chiesto dalla Regione Campania con il Decreto Dirigenziale n.111 del 26.09.2017.
La stessa Commissione Nazionale VIA-VAS –in seduta plenaria-con il suo parere n.2511 del 6.10.2017 aveva ritenuto-ai sensi dell’art.26, comma 3ter del D.Lgs.152/2006, previgente alle modifiche introdotte dal D.Lgs.104/2017- di “non procedere all’ulteriore corso della valutazione del progetto Scarfoglio visto che il proponente non ha ottemperato alle richieste di integrazioni da parte dell’autorità competente”.

E per fortuna che -come si legge nell’avviso ai giornali (Il Messaggero del 28.04.2015)– la società si vantava che “il progetto è stato sviluppato con il contributo scientifico di soggetti pubblici ai massimi livelli nazionali ed internazionali, quali l’INGV-Osservatorio Vesuviano e l’AMRA che detengono le più importanti competenze in ambito nazionale in relazione all’area di progetto”!

E’ chiaro che la società Geoelectric srl ha gettato la spugna, vista la bocciatura del progetto da parte della Regione Campania che si sarebbe tradotta poi in una mancata “intesa regionale” necessaria per l’approvazione del progetto.

Del resto la stessa Regione Campania era già intervenuta in data 16.06.2017 con parere negativo anche sull’analogo impianto geotermico pilota di Serrara Fontana nell’isola di Ischia, giusto in tempo prima del luttuoso terremoto del 21.08.2017 che ha provocato il crollo di numerose case e ha portato ad un bilancio di 2 vittime e 42 feriti.

Confidiamo che ciò sia di buon auspicio anche per l’impianto pilota di Torre Alfina nel comune di Acquapendente (Provincia di Viterbo) il cui procedimento VIA è al Consiglio dei Ministri per contrasto tra il MIBACT (e la stessa Regione Lazio) ed il MATTM. Nel senso che i primi due enti insistono sulla vigenza di un vincolo di notevole interesse pubblico instaurato nel territorio dal MIBACT con D.M. 12 maggio 2011. Come analogamente il comune di Acquapendente e la stessa Rete Nazionale NOGESI.

Del resto ormai non si capisce perché il Governo non ritiri la normativa che permette la realizzazione dei 10 progetti “pilota” binari, vista l’opposizione crescente di Comuni e popolazioni, impianti che peraltro hanno rendimenti bassissimi e difficoltà di re-immettere gli incondensabili nel sottosuolo (specialmente nel Centro Italia), alla faccia della loro ventilata “ecologicità”.

Quanto detto si amplifica se si pensa che la energia elettrica prodotta da tali impianti avrebbe un costo di ben 4 volte il costo medio dell’energia (finanziato con incentivi prelevati dalle bollette elettriche di cittadini ed imprese): un vero e proprio non-sense economico!

Terlizzese, MISE

Anche il Direttore Generale del MISE Ing. Terlizzese ha sostenuto recentemente- nell’intervista pubblicata su QualEnergia dell’8.09.17– che “…Non pensiamo però che i cicli binari siano la panacea: personalmente ho qualche dubbio sulla loro reale convenienza, ma certo bisognerà costruirne qualcuno ed effettuare più ricerca su questi sistemi per capirlo”

 

 

Allora, perchè continuare su una strada pericolosa e antieconomica?
Non sarebbe meglio annullarli tutti, come per Scarfoglio?


In merito alla società proponente scrive la D’Orsogna:

…Si trattava di un impianto geotermico “pilota” nell’area di permesso Scarfoglio, a Pozzuoli, Napoli come proposto dalla societa’ Geoelectric ed elaborato dall’ingegner Mario Massaro per conto di una ditta chiamata “ENvironment ENergy ENgineering” con sede a Roma.
Notare che questi studi specializzati in trivelle e tuttappostismi hanno sempre nel loro nome le parole “environment”, “ambiente”, “green” o “sostenibile”…
Ma poi, chi era questa Geoelectric?
Era una sorta di consorzio fra il gruppo Murena-Zecchina costruzioni, fra le prime 20 ditte italiane di edilizia e 500 impiegati che poi ha cercato di diversificare, specie con il fotovoltaico in Puglia; poi c’era il gruppo Marconi anche questa operante nel settore del fotovoltaico e infine il Gruppo Fiore che si occupa della costruzione di impianti complessi. Assieme volevano appunto dedicarsi al geotermico.
Chi li avrebbe aiutati ?
Ecco qui: l’INGV, l’istituto nazionale di geologia e di vulcanologia italiano, ente del quale non mi fiderei neanche per un millisecondo.
Vengono introdotti come partner della Geoelectric.
Ma puo’ essere che l’INGV si mette intanto ad aiutare una ditta di privati, e sopratutto che solo “pensi” che il tutto sia fattibile? Dove sta il loro senso della prevenzione? Il loro buonsenso? Come possono pensare che sia tuttapposto trivellare tra capannoni di automobili, fra le solfatare del Vesuvio? Alla fine il progetto e’ stato archiviato, ma loro si erano bene incamminati a dare il supporto a questo progetto…

Abbadia S.Salvatore, 2 dicembre 2017. “Effetti e rischi dello sfruttamento geotermico: dal sottosuolo all’ambiente e alla persona”, giornata di studio

Sabato pomeriggio 2 dicembre ore 15.00/19.00 si terrà ad Abbadia San Salvatore presso il Centro Giovani, via Mentana, una giornata di studio sul tema “Effetti e rischi dello sfruttamento geotermico: dal sottosuolo all’ambiente e alla persona”. Interverranno il geologo Massimo Bisconti con una introduzione sulla struttura vulcanica del M. Amiata e sugli aspetti geomorfologici; a seguire lo studioso Roberto Barocci del Forum Ambientalista di Grosseto sulla legislazione in essere in Toscana sulla tutela delle falde idriche e il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, primo ricercatore presso l’Osservatorio Vesuviano INGV , il quale relazionerà sulle centrali pilota ad Ischia e Campi Flegrei sui rischi connessi all’attività di trivellazione e dello sfruttamento dell’energia geotermica. Il tema territorio e salute: inquinamento dalle centrali geotermiche sulle acque, suolo e aria verrà esposto dal geologo Andrea Borgia. L’iniziativa vuole essere un approfondimento sulle gravi conseguenze che le centrali geotermiche determinano sul bacino idrico e termale del M. Amiata, sulla salute umana e sull’ambiente. Da anni cittadini e comitati, sostenuti anche da Associazioni nazionali e da esperti del settore, accusano la Regione Toscana ed Enel Green Power di inquinamento ambientale e sanitario, del depauperamento delle acque e denunciano la non rinnovabilità della risorsa che tra l’altro implica enormi emissioni di CO2. In risposta la Regione intende trasformare il comprensorio del M. Amiata in un polo geotermico al pari di Larderello con la costruzione di decine di centrali non tenendo conto dell’importanza strategica del bacino idrico, del vincolo idrogeologico, paesaggistico, dell’alto rischio sismico e dei fenomeni di subsidenza già in atto.

Programma:

GIORNATA DI STUDIO
EFFETTI E RISCHI DELLO SFRUTTAMENTO GEOTERMICO:
DAL SOTTOSUOLO ALL’AMBIENTE E ALLA PERSONA
SABATO 2 DICEMBRE 2017 ORE 15/19 ABBADIA SAN SALVATORE
CENTRO GIOVANI, VIA MENTANA 16

PARTECIPANO
VELIO AREZZINI,”SALUTO”, PRESIDENTE PRO TEMPORE RETE NAZIONALE NOGESI
CINZIA MAMMOLOTTI, “INTRODUZIONE AI LAVORI E MODERATRICE”, RETE NOGESI
MASSIMO BISCONTI: “LA STRUTTURA VULCANICA DEL M. AMIATA”, GEOLOGO
ROBERTO BAROCCI: “LA MANCATA DIFESA DELLE FALDE IDROPOTABILI IN TOSCANA, FORUM AMBIENTALISTA GROSSETO aderente a SOS GEOTERMIA
GIUSEPPE MASTROLORENZO: “CENTRALI GEOTERMICHE PILOTA A ISCHIA E CAMPI FLEGREI: RISCHI CONNESSI ALL’ATTIVITA’ DI TRIVELLAZIONE NELLO SFRUTTAMENTO DELL’ENERGIA GEOTERMICA”, PRIMO RICERCATORE OSSERVATORIO VESUVIANO. VULCANOLOGO INGV.
ANDREA BORGIA: “TERRITORIO E SALUTE: INQUINAMENTO DELLE CENTRALI GEOTERMICHE“ GEOLOGO , ESPERTO CAMPO GEOTERMICO DEL M.AMIATA

ORGANIZZANO
RETE NAZIONALE NOGESI
COMITATI E CITTADINI IN DIFESA DEL MONTE AMIATA

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Leggilo su:

OrvietoNews.it

La Città.eu

OrvietoSì.it

TERREMOTO ISCHIA. L’OMBRA DELLA GEOTERMIA SPECULATIVA DIETRO GLI “ERRORI” DELL’INGV? -aggiornato-

Quattro giorni per ottenere la rilevazione del terremoto di Ischia. Quattro giorni di dati ballerini, vulcanologi e sismologi allibiti da valori incongruenti rispetto a quello che la storia sismica del luogo insegnava.
Venti minuti dopo la scossa delle 20.57 di lunedì scorso: magnitudo locale (Ml) 3.6, profondità ipocentrale 10 chilometri, epicentro a mare, al largo di Forio, come dice l’Ingv. Poco dopo la mezzanotte dall’Osservatorio Vesuviano, sede napoletana Ingv, arrivano i dati rielaborati con magnitudo durata (Md) 4.0, ipocentro a 5 chilometri di profondità e un epicentro sempre a mare ma stavolta a circa 3 chilometri dalla costa Nord. Il dubbio si insinua tra gli scienziati.
Quattro giorni dopo, l’ufficializzazione di una magnitudo durata di 4.0, una profondità ipocentrale di 1 chilometro 730 metri e un epicentro su via Santa Barbara, a Casamicciola.
Di fronte agli incredibili errori e alle minimizzazioni giunte dall’Osservatorio Vesuviano (la sezione partenopea dell’INGV) vale sempre interrogarsi “a chi giova?”, se cioè si tratta di una sequenza di pesanti leggerezze o se c’è una ragione che lega i fatti.

Si parla infatti di una convenzione dell’agosto 2016 tra l’INVG napoletano e la società Ischia Geotermia srl che è interessata al progetto di centrale geotermica pilota Serrara Fontana sull’isola; tale convenzione, che sembra peraltro pagata con i soldi pubblici della Protezione Civile, come riportato da ilfattoquotidiano.it, prevede la partecipazione di “tre ricercatori con contratto su fondi Protezione Civile-INGV” che sono Stefano Carlino, Maria Giulia Di Giuseppe e Antonio Troiano, tutti dell’INGV. La dr.ssa Maria Giulia Di Giuseppe era casualmente di turno nella sala operativa INGV la notte del terremoto…

Dal canto suo Francesca Bianco, Direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dal 2016, il 2 agosto di quest’anno, ospite in TV di Piero Angela, si premura di intervenire sulla questione terremoti/Ischia minimizzando e dichiarando che “… a Ischia abbiamo una sismicità estremamente rara, abbiamo registrato 4 micro-terremoti negli ultimi 2 e lo studio della parte fluida – soprattutto delle acque- ci racconta di un sistema idrotermale in assoluta calma…”. E di fronte alle incalzanti domande del giornalista de “Il Mattino” su come è stata possibile tanta leggerezza, seguita a dichiarare, contro ogni evidenza, che “qui non ci sono stati errori”.

Ma la realtà tira brutti scherzi e il 21 agosto, come purtroppo sappiamo, alle 20,57 c’è il terremoto; stranamente pare che non siano partiti i soliti e immediati avvisi automatici, ma bisognerà attendere circa mezz’ora per avere il primo che parla di 10 km di profondità in mare a nord dell’isola e una magnitudo di 3.6. Passa la mezzanotte e arriva una prima rettifica che alza la magnitudo a 4.0 localizzando ancora il sisma sempre in mare, ad una profondità di 5 km, ma ormai anche dalle tv si era capito che qualcosa non tornava e probabilmente la scossa doveva essere di maggiore magnitudo e localizzata in terraferma, con un ipocentro più superficiale.

Dopo ben quattro giorni e una valanga di polemiche, vedi Boschi e Luongo, vengono rilasciati dati più credibili e alla magnitudo 4.0 si localizza il centro del terremoto nell’abitato di Casamicciola ad una profondità di meno di 2 km.
La differenza tra le prime valutazioni e quella finale è sostanziale, perché un sisma tra i 5 e i 10 km a largo della costa nord ha una probabile origine tettonica a differenza di uno a profondità di 2/3 km in terraferma che indicherebbe una origine vulcanica, come peraltro storicamente si è verificato sull’isola.

Ma certo che se fosse stata vera una delle prime ipotesi, un sisma di tal genere non avrebbe interferito più di tanto con eventuali centrali geotermiche che estraggono e reiniettano fluidi di sicuro al di sotto dei 5 km di profondità e comunque in terraferma; invece un sisma come quello che effettivamente c’è stato ridà fiato e legittimità alle proteste e alle voci contrarie all’impianto geotermico di Serrara Fontana, dai comitati locali, al prof. Ortolani, e da pochi mesi anche la Regione Campania.

Ma, ci chiediamo, come è stato possibile un tale livello di pressapochismo da parte dell’INGV? Come si chiede anche il prof. Boschi “che cosa è successo nelle sale di sorveglianza dell’INGV di Roma e di Napoli, operative 24 ore su 24, la sera del 21 agosto. Chi ha materialmente fatto e comunicato le prime valutazioni? Chi le ha successivamente corrette parzialmente?”.
E’ possibile che le prime valutazioni dell’INVG-OV di Napoli siano opera di personale non adeguatamente preparato all’evento?
Dalla enorme discrepanza tra i dati qualcuno potrebbe pensare che siamo di fronte a una assoluta incompetenza o una volontà di fornire dati diversi che non potessero danneggiare altri interessi.
Intanto l’Ingv rende noti i risultati dei rilievi compiuti il 23 agosto: la maggior parte delle abitazioni gravemente danneggiate in seguito al terremoto erano di buona fattura, in mattoni, pietra o tufo, ma prive di quelle ‘vecchie’ e semplici protezioni antisismiche che, ad esempio, sono presenti in molte case dell’Appennino, come le catene o i tiranti (!!!).

Torna prepotentemente in mente il quesito iniziale: “Cui prodest?”

Il silenzio e/o le spiegazioni ipertecniche non depongono a favore della trasparenza. Ci auguriamo che l’INGV chiarisca immediatamente le responsabilità, sanzionando eventuali errori e omissioni, per difendere la credibilità e la funzione di un Istituto pubblico e allontanare sospetti di qualsivoglia commistione con interessi privati.

Rete nazionale NoGESI – NO Geotermia Speculativa e Inquinante


Leggilo su:

Il Cittadino online

NewTuscia.it


aggiornamento 4/9/17

Il Golfo24.it:

Ischia e la geotermia, scatta l’indagine della Procura della Repubblica
Il sisma del 21 agosto, l’epicentro localizzato in ritardo, un paio di esposti presentati alla magistratura e la convenzione sospetta. E così si alimentano i dubbi

“…Che l’autorità giudiziaria si stia muovendo, beh questo lo confermerebbero anche una serie di indiscrezioni di natura giornalistica, che specialmente in determinati ambienti difficilmente riescono a non essere fondate. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia avrebbe infatti siglato una convenzione con la società Ischia Geotermia. Ed allora, siccome a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina come soleva dire Giulio Andreotti, ecco che non mancano – e tra questi ci sono anche alcuni quotidiani – coloro che ipotizzano una possibile relazione tra gli errori commessi dall’osservatorio nella stima dell’entità e dell’epicentro del terremoto ischitano e la predetta convenzione. Un’ipotesi alla quale ovviamente noi non vogliamo nemmeno lontanamente credere, e anzi siamo certi di poterla escludere a priori, e che potrebbe avere una sola spiegazione. Un teorema assolutamente malevolo potrebbe essere quello della localizzazione del terremoto: non c’è dubbio che il fatto che l’epicentro dello stesso si trovasse nel cuore del sottosuolo isolano, significa poter dire definitivamente addio al progetto geotermico. Se invece si fosse trattato dei soliti effetti di un sisma che nasce dal mare, le cose starebbero in maniera diversa…”

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aggiornamento 5/10/17

Legambiente, o Segambiente, non perde occasione per schierarsi contro chi critica il sistema o i centri di potere, come già abbiamo avuto modo di denunciare. Anche sulle giuste critiche alla gestione del sisma di Ischa non all’altezza dei compiti e responsabilità, oltre alla replica del prof. Doglioni, presidente dell’INGV, ci tocca assistere alla difesa d’ufficio anche di Legambiente.
Il prof. Boschi, ex presidente dello stesso INGV, ribatte nell’articolo che segue.

Il Foglietto della Ricerca:

Sisma Casamicciola 2017: pretesti, argomenti effettivi e … Legambiente
di Enzo Boschi

Il 26 settembre, a più di un mese dal terremoto di Ischia, Elisabetta Galgani ha intervistato, per La Nuova Ecologia, il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni, e la presidente di Legambiente, Rossella Muroni. “Scoprendo un’unità di intenti” fra i due.
Doglioni afferma: “Dopo la prima localizzazione del 21 agosto, i sismologi dell’Istituto si sono subito messi a verificare i sismogrammi e alla fine hanno modificato l’ipocentro nel sottosuolo ischitano in una posizione a circa 5 in orizzontale a sud e 3 km più superficiale rispetto alla stima iniziale, il che significa che la localizzazione finale della sorgente sismica è stata ampiamente al di sotto dell’incertezza insita nella qualità dei dati a disposizione. La critica all’operato dell’Ingv è dunque inaccettabile e pretestuosa”.
Rossella Muroni conferma: “E’ evidente come dice Doglioni che le critiche siano state pretestuose: credo inoltre che le polemiche seguite siano state assolutamente strumentali …”
I due intervistati si guardano bene dall’analizzare i contenuti delle critiche ed eventualmente smontarle con appropriati argomenti scientifici, come è prassi normale nel mondo della moderna ricerca. Esprimono solo giudizi negativi. Poi, si sono abbandonati a disquisire su la scienza che si ritira in una torre d’avorio, la mancanza di sinergia tra scienza e politica, l’abusivismo … con l’auspicio finale “che tutto questo cambi”. Argomenti che erano già vecchi ai tempi del terremoto irpino del 1980. Parole di circostanza, che riempiono la bocca ma non il vuoto di idee e che, soprattutto, non indicano nessuna strada per risolvere i problemi.
Mi ha particolarmente colpito l’uso dell’aggettivo “pretestuose”, usato da entrambi gli intervistati per le critiche rivolte “all’operato dell’Ingv”. Sono andato a verificare sul vocabolario il significato di “pretestuoso” e ho trovato: “Addotto come pretesto, fondato su pretesti, non su effettivi argomenti”.
Rivendico di aver espresso, qui sul Foglietto, critiche molto ben circostanziate, con effettivi argomenti, non sull’operato dell’Ingv come un tutto, ma solo su un gruppo ristretto di persone ben identificate, che ha il compito della rilevazione e della comunicazione degli eventi sismici per tutto il territorio nazionale, 24 ore su 24. Di costoro mi sono persino spinto ad auspicare l’immediata rimozione. Critiche nette sono venute anche da altri esperti, la professionalità dei quali non è stata mai messa in discussione.
Non mi meravigliano i tentativi di giustificarsi da parte del presidente Ingv e sorvolo le sue considerazioni tecniche. A sismologi esperti sono bastati una decina di minuti per capire che quello del 21 agosto scorso era un terremoto a profondità minima, proprio sotto Casamicciola. I vertici dell’Ingv hanno impiegato quattro giorni per arrivare allo stesso risultato.
Le critiche non sono di natura accademica e non hanno intenti polemici. La vicenda riguarda un’area abitata da più di due milioni di persone, che vivono fra vulcani pericolosissimi: in caso di evento, è per loro necessaria un’informazione tempestiva e affidabile. Anche poche decine di minuti di ritardo possono significare la perdita di migliaia di vite umane.
Quello che colpisce nell’intervista della Galgani è la presa di posizione della presidente di Legambiente, istituzione che ho sempre ammirato e che ho frequentato ai tempi di Ermete Realacci.
Legambiente, attraverso le parole della sua legale rappresentante, afferma che le critiche sono pretestuose, quindi, per definizione, fondate su pretesti, non su effettivi argomenti. Immagino allora che, prima di fare un’affermazione tanto grave, la Signora Muroni avrà fatto delle indagini e, pertanto, la invito pubblicamente a chiarire quali pretesti sarebbero alla base delle critiche. Altrimenti si potrebbe pensare che Legambiente considera con superficialità e indifferenza l’elevatissima pericolosità vulcanologica di una parte importante del Paese.
Nell’attesa di conoscere i pretesti su cui si fondano le nostre critiche, ribadisco brevemente quelli che sono gli effettivi argomenti alla base di esse.
La prima valutazione del sisma del 21 agosto è stata comunicata dalla Sala operativa di Roma dell’Ingv circa mezz’ora dopo l’evento: magnitudo locale 3.6, 10 km di profondità, in mare ad alcuni km da Ischia, cioè i valori prodotti in automatico dal sistema di sorveglianza. Nel primo comunicato dell’Osservatorio Vesuviano (OV), si ritrovano esattamente gli stessi valori. Alle 22:33, l’OV emette un secondo comunicato, innalzando la magnitudo a 4.0 e riducendo la profondità focale a 5 km; epicentro sempre in mare ma un po’ spostato. Ma non è finita. Il 22 agosto, una ventina di ore dopo il terremoto, il presidente Ingv confermerà, al Tg2 delle 13, proprio quei dati, addirittura indicando su un grafico, con una freccetta rossa, la faglia e l’ipocentro. Non è ancora dato sapere, a più di un mese e mezzo dall’evento, quando e come si è arrivati alla soluzione corretta, quella che pone l’ipocentro proprio sotto Casamicciola a meno di 2 km di profondità, che è stata poi riportata il 25 agosto alla Commissione Grandi Rischi e narrata il 26 agosto dal presidente Ingv.
Non è accettabile quanto affermato dal presidente INGV sulla compatibilità fra le sue valutazioni e la corretta valutazione finale dei parametri dell’evento. Un terremoto in mezzo al mare di magnitudo 3.6 a una profondità di 10 km è poco più di una curiosità sismologica; un terremoto della stessa entità immediatamente sotto un antico centro abitato può essere una tragedia come è stato varie volte nella storia di Casamicciola.
La direttrice dell’OV, nei giorni successivi al sisma, rilascerà una intervista al quotidiano Il Mattino di Napoli per spiegare alcune incredibili circostanze verificatesi nello stesso OV la sera del 21 agosto.
Ulteriori dettagli possono essere letti nel Foglietto del 14 settembre scorso; qui osservo che in tutta la filiera decisionale dell’Ingv non c’è neanche un sismologo operativo esperto. Infatti, la sismicità ischitana, argomento di innumerevoli testi scientifici e non solo, era evidentemente sconosciuta a coloro che nella notte del 21 agosto hanno gestito l’evento.
Questo episodio è preoccupante non solo per i Napoletani, che in gran numero vivono in una delle zone più pericolose al mondo, ma anche per tutti noi che viviamo in un Paese fortemente sismico e che abbiamo il diritto di pretendere informazioni complete, tempestive e puntuali da un ente statale fatto crescere proprio con questo fondamentale scopo e che costa circa 60 milioni all’anno.
La presidente di Legambiente, un’importantissima istituzione nazionale, considera queste nostre osservazioni puramente pretestuose. Aspettiamo, ora, che dimostri l’infondatezza dei nostri argomenti. Se, come temiamo, non le riuscirà, auspichiamo scuse adeguate, non per puntiglio personale ma proprio per il rispetto che abbiamo verso Legambiente e le sue esternazioni.
L’uso improprio dell’aggettivo “pretestuoso”, in argomenti di questa gravità, si appalesa estremamente irresponsabile.

Geotermia. Incontro di Magliano, la Maremma in rivolta contesta ogni ipotesi di nuove centrali

foto Il Giunco.net

Marras, capogruppo del PD in Regione Toscana, prova a tranquillizzare e corregge il tiro sulle aree non idonee, ma non sana le contraddizioni. Almeno Magliano e Montenero escluse dalle centrali geotermiche.

 

 

 

Clima surriscaldato sabato 6 maggio a Magliano in Toscana nell’incontro –molto partecipato- sulla geotermia moderato dal premio Nobel Riccardo Valentini che ha visto gli interventi di Fedora Quattrocchi, dirigente INGV, Aurelio Cupelli della Rete Geotermica, di Roberto Barocci del Forum Ambientalista e Rete NoGESI e Leonardo Marras, capogruppo PD regionale.

Il cuore della questione sono i tanti progetti di centrali geotermoelettriche in iter autorizzativo nonostante che il Governo e la regione Toscana stiano lavorando alle linee guida per individuare le “zone non idonee” a tali impianti, lavoro che avrebbe dovuto prevedere -come da noi richiesto più volte- una moratoria in attesa dell’attuazione di tali linee guida. Si è invece assistito a una insana corsa contro il tempo per fare in modo che, una volta definite le aree non idonee, si fosse determinata una situazione “di fatto” non modificabile.

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Facile immaginare quindi che le popolazioni, gli operatori turisti, i produttori e commercianti delle eccellenze agroalimentari della Maremma siano insorti contro qualsiasi ipotesi di centrale geotermoelettrica che danneggerebbe l’economia locale, svalutando tutta l’area e impoverendo, in finale, il territorio come si è visto, dopo cento anni di geotermia, a Larderello.

Al centro delle proteste si è trovato Marras, in quanto capogruppo del partito che governa in Regione, che ha dovuto prendere atto che ormai in Toscana ovunque di avvii un progetto di centrale geotermica, scoppia la rivolta e si costituiscono combattivi comitati di cittadini.

Comprensibile quindi l’atteggiamento di Marras che ha cercato di tranquillizzare l’uditorio dichiarando specificatamente che Magliano (interessato dall’impianto di Pereta) “sarà inserito nell’elenco dei Comuni toscani non idonei alle perforazioni geotermiche”; analoga sorte per Montenero dove, è stato assicurato da Marras, si darà un parere negativo al Ministero dello Sviluppo Economico.

Marras si è spinto anche oltre, correggendo -in peggio- quanto da lui sostenuto fino ad oggi, e ribadito recentemente a Castel del Piano (leggi articolo), quando indicava che i comuni che ad oggi non hanno impianti geotermici saranno inclusi “di default” (di prassi) nelle “aree non idonee” (cioè in aree che non vedranno sorgere alcuna centrale geotermica); ieri ha invece dato una nuova formulazione dei criteri che guideranno la Regione Toscana : nei comuni già sede di impianti geotermoelettrici ed i comuni ad essi confinanti (!) saranno applicate le future norme che regoleranno le “aree non idonee”,  quindi saranno escluse dagli impianti geotermici solo se ricorrono i presupposti ambientali e sociali ancora ad oggi da definire, in caso contrario saranno incluse…
 

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E’ chiaro che tale formulazione rischia di ampliare a dismisura le “aree idonee” in base a un criterio di mera adiacenza geografica, una sorta di lotteria che non tiene conto delle effettive vocazioni dei territori, ma soprattutto esclude per legge l’effettiva volontà delle popolazioni che fino ad oggi hanno ricevuto solo danni e, nel caso dei comuni limitrofi, neanche le “lenticchie” delle compensazioni ambientali.

Rimane comunque irrisolta la questione Amiata su cui già il PAER, Piano Ambientale e Energetico Regionale, affermava che ormai si è fissato “un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica dei territori”, concetto ripetuto e ribadito da tutti gli amministratori, locali e regionali, in più occasioni. Se quindi si prende per buono, come dovrebbe essere, il PAER, allora significa che l’Amiata debba essere esclusa dalle “aree idonee” e, di conseguenza, anche i comuni limitrofi.

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Insomma un bel pasticcio, che continueremo come Rete Nazionale NOGESI a monitorare fino alla fine.

L’incontro di Magliano ha comunque reso lampante una verità: la volontà contraria delle popolazioni interessate dai progetti di centrali geotermoelettriche, volontà di cui chi oggi guida la Regione farebbe bene a tenere in considerazione per evitare ulteriori fratture tra cittadini e ceto politico.

 

La Rete NoGESI assicura comunque che sarà in prima fila a tutelare territori e cittadini dall’aggressione delle centrali geotermoelettriche speculative e inquinanti.


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