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LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE MARINI E L’ASSESSORE CECCHINI SULLA GEOTERMIA A CASTEL GIORGIO

Gentile Presidente, gentile Assessore,

La equivoca sentenza del TAR Umbria sulla vicenda della geotermia a Castel Giorgio ripropone in modo ultimativo la necessità di una decisione della Regione dell’Umbria in merito a questa vicenda, che si trascina da ben 7 anni.
Equivoca perché la sentenza si basa su disposizioni normative inconferenti e/o interpretate in modo aberrante, su una ricostruzione dei fatti distorta e travisata oltre che su motivazioni illogiche e contraddittorie con una scorretta interpretazione di istituti giuridici di rango costituzionale che regolano i rapporti tra stato e regioni, come quello dell’intesa. E non è solo il nostro parere, ma anche di qualificati attori della vicenda.

Ma nel contempo è la Regione che porta da tempo la responsabilità prima di questa situazione, non avendo deciso su indicazione dei territori e dello stesso Consiglio Regionale di bocciare tale progetto, rinunciando così alle sue prerogative anche di legge.

E’ già successo in Italia altre volte (questi impianti pilota da 5 MW non sono strategici), come ha fatto recentemente la Regione Campania sugli impianti pilota geotermici di Napoli e di Ischia o come spesso ha fatto la stessa Regione Toscana quando si era coagulata una vasta opposizione popolare ed istituzionale, o come ha fatto recentemente il Lazio inserendo una moratoria sulle decisioni, finché non saranno definite le aree idonee o non idonee alla geotermia.

Tutte le Regioni da 5 anni non autorizzano impianti geotermici (segnatamente i “piloti”), viste le preoccupazioni vivissime provocate dalle attuali tecnologie che portano con sé estese problematiche ambientali, sanitarie ed inducendo diseconomie nei territori, ma anche per l’alto costo del KWh geotermico (4 volte di più del KWh prodotto con altre fonti) dovuto alle laute incentivazioni che muovono tutto l’ambaradan. E questa legislatura favorevole alla geotermia è stata spazzata via dai recenti risultati elettorali, si è aperto un terremoto politico che potrà ancora colpire chi non tiene conto delle aspettative dei cittadini. La stessa Unione Europea, che pure aveva collocato la geotermia tra le fonti rinnovabili, nei mesi scorsi ha avuto un motivato ripensamento per cui entro l’anno emetterà una revisione della sua posizione.

Cara Presidente, cara Assessore,

Ora la Giunta non ha più alibi: la tecnica del “binario morto” non è più sostenibile. Crediamo che un rispetto dovuto per la posizione di contrarietà dei sindaci della Regione Umbria e dei vicini della Regione Lazio, della Assemblea Legislativa regionale, quella dei cittadini che vogliono un altro sviluppo dell’Alfina vi porterà a non concedere l’intesa.

C’è ancora tempo per negare l’intesa nelle prossime settimane, rispettando la volontà dei cittadini. Prima che sia troppo tardi per tutti: cittadini, politici e amministratori.
E’ quanto come cittadini e come associazioni, in lotta da circa 7 anni, ci aspettiamo.

Castel Giorgio, 26 aprile 2018


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15 aprile 2018, passeggiata sull’Alfina contro la geotermia, le biomasse, le colture intensive

Passeggiando Conoscendo Ammirando Valorizzando

Una passeggiata organizzata dal Comitato Tutti in massa contro la biomassa di Castel Giorgio per il giorno 15 aprile 2018, domenica mattina, su una parte del meraviglioso territorio dell’Alfina.

La passeggiata è andata molto bene. Partenza dal Municipio di Castel Giorgio e via via le persone si sono accodate.
Tutti al grido “No alla Geotermia Speculativa ed Inquinante, No alle biomasse, No alle colture intensive”.
La popolazione di Castel Giorgio e dei paesi vicini si sta sempre più sensibilizzando sui valori del territorio su cui vive.
No deturpare ma solo valorizzare.
Buona partecipazione, soprattutto da parte di giovani genitori che vogliono lasciare ai propri figli un luogo migliore, più sano e sicuro.
Pur essendo grigio e promettente acqua, il cielo così dipinto ha accompagnato e seguito dall’alto il gruppo, ma alla fine lo ha graziato per tutto il percorso.
Luoghi affascinanti ed unici dell’Alfina si sono raggiunti: la cascata del fosso di Romealla
con i suoi colori, i profumi, i suoni. Un luogo definito da meditazione.
L’acqua che deve essere preservata. L’acqua che dei nostri luoghi è la vita.

Un picnic al prato, tutti insieme uniti. E dopo pranzo è uscito anche un timido sole.
Nella stessa giornata è avvenuto il lancio della Campagna “Alfina la mia Terra”
con le magliette ed il logo.

COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI ORVIETANO, TUSCIA E LAGO DI BOLSENA
Aderente alla Rete nazionale NoGESI


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LA SENTENZA DEL TAR UMBRIA SULLA GEOTERMIA A CASTEL GIORGIO E’ UN VERO ABBAGLIO

PERCHE’ FONDATA SU DISPOSIZIONI NORMATIVE INCONFERENTI E/O INTERPRETATE IN MODO ABERRANTE, SU UNA RICOSTRUZIONE DEI FATTI DISTORTA E TRAVISATA OLTRE CHE SU MOTIVAZIONI ILLOGICHE E CONTRADDITTORIE CON UNA SCORRETTA INTERPRETAZIONE DI ISTITUTI GIURIDICI DI RANGO COSTITUZIONALE CHE REGOLANO I RAPPORTI TRA STATO E REGIONI, COME QUELLO DELL’INTESA. Scarica qui l’atto

 

 

Non ci è mai capitato di leggere una sentenza più bislacca di questa che annulla atti endoprocedimentali (quindi non decisivi) della Regione Umbria e obbliga il MISE, con una motivazione non prevista dalla legge, a provvedere entro 45 giorni rimettendo gli atti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Leggi indicate in modo sbagliato o interpretate in malo modo per cercare di negare una verità che è nella legge che regola la materia, quel D.Lgs.22/2010- come modificato dal D.Lgs.28/2011- per cui per autorizzare un impianto pilota geotermico è necessaria l’intesa della Regione. E bene ha fatto il MISE nel settembre 2016 a limitarsi, dopo l’incontro con il sindaco di Castel Giorgio (capofila dei comuni contrari alla geotermia sull’Alfina), a sollecitare la Regione dell’Umbria ad emettere l’intesa negativa o positiva che fosse.

E’ proprio un abbaglio o se preferite un suo sinonimo (sbaglio, errore, fraintendimento, malinteso, fallo, svista, lapsus, confusione, equivoco, gaffe, qui pro quo, cantonata, granchio, papera) o peggio.

L’aver infatti annullato gli atti endoprocedimentali (quindi “discorsivi” con il MISE) della Regione Umbria vistosamente non risolve il problema. L’intesa è un atto “forte” amministrativo e politico in merito alla scelte strategiche della Regione, essendo l’energia una materia concorrente (art.117 Cost.). Infatti Renzi provò a fare il referendum costituzionale con lo scopo di decider tutto dal Governo, ma per fortuna sappiamo come è finito…

Ci sarebbero altre numerose “chicche”, di cui è infarcita la sentenza, su cui dilungarsi; ma non lo facciamo perché ora il problema è impedire l’obbligo imposto al MISE dalla sentenza–ancorché iniqua- di agire entro 45 giorni. Con un immediato ricorso al Consiglio di Stato da parte dei territori: il comune di Castel Giorgio, parte in causa nella sentenza, deve ricorrere contro tale bislacca, ma pericolosa, sentenza in tempo utile da stoppare con il ricorso il MISE dall’obbligo di provvedere entro 45 giorni.

Lo stesso chiediamo agli altri sindaci che hanno partecipato alla conferenza dei servizi (Orvieto, Castel Viscardo, Porano, Acquapendente, Bolsena e Montefiascone) ovvero a quelli che hanno fatto ricorso al TAR contro il decreto di compatibilità ambientale emesso dal Ministro dell’Ambiente Galletti (Acquapendente, Allerona, Bolsena, Montefiascone, Castel Viscardo, Orvieto e la Provincia di Viterbo), con tutte le forme di opposizione possibili.

Ci auguriamo infine che anche la Regione Umbria ed il MISE ricorrano contro questa sentenza. La prima perché è la responsabile prima di questa situazione non avendo deciso su pressione dei territori e dello stesso Consiglio Regionale (su iniziativa della Commissione Ambiente) di bocciare tale progetto (e festa finita! Cosa che potrebbe fare anche in queste ore…), il secondo per la correttezza istituzionale che lo ha sempre contraddistinto.

Rete nazionale NoGESI – No Geotermia Speculativa e Inquinante

2 gennaio 2017 – 2 gennaio 2018. In ricordo di Roberto Minervini

Ho conosciuto il professore Roberto Minervini ad una assemblea a Benano nel 2005. C’era un fermento nel borgo perché volevano fare una cava di basalto sulla spianata dell’ex-aeroporto di Orvieto che costeggia, a destra, la strada che da Castel Giorgio raggiunge Castel Viscardo. E tra gli abitanti del borgo, arrivato da pochi anni, c’era Roberto Minervini, il “professore” come molti lo chiamavano.

Ci intendemmo subito e fummo a fianco delle più importanti vertenze che hanno contraddistinto in questi anni Orvieto e l’Alfina. Fummo insieme nelle lotte alle cave, in particolare Benano che vincemmo e da cui nacque il Parco Culturale che il comune di Orvieto sta ora realizzando o alla cava di Torre Alfina i cui titolari sono stati recentemente condannati dal Tribunale di Viterbo, all’eolico sul Monte Peglia che ora -dopo la fine di questo insidioso progetto- è candidato al Programma MAB dell’Unesco, alla geotermia elettrica speculativa che ha visto proprio qualche giorno fa la bocciatura ad opera del Governo Gentiloni dell’impianto pilota geotermico di Torre Alfina. Per non parlare degli impianti a biomasse di Fabro e Castel Viscardo e l’inquinamento da mercurio nella valle del Paglia, come eredità della geotermia in Amiata.

Roberto aveva dato un impulso importante alla nascita della Rete Nazionale NOGESI che lotta contro la geotermia elettrica speculativa ed inquinante. Era stato nominato negli ultimi anni dal coordinamento delle associazioni dell’Orvietano come referente del tavolo ambiente del Contratto di fiume del Paglia-Chiani e del Basso Tevere Umbro e in questa qualità aveva dato un contributo notevole a questo progetto, di cui è capofila il Comune di Orvieto.
Intanto si era associato ad Accademia Kronos e ne era divenuto il responsabile del Comitato Scientifico che ha raggruppato in questi anni professori universitari ed esperti di alto livello. Il 20 gennaio 2012 sono stato insignito del riconoscimento internazionale “Un bosco per Kyoto” a Roma al Campidoglio: anche questa era stata una iniziativa di Roberto che perorò la mia candidatura.

L’ultima cosa che ricordo di Roberto- ma ormai la malattia era molto avanti- fu il voler accompagnare a Latera il giornalista Angelo Mastrandrea e la fotografa Silvana Pampalona della rivista “Internazionale” per fare un articolo –che verrà pubblicato dopo la sua morte– su quella sciagurata vicenda della geotermia del 2000, che forse lo aveva segnato.

Vittorio Fagioli, Coordinamento associazioni dell’Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena & Rete Nazionale NOGESI (NO alla geotermia elettrica speculativa e inquinante)

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UN ANNO FA CI HA LASCIATO ROBERTO MINERVINI

Un anno fa ha abbandonato questo mondo Roberto Minervini, mio marito. Troppo presto. Quel fastidio allo stomaco era in realtà l’ultimo segnale di una malattia con cui ha sperato fino all’ultimo di poter battagliare.
Il mio sarà un ricordo personale e mi piace iniziare con le parole di Karen Blixen nel film “La mia Africa” in ricordo del suo compagno che come Roberto è un essere libero, geloso della propria indipendenza, che appartiene solo a sé stesso e non vuole per sé una vita imposta dagli altri. «…L’anima di Denys… ci ha portato tanta gioia, e noi l’abbiamo tanto amato. Non è mai stato nostro, non è mai stato mio».
Ci eravamo incontrati nel luglio del 1970 a Piazza Navona dove lui vendeva foto su Roma e personaggi vari, sue e di un suo amico, per finanziare un viaggio in India con la Dyane 4 appena ordinata. Poi l’auto arrivò in ritardo, l’amico si iscrisse a Sociologia a Trento e il viaggio saltò. Non fu un colpo di fulmine, ma tra le tante foto scelsi un gruppo di 3 foto che raffiguravano due barboni (un uomo ed una donna seduti su una panchina che si scambiavano un fiasco di vino) le aveva scattate lui e forse era un segno… Mi colpì questo ragazzo entusiasta di quello che faceva e con la capacità di parlare con la stessa semplicità con tutti. Amante della natura, da piccolo quando tutti facevano la raccolta delle figurine dei calciatori, lui faceva quella degli animali. Appassionato del mare e della pesca fin da piccolo quando trascorreva quattro mesi al mare e a furia di stare con la testa in acqua per pescare diventava biondo, lui così scuro e mediterraneo.
Si laureò poi in Biologia nel 1976 con 110/lode ed una tesi su eco-etologia del luccio del Lago di Piediluco. Assiduo frequentatore dello Stabilimento Ittiogenico di Roma e del Laboratorio Centrale di Idrobiologia, entrambi del vecchio Ministero dell’Agricoltura, si specializzò nell’idrobiologia sia d’acqua dolce che marina nei cui ambiti ha svolto consulenze un Italia e varie parti del mondo. Dal 2002 diventa docente, in alcune Università italiane, nei settori dell’idrobiologia e dell’acquacoltura.
Costituì nel 1978 una Cooperativa di Pesca e Acquacoltura, i cui soci erano tutti biologi, che operò in Italia e all’estero. Entusiasta del suo lavoro, sia che si trattasse di andare in luoghi lontani: Africa, America Latina, Est Europeo, che di progettare nuove forme di acquacoltura o pesca in Italia. Per 19 anni ha gestito la vallicoltura del Lago di Sabaudia(Latina). Dal 1983 al 1988 ha avviato e gestito il Centro Ittiogenico del Trasimeno.
Dal 1990 avevamo cominciato a lavorare insieme ad alcuni progetti: un progetto di pesca in Libia, un ristorante di pesce a Roma, Latera.
Poi nel 2000 con alcuni soci in cooperativa, avevano preso in affitto cinquemila metri quadri delle Serre di Latera (Viterbo) che dovevano sfruttare l’acqua calda in uscita dalla centrale geotermica, con l’idea di mettere in piedi un allevamento di pesci destinati agli acquari e un vivaio di piante ornamentali. Ma era finita molto male e forse quella batosta lo aveva colpito molto più di quello che voleva far vedere.
Alla sua morte è stato bello vedere che i ricordi di colleghi o amici avevano tutti dei tratti in comune: un uomo gentile, elegante, colto mai arrogante, la sua voce sempre rassicurante e i suoi toni sempre pacati.
Abbiamo trascorso insieme 45 anni, tranne qualche breve periodo di lontananza all’inizio, durante i quali non mi sono mai annoiata. C’era sempre un progetto da fare insieme.

Amelia Belli Minervini

IERI IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA BOCCIATO IL PROGETTO GEOTERMICO DI TORRE ALFINA… E DUE!

Dopo l’impianto geotermico pilota di Scarfoglio (NA), bocciato dalla Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Campania, ieri, 22 dicembre 2017, il Consiglio dei Ministri ha bocciato il progetto pilota geotermico di Torre Alfina, nel comune di Acquapendente (provincia di Viterbo). Un nuovo colpo allo sgangherato piano Berlusconi –Scajola sulla privatizzazione della geotermia elettrica!

Infatti, attratte da vistosi incentivi statali (in realtà pagati dai cittadini e dalle imprese) aziende -spesso senza alcuna esperienza- si lanciano nel settore, che ha mostrato-al di là della facile pubblicistica- limiti tecnologici molto forti.

L’attività geotermica è una attività mineraria come il carbone, il gas, il petrolio, con tutte le problematiche tecnologiche, ambientali e di sanità che da sempre contraddistinguono tali settori.
Finché le tecnologie impiegate-vecchie di un secolo-non cambieranno sarà necessario spostare fluidi dal sottosuolo all’esterno, spesso-come in Centro Italia- con difficoltà immense, dipendendo dalla percentuale di gas incondensabili come l’acido solfidrico (quello che puzza di uova marce), mercurio, arsenico e perfino… uranio!

Con problemi ambientali e sanitari ormai dilaganti come in Toscana, sul monte Amiata, a causa degli impianti geotermici di ENEL Green Power che si ostina a seguire -senza alcuna innovazione- vecchie tecnologie, mentre nel mondo paesi più avanzati come gli USA ed il Giappone ne stanno sperimentando di nuove decisamente meno impattanti.
E intanto la magistratura sta aprendo inchieste giudiziarie sempre più puntuali contro i danni ambientali e sanitari sul Monte Amiata.

Quando il presidente della Regione Toscana Rossi si convincerà che il “vaso è colmo” e che decine di sindaci e di territori sono contrari alla geotermia elettrica idrotermale e che chiedono altri modelli di sviluppo del proprio territorio?

Ma torniamo all’impianto geotermico “binario” di Torre Alfina: bene hanno fatto – e come Rete Nazionale NOGESI li ringraziamo- i cittadini, le associazioni, l’amministrazione comunale di Acquapendente ed i sindaci umbri e della Tuscia, il Consiglio Regionale dell’Umbria, a dire forte e prolungato il loro NO agli impianti geotermici sulla Piana dell’Alfina e i minacciati impianti di Latera (!), Farnese- Ischia di Castro e Caprarola-Carbognano. Vogliamo in merito segnalare il grosso impegno dell’On. Alessandra Terrosi in difesa delle peculiarità dei territori umbro-laziali.

L’impianto bocciato è di fronte a quello previsto a Castel Giorgio, dove ancora la Regione Umbria non ha trovato la determinazione di bocciare tale impianto: speriamo che la recente bocciatura di Torre Alfina sblocchi anche Castel Giorgio, posto sullo stesso altopiano dell’Alfina, a poche decine di metri di distanza.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


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Progetto Scarfoglio, E’ COMINCIATA LA BOCCIATURA DEGLI IMPIANTI PILOTA GEOTERMICI: …E UNO!

30 giugno 2015, in piazza contro il progetto Scarfoglio, foto Zerottantuno.com

ARCHIVIATO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE IL PROCEDIMENTO DI VIA DELL’IMPIANTO GEOTERMICO PILOTA “SCARFOGLIO” NEL COMUNE DI POZZUOLI (NA). LA REGIONE CAMPANIA AVEVA GIA’ DATO PARERE NEGATIVO

Progetto Scarfoglio della Geoelectric srl

Il primo dei 10 progetti pilota geotermici a media entalpia con tecnologia binaria è stato archiviato dal MATTM (Ministero dell’Ambiente) per mancata presentazione da parte della ditta Geoelectric srl della documentazione richiesta, come da comunicazione del Direttore Generale Giuseppe Lo Presti del 26.10.2017 (contenente parere negativo commissione tecnica VIA del 6.10.17).
Il che equivale ad una bocciatura del progetto, come del resto era stato chiesto dalla Regione Campania con il Decreto Dirigenziale n.111 del 26.09.2017.
La stessa Commissione Nazionale VIA-VAS –in seduta plenaria-con il suo parere n.2511 del 6.10.2017 aveva ritenuto-ai sensi dell’art.26, comma 3ter del D.Lgs.152/2006, previgente alle modifiche introdotte dal D.Lgs.104/2017- di “non procedere all’ulteriore corso della valutazione del progetto Scarfoglio visto che il proponente non ha ottemperato alle richieste di integrazioni da parte dell’autorità competente”.

E per fortuna che -come si legge nell’avviso ai giornali (Il Messaggero del 28.04.2015)– la società si vantava che “il progetto è stato sviluppato con il contributo scientifico di soggetti pubblici ai massimi livelli nazionali ed internazionali, quali l’INGV-Osservatorio Vesuviano e l’AMRA che detengono le più importanti competenze in ambito nazionale in relazione all’area di progetto”!

E’ chiaro che la società Geoelectric srl ha gettato la spugna, vista la bocciatura del progetto da parte della Regione Campania che si sarebbe tradotta poi in una mancata “intesa regionale” necessaria per l’approvazione del progetto.

Del resto la stessa Regione Campania era già intervenuta in data 16.06.2017 con parere negativo anche sull’analogo impianto geotermico pilota di Serrara Fontana nell’isola di Ischia, giusto in tempo prima del luttuoso terremoto del 21.08.2017 che ha provocato il crollo di numerose case e ha portato ad un bilancio di 2 vittime e 42 feriti.

Confidiamo che ciò sia di buon auspicio anche per l’impianto pilota di Torre Alfina nel comune di Acquapendente (Provincia di Viterbo) il cui procedimento VIA è al Consiglio dei Ministri per contrasto tra il MIBACT (e la stessa Regione Lazio) ed il MATTM. Nel senso che i primi due enti insistono sulla vigenza di un vincolo di notevole interesse pubblico instaurato nel territorio dal MIBACT con D.M. 12 maggio 2011. Come analogamente il comune di Acquapendente e la stessa Rete Nazionale NOGESI.

Del resto ormai non si capisce perché il Governo non ritiri la normativa che permette la realizzazione dei 10 progetti “pilota” binari, vista l’opposizione crescente di Comuni e popolazioni, impianti che peraltro hanno rendimenti bassissimi e difficoltà di re-immettere gli incondensabili nel sottosuolo (specialmente nel Centro Italia), alla faccia della loro ventilata “ecologicità”.

Quanto detto si amplifica se si pensa che la energia elettrica prodotta da tali impianti avrebbe un costo di ben 4 volte il costo medio dell’energia (finanziato con incentivi prelevati dalle bollette elettriche di cittadini ed imprese): un vero e proprio non-sense economico!

Terlizzese, MISE

Anche il Direttore Generale del MISE Ing. Terlizzese ha sostenuto recentemente- nell’intervista pubblicata su QualEnergia dell’8.09.17– che “…Non pensiamo però che i cicli binari siano la panacea: personalmente ho qualche dubbio sulla loro reale convenienza, ma certo bisognerà costruirne qualcuno ed effettuare più ricerca su questi sistemi per capirlo”

 

 

Allora, perchè continuare su una strada pericolosa e antieconomica?
Non sarebbe meglio annullarli tutti, come per Scarfoglio?


In merito alla società proponente scrive la D’Orsogna:

…Si trattava di un impianto geotermico “pilota” nell’area di permesso Scarfoglio, a Pozzuoli, Napoli come proposto dalla societa’ Geoelectric ed elaborato dall’ingegner Mario Massaro per conto di una ditta chiamata “ENvironment ENergy ENgineering” con sede a Roma.
Notare che questi studi specializzati in trivelle e tuttappostismi hanno sempre nel loro nome le parole “environment”, “ambiente”, “green” o “sostenibile”…
Ma poi, chi era questa Geoelectric?
Era una sorta di consorzio fra il gruppo Murena-Zecchina costruzioni, fra le prime 20 ditte italiane di edilizia e 500 impiegati che poi ha cercato di diversificare, specie con il fotovoltaico in Puglia; poi c’era il gruppo Marconi anche questa operante nel settore del fotovoltaico e infine il Gruppo Fiore che si occupa della costruzione di impianti complessi. Assieme volevano appunto dedicarsi al geotermico.
Chi li avrebbe aiutati ?
Ecco qui: l’INGV, l’istituto nazionale di geologia e di vulcanologia italiano, ente del quale non mi fiderei neanche per un millisecondo.
Vengono introdotti come partner della Geoelectric.
Ma puo’ essere che l’INGV si mette intanto ad aiutare una ditta di privati, e sopratutto che solo “pensi” che il tutto sia fattibile? Dove sta il loro senso della prevenzione? Il loro buonsenso? Come possono pensare che sia tuttapposto trivellare tra capannoni di automobili, fra le solfatare del Vesuvio? Alla fine il progetto e’ stato archiviato, ma loro si erano bene incamminati a dare il supporto a questo progetto…

ALTRE CENTRALI GEOTERMICHE SULLA PIANA DELL’ALFINA, NO GRAZIE!

Non bastava la previsione delle due centrali geotermiche di Castel Giorgio e di Torre Alfina (ancora al palo per l’opposizione generalizzata), la Regione Umbria in data 14.06.2017 ha autorizzato-per la durata di 4 anni, prorogabile per non oltre un biennio- due permessi di ricerca geotermici denominati rispettivamente “Montalfina” nei comuni di Orvieto e Castel Giorgio e “Monte Rubiaglio” nei comuni di Orvieto, Castel Giorgio, Castel Viscardo e Allerona a favore della società ToscoGeo srl, con la contitolarità della Società Graziella Green Power.

Ne dà notizia ufficiale il BUR n.26 del 28.06.2017.Tali autorizzazioni sono state rilasciate –nonostante il parere negativo dei 4 sindaci dei territori coinvolti- dall’ing. Angelo Viterbo dirigente dell’area preposta, dopo la esclusione della valutazione ambientale (VIA). Nel maggio 2017 lo stesso trasmetteva informativa alla Giunta Regionale sullo stato del procedimento di rilascio del permesso di ricerca (quindi la Giunta Regionale ne era edotta!).

La sezione orvietana del Parco Culturale dell’Altopiano dell’Alfina, in via di definizione proprio in questi mesi, vi è compresa nella quasi totalità. Le prime 6 indagini geofisiche autorizzate riguardano territori dei comuni di Castel Giorgio (2), Allerona (2), Orvieto (1) e Castel Viscardo (1). I territori indicati per le indagini-sulla base di precedenti esperienze- non forniscono informazioni certe sulle aree che saranno, eventualmente, impegnate nella perforazione dei pozzi geotermici e nella installazione delle due rispettive centrali geotermoelettriche, potendo esse essere installate – a giudizio insindacabile della impresa- all’interno dell’area contrassegnata con i confini dei rispettivi permessi di ricerca.

Prime considerazioni politiche inevitabili sono la totale, reiterata a più riprese posizione di opposizione dei sindaci-sostenuti dalla associazioni e dai cittadini- di una vasta area umbro-laziale nei confronti di impianti geotermoelettrici, che finora ha impedito alle Regioni Umbria e Lazio di concedere l’intesa per la realizzazione degli impianti sperimentali di Castel Giorgio e di Torre Alfina, nonché la posizione avversa ad impianti geotermici sulla piana dell’Alfina manifestata- con una specifica Risoluzione del marzo 2016- dal Consiglio Regionale Umbria (i giorni scorsi il Consiglio Regionale Lazio ha approvato una moratoria sulle autorizzazioni delle centrali geotermiche nel Lazio, quindi anche Torre Alfina).

Era quindi noto alla Giunta Regionale l’opposizione dei territori e del proprio Consiglio Regionale e troviamo provocatorio autorizzare anche solo ricerche perché esse sono finalizzate non alla pura “ricerca accademica” ma alla costruzione di impianti di produzione di energia elettrica, resi convenienti grazie agli enormi incentivi prelevati dal Governo sulle bollette elettriche pagate dagli utenti domestici e dalle imprese.

Altre Giunte Regionali (per esempio la Toscana per i permessi di ricerca denominati “Seggiano” e “Castiglione d’Orcia” quest’ultimo rivolto alla stessa società ToscoGeo) quando l’opposizione dei territori era palese, hanno deciso di non autorizzare neppure le ricerche con la motivazione corretta che bocciando il progetto di ricerca “si evitavano -anche nell’interesse della stessa ditta- le necessarie consistenti spese di ricerca dato che in quel territorio mai la Regione avrebbe autorizzato un impianto geotermico”. Sconfessando palesemente le “interpretazioni” dell’ing. Viterbo secondo cui il rilascio del permesso si configura come atto dovuto ai sensi della normativa vigente (art. 3 del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22): il problema è che decisioni di questa valenza sociale non dovrebbero essere prese dai tecnici, ma dall’organo politico deputato ed eletto dai cittadini (che evidentemente in questo caso si è sottratto ad un suo compito istituzionale: non si lamenti perciò il partito politico al potere in Umbria per i futuri insuccessi elettorali, se le scelte sono così contrarie ai territori!)

E’ possibile dire NO all’ingresso nei terreni per le misurazioni come ha fatto recentemente il sindaco Piero Pii di Casole D’Elsa (SI) che alla fine si è visto anche riconoscere la sua opposizione dal tribunale di Siena. Sotto è riportata la sua storia.

Ci appelliamo quindi ai cittadini dell’Alfina, ai sindaci dei territori coinvolti ed anche ai membri del Consiglio Regionale perché facciano sentire di nuovo la loro voce contraria a questi investimenti industriali che portano solo problemi ai nostri territori vocati alla agricoltura di qualità, al turismo ed alla cultura.

Non si illudano questi nuovi “venditori di pentole”: il territorio dell’Alfina darà loro filo da torcere, come ha dato in questi anni alla società ITW-LKW per gli impianti di Castel Giorgio e Torre Alfina!


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7 maggio 2017 – Prima Camminata per scoprire ed ammirare le bellezze dell’Altopiano dell’Alfina

Domenica 7 maggio 2017-Prima Camminata per scoprire ed ammirare le bellezze dell’Altopiano dell’Alfina

Passeggiando, Conoscendo, Ammirando, Valorizzando: una passeggiata su una parte del meraviglioso territorio dell’Alfina.
Sì, perché proprio di un meraviglioso ed unico altopiano stiamo trattando
Un’area ricca di Natura, Cultura, Storia, alla scoperta delle bellezze panoramiche presenti su un’area che vogliamo mantenere preservata
Un’area accarezzata dall’aria buona, respirabile e piacevolmente rinfrescante durante le calde estati
Un’area ricca di acqua che rifornisce un ampio bacino di utenti
Una prima camminata per ribadire, da parte delle popolazioni locali e di chi, provenendo da fuori ed ammirando questi luoghi unici, il NO alle speculazioni su un territorio ancora incontaminato.
NO geotermia NO Biomasse NO Colture intensive ed inquinanti
Un’area ricca di prodotti gastronomici, unici e di elevato sapore
Un’area che richiama turismo di qualità, di cultura, di relax
Una terra dalla calda ed accogliente ospitalità
Questo territorio richiede solo di essere valorizzato.

L’incontro dei partecipanti avverrà alle ore 9,00 presso la pineta di Castel Giorgio che si trova sulla stessa strada su cui ha sede lo stadio Vince Lombardi, proseguendo oltre per un chilometro e mezzo.
Il percorso farà ammirare l’antico tratto della Strada Traiana, la Necropoli del Lauscello (le tombe etrusche) e si proseguirà per località il Fattoraccio per ritornare circa alle ore 13,00 presso la pineta di Castel Giorgio dove per chi vuole, portandosi il pranzo, si potrà condividere il piacere di mangiare in compagnia, tutti insieme.
Vieni e partecipa te lo richiede: Lei vive per te, tu vivi grazie a lei…

Coordinamento associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena
Aderente alla Rete NoGESI

clicca per ingrandire

La schizofrenia del presidente Rossi sulla geotermia…

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Comunicato stampa della Rete NOGESI (preleva in formato rtf)

Dopo l’esplosione della vicenda Amiata, la geotermia in Italia non ha più consenso sociale nei territori (il problema non è mettere i filtri AMIS, ma cambiare tecnologia!).
Le bugie elettorali di Rossi hanno le gambe corte: le “nuove” norme sulla geotermia sono inconsistenti, si decide -senza bussola- secondo le convenienze politiche…
La Rete NOGESI ha portato nel palazzo del potere lo scorso novembre la sua proposta tecnica e politica: il territorio è di chi lo vive! Il governo –paralizzato- rimanda di mese in mese la riforma del settore votata all’unanimità dalle Commissioni parlamentari.

 

In questo quadro senza regole la Giunta toscana boccia la geotermia a Seggiano ed i suoi uffici, in un territorio di analoghe caratteristiche, “promuovono” le trivellazioni a Monte Labbro (Cinigiano) addirittura -per la prima volta- senza effettuare la usuale procedura di VIA; la Regione il giorno dopo corre ai ripari facendo capire che la Giunta in seguito potrebbe bocciare tale decisione…
Del resto è già successo a Seggiano: gli uffici formulano un parere positivo di compatibilità mentre la Giunta regionale boccia l’impianto con la motivazione, buona per tutte le stagioni, che approvare un progetto o negarlo è “un atto di natura politico –amministrativa che comporta la ponderazione e mediazione di interessi pubblici diversi, quali la tutela dell’ambiente, il governo del territorio e lo sviluppo economico”, nonché “l’utilizzazione razionale delle risorse naturali in ossequio al principio di sviluppo sostenibile”.
(qui la documentazione ufficiale sui permessi citati)

In Umbria e nel Lazio le Giunte regionali sono alla prese con l’approvazione o meno degli

impianti sulla piana dell’Alfina (Castel Giorgio e Torre Alfina): il consiglio regionale dell’Umbria ha posto in approfondimento una mozione che chiede alla Giunta regionale di bocciare l’impianto di Castel Giorgio e di intervenire presso la Giunta del Lazio per bocciare l’altro impianto confinante di Torre Alfina. Del resto nelle due Regioni ben 25 sindaci e consigli comunali si oppongono alla geotermia sullo stupendo altopiano dell’Alfina; anche in Campania i sindaci sono in prima fila contro le perforazioni nell’area dei Campi Flegrei(!).

Contro questa assenza di regole che valutino fino in fondo e con responsabilità l’opportunità di continuare o meno ad incentivare la costosissima energia elettrica prodotta da impianti geotermici inquinanti (anziché produrre calore di cui siamo deficitari e di cui eventualmente la geotermia -con le applicazioni a bassa entalpia-potrebbe essere particolarmente votata), la sperimentazione di impianti che- non muovendo fluidi- riducono fortemente l’inquinamento ambientale (tipo i BHE), le “linee guida” che tutelino veramente i territori, che identifichino le aree potenzialmente sfruttabili, che prevedano il pieno coinvolgimento della amministrazioni e delle popolazioni locali nel processo decisionale favorendo l’applicazione del principio di precauzione, contro un Governo che tace, sperando forse che le Regioni risolvano le problematiche poste dalla estesa opposizione alla geotermia allo scopo di “ridurre” la portata della riforma a cui il Parlamento lo ha chiamato ad intervenire, non ci resta come Rete Nazionale NOGESI che sostenere e sviluppare le lotte territoriali delle popolazioni ed amministratori locali contro quella che una interessata campagna di speculatori in erba chiama la “buona geotermia”.
La Rete Nazionale ha avanzato sin dal 15 ottobre le sue proposte tecniche e politiche e le ha presentate a Roma in Parlamento il 5 novembre, passando dalla protesta alla proposta. Ora è il tempo –di fronte all’inazione del Governo- di tornare nelle piazze, sollecitando i parlamentari che hanno approvato la Risoluzione a chiedere conto al Governo perché vengano rimosse le cause della sua inazione e si proceda verso la riforma del settore, coinvolgendo il mondo delle associazioni, i comuni e le Regioni.

Le prime iniziative dell’anno 2016 contro la geotermia elettrica, speculativa e inquinante: domenica 10 gennaio 2016 assemblea a Monticello Amiata ore 17 (al “Teatrino”) contro la decisione degli uffici regionali su Monte Labro; iniziative sono in programma a Viterbo, Perugia (Consiglio Regionale Umbria) e Roma (Consiglio Regionale Lazio).

NOGESI – Rete Nazionale contro la Geotermia Inquinante e Speculativa

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Il Cittadino online del 9 gennaio 2016:
“La schizofrenia del presidente Rossi sulla geotermia…”
La Rete Nogesi conferma: “Il territorio è di chi lo vive”
…segue ns. comunicato

GoNews.it del 9 gennaio 2016:
Geotermia, la Rete NOGESI: “Ecco la schizofrenia del presidente Rossi”
…segue ns. comunicato

Contropiano.org del 9 gennaio 2016:
La schizofrenia del presidente Rossi sulla geotermia…
…segue ns. comunicato

MaremmaNews del 9 gennaio 2016:
La schizofrenia del presidente Rossi sulla geotermia
…segue ns. comunicato

Abbadianews.it (La Postilla) del 9 gennaio 2016:
Rete Nogesi: “In Italia la GEOTERMIA non ha più il consenso dei territori
…segue ns. comunicato

RadioGiornale.info del 9 gennaio 2016:
La schizofrenia del presidente Rossi sulla geotermia…
…segue ns. comunicato

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Effetto domino. Da Castel Giorgio all’Amiata: si può vincere!

domino amiataDal monte Amiata salutiamo con soddisfazione la vittoria dei comitati e dei cittadini che hanno impedito che anche nei vostri territori iniziasse il saccheggio da parte della ITM-LKW.
Ci auguriamo che questa vittoria, disvelatrice del falso convincimento che la geotermia sia una pratica ‘verde’, innocua e rinnovabile, sia di buon auspicio anche per la nostra battaglia e riconduca alla ragione gli amministratori locali e regionali della Toscana, al pari dei loro colleghi umbri.
Siamo con voi!

Riportiamo il comunicato del 29 agosto 2013 delle Associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano, della Tuscia viterbese e del lago di Bolsena:

ITW & LKW Geotermia Italia S.p.A. abbandona il progetto di geotermia a Castel Giorgio: ambientalisti,  popolazione e i sindaci uniti in difesa delle peculiarità del territorio

Grande soddisfazione dell’opinione pubblica dell’Alfina per il ritiro della ITW-LKW dal progetto di geotermia nel comune di Castel Giorgio.
Si è trattato di una importante vittoria dell’opinione pubblica, attraverso i comitati ambientalisti e le forze politiche locali. Che hanno risposto in modo forte e determinato a quella che è stata considerata una vera e propria minaccia alla salute dei cittadini e al proprio bellissimo territorio: un raro ed efficace momento di compattezza. Un luminoso esempio di come le comunità locali, se opportunamente motivate e informate, riescono muoversi con successo per rispondere alle continue aggressioni speculative ai propri più genuini e basilari interessi.
Il progetto, pur volendo adoperare una  tecnologia dichiarata “verde”, comportava in effetti rischi troppo forti per la salute e i beni dei cittadini di un’ampia zona, con la certezza di provocare sciami sismici di magnitudo non prevedibili. Grave anche il rischio di inquinamento dell’importante bacino acquifero potabile sottostante, con effetti nocivi di grande portata per lo stesso lago di Bolsena.
A rassicurare sulla innocuità del progetto era intervenuto il suo firmatario, il prof. Franco Barberi, condannato in primo grado all’Aquila per aver rassicurato gli aquilani prima del gravissimo terremoto del 2009. Il che naturalmente aveva tutt’altro che rassicurato l’opinione pubblica di Castel Giorgio. Tutte le forze politiche locali, dopo qualche iniziale tentennamento della precedente amministrazione, hanno infine  espresso un compatto no al progetto, nonostante le enormi pressioni ricevute da alcune dirigenze politiche nazionali. I candidati di SEL, del PD e del 5 Stelle hanno concordato su questa linea. E la nuova amministrazione, con alla testa il Sindaco Andrea Garbini, ha da subito adottato una chiara linea di contrarietà al progetto. Notevole e cruciale il contributo scientifico e politico del comune di Orvieto, attraverso l’impegno personale del proprio Assessore prof. Claudio Margottini, geologo di fama internazionale.  Un sostanzioso contributo è giunto anche dalla Provincia di Viterbo, con il sostegno del Vicepresidente e Assessore all’ambiente Paolo Equitani e dei sindaci del Lago di Bolsena, nonché dalle associazioni di tutela dello stesso  Lago, con in testa l’ing. Piero Bruni.
Un grande ed intenso lavoro di coordinamento, di sensibilizzazione e di accertamento dei problemi reali e delle procedure connesse è stato compiuto dai comitati ambientalisti del territorio, tra cui il CISA e il Comitato per la Salute dei cittadini e del Territorio di Castel Giorgio, in coordinamento con le associazioni ambientaliste interessate al Lago di Bolsena. Gravi pecche sono state riscontrate nelle procedure, inaccettabili incompatibilità  e una generale sottostima dei rischi, informandone la popolazione e tutte le autorità competenti fino ai livelli regionali e nazionali. E intervenendo con forza e cognizione di causa nelle procedure di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e arrivando a richiedere l’intervento della magistratura.
Di fronte a questo fronte compatto e estremamente attivo di comitati, popolazione, sindaci e politici locali, alla società proponente non è rimasta altra scelta che ritirarsi.
Una bella vittoria dell’opinione pubblica contro i poteri forti. Ma anche la consapevolezza che occorrerà tornare a difendersi presto da nuove offensive speculative.

Associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano, della Tuscia viterbese e del lago di Bolsena