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Geotermia elettrica: appello in Europa

Un passo avanti contro la geotermia elettrica speculativa e inquinante. Sostegno della Rete NoGESI all’appello.

Abbiamo sempre sostenuto che quando si parla di geotermia elettrica non si può mai generalizzare, come invece è stato fatto in sede legislativa nazionale ed Europea, ma tutto deve essere analizzato e valutato rispetto alle peculiarità dei territori, poiché a differenza di altre fonti energetiche, il cui impatto ambientale è definibile e spesso indipendente dal territorio, in ambito geotermico esso varia notevolmente tra un’area ed un’altra a seconda della natura e delle quantità di sostanze inquinanti presenti nei fluidi geotermici, delle caratteristiche idrogeologiche del sottosuolo, degli equilibri tettonici, delle vocazioni economiche già radicate in superficie, dalle attività agrituristiche a quelle termali, oltre che delle tecnologie utilizzate.

Pertanto sottoscriviamo e salutiamo come una iniziativa di buon senso, necessaria e indice di coerenza l’appello ai Parlamentari Europei (leggi sotto) affinché sia sostenuta la richiesta di una normativa europea e nazionale a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente, attenta in particolare alle emissioni che non siano clima-alteranti oltre che pericolose per la salute umana. Chiediamo anche noi che si votino gli emendamenti numero 357 e 358 (leggi sotto) presentati dall’On. Tamburrano e da numerosi altri parlamentari europei e in discussione nei prossimi giorni nel Parlamento Europeo.

Non è tollerabile che con le risorse pubbliche si continui a finanziare la produzione di energia elettrica con un potenziale di acidificazione delle emissioni pari a 2,2 volte superiore rispetto all’energia elettrica prodotta da centrali a carbone, come nel caso del Monte Amiata, oppure con una quantità di Ammoniaca emessa, nell’ordine di migliaia di tonnellate all’anno, quando la stessa UE nel Report CAFE (Clean Air for Europe), afferma che tali emissioni contribuiscono in maniera significativa alla formazione di particolato di origine secondaria (PM10 e PM2,5) per circa il 20% in massa, il cui costo sanitario medio è di euro 20,5 al Kg di Ammoniaca emessa.

Riteniamo quindi che ogni iniziativa che vada verso una regolamentazione stringente di tutti gli impianti geotermoelettrici esistenti e di progetto (compresi gli impianti cosiddetti binari) sia da sostenere, certi che si tratta di un ulteriore passo in avanti affinché anche la geotermia non venga più considerata tout court come pulita e rinnovabile, ma, come per ogni altro impianto industriale, sia sottoposta alle adeguate verifiche e all’impatto che questa produce sul paesaggio, sulla salute e sull’economia esistente e di sviluppo dei territori interessati.

Ieri 13.01.2018, nel corso dei lavori del Convegno di Viterbo sulla geotermia elettrica in Tuscia, organizzato dalla Provincia di Viterbo con la collaborazione della Rete NOGESI, il suddetto appello letto dal dott. Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo, è stato approvato all’unanimità dei presenti.

Chiediamo in primis agli amministratori a tutti i livelli (comunali, provinciali, regionali), ai medici, ai comitati e a tutti i cittadini sui cui territori si manifestano le contraddizioni immesse dalla geotermia elettrica di prendere posizione a favore di tale appello.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


APPELLO GEOTERMIA AL PARLAMENTO EUROPEO

Le 34 centrali geotermiche italiane immettono nell’atmosfera enormi quantità di gas serra e di sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente. Secondo i dati ufficiali del 2007 – gli unici disponibili – in un anno questi impianti diffondono nell’aria 1,5 tonnellate di mercurio, 16.181 tonnellate di idrogeno solforato e 6.415 tonnellate di ammoniaca.
La legislazione dell’Unione Europea non prevede limiti di emissioni in atmosfera per le centrali geotermiche.
Siamo cittadini, medici ed amministratori dei Comuni che ricadono nelle aree geotermiche italiane. Siamo docenti universitari e geologi. Chiediamo che anche le centrali geotermiche debbano rispettare norme europee a difesa della salute e dell’ambiente. Chiediamo al Parlamento Europeo di approvare gli emendamenti numero 357 e 358 alla Direttiva sulla promozione dell’impiego di energia da fonti rinnovabili, tra le quali l’Unione Europea inserisce la geotermia che andranno al voto a Strasburgo mercoledì 17 gennaio 2018.
Gli emendamenti chiedono alla Commissione Europea di approfondire il problema delle emissioni inquinanti legate al funzionamento delle centrali geotermiche e, se lo ritiene opportuno, di presentare una proposta legislativa per normarle.
Dire sì a queste richieste ci pare un atto di puro buonsenso. Confidiamo che questo atto venga compiuto.


Emendamenti proposti dall’On Tamburrano
sottoscritta da 40 parlamentari di vari schieramenti politici

n.357
(31 ter) Al fine di preservare l’integrità della presente direttiva, la Commissione dovrebbe affrontare le lacune normative a livello di Unione, che poi si riflettono a livello nazionale, in modo che ogni forma di sfruttamento dell’energia geotermica sia considerata un contributo alla lotta al cambiamento climatico, anche quando le centrali geotermiche producono gas a effetto serra e altre sostanze provenienti da fluidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo che sono comparabili alle fonti convenzionali.

n.358
2 bis. Entro dicembre 2018 la Commissione dovrebbe effettuare un’analisi approfondita di tutte le sostanze, fra cui la CO2, che vengono prodotte dalle centrali geotermiche, sia nelle fasi esplorative che in quelle operative, che sono nocive per la salute e l’ambiente, e presenta i risultati al Parlamento europeo e al Consiglio. Sulla base dei risultati ottenuti, la Commissione presenta, se del caso, al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta legislativa in materia entro il 31 dicembre 2019.


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Terremoto di Ischia del 21 agosto 2017. Sembra proprio che qualcosa non torni

Come avevamo dato conto già a pochi giorni dal sisma, sembra proprio che i grossolani errori commessi dall’INGV e il tentativo di giustificazioni successive non tengano, se alcuni senatori del M5S continuano a contestare i fatti ai responsabili del governo, come riporta l’articolo de Il Foglietto della Ricerca pubblicato l’11 gennaio scorso e che riportiamo integralmente. Resta sullo sfondo il convitato di pietra, cioè i progetti di centrali geotermiche che, vorremmo capire, se e quanto hanno avuto un ruolo in tutta la vicenda.

Ingv e terremoto di Casamicciola:
10 senatori replicano a una lettera del presidente dell’ente

Il 9 ottobre scorso, il presidente dell’Ingv, con una lettera (che ieri ci è stata gentilmente trasmessa dal sen. Nicola Morra) al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro dell’economia e delle finanze e a 11 Senatori del Movimento 5 Stelle, ha risposto all’atto di sindacato ispettivo del 19 settembre 2017, n.4-08069 (primo firmatario, lo stesso sen. Morra), del quale il nostro giornale aveva dato notizia.
Il 20 dicembre, a distanza di più di due mesi, i senatori del M5S, con un nuovo atto di sindacato ispettivo (n. 4-08778), rivolto ai predetti Ministri, che di seguito si riporta integralmente, hanno replicato alla lettera del presidente dell’Ingv.
“MORRA, DONNO, ENDRIZZI, CRIMI, LUCIDI, CASTALDI, MORONESE, SANTANGELO, GIARRUSSO, BLUNDO – Ai Ministri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dell’economia e delle finanze – Premesso che:
l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), con nota prot. 0013057 del 9 ottobre 2017, a firma del legale rappresentante pro tempore, professor Carlo Doglioni, indirizzata al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro dell’economia e delle finanze, nonché ai firmatari dell’interrogazione a risposta scritta 4-08069, presentata nel corso della seduta n. 877 del 19 settembre 2017, risponde all’interrogazione stessa, di fatto sostituendosi ai Ministri in indirizzo che, a tutt’oggi, invece, non risulta abbiano approfondito quanto contenuto nella predetta nota e neanche dato alcun riscontro all’atto di sindacato ispettivo;
ad avviso degli interroganti le argomentazioni addotte dal presidente dell’Ingv nella predetta nota si appalesano prive di pregio e non giustificano affatto l’operato dello stesso ente, sia per quanto attiene alle gravi carenze manifestate dall’ente in occasione del sisma che il 21 agosto 2017 ha colpito il comune di Casamicciola, coinvolgendo tutta l’isola di Ischia, sia sotto l’aspetto della veridicità e della correttezza dei bilanci consuntivi dello stesso ente;
da documenti ufficiali disponibili, non risulta vero che sarebbe stato comunicato “entro i tempi stabiliti” un “evento sismico a Ischia”. Nessuna immediatezza e nessuna trasparenza: l’evento era stato localizzato altrove ed è stato comunicato con notevole ritardo;
considerato che, a parere degli interroganti:
non sembra avere alcun fondamento logico il tentativo di spiegare il macroscopico errore nella localizzazione. Infatti, l’errore viene giustificato affermando che lo stesso è dovuto all’assenza di sismografi nel fondo marino, ma, volutamente, si dimentica che a Ischia da anni opera, o dovrebbe, operare una rete sismica dedicata a monitorare in modo dettagliatissimo tutta l’isola, che, come noto, è un vulcano attivo. Tale rete, se funzionasse, sarebbe in grado di determinare rapidamente i parametri di qualunque sisma si verificasse nell’area;
sarebbe molto grave se i sensori della rete ischitana non funzionassero, ma non può essere sottaciuto che, in concomitanza con alcuni fenomeni verificatisi in prossimità di Casamicciola alla fine dell’agosto 2016, era già emerso che i sensori ischitani non erano attivi. L’Ingv avrebbe, perciò, lasciato un’isola vulcanica, densamente popolata e votata al turismo, senza monitoraggio per almeno un anno;
l’entità dell’incertezza proposta dall’Ingv nella nota del 9 ottobre 2017 appare priva di senso. Passare, come ha fatto l’Ingv, da una profondità focale iniziale di 10 chilometri a 1,7 chilometri, significa aver commesso errori gravi, che non hanno niente a che vedere con l’incertezza della misura. La locuzione “raggio di tot km” non appare degna del più grande istituto europeo di ricerca geofisica, uno dei più grandi e dei meglio finanziati al mondo, proprio per gli studi sismologici. Infatti, se è vero che tutte le misure fisiche per definizione sono affette da incertezza, è altrettanto vero che le misure sismologiche nel nostro Paese hanno un’incertezza molto bassa. Ciò tanto per il gran numero di studi disponibili sulla sismicità italiana, quanto per la capillarità della rete sismica nazionale sviluppata a partire dagli anni ’80;
risulta, in particolare, che i terremoti di Casamicciola siano stati oggetto di numerosi studi; tentare, come fa l’Ingv con la citata nota, di mettere in discussione conoscenze acquisite per giustificare errori sulla localizzazione, appare a giudizio degli interroganti inaccettabile oltre che improvvido. È bene ricordare che, dopo gli eventi del 2016, alcuni ricercatori dell’Osservatorio vesuviano hanno condotto nella zona campagne di misure geodetiche, evidenziando una forte deformazione, proprio nell’area epicentrale del 21 agosto 2017;
inoltre, l’affermazione contenuta nella nota Ingv del 9 ottobre 2017, per cui “le agenzie internazionali americane tuttora localizzano l’evento di Ischia del 21 agosto a mare”, non rappresenta correttamente il funzionamento dei sistemi di monitoraggio internazionali. Le determinazioni americane, infatti, vengono fatte automaticamente in tempo reale per l’intero pianeta. Ogni anno, sulla Terra si verificano circa trentamila terremoti di magnitudo attorno a 3.6. Non ci si può certo aspettare che i sismologi americani facciano controlli per ognuno di essi per ottenere valutazioni più raffinate, peraltro per loro del tutto inutili, per sismi verificatisi addirittura a otto ore d’aereo di distanza dai propri confini. Per una rete sismica planetaria, possono essere accolte indeterminazioni inaccettabili per una rete locale, come quella dedicata esclusivamente a monitorare l’isola di Ischia, supportata anche da una rete nazionale di oltre 400 stazioni e con ben due sale di controllo (a Napoli e a Roma) in ognuna delle quali sono presenti ricercatori e tecnici, 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, con costi complessivi tutt’altro che trascurabili per i contribuenti;
è dovere dell’Ingv fornire rapidamente la grandezza e la localizzazione affidabili di ogni evento che si verifichi sul territorio nazionale. Il quadro di danneggiamento, le caratteristiche geologiche del suolo, l’amplificazione locale, eccetera, sono questioni non particolarmente urgenti, che vanno affrontate successivamente. I problemi di ingegneria inopportunamente evidenziati nella già citata nota Ingv sembrano finalizzati solo a tentare di distogliere l’attenzione dalle responsabilità nella sorveglianza e nella comunicazione, compiti esclusivi dello stesso Ingv;
alcun valore divulgativo può riconoscersi all’intervista rilasciata il giorno dopo il terremoto (22 agosto 2017) al Tg2 delle ore 13 dal presidente dell’Ingv, in cui lo stesso ebbe a mostrare la faglia con l’ipocentro in mare “per far comprendere la ragione del terremoto in modo semplice a chiunque”, pur essendo ampiamente dimostrato che faglia e ipocentro non potevano essere e non erano quelli indicati. È evidente che spiegazioni erronee semmai confondono soltanto chi le ascolta;
peraltro, gli argomenti addotti dall’Ingv in risposta all’interrogazione parlamentare 4-08069 sono in evidente conflitto con quanto lo stesso ha ufficialmente rappresentato alla Commissione Grandi Rischi il 25 agosto 2017: il terremoto risulta localizzato immediatamente sotto Casamicciola ad una profondità inferiore a 2 chilometri;
non condivisibili appaiono il riferimento dell’Ingv ad “attacchi infondati, pretestuosi e preordinati” nei confronti dell’ente e gli auspici di “sostegno al fine di migliorare la ricerca (…) garantire l’implementazione (…) di nuove reti di monitoraggio per dare informazioni sempre più precise”. Il tentativo di “battere cassa” si appalesa inopportuno, in quanto l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia dispone sia di finanziamenti importanti, che di alcune centinaia di ottimi ricercatori e tecnici. L’Osservatorio vesuviano, in particolare, possiede una gran quantità di strumenti di alto livello tecnologico, acquisiti per sviluppare il progetto denominato “Vulcamed”. La Regione Campania ha finanziato in aggiunta un altro progetto, che ha consentito importanti acquisti di strumentazione per monitorare i vulcani partenopei. Da più di 18 mesi, inoltre, l’Ingv sarebbe in possesso di due OBS (sismografi per il fondo del mare) non ancora installati;
infine, non vi è stato alcun attacco pretestuoso nei confronti dell’Ingv, semmai critiche severe alle contraddittorie dichiarazioni dei vertici Ingv sul terremoto di Casamicciola, a seguito di errori palesi commessi in una delle zone più pericolose al mondo dal punto di vista vulcanologico. Errori che determinano conseguenze sulla vita degli abitanti degli stessi luoghi;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
in merito alle problematiche connesse ai conti consuntivi dell’Ingv circa: a) disavanzo di competenza e b) entrata accertata di 4,1 milioni riportata nel rendiconto 2016, le giustificazioni fornite dal legale rappresentante dell’ente si appalesano anch’esse prive di pregio e non giustificano l’operato dello stesso Ingv sotto l’aspetto della veridicità e della correttezza dei bilanci. Infatti, è incontestabile che per ben quattro esercizi finanziari consecutivi (2012, 2013, 2014 e 2015), come riportato nell’atto di sindacato ispettivo 4-08069, l’Ingv ha registrato un disavanzo di competenza (entrate accertate meno spese impegnate) complessivo pari a circa 29 milioni di euro, così suddiviso: 1,6 milioni nel 2012; 6,8 nel 2013; 14,5 nel 2014 e 6 nel 2015. L’ente, tuttavia, afferma di averli “ripianati” utilizzando l’avanzo di amministrazione sia disponibile che vincolato, quest’ultimo riferito alle “gestioni speciali”, ovvero a progetti con finanziamento esterno;
tale operazione, però, non appare, né corretta, né legittima, in quanto l’ente, per ciascuna delle suddette annualità, ha impegnato spese per la gestione ordinaria superiori alle entrate accertate. Pertanto avrebbe dovuto ripianare il disavanzo utilizzando risorse disponibili reali e non fittizie, come invece sono quelle da cui avrebbe concretamente attinto, ossia risorse vincolate a precise ed inderogabili attività (facenti parte di gestioni speciali) già deliberate dallo stesso ente, che in nessun caso possono essere destinate per altre finalità, men che meno per ripianare il disavanzo di bilancio;
quanto detto è chiaramente precisato dalla Corte dei conti nella nota 24, riportata in calce alla pagina 36 della “Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), per gli esercizi 2011-2012” (l’ultimo atto di controllo sull’Ingv pubblicato dalla magistratura contabile): “Le risorse finanziarie derivanti dai finanziamenti esterni, non impegnate entro l’esercizio, confluiscono nella quota dell’avanzo di amministrazione a destinazione vincolata per progetti commissionati dall’Istituto e contabilizzati nelle gestioni speciali, quota che viene destinata ad integrare, per l’esercizio successivo, la dotazione dei corrispondenti capitoli delle gestioni speciali”;
appare, inoltre, fuorviante la risposta dell’Ingv alla richiesta di chiarimenti, avanzata dagli interroganti con il citato atto di sindacato ispettivo, in ordine alla somma di 4,1 milioni di euro, riportata nel consuntivo 2016, quale “quota parte delle assegnazioni premiali 2015 e 2016 destinate alla copertura delle spese di funzionamento per euro 2.050.000,00 (per totali euro 4.100.000,00)” che, secondo gli stessi interroganti, alla data del 31 dicembre 2016 risultavano del tutto prive di titolo giuridico, idoneo a giustificarne l’accertamento;
l’ente, infatti, afferma che il titolo giuridico che giustifica l’operazione contabile di accertamento è l’art. 4, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 213 del 2009, mentre il testo riporta, smentendo tale affermazione, che: “1. La ripartizione del fondo ordinario per gli enti di ricerca finanziati dal Ministero, di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, e successive modificazioni, è effettuata sulla base della programmazione strategica preventiva, di cui all’articolo 5, nonché tenendo conto della valutazione della qualità dei risultati della ricerca, effettuata dall’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR). 2. A decorrere dall’anno 2011, al fine di promuovere e sostenere l’incremento qualitativo dell’attività scientifica degli enti di ricerca e migliorare l’efficacia e l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di cui al comma 1, con progressivi incrementi negli anni successivi, è destinata al finanziamento premiale di specifici programmi e progetti, anche congiunti, proposti dagli enti. I criteri e le motivazioni di assegnazione della predetta quota sono disciplinate con decreto avente natura non regolamentare del Ministro”;
la norma invocata, quindi, dispone una realtà assai diversa da quella assunta dall’Ingv. Ciò in quanto l’assegnazione della quota parte del fondo premiale, come noto, avviene annualmente, con apposito decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che rappresenta il titolo giuridico idoneo a giustificare l’accertamento della somma, l’ultimo dei quali, riguardante l’anno 2015, è stato trasmesso, sotto forma di schema, dal Ministero stesso al Parlamento il 13 settembre 2017, mentre per quello riguardante l’anno 2016, ad oggi, non c’è stata alcuna comunicazione al Parlamento;
l’Ingv, invece, a giudizio degli interroganti illegittimamente, ha contabilizzato nel proprio consuntivo 2016, tanto la quota di Fondo premiale per 2015, che per il 2016, con ciò alterando le risultanze dello stesso consuntivo che, qualora fosse stato redatto in maniera regolare, avrebbe evidenziato un nuovo disavanzo di competenza;
considerato infine che a parere degli interroganti, se l’operato dell’Ingv fosse ritenuto legittimo, tutti gli altri enti di ricerca sarebbero facoltizzati ad autoconcedersi annualmente ad libitum una quota di fondo premiale, iscrivendo in bilancio il relativo importo, senza attendere, né la valutazione dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), né il decreto di riparto dello stesso Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo ritengano esaustive e fondate le esposte indicazioni fornite dall’Ingv;
in caso contrario, quali iniziative urgenti e indifferibili intendano adottare, ognuno per le rispettive competenze, per garantire la sicurezza dei cittadini, che vivono in un Paese fortemente sismico e vulcanico, e per far sì che l’Ingv, ente strategico finanziato con circa 60 milioni di euro annui, riacquisti la credibilità e il prestigio scientifico, di cui ha goduto fino a qualche anno fa, sia a livello nazionale, che internazionale;
se non ritengano di trasferire, con la massima urgenza, sotto il diretto controllo della Protezione civile il servizio di monitoraggio sismico e vulcanico del Paese e l’analisi dei risultati, che sono le uniche armi di prevenzione utili in zone così densamente popolate;
se non vi siano i presupposti per adottare con urgenza, ai sensi dell’art. 15, comma 1-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il decreto di decadenza degli organi di vertice dell’Ingv, con la nomina di un commissario.
(4-08778)”

CICLO DI CONFERENZE E INCONTRI: Scansano (GR), 20 gennaio 2018

Nell’ambito del ciclo di conferenze e incontri 2018 promosso dalla Rete NoGESI, la Rete e il Comitato Scansano Sos Geotermia elettrica presentano:

 

 

Conferenza pubblica sulla Geotermia Elettrica
Scansano (GR) Sabato 20 gennaio 2018 Ore 16.00
Presso la sala conferenze del Consorzio Tutela Morellino di Scansano
Via XX Settembre, 36

SCARICA LA LOCANDINA

Interverranno:
Velio Arezzini, portavoce Rete Nazionale NOGESI
Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano
Fabio Landi, Sos Geotermia
Roberto Barocci, Rete Nazionale NoGESI

Per informazioni: scansano.sos.geotermia@gmail.com  

CICLO DI CONFERENZE E INCONTRI: Viterbo, 13 gennaio 2018

Nell’ambito del ciclo di conferenze e incontri 2018 promosso dalla Rete NoGESI, la Provincia di Viterbo, in collaborazione con la Rete NOGESI e l’Ass.Lago di Bolsena presentano:

Sabato 13 Gennaio 2018 dalle ore 9.30 alle 13.00 presso la Provincia di Viterbo, via Aurelio Saffi, 39 – Sala Conferenze – ci sarà un incontro/tavola rotonda sulla geotermia elettrica organizzati dalla stessa Provincia di Viterbo, in collaborazione con la Rete NOGESI e l’Ass.Lago di Bolsena.

SCARICA QUI IL MANIFESTO/LOCANDINA

Di seguito il programma dei lavori:

Ore 9:30 Conduce: Vittorio Fagioli, Rete Nazionale NOGESI; Saluto: Dr. Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo; Introduzione: Velio Arezzini, portavoce pro-tempore Rete Nazionale NOGESI, “Le problematiche della geotermia elettrica”

Ore 10:00 LE BELLEZZE DELLA TUSCIA: Geraldine Meyer, autrice di “Fuori luogo”, la prima guida sentimentale dedicata alla Tuscia viterbese

Ore 10:15 LA SCIENZA – Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano, “Le tecnologie ad alta e media entalpia” – Ing. Piero Bruni, presidente Assoc. Lago di Bolsena, “Geotermia e Lago di Bolsena” – Dr. Giuseppe Pagano, geologo, “Il termalismo in Tuscia”.

Ore 11:30 TAVOLA ROTONDA Sono stati invitati: – Mauro Buschini, Assessore Ambiente Regione Lazio – Eros Brega, Presidente Commissione Ambiente Regione Umbria – Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo – Angelo Ghinassi, Sindaco di Acquapendente – Paolo Equitani, Sindaco di Bolsena – Francesco Di Biagi, Sindaco di Latera.

Ore 12:30 CONCLUSIONI – Dr. Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo. 

L’opera di informazione della Rete Nazionale NOGESI, contro la geotermia inquinante e speculativa, continua. Il programma prevede una serie di conferenze e incontri tra Lazio, Toscana e Umbria da gennaio a marzo del 2018 alla presenza di scienziati, amministratori e persone attive nei vari comitati e nella difesa del territorio.

CICLO DI CONFERENZE E INCONTRI: Firenze, 10 febbraio 2018

Nell’ambito del ciclo di conferenze e incontri 2018 promosso dalla Rete NoGESI, la Rete e i Comitati toscani contro la geotermia elettrica presentano:

“Gli enormi problemi della geotermia elettrica in Toscana”

Sabato 10 febbraio 2018 – ore 9.00 Firenze, Consiglio Regionale Toscana – Auditorium, Via Cavour 4

Scarica la locandina

 

PROGRAMMA

● Ore 9:00 ACCREDITO PARTECIPANTI
● Ore 9:30 Conduce: Prof. Roberto Barocci
Presentazione e Saluti: Tommaso Fattori Capogruppo “Toscana a Sinistra” Introduzione: Velio Arezzini, Portavoce Rete Nazionale NOGESI, “Le problematiche della geotermia elettrica” Pino Merisio, SOS Geotermia – Rete Nazionale NOGESI “I bisogni energetici della Regione Toscana”
● Ore 10:00 SPAZIO PROBLEMATICHE
– Prof. Andrea Borgia, “Le tecnologie ad alta e media entalpia”
– Dr. U. Corrieri (ISDE), “Le problematiche sanitarie della Geotermia”
– Avv. E. Bonanni, “Per una class action contro la geotermia in Amiata”
– Dr. Giuseppe Mastrolorenzo, “Considerazioni sulla geo-etica”
– Avv. Michele Greco, “(Cio’ che resta de) i diritti di informazione, partecipazione e accesso alla giustizia dopo la riforma della VIA”
– Dr. Maurizio Marchi (MD), “La discarica geotermica di Bulera”
● Ore 12:00 SPAZIO SINDACI REGIONE TOSCANA: Sono stati invitati: Casole D’Elsa, Castel del Piano, Castiglione D’Orcia, Cinigiano, Seggiano, Scansano, Terricciola,
● Ore 13:00 LE FORZE POLITICHE DELLA REGIONE TOSCANA: Sono stati invitati a partecipare, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, la Giunta Regionale ed i membri del Consiglio Regionale.
● Ore 14:00 CONCLUSIONI

2 gennaio 2017 – 2 gennaio 2018. In ricordo di Roberto Minervini

Ho conosciuto il professore Roberto Minervini ad una assemblea a Benano nel 2005. C’era un fermento nel borgo perché volevano fare una cava di basalto sulla spianata dell’ex-aeroporto di Orvieto che costeggia, a destra, la strada che da Castel Giorgio raggiunge Castel Viscardo. E tra gli abitanti del borgo, arrivato da pochi anni, c’era Roberto Minervini, il “professore” come molti lo chiamavano.

Ci intendemmo subito e fummo a fianco delle più importanti vertenze che hanno contraddistinto in questi anni Orvieto e l’Alfina. Fummo insieme nelle lotte alle cave, in particolare Benano che vincemmo e da cui nacque il Parco Culturale che il comune di Orvieto sta ora realizzando o alla cava di Torre Alfina i cui titolari sono stati recentemente condannati dal Tribunale di Viterbo, all’eolico sul Monte Peglia che ora -dopo la fine di questo insidioso progetto- è candidato al Programma MAB dell’Unesco, alla geotermia elettrica speculativa che ha visto proprio qualche giorno fa la bocciatura ad opera del Governo Gentiloni dell’impianto pilota geotermico di Torre Alfina. Per non parlare degli impianti a biomasse di Fabro e Castel Viscardo e l’inquinamento da mercurio nella valle del Paglia, come eredità della geotermia in Amiata.

Roberto aveva dato un impulso importante alla nascita della Rete Nazionale NOGESI che lotta contro la geotermia elettrica speculativa ed inquinante. Era stato nominato negli ultimi anni dal coordinamento delle associazioni dell’Orvietano come referente del tavolo ambiente del Contratto di fiume del Paglia-Chiani e del Basso Tevere Umbro e in questa qualità aveva dato un contributo notevole a questo progetto, di cui è capofila il Comune di Orvieto.
Intanto si era associato ad Accademia Kronos e ne era divenuto il responsabile del Comitato Scientifico che ha raggruppato in questi anni professori universitari ed esperti di alto livello. Il 20 gennaio 2012 sono stato insignito del riconoscimento internazionale “Un bosco per Kyoto” a Roma al Campidoglio: anche questa era stata una iniziativa di Roberto che perorò la mia candidatura.

L’ultima cosa che ricordo di Roberto- ma ormai la malattia era molto avanti- fu il voler accompagnare a Latera il giornalista Angelo Mastrandrea e la fotografa Silvana Pampalona della rivista “Internazionale” per fare un articolo –che verrà pubblicato dopo la sua morte– su quella sciagurata vicenda della geotermia del 2000, che forse lo aveva segnato.

Vittorio Fagioli, Coordinamento associazioni dell’Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena & Rete Nazionale NOGESI (NO alla geotermia elettrica speculativa e inquinante)

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UN ANNO FA CI HA LASCIATO ROBERTO MINERVINI

Un anno fa ha abbandonato questo mondo Roberto Minervini, mio marito. Troppo presto. Quel fastidio allo stomaco era in realtà l’ultimo segnale di una malattia con cui ha sperato fino all’ultimo di poter battagliare.
Il mio sarà un ricordo personale e mi piace iniziare con le parole di Karen Blixen nel film “La mia Africa” in ricordo del suo compagno che come Roberto è un essere libero, geloso della propria indipendenza, che appartiene solo a sé stesso e non vuole per sé una vita imposta dagli altri. «…L’anima di Denys… ci ha portato tanta gioia, e noi l’abbiamo tanto amato. Non è mai stato nostro, non è mai stato mio».
Ci eravamo incontrati nel luglio del 1970 a Piazza Navona dove lui vendeva foto su Roma e personaggi vari, sue e di un suo amico, per finanziare un viaggio in India con la Dyane 4 appena ordinata. Poi l’auto arrivò in ritardo, l’amico si iscrisse a Sociologia a Trento e il viaggio saltò. Non fu un colpo di fulmine, ma tra le tante foto scelsi un gruppo di 3 foto che raffiguravano due barboni (un uomo ed una donna seduti su una panchina che si scambiavano un fiasco di vino) le aveva scattate lui e forse era un segno… Mi colpì questo ragazzo entusiasta di quello che faceva e con la capacità di parlare con la stessa semplicità con tutti. Amante della natura, da piccolo quando tutti facevano la raccolta delle figurine dei calciatori, lui faceva quella degli animali. Appassionato del mare e della pesca fin da piccolo quando trascorreva quattro mesi al mare e a furia di stare con la testa in acqua per pescare diventava biondo, lui così scuro e mediterraneo.
Si laureò poi in Biologia nel 1976 con 110/lode ed una tesi su eco-etologia del luccio del Lago di Piediluco. Assiduo frequentatore dello Stabilimento Ittiogenico di Roma e del Laboratorio Centrale di Idrobiologia, entrambi del vecchio Ministero dell’Agricoltura, si specializzò nell’idrobiologia sia d’acqua dolce che marina nei cui ambiti ha svolto consulenze un Italia e varie parti del mondo. Dal 2002 diventa docente, in alcune Università italiane, nei settori dell’idrobiologia e dell’acquacoltura.
Costituì nel 1978 una Cooperativa di Pesca e Acquacoltura, i cui soci erano tutti biologi, che operò in Italia e all’estero. Entusiasta del suo lavoro, sia che si trattasse di andare in luoghi lontani: Africa, America Latina, Est Europeo, che di progettare nuove forme di acquacoltura o pesca in Italia. Per 19 anni ha gestito la vallicoltura del Lago di Sabaudia(Latina). Dal 1983 al 1988 ha avviato e gestito il Centro Ittiogenico del Trasimeno.
Dal 1990 avevamo cominciato a lavorare insieme ad alcuni progetti: un progetto di pesca in Libia, un ristorante di pesce a Roma, Latera.
Poi nel 2000 con alcuni soci in cooperativa, avevano preso in affitto cinquemila metri quadri delle Serre di Latera (Viterbo) che dovevano sfruttare l’acqua calda in uscita dalla centrale geotermica, con l’idea di mettere in piedi un allevamento di pesci destinati agli acquari e un vivaio di piante ornamentali. Ma era finita molto male e forse quella batosta lo aveva colpito molto più di quello che voleva far vedere.
Alla sua morte è stato bello vedere che i ricordi di colleghi o amici avevano tutti dei tratti in comune: un uomo gentile, elegante, colto mai arrogante, la sua voce sempre rassicurante e i suoi toni sempre pacati.
Abbiamo trascorso insieme 45 anni, tranne qualche breve periodo di lontananza all’inizio, durante i quali non mi sono mai annoiata. C’era sempre un progetto da fare insieme.

Amelia Belli Minervini

BUON 2018! CICLO DI CONFERENZE E INCONTRI DELLA RETE NOGESI SULLA GEOTERMIA ELETTRICA

Continua l’opera di informazione della Rete nazionale NoGESI, contro la geotermia inquinante e speculativa.
Il programma prevede una serie di conferenze e incontri tra Toscana, Lazio e Umbria da gennaio a marzo del 2018 alla presenza di persone attive nei vari comitati e nella difesa del territorio.

SCARICA QUI IL MANIFESTO/LOCANDINA

Di seguito il primo calendario di incontri:

Sabato 20 Gennaio 2018 a Scansano (GR) con V. Arezzini, A. Borgia, F. Landi, R. Barocci
Sabato 27 Gennaio 2018 a Castel Giorgio (TR) con F. Carotenuto, G. Mastrolorenzo, R. Barocci, F. Biondi
Sabato 3 Febbraio 2018 a Latera (VT) con V. Arezzini, A. Borgia, G. Pagano, F. Landi
Sabato 17 Febbraio 2018 a Ischia di Castro (VT) con V. Fagioli, A. Borgia, G. Mastrolorenzo, F. Landi
Sabato 24 Febbraio 2018 a Caprarola (VT) con V. Fagioli, A. Borgia, F. Quattrocchi, F. Biondi
Sabato 3 Marzo 2018 a Terricciola (PI) con M. Rovini, P. Merisio, L. Micheli, M. Marchi
Sabato 10 Marzo 2018 a Casole D’Elsa (SI) con G. Limonta, P. Merisio, L. Micheli

 

Per Sabato 13 Gennaio 2018 dalle ore 9.30 alle 13.00 presso la Provincia di Viterbo, via Aurelio Saffi, 39 – Sala Conferenze – ci sarà un incontro/tavola rotonda organizzata dalla stessa Provincia di Viterbo in collaborazione con la Rete NoGESI e l’Ass.Lago di Bolsena.
SCARICA QUI IL MANIFESTO/LOCANDINA
il programma:
● Ore 9:30 Conduce: Vittorio Fagioli, Rete Nazionale NOGESI Saluto: Dr. Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo Introduzione: Velio Arezzini, portavoce Rete Nazionale NOGESI, “Le problematiche della geotermia elettrica”
● Ore 10:00 LE BELLEZZE DELLA TUSCIA: Geraldine Meyer, autrice di “Fuori luogo”, la prima guida sentimentale dedicata alla Tuscia viterbese
● Ore 10:15 LA SCIENZA – Prof. Andrea Borgia, geologo, Univ. Milano, “Le tecnologie ad alta e media entalpia” – Ing. Piero Bruni, presidente Assoc. Lago di Bolsena, “Geotermia e Lago di Bolsena” – Dr. Giuseppe Pagano, geologo, “Il termalismo in Tuscia”
● Ore 11:30 TAVOLA ROTONDA Sono stati invitati: – Mauro Buschini, Assessore Ambiente Regione Lazio – Eros Brega, Presidente Commissione Ambiente Regione Umbria – Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo – Angelo Ghinassi, Sindaco di Acquapendente – Paolo Equitani, Sindaco di Bolsena – Francesco Di Biagi, Sindaco di Latera
● Ore 12:30 CONCLUSIONI – Dr. Pietro Nocchi, Presidente della Provincia di Viterbo.

 

Anticipiamo inoltre che Sabato 10 febbraio 2018 – ore 9.00 Firenze, Consiglio Regionale Toscana – Auditorium, Via Cavour 4 – stiamo costruendo un importante incontro regionale –

LEGGI QUI IL PROGRAMMA

IERI IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA BOCCIATO IL PROGETTO GEOTERMICO DI TORRE ALFINA… E DUE!

Dopo l’impianto geotermico pilota di Scarfoglio (NA), bocciato dalla Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Campania, ieri, 22 dicembre 2017, il Consiglio dei Ministri ha bocciato il progetto pilota geotermico di Torre Alfina, nel comune di Acquapendente (provincia di Viterbo). Un nuovo colpo allo sgangherato piano Berlusconi –Scajola sulla privatizzazione della geotermia elettrica!

Infatti, attratte da vistosi incentivi statali (in realtà pagati dai cittadini e dalle imprese) aziende -spesso senza alcuna esperienza- si lanciano nel settore, che ha mostrato-al di là della facile pubblicistica- limiti tecnologici molto forti.

L’attività geotermica è una attività mineraria come il carbone, il gas, il petrolio, con tutte le problematiche tecnologiche, ambientali e di sanità che da sempre contraddistinguono tali settori.
Finché le tecnologie impiegate-vecchie di un secolo-non cambieranno sarà necessario spostare fluidi dal sottosuolo all’esterno, spesso-come in Centro Italia- con difficoltà immense, dipendendo dalla percentuale di gas incondensabili come l’acido solfidrico (quello che puzza di uova marce), mercurio, arsenico e perfino… uranio!

Con problemi ambientali e sanitari ormai dilaganti come in Toscana, sul monte Amiata, a causa degli impianti geotermici di ENEL Green Power che si ostina a seguire -senza alcuna innovazione- vecchie tecnologie, mentre nel mondo paesi più avanzati come gli USA ed il Giappone ne stanno sperimentando di nuove decisamente meno impattanti.
E intanto la magistratura sta aprendo inchieste giudiziarie sempre più puntuali contro i danni ambientali e sanitari sul Monte Amiata.

Quando il presidente della Regione Toscana Rossi si convincerà che il “vaso è colmo” e che decine di sindaci e di territori sono contrari alla geotermia elettrica idrotermale e che chiedono altri modelli di sviluppo del proprio territorio?

Ma torniamo all’impianto geotermico “binario” di Torre Alfina: bene hanno fatto – e come Rete Nazionale NOGESI li ringraziamo- i cittadini, le associazioni, l’amministrazione comunale di Acquapendente ed i sindaci umbri e della Tuscia, il Consiglio Regionale dell’Umbria, a dire forte e prolungato il loro NO agli impianti geotermici sulla Piana dell’Alfina e i minacciati impianti di Latera (!), Farnese- Ischia di Castro e Caprarola-Carbognano. Vogliamo in merito segnalare il grosso impegno dell’On. Alessandra Terrosi in difesa delle peculiarità dei territori umbro-laziali.

L’impianto bocciato è di fronte a quello previsto a Castel Giorgio, dove ancora la Regione Umbria non ha trovato la determinazione di bocciare tale impianto: speriamo che la recente bocciatura di Torre Alfina sblocchi anche Castel Giorgio, posto sullo stesso altopiano dell’Alfina, a poche decine di metri di distanza.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)


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Progetto Scarfoglio, E’ COMINCIATA LA BOCCIATURA DEGLI IMPIANTI PILOTA GEOTERMICI: …E UNO!

30 giugno 2015, in piazza contro il progetto Scarfoglio, foto Zerottantuno.com

ARCHIVIATO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE IL PROCEDIMENTO DI VIA DELL’IMPIANTO GEOTERMICO PILOTA “SCARFOGLIO” NEL COMUNE DI POZZUOLI (NA). LA REGIONE CAMPANIA AVEVA GIA’ DATO PARERE NEGATIVO

Progetto Scarfoglio della Geoelectric srl

Il primo dei 10 progetti pilota geotermici a media entalpia con tecnologia binaria è stato archiviato dal MATTM (Ministero dell’Ambiente) per mancata presentazione da parte della ditta Geoelectric srl della documentazione richiesta, come da comunicazione del Direttore Generale Giuseppe Lo Presti del 26.10.2017 (contenente parere negativo commissione tecnica VIA del 6.10.17).
Il che equivale ad una bocciatura del progetto, come del resto era stato chiesto dalla Regione Campania con il Decreto Dirigenziale n.111 del 26.09.2017.
La stessa Commissione Nazionale VIA-VAS –in seduta plenaria-con il suo parere n.2511 del 6.10.2017 aveva ritenuto-ai sensi dell’art.26, comma 3ter del D.Lgs.152/2006, previgente alle modifiche introdotte dal D.Lgs.104/2017- di “non procedere all’ulteriore corso della valutazione del progetto Scarfoglio visto che il proponente non ha ottemperato alle richieste di integrazioni da parte dell’autorità competente”.

E per fortuna che -come si legge nell’avviso ai giornali (Il Messaggero del 28.04.2015)– la società si vantava che “il progetto è stato sviluppato con il contributo scientifico di soggetti pubblici ai massimi livelli nazionali ed internazionali, quali l’INGV-Osservatorio Vesuviano e l’AMRA che detengono le più importanti competenze in ambito nazionale in relazione all’area di progetto”!

E’ chiaro che la società Geoelectric srl ha gettato la spugna, vista la bocciatura del progetto da parte della Regione Campania che si sarebbe tradotta poi in una mancata “intesa regionale” necessaria per l’approvazione del progetto.

Del resto la stessa Regione Campania era già intervenuta in data 16.06.2017 con parere negativo anche sull’analogo impianto geotermico pilota di Serrara Fontana nell’isola di Ischia, giusto in tempo prima del luttuoso terremoto del 21.08.2017 che ha provocato il crollo di numerose case e ha portato ad un bilancio di 2 vittime e 42 feriti.

Confidiamo che ciò sia di buon auspicio anche per l’impianto pilota di Torre Alfina nel comune di Acquapendente (Provincia di Viterbo) il cui procedimento VIA è al Consiglio dei Ministri per contrasto tra il MIBACT (e la stessa Regione Lazio) ed il MATTM. Nel senso che i primi due enti insistono sulla vigenza di un vincolo di notevole interesse pubblico instaurato nel territorio dal MIBACT con D.M. 12 maggio 2011. Come analogamente il comune di Acquapendente e la stessa Rete Nazionale NOGESI.

Del resto ormai non si capisce perché il Governo non ritiri la normativa che permette la realizzazione dei 10 progetti “pilota” binari, vista l’opposizione crescente di Comuni e popolazioni, impianti che peraltro hanno rendimenti bassissimi e difficoltà di re-immettere gli incondensabili nel sottosuolo (specialmente nel Centro Italia), alla faccia della loro ventilata “ecologicità”.

Quanto detto si amplifica se si pensa che la energia elettrica prodotta da tali impianti avrebbe un costo di ben 4 volte il costo medio dell’energia (finanziato con incentivi prelevati dalle bollette elettriche di cittadini ed imprese): un vero e proprio non-sense economico!

Terlizzese, MISE

Anche il Direttore Generale del MISE Ing. Terlizzese ha sostenuto recentemente- nell’intervista pubblicata su QualEnergia dell’8.09.17– che “…Non pensiamo però che i cicli binari siano la panacea: personalmente ho qualche dubbio sulla loro reale convenienza, ma certo bisognerà costruirne qualcuno ed effettuare più ricerca su questi sistemi per capirlo”

 

 

Allora, perchè continuare su una strada pericolosa e antieconomica?
Non sarebbe meglio annullarli tutti, come per Scarfoglio?


In merito alla società proponente scrive la D’Orsogna:

…Si trattava di un impianto geotermico “pilota” nell’area di permesso Scarfoglio, a Pozzuoli, Napoli come proposto dalla societa’ Geoelectric ed elaborato dall’ingegner Mario Massaro per conto di una ditta chiamata “ENvironment ENergy ENgineering” con sede a Roma.
Notare che questi studi specializzati in trivelle e tuttappostismi hanno sempre nel loro nome le parole “environment”, “ambiente”, “green” o “sostenibile”…
Ma poi, chi era questa Geoelectric?
Era una sorta di consorzio fra il gruppo Murena-Zecchina costruzioni, fra le prime 20 ditte italiane di edilizia e 500 impiegati che poi ha cercato di diversificare, specie con il fotovoltaico in Puglia; poi c’era il gruppo Marconi anche questa operante nel settore del fotovoltaico e infine il Gruppo Fiore che si occupa della costruzione di impianti complessi. Assieme volevano appunto dedicarsi al geotermico.
Chi li avrebbe aiutati ?
Ecco qui: l’INGV, l’istituto nazionale di geologia e di vulcanologia italiano, ente del quale non mi fiderei neanche per un millisecondo.
Vengono introdotti come partner della Geoelectric.
Ma puo’ essere che l’INGV si mette intanto ad aiutare una ditta di privati, e sopratutto che solo “pensi” che il tutto sia fattibile? Dove sta il loro senso della prevenzione? Il loro buonsenso? Come possono pensare che sia tuttapposto trivellare tra capannoni di automobili, fra le solfatare del Vesuvio? Alla fine il progetto e’ stato archiviato, ma loro si erano bene incamminati a dare il supporto a questo progetto…

Abbadia SS, 2 dicembre 2017, giornata di studio. SULL’AMIATA STOP A NUOVE CENTRALI E AL POLO GEOTERMICO

Una partecipazione numerosa e interessata di cittadini provenienti dall’intero territorio amiatino ha vivacizzato la giornata di studio organizzata dalla Rete Nogesi e dai movimenti che lottano in difesa del Monte Amiata che si è tenuta ad Abbadia San Salvatore sabato 2 dicembre.
Rimarcata la totale assenza delle istituzioni, mentre le uniche risposte di impossibilità a partecipare sono arrivate dalla Protezione civile e da Acquedotto del Fiora.

Vulcanologi e geologi hanno concentrato i loro interventi sugli effetti e rischi che le trivellazioni e le centrali geotermiche arrecano al territorio, alle risorse idriche, all’ambiente e di conseguenza all’uomo, alla sua salute.

Cosa avviene nel sottosuolo andando a perforare sino a 4.000 metri per poi estrarre e reiniettare fluidi? Le centrali a ciclo binario della “Buona geotermia” sono davvero sicure e ad impatto zero? Quali le problematiche correlate ai fluidi geotermici e ai gas incondensabili? Quali conseguenze sul bacino idrico del Monte Amiata tra i più importanti del centro Italia con 700.000 utenze?
La montagna dell’Amiata, antico vulcano, ha caratteristiche geomorfologiche che la rendono un territorio tanto particolare quanto fragile, non a caso è considerata a rischio sismico e sottoposta a vincolo idrogeologico. Nella “Carta della pericolosità geologica” – ne ha parlato il geologo Massimo Bisconti – sono evidenziate le aree sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta. È anche emerso che talune centrali e pozzi sono stati realizzati da Enel in aree vincolate. A Piancastagnaio il territorio si è abbassato di un metro in circa 30 anni e ciò a causa dell’estrazione di vapore.
Il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, primo ricercatore Osservatorio Vesuviano, afferma che il fenomeno di subsidenza può anche accelerare fenomeni franosi. Non solo, è risaputo a livello mondiale che tra le conseguenze delle centrali geotermiche (anche a ciclo binario) vi sono quelle della sismicità indotta e dell’irreversibilità del danno per cui “quando andiamo ad intervenire con trivellazioni e centrali si va a modificare l’intero sistema in modo permanente e ad innescare processi irreversibili. “Proprio l’assoluta irreversibilità e l’imprevedibilità delle modificazioni termofluidodinamiche e meccaniche dei sistemi idrotermali, a seguito di trivellazioni, estrazioni e reiniezioni di fluidi impone la rigorosa applicazione del ‘principio di precauzione’. Tale principio obbliga a evitare azioni delle quali non sia prevedibile e quantificabile l’effetto a breve, medio e lungo termine, a tutela dell’ambiente naturale, delle risorse e della pubblica incolumità. In caso contrario si tratterebbe di sperimentazione non dichiarata ed eticamente e giuridicamente inaccettabile sull’ambiente e sulle persone”, ha dichiarato. Da qui la responsabilità soprattutto dei presidenti delle Regioni e dei sindaci primi responsabili della salute, della sicurezza del territorio e della tutela delle risorse anche per le generazioni future nel rispetto dei principi fondamentali della “geoetica”.
L’alterazione della falda acquifera interagisce con il sistema idrotermale: cosa può accadere alle sorgenti di Bagni San Filippo o Bagno Vignoni? Roberto Barocci nella sua presentazione evidenzia l’obbligo della Regione Toscana di applicare il Piano di Tutela delle acque e come tale obbligo venga omesso, contravvenuto. “Abbiamo già perso la metà della risorsa idrica e aumentato la presenza di sostanze inquinanti tra cui l’arsenico”. (scarica le slides, pdf 1,8 Mb)
Andrea Borgia, geologo, dopo aver ricordato che le popolazioni dell’Amiata sono soggette a un “lento avvelenamento” da mercurio, arsenico e uranio (confermato dalle analisi di laboratorio sui capelli e, di recente, dai primi esami del sangue dello studio epidemiologico InVetta – Ars), ha riferito il recente parere del settore idrogeologico regionale, sede di Pisa, secondo cui “i livelli piezometrici sono caratterizzati da cicli di recessione e di ricarica pluriennali, che sembrerebbero indipendenti dalle precipitazioni”. Mentre i dati dei piezometri della regione, fin dal gennaio scorso, hanno mostrato come l’acqua venga risucchiata verso il basso dallo sfruttamento del campo geotermico.

La non rinnovabilità di questa energia è provata inoltre dalle enormi emissioni di gas climalteranti, che sul Monte Amiata risultano pari, se non superiori a quelle delle centrali a carbone. L’equivoco della energia geotermica continua, troppi gli interessi dietro gli incentivi che arrivano a pioggia in modo del tutto improprio. Si capisce bene come il concetto della geotermia sia collegato strettamente al puro profitto.

Seguiranno altre iniziative in tutta l’Amiata, alta Tuscia e Toscana. E, nel mese di febbraio 2018, una forte mobilitazione in Regione Toscana.

Abbadia San Salvatore 04/12/2017

Rete Nazionale NoGesi
Comitati e Cittadini in difesa del Monte Amiata


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