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5 novembre 2013. Sos Geotermia e MD portano l’Amiata al 37° Congresso dell’Ass. Italiana di Epidemiologia

20131105_manifesto aie cropSOS Geotermia, insieme a Medicina Democratica di Livorno e al dott. Valerio Gennaro, epidemiologo dell’Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro di Genova, hanno ricevuto l’invito ad essere presenti a Roma il 5-6 novembre 2013 con i contenuti del loro lavoro nella “sessione poster” organizzata nello spazio museale dell’Università di Roma “La Sapienza” per tutta la durata del XXXVII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Epidemiologia e durante il lunch time.
Uno dei temi centrali del Congresso è: “Quale ricerca per dare fondamento scientifico a politiche orientate a principi di appropriatezza, costo-efficacia, eco-compatibilità ambientale e giustizia?”
Una delle risposte a questo tema viene data nel Congresso dal nostro lavoro, che critica in termini argomentati le conclusioni definite “rassicuranti” della Ricerca Epidemilogica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano del CNR/ARS Toscana dell’ottobre 2010.
Il sunto è presentato nel manifesto, che sarà esposto negli spazi assegnati, dai volantini che lo riproducono e che verranno distribuiti ai presenti, assieme a precedenti materiali di informazione elaborati da SOS Geotermia e al testo che segue:

L’Allegato 6 allo Studio epidemiologico dell’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) sulla popolazione residente nei comuni geotermici individua ben 54 relazioni, statisticamente significative, tra incrementi di malattie e concentrazioni crescenti nell’ambiente degli stessi inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche.

Pertanto con il linguaggio della logica, valida dai tempi di Aristotele, possiamo ritenere come vera l’esistenza di una relazione tra l’aumento notevole di malattie registrato (a) e le concentrazioni crescenti di diversi inquinanti (b), cioè che a = f(b) è vera.

In Amiata queste sono le emissioni annuali di alcuni inquinanti rilasciati in atmosfera dalle centrali geotermiche e misurate nel flusso di massa da ARPAT (nota del Dip.ARPAT di Siena del 12.5.2011 Prot. n° 32765, All.1):

20131105_tabella aie crop(I suddetti dati ARPAT sono tutti riferiti all’anno 2008, mentre per Pc5 quelli segnati con * sono riferiti al 2009 e quelli segnati con ** sono riferiti al 2007).

Pertanto essendo riconosciuta nei comuni geotermici come vera anche la relazione tra gli stessi inquinanti presenti nell’ambiente (b) e le emissioni delle centrali geotermiche (c), cioè se è vera: b = f(c), possiamo affermare come vera anche che a = f(c), cioè che l’eccesso di malattie è anche funzione delle emissioni delle centrali geotermiche.

Secondo il dott. Francesco Cipriani, Direttore dell’ARS regionale:
“E’ chiaro che esiste un problema sanitario nell’ area amiatina, ma secondo noi non dipende dalla geotermia. Ribadisco che se la mortalità è alta in quella zona, evidentemente ci sono in gioco diverse cause e, quasi sicuramente, non la geotermia”.

Scarica il manifesto ed il volantino

Il Tirreno del 3 novembre 2013
Il caso geotermia Amiata scuote gli scienziati
Presentato al congresso dell’Aie lo studio del Comitato: «Gli inquinanti prodotti dalle centrali possono concorrere ad aumentare le malattie. Lo dice la logica»    
di Francesca Ferri
ROMA.  Il “caso geotermia” in Amiata entra nei lavori del 27º congresso dell’Associazione italiana di epidemiologia, a Roma, e lascia il segno. I partecipanti – scienziati e ricercatori di varie università e istituti di ricerca – non sono rimasti indifferenti ai dati relativi alle sostanze inquinanti rilasciate in atmosfera dalle cinque centrali amiatine e certificate dall’Arpat (tabella a destra). Né alle 54 relazioni, certificate dallo studio epidemiologico dell’Agenzia regionale di sanità (Ars) della Toscana tra incrementi di malattie e concentrazioni crescenti degli inquinanti prodotti dalle centrali. E, soprattutto, non sono rimasti insensibili alle conclusioni a cui sono giunti gli amministratori regionali che, nonostante le relazioni tra aumento di inquinanti e incremento di malattie nella popolazione, hanno definito «rassicurante» il quadro. Su questi punti si è concentrata la relazione del comitato Sos Geotermia condotta con Medicina Democratica di Livorno e con il dottor Valerio Gennaro, epidemiologo dell’Istituto nazionale di ricerca sul cancro di Genova, e presentata da Roberto Barocci. Il congresso (dal 4 novembre ad oggi) quest’anno è focalizzato sulle strategie per una sanità pubblica sostenibile ed equa e s’intitola “Dentro la crisi. Oltre la crisi”, tema particolarmente caro al comitato, che da anni si batte contro la geotermia sull’Amiata. Il comitato era stato invitato a presentare il lavoro nella sessione poster. All’appuntamento romano Sos Geotermia ha portato le misurazioni fatte dall’Arpat nel 2008 e divulgate nel 2011, sulle emissioni di sostanze inquinanti rilasciate in atmosfera dalla centrale Bagnore 3 a Santa Fiora e dalle quattro centrali di Piancastagnaio (Pc 2, Pc3, Pc4 e Pc5) e misurate nel flusso di massa, cioè nella loro quantità complessiva. È questo uno dei due parametri che la legge prevede di monitorare. L’altro è la concentrazione delle sostanze (al metro cubo). Secondo le norme regionali attuali, per essere in regola una centrale geotermica deve rispettare o l’uno o l’altro parametro. In parole semplici: un inquinante può essere immesso in atmosfera in quantità pressoché illimitate purché non ci finisca tutto insieme. Va diluito. «Nella presentazione al congresso – spiega Barocci – ho invece sostenuto che, dal punto di vista sanitario, ciò che conta è la quantità totale che il territorio riceve». Quante sono queste quantità? L’Arpat lo certifica: in un anno le centrali dell’Amiata rilasciano in atmosfera 2.700 tonnellate di acido solforico, 28,97 chili di arsenico, 2.460 tonnellate di ammonio, 889,14 chili di mercurio, 11,01 tonnellate di acido borico e 655.248 tonnellate di anidride carbonica. «Dove finiscono tutte queste sostanze?», chiede Barocci. Arpat non ha mai dato una risposta. Una risposta, molto preoccupante, l’ha data invece l’Ars a un’altra domanda: esiste una relazione tra incrementi di malattie e concentrazioni crescenti, nell’ambiente, degli stessi inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche? La risposta è stata «sì», in 54 relazioni «statisticamente significative». «Pertanto con il linguaggio della logica, valida dai tempi di Aristotele – spiega Sos Geotermia – possiamo ritenere come vera l’esistenza di una relazione tra l’aumento notevole di malattie registrato e le concentrazioni crescenti di diversi inquinanti. Essendo riconosciuta nei comuni geotermici come vera anche la relazione tra gli stessi inquinanti presenti nell’ambiente e le emissioni delle centrali geotermiche, possiamo affermare come vero che l’eccesso di malattie è anche funzione delle emissioni delle centrali geotermiche». Perché dunque la Regione conclude che il quadro epidemiologico nell’area geotermica è «rassicurante»? «È una conclusione fuori dalla logica», spiega Barocci. «Mi sono confrontato con ricercatori del Cnr e dell’Ars e qualcuno mi ha detto: “Non hai tutti i torti”». Ma, soprattutto, lo stupore è stato grande tra le file degli scienziati, «convinti finora – spiega Barocci – che la geotermia fosse una fonte pulita e rinnovabile di energia. Penso che lo sia, ma non ovunque, non in Amiata, perché qui il sottosuolo è ricco di metalli pesanti che, con l’attività geotermica, escono fuori insieme al vapore acqueo». Gli scienziati che hanno partecipato al congresso hanno cominciato a pensarci.

Inaugurazione centrali Piancastagnaio. Come i ladri nella notte…

 

???????????????????????????????Devono essere parecchio preoccupati dalle parti dell’Enel se hanno deciso di recitare la farsa dell’inaugurazione delle centrali di Piancastagnaio nel massimo segreto, zitti zitti, senza i soliti squilli di tromba e annunci del ‘lieto evento’.
E hanno ragione ad essere preoccupati perchè dall’Amiata fino a La Spezia, da Brindisi a Vado Ligure, passando per Civitavecchia, fino ad arrivare in centro e sud America, le popolazioni locali cominciano a non accettare più di ammalarsi e morire per l’Enel e i suoi complici, di veder distruggere interi territori, rubare l’acqua, l’aria e la terra alle future generazioni; la geotermia in Amiata non è rinnovabile nè sostenibile.
Che tiri una brutta aria per l’Enel, anche nella sua versione ‘green’, devono averlo capito ai piani alti della multinazionale, specialmente dopo la settimana di iniziative del 12/19 ottobre che ha finalmente ridato la parola alle persone, alla difesa dei territori, della salute, del diritto alla casa e al reddito.
Altro segnale delle difficoltà in cui sguazza l’Enel è il rinnovato impegno pubblicitario e di sponsorizzazioni: non passa giorno che non ci sia una velina della società ripresa da qualche testata, per non parlare dei tanti, tantissimi quattrini buttati nella campagna #guerrieri, dove peraltro hanno subito una sonora sconfitta su internet e sono stati costretti a modificare il sito della campagna eliminando i commenti, dopo la pioggia di critiche e sberleffi.
In compenso, dalle nostri parti, aumentano gli annunci mirabolanti di milioni su milioni -quasi che le ciminiere anzichè veleni sbuffassero quattrini-, di posti di lavoro a sfare e sponsorizzazioni di ogni e qualsiasi festa, sagra o scampagnata; ultima in cartellone ‘la castagna in festa’ di Arcidosso, sponsorizzazione che vede finalmente schierarsi contro i cittadini per l’accostamento improprio, con critiche puntuali in rete che dicono: ‘…da oggi la chiameremo “Festa della Castagna Geotermica”, poi ci sarà la Sagra della Patata Geotermica, quella dell’Olio Geotermico, del Pecorino Geotermico, del Fungo Geotermico, ecc. Bel salto di qualità rispetto ai vari DOP, DOC, IGP…’, ‘… di sicuro quello sponsor non si associa (anzi è all’opposto) con la qualità dei prodotti e con la loro genuinità. geotermia invece fa rima con malattia e con patologia…’, ‘…roba da non credere…’, ‘…non riesco a credere quello che leggo…’, ‘…Schifo!!!’,  ‘…fuori l’enel dalla festa della castagna! un altra vergogna tutta arcidossina…’.
Si vorrebbe riprodurre in Amiata il famigerato ‘menù geotermico’ sperimentato a Larderello con la strana complicità di Slow Food. Ma sarà dura…per loro.
Tornando alla segreta inaugurazione delle centrali di Piancastagnaio, alla presenza dei capoccioni di Enel GP e pochi e ‘scelti’ ospiti, tra cui l’immancabile presidente Uncem Toscana Oreste Giurlani, l’assessore all’ambiente della Provincia di Siena Gabriele Berni e i soli sindaci di Piancastagnaio e Santa Fiora, comuni che fanno la parte del leone nella spartizione dei trenta denari delle ‘compensazioni ambientali’, ci chiediamo: perchè non ne hanno dato annuncio per tempo? Magari tanti cittadini sarebbero stati felici di partecipare e di ringraziare l’Enel e gli amministratori per la gestione del territorio.

Il Cittadino online del 2 novembre 2013
SOS Geotermia: “Come i ladri nella notte…”
Le inaugurazioni dell’Enel sull’Amiata nel mirino del Comitato

… segue ns. comunicato (meno l’ultimo capoverso).

Il Tirreno del 1 novembre 2013
ENEL GREEN POWER «Basta sterili polemiche noi qui investiamo»
MONTE AMIATA «È singolare che si pretenda di esprimere giudizi sull’inaugurazione del riefficientamento di alcune centrali da parte di un’azienda che, almeno sulle iniziative che avvengono nel perimetro dei propri impianti, è libera di decidere sulle modalità di organizzazione». Enel Green Power che quasi mai replica agli attacchi di Sos geotermia dll’Amiata, questa volta ribatte con alcune precisazioni in merito al giudizio dei suoi detrattori che avevano aprlato di inaugurazione in sordina: «L’“inaugurazione farsa”, è avvenuta alla luce del sole (considerata anche la bella giornata) ed è stata molto partecipata, alla presenza, tra gli altri, di istituzioni e colleghi. Tra l’altro, l’evento si è svolto nella più totale tranquillità, senza barriere, con un tour guidato agli spazi esterni degli impianti e con la partecipazione della comunità del cibo ad energie rinnovabili del Cosvig (Consorzio sviluppo aree geotermiche) che ha fatto conoscere i prodotti della filiera geotermica, a conferma dell’utilità dei cosiddetti altri usi della geotermia». E in riferimento al piano di riassetto di Piancastagnaio Enel Green Power ricorda che «Ha investito 90 milioni di euro con significative ricadute sul tessuto imprenditoriale locale. Le operazioni hanno comportato la dismissione della centrale geotermica Pc2, l’installazione degli impianti Amis in tutte le altre centrali in servizio (Pc3, Pc4, Pc5), la costruzione e l’entrata in funzione dal settembre 2012 del nuovo “termodotto” presso Pc3 per la fornitura del calore alle serre di Floramiata e a tutte le aziende in località “casa del corto” che ne faranno richiesta. Conclusi con successo anche gli interventi di riefficientamento delle centrali di Pc3, Pc4 e Pc5. Sarà riqualificata anche l’area di PC2 con un restyling del vecchio fabbricato macchine, che è stato destinato ad uso uffici per il personale di Enel Green Power: nel prossimo quinquennio Enel Green Power investirà 500 milioni di euro di cui 123 per la realizzazione della nuova centrale di Bagnore 4. La geotermia costituisce una risorsa a 360° che consente di utilizzare il calore a imprese locali e abitazioni, di promuovere la cultura, il turismo, l’agricoltura e l’imprenditoria sul territorio. A questo proposito, da tempo Enel Green Power sta lavorando, con disponibilità e competenze, per favorire l’ulteriore specializzazione dell’indotto locale in modo da sostenere lo sviluppo economico e sociale dell’Amiata in un periodo di crisi qual è quello che stiamo vivendo. Si tratta di elementi così palesi che ognuno potrà trarre le proprie conseguenze sulla bontà di iniziative come l’inaugurazione di impianti rinnovati e, più in generale, l’attività geotermica in Toscana». (f.b.)

Il Tirreno del 31 ottobre 2013
«Enel, un’inaugurazione farsa»
Sos Geotermia critica l’apertura “in sordina” di una nuova centrale
SANTA FIORA. Per la definizione non usa giri di parole il comitato Sos Geotermia: l’inaugurazione della centrale geotermica di Piancastaio è stata una «farsa». Il comitato, che si batte contro lo sfruttamento geotermico sull’Amiata perché ritiene che causi inquinamento e danni alla salute delle persone e all’ambiente, si chiede – in una nota – perché Enel Green Power non abbia annunciato in tempo che si sarebbe tenuta l’inaugurazione, ma ne abbia dato notizia solo a cose fatte. «Devono essere parecchio preoccupati dalle parti dell’Enel se hanno deciso di recitare la farsa dell’inaugurazione delle centrali di Piancastagnaio nel massimo segreto, zitti zitti, senza i soliti squilli di tromba e annunci del “lieto evento”», spiega Sos Geotermia. Alla cerimonia hanno partecipato i vertici di Enel Green Power «e – spiega il comitato – pochi e “scelti” ospiti, tra cui l’immancabile presidente Uncem Toscana Oreste Giurlani, l’assessore all’ambiente della Provincia di Siena Gabriele Berni e i soli sindaci di Piancastagnaio e Santa Fiora, comuni che fanno la parte del leone nella spartizione dei trenta denari delle compensazioni ambientali». Perché, chiede Sos Geotermia, Enel Green Power non ha annunciato per tempo che ci sarebbe stata l’inaugurazione? La domanda, per il comitato, è retorica: l’azienda forse temeva che qualcuno “guastasse” la festa. «Che tiri una brutta aria per l’Enel, anche nella sua versione “green”, devono averlo capito ai piani alti della multinazionale», spiega Sos Geotermia. Uno dei segnali didifficoltà sarebbe il rinnovato impegno pubblicitario e di sponsorizzazioni. «Non passa giorno che non ci sia una velina della società ripresa da qualche testata, per non parlare dei tanti, tantissimi quattrini buttati nella campagna #guerrieri», dice il comitato. Le critiche non hanno risparmiato la recente sagra Castagna in festa ad Arcidosso sponsorizzata da Enel. Sul sito di Sos Geotermia sono piovuti interventi contro Enel, segnale, per il comitato, di una crescente insofferenza per la geotermia che la mancata pubblicità dell’inaugurazione della centrale confermerebbe.

SienaFree.it del 31 ottobre 2013
ENEL interviene sull’inaugurazione del piano di riassetto di Piancastagnaio
“In riferimento ad alcune osservazioni sulla presentazione del piano di riassetto di Piancastagnaio, avvenuta venerdì 25 ottobre, Enel Green Power precisa che l’inaugurazione è avvenuta alla luce del sole (considerata anche la bella giornata) ed è stata molto partecipata. È singolare che si pretenda di esprimere giudizi sull’inaugurazione del riefficientamento di alcune centrali da parte di un’azienda che, almeno sulle iniziative che avvengono nel perimetro dei propri impianti, è libera di decidere sulle modalità di organizzazione”. Così una nota di Enel.
“Tra l’altro – prosegue la nota -, l’evento si è svolto nella più totale tranquillità, senza barriere, con un tour guidato agli spazi esterni degli impianti e con la partecipazione della Comunità del cibo ad energie rinnovabili del Cosvig (Consorzio Sviluppo Aree geotermiche) che ha fatto conoscere i prodotti della filiera geotermica, a conferma dell’utilità dei cosiddetti altri usi della geotermia.
Per il piano di riassetto di Piancastagnaio Enel Green Power ha investito 90 milioni di euro con significative ricadute sul tessuto imprenditoriale locale. Le operazioni hanno comportato la dismissione della centrale geotermica PC2, l’installazione degli impianti AMIS in tutte le altre centrali in servizio (PC3, PC4, PC5), la costruzione e l’entrata in funzione dal settembre 2012 del nuovo “termodotto” presso PC3 per la fornitura del calore alle serre di Floramiata e a tutte le aziende in località “casa del corto” che ne faranno richiesta con evidenti vantaggi per l’indotto del territorio. Conclusi con successo anche gli interventi di riefficientamento delle centrali di PC3, PC4 e PC5. Sarà riqualificata anche l’area di PC2 con un restyling del vecchio fabbricato macchine, che è stato destinato ad uso uffici per il personale di Enel Green Power con un importante recupero architettonico. L’intervento rientra negli investimenti che Enel Green Power sta facendo in Toscana per lo sviluppo della geotermia nell’ottica della produzione da fonte rinnovabile e del rispetto per l’ambiente: nel prossimo quinquennio Enel Green Power investirà 500 milioni di euro di cui 123 per la realizzazione della nuova centrale di Bagnore 4, che sarà un’eccellenza per tecnologia e standard ambientale a livello mondiali.
Enel Green Power opera in collaborazione con le Istituzioni per lo sviluppo energetico ed economico del territorio nel rispetto dell’ambiente e con un altissimo grado di innovazione tecnologica che la rende leader mondiale nel settore della geotermia rinnovabile, fatto confermato dagli apprezzamenti che arrivano da ogni parte del pianeta e dalle tantissime visite alla geotermia toscana da parte di esperti, gruppi di studiosi, Istituzioni, Università, scuole e turisti. La geotermia costituisce una risorsa a 360° che consente di utilizzare il calore a imprese locali e abitazioni, di promuovere la cultura, il turismo, l’agricoltura e l’imprenditoria sul territorio. A questo proposito, da tempo Enel Green Power sta lavorando, con disponibilità e competenze, per favorire l’ulteriore specializzazione dell’indotto locale in modo da sostenere lo sviluppo economico e sociale dell’Amiata in un periodo di crisi qual è quello che stiamo vivendo.
Si tratta di elementi così palesi – conclude Enel – che ognuno potrà trarre le proprie conseguenze sulla bontà di iniziative come l’inaugurazione di impianti rinnovati e, più in generale, l’attività geotermica in Toscana”.

Contropiano.org del 28 ottobre 2013
Inaugurazione centrale Piancastagnaio. Come i ladri nella notte…
… segue ns. comunicato

GoNews.it del 28 ottobre 2013
Inaugurazione delle centrali Enel, SOS Geotermia: “Perché non ne hanno dato annuncio per tempo?”
… segue ns. comunicato

Bolsena, 26 ottobre 2013. CONVEGNO SULLA GEOTERMIA -tutte le notizie-

20131026_programma_convegno geotermia bolsena_imgSe la Toscana piange, il Lazio e l’Umbria non ridono; sul fronte dello sfruttamento geotermico anche le confinanti regioni dell’Amiata sono sotto attacco da parte di società più o meno grandi per la corsa all’oro geotermico. Anche qui però i Comitati vigilano e lottano per la salvaguardia del territorio; il 26 ottobre 2013, proprio su impulso dei locali Comitati, si terrà a Bolsena un importante convegno dal titolo ‘PROBLEMATICHE INDOTTE DALLO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE GEOTERMICHE’ che cercherà di fare il punto sulla questione. Di seguito pubblichiamo il Programma che si può anche scaricare impaginato CLICCANDO QUI.
L’invito per tutti è a partecipare, Sos Geotermia ci sarà.

CONVEGNO ‘PROBLEMATICHE INDOTTE DALLO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE GEOTERMICHE’
Bolsena, sabato 26 ottobre ore 10,30 presso Auditorium~Piazza Matteotti
La Provincia di Viterbo e il comune di Bolsena in collaborazione con le Associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano, della Tuscia viterbese e del lago di Bolsena.

PROGRAMMA

Ore 10,30 Apertura dei lavori:
Prof. Roberto Minervini,  moderatore,  presentazione del convegno.

Ore 10, 35 Saluti di benvenuto:
Paolo Dottarelli, sindaco di Bolsena.

Ore 10,45 Relazioni:
Prof. Marco Mucciarelli (Fisico, Direttore del Centro Ricerche Sismologiche dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS), insegna Sismologia Applicata presso la Scuola di Ingegneria Università della Basilicata): Sismicità indotta, il caso Italia.
Dr. Mauro Chessa (Geologo, vicepresidente della ‘Rete dei comitati per la difesa del territorio’: Impatti ambientali della geotermia tradizionale: il caso Amiata.

Ore 11,45
Ing. Piero Bruni (ha svolto attività geofisica con la società internazionale Schlumberger in Venezuela, Brasile, Argentina, Cile, USA e poi in Italia come Amministratore Delegato della Schlumberger Italiana. E’ Presidente dell’Associazione Lago di Bolsena, promossa dal Principe Giovanni del Drago, tuttora Presidente Onorario): Possibile impatto della geotermia sul SIC Lago di Bolsena.

Ore 12.00
Prof. Claudio Margottini (Geologo, vice presidente International Consortium Landslides, Kyoto University – Japan, professore aggiunto Huangzou University – Wuhan China, Membro del comitato scientifico dell’UNESCO/IGCP, “Best Paper Award del 2004” secondo Unesco/ICL per il suo lavoro in Afganistan, assessore all’ambiente del comune di Orvieto):
Considerazioni sulle potenzialità geotermiche dell’Alfina.

Ore 12,25
Prof. Riccardo Valentini (Fisico, Direttore del Dipartimento di scienze dell’Ambiente Forestale e Risorse presso l’Università degli Studi della Tuscia, Premio Nobel per la Pace, insieme ad altri scienziati del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), consigliere regionale Regione Lazio, membro Commissione Ambiente).

Ore 13,00 Intervento associazioni e dibattito pubblico
Fausto Carotenuto, presidente Comitato per la Difesa della Salute e del Territorio di Castel Giorgio.
Velio Arezzini, SOS Geotermia-Coordinamento dei movimenti per l’Amiata.

Ore 13,30 Conclusioni
Paolo Equitani, vicepresidente-assessore all’ambiente della Provincia di Viterbo.

PROLOGO

Il Prof. Franco Ortolani (Ordinario di Geologia, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio-Università di Napoli Federico II) nel recente convegno sulla geotermia a Ferrara ha lanciato un monito: “È ormai assodata la relazione tra attività umane nel sottosuolo e sismi, quindi attenti alla geotermia!” E a ragione se ogni giorno scopriamo pratiche illegittime dei trivellatori come a Latera nel 1985 o Lardarello nel 2006 con stimolazione dei pozzi con acidi con riflessi sulla stabilità del suolo e l’inquinamento delle falde.
La Unione Europea ha avviato sin dal 2010 un progetto di ricerca denominato Geiser , di cui sono stati presentati a Napoli a fine maggio 2013 i lavori prodotti da centinaia di esperti da tutto il mondo per rispondere ai rischi da geotermia in particolare a quelli derivanti dalla sismicità indotta. Lo scopo è di proporre linee guida per autorizzare e monitorare gli impianti ad uso delle autorità, inclusa la indicazione di un livello accettabile di sismicità. Ma al momento esse non sono state ancora emesse.
La geotermia tradizionale in Toscana ha creato gli enormi problemi al territorio ed alle popolazioni che la rivolta dei cittadini in corso in Amiata sta mostrando all’intero Paese. Sui nostri Monti Vulsinii si sono svolte già in passato perforazioni con gravi insuccessi sia sull’Alfina che a Latera.
L’altopiano dell’Alfina ed il sottostante lago di Bolsena sono importanti riserve di acqua potabile per l’Umbria ed il Lazio che possono essere compromesse dall’installazione di tali impianti, in quanto i fluidi geotermici reiniettati a pressione nel sottosuolo possono risalire attraverso le fratture del terreno inquinando con arsenico ed altre sostanze cancerogene le falde acquifere sovrastanti utilizzate dalla rete idropotabile . Inoltre l’elevata fragilità sismotettonica ed un contesto edilizio fortemente vulnerabile, com’è quello dei nostri centri storici della “civiltà del tufo”, sconsigliano l’installazione di tali impianti a Tuscania nel 1971 (31 morti) e a Castelgiorgio nel 1957 (centinaia di case distrutte).
Incentivi dissennati voluti dallo Stato ed imposti nelle nostre bollette elettriche stanno alimentando un nuova “corsa all’oro” portata avanti da miriadi di new company le cui capacità tecniche e finanziarie sollevano ampi dubbi.
L’area dei Monti Vulsinii è interessata da 2 impianti geotermoelettrici in itinere di autorizzazione a Castel Giorgio e Acquapendente e altri 7 progetti di ricerca geotermica (che presumibilmente sfoceranno in richiesta di sfruttamento geotermico) attorno al lago di Bolsena, di cui 1 già autorizzato (Valentano).
Agli amministratori ed ai cittadini il compito primario di imporre energie alternative inserite in armonia nei territori e non impianti che non rispettano l’ambiente, la natura, la cultura, la salute e l’economia dei territori.
È QUESTO IL MODELLO DI SVILUPPO CHE VOGLIAMO NEL NOSTRO COMPRENSORIO?
SONO QUESTE INIZIATIVE COERENTI CON LE ATTIVITÀ ECONOMICHE GIÀ IN ESSERE SUL NOSTRO TERRITORIO?
DIAMO VOCE AI NOSTRI DESIDERI ED ASPETTATIVE PER “FARE POLITICA” E NON SUBIRLA!

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Comunicato post-incontro del 29 ottobre 2013

LA GEOTERMIA SEMPRE PIU’ AL CENTRO DEL DIBATTITO IN UMBRIA E NEL LAZIO

La intensa settimana  per la vertenza “geotermia” in Umbria e nel Lazio si è conclusa lo scorso sabato 26 ottobre a Bolsena dove ha avuto luogo un partecipato convegno in merito alle problematiche indotte dallo sfruttamento delle risorse geotermiche, organizzato dalla Provincia di Viterbo ed il comune di Bolsena, con la collaborazione delle  associazioni ambientaliste.
Nella sala gremita del locale auditorium si sono susseguiti  esperti a livello nazionale del calibro del prof. Marco Mucciarelli, direttore  del Centro Ricerche Sismologiche dell’Istituto  Nazionale di Oceanografia  e Geofisica Sperimentale di Trieste, che  si è soffermato sulle relazioni tra attività umane nel sottosuolo e la possibile attivazione di sismi,  tematica molto presente all’estero ma misconosciuta in Italia, dove solo recentemente sta riscuotendo preoccupazioni anche ai livelli ministeriali e del dr. Mauro Chessa, geologo toscano, che si è soffermato sui disastri ambientali e sanitari provocati dallo sfruttamento “storico” della geotermia in Amiata.
Susseguentemente l’ing Piero Bruni, con alle spalle una estesa attività geofisica e attuale presidente dell’associazione Lago di Bolsena, si è soffermato sul fatto di come l’altopiano dell’Alfina ed il sottostante lago di Bolsena siano importanti riserve di acqua potabile per l’Umbria ed il Lazio e che possono essere compromesse dall’installazione di tali impianti, in quanto i fluidi geotermici reiniettati a pressione nel sottosuolo possono risalire attraverso le fratture del terreno inquinando con arsenico ed altre sostanze cancerogene le falde acquifere sovrastanti utilizzate dalla rete idropotabile. Inoltre l’elevata fragilità sismotettonica ed un contesto edilizio fortemente vulnerabile, com’è quello dei nostri centri storici della “civiltà del tufo”, sconsigliano l’installazione di tali impianti ( terremoti a Tuscania nel 1971 (31 morti) e a Castelgiorgio nel 1957 (centinaia di case distrutte).
E’ stata poi la volta del Prof. Claudio Margottini, geologo di livello internazionale ed assessore all’ambiente del comune di Orvieto, il quale ha dichiarato che- pur non dichiarandosi contrario al possibile uso della geotermia quando essa ha elevati contenuti di “eticità” , ovvero rispetta l’ambiente e la salute dei cittadini-  la fragilità sismotettonica delle aree  dell’Alfina e del lago di Bolsena sconsigliano vivamente l’installazione di tali impianti.
Il professor Riccardo Valentini, premio Nobel per la pace quale  componente del gruppo di studio di Al Gore e attuale consigliere della Regione Lazio, dopo aver sostenuto l’importanza delle battaglie in difesa della potabilità dell’acqua contro tutto ciò che può inquinarla, ha salutato questo convegno come un punto di partenza di un  dibattito, non privo di preoccupazioni, per la stessa Regione Lazio, alle prese con le prime richieste di geotermia nel proprio territorio.
Andrea Garbini, sindaco di Castel Giorgio- da sempre schierato contro l’impianto che dovrebbe  sorgere nel territorio del suo comune- ha chiesto l’aiuto di tutte le istituzioni presenti per impedire tale realizzazione. In questi giorni si sta peraltro definendo con il Prefetto di Terni la chiusura entro il 31.12.2013 dei vecchi pozzi dell’ENEL Alfina 4 ed Alfina 14 . Infatti come è noto, da tempo la stessa società elettrica ne ha evidenziato  la pericolosità “dovuta alla obsolescenza dei pozzi e lo stato di conservazione dei casing , che non garantiscono l’isolamento idraulico dei fluidi endogeni” e la necessità dell’immediata chiusura mineraria  per motivi di sicurezza.
Sono poi intervenuti vari esponenti dei movimenti anti-trivellazioni di Sardegna, Toscana, Lazio ed Umbria che hanno concordato-dopo aver esposto al folto pubblico lo stato delle vertenze locali- sulla irrinunciabile necessità di dar vita ad un movimento nazionale capace di imporre una moratoria sullo sfruttamento geotermico. Non si può infatti sottacere come la decretazione appositamente  “deregolamentata” verso la “nuova geotermia sperimentale” (D.Lgs. 11.02.2010, n. 22, Ministri Scajola e Romani)  è tristemente  coeva a quella sul nucleare (D.Lgs. 15.02.2010, n. 31) e alla susseguente normativa introdotta dal c.d. “Decreto Sviluppo” (Ministri Monti  e Passera) sulle trivellazioni a mare alla ricerca di petrolio e gas, dimostrando ancora una volta come questa delle “nuove tecnologie” sia un altro infelice esempio in cui le lobbies suggeriscono e la politica ratifica, senza neanche attendere, come in questo caso, le risultanze ed i necessari approfondimenti ancora in corso di studio da parte della Unione Europea, in particolare sulla sismicità indotta. Incentivi dissennati voluti dallo Stato ed imposti nelle nostre bollette elettriche stanno inoltre alimentando un nuova “corsa all’oro” portata avanti da miriadi di new company le cui capacità tecniche e finanziarie sollevano ampi dubbi.
Ha chiuso il convegno Paolo Equitani , vicepresidente ed assessore all’ambiente della Provincia di Viterbo  che, dopo aver rinnovato l’opposizione del proprio assessorato ai progetti geotermici, ha comunicato l’adesione di ben 16 sindaci dell’area del lago di Bolsena ad un documento di ”opposizione alla trivellazione ed all’utilizzazione di pozzi profondi nel proprio territorio finalizzati allo studio ed alla produzione di energia da fonte geotermica”. In ciò allineandosi con el preoccupazioni già espresse dai sindaci umbri al Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Inoltre ha portato a conoscenza del convegno come funzionari di Enel Green Power  abbiamo richiesto alla Provincia di Viterbo di intervenire verso i sindaci del circondario per una possibile riapertura della vecchia centrale di Latera(!!!) che avverrebbe –però- solo con il consenso delle comunità locali: l’esito dei contatti, che verrà comunicato alla società elettrica, è negativo ha detto Equitani. E non poteva che essere così se si rammenta come la centrale di Latera realizzata nel 2003  fu subito dopo la sua messa in funzione chiusa, nonostante sia costata ai contribuenti centinaia di miliardi di vecchie lire e dopo aver distrutto paesaggisticamente la bellissima Valle di Latera ed aver portato disagi e proteste sia da parte della popolazione locale, sia dai paesi circonvicini ad alta vocazione turistica.
Moderatore del convegno il Prof. Roberto Minervini, i saluti ai lavori sono stati portati dal sindaco di Bolsena Paolo Dottarelli.
Nei giorni precedenti al convegno le associazioni ambientaliste ed i comitati di cittadini impegnati nella vertenza “geotermia” avevano incontrato ad Orvieto l’assessore regionale  all’ambiente dell’Umbria Silvano Rometti che in un comunicato stampa emesso dopo l’incontro dichiara come ”la Regione Umbria sarà uno degli interlocutori presenti alla conferenza di servizio per la VIA (valutazione di impatto ambientale)  nazionale e attiverà un’azione congiunta insieme alla Regione Lazio ed i territori coinvolti delle due regioni, per esprimere un parere vincolante sul progetto, che tenga conto anche delle osservazioni delle associazioni ambientaliste e quelle dei cittadini delle comunità interessate” prendendo in esame”… gli aspetti che un intervento di questa portata può generare sul territorio, sia di carattere ambientale che di tipo socio economico, partendo dal presupposto che la salvaguardia ambientale e la sicurezza dei cittadini rappresenta un interesse comune”.
Ma come ha detto nel suo intervento al convegno  Monica Tommasi, presidente del club di Orvieto degli Amici della Terra,  le lobbies del geotermico continuano ad agire sul Governo:  dopo il colpo di mano estivo che ha scippato la possibilità per le Regioni  di decidere direttamente dei loro territori,  trasferendo le competenza sulla VIA a livello di Ministero dell’Ambiente, ora nella bozza del disegno di legge collegato alla Finanziaria –dimostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, di come la geotermia sia in realtà molto meno “ecologica” di come viene strumentalmente presentata con emissioni nulle di incondensabili in atmosfera- si prevede che possano esserci “eventuali perdite sistemiche (!) e …comunque nei limiti idonei ad evitare (sulla carta!) potenziali rischi alla salute umana ed all’ambiente” (!). E questo dopo aver già nel corso dell’estate- nel c.d. “decreto del fare”- escluso dalle previsioni della Direttiva Seveso gli impianti geotermici pilota, inserendo in tal modo  ulteriori preoccupazioni rispetto alla sicurezza delle operazioni di trivellazione ed esercizio di tali impianti, con particolare riferimento alla prevenzione di incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose, nonché per l’assenza ex- lege  dei requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione territoriale, con riferimento alla destinazione e utilizzazione dei suoli che tengano conto della necessità di mantenere le opportune distanze tra stabilimenti e zone residenziali o frequentate dal pubblico. A Castel Giorgio infatti il progetto ITW-LKW prevede  i pozzi di re-immissione vicinissimi alle case del paese… E questo ancora una volta in provvedimenti del Governo che nulla a che vedere con la geotermia. C’è solo da augurarsi che in sede di conversione in legge del ddl suddetto, in barba ai regolamenti di Camera e Senato, di sentenze della Corte Costituzionale, di alcuni richiami del Presidente della Repubblica ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio dei Ministri di attenersi, nel valutare l’ammissibilità degli emendamenti a criteri di stretta attinenza, “franchi tiratori”-come già successo questa estate da parte dell’on. Abrignani (PdL)- non introducano ulteriori dissennate  norme  pro-lobbies. Ma questa volta faremo, insieme a parlamentari  disponibili, buona guardia.

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Geotermia: riassunto delle relazioni del convegno a Bolsena
Problematiche indotte dallo sfruttamento delle risorse geotermiche: convegno organizzato dalla Provincia di Viterbo e il Comune di Bolsena in collaborazione con le associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano, della Tuscia viterbese e del Lago di Bolsena
Bolsena, 26 ottobre, ore 10:30 presso l’Auditorium

Ha aperto il convegno il Professor Roberto Minervini indicando che l’incontro di Bolsena nasce dall’esigenza dei cittadini di essere più partecipi degli eventi che accadono nel territorio, per prevenire il rischio di rimanere all’oscuro di molte attività potenzialmente nocive. Ha rilevato, citando gli esempi della centrale geotermica a Latera e del parco eolico di Piansano, che la politica degli incentivi smisurati per sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili ha arrecato molti danni al territorio e attirato imprese irresponsabili e interessate solo all’immediato ricavo economico.
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Il sindaco di Bolsena, Paolo Dottarelli ha dato il benvenuto ai relatori e ai partecipanti. Ha ribadito un fermo NO del Comune di Bolsena alla geotermia e si è detto preoccupato e amareggiato dalla scarsa presenza degli enti locali del comprensorio.
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Il consigliere regionale Professor Riccardo Valentini ha aperto il suo intervento testimoniando quanto sia importante il Lago di Bolsena per l’amministrazione regionale, che sta per dare risposte determinate e definitive al problema della sua salute e dello stato delle sue acque nel quadro di una strategia comprensiva. L’assessore Refrigeri starebbe lavorando a un piano strategico (pronto “a giorni” o al massimo nel giro di alcune settimane) che risolve in un quadro condiviso e serio i vari problemi – l’inquinamento del lago dal sistema fognario disastrato, l’arsenico nell’acqua potabile (poiché il Lago potrebbe essere una fonte di acqua pulita) e le varie minacce alla qualità delle acque (come la geotermia). Per quanto riguarda la geotermia, dapprima Valentini ha invitato a una riflessione sulle energie rinnovabili per migliorare il modo in cui produciamo l’energia. È indubbio che l’Italia ha ottenuto risultati importanti nel campo delle energie rinnovabili che rappresentano anche una grande possibilità economica per il paese. La Regione lavorerebbe a definire un piano energetico, che finora non esiste – e gli effetti di questa mancanza si vedono. L’obiettivo è di produrre, regolare e distribuire l’energia nel modo migliore. L’energia è un bene comune che deve servire al cittadino, e non può essere un business. Secondo Valentini, si può arrivare a prezzi più bassi soprattutto per piccole imprese, con piccoli impianti (p. e in zone artigianali) che danno energia direttamente a piccole imprese, invece dei megaimpianti. L’energia dev’essere prodotta in zone da scegliere con criterio più rigoroso, e deve arricchire il cittadino e non le grandi società e le mafie. Un altro obiettivo importante è di aumentare l’efficienza energetica – bisogna smettere di buttare energia: anche qui Valentini vede una grande opportunità ecologica ed economica, rigenerando l’edilizia. Per parlare dell’impianto di Castel Giorgio, Valentini ha affermato che la Regione avrebbe “acceso un faro potente” su tutta la faccenda e vorrebbe agire assieme alla Regione Umbria, i tecnici e i comitati per vedere chiaro e per prendere atto dei rischi. Valentini s’impegna a studiare il materiale e di riportare la problematica in Regione.
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Il Professor Marco Mucciarelli, nel suo intervento “Sismicità indotta, il caso Italia”, ha ricordato che i primi studi sulla sismicità indotta in Italia risalgono a più di 50 anni fa e ha citato l’esempio della diga di Vajont. Nel 1985 l’ENEL ha studiato la sismicità indotta a Larderello e ha adattato lo sfruttamento geotermico ai risultati delle ricerche. Oggi invece in Italia questa linea di ricerca è quasi estinta mentre all’estero è molto attiva, e il fatto indiscutibile che la geotermia può indurre terremoti è quasi dimenticato.
I terremoti possono essere indotti o direttamente da un contatto diretto con la faglia, o indirettamente quando si crea una perturbazione che in un secondo tempo, anche attraverso meccanismi interposti, provoca il sisma. Il rischio di danni dipende dalla grandezza del disturbo, soprattutto da differenze di temperatura e pressione create nel sottosuolo, dal tipo delle rocce coinvolte e dalla profondità del sisma; un recente studio svizzero dà un quadro comprensivo di questi meccanismi.
Vari studi, p. e. in Svizzera, Spagna, Olanda, Germania e negli Stati Uniti hanno dimostrato che nel caso dei terremoti indotti – da impianti di geotermia, di stoccaggio ed estrazioni di gas e altri – la prevenzione è possibile, perché la loro magnitudo segue un percorso temporale caratteristico che può essere modificato regolando i parametri della perturbazione indotta: condizione indispensabile è un accurato monitoraggio della sismicità della zona. L’esperienza degli altri paesi dimostra che lo sfruttamento geotermico può essere accettato dai cittadini se sono coinvolti dall’inizio nella progettazione e prevenzione, tramite processi condivisi dove le amministrazioni offrono aiuto anche preventivo ai privati: come in Olanda dove le ditte preventivamente rendono antisismiche le case, o in Svizzera a San Gallo, dove lo Stato ha anticipatamente avvertito e informato la popolazione dei rischi legati alla costruzione dell’impianto. Dopo un terremoto indotto le autorità hanno risarcito i danni e ottenevano, in seguito a una consultazione con la popolazione, l’autorizzazione a procedere con lo sfruttamento geotermico.
Mucciarelli ha invitato ad adottare questi meccanismi considerati indispensabili in tutti i paesi – di prevenzione, di monitoraggio e di controllo delle attività, e soprattutto di condivisione – anche in Italia, dove non esistono ancora regole condivise per attivarli. Infine, Mucciarelli ha chiesto di prestare maggiore attenzione alla sicurezza sismica degli edifici, il che potrebbe ridurre di molto sia i danni materiali, sia quelli umani nel caso di terremoti naturali o indotti.
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Le centrali geotermiche sull’Amiata
Il Dottor Mauro Chessa ha introdotto il suo contributo “Impatti ambientali della geotermia tradizionale: il caso Amiata” con una frase di Fitoussi: “L’economia può essere messa in campo per servire l’ecologia, ma la questione ecologica è essa stesa al centro del mondo economico. Ed entrambe non sono che sottoinsiemi della questione della giustizia sociale, cioè della questione democratica”.
Ha documentato il disastro ambientale creato dallo sfruttamento geotermico sull’Amiata. Questi impianti, ai quali si aggiungeranno altri dello stesso tipo nei prossimi anni, sono a ciclo aperto: aspirano i fluidi geotermici (acqua calda contenente molti inquinanti pericolosi) e li rilasciano, dopo raffreddamento, all’ambiente (impianti “di un’altra epoca e di un altro mondo” secondo Margottini). Secondo dati dell’ARPA Toscana del 2009, fuoriuscivano ogni giorno, solo dalla centrale Bagnore 3, 1 t di acido solfidrico, 4 t di ammoniaca, 7 t di metano, 1,2 kg di acido borico, 96 g di mercurio, 9 g di arsenico, 214 t di anidride carbonica. Filtri in seguito installati abbattono solo una parte del mercurio e dell’acido borico. A questo proposito, Chessa ha indicato giustamente, che gli impianti dell’Amiata non dovrebbero ricadere nella categoria d’impianti di energia rinnovabile incentivati dall’UE (con i “certificati verdi”), perché – causa il rilascio massiccio di gas a effetto serra – hanno un bilancio CO2 pessimo, peggio di una centrale convenzionale fossile. Per quanto riguarda l’acqua – tutelata da un’ottima legge regionale toscana e dalla Legge Galli come bene comune (leggi però non applicate), si è rivelato da misurazioni effettuate dal CNR nel 1999, che dal 1970 il volume dell’acquifero dell’Amiata – il più importante acquifero della Toscana – si è dimezzato; un sondaggio consecutivo effettuato dalla Regione ha confermato questo dato e ha rilevato che il livello della falda si è abbassato di più di 200 m. Malgrado alcuni studi contraddittori, è stato dimostrato che almeno una parte di questo abbassamento è dovuto allo sfruttamento geotermico, causato dalla connessione tra l’acquifero e i serbatoi geotermici nel sottosuolo estremamente fratturato dell’Amiata. Inoltre è stata dimostrata, a sostegno del supposto collegamento tra falda superficiale e acquifero termale, una correlazione tra intensità dello sfruttamento geotermico e portata delle sorgenti superficiali da una parte, e presenza di inquinanti (As, B) nella falda potabile dall’altra.
Il grande peso economico e politico dell’ENEL però, che continua a negare la responsabilità per questi danni ambientali e umani ingenti, fa sì che ogni opposizione dei comitati locali alla geotermia insostenibile sull’Amiata finora è stata vana. Chessa ha illustrato quanto sia economicamente attraente una centrale geotermica per le aziende, grazie all’elevato “fattore di capacità” (rapporto tra potenzialità e resa effettiva), e nonostante gli alti costi iniziali (preliminari per esplorazioni, e d’investimento) cui è attribuibile il fatto che solo pochi investitori sono capaci di attivarsi nel settore. Anche senza tenere conto dei certificati verdi, gli investimenti in centrali geotermiche sarebbero i più interessanti nel campo delle energie rinnovabili.
Infine, Chessa, nel quadro iniziale di sostenibilità, ha parlato della questione sociale e dei vari tipi di conflitti che possono nascere: conflitti di valore quando sono in gioco valori non contrattabili come la salute e la vita delle persone, conflitti d’interesse, quando p. e. non ci sono ritorni economici sul territorio (come nei comuni dell’Amiata tra i più poveri della Toscana, conflitti di tipo cognitivo che possono nascere da mancanza di trasparenza e trasmissione di informazioni, e conflitti di rapporto provocati dall’insufficiente coinvolgimento dei cittadini.
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L’Ingegnere Piero Bruni, presidente dell’associazione Lago di Bolsena, nel suo intervento “Possibile impatto della geotermia sul SIC Lago di Bolsena” ha illustrato che l’istanza di permesso di esplorazione geotermica a Castel Giorgio, al confine dell’Umbria con il Lazio, riguarda direttamente l’acquifero del Lago di Bolsena che si estende nel sottosuolo della zona di Castel Giorgio, e che perciò è indispensabile il coinvolgimento della Regione Lazio e della UE che tutela il Sito d’Interesse Comunitario Lago di Bolsena. Ha spiegato che la Valutazione d’Impatto Ambientale deve tenere conto del pericolo di contaminazione dell’acquifero superficiale, potabile, con acque del serbatoio profondo – tra cui l’inquinamento con l’arsenico, presente nel fluido geotermico in concentrazioni che possono raggiungere 500 µg/l, mentre nella falda del Lago è a livelli molto più bassi (circa 5 – 15 µg/l). Il pericolo di contaminazione è concreto a causa delle fratture presenti nel  sottosuolo (e molti studi dimostrano un alto grado di fratturazione) che rende probabile l’esistenza di canali di risalita fra il serbatoio geotermico e quello utilizzato dalla rete potabile.
A questo rischio di comunicazione naturale tra i serbatoi, si aggiunge il rischio che vie di comunicazione si formino a causa di una carente cementazione dei tubi metallici nella roccia, o dalla loro ossidazione o rottura.
Bruni ha concluso ricordando che qualsiasi intervento che abbia un impatto sull’ambiente deve essere soggetto alla VIA (valutazione d’impatto ambientale), che è necessaria una valutazione strategica ambientale che riguarda tutta la zona del Lago di Bolsena e dovrebbe interdire lo sfruttamento geotermico in questa zona, che bisogna tutelare i nostri siti storici e vulnerabili da sismi e che è inevitabile riesaminare l’entità dell’incentivazione; tutte queste riflessioni portano a un deciso NO allo sfruttamento geotermico nel comprensorio del Lago di Bolsena.
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La sala del convegno presso l’Auditorium di Bolsena
Il Professor Claudio Margottini (“Considerazioni sulle potenzialità geotermiche dell’Alfina”) ha parlato nella duplice veste di scienziato da una parte e di amministratore (assessore all’ambiente del Comune di Orvieto) e quindi al servizio della popolazione.
Ha sottolineato che per valutare un progetto occorre la conoscenza del territorio: la VIA è necessaria per valutare l’insieme di impatti, di pericoli che l’attività di sfruttamento geotermico può provocare per il territorio. Di fronte a un serbatoio geotermico a liquido dominante (come nel caso dell’Alfina) esiste il pericolo dell’inquinamento della falda acquifera superficiale. In più, è da valutare l’impatto derivante dalla sismicità indotta, la possibilità di eruzioni termali, e infine impatti non specifici come l’impatto paesaggistico, l’impatto acustico etc.
Per Margottini, un problema maggiore può derivare dalla complessa struttura, altamente eterogenea del sottosuolo nella zona dell’Alfina. Già il fatto che il prelevamento dal serbatoio geotermico avviene in un punto che è lontano di alcuni chilometri dal punto di reiniezione, può essere critico perché non è sicuro che il liquido geotermico venga immesso nello stesso serbatoio in cui avviene l’estrazione, con la possibilità di disequilibri e stress meccanici consecutivi. Un altro problema è collegato alla possibile esistenza di una cappa di gas nella parte superiore del serbatoio geotermico, scoperta dalle esplorazioni dell’ENEL (con fuoriuscita di anidride carbonica nel ’78).
Margottini ha sottolineato di essere un sostenitore della geotermia, che però esistono zone dove sarebbe meglio rinunciare alla realizzazione di impianti, zone con instabilità sismica elevata, zone fratturate dove un terremoto può essere innescato già da una piccola perturbazione esterna: questa grande sensibilità a stimolazioni della struttura tettonica dell’Alfina è stata dimostrata dalle esplorazioni dell’ENEL (che di conseguenza ha abbandonato i suoi progetti). Se ora società puramente finanziarie – attirate dagli eccessivi benefici di legge che favoriscono grandi impianti, con pericolo d’infiltrazioni mafiose – senza alcuna esperienza in materia, ripropongono un impianto geotermico, non è il caso di darle mano libera.
La scienza deve agire a supporto – dice Margottini – della programmazione politica e può dare gli indirizzi per un buon governo del territorio, ciò che richiede, tra l’altro, di tenere conto delle specificità e criticità del territorio, come p. e. la sua sensibilità sismica, nel senso della sostenibilità di un progetto per il territorio nonché dei benefici per le società locali.
Margottini ha rilevato che il primo obiettivo della politica locale è la difesa dei cittadini, poiché porta la responsabilità diretta della salute delle persone affidatele: ciò impone la scelta della sostenibilità e di una “geotermia etica”. Elementi di questa scelta potrebbero essere
– sviluppo di una filiera italiana di impianti;
– di comunicare e condividere il progetto con la popolazione, esponendo rischi e vantaggi, per trovare una soluzione condivisa;
– un approccio di sostenibilità trovando un equilibrio tra esigenze economiche, ecologiche e sociali;
– la condivisione equa degli incentivi con le comunità locali;
– un’altra geotermia: sicuramente con reiniezione delle acque termali nella falda di provenienza, ma soprattutto con un impatto ambientale radente zero, e con un basso impatto visivo e acustico.
Aggiunge una nota a proposito dell’impianto di Castel Giorgio, che è un impianto pilota, per definizione finalizzato alla sperimentazione, e come tale gode di un regime particolare (D. Lgs. 28/2011) – d’importanti vantaggi autorizzativi e brevissimi tempi di realizzazione. Ciò che non sembra logico, poiché sono impianti di sperimentazione e quindi da sorvegliare con più attenzione, da gestire con molta responsabilità ed eventualmente da abbandonare con l’emergere di criticità. In più, l’impianto di Castel Giorgio possiede solo poche caratteristiche sperimentali e innovative che lo potrebbero distinguere come impianto pilota. Nasce il sospetto che il regime d’impianto pilota così com’è serva soltanto per creare un bypass alla normativa che tutela ambiente e popolazione.
In conclusione, Margottini ha invocato un’etica della politica, che prenda decisioni commisurabili con scelte scientifiche rigorose, ma che prima di ogni altra cosa deve tutelare e difendere il cittadino.
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Dopo alcuni interventi di cittadini, l’Assessore all’Ambiente Provinciale e Vicepresidente della Provincia Paolo Equitani, in conclusione del convegno ha comunicato che i 15 sindaci dell’Alto Viterbese, il cui territorio è interessato da richieste di esplorazione geotermica, hanno firmato una lettera di opposizione a progetti geotermici nel loro comune. Ha espresso la sua convinzione che l’incentivazione statale di tali impianti è sbagliata e in più applicata male, e ha citato il professor Barberi, grande promotore della geotermia, come esempio di uno scienziato che si è venduto alle imprese.
A proposito della richiesta di riapertura della centrale ENEL a Latera che gli era stata presentata, Equitani ha incontrato i sindaci interessati che tutti hanno dichiarato la loro totale indisponibilità a tale riattivazione – anche se le compensazioni ambientali elargite ai comuni potrebbero essere cospicue. I funzionari dell’ENEL avrebbero assicurato di non volere insistere sulla riapertura in assenza di consenso delle comunità locali.
Equitani ha concluso ribadendo la sua ferma volontà di agire a tutela dei cittadini e di difendere il territorio, deplorando però la quasi impotenza della sua amministrazione a opporsi alla corruzione continua – “l’Italia è un paese di corrotti” secondo lui – e al potere esercitato dai colossi economici. Per illustrare questo quadro, Equitani ha citato due esempi: il fatto che la Regione in questi giorni ha autorizzato altre 4 torri eoliche di 150 m nei comuni di Tessennano e Arlena di Castro, e la faccenda di Montalto di Castro, con 1200 ha di panelli fotovoltaici installati da ditte estere, dove le 60 ditte artigianali locali non sono ancora state pagate per le loro prestazioni. Per Equitani, l’unica via d’uscita è di portare la gente in piazza. Invita cittadini e comitati a organizzare una grande manifestazione con migliaia di persone per dimostrare, p. e. a Montecitorio, contro la distruzione del territorio.
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Se vogliamo riassumere i risultati del convegno di Bolsena, emergono come punti di consenso tra scienziati e amministratori:
– La centrale geotermica progettata a Castel Giorgio non è sostenibile perché presenta troppi rischi per l’ambiente e per la popolazione;
– Le modalità attuali d’incentivazione delle “energie rinnovabili” in Italia sono incompatibili con la tutela del territorio e in contraddizione con gli interessi della popolazione;
– Le amministrazioni locali sono quasi impotenti davanti al quadro generale di corruzione e di potere illimitato esercitato da imprese disponendo d’ingenti capitali, anche di provenienza criminale.

Rossi si dà alla fuga

20131022_rossi_fuga_amiata_01Ciò che è accaduto ieri, martedì 22 ottobre, a Castel Del Piano, in occasione della visita all’Amiata del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, è la dimostrazione dell’arroganza di certi personaggi politici e amministratori che invece di ascoltare e rispondere alle osservazioni, critiche e precise domande dei comitati ambientali sui rischi su ambiente, salute, acqua dello sfruttamento geotermoelettrico di Enel, voluto con forza dalla stessa Regione Toscana, lascia il tavolo della discussione, facendo la parte dell’offeso, di fronte a una semplice interruzione e dandosi alla fuga.
Una visita nella quale si dovevano rassicurare gli amiatini sulle opere e sui finanziamenti che deriveranno dallo sfruttamento della energia geotermica. Solo soldi, come “compensazioni ambientali”,   senza minimamente preoccuparsi degli effetti disastrosi  anche per le prospettive future economiche di un territorio che deve invece puntare alla valorizzazione delle risorse naturali, ambientali (acqua, bosco, etc), turistiche, storico-culturali e di artigianato e  prodotti agroalimentari.
Una inconsueta presenza nell’Amiata, quella del Presidente Rossi, circondato da ossequiosi amministratori locali, che aveva il senso di una “visita pastorale”, alla quale non erano certamente previsti contraddittori, contestazioni e critiche, di fronte alle quali è sembrato più semplice darsi alla fuga.
Un bell’esempio di democrazia di un Presidente che si vanta spesso nella stampa di voler tenere un rapporto aperto e democratico con i cittadini. Il fatto è che Rossi non aveva forse gli argomenti per rispondere alle precise osservazioni e documentazioni dei comitati. Non accetta di essere criticato e  preferisce “pontificare” da Firenze invece di ascoltare e confrontarsi con i cittadini dell’Amiata.
Ma i problemi, sollevati dagli  attivisti dei movimenti amiatini, sono tutti lì in attesa di risposta.
I comitati  richiedono quindi un “contraddittorio” pubblico allo stesso Presidente da tenersi in una piazza di un  comune   amiatino, dove alla presenza degli  imprenditori e dei cittadini, spieghi  in particolare il perché  non accetta la proposta di “Moratoria” su tutta l’attività geotermica anche in attesa dei risultati degli ulteriori studi che la stessa Regione Toscana ha commissionato fino al 2016 e ha invece dato il via al raddoppio della produzione a Piancastagnaio e alla costruzione della nuova centrale di Bagnore 4 a Santa Fiora.

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Il Cittadino online del 26 ottobre 2013
Sos Geotermia “pizzica” Rossi sulla situazione amiatina
Il comportamento del presidente della Regione definito “arrogante”
di Fabrizio Pinzuti
AMIATA. Non si sa se l’incontro con i movimenti ambientalisti del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi fosse previsto; i comunicati ufficiali parlavano di una visita sul versante grossetano dell’Amiata per toccare con mano le esperienze in campo agricolo compiute a Montenero D’Orcia, per tranquillizzare i cittadini sulla paventata chiusura, o ridimensionamento, dell’ospedale di Casteldelpiano e per incontrare i ragazzi che hanno utilizzato i bandi regionali dedicati ai giovani («sono circa 150 – ha ricordato il sindaco Franci – quelli che sono stati e che sono impiegati con questa metodologia di occupazione») e gli imprenditori della zona amiatina. Quello che è certo è che la visita del governatore è stata un ulteriore punto di confronto sulla geotermia.
In proposito SOS Geotermia, Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata, ha emesso un comunicato che suona come un’ulteriore critica per l’operato del presidente e questa volta non solo per le scelte generali e politiche compiute in tema di geotermia ma anche per l’atteggiamento tenuto nell’occasione da Rossi.
“Ciò che è accaduto martedì 22 ottobre, a Castel Del Piano – specifica la nota – in occasione della visita all’Amiata del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, è la dimostrazione dell’arroganza di certi personaggi politici e amministratori che invece di ascoltare e rispondere alle osservazioni, critiche e precise domande dei comitati ambientali sui rischi su ambiente, salute, acqua dello sfruttamento geotermoelettrico di Enel, voluto con forza dalla stessa Regione Toscana, lascia il tavolo della discussione, facendo la parte dell’offeso, di fronte a una semplice interruzione e dandosi alla fuga. Una visita nella quale si dovevano rassicurare gli amiatini sulle opere e sui finanziamenti che deriveranno dallo sfruttamento della energia geotermica. Solo soldi, come “compensazioni ambientali”, senza minimamente preoccuparsi degli effetti disastrosi anche per le prospettive future economiche di un territorio che deve invece puntare alla valorizzazione delle risorse naturali, ambientali (acqua, bosco, etc), turistiche, storico-culturali e di artigianato e prodotti agroalimentari. Una inconsueta presenza nell’Amiata, quella del Presidente Rossi, circondato da ossequiosi amministratori locali, che aveva il senso di una “visita pastorale”, alla quale non erano certamente previsti contraddittori, contestazioni e critiche, di fronte alle quali è sembrato più semplice darsi alla fuga. Un bell’esempio di democrazia di un Presidente che si vanta spesso nella stampa di voler tenere un rapporto aperto e democratico con i cittadini. Il fatto è che Rossi non aveva forse gli argomenti per rispondere alle precise osservazioni e documentazioni dei comitati. Non accetta di essere criticato e preferisce “pontificare” da Firenze invece di ascoltare e confrontarsi con i cittadini dell’Amiata. Ma i problemi, sollevati dagli attivisti dei movimenti amiatini, sono tutti lì in attesa di risposta.
I comitati richiedono quindi un “contraddittorio” pubblico allo stesso Presidente da tenersi in una piazza di un comune amiatino, dove alla presenza degli imprenditori e dei cittadini, spieghi in particolare il perché non accetta la proposta di “Moratoria” su tutta l’attività geotermica anche in attesa dei risultati degli ulteriori studi che la stessa Regione Toscana ha commissionato fino al 2016 e ha invece dato il via al raddoppio della produzione a Piancastagnaio e alla costruzione della nuova centrale di Bagnore 4 a Santa Fiora”. E’ attesa la replica del presidente.

Amiata Radio.com del 25 ottobre 2013
Il comitato ”Sos Geotermia” dell’Amiata: «Rossi non regge il contradditorio. Ha preferito darsi alla fuga»
GEOTERMIA AMIATA | Il comitato “SOS Geotermia – Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata” racconta l’incontro con il presidente della Regine, Enrico Rossi, avuto a Castel DelPiano, che doveva avere come argomento lo sfruttamento geotermoelettrico del territorio.
…segue ns.comunicato.

PrimaPaginaChiusi.it del 23 ottobre 2013
 IL COMITATO SOS GEOTERMIA: ROSSI SI DA’ ALLA FUGA
SIENA – Il Comitato SOS geotermia critica il Governatore toscano, Enrico Rossi. Durante un incontro tenutosi a Castel del Piano, sembra che il Governatore non abbia voluto rispondere ad lacune domande “scomode”. Pubblichiamo la versione del Comitato No alla Geotermia:  …segue ns.comunicato.

Valdelsa.net del 24 ottobre 2013
Il comitato ”Sos Geotermia” dell’Amiata: «Rossi non regge il contradditorio. Ha preferito darsi alla fuga»
…segue ns.comunicato.

Cortocircuito del 23 ottobre 2013
Castel del Piano: Enrico Rossi si dà alla fuga. No alla geotermia Enel!
Riceviamo da Sos Geotermia dopo la contestazione di ieri a Castel del Piano (Grosseto), ai danni del presidente della Regione Enrico Rossi, alla quale era presente anche l’assemblea Monte Libero:
…segue ns.comunicato.

Il Tirreno del 23 ottobre 2013
Cipressino, il caso va a Firenze
Presto un tavolo con gli enti locali. Che potrebbero chiedere un contributo a Enel
CASTEL DEL PIANO – La Regione Toscana, la Provincia di Grosseto e l’Unione dei comuni Amiata grossetana, insieme per il Cipressino. Per lo meno, pare. I sindaci dell’Amiata grossetana e il presidente dell’Unione hanno incontrato il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi durante la visita che il presidente regionale ha dedicato alla montagna, con la speranza di risolvere, finalmente, uno dei problemi più vecchi e più scottanti del comprensorio amiatino, chiacchieratissima querelle che si trascina da decenni e che torna alla ribalta soprattutto in periodi preelettorali. Il Cipressino lo invocano le imprese, lo chiede adesso la politica e le istituzioni e forse adesso è la volta buona. Infatti, secondo quanto hanno concertato le istituzioni locali col presidente Rossi, fra una quindicina di giorni a Firenze si dovrebbe tenere un incontro fra Unione, sindaci, provincia e regione per sottoscrivere un protocollo per dare una svolta al Cipressino. Ognuna delle istituzioni metterà delle risorse e se queste non saranno sufficienti si chiederà la collaborazione di Enel e si cercheranno risorse aggiuntive nei patti territoriali. Un’operazione che se vedrà la luce ufficiale potrà ristorare soprattutto le imprese che hanno scelto di restare in Amiata nonostante una viabilità da far tremare le vene e i polsi. Enel, dunque, come possibile interlocutore e sostenitore dell’operazione e proprio contro Enel e lo sfruttamento geotermico dell’Amiata non hanno mancato di manifestare alcuni esponenti dei comitati antigeotermici. Mentre il governatore Enrico Rossi incontrava gli imprenditori nel palazzo comunale, alcuni rappresentanti dei comitati stendevano striscioni e intonavano slogan contro la politica della regione Toscana favorevole alla geotermia e contro Enel green Power. Nei volantini di SoS geotermia si leggeva: «Coloro che pensano di conciliare l’occupazione e la valorizzazione del territorio con la geotermia dell’Enel, vendono fumo». (f.b.)

Geotermia, non tutti i sindaci -anche nel PD- pensano che sia un’affare per il territorio

emiliano deianna BortigiadasPubblichiamo le riflessioni di Emiliano Deiana, sindaco PD di Bortigiadas (OT), dopo aver scoperto che nel comune da lui amministrato, a sua insaputa, era in corso una richiesta di trivellazioni per l’energia geotermica.
Rincuora trovare tra gli amministratori, ogni tanto, qualcuno che antepone la salute ed il territorio agli affari (altrui); confidiamo e ci auguriamo che il sindaco Deiana riesca a tenere la ‘barra a dritta’ e non farsi incantare dalle sirene delle compensazioni ambientali e/o dalle ‘direttive di partito’.
Il testo originale è pubblicato sul sito personale di Emiliano Deiana

Trivellazioni tra Gallura e Anglona. Anche sul territorio di Bortigiadas

Succede così.
Tu ti stai occupando di una certa cosa, di un certo meccanismo, di una certa vicenda in un altro territorio, lontano dalla tua casa perché, sai!, non è giusto occuparsi solo del proprio giardino, della propria casa, della propria famiglia e scopri, dopo!, che è quella certa cosa, quel certo meccanismo e quella stessa vicenda che si occupa di te, della tua casa, del tuo paese, della tua comunità.
Mi ero appassionato alla vicenda della lotta contro le trivellazioni ad Arborea assumendo una posizione critica nei confronti del mio stesso partito che a livello regionale si era detto possibilista ai permessi di ricerca della Saras – a livello locale il Pd di Oristano era e resta contrario all’iniziativa – e scopro, ad estate avanzata, che la stessa problematica interessa anche il territorio del Comune di Bortigiadas, il comune nel quale, da 8 anni, svolgo la funzione di Sindaco.
Se non ti cerchi i problemi sono loro che cercano te.
E poi cambia la prospettiva, perché non sei più uno spettatore, non sei più un tifoso, per quanto interessato, al buon funzionamento della cosa pubblica, a una gestione corretta dei beni comuni, alle ricadute collettive di quegli stessi beni.
Questa cosa viene e ti bussa alla porta di casa.
Per chi ha responsabilità di governo di un territorio la prima domanda, in questi casi, che ti arriva come un ceffone è la seguente: dove inizia il mio essere amministratore e dove finisce il mio essere cittadino? E la risposta arriva nelle infinite notti insonni nel quale il peso della responsabilità e la volontà di conoscere ogni aspetto delle vicende che interessano la tua comunità, quella che, per l’esiguità numerica, è la mia famiglia, i miei luoghi, gli spazi del mio sguardo, l’aria che ne respiro ogni giorno.
E la risposta che mi sono dato, nell’inquietudine del mio silenzio di queste settimane, è che quel confine non esiste e se mai fosse esistito va abbattuto.
Ed inizi a leggere come un ossesso, tutto quel che se ne scrive.
Gli atti del Progetto che, con una tecnica silenziata, sono stati depositati in piena estate in Comune e pubblicati all’Albo Pretorio come una normalissima pratica. Ed ho preso, dicevo, a leggere tutto quel che se ne scrive, a raffrontare esperienze lontane e vicine, a pensarmi, in petto, la coincidenza o la lontananza fra essere amministratore pubblico ed essere figlio di un luogo.
Ho fatto domande a chi ne sa più di me, sono in corso approfondimenti tecnici che non sarebbe serio rendere noti in queste righe. La Giunta Comunale di Bortigiadas, prima che qualcuno ne parlasse, esaminando le scarne carte presentate si è detta contraria ad ogni ipotesi di trivellazione che riguarda il 50% circa del territorio comunale: dai confini con Perfugas, seguendo l’asta fluviale del Coghinas dentro il territorio comunale, toccando Abaltana e su su fino ai confini con Aggius a Làsana. Luoghi che ogni bortigiadese conosce come le proprie tasche.
Sedini e Martis sono i nomi di due paesi.
Poi sono diventati il nome di due progetti di trivellazione per cercare energia geotermica. E quando parlo di trivellazioni non parlo di pozzi di poche decine di metri, ma buchi nel terreno fino a 2 Km di profondità.
In un territorio che va da Castelsardo e Osilo ed arriva, come detto, fino a Bortigiadas, Aggius, Tempio, Badesi e Trinità: la parte occidentale della Gallura.
Un territorio enorme, migliaia e migliaia di ettari, per produrre da 1 a 4 MW di energia geotermica, come due pale eoliche? Appare credibile questo potenziale consumo del suolo e del sottosuolo per produrre quanto producono due misere pale eoliche?
No, sinceramente non appare credibile. Non mi avventuro, per ora in ipotesi che potrebbero non essere suffragate da dati oggettivi, ma – come minimo – la cosa è per lo meno sospetta. O poco chiara.
Su questi terreni, migliaia e migliaia (ripeto!), si estende un vincolo potenziale da parte di un soggetto privato che mai ha pensato di farsi vivo in queste terre neanche per presentare la propria idea.
Sono un foglio, una richiesta in carta bollata.
Anche su questo abbiamo il dovere di approfondire. E lo faremo.
Chi mi conosce sa che sono affezionato alle parole e nelle infinite notti di studio leggevo le linee guida della regione sulla materia e c’è scritto, in quel linguaggio burocratico – nel 2012 – che i progetti dovevano assumere i toponimi dei luoghi.
Peccato che riguardando le carte quei progetti siano iniziati a circolare nel 2011, giusto un anno prima. Roba da palla di vetro, qualcosa che, al minimo, desta qualche perplessità di una discussione, almeno embrionale, fra chi dovrebbe fare regole chiare e i soggetti privati tenuti a  rispettarle.
Nessuna accusa, solo un indizio lessicale.
Qualcuno ci dirà: volete bloccare il progresso, non tenete conto dei dati generali della regione, il costo dell’energia, il fabbisogno energetico per famiglie ed imprese.
Tranquilli, verrà il momento che li renderemo noti noi i dati e siamo sicuri che ci sarà molta parte di popolo che resterà sorpresa dall’apprendere alcune cosette che si vorrebbero rimandare a un non meglio definito – perché le cose sono fatte di contenuti, non di titoli – Piano Energetico Regionale sul quale, vi chiedo io, cosa ci sarà scritto?
Personalmente sono per l’indipendenza energetica della Sardegna, vorrei trattare il sole, il vento, l’acqua come beni comuni. Ma c’è qualcuno che, con dati, oggi può confutare il fatto che già fra rinnovabili classiche ed idroelettrico la Sardegna, in potenza, non sia già autosufficiente?
L’ho già detto, sapremo fornire nelle prossime settimane dati e considerazioni.
La mia ingenuità che pure è tanta non mi spinge a fornire tutte le notizie che ho avuto modo di apprendere e di verificare.
Si sappia solo, per il momento, che oggi amministratore e cittadino, nella mia comunità, coincideranno. Che sarò sempre pronto al dialogo – con persone e non con numeri di protocollo – ma con l’avvertenza che persone con l’anello al naso non ce ne sono più in Sardegna. Ed ancora: mi adopererò, per quanto è nelle mie scarse forze e possibilità, affinchè questa battaglia diventi una battaglia collettiva all’interno di tutte le comunità interessate: da Arborea all’Anglona, dalla Gallura al Campidano.
Ragionevoli sempre, fessi mai.
Consapevoli che i documenti fin qui presentati sono carenti in molti aspetti, lacunosi rispetto agli impatti ambientali, sulla salute, sull’economia e sulle comunità. E che in quei documenti è presente un forma razziale, se così si può dire, che indica questi territori “interessanti” perché poco antropizzati. Un dato, per capire, di cosa si sta parlando: in relazione ai valori soglia per le emissioni di idrogeno solforato, si attua un altro vero e proprio razzismo in materia di salute pubblica. Infatti, se per gli Stati uniti d’America il valore soglia delle emissioni è pari a 0,001 .p.pm. (parti per milione) e per il progetto proposto ad Arborea è pari a 2 p.p.m., per il progetto Sedini e per il progetto Martis, il valore soglia è pari a 10 p.p.m., come a dire che la salute di un abitante del nostro territorio vale cinque volte meno di quella degli abitanti del territorio di Arborea e 10.000 volte meno della salute di un cittadino americano.
Questa è solo un’indicazione, parzialissima (volutamente parziale) per capire di cosa si sta parlando, in un territorio immenso e bellissimo che va da Osilo fino a Bortigiadas.
Che nella vita delle persone c’è sempre un filo che lega i luoghi, che talvolta si aggroviglia e che il bandolo, sotto la forma dolce della lotta, prima o poi lo si trova.
Io ci sono. E sono certo che in questa lotta non sarò solo.

Inchiesta TAV Toscana: dopo l’arresto dell’ex presidente PD della Regione Umbria, si aprono scenari inquietanti anche sulla concessione VIA per Bagnore 4

logo_sosgeotermia_tavGli episodi eclatanti della cacciata del dirigente dell’ufficio Valutazioni d’impatto ambientale Fabio Zita e il ritiro delle deleghe all’Assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini, a detta di quest’ultima, sarebbero legati anche alla vicenda VIA per Bagnore 4.

Dopo l’arresto di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria, che ha svelato il ‘gioco di squadra’ che serviva a favorire interessi privati in Regione Toscana, apprendiamo dalla stampa che l’assessore regionale Anna Rita Bramerini ha dichiarato al PM che sia la rimozione del dirigente dell’ufficio VIA Fabio Zita, sia la revoca delle deleghe a se stessa da parte del presidente Rossi  erano legate alla  “tempistica non rigorosa”  dei procedimenti per la centrale geotermica del comune di Santa Fiora e per le valutazioni sul corridoio tirrenico.

Tali dichiarazioni gettano una luce inquietante sul rilascio della VIA ed in sostanza sulla autorizzazione ai lavori per la costruzione della mega-centrale Bagnore 4 nel comune di Santa Fiora. Giova ricordare come, nel maggio 2012, il Comitato Tecnico per la Geotermia in Amiata – organo tecnico consultivo della Regione Toscana – che era stato incaricato di dare un giudizio per il rilascio di quella VIA, non fu più rinnovato nel giugno successivo, impedendo così che ci potesse essere l’espressione di un parere congiunto nel merito.

Ci fu inoltre, il 18 luglio 2012, un contraddittorio, in sede regionale, tra comitati ed Enel dove quest’ultima ad alcune puntuali osservazioni riteneva di ‘non rispondere’ o di sviare il ragionamento senza entrare nel merito. Ai membri dei comitati apparve peraltro strano tale comportamento che esponeva l’Enel ad una possibile ‘bocciatura’. Invece, subito dopo le ferie agostane, il 4 settembre, la conferenza dei servizi propone parere positivo e appena sei giorni dopo, il 10 settembre, con delibera 810, la Giunta Regionale esprime parere favorevole, dando di fatto il via libera alla costruzione della centrale.

Nel frattempo Zita era stato sostituito da Paola Garvin che, però, leggiamo dai resoconti, dichiarava  la sua incompetenza in materia.  Singolare che per migliorare un servizio ed accelerare la conclusione dei procedimenti venga rimosso chi ne ha le competenze!
Ma in regione toscana non sono nuovi a queste sostituzioni lampo: ricordiamo che lo “spoil system” si era già verificato nel 2011 durante l’iter per la concessione della VIA al piano di riassetto di Piancastagnaio, con Micheli, Sargentini e Marzocchi trasferiti incomprensibilmente ad altro incarico.

Alla luce delle vicende di questi giorni chiediamo alla Magistratura di accertare se tutte le operazioni della VIA dell’autorizzazione all’Enel del piano di riassetto  di Piancastagnaio (che prevede il raddoppio della produzione geotermoelettrica) e della costruzione della nuova  mega-centrale di Bagnore 4 si sono svolte  nella massima trasparenza e correttezza come ci si aspetta da un ente pubblico.  A breve ci sarà  la pronuncia dei giudici del TAR a cui ci siamo  rivolti. E siamo  sicuri che oggi ci siano più elementi per inquadrare correttamente anche la vicenda della VIA per Bagnore 4.

Il Tirreno del 30 settembre 2013
Geotermia in Amiata La Regione replica al movimento del no    
SANTA FIORA – Geotermia e centrale di Santa Fiora in Amiata: gli uffici della Regione Toscana rispondono all’intervento del Coordinamento movimenti per l’Amiata e Sos Geotermia pubblicato sulla cronaca del Tirreno di Grosseto del 28 settembre scorso. Un intervento in cui, in sostanza, si chiedeva alla magistratura di fare luce su tutti i percorsi autorizzativi alle nuove centrali geotermiche progettate da Enel, alla luce dell’inchiesta sulla Tav e sui trasferimenti “sospetti” di dirigenti e tecnici regionali. «La prima precisazione riguarda il confronto pubblico tra comitati ed Enel che si svolse in una sede regionale a luglio del 2012. Quel contradditorio _ spiegano dagli uffici _ fu espressamente richiesto e attivato dalla Regione per una maggior tutela delle popolazioni dell’Amiata e fu condotto dagli Uffici della Via con competenza e rispetto assoluto della legge regionale che lo ha disciplinato». Poi la questione del lavoro svolto dal Comitato tecnico per la geotermia dell’Amiata, organo consultivo della Regione. «Il Comitato _ continua la nota _ intervenne liberamente e pienamente su tutte le materie che hanno costituito oggetto anche del procedimento di Via relativo alla nuova centrale di Bagnore 4 e concluse i propri lavori in maniera non unitaria: tra i membri vi era infatti diversità di vedute. I lavori comunque furono portati a termine e non interrotti, proprio nello stesso periodo in cui si concludevano i lavori istruttori della Via». Infine i trasferimenti di personale: «I funzionari regionali nominati nell’intervento dei comitati occupano ancora la stessa posizione del 2011, mentre la dirigente Maria Sargentini fu trasferita alla guida della protezione civile a inizio legislatura, nell’ambito di un normale processo di avvicendamento di dirigenti che interessò la quasi totalità della direzione Ambiente e Territorio».

Il Tirreno del 28 settembre 2013
GEOTERMIA
UN’INCHIESTA CHE VA ESTESA ALL’AMIATA
…segue ns. comunicato

Alètheia online del 28 settembre 2013
Inchiesta Tav Toscana: si aprono scenari inquietanti sulla VIA per Bagnore 4
…segue ns.comunicato

GoNews.it del 26 settembre 2013
Dichiarazioni dell’assessore Bramerini al pm, SOS Geotermia Amiata: “Verificare tutti i permessi per Bagnore 4”
L’inchiesta della TAV apre nuovi scenari: “A breve si pronuncerà il TAR. Serve la massima trasparenza e correttezza da un ente pubblico”
…segue ns. comunicato

‘Amiata e Terremoto’: dall’incontro di Arcidosso del 17/9 evidenziati rischi e responsabiltà -video-

20130917_incontro_terremoto_arcidosso_01_cropI geologi Borgia e Mucciarelli denunciano la scarsa attenzione al problema da parte delle amministrazioni responsabili ed i rischi per il territorio e la popolazione.

Due geologi, esperti della materia, Marco Mucciarelli e Andrea Borgia, il 17 us ad Arcidosso, hanno relazionato sulle attività sismiche indotte dallo sfruttamento geotermico, invitati da SOS Geotermia, l’unico soggetto che in Amiata produce eventi di informazione indipendente dal potere economico dell’ENEL.
La  sala del Comune di Arcidosso era stracolma di cittadini, ma degli amministratori invitati, l’unico sindaco presente era Emilio Landi, “padrone di casa”  ed alcuni consiglieri di Arcidosso e Castel del Piano.
L’incontro ‘Amiata e Terremoto’ aveva per argomento, ancora tabù tra gli addetti ai lavori ed amministratori, “la sismicità indotta da attività antropiche”, in particolare l’attività geotermica.
I due scienziati, nonostante la particolarità tecnica dell’argomento, sono stati capaci di renderlo accessibile anche ai non addetti ai lavori, spiegando, ad esempio, che la variazione di pressione, prodotta nel sottosuolo per sfruttare i vapori geotermici portandoli in superficie, sollecita ed anticipa i movimenti si sarebbero manifestati comunque, ma nel corso dei millenni futuri. Questo in ambito internazionale è riconosciuto da tutte le autorità e si studia in tutte le Università del mondo con l’obiettivo di prevenire i terremoti indotti e la subsidenza, cioè l’abbassamento impercettibile e lento della superficie.
Che in Amiata la pressione venga sottratta al sottosuolo è sotto gli occhi di tutti, basta vedere con quale forza  dalle ciminiere delle centrali vengono spinti in uscita i vapori di acqua, di CO2 ed altri veleni. Che ci siano nel sottosuolo dell’Amiata faglie naturali, in equilibrio instabile e soggette a movimenti repentini capaci di generare terremoti, è noto a tutti, essendo questo territorio già catalogato come zona sismica.
Stupisce che la Regione Toscana non abbia chiesto e imposto dall’ENEL, perlomeno per le nuove autorizzazioni di Bagnore 4 e Piancastagnaio, garanzie circa il monitoraggio delle attività sismiche indotte (se ne parla, ma solo ad autorizzazione già concessa) e l’assunzione delle dovute responsabilità a carico di ENEL per evitare le possibili distruzioni e per i risarcimenti in caso di danni, così come già previsto in altri Paesi.
Che quella della Regione Toscana non può essere solo arretratezza culturale, ma altro, su cui dovrebbe indagare la Magistratura, lo dimostrano due fatti importanti: il primo è che l’ONU raccomanda ai paesi emergenti, che subiscono l’aggressivo sfruttamento dei loro territori, di evitare tali estrazioni nelle aree sismiche e di mantenere costante la pressione interna ai campi geotermici con re-iniezioni costanti e graduali di acqua, per non generare le pericolose depressioni; il secondo fatto importante è che in altre regioni d’Europa e negli USA le autorità di controllo verificano giornalmente la relazione esistente tra pressione sottratta e sismicità prodotta al fine di regolare e imporre la riduzione delle estrazioni quando la sismicità si alza verso limiti pericolosi per la popolazione e le costruzioni, evitando accuratamente -come in Svizzera- di autorizzare tali attività in prossimità di faglie attive.
A parere del prof.Mucciarelli, il tragico terremoto amiatino del primo aprile 2000 che colpì i comuni di Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio, pur classificato di bassa magnitudo (4,5) causò gravi danni materiali perchè l’ipocentro era a bassa profondità -pochi km dalla superficie-, ha un chiaro collegamento con l’attività geotermica di Enel, sebbene quest’ultima abbia difatto sempre negato, e impedito l’accesso alle informazioni necessarie per studiare l’evento.
La Regione Toscana, ormai lanciata nella corsa all’oro ‘geotermico’, evidentemente ha altre finalità da perseguire rispetto alla tutela del suo territorio e della salute della sua popolazione, mentre i Sindaci dovrebbero essere molto più preoccupati per le gravi responsabilità che a loro vengono affidate dalle legge e dai protocolli sottoscritti.

L’INTERO INCONTRO E’ VISIBILE SUL NOSTRO CANALE YOUTUBE CLICCANDO QUI

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Il Tirreno del 20 settembre 2013
«La geotermia causa terremoti»
Relazione choc di due geologi ad Arcidosso: «Anticipa sismi che potrebbero “dormire” per millenni»
ARCIDOSSO – L’argomento è di quelli tabù tra addetti ai lavori e amministratori ma il tabù comincia a incrinarsi. L’insorgere di terremoti a causa dello sfruttamento delle fonti geotermiche è materia un fenomeno che gli scienziati stanno studiando seriamente e martedì sera una vasta platea raccolta nella sala comunale di Arcidosso ha potuto conoscerlo più a fondo grazie alla relazione fatta da due geologi esperti della materia, Marco Mucciarelli e Andrea Borgia, invitati da Sos Geotermia, il coordinamento di comitati che si batte contro lo sfruttamento geotermico dell’Amiata da parte di Enel che, oltre agli impianti già esistenti, sta costruendo un’altra centrale, Bagnore 4. La sala del Comune di Arcidosso era stracolma di cittadini «ma degli amministratori invitati, l’unico sindaco presente era Emilio Landi, padrone di casa, e alcuni consiglieri di Arcidosso e Castel del Piano», spiega Sos Geotermia, lamentando la scarsa attenzione degli altri amministratori amiatini al problema. Tanti erano, però, i cittadini interessati e i due scienziati, nonostante la particolarità tecnica dell’argomento, sono stati capaci di renderlo accessibile anche ai non addetti ai lavori con parole semplici, spiegando come la variazione di pressione, prodotta nel sottosuolo per sfruttare i vapori geotermici portandoli in superficie, sollecita e anticipa i movimenti che si sarebbero manifestati comunque ma nei millenni futuri. «Questo in ambito internazionale è riconosciuto da tutte le autorità e si studia in tutte le università del mondo» per «prevenire i terremoti indotti» e «l’abbassamento impercettibile e lento della superficie», spiega Sos Geotermia. «Che in Amiata la pressione venga sottratta al sottosuolo è sotto gli occhi di tutti – spiega il comitato – basta vedere con quale forza dalle ciminiere delle centrali vengono spinti in uscita i vapori di acqua, di anidride carbonica e altri veleni. Che ci siano nel sottosuolo dell’Amiata faglie naturali in equilibrio instabile e soggette a movimenti repentini capaci di generare terremoti è noto, essendo il territorio già catalogato come zona sismica». Per questo Sos Geotermia esprime stupore «che la Regione non abbia chiesto e imposto dall’Enel, perlomeno per le nuove autorizzazioni di Bagnore 4 e Piancastagnaio, garanzie circa il monitoraggio delle attività sismiche indotte (se ne parla, ma solo ad autorizzazione già concessa) e l’assunzione delle responsabilità a carico di Enel per evitare le possibili distruzioni e per i risarcimenti in caso di danni, come già previsto in altri Paesi». L’accusa è durissima: per Sos Geotermia «quella della Regione Toscana non può essere solo arretratezza culturale, ma altro, su cui dovrebbe indagare la magistratura». L’Onu, infatti, raccomanda ai paesi emergenti, che subiscono l’aggressivo sfruttamento dei loro territori, di evitare tali estrazioni nelle aree sismiche e di mantenere costante la pressione interna ai campi geotermici con reiniezioni costanti e graduali di acqua, per non generare le pericolose depressioni. Inoltre, in altre regioni d’Europa e negli Stati Uniti le autorità di controllo verificano giornalmente la relazione esistente tra pressione sottratta e sismicità prodotta. Secondo il professor Mucciarelli il tragico terremoto amiatino del 1º aprile 2000 che colpì i comuni di Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio ha un chiaro collegamento con l’attività geotermica di Enel, sebbene quest’ultima abbia difatto sempre negato «e impedito – spiega Sos Geotermia – l’accesso alle informazioni necessarie per studiare l’evento».

Ma Rossi ci punta ed Enel stanzia 500 milioni di euro  
Intanto, mercoledì scorso, l’Enel ha confermato il proprio impegno in Toscana, annunciando un piano di investimenti per il prossimo quinquennio di 900 milioni di euro, di cui oltre 500 per lo sviluppo della geotermia nelle zone geotermiche di Larderello, Radicondoli, Amiata e nuove aree di ricerca tra le province di Siena, Pisa e Grosseto. L’annuncio è arrivato nel corso di un incontro che si è tenuto al convegno, organizzato dal Cosvig al Teatro dei Risorti di Radicondoli (Siena) a margine della visita del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, al laboratorio sperimentale di Sesta. Rossi ha incontrato i sindaci dei Comuni geotermici. «Davanti all’obiettivo, di qui al 2020, di incrementare del 10% l’uso di fonti rinnovabili, la geotermia svolgerà un ruolo primario. Nel nuovo piano energetico si prevede che l’incremento dovrà essere prodotto per il 55% dalla geotermia a media entalpia», ha spiegato Rossi.

La Nazione del 20 settembre 2013
AMIATA UN TAVOLO TECNICO TIENE SOTTO CONTROLLO GLI AMBIENTI A RISCHIO
«Monitoraggio continuo»
Le attività della Regione per la sicurezza riguardo alla geotermia
L’INCONTRO «Amiata e Territorio» che ha affrontato l’argomento della Sismicità indotta organizzato da Sos Geotermia Amiata e che si è svolto ad Arcidosso, a cui ne seguiranno altri due a breve, preannuncia un inverno caldo che porterà dibattiti e contese in merito al tema molto sentito o della Geotermia.
INTANTO la Regione Toscana, chiamata in causa anche nell’incontro di martedì per «non aver provveduto in maniera regolare nel rispetto dell’impatto ambientale e della salute dei cittadini», parla chiaro e fa presente i molteplici studi in atto, sottolineando anche «le attività di studio sulla correlazione tra l’attività produttiva di energia geotermica e la sismicità registrata nell’area amiatina», studi che, ammette la Regione «a suo tempo portarono alla conclusione che non esistevano prove evidenti di un’influenza delle operazioni di coltivazione del campo geotermico sulla sismicità del sito. Continua va avanti la Regione Toscana il nostro monitoraggio sull’andamento dell’attività geotermoelettrica sull’Amiata. Il piano, che prevede approfondimenti per i prossimi tre anni, è stato elaborato d’accordo con le amministrazioni locali per continuare a tenere alta l’attenzione sulla geotermia e sui suoi possibili impatti sul territorio. In collaborazione con Ars (Agenzia Regionale di Sanità) stiamo portando avanti un approfondimento epidemiologico nelle aree geotermiche, passando a valutazioni più orientate a livello individuale in modo da arricchire ulteriormente il quadro di conoscenze già di per sé ampio e non lasciare spazi inespolorati. Sulla stessa popolazione sarà effettuato un biomonitoraggio di marcatori della presenza di metalli nel sangue e nelle urine, con particolare riferimento ad arsenico e mercurio». NEL 2013 è stato istituito un tavolo tecnico di monitoraggio dei dati ambientali relativi all’attività geotermoelettrica sull’Amiata (Ttga), di cui fanno parte i settori competenti della Regione Toscana, il Genio Civile dell’Area vasta Grosseto-Siena e l’Arpat Area vasta Sud. «Il Tavolo vuole analizzare e valutare i dati disponibili relativi ai monitoraggi ambientali connessi allo sfruttamento geotermoelettrico dell’area amiatina. Un studio di approfondimento conclude la Regione è stato portato avanti anche sugli isotopi. Tale lavoro si aggiunge al monitoraggio svolto grazie alla presenza dei tre piezometri installati dalla Regione che misurano in continuo la soggiacenza della falda»

GoNews.it del 19 settembre 2013
SOS Geotermia, i geologi Borgia e Mucciarelli denunciano rischi e responsabilità: “Attenzione alle attività sismiche indotte”
Il 17 settembre i due esperti in materia hanno esposto i loro dubbi sulla propensione della Regione: “I sindaci dovrebbero essere molto più preoccupati”
…segue ns. comunicato

La Nazione del 18 settembre 2013
«Attenti ai terremoti indotti causati dalle trivellazioni»
Incontro organizzato dal comitato SoS Geotermia
«UNA POLITICA che sfrutti le vere energie rinnovabili e che rispetti uomo e territorio». E’ questo il messaggio che ha voluto mandare SoS Geotermia Amiata in occasione dell’incontro «Amiata e territorio» che si è svolto nella sala consiliare del Comune di Arcidosso. L’evento ha visto la partecipazione massiccia del comitato SoS Geotermia, di cittadini e di amministratori: il sindaco di Arcidosso Emilio Landi e alcuni consiglieri del Comune di Castel del piano. È stato un pomeriggio di confronti e di dibattito scientifico sull’importante tema dei «Terremoti indotti», ossia quei terremoti provocati da attività umane, come ad esempio, è stato detto, «trivellazioni del suolo per progetti geotermici». L’evento è stato coordinato dal dottor Andrea Borgia seguito dall’intervento del professor Marco Mucciarelli. «GIÀ NEL 2000 ha detto Borgia un anno prima del terremoto che colpì Abbadia S.Salvatore, portai avanti un progetto scientifico finanziato allora con dieci milioni di lire per monitorare i movimenti del terreno in zone dove l’attività di trivellazione del suolo erano frequenti. Ad oggi possiamo affermare scientificamente che la reiniezione dei fluidi geotermici può essere una delle cause di terremoto. Gli studi conclude sono durati un anno, e continuano. Anche l’Onu ha individuato nel mantenimento della pressione ordinaria del campo geotermico l’unico modo efficace per garantire la sicurezza del territorio. Questo intervento è stato però ignorato dalla Regione Toscana». IL PROFESSOR Muccirelli a conclusione dell’evento lancia avvertimenti per tutti quei territori, anche per L’Amiata, che prevedono attività di trivellazione, «a muoversi con cautela. rispettando gli studi scientifici che ormai da decenni vengono portati avanti. Questo conclude per non trovarci a dover subire eventi come quelli dell’Emilia».

PrimaPaginaChiusi.it del 15 settembre 2013
AMIATA: GEOTERMIA E SISMICITA’ INDOTTA. INTERVISTA AL SISMOLOGO MUCCIARELLI
Martedì incontro pubblico ad Arcidosso sulla sismicità indotta. Il Docente di sismologia tra gli invitati
di David Busato
SIENA – La questione della geotermia sull’Amiata ritorna di attualità. Martedì 17 presso la sala consiliare del comune di Arcidosso, si terrà un incontro pubblico organizzato dal comitato SOS geotermia dal titolo “Amiata e Territorio”. Tra gli invitati oltre al Prof. Andrea Borgia, anche il Prof. Marco Mucciarelli, sismologo, che recentemente sull’argomento spinoso della sismicità indotta ha scritto sulla rivista scientifica ‘Ingegneria sismica’: “”In Italia gli studi sulla sismicità indotta sono in cronico ritardo rispetto al resto del mondo data la assenza di dati pubblici su questo fenomeno. Questa assenza di dati e di studi potrebbe essere confusa con la assenza del fenomeno stesso. Ciò sarebbe pericoloso in un momento in  cui vi è un forte interesse per attività quali la geotermia, lo  stoccaggio di metano ed il sequestro sotterraneo di anidride carbonica. Anche in aree con bassi livelli di sismicità naturale va prevista comunque la installazione di reti microsismiche che consentano il monitoraggio della sismicità indotta. I dati di queste reti dovrebbero essere resi disponibili su siti pubblici. Nella progettazione di impianti andrebbe considerata anche la sismicità che questi possono indurre, come avviene già in altri paesi europei. Infine le maggiori cautele andrebbero adottate in quelle aree dove le strutture esistenti risultano inadeguate sismicamente già per la sismicità naturale.”
Chiaro avvertimento per tutti quei territori che prevedono lo sviluppo di  attività di trivellazione, oppure che siano già ‘naturalmente’ sismici o dove i fabbricati siano inadeguati sismicamente. Per saperne si più abbiamo fatto qualche domanda al Prof. Mucciarelli.
1)   Professore, da una parte le proteste reiterate del Comitato contro la geotermia e dall’altra Enel che dice che è tutto ok…
Credo che le proteste per la sismicità indotta derivino da una mancanza di chiarezza e di normative. Per esempio in questi giorni c’è il problema della sismicità indotta in Olanda da estrazione gas, ma è chiaro per tutti che è una risorsa per quel Paese irrinunciabile e le compagnie rifondano i danni eventualmente causate e sono tenute a farlo e per legge. In Olanda se una compagnia fa un danno lo risarcisce per legge. Il problema è che in Italia questo sistema non funziona; quando cìè stato il terremoto sull’Amiata nel 2000 in cui anche studi recenti hanno dimostrato come sia stato indotto molto probabilmente dalle attività geotermiche. Ebbene, i 26 casali che furono danneggiati da questo terremoto penso non siano stati risarciti da parte delle compagnie che sfruttano il geotermico. Il problema non è si o no alla geotermia, ma bisogna evitare di dire da un lato che non succede mai niente, e dall’altro.di dire che qualsiasi terremoto viene è un terremoto indotto. Servono controlli pubblici rigorosi. E’ risaputo in tutto il mondo che questa attività può indurre terremoti. E’ chiaro che la geotermia è una fonte energetica, ma comporta dei rischio per cui dobbiamo chiederci: quanto costano questi rischi? Anche studi dell’Enel a Larderello o altrove hanno dimostrato correlazioni di sismicità indotta quindi non si può negare questo rischio. In tutto il mondo dove si sfrutta l’energia geotermica, si sa che c’è sismicità indotta, ma è controllata ed i dati sul monitoraggio della sismicità sono pubblici, cosa che, per esempio, in Italia, non lo sono.
2)     Si può percentualmente stabilire quanto lo sfruttamento geotermico induca terremoti?
Se parliamo di terremoti in generale la percentuale è del 100% perché la tecnica di sfruttamento che viene utilizzata di stimolazione crea degli sforzi all’interno della crosta terrestre che genera sismicità. Dopo dobbiamo ragionare su quanto sismicità sia strumentale e quanto sia percepita, e qui la percentuale tende a diminuire. Un altro passo sarebbe quello di passare dal percepito al danno .
3)     Da esperto quale è Lei, mi esprima un giudizio su chi dice che lo sfruttare la geotermia permette alla terra di “sfogarsi” e quindi di evitare terremoti futuri…
Sono affermazioni rischiose…

Effetto domino. Da Castel Giorgio all’Amiata: si può vincere!

domino amiataDal monte Amiata salutiamo con soddisfazione la vittoria dei comitati e dei cittadini che hanno impedito che anche nei vostri territori iniziasse il saccheggio da parte della ITM-LKW.
Ci auguriamo che questa vittoria, disvelatrice del falso convincimento che la geotermia sia una pratica ‘verde’, innocua e rinnovabile, sia di buon auspicio anche per la nostra battaglia e riconduca alla ragione gli amministratori locali e regionali della Toscana, al pari dei loro colleghi umbri.
Siamo con voi!

Riportiamo il comunicato del 29 agosto 2013 delle Associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano, della Tuscia viterbese e del lago di Bolsena:

ITW & LKW Geotermia Italia S.p.A. abbandona il progetto di geotermia a Castel Giorgio: ambientalisti,  popolazione e i sindaci uniti in difesa delle peculiarità del territorio

Grande soddisfazione dell’opinione pubblica dell’Alfina per il ritiro della ITW-LKW dal progetto di geotermia nel comune di Castel Giorgio.
Si è trattato di una importante vittoria dell’opinione pubblica, attraverso i comitati ambientalisti e le forze politiche locali. Che hanno risposto in modo forte e determinato a quella che è stata considerata una vera e propria minaccia alla salute dei cittadini e al proprio bellissimo territorio: un raro ed efficace momento di compattezza. Un luminoso esempio di come le comunità locali, se opportunamente motivate e informate, riescono muoversi con successo per rispondere alle continue aggressioni speculative ai propri più genuini e basilari interessi.
Il progetto, pur volendo adoperare una  tecnologia dichiarata “verde”, comportava in effetti rischi troppo forti per la salute e i beni dei cittadini di un’ampia zona, con la certezza di provocare sciami sismici di magnitudo non prevedibili. Grave anche il rischio di inquinamento dell’importante bacino acquifero potabile sottostante, con effetti nocivi di grande portata per lo stesso lago di Bolsena.
A rassicurare sulla innocuità del progetto era intervenuto il suo firmatario, il prof. Franco Barberi, condannato in primo grado all’Aquila per aver rassicurato gli aquilani prima del gravissimo terremoto del 2009. Il che naturalmente aveva tutt’altro che rassicurato l’opinione pubblica di Castel Giorgio. Tutte le forze politiche locali, dopo qualche iniziale tentennamento della precedente amministrazione, hanno infine  espresso un compatto no al progetto, nonostante le enormi pressioni ricevute da alcune dirigenze politiche nazionali. I candidati di SEL, del PD e del 5 Stelle hanno concordato su questa linea. E la nuova amministrazione, con alla testa il Sindaco Andrea Garbini, ha da subito adottato una chiara linea di contrarietà al progetto. Notevole e cruciale il contributo scientifico e politico del comune di Orvieto, attraverso l’impegno personale del proprio Assessore prof. Claudio Margottini, geologo di fama internazionale.  Un sostanzioso contributo è giunto anche dalla Provincia di Viterbo, con il sostegno del Vicepresidente e Assessore all’ambiente Paolo Equitani e dei sindaci del Lago di Bolsena, nonché dalle associazioni di tutela dello stesso  Lago, con in testa l’ing. Piero Bruni.
Un grande ed intenso lavoro di coordinamento, di sensibilizzazione e di accertamento dei problemi reali e delle procedure connesse è stato compiuto dai comitati ambientalisti del territorio, tra cui il CISA e il Comitato per la Salute dei cittadini e del Territorio di Castel Giorgio, in coordinamento con le associazioni ambientaliste interessate al Lago di Bolsena. Gravi pecche sono state riscontrate nelle procedure, inaccettabili incompatibilità  e una generale sottostima dei rischi, informandone la popolazione e tutte le autorità competenti fino ai livelli regionali e nazionali. E intervenendo con forza e cognizione di causa nelle procedure di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e arrivando a richiedere l’intervento della magistratura.
Di fronte a questo fronte compatto e estremamente attivo di comitati, popolazione, sindaci e politici locali, alla società proponente non è rimasta altra scelta che ritirarsi.
Una bella vittoria dell’opinione pubblica contro i poteri forti. Ma anche la consapevolezza che occorrerà tornare a difendersi presto da nuove offensive speculative.

Associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano, della Tuscia viterbese e del lago di Bolsena

La lotta contro la geotermia Enel non va in ferie. Contestato a Santa Fiora il cantante Cristicchi

20130820_cristicchi_sfiora_imgMartedì sera, 20 agosto, un gruppo di attivisti dei comitati antigeotermici dell’Amiata – Monte libero e SOS Geotermia – si è presentato ai cancelli dell’auditorium della Peschiera di Santa Fiora con tanto di striscioni e volantini da distribuire al pubblico presente per far conoscere la realtà di devastazione ambientale, culturale, economica e sociale che si nasconde dietro la costruzione della nuova centrale geotermoelettrica.
L’occasione per la manifestazione è stata offerta dal programma della serata del XIV festival internazionale “Santa Fiora in musica”, sponsorizzato da Enel Green Power, e dalla la presenza del cantante Simone Cristicchi, special guest del Coro dei minatori di Santa Fiora. L’obiettivo del gruppo, contattare il famoso artista, sottoponendogli il documento, dal titolo “La musica di Enel” (che riportiamo di seguito) e, al contempo, informare i presenti sul progetto di devastazione ambientale in atto sull’Amiata. Una parte del gruppo si è diretta verso il palco, con uno striscione e una ragazza che avrebbe letto il testo del volantino: la missione è riuscita.
Un’altra parte è stata bloccata all’ingresso dell’auditorium dal primo cittadino Renzo Verdi e da alcuni suoi scagnozzi, i quali non solo hanno impedito di volantinare, ma anche di aprire lo striscione, a forza di spintoni e mani allungate dal sindaco in persona. Altri riuscivano a incontrare Cristicchi, a cui è stato consegnato materiale informativo. Dopo di che gli attivisti hanno abbandonato il campo e il concerto ha potuto cominciare e svolgersi nella massima tranquillità.
I movimenti amiatini contro la geotermia e contro Enel hanno dato così inizio alla mobilitazione che li vedrà impegnati anche nelle prossime settimane, in vista anche della fatidica data del 12 ottobre (scoperta dell’America), quando saranno chiamati a partecipare alla grande giornata internazionale contro i megaprogetti di Enel nel mondo che “dalla Colombia alle nostre montagne minacciano e inquinano le nostre vite”, hanno scritto.

La musica di Enel

Quale è il metodo più facile per mascherare e far passare più facilmente un qualsiasi progetto di devastazione ambientale come, per esempio, una nuova centrale geotermica? Enel ci dà la risposta: compensazioni.
Cosa sono le compensazioni?
Si può iniziare con il proporre una ridicola quantità di posti di lavoro per la popolazione locale ma solo per chi appartiene a quei comuni che appoggiano il progetto. D’altronde poi si potrà dire: “l’acqua del fiora non è potabile, però almeno mio figlio l’ho sistemato, sai come è, c’è la crisi!”
Si possono poi distribuire soldi alle amministrazioni locali cosi almeno non saranno i sindaci a protestare e magari potranno riparare un paio di strade e un lampione. Si possono buttare soldi pubblici per il teleriscaldamento, tanto a pagare i debiti delle spa miste e le bollette maggiorate del 40% sono i cittadini di Santa Fiora.
Si possono magari finanziare dei concerti estivi dove la gente balli e si diverta senza pensare alle conseguenze che una centrale geotermica può avere sulle loro vite.
Magari si può pure chiamare a suonare un artista famoso venuto da fuori e farlo suonare col sindaco che già ha accettato le compensazioni e magari utilizzare l’immaginario della storia dei minatori per arrivare di più al cuore della gente.
Insomma una bella ricetta che la multinazionale Enel usa da anni per coprire ogni sorta di progetto devastante. Lo fanno in Sud America in Colombia con le dighe idroelettriche, lo fanno con le centrali a carbone a Civitavecchia senza parlare in passato con il nucleare a Montalto di Castro e lo fanno quotidianamente sull’Amiata con l’imposizione delle centrali geotermiche.
Questa è la musica di Enel che ancora una volta ci regala due note per compensare la costruzione di Bagnore 4 e giustificare l’esistenza delle altre centrali geotermiche in zona e magari perché no convincerci che si tratti pure di un progetto “green”.
Ma la realtà è un’altra e la musica che ci piace ascoltare è quella di chi abita, vive e sta con le montagne e non ha nessuna intenzione di farsi corrompere o di svendere i propri territori. Di chi pensa che l’acqua sia un bene comune e non una merce di scambio e non abbia prezzo.
Il 12 ottobre sarà una grande giornata di mobilitazione internazionale contro i megaprogetti che devastano i territori e per noi tutti e tutte assume una importanza particolare contro i progetti di Enel che dalla Colombia alle nostre montagne minacciano e inquinano le nostre vite.
Anche qui sull’Amiata sarà un giorno importante per ribadire il nostro No alle centrali geotermiche e solidarizzare con tutte le realtà che si oppongono alla devastazione dei territori. Tutta un’altra musica!

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Il Cittadino online del 23 agosto 2013
Geotermia: aspro confronto tra Comitati e sindaco Verdi
Sull’Amiata infuria la polemica intorno a Bagnore 4
di Fabrizio Pinzuti
AMIATA. Si fa sempre più incandescente la polemica dei Comitati amiatini per l’ambiente (Monte Libero e SOS Geotermia) verso Renzo Verdi, sindaco del Comune di Santa Fiora, nel cui territorio è stata autorizzata la costruzione di una megacentrale geotermica denominata Bagnore 4, a poca distanza da Bagnore 3, l’altra centrale in attività. Dopo le polemiche sulle “compensazioni” che l’Enel eroga ai Comuni che, come Santa Fiora, accettano l’istallazione di impianti nel proprio territorio e sullo spreco di denaro (“Si possono buttare soldi pubblici per il teleriscaldamento, tanto a pagare i debiti delle spa miste e le bollette maggiorate del 40% sono i cittadini di Santa Fiora”), l’attenzione dei Comitati ritorna sul comportamento che il sindaco Verdi avrebbe tenuto in occasione del concerto tenuto a Santa Fiora martedì 21 dal cantautore Simone Cristicchi, che si è avvalso più volte della collaborazione del coro dei minatori del quale fa parte anche il sindaco Verdi.
Nel precedente comunicato (“La musica di Enel”) i Comitati mettevano alla berlina, tra le cosiddette compensazioni, il finanziamento da parte dell’Enel di “concerti estivi dove la gente balli e si diverta senza pensare alle conseguenze che una centrale geotermica può avere sulle loro vite”) e sulla base dei concerti in programma facevano riferimento esplicito a “un artista famoso venuto da fuori” a ”suonare col sindaco che già ha accettato le compensazioni”, utilizzando magari “l’immaginario della storia dei minatori per arrivare di più al cuore della gente”. Sono questi, a giudizio dei Comitati, gli ingredienti di “una bella ricetta che la multinazionale Enel usa da anni per coprire ogni sorta di progetto devastante”.
Nell’ultimo comunicato si parla dell’intervento di un gruppo di attivisti dei comitati antigeotermici svolto martedì scorso 20 agosto, in occasione della serata del XIV festival internazionale ‘Santa Fiora in musica’, “sponsorizzato da Enel Green Power”, intervento organizzato “per far conoscere la realtà di devastazione ambientale, culturale, economica  e sociale che si nasconde dietro la costruzione della  nuova centrale geotermoelettrica” e per informare della giornata di mobilitazione internazionale del 12 ottobre (scoperta dell’America), organizzata “contro i megaprogetti di Enel”.
Al concerto partecipava il cantante Simone Cristicchi, “special guest del Coro dei minatori di Santa Fiora”, e fra gli intenti del gruppo rientrava “contattare il famoso artista, sottoponendogli il documento, dal titolo “La musica di Enel”. E qui sarebbe avvenuto l’incontro e il “contatto” con il sindaco Verdi. “Una parte del gruppo, prosegue la nota, si è diretta verso il palco, con uno striscione; una ragazza avrebbe letto il testo del volantino. E la missione è riuscita. Un’altra parte è stata bloccata all’ingresso dell’auditorium dal primo cittadino Renzo Verdi e da alcuni suoi scagnozzi, i quali non solo hanno impedito di volantinare, ma anche di aprire lo striscione, grazie agli spintoni e alle mani allungate dal sindaco in persona. Altri riuscivano a incontrare velocemente Cristicchi, a cui è stato consegnato materiale informativo. Dopo di che gli attivisti hanno abbandonato il campo e il concerto ha potuto cominciare e svolgersi nella massima tranquillità”.
Il primo cittadino santafiorese si è sempre dichiarato disponibile al confronto ed è da attendersi una sua replica.

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Contropiano.org del 23 agosto 2013
Geotermia Amiata. Interrotto il concerto di Cristicchi
Martedì sera, 20 agosto, un gruppo di attivisti dei comitati antigeotermici dell’Amiata – Monte libero e SOS Geotermia – si è presentato ai cancelli dell’auditorium della Peschiera di Santa Fiora con tanto di striscioni e volantini da distribuire al pubblico presente per far conoscere la realtà di devastazione ambientale, culturale, economica e sociale che si nasconde dietro la costruzione della nuova centrale geotermoelettrica.
L’occasione per la manifestazione è stata offerta dal programma della serata del XIV festival internazionale “Santa Fiora in musica”, sponsorizzato da Enel Green Power, e dalla la presenza del cantante Simone Cristicchi, special guest del Coro dei minatori di Santa Fiora. L’obiettivo del gruppo, contattare il famoso artista, sottoponendogli il documento, dal titolo “La musica di Enel” e, al contempo, informare i presenti sul progetto di devastazione ambientale in atto sull’Amiata. Una parte del gruppo si è diretta verso il palco, con uno striscione e una ragazza che avrebbe letto il testo del volantino: la missione è riuscita.
Un’altra parte è stata bloccata all’ingresso dell’auditorium dal primo cittadino Renzo Verdi e da alcuni suoi scagnozzi, i quali non solo hanno impedito di volantinare, ma anche di aprire lo striscione, a forza di spintoni e mani allungate dal sindaco in persona. Altri riuscivano a incontrare Cristicchi, a cui è stato consegnato materiale informativo. Dopo di che gli attivisti hanno abbandonato il campo e il concerto ha potuto cominciare e svolgersi nella massima tranquillità.
I movimenti amiatini contro la geotermia e contro Enel hanno dato così inizio alla mobilitazione che li vedrà impegnati anche nelle prossime settimane, in vista anche della fatidica data del 12 ottobre (scoperta dell’America), quando saranno chiamati a partecipare alla grande giornata internazionale contro i megaprogetti di Enel nel mondo che “dalla Colombia alle nostre montagne minacciano e inquinano le nostre vite”, hanno scritto.

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Il Cittadino online del 22 agosto 2013
La geotermia è “Tutta un’altra musica”
L’Enel “compensa” i Comuni e il Comitato protesta
di Fabrizio Pinzuti
AMIATA. Comitati ancora sul piede di guerra contro l’Enel, mentre preannunciano l’adesione alla giornata internazionale contro i megaprogetti in programma il 12 ottobre, anniversario della scoperta dell’America.
Prendendo spunto da un concerto tenuto a Santa Fiora dal cantautore Simone Cristicchi, che si è avvalso più volte della collaborazione del coro dei minatori di Santa Fiora del quale fa parte anche il sindaco Renzo Verdi, i Comitati in una loro nota, parlano della “La musica di Enel”. Il comunicato, non senza una punta d’ironia, inizia con una domanda: “Quale è il metodo più facile per mascherare e far passare più facilmente un qualsiasi progetto di devastazione ambientale come, per esempio, una nuova centrale geotermica? Enel ci dà la risposta: compensazioni. Cosa sono le compensazioni? Si può iniziare con il proporre una ridicola quantità di posti di lavoro per la popolazione locale ma solo per chi appartiene a quei comuni che appoggiano il progetto. D’altronde poi si potrà dire: ‘L’acqua del Fiora non è potabile, però almeno mio figlio l’ho sistemato, sai come è, c’è la crisi!’ Si possono poi distribuire soldi alle amministrazioni locali cosi almeno non saranno i sindaci a protestare e magari potranno riparare un paio di strade e un lampione. Si possono buttare soldi pubblici per il teleriscaldamento, tanto a pagare i debiti delle spa miste e le bollette maggiorate del 40% sono i cittadini di Santa Fiora. Si possono magari finanziare dei concerti estivi dove la gente balli e si diverta senza pensare alle conseguenze che una centrale geotermica può avere sulle loro vite. Magari si può pure chiamare a suonare un artista famoso venuto da fuori e farlo suonare col sindaco che già ha accettato le compensazioni e magari utilizzare l’immaginario della storia dei minatori per arrivare di più al cuore della gente. Insomma una bella ricetta che la multinazionale Enel usa da anni per coprire ogni sorta di progetto devastante. Lo fanno in Sud America in Colombia con le dighe idroelettriche, lo fanno con le centrali a carbone a Civitavecchia senza parlare in passato con il nucleare a Montalto di Castro e lo fanno quotidianamente sull’Amiata con l’imposizione delle centrali geotermiche. Questa è la musica di Enel che ancora una volta ci regala due note per compensare la costruzione di Bagnore 4 e giustificare l’esistenza delle altre centrali geotermiche in zona e magari, perché no, convincerci che si tratti pure di un progetto “green”.
Ma la realtà è un’altra e la musica che ci piace ascoltare è quella di chi abita, vive e sta con le montagne e non ha nessuna intenzione di farsi corrompere o di svendere i propri territori. Di chi pensa che l’acqua sia un bene comune e non una merce di scambio e non abbia prezzo. Il 12 ottobre sarà una grande giornata di mobilitazione internazionale contro i megaprogetti che devastano i territori e per noi tutti e tutte assume una importanza particolare contro i progetti di Enel che dalla Colombia alle nostre montagne minacciano e inquinano le nostre vite. Anche qui sull’Amiata sarà un giorno importante per ribadire il nostro No alle centrali geotermiche e solidarizzare con tutte le realtà che si oppongono alla devastazione dei territori. Tutta un’altra musica!”

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Il Tirreno del 22 agosto 2013
Il “no” alla geotermia fa irruzione al live di Cristicchi
Blitz dei comitati nella serata clou di Santa Fiora in Musica. Il festival sponsorizzato da Enel fa da vetrina alla protesta
20130822_foto_Tirreno
Santa Fiora – Sos Geotermia Amiata contesta a Santa Fiora il progetto della nuova centrale di Bagnore e rompe i cordoni di sicurezza per avvicinare il cantante Cristicchi, sul palco del festival Santa Fiora in Musica con il Coro dei Mina­tori. Festival sponsorizzato da Enel Green power.
La  protesta, dunque, va a col­pire in modo eclatante anche l’evento principe dell’Amiata e in particolare il cantante Cristic­chi che di Santa Fiora è diventa­to amico del cuore, vista la sua ormai consueta presenza nel borgo amiatino e il percorso arti­stico compiuto col coro dei mi­natori che con l’autore di “Ti re­galerò una rosa” sono arrivati addirittura al palco di San Remo.
Martedì sera dunque un grup­po di attivisti dei comitati antige­otermici dell’Amiata» riferisce una nota degli stessi comitati si è presentato ai cancelli dell’auditorium della Peschiera di Santa Fiora con tanto di striscioni e vo­lantini da distribuire al pubblico «per far conoscere la realtà di de­vastazione ambientale, cultura­le, economica e sociale che si na­sconde dietro la costruzione del­la nuova centrale geotermoelet­trica».
L’occasione, come detto, è stata la presenza di una star co­me Cristicchi: obiettivo del grup­po contattare il famoso artista per sottoporgli il documento dal titolo “La musica di Enel” e, al contempo, informare i presenti «Una parte del gruppo si è diret­ta verso il palco, con uno stri­scione e una ragazza che avreb­be letto il testo del volantino: la missione è riuscita. Un’altra par­te è stata bloccata all’ingressodell’auditorium dal sindaco Ren­zo Verdi e da altri che – dicono i manifestanti – hanno impedito di volantinare e di aprire lo stri­scione. Altri riuscivano a incon­trare Cristicchi, a cui è stato con­segnato materiale informativo. Dopo di che gli attivisti hanno
abbandonato il campo e il con­certo ha potuto cominciare e svolgersi nella massima tranquil­lità».
I movimenti amiatini contro la geotermia e contro Enel han­no dato così inizio alla mobilita­zione che li vedrà impegnati an­che nelle prossime settimane, in vista anche della fatidica data del 12 ottobre, giornata interna­zionale «contro i megaprogetti di Enel nel mondo che dalla Co­lombia alle nostre montagne mi­nacciano e inquinano le nostre vite», scrivono i comitati.(f.b.)

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La Nazione del 22 agosto 2013
IL CASO COMITATI ANTIGEOTERMICI DA CRISTICCHI
Striscioni al concerto del Coro
UN GRUPPO di attivisti dei comitati antigeotermici dell’Amiata «Monte libero» e «Sos Geotermia» si è presentato ai cancelli dell’auditorium della Peschiera di Santa Fiora con tanto di striscioni e volantini da distribuire per far conoscere la realtà di «devastazione ambientale si legge nella nota , culturale, economica e sociale che si nasconde dietro la costruzione della nuova centrale geotermoelettrica». L’occasione per la manifestazione è stata offerta dalla presenza del cantante Simone Cristicchi, special guest del Coro dei minatori di Santa Fiora. Una parte del gruppo si è diretta verso il palco, con uno striscione e una ragazza che avrebbe letto il testo del volantino. E la missione è riuscita.

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GrossetoOggi.net del 21 agosto 2013
La lotta contro la geotermia Enel non va in ferie. Contestato a Santa Fiora il cantante Cristicchi
…segue ns. comunicato

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PrimaPaginaChiusi.it del 21 agosto 2013
I COMITATI ANTIGEOTERMICI AMIATINI CONTESTANO ENEL AL CONCERTO DI CRISTICCHI
di Marco Lorenzoni
“QUESTA E’ LA MUSICA DI ENEL”. STRISCIONI, VOLANTINI E QUALCHE SPINTONE.  CONSEGNATO AL CANTANTE MATERIALE INFORMATIVO SULLA DEVASTAZIONE AMBIENTALE DELL’AMIATA…
SANTA FIORA – Martedì sera, 20 agosto, un gruppo di attivisti dei comitati antigeotermici dell’Amiata – Monte libero e SOS Geotermia – si è presentato ai cancelli dell’auditorium della Peschiera di Santa Fiora con tanto di striscioni e volantini da distribuire al pubblico presente per far conoscere la realtà di devastazione ambientale, culturale, economica e sociale che si nasconde dietro la costruzione della nuova centrale geotermoelettrica. L’occasione per la manifestazione è stata offerta dal programma della serata del XIV festival internazionale “Santa Fiora in musica”, sponsorizzato da Enel Green Power, e dalla la presenza del cantante Simone Cristicchi, special guest del Coro dei minatori di Santa Fiora. L’obiettivo del gruppo, contattare il famoso artista, sottoponendogli il documento, dal titolo “La musica di Enel” e, al contempo, informare i presenti sul progetto di devastazione ambientale in atto sull’Amiata.
Una parte del gruppo si è diretta verso il palco, con uno striscione e una ragazza che avrebbe letto il testo del volantino. E la missione è riuscita. Un’altra parte è stata bloccata all’ingresso dell’auditorium dal primo cittadino Renzo Verdi e da alcuni  addetti ala sicurezza, i quali non solo hanno impedito di volantinare, ma anche di aprire lo striscione. Ci sono stati spintoni e e qualcuno ha anche allungato le mani (pare anche il sindaco in persona). Altri riuscivano a incontrare velocemente Cristicchi, a cui è stato consegnato materiale informativo. Dopo di che gli attivisti hanno abbandonato il campo e il concerto ha potuto cominciare e svolgersi nella massima tranquillità. I movimenti amiatini contro la geotermia e contro Enel hanno dato così inizio alla mobilitazione che li vedrà impegnati anche nelle prossime settimane, in vista della fatidica data del 12 ottobre ( scoperta dell’America), quando saranno chiamati a partecipare alla grande giornata internazionale contro i megaprogetti di Enel che “dalla Colombia alle nostre montagne minacciano e inquinano le nostre vite”, hanno scritto Monte Liberoe  SOS Geotermia.

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GoNews.it del 21 agosto 2013
I movimenti per l’Amiata ‘irrompono’ al concerto di Cristicchi: “Non vogliamo la musica di Enel”
“Si invita un cantante famoso come specchietto per le allodole e far dimenticare dei danni che la nuova centrale Bagnore 4 farà sul territorio”
…segue ns. comunicato

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Lavoro: la pernacchietta dell’Enel diventa il ruggito dei sindaci (e dei media)

sordi_gas_tieDa qualche giorno circola sui media la notizia di ’12-posti di lavoro-12′ offerti dall’Enel, bontà sua, legati agli impianti geotermici.
I sindaci amiatini, in particolare Agnorelli, Verdi e Landi, si sperticano in lodi azzardando che ‘…si tratta di una grande opportunità per i nostri giovani…’. Vediamo allora come la ‘pernacchietta’ dell’Enel si trasforma in ‘grande opportunita per i nostri giovani’.

1. Tanto per cominciare non c’è nessun bando né richieste tramite gli uffici di collocamento, tanto che per partecipare a queste fantomatiche selezioni bisogna ‘genericamente’ inviare il Curriculum Vitae all’Enel tramite il suo sito, quindi la comunicazione è stata evidentemente fatta direttamente da Enel ai sindaci interessati (e alla stampa?).

2. Non sappiamo quindi di che tipo di ‘posti di lavoro’ si tratti; siamo peraltro certi che si tratti di lavoro precario, e quindi NON si tratti di ‘posti fissi’, cioè a tempo indeterminato, come peraltro già l’Enel aveva ben chiarito ai tempi dell’ultima convenzione: 100 posti in tutto durante i 5 anni della costruzione delle centrali.

3. Negli articoli successivi alla ‘pernacchietta’ dell’Enel, assistiamo al ‘ruggito’ dei sindaci e dei media che danno ad intendere che si tratti di 12 posti, comunque precari, ma destinati ai ‘giovani’ fino a 40 anni (sic) dei comuni amiatini di Piancastagnaio, Santa Fiora e Arcidosso.
Si dice espressamente che ‘i candidati idonei ad accedere alle selezioni, sono quelli residenti nei Comuni di Arcidosso, Santa Fiora e Piancastagnaio’, ma questo non è vero, tanto che Il Tirreno, addirittura, mentre nell’edizione amiatina la racconta così, invece nell’edizione della Valdicecina dice che ‘sarà condizione necessaria avere la residenza in uno dei comuni sedi di impianto geotermico’, cioè, ‘Pomarance, Castelnuovo Valdicecina, Monterotondo Marittimo, Monteverdi Marittimo, Montieri, Chiusdino, Radicondoli, Piancastagnaio, Santa Fiora e Arcidosso’, cioè, se tutto va bene, UN POSTO PRECARIO PER OGNI COMUNE, alla faccia delle ‘grandi opportunità’!
Peraltro non si capisce perchè Casteldelpiano ed altri comuni limitrofi che comunque si beccano allo stesso modo i danni della geotermia, non abbiano poi accesso neanche alle ‘lenticchie’ dell’Enel.

4. I sindaci amiatini, nell’annunciare l’eccezionale evento, promuoveranno corsi di preparazione per tali posti. Serve davvero che ogni comune impegni peraltro risorse per fare dei corsi finalizzati, se va bene, ad un posto precario per comune? O servono ad altro?

E’ la solita, triste e tragica storia della geotermia e degli amministratori locali che, a corto di argomenti per giustificare la presenza di impianti pericolosi ed inquinanti sul territorio, sollecitano ed attendono -col cappello in mano- ogni ‘concessione’ dell’Enel, pronti ad amplificare e magnificare ogni pernacchietta che esca dai camini delle centrali.
Se la grande svolta lavoro è tutta qui, stanno veramente scambiando l’asino con i poponi.

Di seguito alcuni degli articoli che annunciano i 12 posti

La Nazione del 2 agosto 2013
Enel green Power assume operai
PIANCASTAGNAIO. NUOVE possibilità di lavoro per i ragazzi di Piancastagnaio. L’Enel Green Power, infatti, ha aperto le iscrizioni per una selezione di operai da assumere per l’esercizio e la manutenzione degli impianti geotermici che avverrà a settembre. «Un’opportunità importante per i nostri giovani». Commenta il sindaco di Piancastagnaio, Fabrizio Agnorelli: «Come amministrazione abbiamo deciso di dare un sostegno ai ragazzi organizzando alcuni corsi di formazione insieme ai sindacati. Le lezioni cominceranno subito dopo Ferragosto sedi ed orari saranno comunicati con appositi avvisi e permetteranno di arrivare più preparati al momento della selezione». I candidati devono risiedere nei Comuni sede di impianti, quindi anche Piancastagnaio. Per iscriversi: www.enel.it-carriere-invia curriculum.

Il Tirreno del 1 agosto 2013
Geotermia, Enel assume 12 operai entro settembre
Saranno selezionati giovani da inserire come apprendisti per la manutenzione degli impianti. I sindaci e i sindacati organizzano corsi di formazione
di Fiora Bonelli
AMIATA Finalmente qualcosa si muove nello scenario dell’occupazione giovanile amiatina. Erano in tanti a sperarlo e in tanti a prometterlo. A settembre Enel Green Power selezionerà giovani per affidare l’esercizio e la manuten-zione degli impianti geotermici per Santa Fiora, Arcidosso e Piancastagnaio. Enel Green Power, infatti, ha aperto le iscrizioni per una selezione di operai da assumere per l’esercizio e la manutenzione degli impianti geotermici, che avverrà a settembre. Si comincia con 12 operai con contratti di apprendistato che poi si trasformeranno a tempo indeterminato, ma si suppone che il numero cresca anche per rimpiazzare i pensionamenti e le uscite dall’organico dell’azienda. Spazio ai giovani, insomma, come le istituzioni chiedevano e Enel Green Power ha sovente promesso. «Si tratta di un’opportunità molto importante per i nostri giovani», commentano i sindaci di Santa Fiora Renzo Verdi, di Piacastagnaio Fabrizio Agnorelli e di Arcidosso Emilio Landi che aggiungono: «Nei 19 comuni geotermici sono già ben 130 le assunzioni fatte dall’azienda negli ultimi anni, di cui una decina del nostro territorio e questa nuova selezione offre segni positivi e di speranza in controtendenza con i tristi numeri sul lavoro e sulla disoccupazione a cui siamo abituati negli ultimi tempi. Come amministrazioni comunali abbiamo, inoltre, deciso di dare un sostegno ai nostri ragazzi organizzando, nelle prossime settimane, alcuni corsi di formazione insieme ai sindacati. Le lezioni cominceranno subito dopo ferragosto. Le sedi saranno a Santa Fiora e a Piancastagnaio; gli orari saranno comunicati con appositi avvisi, sia in forma cartacea, sia nei siti istituzionali dei rispettivi comuni. I corsi permetteranno di arrivare più preparati al momento della selezione». I candidati idonei ad accedere alle selezioni, sono quelli residenti nei Comuni sede di impianti, quindi Arcidosso, Santa Fiora e Piancastagnaio, i quali potranno partecipare a due tipi di selezione, la “Junior”, per età tra 18 e 29 anni, per la quale è richiesto uno tra i seguenti titoli di studio: diploma di geometra, perito meccanico, chimico, elettrotecnico, elettronico, in telecomunicazioni o minerario, Ipsia 5 anni con specializzazioni tecniche, maturità scientifica. La “Senior”, per chi è in possesso di diploma di scuola secondaria superiore, percorso di 5 anni, con età inferiore a 40 anni e precedenti esperienze lavorative che andranno riportate nel curriculum, specificando le attività svolte, tempi e ruoli. Per partecipare occorre essere inseriti nel database dei candidati con il proprio curriculum vitae: per iscriversi è possibile collegarsi al sito web di Enel, www.enel.it.

Candidature aperte dodici posti in Enel Green Power
Si cercano periti e operai per la manutenzione degli impianti Per iscriversi alle selezioni c’è tempo fino al 31 agosto
VALDICECINA Una boccata d’ossigeno. Dodici i posti di lavoro in ballo nella galassia di Enel Green Power per periti e operai da destinare all’esercizio e alla manutenzione degli impianti. Tutti posti riservati ai residenti nei comuni sedi di impianto geotermico. C’è tempo fino al 31 agosto per farsi avanti e partecipare alle selezioni, stando a quanto comunicato dalla direzione aziendale ai rappresentanti sindacali Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil. Due i profili previsti, junior e senior, tutti a carattere operativo, inquadrati presso la divisione dell’azienda Operation&Manintenance. «Un’opportunità che si rinnova anche per i candidati che in precedenti selezioni non erano risultati idonei – sottolineano i rappresentanti sindacali –. Organizzeremo, in collaborazione con i comuni interessati, dei corsi di formazione gratuiti per fornire a chiunque sia interessato un supporto specifico sulle materie che saranno oggetto della selezione». Che aggiungono: «A breve diffonderemo le date dei corsi». Una selezione già annunciata, che si inserisce nel solco che dal 2009 ad oggi ha visto nei comuni geotermici l’inserimento in Enel Green Power di 130 nuovi assunti. Un criterio di priorità quello della residenza nei territori sede di impianti geotermici che è sancito negli accordi tra azienda e istituzioni. Profilo Junior. Per quanto riguarda il profilo Junior, per essere ammessi alla selezione è richiesta un’età inferiore a 29 anni, ovvero il candidato non dovrà aver compiuto 30 anni prima dell’eventuale data di assunzione. Inoltre, è richiesto uno dei seguenti diplomi, con una votazione di almeno 65/100: geometra, perito meccanico, elettrotecnico, elettronico, chimico, minerario, telecomunicazioni, Ipsia (5 anni) o liceo scientifico. Profilo Senior. Invece, per quanto riguarda il profilo di Senior, per essere ammessi alle selezioni è richiesta un’età inferiore a 40 anni e un diploma di scuola superiore che abbia avuto un percorso formativo di 5 anni. Ma anche di avere acquisito un’esperienza di almeno tre anni come manutentore meccanico o elettrico oppure di conduzione ed esercizio di impianti industriali. In alternativa, un’esperienza di almeno cinque anni come operatore di macchine utensili. La domanda. Chiunque rientri in uno dei profili, Junior o Senior, per poter essere invitato a partecipare alla selezione dovrà inserire il proprio curriculum vitae sul sito dell’Enel all’indirizzo: http://www.enel.it/it-IT/carriere/, attivando “invia curriculum”, entro il 31 agosto. A questo punto i candidati saranno invitati, attraverso una procedura guidata, a inserire tutti i dati necessari e al termine sarà inviata loro per posta elettronica una password che potrà essere utilizzata per consultare o aggiornare il proprio profilo. Per tutte e due le tipologie di selezione sarà condizione necessaria avere la residenza in uno dei comuni sedi di impianto geotermico, oltre ai nove comuni dell’area tradizionale: Pomarance, Castelnuovo Valdicecina, Monterotondo Marittimo, Monteverdi Marittimo, Montieri, Chiusdino, Radicondoli, Piancastagnaio e Santa Fiora, da questa selezione sarà inserito anche il comune di Arcidosso. La selezione. Per quanto riguarda la selezione, relativamente alle modalità, saranno previste tre prove anziché due come in passato. In particolare, dopo la prova scritta a quiz, ma per i Senior ci sarà, in sostituzione, una prova pratica, verrà svolta, e questa è la novità, una verifica psico-attitudinale. Infine seguirà una prova tecnica orale.

La Nazione del 1 agosto 2013
Dodici assunzioni con Enel Green Power
E i Comuni organizzano corsi preselezione

NUOVE possibilità di lavoro per i ragazzi di Santa Fiora e Arcidosso. Enel Green Power ha aperto le iscrizioni per selezionare 12 operai da assumere a settembre per l’esercizio e la manutenzione degli impianti geotermici che avverrà a settembre. E altri opportunità di lavoro potrebbero aprirsi a breve con il sistema del turn over. «Si tratta di una grossa opportunità commentano i sindaci di Santa Fiora Renzo Verdi e di Arcidosso Emilio Landi. Nei 19 comuni geotermici sono già 130 le assunzioni fatte negli ultimi anni, di cui una decina del nostro territorio e questa nuova selezione offre segni di speranza. Come amministrazioni abbiamo deciso di organizzare nelle prossime settimane corsi di formazione insieme ai sindacati per preparare i ragazzi alle selezioni». I candidati idonei sono quelli residenti nei Comuni sede di impianti: Arcidosso, Santa Fiora e Piancastagnaio. Per partecipare è necessario essere inseriti nel database dei candidati, per iscriversi: www.enel.it-carriere-invia curriculum.

Il Cittadino online del 30 luglio 2013
Geotermia: nuovi posti di lavoro a Piancastagnaio
Enel Green Power selezionerà giovani per l’esercizio e la manutenzione degli impianti
PIANCASTAGNAIO. Nuove possibilità di lavoro per i ragazzi di Piancastagnaio. L’Enel Green Power, infatti, ha aperto le iscrizioni per una selezione di operai da assumere per l’esercizio e la manutenzione degli impianti geotermici che avverrà a settembre.
“Si tratta di un’opportunità molto importante per i nostri giovani”. Commenta il sindaco di Piancastagnaio, Fabrizio Agnorelli. “Nei 19 comuni geotermici sono già ben 130 le assunzioni fatte dall’azienda negli ultimi anni, una quindicina quelli di Piancastagnaio, e questa nuova selezione offre segni positivi e di speranza in controtendenza con i tristi numeri sul lavoro e sulla disoccupazione a cui siamo abituati negli ultimi tempi. Come amministrazione comunale abbiamo, inoltre, deciso di dare un sostegno ai nostri ragazzi organizzando, nelle prossime settimane, alcuni corsi di formazione insieme ai sindacati. Le lezioni cominceranno subito dopo Ferragosto – sedi ed orari saranno comunicati con appositi avvisi – e permetteranno di arrivare più preparati al momento della selezione.
Info. I candidati idonei sono quelli residenti nei Comuni sede di impianti, quindi anche Piancastagnaio, i quali potranno partecipare a due tipi di selezione, la “Junior”, per età tra 18 e 29 anni, per la quale è richiesto uno tra i seguenti titoli di studio: diploma di geometra, perito meccanico, chimico, elettrotecnico, elettronico, in telecomunicazioni o minerario, Ipsia 5 anni con specializzazioni tecniche, maturità scientifica. La “Senior”, per chi è in possesso di diploma di scuola secondaria superiore, percorso di 5 anni, con età inferiore a 40 anni e precedenti esperienze lavorative che andranno riportate nel curriculum, specificando le attività svolte, tempi e ruoli.
Per partecipare è necessario essere inseriti nel database dei candidati con il proprio curriculum vitae: per iscriversi è possibile collegarsi al sito web di Enel, www.enel.it-carriere-invia curriculum (oppure modifica curriculum nel caso in cui il cv fosse già inserito).

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GoNews.it del 3 agosto 2013
Occupazione all’Enel, il coordinamento Sos Geotermia Amiata: “Posti di lavoro? Non c’è nessun bando!”
“Sindaci e media danno ad intendere che si tratti di 12 assunzioni destinate a ‘giorvani’ fino a 40 anni”
…segue ns. comunicato

Grosseto Oggi.net del 3 agosto 2013
Lavoro: la pernacchietta dell’Enel diventa il ruggito dei sindaci (e dei media)
…segue ns.comunicato

Contropiano.org del 4 agosto 2013
Geotermia e Lavoro: la pernacchietta dell’Enel diventa il ruggito dei sindaci (e dei media)
…segue ns.comunicato

Il Tirreno del 6 agosto 2013
SOS GEOTERMIA  «Dall’Enel soltanto le briciole» 
Attacco all’azienda e ai sindaci: nessuna grande opportunità
AMIATA – «Se la grande svolta lavoro è tutta qui, stanno veramente scambiando l’asino con i poponi». Sos geotermia dell’Amiata se la prende coi sindaci, coi media e con tutti quelli che danno credito all’annuncio di Enel Green power che vi sono posti di lavoro per i giovani (sotto i 40 anni) messi a disposizione da Enel. 12 per la precisione, per i residenti a Santa Fiora, Arcidosso e Piancastagnaio, che potranno diventare di più nel corso del tempo. Non sono grandi numeri, è vero, ma tutto fa in tempi di magra come questi. In questo senso la soddisfazione dei sindaci dei tre comuni amiatini coinvolti. Ma Sos geotermia ha i mal di pancia e dichiara: «I sindaci amiatini, in particolare Agnorelli, Verdi e Landi, si sperticano in lodi azzardando che “si tratta di una grande opportunità per i nostri giovani”. Vediamo allora come la “pernacchietta” dell’Enel si trasforma in “grande opportunità”. Tanto per cominciare non c’è nessun bando né richieste tramite gli uffici di collocamento, tanto che per partecipare a queste fantomatiche selezioni bisogna inviare il curriculum all’Enel tramite il suo sito. Siamo peraltro certi che si tratti di lavoro precario, e quindi non a tempo indeterminato. Si dice espressamente che “i candidati idonei alle selezioni, sono quelli residenti nei Comuni di Arcidosso, Santa Fiora e Piancastagnaio”, ma questo non è vero: sarà condizione necessaria avere la residenza in uno dei comuni sedi di impianto geotermico, cioè, Pomarance, Castelnuovo, Monterotondo, Monteverdi, Montieri, Chiusdino, Radicondoli, Piancastagnaio, Santa Fiora e Arcidosso, cioè vi sarà un posto precario per ogni Comune. Alla faccia delle grandi opportunità. Peraltro non si capisce perchè Castel del Piano ed altri Comuni limitrofi che comunque si beccano allo stesso modo i danni della geotermia, non abbiano poi accesso neanche alle lenticchie dell’Enel. I sindaci amiatini promuoveranno corsi di preparazione per tali posti. Serve davvero che ogni comune impegni peraltro risorse per fare dei corsi finalizzati ad un posto precario per Comune? O servono ad altro?» insinuano quelli di Sos geotermia. (f.b.)

La Nazione del 6 agosto 2013
AMIATA I COMITATI AMBIENTALISTI SI MOSTRANO SCETTICI
«Lavoro dalla geotermia? Noi non vediamo certezze»

«Non ci sono bandi e i Comuni dovrebbero riflettere»
«QUALE OPPORTUNITÀ per i giovani? Non c’è alcun bando». Dopo l’annuncio di Enel Green Power relativo alla selezionare di 12 operai da assumere a settembre per l’esercizio e la manutenzione degli impianti geotermici di Santa Fiora, Arcidosso e Piancastagnaio, scatta la presa di posizione di Sos geotermia coordinamento dei movimenti per l’Amiata, formato da cittadini e associazioni che si battono contro lo sfruttamento geotermico del territorio. «Tanto per cominciare attacca il coordinamento non c’è alcun bando né ci sono richieste tramite gli uffici di collocamento. Per partecipare a queste selezioni bisognerebbe genericamente inviare il curriculum vitae all’Enel tramite il sito dell’azienda, quindi la comunicazione è stata evidentemente fatta direttamente da Enel ai sindaci interessati. Siamo certi che si tratti di lavoro precario e non di contratti a tempo indeterminato, come l’Enel aveva chiarito ai tempi dell’ultima convenzione parlando di 100 posti in tutto durante i 5 anni della costruzione delle centrali». In particolare per il coordinamento c’è una certa confusione anche sulle candidature: «Chi potrà partecipare alle selezioni: i giovani dei comuni amiatini di Piancastagnaio, Santa Fiora e Arcidosso oppure, come è stato ventilato, chi ha la residenza in uno dei comuni sede di impianto geotermico, cioè Pomarance, Castelnuovo Valdicecina, Monterotondo Marittimo, Monteverdi Marittimo, Montieri, Chiusdino, Radicondoli, Piancastagnaio, Santa Fiora e Arcidosso? Se tutto va bene, un posto precario per ogni comune, alla faccia delle grandi opportunità. Non si capisce perché Castel del Piano e altri comuni limitrofi, che si beccano allo stesso modo i danni della geotermia, ne resterebbero esclusi». Infine, un riferimento ai sindaci amiatini che hanno già annunciato che promuoveranno corsi di formazione per preparare i candidati alla selezione. «Serve davvero conclude il coordinamento Sos Geotermia che ogni Comune impegni risorse per fare dei corsi finalizzati, se va bene, ad un posto precario per Comune?»