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Geotermia. Arpat e Regione Toscana sono inaffidabili: chi tutela la salute in Amiata?

188870_1628414025773_1099254717_31310151_4439055_nRidicolo il tentativo di minimizzare i dati e screditare chi si oppone. Se non sono in grado di controllare cosa fa l’Enel e cosa succede sul territorio si dimettano.

Si attendeva con preoccupazione l’avvio della potente centrale geotermoelettrica di Bagnore 4, che insieme a Bagnore 3, arriveranno a 60 MW: ci si aspettava la pioggia, è arrivato il diluvio.

La allarmante situazione a seguito delle recenti prove di avviamento che, ricordiamo, vengono effettuate senza filtri e a scarico diretto, con immissione in atmosfera di quantità enormi di sostanze inquinanti e climalteranti (acido solfidrico, mercurio, arsenico, radon, ammoniaca, CO2, etc) le cui ricadute sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni dei comuni interessati (Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora, ma non solo), destano sdegno e preoccupazione per i pericoli sulla salute dei cittadini.

All’appuntamento con l’avvio della nuova centrale sembra proprio che l’apparato tecnico della Regione, Arpat in primis, sia arrivata nel peggiore dei modi, programmando la manutenzione delle centraline per il controllo dell’aria proprio nei giorni in cui era invece necessario non solo che fosse funzionante tutta la rete di centraline, ma ci fosse una presenza continua di operatori in grado di tenere sotto controllo i valori delle emissioni, giorno e notte, e, in casi estremi, in grado di allertare tempestivamente la popolazione.

Non solo: dal 20 novembre, come ribadisce il prof.Borgia nell’allegato che segue, il piezometro “Davide Lazzaretti” di Poggio Trauzzolo sembra impazzito ed il 2 dicembre, dopo giorni di oscillazioni continue, presentava crollo di circa 6 metri e mezzo del livello della falda acquifera, in continua verticale discesa anche il giorno successivo.
Nel silenzio delle amministrazioni e dei tecnici addetti, è più che giustificato che ci sia forte preoccupazione per un possibile calo di quantità enormi di acqua della falda; solo dopo oltre 10 giorni da quando si sono rilevati i primi sbalzi del piezometro, a seguito degli allarmi tra i cittadini, solo il 3 dicembre sul sito SIR toscano che riporta i dati è apparso un avviso che dice che il rilevatore è “guasto” che sarebbe dovuto ad un cavo.
La Regione in un comunicato, sempre del 3 us, fa sapere che “…Il cavo sarà sostituito con uno nuovo, attualmente in fase di ordinazione…”. Dopo 13 giorni dal “guasto”, ora stanno pensando ad ordinare un cavo nuovo?
Viene da chiedersi: ma in mano a chi siamo?

Il comunicato (che riportiamo in fondo) si lascia poi andare a critiche verso chi da sempre è attento agli effetti che la geotermia causa in Amiata, che siano comitati, cittadini, scienziati o partiti, con una caduta di stile ai limiti dell’insulto, magnificando invece l’Enel che, loro sì, ci forniscono ogni giorno le misurazioni corrette che la regione approva senza pudore.

Suona peraltro come una beffa la chiusura del comunicato della Regione con cui si annuncia che al “tavolo tecnico… …si è stabilito anche che, visto il momento attuale particolare nell’area dell’Amiata, in cui si sta realizzando la centrale Bagnore 4, sarà prevista una maggiore attenzione…” e che si faranno, nel 2015, “…lo studio isotopicoidrogeologico per la valutazione dei rapporti tra l’acquifero delle vulcaniti del monte Amiata ed i serbatoi profondi sede di circuiti idrotermali e fluidi geotermici.” e “…sarà anche affidato lo studio sulla microsismicità indotta dall’attività geotermoelettrica…”. Veramente stiamo ancora aspettando il bilancio idrico che doveva essere preliminare alle autorizzazioni, figuriamoci una volta che le centrali saranno a regime.

Ma come si può pensare che la fase di prove sulle centrali e il successivo funzionamento possa continuare in queste condizioni?

Siamo chiari, non ci fidiamo né di quello stanno facendo né tantomeno di quello che ci raccontano, i responsabili tecnici, amministrativi e politici della Regione: o fermano subito l’avvio incontrollato delle centrali in attesa che tutto funzioni e che siano state fatte tutte le verifiche, a cominciare proprio dal bilancio idrico, oppure si dimettano.

Ci aspettiamo che gli amministratori locali almeno siano in grado di prendere provvedimenti, stante la loro peculiare responsabilità in tema di salute; se non ne sono capaci, che si dimettano anche loro.

Sos Geotermia – aderente alla Rete NO Geotermia Elettrica Speculativa ed Inquinante (NOGESI)
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Risposte del Prof.Andrea Borgia al comunicato della regione Toscana del 3/12:

“La puntuale risposta di Enel e della Regione alle ipotesi di abbassamento e oscillazione della falda durante la messa in esercizio della nuova centrale Bagnore 4 (oltre alla 3 già esistente) è benvenuta ma induce ulteriore preoccupazione”, afferma il vulcanologo Andrea Borgia, il quale per primo aveva messo in evidenza i dati dell’abbassamento della falda idropotabile dell’Amiata. “Infatti, la prima anomalia registrata dal piezometro di Poggio Trauzzolo non è il 25 novembre con meno 0,89  m come affermato, ma il 20 novembre con meno 2,32 m, seguita lo stesso giorno da un ulteriore abbassamento fuori scala. Come mai per ben 5 giorni con continue significative anomalie ogni giorno, sembra che nessuno si è accorto di niente? Come si può dire con certezza che lo strumento era rotto e la falda non si era abbassata minimamente se appunto il piezometro era rotto e se i controlli manuali sembrano essere avvenuti solo più di 10 giorni dopo? Come si può essere certi che proprio i repentini abbassamenti della falda non siano stati la causa dei problemi al cavo, un cavo che aveva funzionato regolarmente per oltre 3 anni? Ma il manutentore ha certificato con sicurezza che il problema fosse nel cavo?”. E, aggiunge: “Come mai si è aspettato più di una settimana prima di richiedere la manutenzione della sonda? E tutto questo proprio quando vi era più bisogno del suo corretto funzionamento? Ma approfondiamo meglio il tema degli abbassamenti anomali della falda. Tra il 18 ed il 20 novembre il piezometro n. 4 che, a detta di Enel funziona perfettamente e registra un continuo innalzamento della falda, mostra invece un repentino abbassamento di circa 20 cm, con gradienti di anche 2 cm all’ora! Anche gli altri due piezometri di Enel mostrano nello stesso periodo abbassamenti di oltre 10 cm! È solo dopo il 23 che la falda inizia a risalire. Ed è solo dopo 7 giorni, con oscillazioni alterne, che la falda recupera il livello del 18 per questi ultimi due piezometri, mentre per il n. 4 rimane ancora sotto di 8 cm. È facile per Enel e Regione essere creduti: basta che dicano quando, da dove e quanto vapore viene estratto! Viene anche affermato nel comunicato Enel che la portata delle sorgenti del Fiora è rimasta sempre la stessa dagli anni ’90 in poi e che non vi è connessione tra gli acquiferi freatico e geotermico. Errato. Dal 1990 in poi la portata della Galleria Nuova diminuisce progressivamente con minimi che scendono da circa 550 l/s a circa 500 l/s e massimi che sono di circa 60 l/s superiori. Poi improvvisamente, contemporaneamente a quando la regione programma e poi inizia la perforazione del piezometro di Poggio Trauzzolo, la portata della sorgente aumenta in un anno e mezzo di circa 200 l/s (circa 40% in più), come mai si era verificato prima, e questo mentre la perforazione del piezometro per buona parte del tempo si era (sempre per sfortunatissime “cause tecniche”) interrotta, cosicché non si sa quale sia stato all’epoca il livello effettivo della falda. Tale incremento di portata viene registrato dal piezometro 11bis di Santa Fiora con un corrispondente innalzamento della falda tanto repentino e grande da essere riportato nello studio Mobidic – studio finanziato dalla Regione e realizzato dall’Università di Firenze proprio con lo scopo di verificare la connessione tra l’acquifero superficiale ed il campo geotermico – come esempio per affermare come tale innalzamento del livello della falda non possa essere giustificato soltanto dalla ricarica (pioggia e neve), ma possa essere dovuto anche all’aumento della pressione del campo geotermico sottostante l’acquifero freatico; indicando così chiaramente la connessione idrogeologica tra i due acquiferi.
Ma può essere ritenuto ragionevole pensare che la Regione non certifichi i dati forniti dai piezometri dell’Enel? Quindi Enel fa il controllore di se stesso? E Borgia conclude: “Anche la stazione di misura delle emissioni di Bagnoli (ma anche le altre stazioni?) è stata tolta proprio quando sembra stesse registrando valori preoccupanti della qualità dell’aria a causa delle emissioni dalla nuova centrale! Qualora la Regione, ed Enel volessero tranquillizzare le persone, semplicemente chiudano le centrali e verifichino sotto gli occhi di tutti la qualità dell’aria ed il livello della falda. Altrimenti potrebbero, già da ora, considerare di sospendere in autotutela i decreti di VIA delle concessioni amiatine”.
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Il Comunicato della Regione Toscana del 3 dicembre:

Amiata, un guasto la causa dei dati altalenanti del piezometro

FIRENZE – I dati altalenanti forniti dal piezometro David Lazzaretti di Poggio Trauzzolo sono stati causati da un guasto all’apparecchio: c’era un problema sul cavo di collegamento tra la sonda ed il datalogger della stazione. Il cavo sarà sostituito con uno nuovo, attualmente in fase di ordinazione.
Il Servizio Idrologico regionale che gestisce il piezometro aveva fatto richiesta dell’ intervento straordinario già alla fine della settimana scorsa perché aveva subito notato il comportamento anomalo nella registrazione dei dati in particolare nella giornata del 25 novembre, quando la sonda aveva segnato una discesa del livello di falda di 89 cm. E questo in netta controtendenza con l’andamento dei dati rilevati dai piezometri Enel, La Valle e Madonna del Castagno, che non avevano evidenziato particolari andamenti irregolari. L’intevento di manutenzione, programmato per mercoledì 3 o giovedì 4, vista la delicatezza della materia, è stato anticipato ad oggi.
Lo ha comunicato il Servizio Idrologico regionale durante l’incontro del Tavolo tecnico di monitaroggio dei dati ambientali relativi all’attività geotermoelettrica sull’Amiata che si è tenuto oggi.
Per quanto riguarda il livello di falda, dalla verifica manuale effettuata dalla ditta di manutenzione dell’apparecchio, è risultato che gli abbassamenti anomali ed altalenanti registrati negli ultimi giorni sono da considerarsi errati, probabilmente dovuti a falsi contatti causati proprio dal deterioramento progressivo del cavo.
La risposta dei tecnici conferma quanto si pensava negli uffici regionali e cioé che anomalie così evidenti al punto da segnare un abbassamento di falda di addirittura 89 centimetri, un’enormità soprattutto su una falda importante come quella del Fiora, non potevano trovare giustificazioni diverse dal guasto meccanico. E per capire che era un guasto bastava guardare i dati nel dettaglio, che restituivano oscillazioni schizofreniche da un quarto d’ora all’altro.
Desta stupore che un esperto “di fama internazionale” come chi ha lanciato l’allarme con un’uscita incauta, sia potuto cadere in un simile equivoco. Per il futuro, sarà bene confrontarsi con chi è più informato prima di allarmare inutilmente i cittadini.
Al tavolo tecnico odierno si è stabilito anche che, visto il momento attuale particolare nell’area dell’Amiata, in cui si sta realizzando la centrale Bagnore 4, sarà prevista una maggiore attenzione rispetto ad i dati emergenti da tutti i monitoraggi attivati: Arpat e Servizio Idrologico dovranno prevedere ulteriori momenti di rilevazioni e controlli.
Riguardo agli studi da realizzare, sarà avviato ai primi mesi del 2015 lo studio isotopicoidrogeologico per la valutazione dei rapporti tra l’acquifero delle vulcaniti del monte Amiata ed i serbatoi profondi sede di circuiti idrotermali e fluidi geotermici.
Nel 2015, come approvato ieri in giunta, sarà anche affidato lo studio sulla microsismicità indotta dall’attività geotermoelettrica nell’area amiatina.
Chiara Bini

 

 

 

 

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Il Tirreno del 7 dicembre 2014
«Il sindaco non risponde? Portiamo i dati in Procura»
Arcidosso, ieri il Comune ha detto di volerlo querelare per procurato allarme
Oggi Barocci (Sos Geotermia) replica: «Limiti non stabiliti a difesa della salute»
di Fiora Bonelli

ARCIDOSSO.  La centrale di Bagnore 4 di Enel Green power a Santa Fiora è praticamente in funzione, ma i comitati antigeotermia proseguono la loro battaglia contro lo sfruttamento del vapore. E gli animi si scaldano. Così, dopo che due giorni fa il Comune di Arcidosso e gli albergatori della zona hanno annunciato di voler adire a vie legali per procurato allarme e danno di immagine contro i comitati, Roberto Barocci, del Forum Ambientalista Grosseto, aderente a Sos Geotermia, annuncia al sindaco di Arcidosso Jacopo Marini che si rivolgerà alla Procura. Il motivo del contendere è sempre lo stesso: la mortalità in eccesso del 13% in Amiata che chi è contrario alla geotermia si picca di dimostrare sia conseguenza dello sfruttamento del vapore. Barocci, che da anni segue da vicino la questione geotermica sull’Amiata – territorio naturalmente ricco di metalli pesanti che, nel processo di conversione in energia elettrica del vapore, senza opportune precauzioni possono essere molto inquinanti – adesso non contesta che le emissioni siano fuori dai limiti, che vengono ampiamente rispettati. Contesta invece che quei limiti – fissati dalla legge e rispettati da Enel Green power – sono stati stabiliti dal legislatore non in funzione della difesa della salute. E quindi non difenderebbero dai rischi di inquinamento. «Ieri ad Arcidosso – scrive Barocci in una nota – il sindaco alla richiesta di dire quali fossero le cause degli eccessi di mortalità, ci ha risposto che dovevamo rivolgerci alla Procura della Repubblica e che, secondo lui, non avremmo i titoli di studio adeguati per parlarne. Al sindaco diciamo che riferiremo alla Procura, perché sappiamo leggere». In particolare, Barocci si riferisce all’ormai famoso allegato 6 allo Studio dell’Agenzia regionale sanità Toscana (Ars) che «abbiamo letto», dice, e che, prosegue, «ha suddiviso i comuni geotermici toscani in tre gruppi in funzione delle concentrazioni crescenti di inquinanti. Tali inquinanti sono emessi anche dalle centrali geotermiche. Mettendo in relazione i dati delle varie cause di morte nei gruppi di popolazione esposta in modo omogeneo agli inquinanti, si individua che gli eccessi di rischio per malattie mortali sono statisticamente significativi per nove correlazioni nelle femmine e ventuno nei maschi». Dunque, afferma Barocci, «è statisticamente certa la relazione tra incrementi di morti e concentrazioni crescenti nell’ambiente amiatino di arsenico, mercurio, acido solfidrico, acido borico… cioè degli stessi inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche, anche se ciascuna delle emissioni delle centrali è nei limiti stabiliti dalle norme. Ma quelle stesse norme affermano anche, in modo offensivo verso la nostra Costituzione, che tali limiti non sono stati stabiliti in funzione della difesa della salute. Pertanto, si può concludere che gli eccessi di mortalità registrati sono sicuramente correlabili a condizioni ambientali e che le emissioni delle centrali geotermiche concorrono a produrli, anche se al momento non ci sono dati per stabilire l’entità di questo concorso».

Intanto prosegue l’accensione di Bagnore 4

Intanto Enel Green Power comunica il programma delle attività fino al 19 dicembre per l’avviamento della centrale di Bagnore 4. Dopo la messa in servizio del nuovo impianto il 5 dicembre, vi saranno prove e test di collaudo dal 15 al 19 dicembre con possibili emissioni di vapore limitate nel tempo (poche ore) e nella quantità. Nella stessa settimana avverrà pure l’attività di caratterizzazione del pozzo Bagnore 25, che comporta l’erogazione in atmosfera, limitatamente al tempo necessario (poche ore) sia del silenziatore di postazione che delle centrali Bagnore 3 e Bagnore 4. E infine, dal 5 dicembre sono in funzione i tre Amis. «Le migliorie apportate, dice Enel Green power, consentiranno di garantire la disponibilità dei tre impianti Amis fino a valori di oltre il 95%, benché le emissioni rientrino già entro i parametri di legge». (f.b.)

La Nazione del 7 dicembre 2014
I PROBLEMI DELL’AMBIENTE

ARCIDOSSO. IL 30% IN PIÙ DI MORTALITÀ TRA I MASCHI DOVUTI A MALATTIE TUMORALI
EMISSIONI. ARSENICO E MERCURIO SONO GLI INQUINANTI FINITI NEL «MIRINO»
«Mortalità in aumento sull’Amiata Amiata. Perché?
Barocci (Forum Ambientalista) sulla geotermia: «+13%: lo dice l’Ars»

SEMPRE PIÙ roventi le polemiche per la geotermia. Dopo l’avvio avvio della centrale di Bagnore 4 la popolazione amiatina si è allarmata. «La Regione, Arpat e i sindaci hanno prodotto comunicati stampa per tranquillizzare e riferire che tutto è sotto controllo – inizia Roberto Barocci del Forum Ambientalista che ha aderito al comitato Sos Geotermia – , che non ci sono rischi sanitari e che in Amiata non ci sono problemi. Ma i risultati del loro vigilare sull’ambiente ambiente e sulla salute dei cittadini non sembrano dare loro ragione. Infatti, se si dovesse valutare l’efficienza efficienza e l’efficacia efficacia del loro operato, visto che non hanno saputo dare nessuna spiegazione documentata e non hanno individuato una sola causa certa dell’eccesso eccesso di mortalità del +13% registrato dall’Agenzia Agenzia Regionale di Sanità (Ars) e pubblicato nel 2010 come statisticamente significativo nei maschi dei comuni sede di impianti geotermici, i dirigenti dovrebbero andare a fare un altro lavoro». La polemica fa riferimento all’incontro incontro avvenuto in comune ad Arcidosso tra chi è preoccupato il sindaco: «Alla nostra domanda su come mai ad Arcidosso il tasso le cause degli eccessi di mortalità è aumentato del 30% – prosegue Barocci – ci è stato risposto che dovevamo rivolgerci alla Procura della Repubblica e che, secondo lui, non avremmo i titoli di studio adeguati per parlarne. Al sindaco diciamo che riferiremo alla Procura, perchè sappiamo leggere. In particolare abbiamo letto l’Allegato Allegato 6 allo Studio Ars, che ha suddiviso tutti i comuni geotermici toscani in tre gruppi in funzione delle concentrazioni crescenti di inquinanti. Tali inquinanti sono emessi anche dalle centrali geotermiche. Mettendo in relazione i dati delle varie cause di morte nei gruppi di popolazione esposta in modo omogeneo agli inquinanti, si individua che gli eccessi di rischio per malattie mortali sono statisticamente significativi per 9 correlazioni nelle femmine e 21 nei maschi». Le concentrazioni nell’ambiente ambiente amiatino di arsenico, mercurio, acido solfidrico, acido borico «cioè de- gli stessi inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche» per Barocci sarebbero. «Le emissioni delle centrali sono nei limiti stabiliti dalle norme – conclude – . Ma quelle stesse norme affermano anche, in modo offensivo verso la nostra Costituzione, che tali limiti non sono stati stabiliti in funzione della difesa della salute. Pertanto, si può concludere che gli eccessi di mortalità registrati sono sicuramente correlabili a condizioni ambientali e che le emissioni delle centrali geotermiche concorrono a produrre tali eccessi, anche se per il momento non ci sono dati per stabilire l’entità entità di questo concorso».

Il Tirreno del 6 dicembre 2014
intorno a bagnore 3
Emissioni e cattivi odori. Battaglia per i controlli
GROSSETO E mentre sull’Amiata si scaldano i toni tra ambientalisti, amministratori locali e imprenditori, altrettanto dura è la battaglia a suon di dati tra comitati, Enel e Arpat sulle operazioni nel distretto geotermico. La costruzione della potente centrale Bagnore 4, con il suo lungo iter d’avviamento, e i concomitanti lavori di potenziamento dell’impianto di abbattimento di mercurio e idrogeno solforato (Amis) a Bagnore 3 – entrato in funzione ieri – hanno provocato odori nauseabondi che hanno messo in apprensione la gente. Per 10 giorni, infatti, l’Amis di Bagnore 3 non ha funzionato e, anche se una parte dei gas è stata smistata su Bagnore 4, un’altra è finita in atmosfera, causando il cattivo odore. Enel Green power tranquillizza, dicendo che i valori sono sempre stati sotto i limiti di legge; l’unica soglia superata è della percezione olfattiva. I comitati però non ci vedono chiaro e parlano di «quantità enormi di sostanze inquinanti e climalteranti» finite in atmosfera. «All’appuntamento con l’avvio della nuova centrale – spiega Sos geotermia – sembra che l’apparato tecnico della Regione, Arpat in primis, sia arrivato nel peggiore dei modi, programmando la manutenzione delle centraline per il controllo dell’aria proprio nei giorni in cui era invece necessario fosse funzionante tutta la rete di centraline e ci fosse una presenza continua di operatori per tenere sotto controllo i valori delle emissioni e, in casi estremi, allertare la popolazione». In questo contesto ci si è messo pure un piezometro, a cui si è rotto un cavo e che perciò ha registrato sbalzi nei valori. «Solo dopo oltre 10 giorni sul sito Sir toscano è apparso un avviso che dice che il rilevatore è “guasto”. Dopo 13 giorni dal “guasto” stanno pensando a ordinare un cavo nuovo? Viene da chiedersi: ma in mano a chi siamo?», si chiede Sos Geotermia.

«Ambientalisti allarmisti: quereliamo»
Arcidosso: Comune e ristorante Aiole contro i comitati antigeotermici: «Danneggiano l’immagine dell’Amiata: basta»
di Fiora Bonelli
ARCIDOSSO Procurato allarme e danno d’immagine irreparabile. A questo saranno chiamati a rispondere i comitati antigeotermici «e chi continua a fare terrorismo antigeotermico» sull’Amiata. Il Comune di Arcidosso e un gruppo di ristoratori e albergatori amiatini che mette il suo lavoro a servizio di un mercato che gradisce la genuinità e l’alta qualità dei prodotti locali, stanno infatti preparando un’azione legale contro i comitati ambientalisti che da anni si battono per una geotermia senza rischi per l’ambiente e la salute. Le istituzioni e il mondo dell’economia della ristorazione, dell’ospitalità e del commercio di tipicità ieri hanno indetto una conferenza stampa a Arcidosso per annunciare querela: non ne possono più di informazioni a loro giudizio allarmistiche e prive di fondamento dei comitati. A nome di un gruppo di albergatori parla Ugo Quattrini, il famoso “Pampini” del notissimo ristorante Aiole: «Ci vuole buon senso ela cura del buon padre di famiglia. Ho un’attività da 50 anni e ci metto il cuore. Che persone che non sono scienziati ma si improvvisano ingegneri, biologi, fisici, geologi, si permettano di demolire quell’immagine che con tanta fatica abbiamo costruito della montagna, la giudico una comunicazione irresponsabile. Non si rendono conto del danno che creano e che non fanno il mestiere che devono fare. Ben vengano per controllare, ma non si sopporta che si propongano come esperti di acqua, aria, terremoti, mercurio. Abbiamo dati resi ufficiali da Arpat e Università. Io sono vicinissimo alle centrali, 200-300 metri. Il turismo è un’attività trainante e loro ce la smantellano. Pensiamo piuttosto alle strade, ai servizi, a tutto ciò che può favorire il turismo. Adiremo a vie legali, per gravissimo danno di immagine». Anche il sindaco Jacopo Marini sbotta: «Siamo al ridicolo. Si arriva a dire che le castagne, le olive, i funghi non ci sono per colpa della geotermia. Si racconta la balla delle piogge geotermiche, si parla di piezometro impazzito. Qui la gente deve stare tranquilla e non vivere nella paura. Si provocano allarmi ingiustificati, perché tutti i valori sono ben sotto i limiti. Abbiamo 6 centraline, il numero più alto della Toscana e forse d’Italia. L’acido solfidrico tocca i 7 microgrammi, come Saturnia, quando il valore massimo è 150. Il piezometro di Poggio Trauzzolo (che nei giorni scorsi ha registrato dati schizofrenici che hanno messo in allarme i comitati, ndc) era guasto, aveva rotto un cavo ed è già stato aggiustato». Il cruccio del sindaco è vedere vanificati gli sforzi per attrarre visitatori. «Ci si fa in quattro – spiega Marini – per portare gente in Amiata e poi un danno di immagine del genere ci azzera. Ma questa volta adiremo a vie legali». Per Marco Pastorelli, assessore all’urbanistica, «si rasenta la diffamazione. L’amministrazione è stata sempre tollerante. I pericoli adesso sono inesistenti. Questo è un procurato allarme sociale. Per cui, per tutelare la propria immagine, si valuteranno opportune vie legali. I ristoratori e gli albergatori potrebbero costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento dei danni». Intanto il Comune fa sapere che Enel è alle porte di un investimento di 2,5 milioni di euro per dare calore alle attività recettive delle Aiole e all’insediamento produttivo che sorgerà in quel sito. In più la stessa Enel “regalerà” la piscina con l’acqua calda fiore all’occhiello della zona al confine fra Arcidosso e Santa Fiora. Anche il centro buddista Merigar spezza una lancia a favore della geotermia: il maestro Namkai Norbu andrà a risiedere nell’edificio proprio accanto al pozzo di Bagnore 25. «Come a dire che non vi è il minimo pericolo», commenta Marini. Spero, dunque, che la popolazione intelligentemente non presti orecchio alle bufale quotidiane dei comitati».

«Si va in tribunale? Bene, porteremo i dati»
Barocci (Sos Geotermia): «Abbiamo documenti inconfutabili». Ieri picchetto in piazza e toni accesi
ARCIDOSSO «Vogliono querelarci? Ma ben venga un giudizio in tribunale. Così avremo la possibilità di far leggere le carte che abbiamo a persone competenti all’interno di un’aula di tribunale». Davanti all’annuncio di querela per procurato allarme, risponde così Roberto Barocci, portavoce del Comitato Sos geotermia, che da anni mette in guardia dai rischi dello sfruttamento geotermico dell’Amiata. «Siamo estremamente tranquilli – spiega Barocci – perché abbiamo documenti inconfutabili che possono essere confutati solo da persone disoneste. Noi denunciamo i rischi gravissimi per la salute che ci sono in Amiata: da una parte ci sono parlamentari e perfino la responsabile ambiente della segreteria del premier Renzi che ci danno ascolto. Dall’altra c’è la Regione Toscana che continua a non dare risposte. Quindi ripeto: magari poter presentare i dati in nostro possesso a un tribunale». Nelle stesse ore in cui si svolgeva la conferenza stampa, sempre ad Arcidosso Barocci era impegnato in una manifestazione organizzata dai comitati antigeotermici e dal Movimento 5 stelle davanti al comune di Arcidosso. I manifestanti, una ventina in tutto, munite di mascherine e striscioni, hanno distribuito un volantino per ribadire che, secondo loro, «Arpat e Regione sono inaffidabili» e chiedere le dimissioni dei responsabili dei controlli e la chiusura delle centrali di Bagnore 3 e 4. Chiedevano, poi, al sindaco Jacopo Marini di esercitare a pieno il suo ruolo di responsabile della salute pubblica». Una delegazione è stata poi ricevuta dal sindaco e i toni si sono alzati e sono volati attacchi verbali alla volta del sindaco, davanti alle forze dell’ordine e a diversi cittadini, che si sono allontanati rapidamente dalla piazza davanti al municipio, meravigliati dai toni eccessivamente accesi e dalla piega che stava prendendo il sit in. (f.f. e f.b.)

La Nazione del 6 dicembre 2014
ARCIDOSSO I COMITATI POLEMICI

Geotermia, è caos. Cittadini in piazza
COMUNE e comitati antigeotermia, due voci che si inseguono senza mai incontrarsi. Il sindaco di Arcidosso, Jacopo Marini, che attacca i comitati e afferma che «non c’è cosa più negativa che promuovere il terrore su basi infondate»; dall’altra parte i cittadini dei comitati che protestano con mascherine e striscioni contro Enel e le attività geotermiche delle centrali Bagnore 3 e Bagnore 4. È questo il fermo immagine della giornata di ieri ad Arcidosso. Ieri in strada dunque, i manifestanti distribuivano volantini e amplificavano con le loro voci la contrarietà agli impianti. Nelle stesse ore Jacopo Marini insieme a Marco Pastorelli, assessore all’urbanistica e Ugo Quattrini, albergatore amiatino, hanno ribadito il loro punto di vista contestando le affermazioni dei comitati. «Stanno facendo dell’allarmismo infondato dice Marini . Da noi la densità densità delle centraline di controllo è nettamente superiore rispetto a tutte le altre zone della Toscana. Abbiamo sei centrali che controllano la qualità dell’aria e i valori sono tutti condivisibili sul sito web di Arpat che è continuamente aggiornato. L’altra questione importante che mi preme spiegare è la qualità dell’acqua. I dati altalenanti forniti dal piezometro di Poggio Trauzzolo sono stati causati da un guasto all’apparecchio, c’è un problema sul cavo di collegamento tra la sonda e il datalogger della stazione. L’aria, sempre stando ai numeri, è pulita, posso comunque capire il disagio dell’odore sgradevole». Ugo Quattrini, che da oltre 50 anni ha una struttura ricettiva in località Aiuole, chiede una moratoria di tutte quelle che sono le voci infondate e che parlano di allarmismo: «Io non sono contro i comitati, ma non devono avere la presunzione di sostituirsi agli organi scientifici di controllo, perché non hanno le qualifiche per farlo. I comitati ambientali servono ad altro. Con le loro interpretazioni stanno contribuendo a demolire il territorio e allontanando dai nostri luoghi i turisti».Per Pastorelli, invece, «la libertà di parola e di informazione è sacrosanta, importante però è assumersi le proprie responsabilità: il Comune deve, fra le altre cose, tutelare la propria immagine, e quando questa viene offesa si può valutare di intraprendere anche iniziative legali».

SANTA FIORA LA CENTRALE HA DI NUOVO IL SISTEMA DI ABBATTIMENTO
Torna in funzione l’impianto Amis a Bagnore 3Enel: «Tecnologie all’avanguardia nel mondo»
TORNA in funzione l’impianto Amis della centrale Bagnore3. Contro i 15 giorni, inizialmente annunciati da Enel per stabilire a regime l’impianto Amis, ieri è arrivata la notizia di Enel Green Power che sono stati ultimati i lavori tecnici: già a partire da ieri è entrata in funzione una soluzione tecnica che consente di trattare regolarmente nei sistemi di abbattimento l’idrogeno solforato. Enel Green Power ricorda che «i lavori rientrano in un programma già concordato con gli Enti di controllo, sono in attuazione delle prescrizioni autorizzative della nuova centrale di Bagnore4 e sono finalizzati a migliorare le prestazioni ambientali degli impianti. Infatti, le migliorie apportate consentiranno di garantire la disponibilità dei tre impianti Amis fino a valori di oltre il 95%, benché le emissioni rientrino a prescindere entro i parametri previsti dalla normativa. Le tecnologie adottate sugli impianti di Bagnore permettono di ottenere i migliori standard ambientali a livello internazionale, con prestazioni ambientali superiori a qualsiasi altro impianto geotermico nel mondo dello stesso tipo, collocando in questo modo le centrali di Bagnore nella best practice mondiale».

AMBIENTE L’AGENZIA ILLUSTRA I PARAMETRI
Arpat: «I valori delle emissioninove volte inferiori ai limiti»
«LE MALEODORANZE prolungate sono state causate dal fermo dell’Amis di Bagnore 3, fermo per manutenzione, ma che ha prodotto emissioni nove volte inferiori ai limiti Oms». E’ quanto comunica l’Arpat in seguito anche «alla presa di posizione della minoranza consiliare di Arcidosso». «Anche nel caso di impianti funzionanti senza l’Amis – dice ancora l’Arpat – quindi con emissioni, significativamente superiori, non è però prevedibile che l’effetto sulla qualità dell’aria porti, per i vari inquinanti emessi dalle centrali, a concentrazioni anche solo vicine ai limiti sanitari (in sostanza quelli indicati dalla Oms). E’ invece possibile che si incrementi il numero di ore in cui viene superata la soglia di odorabilità per H2s. Il bollettino relativo alla qualità dell’aria emesso il giorno 1 dicembre da parte di Arpat ne è una conferma. Nei giorni in cui è, fra l’altro, fermo l’impianto Amis di Bagnore 3, ora riattivato, si hanno valori più elevati, con il superamento per diverse ore del giorno della soglia di odorabilità (e quindi sono comprensibili le lamentele dei cittadini disturbati da queste maleodoranze), ma con un valore massimo della media giornaliera nove volte inferiore al valore di riferimento dell’Oms per la tutela della salute. Ripetiamo comunque che lo stato della qualità dell’aria viene monitorato tramite la rete delle stazioni Enel e tramite i mezzi mobili Arpat. Il mezzo mobile Geo2 rileva anche la concentrazione di

Contropiano.org del 5 dicembre 2014
Geotermia. Arpat e Regione Toscana sono inaffidabili: chi tutela la salute in Amiata?
…segue ns. comunicato.

GoNews del 5 dicembre 2014
Sos Geotermia: “Chi tutela la salute in Amiata”. Domande per la Regione e Arpat
…segue ns. comunicato.

Il Tirreno del 5 dicembre 2014
Piezometro impazzito. Colpa di un cavo rotto
SANTA FIORA «I dati altalenanti forniti dal piezometro David Lazzaretti di Poggio Trauzzolo sono stati causati da un guasto all’apparecchio: c’era un problema sul cavo di collegamento tra la sonda e il datalogger della stazione. Il cavo sarà sostituito con uno nuovo, attualmente in fase di ordinazione». Dopo la nota di Enel Green power, anche la Regione interviene per spiegare cos’è successo al piezometro che controlla la falda dell’Amiata, che nei giorni scorsi è “impazzito” riportando valori altalenanti che hanno messo in apprensione i comitati ambientalisti preoccupati che lo sfruttamento geotermico metta a rischio la falda. «Il Servizio idrologico regionale che gestisce il piezometro – spiega la Regione – aveva fatto richiesta dell’intervento straordinario già alla fine della settimana scorsa perché aveva subito notato il comportamento anomalo nella registrazione dei dati in particolare il 25 novembre, quando la sonda aveva segnato una discesa del livello di falda di 89 centimetri. E questo in netta controtendenza con l’andamento dei dati rilevati dai piezometri Enel, La Valle e Madonna del Castagno, che non avevano evidenziato particolari andamenti irregolari». L’intervento si è tenuto mercoledì. Per quanto riguarda il livello di falda, dalla verifica manuale effettuata dalla ditta di manutenzione «è risultato – spiega la Regione – che gli abbassamenti anomali e altalenanti registrati negli ultimi giorni sono da considerarsi errati, probabilmente dovuti a falsi contatti causati proprio dal deterioramento progressivo del cavo. La risposta dei tecnici conferma quanto si pensava negli uffici regionali e cioè che anomalie così evidenti al punto da segnare un abbassamento di falda di addirittura 89 centimetri, un’enormità soprattutto su una falda importante come quella del Fiora, non potevano trovare giustificazioni diverse dal guasto meccanico». Sempre martedì si è tenuto il tavolo tecnico che ha stabilito anche che, visto l’avvio della centrale Bagnore 4, sarà prevista più attenzione rispetto ai dati emergenti da tutti i monitoraggi attivati: Arpat e Servizio Idrologico dovranno prevedere ulteriori momenti di rilevazioni e controlli.Sarà avviato ai primi mesi del 2015 lo studio isotopico idrogeologico per la valutazione dei rapporti tra l’acquifero delle vulcaniti dell’Amiata e i serbatoi profondi sede di circuiti idrotermali e fluidi geotermici. Nel 2015, come approvato in giunta, sarà anche affidato lo studio sulla microsismicità indotta dall’attività geotermoelettrica nell’area amiatina.

Bagnore 4 sarà l’addio all’acquifero amiatino? Il Piezometro di Poggio Trauzzolo “impazzito” dopo l’accensione della centrale.

maelstrom_20141129Allarme sul monte Amiata, dopo l’avvio avvenuto nei giorni scorsi, della nuova centrale geotermica di Bagnore 4 (40 MW), tra Santa Fiora e Arcidosso.
Non solo le insopportabili maleodoranze denunciate vigorosamente dai residenti dell’area e le preoccupazioni per le emissioni di Bagnore 3, dove Enel sta mettendo mano all’impianto Amis di filtraggio di mercurio e idrogeno solforato, ma anche i gravissimi rischi per la risorsa acqua, come sostiene il prof.Andrea Borgia, geologo e vulcanologo di fama mondiale, il quale allerta l’attenzione dei comitati, dei cittadini, delle autorità sul rischio per la falda acquifera potabile del Monte Amiata, tra le più importanti dell’Italia centrale.

“Da quando sono in corso le manovre di attivazione dell’impianto di Bagnore 4, il piezometro di Poggio Trauzzolo sale e scende vertiginosamente da un giorno all’altro, come non era mai successo prima”, spiega Borgia, molto allarmato dai grafici schizofrenici (vedi sotto) elaborati dall’apparecchio di misurazione della falda acquifera che si trova appunto nell’area di ricarica delle sorgenti del Fiora, “Per molti anni ho sostenuto la necessità di una chiusura temporanea, o almeno di una riduzione dello sfruttamento del vapore, degli impianti geotermoelettrici amiatini nei comuni di Santa Fiora e Piancastagnaio, proprio al fine di sperimentare il collegamento della falda idrica superficiale con la falda profonda geotermica. Più volte questa richiesta è stata ufficializzata alla Regione da me ed è ben nota ai comitati ed alla stampa”.

Quello che sta avvenendo a livello della falda potrebbe corrispondere alla messa in funzione di Bagnore 4 e indicare i gravi rischi che si stanno correndo. “È urgente ripristinare i livelli originali degli acquiferi al livello della falda misurata da ENEL prima dello sfruttamento geotermico”, aggiunge Borgia, “e richiedere alla Regione Toscana di sospendere in autotutela le autorizzazioni VIA di Bagnore 4 e del piano di Riassetto di Piancastagnaio”.

Le interferenze tra acquifero superficiale e quello geotermico producono serie ripercussioni tra cui un drastico abbassamento del livello della falda acquifera – il piezometro ha indicato un abbassamento di 200 metri rispetto ai livelli precedenti agli anni ’60 – il rilascio di sostanze gassose tossiche nell’acquifero (in particolare sembrano particolarmente aumentate le concentrazioni di metalli pesanti come l’arsenico) e potenziali problemi alla salute. Dall’inizio degli anni ’60 il bacino acquifero dell’Amiata (ha una utenza di 700.000 persone) sembra aver perduto circa duecento miliardi di litri di acqua potabile, pari al consumo di acqua da bere della popolazione mondiale per circa un mese, ed altrettanto di acqua immagazzinata!

Rete Nazionale NOGESI “No Geotermia Elettrica, Speculativa ed Inquinante”

a cui aderiscono:

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Qui sotto il Grafico con variazioni del livello della falda idropotabile, misurato sul piezometro della Regione Toscana a Poggio Trauzzolo. Le brusche oscillazioni degli ultimi giorni, in coincidenza con l’inizio dello sfruttamento di Bagnore 4,  sono la prova del collegamento della falda idropotabile con la falda geotermica, come sempre sostenuto dal Prof.Borgia, ma negato dalla Regione Toscana spalleggiata dall’Università di Siena e una vasta schiera di arruolati alla causa geotermica. CHI OGGI SPIEGHERA’ AI CITTADINI COSA STA SUCCEDENDO E COSA CI ASPETTA???

20141128_trauzzolo 20141128_trauzzolo_crop(ingrandimento)

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Il Giunco.net del 1 dicembre 2014
Geotermia, la Regione avvia un’indagine sulla falda. E sui cattivi odori interviene Arpat

AMIATA – «La Regione Toscana ha attivato una verifica coinvolgendo tutti gli uffici interessati, il servizio idrologico, gli enti di controllo ed Enel per individuare le possibili cause dell’andamento altalenante dei grafici elaborati dall’apparecchio di misurazione della falda acquifera (piezometro di Poggio Trauzzolo) che si trova appunto nell’area di ricarica delle sorgenti del Fiora». La comunicazione viene direttamente dalla Regione toscana, dopo l’intervento dei comitati “No geotermia” che parlavano di «allarme sul monte Amiata dopo l’avvio avvenuto nei giorni scorsi, della nuova centrale geotermica di Bagnore 4».
I comitati parlavano di «gravissimi rischi per la risorsa acqua, come sostiene Andrea Borgia, geologo e vulcanologo, il quale parla dei rischi per la falda acquifera potabile del Monte Amiata, tra le più importanti dell’Italia centrale. “Da quando sono in corso le manovre di attivazione dell’impianto di Bagnore 4, il piezometro di Poggio Trauzzolo sale e scende vertiginosamente da un giorno all’altro, come non era mai successo prima”, spiega Borgia».
Il piezometro è lo strumento che consente di misurare la pressione dell’acqua di una falda sotterranea.
Enel Green Power invece si dichiara «assolutamente allibita per il modo in cui vengono strumentalizzati i dati, senza considerare minimamente la verità scientifica delle rilevazioni. Infatti, il piezometro in questione denominato “David Lazzeretti” ha fatto registrare l’oscillazione di qualche decina di centimetri intorno alla data del 25 novembre, fatto che è stato collegato alle attività in corso per l’avvio della centrale Bagnore 4: occorre precisare che non esiste alcun nesso di “causa – effetto” tra l’avvio della Centrale e questa oscillazione o più in generale con i livelli della falda idropotabile. Tali affermazioni sono prive di fondamento scientifico, forniscono spiegazioni sommarie e creano allarmi ingiustificati senza alcuna base scientifico. L’andamento del livello della falda idropotabile è esclusivamente correlato alla piovosità/nevosità».
E sulla centrale di Bagnore 4 interviene anche Arpat che sta monitorando la qualità dell’aria «La fase di avvio della nuova Centrale geotermica di Bagnore 4 è sotto controllo e costantemente monitorata. Si ricorda che i dati relativi all’idrogeno solforato (indicatore delle maleodoranze avvertite in questi giorni dalla cittadinanza) sono pubblicati in un apposito bollettino sul sito Web ARPAT da metà settembre, con cadenza settimanale (vedi l’ultimo bollettino pubblicato ); questa attività specifica va a integrare il consueto monitoraggio della qualità dell’aria nelle zone geotermiche, che avviene attraverso la rete di ENEL Green Power (GP), che copre praticamente tutti i centri abitati interessati dalle emissioni delle centrali geotermoelettriche. Questi dati sono resi disponibili online www.enelgreenpower.com/it-IT/plants/air/ . Inoltre ARPAT gestisce in zona due mezzi mobili (vedi planimetria sotto)».
«Si fa presente che l’Agenzia ha verificato le modalità di gestione e la qualità dei dati prodotti dalla rete di monitoraggio ENEL GP, affiancando alcune di esse con un mezzo mobile ARPAT e confrontandone i dati – prosegue Arpat -. In particolare ad Arcidosso, da ormai quasi tre anni il mezzo mobile ARPAT GEO1, ha affiancato la rete di qualità dell’aria ENEL, prima in località Scoiattolo e poi, da più di un anno, in località Bagnoli. Inoltre in più occasioni è stato posizionato a fianco della centralina ENEL di Arcidosso il secondo mezzo mobile ARPAT GEO2. I dati che sono stati rilevati dai due mezzi mobili hanno mostrato che la centralina ENEL funziona correttamente ed è rappresentativa della zona di Arcidosso».
«I dati rilevati dai mezzi mobili GEO1 e GEO2 hanno anche confermato che non ci sono diversità significative nella qualità dell’aria fra il luogo dove è presente la stazione ENEL di Arcidosso, Scoiattolo, e Bagnoli – si legge ancora nella nota -. I dati della rete ENEL e del mezzo GEO1 vengono utilizzati per il bollettino settimanale sulla qualità dell’aria di Bagnore 4. I dati del mezzo GEO2 vengono utilizzati come ulteriori conferme sulla qualità dei dati raccolti dalla stazione ENEL di Arcidosso».
«Il mezzo mobile GEO1 ha necessità di una manutenzione straordinaria, che prevede fra l’altro la sostituzione del condizionatore. Tale manutenzione è stata rinviata per quanto possibile, ma è ora improcrastinabile, perchè al primo episodio di freddo si rischiano danni agli analizzatori, che peraltro sinora hanno funzionato regolarmente, fornendo quindi dati del tutto attendibili. Si è dato pertanto avviso preventivo al comune di Arcidosso e si è proceduto in data odierna a recuperare il mezzo GEO1, che rientrerà fra una decina di giorni ad Arcidosso. La qualità dell’aria è quindi anche in questo momento monitorata dalle centraline ENEL di Arcidosso, Santa Fiora, Bagnore e Merigar, nonchè dal mezzo mezzo ARPAT GEO2. Durante le operazioni di recupero del mezzo GEO1 è stata verificata la fattibilità di spostare a Bagnoli il mezzo GEO2, che ha un ingombro maggiore – conclude Arpat -, tale spostamento verrà effettuato entro mercoledì 3 dicembre».

Il Tirreno del 30 novembre 2014
NO GEOTERMIA
«Piezometri impazziti,  acqua dell’Amiata a rischio»
SANTA FIORA.  Se Arpat e sindaco rassicurano, sul monte Amiata continua la forte preoccupazione dopo il recente avvio della nuova centrale geotermica di Bagnore 4 (40 MW). Sul piatto di chi ha paura ci sono i cattivi odori denunciati dai residenti dell’area, ma anche i gravissimi rischi per la risorsa acqua. Lo ribadiscono i comitati amiatini aderenti alla Rete “NoGesi” ( No geotermia elettrica, speculativa e inquinante) che rendono pubblica un’inquietante segnalazione del professor Andrea Borgia, geologo e vulcanologo di  fama mondiale sul rischio per la falda acquifera potabile del Monte Amiata, tra le più importanti dell’Italia centrale. «Da quando sono in corso le manovre di attivazione dell’impianto di Bagnore 4, il piezometro di Poggio Trauzzolo sale e scende vertiginosamente da un giorno all’altro, come non era mai successo prima», spiega Borgia, allarmato dai grafici schizofrenici elaborati dall’apparecchio di misurazione della falda acquifera che si trova appunto nell’area di ricarica delle sorgenti del Fiora. «Per molti anni ho sostenuto la tesi di una chiusura temporanea (o almeno di una riduzione dello sfruttamento del vapore)  degli impianti geotermoelettrici amiatini nei comuni di Santa Fiora e Piancastagnaio, proprio al fine di sperimentare il collegamento della falda idrica  superficiale con la falda profonda geotermica. Più volte questa richiesta è stata ufficializzata alla Regione da me ed è ben nota ai comitati e alla stampa». Per Borgia quello che sta avvenendo a livello della falda potrebbe corrispondere alla  messa in funzione di Bagnore 4. «È urgente ripristinare i livelli originali degli acquiferi al livello della falda misurata da Enel prima dello sfruttamento geotermico – aggiunge _ e richiedere alla Regione Toscana di sospendere in autotutela le autorizzazioni Via di Bagnore 4 e del  piano di Riassetto di Piancastagnaio». Le interferenze tra acquifero superficiale e quello geotermico producono serie ripercussioni tra cui un drastico abbassamento del livello della falda acquifera _  il piezometro ha indicato un abbassamento di  200 metri rispetto ai livelli precedenti agli anni ‘60 _, il rilascio di sostanze gassose tossiche nell’acquifero (in particolare sembrano aumentate le concentrazioni di metalli pesanti come l’arsenico) e potenziali problemi alla salute. Dall’inizio degli anni ‘60 – ammoniscono i Comitati – il bacino acquifero dell’Amiata (utenza di 700mila persone) sembra aver perduto circa duecento miliardi di litri di acqua potabile, pari al consumo di acqua da bere della popolazione mondiale per circa un mese, e altrettanto di acqua immagazzinata.

La Nazione del 30 novembre 2014
IL CASO. LA DENUNCIA DEL VULCANOLOGO

«Allarme sull’Amiata per la falda acquifera»
ALLARME sul monte Amiata, dopo l’avvio avvenuto nei giorni scorsi, della nuova centrale geotermica di Bagnore 4 (da 40 megawatt), nel territorio comunale di Santa Fiora. Non solo le insopportabili maleodoranze denunciate vigorosamente dai residenti dell’area, ma anche i gravissimi rischi «per la risorsa acqua, come sostiene Andrea Borgia, geologo e vulcanologo di fama mondiale , il quale allerta l’attenzione dei comitati, dei cittadini, delle autorità sul rischio per la falda acquifera potabile del Monte Amiata, tra le più importanti dell’Italia centrale. Da quando sono in corso le manovre di attivazione dell’impianto di Bagnore 4, il piezometro di Poggio Trazzuolo sale e scende vertiginosamente da un giorno all’altro, come non era mai successo prima molto allarmato dai grafici schizofrenici elaborati dall’apparecchio di misurazione della falda acquifera che si trova appunto nell’area di ricarica delle sorgenti del Fiora. Per molti anni ho sostenuto la tesi di una chiusura temporanea (o almeno di una riduzione dello sfruttamento del vapore) degli impianti geotermoelettrici amiatini nei comuni di Santa Fiora e Piancastagnaio, proprio al fine di sperimentare il collegamento della falda idrica superficiale con la falda profonda geotermica». Quello che sta avvenendo a livello della falda potrebbe corrispondere alla messa in funzione di Bagnore 4 e indicare i rischi che si stanno correndo. «È urgente ripristinare i livelli originali degli acquiferi al livello della falda misurata da Enel prima dello sfruttamento geotermico aggiunge Borgia e richiedere alla Regione Toscana di sospendere in autotutela le autorizzazioni Via di Bagnore 4 e del piano di riassetto di Piancastagnaio. Le interferenze tra acquifero superficiale e quello geotermico producono serie ripercussioni tra cui un drastico abbassamento del livello della falda acquifera – il piezometro ha indicato un abbassamento di 200 metri rispetto ai livelli precedenti agli anni 60 – il rilascio di sostanze gassose tossiche nell’acquifero (in particolare sembrano particolarmente aumentate le concentrazioni di metalli pesanti come l’arsenico) e potenziali problemi alla salute».

Contropiano.org del 29 novembre 2014
Piezometro di Poggio Trauzzolo “impazzito” dopo l’accensione della centrale di Bagnore 4
…segue ns. comunicato.

Il Cittadino online del 29 novembre 2014
Piezometro di Poggio Trauzzolo “impazzito” dopo l’accensione della centrale di Bagnore 4

Lo dichiara Andrea Borgia, geologo e vulcanologo
…segue ns. comunicato.

Maremmanews del 29 novembre 2014
Piezometro di Poggio Trauzzolo “impazzito” dopo l’accensione della centrale di Bagnore 4
Lo dichiara il prof. Andrea Borgia, geologo e vulcanologo di fama mondiale.
…segue ns. comunicato.

GrossetoNotizie del 29 novembre 2014
Geotermia, i comitati: “Bagnore 4 inquina l’acqua”
…segue ns. comunicato.

Il silenzio dei colpevoli: Rossi e Bramerini a domanda “NON” rispondono

rossi bagnore vaporeLA RISPOSTA ALLA REGIONE TOSCANA DELLA RETE NAZIONALE NOGESI – “No Geotermia Elettrica, Speculativa ed Inquinante”

I comitati amiatini e maremmani che si battono contro la Geotermia Speculativa ed Inquinante hanno tenuto una conferenza stampa gioverdì 20 novembre, di cui è stata data ampia cronaca dalla stampa locale.

Le domande poste erano chiare e precise:

  1. bilancio idrico comprensivo dei consumi delle centrali geotermiche;
  2. identificazione e vincoli sulle aree di ricarica delle falde acquifere;
  3. mappatura delle zone sismiche e relativi vincoli alle variazioni di pressioni indotte in profondità.

Queste tre domande facevano riferimento a leggi dello Stato e della Regione che sulla nostra montagna non sono MAI state poste in essere (nonostante alcune di esse stiano per raggiungere la venerabile età del quarto di secolo), e che sono – a nostro avviso – DETERMINANTI e propedeutiche all’eventuale permesso, regionale o nazionale, per la costruzione di un qualsiasi tipo di impianto industriale. A maggior ragione se l’impianto in questione ha a che fare con il sottosuolo e le risorse – tra tutte una: l’acqua – ivi custodite.

Bene (…anzi, male): a queste domande precise NON c’è stata alcuna risposta.

Evidentemente il Presidente Rossi e l’assessora Bramerini NON possono rispondere, perché se lo facessero sarebbero costretti a dire la verità: che la Regione non ha MAI posto in essere quanto è obbligo di legge e quindi NON possono essere certi che quando danno il permesso di costruire impianti industriali – e geotermici in primis – non si vada ad impattare pesantemente con le risorse idriche, con le criticità sismiche e, quindi, con la tutela della salute, dell’economia locale e del paesaggio delle nostre terre.

Visto quanto sopra, l’unica risposta diventa automaticamente una NON-risposta: quando, nel suo articolo/velina/comunicato del 21 novembre, la Regione – e quindi Rossi e Bramerini – dicono che lo sviluppo dell’Amiata è

uno sviluppo fondato sulla valorizzazione e il rispetto del territorio e di tutte le sue risorse, dove la geotermia sia elemento in piena coerenza con tutte le vocazioni presenti, da quella agricola a quella turistica. È questo il modello al quale la Regione pensa e al quale sta lavorando con un confronto sempre aperto con istituzioni e società civile

MENTONO sapendo di mentire.

NON si può rispettare il territorio quando non lo si conosce; non si può valorizzare il territorio, quando si concedono 38 permessi di ricerca (in Toscana) per arrivare a costruire 19-20 nuove centrali geotermiche in Provincia di Grosseto, oltre a quelle già esistenti. Non si può parlare di confronto con le popolazioni locali, se di questi permessi, di questi progetti e degli accordi con le aziende (in gran parte straniere) che vorrebbero sfruttare la risorsa geotermica noi cittadini veniamo a sapere dai giornali.

Quando Rossi e la Bramerini dicono che

la Regione ricorda l’emendamento al Piano energetico che la giunta ha presentato alle commissioni consiliari in vista dell’approvazione, che fissa lo stop all’alta entalpia in Amiata e detta le condizioni per lo sviluppo della media entalpia

MENTONO sapendo di mentire. Perché gli emendamenti di cui parlano fanno esattamente il contrario di quanto loro affermano ai giornali, visto che in una nota resa pubblica il 31 ottobre 20142 la Regione dice:

L’emendamento al Paer prevede una presenza delle centrali geotermolettriche volta a evitare il cosiddetto effetto cumulo degli impianti. Deve inoltre essere assicurata la collocazione delle centrali nelle aree di destinazione produttiva purché compatibile con i risultati delle ricerche.

E le aree di destinazione produttiva altro non sono che il Monte Amiata e le zone limitrofe, ad iniziare dalla Val d’Orcia.

Queste NON-risposte confermano quanto già sapevamo noi cittadini: che la Regione NON ha nessuna intenzione di mettere in discussione il suo piano geotermico, completamente indifferenti a quanto hanno chiesto a gran voce cittadini, aziende, associazioni di categorie e alcune amministrazioni locali.

Sappia, la Regione che la nostra pazienza ha raggiunto il limite: il futuro delle nostre vite, delle vite dei nostri figli, della nostra terra deve tornare nelle nostre mani, e lo sarà. Daremo battaglia in tutte le sedi, e sul territorio in primis, perché lo scempio che quelli che dovrebbero essere i nostri rappresentanti – e che, invece, rappresentano solo il danaro e i poteri forti – stanno portando avanti sia fermato. E lo sarà.

Rete Nazionale NOGESI “No Geotermia Elettrica, Speculativa ed Inquinante”

a cui aderiscono:

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La Nazione del 26 novembre 2014
«Vogliamo risposte da Firenze»
I comitati contro la geotermia si rivolgono a Rossi e a Bramerini
 AMIATA GLI AMBIENTALISTI CHIEDONO RISPETTO E TUTELA DEL TERRITORIO
di NICOLA CIUFFOLETTI
IL BOTTA e risposta tra comitati che si battono contro la geotermia in Amiata e la Regione Toscana non si ferma. Agorà Cittadinanza Attiva, Comitato per la Salvaguardia della Valle dell’Orcia Inferiore e il coordinamento di Sos Geotermia continuano a chiedere al governatore Rossi e all’assessore all’ambiente Annarita Bramerini il bilancio idrico comprensivo di consumi delle centrali geotermiche, l’identificazione e i vincoli sulle aree di ricarica delle falde acquifere e la mappatura delle zone sismiche e relativi vincoli alle variazioni di pressioni indotte in profondità. Tre quesiti importanti posti già in passato ai quali ancora i comitati attendono risposte. «Queste tre domande facevano riferimento a leggi dello Stato e della Regione che sulla nostra montagna non erano mai state poste in essere e che sono affermano i comitati determinanti e propedeutiche all’eventuale permesso, regionale o nazionale, per la costruzione di un qualsiasi tipo di impianto che ha a che fare con il sottosuolo e le risorse».Poi le accuse: «A queste domande precise non c’è stata alcuna risposta, evidentemente continuano il presidente Rossi e l’assessore Bramerini non possono rispondere, perché, pensiamo, se lo facessero sarebbero costretti a dire la verità». Poi i comitati continuano sulla loro linea, che è di rottura, con le affermazioni delle istituzioni: «La Regione non ha mai posto in essere quanto è obbligo di legge e quindi non possono essere certi che quando danno il permesso di costruire impianti geotermici non si vada ad impattare pesantemente con le risorse idriche, con le criticità sismiche e, quindi, con la tutela della salute, dell’economia locale e del paesaggio delle nostre terre». Per i comitati le prese di posizione, che anche nei giorni passati la Regione ha interpretato su queste questioni sono delle non risposte: «Rossi e Bramerini spiegano dicono che lo sviluppo dell’Amiata è uno sviluppo fondato sulla valorizzazione e il rispetto del territorio e di tutte le sue risorse. Mentono sapendo di mentire, perché non si può rispettare il territorio quando non lo si conosce; non si può valorizzare il territorio, quando si concedono 38 permessi di ricerca, in Toscana, per arrivare a costruire nella provincia di Grosseto 19-20 nuove centrali geotermiche, oltre a quelle già esistenti. Non si può parlare ribattono i comitati di confronto con le popolazioni locali, se di questi permessi, di questi progetti e degli accordi con le aziende che vorrebbero sfruttare la risorsa geotermica noi cittadini veniamo a sapere dai giornali. La nostra pazienza ha raggiunto il limite. Il futuro delle nostre vite, delle vite dei nostri figli, della nostra terra concludono deve tornare nelle nostre mani».

Il Tirreno del 26 novembre 2014
Geotermia, i comitati a Rossi e Bramerini
«Leggi mai attuate»
GROSSETO «La Regione non ha mai posto in essere quanto è obbligo di legge» e quindi il presidente Enrico Rossi e l’assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini «non possono essere certi che quando danno il permesso di costruire impianti geotermici non si vada a impattare pesantemente con le risorse idriche, le criticità sismiche e quindi con la tutela della salute, dell’economia locale e del paesaggio delle nostre terre». I Comitati amiatini e maremmani contro la geotermia speculativa ed inquinante non demordono. E ribattono così alla Regione che, ha seguito delle loro domande, ha risposto che il modello che Firenze ha in mente per l’Amiata è quello di uno «sviluppo fondato sulla valorizzazione e il rispetto del territorio e di tutte le sue risorse». Per i comitati questa è una «non risposta». I comitati, preoccupati per lo sfruttamento geotermico in Amiata – nel cui sottosuolo ci sono molte sostanze pericolose che le trivelle e l’emungimento del fluido geotermico possono portare in superficie – chiedono che sia redatto il bilancio idrico comprensivo dei consumi delle centrali geotermiche, che si faccia l’identificazione e si individuino i vincoli sulle aree di ricarica delle falde acquifere e che si stili la mappatura delle zone sismiche e dei relativi vincoli alle variazioni di pressioni indotte in profondità. Problemi di recente approdati in parlamento grazie a tre risoluzioni presentate da Pd, M5s e Sel. «Queste tre domande – spiegano Agorà Cittadinanzattiva di Monticello Amiata, Comitato per la salvaguardia della Valle dell’Orcia inferiore di Montenero d’Orcia e Coordinamento Sos Geotermia – fanno riferimento a leggi dello Stato e della Regione che sulla nostra montagna non sono mai state poste in essere e che sono a nostro avviso determinanti e propedeutiche all’eventuale permesso, regionale o nazionale, per la costruzione di un qualsiasi tipo di impianto che ha a che fare con il sottosuolo e le risorse (tra tutte una l’acqua) ivi custodite. A queste domande precise non c’è stata alcuna risposta». Rossi e Bramerini, secondo i comitati, «mentono sapendo di mentire, perché non si può rispettare il territorio quando non lo si conosce, non lo si può valorizzare quando si concedono 38 permessi di ricerca in Toscana per arrivare a costruire in provincia di Grosseto 19-20 nuove centrali geotermiche oltre a quelle già esistenti. Non si può parlare di confronto con le popolazioni locali se di questi permessi, progetti e accordi con le aziende noi cittadini veniamo a sapere dai giornali». I comitati accusano gli amministratori regionali di essere «indifferenti a quanto hanno chiesto a gran voce cittadini, aziende, associazioni di categorie e alcune amministrazioni locali» e promettono battaglia in tutte le sedi. (f.f.)

Contropiano.org del 25 novembre 2014
Sos Geotermia: i comitati rispondono alla Regione Toscana
…segue ns. comunicato

Il Giunco.net del 25 novembre 2014
Geotermia, i comitati alla Regione: «Non si può tutelare ciò che non si conosce
…segue ns. comunicato

Maremmanews del 25 novembre 2014
La risposta dei comitati contro la Geotermia dell’ Amiata alla Regione Toscana
…segue ns. comunicato

Piancastagnaio, 16 novembre 2013. Incontro sulla salute: Un Altro Punto di Vista

20131116_incontro salute piano_imgLo stato di salute delle popolazioni residenti nelle Aree Geotermiche alla luce dello Studio epidemiologico dell’ARS Toscana e dei rilevamenti dell’Arpat Toscana.
Appuntamento per tutti a Piancastagnaio, il 16 novembre alle ore 16, presso il Centro Anziani

Il coordinamento Sos geotermia continua solitario nell’opera di informazione, nel colpevole silenzio dei nostri amministratori  durato fin troppi anni, anche quando l’Europa obbligava a tale informazione, come nel caso del superamento dei limiti dell’arsenico nell’acqua mai apertamente dichiarato
Sicuramente oggi, dopo i dati sulle emissioni delle centrali geotermiche diffusi dall’Arpat dal 2008 e, ancor più, dopo lo Studio epidemiologico presentato nel 2010 e aggiornato nel 2013 da parte dell’Ars, non è più possibile per nessuno sottrarsi alle proprie responsabilità sia in merito alla diffusione di questi dati sull’impatto sanitario a carico della popolazione locale sia in merito ai conseguenti provvedimenti che ci si aspetterebbe per la tutela della salute che, ricordiamo, è ancora una responsabilità in capo ai sindaci e, per estensione, agli amministratori locali tutti.
Ben sappiamo che, a volte, i molti dati prodotti sono di difficile lettura e purtroppo assistiamo all’estrapolazione e diffusione solo delle conclusioni che, come nel caso dello studio epidemiologico dell’Ars, troppo facilmente tendono a sottovalutare il problema sanitario e ad escludere la responsabilità dell’inquinamento ambientale  quale concausa delle patologie e della mortalità in eccesso che pur lo stesso studio rileva come significativi (come quel 13% in più che corrisponde a ben 2 morti al mese in più rispetto ai comuni limitrofi ed alla regione). L’unica cosa di cui gli estensori dello studio ARS sono certi è che non sanno quali sono le ragioni di tali aumenti di mortalità e patologie, cosa inaccettabile per chi in Amiata vive con le proprie famiglie.
Per questo SOS geotermia si è sentita  in dovere di promuovere pubblicazioni ed incontri affinchè le popolazioni dell’Amiata vengano informate sui dati e sui rischi sanitari e non solo, ma intende rivolgersi anche agli operatori del settore e agli amministratori locali affinchè, presa conoscenza della situazione, possano correttamente esercitare il loro ruolo e, soprattutto in base al ‘principio di cautela’ previsto dalla normativa europea, spingersi a decretare per un immediato fermo delle attività estrattive e dei cantieri.
SOS Geotermia ha invitato all’incontro di Piancastagnaio, che si terrà il 16 novembre alle ore 16 presso il Centro Anziani, oltre alla cittadinanza tutta, il sindaco, i consiglieri comunali ed i medici di zona.
Durante l’incontro ci sarà un collegamento in diretta con il Dott.Valerio Gennaro dell’Istituto Tumori di Genova che, insieme all’associazione Medicina Democratica, ha lavorato con il coordinamento alla lettura dei dati sanitari.

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Il Cittadino online del 20 novembre 2013
Geotermia i dati Arpat preoccupano il Comitato
Le emissioni, i dati epidemiologici nell’incontro di Piancastagnaio
di Fabrizio Pinzuti
PIANCASTAGNAIO. L’Arpat (Agenzia regionale per l’ambiente Toscana) certifica ufficialmente che in un anno le centrali dell’Amiata rilasciano in atmosfera 2.799 tonnellate di acido solforico, 28,97 chili di arsenico, 2.460 tonnellate di ammonio, 889,14 chili di mercurio, 11,01 tonnellate di acido borico e 655.248 tonnellate di anidride carbonica, senza spiegare dove finiscono queste sostanze. Una risposta, molto preoccupante, secondo SOS Geotermia, coordinamento dei movimenti per l’Amiata, l’ha data invece l’ARS (Agenzia Regionale Salute) nello studio sullo “Stato di salute delle popolazioni residenti nelle aree geotermiche della Toscana” a un’altra domanda: esiste una relazione tra incrementi di malattie e concentrazioni crescenti, nell’ambiente, degli stessi inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche? La risposta è stata «sì», in 54 relazioni «statisticamente significative». «Pertanto con il linguaggio della logica, valida dai tempi di Aristotele – spiega Sos Geotermia – possiamo ritenere come vera l’esistenza di una relazione tra l’aumento notevole di malattie registrato e le concentrazioni crescenti di diversi inquinanti. Essendo riconosciuta nei comuni geotermici come vera anche la relazione tra gli stessi inquinanti presenti nell’ambiente e le emissioni delle centrali geotermiche, possiamo affermare come vero che l’eccesso di malattie è anche funzione delle emissioni delle centrali geotermiche».
E’ stato questo uno dei punti più dibattuti dell’incontro svoltosi sabato scorso 16 novembre a Piancastagnaio, nell’opera di continua informazione svolta da SOS Geotermia sui possibili effetti dell’attività geotermica in Amiata, su “un altro punto di vista”, con le relazioni di Fabio Landi e Roberto Barocci. L’incontro, a cui erano stati invitati anche gli amministratori locali che hanno fatto registrare una sola presenza, peraltro non per tutta la durata del dibattito, ha voluto essere un aiuto alla comprensione dei dati, spesso di difficile lettura, dello studio, integrato con i dati sulle emissioni delle centrali geotermiche diffusi dall’Arpat dal 2008. Spesso si assiste all’estrapolazione e diffusione solo delle conclusioni che, a giudizio di SOS Geotermia, “troppo facilmente tendono a sottovalutare il problema sanitario e ad escludere la responsabilità dell’inquinamento ambientale  quale concausa delle patologie e della mortalità in eccesso che pur lo stesso studio rileva come significativi (come quel 13% in più che corrisponde a ben 2 morti al mese in più rispetto ai comuni limitrofi ed alla regione). L’unica cosa di cui gli estensori dello studio ARS sono certi è che non sanno quali sono le ragioni di tali aumenti di mortalità e patologie”.
Su questi punti si è ulteriormente concentrata la relazione di SOS Geotermia condotta con Medicina Democratica di Livorno e con Valerio Gennaro, epidemiologo dell’Istituto nazionale di ricerca sul cancro di Genova, che ha partecipato in collegamento telefonico all’incontro di Piancastagnaio. Le emissioni di sostanze inquinanti rilasciate in atmosfera dalla centrale Bagnore 3 a Santa Fiora e dalle quattro centrali di Piancastagnaio (Pc 2, Pc3, Pc4 e Pc5) sono state misurate nel flusso di massa, cioè nella loro quantità complessiva. È questo uno dei due parametri che la legge prevede di monitorare. L’altro è la concentrazione delle sostanze (al metro cubo). Secondo le norme regionali attuali, per essere in regola una centrale geotermica deve rispettare o l’uno o l’altro parametro. In parole semplici: un inquinante può essere immesso in atmosfera in quantità pressoché illimitate purché non ci finisca tutto insieme. Va diluito. Secondo SOS geotermia invece dal punto di vista sanitario ciò che conta è la quantità totale che il territorio riceve. Insomma gli effetti delle sostanze inquinanti vanno valutati anche in ragione del loro accumulo nell’aria, nell’acqua, nel suolo e sottosuolo e nel corpo umano, nonché sommati a quelli di pregresse attività, come quella estrattiva di mercurio durata fin quasi agli anni 80.
Queste ed altre preoccupazioni, hanno riferito i rappresentanti di SOS Geotermia, sono condivise dai partecipanti – scienziati e ricercatori di varie università e istituti di ricerca – al 27º congresso dell’Associazione italiana di epidemiologia, svoltosi recentemente a Roma, dato questo che testimonia l’inizio dell’incrinamento anche nel mondo scientifico della convinzione che la geotermia sia una fonte pulita e rinnovabile di energia. Quanto meno non lo è dovunque ed esiste una seria possibilità che l’attività geotermica in Amiata emetta in atmosfera i metalli pesanti di cui è ricco il sottosuolo, a cominciare dal mercurio, che gli stessi dati Arpat individuano nell’Amiata Senese superiore di 27 volte a quello registrato nel bacino geotermico dell’area pisana e di Radicondoli. Differiscono pure tra le due aree i dati relativi all’analisi di aria, acqua e suolo, in particolare per le superiori emissioni in atmosfera di boro, arsenico, ammoniaca, radon nell’Amiata, mentre sono superiori le missioni di acido solfidrico nell’altra area. Altro punto su cui è stata posta l’attenzione è quello sulla mortalità, che i risultati dell’ARS mostrano più elevata nei maschi e nell’area dell’Amiata mentre quella pisana risulta al di sotto del livello atteso per entrambi i generi, con una eccezione per la mortalità per malattie respiratorie tra gli uomini. Lo studio dell’ARS tiene separate le due aree geotermiche, mettendo in evidenza i risultati per zona, per patologia e per popolazioni esposte, con le diversità tra maschi e femmine. Dall’analisi dei dati disaggregati emerge che i maschi residenti nei comuni geotermici dell’Amiata registrano un eccesso statisticamente significativo della mortalità per il complesso delle cause (+ 13%), che arriva al 30% per tutti i tumori nei comuni di Piancastagnaio, Arcidosso e Abbadia San Salvatore, quelli, guarda caso, che sembrano i più esposti alle emissioni geotermiche.
E’ stato anche osservato, a detta di SOS Geotermia, un aumento di patologie che potrebbero essere correlabili alla qualità dell’aria e dell’acqua (fino a qualche tempo fa erano alte le concentrazioni di arsenico nell’acqua). Non mancano peraltro anche alcune conclusioni in contraddizione tra loro, secondo SOS Geotermia: prima infatti nello studio dell’ARS si dice che “negli uomini la mortalità generale osservata nell’intera area geotermica mostra un eccesso statisticamente significativo rispetto sia al riferimento locale sia al riferimento regionale”, poi si afferma che “al netto dei limiti propri degli studi con disegno epidemiologico descrittivo, basato su dati ambientali e sanitari esistenti, analizzati in modo aggregato a livello dei comuni di residenza, gli indizi e le prove raccolti evidenziano un quadro epidemiologico nell’area geotermica rassicurante perché simile a quello dei comuni limitrofi non geotermici e a quello regionale”. Come fa dunque la Regione, conclude SOS Geotermia, nonostante le relazioni tra aumento di inquinanti e incremento di malattie e di morti nella popolazione, a definire «rassicurante» il quadro epidemiologico nell’area geotermica?

GoNews.it del 14 novembre 2013
Sos geotermia presenta “un altro punto di vista” su inquinamento e salute
Incontro pubblico sabato 16 novembre su “lo stato di salute delle popolazioni residenti nelle Aree Geotermiche alla luce dello Studio epidemiologico dell’ARS Toscana e dei rilevamenti dell’Arpat”
…segue ns.comunicato

Grosseto Oggi.net del 14 novembre 2013
Sos geotermia torna a far sentire la propria voce: sabato in programma un incontro a Piancastagnaio
…segue ns.comunicato

Contropiano.org del 14 novembre 2013
Piancastagnaio 16 novembre: “Un altro punto di vista” su inquinamento e salute
…segue ns.comunicato

Cortocircuito del 14 novembre 2013
“Un altro punto di vista” su geotermia e salute, il 16 novembre a Piancastagnaio
…segue ns.comunicato

Il Cittadino online del 14 novembre
“Un altro punto di vista” su inquinamento e salute
Stato di salute degli abitanti delle zone geotermiche
…segue ns.comunicato

Progetto Bagnore 4, presentato il ricorso al TAR

E’ stato presentato nei termini di legge il ricorso al TAR regionale contro la Regione Toscana, controinteressata Enel, per la delibera n.810 del 10 settembre scorso che da il parere favorevole alla VIA su Bagnore 4, di fatto il ‘via libera’ al progetto della nuova centrale da 40 MW, su cui abbiamo già scritto QUI e QUI

L’approfondito lavoro ha evidenziato ben 12 motivi per l’annullamento della delibera regionale, nonostante continuino le solite litanie da parte di Enel e amministratori pubblici: ‘va tutto bene’, ‘è tutto sotto controllo’, ‘la legge è rispettata’, ‘abbiamo fatto il nostro dovere’, …

Invitiamo tutti i cittadini sensibili al problema a contribuire per coprire i costi delle spese legali, sottoscrivendo a offerta libera presso i punti di raccolta.

Riportiamo il Prologo del Ricorso invitando tutti a scaricare e leggere il testo completo con le motivazioni:

“L’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale”,

“la dichiarazione del seminario ministeriale sulle acque sotterranee, tenutosi all’Aja nel 1991, riconosceva l’esigenza di intervenire per evitare il deterioramento delle acque dolci nel lungo periodo, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo…”,

“In una precedente riunione sul bilancio idrico dell’Amiata si disse che bisogna fare una valutazione costi- benefici”.

Si parla in questo ricorso della possibile compromissione di uno dei bacini idrici più importanti dell’Italia centrale, quindi non si ritiene di contravvenire al dovere di sintesi di cui alla norma, se ci si sofferma su alcune considerazioni generali.
I primi due brani citati sopra sono il primo ed il terzo considerando della direttiva 2000/60/CE, “quadro per l’azione comunitaria in materia di acque”.
Il terzo è il finale della risposta, sorprendente, che il proponente Enel Green Power fornisce sul quesito posto dall’acquedotto del Fiora:”quali azioni prevede di porre in atto qualora il monitoraggio accertasse una possibile ancorchè imprevista relazione tra coltivazione geotermica e tutela della falda del Monte Amiata?”.
Com’è possibile parlare di soppesare i costi ed i benefici di un impianto che rischia di compromettere in modo definitivo un patrimonio idrico definito dalla stessa Pubblica Amministrazione “strategico”, quando la direttiva comunitaria avverte esplicitamente che l’acqua non è un prodotto commerciale?
E, domanda ancora più imbarazzante, a quale interlocutore si riferisce il rappresentante di Enel green power, con il verbo “si disse” ? Forse che in quella precedente riunione la Pubblica Amministrazione era d’accordo su una valutazione costi-benefici che riguardava anche l’acqua, cioè quel patrimonio da proteggere e difendere e da trattare come tale di cui parla la direttiva comunitaria?
Si spera proprio di no eppure sembra di sì.
Come detto il monte Amiata è uno dei più importanti acquiferi dell’Italia centrale, che approvvigiona di ottima acqua potabile i bacini dell’Ombrone, del Fiora e del Tevere.
Si vorrà notare che nella decisione n. 2005/646/CE la normativa comunitaria ha inserito due siti nell’area amiatina, il numero 519 , fiume Fiora strada provinciale 119 Cellana- Selvena (in comune di Castellazzara), ed il numero 531 fiume Ombrone, valle confluenza Orcia, tra quelli destinati a formare la rete di intercalibrazione europea ed entrambi i siti sono qualificati HG, cioè con valutazione elevata-buona. Il dato conferma, se ce ne fosse bisogno, come la zona sia considerata, dal punto di vista idrico, particolarmente importante anche a livello comunitario.
La superficie dell’intera area del monte Amiata (452,23 km. quadrati) è pari a poco più di cinquecento volte l’estensione di Villa Borghese a Roma, eppure è considerata potenzialmente ai vertici tra tutti i complessi geotermici nel mondo (fonte Wikipedia) e le coltivazioni già presenti sono, come vedremo, numerose ed importanti.
Non è certo un primato di cui andare fieri se si ricorda ancora una volta che si tratta del bacino acquifero più importante della Toscana, soprattutto se leggiamo il recente contributo dell’autorità di bacino del fiume Tevere (di cui non si vede traccia nel verbale della conferenza dei servizi impugnata, neanche tra gli assenti, per cui bisogna trarre la facile conclusione che non era stata invitata), quello in cui l’Amiata viene definito “acquifero strategico”. Nel gennaio 2011, riferendosi ad un’altra procedura, avente comunque medesimo oggetto, l’Autorità suddetta affermava:”la documentazione prodotta non permette di escludere impatti dello sfruttamento geotermico sulla risorsa idrica dell’acquifero strategico del monte Amiata”.
Come vedremo, ancora oggi, a compatibilità ambientale già dichiarata, tale esclusione non è ancora possibile, anzi risulta molto probabile. Ma la Regione Toscana sembra non applicare il principio di precauzione ed ha concesso la compatibilità ambientale per un impianto che si aggiunge ad altri già esistenti, alcuni autorizzati senza neanche la valutazione di impatto ambientale. Senza uno straccio di valutazione sanitaria su un’area, come detto limitata, su cui vivono 26.538 abitanti divisi in 6 comuni, con una densità di 58,70 abitanti per chilometro quadrato.
Bisogna allora concludere, ancora prima di illustrare i motivi del presente ricorso, che, almeno in Toscana, è proprio il procedimento di VIA in sé ad essere completamente snaturato, visto che la valutazione medesima è inesistente. Ci si limita a prendere atto di quello che afferma il proponente (quando il SIA ed ogni altro documento da questi proveniente dovrebbe essere proprio l’oggetto dell’attenta valutazione voluta dalla legge) e si rinvia ai futuri monitoraggi (a compatibilità ambientale già concessa) per ottenere quei dati che sarebbero necessari alla valutazione medesima. Per buona misura la sorveglianza su questi monitoraggi, che richiede grandi risorse tecniche ed economiche, viene affidata ai comuni, senza soldi e senza risorse. Le cosiddette “criticità” vengono così superate perché nemmeno affrontate. Spesso riaffiorano in modo drammatico, come a Taranto, dove, però, al Giudice penale non resta che contare i danni e spesso i morti.

…ancora bugie: alla Regione Toscana non rimane che indagare su Venere

Pubblichiamo le ultime bugie, sprechi e costi a carico dei cittadini per giustificare l’eccedenza di mortalità nella zona geotermica dell’Amiata. Tutto pur di non mettere in discussione l’Enel e quello che si sta compiendo ai danni della popolazione e del territorio.
N.B. la documentazione richiamata nonchè la presentazione (pps) e il volantino, sono scaricabili nella sezione ‘Documentazione’ di questo sito.

Mentre la Regione Toscana autorizza Enel a triplicare lo sfruttamento geotermico in Amiata, che ridurrà le portate delle sorgenti del Fiora, i Sindaci si fanno sostenitori di progetti per fornire acqua potabile dissalando l’acqua di mare, anziché fare manutenzione delle tubazioni (si perde oltre il 50% dell’acqua immessa) e realizzando abbattitori di Arsenico, anziché pretendere le bonifiche e scontrarsi con soggetti potenti, quali ENEL ed ENI. Risulta evidente la scelta di lasciare le risorse idriche naturali ai soggetti privati, che pagano un contributo agli Enti locali e Regione, e di puntare sui dissalatori/abbattitori, a spese dei contribuenti. Ma, oltre a non bere più acqua naturale, quell’acqua ci costerà tantissimo in spese di gestione degli impianti, in sicuro aumento. Ai contribuenti ignari si racconterà dell’inflazione, della crisi…

Rimane da far accettare alla popolazione toscana due questioni: l’idea della naturalità della crescita dell’Arsenico nelle fonti di acqua naturale e il fenomeno dei cattivi stili di vita, quale causa del notevole eccesso di tumori sull’Amiata.

Su questi due fronti i tecnici si sono messi al lavoro con impegno da tempo. Sulla crescita della concentrazione di Arsenico, l’ARPAT ha rinnegato i dati analitici prodotti dalle USL negli anni ’90, ma le loro argomentazioni non sono documentate. La USL 9 con i dott.ri Madrucci, Boncompagni e Morganti, preso atto dello Studio epidemiologico dell’ARS, che ha evidenziato negli uomini un eccesso di mortalità statisticamente significativo del +13% nei comuni geotermici dell’Amiata, ha proposto e ottenuto finanziamenti per 18.000 euro1 in ricerche su problemi della salute correlati all’uso di alcol, del tabacco e alle malattie infettive, causate da virus, tramite esposizione a fluidi corporei come sperma, liquidi vaginali e sangue infetto. Mentre la Regione Toscana indaga su Bacco, Tabacco e Venere, a cui sarebbero particolarmente dediti gli abitanti dei comuni geotermici, il Servizio Sanitario del Lazio2 ha reso pubblici i dati di una indagine sulla popolazione della limitrofa provincia di Viterbo, che, come quella toscana, è stata costretta a bere acqua definita potabile dalla Regione in deroga ai limiti di legge, documentando che di Arsenico in piccole dosi nell’acqua potabile, oggi si muore, con un un eccesso statisticamente significativo di mortalità per tutte le cause del +11%.

Se si pensa che in Toscana per molti anni si è stati costretti a bere acqua in deroga, c’è di che indignarsi. Per ottenere quelle deroghe, senza ricorrere alla eliminazione delle fonti inquinanti, l’ARPAT ha compiuto un ennesimo capolavoro di disinformazione3.

Secondo quanto riportato dai Decreti della Regione Toscana, l’Acquedotto del Fiora ha presentato alle autorità studi realizzati in collaborazione con ARPAT, attestanti che nelle acque naturali della provincia di Grosseto “sono presenti elevate anomalie di origine naturale dipendenti da particolarissime condizioni geochimiche”e, pertanto, non eliminabili con opere di bonifica, come previsto dalla legge.

Per giustificare queste conclusioni è stato realizzato uno Studio3 campionando come acque naturali, acque che naturali non erano. Infatti,sono state prese in esamediverse acque sicuramente inquinate da attività antropica, prelevate nei siti già inseriti nei Piani Regionali di Bonifica e oggetto di procedura di bonifica, come le acque dei canali drenanti le miniere o acque inquinate, a valle di discariche minerarie da bonificare. I dirigenti dell’ARPAT erano sicuramente informati dell’inquinamento procurato dai canali drenanti le miniere, avendo ricevuto dati e informazioni in tal senso nell’ambito delle procedure di bonifica, realizzate negli anni precedenti al suddetto Studio.

Appare scontato che i dottori della USL 9 documenteranno che Bacco, Tabacco e Venere facciano male alla salute, ma non potranno mai smentire l’ultimo studio reso noto dal dott. Voller, dell’ARS Toscana4, che dopo una indagine sui consumi degli abitanti nei comuni geotermici conclude che in Amiata non si registrano stili di vita e consumi di tabacco e alcol diversi dai comuni limitrofi!

Abbiamo riproposto una domanda, formulata nel rispetto della legge transitiva della logica ad ENEL e alla Regione Toscana5 senza ottenere una risposta. La ripetiamo ai dottori della USL 9: “Essendo riconosciuta nei comuni geotermici dell’Amiata come vera la relazione tra l’aumento notevole di mortalità in funzione di concentrazioni crescenti di arsenico, mercurio ecc; essendo ritenuta ancora come vera l’esistenza di emissioni significative di arsenico, mercurio, ecc.,dalle centrali geotermiche, non ritenete vera anche la seguente conclusione: che l’incremento delle malattie e mortalità sull’Amiata sia dovuto anche alle emissioni delle centrali geotermiche?”

Note:
1
AUSL 9, Deliberazione n° 369 del 1.10.2012, DRGT 893/2012 “approvazione Progetti Area Geotermica”.
2
Regione Lazio Dipartimento di Epidemiologia, Valutazione pidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelleacque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio. Aprile 2012. Vedi: http://www.osservatorelaziale.it/public/allegati/files/126.pdf
3
ARPAT, Contratto di ricerca fra ARPAT e prof Mario Dall’Aglio del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi “La Sapinza” di Roma (1995-2003),Caratterizzazione e valutazione delle acque naturali in Provincia di Grosseto
4
Regione Toscana, Agenzia Regionale Sanità, dott. Voller, Le informazioni sugli stili di vita. 2012.
5
Regione Toscana, Settore VIA, Art.15, comma 7, L.R.79/98: Contraddittorio del 18.7.2012… Verbale. Gruppo Consiliare “Prospettiva comune “di Piancastagnaio.

Sabato 10 novembre 2012 a Castel del Piano, Incontro/assemblea e presentazione del libro ‘Arsenico e scellerati progetti’

Alle ore 17,00 di sabato 10 novembre 2012 ci incontriamo nella Sala consiliare del Comune a Castel del Piano.
Sarà l’occasione per aggiornare i cittadini degli sviluppi legati alla questione acqua, geotermia, territorio. Si discuterà delle iniziative da fare insieme dopo l’approvazione del progetto di Bagnore4 che triplicherà la potenza attuale, della risposta del Sindaco alla petizione dei cittadini che chiedono sicurezza per l’acqua, delle altre ‘novità’ sulla geotermia in Amiata.
Sarà l’occasione per presentare al pubblico l’ultimo libro di Roberto Barocci ‘Arsenico e scellerati progetti. Cronache di abusi ed omissioni a danno delle fonti d’acqua potabile’, temi più che mai attuali per il monte Amiata, a cui Barocci dedica un capitolo del libro stesso.

TI ASPETTIAMO!!

La Nazione del 9 novembre 2012

AMIATA SUL PIEDE DI GUERRA. IL COMITATO SOS GEOTERMIA
Allarme arsenico nell’acqua. Riunione in sala consiliare
Preoccupante studio epidemiologico della Regione Lazio
di Cristiano Bernacchi
DOPO le rassicurazioni del sindaco di Castel del Piano, con una lettera aperta in cui garantisce la qualità dell’acqua amiatina, il comitato «Sos geotermia» risponde ironicamente e anticipa le future iniziative che sull’argomento si svolgeranno. Il comitato ambientalista ricorda come siano scontate e prevedibili le giustificazioni addotte dal sindaco per sostenere la qualità dell’acqua amiatina. «L’acqua potabile distribuita dal Fiora è monitorata e sottoposta a costanti analisi, in più non solo rispetta i parametri di legge sulla presenza di arsenico, ma è ben al di sotto dei limiti previsti dalla legislazione vigente (10 microgrammi/litro)». La questione dal punto di vista del comitato è che, esclusi i due casi chiariti, dove i limiti superavano i parametri di legge perché le utenze erano allacciate direttamente alla condotta di trasporto, l’acqua non possiede delle percentuali così lontane dai limiti come viene descritto. «Ma soprattutto ci tengono a ricordare la questione non è la forbice nella quale si rientra per presenza di arsenico nell’acqua che viaggia tra i 4,4 ug/l e gli 8,3 ug/l nel territorio di Castel del Piano, ma di seguire la strada indicata dall’Oms(Organizzazione mondiale della santà) per azzerare completamente la presenza di arsenico nell’acqua. E in questo siamo lontanissimi, come lo siamo nell’adottare il sano principio di precauzione tanto presente nelle direttive dell’Oms». IN PIÙ è di poche settimane fa, la pubblicazione dello studio epidemiologico della Regione Lazio che conferma la stessa incidenza di mortalità tra le popolazioni laziali e toscane esposte ad acqua con significative concentrazioni di arsenico. «Le conferme dello studio come ripetono i comitati sono il frutto di anni di deroghe per la presenza di arsenico nell’acqua con livelli assai superiori a quelli di oggi fissati nei 10 microgrammi per litro. In più sull’Amiata la malefica sinergia tra arsenico, acido solfidrico e altri inquinanti immessi nell’aria mettono a rischio il patrimonio ambientale che un tempo rappresentava questa montagna». IL PROSSIMO appuntamento del comitato è per domani alle 17 in sala consiliare a Castel del Piano, dove verrà anche presentato il libro di Roberto Barocci «Arsenico e scellerati progetti», nel quale un capitolo è dedicato proprio all’Amiata.

L’avevamo detto… e anche la regione Lazio conferma: ma quali ‘stili di vita amiatini’, di arsenico nell’acqua si muore!

Pubblicato lo studio epidemiologico della regione Lazio che conferma la stessa incidenza di mortalità tra le popolazioni laziali e toscane esposte ad acqua con concentrazioni di arsenico significative.

Di Arsenico in piccole dosi nell’acqua, definita “potabile” dalle Giunte Regionali, oggi si muore. Questo, per noi, era scontato e l’andiamo denunciando da anni ai Sindaci della nostra Provincia, inutilmente. Loro hanno sempre finto di non sapere.

Oggi il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio ha reso pubblici i dati di una indagine epidemiologica(1) doverosa sulla popolazione che è stata costretta a bere acqua definita “potabile” dalla Regione in deroga ai limiti sollecitati fin dagli anni’80 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questo è scritto nella sintesi del recente studio del Servizio Sanitario(2): “In Provincia di Viterbo nei comuni con livelli di esposizione più elevata (Arsenico maggiore di 20 µgr/l) si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause del +11% e, complessivamente per tutte le cause tumorali, del 10% negli uomini e del 12% nelle donne”. Questo si registra rispetto ai dati dei residenti nei comuni che hanno potuto bere acqua nei limiti di 10.

Se si pensa che in provincia di Grosseto per molti anni si è stati costretti a bere acqua distribuita dall’Acquedotto del Fiora con valori anche superiore ai 20 e in alcuni casi anche con valori pari a 50, c’è di che indignarsi, perchè era noto che si sarebbero registrati molti morti in più.

Infatti davanti alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità degli anni ’80, che raccomandava di non superare il valore 10, ci si aspettava il massimo rigore perché le ricerche più recenti indicavano che tale valore limite era di compromesso, ma che bisognerebbe tendere a concentrazioni vicine allo zero.

Il dott. Bolognini scriveva nella rivista degli oncologi italiani(3): “Le ultime linee guida dell’EPA del 2006, riconoscevano comunque, per l’arsenico, il valore limite di 10 µgr/lt, il valore di 2 µgr/lt, relativo al rischio aggiuntivo di un caso di cancro in 70 anni per 10.000 persone ed il valore obiettivo zero”.

Se l’Epa, ente statale statunitense di protezione ambientale, pone l’obiettivo zero per l’Arsenico nelle acque potabili e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, da molti anni sollecita gli stati a darsi un limite di 10 µgr/lt, era da attendersi una grande attenzione a partire dai Sindaci. Nulla di ciò è avvenuto.

Ma non è solo disattenzione, perchè in Toscana i responsabili della salute pubblica hanno fatto carte false per dimostrare la naturalità del fenomeno. In Amiata, nei paesi dove alle deroghe nell’acqua potabile si sono aggiunte le emissioni di arsenico dalle centrali geotermiche dell’ENEL, troviamo scritto nell’ultimo studio di carattere epidemiologico(4): “Tra i singoli comuni della zona geotermica sud emergono eccessi di tumori negli uomini statisticamente significativi dell’ordine del +30% essenzialmente nell’ultimo periodo ad Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio e Arcidosso”.

Ma, per gli ignari Sindaci e Giunta regionale, l’Enel non può essere disturbata e quei dati sarebbero solo il frutto di vizi e di ‘stili di vita’ inadeguati che, però, sorprendentemente, non producono gli stessi effetti mortali nei comuni limitrofi.

La cosa ancor più grave, se non fosse già abbastanza tragico il problema dell’arsenico, è che in Amiata si sommano, sempre grazie alla geotermia ‘Green’, tutta un’altra serie di inquinanti tossici e nocivi che, però, vengono ‘valutati’ singolarmente, mentre l’effetto della compresenza di diverse sostanze ne aumenta la pericolosità, come da letteratura scientifica. Nelle Note che seguono i riferimenti ad una serie di studi scientifici ‘pubblicati'(5) relativi agli inquinanti geotermici; ‘pubblicati’, nel lessico scientifico, significa accertati ed accettati, a differenza delle panzane che amministratori, tecnici ‘amici’ ed enel vorrebbero darci ad intendere sulla ‘naturalità’ dei fenomeni e sugli ‘stili di vita’ dissoluti degli amiatini e, buona ultima, delle ‘aree quasi del tutto non abitate’ dove ricadrebbero gli inquinanti.

NOTE:

1– L’indagine epidemiologica del Lazio e scaricabile anche qui: http://www.tusciamedia.com/component/content/article/267-cronaca/17952-arsenico-ecco-i-dati-su-mortalita-e-malattie.html

2– Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio – Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione de Arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio , pag. 7 – Aprile 2012. Si può scaricare da: http://www.osservatorelaziale.it/public/allegati/files/126.pdf

3– AIOM – Dott. Michelangiolo Bolognini – I cancerogeni nelle acque per uso umano, in “Progetto Ambiente e Tumori 2001”, marzo 2009 n.23.

4– Regione Toscana – Fondazione G. Monasterio. Progetto di ricerca epidemiologica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano, “Progetto Geotermia”, ottobre 2010, svolto su committenza Agenzia Regionale Sanità, pag.89 per gli incrementi di mortalità e pag.68 per i caratteri delle aree di confronto. Si scarica da: http://www.ars.toscana.it/web/guest

5– STUDI PUBBLICATI:

1° studio in Tossicologica Sciences 128
Pubblicazione (anno 2012)
Si legge: l’H2S è importante nella attivazione neuronale in condizioni normali e patologiche-
L’H2S è molto spesso Tossico e spesso fatale ad alte concentrazioni; da tossicità al sistema nervoso centrale, può compromettere la funzione neurologica, alterare il metabolismo, distruggere la struttura del cervello e portare alla perdita di parte dei neuroni.
Lo studio parte dall’analisi di vari pubblicazioni per dire questo e la bibliografia è allegata.

2° Studio Environmental Research
Pubblicazione Gennaio 2012
Si legge: l’aumento intermittente di H2S incrementa l’uso di farmaci per malattie respiratorie (studio su pazienti Islandesi)

3° Studio Respiratory Physiology & Neurobiogolgy
In Pubblicazione
Si legge: l’H2S è molto importante nei meccanismi biologici del sistema respiratorio .
L’H2S è  la primaria intossicazione chimica da gas naturale e gli effetti chimici dipendono dalla concentrazione e dalla durata dell’esposizione.
Nello studio è riportata una figura n. 2 nella quale si esplicano gli effetti di H2S che sono: Proliferazione delle cellule muscolari lisce delle vie respiratorie (BPCO), Broncocostrizione (asma), morte cellulare, migrazione e proliferazione delle cellule polmonari (tumori), differenziazione cellulare (tumore), transizione delle cellule mesenchimali (tumore), ipossia polmonare (asma), infiammazione neurogenetica, e stress ossidativo (radicali liberi e tumori).
L’H2S può interferire con l’efficacia dei farmaci usati nelle patologie respiratorie.

4° Studio Atioxidants & Redox signaling
Pubblicazione 2011

Si legge: l’encefalopatica etilmalonica, è una patologia genetica la cui causa può essere riportata ad un accumulo di H2S in tessuti critici come la mucosa intestinale, il fegato, i muscoli ed il cervello.
Lo studio parla di una correlazione dell’H2S con questa patologia.

5° Studio Environmental Health
Pubblicazione settembre 2012
Si legge: Titolo “incidenza dei tumori dei residenti islandesi nelle aree geotermiche ad alta temperatura fra il 1981 al 2010”. tra le due aree confrontate
Questi residenti sono esposti ad emissioni geotermiche e si cerca la correlazione con l’insorgenza di tumori rispetto alla zona con minori emissioni.
Le conclusioni sono che servono più informazioni chimico fisiche sulle esalazioni e sulle popolazioni ma ci sono eccessi significativi su carcinoma della mammella e della pelle.
Emergono  quindi, tra le due aree confrontate, indicazioni di una relazione fra gli effetti e l’esposizione; lo stato social, il fumo, l’habitat sono stati considerati fra i fattori di rischio anche se non si possono escludere fattori “confondenti” (altri fattori non considerati dagli sperimentatori).

6° Studio Environmental Health Perspectives
Pubblicazione 2002
Si legge: Titolo “asma e pericolosità degli inquinanti nell’area”
Le persone con asma possono avere un rischio additivo per gli effetti dell’inquinamento ambientale. L’insieme di inquinanti sono + tossici della somma degli effetti dei singoli inquinanti.
Questo vale anche per gli antigeni (sostanze che danno allergie) o composti irritanti respirati dai pazienti con asma.

7° Studio Environmental Health Perspectives
Pubblicazione settembre 2012
Si legge: Titolo “E’ la CO2 all’interno di ambienti, inquinante? Effetti indiretti di concentrazioni da basse a moderate di CO2 sull’uomo nella capacità cognitica (decision-Making Performance)
L’aumento della concentrazione di Co2 riduce significativamente la performance cognitiva

8° Studio journal environmental and public Health
Pubblicazione 2012
Si legge: Studio su lavoratori allevatori industriali di maiali
Alimentare maiali in ambienti confinati pone le persone a esposizione di gas come ammoniaca, H2s ed altri composti solforati. Al di là del fatto che sia spiacevole questi gas danno effetti avversi sui polmoni, cervello ed altri organi
L’H2S avvelena il cervello ed i mitocondri (respirazione cellulare) combinandosi in modo irreversibile. Basse dosi di h2s aumentano neuromediatori.
Test dimostrano disfunzioni permanenti al cervello in lavoratori esposti ad H2S

9° Studio journal off animal science
Pubblicazione 2010
Si legge: (genericamente) Studio su lavoratori allevatori industriali di maiali
L’odore di composti solforati, può stimolare sintomi somatici basati sull’attivazione del nervo trigemino.
La combinazione fisica e psicologica è stata descritta come sindrome da stress ambientale. Sottoponendo gli individui a condizioni patologiche come asma ed altre complicazioni.
L’H2S rappresenta il più grande rischio per la salute, Anche l’aumento della CO2 può essere un rischio per la salute umana.

La Nazione del 9 novembre 2012

AMIATA SUL PIEDE DI GUERRA. IL COMITATO SOS GEOTERMIA
Allarme arsenico nell’acqua. Riunione in sala consiliare
Preoccupante studio epidemiologico della Regione Lazio
di Cristiano Bernacchi
DOPO le rassicurazioni del sindaco di Castel del Piano, con una lettera aperta in cui garantisce la qualità dell’acqua amiatina, il comitato «Sos geotermia» risponde ironicamente e anticipa le future iniziative che sull’argomento si svolgeranno. Il comitato ambientalista ricorda come siano scontate e prevedibili le giustificazioni addotte dal sindaco per sostenere la qualità dell’acqua amiatina. «L’acqua potabile distribuita dal Fiora è monitorata e sottoposta a costanti analisi, in più non solo rispetta i parametri di legge sulla presenza di arsenico, ma è ben al di sotto dei limiti previsti dalla legislazione vigente (10 microgrammi/litro)». La questione dal punto di vista del comitato è che, esclusi i due casi chiariti, dove i limiti superavano i parametri di legge perché le utenze erano allacciate direttamente alla condotta di trasporto, l’acqua non possiede delle percentuali così lontane dai limiti come viene descritto. «Ma soprattutto ci tengono a ricordare la questione non è la forbice nella quale si rientra per presenza di arsenico nell’acqua che viaggia tra i 4,4 ug/l e gli 8,3 ug/l nel territorio di Castel del Piano, ma di seguire la strada indicata dall’Oms(Organizzazione mondiale della santà) per azzerare completamente la presenza di arsenico nell’acqua. E in questo siamo lontanissimi, come lo siamo nell’adottare il sano principio di precauzione tanto presente nelle direttive dell’Oms». IN PIÙ è di poche settimane fa, la pubblicazione dello studio epidemiologico della Regione Lazio che conferma la stessa incidenza di mortalità tra le popolazioni laziali e toscane esposte ad acqua con significative concentrazioni di arsenico. «Le conferme dello studio come ripetono i comitati sono il frutto di anni di deroghe per la presenza di arsenico nell’acqua con livelli assai superiori a quelli di oggi fissati nei 10 microgrammi per litro. In più sull’Amiata la malefica sinergia tra arsenico, acido solfidrico e altri inquinanti immessi nell’aria mettono a rischio il patrimonio ambientale che un tempo rappresentava questa montagna». IL PROSSIMO appuntamento del comitato è per domani alle 17 in sala consiliare a Castel del Piano, dove verrà anche presentato il libro di Roberto Barocci «Arsenico e scellerati progetti», nel quale un capitolo è dedicato proprio all’Amiata.

Il Tirreno del 25 ottobre 2012

Arsenico, dati choc dal Lazio
Uno studio conferma la stessa incidenza di mortalità della Toscana: la rabbia di Sos Geotermia

AMIATA Pubblicato lo studio epidemiologico della regione Lazio che conferma la stessa incidenza di mortalità tra le popolazioni laziali e toscane esposte ad acqua con concentrazioni di arsenico significative. «Di Arsenico in piccole dosi nell’acqua, definita “potabile” dalle Giunte regionali, oggi si muore – dice il coordinamento per i movimenti dell’Amiata, Sos Geotermia – Questo, per noi, era scontato e l’andiamo denunciando da anni ai sindaci della nostra Provincia, inutilmente. Loro hanno sempre finto di non sapere». Il dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio ha reso pubblici i dati di una indagine epidemiologica doverosa sulla popolazione che è stata costretta a bere acqua definita “potabile” dalla Regione in deroga ai limiti sollecitati fin dagli anni’80 dall’organizzazione Mondiale della Sanità. Questo è scritto nella sintesi del recente studio. «In Provincia di Viterbo nei comuni con livelli di esposizione più elevata (Arsenico maggiore di 20 µgr/l) si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause del +11% e, complessivamente per tutte le cause tumorali, del 10% negli uomini e del 12% nelle donne. Questo si registra rispetto ai dati dei residenti nei comuni che hanno potuto bere acqua nei limiti di 10. Se si pensa che in provincia di Grosseto per molti anni si è stati costretti a bere acqua distribuita dall’Acquedotto del Fiora con valori anche superiore ai 20 e in alcuni casi anche con valori pari a 50, c’è di che indignarsi, perchè era noto che si sarebbero registrati molti morti in più». Infatti davanti alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità degli anni ’80, che raccomandava di non superare il valore 10, ci si aspettava il massimo rigore perché le ricerche più recenti indicavano che tale valore limite era di compromesso, ma che bisognerebbe tendere a concentrazioni vicine allo zero. «Se l’Epa, ente statale statunitense di protezione ambientale, pone l’obiettivo zero per l’Arsenico nelle acque potabili e l’Oms da molti anni sollecita gli stati a darsi un limite di 10 µgr/lt, era da attendersi una grande attenzione a partire dai sindaci – prosegue il coordinamento – Nulla di ciò è avvenuto. Ma non è solo disattenzione, perchè in Toscana i responsabili della salute pubblica hanno fatto carte false per dimostrare la naturalità del fenomeno». In Amiata, nei paesi dove alle deroghe nell’acqua potabile si sono aggiunte le emissioni di arsenico dalle centrali geotermiche dell’Enel, ecco cosa viene scritto nell’ultimo studio di carattere epidemiologico. «Tra i singoli comuni della zona geotermica sud emergono eccessi di tumori negli uomini statisticamente significativi dell’ordine del +30% essenzialmente nell’ultimo periodo ad Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio e Arcidosso. Ma, per gli ignari sindaci e giunta regionale, l’Enel non può essere disturbata e quei dati sarebbero solo il frutto di vizi e di stili di vita inadeguati che, però, sorprendentemente, non producono gli stessi effetti mortali nei comuni limitrofi».

Castel del Piano. Petizione su arsenico ed acqua, il sindaco Franci risponda!

E’ stata consegnata al sindaco Franci di Castel del Piano una petizione popolare promossa dai cittadini dopo che Sos Geotermia, in primavera, rese pubblici i dati delle analisi delle acque in Amiata che confermavano un livello di concentrazione di arsenico molto preoccupante.
Ora quasi 350 cittadini (oltre il 7% della popolazione), mettendoci la faccia …e la firma, chiedono al sindaco conto di perchè finora non sono state ‘rimosse le cause’ e ‘data informazione’ (come prescritto dall’Europa) e chiedono di attivare tutte le soluzioni di emergenza possibili. Sos Geotermia si associa e sostiene la richiesta dei cittadini e si augura che almeno di fronte ai cittadini ed ‘elettori’, il sindaco Claudio Franci, ed il PD tutto, diano una risposta immediata e pubblica.
Peraltro, ricordiamo al sindaco Franci e a tutto il PD amiatino che ad un convegno di questo partito il 16 maggio 2012 lo stesso coordinatore PD amiatino Tiberi sosteneva che non basta rimanere nei limiti di legge, ma bisogna scendere almeno al 50%.
Speravamo che dopo quelle affermazioni avremmo avuto un diverso atteggiamento degli amministratori, ma il silenzio sulla questione ‘arsenico e acqua’ e il successivo ‘VIA libera’ al progetto di centrale a Bagnore4 hanno dimostrato che, a pensare bene, la salute e la difesa del territorio non sono tra i le prime preoccupazioni in agenda del PD.
Di seguito riportiamo il testo della petizione consegnata.

All’On. Sindaco del comune di Castel del Piano
Petizione Popolare
Le recenti notizie di analisi delle acque di rubinetto e di sorgente dell’Amiata di cui hanno parlato i giornali e un documento che circola in questi giorni, ci preoccupano molto.’
Per quanto quasi tutti entro i termini di legge, stabiliti in 10 microgrammi di arsenico per litro come massima concentrazione, ogni valore si trova ben al di sopra della soglia di sicurezza stabilita dall’Organizzazione Mondiale della sanità in due-cinque microgrammi per litro. Oltre tale limite, per bambini di età inferiore ai tre anni, donne gravide e persone affette da varie patologie (epatiche, renali, polmonari…), non è da considerasi acqua potabile. Mentre ne è sconsigliato l’uso quotidiano e protratto negli anni per tutti.
L’arsenico è un cancerogeno di classe uno ed è molto probabile che sia corresponsabile dell’alta incidenza di tumori nel nostro territorio. Affermare che le cose sono sempre state così significa scansare il problema ed affermare il falso. Nelle rilevazioni alle sorgenti l’arsenico ha avuto un’impennata del 300% (dati USL e ARPAT).
Anche l’incidenza di tumori è in aumento e affermare che questo è in buona parte dovuto allo stile di vita Amiatino, come le conclusioni di uno studio commissionato dalla regione hanno voluto far credere,  è un’assurdità (il documento in realtà al suo interno indicava tutt’altro).
Ma la mancanza  più grave è che avremmo dovuto ricevere informazioni cautelative e non tranquillizzanti, così da poter tutelare i soggetti sensibili, si sarebbero dovuti avvertire ospedale, casa di riposo, scuole, medici di base e segnalare le fontane pubbliche. Invece, un silenzio irresponsabile e richieste di deroghe per innalzare i livelli di potabilità. Grave è anche l’atteggiamento di alcuni giornali locali che di tanto in tanto sfiorano l’argomento soltanto per minimizzare e rassicurare.
Per questo chiediamo fermamente di porre fine a questo avvelenamento quotidiano, rimuovendo le cause che hanno determinato l’aumento dell’arsenico nelle acque e dandone la più ampia informazione -così come prevedevano le prescrizioni europee- e, nell’immediato, ponendo filtri appropriati in tempi brevi, garantendo che il pagamento di tali filtri non ricada sui cittadini, ma eventualmente usufruendo delle compensazioni ambientali di cui il comprensorio amiatino beneficia.’
Nell’attesa della purificazione della nostra acqua, tra l’altro pagata cara, chiediamo altresì l’immediata istallazione di fontane pubbliche di approvvigionamento dotate di filtri specifici per arsenico e distribuite in zone strategiche del paese. Se questa petizione non dovesse sortire effetto esigeremo una presa di responsabilità scritta e firmata da parte del Sig. Sindaco, in quanto responsabile della salute pubblica, sulla effettiva sicurezza sanitaria dei livelli di concentrazione raggiunti.
Perchè l’acqua dell’ Amiata deve tornare sicura, per la nostra salute e ancor più per quella dei nostri bambini. Certi di una presa di posizione celere da parte dell’Amministrazione Comunale seguono le firme di chi una risposta attende.

Corriere di Maremma 19 ottobre 2012

Castel del Piano. Quasi 350 le firme di protesta contro l’amministrazione
Arsenico, petizione al sindaco
di Adriano Crescenzi

CASTEL DEL PIANO – Una petizione su arsenico ed acqua è stata consegnata in questi giorni al sindaco Claudio Franci di Castel del Piano. Il sindaco è anche presidente della Società della Salute e da lui queste persone, alle quali si associa anche SoS Geotermia, si attendono una risposta convincente. La petizione popolare è stata presentata dopo che Sos Geotermia, in primavera, rese pubblici i dati delle analisi delle acque in Amiata che confermavano un livello di concentrazione di arsenico molto preoccupante. Ora quasi 350 cittadini (oltre il 7% della popolazione), chiedono al sindaco conto del perché finora non sono state ‘rimosse le cause’ e ‘data informazione’ (come prescritto dalle normative europee) e chiedono di attivare tutte le soluzioni di emergenza possibili. “Sos Geotermia si associa – informa l’associazione – e sostiene la richiesta dei cittadini augurandosi che almeno di fronte a cittadini ed ‘elettori, il sindaco Claudio Franci, ed il Pd tutto, diano una risposta immediata e pubblica”. Di seguito il testo della petizione consegnata al sindaco del comune di Castel del Piano: “Le recenti notizie di analisi delle acque di rubinetto e di sorgente dell’Amiata di cui hanno parlato i giornali e un documento che circola in questi giorni, ci preoccupano molto. Per quanto quasi tutti entro i termini di legge, stabiliti in 10 microgrammi di arsenico per litro come massima concentrazione, ogni valore si trova ben al di sopra della soglia di sicurezza stabilita dall’Organizzazione Mondiale della sanità in due-cinque microgrammi per litro. Oltre tale limite, per bambini di età inferiore ai tre anni, donne gravide e persone affette da varie patologie (epatiche, renali, polmonari…), non è da considerasi acqua potabile. Mentre ne è sconsigliato l’uso quotidiano e protratto negli anni per tutti. L’arsenico è un cancerogeno di classe uno ed è molto probabile che sia corresponsabile dell’alta incidenza di tumori nel nostro territorio. Affermare che le cose sono sempre state così significa scansare il problema ed affermare il falso. Nelle rilevazioni alle sorgenti l’arsenico ha avuto un’impennata del 300% (dati Usl e Arpat). Anche l’incidenza di tumori è in aumento e affermare che questo è in buona parte dovuto allo stile di vita Amiatino, come le conclusioni di uno studio commissionato dalla Regione hanno voluto far credere, è un’assurdità . Ma la mancanza più grave è che avremmo dovuto ricevere informazioni cautelative e non tranquillizzanti, così da poter tutelare i soggetti sensibili, si sarebbero dovuti avvertire ospedale, casa di riposo, scuole, medici di base e segnalare le fontane pubbliche. Invece, un silenzio irresponsabile e richieste di deroghe per innalzare i livelli di potabilità. Grave è anche l’atteggiamento di alcuni giornali locali che di tanto in tanto sfiorano l’argomento soltanto per minimizzare e rassicurare. Per questo chiediamo fermamente di porre fine a questo avvelenamento quotidiano, rimuovendo le cause che hanno determinato l’aumento dell’arsenico nelle acque e dandone la più ampia informazione – così come prevedevano le prescrizioni europee – e, nell’immediato, ponendo filtri appropriati in tempi brevi, garantendo che il pagamento di tali filtri non ricada sui cittadini, ma eventualmente usufruendo delle compensazioni ambientali di cui il comprensorio amiatino beneficia. Nell’attesa della purificazione della nostra acqua, tra l’altro pagata cara, chiediamo altresì l’immediata istallazione di fontane pubbliche di approvvigionamento dotate di filtri specifici per arsenico e distribuite in zone strategiche del paese. Se questa petizione non dovesse sortire effetto esigeremo una presa di responsabilità scritta e firmata da parte del sindaco, in quanto responsabile della salute pubblica, sulla effettiva sicurezza sanitaria dei livelli di concentrazione raggiunti. Perchè l’acqua dell’Amiata deve tornare sicura, per la nostra salute e ancor più per quella dei nostri bambini”.

Il Tirreno 18 ottobre 2012

Sos Geotermia. Una petizione con 350 proteste al sindaco Franci

CASTEL DEL PIANO – È stata consegnata al sindaco Franci di Castel del Piano una petizione popolare promossa dai cittadini dopo che Sos Geotermia, in primavera, aveva reso pubblici i dati delle analisi delle acque in Amiata che confermavano un livello di concentrazione di arsenico molto preoccupante. «Ora quasi 350 cittadini (oltre il 7% della popolazione), mettendoci la faccia …e la firma, chiedono al sindaco conto di perchè finora non sono state “rimosse le cause”», dice Sos Geotermia. «Le recenti notizie di analisi delle acque di rubinetto e di sorgente dell’Amiata e un documento che circola in questi giorni, ci preoccupano molto – si legge nella petizione – Per quanto quasi tutti entro i termini di legge, stabiliti in 10 microgrammi di arsenico per litro come massima concentrazione, ogni valore si trova ben al di sopra della soglia di sicurezza stabilita dall’Organizzazione Mondiale della sanità in due-cinque microgrammi per litro. Oltre tale limite, per bambini di età inferiore ai tre anni, donne gravide e persone affette da varie patologie, non è da considerarsi acqua potabile. Mentre ne è sconsigliato l’uso quotidiano e protratto negli anni per tutti». L’arsenico è un cancerogeno di classe. Affermare che le cose sono sempre state così significa scansare il problema ed affermare il falso. Nelle rilevazioni alle sorgenti l’arsenico ha avuto un’impennata del 300%. «Anche l’incidenza di tumori è in aumento e affermare che questo è in buona parte dovuto allo stile di vita amiatino, come le conclusioni di uno studio commissionato dalla regione hanno voluto far credere, è un’assurdità. Ma la mancanza più grave è che avremmo dovuto ricevere informazioni cautelative e non tranquillizzanti; invece, un silenzio irresponsabile e richieste di deroghe per innalzare i livelli di potabilità». Nell’attesa della purificazione dell’acqua, tra l’altro pagata cara, Sos Geotermia chiede «l’immediata istallazione di fontane pubbliche di approvvigionamento dotate di filtri specifici per arsenico e distribuite in zone strategiche del paese. Se questa petizione non dovesse sortire effetto esigeremo una presa di responsabilità scritta e firmata da parte del sindaco».

Grosseto, 21 settembre 2012. Consiglio comunale ‘aperto’ sull’acqua

Consiglio comunale dedicato all’acqua oggi a Grosseto, aperto agli interventi dei cittadini. Ci saranno il presidente dell’Acquedotto del Fiora, Ceroni, e il Sindaco di Grosseto, Bonifazi, che è anche presidente dell’Assemblea dell’ATO.
Ci saranno anche Barocci del Forum Ambientalista Grosseto (che partecipa al coordinamento SOS Geotermia) e Andrea Marciani del Forum Acqua di Grosseto che col loro intervento di denuncia sull’inquinamento e sulla riduzione del bene Acqua richiameranno gli amministratori alle loro responsabilità amministrative e politiche. Di seguito il testo degli interventi.
-Aggiornamento del 24 settembre- pubblichiamo il comunicato del Comitato Acqua Bene Comune Grosseto Amiata Val d’Orcia:

Addio acqua del Fiora : berremo acqua di mare, senza sale, e acqua del Merse, senza veleni(?) con bollette alle stelle e profitti garantiti a chi inquina

Il 21 settembre us, a Grosseto, si è tenuto il Consiglio comunale “aperto” sulla tutela e gestione dell’acqua.
Confermata la notizia che le perdite della rete idrica si attestano ancora sul 50% (come dato di efficienza non c’è male! Nonostante che, come grossetani e senesi, paghiamo le bollette tra le più alte d’Italia), sia l’Acquedotto del Fiora, con Ceroni che il Commissario regionale dell’AIT, con  Periccioli sono stati concordi nel dire che senza un intervento finanziario pubblico la rete attuale dell’acquedotto non si può riparare. La soluzione secondo Periccioli, che evidentemente anticipa le decisioni che prenderà la Regione, sta in altri interventi, piuttosto che la manutenzione dell’esistente; sembrerebbe che si preferisca, così, abbandonare progressivamente l’acquedotto del Fiora.
Secondo loro, avendo davanti a noi un mare di acqua, si dovrebbero fare dissalatori lungo tutta la costa, anche se, come ha fatto notare l’AD di Ombrone SpA l’acqua dissalata sia oggi quella che costa di più (per tacere di quanto costerà in futuro e delle qualità organolettiche, aggiungiamo noi). Poi, sempre  secondo Periccioli, si potrà riprendere il progetto del grande invaso del Merse (senza il Farma), progetto a suo tempo abbandonato perché non economico dati i tempi brevi di riempimento da sedimenti. Ma, come non ricordare che il Merse diventò “rosso”, nel 2001 per lo sversamento, ancora in atto, dei veleni provenienti dalla Miniera di Campiano, che impongono un trattamento quotidiano di bonifica? Quale acqua ci regaleranno questi progetti e a quale costi?
Ma lo scenario che si intravede è ben più preoccupante, perché nel frattempo, sia Fiora che AIT  hanno espresso parere favorevole alla Regione affinché si lascino all’ENEL le acque dell’Amiata per triplicare lo sfruttamento Geotermico.
L’acquifero del Fiora sta diminuendo in rapida progressione mentre aumenta la quantità di arsenico. Il maggior imputato è lo sfruttamento geotermico che ENEL, su autorizzazione della Regione, incrementa, continuando ad usare tecnologie obsolete fortemente impattanti sull’ambiente.
Le royalties che ENEL paga sono più importanti per Regione e Comuni sede di impianti; che la salute delle popolazioni, la tutela dell’ambiente e l’acqua naturale per le future generazioni.
Né va meglio nel resto delle aree minerarie. L’acqua di falda della Piana di Scarlino, le acque dei canali drenanti di miniera non vengono bonificate, perdendo così una quantità immensa di acqua che potrebbe essere ad uso potabile. Ma anche qui ENI non viene chiamata a pagare.
Quindi sembra che abbiano già deciso di abbandonare all’ENEL e all’ENI le acque naturali dell’Amiata e delle Colline Metallifere, facendo pagare a noi contribuenti i dissalatori dell’acqua di mare, gli abbattitori di Arsenico e il grande invaso sul Merse.
Siamo usciti da questa riunione avendo avuto la dimostrazione lampante che il sistema di gestione misto pubblico/privato di questo bene primario che è l’acqua non può essere lasciata in queste mani, né che l’acqua possa continuare ad essere una merce; deve essere non solo pubblica ma, soprattutto, gestita in modo partecipato dal basso. Un’amara verità è emersa: se anche nel passato si fosse valutata la convenienza economica solo a brevissimo termine, come fanno oggi i neoliberisti, lo Stato non avrebbe mai investito e realizzato l’Acquedotto del FIORA e questa regione sarebbe oggi una landa abbandonata.

Gli interventi:

Roberto Barocci

Se ci si limita a proclamare che l’acqua è sempre stata di proprietà pubblica e che i referendum non avevano ragione di essere, ma al contempo si tace sul fatto che le conoscenze, le competenze e il saper fare sono state affidate ad un soggetto privato, si compie un’operazione politica disonesta. Purtroppo in molti lo hanno fatto, approvando in queste aule, con tali argomentazioni, lo Statuto della Spa Acquedotto del Fiora, e, tutt’oggi, c’è chi sostiene ancora queste posizioni disoneste.
Infatti, da sempre è risaputo che il controllo reale di un impresa è nelle mani di chi  ha le conoscenze e le competenze, il sapere e il saper fare e in Economia Aziendale il Know how è persino sinonimo di buoni affari. Se poi una parte di tale conoscenze sono esercitate in regime di monopolio, come oggi accade per quelle idrogeologiche, sulla estensione e qualità di una falda idrica o sulle condizioni di stabilità di una conduttura o di un’opera di captazione, il proprietario reale dell’acqua, cioè il gestore della rete, gode anche di una posizione di rendita.
Con uno slogan, quindi semplificando, possiamo dire che l’Acqua appartiene a chi gestisce le tubature.
Per questo motivo in questi ultimi anni i consiglieri comunali sono stati espropriati delle scelte sull’acqua e mai hanno potuto scegliere quale tipo di opera fosse preferibile o quale tipo di finanziamento fosse più opportuno. Non credo di sbagliare affermando che neppure i Sindaci in sede di Assemblee dell’ATO abbiano avuto la possibilità di scegliere. Se i Sindaci sono stati trasparenti, al massimo hanno comunicato ai loro consiglieri le scelte già compiute e ratificate.
Per questi motivi siamo a illustrarvi tre fatti documentati, che possono esservi utili nel momento che fosse per voi possibile esercitare una funzione, che per legge vi è affidata: il diritto di scegliere come gestire il bene Acqua per conto dei cittadini e del mandato ricevuto.

1- Non corrisponde al vero che l’acqua manca.
E’ vero invece che molte sorgenti di acqua, in Amiata e in particolare in tutte le località delle Colline Metallifere sono inquinate da soggetti privati, da ENI in particolare. Nessun Ente pubblico, tranne l’ex sindaco di Montieri, ha imposto a tale società il rispetto della legge: quello di compiere le dovute bonifiche. Tanto meno si è attivato il sig. Moreno Periccioli, già Presidente dell’ATO/Acqua, poi commissario regionale, ma anche Presidente della Scarlino Energia, a cui spetterebbe da una parte la difesa delle risorse idriche e dall’altro tutte le bonifiche ereditate da Eni su Scarlino dopo l’acquisto dell’inceneritore da Ambiente Spa. Le bonifiche delle falde idriche attendono da decenni e il conflitto di interessi è evidentissimo anche perché fu Moreno Periccioli, al tempo Assessore regionale all’Ambiente, a consentire all’Eni l’allagamento della miniera di Campiano, nonostante che fosse stato informato del probabile avvelenamento delle falde del fiume Merse, consentendo che fosse terminato quello che la Magistratura ha definito “uno scellerato progetto”(1).
Per essere concreti, il solo canale drenante la miniera di Niccioleta versa sul fiume Carsia in media 300 litri al secondo. Se si moltiplica la portata dello scarico sul Carsia per i 60 secondi di un minuto, quindi per i 60 minuti di un’ora e infine per le 24 ore di una giornata, si trova la quantità d’acqua che si perde in un solo giorno: quasi 26 milioni di litri! Ciò avviene tutti utti i giorni dell’anno. Altre portate d’acqua dei canali drenanti da bonificare sono a Gavorrano, Fenice Capanne e Campiano, ma le procedure di bonifica della miniera di Niccioleta, iniziate nel secolo scorso, nel 1998, non procedono e nessun opera è stata compiuta per recuperare tali acque inquinate dalle attività minerarie.
Dal 2005 tale Canale drenante è inserito inutilmente anche nel Piano Regionale di Bonifica. Se un consigliere volesse documentarsi e far rispettare la legalità calpestata, basta leggere il Piano Provinciale di Bonifica, dove può trovare lo stato di tanti siti da bonificare sparsi nella nostra provincia e le relative portate d’acqua.

2- Non corrisponde al vero che esiste un’anomalia naturale di Arsenico nelle fonti d’acqua naturali della nostra provincia.
Secondo quanto riportato dai Decreti della Regione Toscana, l’Acquedotto del Fiora, a supporto delle richieste di deroghe alla concentrazione massima di 10 µgr/lt di Arsenico nelle acque potabili, ha presentato alle autorità studi idrogeologici realizzati in collaborazione con Arpat, attestanti che l’Arsenico è “in armonia con la circolazione idrica sotterranea”(1), che nelle acque naturali della provincia di Grosseto “sono presenti elevate anomalie di origine naturale dipendenti da particolarissime condizioni geochimiche” e, pertanto, non eliminabili con opere di bonifica, come previsto dalla legge.(2)
Per giustificare queste conclusioni sono state campionate come acque naturali anche diverse acque sicuramente inquinate da attività antropica, prelevate nei siti già inseriti nei Piani regionali di Bonifica e oggetto di procedura di bonifica o in corsi d’acqua inquinati, a valle di discariche minerarie da bonificare. Inserendo tra le fonti naturali analizzate, anche le acque dei canali drenanti le miniere e le acque di torrenti inquinati da scoli di discariche minerarie a cielo aperto, si sono sicuramente falsati i risultati. L’Arpat con queste scelte si dimostra uno strumento inaffidabile.
Dirigenti dell’ Arpat erano infatti sicuramente informati dell’inquinamento procurato dai canali drenanti le miniere, avendo ricevuto dati e informazioni in tal senso nell’ambito delle procedure di bonifica, realizzate negli anni precedenti ai suddetti studi sulle acque naturali (1).
Considerato che le ultime linee guida dell’EPA del 2006, riconoscono per l’Arsenico il valore di 2 µgr/lt relativo al rischio aggiuntivo di un caso di cancro per 10.000 persone ed il valore obiettivo zero (1), si può comprendere il nostro allarme per aver dovuto bere per molti anni As in concentrazioni diverse volte superiori al valore 10.
Dopo il salutare intervento della Comunità Europea, che ha recentemente bloccato l’ennesima richiesta di deroga della Regione Toscana, si sono realizzate a nostre spese gli abbattitori di Arsenico a valle delle sorgenti, che portano acqua con valori fuori norma. Non abbiamo più acque naturali.
Questi inserimenti impiantistici, necessari in fase emergenziale, devono essere posti, secondo legge, a carico dei soggetti inadempienti nelle opere di bonifica e a carico di quanti oggettivamente hanno operato impedendo l’applicazione della legislazione sulle bonifiche nel nostro territorio.

3- Non corrisponde al vero che la Geotermia in Amiata non inquina e non sottrae acqua all’acquifero idropotabile.
E’ certificato dall’ARS che le centrali già operanti in Amiata depositano con la ricaduta dei fumi da 80 a 94 Kg/anno di Arsenico. Questo cancerogeno di I° classe IARC, secondo l’ISPEL non può non finire nelle acque superficiali e di falda. Il che significa che attualmente le centrali geotermiche sono in grado di rendere non potabili, da 8 a 9 miliardi di litri d’acqua.
Lo studio MOBIDIC, commissionato dalla Regione Toscana, ha reso pubblici i dati delle precipitazioni degli ultimi anni; nel 2008, 2009, 2010 sull’Amiata ha piovuto come non mai e anche il 2012 ha avuto le nevicate più cospicue rispetto agli ultimi anni. Ciò nonostante continua il calo pauroso dell’acquifero e, come testimoniano i dati del piezometro di Poggio Trauzzolo, il suo livello è ulteriormente sceso in un anno di altri 12 metri, dopo aver perso, con dati analitici indiscutibili, dall’inizio dello sfruttamento geotermico, ben 200 metri di profondità.
La Regione Toscana e i comuni dell’Amiata, a fronte di evidenze scientifiche e della   indubbia riduzione dell’acqua, che fanno affermare un probabile collegamento tra le due falde e in violazione del Principio di Precauzione e quello di Prevenzione consentono all’Enel di continuare a sfruttare con la geotermia i bacini profondi, per pochi decine di migliaia di euro. Ma volendo scaricarsi dalle responsabilità hanno scritto nelle ultime prescrizioni per la centrale di Bagnore 4 che l’Enel:“deve monitorare gli aspetti connessi alla possibilità di mobilizzazione dell’Arsenico per interazione tra acque sotterranee e roccia serbatoio e monitorare le eventuali relazioni idrodinamiche tra l’acquifero ospitato nelle vulcaniti e il sistema geotermico profondo.”(4). Il tutto non in sede preventiva, ma a posteriori, come a Taranto…
SOS Geotermia e noi sosteniamo che un amministratore, se opera nell’interesse della collettività, dovrebbe richiedere al soggetto privato, nel rispetto della legge esistente,  la certezza della mancanza di tali rischi con monitoraggi preventivi e non prescriverli a posteriori, per di più senza fissare i tempi, gli strumenti e le competenze, tutte lasciate al Comune montano, che sicuramente ne è privo.
Note:
1) La documentazione e gli approfondimenti sono sul libro “Arsenico e scellerati progetti – Cronache di abusi ed omissioni..” scaricabile da questo sito:
http://roberto.barocci.info/category/documenti/arsenico-e-scellerati-progetti/
2)Vedi:“Caratterizzazione e valutazione delle acque naturali in provincia di Grosseto” Contratti di ricerca fra Arpat…e Università degli Studi La Sapienza di Roma, 1995- 2003.
3) Scaricabile qui: http://www.regione.toscana.it/regione/multimedia/RT/documents/2012/05/25/fd958d3f1a3759cf7fc90729b8a3a715_amiatamobidicrelfinale.pdf
4) Delibera della Giunta Regione Toscana n° 810 del 10.9.2012

Andrea Marciani

Con la sentenza 199/2012 della Corte Costituzionale che ha abolito l’art. 4 del decreto legge 138/2011 del governo Berlusconi, la gestione dei servizi idrici integrati è tornata a quanto stabilito dai decreti presidenziali 113 e 116 del 21 luglio 2011, l’abolizione dell’articolo 23-bis, non richiama in vita norme precedenti ma sottomette i servizi pubblici locali alla legislazione comunitaria.
La novità più rilevante che scaturisce dall’abrogazione di questo articolo è la possibilità di affidamento della gestione del servizio idrico integrato ad un azienda speciale, che ricordiamo è un ente strumentale dell’ente locale dotato di personalità giuridica, con autonomia imprenditoriale e dotata di uno statuto approvato dall’ente pubblico di riferimento (art.114 testo unico degli enti locali) .
Ora gli ATO hanno piena libertà di scelta sull’affidamento del SII.
La possibilità di arrivare ad una gestione realmente pubblica tramite un’azienda speciale deve misurarsi con la grande diversità delle situazioni gestionali esistenti, dalle SpA a totale capitale pubblico alle SpA miste fino ai rarissimi casi di SpA totalmente private.
Prendendo in esame l’Acquedotto del Fiora, che ci riguarda direttamente,e la cui concessione si conclude nell’anno 2026, la possibilità di trasformare questa SpA mista in un Azienda Speciale, passa attraverso la necessità di reperire risorse per riacquistare le quote dei soggetti privati (Acea e Mps).
Dall’esame del bilancio 2011 a noi risulta che a fronte di un utile d’esercizio di oltre 6 milioni d’euro, il valore complessivo della quota in mano ai privati, conteggiando Capitale sociale, Riserve ed Utili d’esercizio, non eccede i 9 milioni di euro.
A queste condizioni, i 56 Gomuni delle provincie di Grosseto e Siena, che ne detengono la quota pubblica, con il riacquisto della quota privata farebbero un ottimo affare, recuperando l’investimento in solo due anni d’esercizio.
Naturalmente non possiamo essere a conoscenza di eventuali patti para-sociali che potrebbero modificare il valore delle quote societarie e visto che in aula sono presenti molti dei protagonisti che potrebbero darci chiarimenti su questo punto li invitiamo a farlo.
Bisogna comunque tenere presente, che gli utili d’esercizio dell’Acquedotto del Fiora sono cresciuti negli ultimi 6 anni ad un ritmo esponenziale, nonostante si sia registrato al contempo un decremento dei consumi, dai 219 mila euro del 2005 ai 6 milioni 168mila euro del 2011. questo soprattutto per l’effetto congiunto del calo degli investimenti in manutenzione e dell’aumento delle tariffe, aumenti autorizzati dai sindaci dell’ATO 6 e che ci pongono al terzo posto in Italia per costo unitario dell’acqua nella fascia dei primi 200 metri cubi di consumo.
Per quanto i costi d’esercizio dell’acquedotto del Fiora siano appesantiti dalla vastità del territorio in rapporto al numero delle utenze, di fronte al livello di profitti raggiunti, le note difficoltà di accesso al credito bancario dovrebbero essere ormai superate, anche qualora tale credito dovesse servire al recupero alla parte pubblica del intera proprietà.
Senza dimenticare che la Cassa depositi e prestiti, che ha sostenuto negli scorsi anni molti imprenditori privati nelle operazioni di privatizzazione, potrebbe trovare una funzione molto più consona ai sua ragion d’essere nel finanziare il tragitto inverso dal privato al pubblico.
Infine per chi oppone all’ipotesi del ricorso alle Aziende speciali, il timore dei rigori imposti dal Patto di Stabilità degli enti locali e che renderebbero insostenibile la gestione pubblica delle stesse, ricordiamo che secondo la già citata sentenza 199/2012 della Corte Costituzionale, l’abrogazione dell’articolo 4, che prevedeva, tra l’altro, l’assoggettamento al patto di stabilità interno delle società “in house”, fa decadere i suoi effetti anche in quest’ambito.
Per concludere, anche se è difficile immaginare un immediato ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico integrato, è importante che si faccia strada nella classe politica l’evidenza della sua necessità.
Infatti è ormai noto che l’irruzione del profitto privato nella gestione di un bene comune come l’acqua, abbia avuto ovunque effetti deleteri sul servizio, con enorme aumento delle tariffe e generale peggioramento dello stato della rete di distribuzione.
Gli italiani nel giugno dello scorso anno lo hanno capito e lo hanno affermato con vigore, ora tocca ai nostri amministratori dare esecuzione alla volontà popolare.
Vi invitiamo a farlo… meglio di quanto abbiate fatto finora.