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Geotermia vecchia e nuova sotto la lente dei giornali

Grafico di Pierpaolo Balani a corredo dell'articolo de Il Fatto Quotidiano

Grafico di Pierpaolo Balani a corredo dell’articolo de Il Fatto Quotidiano

La stampa si accorge finalmente che la geotermia può essere un problema e che può nascondere, oltre ai problemi sanitari/ambientali, anche la speculazione sugli incentivi; cose che diciamo ormai da anni, ma che oggi sono alla ribalta nazionale, anche grazie ad onesti giornalisti, come nel caso di Veronica Ulivieri su La Stampa del 31 marzo e 3 aprile us, di Virginia Della Sala su Il Fatto Quotidiano dell’8 aprile us e di Francesca Ferri de Il Tirreno del 12 aprile us.
Riproponiamo i tre articoli di seguito:

Geotermia sul monte Amiata: va davvero tutto bene?
di
Veronica Ulivieri
Antico vulcano, poi sito di estrazione di mercurio e, dagli anni Sessanta, monte dell’energia geotermica. Mentre sull’Amiata (Toscana meridionale) stava entrando in funzione la nuova centrale geotermica di Bagnore 4, nei mesi scorsi si è riaccesa la polemica sugli impatti ambientali e sanitari dello sfruttamento dell’energia della terra nell’area. Da una parte ci sono i comitati riuniti nel coordinamento SOS Geotermia, dall’altra Enel Green Power, cui fanno capo tutte le centrali attive nel territorio. E ci sono un ricorso dei comitati al Consiglio di stato e un’interpellanza alla Camera presentata a dicembre 2013 dai deputati Adriano Zaccagnini, Serena Pellegrino (entrambi SEL) e Alberto Zolezzi (M5S).
L’industria geotermica sull’appennino della Toscana meridionale – cinque oggi gli impianti attivi, due a Bagnore, nel comune di Santa Fiora, e tre a Piancastagnaio – produce dagli anni Sessanta energia, occupazione, compensazioni ambientali per gli enti locali. A cui si aggiunge, però, secondo il Coordinamento SOS Geotermia, «un alto prezzo da pagare sul piano ambientale e della salute, in un territorio già segnato dalle emissioni delle miniere di mercurio, dismesse una quarantina di anni fa».
Inquinanti atmosferici
Per esplorare i diversi nodi della discussione, si può partire dalla qualità dell’aria.
Le emissioni geotermiche, spiega uno studio accademico realizzato tra il 2009 e il 2013 , «sono composte per lo più da anidride carbonica (85,4%), idrogeno solforato (1-2%) e metano (0,4%). In misura minore vengono emessi anche azoto, idrogeno, ammoniaca, acido borico, radon, gas rari ed elementi in tracce in forme volatili, come mercurio, arsenico e antimonio». La ricerca è stata condotta dagli scienziati di CNR, università di Pisa e fondazione Monasterio su richiesta della Regione Toscana, con lo scopo di valutare lo stato di salute della popolazione delle aree geotermiche.
Per ridurre la concentrazione in atmosfera di idrogeno solforato e mercurio, EGP ha brevettato la tecnologia AMIS, che però non agisce su CO2, metano e altri inquinanti: «Gli impianti AMIS hanno un’efficienza di abbattimento superiore al 90%. Sono già presenti nella quasi totalità delle 34 centrali geotermiche toscane – entro il primo trimestre del 2015 sarà installato anche nelle ultime sei centrali che ne sono prive – e costituiscono un’innovazione tecnologica e un’eccellenza a livello mondiale. A Bagnore 4 è prevista anche l’installazione di un impianto per l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca, con un’efficienza anche in questo caso di oltre il 90%», spiega Massimo Montemaggi, responsabile Geotermia di Enel Green Power.
Secondo un altro studio accademico del 2013 però, nonostante gli sforzi dell’azienda, «l’elettricità da impianti geotermici nell’area del monte Amiata non può essere considerata “carbon free” come sostenuto fino ad oggi»: per le caratteristiche dei fluidi geotermici e del sottosuolo dell’area, avrebbe cioè un impatto ecologico da considerare. La ricerca, realizzata da Riccardo Basosi, docente di Chimica dell’università di Siena con un curriculum internazionale, insieme a Mirko Bravi, allora ricercatore dell’università di Pisa, ha preso in esame l’impatto sull’atmosfera della produzione di elettricità con centrali geotermiche sul monte Amiata, messe a confronto con impianti alimentati con fonti fossili. «Nonostante il Potenziale di tossicità umana non fornisca valori preoccupanti» scrivono i due scienziati, «le emissioni di gas serra sono in alcuni casi generalmente più alte di quelle generate da impianti a gas naturale e per alcune campionature non molto distanti dai valori delle centrali a carbone».
Le acque
Oltre che sulla qualità dell’aria, le polemiche si concentrano anche sulle risorse idriche. L’Amiata è un monte ricchissimo di corsi d’acqua: al centro delle discussioni c’è l’esistenza o meno di un collegamento tra le falde acquifere di superficie e i serbatoi geotermici in profondità. Legame da cui, secondo i comitati e alcuni studiosi, deriverebbe una riduzione della portata e una contaminazione delle acque che alimentano gli acquedotti. Per EGP non si può parlare di interazioni: «Si tratta di bacini che distano migliaia di metri l’uno dall’altro. Gli stessi studi commissionati dalla Regione Toscana alle università di Siena del 2008 e di Firenze del 2010 e al CNR confermano che non c’è connessione tra i due sistemi. Anche i dati del gestore idrico, l’Acquedotto del Fiora, dimostrano che le portate misurate hanno un andamento ciclico, dovuto esclusivamente alla diversa piovosità e nevosità registrate negli anni; dal 1990 ad oggi la media della portata è rimasta la stessa», aggiunge Montemaggi. Secondo Andrea Borgia, docente di Geotermia all’università di Milano e ricercatore presso il Lawrence National Laboratory di Berkeley, negli Stati Uniti, invece, «i due bacini sono strettamente collegati: riducendo la pressione del campo geotermico in profondità, dall’acquifero superficiale si richiama acqua verso il basso, che venendo in contatto con le rocce calde del campo si vaporizza. I gas incondensabili, tra cui gli inquinanti acido solfidrico (ossia idrogeno solforato, ndr), mercurio e arsenico, risalendo contaminando poi le falde superficiali. Ogni centrale consuma dalle 200 alle 600 tonnellate di acqua potabile all’ora, che, entrando nel sistema idrotermale in profondità, si contamina».

L’Amiata, Toscana meridionale, è una delle più grandi aree di produzione dell’energia geotermica in Italia. Oggi le centrali che sfruttano il calore della terra sono cinque, per un totale di 120 MW di potenza installata. L’entrata in funzione dell’ultimo impianto, Bagnore 4, inaugurato da Enel Green Power a fine 2014, ha fatto crescere molte polemiche mai sopite, contrapponendo i comitati riuniti nel coordinamento SOS Geotermia all’azienda. Nella prima parte dell’inchiesta abbiamo raccontato le diverse posizioni di Enel Green Power, cittadini e ricercatori riguardo gli impatti su aria e acqua legati allo sfruttamento dell’energia della terra. In questa seconda parte ci concentriamo invece sui temi della salute, della sicurezza e della tecnologia.
Geotermia e salute
Un eccesso di decessi del 13% per i maschi nell’area amiatina che «risente della mortalità per malattie respiratorie, per alcuni tipi di tumore, tra cui quello dello stomaco, e per malattie infettive». Intorno a questo dato, frutto dello studio in due parti condotto dai ricercatori di CNR, università di Pisa e fondazione Monasterio tra il 2009 e il 2013 su richiesta della Regione Toscana, si coagulano molte delle preoccupazioni dei comitati e le rassicurazioni dell’azienda.
La relazione finale della ricerca lancia un messaggio tranquillizzante, definendo il quadro epidemiologico nell’area geotermica – che però viene considerata qui nella sua interezza, sommando i dati nell’area Nord con quelli relativi all’Amiata – «rassicurante perché simile a quello dei comuni limitrofi non geotermici ed a quello regionale». Gli scienziati però ammettono che «l’analisi di correlazione tra dati ambientali e sanitari, sebbene di limitato valore a causa del tipo di dati disponibili, segnala una correlazione tra mercurio e acido solfidrico nell’aria e malattie respiratorie che non deve essere trascurata, mentre le relazioni riscontrate tra boro ed alcune patologie sono suggestive ma richiedono valutazioni più specifiche».
Roberto Barocci, coordinatore di SOS Geotermia, cita l’allegato 6 della prima parte della ricerca, che «individua 54 relazioni statisticamente rilevanti tra concentrazione degli inquinanti, patologie e decessi. Secondo noi è molto probabile che le centrali concorrano, insieme ad altre fonti di inquinamento, a generare le emissioni. Allo stesso tempo, lo studio sugli stili di vita partito dopo questa ricerca ha evidenziato che non ci sono differenze tra i comuni dell’area geotermica amiatina e quelli limitrofi». E se è vero che i rilevamenti ARPAT restituiscono spesso concentrazioni entro i limiti OMS, Valerio Gennaro, epidemiologo dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova, fa notare che «questi inquinanti sono comunque noti per la loro pericolosità, da soli e in sinergia tra loro. Fenomeno, quest’ultimo, che non è stato segnalato nello studio. Inoltre, bisognerebbe precisare maggiormente le specifiche popolazioni e le fasce di età interessate dagli eccessi di mortalità: è inutile allarmare con un dato medio la popolazione che non è in emergenza, ma nel contempo è necessario individuare precocemente la popolazione inquinata che può essere in emergenza sanitaria». Massimo Montemaggi, responsabile Geotermia di Enel Green Power, risponde spiegando che la ricerca «dichiara che “i risultati sono ancora in linea con l’ipotesi che le emissioni geotermiche abbiano un ruolo del tutto marginale o assente negli eccessi delle malattie”. Questa tesi è, peraltro, confermata dalla constatazione che “gran parte delle debolezze del profilo di salute dell’area sud riguardano solo i maschi”, per cui la causa non può riguardare l’inquinamento ambientale perché altrimenti avrebbe dovuto interessare entrambi i sessi».
Terremoti e tecnologie
Accanto alla salute, c’è il capitolo legato all’esistenza o meno di un legame tra scosse sismiche di piccola e media entità e sfruttamento dell’energia geotermica. «Molti studi dimostrano che esiste una correlazione tra sfruttamento dell’energia geotermica e sismicità. Le scosse sono causate soprattutto dalle attività di reiniezione dei fluidi in profondità dopo il loro utilizzo in centrale. Questi fluidi aumentando la pressione di poro facilitano lo scivolamento delle faglie», spiega Andrea Borgia, docente di Geotermia all’università di Milano e ricercatore presso il Lawrence National Laboratory di Berkeley, negli Stati Uniti. Per Montemaggi, «la correlazione è con il tipo di suolo, non con la geotermia. EGP ha una rete di monitoraggio microsismica, con la quale controlliamo le aree: quelli che vengono registrati sono valori microsismici sotto i 2 gradi scala Mercalli, dati tipici delle zone vulcaniche come quella dell’Amiata, presenti anche molto prima dell’intervento di Enel».
Infine la tecnologia: la scelta del sistema di sfruttamento dell’energia della terra, secondo i comitati e alcuni ricercatori, si ripercuote sugli effetti ambientali. Nel loro studio accademico del 2013, Riccardo Basosi, docente di Chimica all’università di Siena con un curriculum internazionale, e Mirko Bravi, ex ricercatore dell’ateneo pisano, sostengono che la sostituzione dell’attuale tecnologia “flash” con una a ciclo chiuso (il così detto “sistema binario”), permetterebbe di «rendere gli impianti geotermici del Monte Amiata “carbon free” e sostenibili dal punto di vista ambientale». Tesi sostenuta anche da Borgia: «Gli impianti a ciclo binario, anche se più costosi e meno efficienti, non hanno impatti sulla qualità dell’aria e, se ben dimensionati, possono avere impatto minimo sugli acquiferi superficiali». Montemaggi respinge questa teoria: «La critica che ci viene fatta si basa sulla non conoscenza del problema tecnico e tecnologico. La scelta della soluzione impiantistica è guidata dal tipo di fluido geotermico: in campi ad alta temperatura e con significativo contenuto di gas, è d’obbligo l’utilizzo di impianti a vapori di flash, mentre nelle medie entalpie è di norma più opportuno l’utilizzo di processi a ciclo binario». Dagli scienziati, però, arriva l’invito a tentare: «In Paesi come le Hawaii e la Nuova Zelanda sono in funzione impianti a ciclo binario anche con fluidi ad alta entalpia», dice Bravi. Anche in Italia, secondo l’esperto, le difficoltà «possono essere superate puntando su investimenti in ricerca e sviluppo per l’implementazione di queste tecnologie, tenendo conto delle caratteristiche sito-specifiche dei fluidi geotermici. I soggetti che appaiono come i naturali promotori di questa ricerca sono proprio le aziende che lavorano con la risorsa geotermica in Italia, poiché possiedono già know how, risorse e conoscenza del territorio».

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Geotermia, Bolletta Salata per l’Energia che non ha Mercato
Sono dieci le centrali pilota in Italia che producono quantità risibili ma legate a un giro di 5 miliardi l’anno di incentivi. In ballo, i soliti noti.
Nell’affare si ritrovano Sorgenia, Saras o Gruppo Maccaferri, ma emergono anche strutture con sede in Liechtenstein. La protesta dei comitati territoriali
di Virginia Della Sala

A San Gallo, cittadina svizzera che è patrimonio dell’Unesco, da due anni si chiedono cosa fare di un foro profondo quattromila metri, realizzato per una centrale geotermica. Hanno scavato per sfruttare il calore dell’acqua calda e produrre energia. I lavori, costati circa 80 milioni di franchi, sono stati bloccati perché la perforazione ha provocato un terremoto di magnitudo 3,5 e la fuoriuscita di gas.
Non esistono, infatti, dati certi e scientifici sulla sicurezza dei procedimenti per l’estrazione di energia geotermica né sul loro impatto ambientale. Nel 2012, ad esempio, in un’area di 400 chilometri quadrati attorno all’epicentro del terremoto in Emilia Romagna (13,2 miliardi di euro di danni e 27 vittime) c’erano diverse concessioni di ricerca e sfruttamento per idrocarburi. L’anno scorso, la commissione scientifica Ichese, costituita per decreto dal capo della Protezione civile, Franco Gabrielli ha concluso che “non si può escludere” che il terremoto sia stato “innescato” da attività antropica legata a uno dei siti, quello di Mirandola . La variazione di volume dei fluidi estratti e poi reintrodotti nel terreno, si legge nel rapporto, potrebbe aver anticipato un sisma già pronto ma che, magari, avrebbe potuto scatenarsi in un altro momento. Tipo tra cent’anni.
Gli impianti: dove sono e di chi sono Fino a cinque anni fa, le uniche centrali geotermiche in Italia appartenevano all’Enel, in Toscana, sul monte Amiata e a Lardarello . Poi gli incentivi statali hanno cominciato a spostare su questa tecnologia l’interesse di parecchi imprenditori, soprattutto perché il mercato di altre rinnovabili –ad esempio il fotovoltaico – è ormai saturo. Secondo i dati del ministero dello Sviluppo economico (Mise) più di cento aziende hanno chiesto di poter scavare per cercare fonti geotermiche o per creare centrali. Dal 2010, il settore è stato liberalizzato e oggi, per le aziende, ci sono due tipi di permessi.
Il primo: le autorizzazioni delle Regioni per la cosiddetta geotermia tradizionale, che ha tre fasi di ricerca e tre diversi permessi prima di arrivare al rilascio della Valutazione di impatto ambientale (Via). I costi sono alti, gli investimenti pari a decine di milioni di euro.
Il secondo: l’autorizzazione per le dieci centrali di geotermia pilota previste dal governo per una produzione totale di 50 Megawatt. È il jack-pot: basta un’unica autorizzazione, concessa da Mise e ministero dell’Ambiente d’intesa con la regione, e via con la centrale.
Nell’elenco di chi ha chiesto o già strappato una concessione ci sono nomi ricorrenti e, spesso, sanno di centrosinistra: c’è Sorgenia fondata dalla Cir dei De Benedetti e ora in mano alle banche; Exergy del gruppo Maccaferri (grandi finanziatori della politica con una passione per i democratici e, da ultimo, Matteo Renzi); un paio di controllate della Graziella Green Power dell’im – prenditore aretino Gianni Gori (una delle quali diretta dall’ex sottosegretario all’Agricoltura dei Verdi Stefano Boco). Ci sono gli italo-canadesi di K.R. Energy e pure Saras della famiglia Moratti.
Ad agosto 2014 è stata poi creata Rete geotermica, associazione di cui fanno parte quindici aziende italiane, la maggior parte di quelle interessate alla geotermia: presidente è Gianni Gori, patron del Gruppo Graziella, conosciuto per la produzione di gioielli, che da anni è entrato nel mercato dell’energia verde col nome di Graziella Green Power e ha in programma nel prossimo quinquennio la creazione di venti centrali con investimenti tra 150 e i 300 milioni di euro. Come si vede, in ballo ci sono forti interessi economici, per quanto “green”. Le richieste di impiantare centrali, ad oggi, sono quasi tutte concentrate nell’Italia centrale e in Sardegna. Insieme alle autorizzazioni o ai progetti sono arrivati anche i comitati per bloccare la sperimentazione: in giro per la penisola ce ne sono 46.
Secondo Vittorio Fagioli, per 35 anni funzionario Enel, oggi portavoce della rete Nogesi che riunisce i comitati contro la geotermia speculativa e inquinante, il problema vero sono gli incentivi altissimi concessi alle “energie rinnovabili”, tra cui la geotermia: “Le centrali regionali ricevono il doppio del costo dell’ener – gia elettrica prodotta; gli impianti pilota cinque volte il costo dell’energia. Parliamo di 200 euro circa a Mw/h: per un impianto si spendono 30 milioni di euro e in 20 anni se ne incassano ben 250. Il tutto per produrre una quantità ridicola di energia. Questi impianti hanno un rendimento dell’8 per cento: si immette 100 di calore e si produce 8 di elettricità”. Contributi altissimi per dosi piccolissime.
D’altra parte non c’è bisogno di avere un mercato: il guadagno è garantito. E chi paga gli incentivi? Gli italiani, in bolletta, visto che le rinnovabili fanno parte della voce A3 del conteggio. Solo nel 2013, il Gse ne ha erogati per circa 15 miliardi di euro, a gennaio del 2015 si è scesi a 5,7 miliardi: “È chiaro –spiega Fagioli – che se fossero ridotti ancora, si fermerebbe anche la corsa alle rinnovabili inutili”. Peraltro, nonostante la differenza in termini di permessi e remunerazione, gli impianti pilota e quelli tradizionali usano le stesse tecnologie: da quelle flash, che immettevano nell’aria le sostanze di scarto, a quelle che prevedono la reimmissione delle sostanze nel sottosuolo. Tra le centrali pilota in progetto, Castel Giorgio, in Umbria, ha ottenuto per prima la Via. Già negli anni Ottanta, però, Enel aveva effettuato studi e perforazioni in zona rinunciando poi alle centrali perché la conformazione geologica non era adatta: l’area è sismica.
Per di più, Castel Giorgio si trova su una delle falde acquifere che alimenta il lago di Bolsena e, secondo esperti e biologi, le perforazioni rischiano di inquinarle. A preoccupare i comitati, comunque, non è tanto la geotermia, ma il modo di gestire le concessioni: “La maggior parte delle ditte per le centrali pilota non ha competenze specifiche – spiega Fagioli – Fanno quasi tutte riferimento a un’unica ditta, la Turbo den, che ha realizzato impianti nei deserti israeliani. Le aziende partecipano ai bandi e nella maggior parte dei casi l’impianto lo fa la Turboden”, che è una società di Brescia, ma di proprietà dei giapponesi di Mitsubishi Heavy Industries . Il progetto di Castel Giorgio, ad esempio, è stato presentato dalla Itw & Lkw Geotermia Italia srl, che poi sono due aziende, entrambe con sede nel paradiso fiscale del Liechtenstein.
È proprio Itw & Lkw ad aver organizzato, il 31 marzo a Roma, un convegno (interrotto dai comitati) sulla geotermia intitolato “Il futuro dell’emissioni zero è già qui” in cui si è raccontato come ver- ranno creati ben 30 mila posti di lavoro. Torniamo a Castel Giorgio. A guidare il progetto c’è Franco Barberi, toscano, ex capo della Protezione civile. Era il 2012 quando i comitati locali si sono accorti di una cosa strana. La Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (Cirm) aveva approvato il progetto della Itw & Lkw invitandola a produrre la documentazione per la Via: peccato che, della commissione, nel 2011 faceva parte come esperto (è un vulcanologo) lo stesso Barberi, pur essendo primo firmatario e project supervisorper la società. Un conflitto di interessi, che Itw & Lkw non ha negato: il ministero dello Sviluppo, ha spiegato, “era ufficialmente informato dell’attività di consulenza che Barberi prestava”. Nel febbraio 2013, poi, alla prima seduta della conferenza di Via, per conto della società era presente Guido Monteforte Specchi, che è pure presidente della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale per il ministero dell’Ambiente. “Effettivamente – racconta Fagioli – ciò che era stato deciso in quelle sedute è stato annullato dopo una segnalazione dell’assessore regionale dell’Umbria.
La commissione ha emesso nuovi pareri. Ma, tra ingegneri, geologi e funzionari, nel gruppo non c’era nessuno che, a nostro parere, avesse specifiche competenze tecniche per gestire progetti così complessi”. Quanto serve davvero questo tipo di energia? In Italia non c’è l’esigenza di ottenere altra energia elettrica. Anche se il decreto legge del 22 giugno 2012 inserisce quella geotermica tra le fonti strategiche, le dieci centrali pilota produrrebbero solo 5 megawatt ognuna (in Italia c’è una potenza di centrali elettriche installate pari a 130 mila).
Neanche la necessità di raggiungere i parametri richiesti dalla direttiva Ue 20-20-20 sembra giustificare la corsa. Secondo le stime del Gestore elettrico nazionale, nel 2012 abbiamo raggiunto il 27,1 per cento del consumo interno lordo di energia proveniente da fonti rinnovabili superando l’obiettivo del 26,4 per cento, ritenuto necessario per arrivare ai parametri richiesti dall’Ue. Anche il mondo ambientalista è diviso. Greenpeace e, soprattutto, Legambiente appoggiano il ricorso a questo tipo di energia elettrica con iniziative, campagne di sensibilizzazione e convegni.
Il Wwf , invece, negli ultimi anni ne ha preso le distanze: “Tutto può essere fatto più o meno bene –spiega Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf – e, in generale, non siamo contrari alla geotermia. Non capiamo però perché sia stato considerato un settore strategico. Saltare passaggi e ignorare l’opposizione delle Regioni non è sicuramente un buon modo per stabilire un dialogo con i cittadini”. Sul caso Castel Giorgio si susseguono le interrogazioni parlamentari dei Cinque Stelle, mentre gli eletti Pd hanno chiesto una risoluzione che impegna il governo a identificare le aree sfruttabili in Italia senza creare danni all’ambien – te e in accordo con gli enti locali. “Vogliamo solo che sia posto un freno alla liberalizzazione selvaggia – spiega Fagioli – Non c’è controllo da parte dello Stato. Fanno tutto le società e non c’è confronto con gli enti locali. Chiediamo una moratoria dei permessi concessi e una mappa delle zone in cui perforare sia sicuro. Non siamo contro la geotermia, ma vogliamo sia applicata con consapevolezza”.
Finora solo la Toscana ha bloccato i 38 permessi già concessi con una moratoria di sei mesi che ha fatto arrabbiare le imprese coinvolte e i fan della geotermia. A spingere il governatore Enrico Rossi a questa decisione sono tre elementi: la regione non ha bisogno di altra energia elettrica; le proteste di sindaci e cittadini; le imminenti elezioni regionali. Dopo il 31 maggio, insomma, si vedrà.

Diamo conto di seguito della rettifica pubblicata su richiesta di una delle società citate e una nota della Rete NOGESI:

DIRITTO DI REPLICA (Il fatto quotidiano del 10.04.2015)
In riferimento all’articolo pubblicato mercoledì 8 aprile dal titolo “Geotermia, bolletta salata per l’energia che non ha mercato” per quanto riguarda la citazione dell’azienda nell’articolo vorremmo chiarire che in Italia non vi sono in funzione impianti geotermici realizzati da Turboden e nemmeno in Israele. In Italia, dove l’azienda ha sede e più di 200 dipendenti, l’azienda può citare due referenze: la prima risale al 1992, a Castelnuovo Val di Cecina, e oggi non è in funzione; la seconda è un prototipo realizzato per Enel nel 2010, in funzione per un anno combinato a una caldaia ad acqua calda, quindi mai stato collegato a pompe geotermiche. È evidente che il sig.Fagioli si è confuso con un’ altra società.
Roberto Carnazza, Turboden
RISPOSTA DELLA GIORNALISTA
Prendiamo atto, ma bisogna aggiungere che in Italia la Turboden ha aderito a Rete Geotermica, che ha tra gli obiettivi “promuovere la geotermia” sul territorio e “sviluppare progetti industriali”, anche tramite protocolli d’intesa con le regioni. Quindi, nonostante la plausibile precisazione, la società non può considerarsi esclusa dal panorama della geotermia italiana.( Vd s)

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NOTA di Vittorio Fagioli, portavoce Rete nazionale NOGESI
La società TURBODEN che erroneamente ho citato nell’intervista al posto della società ORMAT (israeliana) coinvolta nel progetto geotermico di Castel Giorgio si è risentita ed ha fatto pubblicare una precisazione sullo stesso giornale.  Nella precisazione la società ammette di non aver mai fatto impianti significativi di produzione di energia elettrica da fonte geotermica(!!!)
Da tenere presente che detta società è interna alla RETE GEOTERMICA che ha fatto protocolli di intesa con la Regione Toscana con lo scopo di realizzare impianti geotermoelettrici di produzione (prima della “moratoria “di Rossi” ! …).
Ma non era meglio che stava zitta?

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Il reportage – Nuove centrali geotermiche sull’Amiata ma c’è preoccupazione per la salute
La calamita degli incentivi ha attirato nel Grossetano l’attenzione di una decina di società che hanno chiesto 18 permessi. Ma tra impianti storici e nuovi progetti non mancano le perplessità legate soprattutto alla salvaguardia dell’ambiente e della salute della popolazione
di Francesca Ferri

SANTA FIORA. Su per i tornanti la strada si addentra tra i boschi, attraversa ponti, rasenta paesini medievali. Sullo sfondo il monte Amiata, maestoso come un re in trono, con la cima incoronata dalla neve nonostante sia primavera. Il vento non riesce a spazzare via le nuvole, il cielo è una cappa plumbea. Una curva ancora poi un’altra. Le ruote si arrampicano e finalmente valicano il poggio. Una nuvola di vapore investe il parabrezza e avvolge l’auto, finché non rimane alle spalle e lascia aperto lo sguardo alla vallata. Non ci sono più boschi, non ci sono pittoreschi paesini. Appena sotto la strada, su una distesa brulla, un polmone di tubi, acciaio, camini e valvole sbruffa e sputa fuori una perenne nuvola bianca dal vago odore di zolfo. Pochi metri accanto, una struttura simile, con una nuvola ancora più grossa. Tutt’intorno, un reticolo di tubi che si inerpicano per ogni dove fino a lontanissimi pozzi.
Altra strada, altro paesaggio. La montagna digrada verso la collina. Le curve sono più dolci, i campi sono coltivati o ombreggiati da ulivi alternati a filari. Su per uno stradello sterrato si arriva a un declivio che si affaccia su un panorama mozzafiato: la Val d’Orcia inferiore, incantevole e incontaminata, si stende a perdita d’occhio. E sarà che è spuntato il sole e il vento si è acquietato, ma questo posto sembra incantato. Difficile immaginare che possa diventare un centro industriale, senza vapori e camini, certo, ma con tutto il suo ventre di tubi e condutture che si allungano per i campi.
Impianti storici e nuovi progetti. Secondo centro toscano di produzione di elettricità dal calore della terra, dopo Larderello, l’Amiata geotermica di ieri, di oggi e forse di domani è questa. Da un lato ci sono le centrali storiche di Enel Green power, arrivata negli anni Sessanta, a cosiddetta alta entalpia o “flash”, che estraggono il fluido geotermico fino a quattromila metri di profondità e, dopo averlo passato nelle turbine, in parte lo reiniettano nel sottosuolo, in parte lo liberano in aria in forma di vapore. Ce ne sono cinque in Amiata: tre a Piancastagnaio sul versante senese e due – Bagnore 3 e la nuovissima Bagnore 4 – su quello grossetano, tra l’omonima frazione di Santa Fiora e il territorio di Arcidosso. In tutto, 140 Megawatt d’energia all’ora.
Poi c’è la “nuova geotermia”, le centrali a media e bassa entalpia, al massimo da 5 Mw/h. O, meglio, ci sono i loro progetti e i permessi di ricerca, una ventina in tutto sull’Amiata (trentotto in Toscana), presentati da una variegata compagine di società, alcune di dubbia esperienza nel settore e scarso capitale sociale. Non prevedono rilascio di vapore in aria, ma non sono meno impattanti per l’occhio.
Le accuse degli ambientalisti. Benvolute dai sindaci della zona, che per le casse sempre bisognose dei loro Comuni ricevono laute compensazioni, le centrali Enel sono una presenza familiare per la popolazione locale. Per lo più i santafioresi così come i vicini del comprensorio sono disinteressati al dibattito sulla geotermia, se non infastiditi. Dibattito che, invece, è vivissimo nelle battaglie delle associazioni ambientaliste, raccolte nel coordinamento Sos Geotermia.
Secondo gli ambientalisti, la geotermia ad alta entalpia, universalmente riconosciuta energia rinnovabile e pulita, sull’Amiata non sarebbe né così rinnovabile, né pulita. L’Amiata è un ex vulcano e nel suo ventre conserva sostanze inquinanti e pericolose per la salute, alcune cancerogene. Ammoniaca, mercurio, acido solfidrico, boro, arsenico, solo per citarne alcune, in parte sono rilasciate in atmosfera insieme al vapore. Le centrali di Bagnore hanno installati dei filtri per trattenere in parte mercurio e idrogeno solforato. Bagnore 4 ne ha anche per l’ammoniaca. Il resto finisce in aria ovviamente nei limiti di legge. Per gli ambientalisti, però, questi limiti non sono sufficienti a evitare rischi per la salute delle persone e l’ambiente.
Percorrendo la strada intorno alle due centrali con Sergio Bovicelli (Rc), ex assessore provinciale alle Infrastrutture ed ex consigliere comunale a Santa Fiora, e con Carlo Balducci (Sos Geotermia), si aggirano i due coni di vapore. «In questa zona non è mai stato analizzato nulla – dice Bovicelli guardando i camini – non gli animali che qui vengono allevati, non l’erba che mangiano e nemmeno le persone. E centrali come queste sull’Amiata esistono da mezzo secolo».
Un Osservatorio sulla salute.Tra il 2009 e il 2010 l’Agenzia regionale di sanità della Toscana ha commissionato al Cnr di Pisa e alla fondazione Monasterio un’indagine sullo stato di salute delle popolazioni amiatine delle aree geotermiche. Lo studio si è basato su dati sanitari e ambientali d’archivio. Solo a dicembre 2014, dopo l’avvio di Bagnore 4, Ars e Asl hanno annunciato un Osservatorio permanente sulla salute che per la prima volta raccoglierà e analizzerà campioni biologici di uomini, animali e vegetali.
Alle preoccupazioni per l’inquinamento di aria e suolo si aggiunge quella per l’abbassamento della falda acquifera – l’Amiata è il bacino più importante del centro Italia – e del suo inquinamento che gli ambientalisti riconducono all’estrazione e alla reintroduzione nel terreno del fluido geotermico. Ma c’è di più.
I pozzi e il sisma. Dopo il terremoto dell’Emilia Romagna la commissione scientifica Ichese, istituita per decreto dall’allora capo della Protezione Franco Gabrielli, ha concluso che «non si può escludere» che il sisma sia stato innescato dall’attività di uno dei pozzi geotermici del territorio. Gli ambientalisti da anni mettono in guardia sul rischio di un’accelerazione dell’insorgenza dei terremoti nelle zone dove si svolge attività geotermica. Pd, Sel e M5s lo scorso inverno hanno presentato tre risoluzioni in parlamento per chiedere una mappatura del sottosuolo che evidenzi le aree fragili, incompatibili con la geotermia. Enel ha sempre respinto ciascuno di questi argomenti.
La questione incentivi. «Quel che droga tutto – dice Bovicelli – sono le compensazioni e gli incentivi previsti per le rinnovabili. Come fu per la corsa all’eolico». Si calcola che solo per Bagnore 4 tra ricavi e incentivi per la costruzione della centrale Enel avrebbe all’anno 31 milioni di euro, che per i 25 anni di vita media di una centrale fanno 775 milioni. Da tener presente che Bagnore è costata 120 milioni, finanziati in parte con risorse della Banca europea per gli investimenti. «Di fronte a queste cifre, i 6,3 milioni che Enel versa ai tre Comuni geotermici amiatini sono briciole. Voglio ricordare che gli incentivi li pagano i cittadini e rappresentano fino al 23 per cento della bolletta».
Lasciamo Bagnore ma non la questione degli incentivi. È questa, per i comitati, la calamita che ha attirato nel Grossetano l’attenzione di una decina di società che, in quattordici comuni, hanno chiesto diciotto permessi di ricerca per altrettante centrali a bassa e media entalpia. Qui le più malvolute dalla popolazione sono a Seggiano, Castel del Piano e Cinigiano. Una di queste è la centrale pilota “Montenero” che Gesto Italia vorrebbe costruire a Montenero d’Orcia (Castel del Piano) da una costola della concessione “Montalcino”. Il nome dice tutto. Lasciata Bagnore, sulla strada per la Val d’Orcia il panorama si apre sulla patria del Brunello, del Montecucco, di pregiati olii d’oliva e di decine di produzioni biologiche. Il business della nuova geotermia potrebbe cambiare per sempre i connotati di questo territorio e farne un polo industriale costretto a chiudere con le produzioni di qualità e il turismo.
Una rovina per l’agricoltura. Vasco Meiattini, 64 anni, tuta da lavoro e faccia avvezza all’aria aperta, fa gli ultimi ritocchi ai suoi filari di Montecucco. L’impianto pilota è previsto nel terreno del suo vicino e occuperebbe un ettaro e mezzo più i tubi. «Al tavolino dicono bene, ma qui nei campi è tutto il contrario. Se fanno la centrale qui mi rovinano». Non lo consola l’assenza di camini e vapore; sarebbe lo stesso un pugno in faccia e una rovina per chi, come lui, da una vita si sveglia all’alba per lavorare nei campi. Meiattini è solo uno dei tanti imprenditori della zona contrari alla nuova geotermia. I principali nomi dell’agroalimentare di pregio hanno alzato le barricate e i sindaci, qua, sono dalla loro parte. In tutti i paesi sono nati comitati confluiti nella rete Nogesi (No geotermia speculativa e inquinante). Non tranquillizza la moratoria di sei mesi voluta a gennaio dalla Regione sulle ricerche geotermiche. Una pausa per valutare il numero di pozzi sostenibile, ha detto il governatore Rossi. Un’operazione politica in vista delle elezioni, dicono i critici.
Non tranquillizza certo Mario Simoncioli del comitato di Monticello Amiata (Cinigiano), che si arrampica su per una mulattiera per mostrare il campo dove Geoenergy cerca fluido geotermico in previsione di un’altra centrale, con il permesso di ricerca “Monte Labbro”. Proprio questo, infatti, è il “monte sacro” che fu del profeta Lazzaretti. «Il carico geotermico con le due Bagnore è già troppo – dice Simoncioli –. Il nostro territorio è fragile. Abbiamo un ambiente pulito, non l’abbiamo mai industrializzato e lo vogliamo fare oggi? La centrale non si deve fare».

Geotermia. Amiata, la foglia di fico dell’Osservatorio sulla salute, i comitati presentano esposto in Procura

foglia fico_bagnore NOTTEDopo anni di omissioni arriva l’osservatorio sulla salute, presentato in pompa magna a S.Fiora dai sindaci geotermici pro-enel insieme ad Ars, Asl e Arpat: sbagliato nel merito e nel metodo.

Nel merito, perchè è chiaro a tutti che la posizione di chi vuole la geotermia amiatina innocua per la salute non regge più, talmente tante e tali le proteste che, ormai fuori tempo massimo, era necessaria la foglia di fico che coprisse le vergogne di anni di pareri parziali e contraddittori, di accuse agli ‘stili di vita’, di incredibili dichiarazioni sull’aria ‘migliore della Toscana’ e così via.
A questo punto, un ‘osservatorio’ che si prende altri 3 anni per dare un responso, alla modica somma di 840.000 euro, senza nemmeno imporre una moratoria immediata delle emissioni, è solo un ulteriore rimandare nel tempo, sperando forse che passi la bufera delle proteste.

Nel metodo, contestiamo decisamente che non si sia cercato il contraddittorio, chiedendo l’apporto anche di quegli esperti che negli anni hanno studiato i dati sanitari, a partire dal Prof.Valerio Gennaro dell’Istituto Tumori di Genova ai toscani di Medicina Democratica, e che non si siano acquisiti -o non siano mai stati resi pubblici-, come suggerito a suo tempo dallo stesso Prof.Valerio Gennaro, i dati sulla salute già presenti negli archivi delle Asl, degli ospedali, dei medici di base, come nel registro tumori, per avere un quadro immediato dello stato di salute di una comunità (Referto epidemiologico). A pensar male, viene il sospetto che non si voglia scoprire davvero una amarissima realtà che costringa gli amministratori a prendere finalmente drastiche decisioni.

Ovviamente i cittadini ed i comitati non possono certo aspettare altro tempo senza alcuna garanzia e mentre in Amiata si continua ad ammalarsi e morire più che in altre zone senza che, ufficialmente, se ne conosca la ragione.
Per questo martedì scorso, 20 gennaio, a firma di Barocci come Forum Ambientalista, ma a nome dei comitati e dei cittadini, è stato presentato in Procura a Grosseto un primo “Esposto/Denuncia in merito alla mancanza di attività di prevenzione a difesa della salute dei cittadini residenti in aree prossime alle attività geotermiche. Omissioni e manipolazione dei pareri in sede istruttoria della Valutazione di Impatto Ambientale per la centrale di Bagnore 4”, nella convinzione che sia possibile, in mancanza di decisioni politiche di fronte a fatti così evidenti, un intervento della magistratura che tuteli il diritto alla salute e alla salvaguardia del territorio.

Invitiamo a scaricare e leggere l’esposto (cliccando sul link) che mette in fila tutte le criticità sulla salute, evidenziando le omissioni che hanno permesso il raddoppio delle centrali con il Piano di Riassetto di Piancastagnaio e di Bagnore 4.
BUONA LETTURA!

 

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Il Tirreno del 31 gennaio 2015
«Questo osservatorio difende la salute»
Dopo la denuncia degli ambientalisti, Regione e Ars rilanciano il neonato studio sulla popolazione dei territori geotermici 

PITIGLIANO «La Regione, d’accordo con i Comuni e le Asl, da anni sta monitorando la salute delle aree geotermiche e ha ora incaricato Ars di procedere ad ulteriori approfondimenti. Con l’esposto alla Procura i Comitati rischiano di generare ingiustificato allarmismo nei cittadini e uno stato generale di confusione». Questa la posizione della Regione Toscana, diffusa ieri in una nota, dopo l’ultima azione del Comitato Sos Geotermia che ha presentato un esposto in Procura riguardo la mancanza di attività di prevenzione a difesa della salute dei cittadini residenti in aree prossime alle attività geotermiche. Secondo i Comitati il neonato osservatorio è sbagliato nel merito e nel metodo. Nel merito, perché la posizione di chi sostiene che la geotermia amiatina è innocua per la salute – secondo i comitati – non regge più. Nel metodo, perché i comitati contestano che non si sia cercato il contraddittorio, cioè che la Regione non abbia chiesto l’apporto anche di quegli esperti che negli anni hanno studiato i dati sanitari, a partire – spiegano i comitati antigeotermici – dal professor Valerio Gennaro dell’Istituto Tumori di Genova ai toscani di Medicina Democratica. «A questo punto – sostengono i comitati – un osservatorio che si prende altri tre anni per dare un responso, alla modica somma di 840.000 euro, senza nemmeno imporre una moratoria immediata delle emissioni, è solo un ulteriore rimandare nel tempo. A pensar male, viene il sospetto che non si voglia scoprire davvero un’amarissima realtà che costringa gli amministratori a prendere drastiche decisioni». Diametralmente opposta la posizione della Regione. «Le indagini precedenti al nuovo studio – spiegano da Firenze – avevano evidenziato infatti eccessi di malattie nell’Amiata non riconducibili alla geotermia e che facevano pensare piuttosto a un mix di altri fattori di rischio (tra questi erano state avanzate anche ipotesi riconducibili all’attività sessuale degli amiatini, ndr). Da qui la decisione di procedere a ulteriori approfondimenti». «La decisione di mettere in campo uno studio così complesso a difesa della salute della popolazione – dice Francesco Cipriani direttore dell’Ars – va proprio nella direzione da tempo sollecitata dalle istituzioni. L’esposto è perciò francamente poco comprensibile». (f.f.)

La Nazione del 31 gennaio 2015
L’ALTRO FILONE. LA REGIONE RISPONDE AL COMITATO: «SI CREA SOLO INGIUSTIFICATO ALLARMISMO»
«Nuovo studio sulla geotermia, sbagliato l’esposto in Procura»

UNA MOSSA che potrebbe mettere a rischio quanto la Regione sta facendo per monitorare la situazione geotermia sull’Amiata. «La Regione, d’accordo con i Comuni e le aziende sanitarie, infatti, da anni sta monitorando la salute delle aree geotermiche e ha ora incaricato l’Ars (Agenzia regionale di sanità) per procedere ad ulteriori approfondimenti -spiegano dall’amministrazione di Palazzo Panciatichi- con l’esposto alla Procura i Comitati rischiano di generare ingiustificato allarmismo nei cittadini e uno stato generale di confusione». Questa la posizione della Regione dopo l’ultima azione del Comitato Sos Geotermia che ha presentato un esposto in Procura riguardo la mancanza di attività di prevenzione a difesa della salute dei cittadini residenti in aree prossime alle attività geotermiche. «Le indagini precedenti al nuovo studio, avevano evidenziato infatti eccessi di malattie nell’Amiata non riconducibili alla geotermia prosegue il comunicato della Regione Toscana e che facevano pensare piuttosto ad un mix di altri fattori di rischio. Da qui la decisione di procedere a ulteriori approfondimenti». SULLA STESSA lunghezza d’onda il direttore dell’agenzia di sanità, Francesco Cipriani. «La decisione di mettere in campo uno studio così complesso a difesa della salute della popolazione dice Francesco Cipriani direttore dell’Ars va proprio nella direzione da tempo sollecitata dalle istituzioni. L’esposto è perciò francamente poco comprensibile». L’esposto presentato dal Comitato è relativo «dubbi e omissioni che ci sarebbero state a loro dire nell’istruttoria della valutazione di impatto ambientale». Un’iniziativa per chiedere alla magistratura di dare chiarezza ai dubbi degli ambientalisti.

Toscana Notizie (regione) del 30 gennaio 2015
Amiata, monitoraggio salute attivo da anni. E ora anche un nuovo studio
Scritto da Chiara Bini
FIRENZE – La Regione, d’accordo con i Comuni e le Asl, da anni sta monitorando la salute delle aree geotermiche ed ha ora incaricato Ars di procedere ad ulteriori approfondimenti. Con l’esposto alla Procura i Comitati rischiano di generare ingiustificato allarmismo nei cittadini e uno stato generale di confusione.
Questa la posizione della Regione Toscana dopo l’ultima azione del Comitato Sos Geotermia che ha presentato un esposto in Procura riguardo la mancanza di attività di prevenzione a difesa della salute dei cittadini residenti in aree prossime alle attività geotermiche.
Le indagini precedenti al nuovo studio, avevano evidenziato infatti eccessi di malattie nell’Amiata non riconducibili alla geotermia e che facevano pensare piuttosto ad un mix di altri fattori di rischio. Da qui la decisione di procedere a ulteriori approfondimenti.
“La decisione di mettere in campo uno studio così complesso a difesa della salute della popolazione – dice Francesco Cipriani direttore dell’Ars –  va proprio nella direzione da tempo sollecitata dalle istituzioni. L’esposto è perciò francamente poco comprensibile”.

La Nazione del 30 gennaio 2015
Geotermia, esposto in Procura
Il Comitato ambientalista chiede verifiche su prevenzione e documenti

NON VOGLIONO più aspettare. E hanno deciso di rivolgersi alla magistratura. «Sos Geotermia» ha infatti presentato un esposto, a firma di Roberto Barocci come Forum Ambientalista, ma a nome dei comitati e dei cittadini «in merito alla mancanza di attività di prevenzione a difesa della salute dei cittadini residenti in aree prossime alle attività geotermiche». Si tratterebbe di «omissioni – si legge – e manipolazione dei pareri in sede istruttoria della Valutazione di Impatto Ambientale per la centrale di Bagnore 4, nella convinzione che sia possibile, in mancanza di decisioni politiche di fronte a fatti così evidenti, un intervento della magistratura che tuteli il diritto alla salute e alla salvaguardia del territorio». Secondo gli ambientalisti, «mentre si concretizzano quegli eccessi di rischio sanitario accertati nello studio dell’Ars Ars – prosegue l’atto atto depositato in Procura – , non si prendono le possibili misure di prevenzione e, invece, si è autorizzato il raddoppio della potenza geotermica in Amiata, con le nuove centrali a Bagnore 4 e il riassetto di quelle di Piancastagnaio, compiendo gravi omissioni e manipolazioni dei pareri espressi nelle procedure autorizzatorie». Un esposto che arriva dopo quello presentato l’ 8 febbraio del 2011 cui «si aggiungono nuovi e più recenti documenti, tutti di fonte autorevole, che – secondo gli ambientalisti – confermano la necessità di indagini della Magistratura volte ad individuare le eventuali responsabilità di quanti non hanno eliminato o ridotto le cause della grave situazione sanitaria, già registrata in Amiata nel 2010 e riconfermatanel 2012, situazione sanitaria che, con i nuovi impianti in fase di realizzazione, potrebbe divenire ancora più tragica». Da Sos Geotermia chiedono dunque «che si verifichi se, nell’eventualità eventualità di un’indebita indebita violazione delle norme in sede di Via, siano stati commessi reati da parte di coloro che hanno o che potrebbero aver contribuito ai danni» e anche che «si verifichi se tali violazioni abbiano dato vantaggi patrimoniali collegati all’abuso d’ufficio».

Il Tirreno del 30 gennaio 2015
Osservatorio sulla salute. C’è l’esposto alla Procura

SANTA FIORA. L’osservatorio sulla salute dell’Amiata, una foglia di fico? Per lo meno così lo definiscono i comitati antigeotermici che hanno presentato un esposto in Procura. Ma Ars commenta: «Facciano pure, ma ci saremmo aspettati che ci dicessero bravi. Il mondo va alla rovescia». Insomma i comitati antigeotermici insistono e lanciano un “j’accuse” a tutta l’organizzazione che da sei anni sta lavorando per cercare quali siano le cause di mortalità in eccesso in Amiata, che al contrario delle zone geotermiche Toscana Nord mostra uno stato di salute non in linea coi dati regionali, soprattutto per i maschi.
L’osservatorio coordinato da Ars Toscana, in collaborazione con enti e istituti toscani, Arpat, Cnr, Asl, medici di base e pediatri delle zone interessate e che avrà una sede materiale e stabile nel comune di Santa Fiora, secondo i Comitati «è sbagliato nel merito e nel metodo. Nel merito, perchè la posizione di chi sostiene che la geotermia amiatina è innocua per la salute non regge più». A che serve dunque l’osservatorio?: «A questo punto – incalzano i comitati – un osservatorio che si prende altri 3 anni per dare un responso, alla modica somma di 840.000 euro, senza nemmeno imporre una moratoria immediata delle emissioni, è solo un ulteriore rimandare nel tempo. Nel metodo, contestiamo decisamente che non si sia cercato il contraddittorio, chiedendo l’apporto anche di quegli esperti che negli anni hanno studiato i dati sanitari, a partire dal professor Valerio Gennaro dell’Istituto Tumori di Genova ai toscani di Medicina Democratica. A pensar male, viene il sospetto che non si voglia scoprire davvero una amarissima realtà che costringa gli amministratori a prendere finalmente drastiche decisioni».
Dunque martedì 27 gennaio a firma di Roberto Barocci come Forum Ambientalista, ma a nome dei comitati e dei cittadini, è stato presentato in Procura a Grosseto un primo esposto sulla mancanza di attività di prevenzione a difesa della salute dei cittadini residenti in aree prossime alle attività geotermiche. Omissioni e manipolazione dei pareri in sede istruttoria della Valutazione di impatto ambientale per la centrale di Bagnore 4.
Di fronte alla notizia, la risposta politica arriva dal sindaco Federico Balocchi che parla di «campagna denigratoria, smentita dai dati e danno per un territorio che non lo merita».
«Un ottimo risultato l’osservatorio – afferma Balocchi – che dà garanzie alla salute dei cittadini, non solo in relazione alla geotermia». E Francesco Cipriani, responsabile Ars Toscana così commenta la notizia: «Ognuno è libero di muoversi come crede. Noi stiamo proseguendo un percorso avviato scientificamente che ci ha permesso, grazie a una serie di indizi, a cercare le ragioni di eccesso di mortalità, soprattutto nei maschi, in problemi non riconducibili alla geotermia, ma ad un mix di fattori. Siccome la nostra ricerca ci ha portato a queste conclusioni, nel primo step, perché avremmo dovuto far chiudere le centrali?. Piuttosto abbiamo fatto aprire ad Asl gli ambulatori. Adesso l’osservatorio, finanziato con 840.000 euro per tre anni (i soldi occorrono-chiosa Cipriani – checchè ne dicano i comitati), fa seguito alle precedenti indagini condotte in collaborazione col Cnr di Pisa. La nuova indagine epidemiologica permetterà di approfondire vari fattori di rischio, legati a storie di vita personali e condizioni familiari, mettendo in campo un biomonitoraggio mirato. Tutto quello che i comitati avevano richiesto. Ci dovrebbero dire bravi».(f.b.)

Corriere di Maremma/Siena del 30 gennaio 2015
Osservatorio della salute I comitati presentano un esposto in Procura
…segue ns. comunicato

AbbadiaNews del 30 gennaio 2015:
Geotermia, i comitati presentano un esposto in Procura
…segue ns. comunicato

GoNews del 29 gennaio 2015
Sos Geotermia, i comitati presentano esposto in Procura per “mancata attività di prevenzione”
…segue ns. comunicato

Il Giunco.net del 25 gennaio 2015
Geotermia, esposto dei comitati «La salute dei cittadini non è difesa» e attaccano l’osservatorio
…segue ns. comunicato

Contropiano.org del 29 gennaio 2015
Geotermia: Amiata, la foglia di fico dell’Osservatorio sulla salute
…segue ns. comunicato

Alètheia online del 29 gennaio 2015
Geotermia. Amiata, la foglia di fico dell’Osservatorio sulla salute, i comitati presentano esposto in Procura
…segue ns. comunicato

Grosseto Notizie del 29 gennaio 2015
Geotermia, esposto dei comitati in Procura: “Sia tutelata la salute dei cittadini”
…segue ns. comunicato

Grosseto Oggi del 29 gennaio 2015
Sos Geotermia: “Amiata, la foglia di fico dell’Osservatorio sulla salute, i comitati presentano esposto in Procura”
Il comunicato dell’associazione ambientalista
…segue ns. comunicato

Il Cittadino online del 29 gennaio 2015
Amiata: la foglia di fico dell’osservatorio sulla salute
…segue ns. comunicato

Maremmanews del 29 gennaio 2015
Geotermia: “La foglia di fico dell’Osservatorio sulla salute”
…segue ns. comunicato

La Rete NOGESI porta la voce dell’Amiata in Parlamento

20140305_rm convegno geotermia camera_38Si è tenuta oggi, 19 gennaio 2015, l’audizione della Rete Nazionale NOGESI (NO alla Geotermia Elettrica, Speculativa e Inquinante) presso le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera dei Deputati che stanno lavorando ad una risoluzione sulla geotermia.
La delegazione, formata da Barocci, Carotenuto, Tommasi e il sindaco di Casole Pii, oltre ad esporre le ragioni dei diversi territori contro la geotermia che attualmente si fa e che si vorrebbe fare, ha consegnato ai parlamentari presenti un documento che riportiamo e che puoi scaricare qui.

Audizione presso le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera dei Deputati – Risoluzioni sulla Geotermia –

Documenti, informazioni e proposte alle Commissioni per una Geotermia socialmente utile

Il 5 marzo 2014 la scrivente Rete ha tenuto a Roma una giornata di mobilitazione nazionale presso la Camera dei Deputati, con lo scopo di aprire un dialogo con il Governo ed il Parlamento sul tema della geotermia elettrica.
Dalle numerose relazioni presentate al convegno da parte di parlamentari, amministratori, comitati ed illustri esponenti del mondo scientifico (1), sono emersi alcuni punti importanti e precise richieste al Governo. Infatti, il piano governativo di espansione e sviluppo della geotermia, varato nel 2010 dal governo Berlusconi IV, presenta una serie di problematiche, anche gravi, che non sono state sufficientemente considerate dalle istituzioni governative. Autorevoli scienziati a livello nazionale ed internazionale pongono il concreto problema dei danni per la salute, del depauperamento delle risorse idriche, della sismicità indotta ed innescata, della subsidenza ed, in genere, dell’inquinamento ambientale connessi con lo sfruttamento geotermico per la produzione di energia elettrica.
Le zone nelle quali la geotermia tradizionale, con emissioni dirette ed indirette in atmosfera, è già sviluppata hanno rivelato danni ambientali ed alla salute delle popolazioni (eppure per moltissimi anni è stato fatto credere colpevolmente che la “geotermia” era pulita e rinnovabile!). Le nuove forme di geotermia “a ciclo chiuso”, senza dichiarate emissioni in atmosfera, comportano tutta una serie di rischi, che in tutto il mondo – anche a seguito di incidenti verificatisi – hanno enormemente preoccupato le popolazioni e gli addetti ai lavori. Ciò ha dato luogo ad intensi programmi di ricerche sugli effetti delle tecniche di sfruttamento geotermico ed ha indotto le autorità locali (vedi anche in Italia le recenti scelte delle Giunte della Regione Toscana e Veneta) a preveder apposite normative tendenti a regolamentare il settore. Appare ormai chiaro a livello mondiale che lo sfruttamento geotermico per la produzione di energia elettrica ha degli impatti ambientali, che devono essere adeguatamente conosciuti, previsti e regolamentati. Esistono dei territori dove lo sfruttamento geotermico è sconsigliabile ed altri nei quali, con una serie di indispensabili accorgimenti a salvaguardia delle popolazioni e dell’ambiente, è invece possibile. In Italia, gli studi scientifici sul settore sono carenti, così come ancora del tutto carente è la normativa del caso.
Il principale problema da affrontare e superare è quello del dogma culturale della eco-compatibilità della geotermia, secondo il quale la geotermia è sempre di per sé pulita e rinnovabile. Un dogma alimentato dal circuito degli imprenditori geotermici attratti dagli enormi incentivi statali, e fideisticamente accettato dall’opinione pubblica e in molti ambienti della pubblica amministrazione senza discussioni o veri approfondimenti.
La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostra invece con tutta evidenza che questo dogma è inaccettabile, e che non può guidare l’azione del Governo, in quanto la geotermia in generale- e particolarmente in Italia – non è né pulita, né rinnovabile. Lo sfruttamento geotermico può diventare accettabile unicamente a determinate condizioni, che dipendono dalle specificità dei territori e dalle tecnologie impiegate.
Alcune tecnologie cosiddette “flash”, sono così inquinanti da aver trasformato la montagna amiatina in uno dei siti inquinati del nostro Paese. Come recentissimamente sostenuto dai proff. Basosi e Bravi (2) :” In alcuni casi l’impatto della produzione di elettricità da geotermia è perfino maggiore di quello della produzione di elettricità da combustibili fossili “….inoltre :” la produzione di elettricità dalle centrali geotermiche dell’area del Monte Amiata non può essere considerata “carbon free” … le emissioni di gas serra sono in alcuni casi generalmente più alte di quelle prodotte da centrali a gas naturale ed in alcuni casi non molto lontane dai valori di centrali a carbone”.
Lo studio epidemiologico “Progetto di Ricerca Epidemiologica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano-Progetto Geotermia, realizzato nel 2010 da ARS e CNR di Pisa, ha stabilito come statisticamente significative le relazioni tra l’aumento notevole di mortalità, con il + 13% statisticamente significativo negli uomini in Amiata (3) e le concentrazioni crescenti, misurate nelle matrici ambientali , di arsenico, mercurio, acido solfidrico ecc. (4); essendo ritenuta ancora come vera l’esistenza di emissioni significative in atmosfera di arsenico, mercurio, acido solfidrico ecc. dalle centrali geotermiche dell’Amiata (2), per normale logica si deduce che le emissioni delle centrali geotermiche concorrono nel determinare l’incremento delle malattie e mortalità registrate in Amiata.
Gli studi comparativi sugli stili di vita realizzati dalla stessa ARS Toscana (5) hanno decisamente escluso che gli stili di vita possano essere la spiegazione di tali allarmanti dati sanitari. Queste le conclusioni dello studio Voller del 2012:“Il confronto tra la popolazione residente nei comuni delle due aree geotermiche e quella dell’area non geotermica compresa entro 50 chilometri dall’area geotermica, non rivela differenze rilevanti rispetto alle caratteristiche socio demografiche e agli stili di vita (fumo, alcol, dieta, attività fisica)”.
Inesistente, secondo il suddetto studio, è l’incidenza oggi delle patologie tipiche delle attività minerarie, anche perché le ultime miniere furono chiuse negli anni ’70 e ridicole, se non criminali, appaiono infine le dichiarazioni di quanti sostengono che le emissioni dei gas in uscita dalle centrali geotermiche dell’Amiata sarebbero naturali. Infatti, si omette di precisare che queste emissioni potrebbero naturalmente verificarsi in un periodo di tempo misurabile in milioni di anni e non in pochi mesi, come in realtà oggi avvengono grazie ai pozzi di estrazione che scendono a 4-5 mila metri di profondità.
Mentre le nuove tecnologie a “ciclo binario” a media entalpia (soprattutto quelli definiti “impianti pilota”) in itinere di approvazione in molte regioni del Paese (e segnatamente in Umbria, Lazio, Toscana) pur evitando l’emissione di veleni nell’aria, presentano numerose criticità, tra cui:
seri rischi di sismicità indotta nelle zone ad alta sismicità naturale; seri rischi di inquinamento dei bacini idropotabili, in particolare da arsenico, in territori che già sono al limite, se non al disopra, dei valori ammessi; possibili fenomeni di subsidenza dei terreni;
rendimenti molto bassi, a fronte di enormi incentivi governativi;
forti impatti negativi sul territorio, sulle economie locali e sul paesaggio di zone di alto pregio con vocazione turistica e agricola;
l’impiego di pochissimo personale mettendo a rischio altre attività produttive che impiegano invece molti più addetti;
libero afflusso nel settore di società improvvisate, soprattutto interessate a lucrare sugli incentivi e prive di seri requisiti per occuparsi di impianti con notevoli tassi di rischio;
eccessiva facilità nelle procedure di autorizzazione di ricerca e di impianti geotermici, stanti le attuali insufficienti normative;
forte attivazione delle attività di lobbying politico per garantire permessi di ricerca e sfruttamento anche dove ciò presenta dei seri rischi;
crescente preoccupazione delle popolazioni, che non si sentono affatto tranquillizzate da un quadro di questo tipo; nel quale – in assenza di salvaguardie – si sta sviluppando una sorta di corsa all’oro degli incentivi. Senza adeguate informazioni, condivisioni e predisposizioni cautelari.
La valutazione di questa serie di problemi non può essere lasciata ai centri di ricerca ed ai tecnici che lavorano per le società che fanno impianti geotermici. Troppo forti sono le attese e gli appetiti generati da incentivi governativi altissimi. Occorre che lo Stato riprenda in modo sostanziale e non solo formale la propria funzione di salvaguardia di tutti gli interessi in gioco, primo fra tutti quello delle popolazioni coinvolte.
Non si può portare avanti un piano di espansione della geotermia che appare procedere in modo frettoloso, improvvisato e per giunta a dispetto delle popolazioni locali. Laddove la geotermia è praticabile e sostenibile, occorre fornire ai cittadini proposte valide, mostrare con sincerità ed onestà i problemi e convincerle nei vantaggi di queste tecnologie. Per averne il consenso. Non ci si può basare solo sul consenso di strutture politiche spesso troppo sensibili al lavoro lobbistico delle imprese.
Molte le pressioni per procedere con urgenza alla realizzazione di questo piano, ma è di tutta evidenza che non c’è alcuna fretta, per vari motivi tra i quali:
il Paese ha già raggiunto elevati livelli di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili;
la forte e prolungata crisi economica sta riducendo drasticamente i consumi elettrici, tanto che l’ENEL–per la prima volta nella sua storia- sta programmando la chiusura di impianti di produzione di energia elettrica;
il divario tra la potenza elettrica installata in Italia ed i consumi è altissimo, tanto da permettere una valutazione oggi più attenta delle scelte energetiche, non sempre in passato -secondo noi- sviluppate nell’interesse del Paese e pure pesantemente pagate dai cittadini e dalle imprese sulle bollette elettriche.
Questi incentivi e questa fretta appaiono-particolarmente nella situazione attuale- del tutto inappropriati e forzosi. A meno che essi non servano esclusivamente a favorire circuiti industriali dotati di forti connessioni politiche, come dimostrano i continui e pesanti interventi di modifica legislativa favorevoli agli imprenditori geotermici. Interventi spesso in palese contrasto con i regolamenti parlamentari, con la Costituzione e con le normative europee.

Il modo di procedere attuale porta invece allo scontro con le opinioni pubbliche locali, ad impianti affidati frettolosamente a società inesperte, ad un elevato rischio di incidenti e ad una conclusione che sarà: “o una geotermia fatta male o nessuna geotermia”. Questo i cittadini e le istituzioni del nostro Paese non lo possono accettare.

Inoltre come a voi noto, lo scorso 10 aprile 2014 è apparso sulla prestigiosa rivista Science un articolo dal titolo “Human Activity May Have Triggered Fatal Italian Earthquake… “ riferito a quanto contenuto nel rapporto redatto dalla Commissione ICHESE (6) fino ad allora ignoto al grande pubblico, secondo cui non è dato escludere l’ipotesi di una correlazione tra le operazioni di trivellazione in corso ed il sisma che ha colpito l’Emilia nell’estate del 2012. Tralasciamo qui le considerazioni sulla omessa pubblicazione del Rapporto se non dopo le notizie di stampa e sul fatto che il giornalista di Science abbia ricevuto “pressioni per non pubblicare il rapporto”, oltre a tentativi tendenti a screditare l’operato degli scienziati.
Quello che ci interessa è che la Commissione ha evidenziato alcuni dati importanti – in particolare in merito ai “terremoti innescati” – che non possono essere taciuti:
1.Sostiene infatti la Commissione come: “una piccola perturbazione generata dall’attività umana è sufficiente a spostare il sistema da uno stato quasi-critico ad uno stato instabile”. Ed inoltre che “la condizione necessaria perché questo meccanismo si attivi è la presenza di una faglia già carica per uno sforzo tettonico, vicina ad un sito dove avvengono azioni antropiche che alterano lo stato di sforzo, dove vicina può voler dire anche decine di chilometri di distanza a seconda della durata e della natura dell’azione perturbante”;
2.Inoltre che: “poiché in questo caso le operazioni tecnologiche attivano solamente il processo di rilascio dello sforzo tettonico, la magnitudo dei terremoti innescati può essere grande, dello stesso ordine di quella dei terremoti tettonici, e dipenderà dall’entità della deformazione elastica accumulata sulla faglia a causa del carico tettonico”;
3.Aggiunge inoltre che: “l’esame di tutta la letteratura esistente mostra che la discriminazione tra la sismicità indotta o innescata e quella naturale è un problema difficile, e attualmente non sono disponibili soluzioni affidabili da poter essere utilizzate in pratica”; proseguendo conclude: “quindi non può essere escluso che le azioni combinate di estrazione ed iniezione di fluidi in una regione tettonicamente attiva possano aver contribuito, aggiungendo un piccolissimo carico, alla attivazione di un sistema di faglie che aveva già accumulato un sensibile carico tettonico e che stava per raggiungere le condizioni necessarie a produrre un terremoto”.
Il Rapporto termina con una prima indicazione di possibili azioni preventive che meglio saranno definite da numerosi “Indirizzi e Linee guida” la cui stesura è stata affidata al gruppo di lavoro costituito in data 27.02.2014, in ambito MISE, con Decreto del Direttore Generale della DGRME ing. Franco Terlizzese, attività ancora in corso.
Ci sembra rilevante inoltre che la Commissione ICHESE rilevi due nuove necessità che non hanno finora fatto parte della storia delle trivellazioni nel nostro Paese:
1.come sia necessario che “i dati in possesso delle compagnie siano da esse messi a disposizione degli enti responsabili per il controllo”;
2. e che “l’implementazione di un Programma di Interazione e Comunicazione con la popolazione e gli amministratori locali ha una importanza critica perché venga acquisita fiducia nella gestione ottimale delle operazioni”.
Ci confortano quindi la conclusioni “problematiche” della Commissione ICHESE, primo tentativo-se esse si tradurranno in efficaci procedure, aventi valore di legge – di realizzare il più volte richiesto “punto di vista “dello Stato in una materia dove troppo spesso si è lasciato fare alle compagnie, più interessate ai propri bilanci che alla incolumità delle popolazioni e delle economie residenti, oltre che dell’ambiente.

In conclusione si ritiene necessario operare secondo le seguenti direttrici:
1. una pianificazione delle aree di sfruttamento geotermico che definisca le zone dove questo sfruttamento non può avvenire, ispirandosi ad un sostanziale e rigoroso principio di precauzione;
2. un intervento ormai non più procrastinabile di riduzione/annullamento degli eccessivi incentivi alla geotermia elettrica, tenendo conto che essa è stata irragionevolmente considerata una energia rinnovabile o non esauribile (e non lo è scientificamente, poiché i pozzi di prelievo hanno una specifica durata dopo di che si esauriscono) e spesso non proprio “pulita” come sicuramente nel caso dello sfruttamento ENEL in Amiata (no carbon free);
3. più stringenti normative per la definizione dei soggetti dotati delle necessarie risorse e competenze per operare nel campo geotermico; trivellazioni profonde in zone spesso instabili e poco conosciute, richiedono altissime competenze, notevoli esperienze e grandi e comprovate capacità di intervento finanziario e tecnico in caso di incidenti; non possono essere società con capitali sociali limitati a lanciarsi in avventure geotermiche, come sta ora avvenendo;
4. una normativa più definita che garantisca in modo pienamente soddisfacente la minimizzazione del rischio di incidenti e l’identificazione della parte responsabile che deve essere sempre identificabile e essere in grado di pagare tutte le spese necessarie a riparare i danni che ha causato. La parte responsabile deve sempre essere chiaramente identificabile prima dell’avvio delle operazioni di sfruttamento geotermico;
5. introduzione di procedure di maggiore coinvolgimento delle popolazioni in tutte le fasi autorizzative, ivi incluse le fasi preliminari, nel pieno rispetto della Convenzione di Aarhus, recepita con l’art.6 della Direttiva 2011/92/UE dalla Unione Europea (e ratificata in Italia con legge n. 108 del 16.03.2001) che prevede che il pubblico debba essere informato “in una fase precoce delle procedure decisionali in materiale ambientale” e ben prima che sul progetto si pronunci l’amministrazione pubblica.

Per tutto quanto sopra esposto si motiva con forza il rinnovo della richiesta di un provvedimento di moratoria sospensivo di tutte le procedure in atto relative a permessi di sfruttamento geotermico “flash” (in Toscana a cominciare dalle aree dell’Amiata), di impianti binari “pilota” e di ricerca geotermica, nonché un intervento di riduzione/annullamento degli incentivi relativi alla geotermia elettrica. In attesa di disporre di un quadro normativo maggiormente idoneo alla salvaguardia delle popolazioni e dell’ambiente, che consenta di:
6. ripensare l’economicità del piano di sviluppo geotermico;
7. valutare in modo più approfondito e sistematico le criticità e gli impatti delle varie tecnologie ed adeguare la normativa in modo conseguente;
8. mappare il territorio nazionale decidendo le zone di esclusione, dove gli impianti geotermici presentano rischi eccessivi o comunque problematiche legate alla distruzione delle già esistenti economie (Alfina umbro -laziale e Val d’Orcia toscana per fare due esempi, che stanno sollevando allarme nella pubblica opinione).

Pertanto nel consegnare alle Commissioni parlamentari i documenti autorevoli citati e le relazioni tecniche degli scienziati, che hanno partecipato al nostro convegno del marzo scorso, affinché ciascuno possa essere consapevole delle proprie decisioni e delle responsabilità politiche che ne derivano, auspichiamo che si giunga ad una sintesi unitaria dei contenuti delle Risoluzioni n.7-00486 Braga, n.7-00529 Pellegrino e n.7-00530 Segoni, sintesi finalizzata alla riscrittura di un nuovo Piano geotermico nazionale che possa concedere un’opportunità per il paese, anziché la sopravvivenza del Piano speculativo e inquinante di Berlusconi – Scajola.

Buon lavoro.

Rete Nazionale NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante.

Note e documenti allegati:
1- Le Relazioni del Convegno si possono vedere e ascoltare dal sito:

Roma, 5 marzo 2014. La mobilitazione contro la geotermia elettrica -video, foto-


2- M. Bravi et R. Basosi “Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy”, in Journal of Cleaner Production, Volume 66, 1 March 2014, Pages 301-308) Si scarica da: http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ShoppingCartURL&_method=add&_eid=1-s2.0-S0959652613007798&_ts=1419498545&md5=16aa0d440f16509f44027cc0c7a0abd3
3- L’eccesso di mortalità registrato nell’area amiatina, per i maschi e per tutte le cause di morte, è molto simile sia rispetto all’intera regione toscana (+13,7%, pag. 82 dello Studio CNR-ARS), sia rispetto all’area di riferimento locale (+13,1%), scelta sulla base di caratteri di omogeneità socio economica (pag.68 dello Studio).Lo studio CNR-ARS è scaricabile da: https://www.ars.toscana.it/it/geotermia-e-salute/dati-e-statistiche/1728-progetto-di-ricerca-epidemiologica-sulle-popolazioni-residenti-nellintero-bacino-geotermico-toscano-ottobre-2010.html
4- Vedi Allegato 6 dello studio ARS-CNR che si scarica dal file 16 nella suddetta pagina dal titolo: “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari. Analisi dei ricoverati e analisi della mortalità.”
5- Fabio Voller, Ars, “Le informazioni sugli stili di vita”, Ottobre 2012. Vedi: http://www.ars.toscana.it/files/eventi/eventi_2012/geotermia_e_salute/2012_10_25_presentazione_stili_vita_voller.pdf
6- International Commission on Hydrocarbon Exploration and Seismicity in the Emilia Region

Geotermia. Arpat e Regione Toscana sono inaffidabili: chi tutela la salute in Amiata?

188870_1628414025773_1099254717_31310151_4439055_nRidicolo il tentativo di minimizzare i dati e screditare chi si oppone. Se non sono in grado di controllare cosa fa l’Enel e cosa succede sul territorio si dimettano.

Si attendeva con preoccupazione l’avvio della potente centrale geotermoelettrica di Bagnore 4, che insieme a Bagnore 3, arriveranno a 60 MW: ci si aspettava la pioggia, è arrivato il diluvio.

La allarmante situazione a seguito delle recenti prove di avviamento che, ricordiamo, vengono effettuate senza filtri e a scarico diretto, con immissione in atmosfera di quantità enormi di sostanze inquinanti e climalteranti (acido solfidrico, mercurio, arsenico, radon, ammoniaca, CO2, etc) le cui ricadute sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni dei comuni interessati (Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora, ma non solo), destano sdegno e preoccupazione per i pericoli sulla salute dei cittadini.

All’appuntamento con l’avvio della nuova centrale sembra proprio che l’apparato tecnico della Regione, Arpat in primis, sia arrivata nel peggiore dei modi, programmando la manutenzione delle centraline per il controllo dell’aria proprio nei giorni in cui era invece necessario non solo che fosse funzionante tutta la rete di centraline, ma ci fosse una presenza continua di operatori in grado di tenere sotto controllo i valori delle emissioni, giorno e notte, e, in casi estremi, in grado di allertare tempestivamente la popolazione.

Non solo: dal 20 novembre, come ribadisce il prof.Borgia nell’allegato che segue, il piezometro “Davide Lazzaretti” di Poggio Trauzzolo sembra impazzito ed il 2 dicembre, dopo giorni di oscillazioni continue, presentava crollo di circa 6 metri e mezzo del livello della falda acquifera, in continua verticale discesa anche il giorno successivo.
Nel silenzio delle amministrazioni e dei tecnici addetti, è più che giustificato che ci sia forte preoccupazione per un possibile calo di quantità enormi di acqua della falda; solo dopo oltre 10 giorni da quando si sono rilevati i primi sbalzi del piezometro, a seguito degli allarmi tra i cittadini, solo il 3 dicembre sul sito SIR toscano che riporta i dati è apparso un avviso che dice che il rilevatore è “guasto” che sarebbe dovuto ad un cavo.
La Regione in un comunicato, sempre del 3 us, fa sapere che “…Il cavo sarà sostituito con uno nuovo, attualmente in fase di ordinazione…”. Dopo 13 giorni dal “guasto”, ora stanno pensando ad ordinare un cavo nuovo?
Viene da chiedersi: ma in mano a chi siamo?

Il comunicato (che riportiamo in fondo) si lascia poi andare a critiche verso chi da sempre è attento agli effetti che la geotermia causa in Amiata, che siano comitati, cittadini, scienziati o partiti, con una caduta di stile ai limiti dell’insulto, magnificando invece l’Enel che, loro sì, ci forniscono ogni giorno le misurazioni corrette che la regione approva senza pudore.

Suona peraltro come una beffa la chiusura del comunicato della Regione con cui si annuncia che al “tavolo tecnico… …si è stabilito anche che, visto il momento attuale particolare nell’area dell’Amiata, in cui si sta realizzando la centrale Bagnore 4, sarà prevista una maggiore attenzione…” e che si faranno, nel 2015, “…lo studio isotopicoidrogeologico per la valutazione dei rapporti tra l’acquifero delle vulcaniti del monte Amiata ed i serbatoi profondi sede di circuiti idrotermali e fluidi geotermici.” e “…sarà anche affidato lo studio sulla microsismicità indotta dall’attività geotermoelettrica…”. Veramente stiamo ancora aspettando il bilancio idrico che doveva essere preliminare alle autorizzazioni, figuriamoci una volta che le centrali saranno a regime.

Ma come si può pensare che la fase di prove sulle centrali e il successivo funzionamento possa continuare in queste condizioni?

Siamo chiari, non ci fidiamo né di quello stanno facendo né tantomeno di quello che ci raccontano, i responsabili tecnici, amministrativi e politici della Regione: o fermano subito l’avvio incontrollato delle centrali in attesa che tutto funzioni e che siano state fatte tutte le verifiche, a cominciare proprio dal bilancio idrico, oppure si dimettano.

Ci aspettiamo che gli amministratori locali almeno siano in grado di prendere provvedimenti, stante la loro peculiare responsabilità in tema di salute; se non ne sono capaci, che si dimettano anche loro.

Sos Geotermia – aderente alla Rete NO Geotermia Elettrica Speculativa ed Inquinante (NOGESI)
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Risposte del Prof.Andrea Borgia al comunicato della regione Toscana del 3/12:

“La puntuale risposta di Enel e della Regione alle ipotesi di abbassamento e oscillazione della falda durante la messa in esercizio della nuova centrale Bagnore 4 (oltre alla 3 già esistente) è benvenuta ma induce ulteriore preoccupazione”, afferma il vulcanologo Andrea Borgia, il quale per primo aveva messo in evidenza i dati dell’abbassamento della falda idropotabile dell’Amiata. “Infatti, la prima anomalia registrata dal piezometro di Poggio Trauzzolo non è il 25 novembre con meno 0,89  m come affermato, ma il 20 novembre con meno 2,32 m, seguita lo stesso giorno da un ulteriore abbassamento fuori scala. Come mai per ben 5 giorni con continue significative anomalie ogni giorno, sembra che nessuno si è accorto di niente? Come si può dire con certezza che lo strumento era rotto e la falda non si era abbassata minimamente se appunto il piezometro era rotto e se i controlli manuali sembrano essere avvenuti solo più di 10 giorni dopo? Come si può essere certi che proprio i repentini abbassamenti della falda non siano stati la causa dei problemi al cavo, un cavo che aveva funzionato regolarmente per oltre 3 anni? Ma il manutentore ha certificato con sicurezza che il problema fosse nel cavo?”. E, aggiunge: “Come mai si è aspettato più di una settimana prima di richiedere la manutenzione della sonda? E tutto questo proprio quando vi era più bisogno del suo corretto funzionamento? Ma approfondiamo meglio il tema degli abbassamenti anomali della falda. Tra il 18 ed il 20 novembre il piezometro n. 4 che, a detta di Enel funziona perfettamente e registra un continuo innalzamento della falda, mostra invece un repentino abbassamento di circa 20 cm, con gradienti di anche 2 cm all’ora! Anche gli altri due piezometri di Enel mostrano nello stesso periodo abbassamenti di oltre 10 cm! È solo dopo il 23 che la falda inizia a risalire. Ed è solo dopo 7 giorni, con oscillazioni alterne, che la falda recupera il livello del 18 per questi ultimi due piezometri, mentre per il n. 4 rimane ancora sotto di 8 cm. È facile per Enel e Regione essere creduti: basta che dicano quando, da dove e quanto vapore viene estratto! Viene anche affermato nel comunicato Enel che la portata delle sorgenti del Fiora è rimasta sempre la stessa dagli anni ’90 in poi e che non vi è connessione tra gli acquiferi freatico e geotermico. Errato. Dal 1990 in poi la portata della Galleria Nuova diminuisce progressivamente con minimi che scendono da circa 550 l/s a circa 500 l/s e massimi che sono di circa 60 l/s superiori. Poi improvvisamente, contemporaneamente a quando la regione programma e poi inizia la perforazione del piezometro di Poggio Trauzzolo, la portata della sorgente aumenta in un anno e mezzo di circa 200 l/s (circa 40% in più), come mai si era verificato prima, e questo mentre la perforazione del piezometro per buona parte del tempo si era (sempre per sfortunatissime “cause tecniche”) interrotta, cosicché non si sa quale sia stato all’epoca il livello effettivo della falda. Tale incremento di portata viene registrato dal piezometro 11bis di Santa Fiora con un corrispondente innalzamento della falda tanto repentino e grande da essere riportato nello studio Mobidic – studio finanziato dalla Regione e realizzato dall’Università di Firenze proprio con lo scopo di verificare la connessione tra l’acquifero superficiale ed il campo geotermico – come esempio per affermare come tale innalzamento del livello della falda non possa essere giustificato soltanto dalla ricarica (pioggia e neve), ma possa essere dovuto anche all’aumento della pressione del campo geotermico sottostante l’acquifero freatico; indicando così chiaramente la connessione idrogeologica tra i due acquiferi.
Ma può essere ritenuto ragionevole pensare che la Regione non certifichi i dati forniti dai piezometri dell’Enel? Quindi Enel fa il controllore di se stesso? E Borgia conclude: “Anche la stazione di misura delle emissioni di Bagnoli (ma anche le altre stazioni?) è stata tolta proprio quando sembra stesse registrando valori preoccupanti della qualità dell’aria a causa delle emissioni dalla nuova centrale! Qualora la Regione, ed Enel volessero tranquillizzare le persone, semplicemente chiudano le centrali e verifichino sotto gli occhi di tutti la qualità dell’aria ed il livello della falda. Altrimenti potrebbero, già da ora, considerare di sospendere in autotutela i decreti di VIA delle concessioni amiatine”.
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Il Comunicato della Regione Toscana del 3 dicembre:

Amiata, un guasto la causa dei dati altalenanti del piezometro

FIRENZE – I dati altalenanti forniti dal piezometro David Lazzaretti di Poggio Trauzzolo sono stati causati da un guasto all’apparecchio: c’era un problema sul cavo di collegamento tra la sonda ed il datalogger della stazione. Il cavo sarà sostituito con uno nuovo, attualmente in fase di ordinazione.
Il Servizio Idrologico regionale che gestisce il piezometro aveva fatto richiesta dell’ intervento straordinario già alla fine della settimana scorsa perché aveva subito notato il comportamento anomalo nella registrazione dei dati in particolare nella giornata del 25 novembre, quando la sonda aveva segnato una discesa del livello di falda di 89 cm. E questo in netta controtendenza con l’andamento dei dati rilevati dai piezometri Enel, La Valle e Madonna del Castagno, che non avevano evidenziato particolari andamenti irregolari. L’intevento di manutenzione, programmato per mercoledì 3 o giovedì 4, vista la delicatezza della materia, è stato anticipato ad oggi.
Lo ha comunicato il Servizio Idrologico regionale durante l’incontro del Tavolo tecnico di monitaroggio dei dati ambientali relativi all’attività geotermoelettrica sull’Amiata che si è tenuto oggi.
Per quanto riguarda il livello di falda, dalla verifica manuale effettuata dalla ditta di manutenzione dell’apparecchio, è risultato che gli abbassamenti anomali ed altalenanti registrati negli ultimi giorni sono da considerarsi errati, probabilmente dovuti a falsi contatti causati proprio dal deterioramento progressivo del cavo.
La risposta dei tecnici conferma quanto si pensava negli uffici regionali e cioé che anomalie così evidenti al punto da segnare un abbassamento di falda di addirittura 89 centimetri, un’enormità soprattutto su una falda importante come quella del Fiora, non potevano trovare giustificazioni diverse dal guasto meccanico. E per capire che era un guasto bastava guardare i dati nel dettaglio, che restituivano oscillazioni schizofreniche da un quarto d’ora all’altro.
Desta stupore che un esperto “di fama internazionale” come chi ha lanciato l’allarme con un’uscita incauta, sia potuto cadere in un simile equivoco. Per il futuro, sarà bene confrontarsi con chi è più informato prima di allarmare inutilmente i cittadini.
Al tavolo tecnico odierno si è stabilito anche che, visto il momento attuale particolare nell’area dell’Amiata, in cui si sta realizzando la centrale Bagnore 4, sarà prevista una maggiore attenzione rispetto ad i dati emergenti da tutti i monitoraggi attivati: Arpat e Servizio Idrologico dovranno prevedere ulteriori momenti di rilevazioni e controlli.
Riguardo agli studi da realizzare, sarà avviato ai primi mesi del 2015 lo studio isotopicoidrogeologico per la valutazione dei rapporti tra l’acquifero delle vulcaniti del monte Amiata ed i serbatoi profondi sede di circuiti idrotermali e fluidi geotermici.
Nel 2015, come approvato ieri in giunta, sarà anche affidato lo studio sulla microsismicità indotta dall’attività geotermoelettrica nell’area amiatina.
Chiara Bini

 

 

 

 

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Il Tirreno del 7 dicembre 2014
«Il sindaco non risponde? Portiamo i dati in Procura»
Arcidosso, ieri il Comune ha detto di volerlo querelare per procurato allarme
Oggi Barocci (Sos Geotermia) replica: «Limiti non stabiliti a difesa della salute»
di Fiora Bonelli

ARCIDOSSO.  La centrale di Bagnore 4 di Enel Green power a Santa Fiora è praticamente in funzione, ma i comitati antigeotermia proseguono la loro battaglia contro lo sfruttamento del vapore. E gli animi si scaldano. Così, dopo che due giorni fa il Comune di Arcidosso e gli albergatori della zona hanno annunciato di voler adire a vie legali per procurato allarme e danno di immagine contro i comitati, Roberto Barocci, del Forum Ambientalista Grosseto, aderente a Sos Geotermia, annuncia al sindaco di Arcidosso Jacopo Marini che si rivolgerà alla Procura. Il motivo del contendere è sempre lo stesso: la mortalità in eccesso del 13% in Amiata che chi è contrario alla geotermia si picca di dimostrare sia conseguenza dello sfruttamento del vapore. Barocci, che da anni segue da vicino la questione geotermica sull’Amiata – territorio naturalmente ricco di metalli pesanti che, nel processo di conversione in energia elettrica del vapore, senza opportune precauzioni possono essere molto inquinanti – adesso non contesta che le emissioni siano fuori dai limiti, che vengono ampiamente rispettati. Contesta invece che quei limiti – fissati dalla legge e rispettati da Enel Green power – sono stati stabiliti dal legislatore non in funzione della difesa della salute. E quindi non difenderebbero dai rischi di inquinamento. «Ieri ad Arcidosso – scrive Barocci in una nota – il sindaco alla richiesta di dire quali fossero le cause degli eccessi di mortalità, ci ha risposto che dovevamo rivolgerci alla Procura della Repubblica e che, secondo lui, non avremmo i titoli di studio adeguati per parlarne. Al sindaco diciamo che riferiremo alla Procura, perché sappiamo leggere». In particolare, Barocci si riferisce all’ormai famoso allegato 6 allo Studio dell’Agenzia regionale sanità Toscana (Ars) che «abbiamo letto», dice, e che, prosegue, «ha suddiviso i comuni geotermici toscani in tre gruppi in funzione delle concentrazioni crescenti di inquinanti. Tali inquinanti sono emessi anche dalle centrali geotermiche. Mettendo in relazione i dati delle varie cause di morte nei gruppi di popolazione esposta in modo omogeneo agli inquinanti, si individua che gli eccessi di rischio per malattie mortali sono statisticamente significativi per nove correlazioni nelle femmine e ventuno nei maschi». Dunque, afferma Barocci, «è statisticamente certa la relazione tra incrementi di morti e concentrazioni crescenti nell’ambiente amiatino di arsenico, mercurio, acido solfidrico, acido borico… cioè degli stessi inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche, anche se ciascuna delle emissioni delle centrali è nei limiti stabiliti dalle norme. Ma quelle stesse norme affermano anche, in modo offensivo verso la nostra Costituzione, che tali limiti non sono stati stabiliti in funzione della difesa della salute. Pertanto, si può concludere che gli eccessi di mortalità registrati sono sicuramente correlabili a condizioni ambientali e che le emissioni delle centrali geotermiche concorrono a produrli, anche se al momento non ci sono dati per stabilire l’entità di questo concorso».

Intanto prosegue l’accensione di Bagnore 4

Intanto Enel Green Power comunica il programma delle attività fino al 19 dicembre per l’avviamento della centrale di Bagnore 4. Dopo la messa in servizio del nuovo impianto il 5 dicembre, vi saranno prove e test di collaudo dal 15 al 19 dicembre con possibili emissioni di vapore limitate nel tempo (poche ore) e nella quantità. Nella stessa settimana avverrà pure l’attività di caratterizzazione del pozzo Bagnore 25, che comporta l’erogazione in atmosfera, limitatamente al tempo necessario (poche ore) sia del silenziatore di postazione che delle centrali Bagnore 3 e Bagnore 4. E infine, dal 5 dicembre sono in funzione i tre Amis. «Le migliorie apportate, dice Enel Green power, consentiranno di garantire la disponibilità dei tre impianti Amis fino a valori di oltre il 95%, benché le emissioni rientrino già entro i parametri di legge». (f.b.)

La Nazione del 7 dicembre 2014
I PROBLEMI DELL’AMBIENTE

ARCIDOSSO. IL 30% IN PIÙ DI MORTALITÀ TRA I MASCHI DOVUTI A MALATTIE TUMORALI
EMISSIONI. ARSENICO E MERCURIO SONO GLI INQUINANTI FINITI NEL «MIRINO»
«Mortalità in aumento sull’Amiata Amiata. Perché?
Barocci (Forum Ambientalista) sulla geotermia: «+13%: lo dice l’Ars»

SEMPRE PIÙ roventi le polemiche per la geotermia. Dopo l’avvio avvio della centrale di Bagnore 4 la popolazione amiatina si è allarmata. «La Regione, Arpat e i sindaci hanno prodotto comunicati stampa per tranquillizzare e riferire che tutto è sotto controllo – inizia Roberto Barocci del Forum Ambientalista che ha aderito al comitato Sos Geotermia – , che non ci sono rischi sanitari e che in Amiata non ci sono problemi. Ma i risultati del loro vigilare sull’ambiente ambiente e sulla salute dei cittadini non sembrano dare loro ragione. Infatti, se si dovesse valutare l’efficienza efficienza e l’efficacia efficacia del loro operato, visto che non hanno saputo dare nessuna spiegazione documentata e non hanno individuato una sola causa certa dell’eccesso eccesso di mortalità del +13% registrato dall’Agenzia Agenzia Regionale di Sanità (Ars) e pubblicato nel 2010 come statisticamente significativo nei maschi dei comuni sede di impianti geotermici, i dirigenti dovrebbero andare a fare un altro lavoro». La polemica fa riferimento all’incontro incontro avvenuto in comune ad Arcidosso tra chi è preoccupato il sindaco: «Alla nostra domanda su come mai ad Arcidosso il tasso le cause degli eccessi di mortalità è aumentato del 30% – prosegue Barocci – ci è stato risposto che dovevamo rivolgerci alla Procura della Repubblica e che, secondo lui, non avremmo i titoli di studio adeguati per parlarne. Al sindaco diciamo che riferiremo alla Procura, perchè sappiamo leggere. In particolare abbiamo letto l’Allegato Allegato 6 allo Studio Ars, che ha suddiviso tutti i comuni geotermici toscani in tre gruppi in funzione delle concentrazioni crescenti di inquinanti. Tali inquinanti sono emessi anche dalle centrali geotermiche. Mettendo in relazione i dati delle varie cause di morte nei gruppi di popolazione esposta in modo omogeneo agli inquinanti, si individua che gli eccessi di rischio per malattie mortali sono statisticamente significativi per 9 correlazioni nelle femmine e 21 nei maschi». Le concentrazioni nell’ambiente ambiente amiatino di arsenico, mercurio, acido solfidrico, acido borico «cioè de- gli stessi inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche» per Barocci sarebbero. «Le emissioni delle centrali sono nei limiti stabiliti dalle norme – conclude – . Ma quelle stesse norme affermano anche, in modo offensivo verso la nostra Costituzione, che tali limiti non sono stati stabiliti in funzione della difesa della salute. Pertanto, si può concludere che gli eccessi di mortalità registrati sono sicuramente correlabili a condizioni ambientali e che le emissioni delle centrali geotermiche concorrono a produrre tali eccessi, anche se per il momento non ci sono dati per stabilire l’entità entità di questo concorso».

Il Tirreno del 6 dicembre 2014
intorno a bagnore 3
Emissioni e cattivi odori. Battaglia per i controlli
GROSSETO E mentre sull’Amiata si scaldano i toni tra ambientalisti, amministratori locali e imprenditori, altrettanto dura è la battaglia a suon di dati tra comitati, Enel e Arpat sulle operazioni nel distretto geotermico. La costruzione della potente centrale Bagnore 4, con il suo lungo iter d’avviamento, e i concomitanti lavori di potenziamento dell’impianto di abbattimento di mercurio e idrogeno solforato (Amis) a Bagnore 3 – entrato in funzione ieri – hanno provocato odori nauseabondi che hanno messo in apprensione la gente. Per 10 giorni, infatti, l’Amis di Bagnore 3 non ha funzionato e, anche se una parte dei gas è stata smistata su Bagnore 4, un’altra è finita in atmosfera, causando il cattivo odore. Enel Green power tranquillizza, dicendo che i valori sono sempre stati sotto i limiti di legge; l’unica soglia superata è della percezione olfattiva. I comitati però non ci vedono chiaro e parlano di «quantità enormi di sostanze inquinanti e climalteranti» finite in atmosfera. «All’appuntamento con l’avvio della nuova centrale – spiega Sos geotermia – sembra che l’apparato tecnico della Regione, Arpat in primis, sia arrivato nel peggiore dei modi, programmando la manutenzione delle centraline per il controllo dell’aria proprio nei giorni in cui era invece necessario fosse funzionante tutta la rete di centraline e ci fosse una presenza continua di operatori per tenere sotto controllo i valori delle emissioni e, in casi estremi, allertare la popolazione». In questo contesto ci si è messo pure un piezometro, a cui si è rotto un cavo e che perciò ha registrato sbalzi nei valori. «Solo dopo oltre 10 giorni sul sito Sir toscano è apparso un avviso che dice che il rilevatore è “guasto”. Dopo 13 giorni dal “guasto” stanno pensando a ordinare un cavo nuovo? Viene da chiedersi: ma in mano a chi siamo?», si chiede Sos Geotermia.

«Ambientalisti allarmisti: quereliamo»
Arcidosso: Comune e ristorante Aiole contro i comitati antigeotermici: «Danneggiano l’immagine dell’Amiata: basta»
di Fiora Bonelli
ARCIDOSSO Procurato allarme e danno d’immagine irreparabile. A questo saranno chiamati a rispondere i comitati antigeotermici «e chi continua a fare terrorismo antigeotermico» sull’Amiata. Il Comune di Arcidosso e un gruppo di ristoratori e albergatori amiatini che mette il suo lavoro a servizio di un mercato che gradisce la genuinità e l’alta qualità dei prodotti locali, stanno infatti preparando un’azione legale contro i comitati ambientalisti che da anni si battono per una geotermia senza rischi per l’ambiente e la salute. Le istituzioni e il mondo dell’economia della ristorazione, dell’ospitalità e del commercio di tipicità ieri hanno indetto una conferenza stampa a Arcidosso per annunciare querela: non ne possono più di informazioni a loro giudizio allarmistiche e prive di fondamento dei comitati. A nome di un gruppo di albergatori parla Ugo Quattrini, il famoso “Pampini” del notissimo ristorante Aiole: «Ci vuole buon senso ela cura del buon padre di famiglia. Ho un’attività da 50 anni e ci metto il cuore. Che persone che non sono scienziati ma si improvvisano ingegneri, biologi, fisici, geologi, si permettano di demolire quell’immagine che con tanta fatica abbiamo costruito della montagna, la giudico una comunicazione irresponsabile. Non si rendono conto del danno che creano e che non fanno il mestiere che devono fare. Ben vengano per controllare, ma non si sopporta che si propongano come esperti di acqua, aria, terremoti, mercurio. Abbiamo dati resi ufficiali da Arpat e Università. Io sono vicinissimo alle centrali, 200-300 metri. Il turismo è un’attività trainante e loro ce la smantellano. Pensiamo piuttosto alle strade, ai servizi, a tutto ciò che può favorire il turismo. Adiremo a vie legali, per gravissimo danno di immagine». Anche il sindaco Jacopo Marini sbotta: «Siamo al ridicolo. Si arriva a dire che le castagne, le olive, i funghi non ci sono per colpa della geotermia. Si racconta la balla delle piogge geotermiche, si parla di piezometro impazzito. Qui la gente deve stare tranquilla e non vivere nella paura. Si provocano allarmi ingiustificati, perché tutti i valori sono ben sotto i limiti. Abbiamo 6 centraline, il numero più alto della Toscana e forse d’Italia. L’acido solfidrico tocca i 7 microgrammi, come Saturnia, quando il valore massimo è 150. Il piezometro di Poggio Trauzzolo (che nei giorni scorsi ha registrato dati schizofrenici che hanno messo in allarme i comitati, ndc) era guasto, aveva rotto un cavo ed è già stato aggiustato». Il cruccio del sindaco è vedere vanificati gli sforzi per attrarre visitatori. «Ci si fa in quattro – spiega Marini – per portare gente in Amiata e poi un danno di immagine del genere ci azzera. Ma questa volta adiremo a vie legali». Per Marco Pastorelli, assessore all’urbanistica, «si rasenta la diffamazione. L’amministrazione è stata sempre tollerante. I pericoli adesso sono inesistenti. Questo è un procurato allarme sociale. Per cui, per tutelare la propria immagine, si valuteranno opportune vie legali. I ristoratori e gli albergatori potrebbero costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento dei danni». Intanto il Comune fa sapere che Enel è alle porte di un investimento di 2,5 milioni di euro per dare calore alle attività recettive delle Aiole e all’insediamento produttivo che sorgerà in quel sito. In più la stessa Enel “regalerà” la piscina con l’acqua calda fiore all’occhiello della zona al confine fra Arcidosso e Santa Fiora. Anche il centro buddista Merigar spezza una lancia a favore della geotermia: il maestro Namkai Norbu andrà a risiedere nell’edificio proprio accanto al pozzo di Bagnore 25. «Come a dire che non vi è il minimo pericolo», commenta Marini. Spero, dunque, che la popolazione intelligentemente non presti orecchio alle bufale quotidiane dei comitati».

«Si va in tribunale? Bene, porteremo i dati»
Barocci (Sos Geotermia): «Abbiamo documenti inconfutabili». Ieri picchetto in piazza e toni accesi
ARCIDOSSO «Vogliono querelarci? Ma ben venga un giudizio in tribunale. Così avremo la possibilità di far leggere le carte che abbiamo a persone competenti all’interno di un’aula di tribunale». Davanti all’annuncio di querela per procurato allarme, risponde così Roberto Barocci, portavoce del Comitato Sos geotermia, che da anni mette in guardia dai rischi dello sfruttamento geotermico dell’Amiata. «Siamo estremamente tranquilli – spiega Barocci – perché abbiamo documenti inconfutabili che possono essere confutati solo da persone disoneste. Noi denunciamo i rischi gravissimi per la salute che ci sono in Amiata: da una parte ci sono parlamentari e perfino la responsabile ambiente della segreteria del premier Renzi che ci danno ascolto. Dall’altra c’è la Regione Toscana che continua a non dare risposte. Quindi ripeto: magari poter presentare i dati in nostro possesso a un tribunale». Nelle stesse ore in cui si svolgeva la conferenza stampa, sempre ad Arcidosso Barocci era impegnato in una manifestazione organizzata dai comitati antigeotermici e dal Movimento 5 stelle davanti al comune di Arcidosso. I manifestanti, una ventina in tutto, munite di mascherine e striscioni, hanno distribuito un volantino per ribadire che, secondo loro, «Arpat e Regione sono inaffidabili» e chiedere le dimissioni dei responsabili dei controlli e la chiusura delle centrali di Bagnore 3 e 4. Chiedevano, poi, al sindaco Jacopo Marini di esercitare a pieno il suo ruolo di responsabile della salute pubblica». Una delegazione è stata poi ricevuta dal sindaco e i toni si sono alzati e sono volati attacchi verbali alla volta del sindaco, davanti alle forze dell’ordine e a diversi cittadini, che si sono allontanati rapidamente dalla piazza davanti al municipio, meravigliati dai toni eccessivamente accesi e dalla piega che stava prendendo il sit in. (f.f. e f.b.)

La Nazione del 6 dicembre 2014
ARCIDOSSO I COMITATI POLEMICI

Geotermia, è caos. Cittadini in piazza
COMUNE e comitati antigeotermia, due voci che si inseguono senza mai incontrarsi. Il sindaco di Arcidosso, Jacopo Marini, che attacca i comitati e afferma che «non c’è cosa più negativa che promuovere il terrore su basi infondate»; dall’altra parte i cittadini dei comitati che protestano con mascherine e striscioni contro Enel e le attività geotermiche delle centrali Bagnore 3 e Bagnore 4. È questo il fermo immagine della giornata di ieri ad Arcidosso. Ieri in strada dunque, i manifestanti distribuivano volantini e amplificavano con le loro voci la contrarietà agli impianti. Nelle stesse ore Jacopo Marini insieme a Marco Pastorelli, assessore all’urbanistica e Ugo Quattrini, albergatore amiatino, hanno ribadito il loro punto di vista contestando le affermazioni dei comitati. «Stanno facendo dell’allarmismo infondato dice Marini . Da noi la densità densità delle centraline di controllo è nettamente superiore rispetto a tutte le altre zone della Toscana. Abbiamo sei centrali che controllano la qualità dell’aria e i valori sono tutti condivisibili sul sito web di Arpat che è continuamente aggiornato. L’altra questione importante che mi preme spiegare è la qualità dell’acqua. I dati altalenanti forniti dal piezometro di Poggio Trauzzolo sono stati causati da un guasto all’apparecchio, c’è un problema sul cavo di collegamento tra la sonda e il datalogger della stazione. L’aria, sempre stando ai numeri, è pulita, posso comunque capire il disagio dell’odore sgradevole». Ugo Quattrini, che da oltre 50 anni ha una struttura ricettiva in località Aiuole, chiede una moratoria di tutte quelle che sono le voci infondate e che parlano di allarmismo: «Io non sono contro i comitati, ma non devono avere la presunzione di sostituirsi agli organi scientifici di controllo, perché non hanno le qualifiche per farlo. I comitati ambientali servono ad altro. Con le loro interpretazioni stanno contribuendo a demolire il territorio e allontanando dai nostri luoghi i turisti».Per Pastorelli, invece, «la libertà di parola e di informazione è sacrosanta, importante però è assumersi le proprie responsabilità: il Comune deve, fra le altre cose, tutelare la propria immagine, e quando questa viene offesa si può valutare di intraprendere anche iniziative legali».

SANTA FIORA LA CENTRALE HA DI NUOVO IL SISTEMA DI ABBATTIMENTO
Torna in funzione l’impianto Amis a Bagnore 3Enel: «Tecnologie all’avanguardia nel mondo»
TORNA in funzione l’impianto Amis della centrale Bagnore3. Contro i 15 giorni, inizialmente annunciati da Enel per stabilire a regime l’impianto Amis, ieri è arrivata la notizia di Enel Green Power che sono stati ultimati i lavori tecnici: già a partire da ieri è entrata in funzione una soluzione tecnica che consente di trattare regolarmente nei sistemi di abbattimento l’idrogeno solforato. Enel Green Power ricorda che «i lavori rientrano in un programma già concordato con gli Enti di controllo, sono in attuazione delle prescrizioni autorizzative della nuova centrale di Bagnore4 e sono finalizzati a migliorare le prestazioni ambientali degli impianti. Infatti, le migliorie apportate consentiranno di garantire la disponibilità dei tre impianti Amis fino a valori di oltre il 95%, benché le emissioni rientrino a prescindere entro i parametri previsti dalla normativa. Le tecnologie adottate sugli impianti di Bagnore permettono di ottenere i migliori standard ambientali a livello internazionale, con prestazioni ambientali superiori a qualsiasi altro impianto geotermico nel mondo dello stesso tipo, collocando in questo modo le centrali di Bagnore nella best practice mondiale».

AMBIENTE L’AGENZIA ILLUSTRA I PARAMETRI
Arpat: «I valori delle emissioninove volte inferiori ai limiti»
«LE MALEODORANZE prolungate sono state causate dal fermo dell’Amis di Bagnore 3, fermo per manutenzione, ma che ha prodotto emissioni nove volte inferiori ai limiti Oms». E’ quanto comunica l’Arpat in seguito anche «alla presa di posizione della minoranza consiliare di Arcidosso». «Anche nel caso di impianti funzionanti senza l’Amis – dice ancora l’Arpat – quindi con emissioni, significativamente superiori, non è però prevedibile che l’effetto sulla qualità dell’aria porti, per i vari inquinanti emessi dalle centrali, a concentrazioni anche solo vicine ai limiti sanitari (in sostanza quelli indicati dalla Oms). E’ invece possibile che si incrementi il numero di ore in cui viene superata la soglia di odorabilità per H2s. Il bollettino relativo alla qualità dell’aria emesso il giorno 1 dicembre da parte di Arpat ne è una conferma. Nei giorni in cui è, fra l’altro, fermo l’impianto Amis di Bagnore 3, ora riattivato, si hanno valori più elevati, con il superamento per diverse ore del giorno della soglia di odorabilità (e quindi sono comprensibili le lamentele dei cittadini disturbati da queste maleodoranze), ma con un valore massimo della media giornaliera nove volte inferiore al valore di riferimento dell’Oms per la tutela della salute. Ripetiamo comunque che lo stato della qualità dell’aria viene monitorato tramite la rete delle stazioni Enel e tramite i mezzi mobili Arpat. Il mezzo mobile Geo2 rileva anche la concentrazione di

Contropiano.org del 5 dicembre 2014
Geotermia. Arpat e Regione Toscana sono inaffidabili: chi tutela la salute in Amiata?
…segue ns. comunicato.

GoNews del 5 dicembre 2014
Sos Geotermia: “Chi tutela la salute in Amiata”. Domande per la Regione e Arpat
…segue ns. comunicato.

Il Tirreno del 5 dicembre 2014
Piezometro impazzito. Colpa di un cavo rotto
SANTA FIORA «I dati altalenanti forniti dal piezometro David Lazzaretti di Poggio Trauzzolo sono stati causati da un guasto all’apparecchio: c’era un problema sul cavo di collegamento tra la sonda e il datalogger della stazione. Il cavo sarà sostituito con uno nuovo, attualmente in fase di ordinazione». Dopo la nota di Enel Green power, anche la Regione interviene per spiegare cos’è successo al piezometro che controlla la falda dell’Amiata, che nei giorni scorsi è “impazzito” riportando valori altalenanti che hanno messo in apprensione i comitati ambientalisti preoccupati che lo sfruttamento geotermico metta a rischio la falda. «Il Servizio idrologico regionale che gestisce il piezometro – spiega la Regione – aveva fatto richiesta dell’intervento straordinario già alla fine della settimana scorsa perché aveva subito notato il comportamento anomalo nella registrazione dei dati in particolare il 25 novembre, quando la sonda aveva segnato una discesa del livello di falda di 89 centimetri. E questo in netta controtendenza con l’andamento dei dati rilevati dai piezometri Enel, La Valle e Madonna del Castagno, che non avevano evidenziato particolari andamenti irregolari». L’intervento si è tenuto mercoledì. Per quanto riguarda il livello di falda, dalla verifica manuale effettuata dalla ditta di manutenzione «è risultato – spiega la Regione – che gli abbassamenti anomali e altalenanti registrati negli ultimi giorni sono da considerarsi errati, probabilmente dovuti a falsi contatti causati proprio dal deterioramento progressivo del cavo. La risposta dei tecnici conferma quanto si pensava negli uffici regionali e cioè che anomalie così evidenti al punto da segnare un abbassamento di falda di addirittura 89 centimetri, un’enormità soprattutto su una falda importante come quella del Fiora, non potevano trovare giustificazioni diverse dal guasto meccanico». Sempre martedì si è tenuto il tavolo tecnico che ha stabilito anche che, visto l’avvio della centrale Bagnore 4, sarà prevista più attenzione rispetto ai dati emergenti da tutti i monitoraggi attivati: Arpat e Servizio Idrologico dovranno prevedere ulteriori momenti di rilevazioni e controlli.Sarà avviato ai primi mesi del 2015 lo studio isotopico idrogeologico per la valutazione dei rapporti tra l’acquifero delle vulcaniti dell’Amiata e i serbatoi profondi sede di circuiti idrotermali e fluidi geotermici. Nel 2015, come approvato in giunta, sarà anche affidato lo studio sulla microsismicità indotta dall’attività geotermoelettrica nell’area amiatina.

Bagnore 4 sarà l’addio all’acquifero amiatino? Il Piezometro di Poggio Trauzzolo “impazzito” dopo l’accensione della centrale.

maelstrom_20141129Allarme sul monte Amiata, dopo l’avvio avvenuto nei giorni scorsi, della nuova centrale geotermica di Bagnore 4 (40 MW), tra Santa Fiora e Arcidosso.
Non solo le insopportabili maleodoranze denunciate vigorosamente dai residenti dell’area e le preoccupazioni per le emissioni di Bagnore 3, dove Enel sta mettendo mano all’impianto Amis di filtraggio di mercurio e idrogeno solforato, ma anche i gravissimi rischi per la risorsa acqua, come sostiene il prof.Andrea Borgia, geologo e vulcanologo di fama mondiale, il quale allerta l’attenzione dei comitati, dei cittadini, delle autorità sul rischio per la falda acquifera potabile del Monte Amiata, tra le più importanti dell’Italia centrale.

“Da quando sono in corso le manovre di attivazione dell’impianto di Bagnore 4, il piezometro di Poggio Trauzzolo sale e scende vertiginosamente da un giorno all’altro, come non era mai successo prima”, spiega Borgia, molto allarmato dai grafici schizofrenici (vedi sotto) elaborati dall’apparecchio di misurazione della falda acquifera che si trova appunto nell’area di ricarica delle sorgenti del Fiora, “Per molti anni ho sostenuto la necessità di una chiusura temporanea, o almeno di una riduzione dello sfruttamento del vapore, degli impianti geotermoelettrici amiatini nei comuni di Santa Fiora e Piancastagnaio, proprio al fine di sperimentare il collegamento della falda idrica superficiale con la falda profonda geotermica. Più volte questa richiesta è stata ufficializzata alla Regione da me ed è ben nota ai comitati ed alla stampa”.

Quello che sta avvenendo a livello della falda potrebbe corrispondere alla messa in funzione di Bagnore 4 e indicare i gravi rischi che si stanno correndo. “È urgente ripristinare i livelli originali degli acquiferi al livello della falda misurata da ENEL prima dello sfruttamento geotermico”, aggiunge Borgia, “e richiedere alla Regione Toscana di sospendere in autotutela le autorizzazioni VIA di Bagnore 4 e del piano di Riassetto di Piancastagnaio”.

Le interferenze tra acquifero superficiale e quello geotermico producono serie ripercussioni tra cui un drastico abbassamento del livello della falda acquifera – il piezometro ha indicato un abbassamento di 200 metri rispetto ai livelli precedenti agli anni ’60 – il rilascio di sostanze gassose tossiche nell’acquifero (in particolare sembrano particolarmente aumentate le concentrazioni di metalli pesanti come l’arsenico) e potenziali problemi alla salute. Dall’inizio degli anni ’60 il bacino acquifero dell’Amiata (ha una utenza di 700.000 persone) sembra aver perduto circa duecento miliardi di litri di acqua potabile, pari al consumo di acqua da bere della popolazione mondiale per circa un mese, ed altrettanto di acqua immagazzinata!

Rete Nazionale NOGESI “No Geotermia Elettrica, Speculativa ed Inquinante”

a cui aderiscono:

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Qui sotto il Grafico con variazioni del livello della falda idropotabile, misurato sul piezometro della Regione Toscana a Poggio Trauzzolo. Le brusche oscillazioni degli ultimi giorni, in coincidenza con l’inizio dello sfruttamento di Bagnore 4,  sono la prova del collegamento della falda idropotabile con la falda geotermica, come sempre sostenuto dal Prof.Borgia, ma negato dalla Regione Toscana spalleggiata dall’Università di Siena e una vasta schiera di arruolati alla causa geotermica. CHI OGGI SPIEGHERA’ AI CITTADINI COSA STA SUCCEDENDO E COSA CI ASPETTA???

20141128_trauzzolo 20141128_trauzzolo_crop(ingrandimento)

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Il Giunco.net del 1 dicembre 2014
Geotermia, la Regione avvia un’indagine sulla falda. E sui cattivi odori interviene Arpat

AMIATA – «La Regione Toscana ha attivato una verifica coinvolgendo tutti gli uffici interessati, il servizio idrologico, gli enti di controllo ed Enel per individuare le possibili cause dell’andamento altalenante dei grafici elaborati dall’apparecchio di misurazione della falda acquifera (piezometro di Poggio Trauzzolo) che si trova appunto nell’area di ricarica delle sorgenti del Fiora». La comunicazione viene direttamente dalla Regione toscana, dopo l’intervento dei comitati “No geotermia” che parlavano di «allarme sul monte Amiata dopo l’avvio avvenuto nei giorni scorsi, della nuova centrale geotermica di Bagnore 4».
I comitati parlavano di «gravissimi rischi per la risorsa acqua, come sostiene Andrea Borgia, geologo e vulcanologo, il quale parla dei rischi per la falda acquifera potabile del Monte Amiata, tra le più importanti dell’Italia centrale. “Da quando sono in corso le manovre di attivazione dell’impianto di Bagnore 4, il piezometro di Poggio Trauzzolo sale e scende vertiginosamente da un giorno all’altro, come non era mai successo prima”, spiega Borgia».
Il piezometro è lo strumento che consente di misurare la pressione dell’acqua di una falda sotterranea.
Enel Green Power invece si dichiara «assolutamente allibita per il modo in cui vengono strumentalizzati i dati, senza considerare minimamente la verità scientifica delle rilevazioni. Infatti, il piezometro in questione denominato “David Lazzeretti” ha fatto registrare l’oscillazione di qualche decina di centimetri intorno alla data del 25 novembre, fatto che è stato collegato alle attività in corso per l’avvio della centrale Bagnore 4: occorre precisare che non esiste alcun nesso di “causa – effetto” tra l’avvio della Centrale e questa oscillazione o più in generale con i livelli della falda idropotabile. Tali affermazioni sono prive di fondamento scientifico, forniscono spiegazioni sommarie e creano allarmi ingiustificati senza alcuna base scientifico. L’andamento del livello della falda idropotabile è esclusivamente correlato alla piovosità/nevosità».
E sulla centrale di Bagnore 4 interviene anche Arpat che sta monitorando la qualità dell’aria «La fase di avvio della nuova Centrale geotermica di Bagnore 4 è sotto controllo e costantemente monitorata. Si ricorda che i dati relativi all’idrogeno solforato (indicatore delle maleodoranze avvertite in questi giorni dalla cittadinanza) sono pubblicati in un apposito bollettino sul sito Web ARPAT da metà settembre, con cadenza settimanale (vedi l’ultimo bollettino pubblicato ); questa attività specifica va a integrare il consueto monitoraggio della qualità dell’aria nelle zone geotermiche, che avviene attraverso la rete di ENEL Green Power (GP), che copre praticamente tutti i centri abitati interessati dalle emissioni delle centrali geotermoelettriche. Questi dati sono resi disponibili online www.enelgreenpower.com/it-IT/plants/air/ . Inoltre ARPAT gestisce in zona due mezzi mobili (vedi planimetria sotto)».
«Si fa presente che l’Agenzia ha verificato le modalità di gestione e la qualità dei dati prodotti dalla rete di monitoraggio ENEL GP, affiancando alcune di esse con un mezzo mobile ARPAT e confrontandone i dati – prosegue Arpat -. In particolare ad Arcidosso, da ormai quasi tre anni il mezzo mobile ARPAT GEO1, ha affiancato la rete di qualità dell’aria ENEL, prima in località Scoiattolo e poi, da più di un anno, in località Bagnoli. Inoltre in più occasioni è stato posizionato a fianco della centralina ENEL di Arcidosso il secondo mezzo mobile ARPAT GEO2. I dati che sono stati rilevati dai due mezzi mobili hanno mostrato che la centralina ENEL funziona correttamente ed è rappresentativa della zona di Arcidosso».
«I dati rilevati dai mezzi mobili GEO1 e GEO2 hanno anche confermato che non ci sono diversità significative nella qualità dell’aria fra il luogo dove è presente la stazione ENEL di Arcidosso, Scoiattolo, e Bagnoli – si legge ancora nella nota -. I dati della rete ENEL e del mezzo GEO1 vengono utilizzati per il bollettino settimanale sulla qualità dell’aria di Bagnore 4. I dati del mezzo GEO2 vengono utilizzati come ulteriori conferme sulla qualità dei dati raccolti dalla stazione ENEL di Arcidosso».
«Il mezzo mobile GEO1 ha necessità di una manutenzione straordinaria, che prevede fra l’altro la sostituzione del condizionatore. Tale manutenzione è stata rinviata per quanto possibile, ma è ora improcrastinabile, perchè al primo episodio di freddo si rischiano danni agli analizzatori, che peraltro sinora hanno funzionato regolarmente, fornendo quindi dati del tutto attendibili. Si è dato pertanto avviso preventivo al comune di Arcidosso e si è proceduto in data odierna a recuperare il mezzo GEO1, che rientrerà fra una decina di giorni ad Arcidosso. La qualità dell’aria è quindi anche in questo momento monitorata dalle centraline ENEL di Arcidosso, Santa Fiora, Bagnore e Merigar, nonchè dal mezzo mezzo ARPAT GEO2. Durante le operazioni di recupero del mezzo GEO1 è stata verificata la fattibilità di spostare a Bagnoli il mezzo GEO2, che ha un ingombro maggiore – conclude Arpat -, tale spostamento verrà effettuato entro mercoledì 3 dicembre».

Il Tirreno del 30 novembre 2014
NO GEOTERMIA
«Piezometri impazziti,  acqua dell’Amiata a rischio»
SANTA FIORA.  Se Arpat e sindaco rassicurano, sul monte Amiata continua la forte preoccupazione dopo il recente avvio della nuova centrale geotermica di Bagnore 4 (40 MW). Sul piatto di chi ha paura ci sono i cattivi odori denunciati dai residenti dell’area, ma anche i gravissimi rischi per la risorsa acqua. Lo ribadiscono i comitati amiatini aderenti alla Rete “NoGesi” ( No geotermia elettrica, speculativa e inquinante) che rendono pubblica un’inquietante segnalazione del professor Andrea Borgia, geologo e vulcanologo di  fama mondiale sul rischio per la falda acquifera potabile del Monte Amiata, tra le più importanti dell’Italia centrale. «Da quando sono in corso le manovre di attivazione dell’impianto di Bagnore 4, il piezometro di Poggio Trauzzolo sale e scende vertiginosamente da un giorno all’altro, come non era mai successo prima», spiega Borgia, allarmato dai grafici schizofrenici elaborati dall’apparecchio di misurazione della falda acquifera che si trova appunto nell’area di ricarica delle sorgenti del Fiora. «Per molti anni ho sostenuto la tesi di una chiusura temporanea (o almeno di una riduzione dello sfruttamento del vapore)  degli impianti geotermoelettrici amiatini nei comuni di Santa Fiora e Piancastagnaio, proprio al fine di sperimentare il collegamento della falda idrica  superficiale con la falda profonda geotermica. Più volte questa richiesta è stata ufficializzata alla Regione da me ed è ben nota ai comitati e alla stampa». Per Borgia quello che sta avvenendo a livello della falda potrebbe corrispondere alla  messa in funzione di Bagnore 4. «È urgente ripristinare i livelli originali degli acquiferi al livello della falda misurata da Enel prima dello sfruttamento geotermico – aggiunge _ e richiedere alla Regione Toscana di sospendere in autotutela le autorizzazioni Via di Bagnore 4 e del  piano di Riassetto di Piancastagnaio». Le interferenze tra acquifero superficiale e quello geotermico producono serie ripercussioni tra cui un drastico abbassamento del livello della falda acquifera _  il piezometro ha indicato un abbassamento di  200 metri rispetto ai livelli precedenti agli anni ‘60 _, il rilascio di sostanze gassose tossiche nell’acquifero (in particolare sembrano aumentate le concentrazioni di metalli pesanti come l’arsenico) e potenziali problemi alla salute. Dall’inizio degli anni ‘60 – ammoniscono i Comitati – il bacino acquifero dell’Amiata (utenza di 700mila persone) sembra aver perduto circa duecento miliardi di litri di acqua potabile, pari al consumo di acqua da bere della popolazione mondiale per circa un mese, e altrettanto di acqua immagazzinata.

La Nazione del 30 novembre 2014
IL CASO. LA DENUNCIA DEL VULCANOLOGO

«Allarme sull’Amiata per la falda acquifera»
ALLARME sul monte Amiata, dopo l’avvio avvenuto nei giorni scorsi, della nuova centrale geotermica di Bagnore 4 (da 40 megawatt), nel territorio comunale di Santa Fiora. Non solo le insopportabili maleodoranze denunciate vigorosamente dai residenti dell’area, ma anche i gravissimi rischi «per la risorsa acqua, come sostiene Andrea Borgia, geologo e vulcanologo di fama mondiale , il quale allerta l’attenzione dei comitati, dei cittadini, delle autorità sul rischio per la falda acquifera potabile del Monte Amiata, tra le più importanti dell’Italia centrale. Da quando sono in corso le manovre di attivazione dell’impianto di Bagnore 4, il piezometro di Poggio Trazzuolo sale e scende vertiginosamente da un giorno all’altro, come non era mai successo prima molto allarmato dai grafici schizofrenici elaborati dall’apparecchio di misurazione della falda acquifera che si trova appunto nell’area di ricarica delle sorgenti del Fiora. Per molti anni ho sostenuto la tesi di una chiusura temporanea (o almeno di una riduzione dello sfruttamento del vapore) degli impianti geotermoelettrici amiatini nei comuni di Santa Fiora e Piancastagnaio, proprio al fine di sperimentare il collegamento della falda idrica superficiale con la falda profonda geotermica». Quello che sta avvenendo a livello della falda potrebbe corrispondere alla messa in funzione di Bagnore 4 e indicare i rischi che si stanno correndo. «È urgente ripristinare i livelli originali degli acquiferi al livello della falda misurata da Enel prima dello sfruttamento geotermico aggiunge Borgia e richiedere alla Regione Toscana di sospendere in autotutela le autorizzazioni Via di Bagnore 4 e del piano di riassetto di Piancastagnaio. Le interferenze tra acquifero superficiale e quello geotermico producono serie ripercussioni tra cui un drastico abbassamento del livello della falda acquifera – il piezometro ha indicato un abbassamento di 200 metri rispetto ai livelli precedenti agli anni 60 – il rilascio di sostanze gassose tossiche nell’acquifero (in particolare sembrano particolarmente aumentate le concentrazioni di metalli pesanti come l’arsenico) e potenziali problemi alla salute».

Contropiano.org del 29 novembre 2014
Piezometro di Poggio Trauzzolo “impazzito” dopo l’accensione della centrale di Bagnore 4
…segue ns. comunicato.

Il Cittadino online del 29 novembre 2014
Piezometro di Poggio Trauzzolo “impazzito” dopo l’accensione della centrale di Bagnore 4

Lo dichiara Andrea Borgia, geologo e vulcanologo
…segue ns. comunicato.

Maremmanews del 29 novembre 2014
Piezometro di Poggio Trauzzolo “impazzito” dopo l’accensione della centrale di Bagnore 4
Lo dichiara il prof. Andrea Borgia, geologo e vulcanologo di fama mondiale.
…segue ns. comunicato.

GrossetoNotizie del 29 novembre 2014
Geotermia, i comitati: “Bagnore 4 inquina l’acqua”
…segue ns. comunicato.

Il silenzio dei colpevoli: Rossi e Bramerini a domanda “NON” rispondono

rossi bagnore vaporeLA RISPOSTA ALLA REGIONE TOSCANA DELLA RETE NAZIONALE NOGESI – “No Geotermia Elettrica, Speculativa ed Inquinante”

I comitati amiatini e maremmani che si battono contro la Geotermia Speculativa ed Inquinante hanno tenuto una conferenza stampa gioverdì 20 novembre, di cui è stata data ampia cronaca dalla stampa locale.

Le domande poste erano chiare e precise:

  1. bilancio idrico comprensivo dei consumi delle centrali geotermiche;
  2. identificazione e vincoli sulle aree di ricarica delle falde acquifere;
  3. mappatura delle zone sismiche e relativi vincoli alle variazioni di pressioni indotte in profondità.

Queste tre domande facevano riferimento a leggi dello Stato e della Regione che sulla nostra montagna non sono MAI state poste in essere (nonostante alcune di esse stiano per raggiungere la venerabile età del quarto di secolo), e che sono – a nostro avviso – DETERMINANTI e propedeutiche all’eventuale permesso, regionale o nazionale, per la costruzione di un qualsiasi tipo di impianto industriale. A maggior ragione se l’impianto in questione ha a che fare con il sottosuolo e le risorse – tra tutte una: l’acqua – ivi custodite.

Bene (…anzi, male): a queste domande precise NON c’è stata alcuna risposta.

Evidentemente il Presidente Rossi e l’assessora Bramerini NON possono rispondere, perché se lo facessero sarebbero costretti a dire la verità: che la Regione non ha MAI posto in essere quanto è obbligo di legge e quindi NON possono essere certi che quando danno il permesso di costruire impianti industriali – e geotermici in primis – non si vada ad impattare pesantemente con le risorse idriche, con le criticità sismiche e, quindi, con la tutela della salute, dell’economia locale e del paesaggio delle nostre terre.

Visto quanto sopra, l’unica risposta diventa automaticamente una NON-risposta: quando, nel suo articolo/velina/comunicato del 21 novembre, la Regione – e quindi Rossi e Bramerini – dicono che lo sviluppo dell’Amiata è

uno sviluppo fondato sulla valorizzazione e il rispetto del territorio e di tutte le sue risorse, dove la geotermia sia elemento in piena coerenza con tutte le vocazioni presenti, da quella agricola a quella turistica. È questo il modello al quale la Regione pensa e al quale sta lavorando con un confronto sempre aperto con istituzioni e società civile

MENTONO sapendo di mentire.

NON si può rispettare il territorio quando non lo si conosce; non si può valorizzare il territorio, quando si concedono 38 permessi di ricerca (in Toscana) per arrivare a costruire 19-20 nuove centrali geotermiche in Provincia di Grosseto, oltre a quelle già esistenti. Non si può parlare di confronto con le popolazioni locali, se di questi permessi, di questi progetti e degli accordi con le aziende (in gran parte straniere) che vorrebbero sfruttare la risorsa geotermica noi cittadini veniamo a sapere dai giornali.

Quando Rossi e la Bramerini dicono che

la Regione ricorda l’emendamento al Piano energetico che la giunta ha presentato alle commissioni consiliari in vista dell’approvazione, che fissa lo stop all’alta entalpia in Amiata e detta le condizioni per lo sviluppo della media entalpia

MENTONO sapendo di mentire. Perché gli emendamenti di cui parlano fanno esattamente il contrario di quanto loro affermano ai giornali, visto che in una nota resa pubblica il 31 ottobre 20142 la Regione dice:

L’emendamento al Paer prevede una presenza delle centrali geotermolettriche volta a evitare il cosiddetto effetto cumulo degli impianti. Deve inoltre essere assicurata la collocazione delle centrali nelle aree di destinazione produttiva purché compatibile con i risultati delle ricerche.

E le aree di destinazione produttiva altro non sono che il Monte Amiata e le zone limitrofe, ad iniziare dalla Val d’Orcia.

Queste NON-risposte confermano quanto già sapevamo noi cittadini: che la Regione NON ha nessuna intenzione di mettere in discussione il suo piano geotermico, completamente indifferenti a quanto hanno chiesto a gran voce cittadini, aziende, associazioni di categorie e alcune amministrazioni locali.

Sappia, la Regione che la nostra pazienza ha raggiunto il limite: il futuro delle nostre vite, delle vite dei nostri figli, della nostra terra deve tornare nelle nostre mani, e lo sarà. Daremo battaglia in tutte le sedi, e sul territorio in primis, perché lo scempio che quelli che dovrebbero essere i nostri rappresentanti – e che, invece, rappresentano solo il danaro e i poteri forti – stanno portando avanti sia fermato. E lo sarà.

Rete Nazionale NOGESI “No Geotermia Elettrica, Speculativa ed Inquinante”

a cui aderiscono:

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La Nazione del 26 novembre 2014
«Vogliamo risposte da Firenze»
I comitati contro la geotermia si rivolgono a Rossi e a Bramerini
 AMIATA GLI AMBIENTALISTI CHIEDONO RISPETTO E TUTELA DEL TERRITORIO
di NICOLA CIUFFOLETTI
IL BOTTA e risposta tra comitati che si battono contro la geotermia in Amiata e la Regione Toscana non si ferma. Agorà Cittadinanza Attiva, Comitato per la Salvaguardia della Valle dell’Orcia Inferiore e il coordinamento di Sos Geotermia continuano a chiedere al governatore Rossi e all’assessore all’ambiente Annarita Bramerini il bilancio idrico comprensivo di consumi delle centrali geotermiche, l’identificazione e i vincoli sulle aree di ricarica delle falde acquifere e la mappatura delle zone sismiche e relativi vincoli alle variazioni di pressioni indotte in profondità. Tre quesiti importanti posti già in passato ai quali ancora i comitati attendono risposte. «Queste tre domande facevano riferimento a leggi dello Stato e della Regione che sulla nostra montagna non erano mai state poste in essere e che sono affermano i comitati determinanti e propedeutiche all’eventuale permesso, regionale o nazionale, per la costruzione di un qualsiasi tipo di impianto che ha a che fare con il sottosuolo e le risorse».Poi le accuse: «A queste domande precise non c’è stata alcuna risposta, evidentemente continuano il presidente Rossi e l’assessore Bramerini non possono rispondere, perché, pensiamo, se lo facessero sarebbero costretti a dire la verità». Poi i comitati continuano sulla loro linea, che è di rottura, con le affermazioni delle istituzioni: «La Regione non ha mai posto in essere quanto è obbligo di legge e quindi non possono essere certi che quando danno il permesso di costruire impianti geotermici non si vada ad impattare pesantemente con le risorse idriche, con le criticità sismiche e, quindi, con la tutela della salute, dell’economia locale e del paesaggio delle nostre terre». Per i comitati le prese di posizione, che anche nei giorni passati la Regione ha interpretato su queste questioni sono delle non risposte: «Rossi e Bramerini spiegano dicono che lo sviluppo dell’Amiata è uno sviluppo fondato sulla valorizzazione e il rispetto del territorio e di tutte le sue risorse. Mentono sapendo di mentire, perché non si può rispettare il territorio quando non lo si conosce; non si può valorizzare il territorio, quando si concedono 38 permessi di ricerca, in Toscana, per arrivare a costruire nella provincia di Grosseto 19-20 nuove centrali geotermiche, oltre a quelle già esistenti. Non si può parlare ribattono i comitati di confronto con le popolazioni locali, se di questi permessi, di questi progetti e degli accordi con le aziende che vorrebbero sfruttare la risorsa geotermica noi cittadini veniamo a sapere dai giornali. La nostra pazienza ha raggiunto il limite. Il futuro delle nostre vite, delle vite dei nostri figli, della nostra terra concludono deve tornare nelle nostre mani».

Il Tirreno del 26 novembre 2014
Geotermia, i comitati a Rossi e Bramerini
«Leggi mai attuate»
GROSSETO «La Regione non ha mai posto in essere quanto è obbligo di legge» e quindi il presidente Enrico Rossi e l’assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini «non possono essere certi che quando danno il permesso di costruire impianti geotermici non si vada a impattare pesantemente con le risorse idriche, le criticità sismiche e quindi con la tutela della salute, dell’economia locale e del paesaggio delle nostre terre». I Comitati amiatini e maremmani contro la geotermia speculativa ed inquinante non demordono. E ribattono così alla Regione che, ha seguito delle loro domande, ha risposto che il modello che Firenze ha in mente per l’Amiata è quello di uno «sviluppo fondato sulla valorizzazione e il rispetto del territorio e di tutte le sue risorse». Per i comitati questa è una «non risposta». I comitati, preoccupati per lo sfruttamento geotermico in Amiata – nel cui sottosuolo ci sono molte sostanze pericolose che le trivelle e l’emungimento del fluido geotermico possono portare in superficie – chiedono che sia redatto il bilancio idrico comprensivo dei consumi delle centrali geotermiche, che si faccia l’identificazione e si individuino i vincoli sulle aree di ricarica delle falde acquifere e che si stili la mappatura delle zone sismiche e dei relativi vincoli alle variazioni di pressioni indotte in profondità. Problemi di recente approdati in parlamento grazie a tre risoluzioni presentate da Pd, M5s e Sel. «Queste tre domande – spiegano Agorà Cittadinanzattiva di Monticello Amiata, Comitato per la salvaguardia della Valle dell’Orcia inferiore di Montenero d’Orcia e Coordinamento Sos Geotermia – fanno riferimento a leggi dello Stato e della Regione che sulla nostra montagna non sono mai state poste in essere e che sono a nostro avviso determinanti e propedeutiche all’eventuale permesso, regionale o nazionale, per la costruzione di un qualsiasi tipo di impianto che ha a che fare con il sottosuolo e le risorse (tra tutte una l’acqua) ivi custodite. A queste domande precise non c’è stata alcuna risposta». Rossi e Bramerini, secondo i comitati, «mentono sapendo di mentire, perché non si può rispettare il territorio quando non lo si conosce, non lo si può valorizzare quando si concedono 38 permessi di ricerca in Toscana per arrivare a costruire in provincia di Grosseto 19-20 nuove centrali geotermiche oltre a quelle già esistenti. Non si può parlare di confronto con le popolazioni locali se di questi permessi, progetti e accordi con le aziende noi cittadini veniamo a sapere dai giornali». I comitati accusano gli amministratori regionali di essere «indifferenti a quanto hanno chiesto a gran voce cittadini, aziende, associazioni di categorie e alcune amministrazioni locali» e promettono battaglia in tutte le sedi. (f.f.)

Contropiano.org del 25 novembre 2014
Sos Geotermia: i comitati rispondono alla Regione Toscana
…segue ns. comunicato

Il Giunco.net del 25 novembre 2014
Geotermia, i comitati alla Regione: «Non si può tutelare ciò che non si conosce
…segue ns. comunicato

Maremmanews del 25 novembre 2014
La risposta dei comitati contro la Geotermia dell’ Amiata alla Regione Toscana
…segue ns. comunicato

Geotermia ad Abbadia? Sindaco Tondi, chiarezza e coerenza

abbadia saluti cropL’incontro con Enel e le dichiarazioni del Sindaco preoccupano i cittadini. Chiediamo un urgente incontro. Anche il Dott. Borgia vuole incontrare il Sindaco (lettera in fondo)

Dopo l’incontro preannunciato dalla stampa tra il neoeletto sindaco di Abbadia S.S. Tondi ed i rappresentanti dell’Enel a tutt’oggi niente sappiamo  sulle reali intenzioni del sindaco rispetto alla geotermia, mentre invece Enel è fin troppo chiara sulle intenzioni.

Nelle dichiarazioni rilasciate prima dell’incontro, lo stesso sindaco dichiarava “vogliamo capire dice le eventuali opportunità che anche noi potremmo avere con l’utilizzo delle basse e medie entalpie, o meglio con l’utilizzo del calore. Non si tratta di sconfessare le precedenti prese di posizioni ma solo di capire. Per ora vogliamo capire, confrontarci”; tali dichiarazioni contrastano però con quanto Enel si è premurata di comunicare: nessuna possibilità di medie e basse entalpie sull’Amiata, ma la riproposizione della sola alta entalpia con la proposta di una centrale da 20 MW  a rilascio libero nell’atmosfera (flash) che andrebbe a sommarsi ai già circa 120 MW di Piancastagnaio e i 60 MW di Bagnore con il rischio, più che probabile, di irreversibili conseguenze sulla salute, sull’aria e sull’acqua.

Ricordiamo al sindaco Tondi che poco più di un anno fa il Consiglio comunale aveva approvato una mozione molto chiara rispetto alla geotermia; infatti la delibera 25 del 30 aprile 2013 impegna il sindaco e la giunta alla tutela dell’ambiente soprattutto rispetto alle aggressioni della geotermia industriale dell’Enel e chiede anche impegni precisi sulla valutazione dell’impatto complessivo delle centrali esistenti e in costruzione (Piancastagnaio e Bagnore).
Tale delibera, se non revocata, continua a produrre i suoi effetti ed il sindaco dovrebbe, anzi, dare corso agli impegni presi in quella sede.

Per quanto riguarda la volontà dello stesso sindaco Tondi ‘ad essere informato e a capire’ crediamo che non basti incontrare l’Enel, che la geotermia la vende, ma sia necessario confrontarsi anche con chi si occupa della questione come i comitati, i medici e gli scienziati.

Rivolgiamo pertanto al sindaco una richiesta di incontro, che formalizzeremo domani, nella quale consegneremo la documentazione in nostro possesso e nel quale saremo ben lieti di rispondere ad ogni quesito per aiutarlo a comprendere, oltre ai vantaggi economici, anche i danni attuali e i rischi futuri della geotermia che l’Enel continua a propinare a tutta la montagna.

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Il Dott. Borgia scrive al Sindaco Tondi

Caro Fabrizio,

Come ben ricordi sei stato proprio te a farmi fare tra i lavori di ricerca più interessanti proprio in ambito geotermico in Amiata.
Ora dopo molti anni hai la possibilità di ristabilire la verità scientifica e tecnica sulla geotermia dalle tue parti. Purtroppo questa verità è stata nel tempo mascherata grazie alla accondiscendenza delle istituzioni, incluso quelle di ricerca ed insegnamento che dovrebbero essere per mandato imparziali. Questa non è una semplice mia opinione è la realtà che indicano i dati raccolti nel tempo dal Gestore e più recentemente dalla Regione Toscana.

Tali dati indicano inequivocabilmente che l’acquifero superficiale è stato abbassato di 100-400 m proprio dallo sfruttamento geotermico, facilitando la risalita di fluidi geotermici nell’acquifero superficiale ed andando ad inquinarlo (questo è stato proprio misurato dagli scienziati dell’INGV di Napoli), ma puoi vederlo con i tuoi stessi occhi e toccarlo con mano tutti i giorni se vai ad osservare lo “scarico” della Galleria Nuova ad Abbadia o lo scarico del pozzo poco sopra all’Ermeta: le analisi chimiche indicano inequivocabilmente che sono fluidi geotermici. Ma anche lungo l’asse del vulcano dove vi sono varie aree dove sono state misurate risalite di fluidi geotermici.  Te stesso puoi vedere da internet l’andamento del livello della falda acquifera e come questo sia legato alla produzione di vapore dai campi geotermici: quando si produce più vapore il livello della falda scende e quando se ne produce meno il livello sale. Che dire? Proprio l’incontrario di quanto il gestore a affermato in sede di VIA. I fluidi geotermici risalgono ed inquinano acquifero ed aria probabilmente anche nelle case.

Che dire poi dei terremoti indotti dallo sfruttamento geotermico? Le vostre case ed edifici pubblici resistono tutti senza problemi strutturali a terremoti che potrebbero arrivare forse anche a Magnitudo Locali superiori 6? Una buona cosa potrebbe essere far fare un controllo a tappeto su tutti gli edifici…

Che dire della subsidenza (argomento un tabú) che dall’inizio dello sfruttamento geotermico (dai dati del gestore) sembrerebbe essere stata di almeno un metro e che ha “messo in crisi” anche il ponte su Paglia…

Che dire delle emissioni di inquinanti in atmosfera di cui le centrali geotermiche amiatine sono se non vado errato le prime al mondo?

Molti, non tutti (per esempio non i terremoti indotti), questi problemi possono essere risolti con centrali a ciclo binario.

È ovvio che il gestore attuale non voglia far apparire sul “suo territorio” altri gestori che magari propongono la realizzazione centrali a ciclo binario con emissioni zero e minima depressurizzazione del campo geotermico dalla pressione originaria – pertanto molto meno impattanti delle sue. Mi sembra appunto che vi fosse un progetto di ricerca geotermica a ciclo binario proprio nel Comune di Abbadia della Sorgenia, può darsi?

Perchè non inviti anche me a confrontarmi con la tua Giunta e con tutti coloro che vorrai (scienziati, gestori, istituzioni come Regione Toscana, ecc.) in modo da avere un quadro completo della situazione? Non penso che vi siano persone che possano mettere in dubbio la mia serietà e capacità scientifica, visto che ho un’esperienza in merito che pochi possono vantare?

Un caro saluto,
Andrea

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La Nazione del 10 luglio 2014
Geotermia, il sindaco incontra i comitati contrari ai pozzi
ABBADIA DOPO LE APERTURE AI PROGETTI DI ENEL GREEN POWER
di Massimo Cherubini
L’APERTURA alla possibilità di insediamenti geotermici nel territorio comunale di Abbadia San Salvatore non piace ai comitati che da anni dicono no’ ai progetti di Enel Green Power. La posizione è stata ribadita dal dottor Andrea Borgia che, con i suoi studi, sostiene la posizione dei comitati che poggia sui rischi ambientali e della salute. Un problema, quello dell’attività geotermica in Amiata, che da anni e anni divide. Alla realtà dei fatti pozzi e centrali sono sorte un po’ ovunque, tranne nel comune di Abbadia San Salvatore che gas e emissioni le prende dai comuni limitrofi, ovvero in qualche caso a pochi chilometri di distanza dal paese che si è da sempre opposto. Di fronte a questo quadro (si deve considerare che i comuni che consentono l’utilizzo della geotermia incassano soldi) la nuova amministrazione, guidata dal sindaco Fabrizio Tondi, fin dagli inizi della campagna elettorale ha manifestato l’intenzione di aprire, su questo tema, un confronto a tutto campo. Il sindaco e i rappresentanti della giunta hanno dapprima incontrato i dirigenti di Enel Green Power e nei prossimi giorni incontreranno i rappresentanti dei comitati. Quando il quadro sarà chiarito, il dibattito per la decisione finale investirà i cittadini. «La nostra posizione afferma il sindaco Tondi – è quella di interlocutore, in nome e per conto dei cittadini, con tutte le parti interessate al progetto. Siamo pronti ad ascoltare tutte le parti. Come abbiamo fatto con Enel, una volta terminato anche l’incontro con i comitati contrari alla geotermia, ne riporteremo interamente il contenuto alla cittadinanza».

Corriere di Siena/Corriere di Maremma dell’8 luglio 2014
Abbadia San Salvatore Al confronto parteciperanno anche i comitati. “Vogliamo ascoltare tutte le posizioni”
Geotermia, ilsindaco incontra il dottor Borgia
ABBADIA SAN SALVATORE L’ amministrazione comunale si è detta pienamente disponibile ad incontrare il dottor Borgia e una delegazione dei comitati anti- geotermia. La decisione, fa sapere il sindaco, Fabrizio Tondi, non è maturata solo a seguito della lettera presentata da parte di Andrea Borgia allo stesso sindaco, ma rientra a pieno titolo in tutta quella serie di incontri di approfondimento sul tema della geotermia che l’ Amministrazione ha in programma. “Come abbiamo già avuto modo di dire – Spiega Tondi – la nostra posizione è quella di interlocutore in nome e per conto dei cittadini che rappresentiamo. Siamo dunque interessati ad ascoltare tutte le parti in causa e ad avere un quadro chiaro della situazione. Così come abbiamo fatto con Enel, una volta terminato anche questo incontro con i comitati contrari alla geotermia, ne riporteremo interamente il contenuto alla cittadinanza e così faremo con tutte le altre parti che andremo ad incontrare su questa tematica complessa. Ciò che ci preme non è fare gli interessi di uno o dell’ altro, ma riportare i fatti, i dati scientifici e tutto ciò che di concreto esiste in questa vicenda. Informare i cittadini, metterli di fronte alla complessità del quadro cercando di spiegare bene tutti i pro e i contro è l’ unico vero ruolo che ci spetta in questa vicenda, nel momento in cui sia effettivamente dimostrato che sull’ Amiata non sia possibile realizzare la media e la bassa entalpia. In circostanze diverse da queste, così come detto in campagna elettorale, l’ ultima parola non spetta all’ Amministrazione ma ai cittadini.” A questa apertura dell’ amministrazione comunale farà certamente seguito, a questo punto, un incontro del quale, comunica ancora Tondi, verrà data notizia quanto prima. Quindi l’ incontro con il dottor Borgia e una delegazione dei comitati anti- geotermia. rientra a pieno titolo in tutta quella serie di incontri di approfondimento sul tema della geotermia che la nuova amministrazione comunale ha in programma su tutta una serie di temi di particolare interesse per la comunità di Abbadia San Salvatore.

SienaFree del 7 luglio 2014
Amministrazione di Abbadia-Andrea Borgia: piena disponibilità all’incontro
Tondi: “Siamo interessati ad ascoltare tutti e ad avere un quadro chiaro della situazione”
L’Amministrazione Comunale di Abbadia San Salvatore si è detta pienamente disponibile ad incontrare il dott. Andrea Borgia e una delegazione dei comitati anti-geotermia. La decisione, fa sapere il sindaco, Fabrizio Tondi, non è maturata solo a seguito della lettera presentata da parte di Andrea Borgia allo stesso sindaco, ma rientra a pieno titolo in tutta quella serie di incontri di approfondimento sul tema della geotermia che l’Amministrazione ha in programma.
“Come abbiamo già avuto modo di dire – Spiega Tondi – la nostra posizione è quella di interlocutore in nome e per conto dei cittadini che rappresentiamo. Siamo dunque interessati ad ascoltare tutte le parti in causa e ad avere un quadro chiaro della situazione. Così come abbiamo fatto con Enel, una volta terminato anche questo incontro con i comitati contrari alla geotermia, ne riporteremo interamente il contenuto alla cittadinanza e così faremo con tutte le altre parti che andremo ad incontrare su questa tematica complessa. Ciò che ci preme non è fare gli interessi di uno o dell’altro, ma riportare i fatti, i dati scientifici e tutto ciò che di concreto esiste in questa vicenda. Informare i cittadini, metterli di fronte alla complessità del quadro cercando di spiegare bene tutti i pro e i contro è l’unico vero ruolo che ci spetta in questa vicenda, nel momento in cui sia effettivamente dimostrato che sull’Amiata non sia possibile realizzare la media e la bassa entalpia. In circostanze diverse da queste, così come detto in campagna elettorale, l’ultima parola non spetta all’Amministrazione ma ai cittadini.”
A questa apertura dell’Amministrazione Comunale farà certamente seguito, a questo punto, un incontro del quale, comunica ancora Tondi, verrà data notizia quanto prima.

Contropiano.org del 5 luglio 2014
Geotermia ad Abbadia? No grazie
…segue ns. comunicato

Il Cittadino online del 4 luglio 2014
“GEOTERMIA AD ABBADIA? SINDACO TONDI, CHIAREZZA E COERENZA”
L’incontro con Enel e le dichiarazioni del sindaco preoccupano i cittadini
…segue ns. comunicato

Maremmanews del 4 luglio 2014
“Geotermia ad Abbadia? Sindaco Tondi, chiarezza e coerenza”
…segue ns. comunicato

Abbadia News del 4 luglio 2014
Geotermia. Il Dott. Borgia scrive al Sindaco Tondi «L’acquifero è stato abbassato di 100-400 m dallo sfruttamento geotermico»
..segue lettera del dott.Borgia

Elezioni, geotermia e salute: domande senza risposte

altan_voto_indecisoSollecitiamo i candidati a chiarire la loro posizione sulla questione.
In tempo di campagna elettorale per il rinnovo delle amministrazioni locali, pensavamo fosse giusto sottoporre ai candidati 6 domande sulla geotermia, affinchè fossero chiare ai cittadini le diverse posizioni. Dobbiamo prendere atto che da qualche parte si è acceso un vivace dibattito, ma da gran parte dei candidati continuano ad arrivare dichiarazioni in politichese, che glissano sulle domande preferendo genericamente assicurare che continueranno a tutelare la salute pubblica, che aumenteranno i controlli, che attualmente non ci sono pericoli, ecc..
Riteniamo invece che sulla salute la situazione sia sufficientemente grave per dover prendere, oggi, dei provvedimenti; ci riferiamo in particolare all’allegato 6 dello Studio Epidemiologico dell’Agenzia Regionale di Sanità Toscana che, per buona memoria di cittadini e candidati, riassumiamo.
Il titolo dell’Allegato 6 è il seguente:
“Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari. Analisi dei ricoverati e della mortalità”.
Esso individua ben 54 relazioni, statisticamente significative, tra gli incrementi di mortalità e malattie nei comuni geotermici e le concentrazioni crescenti nell’ambiente di Arsenico, Mercurio, Acido solfidrico….cioè le concentrazioni crescenti degli stessi inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche e misurate nei paesi geotermici.
Tutti i Comuni, sede di impianti geotermici, sono stati suddivisi in tre classi (detti terzili), in funzione delle concentrazioni medie misurate nell’aria, nell’acqua e nel suolo di inquinanti pericolosi alla salute; pericolosità già accertata dalla letteratura scientifica che ha trovato in altri casi una correlazione certa tra una malattia e un inquinante (Mercurio, Arsenico, Acido solfidrico, Boro…).
Per ciascun gruppo di Comuni è stato calcolato il numero di decessi o malati Osservati per ciascuna malattia e al dato dei Comuni appartenenti a quelli di minore concentrazione dell”inquinante, opportunamente reso confrontabile statisticamente, è stato assegnato il valore Atteso pari a rischio nullo.
Sulla base delle differenze tra il numero di morti e malati Osservati rispetto al numero degli Attesi è stato calcolato con indici statistici confrontabili il rischio nei comuni aventi concentrazioni maggiori di inquinante.
I risultati parlano da soli: 54 relazioni certe tra aumento di concentrazione e aumento di mortalità e malattie. Solo alcuni esempi: sulla presenza di Arsenico nell’acqua si passa dal rischio nullo nel primo gruppo di comuni con 195 casi di tumori Osservati, al rischio del 29% in più con 333 casi Osservati nel terzo gruppo di comuni (pag.55); sulla presenza di Mercurio nel suolo si passa dal rischio nullo nel primo gruppo di comuni con 319 casi di tumori Osservati, al rischio del 18% in più con 477 casi Osservati nel terzo gruppo di comuni (pag.51); sulla presenza di Acido solfidrico nell’aria si passa dal rischio nullo nel primo gruppo di comuni con 4 casi di tumore dell’ovaio Osservati, al rischio del 223% in più con 20 casi Osservati nel terzo gruppo di comuni (pag.33) e così via per altri 51 relazioni statisticamente significative.
Secondo la Logica, essendo riconosciuta, nei comuni geotermici, come vera dallo studio ARS della Regione la relazione tra l’aumento notevole di mortalità (a) e le concentrazioni crescenti di Arsenico, Mercurio, acido solfidrico ecc (b), cioè se è vera: a = f (b); essendo ritenuta ancora come vera, come scrive l’Arpat, l’esistenza di emissioni di Arsenico, Mercurio, acido solfidrico ecc (b), dalle centrali geotermiche dell’Amiata (c), “con caratteristiche tossicologiche rilevanti”. cioè se è vera b = f (c); per la legge transitiva della Logica, è vera anche la conclusione: che l’incremento delle malattie e mortalità sull’Amiata (a) è dovuta anche alle emissioni delle centrali geotermiche (c), cioè a = f (c).
Da Aristotele in poi, nel mondo, questa è una legge universale della logica per tutte le menti sane ed oneste.
Reiteriamo e sollecitiamo ai candidati la richiesta di rispondere alle 6 domande che si possono leggere qui
Daremo senz’altro conto, prima delle elezioni, delle risposte e degli eventuali silenzi.

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Il Tirreno del 13 maggio 2014
Sos geotermia: «I candidati rispondano»
Il comitato ha posto 6 domande sui rischi collegati agli impianti ma nessun aspirante sindaco ha ancora detto che ne pensa
GROSSETO Che fine hanno fatto le risposte alle sei domande sul tema della geotermia poste dal comitato Sos geotermia ai candidati sindaci dell’Amiata? A due settimane di distanza dalla richiesta, più o meno non c’è traccia di risposte chiare e dettagliate sulle questioni sollevate dal comitato e che servirebbero a dare agli elettori un’idea precisa di cosa i candidati intendono fare se eletti. Un candidato ha perfino convocato un incontro sul tema ma ha “blindato” le domande, imponendo che fossero presentate in anticipo per scritto e senza possibilità di porne di nuove durante l’incontro. «Dobbiamo prendere atto – spiegano da Sos geotermia – che da qualche parte si è acceso un vivace dibattito, ma da gran parte dei candidati continuano ad arrivare dichiarazioni in politichese, che glissano sulle domande preferendo genericamente assicurare che continueranno a tutelare la salute pubblica, che aumenteranno i controlli, che attualmente non ci sono pericoli. Riteniamo invece che sulla salute la situazione sia sufficientemente grave per dover prendere, oggi, dei provvedimenti». Il comitato, come noto, chiede ai candidati risposte puntuali sui dati contenuti nel famoso allegato 6 dello Studio epidemiologico dell’Agenzia regionale di sanità (Ars) Toscana. «Esso – spiega Sos geotermia – individua ben 54 relazioni, statisticamente significative, tra gli incrementi di mortalità e malattie nei comuni geotermici e le concentrazioni crescenti nell’ambiente di arsenico, mercurio, acido solfidrico, cioè le concentrazioni crescenti degli stessi inquinanti prodotti in maniera consistente anche dalle centrali geotermiche e misurate nei paesi geotermici». Ad esempio in alcuni casi relativi alla presenza di arsenico nell’acqua si raggiunge il rischio del 29% in più (333 casi osservati); per il mercurio nel suolo in un gruppo di comuni si il rischio è del 18% in più (477 casi osservati) e per l’acido solfidrico nell’aria il rischio è del 223% in più (20 casi osservati) e così via per altri 51 relazioni significative. «Secondo la logica, poiché lo studio dell’Ars riconosce, nei comuni geotermici, come vera la relazione tra l’aumento notevole di mortalità e le concentrazioni crescenti di arsenico, mercurio, acido solfidrico e altri, e poiché l’Arpat ritiene vera l’esistenza di emissioni di arsenico, mercurio, acido solfidrico e altri dalle centrali geotermiche dell’Amiata, è vera anche la conclusione che l’incremento delle malattie e mortalità sull’Amiata è dovuta anche alle emissioni delle centrali geotermiche». Dati inconfutabili, logica rigorosa, ma i candidati sindaci non hanno battuto ciglio. Per questo Sos geotermia ripropone la domanda e sollecita ai candidati la richiesta di risposta. Le 6 domande si possono leggere sul sito https://sosgeotermia.noblogs.org o sul sito del Tirreno. (f.f.)

Il Cittadino online del 13 maggio 2014
Elezioni, geotermia e salute: domande senza risposte
Sos Geotermia: “Sollecitiamo i candidati a chiarire la loro posizione”
…segue ns. comunicato

Qui Grosseto del 12 maggio 2014
Sos Geotermia: “Elezioni, geotermia e salute: domande senza risposte”
…segue ns. comunicato

Grosseto Notizie del 10 maggio 2014
Sos Geotermia: “I candidati dell’Amiata non hanno risposto alle nostre domande sulla questione”
…segue ns. comunicato

29 aprile 2014. Affollata assemblea ad Arcidosso chiede la moratoria dell’attività geotermica

antigas boccioneCandidati e cittadini preoccupati chiedono che si intervenga subito; grande assente il PD, responsabile dell’attuale situazione, che manda un ‘portavoce’ a contestare.

SOS Geotermia, martedì scorso, ha organizzato nella sala consiliare del Comune di Arcidosso un’ Assemblea pubblica per illustrare e commentare i dati molto preoccupanti sulla salute dei residenti nei comuni geotermici dell’Amiata. Sono stati presentati tutti dati provenienti da vari studi della Agenzia Regionale della Sanità toscana, ai quali le amministrazioni uscenti non hanno mai dato molta importanza. Eppure quegli studi hanno chiaramente escluso che gli eccessi di mortalità registrati in Amiata possano essere attribuiti ai supposti diversi stili di vita o alle precedenti attività minerarie dei  lavoratori e, ciò nonostante, gli amministratori uscenti hanno consentito ad ENEL di raddoppiare nei prossimi anni le centrali.
Invece nell’Assemblea si sono registrate tre grandi sorprese. La prima, per la partecipazione: la sala era stracolma fin  dall’inizio, con tante persone in piedi fino al termine dell’Assemblea, con 15 interventi dal pubblico, dopo la presentazione dei dati fatta da SOS Geotermia. La seconda sorpresa per la qualità degli intervenuti, in pratica con proposte concrete fatte da tutti i candidati a Sindaco e da tutti i rappresentanti delle liste che si presentano nei vari comuni dell’Amiata e presenti in sala, ad eccezione del candidato a Sindaco Marini del PD.
Ma  la sorpresa maggiore è stata sul contenuto degli interventi, che ha ci ha convinto ad organizzare prossimi incontri simili anche negli altri comuni dell’Amiata.
Tutti gli interventi sono andati oltre i meri dati sanitari presentati, ma si sono concentrati sul che fare da subito per fermare le emissioni ENEL in atto, dando ormai per acquisita la loro pericolosità e non ci sono più dubbi sulla necessità di intervenire immediatamente.
In tal senso si sono espressi in particolare i candidati a Sindaco per il Comune di Arcidosso: Bianchini, Camporesi e Franceschelli, ma anche altri candidati a Sindaco e consigliere provenienti da altri comuni Amiatini sia del versante grossetano che senese. Unica voce discorde è stata quella del portavoce locale del PD, Marco Pastorelli, il quale ha, di fatto, sostenuto che le leggi universali della logica valide in tutto il mondo da Aristotele in poi, non sono valide in Toscana (se A=B e se B=C, anche A è uguale a C; nel nostro caso, se c’è una relazione tra inquinanti e mortalità/patologie, se quegli inquinanti vengono emessi anche dalle centrali geotermiche, non si può escludere una concorrenza delle emissioni geotermiche all’aumento di mortalità/malattie). Secondo il PD invece, un amministratore non potrebbe applicare con un’Ordinanza il Principio di Precauzione, consentito dalla legge italiana, imponendo una moratoria fintanto che non si dimostri che le tecniche in uso da parte di ENEL sono assolutamente innocue e che l’eccesso di mortalità/patologie registrato ha altre cause.

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La Nazione del 3 maggio 2014
ARCIDOSSO PIÙ POSSIBILISTI LA GRILLINA FRANCESCHELLI E BIANCHINI
I candidati a sindaco si dividono. La geotermia entra nel dibattito
Marini vuole un confronto. Da Camporesi un secco no
di NICOLA CIUFFOLETTI
MENTRE la campagna elettorale procede inesorabile, Jacopo Marini, candidato a sindaco per la lista «Arcidosso Comunità Viva», lancia l’invito agli altri tre candidati in lizza ad Arcidosso a dibattere, in sede neutra, sul tema geotermia, argomento cui Marini dichiara di avere prestato attenzione fin dall’inizio della sua candidatura. «Mi è sempre premuto fare questo incontro dice e mi sono fin da subito reso disponibile ad effettuarlo con gli altri candidati sindaci alla presenza di un moderatore imparziale». Marcello Bianchini di «Arcidosso Castel del Piano Comune Unico», pone un out out: «Mi sono reso disponibile solo se Marini firma la diffida a Enel sulla comunicazione del fermo impianti». Elena Franceschelli di «A5S si è resa disponibile ad un confronto, contrario invece Pier Paolo Camporesi di «Insieme Per Arcidosso»:«Come ho già comunicato a Marini non sarò presente. Ritengo che questa iniziativa, per quanto mi riguarda non sia utile ad aggiungere altro rispetto a ciò che ho già espresso in altre occasioni, come l’ultimo incontro con i comitati del 29 aprile scorso». Posizioni discordanti da parte dei quattro candidati a sindaco, unanime invece l’impegno a tutelare la salute del cittadino. «Massima attenzione alla salute dei cittadini e al territorio ribatte Marini . A chi propone la chiusura delle centrali come se fosse una cosa da fare alla leggera gli dico che le questioni complesse vanno affrontate con rigore e senso di responsabilità, scorciatoie populistiche e strumentalizzazioni non sono ammesse. Noi ci muoveremo su questo argomento con trasparenza e attenzione, tutelando sempre l’interesse generale». «La nostra posizione è netta afferma Elena Franceschelli siamo contrari a questo tipo di sfruttamento. Sulla salute di cittadini non ci devono essere dubbi». «Non sono contrario alla geotermia ma a queste centrali. chiosa Marcello Bianchini chiedo centrali a ciclo binario e al contempo la diffida ad Enel». «Riteniamo che questo tipo di geotermia con emissioni in atmosfera sia dannosa alla salute e all’ambiente afferma Pier Paolo Camporesi siamo però favorevoli all’utilizzo del calore geotermico per il riscaldamento, termalismo e sericoltura. Siamo decisi a chiedere alla Regione il blocco di ulteriori sviluppi geotermici ed è nostra intenzione applicare il principio di precauzione».

Qui Grosseto del 2 maggio 2014
Affollata assemblea ad Arcidosso chiede la moratoria dell’attività geotermica
Candidati e cittadini preoccupati chiedono che si intervenga subito; grande assente il PD, responsabile dell’attuale situazione, che manda un ‘portavoce’ a contestare
…segue ns. comunicato.

La Nazione del 1 maggio 2014
Geotermia e salute «Fermiamo le emissioni»
di Nicola Ciuffoletti
ARCIDOSSO. UN POMERIGGIO per illustrare e commentare i dati della Geotermia sull’Amiata. Nel pomeriggio di martedì ad Arcidosso, in sala consiliare, il comitato «Sos Geotermia» ha realizzato un incontro a tema, riempiendo la sala di cittadini e esponenti politici. Presenti tutti i candidati a sindaco di Arcidosso con l’unica assenza di Jacopo Marini, candidato Pd. «Un incontro importante dove sono stati illustrati i dati molto preoccupanti sulla salute dei residenti nei comuni geotermici dell’Amiata. afferma Roberto Barocci del Comitato Sos Geotermia Sono stati presentati tutti dati provenienti da vari studi della Agenzia Regionale della Sanità toscana, ai quali le amministrazioni uscenti non hanno mai dato molta importanza. Eppure quegli studi hanno chiaramente escluso che gli eccessi di mortalità registrati in Amiata possano essere attribuiti ai supposti diversi stili di vita o alle precedenti attività minerarie dei lavoratori e, ciò nonostante, gli amministratori uscenti hanno consentito ad Enel di raddoppiare nei prossimi anni le potenze e le emissioni oggi in essere. In assemblea continua Barocci – si sono registrati tre importanti fatti. Il primo per il numero della partecipazione: la sala stracolma, con 15 interventi dal pubblico, dopo la presentazione dei dati fatta da Sos Geotermia. Secondo fatto positivo è dovuto alla qualità degli interventi: tutti i candidati a sindaco e i rappresentanti delle liste dei vari comuni dell’Amiata, sono intervenuti con proposte concrete, ad eccezione del candidato a sindaco Marini, impegnato altrove, e dei suoi candidati di lista, tutti assenti in evidente difficoltà. Ma la sorpresa maggiore è stata sul contenuto degli interventi, che ha convinto Sos Geotermia a organizzare altri incontri simili anche negli altri comuni dell’Amiata. Tutti i candidati sono intervenuti e si sono concentrati sul da farsi per fermare le emissioni oggi in atto, partendo dal fatto che tutti sono già convinti della loro pericolosità e che non ci sono più dubbi sulla necessità di intervenire». Tutti ad eccezione del portavoce locale del PD, Marco Pastorelli.

Il Tirreno del 1 maggio 2014
GEOTERMIA I Comitati insistono: «Stop emissioni» Lite con Marini
ARCIDOSSO Geotermia sì, geotermia no. L’incontro sulla geotermia organizzata dal comitato Sos Geotermia ad Arcidosso martedì pomeriggio aveva uno scopo preciso: illustrare e commentare i dati sulla salute della Agenzia Regionale della Sanità toscana, «ai quali le amministrazioni uscenti non hanno mai dato molta importanza», commentano dal Comitato. Sos Geotermia sottolinea tre fatti importanti dell’incontro: sala stracolma, qundici interventi dal pubblico, qualità degli interventi: «Tutti i candidati a sindaco e i rappresentanti delle liste dei vari comuni dell’Amiata, sono intervenuti con proposte concrete, ad eccezione del candidato a Sindaco Marini, impegnato altrove, e dei suoi candidati di lista, tutti assenti». Sos geotermia fa presente che «tutti gli interventi non hanno approfondito o chiesto chiarimenti sui dati sanitari presentati, ma si sono concentrati sul che fare da subito per fermare le emissioni Enel», visto che tutti sono convinti della loro pericolosità. «In tal senso _ ribadisce Sos Geotermia, si sono espressi in particolare i candidati a sindaco per il Comune di Arcidosso: Bianchini, Camporesi e Franceschelli, ma anche altri candidati a sindaco e consigliere di altri comuni amiatini. L’unica eccezione è stata quella del portavoce locale del Partito democratico, Marco Pastorelli che ha detto che un amministratore non potrebbe applicare con un’ordinanza il principio di precauzione, imponendo una moratoria fintanto che non si dimostri che le tecniche in uso da parte di Enel sono assolutamente innocue». Dal canto suo Marini («assente dall’incontro per motivi di lavoro», chiarisce), in una nota in cui ribadisce la sua «disponibilità a partecipare ad un incontro sulla geotermia con gli altri candidati e i Comitati, concordando preventivamente una data», fa qualche domanda ai Comitati. « Ma come si fa _ chiede Marini _ a pensare a un convegno sui dati dello studio Ars senza invitare i ricercatori che hanno condotto lo studio? Ancora una volta, informazione a senso unico. Come mai non hanno più cercato l’epidemiologo americano Bates, contattato inizialmente dai comitati? Forse perché in uno studio recente ha affermato che l’acido solfidrico non nuoce alla salute (ma anzi sembra avere un valore protettivo)? E a chi propone la chiusura delle centrali come se fosse una cosa da fare alla leggera, invito a riflettere sulla vicenda del termovalorizzatore di Parma. Pizzarotti si è beccato la scomunica da parte di Grillo perché, una volta diventato sindaco, si è reso conto che gli slogan della campagna elettorale sono finiti nel cassetto. La questione geotermia è una cosa molto seria, conclude Marini, scorciatoie populistiche e strumentalizzazioni non sono ammesse». Le posizioni dunque restano distanti e lo scontro non accenna ad attenuarsi. Anzi, col voto in vista si fa più aspro.(f.b.)

GoNews del 1 maggio 2014
“Moratoria dell’attività geotermica”: la chiedono alcuni cittadini all’incontro degli attivisti di ‘Sos’
…segue ns. comunicato

Il Giunco.net del 30 aprile 2014
Sos Geotermia incontra i candidati di Arcidosso: «Fermare le emissioni in atto»
ARCIDOSSO – SOS Geotermia ha organizzato nella sala consiliare del Comune di Arcidosso un’assemblea pubblica per illustrare e commentare «i dati molto preoccupanti sulla salute dei residenti nei comuni geotermici dell’Amiata. Sono stati presentati tutti dati provenienti da vari studi della Agenzia regionale della sanità toscana, ai quali le amministrazioni uscenti non hanno mai dato molta importanza. Eppure – prosegue Sos Geotermia – quegli studi hanno chiaramente escluso che gli eccessi di mortalità registrati in Amiata possano essere attribuiti ai supposti diversi stili di vita o alle precedenti attività minerarie dei lavoratori e, ciò nonostante, gli amministratori uscenti hanno consentito ad ENEL di raddoppiare nei prossimi anni le potenze e le emissioni oggi in essere». «Tutti i candidati a sindaco e i rappresentanti delle liste dei vari comuni dell’Amiata, sono intervenuti con proposte concrete, ad eccezione del candidato a sindaco Marini, impegnato altrove, e dei suoi candidati di lista, tutti assenti in evidente difficoltà – afferma Sos Geotermia -. Ma la sorpresa maggiore è stata sul contenuto degli interventi, che ha convinto SOS Geotermia a decidere di organizzare prossimi incontri simili anche negli altri comuni dell’Amiata». «Tutti gli interventi si sono concentrati sul che fare da subito per fermare le emissioni Enel oggi in atto, partendo dal fatto che tutti sono già convinti della loro pericolosità e che non ci sono più dubbi sulla necessità di intervenire – precisa Sos Geotermia -. In tal senso si sono espressi in particolare i candidati a sindaco per il Comune di Arcidosso: Bianchini, Camporesi e Franceschelli, ma anche altri candidati a sindaco e consigliere provenienti da altri comuni Amiatini sia del versante grossetano che senese. L’unica eccezione è stata quella del portavoce locale del PD, Marco Pastorelli».

Centritalia News del 30 aprile 2014
Amiata: SOS Geotermia,”dati preoccupanti per salute residenti comuni geotermici”
segue ns. comunicato

Vivi Grosseto del 30 aprile 2014
L’assemblea sulla geotermia ad Arcidosso
…segue ns. comunicato

La Rete Nazionale NO Geotermia Elettrica chiede al Governo la MORATORIA e un TAVOLO TECNICO sulla geotermia

logo rete no geotermiaLa Rete Nazionale NO Geotermia Elettrica, dopo la giornata nazionale del 5 marzo presso la Camera dei Deputati, scrive al Governo per chiedere la MORATORIA e l’istituzione di un TAVOLO TECNICO sulla geotermia.

Destinatari:
Federica Guidi, Ministro dello Sviluppo Economico
Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente
Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute
Simona Vicari, Sottosegretario dello Sviluppo Economico
Silvia Velo, Sottosegretario all’Ambiente

Ing. Franco Terlizzese, MISE/DGRME, direttore generale
Dott. Mariano Grillo, MATTM/VA, direttore generale
e, p.c.:                         Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri
e, p.c.  inoltre:         Catiuscia Marini, Presidente Regione Umbria
Francesco Pigliaru, Presidente Regione Autonoma della Sardegna
Enrico Rossi, Presidente Regione Toscana
Nicola Zingaretti, Presidente Regione Lazio

Oggetto: Giornata di mobilitazione  nazionale contro la geotermia elettrica speculativa e inquinante- Roma, Camera dei Deputati, 5 marzo 2014/ Richiesta di moratoria delle procedure in atto relative a permessi di sfruttamento geotermico “flash”, di impianti binari non innovativi, (soprattutto) quelli definiti “pilota” di cui  al D. Lgs.11 febbraio 2010, n. 22  nonché al D. Lgs. e ss. mm. e ii., nonché richiesta di riduzione/annullamento degli  incentivi alla geotermia elettrica di cui al D.M. 6.07.2012, nonché avvio di un piano nazionale di identificazione delle aree eventualmente suscettibili, in accordo con i territori / Richiesta di apertura di un tavolo tecnico di confronto  con il Governo e le Regioni interessate.

Come a voi noto, si è tenuta il 5 marzo scorso a Roma la giornata di mobilitazione nazionale  contro la geotermia elettrica  speculativa e inquinante.
Scopo della giornata era quello di aprire un dialogo tra il pubblico ed il Governo sul tema della geotermia elettrica. In effetti, a livello amministrativo, il modo di procedere in questo settore presenta delle obiettive criticità che stanno creando forti disagi e risentimenti nelle popolazioni ed amministrazioni locali interessate nonché una rinnovata attestazione di criticità da parte del mondo scientifico.
Dalle numerose relazioni presentate al convegno di parlamentari, amministratori, comitati ed illustri esponenti del mondo scientifico, sono emersi alcuni punti importanti ed alcune precise richieste al Governo. Infatti, il piano governativo di espansione e sviluppo della geotermia, varato nel 2010 dal longevo governo Berlusconi IV, presenta una serie di problematiche, anche gravi, che non sono state sufficientemente considerate dalle istituzioni governative. Autorevoli scienziati a livello nazionale ed internazionale pongono il concreto problema dei danni per la salute, del depauperamento delle risorse idriche, della sismicità indotta ed innescata, della subsidenza ed, in genere, dell’inquinamento ambientale connessi con lo sfruttamento della geotermia per la produzione di energia elettrica.
Le zone nelle quali la geotermia tradizionale, con emissioni dirette ed indirette in atmosfera, è già sviluppata hanno rivelato enormi danni ambientali ed alla salute delle popolazioni (eppure per moltissimi anni è stato fatto credere colpevolmente che la “geotermia” era pulita e rinnovabile!). Le nuove forme di geotermia “a ciclo chiuso”, senza dichiarate emissioni in atmosfera, comportano tutta una serie di rischi, che in tutto il mondo – anche a seguito di incidenti verificatisi – hanno enormemente preoccupato le popolazioni e gli addetti ai lavori. Ciò ha dato luogo ad intensi programmi di ricerche sugli effetti delle tecniche di sfruttamento geotermico ed ha indotto le autorità locali a introdurre apposite normative tendenti a regolamentare il settore. Appare ormai chiaro a livello mondiale che lo sfruttamento geotermico per la produzione di energia elettrica ha degli impatti ambientali, che devono essere adeguatamente conosciuti, previsti e regolamentati. Esistono dei territori dove lo sfruttamento geotermico è sconsigliabile ed altri nei quali, con una serie di indispensabili accorgimenti a salvaguardia delle popolazioni e dell’ambiente, è invece possibile. In Italia, gli studi scientifici sul settore sono carenti, così come ancora del tutto carente è la normativa del caso.
Il principale problema da affrontare in Italia è quello dell’esistenza di un dogma culturale, dovuto a scarsa conoscenza del problema sia nell’opinione pubblica che negli ambienti della pubblica amministrazione: il Dogma della Ecocompatibilità della Geotermia. Secondo il quale la geotermia è sempre di per sé pulita e rinnovabile. Un dogma alimentato dal circuito degli imprenditori geotermici attratti dagli enormi incentivi statali, e fideisticamente accettato da molti ambienti governativi senza discussioni o veri approfondimenti.
La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostra invece con tutta evidenza che questo dogma è inaccettabile, e che non può guidare l’azione del Governo, in quanto la geotermia in generale- e particolarmente in Italia – non è né pulita, né rinnovabile. Lo sfruttamento geotermico può diventare accettabile unicamente a determinate condizioni, che dipendono dalle specificità dei territori e dalle tecnologie impiegate.
Alcune tecnologie  cosiddette “flash”, lo dimostrano i dati sanitari del Monte Amiata, sono così inquinanti da aver trasformato la montagna amiatina tra i siti più inquinati del nostro Paese. Come recentissimamente sostenuto dai proff. Basosi e Bravi (Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy, M.Bravi et R.Basosi in Journal of Cleaner Production, Volume 66, 1 March 2014, Pages 301-308) :” In alcuni casi l’impatto della produzione di elettricità da geotermia è perfino maggiore di quello della produzione di elettricità da combustibili fossili “….inoltre :” la produzione di elettricità dalle centrali geotermiche dell’area del Monte Amiata non può essere considerata “carbon free” … le emissioni di gas serra sono in alcuni casi generalmente più alte di quelle prodotte da centrali a gas naturale ed in alcuni casi non molto lontane dai valori di centrali a carbone”.
Mentre le nuove tecnologie a “ciclo binario” a media entalpia (soprattutto quelli definiti “impianti pilota”) in itinere di approvazione in molte regioni del Paese (e segnatamente in Umbria, Lazio, Toscana e Sardegna) pur evitando l’emissione di veleni nell’aria, presentano numerose criticità, tra cui:
=seri rischi di sismicità indotta nelle zone ad alta sismicità naturale; seri rischi di inquinamento dei bacini idropotabili, in particolare da  arsenico, in territori che già sono al limite, se non al disopra, dei valori ammessi; possibili fenomeni di subsidenza dei terreni;
= rendimenti molto bassi, a fronte di enormi incentivi governativi;
= forti impatti negativi  sul territorio, sulle economie locali e sul paesaggio di zone di alto pregio con vocazione turistica e agricola;
=l’impiego di pochissimo personale mettendo a rischio altre attività produttive  che impiegano invece  molti più addetti;
=libero afflusso nel settore di società improvvisate, soprattutto interessate a lucrare sugli incentivi e prive di seri requisiti per occuparsi di impianti con notevoli tassi di rischio;
=libero afflusso nel settore di società con capitali da investire, disinteressate al bene comune ma interessate al riciclaggio del denaro oppure ad investimenti sicuri per anni, da utilizzare nei mercati finanziari mondiali;
=eccessiva facilità nelle procedure di autorizzazione di ricerca e di impianti geotermici,  stanti le attuali insufficienti normative;
=forte attivazione delle attività di lobbying politico per garantire permessi di ricerca e sfruttamento anche dove ciò presenta dei seri rischi;
=casi di evidente e forte conflitto di interessi; con funzionari operanti sia per conto delle società private richiedenti che per gli organi addetti alle procedure autorizzative del MISE o del  Ministero dell’Ambiente;
=crescente preoccupazione delle popolazioni, che non si sentono affatto tranquillizzate da un quadro di questo tipo;  nel quale – in assenza di salvaguardie – si sta sviluppando una sorta di corsa all’oro degli incentivi. Senza adeguate informazioni, condivisioni e predisposizioni cautelari.

La valutazione di questa serie di problemi non può essere lasciata ai centri di ricerca ed ai tecnici che lavorano per le società che fanno impianti geotermici. Troppo forti sono le attese e gli appetiti generati da incentivi governativi altissimi. Occorre che lo Stato riprenda in modo sostanziale e non solo formale la propria funzione di salvaguardia di tutti gli interessi in gioco, primo fra tutti quello delle popolazioni coinvolte.
Non si può portare avanti un piano di espansione della geotermia che appare procedere in modo frettoloso, improvvisato e per giunta a dispetto delle popolazioni locali.  Laddove la geotermia è praticabile e sostenibile, occorre fornire ai cittadini proposte valide, mostrare con sincerità ed onestà i problemi e convincerle nei vantaggi di queste tecnologie. Per averne il consenso. Non ci si può basare solo sul consenso di strutture politiche spesso troppo sensibili al lavoro lobbistico delle imprese.
Molte le pressioni per procedere di corsa con questo piano, ma è di tutta evidenza che non c’è alcuna fretta, per i seguenti motivi:
=il Paese ha già ampiamente raggiunto gli obiettivi previsti di produzione di energie rinnovabili;
=le capacità di produzione elettrica italiane sono elevatissime, con grandi impianti costretti a rimanere spenti per mancanza di domanda;
Questi incentivi e questa fretta appaiono-particolarmente nella situazione attuale- del tutto inappropriati e forzosi. A meno che essi non servano esclusivamente a favorire circuiti industriali dotati di forti connessioni politiche, come dimostrano i continui e pesanti interventi di modifica legislativa favorevoli agli imprenditori geotermici. Interventi spesso in palese contrasto con i regolamenti parlamentari, con la Costituzione e con le normative europee. Il modo di procedere attuale porta invece allo scontro con le opinioni pubbliche locali, ad impianti affidati frettolosamente a società inesperte,  ad un elevato rischio di incidenti e ad una conclusione che sarà: “o una geotermia fatta male o nessuna geotermia”.Questo noi cittadini e le istituzioni del nostro Paese non lo possiamo accettare.
Poiché diverse procedure autorizzative sono in corso occorre che il Governo ponga mano con urgenza al settore per bloccare questa deriva.
A livello di Unione Europea è in corso un progetto denominato Geiser, che ha coinvolto scienziati di tutto il mondo, per l’identificazione di “linee guida” nel settore dello sfruttamento geotermico. Un’intensa attività di ricerca e di consultazione è ormai giunta alle fasi finali e nei prossimi mesi dovrebbe essere emanata una normativa europea con le previste linee guida. Vista la carenza normativa italiana e le forti preoccupazioni, si ritiene auspicabile evitare ogni irragionevole fretta ed attendere le linee guida frutto di un intenso lavoro di studio.
E nel frattempo porre in atto una serie di passi ormai diventati urgenti e già praticati nelle legislazioni più avanzate nel resto del mondo:
=una nuova normativa, sia a livello nazionale che regionale, che pianifichi le aree di sfruttamento geotermico e definisca le zone a rischio nelle quali questo sfruttamento non può avvenire, ispirandosi ad un sostanziale e rigoroso principio di precauzione;
=un intervento ormai non più procrastinabile di riduzione/annullamento degli eccessivi incentivi alla geotermia elettrica, tenendo conto che essa è stata irragionevolmente considerata una energia rinnovabile o non esauribile (e non lo è scientificamente, poiché i pozzi di prelievo hanno una specifica durata dopo di che si esauriscono) e spesso non proprio “pulita” come sicuramente nel caso già detto dello sfruttamento ENEL in Amiata (no carbon free) ;
=più stringenti normative per la definizione dei soggetti dotati delle necessarie risorse e competenze per operare nel campo geotermico; trivellazioni profonde in zone spesso instabili e poco conosciute, richiedono altissime competenze e notevoli esperienze, e grandi e comprovate capacità di intervento finanziario e tecnico in caso di incidenti; non possono essere piccole società improvvisate ad hoc per lanciarsi in avventure geotermiche, come sta ora avvenendo;
=maggiori salvaguardie per impedire i ripetuti e inaccettabili conflitti di interessi; con funzionari operanti sia per conto dei privati richiedenti che per il MISE o per il Ministero dell’Ambiente;
=introduzione di procedure di maggiore coinvolgimento delle popolazioni in tutte le fasi autorizzative, ivi incluse le fasi preliminari, nel pieno rispetto della Convenzione di Aarhus, recepita con l’art.6 della Direttiva 2011/92/UE dalla Unione Europea (e ratificata in Italia con legge n. 108 del 16.03.2001) che prevede  che il pubblico debba essere informato “in una fase precoce delle procedure decisionali in materiale ambientale” e ben prima che sul progetto si pronunci l’amministrazione pubblica.

Per tutto quanto sopra esposto si richiede che il Governo, viste la crescenti e fondate preoccupazioni dell’opinione pubblica, e nelle more della predisposizione di più adeguate normative e della emanazione delle linee guida europee, emani un

PROVVEDIMENTO DI MORATORIA

sospensivo di tutte le procedure in atto relative a permessi di sfruttamento geotermico “flash”, di impianti binari non innovativi, (soprattutto) quelli definiti “pilota”, nonché un intervento di riduzione/annullamento degli incentivi relativi alla geotermia elettrica.  In attesa di disporre di un quadro normativo maggiormente idoneo alla salvaguardia delle popolazioni e dell’ambiente, che consenta di:
=ripensare l’economicità del piano di sviluppo geotermico;
=valutare in modo più approfondito e sistematico le criticità e gli impatti delle varie tecnologie ed adeguare la normativa in modo conseguente;
=mappare il territorio nazionale decidendo le zone di esclusione, dove gli impianti geotermici presentano rischi eccessivi o comunque si presentano come fortemente impattanti e non sostenibili.
Per impedire che la Geotermia, invece che rappresentare una risorsa, diventi un grave, ulteriore problema.
Si avanza altresì la  richiesta della  apertura, sui molteplici aspetti della tematica, di un

TAVOLO TECNICO

con il Governo e le Regioni interessate. Proponiamo che a tale tavolo partecipino per conto della scrivente Rete esperti sulle materie di cui trattasi ed esponenti del mondo scientifico “preoccupati” per lo sviluppo che la geotermia sta avendo nel nostro Paese.
Va da sé che in mancanza di un serio interesse del Governo e delle Regioni in indirizzo al dialogo con gli amministratori locali e le popolazioni coinvolte nei progetto geotermici la tematica continuerà a produrre  ed ampliare  estesi conflitti sociali.

24 aprile 2014

Rete Nazionale NO Geotermia Elettrica

Umbria:
Comitato per la Difesa della Salute e del Territorio di Castel Giorgio;
Comitato Interregionale Salvaguardia Alfina (CISA),
Associazione WWF – sezione di Orvieto;
Associazione Altra Città di Orvieto;
Associazione La Renara per l’ecosviluppo del territorio di Castel Giorgio;
Associazione Italia Nostra- sezione di Orvieto;
Comitato tutela e valorizzazione Valli Chiani e Migliari di Ficulle;
Associazione Amici della Terra – Club di Orvieto;
Cobas Energia-Confederazione Cobas Umbria

Lazio:
Comitato Nazionale c. Fotovoltaico & Eolico Aree Verdi e Naturali;
Associazione lago di Bolsena;
Associazione sviluppo sostenibile e salvaguardia Alfina;
Associazione La Porticella di Capodimonte;
Comitato cittadino di Tutela ambientale Lago di Bolsena;
Comitato per l’acqua pubblica di Bolsena;
Associazione ReSeT – Rete di  Salvaguardia del Territorio di Tuscania;
Comitato lago di Bolsena Vivo di Montefiascone;
Cobas Energia-Confederazione Cobas Lazio

Toscana :
SOS Geotermia- Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata;
Comitato Difesa Val d’Orcia Inferiore;
Comitato Difensori della Toscana;
Associazione Italia Nostra Siena,
Associazione Casolenostra,
Associazione Ecomuseo Borgo la Selva,
Comitato Acqua Pubblica Senese,
Comitato Ambiente Amiata,
Comitato Beni Comuni della provincia di Grosseto;
Forum Toscano dell’Acqua;
WWF Siena
Forum ambientalista di Grosseto;
Associazione Albegna Viva;
Comitato Vivere le Crete;
Medicina Democratica Toscana
Rete dei comitati per la difesa del territorio

Sardegna :
No Trivelle Sardegna;
No Megacentrale  Guspini;
Terra che ci appartiene di Gonnosfanadiga;
No al Progetto Cuglieri;
Comitato Terrasana Decimoputzu;
Sa Nuxedda Free (Vallermosa);
No Trivel Paby (Pabillonis);
Medio Campidano Beni Comuni;
Basso Campidano-Aria-Terra-Acqua;
Progetto Comune Villacidro;
Comitato Acqua Bene Comune di Planargia e Montiferro;
Comitato S’Arrieddu Narbolia