Una vittoria tira l’altra: dopo la vittoria a Torre Alfina, il TAR bastona Castel Giorgio

Il TAR per il Lazio, con la sentenza n. 1897 del 16 febbraio 2021, ha accolto il ricorso con il
quale i Comuni di Acquapendente, Allerona, Bolsena, Castel Giorgio, Castel Viscardo,
Grotte di Castro, Montefiascone e Orvieto, per il tramite dell’Avv. Michele Greco, esperto
in diritto dell’ambiente, hanno impugnato la deliberazione del 31 luglio 2019 con la quale il
Consiglio dei Ministri aveva superato la mancata intesa della Regione Umbria consentendo la prosecuzione del procedimento per la realizzazione dell’impianto geotermico pilota denominato “Castel Giorgio”.

La pronuncia del TAR giunge ad appena una settimana dalla sentenza con la quale il
Consiglio di Stato ha definitivamente bocciato l’altro impianto geotermico pilota proposto
nell’area (denominato “Torre Alfina”) e porta così a compimento lo straordinario lavoro
svolto dall’Avv. Michele Greco per valorizzare i coraggiosi sforzi da sempre profusi dalle
amministrazioni comunali per tutelare un’area, quella posta al confine tra le Regioni Lazio
ed Umbria, di valore ambientale, paesaggistico e naturalistico senza pari.

La vittoria è frutto di una virtuosa e illuminata collaborazione tra amministrazioni comunali, provinciali e regionali di diverso colore politico, oltre che tra le associazioni ambientali locali e quelle nazionali; le contestazioni dei Comuni a proposito del rischio sismico (induzione e innesco di terremoti) e degli impatti sulla risorsa idrica, espresse anche grazie al sostegno di autorevoli periti ed al prezioso contributo conoscitivo delle associazioni locali, sono state infatti sposate e fatte proprie anche dalla Provincia di Viterbo, dalla Regione Umbria, dalla Regione Lazio e da Italia Nostra in autonomi ricorsi, che sono stati parimenti tutti accolti dal TAR per il Lazio.

Ciò dimostra che il mondo dell’associazionismo e i livelli di governo più vicini al territorio,
se coesi, possono riuscire ad evitare la realizzazione di progetti fortemente impattanti i cui
processi autorizzativi sono stati concentrati nelle mani dello Stato con un potere che, come
affermato oggi dal Giudice amministrativo laziale, non è tuttavia senza limiti.

Il TAR per il Lazio ha infatti accolto le argomentazioni dell’Avv. Greco a proposito della
natura “transfrontaliera” della risorsa naturale alla quale l’impianto avrebbe attinto,
riconoscendo così l’illegittimità della deliberazione del Consiglio dei Ministri, assunta senza
ottenere preventivamente l’intesa della Regione Lazio, nonostante la stessa avesse
denunciato i gravi danni che l’attività dell’impianto, pur essendo localizzato in territorio
umbro, avrebbe potuto causare al Lago di Bolsena e al bacino acquifero che lo caratterizza.

La sentenza rende giustizia anche alle contestazioni mosse dalla Regione Umbria, che aveva
chiesto al Consiglio dei Ministri non solo di tenere nella debita considerazione le criticità
denunciate dai Comuni, ma anche di non pronunciarsi fino a che un nuovo Presidente non
fosse stato eletto (la delibera del 31 luglio 2019 è infatti stata assunta nella fase in cui la
Regione era priva di Presidente per effetto delle dimissioni intervenute pochi mesi prima).

L’ultimo, e più importante, risultato della sentenza è di avere imposto la riapertura del
procedimento, nel quale non solo dovrà essere acquisita l’intesa sia della Regione Umbria
che della Regione Lazio, ma dovrà essere svolta una nuova istruttoria che tenga conto dei
rischi sismici e di impatto sulla risorsa idrica da sempre denunciati dai Comuni.

16 febbraio 2021                         Rete nazionale NoGESI


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Bocciato il progetto di centrale Torre Alfina dal Consiglio di Stato. Vittoria dei cittadini, amministratori e comitati

Salutiamo e festeggiamo la bocciatura definitiva del progetto di centrale geotermica pilota sull’altopiano dell’Alfina proposto dalla ITW&LKW contro cui si sono battuti fin dall’inizio i Comitati, gli amministratori locali ed i cittadini di tutta l’area. La speculazione geotermica per questa volta ha definitivamente perso.
Riportiamo e facciamo nostro il comunicato rilanciato dal sindaco di Acquapendente Ghinassi.

 

Il Consiglio di Stato, con la sentenza 8 febbraio 2021 n. 1399, ha accolto l’appello con il
quale i Comuni di Acquapendente, Castel Giorgio, Castel Viscardo e Orvieto per il
tramite dell’Avv. Michele Greco, esperto in diritto dell’ambiente, hanno impugnato la
sentenza del TAR per il Lazio che aveva accolto il ricorso della società ITW&LKW spa,
intenzionata a realizzare un impianto geotermico pilota (denominato “Torre Alfina”).

La sentenza ha un’importanza straordinaria, non soltanto perché ha messo la parola fine
sul progetto pilota geotermico Torre Alfina, che non potrà essere realizzato avendo
ricevuto giudizio negativo di compatibilità ambientale ormai definitivo, ma anche perché
ha affermato una serie di principi che faranno giurisprudenza in materia di geotermia e
tutela dell’ambiente.

Il Consiglio di Stato ha infatti accolto in toto le argomentazioni dell’Avv. Michele Greco
poste a fondamento dell’appello ed ha riconosciuto che “il favor ordinamentale per la
geotermia non oblitera le esigenze di tutela ambientale e paesaggistica, corollario diretto dei principi costituzionali fissati dagli articoli 9,32 e 117 Cost.; difettano, invero, disposizioni che consentano la deroga alle ordinarie forme di tutela dei valori in discorso, il cui primario rilievo costituzionale esclude, sotto altro aspetto, che si possa pervenire a tale risultato in via interpretativa”.

In altre parole, il Consiglio di Stato ha chiarito una volte per tutte che, anche se
finalizzati alla produzione di energia asseritamente rinnovabile, gli impianti geotermici
sono comunque tenuti a rispettare le disposizioni di tutela in materia ambientale e
paesaggistica, di rilevanza costituzionale e assolutamente inderogabili, senza poter godere
di alcuna corsia preferenziale.

Si tratta di una sentenza che cambierà per sempre il destino dei procedimenti
autorizzativi di questo tipo di impianti, troppo spesso localizzati in zone assolutamente
inidonee ad accoglierli, sacrificando così aree incontaminate dal punto di vista
ambientale e paesaggistico per la produzione di pochi kw di energia.

Sindrome di Stoccolma(*): il segretario provinciale PD GR chiede altri soldi per le centrali

Sindaco di Monterotondo M. e segretario provinciale del PD grossetano, Giacomo Termine, non contento di quanto finora lo sfruttamento geotermico ha causato ai territori maremmani, si spinge a perorare ancora la causa di altri finanziamenti per le centrali geotermiche.
Sos Geotermia gli risponde.

 

 

4/2/2021

Il Segretario provinciale del PD, Giacomo Termine, lamenta l’esclusione della geotermia dagli incentivi pubblici del Recovery Fund, sostenendo l’assenza di motivazioni tecnico-scientifiche ed economiche che possano giustificare tale scelta.

Queste affermazioni provengono da chi è anche Sindaco di un Comune, Monterotondo, che vive le conseguenze nefaste della geotermia. I Comuni della alta Val di Cecina hanno la popolazione più vecchia e il reddito più basso della Toscana, come documentato da IRPET, dopo un secolo di geotermia che ha ridotto quelle realtà ad una monoeconomia dalla quale è esclusa qualsiasi altro tipo di attività, con riflessi pesanti a livello occupazionale e di sostenibilità sociale.

E’ vero che la produzione elettrica fa entrare somme consistenti nelle casse dei Comuni in cui hanno sede gli impianti, ma queste evidentemente non bastano a rendere appetibile il mantenimento in loco della popolazione, nonostante i prezzi stracciati delle abitazioni, cui si aggiungono i vari incentivi messi a disposizione dalle amministrazioni.

Questo spiega ampiamente l’opposizione allo sviluppo geotermico di altre realtà, come l’Amiata, storicamente orientate su forme economiche differenziate, ma comunque basate sulle risorse del territorio (paesaggio ed ambiente, acqua, aria, bosco, storia e cultura), su cui la geotermia interviene in maniera pesante, superando i limiti di sostenibilità sanitaria ed alterandone in maniera sostanziale i valori e le funzioni.

E’ incredibile, poi, che il Sindaco ignori che il “portarsi avanti” della Regione Toscana con l’adozione della Delibera Consiliare per la definizione delle Aree Non Idonee alla geotermia, abbia portato lo Stato ad impugnare la Legge regionale che ne voleva sancire l’immediata esecutività.

Quanto alle motivazioni economiche per escludere la geotermia dagli incentivi, è evidente che senza le sovvenzioni pubbliche a nessuno verrebbe in mente di investire denari in un’attività estremamente costosa ed assolutamente in perdita, sia per i rischi connessi all’incertezza delle perforazioni, sia per lo scarsissimo rendimento degli impianti: basti pensare che una centrale binaria da 5 MW non produce più del 10% dell’energia che serve al suo funzionamento, ma attraverso gli incentivi concessi, pagati attraverso le bollette dei cittadini, consente alle società speculatrici, nell’arco dei 30 anni di vita delle centrali, di triplicare gli introiti rispetto ai costi iniziali.

Noi riteniamo che il calore della terra debba essere sfruttato in maniera diversa, per usi civili e pubblici (teleriscaldamento di scuole, impianti sportivi, edifici amministrativi) e per il sostegno a progetti turistici e termali, agricoli e artigianali che affianchino le scelte di sviluppo dei vari territori. A tale scopo devono essere concessi gli incentivi, e non per soddisfare gli appetiti delle società speculatrici e dei loro referenti politici, interessati soltanto alla facile gestione delle briciole che esse sono disposte a far cadere dai loro lauti banchetti.

SOS Geotermia

(*) da Wikipedia:
La sindrome di Stoccolma è un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.


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Grosseto Notizie.com

Maremma News.it

La Nazione.it

 

Giunta regionale toscana e ANI: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

La Giunta Regionale Toscana, dopo che il Consiglio dei Ministri il 10.09.2020 aveva impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale la legge regionale sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) reagisce secondo il detto “errare è umano, perseverare è diabolico”.

 

La Giunta della Regione Toscana ha adottato una Delibera, la n. 15 del 18/01/2021, con cui propone al Consiglio Regionale la revoca della precedente Delibera n. 41 del 7 Luglio 2020 di “Modifica del Piano ambientale ed energetico regionale (PAER) ai fini della definizione delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica in Toscana. Adozione ai sensi dell’articolo 19 della l.r. 65/2014” e la successiva riadozione, con un contenuto in gran parte identico.

Il motivo addotto sembrerebbe in realtà sostanziale, in quanto si afferma che due allegati alla precedente proposta di Giunta, adottata poi dal Consiglio, erano incompleti: ed in effetti sia la Relazione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) sia la Sintesi non Tecnica, sulle cui intestazioni appariva la dicitura “BOZZA”, mancavano di due paragrafi fondamentali (8. Definizione e confronto delle alternative, e 9. Valutazione degli effetti potenziali). Comunque la sostanza del provvedimento non cambia di una virgola, dal momento che la Variante al PAER descritta nell’Allegato A1 rimane perfettamente identica alla precedente versione, senza alcun ripensamento rispetto alle dirompenti osservazioni formulate da numerosi organismi, Enti, comitati e privati cittadini.

Occorre anche dire che lo stesso Consiglio dei Ministri, con Delibera del 10/09/2020, ha impugnato la Legge Regionale n. 73 del 24/07/2020 con cui la Regione, all’art. 2, dichiarava immediatamente efficace l’individuazione delle Aree Non Idonee effettuata con l’atto del Consiglio, ed applicabile anche ai procedimenti in corso: lo Stato, con questa impugnativa, rivendicava la competenza assoluta sulle aree soggette a vincoli ambientali che, secondo le indicazioni fornite con il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 10/09/2010, avrebbero dovuto essere dichiarate “non idonee” ad ospitare impianti geotermoelettrici e non, come deciso dalla Regione, soggette ad eccezioni.

Fatto sta che sulla questione delle Aree Non Idonee si è determinato un intoppo istituzionale di eccezionale portata: era apparsa assolutamente incomprensibile la forzatura messa in atto dalla Regione con l’inserimento all’interno di una legge di una norma che rendeva immediatamente efficace un provvedimento la cui procedura era ancora in corso: infatti fino al 27 Settembre 2020 potevano essere presentate osservazioni da parte di tutti gli interessati, su cui poi il Consiglio Regionale avrebbe dovuto esprimersi con l’approvazione definitiva. Inoltre, come detto sopra, numerosi Enti, in particolare tutte le Soprintendenze della Toscana, avevano espresso giudizi estremamente negativi sulle scelte contenute nell’atto, palesemente difforme rispetto alle indicazioni ministeriali.

Ora, mentre sul contenuto del provvedimento pende il giudizio della Corte Costituzionale che deve decidere in merito all’impugnativa promossa dal Consiglio dei Ministri, la Regione riafferma la propria indefessa intenzione di procede alla riadozione della Variante al PAER nelle stesse forme e con gli stessi contenuti della precedente: come dire, “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

Comunicato del 29/1/2021

Rifiuti nucleari: ci mancava questa, Maremma impestata!

Il 5 gennaio scorso, dopo 5 anni di silenzio assoluto sulla materia, con il benestare del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente, gli italiani hanno potuto vedere la mappa, elaborata dalla Sogin, (www.depositonazionale.it) chiamata Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) con tutta la documentazione per la realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.
Manco a dirlo, la Maremma e la Tuscia non sono state risparmiate, forse hanno pensato che queste aree già obiettivo di centrali geotermiche potessero ben meritarsi anche un po’ di nucleare.
Ovviamente è tutta la vicenda che “puzza”, nel merito e, soprattutto, nel metodo; la Rete nazionale NoGESI, coerentemente con la difesa dei territori e dell’ambiente, interviene sul tema, il 28 gennaio, con una lettera alle più alte cariche dello Stato coinvolte nella questione.

 

On. Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato della Repubblica
On. Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati
Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico
On. Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare
e pc:
Ing. Emanuele Fontani, Amministratore delegato di Sogin S.p.a.
Dott. Fabio Chiaravalli, Direttore Deposito Nazionale rifiuti nucleari

Oggetto: Consultazione pubblica per l’avvio della procedura per la localizzazione, costruzione ed esercizio del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico, ex D. Lgs. n. 31/2010

Illustri Presidenti, On.li Ministri, gentili rappresentanti di Sogin,

è con profondo sconcerto che apprendiamo essere iniziata, lo scorso 5 gennaio 2021, la fase cosiddetta di consultazione pubblica per la realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti nucleari, avvenuta contestualmente alla pubblicazione della CNAPI (Carta nazionale aree potenzialmente idonee).

Come a Voi noto, la definizione della CNAPI era stata formalizzata cinque anni or sono, e precisamente nel marzo del 2015, atteso che, a quella data, ne sarebbe seguita la sua pubblicazione secondo quanto previsto dal D.lgs. n. 31/2010. Per motivi a noi ignoti, ma speriamo non a Voi, tale iter è stato interrotto e da quel momento non si è saputo più niente né della CNAPI né del Deposito Nazionale, fino al 5 gennaio u.s.

Vorrete convenire con noi che, preliminarmente a qualsiasi altra considerazione, occorrerebbe rispondere all’interrogativo di come e perché si sia accumulato questo incredibile ritardo. Parrebbe ovvio, alla luce dei dispositivi di legge in vigore, che tale risposta debba pervenire da Sogin in quanto soggetto responsabile di tutta l’opera richiamata in oggetto oltre che emittente dell’Avviso pubblico: ma quale spiegazione potrà pervenire mai da Sogin che non sia quella di addebitare questo ritardo a cause indipendenti dalla sua volontà e dai suoi compiti?

Ecco quindi emergere un aspetto esiziale per lo svolgimento di questa consultazione pubblica: quello per cui essa è stata concepita in termini incoerenti con le raccomandazioni e le migliori pratiche internazionali e affidata ad un soggetto non adatto ad assolverla.

Senza dimenticare la convenzione di Aarhus, la direttiva Euratom 70/2011 sui rifiuti nucleari, la direttiva 2003/4/CE sull’informazione ambientale, vogliamo richiamare la Vs attenzione su alcuni principi delle “Linee guida sulla consultazione pubblica in Italia”, emanate nel 2017 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, citate a riferimento dalla stessa Sogin:

Chiarezza: Gli obiettivi della consultazione, così come l’oggetto, i destinatari, i ruoli e i metodi devono essere definiti chiaramente prima dell’avvio della consultazione; al fine di favorire una partecipazione la più informata possibile, il processo di consultazione, deve essere corredato da informazioni pertinenti, complete e facili da comprendere anche per chi non possiede le competenze tecniche.”

Imparzialità: La consultazione pubblica deve essere progettata e realizzata garantendo l’imparzialità del processo in modo tale da perseguire l’interesse generale.

Inclusione:L’amministrazione pubblica deve garantire che la partecipazione al processo di consultazione sia il più possibile accessibile, inclusiva e aperta, assicurando uguale possibilità di partecipare a tutte le persone interessate.”

Tempestività: La consultazione, in quanto parte di un processo decisionale più ampio, deve dare ai partecipanti la possibilità effettiva di concorrere a determinare la decisione finale; per tanto deve essere condotta nelle fasi in cui i differenti punti di vista siano ancora in discussione e sussistano le condizioni per cui diversi approcci alla materia in oggetto possano essere presi in considerazione.”

Pare a Voi, illustri Presidenti, On.li Ministri e rappresentanti di Sogin, che quanto espletato finora, risponda ai succitati principi di Chiarezza, Tempestività e Inclusione? Che sia garantita la completezza e facilità di comprensione di questa consultazione anche a chi non possiede le competenze tecniche, quando le informazioni messe a disposizione del pubblico in via telematica consistono in elaborati di progetto e disegni tecnici altamente specialistici (oltre 230 documenti per il Deposito nazionale e più di 100 per la CNAPI) o del fatto che, qualora si desiderasse prendere visione di documenti più dettagliati, questi sono disponibili solo in cinque località distanti centinaia di chilometri dai comuni interessati come è il caso di quelli della Sardegna, Sicilia, Basilicata e Puglia, peraltro in costanza di divieto di spostamenti interregionali per l’emergenza Covid?

E pare a Voi che possa essere rispettato il principio dell’imparzialità, quando a gestire la consultazione pubblica è la stessa società che ha redatto il progetto preliminare del Deposito, essendo già investita della sua realizzazione e gestione, nonché della somministrazione dei benefici economici previsti per le comunità che ospitano il deposito?

Oggi, dopo aver perso cinque preziosi anni che si sarebbero potuti impiegare per informare la popolazione, ci viene chiesto di esprimere le nostre osservazioni su una mole di documenti impressionante in soli 60 giorni e per di più in presenza di una ridotta agibilità sociale dovuta alle misure anti-Covid.

“Non debemus, non possumus, non volumus”

Illustri Presidenti del Senato e della Camera, Presidente del Consiglio e Onorevoli Ministri,

Noi associazioni, cittadine e cittadini siamo portatori di interesse per la localizzazione e costruzione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e, per quanto sopra esposto, riteniamo impraticabile lo svolgimento di questa consultazione pubblica, la cui buona riuscita risiede, a questo punto, solo nelle vostre mani

Per le funzioni ed i poteri che Voi rappresentate è nelle Vostre facoltà promuovere quanto necessario per cambiarne le modalità di svolgimento, emendando il D.Lgs 31/2010 nelle seguenti parti:

modifica paragrafo 3, Art.27, introducendo preliminarmente alla fase di consultazione pubblica una campagna informativa dedicata alla scelta del sito e alle tematiche dello smaltimento /immagazzinamento dei rifiuti, da svolgersi in ognuno dei 67 comuni indicati nella CNAPI.

modifica comma a), Par.1 dell’Art.26, individuando, in sostituzione di Sogin, una figura terza, di natura istituzionale tale da garantire alla pubblica opinione che tutte le scelte tecnico-gestionali ubbidiscano ad una logica di interesse generale, che non siano, o appaiano, in conflitto con esigenze di carattere aziendale, che sappiano diffondere una informazione corretta e trasparente su tutta la tematica dello smaltimento dei rifiuti e che dispongano dell’autorità e indipendenza necessarie a gestire la delicata fase di trattativa con le comunità locali.

In assenza di questi presupposti ci appare compromessa ogni possibilità di partecipazione a questa consultazione pubblica, che si svolgerebbe con grave pregiudizio per l’efficacia del processo decisionale e per la stessa credibilità delle istituzioni.

Rete Nazionale NOGESI – NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante

18 settembre 2020. Geotermia: la Rete NoGESI incontra le associazioni ambientaliste -video-

Prevista inizialmente in presenza il 25.02.2020, perdurando la vicenda COVID19, la riunione della Rete Nazionale NoGESI con alcune associazioni nazionali ambientaliste è stata rimandata in teleconferenza al 18 settembre 2020.

Oltre i relatori e attivisti della Rete NoGESI erano presenti i responsabili energia di Legambiente, WWF, GUFI, Italia Nostra, Greenpeace, Forum Ambientalista, ISDE, Universo Amiata e l’adesione dell’Accademia Kronos.

Moderatrice è stata Beatrice Pammolli. Dopo una introduzione alla tematica di Roberto Barocci, Georg Wallner ha fatto il quadro legislativo nella UE della vicenda geotermia. Ha quindi proseguito Giuseppe Mastrolorenzo sugli effetti sismici abbinati alla geotermia (in particolare i cd.binari) ed Andrea Borgia ha fatto il punto sulle problematiche delle falde idropotabili.

Carlo Balducci ha parlato degli inquinamenti derivanti dalle tecnologie “Flash” e Giovanna Limonta ha analizzato gli inquinamenti derivanti dai “binari”. E’ stata poi la volta di Fabio Landi che ha illustrato il rapporto geotermia-salute. Ha concluso Velio Arezzini, portavoce della Rete Nazionale NOGESI, sintetizzando le problematiche ambientali e sanitarie della geotermia ed ha chiesto alle associazioni nazionali di adoperarsi in questa battaglia. 

La discussione è stata soddisfacente con il pieno e convinto sostegno alle richieste del movimento NoGESI da parte degli interventi di Italia Nostra, Forum Ambientalista, WWF e dell’ Accademia Kronos, già impegnate a sostegno dei ricorsi amministrativi contro i progetti di realizzazione di nuovi impianti, i quali hanno sottolineato l’eliminazione dei rischi e delle grandi quantità di emissioni climalteranti evitabili, solo se si orientassero i contributi pubblici verso il solo calore geotermico.

La dottoressa Patrizia Gentilini (ISDE – Medici per l’Ambiente e GUFI) ha segnalato come studi epidemiologici dimostrino l’aumento del rischio relativo di mortalità, rispetto ai dati attesi, nei comuni geotermici dell’Amiata. A tali dati non sono state date risposte risolutive da parte della Regione Toscana.

Più interlocutorie le posizioni di Legambiente e Greenpeace, che tuttavia hanno manifestato attenzione, volontà di approfondimento e la necessità di inserire il settore geotermico nel quadro più generale della riconversione energetica nazionale non più rinviabile.

Come da comune volontà dei partecipanti, per favorire un rapporto continuo sul tema geotermia, dai primi di ottobre 2020 è stata creata, in ambito NoGESI, una mailing list denominata “nogesi-ambiente” che raccoglie le associazioni ambientaliste nazionali o di interesse a cui viene inviata la documentazione più significativa prodotta dalla rete NoGESI.

Stiamo lavorando ad una nota tesa a presentare una proposta comune al Governo per chiedere di finanziare solo le energie pulite e, per quanto riguarda la geotermia, il calore geotermico a bassa entalpia, come previsto peraltro nel 2015 dalle Commissioni VIII e X della Camera per “favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia ad impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l’importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano”.

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Mercurio nel Paglia e nel Tevere, per la Commissione Ecomafie non ci sono prove che la geotermia contribuisca. NoGESI risponde

Il 25 novembre 2020 viene approvata dalla “COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” (cd.Commissione Ecomafie) la Relazione sulla contaminazione da mercurio del fiume Paglia.

La Rete nazionale NoGESI risponde alla Commissione:

 

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Egregi Onorevoli, egregi presidenti di Regioni, egregi Ministri in indirizzo,

apprendiamo da Il Fatto Quotidiano del 25.11.2020  che la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha approvato una Relazione sull’inquinamento da mercurio che dalla Toscana fluendo nel  fiume Paglia, affluente del  Tevere, raggiunge il Mar Tirreno. Causa di questo inquinamento – secondo la Commissione Ecomafie – è da attribuire principalmente alle miniere esaurite di cinabro, minerale da cui si ricavava il mercurio e alla sua lavorazione, attiva per secoli fino al 1980.

C’è un altro aspetto che l’indagine ha preso in considerazione, ossia la questione della geotermia nell’area dell’Amiata. “Sulla base delle acquisizioni si deve ritenere che non vi siano prove di un concorso di tali attività all’inquinamento da mercurio del fiume Paglia”, scrive la Commissione, raccomandando però che “l’impatto ambientale di queste attività sia oggetto concorrente di ulteriore costante esame da parte delle autorità pubbliche, nel rispetto del principio di precauzione anche in vista dell’eventuale ampliamento dello sfruttamento delle potenzialità produttive dell’area dell’Amiata”.

Niente di più falso.

Come dimostrato, vedi nota 1., le miniere di Mercurio esistenti in Amiata al 2017 sono state per la maggior parte già bonificate o in via di bonifica residua. Questa questione è stata utilizzata per mascherarne un’altra: l’inquinamento ambientale delle centrali geotermiche disseminate sull’Amiata.

E infatti la Rete Nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante) si è fatta interprete di questa tesi in numerosi convegni in Umbria, nel Lazio ed in Toscana e con lei i comuni interessati con i risultati seguenti:

  • Nella riunione del 7 luglio 2017 la Regione Umbria ha stabilito che nell’indagine preliminare verrà effettuato un censimento delle miniere con presenza di cinabro (solfuro di mercurio) presenti sul monte Amiata. Verrà comunque valutata, su tutto il bacino, la presenza di fonti potenziali di origine antropica di mercurio, diversa dalle miniere;
  • D’altro canto la stessa Autorità di Bacino del Fiume Tevere, in una nota del 24.06.2017, aveva disposto la pubblicazione sul proprio sito di una informativa relativa alla “componente geotermica” quale sorgente di inquinamento da mercurio nel bacino del Paglia/Tevere, giusta la richiesta di vari sindaci di non limitare il piano di indagine alle ex-miniere dell’Amiata, peraltro oggi in buona parte bonificate, ma per ampliarlo agli impianti geotermici dell’area (vedi, ad esempio, la nota 2. comune Acquapendente), portando lo studio ad essere così più completo ed esaustivo, in grado di distinguere tra le varie fonti di inquinamento (miniere e centrali geotermoelettriche) così da attribuire a ciascuna di esse la paternità di distribuzione del mercurio e poter intervenire in modo efficace e mirato, come si deve trattandosi di pubbliche amministrazioni (art. 1 della Legge n.241/1990).

Che le centrali geotermiche dell’Amiata siano un continuo “rubinetto” aperto di mercurio sul fiume Paglia lo ha testimoniato ampiamente il prof.Andrea Borgia sia a Orvieto il 11 luglio 2016, che il 4 febbraio 2017 ad Abbadia San Salvatore, che l’8 aprile 2017 al convegno di Acquapendente (i quantitativi di Mercurio emesso in atmosfera negli ultimi 50 anni dalle Centrali Geotermiche di Piancastagnaio potrebbe facilmente superare le 50 tonnellate). In quest’ultimo convegno il dr.Rosario Castro, medico, presidente Commissione Bonifica Mineraria di Abbadia San Salvatore, ha sostenuto che molte delle bonifiche delle ex-miniere sono stata fatte, tanto che è già attivo un museo minerario frequentato annualmente da migliaia di visitatori.

Per cui chiediamo di tener conto di queste assunzioni e delle seguenti precisazioni:

1- Gli inquinanti geotermici sono ben difficilmente riducibili ad uno solo (mercurio), ma quasi sempre abbinati ad altre sostanze tossiche, come arsenico, ammoniaca, acido solfidrico, ecc. Lo stato delle emissioni al 2018 delle centrali geotermiche dell’Amiata è quello riportato nella tabella seguente:
Media Emissioni Annuali delle centrali geotermiche amiatine dell’Enel secondo gli ultimi controlli Arpat (Fonte: ARPAT, Report geotermia emissioni 2018).
Centrali PC3, PC4, PC5, Bagnore 3 e Bagnore 4, con filtri Amis attivi:
Anidride Carbonica (CO2)     517.287 tonnellate
Metano  (CH4)                          12.282 tonnellate
Ammoniaca (NH3)                        563 tonnellate
Acido Solfidrico (H2S)                  314  tonnellate
Mercurio (Hg):                               154  kg
Arsenico (As)                                  68,3 kg

2-     Se buona parte del mercurio nel Paglia ha origine dalle vecchie miniere di cinabro nell’area d Piancastagnaio e Abbadia, abbiamo visto che la geotermia dà un contributo continuo e rilevante di mercurio. Quindi, se da una parte ha senso avviare le bonifiche dei sedimenti del Paglia, è altrettanto doveroso fermare l’inquinamento odierno, che rappresenta un “rubinetto sempre aperto” di mercurio ed altri tossici.

3-     Il divieto di mangiare pesce al mercurio pescato nel fiume Cecina risale al 2002, un’ordinanza simile è attiva dal 2017 per il fiume Paglia.

4-     Il pesce pescato nei litorali toscani è sconsigliabile. E’ noto inoltre il problema dei tonni al mercurio in tutto il Mediterraneo: i pesci predatori, come il tonno e il branzino, sono i più capaci nell’accumulare mercurio. Su questo problema si trovano ampi particolari nel libro di Maurizio Marchi per Medicina democratica “Mercurio a Rosignano, una tragedia infinita”, 2° ristampa ampliata, ottobre 2015, che si può leggere QUI.

Circa “l’eventuale ampliamento dello sfruttamento delle potenzialità produttive dell’area dell’Amiata” è solo nell’intenzione dei componenti la Commissione Ecomafie, perché la Regione Toscana nel PAER 2015 relativamente all’Amiata recita: “Ciò vale in particolare per il territorio dell’Amiata dove il riassetto della concessione di Piancastagnaio e la nuova centrale denominata Bagnore 4, hanno portato la potenza complessivamente installata attorno ai 100 MW fissando un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socioeconomica dei territori”.

E’ vero che la Variante al PAER 2019 adottata in occasione della individuazione delle ANI (aree non idonee alla geotermia) ha omesso tale indirizzo, ma il Consiglio dei Ministri nella seduta del 10.09.2020 ha impugnato la legge sulle ANI: lo Stato riafferma  giustamente la propria competenza sulle aree vincolate dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42) anche sulla base delle osservazioni formulate da tutte le Soprintendenze della Toscana, di cui la Regione Toscana non aveva tenuto assolutamente conto, come anche rilevato nelle Osservazioni presentate dalla Rete Nazionale NOGESI e dal Forum Ambientalista Toscano (vedi qui).

Il superamento della contestazione del Governo avrà tempi lunghi e non è immaginabile ora quale sarà la sorte delle ANI e del PAER. Sicuramente si tratta di un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico.

Già nel recente passato (20/02/2020) la Rete Nazionale NOGESI in relazione all’incontro nella sala consiliare di Arcidosso (GR) inviò alla Commissione in indirizzo un documento in cui si ribadiva che i siti minerari sono stati oggetto di bonifica e si fornivano dettagli sull’emissione di mercurio ed altri inquinanti dovute alle centrali geotermiche dell’Amiata. Se le conclusioni sono queste, dobbiamo ritenere che la Commissione Ecomafie ha ignorato questo documento.

Comunichiamo sin d’ora ai presidenti delle regioni interessate che li contatteremo per fare il punto sullo stato e sulle responsabilità del “Piano di indagine sulla presenza di mercurio nelle aste fluviali dei fiumi Paglia e Tevere”.

Distinti saluti,

Rete Nazionale NoGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

NOTE:

  1. Situazione odierna (anno 2017) della bonifica delle ex miniere di mercurio dell’Amiata 

    1.Miniera ex Siele (la seconda miniera più importante del comprensorio amiatino con centinaia di addetti sita tra le località Saragiolo e Castell’Azzara). Bonifica già completata e certificata.
    2.Miniera Morone (piccola miniera sita nel comune di Castell’Azzara vino alla loc. Selvena). Bonifica già completata e certificata.
    3.Miniera di Abbadia S.S. (la più importante con circa 1200 minatori)
    Nel 2008 fu stipulato un accordo, dopo lunga trattativa fra l’ENI (titolare della miniera) e il Comune di Abbadia S.S. che prevedeva l’incarico e la responsabilità della bonifica allo stesso comune con compenso da parte dell’ENI di 18.000.000 di euro più proprietà (boschi e terreni, laghetti, edifici ex officine e strutture di supporto).
    Da allora il responsabile della bonifica è il comune di Abbadia S. Salvatore.
    Situazione ad oggi:
    – Lotto 1 (bonifica eternit) già eseguita.
    -Lotto 2 (pozzo Garibaldi e uffici) appalto dei lavori eseguito. Sono in corso i lavori di completamento del progetto appaltato. Conclusione a mesi.
    – Lotto 3 (ex officine edifici ex spogliatoi) appaltati i lavori. Sono in corso i lavori di completamento del progetto appaltato. Conclusione a mesi.
    – Lotto 4 (scarico dei rosticci dopo trattamento nei forni) in località Le Lame vicino alla miniera: lotto da appaltare perché lasciato per ultimo perché ritenuto non prioritario. Il progetto consisterà in una copertura della discarica (circa 1 metro di terreno di riporto) e naturalizzazione dei versanti. Comunque le acque che attualmente cadono sullo strato superiore dei rosticci non rappresentano un pericolo di inquinamento della faglia e delle acque di scolo perché trattasi di rosticci trattati a oltre 1000° C che possono ancora contenere una minima quantità di cinabro.
    – Lotto 5 (ex polveriere e uffici e strutture di supporto) lavori completati;
    – Lotto 6 (ex forni) la parte più centrale ed inquinata. E’ stato completato il progetto esecutivo. A breve si terrà la conferenza dei servizi che dovrà esprimersi su tale progetto. Si pensa di appaltare (se i tempi burocratici verranno rispettati) i lavori entro il 2017. Il completamento degli stessi lavori di bonifica si prevedono per fine 2018 – primi 2019. Questo progetto importante prevede infatti un finanziamento consistente di circa 8.000.000 di euro. Soldi già disponibili nelle casse del comune.
    Importante è poi il fatto che finalmente è stato sbloccato il “patto di stabilità” sulla bonifica mineraria che aveva fino ad oggi bloccato la possibilità di appaltare gli interventi del Lotto 6.
    -Laghetto Muraglione (dove confluivano in gran parte le acque di scolo dei forni). I fanghi depositatasi nel corso degli anni sono certamente un problema da affrontare. Le acque analizzate sono comunque non inquinate da mercurio. È previsto un intervento per creare un bypass per tali canali naturali di scolo affinché non confluiscano più totalmente nel laghetto. Progetto di bypass che si prevede verrà finanziato a breve dalla Regione per circa 1.700.000 euro. Le acque che attualmente escono dal laghetto non presentano una situazione di inquinamento preoccupante.
    È presente dal 2008 il monitoraggio delle acque in tutta l’area ex miniera di Abbadia, con più di 30 piezometri dislocati in tutta l’area del Lotto 6 (ancora da bonificare) ed esternamente a tutta l’area di bonifica. I dati fino ad oggi rilevati sull’inquinamento delle acque non risultano particolarmente preoccupanti.
    Altro intervento completato circa 2 anni fa è stato quello per la realizzazione di 2 canali di scolo delle acque della montagna con bypass dell’area mineraria, evitando così che le stesse confluissero nella ex area mineraria e in particolare nell’area ancora da bonificare (Lotto 6).

  2. Da Comune di Acquapendente
    Agli Assessori all’Ambiente
    della Regione Lazio – Dott. Mauro Buschini
    della Regione Toscana – Dott.ssa Federica Fratoni
    della Regione Umbria – Sig.ra Fernanda Cecchini

    Oggetto: Richiesta ampliamento del “Piano d’indagine nelle aste fluviali del Fiume Paglia e del Fiume Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio”.

    Premesso che:

    • A seguito della richiesta di attivazione della normativa sul danno ambientale, ai sensi dell’art. 309 del D.Lgs.152/06, rivolta dalla Regione Umbria al Ministero dell’Ambiente e attraverso il coordinamento dell’Autorità di bacino del fiume Tevere, le Regioni Toscana, Umbria e Lazio hanno incaricato le rispettive Agenzie di protezione ambientale (ARPA) di elaborare un documento, definito “Piano d’indagine nelle aste fluviali del F. Paglia e del F. Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio”, al fine di progettare le specifiche attività del monitoraggio d’indagine previsto dall’art. 8 della Direttiva n. 2000/60/CE, integrate con valutazioni ambientali e sanitarie su suolo, sedimenti e alimenti che investono l’intera piana alluvionale del Paglia e porzione del Tevere a valle, fino alla traversa di Nazzano;

    • L’obiettivo dell’indagine è quello di tracciare un quadro preliminare ufficiale della situazione ambientale nei bacini di Paglia e Tevere connessi alla problematica del mercurio.

    Evidenziato che:

    • Il Piano di indagine è finalizzato, principalmente, “ad approfondire la presenza del mercurio lungo i corsi d’acqua e proveniente dalle ex miniere del Monte Amiata”;

    • Tale scelta è stata determinata, sempre secondo il Piano di indagine, perché “Dalle informazioni di letteratura la presenza di Mercurio nel fiume Paglia risulta principalmente attribuibile alle attività estrattive presenti nell’area sud del Monte Amiata ed ora terminate… Le informazioni sopra riportate sono state estratte da articoli scientifici ai quali si rimanda per ogni eventuale informazione di dettaglio, pubblicati da un gruppo ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze”.

    Rilevato che:

    • L’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermiche insistenti nell’area sud del Monte Amiata, come risulta dai rilevamenti Arpat della regione Toscana, nonché dal lavoro Basosi – Bravi (pubblicato sul Journal of Cleaner Production nel 2014), dalla Rivista “Epidemiology and Prevention” del 2012 che riporta lo studio CNR/ARS (Agenzia Regionale di Sanità Regione Toscana) risulta estremamente rilevante (allegato 1).

    Dato atto che:

    • L’attenzione per l’emissione e il trasporto degli inquinanti atmosferici ha assunto negli ultimi anni estrema rilevanza, soprattutto per quanto concerne le emissioni dagli impianti industriali;

    • Vi è ampia normativa nazionale, comunitaria ed internazionale che richiede, al fine di migliorare ulteriormente la protezione della salute umana e dell’ambiente, il monitoraggio e lo studio dei meccanismi di impatto dell’inquinamento atmosferico sugli ecosistemi acquatici e terrestri sia a scala regionale che globale;

    • Nello specifico, la normativa nazionale, comunitaria ed internazionale richiede – al fine di controllare e ridurre le emissioni di origine antropica nell’aria di piombo (Pb), cadmio (Cd) e mercurio (Hg), in quanto metalli pesanti nocivi – studi che dedichino particolare attenzione ai processi di combustione, ai processi industriali, alle attività vulcaniche e particolari attività microbiche che determinano emissioni nell’atmosfera di inquinanti che, anche in seguito a trasformazioni chimiche, vengono trasferiti dall’atmosfera al suolo e alle acque con deposizioni, provocando effetti dannosi sull’ambiente.

    Visto che:

    • Ai sensi dell’art. 1 della L. n. 241/1990 “L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza […], nonché dai principi dell’ordinamento comunitario”;

    • Ampliare il Piano di indagine all’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermoelettriche presenti nell’area porterebbe a compiere uno studio più completo ed esaustivo, in grado di distinguere tra le varie fonti di inquinamento (miniere e centrali geotermoelettriche) così da attribuire a ciascuna di esse la paternità di distribuzione di mercurio e poter intervenire in modo efficace e mirato;

    • Tale ampliamento dell’attività di indagine si potrebbe operare con una spesa sicuramente minore rispetto a dover, in futuro, compiere una nuova indagine per svolgere i rilievi inerenti l’inquinamento atmosferico da mercurio e rischio industriale richiesti dalla legislazione sia in ambito nazionale, che in ambito UE e internazionale.

    Si chiede:

    Che il Piano di indagine in oggetto sia integrato/ampliato con:

    • Analisi della vegetazione (erbe commestibili e non, muschi, licheni, frutta) anche intorno alle aree delle centrali geotermiche, per un’area di almeno un chilometro, particolarmente a valle di periodi secchi, per quanto riguarda il mercurio;

    • Incremento del numero delle sostanze da analizzare in modo da includere gli inquinanti più comunemente emessi dalla centrali geotermiche, tra cui Ammoniaca, Boro, Arsenico e Antimonio.

    • Almeno due punti di prelievo sul fiume Fiora e sul fiume Ente, sull’altro versante del monte Amiata, interessati sia dalla presenza delle ex-miniere che delle centrali geotermiche di Bagnore 3 e Bagnore 4.

    Angelo Ghinassi – Sindaco di Acquapendente

Incentivi e FER2. Lettera al MISE dopo le interrogazioni parlamentari

Prosegue il dibattito, in Parlamento e nei territori, sugli incentivi pubblici che potrebbero trovare spazio nel FER2. Torniamo a puntualizzare al MISE la nostra posizione. La lettera del 16 novembre 2020 a seguito delle interrogazioni parlamentari a cui ha risposto la Dr.ssa Alessandra Todde, Sottosegretario al MISE.

 

 

Alla Dr.ssa Alessandra Todde, Sottosegretario al MISE
e, p.c.:  Sen. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico
On. Stefano Buffagni, Vice Ministro allo Sviluppo Economico
On. Mirella Liuzzi, Sottosegretario al MISE
On. Alessia Morani, Sottosegretario al MISE
Dr. Gianpaolo Manzella, Sottosegretario al MISE
e, p.c. Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri
Sen. Vito Claudio CRIMI, Capo politico del M5S
On. Nicola Zingaretti, Segretario del PD

Oggetto: Risposte a interrogazioni parlamentari su incentivi alla geotermia elettrica.

Gentile Sottosegretario,
abbiamo letto le sue risposte del 4.11.2020 alle due interrogazioni parlamentari degli onorevoli Moretto e Zucconi, entrambi sui contenuti del FER2 in relazione agli incentivi del settore geotermico (leggi sotto).

Ci soffermiamo in particolare sui seguenti punti:
1.Come da Lei affermato è da anni che si manifesta la difficoltà di accettazione degli impianti geotermici da parte dei territori: è ormai innegabile che sindaci a difesa dei loro territori, spesso le Regioni, hanno chiamato in ballo la Magistratura (Castel Giorgio (Umbria), Torre Alfina (Lazio), Poggio Montone (Toscana) per citare i più recenti) per impedire la localizzazione degli impianti (per una situazione più generale si veda l’allegato geo.2634).

2. Sul punto del “mantenimento e dell’aggiornamento tecnologico degli impianti esistenti”, tutti concentrati in Toscana (e non solo in parte, come detto nella risposta alle interrogazioni), le dobbiamo far rilevare come lo stesso Consiglio dei Ministri nella seduta del 10.09.2020 ha impugnato la legge della regione Toscana sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) dando un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa. Essendo inidonea la legge regionale sulle ANI, l’autorizzazione degli impianti geotermici è tutt’oggi ferma e lo sarà per tutta la fase in cui si svilupperà il contenzioso con lo Stato e in caso, come ci auguriamo, che lo Stato prevalga si dovrà rimettere mano ad una legge regionale toscana più consona alle volontà dei territori, che avevano in passato manifestato la loro avversione alla geotermia.

3. Del resto, come a lei noto (le abbiamo recapitato solo negli ultimi mesi diverse lettere) siamo fermamente contrari ad incentivare e conseguentemente realizzare centrali elettriche geotermiche che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose. Tale forma di produzione energetica dà luogo alla massiccia emissione di sostanze nocive e climalteranti (attraverso la tecnologia “flash”), mentre i nuovi impianti binari, oltre a non fornire alcuna garanzia in merito alla possibilità che i gas incondensabili re-iniettati nelle formazioni di provenienza permangano nel sottosuolo e non fuoriescano in superficie, possono provocare terremoti indotti o innescati, oltre al depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere per uso potabile. La necessità di tutelare dette falde non è inferiore alla necessità di tutelare l‘atmosfera, anzi, mentre l’energia può essere prodotta con altre tecniche sostenibili, l’inquinamento degli acquiferi è irreversibile.
A questo proposito, l’eurodeputato Ignazio Corrao (M5S) ha depositato, il 30 settembre 2020, una interrogazione alla Commissione Europea, che incalza sul tema della geotermia e la spinge a stabilire limiti di emissioni delle centrali geotermiche nell’ambito della revisione della Direttiva 2010/75/UE; e a considerare l’ipotesi di escludere dagli incentivi le centrali produttrici di sostanze climalteranti, come quelle a tecnologia “flash” ad oggi attive in Toscana (allegato geo.2676).
Mentre siamo favorevoli ad incentivazione sulla bassa entalpia (Risoluzione delle Commissioni VIII e X Camera dei Deputati del 15.04.2015 mai realizzata) e sugli impianti DBHE (Deep Borehole Heat Exchanger) – Scambiatori di calore in pozzi profondi che a differenza degli altri sistemi, estraggono dal sottosuolo solamente calore, senza movimentare i fluidi sotterranei e senza entrare in contatto diretto con i fluidi geotermici. Essi subiscono una minima alterazione rispetto alle condizioni naturali di pressione oltre che ovviamente a quelle di temperatura; ciò riduce immensamente l’inquinamento derivante dal fluido geotermico, dai gas incondensabili in esso contenuti, da possibili “precipitazioni” di sali o da eventuali residui finali.

4. Molto importante, prima delle definizione finale del Decreto FER è la volontà, da Lei espressa, quale orientamento del suo Ministero di procedere ad una “consultazione pubblica” che noi accogliamo positivamente, per esprimere ancora il nostro diniego alle incentivazioni (particolarmente gravi in tempi di COVID 19) e per esprimere la nostra valutazione sulle tecnologie correnti usate per la geotermia (infatti la nostra richiesta di audizione era stata formalizzata dal MISE per il 12 marzo 2020, poi rinviata per il COVID 19).

5. Da ultimo si dice nella risposta alle interrogazioni che sono “pervenute talune richieste specifiche degli operatori della geotermia che rimettono in discussione alcune soluzioni tecnologiche già definite nel 2019, come già anticipato”. Vorremmo conoscere tali richieste per sottoporle ai nostri esperti e per prepararci alla consultazione pubblica.

Gentile Sottosegretario,
Le riconfermiamo la richiesta di essere convocati alla “consultazione pubblica” e di ricevere la documentazione relativa a quanto esposto al punto 5.

Distinti saluti,

Rete Nazionale NOGESI – NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante


Interrogazione presentata da MORETTO Sara (ITALIA VIVA)
Martedì 3 novembre 2020
MORETTO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
l’energia geotermica rappresenta un’importantissima fonte di energia rinnovabile e sostenibile, diffusa e utilizzata in molte regioni del mondo con notevoli vantaggi;
le centrali geotermiche garantiscono energia dall’impatto ambientale minimo che forniscono in maniera costante senza inquinamento e pericoli per le persone o territori;
nonostante i numerosi benefici legati all’energia geotermica, il comparto soffre di una scarsa valorizzazione, come dimostra il fatto che solo l’1 per cento dell’energia mondiale è di derivazione geotermica;
il comparto geotermico è da sempre cruciale per la produzione di tale energia e il valore della potenza geo-termoelettrica installata si è dimostrato in costante crescita nel corso degli anni;
il Governo si è impegnato anche sul piano europeo a perseguire un percorso di valorizzazione delle fonti rinnovabili, affermando come il Documento programmatico di bilancio di quest’anno includerà fra le linee principali del Pnrr – fondamentale ai fini del Recovery plan – la rivoluzione «verde», la transizione ecologica e un piano di investimenti mirati al potenziamento delle fonti rinnovabili;
nonostante oggi più di un terzo dell’energia elettrica prodotta in Italia derivi dalle rinnovabili, dal 2012 lo sviluppo del comparto ha subito un brusco rallentamento, tanto da rendersi necessario un cambio di passo per raggiungere gli obiettivi 2030, individuati da ultimo dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec);
in questo quadro il decreto «FER2» rappresenta uno snodo cruciale per le imprese impegnate nelle energie rinnovabili, liberando miliardi di euro di incentivi in agevolazioni per piccoli e nuovi impianti o per potenziare quelli esistenti;
tale decreto, tuttavia, non è ancora stato adottato nonostante gli annunci da parte del Ministro e di esponenti di Governo, che ne promettevano l’approvazione entro settembre 2020 creando aspettative tra le aziende, i lavoratori e le comunità interessate;
il ritardo e la generale incertezza circa il «FER2» appaiono stigmatizzabili, considerando la difficile fase economica legata al Coronavirus. L’adozione del decreto «FER2» è essenziale per ridare impulso a un comparto strategico anche per gli obiettivi comuni stabiliti con il Green deal per l’Italia e per l’Unione europea –:
quali iniziative intenda adottare al fine di garantire l’adozione del decreto «FER2» in tempi rapidi, assicurando alle imprese del settore geotermico tempistiche chiare e definite che possano consentire loro, nonché alle altre imprese impegnate sul fronte delle fonti rinnovabili, di programmare i propri investimenti e progetti di sviluppo con precisione, piena cognizione di causa e senza lesione alcuna del legittimo affidamento.

Risposta  TODDE Alessandra – SOTTOSEGRETARIO DI STATO – (SVILUPPO ECONOMICO)
Mercoledì 4 novembre 2020
Com’è noto, con il question time di cui si discute l’Onorevole interrogante nel premette i vantaggi, anche ambientali, dell’energia geotermica chiede di conoscere i tempi di adozione dello schema di decreto ministeriale Fer2, riguardante l’incentivazione delle rinnovabili che hanno i maggiori costi tra cui, appunto, la geotermia.
In premessa, vorrei evidenziare come il peso quantitativo della geotermia sul bilancio energetico è limitato dalla disponibilità delle risorse, più che dalle politiche di incentivazione del Governo. A differenza di altre tecnologie che offrono maggiori possibilità di localizzazione e quindi di sviluppo di nuovi impianti, per la geotermia il potenziale esiste ma è necessariamente limitato per i motivi prima accennati.
Un ulteriore aspetto che va considerato e che incide sulla reale possibilità di sviluppo di tale tecnologia è dato dalle procedure autorizzative, che sono particolarmente complesse e spesso caratterizzate da difficoltà di accettazione da parte dei territori, oltre che dai tempi lunghi di sviluppo dell’investimento.
Il rilievo preponderante del tema autorizzativo è desumibile anche dal documento «Assessment of the final national energy and climate plan of Italy» pubblicato dalla CE nei giorni scorsi.
La Commissione, nello specifico, se da un lato ha valutato come ambiziosi gli obiettivi sulle fonti rinnovabili, dall’altro ha evidenziato come le politiche e le misure di sviluppo dovrebbero incentrarsi sulla semplificazione dei procedimenti autorizzativi di impianti di nuova costruzione e la promozione degli interventi di ammodernamento e potenziamento degli impianti esistenti, e dunque in coerenza con i citati interventi contenuti del decreto Semplificazioni e le previsioni del disegno di legge di delega per il recepimento della direttiva.
Nel contesto nazionale, assume inoltre rilievo il tema del mantenimento e dell’aggiornamento tecnologico degli impianti esistenti (quasi interamente concentrati in Toscana).
Il Ministero dello sviluppo economico nel 2019, ha sviluppato un approfondito lavoro di confronto tecnico con gli operatori e le Amministrazioni pubbliche direttamente interessate, con l’obiettivo di verificare come sostenere, attraverso la normativa di settore e la politica di incentivazione, lo sviluppo della geotermia a emissioni nulle, ma anche, il rifacimento e il miglioramento ambientale degli impianti geotermici esistenti. Oggi queste possibilità sono infatti disponibili, per cui è sembrato doveroso perseguire anche questo obiettivo, tra l’altro condiviso dalla Regione Toscana che ha anche adottato una legge in materia e che dovrà definire il regime concessorio per gli impianti in questione.
Lo schema di decreto FER2 è stato quindi definito alla luce delle risultanze di questo confronto, oltre che integrato nei mesi successivi con la regolamentazione degli incentivi per le altre fonti, tra cui in particolare biogas e biomasse, in confronto con i Ministeri concertanti (ambiente e politiche agricole).
Nel frattempo, sono pervenute talune richieste specifiche degli operatori della geotermia che rimettono in discussione alcune soluzioni tecnologiche già definite nel 2019, proponendo altre soluzioni tecnologiche, sempre con l’obiettivo di migliorare l’impatto ambientale degli impianti esistenti, e sono in corso le dovute valutazioni.
Salvo quindi l’opportunità di una consultazione pubblica, dopo l’acquisizione dei pareri della Conferenza unificata e di ARERA, si potrà notificare alla Commissione Europea per la verifica di compatibilità con le regole sugli aiuti di Stato, tema che mi riservo di sviluppare maggiormente nella risposta dell’Onorevole Zucconi incentrata esclusivamente su questo specifico argomento.

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Interrogazione presentata da ZUCCONI Riccardo – LUCASELLI Ylenja (FRATELLI D’ITALIA)
Martedì 3 novembre 2020
ZUCCONI e LUCASELLI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
doveva vedere la luce all’inizio dell’anno, ma per il decreto «FER2» il percorso si sta inevitabilmente rivelando più lungo del previsto e negli ambienti di settore qualcuno comincia ad avanzare dubbi sulla sua effettiva approvazione;
a settembre 2020 i Ministri Patuanelli e Provenzano avevano assicurato che il provvedimento era pronto, anche per l’avvio dell’iter a livello europeo, ma ad oggi non se ne conoscono nemmeno i contenuti;
il decreto «FER2» nasce con l’obiettivo di completare il lavoro svolto dal decreto ministeriale «FER1», definendo regole e incentivi per le cosiddette rinnovabili innovative, quali tecnologie più costose dei tradizionali eolico e fotovoltaico, come l’eolico offshore, il solare termodinamico Csp e gli impianti per produrre energia da onde e maree;
secondo quanto rivelato dalla sottosegretaria per lo sviluppo economico, Alessandra Todde, una delle priorità d’azione sarà quella di sostenere l’energia geotermica migliorandone l’impatto: «Si è concordato sul fatto che è opportuno promuovere la realizzazione di nuovi assetti che migliorino sostanzialmente le prestazioni ambientali, poiché sono oggi disponibili soluzioni tecnologiche che consentono tale risultato con un’accettabile maggiorazione degli incentivi»;
si tratta di un provvedimento importante e atteso da oltre un anno per un comparto produttivo sostenibile, da cui dipendono l’economia e le prospettive demografiche di interi territori e il futuro di migliaia di addetti e delle loro famiglie;
l’enorme ritardo nell’emanazione del decreto «FER2» frena investimenti assolutamente indispensabili in un periodo di profonda crisi economica come quello che sta attraversando l’Italia –:
quali siano i contenuti del decreto «FER2» e quali siano le reali tempistiche di adozione del provvedimento.

Risposta  TODDE Alessandra – SOTTOSEGRETARIO DI STATO – (SVILUPPO ECONOMICO)
Mercoledì 4 novembre 2020

Gli Onorevoli interroganti, con l’atto in parola chiedono di conoscere i contenuti ma soprattutto i tempi del cosiddetto «decreto ministeriale Fer2».
Nel ribadire quanto già affermato nella risposta all’atto dell’Onorevole Moretto e in linea con quanto già lì osservato, rappresento che il Ministero dello sviluppo economico in qualità di amministrazione procedente, ha aggiornato lo schema di decreto alle disposizioni legislative intervenute, a fine 2019, in materia di biogas e biomasse e ha avviato il confronto con i Ministeri dell’ambiente e delle politiche agricole, chiamati a esprimere il proprio concerto. Questo aggiornamento era necessario per mantenere coerenza alla politica di incentivazione ed evitare disomogeneità tra i vari strumenti e categorie di impianti.
La bozza di decreto è quindi stata trasmessa agli uffici dei Ministeri concertanti e, dopo alcuni mesi di confronto tecnico, si è arrivati a convergere su molteplici questioni riguardanti in particolare biomasse e biogas, di precipuo interesse del Ministero delle politiche agricole.
Nel frattempo, sono pervenute talune richieste specifiche degli operatori della geotermia che rimettono in discussione alcune soluzioni tecnologiche già definite nel 2019, come già anticipato.
Si conta pertanto, già nelle prossime settimane, di procedere all’acquisizione dei pareri della Conferenza unificata e dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), nonché ad una consultazione pubblica. Successivamente, lo schema di decreto – come anticipato – sarà notificato alla Commissione Europea per la verifica di compatibilità con le regole sugli aiuti di Stato.

27 novembre 2020. Geotermia e salute protagonisti al Congresso nazionale dell’ISDE – VIDEO

Il 26, 27 e 28 novembre 2020 si terrà il Congresso Nazionale dell’Associazione Medici per l’Ambiente- ISDE Italia.

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente è nata nel 1989 da un gruppo di medici italiani consapevoli che per garantire la salute di ciascuno, i medici devono occuparsi anche della salute dell’ambiente in cui viviamo, sia come medici che come abitanti della terra.

Dal momento che i rischi per la salute sono inequivocabilmente legati al degrado ambientale e agli stili di vita, i medici devono orientare il loro ruolo professionale e civile per promuovere la salute anche attraverso scelte individuali e collettive volte alla tutela ambientale.

In occasione del Congresso, la geotermia e l’impatto sulla salute entra da protagonista tra i temi trattati: venerdì 27 novembre, dalle 17,30 alle 19,00, il dott.Fabio Landi presenterà una relazione dal titolo “Geotermia e Salute delle popolazioni residenti nell’area geotermica”.

QUI PUOI VEDERE L’EVENTO
L’intervento del dott.Landi inizia a 1:00:50 fino a 1:29:20

Lo Stato contro la regione Toscana: l’impugnazione della legge regionale sulle ANI è una sonora bocciatura dell’idea di geotermia di Rossi e del PD

Ora basta centrali in Toscana. L’impugnazione del Consiglio dei Ministri della legge sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) dà un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa.

Nei giorni scorsi abbiamo preso conoscenza – dal sito del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie – delle motivazioni dell’impugnativa disposta dal Consiglio dei Ministri nei riguardi della Legge della Regione Toscana n. 73 del 24 Luglio 2020 per la parte riguardante le Aree Non Idonee all’insediamento di impianti per la produzione di energia geotermica.

Dalla lettura del documento, piuttosto lungo ed articolato, emerge chiaramente quanto da noi riportato in replica ad un articolo apparso su “La Nazione” del 16 Settembre 2020, in cui si sosteneva la volontà dello Stato di porre un freno a questo tipo di attività mentre la Regione, proprio attraverso i contenuti della Legge sopradetta, puntava a disporre un’ulteriore liberalizzazione degli interventi, con particolare riferimento al progetto della centrale “Le Cascinelle”, presentato da Sorgenia nel Comune di Abbadia San Salvatore.

In realtà l’intervento dello Stato sembra voler mettere un freno alla modalità assolutamente al di fuori di qualsiasi correttezza amministrativa, messa in atto dalla precedente Giunta Rossi per far passare prima della fine della fine della legislatura questo provvedimento, non si sa bene dietro a quali pressioni di carattere politico e/o economico.

Basti pensare che la parte relativa alle Aree Non Idonee alla geotermia è stata inserita come appendice ad una legge (la citata 73/2020) che tratta di “Disposizioni in materia di occupazioni del demanio idrico da parte dei gestori del servizio idrico integrato e in materia di geotermia”, come se fossero temi della stessa natura o assimilabili per qualche compatibilità.

Inoltre l’articolo 2, oggetto dell’impugnativa, introduce un’evidente forzatura nel procedimento fissato dalla Deliberazione del Consiglio Regionale n. 41 del 7 Luglio 2020, quando stabilisce che l’individuazione delle ANI “è immediatamente efficace e si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge”; infatti occorre ricordare che alla data di emanazione della legge (24 Luglio 2020) il provvedimento era stato solo adottato dal Consiglio Regionale ed era in corso la presentazione delle osservazioni da parte degli Enti e dei soggetti interessati, in vista dell’approvazione definitiva: com’era possibile rendere immediatamente efficace un atto ancora in corso di definizione?

Nel merito dell’impugnativa, lo Stato riafferma quindi la propria competenza sulle aree vincolate dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42) anche sulla base delle osservazioni formulate da tutte le Soprintendenze della Toscana nella fase preparatoria della Delibera sulla Aree Non Idonee, di cui la Regione non aveva tenuto assolutamente conto, come anche rilevato nelle Osservazioni presentate dalla Rete NOGESI e dal Forum Ambientalista Toscano.

E’ da ricordare, a tale proposito, che la Regione rendeva possibile la localizzazione, all’interno di queste aree, di centrali geotermiche fino a 20 MW di potenza (come le centrali flash di ENEL o quelle binarie di Sorgenia), quando il Decreto Ministeriale 10/09/2010 che forniva le linee guida, la vietava in assoluto affermando che “l‘individuazione delle aree non idonee deve essere basata esclusivamente su criteri tecnici oggettivi legati ad aspetti di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio artistico-culturale, connessi alle caratteristiche intrinseche del territorio e del sito”.

Inoltre lo Stato ribadisce le proprie prerogative nei riguardi dei “progetti pilota”, che dovrebbero essere svincolati dalla normativa riguardante le Aree Non Idonee individuate dalle Regioni, ma che a maggior ragione sono tenuti al rispetto dei criteri di localizzazione stabiliti dal D.M. 10/09/2010 in particolare per le aree vincolate sempre dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42).

Si tratta quindi, com’è facile capire, di una bocciatura su tutta la linea dell’operato della Regione Toscana su una materia tanto delicata quanto urgente: basti pensare che le indicazioni per l’individuazione delle ANI per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili risalivano al 2010 ma la Regione, pur avendo ottemperato per l’eolico, il fotovoltaico e la biomassa, aveva “tralasciato” di farlo per la geotermia, in attesa dell’approvazione del progetto di Bagnore 4, che altrimenti non avrebbe potuto avere parere favorevole sulla base di quanto stabilito dal Decreto Ministeriale, dal momento che la centrale e due pozzi di estrazione sono ubicati all’interno di un Sito di Interesse Comunitario (SIC).

E’ da considerare, infine, che anche il progetto “Le Cascinelle”, ubicato all’interno di un’area soggetta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 136 del citato Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, rischia una nuova, sonora bocciatura in quanto ricadente in un’area non idonea alla luce di quanto stabilito dal Ministero con il Decreto 10/09/2010.

Si tratta quindi di un pesante colpo di freno al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico in salsa toscana, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa.

Alla luce quindi del pesante intervento dello Stato con l’impugnativa della L.R.73/2020, riteniamo inammissibile che la regione Toscana pensi di approvare qualsiasi progetto di nuova centrale prima della individuazione corretta delle Aree Non Idonee alla geotermia che tenga conto dell’impugnativa e delle osservazioni presentate. Vigileremo, come sempre, per evitare che qualcuno tenti improvvise sortite e scorciatoie.

S.O.S. Geotermia – RETE NAZIONALE NOGESI


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