Il Cosvig prova a confutare i dati sulle emissioni delle centrali geotermiche mischiando pere e mele

Il Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche (COSVIG), che riceve per i suoi servizi e prestazioni oltre 10 milioni di euro l’anno, ha pubblicato sul suo sito il 31.1.2020 un articolo sul tema delle emissioni geotermiche delle centrali ENEL in cui lamenta un dibattito pubblico di scarsa qualità che si presta a fraintendimenti. Ad esempio di tale scarsa qualità del dibattito si richiamano i dati prodotti in una pubblicazione della rete NoGESI, che, a differenza di COSVIG, non costa nulla alla collettività, essendo un’associazione ambientalista di volontariato non retribuito.

Per dimostrare la qualità e la serietà del suo lavoro COSVIG pubblica un confronto di dati sulle emissioni in atmosfera che però non sono stati calcolati sulla base della stessa quantità di energia prodotta. Mentre la prima colonna di dati pubblicati da COSVIG, che sarebbero stati calcolati da ricercatori illustri della Università di Siena, sono relativi alle emissioni di inquinanti sulla base dell’energia netta prodotta nel 2018 dalle centrali dell’Enel, per i dati della seconda colonna, pubblicati da NoGESI, non si precisa che sono stati invece calcolati sulla base dell’energia totale prodotta nel 2018 dalle stesse centrali e non su quella netta.
E’ corretto confrontare dati calcolati su una base differente?
Se una parte di energia non viene immessa in rete perché consumata all’interno dell’impianto, è corretto ritenere che tale parte consumata sia stata prodotta in centrale senza alcuna emissione all’esterno? Lo chiediamo ai lettori piuttosto che agli esperti e ricercatori.
I nostri dati sulle emissioni sono quindi corretti e non sovrastimati, come hanno scritto.

Ma anche ammesso che quelli prodotti dagli studiosi dell’Università di Siena e fatti propri dal COSVIG siano attendibili, sono le quantità di sostanze cancerogene e climalteranti emesse che ci fa riflettere sulle loro capacità di contribuire ad un pubblico dibattito di qualità.

Perchè sono i 2,5 milioni di tonnellate di CO2 e le 31 mila tonnellate di metano emessi in un anno che confermano il carattere climalterante di tali centrali al pari delle centrali a combustibili fossili, quindi non meritevoli di contributi pubblici.

In più i 240 kg di arsenico e i 1.850 kg di mercurio, entrambi cancerogeni ed emessi dalle centrali ENEL, insieme all’ammoniaca ed alla emissione diretta in atmosfera di polveri sottili PM10 e PM2,5 ed ultra-sottili, che non vengono misurate da ARPAT e che quindi non compaiono nelle tabelle.

Ma il colmo è dato dalla critica finale che ci viene mossa: le nostre valutazioni sulla insostenibilità delle centrali ENEL sarebbero fatte “senza alcun tipo di correlazione con la natura degli impatti potenziali e/o contestualizzazione rispetto al sistema analizzato”. Sembra che gli illustri ricercatori dell’Università di Siena non conoscano gli studi sugli impatti sulla salute della popolazione che altri scienziati hanno prodotto in questi anni, mettendo in correlazione le concentrazioni di inquinanti emessi anche dalle centrali geotermiche con gli eccessi di mortalità registrati nei comuni geotermici rispetto ai dati attesi, a partire dallo studio Epidemiologico a cura della Fondazione Monasterio (2010) per arrivare allo studio InVetta in corso.

L’eccesso di mortalità nell’area Sud amiatina, per i maschi e per tutte le cause di morte (pag. 82 dello studio del 2010), è molto simile sia rispetto all’area di riferimento locale (+13,1%), scelta sulla base di caratteri di omogeneità socio economica, sia rispetto all’intera Regione Toscana (+13,7%). In particolare si segnala l’Allegato 6 dello Studio “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari”. In questa sezione i comuni geotermici sono stati aggregati in relazione alla concentrazione crescente di inquinanti nella matrice aria, acqua e suolo. Ne sono analizzati gli andamenti sanitari, riportando le patologie certamente associate all’inquinante. Sono state così individuate 54 relazioni, statisticamente significative, tra incrementi di malattie e concentrazioni crescenti di diversi inquinanti prodotti anche dalle centrali geotermiche.
Evidentemente i ricercatori dell’Università di Siena e COSVIG fanno riferimento ad altri impatti.

Rete nazionale NoGESI


Riportiamo i nostri dati, ribadendo che il calcolo delle emissioni complessive per gli anni 2016, 2017 e 2018, è stato fatto moltiplicando le emissioni medie, dati ARPAT 2002-2016, relative alla produzione di 1 MWh per la produzione annuale lorda che è stata rispettivamente 6.225,3 GWh (2016), 6201,2 GWh (2017) e 6105,4 GWh (2018). (Dati TERNA).

EMISSIONI MEDIE DELLE CENTRALI GEOTERMOELETTRICHE TOSCANE

Sostanze

emesse

Con Amis

per produrre 1 MWh*

Senza Amis

per produrre 1 MWh*

Emissioni Totali anno 2016 con AMIS attivi°

Emissioni  Totali anno 2017 con AMIS attivi°

Emissioni  Totali anno2018 con AMIS attivi°

Acido Solfridico H2S

 

1,34 Kg/h

 

6,12 Kg/h

 

8.342 Tonn.

 

8.310 Tonn.

 

8.181 Tonn.

Anidride Carbonica CO2

 

483 Kg/h

 

485 Kg/h

 

3.019.270 Tonn.

 

3.007.270

Tonn.

 

2.961.119 Tonn.

Anidride Solforosa

 SO2

 

1,99 g/h

 

 

12.388 Kg

 

12.340 Kg

 

12.150 Kg

Ammoniaca NH3

 

 

1,23 Kg/h

 

3,07 Kg/h

 

7.657 Tonn.

 

7.627 Tonn

 

7.510 Tonn.

Arsenico

As

 

 

0,04 g/h

 

0,04 g/h

 

249 Kg

 

248 Kg

 

244 Kg

Antimonio

Sb

 

0,041 g/h

 

 

0,41 g/h

 

255 Kg

 

254 Kg

 

250 Kg

Mercurio

Hg

 

0,372 g/h

 

 

0,942 g/h

 

2.316 Kg

 

2.307 Kg

 

2.271 Kg

Metano

CH4

 

7,1 Kg/h

 

7,12 Kg/h

 

 

44.200 Tonn.

 

44.029 Tonn.

 

43.348 Tonn.

Monossido di Carbonio

 CO

 

49,6 g/h

 

 

49,6 g/h

 

308,8 Tonn.

 

307,6 Tonn.

 

302.8 Tonn.

 

Castel Giorgio ribadisce al Governo il NO alla centrale geotermica

Castel Giorgio ribadisce al Governo la propria ferma opposizione ad un impianto geotermico denso di rischi, e fa presente che non sono nemmeno disponibili gli incentivi statali per la sua costruzione.

 

La cittadinanza di una vasta zona del distretto orvietano e del distretto vulcanico vulsino è in trepida attesa delle determinazioni del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente in relazione alla possibile autorizzazione all’ impianto geotermico di Castel Giorgio. Impianto fortemente avversato dai sindaci e dalle popolazioni di una vasta zona in quanto ad elevato rischio sismico e di avvelenamento delle falde acquifere idropotabili e del Lago di Bolsena.

Si apprende che il Comune di Castel Giorgio ha inviato una lettera ai due ministeri nella quale esplicita la propria ferma intenzione di ricorrere contro ogni e qualsiasi provvedimento con il quale si dia ulteriore corso alla realizzazione dell’impianto.

Già quattro ricorsi sono stati presentati fino ad ora rispetto al via libera al progetto da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la cui decisione è stata conseguita attraverso una fuorviante valutazione del rischio da parte di una commissione di Valutazione di Impatto Ambientale infarcita di conflitti di interesse, ormai scaduta e non ancora rinnovata, nonostante gli annunci. I ricorsi sono stati presentati dai Comuni di Castel Giorgio, Acquapendente, Allerona, Bolsena, Grotte di Castro, Montefiascone, Castel Viscardo e Orvieto, dalle regioni Umbria e Lazio e da Italia Nostra congiuntamente ad alcuni privati.

Il Comune di Castel Giorgio nella stessa fa presente un fatto fino ad ora non noto al pubblico: la società proponente ITW & LKW Geotermia non ha a disposizione gli incentivi pubblici per la realizzazione dell’impianto, in quanto è stata ammessa a beneficiare solo di un incentivo esiguo, pari a 0,1 MW, rispetto a 5 MW richiesti per il progetto di Castel Giorgio e per il progetto gemello di Torre Alfina (secondo sentenza del TAR Lazio emessa il 30.12.2019).

Ci si domanda come si possa ora procedere ad autorizzare un impianto ad una società che non ha fondi statali e che non risulta avere proprio fondi a sufficienza. E che peraltro non risulta avere alcuna esperienza di montaggio di impianti di nessun tipo. Il che, vista la delicatezza ed i rischi di tali impianti, avrebbe dovuto fin dall’inizio bloccare qualsiasi procedura autorizzativa.

Coordinamento Orvietano, Tuscia e lago di Bolsena
(aderente alla Rete Nazionale NOGESI)

Convegno del Comune di Abbadia SS per promuovere il progetto di centrale geotermica in val di Paglia. NOI CI SIAMO!

Il 31 gennaio 2020, ore 17, il comune di Abbadia San Salvatore promuove un incontro sul progetto di centrale geotermica da realizzarsi in val di Paglia. I cittadini e i comitati contrari saranno presenti con un sit-in di cui pubblichiamo la locandina.

 

 

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Monticello Amiata. Progetto centrale geotermica Monte Labro: LA LOTTA PAGA!

Con il Decreto regionale n.893 del 27 gennaio 2020 sembra definitivamente scongiurata la realizzazione della centrale geotermica relativa al progetto Monte Labro della soc.Renewem.
Riportiamo il comunicato di Agorà Cittadinanzattiva che più di tutti si è battuto contro lo sciagurato progetto.

 

Con un atto della Regione datato 27 gennaio 2020 si chiude definitivamente il procedimento per il permesso di ricerca per risorse geotermiche “Monte Labbro”. E allora prima di ricostruire gli ultimi fatti ci sentiamo di urlare un grazie forte e grande come la nostra terra a tutte le cittadine ed i cittadini, all’Amministrazione comunale, in particolar modo alla Sindaca Romina Sani che si è battuta in ogni sede istituzionale, agli esperti che hanno prestato la loro opera ed il loro tempo, in particolar modo all’avvocato Michele Greco che ci ha seguiti con grande amicizia e competenza fin dall’inizio del nostro lungo e faticoso impegno. E poi un grazie ad Agorà: gruppo fluido, aperto e mai uguale a se stesso, a chi ha partecipato anche solo una volta alle riunioni, a chi ha potuto esserci sempre, a chi ha offerto un bicchiere di vino e chi un sorriso, ai bambini di Monticello ai loro striscioni, ai loro disegni, al borgo naturalistico di Salaiola e ai suoi sodali abitanti. Grazie a tutti coloro che hanno donato per il bene comune, semplici persone dal cuore grande, dal forte senso di appartenenza alla terra, dalle radici profonde, dalle ali grandi. La gioia che proviamo è incontenibile. Sono stati anni di alti e bassi: sembrava che il gigante ci avrebbe schiacciati da un momento all’altro, poi rialzavamo sempre la testa. Anni di raccolta fondi per le spese legali, di feste, di assemblee, di osservazioni inviate alla Regione, di riunioni, di scoramento e di coraggio. Ci ha mosso sempre la convinzione che ciò che si ama si difende, si tutela, non si lascia che lo si violenti, lo si abbraccia. Ecco ci piace pensare che tutti noi in questi anni ci siamo presi per mano e abbiamo circondato la nostra montagna, amata. Abbiamo salvato il campo di Alberto, la Riserva di Poggio all’Olmo, le piccole realtà turistiche e produttive e tanti che le promuovono con un grande spirito di solidarietà, abbiamo salvato il nostro piccolo mondo. Questo ci dà la forza per continuare a batterci contro gli altri tentativi di scempio, in primis quello della centrale geotermica pilota di Montenero. Una collettività che si mobilita, appoggiata e affiancata dalle Amministrazioni locali, può vincere. E ora dopo gioia e grazie vi raccontiamo come è andata, in un modo semplice e comprensibile a tutti: è il senso civico delle persone ad aver vinto una partita, su vari livelli amministrativi e che coinvolgeva molte amministrazioni ad altissimo livello, in primo luogo contro l’arroganza di chi sostiene che le cose debbano esser fatte sulla base di una volontà non riconosciuta dalle leggi che governano il territorio ed il bene comune. E’ questo senso civico, sostenuto dalla passione, che ha trovato riscontro dalla stessa Presidenza del Consiglio quando fa riferimento, nei suoi due pareri negativi alla prosecuzione del procedimento regionale, “al progetto nel suo complesso ed alla necessità di minimizzare i rischi di perdita di valore paesaggistico, anche in relazione ad una futura centrale di produzione di energia elettrica” cosa sostenuta sin dall’inizio di questa sfida da chiunque avesse un può di buonsenso e decenza. Resta dunque un grande risultato, sia per ciò che il nostro territorio ha ottenuto, sia per come lo abbiamo ottenuto, un laboratorio civile che può essere un esempio per tutti.

Agorà CittadinanzAttiva. Monticello Amiata


leggilo su:

Il Giunco.net (1)

Il Giunco.net (2)

La Nazione:

 

 

 

 

 

 

Il Tirreno:

Geotermia inquinante e speculativa: Rossi, ma di quale raddoppio vai cianciando?

Basta incentivi alle false rinnovabili, i cambiamenti climatici si combattono chiudendo le centrali e non reintroducendo gli incentivi.

 

 

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”, è un aforisma attribuito erroneamente a volte a Goethe e a volte a Goebbels, ma che sicuramente ben rappresenta le continue uscite del governatore della Toscana Rossi in materia di centrali geotermoelettriche.
In particolare riferito al rispetto della salute e alla sostenibilità ambientale di dette centrali; Rossi lo ripete ad ogni occasione, in dichiarazioni e interviste sul tema.

Da ultime le dichiarazioni del 13 dicembre scorso al Mandela Forum, durante il 23esimo Meeting dei diritti umani, dove il Rossi riassume la sua visione della geotermia, partendo dall’assioma che “la geotermia è la fonte energetica rinnovabile…” e che si è “…passati alla coltivazione del bacino, in modo da rendere sostenibile nel tempo la produzione di energia, fino a giungere alla legge 7 del 2019 approvata dalla Regione che impone ulteriori innovazioni di carattere ambientale…”.
Che la geotermia non sia rinnovabile e compatibile con salute e ambiente, ormai da anni è stato certificato, non dai comitati, ma in studi e relazioni anche della stessa regione. Gran parte di questa documentazione è anche reperibile sul nostro sito.

Ma stavolta Rossi si spinge oltre, dichiarando che “la geotermia è un’energia alternativa soprattutto se si catturano le emissioni di CO2 come stiamo facendo…”, peccato che le centrali geotermoelettriche amiatine “dal punto di vista dell’ACP [potenziale di acidificazione], l’impatto… …è in media 2,2 volte maggiore dell’impatto di una centrale a carbone” (Basosi).
Inoltre le centrali geotermoelettriche toscane, nonostante i filtri Amis, hanno emesso nel 2018: 2.961.119 tonnellate di CO2 , 8.181 tonnellate di Acido solfidrico,12.150 Kg di Anidride Solforosa, 7.510 tonnellate di Ammoniaca, 244 Kg di Arsenico, 250 Kg di Antimonio, 2.271 Kg di Mercurio, 43.348 tonnellate di Metano, circa 303 tonnellate di Monossido di Carbonio (dati calcolati utilizzando le emissioni per ogni MWh geotermoelettrico dallo studio “Data analysis of atmospheric emission from geothermal power plants in Italy” pubblicato nell’agosto 2019 da Ferrara, Basosi, Parisi).
Di queste, le centrali del Monte Amiata, sempre nonostante i filtri Amis, hanno emesso nel 2018: 517.000 tonnellate di CO2, 12.282 tonnellate di metano, 314 tonnellate di Acido solfidrico, 563 tonnellate di Ammoniaca, 68 Kg di Arsenico, 154 Kg di Mercurio (dati ricavati dai controlli eseguiti da ARPAT). E comunque, le ipotesi di cattura della CO2, prevista dalla nuova legge regionale n. 2/2019, prevederebbero la riduzione di un misero 10% per le eventuali nuove centrali flash.

Tutti dati che il governatore Rossi dovrebbe ben conoscere, ma omette, anche perchè, sulla scia dell’attenzione mondiale sui cambiamenti climatici, si concentra solo sulla CO2 è dichiara, senza temere il ridicolo, “vogliamo sviluppare un piano che consenta di piantumare attorno a Firenze tanti alberi così da consentire di diminuire la CO2 e ripulire aria in modo decisivo…”.
Cioè, ci faccia capire, per risolvere il problema delle emissioni nell’area geotermica di Larderello e del monte Amiata basterà piantare “tanti alberi” a Firenze?!

Senza contare che proprio l’Amiata negli ultimi anni è sotto attacco di tagli dissennati del bosco da parte di soggetti sicuramente autorizzati dagli enti locali, che ha scatenato proteste di cittadini e associazioni.

Sorvoliamo, in questa sede, sul problema salute, con indici di mortalità e patologie maggiori della media rilevate dall’Ars che però continua a “studiare il caso”, magari sperando di trovare che “tutto va bene”, ma incappando invece in altri guai, vedi l’anomala presenza di Tallio nelle analisi del recente studio InVetta…

Fin qui le dichiarazioni di Rossi potrebbero essere archiviate, con un sorriso, come “cose già dette e ridette”, ma il nostro governatore sfodera l’asso nella manica e dichiara che “…quindi la geotermia può passare dal 30 al 60%, compresa la bassa e la media entalpia…”.

Quindi, senza scontentare Enel con le sue centrali a emissioni libere in atmosfera, vorrebbe incentivare anche le nuove centrali binarie ed arrivare, allegramente, al RADDOPPIO delle centrali, tema tanto caro al suo ex compagno di partito Renzi che già nel 2016 si lanciò in dichiarazioni altrettanto avventate, dichiarazioni che non gli hanno poi portato politicamente fortuna; se Rossi vuole sfidare la sorte e le popolazioni toscane che subiscono la geotermia, faccia pure, chissà che non ottenga risultati altrettanti brillanti dell’ex presidente del consiglio…

Come sono poi compatibili le esternazioni di Rossi con quelle di Marras, capogruppo Pd in Regione, che negli stessi giorni dichiara “Sono contrario alla realizzazione della centrale geotermica prevista dal progetto Montenero. Lo sono sempre stato e oggi ribadisco la mia posizione presentando un atto che esprime un indirizzo chiaro…” e che “…i benefici che potrebbe portare una centrale geotermia a media entalpia sono nettamente inferiori ai danni che provocherebbe al sistema economico dell’area.”.
Senza contare che anche il FAI pochi giorni dopo si è espresso contro un’altra centrale, il progetto Le Cascinelle in Val di Paglia.

I cittadini sono ormai stufi di pagare sulla loro pelle e sui loro territori gli scempi della geotermia elettrica e ribadiscono che non devono mai più introdursi gli incentivi dello Stato (pagati nelle bollette elettriche dai cittadini) ad attività inquinanti e speculative.

Rete nazionale NoGESI

Vittoria contro l’inceneritore di Scarlino. Una lezione per tutti

La vicenda dell’inquinante inceneritore di Scarlino dimostrano che la lotta continua e testarda di tanti cittadini e del Forum Ambientalista di Grosseto, nonostante gli interessi economici e politici, alla fine vince.
Una lezione per tutti i cittadini e i comitati che si battono per la difesa dei territori e della salute, ignorati, derisi, denunciati, additati come egoisti.  
DIFENDERE SALUTE E NATURA SI PUO’ E SI DEVE!

Riportiamo il comunicato del Forum Abientalista:

La Sentenza n. 980/2019 pubblicata dal Tribunale di Grosseto il 11/12/2019 in nome del popolo Italiano conferma quanto abbiamo documentato da tempo: l’impianto di incenerimento di Scarlino ha funzionato fuori norma dal 2005 con i forni privi delle dimensioni imposte dalla legge per l’abbattimento delle micidiali diossine, disperse nel territorio della piana.

Secondo la suddetta Sentenza le concrete modalità di costruzione e di esercizio dell’impianto ha comportato la violazione del diritto alla salute invocato dalla popolazione che ha promosso la causa. Pertanto il fatto che, al momento, l’impianto sia stato privato delle autorizzazioni amministrative, come deciso dall’ultima Sentenza del Consiglio di Stato del gennaio scorso, e non è funzionante non ha fatto venir meno l’interesse ad ottenere una pronuncia del Tribunale che ne inibisca il funzionamento, come invece l’avvocato Antichi della Scarlino Energia ha cercato di cancellare.

Infatti, il collegio peritale, composto da tre ingegneri, di cui due professori universitari, e da un dirigente sanitario, ha dedotto che i tre volumi di postcombustione dell’impianto di Scarlino sono da abbattere o da raddoppiare, così come già scritto dal più prestigioso Istituto pubblico di ricerca italiano, il CNR- Istituto di Ricerca sulle Combustioni di Napoli, non garantendo nello stato attuale il criterio di omogeneità e permanenza dei fumi a temperature tali da abbattere le diossine, compromettendo il pieno rispetto del comma 3 dell’art. 237 octies del Dlg 152/2006.
Questo stesso contenuto e critica è stato l’oggetto di Osservazioni dettagliate presentate invano alla Regione Toscana in relazione alle procedure VIA/AIA del 2015 e 2018, sia dall’ing.Enzo Annino, sia dall’ing.Paolo Rabitti e sia dal Forum Ambientalista.

La Regione Toscana ha finora fatto finta di non capire quali siano le norme violate, le reali dimensioni dei forni e di non sapere quali siano le condizioni di inquinamento della Piana, affidandosi a verifiche inattendibili dei dirigenti ARPAT, e attivando agli stessi impianti la sesta procedura autorizzativa, dopo che le cinque precedenti autorizzazioni sono state annullate da Sentenze della Giustizia Amministrativa. Ma la Regione non potrà portare a compimento il suo disegno nell’illegalità.

Infatti nella Sentenza di ieri si riporta anche il parere sanitario espresso dai consulenti del Magistrato i quali ritengono che vi siano fondati elementi per considerare la ripresa dell’attività di incenerimento della Scarlino Energia, nella sua attuale configurazione impiantistica e gestionale, insostenibile da un punto di vista ambientale e/o sanitario per il contesto dell’area della piana di Scarlino”.

Roberto Barocci per il Forum Ambientalista Grosseto

San Quirico d’Orcia, 14 dicembre 2019. CONVEGNO SUL PROGETTO GEOTERMICO LE CASCINELLE

Convegno PROGETTO GEOTERMICO LE CASCINELLE – ASPETTI VALUTATIVI E PROPOSITIVI DEL TERRITORIO VAL D’ORCIA
San Quirico d’Orcia, 14 dicembre 2019
Palazzo Chigi, sala Alessandro Magno sabato 

Scarica il documento di valutazione

Programma

ore 9.30 saluto ai partecipanti da parte del Coordinamento Ecosistema Val d’Orcia
ore 10.00 Il progetto della Centrale geotermica Le Cascinelle in loc. Voltole CARLO BALDUCCI
ore 10.20 Paesaggio culturale UNESCO, Val di Paglia e Via Francigena: una mappa sul contesto e sui confini LEONARDO PORCELLONI
ore 10.40 Tra le valli dell’Orcia e del Paglia: archeologia dei paesaggi e archeologia pubblica FRANCO CAMBI
ore 11.00 La tutela dei paesaggi dei siti UNESCO ILARIA BORLETTI BUITONI
ore 11.20 Paesaggi fisici e paesaggi politici fra Amiata e Val d’Orcia UGO SANI
ore 11.40 Ambiente, paesaggio, benessere: l’Italia da progettare e da promuovere BENEDETTA ORIGO
ore 12.00 Geotermia al massimo rischio in Italia: trivelle tra vulcani e faglie attive GIUSEPPE MASTROLORENZO
ore 12.20 Impatti sull’acquifero geotermale e tecnologie alternative effettivamente sostenibili ANDREA BORGIA
ore 12.40 dibattito

ore 15.00 la prima parte del pomeriggio sarà dedicata agli interventi di associazioni, imprenditori, categorie e cittadini.
Per le associazioni hanno preannunciato la loro presenza i presidenti di ITALIA NOSTRA, CLUB UNESCO, LEGAMBIENTE TOSCANA, RETE DEI COMITATI PER LA DIFESA DEL TERRITORIO, RETE NAZIONALE NOGESI, LEGAMBIENTE TERRA E PACE, COMITATO SALVAGUARDIA AMBIENTE MONTE AMIATA, SOS GEOTERMIA, NO GEOTERMIA IN TOSCANA, oltre alle associazioni facenti parte del coordinamento PYRAMID e OPERA VAL D’ORCIA
ore 16.30 dibattito
ore 17.15 conclusioni

The Times, 26 novembre 2019. Art attack contro le centrali!

Sul prestigioso quotidiano inglese The Times è apparso questo articolo che riproduciamo e riportiamo tradotto.
Visibile anche qui

 

 

UNA LOTTA A COLPI DI ARTE
UNA SCULTRICE HA INTAGLIATO UN VOLTO IN UNA PIETRA DI GRANDI DIMENSIONI PER PROTESTARE CONTRO UNA CENTRALE GEOTERMOELETTRICA IN TOSCANA
Una scultrice affronta il problema dell’inquinamento
di Tom Kington

La scultrice Emily Young

L’opera più recente di una scultrice britannica è un volto scolpito in pietra nelle colline toscane come forma di protesta contro la costruzione di una centrale geotermoelettrica.
Emily Young, che è stata definita la più grande scultrice in pietra vivente della Gran Bretagna, sta scolpendo il volto di una divinità etrusca in una gigantesca pietra affiorata dall’incontaminato fiume Zancona in prossimità di Castel del Piano. “La scultura è l’espressione della profonda preoccupazione e della rabbia dell’amministrazione locale e degli abitanti della zona”, ha dichiarato la sessantottenne Young, aggiungendo: “Un paradiso come questo merita un intervento di tutela urgente perché è patrimonio dell’umanità”.
Young ha già collaborato con i pescatori nella lotta contro la pesca a strascico, un tipo di pesca illegale, in prossimità delle coste toscane facendo collocare sul fondale marino grosse teste in pietra da lei scolpite che fanno impigliare le reti che devastano la vegetazione che serve da nutrimento ai pesci.

L’opera in corso di realizzazione in Amiata

Adesso ha nel mirino le centrali geotermoelettriche del Monte Amiata, il cui numero è in aumento, che estraggono vapore termico da 3000 metri di profondità per alimentare impianti di generazione elettrica. Gli attivisti locali denunciano la presenza di metalli pesanti come il mercurio nelle emissioni delle centrali, con conseguente aumento dei casi di tumore mentre la falda freatica si abbassa e le acque del fiume vengono utilizzate a scopo di raffreddamento.
Young sta scolpendo il volto di Cautha, la divinità dell’alba adorata dagli Etruschi che popolavano questo territorio prima dell’arrivo dei Romani e che consideravano sacro il Monte Amiata. “La lavorazione della pietra viva sta a simboleggiare il desiderio degli abitanti della zona di difendere le acque del fiume da interventi di estrazione su larga scala”, ha dichiarato la scultrice aggiungendo: “È un piccolo gesto ma è una forma di opposizione poetica alla scellerata distruzione dell’ambiente”.
Una campagna contro le centrali geotermoelettriche è già stata lanciata da cittadini britannici che vivono nella zona, tra cui Charlotte Horton che gestisce una struttura ricettiva all’interno di un castello locale che risale all’anno 1000. Horton ha dichiarato: “Quello che sta facendo Emily Young è molto importante per attirare l’attenzione su queste centrali che emettono la stessa quantità di anidride carbonica di una centrale a carbone”.
Young dice di non sapere se sia legale in Toscana trasformare una pietra in un volto ma Elena Basile, residente italiana della zona, produttrice di vino e di olio, che appoggia l’iniziativa di Young, sostiene che non è assolutamente un problema: “Il fiume scorre vicino a casa mia e l’opera di Emily si trova sul mio terreno, dove posso fare quello che mi pare”.

L’articolo originale

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Abbadia S.S. 7 dicembre 2019. ASSEMBLEA PUBBLICA contro il progetto Le Cascinelle e non solo

Abbadia San salvatore, Sabato 7 dicembre 2019 alle ore 15,30 presso la Sala Polivalente Centro Giovani Abbadia San Salvatore – Via Mentana, 16

Scarica il volantino

ASSEMBLEA PUBBLICA
CONOSCERE PER DECIDERE DIFENDIAMO LA NOSTRA TERRA E LE SUE RISORSE

Sul progetto della nuova centrale che il Comune di Abbadia San Salvatore e la Regione Toscana intendono realizzare in Val di Paglia, Località Voltole, e sui temi della Geotermia in Amiata

ore 15.30 – Relazioni:
– Ing. Carlo Balducci –  Illustrazione del progetto “Le Cascinelle” e delle tematiche ambientali della geotermia in Amiata

– Dott. Giuseppe Mastrolorenzo Vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano – Prelievo e riniezione dei Fluidi Geotermici, i rischi di sismicità indotta e innescata.

– Dott. Andrea Borgia Geologo – Le centrali geotermoelettriche in Amiata: le problematiche ambientali, i rischi al bacino idrico potabile e idro termale e all’assetto idro-geologico del territorio.

ore 17.00 – Dibattito – Sono invitati a partecipare tutti i Cittadini, gli Amministratori, i Partiti Politici, le Organizzazioni Sindacali e di Categoria e le Associazioni.

Un diverso futuro che valorizzi il grande patrimonio ambientale e culturale del nostro territorio è possibile, diversamente dalla scelta che la regione Toscana intende compiere con la realizzazione di un “Polo geotermico” in Amiata con decine di centrali.

PARTECIPATE

Rete Nazionale NoGESI SOS GEOTERMIA AMIATA COMITATO AMBIENTE SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO

29 NOVEMBRE 2019: SCIOPERO GLOBALE PER IL CLIMA! …Ci riguarda!

Pubblichiamo la lettera inviata da parte della RETE NAZIONALE NOGESI (No alla geotermia elettrica) al MOVIMENTO FRIDAYS FOR FUTURE in occasione della sciopero globale per il clima del 29 novembre 2019

 

 

Carissimi di Fridays For Future- Italia,

Abbiamo letto con molta attenzione il vostro Report finale della 2a Assemblea Nazionale di Fridays for Future Italia che si è svolta a Napoli il 5 e 6 ottobre 2019 tratto dal Granello di Sabbia n. 41 di Settembre – Ottobre 2019. “La società che vogliamo “.

Ci troviamo molto d’accordo, in particolare quando dite che “Vogliamo la decarbonizzazione totale entro il 2025 passando alla produzione energetica totalmente rinnovabile e organizzata democraticamente con le realtà territoriali” e quando dite che “Ci dichiariamo contrari a ogni grande opera inutile e dannosa, intesa come infrastruttura, industria e progetto che devasta ambientalmente, economicamente e politicamente i territori senza coinvolgere gli abitanti nella propria autodeterminazione.”

La Rete Nazionale NOGESI (“No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante”) raggruppa dal 2013 a livello nazionale i comitati di cittadini ed associazioni ambientaliste contrari alla politica seguita dai vari governi sulla geotermia.

Come è noto, secondo l’ISPRA nel 2019 sono cresciute ancora le emissioni di gas serra (del 4,4%), mentre diminuisce il PIL dello 0,1 % e ciò è dovuto a un maggior uso di combustibili per la produzione di energia e, allo stesso tempo, di un decremento delle rinnovabili. Un disaccoppiamento “al contrario” rispetto ai principi che ispirano lo sviluppo sostenibile; quello stesso che il premier Giuseppe Conte – come ha detto nel suo discorso sulla fiducia del nuovo governo – vorrebbe facesse parte della nostra Costituzione.

Usare quindi la geotermia come fonte di produzione elettrica aumenta le emissioni di gas serra, per lo meno utilizzando le note tecnologie “Flash” e “Binarie”, cioè le tecnologie più vantaggiose per le aziende.

Infatti:
-La geotermia non è una fonte rinnovabile. Perché gli impianti geotermici perdono la loro capacità produttiva del 7-8% nei primi due anni e del 70% in 10 anni; man mano che i pozzi si esauriscono è necessario fare altri pozzi, sempre a profondità maggiori. In Toscana per le 34 centrali geotermiche sono stati scavati oltre 1000 pozzi, i primi a 200 metri di profondità e poi man mano fino a 5000 metri. La geotermia non è rinnovabile, perché nel tempo quanto consumato non si ripristina.
-La geotermia non è ecosostenibile e nuoce alla salute. Perché gli impianti utilizzanti la “tecnologia flash” (Amiata) emettono CO2, metano, mercurio, arsenico, boro, acido solfidrico, tallio, sostanze climalteranti che incidono sulla salute pubblica (malattie cardiovascolari, neurologiche, respiratorie, malformazioni, tumori). In Amiata il tasso di incidenza per i tumori nei maschi è il 13% in più rispetto alle zone limitrofe. Molti impianti hanno bisogno di filtri (AMIS) per il mercurio ed l’acido solfidrico (puzzo di uova marce), ma i filtri non risolvono il problema dell’inquinamento tanto che l’inquinamento da mercurio-provocato in Amiata dalle centrali geotermiche, via fiumi Paglia e Tevere, sta ormai invadendo il Centro Italia. Per non parlare del consumo delle falde acquifere, della subsidenza, delle scosse di terremoti indotti. Le aree dove impera la geotermia sono le aree più povere della popolazione (aree di crisi). Ed i binari salutati come il “toccasana” (in 10 anni non è stato autorizzato alcuno!) come Castel Giorgio e Poggio Montone (Piancastagnaio)non riescono a rimettere nelle formazioni di provenienza i gas incondensabili perché nel Centro Italia tali gas sono dell’ordine del 10% e non come nel resto di Europa dell’1%, oltre al fatto che tali impianti sono rumorosi, soggetti a terremoti, ecc.

Perché si vogliono fare? Perché vengono dati alle imprese grossi incentivi nonostante che la geotermia elettrica non è una fonte rinnovabile, né ecosostenibile. Finché intorno alla geotermia ruoteranno enormi interessi legati agli incentivi statali, nonostante le crepe mostrate, si continuerà imperterriti a sfruttare e devastare i territori.

Per cui crediamo necessaria una seria e profonda riflessione sull’energia geotermica in Italia e se non sia il caso di indirizzare gli incentivi al settore delle pompe di calore (come recita la Risoluzione Parlamentare del 2015, finora inapplicata, “a favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia ad impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l’importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano”) ed alla ricerca e sviluppo della cosiddetta “geotermia di terza generazione” (come gli scambiatori di pozzo (DBHE) e i generatori termoelettrici (TEG), come stanno facendo paesi all’avanguardia della tecnica come gli USA ed il Giappone, e annullare gli incentivi alle centrali geotermoelettriche ad alta e media entalpia. Più in generale siamo per le sviluppo del fotovoltaico (ma non sui terreni agricoli) e del mini-eolico (perché il grande eolico impatta sul paesaggio).

In ultimo sarebbe auspicabile lavorare per l’introduzione di una legislazione al passo con gli impegni di Parigi nella previsione che negli anni prossimi il settore della finanza dovrà affiancare i settori produttivi negli impegni a ridurre le emissioni. L’accordo di Parigi chiede di “rendere i flussi finanziari consistenti con il percorso di riduzione dei gas serra ed uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici”. La trasparenza e la tracciabilità degli investimenti diventano prerequisiti necessari per il coinvolgimento del settore finanziario. Il primo passo è l’adozione di una legislazione per la trasparenza nella comunicazione dei dati degli investitori pubblici e privati in merito agli investimenti nei settori maggiormente esposti alle responsabilità di cambiamenti climatici.

Rete nazionale NoGESI