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Castagneti amiatini: cronaca di una morte annunciata?

cinipide_sull_amiataProposta per combattere i parassiti del castagno e della montagna.
E’ desolante la primavera amiatina nei castagni come desolanti sono i commenti che, come nelle pestilenze medievali, provano ad esorcizzare il ‘castigo divino’ cercando capri espiatori buoni per ogni evenienza.
Il ‘cinipide del castagno’, così come anche il ‘punteruolo rosso della palma’, sono niente altro che le conseguenze di una economia globalizzata fondata sul profitto di pochi delinquenti sulle spalle delle popolazioni di tutto il mondo; quando per aumentare il guadagno su un prodotto, e stiamo parlando anche di prodotti tipici italiani, si va a comprare a basso costo dall’altra parte del mondo, poi spesso con il prodotto ‘importiamo’ anche qualche sgradito ospite che qui da noi mai s’era visto e non fa parte della nostra catena ecologica.
Dalla famosa zanzara tigre, via via, fino al cinipide del castagno che dal nord italia, dove è comparso, è arrivato da noi; e ci voleva un indovino per sapere che sarebbe arrivato? il ministero competente, la regione, gli enti territoriali come si sono preparati ad accoglierlo? O forse, nel bel Paese delle emergenze, aspettiamo la catastrofe così chiediamo lo ‘stato di calamità’ e ci danno qualche soldino?
Come Sos Geotermia siamo stati tirati in ballo perchè la nostra battaglia per l’Amiata non è solo contro il saccheggio delle centrali Enel, ma, come scritto nel nostro ‘manifesto’ e come andiamo proponendo in ogni occasione, anche per un diverso modello di sviluppo basato sul vero tesoro di questo territorio che sono la sua natura, le bellezze paesaggistiche e storiche, le produzioni agroalimentari d’eccellenza, tra cui, senza dubbio, vi è la castagna.
Anche se fra noi ci sono proprietari di castagneti, non abbiamo la soluzione in tasca per il problema cinipide, però possiamo avanzare delle proposte usando il buon senso con cui abbiamo sempre affrontato i problemi.
Ad oggi, ci dicono, l’unico rimedio che abbia efficacia, anche se sul medio/lungo termine, è il lancio dell’insetto antagonista del cinipide, ma che tale pratica risulti peraltro molto costosa; quindi abbiamo un problema immediato che è quello dell’uso dell’antagonista per fermare l’invasione e un problema di trovare nuove e diverse soluzioni, cioè di ‘ricerca’.
Quindi significa che c’è bisogno di finanziamenti ‘importanti’ per l’acquisto e lancio dell’antagonista e per la ricerca.
Non è ipotizzabile che siano i proprietari dei castagneti, quasi tutti a conduzione familiare, in grado di sostenere tali spese e, soprattutto, non è giusto che loro paghino per colpe di altri.
Siamo peraltro allarmati dai rischi, naturali e non, legati ad un eventuale abbandono dei castagneti che provocherebbe un danno enorme al paesaggio, all’equilibrio floro-faunistico e all’assetto idrogeologico del territorio e potrebbe favorire gli appetiti dei soliti saccheggiatori con l’arrivo di centrali a biomasse, già previste nell’art.3 del recente protocollo firmato tra regione e Enel a seguito della delibera 58 del 29.01.2013, che si ‘mangerebbero’ i boschi. Che qualcuno non aspetti altro?
Si metta quindi all’ordine del giorno una mobilitazione dell’intera montagna, cittadini e amministratori, per pretendere che la Regione ed il Governo stanzino i finanziamenti necessari.
Sosterremo qualsiasi iniziativa che vada in questa direzione ed, anzi, invitiamo sia l’associazione Castagna Amiata IGP che le forze politiche amiatine a promuovere altri incontri/assemblea con la popolazione per discuterne insieme ed avviare una forte campagna in difesa dei castagneti. Noi ci saremo.

AGGIORNAMENTO:
Sciùr padrùn da le bele braghi bianchi, fòra li palanchi!

Come potete leggere nell’articolo del Tirreno del 4 giugno (qui sotto riportato), a detta di Lorenzo Fazzi -Castagna Amiata IGP-, per la copertura integrale del territorio servirebbero 40 mila euro ed ha sollecitato le famiglie che coltivano e curano i castagneti a farsi avanti per pagare tale somma.
Non sappiamo se il Fazzi abbia già richiesto alle istituzioni (locali, provinciali, regionali e nazionali) la coperture di tali spese, ma ci sembra veramente inaccettabile che a fronte di una tale modesta cifra non siano già stati stanziati i fondi e si tenti di far ricadere i costi su chi già dal cinipide ha avuto, e avrà, già molti danni e -ribadiamo- non per sua colpa!
Riconfermiamo la nostra proposta e rilanciamo: non possiamo accettare dalle istituzioni giustificazioni di bilancio quando, ad esempio, comuni e regione ricevono milioni e milioni dall’Enel a cui hanno svenduto la montagna: che li usino almeno per una buona causa!
Si faccia anche un programma per indennizzare i coltivatori che nei prossimi anni vedranno ridotti o annullati i raccolti affinchè non abbandoni i castagneti continuando l’indispensabile opera di cura della montagna e di prevenzione per dissesti idrogeologici che un territorio abbandonato inevitabilmente porta con se.

 

Il Tirreno del 4 giugno 2013

Castagni malati, parte l’appello. Servono 40mila euro per l’insetto che uccide il parassita
«Se tutti si associano, si spenderà meno»

di Fiora Bonelli
CASTEL DEL PIANO Mentre l’Associazione della castagna amiatina Igp sta distribuendo un vademecum per la lotta al cinipide del castagno, e mentre c’è chi piange sotto le fronde raggrinzite, il cinipide, l’insetto cinese che sta distruggendo il bosco castanicolo, sfarfalla. E ormai per quest’anno è andata. Il raccolto in capo a due anni sarà zero. «La portata di questo disastro – spiega Lorenzo Fazzi che da anni si occupa del problema – mette in discussione la stessa sopravvivenza di un ambiente e di una economia, di cui rivedremo qualcosa di positivo entro sette anni. Forse». Cosa devono fare i castanicoltori per fronteggiare la “peste cinese”? Siccome l’unico sistema di lotta disponibile è l’antagonista Torymus, bisogna spalmarlo in tutti i castagneti. I lanci che occorrono per coprire tutto il territorio sono 150 per un importo di spesa previsto di 40mila euro. Una coppia costa all’incirca 400 euro. L’associazione, dunque, invita chi fosse interessato e disposto a frugarsi in tasca a diventare socio dell’associazione (l’iscrizione costa solo 25 euro) e a prenotarsi per ospitare lanci nel suo castagneto. Dopo che il lancio sarà effettuato o subito prima, sarà possibile sapere la quota pro capite dei castanicoltori, che comunque spenderanno di certo meno rispetto a quanto spenderebbero se facessero tutto da soli. Infatti la quota finale da pagare dipenderà dall’importo che verseranno le istituzioni e anche da quanto contribuiranno i commercianti di castagne. «Ci serve un budget di 40mila euro. La parte dei privati dipende dalla cifra che impegneranno gli altri due soggetti, istituzioni e commercianti», spiega Fazzi. Le prenotazioni vanno fatte nella sede dell’associazione della castagna in località Colonia, entro il prossimo ottobre, perché a dicembre saranno acquistate le coppie di Torymus e poi lanciate. È questa, l’ultima chiamata alle armi per i castanicoltori che si vedono scippare da un insetto con gli occhi a mandorla un giro economico di circa 6 milioni di euro perduto per 7 anni e se tutto andrà bene – cioè se l’antagonista sarà comprato in numero di 150 lanci e se attecchirà – i proprietari potranno riparlare di raccolto fra 7-8 anni. Nel frattempo che fare? «Da quel che sappiamo – spiega Fazzi – il cinipide indebolisce tantissimo il castagno, ma non lo secca definitivamente. Dunque il castagneto va aiutato con buone pratiche di concimazione e di potatura; regole e pratiche sono descritte accuratamente nel vademecum distribuito ai soci. Alla questione sta lavorando anche il Cnr e bisogna muoversi tutti, istituzioni e privati». E sebbene questa tragedia dell’Amiata sia un disastro ambientale non discutibile, non è al momento quantificabile. «È per questo – conclude Lorenzo Fazzi – che non abbiamo potuto ancora chiedere la calamità naturale. Proveremo a chiedere dei contributi per chi non abbandona la proprietà, come accade, ad esempio, per altri tipi di coltivazioni. Ce la potremo fare solo tutti insieme».

dal mipaaf. Ecco il progetto Bioinfocast
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali il 10 giugno presenterà al Tavolo di filiera frutta in guscio – sezione castagne –le attività fatte sul territorio nazionale per la lotta biologica al cinipide del castagno. Nell’ambito del progetto “Bioinfocast”, finanziato dal Mipaaf e coordinato dal Cra-Abp (Centro di ricerca per l’agrobiologia e la pedologia di Firenze) è stata condotta la lotta biologica al cinipide orientale del castagno mediante il rilascio, con il metodo propagativo, del parassitoide Torymus sinensis, allevato nei laboratori del Disafa dell’università i di Torino. Le tre associazioni (associazione nazionale Città del Castagno, Centro di studio e documentazione sul castagno e Castanea) hanno curato l’organizzazione, il prelievo e la distribuzione degli adulti di Torymus ai servizi fitosanitari delle 17 regioni coinvolte nel progetto, che hanno individuato i punti di lancio. Effettuati 500 lanci per un totale di 82.500 adulti di Torymus. (f.b.)

Il Tirreno del 1 giugno 2013

«Contro il cinipide c’è solo la via bio»
Salvadori (Regione): «Siamo consapevoli che servono 2 anni ma i trattamenti chimici sono fuori discussione»
CASTEL DEL PIANO «Per risolvere il problema del cinipide la Regione Toscana ha intrapreso la via maestra, quella della lotta biologica, l’unica che può garantire risposte definitive e ecologicamente compatibili». Lo dichiara l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori dopo l’uscita sulla stampa locale di denunce sulla grave situazione in cui si trovano i castagni sull’Amiata a causa dell’attacco del cinipide. «Siamo perfettamente consapevoli dei danni prodotti da questo parassita – continua Salvadori – così come sappiamo che probabilmente la decrescita del problema sarà evidente solo nei prossimi due o tre anni. Ma altrettanto siamo consapevoli del fatto che per contenere l’infestazione e ristabilire un equilibrio biologico così alterato non esistono tempi brevi né scorciatoie». L’assessore cita l’esempio della provincia di Viterbo dove, per la lotta al cinipide, in un primo tempo sono stati fatti trattamenti chimici risultati inefficaci e altamente impattanti per l’ecosistema castagno. Solo dopo si è fatto retromarcia a favore di programmi di lotta biologica come quelli adottati in Toscana. La Regione ha sviluppato attività e sinergie nella lotta al cinipide, potenziando il monitoraggio del territorio e coinvolgendo tutti i soggetti istituzionali che operano nel settore foreste. In questi giorni e per tutto il mese di giugno saranno effettuati controlli sui luoghi di lancio da parte del Servizio fitosanitario Regionale al fine di verificare l’avvenuta acclimatazione dell’insetto utile. Già dal 2008, anno di prima segnalazione del cinipide in Toscana, l’attività di monitoraggio e di raccolta delle segnalazioni da parte dei castanicoltori è stata affiancata da un’accurata campagna d’informazione con materiale illustrativo e incontri tecnici nei principali comprensori castanicoli della regione. Nel 2009 è stato avviato unconfronto con altre amministrazioni regionali e con il mondo della ricerca per definire le strategie più efficaci per contenere la diffusione del cinipide e, possibilmente, limitare i danni alla produzione. Lo strumento scelto (la lotta biologica) è risultato l’unico praticabile in quanto attuabile su tutto il territorio senza influire sulle caratteristiche qualitative delle produzioni. Nasce proprio nel 2009 il programma regionale d’introduzione del Torymus sinensis, antagonista naturale del cinipide del castagno. Nel triennio 2010-2012 sono stati fatti in totale 94 rilasci, mentre nel 2013 ne sono stati garantiti 119, a totale carico pubblico (Regione e Ministero dell’agricoltura). Recenti studi effettuati dalle istituzioni scientifiche hanno individuato un gruppo di antagonisti naturali già presenti in Toscana che stanno affiancando l’insetto utile Torymus sinensis nel contenimento del cinipide. La Regione è interessata ai numerosi studi in corso finalizzati a mantenere la vitalità dei castagni. Positivi sono stati i risultati di prove di concimazione organica che hanno stimolato la ripresa vegetativa e il mantenimento della produzione.

la proposta di sos geotermia
Una mobilitazione generale perché paghino Stato e Regione
«Il cinipide del castagno, così come anche il punteruolo rosso della palma, sono niente altro che le conseguenze di una economia globalizzata fondata sul profitto di pochi delinquenti sulle spalle delle popolazioni di tutto il mondo; quando per aumentare il guadagno su un prodotto, e stiamo parlando anche di prodotti tipici italiani, si va a comprare a basso costo dall’altra parte del mondo, poi spesso con il prodotto importiamo anche qualche sgradito ospite che qui da noi mai s’era visto». Così Sos Geotermia spiega la comparsa del parassita in Amiata. E propone una soluzione. «La nostra battaglia per l’Amiata non è solo contro il saccheggio delle centrali Enel, ma anche per un diverso modello di sviluppo basato sul vero tesoro di questo territorio che sono la sua natura, le bellezze paesaggistiche e storiche, le produzioni agroalimentari d’eccellenza». Il lancio dell’insetto antagonista è costoso; servono finanziamenti importanti che i proprietari dei castagneti non sono in grado di sostenere. Per Sos Geotermia bisogna «pretendere che la Regione e il Governo stanzino i finanziamenti necessari» con una mobilitazione generale.

Corriere di Maremma del 29 maggio 2013

Sos Geotermia: finanziamenti per combattere il cinipide
CASTEL DEL PIANO. Sos Geotermia interviene sulle problematiche inerenti i danni provocati dai parassiti del castagno. “Il ‘cinipide del castagno’, così come anche il ‘punteruolo rosso della palma’, sono niente altro che le conseguenze di una economia globalizzata fondata sul profitto di pochi delinquenti sulle spalle delle popolazioni di tutto il mondo; quando per aumentare il guadagno su un prodotto si va a comprare a basso costo dall’altra parte delmondo, poi spesso con il prodotto ‘importiamo’ anche qualche sgradito ospite che non fa parte della nostra catena ecologica. Come Sos Geotermia siamo stati tirati in ballo perchè la nostra battaglia per l’Amiata non è solo contro il saccheggio delle centrali Enel, ma, come scritto nel nostro ‘manifesto’, anche per un diverso modello di sviluppo basato sulla natura, le bellezze paesaggistiche e storiche, le produzioni agroalimentari d’eccellenza, tra cui, senzadubbio, vi è la castagna. Anche se fra noi ci sono proprietari di castagneti, non abbiamo la soluzione in tasca per il problema cinipide, però possiamo avanzare delle proposte usando il buon senso”. Prosegue SosGeotermia: “Ad oggi, ci dicono, l’unico rimedio che abbia efficacia, anche se sul medio/lungo termine, è il lancio dell’ insetto antagonista del cinipide, ma che tale pratica è molto costosa; significa che c’è bisogno di finanziamenti ‘importanti’ per l’acquisto e lancio dell’antagonista e per la ricerca. Non è ipotizzabile che siano i proprietari dei castagneti, quasi tutti a conduzione familiare, in grado di sostenere tali spese e, soprattutto, non è giusto che loro paghino per colpe di altri. Siamo peraltro allarmati dai rischi, naturali e non, legati ad un eventuale abbandono dei castagneti che provocherebbe un danno enorme al paesaggio, all’equilibrio floro-faunistico e all’assetto idrogeologico del territorio. Si metta dunque all’ordine del giorno una mobilitazione dell’intera montagna, cittadini e amministratori, per pretendere che la Regione ed il Governo stanzino i finanziamenti necessari. Sosterremo qualsiasi iniziativa che vada in questa direzione ed, anzi, invitiamo sia l’associazione Castagna Amiata Igp che le forze politiche amiatine a promuovere una forte campagna in difesa dei castagneti”.

La Nazione del 29 maggio 2013

Il comitato chiede contributi per la lotta al cinipide
AMIATA. IN CAMPO non solo per il territorio: adesso il comitato Sos Geotermia si occupa anche dei castagneti amiatini e della lotta al cinipide del castagno: «Proponiamo dicono un diverso modello di sviluppo basato sulla tutela della natura, delle bellezze paesaggistiche e storiche, delle produzioni agroalimentari d’eccellenza, tra cui la castagna». Sos geotermia avanza una proposta: «Non abbiamo la soluzione in tasca per il problema cinipide, però possiamo avanzare delle proposte. Pare che l’unico rimedio sia ad oggi il lancio dell’insetto antagonista, ma che tale pratica risulti molto costosa. C’è bisogno di finanziamenti per l’acquisto e il lancio dell’antagonista e per la ricerca. Non è ipotizzabile aggiungono che siano i proprietari dei castagneti, quasi tutti a conduzione familiare, a sostenere tali spese. Si metta all’ordine del giorno una mobilitazione dell’intera montagna per chiedere che la Regione e il Governo stanzino i finanziamenti necessari».

Il Cittadino online del 29 maggio 2013

Geotermia: castagneti amiatini a rischio
Il Comitato Sos Geotermia denuncia il pericolo
di Fabrizio Pinzuti
AMIATA. SOS Geotermia – Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata – ha nel suo programma anche l’impegno per un diverso modello di sviluppo basato sul territorio, la natura, le bellezze paesaggistiche e storiche, le produzioni agroalimentari d’eccellenza. Tra queste anche la castagna che ha avuto il riconoscimento dell’IGP. E proprio sulla lotta – e sulle sue implicazioni amministrativo-politiche, sociali, economiche, oltre che biologiche – a un parassita che mette in pericolo la produzione del pregiato frutto, si incentra l’attenzione di Sos Geotermia, che esprime le sue preoccupazioni e proposte in un comunicato stampa dal titolo emblematico: “Castagneti amiatini: cronaca di una morte annunciata?”.
Eccone in sintesi il testo: “E’ desolante la primavera amiatina nei castagni come desolanti sono i commenti che, come nelle pestilenze medievali, provano ad esorcizzare il ‘castigo divino’ cercando capri espiatori buoni per ogni evenienza. Il ‘cinipide del castagno’, così come anche il ‘punteruolo rosso della palma’, sono niente altro che le conseguenze di una economia globalizzata fondata sul profitto di pochi delinquenti sulle spalle delle popolazioni di tutto il mondo; quando per aumentare il guadagno su un prodotto, e stiamo parlando anche di prodotti tipici italiani, si va a comprare a basso costo dall’altra parte del mondo, poi spesso con il prodotto ‘importiamo’ anche qualche sgradito ospite che qui da noi mai s’era visto e non fa parte della nostra catena ecologica. Dalla famosa zanzara tigre, (dalla varroa, parassita delle api ndr) via via, fino al cinipide del castagno che dal nord Italia, dove è comparso, è arrivato da noi; e ci voleva un indovino per sapere che sarebbe arrivato? Il ministero competente, la regione, gli enti territoriali come si sono preparati ad accoglierlo? O forse, nel bel Paese delle emergenze, aspettiamo la catastrofe così chiediamo lo ‘stato di calamità’ e ci danno qualche soldino? Come Sos Geotermia siamo stati tirati in ballo perché la nostra battaglia per l’Amiata non è solo contro il saccheggio delle centrali Enel, ma, come scritto nel nostro ‘manifesto’ e come andiamo proponendo in ogni occasione, anche per un diverso modello di sviluppo basato sul vero tesoro di questo territorio che sono la sua natura, le bellezze paesaggistiche e storiche, le produzioni agroalimentari d’eccellenza, tra cui, senza dubbio, vi è la castagna. Anche se fra noi ci sono proprietari di castagneti, non abbiamo la soluzione in tasca per il problema cinipide, però possiamo avanzare delle proposte usando il buon senso con cui abbiamo sempre affrontato i problemi. Ad oggi, ci dicono, l’unico rimedio che abbia efficacia, anche se sul medio/lungo termine, è il lancio dell’insetto antagonista del cinipide, ma che tale pratica risulti peraltro molto costosa; quindi abbiamo un problema immediato che è quello dell’uso dell’antagonista per fermare l’invasione e un problema di trovare nuove e diverse soluzioni, cioè di ‘ricerca’. Quindi significa che c’è bisogno di finanziamenti ‘importanti’ per l’acquisto e lancio dell’antagonista e per la ricerca. Non è ipotizzabile che siano i proprietari dei castagneti, quasi tutti a conduzione familiare, in grado di sostenere tali spese e, soprattutto, non è giusto che loro paghino per colpe di altri. Siamo peraltro allarmati dai rischi, naturali e non, legati ad un eventuale abbandono dei castagneti che provocherebbe un danno enorme al paesaggio, all’equilibrio floro-faunistico e all’assetto idrogeologico del territorio e potrebbe favorire gli appetiti dei soliti saccheggiatori con l’arrivo di centrali a biomasse, già previste nell’art.3 del recente protocollo firmato tra regione e Enel a seguito della delibera 58 del 29.01.2013, che si ‘mangerebbero’ i boschi. Che qualcuno non aspetti altro? Si metta quindi all’ordine del giorno una mobilitazione dell’intera montagna, cittadini e amministratori, per pretendere che la Regione ed il Governo stanzino i finanziamenti necessari. Sosterremo qualsiasi iniziativa che vada in questa direzione ed, anzi, invitiamo sia l’associazione Castagna Amiata IGP che le forze politiche amiatine a promuovere altri incontri/assemblea con la popolazione per discuterne insieme ed avviare una forte campagna in difesa dei castagneti. Noi ci saremo”.

GoNews del 28 maggio 2013

Sos Geotermia: “Castagneti amiatini: cronaca di una morte annunciata?”
Una proposta per combattere i parassiti del castagno e della montagna
SOS Geotermia – Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata – ha inviato questo comunicato stampa sui castagneti amiatini.
E’ desolante la primavera amiatina nei castagni come desolanti sono i commenti che, come nelle pestilenze medievali, provano ad esorcizzare il ‘castigo divino’ cercando capri espiatori buoni per ogni evenienza.
Il ‘cinipide del castagno’, così come anche il ‘punteruolo rosso della palma’, sono niente altro che le conseguenze di una economia globalizzata fondata sul profitto di pochi delinquenti sulle spalle delle popolazioni di tutto il mondo; quando per aumentare il guadagno su un prodotto, e stiamo parlando anche di prodotti tipici italiani, si va a comprare a basso costo dall’altra parte del mondo, poi spesso con il prodotto ‘importiamo’ anche qualche sgradito ospite che qui da noi mai s’era visto e non fa parte della nostra catena ecologica.
Dalla famosa zanzara tigre, via via, fino al cinipide del castagno che dal nord italia, dove è comparso, è arrivato da noi; e ci voleva un indovino per sapere che sarebbe arrivato? Il ministero competente, la regione, gli enti territoriali come si sono preparati ad accoglierlo? O forse, nel bel Paese delle emergenze, aspettiamo la catastrofe così chiediamo lo ‘stato di calamità’ e ci danno qualche soldino?
Come Sos Geotermia siamo stati tirati in ballo perchè la nostra battaglia per l’Amiata non è solo contro il saccheggio delle centrali Enel, ma, come scritto nel nostro ‘manifesto’ e come andiamo proponendo in ogni occasione, anche per un diverso modello di sviluppo basato sul vero tesoro di questo territorio che sono la sua natura, le bellezze paesaggistiche e storiche, le produzioni agroalimentari d’eccellenza, tra cui, senza dubbio, vi è la castagna.
Anche se fra noi ci sono proprietari di castagneti, non abbiamo la soluzione in tasca per il problema cinipide, però possiamo avanzare delle proposte usando il buon senso con cui abbiamo sempre affrontato i problemi.
Ad oggi, ci dicono, l’unico rimedio che abbia efficacia, anche se sul medio/lungo termine, è il lancio dell’insetto antagonista del cinipide, ma che tale pratica risulti peraltro molto costosa; quindi abbiamo un problema immediato che è quello dell’uso dell’antagonista per fermare l’invasione e un problema di trovare nuove e diverse soluzioni, cioè di ‘ricerca’.
Quindi significa che c’è bisogno di finanziamenti ‘importanti’ per l’acquisto e lancio dell’antagonista e per la ricerca.
Non è ipotizzabile che siano i proprietari dei castagneti, quasi tutti a conduzione familiare, in grado di sostenere tali spese e, soprattutto, non è giusto che loro paghino per colpe di altri.
Siamo peraltro allarmati dai rischi, naturali e non, legati ad un eventuale abbandono dei castagneti che provocherebbe un danno enorme al paesaggio, all’equilibrio floro-faunistico e all’assetto idrogeologico del territorio e potrebbe favorire gli appetiti dei soliti saccheggiatori con l’arrivo di centrali a biomasse, già previste
nell’art.3 del recente protocollo firmato tra regione e Enel a seguito della delibera 58 del 29.01.2013, che si ‘mangerebbero’ i boschi. Che qualcuno non aspetti altro?
Si metta quindi all’ordine del giorno una mobilitazione dell’intera montagna, cittadini e amministratori, per pretendere che la Regione ed il Governo stanzino i finanziamenti necessari.
Sosterremo qualsiasi iniziativa che vada in questa direzione ed, anzi, invitiamo sia l’associazione Castagna Amiata IGP che le forze politiche amiatine a promuovere altri incontri/assemblea con la popolazione per discuterne insieme ed avviare una forte campagna in difesa dei castagneti. Noi ci saremo.
Fonte: SOS Geotermia – Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata