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Rifiuti nucleari: ci mancava questa, Maremma impestata!

Il 5 gennaio scorso, dopo 5 anni di silenzio assoluto sulla materia, con il benestare del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente, gli italiani hanno potuto vedere la mappa, elaborata dalla Sogin, (www.depositonazionale.it) chiamata Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) con tutta la documentazione per la realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.
Manco a dirlo, la Maremma e la Tuscia non sono state risparmiate, forse hanno pensato che queste aree già obiettivo di centrali geotermiche potessero ben meritarsi anche un po’ di nucleare.
Ovviamente è tutta la vicenda che “puzza”, nel merito e, soprattutto, nel metodo; la Rete nazionale NoGESI, coerentemente con la difesa dei territori e dell’ambiente, interviene sul tema, il 28 gennaio, con una lettera alle più alte cariche dello Stato coinvolte nella questione.

 

On. Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato della Repubblica
On. Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati
Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico
On. Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare
e pc:
Ing. Emanuele Fontani, Amministratore delegato di Sogin S.p.a.
Dott. Fabio Chiaravalli, Direttore Deposito Nazionale rifiuti nucleari

Oggetto: Consultazione pubblica per l’avvio della procedura per la localizzazione, costruzione ed esercizio del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico, ex D. Lgs. n. 31/2010

Illustri Presidenti, On.li Ministri, gentili rappresentanti di Sogin,

è con profondo sconcerto che apprendiamo essere iniziata, lo scorso 5 gennaio 2021, la fase cosiddetta di consultazione pubblica per la realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti nucleari, avvenuta contestualmente alla pubblicazione della CNAPI (Carta nazionale aree potenzialmente idonee).

Come a Voi noto, la definizione della CNAPI era stata formalizzata cinque anni or sono, e precisamente nel marzo del 2015, atteso che, a quella data, ne sarebbe seguita la sua pubblicazione secondo quanto previsto dal D.lgs. n. 31/2010. Per motivi a noi ignoti, ma speriamo non a Voi, tale iter è stato interrotto e da quel momento non si è saputo più niente né della CNAPI né del Deposito Nazionale, fino al 5 gennaio u.s.

Vorrete convenire con noi che, preliminarmente a qualsiasi altra considerazione, occorrerebbe rispondere all’interrogativo di come e perché si sia accumulato questo incredibile ritardo. Parrebbe ovvio, alla luce dei dispositivi di legge in vigore, che tale risposta debba pervenire da Sogin in quanto soggetto responsabile di tutta l’opera richiamata in oggetto oltre che emittente dell’Avviso pubblico: ma quale spiegazione potrà pervenire mai da Sogin che non sia quella di addebitare questo ritardo a cause indipendenti dalla sua volontà e dai suoi compiti?

Ecco quindi emergere un aspetto esiziale per lo svolgimento di questa consultazione pubblica: quello per cui essa è stata concepita in termini incoerenti con le raccomandazioni e le migliori pratiche internazionali e affidata ad un soggetto non adatto ad assolverla.

Senza dimenticare la convenzione di Aarhus, la direttiva Euratom 70/2011 sui rifiuti nucleari, la direttiva 2003/4/CE sull’informazione ambientale, vogliamo richiamare la Vs attenzione su alcuni principi delle “Linee guida sulla consultazione pubblica in Italia”, emanate nel 2017 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, citate a riferimento dalla stessa Sogin:

Chiarezza: Gli obiettivi della consultazione, così come l’oggetto, i destinatari, i ruoli e i metodi devono essere definiti chiaramente prima dell’avvio della consultazione; al fine di favorire una partecipazione la più informata possibile, il processo di consultazione, deve essere corredato da informazioni pertinenti, complete e facili da comprendere anche per chi non possiede le competenze tecniche.”

Imparzialità: La consultazione pubblica deve essere progettata e realizzata garantendo l’imparzialità del processo in modo tale da perseguire l’interesse generale.

Inclusione:L’amministrazione pubblica deve garantire che la partecipazione al processo di consultazione sia il più possibile accessibile, inclusiva e aperta, assicurando uguale possibilità di partecipare a tutte le persone interessate.”

Tempestività: La consultazione, in quanto parte di un processo decisionale più ampio, deve dare ai partecipanti la possibilità effettiva di concorrere a determinare la decisione finale; per tanto deve essere condotta nelle fasi in cui i differenti punti di vista siano ancora in discussione e sussistano le condizioni per cui diversi approcci alla materia in oggetto possano essere presi in considerazione.”

Pare a Voi, illustri Presidenti, On.li Ministri e rappresentanti di Sogin, che quanto espletato finora, risponda ai succitati principi di Chiarezza, Tempestività e Inclusione? Che sia garantita la completezza e facilità di comprensione di questa consultazione anche a chi non possiede le competenze tecniche, quando le informazioni messe a disposizione del pubblico in via telematica consistono in elaborati di progetto e disegni tecnici altamente specialistici (oltre 230 documenti per il Deposito nazionale e più di 100 per la CNAPI) o del fatto che, qualora si desiderasse prendere visione di documenti più dettagliati, questi sono disponibili solo in cinque località distanti centinaia di chilometri dai comuni interessati come è il caso di quelli della Sardegna, Sicilia, Basilicata e Puglia, peraltro in costanza di divieto di spostamenti interregionali per l’emergenza Covid?

E pare a Voi che possa essere rispettato il principio dell’imparzialità, quando a gestire la consultazione pubblica è la stessa società che ha redatto il progetto preliminare del Deposito, essendo già investita della sua realizzazione e gestione, nonché della somministrazione dei benefici economici previsti per le comunità che ospitano il deposito?

Oggi, dopo aver perso cinque preziosi anni che si sarebbero potuti impiegare per informare la popolazione, ci viene chiesto di esprimere le nostre osservazioni su una mole di documenti impressionante in soli 60 giorni e per di più in presenza di una ridotta agibilità sociale dovuta alle misure anti-Covid.

“Non debemus, non possumus, non volumus”

Illustri Presidenti del Senato e della Camera, Presidente del Consiglio e Onorevoli Ministri,

Noi associazioni, cittadine e cittadini siamo portatori di interesse per la localizzazione e costruzione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e, per quanto sopra esposto, riteniamo impraticabile lo svolgimento di questa consultazione pubblica, la cui buona riuscita risiede, a questo punto, solo nelle vostre mani

Per le funzioni ed i poteri che Voi rappresentate è nelle Vostre facoltà promuovere quanto necessario per cambiarne le modalità di svolgimento, emendando il D.Lgs 31/2010 nelle seguenti parti:

modifica paragrafo 3, Art.27, introducendo preliminarmente alla fase di consultazione pubblica una campagna informativa dedicata alla scelta del sito e alle tematiche dello smaltimento /immagazzinamento dei rifiuti, da svolgersi in ognuno dei 67 comuni indicati nella CNAPI.

modifica comma a), Par.1 dell’Art.26, individuando, in sostituzione di Sogin, una figura terza, di natura istituzionale tale da garantire alla pubblica opinione che tutte le scelte tecnico-gestionali ubbidiscano ad una logica di interesse generale, che non siano, o appaiano, in conflitto con esigenze di carattere aziendale, che sappiano diffondere una informazione corretta e trasparente su tutta la tematica dello smaltimento dei rifiuti e che dispongano dell’autorità e indipendenza necessarie a gestire la delicata fase di trattativa con le comunità locali.

In assenza di questi presupposti ci appare compromessa ogni possibilità di partecipazione a questa consultazione pubblica, che si svolgerebbe con grave pregiudizio per l’efficacia del processo decisionale e per la stessa credibilità delle istituzioni.

Rete Nazionale NOGESI – NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante

18 settembre 2020. Geotermia: la Rete NoGESI incontra le associazioni ambientaliste -video-

Prevista inizialmente in presenza il 25.02.2020, perdurando la vicenda COVID19, la riunione della Rete Nazionale NoGESI con alcune associazioni nazionali ambientaliste è stata rimandata in teleconferenza al 18 settembre 2020.

Oltre i relatori e attivisti della Rete NoGESI erano presenti i responsabili energia di Legambiente, WWF, GUFI, Italia Nostra, Greenpeace, Forum Ambientalista, ISDE, Universo Amiata e l’adesione dell’Accademia Kronos.

Moderatrice è stata Beatrice Pammolli. Dopo una introduzione alla tematica di Roberto Barocci, Georg Wallner ha fatto il quadro legislativo nella UE della vicenda geotermia. Ha quindi proseguito Giuseppe Mastrolorenzo sugli effetti sismici abbinati alla geotermia (in particolare i cd.binari) ed Andrea Borgia ha fatto il punto sulle problematiche delle falde idropotabili.

Carlo Balducci ha parlato degli inquinamenti derivanti dalle tecnologie “Flash” e Giovanna Limonta ha analizzato gli inquinamenti derivanti dai “binari”. E’ stata poi la volta di Fabio Landi che ha illustrato il rapporto geotermia-salute. Ha concluso Velio Arezzini, portavoce della Rete Nazionale NOGESI, sintetizzando le problematiche ambientali e sanitarie della geotermia ed ha chiesto alle associazioni nazionali di adoperarsi in questa battaglia. 

La discussione è stata soddisfacente con il pieno e convinto sostegno alle richieste del movimento NoGESI da parte degli interventi di Italia Nostra, Forum Ambientalista, WWF e dell’ Accademia Kronos, già impegnate a sostegno dei ricorsi amministrativi contro i progetti di realizzazione di nuovi impianti, i quali hanno sottolineato l’eliminazione dei rischi e delle grandi quantità di emissioni climalteranti evitabili, solo se si orientassero i contributi pubblici verso il solo calore geotermico.

La dottoressa Patrizia Gentilini (ISDE – Medici per l’Ambiente e GUFI) ha segnalato come studi epidemiologici dimostrino l’aumento del rischio relativo di mortalità, rispetto ai dati attesi, nei comuni geotermici dell’Amiata. A tali dati non sono state date risposte risolutive da parte della Regione Toscana.

Più interlocutorie le posizioni di Legambiente e Greenpeace, che tuttavia hanno manifestato attenzione, volontà di approfondimento e la necessità di inserire il settore geotermico nel quadro più generale della riconversione energetica nazionale non più rinviabile.

Come da comune volontà dei partecipanti, per favorire un rapporto continuo sul tema geotermia, dai primi di ottobre 2020 è stata creata, in ambito NoGESI, una mailing list denominata “nogesi-ambiente” che raccoglie le associazioni ambientaliste nazionali o di interesse a cui viene inviata la documentazione più significativa prodotta dalla rete NoGESI.

Stiamo lavorando ad una nota tesa a presentare una proposta comune al Governo per chiedere di finanziare solo le energie pulite e, per quanto riguarda la geotermia, il calore geotermico a bassa entalpia, come previsto peraltro nel 2015 dalle Commissioni VIII e X della Camera per “favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia ad impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l’importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano”.

CLICCA QUI PER IL VIDEO INTEGRALE DELL’INCONTRO

Mercurio nel Paglia e nel Tevere, per la Commissione Ecomafie non ci sono prove che la geotermia contribuisca. NoGESI risponde

Il 25 novembre 2020 viene approvata dalla “COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” (cd.Commissione Ecomafie) la Relazione sulla contaminazione da mercurio del fiume Paglia.

La Rete nazionale NoGESI risponde alla Commissione:

 

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Egregi Onorevoli, egregi presidenti di Regioni, egregi Ministri in indirizzo,

apprendiamo da Il Fatto Quotidiano del 25.11.2020  che la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha approvato una Relazione sull’inquinamento da mercurio che dalla Toscana fluendo nel  fiume Paglia, affluente del  Tevere, raggiunge il Mar Tirreno. Causa di questo inquinamento – secondo la Commissione Ecomafie – è da attribuire principalmente alle miniere esaurite di cinabro, minerale da cui si ricavava il mercurio e alla sua lavorazione, attiva per secoli fino al 1980.

C’è un altro aspetto che l’indagine ha preso in considerazione, ossia la questione della geotermia nell’area dell’Amiata. “Sulla base delle acquisizioni si deve ritenere che non vi siano prove di un concorso di tali attività all’inquinamento da mercurio del fiume Paglia”, scrive la Commissione, raccomandando però che “l’impatto ambientale di queste attività sia oggetto concorrente di ulteriore costante esame da parte delle autorità pubbliche, nel rispetto del principio di precauzione anche in vista dell’eventuale ampliamento dello sfruttamento delle potenzialità produttive dell’area dell’Amiata”.

Niente di più falso.

Come dimostrato, vedi nota 1., le miniere di Mercurio esistenti in Amiata al 2017 sono state per la maggior parte già bonificate o in via di bonifica residua. Questa questione è stata utilizzata per mascherarne un’altra: l’inquinamento ambientale delle centrali geotermiche disseminate sull’Amiata.

E infatti la Rete Nazionale NOGESI (No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante) si è fatta interprete di questa tesi in numerosi convegni in Umbria, nel Lazio ed in Toscana e con lei i comuni interessati con i risultati seguenti:

  • Nella riunione del 7 luglio 2017 la Regione Umbria ha stabilito che nell’indagine preliminare verrà effettuato un censimento delle miniere con presenza di cinabro (solfuro di mercurio) presenti sul monte Amiata. Verrà comunque valutata, su tutto il bacino, la presenza di fonti potenziali di origine antropica di mercurio, diversa dalle miniere;
  • D’altro canto la stessa Autorità di Bacino del Fiume Tevere, in una nota del 24.06.2017, aveva disposto la pubblicazione sul proprio sito di una informativa relativa alla “componente geotermica” quale sorgente di inquinamento da mercurio nel bacino del Paglia/Tevere, giusta la richiesta di vari sindaci di non limitare il piano di indagine alle ex-miniere dell’Amiata, peraltro oggi in buona parte bonificate, ma per ampliarlo agli impianti geotermici dell’area (vedi, ad esempio, la nota 2. comune Acquapendente), portando lo studio ad essere così più completo ed esaustivo, in grado di distinguere tra le varie fonti di inquinamento (miniere e centrali geotermoelettriche) così da attribuire a ciascuna di esse la paternità di distribuzione del mercurio e poter intervenire in modo efficace e mirato, come si deve trattandosi di pubbliche amministrazioni (art. 1 della Legge n.241/1990).

Che le centrali geotermiche dell’Amiata siano un continuo “rubinetto” aperto di mercurio sul fiume Paglia lo ha testimoniato ampiamente il prof.Andrea Borgia sia a Orvieto il 11 luglio 2016, che il 4 febbraio 2017 ad Abbadia San Salvatore, che l’8 aprile 2017 al convegno di Acquapendente (i quantitativi di Mercurio emesso in atmosfera negli ultimi 50 anni dalle Centrali Geotermiche di Piancastagnaio potrebbe facilmente superare le 50 tonnellate). In quest’ultimo convegno il dr.Rosario Castro, medico, presidente Commissione Bonifica Mineraria di Abbadia San Salvatore, ha sostenuto che molte delle bonifiche delle ex-miniere sono stata fatte, tanto che è già attivo un museo minerario frequentato annualmente da migliaia di visitatori.

Per cui chiediamo di tener conto di queste assunzioni e delle seguenti precisazioni:

1- Gli inquinanti geotermici sono ben difficilmente riducibili ad uno solo (mercurio), ma quasi sempre abbinati ad altre sostanze tossiche, come arsenico, ammoniaca, acido solfidrico, ecc. Lo stato delle emissioni al 2018 delle centrali geotermiche dell’Amiata è quello riportato nella tabella seguente:
Media Emissioni Annuali delle centrali geotermiche amiatine dell’Enel secondo gli ultimi controlli Arpat (Fonte: ARPAT, Report geotermia emissioni 2018).
Centrali PC3, PC4, PC5, Bagnore 3 e Bagnore 4, con filtri Amis attivi:
Anidride Carbonica (CO2)     517.287 tonnellate
Metano  (CH4)                          12.282 tonnellate
Ammoniaca (NH3)                        563 tonnellate
Acido Solfidrico (H2S)                  314  tonnellate
Mercurio (Hg):                               154  kg
Arsenico (As)                                  68,3 kg

2-     Se buona parte del mercurio nel Paglia ha origine dalle vecchie miniere di cinabro nell’area d Piancastagnaio e Abbadia, abbiamo visto che la geotermia dà un contributo continuo e rilevante di mercurio. Quindi, se da una parte ha senso avviare le bonifiche dei sedimenti del Paglia, è altrettanto doveroso fermare l’inquinamento odierno, che rappresenta un “rubinetto sempre aperto” di mercurio ed altri tossici.

3-     Il divieto di mangiare pesce al mercurio pescato nel fiume Cecina risale al 2002, un’ordinanza simile è attiva dal 2017 per il fiume Paglia.

4-     Il pesce pescato nei litorali toscani è sconsigliabile. E’ noto inoltre il problema dei tonni al mercurio in tutto il Mediterraneo: i pesci predatori, come il tonno e il branzino, sono i più capaci nell’accumulare mercurio. Su questo problema si trovano ampi particolari nel libro di Maurizio Marchi per Medicina democratica “Mercurio a Rosignano, una tragedia infinita”, 2° ristampa ampliata, ottobre 2015, che si può leggere QUI.

Circa “l’eventuale ampliamento dello sfruttamento delle potenzialità produttive dell’area dell’Amiata” è solo nell’intenzione dei componenti la Commissione Ecomafie, perché la Regione Toscana nel PAER 2015 relativamente all’Amiata recita: “Ciò vale in particolare per il territorio dell’Amiata dove il riassetto della concessione di Piancastagnaio e la nuova centrale denominata Bagnore 4, hanno portato la potenza complessivamente installata attorno ai 100 MW fissando un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socioeconomica dei territori”.

E’ vero che la Variante al PAER 2019 adottata in occasione della individuazione delle ANI (aree non idonee alla geotermia) ha omesso tale indirizzo, ma il Consiglio dei Ministri nella seduta del 10.09.2020 ha impugnato la legge sulle ANI: lo Stato riafferma  giustamente la propria competenza sulle aree vincolate dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42) anche sulla base delle osservazioni formulate da tutte le Soprintendenze della Toscana, di cui la Regione Toscana non aveva tenuto assolutamente conto, come anche rilevato nelle Osservazioni presentate dalla Rete Nazionale NOGESI e dal Forum Ambientalista Toscano (vedi qui).

Il superamento della contestazione del Governo avrà tempi lunghi e non è immaginabile ora quale sarà la sorte delle ANI e del PAER. Sicuramente si tratta di un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico.

Già nel recente passato (20/02/2020) la Rete Nazionale NOGESI in relazione all’incontro nella sala consiliare di Arcidosso (GR) inviò alla Commissione in indirizzo un documento in cui si ribadiva che i siti minerari sono stati oggetto di bonifica e si fornivano dettagli sull’emissione di mercurio ed altri inquinanti dovute alle centrali geotermiche dell’Amiata. Se le conclusioni sono queste, dobbiamo ritenere che la Commissione Ecomafie ha ignorato questo documento.

Comunichiamo sin d’ora ai presidenti delle regioni interessate che li contatteremo per fare il punto sullo stato e sulle responsabilità del “Piano di indagine sulla presenza di mercurio nelle aste fluviali dei fiumi Paglia e Tevere”.

Distinti saluti,

Rete Nazionale NoGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

NOTE:

  1. Situazione odierna (anno 2017) della bonifica delle ex miniere di mercurio dell’Amiata 

    1.Miniera ex Siele (la seconda miniera più importante del comprensorio amiatino con centinaia di addetti sita tra le località Saragiolo e Castell’Azzara). Bonifica già completata e certificata.
    2.Miniera Morone (piccola miniera sita nel comune di Castell’Azzara vino alla loc. Selvena). Bonifica già completata e certificata.
    3.Miniera di Abbadia S.S. (la più importante con circa 1200 minatori)
    Nel 2008 fu stipulato un accordo, dopo lunga trattativa fra l’ENI (titolare della miniera) e il Comune di Abbadia S.S. che prevedeva l’incarico e la responsabilità della bonifica allo stesso comune con compenso da parte dell’ENI di 18.000.000 di euro più proprietà (boschi e terreni, laghetti, edifici ex officine e strutture di supporto).
    Da allora il responsabile della bonifica è il comune di Abbadia S. Salvatore.
    Situazione ad oggi:
    – Lotto 1 (bonifica eternit) già eseguita.
    -Lotto 2 (pozzo Garibaldi e uffici) appalto dei lavori eseguito. Sono in corso i lavori di completamento del progetto appaltato. Conclusione a mesi.
    – Lotto 3 (ex officine edifici ex spogliatoi) appaltati i lavori. Sono in corso i lavori di completamento del progetto appaltato. Conclusione a mesi.
    – Lotto 4 (scarico dei rosticci dopo trattamento nei forni) in località Le Lame vicino alla miniera: lotto da appaltare perché lasciato per ultimo perché ritenuto non prioritario. Il progetto consisterà in una copertura della discarica (circa 1 metro di terreno di riporto) e naturalizzazione dei versanti. Comunque le acque che attualmente cadono sullo strato superiore dei rosticci non rappresentano un pericolo di inquinamento della faglia e delle acque di scolo perché trattasi di rosticci trattati a oltre 1000° C che possono ancora contenere una minima quantità di cinabro.
    – Lotto 5 (ex polveriere e uffici e strutture di supporto) lavori completati;
    – Lotto 6 (ex forni) la parte più centrale ed inquinata. E’ stato completato il progetto esecutivo. A breve si terrà la conferenza dei servizi che dovrà esprimersi su tale progetto. Si pensa di appaltare (se i tempi burocratici verranno rispettati) i lavori entro il 2017. Il completamento degli stessi lavori di bonifica si prevedono per fine 2018 – primi 2019. Questo progetto importante prevede infatti un finanziamento consistente di circa 8.000.000 di euro. Soldi già disponibili nelle casse del comune.
    Importante è poi il fatto che finalmente è stato sbloccato il “patto di stabilità” sulla bonifica mineraria che aveva fino ad oggi bloccato la possibilità di appaltare gli interventi del Lotto 6.
    -Laghetto Muraglione (dove confluivano in gran parte le acque di scolo dei forni). I fanghi depositatasi nel corso degli anni sono certamente un problema da affrontare. Le acque analizzate sono comunque non inquinate da mercurio. È previsto un intervento per creare un bypass per tali canali naturali di scolo affinché non confluiscano più totalmente nel laghetto. Progetto di bypass che si prevede verrà finanziato a breve dalla Regione per circa 1.700.000 euro. Le acque che attualmente escono dal laghetto non presentano una situazione di inquinamento preoccupante.
    È presente dal 2008 il monitoraggio delle acque in tutta l’area ex miniera di Abbadia, con più di 30 piezometri dislocati in tutta l’area del Lotto 6 (ancora da bonificare) ed esternamente a tutta l’area di bonifica. I dati fino ad oggi rilevati sull’inquinamento delle acque non risultano particolarmente preoccupanti.
    Altro intervento completato circa 2 anni fa è stato quello per la realizzazione di 2 canali di scolo delle acque della montagna con bypass dell’area mineraria, evitando così che le stesse confluissero nella ex area mineraria e in particolare nell’area ancora da bonificare (Lotto 6).

  2. Da Comune di Acquapendente
    Agli Assessori all’Ambiente
    della Regione Lazio – Dott. Mauro Buschini
    della Regione Toscana – Dott.ssa Federica Fratoni
    della Regione Umbria – Sig.ra Fernanda Cecchini

    Oggetto: Richiesta ampliamento del “Piano d’indagine nelle aste fluviali del Fiume Paglia e del Fiume Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio”.

    Premesso che:

    • A seguito della richiesta di attivazione della normativa sul danno ambientale, ai sensi dell’art. 309 del D.Lgs.152/06, rivolta dalla Regione Umbria al Ministero dell’Ambiente e attraverso il coordinamento dell’Autorità di bacino del fiume Tevere, le Regioni Toscana, Umbria e Lazio hanno incaricato le rispettive Agenzie di protezione ambientale (ARPA) di elaborare un documento, definito “Piano d’indagine nelle aste fluviali del F. Paglia e del F. Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio”, al fine di progettare le specifiche attività del monitoraggio d’indagine previsto dall’art. 8 della Direttiva n. 2000/60/CE, integrate con valutazioni ambientali e sanitarie su suolo, sedimenti e alimenti che investono l’intera piana alluvionale del Paglia e porzione del Tevere a valle, fino alla traversa di Nazzano;

    • L’obiettivo dell’indagine è quello di tracciare un quadro preliminare ufficiale della situazione ambientale nei bacini di Paglia e Tevere connessi alla problematica del mercurio.

    Evidenziato che:

    • Il Piano di indagine è finalizzato, principalmente, “ad approfondire la presenza del mercurio lungo i corsi d’acqua e proveniente dalle ex miniere del Monte Amiata”;

    • Tale scelta è stata determinata, sempre secondo il Piano di indagine, perché “Dalle informazioni di letteratura la presenza di Mercurio nel fiume Paglia risulta principalmente attribuibile alle attività estrattive presenti nell’area sud del Monte Amiata ed ora terminate… Le informazioni sopra riportate sono state estratte da articoli scientifici ai quali si rimanda per ogni eventuale informazione di dettaglio, pubblicati da un gruppo ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze”.

    Rilevato che:

    • L’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermiche insistenti nell’area sud del Monte Amiata, come risulta dai rilevamenti Arpat della regione Toscana, nonché dal lavoro Basosi – Bravi (pubblicato sul Journal of Cleaner Production nel 2014), dalla Rivista “Epidemiology and Prevention” del 2012 che riporta lo studio CNR/ARS (Agenzia Regionale di Sanità Regione Toscana) risulta estremamente rilevante (allegato 1).

    Dato atto che:

    • L’attenzione per l’emissione e il trasporto degli inquinanti atmosferici ha assunto negli ultimi anni estrema rilevanza, soprattutto per quanto concerne le emissioni dagli impianti industriali;

    • Vi è ampia normativa nazionale, comunitaria ed internazionale che richiede, al fine di migliorare ulteriormente la protezione della salute umana e dell’ambiente, il monitoraggio e lo studio dei meccanismi di impatto dell’inquinamento atmosferico sugli ecosistemi acquatici e terrestri sia a scala regionale che globale;

    • Nello specifico, la normativa nazionale, comunitaria ed internazionale richiede – al fine di controllare e ridurre le emissioni di origine antropica nell’aria di piombo (Pb), cadmio (Cd) e mercurio (Hg), in quanto metalli pesanti nocivi – studi che dedichino particolare attenzione ai processi di combustione, ai processi industriali, alle attività vulcaniche e particolari attività microbiche che determinano emissioni nell’atmosfera di inquinanti che, anche in seguito a trasformazioni chimiche, vengono trasferiti dall’atmosfera al suolo e alle acque con deposizioni, provocando effetti dannosi sull’ambiente.

    Visto che:

    • Ai sensi dell’art. 1 della L. n. 241/1990 “L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza […], nonché dai principi dell’ordinamento comunitario”;

    • Ampliare il Piano di indagine all’inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermoelettriche presenti nell’area porterebbe a compiere uno studio più completo ed esaustivo, in grado di distinguere tra le varie fonti di inquinamento (miniere e centrali geotermoelettriche) così da attribuire a ciascuna di esse la paternità di distribuzione di mercurio e poter intervenire in modo efficace e mirato;

    • Tale ampliamento dell’attività di indagine si potrebbe operare con una spesa sicuramente minore rispetto a dover, in futuro, compiere una nuova indagine per svolgere i rilievi inerenti l’inquinamento atmosferico da mercurio e rischio industriale richiesti dalla legislazione sia in ambito nazionale, che in ambito UE e internazionale.

    Si chiede:

    Che il Piano di indagine in oggetto sia integrato/ampliato con:

    • Analisi della vegetazione (erbe commestibili e non, muschi, licheni, frutta) anche intorno alle aree delle centrali geotermiche, per un’area di almeno un chilometro, particolarmente a valle di periodi secchi, per quanto riguarda il mercurio;

    • Incremento del numero delle sostanze da analizzare in modo da includere gli inquinanti più comunemente emessi dalla centrali geotermiche, tra cui Ammoniaca, Boro, Arsenico e Antimonio.

    • Almeno due punti di prelievo sul fiume Fiora e sul fiume Ente, sull’altro versante del monte Amiata, interessati sia dalla presenza delle ex-miniere che delle centrali geotermiche di Bagnore 3 e Bagnore 4.

    Angelo Ghinassi – Sindaco di Acquapendente

Incentivi e FER2. Lettera al MISE dopo le interrogazioni parlamentari

Prosegue il dibattito, in Parlamento e nei territori, sugli incentivi pubblici che potrebbero trovare spazio nel FER2. Torniamo a puntualizzare al MISE la nostra posizione. La lettera del 16 novembre 2020 a seguito delle interrogazioni parlamentari a cui ha risposto la Dr.ssa Alessandra Todde, Sottosegretario al MISE.

 

 

Alla Dr.ssa Alessandra Todde, Sottosegretario al MISE
e, p.c.:  Sen. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico
On. Stefano Buffagni, Vice Ministro allo Sviluppo Economico
On. Mirella Liuzzi, Sottosegretario al MISE
On. Alessia Morani, Sottosegretario al MISE
Dr. Gianpaolo Manzella, Sottosegretario al MISE
e, p.c. Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri
Sen. Vito Claudio CRIMI, Capo politico del M5S
On. Nicola Zingaretti, Segretario del PD

Oggetto: Risposte a interrogazioni parlamentari su incentivi alla geotermia elettrica.

Gentile Sottosegretario,
abbiamo letto le sue risposte del 4.11.2020 alle due interrogazioni parlamentari degli onorevoli Moretto e Zucconi, entrambi sui contenuti del FER2 in relazione agli incentivi del settore geotermico (leggi sotto).

Ci soffermiamo in particolare sui seguenti punti:
1.Come da Lei affermato è da anni che si manifesta la difficoltà di accettazione degli impianti geotermici da parte dei territori: è ormai innegabile che sindaci a difesa dei loro territori, spesso le Regioni, hanno chiamato in ballo la Magistratura (Castel Giorgio (Umbria), Torre Alfina (Lazio), Poggio Montone (Toscana) per citare i più recenti) per impedire la localizzazione degli impianti (per una situazione più generale si veda l’allegato geo.2634).

2. Sul punto del “mantenimento e dell’aggiornamento tecnologico degli impianti esistenti”, tutti concentrati in Toscana (e non solo in parte, come detto nella risposta alle interrogazioni), le dobbiamo far rilevare come lo stesso Consiglio dei Ministri nella seduta del 10.09.2020 ha impugnato la legge della regione Toscana sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) dando un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa. Essendo inidonea la legge regionale sulle ANI, l’autorizzazione degli impianti geotermici è tutt’oggi ferma e lo sarà per tutta la fase in cui si svilupperà il contenzioso con lo Stato e in caso, come ci auguriamo, che lo Stato prevalga si dovrà rimettere mano ad una legge regionale toscana più consona alle volontà dei territori, che avevano in passato manifestato la loro avversione alla geotermia.

3. Del resto, come a lei noto (le abbiamo recapitato solo negli ultimi mesi diverse lettere) siamo fermamente contrari ad incentivare e conseguentemente realizzare centrali elettriche geotermiche che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose. Tale forma di produzione energetica dà luogo alla massiccia emissione di sostanze nocive e climalteranti (attraverso la tecnologia “flash”), mentre i nuovi impianti binari, oltre a non fornire alcuna garanzia in merito alla possibilità che i gas incondensabili re-iniettati nelle formazioni di provenienza permangano nel sottosuolo e non fuoriescano in superficie, possono provocare terremoti indotti o innescati, oltre al depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere per uso potabile. La necessità di tutelare dette falde non è inferiore alla necessità di tutelare l‘atmosfera, anzi, mentre l’energia può essere prodotta con altre tecniche sostenibili, l’inquinamento degli acquiferi è irreversibile.
A questo proposito, l’eurodeputato Ignazio Corrao (M5S) ha depositato, il 30 settembre 2020, una interrogazione alla Commissione Europea, che incalza sul tema della geotermia e la spinge a stabilire limiti di emissioni delle centrali geotermiche nell’ambito della revisione della Direttiva 2010/75/UE; e a considerare l’ipotesi di escludere dagli incentivi le centrali produttrici di sostanze climalteranti, come quelle a tecnologia “flash” ad oggi attive in Toscana (allegato geo.2676).
Mentre siamo favorevoli ad incentivazione sulla bassa entalpia (Risoluzione delle Commissioni VIII e X Camera dei Deputati del 15.04.2015 mai realizzata) e sugli impianti DBHE (Deep Borehole Heat Exchanger) – Scambiatori di calore in pozzi profondi che a differenza degli altri sistemi, estraggono dal sottosuolo solamente calore, senza movimentare i fluidi sotterranei e senza entrare in contatto diretto con i fluidi geotermici. Essi subiscono una minima alterazione rispetto alle condizioni naturali di pressione oltre che ovviamente a quelle di temperatura; ciò riduce immensamente l’inquinamento derivante dal fluido geotermico, dai gas incondensabili in esso contenuti, da possibili “precipitazioni” di sali o da eventuali residui finali.

4. Molto importante, prima delle definizione finale del Decreto FER è la volontà, da Lei espressa, quale orientamento del suo Ministero di procedere ad una “consultazione pubblica” che noi accogliamo positivamente, per esprimere ancora il nostro diniego alle incentivazioni (particolarmente gravi in tempi di COVID 19) e per esprimere la nostra valutazione sulle tecnologie correnti usate per la geotermia (infatti la nostra richiesta di audizione era stata formalizzata dal MISE per il 12 marzo 2020, poi rinviata per il COVID 19).

5. Da ultimo si dice nella risposta alle interrogazioni che sono “pervenute talune richieste specifiche degli operatori della geotermia che rimettono in discussione alcune soluzioni tecnologiche già definite nel 2019, come già anticipato”. Vorremmo conoscere tali richieste per sottoporle ai nostri esperti e per prepararci alla consultazione pubblica.

Gentile Sottosegretario,
Le riconfermiamo la richiesta di essere convocati alla “consultazione pubblica” e di ricevere la documentazione relativa a quanto esposto al punto 5.

Distinti saluti,

Rete Nazionale NOGESI – NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante


Interrogazione presentata da MORETTO Sara (ITALIA VIVA)
Martedì 3 novembre 2020
MORETTO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
l’energia geotermica rappresenta un’importantissima fonte di energia rinnovabile e sostenibile, diffusa e utilizzata in molte regioni del mondo con notevoli vantaggi;
le centrali geotermiche garantiscono energia dall’impatto ambientale minimo che forniscono in maniera costante senza inquinamento e pericoli per le persone o territori;
nonostante i numerosi benefici legati all’energia geotermica, il comparto soffre di una scarsa valorizzazione, come dimostra il fatto che solo l’1 per cento dell’energia mondiale è di derivazione geotermica;
il comparto geotermico è da sempre cruciale per la produzione di tale energia e il valore della potenza geo-termoelettrica installata si è dimostrato in costante crescita nel corso degli anni;
il Governo si è impegnato anche sul piano europeo a perseguire un percorso di valorizzazione delle fonti rinnovabili, affermando come il Documento programmatico di bilancio di quest’anno includerà fra le linee principali del Pnrr – fondamentale ai fini del Recovery plan – la rivoluzione «verde», la transizione ecologica e un piano di investimenti mirati al potenziamento delle fonti rinnovabili;
nonostante oggi più di un terzo dell’energia elettrica prodotta in Italia derivi dalle rinnovabili, dal 2012 lo sviluppo del comparto ha subito un brusco rallentamento, tanto da rendersi necessario un cambio di passo per raggiungere gli obiettivi 2030, individuati da ultimo dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec);
in questo quadro il decreto «FER2» rappresenta uno snodo cruciale per le imprese impegnate nelle energie rinnovabili, liberando miliardi di euro di incentivi in agevolazioni per piccoli e nuovi impianti o per potenziare quelli esistenti;
tale decreto, tuttavia, non è ancora stato adottato nonostante gli annunci da parte del Ministro e di esponenti di Governo, che ne promettevano l’approvazione entro settembre 2020 creando aspettative tra le aziende, i lavoratori e le comunità interessate;
il ritardo e la generale incertezza circa il «FER2» appaiono stigmatizzabili, considerando la difficile fase economica legata al Coronavirus. L’adozione del decreto «FER2» è essenziale per ridare impulso a un comparto strategico anche per gli obiettivi comuni stabiliti con il Green deal per l’Italia e per l’Unione europea –:
quali iniziative intenda adottare al fine di garantire l’adozione del decreto «FER2» in tempi rapidi, assicurando alle imprese del settore geotermico tempistiche chiare e definite che possano consentire loro, nonché alle altre imprese impegnate sul fronte delle fonti rinnovabili, di programmare i propri investimenti e progetti di sviluppo con precisione, piena cognizione di causa e senza lesione alcuna del legittimo affidamento.

Risposta  TODDE Alessandra – SOTTOSEGRETARIO DI STATO – (SVILUPPO ECONOMICO)
Mercoledì 4 novembre 2020
Com’è noto, con il question time di cui si discute l’Onorevole interrogante nel premette i vantaggi, anche ambientali, dell’energia geotermica chiede di conoscere i tempi di adozione dello schema di decreto ministeriale Fer2, riguardante l’incentivazione delle rinnovabili che hanno i maggiori costi tra cui, appunto, la geotermia.
In premessa, vorrei evidenziare come il peso quantitativo della geotermia sul bilancio energetico è limitato dalla disponibilità delle risorse, più che dalle politiche di incentivazione del Governo. A differenza di altre tecnologie che offrono maggiori possibilità di localizzazione e quindi di sviluppo di nuovi impianti, per la geotermia il potenziale esiste ma è necessariamente limitato per i motivi prima accennati.
Un ulteriore aspetto che va considerato e che incide sulla reale possibilità di sviluppo di tale tecnologia è dato dalle procedure autorizzative, che sono particolarmente complesse e spesso caratterizzate da difficoltà di accettazione da parte dei territori, oltre che dai tempi lunghi di sviluppo dell’investimento.
Il rilievo preponderante del tema autorizzativo è desumibile anche dal documento «Assessment of the final national energy and climate plan of Italy» pubblicato dalla CE nei giorni scorsi.
La Commissione, nello specifico, se da un lato ha valutato come ambiziosi gli obiettivi sulle fonti rinnovabili, dall’altro ha evidenziato come le politiche e le misure di sviluppo dovrebbero incentrarsi sulla semplificazione dei procedimenti autorizzativi di impianti di nuova costruzione e la promozione degli interventi di ammodernamento e potenziamento degli impianti esistenti, e dunque in coerenza con i citati interventi contenuti del decreto Semplificazioni e le previsioni del disegno di legge di delega per il recepimento della direttiva.
Nel contesto nazionale, assume inoltre rilievo il tema del mantenimento e dell’aggiornamento tecnologico degli impianti esistenti (quasi interamente concentrati in Toscana).
Il Ministero dello sviluppo economico nel 2019, ha sviluppato un approfondito lavoro di confronto tecnico con gli operatori e le Amministrazioni pubbliche direttamente interessate, con l’obiettivo di verificare come sostenere, attraverso la normativa di settore e la politica di incentivazione, lo sviluppo della geotermia a emissioni nulle, ma anche, il rifacimento e il miglioramento ambientale degli impianti geotermici esistenti. Oggi queste possibilità sono infatti disponibili, per cui è sembrato doveroso perseguire anche questo obiettivo, tra l’altro condiviso dalla Regione Toscana che ha anche adottato una legge in materia e che dovrà definire il regime concessorio per gli impianti in questione.
Lo schema di decreto FER2 è stato quindi definito alla luce delle risultanze di questo confronto, oltre che integrato nei mesi successivi con la regolamentazione degli incentivi per le altre fonti, tra cui in particolare biogas e biomasse, in confronto con i Ministeri concertanti (ambiente e politiche agricole).
Nel frattempo, sono pervenute talune richieste specifiche degli operatori della geotermia che rimettono in discussione alcune soluzioni tecnologiche già definite nel 2019, proponendo altre soluzioni tecnologiche, sempre con l’obiettivo di migliorare l’impatto ambientale degli impianti esistenti, e sono in corso le dovute valutazioni.
Salvo quindi l’opportunità di una consultazione pubblica, dopo l’acquisizione dei pareri della Conferenza unificata e di ARERA, si potrà notificare alla Commissione Europea per la verifica di compatibilità con le regole sugli aiuti di Stato, tema che mi riservo di sviluppare maggiormente nella risposta dell’Onorevole Zucconi incentrata esclusivamente su questo specifico argomento.

–oOo–

Interrogazione presentata da ZUCCONI Riccardo – LUCASELLI Ylenja (FRATELLI D’ITALIA)
Martedì 3 novembre 2020
ZUCCONI e LUCASELLI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
doveva vedere la luce all’inizio dell’anno, ma per il decreto «FER2» il percorso si sta inevitabilmente rivelando più lungo del previsto e negli ambienti di settore qualcuno comincia ad avanzare dubbi sulla sua effettiva approvazione;
a settembre 2020 i Ministri Patuanelli e Provenzano avevano assicurato che il provvedimento era pronto, anche per l’avvio dell’iter a livello europeo, ma ad oggi non se ne conoscono nemmeno i contenuti;
il decreto «FER2» nasce con l’obiettivo di completare il lavoro svolto dal decreto ministeriale «FER1», definendo regole e incentivi per le cosiddette rinnovabili innovative, quali tecnologie più costose dei tradizionali eolico e fotovoltaico, come l’eolico offshore, il solare termodinamico Csp e gli impianti per produrre energia da onde e maree;
secondo quanto rivelato dalla sottosegretaria per lo sviluppo economico, Alessandra Todde, una delle priorità d’azione sarà quella di sostenere l’energia geotermica migliorandone l’impatto: «Si è concordato sul fatto che è opportuno promuovere la realizzazione di nuovi assetti che migliorino sostanzialmente le prestazioni ambientali, poiché sono oggi disponibili soluzioni tecnologiche che consentono tale risultato con un’accettabile maggiorazione degli incentivi»;
si tratta di un provvedimento importante e atteso da oltre un anno per un comparto produttivo sostenibile, da cui dipendono l’economia e le prospettive demografiche di interi territori e il futuro di migliaia di addetti e delle loro famiglie;
l’enorme ritardo nell’emanazione del decreto «FER2» frena investimenti assolutamente indispensabili in un periodo di profonda crisi economica come quello che sta attraversando l’Italia –:
quali siano i contenuti del decreto «FER2» e quali siano le reali tempistiche di adozione del provvedimento.

Risposta  TODDE Alessandra – SOTTOSEGRETARIO DI STATO – (SVILUPPO ECONOMICO)
Mercoledì 4 novembre 2020

Gli Onorevoli interroganti, con l’atto in parola chiedono di conoscere i contenuti ma soprattutto i tempi del cosiddetto «decreto ministeriale Fer2».
Nel ribadire quanto già affermato nella risposta all’atto dell’Onorevole Moretto e in linea con quanto già lì osservato, rappresento che il Ministero dello sviluppo economico in qualità di amministrazione procedente, ha aggiornato lo schema di decreto alle disposizioni legislative intervenute, a fine 2019, in materia di biogas e biomasse e ha avviato il confronto con i Ministeri dell’ambiente e delle politiche agricole, chiamati a esprimere il proprio concerto. Questo aggiornamento era necessario per mantenere coerenza alla politica di incentivazione ed evitare disomogeneità tra i vari strumenti e categorie di impianti.
La bozza di decreto è quindi stata trasmessa agli uffici dei Ministeri concertanti e, dopo alcuni mesi di confronto tecnico, si è arrivati a convergere su molteplici questioni riguardanti in particolare biomasse e biogas, di precipuo interesse del Ministero delle politiche agricole.
Nel frattempo, sono pervenute talune richieste specifiche degli operatori della geotermia che rimettono in discussione alcune soluzioni tecnologiche già definite nel 2019, come già anticipato.
Si conta pertanto, già nelle prossime settimane, di procedere all’acquisizione dei pareri della Conferenza unificata e dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), nonché ad una consultazione pubblica. Successivamente, lo schema di decreto – come anticipato – sarà notificato alla Commissione Europea per la verifica di compatibilità con le regole sugli aiuti di Stato.

27 novembre 2020. Geotermia e salute protagonisti al Congresso nazionale dell’ISDE – VIDEO

Il 26, 27 e 28 novembre 2020 si terrà il Congresso Nazionale dell’Associazione Medici per l’Ambiente- ISDE Italia.

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente è nata nel 1989 da un gruppo di medici italiani consapevoli che per garantire la salute di ciascuno, i medici devono occuparsi anche della salute dell’ambiente in cui viviamo, sia come medici che come abitanti della terra.

Dal momento che i rischi per la salute sono inequivocabilmente legati al degrado ambientale e agli stili di vita, i medici devono orientare il loro ruolo professionale e civile per promuovere la salute anche attraverso scelte individuali e collettive volte alla tutela ambientale.

In occasione del Congresso, la geotermia e l’impatto sulla salute entra da protagonista tra i temi trattati: venerdì 27 novembre, dalle 17,30 alle 19,00, il dott.Fabio Landi presenterà una relazione dal titolo “Geotermia e Salute delle popolazioni residenti nell’area geotermica”.

QUI PUOI VEDERE L’EVENTO
L’intervento del dott.Landi inizia a 1:00:50 fino a 1:29:20

Lo Stato contro la regione Toscana: l’impugnazione della legge regionale sulle ANI è una sonora bocciatura dell’idea di geotermia di Rossi e del PD

Ora basta centrali in Toscana. L’impugnazione del Consiglio dei Ministri della legge sulle ANI (aree non idonee alla geotermia) dà un pesante colpo di freno nei confronti della volontà fin qui manifestata dalla Regione Toscana di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa.

Nei giorni scorsi abbiamo preso conoscenza – dal sito del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie – delle motivazioni dell’impugnativa disposta dal Consiglio dei Ministri nei riguardi della Legge della Regione Toscana n. 73 del 24 Luglio 2020 per la parte riguardante le Aree Non Idonee all’insediamento di impianti per la produzione di energia geotermica.

Dalla lettura del documento, piuttosto lungo ed articolato, emerge chiaramente quanto da noi riportato in replica ad un articolo apparso su “La Nazione” del 16 Settembre 2020, in cui si sosteneva la volontà dello Stato di porre un freno a questo tipo di attività mentre la Regione, proprio attraverso i contenuti della Legge sopradetta, puntava a disporre un’ulteriore liberalizzazione degli interventi, con particolare riferimento al progetto della centrale “Le Cascinelle”, presentato da Sorgenia nel Comune di Abbadia San Salvatore.

In realtà l’intervento dello Stato sembra voler mettere un freno alla modalità assolutamente al di fuori di qualsiasi correttezza amministrativa, messa in atto dalla precedente Giunta Rossi per far passare prima della fine della fine della legislatura questo provvedimento, non si sa bene dietro a quali pressioni di carattere politico e/o economico.

Basti pensare che la parte relativa alle Aree Non Idonee alla geotermia è stata inserita come appendice ad una legge (la citata 73/2020) che tratta di “Disposizioni in materia di occupazioni del demanio idrico da parte dei gestori del servizio idrico integrato e in materia di geotermia”, come se fossero temi della stessa natura o assimilabili per qualche compatibilità.

Inoltre l’articolo 2, oggetto dell’impugnativa, introduce un’evidente forzatura nel procedimento fissato dalla Deliberazione del Consiglio Regionale n. 41 del 7 Luglio 2020, quando stabilisce che l’individuazione delle ANI “è immediatamente efficace e si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge”; infatti occorre ricordare che alla data di emanazione della legge (24 Luglio 2020) il provvedimento era stato solo adottato dal Consiglio Regionale ed era in corso la presentazione delle osservazioni da parte degli Enti e dei soggetti interessati, in vista dell’approvazione definitiva: com’era possibile rendere immediatamente efficace un atto ancora in corso di definizione?

Nel merito dell’impugnativa, lo Stato riafferma quindi la propria competenza sulle aree vincolate dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42) anche sulla base delle osservazioni formulate da tutte le Soprintendenze della Toscana nella fase preparatoria della Delibera sulla Aree Non Idonee, di cui la Regione non aveva tenuto assolutamente conto, come anche rilevato nelle Osservazioni presentate dalla Rete NOGESI e dal Forum Ambientalista Toscano.

E’ da ricordare, a tale proposito, che la Regione rendeva possibile la localizzazione, all’interno di queste aree, di centrali geotermiche fino a 20 MW di potenza (come le centrali flash di ENEL o quelle binarie di Sorgenia), quando il Decreto Ministeriale 10/09/2010 che forniva le linee guida, la vietava in assoluto affermando che “l‘individuazione delle aree non idonee deve essere basata esclusivamente su criteri tecnici oggettivi legati ad aspetti di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio artistico-culturale, connessi alle caratteristiche intrinseche del territorio e del sito”.

Inoltre lo Stato ribadisce le proprie prerogative nei riguardi dei “progetti pilota”, che dovrebbero essere svincolati dalla normativa riguardante le Aree Non Idonee individuate dalle Regioni, ma che a maggior ragione sono tenuti al rispetto dei criteri di localizzazione stabiliti dal D.M. 10/09/2010 in particolare per le aree vincolate sempre dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42).

Si tratta quindi, com’è facile capire, di una bocciatura su tutta la linea dell’operato della Regione Toscana su una materia tanto delicata quanto urgente: basti pensare che le indicazioni per l’individuazione delle ANI per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili risalivano al 2010 ma la Regione, pur avendo ottemperato per l’eolico, il fotovoltaico e la biomassa, aveva “tralasciato” di farlo per la geotermia, in attesa dell’approvazione del progetto di Bagnore 4, che altrimenti non avrebbe potuto avere parere favorevole sulla base di quanto stabilito dal Decreto Ministeriale, dal momento che la centrale e due pozzi di estrazione sono ubicati all’interno di un Sito di Interesse Comunitario (SIC).

E’ da considerare, infine, che anche il progetto “Le Cascinelle”, ubicato all’interno di un’area soggetta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 136 del citato Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, rischia una nuova, sonora bocciatura in quanto ricadente in un’area non idonea alla luce di quanto stabilito dal Ministero con il Decreto 10/09/2010.

Si tratta quindi di un pesante colpo di freno al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico in salsa toscana, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa.

Alla luce quindi del pesante intervento dello Stato con l’impugnativa della L.R.73/2020, riteniamo inammissibile che la regione Toscana pensi di approvare qualsiasi progetto di nuova centrale prima della individuazione corretta delle Aree Non Idonee alla geotermia che tenga conto dell’impugnativa e delle osservazioni presentate. Vigileremo, come sempre, per evitare che qualcuno tenti improvvise sortite e scorciatoie.

S.O.S. Geotermia – RETE NAZIONALE NOGESI


Leggilo su:

Il Cittadino on line

Orvieto News.it

Autocertificazione geotermica: Oste, com’è il vino?

L’Agenzia Europea dell’Ambiente prende per buoni e pubblica i dati sulle emissioni climalteranti fornite dall’Italia, che a sua volta si fida dell’Arpat e dell’industria geotermica; il risultato è che l’Europa avalla quanto “autocertificato” da chi ha interessi affinchè la l’energia geotermica sia considerata non climalterante e quindi meritevole degli incentivi dello Stato.
Ma l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che dovrebbe controllare i dati e “proteggere” l’ambiente, COSA FA?

Ancora una volta siamo noi costretti a indicare a chi di dovere gli “errori” (e gli orrori) presenti in questa perversa catena di certificazioni e autocertificazioni.

 

Abbadia San Salvatore (SI), 13.10.2020

Sen. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico

Gen. Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

On. Teresa Bellanova, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali

On. Roberto Speranza, Ministro della Salute

e, pc:

Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri

On. Stefano Buffagni, ViceMinistro allo Sviluppo Economico

On. Mirella Liuzzi, Sottosegretario al MISE

On. Alessia Morani, Sottosegretario al MISE

Dr. Gianpaolo Manzella, Sottosegretario al MISE

Dr.ssa Alessandra Todde, Sottosegretario al MISE

On. Roberto Morassut, Sottosegretario di Stato all’Ambiente

On. Giuseppe L’Abate, Sottosegretario di Stato alle politiche agricole

Sen. Pierpaolo Sileri, ViceMinistro della Salute

Sen. Vito Claudio CRIMI, Capo politico del M5S

On. Nicola Zingaretti, Segretario del PD

Dr. Riccardo De Lauretis (ISPRA)

Funzionari UE

Trasmettiamo di seguito il documento “Autocertificazione geotermica” che confuta che le emissioni delle centrali geotermiche italiane verrebbero compensate da una riduzione delle emissioni naturali dal suolo nella vicinanza delle centrali, per cui la geotermia è “pulita” e quindi suscettibile di ricevere incentivi:

Autocertificazione geotermica

Le centrali geotermoelettriche italiane, che si trovano tutte in Toscana, emettono grandi quantità di gas, polveri sottili (PM10, PM2,5, micro polveri) e altre sostanze tossico-nocive (Mercurio, Arsenico, Boro, Ammoniaca, Uranio, Torio Cesio, Tallio, ecc.) e climalteranti (CO2, Metano, Idrocarburi, ecc.), per la maggior parte delle quali non vi sono limiti alle emissioni – questo fatto è ben noto da molto tempo. Perché lo stato italiano le sostiene con incentivi destinati alla lotta contro il cambiamento climatico?

In quanto segue, esplicitiamo le cause di questo paradosso, che in fondo si riducono a una doppia autocertificazione:

– l’industria geotermica sostienesenza aver fatto alcuna misura del caso, che le emissioni di Gas Serra dalle sue centrali vengono compensate da una corrispondente riduzione dell’emissione naturale di questi gas dal suolo, ritenendo di conseguenza che complessivamente le emissioni siano nulle;

– non esistono argomenti scientifici che dimostrano l’esistenza di questa compensazione, ma al contrario esistono indicazioni per i campi geotermici dell’Amiata in cui, a causa della loro depressurizzazione durante lo sfruttamento, sono incrementate le emissioni gassose naturali;

– inoltre, la legislazione non prevede che le emissioni da impianti industriali possano in qualche modo essere paragonate e sottratte da quelle naturali: fare ciò è come dire che una centrale a gas alimentata da un giacimento nel sottosuolo ha emissioni nulle; essa difatti riduce le emissioni naturali di gas che nei tempi geologici sarebbero state immesse in atmosfera.

– malgrado tutto ciò, lo stato italiano comunica all’Europa che le sue centrali geotermiche hanno emissioni nulle di Gas Serra. A conseguenza, l’Agenzia Europea dell’Ambiente pubblica questo dato nei suoi rapporti annuali. A chiusura del cerchio iniquo, facendosi forte di questi dati, l’industria geotermica italiana “dimostra” che le sue centrali non emettono Gas Serra.

I riferimenti principali circa l’emissione di gas climalteranti e di altre sostanze nocive sono i monitoraggi a cura dell’ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) sin dal 1997, con un primo e interessantissimo riassunto “Energia geotermica – Impieghi, implicazioni ambientali, minimizzazione dell’impatto” curato da Eros Bacci. Già questa opera evidenzia l’emissione dalle centrali toscane di gas climalteranti “che potranno portare a variazioni climatiche la cui portata è ancora oggi ignota” [!] e calcola un fattore di emissione per l’anidride carbonica (per le centrali di Larderello) di 380 gCO2/kWh.
Seguono altri riassunti, tra cui il Rapporto geotermia 2009 per il periodo dal 2002 al 2009.  Una prima fondamentale pubblicazione scientifica internazionale dedicata a questo tema è il lavoro di M. Bravi e R. Basosi (Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy, Journal of Cleaner Production 66 (2014), 301-308), che analizza le emissioni di gas incondensabili contenuti nei fluidi geotermici da quattro centrali dell’area di Monte Amiata sulla base di questi monitoraggi dell’ARPAT.

Recentemente le nostre conoscenze sul quadro emissivo delle centrali geotermiche toscane si sono approfondite grazie ad altre pubblicazioni scientifiche: M.-L. Parisi et al. “Life cycle assessment of atmospheric emission profiles of the Italian geothermal power plants”, Journal of Cleaner production 234 (2019), pp. 881-894, l’articolo  collegato N. Ferrara, R. Basosi, M.-L. Parisi “Data analysis of atmospheric emission from geothermal power plants in Italy”, Data in brief 25 (2019), 104339, e ancora dello stesso gruppo di ricercatori R. Basosi et al. “Life Cycle Analysis of a Geothermal Power Plant: Comparison of the Environmental Performance with Other Renewable Energy Systems”, Sustainability 12 (2020), p. 7.

Il “best value” per il fattore di emissione di CO2 (riferito al tutto il ciclo di vita delle centrali) è determinato da Parisi et al., nella media ponderata di tutte le centrali della Toscana, a 483 gCO2/kWh. Il fattore totale di gas climalteranti, includendo le sostanziose emissioni di metano, risulta di 660 g(CO2)eq/kWh. Questi fattori di emissione sono più alti di quelli per le centrali a combustibile fossile italiane, nella media nazionale dell’attuale mix termoelettrico.

Le centrali della Toscana non emettono soltanto gas climalteranti in quantità elevate, ma anche altri gas e polveri sottili tossico-nocive per la salute e per l’ambiente (vedi tabella 1). Il loro impatto sulla salute pubblica è ben studiato dalla

Il loro impatto sulla salute pubblica è ben studiato per conto della Regione Toscana dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio del CNR nel Progetto di ricerca epidemiologica sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano “Progetto Geotermia” dell’Ottobre 2010 e riassunto in una nota di Medici per l’Ambiente (ISDE).

Sorprende, in questa luce, l’affermazione della rivista greenreport, organo del Cosvig (Consorzio per lo sviluppo delle Aree Geotermiche), che cita così il rapporto dell’EEA (European Environment Agency), l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nominato Renewable energy in europe 2019, uscito il 16 dicembre 2019:
L’uso di questa fonte rinnovabile permette di tagliare le emissioni di inquinanti e di CO2 non solo nel nostro Paese ma in tutta Europa, spiega l’Agenzia europea dell’ambiente”. Si legge che “Dalla geotermia arrivano dunque chiari benefici contro la crisi climatica e l’inquinamento atmosferico …” e “…Come mostra infatti l’Agenzia europea dell’ambiente, al 2018 l’incremento nella produzione geotermoelettrica – ad oggi presente esclusivamente in Toscana – ha consentito all’Italia di evitare l’impiego di 164,09 kton di combustibili fossili, oltre all’emissione in atmosfera di 0,51 Mton di CO2 e di numerosi inquinanti: 0,15 kt di NOx, 0,01 kt di PM10, 0,05 kt di SO2 e 0,04 kt di VOC. “
Questa notizia è stata diffusa anche all’estero nel Global Geothermal News sotto il titolo: Italia, l’energia geotermica salva vite (Italy: Geothermal Energy Saves Lives – Report)!
Infatti, il rapporto dell’EEA e il suo “dashboard” (per la categoria della produzione di energia geotermoelettrica in Italia), ci mostrano proprio questi dati, in completa contraddizione con i dati ambientali rilevati dall’ARPAT e con la realtà (vedi Tabella 1).


Tabella 1: Confronto delle emissioni misurate dall’ARPAT con le emissioni secondo l’EEA
(1) Emissioni secondo il rapporto Renewable energy in europe 2019 dell’EEA, riferite all’anno 2018;
(2) Emissioni calcolati dai fattori di emissione di Ferrara et al. e con la produzione annuale lorda di energia elettrica di tutte le centrali geotermoelettriche italiane per l’anno 2018 di 6105,4 GWh (Dati TERNA).

sostanza emissione secondo EEA (1) emissioni secondo ARPAT (2)
CO2 – 0,51 Mt 2,95 Mt
CH4 43,3 kt
SO2 -0,05 kt 12,2 kt
H2S 8,2 kt
NH3 7,5 kt
CO 303 t
Hg 2,3 t
Sb 250 kg
As 244 kg
PM10 – 0,01 *
PM2.5 0 *
NOx – 0,15 kt *
VOC -0,04 kt &

Note: Il segno “meno” significa che la produzione di elettricità nelle centrali geotermiche permette di evitare le emissioni che verrebbero prodotte da centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili nel mix nazionale;

* – dati non disponibili. Sappiamo però che centrali geotermiche a ciclo aperto emettono consistenti quantità di polveri sottili;

& – le centrali geotermiche non emettono VOC (composti organici volatili), ad eccezione del metano (CH4), già riportato in tabella.


Le associazioni ambientaliste del Lago di Bolsena, in stretta collaborazione con la rete NOGESI, si sono quindi rivolte agli organi europei per chiarimenti: al Centro tematico europeo per mitigazione del cambiamento climatico ed energia (European Topic Centre on Climate Change Mitigation and Energy (ETC / CME), che fa parte dell’EEA, e in parallelo, alla Commissione Europea, sia alla Direzione Generale Clima (CLIMA) e che alla Direzione Generale Ambiente (ENV).

Tramite un rapido ed efficace scambio di mail abbiamo potuto constatare:

1 – L’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) elabora statisticamente e pubblica nel suo rapporto i dati raccolti dagli stati membri nei loro inventori nazionali di emissione di gas a effetto serra (breve Gas Serra – GS) e trasmessi ufficialmente a Eurostat.  L’EEA non controlla la fondatezza dei dati, non calcola quantità di emissioni né determina o controlla i fattori di emissione utilizzati; sottomette i dati soltanto a un “quality check” che permette di rilevare errori grossolani.

2 – Prima della pubblicazione, la bozza del rapporto viene trasmessa a EIONET – la Rete Europea di Informazione e Osservazione Ambientale che riunisce esperti dell’EEA e degli stati membri – per consultazione, correzioni, commenti.

3 – Per l’Italia, l’organo nazionale responsabile della redazione dell’inventario delle emissioni di Gas Serra è l’ISPRA, che lo pubblica annualmente assieme a un report, il National Inventory Report, dove espone le metodologie di stima, le fonti dei dati di base e dei fattori di emissione utilizzati. L’ultimo inventario è del 2020. Contiene la serie storica dell’energia elettrica prodotta nelle centrali geotermiche, ma non menziona le loro emissioni di Gas Serra.

4 – È possibile che l’ISPRA utilizzi il fattore di emissione “default” indicato dall’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) che è uguale a zero. La ragione per questa scelta dell’IPCC non è che gli esperti del cambiamento climatico ritengono che centrali geotermiche non emettono Gas Serra, ma perché non esiste ancora, su livello mondiale, una metodologia validata per la stima di emissioni di Gas Serra da centrali geotermiche (probabilmente perché queste emissioni sono estremamente variabili – nella letteratura si trovano valori da 0 g(CO2)eq/kWh  fino a 1500 g(CO2)eq/kWh – a seconda della regione dove si trova la centrale, e a seconda delle caratteristiche dell’impianto, a seconda di chi provvede al calcolo delle emissioni).

5 – La rappresentanza italiana nell’EIONET non ha né commentato, né corretto la bozza del rapporto EEA.

6 – L’EEA conferma che l’Italia non ha comunicato emissioni di Gas Serra da impianti geotermoelettrici, e rileva che dovrebbe comunicarle se possono essere misurate.

7 – Le emissioni di Gas Serra dalle centrali geotermiche italiane sono misurate da molti anni – almeno dal 1997, fino ad oggi. Il best value per il fattore di emissione di gas climalteranti nella media nazionale è di 660 g(CO2)eq/kWh.

Abbiamo tentato di avere chiarimenti dal responsabile per gli inventari di Gas Serra dell’ISPRA, ma non abbiamo ricevuto risposta, né ai nostri quesiti, né alla nostra richiesta di un incontro.

A questo proposito, l’eurodeputato Ignazio Corrao (M5S) ha depositato, il 30 settembre 2020, una interrogazione alla Commissione Europea, che incalza sul tema della geotermia e la spinge a stabilire limiti di emissioni delle centrali geotermiche nell’ambito della revisione della Direttiva 2010/75/UE e a considerare l’ipotesi di escludere dagli incentivi le centrali produttrici di sostanze climalteranti, come quelle a tecnologia “flash” ad oggi attive in Toscana.

La risposta all’enigma “perché l’Italia non inserisce nel suo inventario di Gas Serra le emissioni delle sue centrali geotermiche?” l’abbiamo invece trovata nel recentissimo studio commissionato dalla Commissione Europea intitolato ‘Geothermal plants’ and applications’ emissions: overview and analysis’ (“Emissioni delle applicazioni e degli impianti geotermici: quadro generale e analisi”).

Questo studio discute in maniera approfondita anche la scelta dell’Italia di non includere nel suo inventario di Gas Serra le emissioni di CO2 delle sue centrali geotermiche, perché queste emissioni (dirette e misurabili) verrebbero compensate da una riduzione delle emissioni naturali dal suolo nelle vicinanze delle centrali.
Nelle nostre comunicazioni e pubblicazioni, abbiamo sempre sostenuto che questa scelta si basa su una pura ipotesi priva di dati e argomenti scientifici.

Le conclusioni  dello studio europeo  sopracitato (p. 186) confermano appieno il nostro punto di vista : “For all these reasons we concluded that in the absence of additional scientifically based data the effect of geothermal plant operation on CO2 emissions through natural pathways should not be taken into account in the present study.” (“Tutto considerato abbiamo concluso che, in assenza di dati scientifici supplementari, per quanto riguarda questo studio l’effetto dell’esercizio di centrali geotermiche sulle emissioni di CO2 attraverso vie naturali non dovrebbe essere preso in considerazione”).

Lo studio rimarca che questa conclusione corrisponde alla posizione presa da Fridriksson et al. (2016). In questa pubblicazione, che ha lo scopo di contribuire a indirizzare gli investimenti della World Bank nel settore delle energie rinnovabili, Fridriksson propone di assumere ex-ante, per centrali geotermiche con serbatoi carbonatici, un fattore di emissione di CO2 di 750 g/kWh.

Possiamo quindi constatare che è falsa l’attribuzione all’EEA dell’affermazione circa la geotermia elettrica: “L’uso di questa fonte rinnovabile permette di tagliare le emissioni di inquinanti e di CO2 non solo nel nostro Paese ma in tutta Europa, spiega l’Agenzia europea dell’ambiente”. L’EEA non fa altro che elaborare statisticamente e pubblicare dati trasmessi dall’Italia.

Il problema invece è che i dati sull’emissione di Gas Serra e altri inquinanti dalle centrali geotermoelettriche italiane trasmesse all’EEA non corrispondono alla realtà.

Per molti anni, le centrali geotermiche hanno ricevuto incentivi enormi per la loro capacità di abbattere le emissioni di Gas Serra e di combattere così il cambiamento climatico – una capacità basata su un errore o un falso scientifico, smentito doppiamente dall’Unione Europea. Hanno sottratto, a danno del popolo italiano e della Terra, fondi essenziali a tecnologie rinnovabili veramente in grado di combattere il cambiamento climatico”.

Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)

Basta incentivi alla geotermia. Lettera al Governo e richiesta d’incontro

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Abbadia San Salvatore (SI), 27.09.2020

A:
Sen. Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico
Gen. Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
On. Teresa Bellanova, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali
On. Roberto Speranza, Ministro della Salute

e, pc:
Prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Stefano Buffagni, ViceMinistro allo Sviluppo Economico
On. Mirella Liuzzi, Sottosegretario al MISE
On. Alessia Morani, Sottosegretario al MISE
Dr. Gianpaolo Manzella, Sottosegretario al MISE
Dr.ssa Alessandra Todde, Sottosegretario al MISE
On. Roberto Morassut, Sottosegretario di Stato all’Ambiente
On. Giuseppe L’Abate, Sottosegretario di Stato alle politiche agricole
Sen. Pierpaolo Sileri, ViceMinistro della Salute
Sen. Vito Claudio CRIMI, Capo politico del M5S
On. Nicola Zingaretti, Segretario del PD

Gentili Ministri,

facciamo seguito alla lettera inviata al Governo in data 29.07.20 e, più recentemente, in data 24.08.20 sui sussidi ambientalmente dannosi (SAD), in cui si ribadiscono i contenuti avversi alla concessione di incentivi alla geotermia elettrica.

Tale forma di produzione energetica dà luogo, nella quasi totalità degli impianti geotermoelettrici della Toscana (l’unica regione ad avere oggi impianti geotermici) alla massiccia emissione di sostanze nocive e climalteranti (attraverso la tecnologia “flash”), mentre i nuovi impianti binari non forniscono alcuna garanzia in merito alla possibilità di reiniettare i gas incondensabili contenuti nei fluidi nelle formazioni di provenienza e possono provocare terremoti (anche di forte intensità) e depauperamento ed inquinamento delle falde acquifere.

Non è più ammissibile incentivare e conseguentemente realizzare centrali che inquinano, sono pericolose ed allo stesso tempo inefficienti e costose.

La Regione Toscana, pur favorevole al geotermico, ha recentemente negato l’intesa sul progetto pilota “Montenero” ed ha espresso parere negativo sulla procedura di V.I.A. del progetto pilota “Monte Labbro”, impianti in prima fila contestati dai sindaci.

La stessa legge della Regione Toscana n.73 del 24.07.2020 sulle ANI (aree non idonee alla geotermia)(*), dopo un’ampia mobilitazione contraria della scrivente Rete Nazionale NOGESI, è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri nella ultima seduta del 10 settembre 2020, perché in contrasto con la Costituzione.

Del resto nella Regione Lazio (che ha proposto in sede giudiziaria ricorsi contro gli impianti geotermici “pilota” di Castel Giorgio e Torre Alfina) si sta discutendo in questi giorni il PER (Piano Energetico Regionale). Emergono elementi di contrarietà nei confronti di impianti a media e ad alta entalpia e indicazioni a considerare anche, tra gli altri, la tipologia di impianto, la vocazione economica del territorio, il fattore di rischio sismico. Nei procedimenti autorizzatori si dovrà tenere conto non solo dei vincoli paesaggistici, ambientali, urbanistici, boschivi, agricoli e/o produttivi, ma anche dell’espressione della volontà dei Comuni del territorio.

Più recentemente la stessa Unione Europea, che è stata investita dalla problematica da parte della Rete Nazionale NOGESI, ci ha trasmesso uno studio commissionato dalla Commissione Europea intitolato ‘Geothermal plants’ and applications’ emissions: overview and analysis’ (“Emissioni delle applicazioni e degli impianti geotermici: quadro generale e analisi”). Uno dei risultati dello studio è, in linea con la recente DIRETTIVA (UE) 2018/2001 (“considerato” n. 46), che le emissioni provenienti dalle centrali geotermiche dipendono fortemente dalle condizioni geologiche locali e possono essere importanti e dannose. Nelle attività di promozione delle fonti energetiche rinnovabili la Commissione tiene conto anche dei risultati e delle raccomandazioni di questo studio.

Questo studio discute in maniera approfondita anche la scelta dell’Italia di non includere nel suo inventario di Gas a Effetto Serra le emissioni di CO2 dalle sue centrali geotermiche, perché queste emissioni (dirette e misurabili) verrebbero compensate da una riduzione delle emissioni naturali dal suolo nelle vicinanze delle centrali.

Nelle nostre comunicazioni e pubblicazioni, abbiamo sempre sostenuto che questa scelta si basa su una pura ipotesi priva di dati e argomenti scientifici.

Le conclusioni dello studio europeo (p. 186) confermano il nostro punto di vista : “”For all these reasons we concluded that in the absence of additional scientifically based data the effect of geothermal plant operation on CO2 emissions through natural pathways should not be taken into account in the present study.(“Tutto considerato abbiamo concluso che, in assenza di dati scientifici supplementari, per quanto riguarda questo studio l’effetto dell’esercizio di centrali geotermiche sulle emissioni di CO2 attraverso vie naturali non dovrebbe essere preso in considerazione”).

Lo studio rimarca che questa conclusione corrisponde alla posizione presa da Fridriksson et al. (2016). In questa pubblicazione, Fridriksson propone di assumere ex-ante, per centrali geotermiche con serbatoi carbonatici, un fattore di emissione di CO2 di 750 g/kWh.

Alla luce di tutto questo è del tutto evidente che impianti come le centrali geotermoelettriche a ciclo aperto della Toscana sono da escludere dall’incentivazione dei decreti FER.

Come detto, con maggiori dettagli, nella lettera già citata (allegato geo.2636) queste centrali sono, inoltre, da considerare come “sussidi ambientalmente dannosi”. Secondo gli ultimi dati scientifici, sono da considerare tali anche sussidi a centrali geotermiche a ciclo chiuso (“binari”) progettati nei campi geotermici laziali, umbri e toscani (e quindi sono da escludere dall’incentivazione dei decreti FER), perché comportano gravi rischi per l’ambiente:

– il rischio di indurre e innescare terremoti anche distruttivi,

– il rischio di depauperare e inquinare le falde acquifere superficiali.

Sono soprattutto tre le recenti pubblicazioni ed eventi che confermano l’esistenza reale di questi rischi:

– Lo studio “Valutazioni sulla pericolosità vulcanica e sismica inducibile dallo sfruttamento dell’energia geotermica nei siti di Bagnoli, Scarfoglio (Campi Flegrei) e Serrara Fontana (Isola d’Ischia) (da pag.40)”, Relazione di approfondimento a cura del GRUPPO DI LAVORO INGV “PERFORAZIONI GEOTERMICHE” dell’INGV, che ha effettivamente impedito la realizzazione dei progetti geotermici di Scarfoglio e Serrara Fontana,

– il terremoto di Pohang nel 2017 e le sue analisi scientifiche che concludono che questo terremoto distruttivo di magnitudo 5,4 era stato innescato da attività connesse a un progetto geotermico, e

– la recente pubblicazione di R. Schiavone, G. De Natale, A. Borgia, C. Troise, R. Moretti, R. Somma: Seismogenic potential of withdrawal-reinjection cycles: Numerical modelling and implication on induced seismicity. Geothermics 85 (2020), p. 101770), che evidenzia i rischi non quantificabili connessi a progetti geotermici con iniezione di grandi quantità di fluidi in contesti geologici complessi, dov’è assente la comunicazione tra serbatoio di produzione e serbatoio di reiniezione, e dove l’iniezione avviene in zone di faglia (come è il caso per esempio per gli impianti pilota progettati a Castel Giorgio (Umbria) e Torre Alfina (Lazio).

Come ha avuto modo recentemente di dichiarare il Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, durante la conferenza stampa al Senato per la presentazione del decreto sulle comunità energetiche, il DM Fer 2 sarà pronto “penso entro settembre” al termine della concertazione con gli altri ministri coinvolti (Ambiente e Politiche agricole).

Per questo rinnoviamo la richiesta che il D.M. FER 2 di prossima approvazione non preveda “l’incentivazione” delle centrali geotermoelettriche flash ed a ciclo binario, chiedendo comunque di essere ricevuti dal MISE come delegazione della Rete Nazionale NOGESI dei territori della Toscana, Lazio e Umbria in una data utile rispetto all’emissione del decreto, per portare la nostra esperienza e la documentazione (comunque già inviata nelle copiose lettere al Governo) che attesta le criticità ambientali ed i rischi al territorio, al suo ecosistema, alle acque idropotabili, alla salute dei cittadini residenti nei Comuni limitrofi alle centrali (la riunione prevista dal MISE il 12 marzo 2020 è stata annullata per via della pandemia in corso).

Rete Nazionale NOGESI

(*) Legge della Regione Toscana n.73 del 24.07.2020 sulle ANI:
CAPO II – Disposizioni in materia di geotermia
Art. 2 – Applicazione della disciplina delle aree non idonee
1. L’individuazione delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica in Toscana effettuata mediante la deliberazione del Consiglio regionale 7 luglio 2020, n. 41 (Modifica del Piano ambientale ed energetico regionale (PAER) ai fini della definizione delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica in Toscana. Adozione ai sensi dell’articolo 19 della l.r. 65/2014) è immediatamente efficace e si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

Non solo geotermia. SEMPRE PIU’ MOBILITAZIONE NECESSARIA CONTRO I PESTICIDI

Non solo rischio centrali per le aree geotermiche, soprattutto quelle a cavallo fra alto Lazio, Umbria e bassa Toscana, ma una pericolosa tendenza alla monocoltura della nocciola e dei pesticidi in agricoltura. Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato di GDL” Monoculture e fitofarmaci” – RIPA (Rete Interregionale Protezione Ambiente)

 

Sempre più raramente (per fortuna) i giornali pubblicano articoli a favore dei pesticidi, visto che la UE ha negli ultimi mesi ha imbracciato la necessaria riduzione di essi: il 25-27% della produzione di gas serra è dovuto all’agricoltura, e che per questo  l’Europa ha deciso di ridurre del 50% l’uso di sostanze chimiche entro il   2030  e ha promosso un programma come Farm to fork. Ma ancora questa cultura “arretrata” è viva: lo testimonia il processo tenuto ieri a Karl Bär, referente per la politica agricola dell’Istituto per l’Ambiente di Monaco di Baviera e Alexander Schiebel, che ha raccontato la battaglia dei cittadini contro i pesticidi nella città di Malles Venosta (BZ), denunciati per diffamazione da istituzioni e contadini.

L’ONU stessa dichiara che ci sono circa 200.000 morti l’anno per colpa dei pesticidi. Per questo motivo a gennaio del 2020 ha inviato la professoressa Hilal Elver, professore di ricerca e codirettrice del progetto sui cambiamenti climatici globali, la sicurezza umana e la democrazia ospitato all’interno dell’Orfalea Center for Global & International Studies, nonché illustre borsista presso la University of California Los Angeles Law School (UCLA) Resnick Food Law and Policy Center, per controllare lo stato dell’arte in Italia. Nel suo report  tra le tante cose ha dichiarato: “la presenza di fertilizzanti contraffatti e tossici piuttosto diffusi, che vengono importati o assemblati in Italia e spesso utilizzati da lavoratori senza le adeguate competenze e in mancanza di misure di sicurezza sono solo alcune delle diverse pratiche diffuse illegali.”.

Con questo nessuno vuole accusare nessuno ma è pur vero che a giugno di quest’anno sono state sequestrate dalle autorità italiane 16,9 tonnellate di pesticidi illegali, per un valore di 300mila euro, trovati in un deposito in provincia di Viterbo, a Vetralla.

Nessuno criminalizza le nocciole, la questione non riguarda la singola coltivazione delle nocciole ma le centinaia di ettari che sono state autorizzate nel Lazio, in Umbria e in Toscana; nelle ultime due regioni le nocciole non sono colture tradizionali. Sul lago di Bolsena l’agricoltura produce in abbondanza ortaggi: verdure, pomodori vari e il pomodoro scatolone, cipolle, cetrioli, peperoni, melanzane, zucchini, pomodori e frutta (pesche, albicocche, susine, prugne, fragole, pere, ciliegie, meloni, cocomeri) olio di oliva e delicatissimi vini. Nei terreni intorno al bacino del lago si coltivano inoltre i legumi: fagioli, lenticchie, ceci, patate. Sull’altopiano dell’Alfina troviamo viti, ulivi, patate, legumi, pascoli e seminativi. In Toscana la maggior parte delle coltivazioni sono grano, vite, olivi e vivai. In Umbria la maggior parte sono vite, l’olio, il frumento, in nessuno di questi luoghi il nocciolo è coltura tradizionale.

Impiantare nocciole dove per farle crescere è necessario fare pozzi e impianti di irrigazione a goccia (si ricorda che nelle zone vocate, Capranica, Caprarola, Fabbrica di Roma ecc, difficilmente si trovano questo genere di cose anche se alcuni comuni hanno ormai SAU dell’80% dedicate alle nocciole, comuni non più in grado di sfamarsi in caso di crisi) significa utilizzare una preziosa risorsa pubblica per fini privati in modo irresponsabile. E qui nasce il problema poiché oltre a snaturare un territorio con altre vocazioni e modificare in modo permanente i paesaggi, le monocolture di nocciole richiedono acqua, preziosa in zone siccitose ma ancor più preziosa in zone ad alto valore naturalistico come nel caso dei SIC (siti di interesse comunitario) di cui il lago di Bolsena fa parte.

Sicuramente gli autori degli articoli sapranno che, come ha scritto  l’ingegner Piero Bruni sul sito dell’Università della Tuscia“ Il lago di Bolsena è circondato da vulcaniti che sono porose e permeabili. Le piogge percolano attraverso il terreno ed alimentano un grande falda acquifera. Il lago di Bolsena è la parte affiorante della falda acquifera. Il bacino idrogeologico è la parte della falda acquifera che ricarica il lago per vie dirette, superficiali ed ipogee. Il bacino idrogeologico è delimitato da spartiacque sotterranei. Le piogge che cadono fuori dal bacino idrogeologico alimentano i bacini confinanti (Tevere, Fiora, ecc.) … Il tempo di ricambio è dato dal numero di anni necessari per defluire attraverso l’emissario l’intero volume del lago. Negli anni 40 era di 120 anni, ora è di oltre 300 anni. La portata del Marta era di 2,4 mc/sec. Ora è 0,9 mc/sec. Questo perché sono stati trivellati oltre 1000 pozzi per uso potabile ed irriguo che sottraggono acqua dalla falda prima del suo arrivo al lago. In aggiunta le piogge sono diminuite durante lo stesso periodo del 10%”.

Queste poche righe sarebbero già da sole abbastanza per capire che i noccioli nella zona del Lago di Bolsena e dell’altopiano dell’Alfina sono insostenibili, così come lo sono in quei comuni dove non vi è più un’economia diversificata e per questo ricca, ma un economia dipendente esclusivamente dalle nocciole e che in caso di problematiche alle stesse non avrebbe altri introiti, inoltre, sicuramente i giornalisti che hanno scritto i due articoli sapranno che nei comuni della Tuscia come Capranica , Caprarola , Fabbrica di Roma, Corchiano, Ronciglione  ecc  vi è sempre più una folta schiera di cittadini residenti che sono ostaggio di prassi agricole insostenibili e dannose per la salute,  ma se questo non basta bisogna andare a guardare la situazione di un altro lago quello di Vico, lo stesso infatti è oggetto di attenzioni da parte delle istituzioni e non è un caso che in data 16/6/2020 l’ottava commissione della Regione Lazio abbia ascoltato le parti in causa e che quasi tutte le parti fossero d’accordo sul fatto che l’antropizzazione del lago e in particolare modo l’uso di pesticidi e concimi chimici abbiano contribuito in modo notevole all’impossibilità dell’utilizzo dell’acqua del lago a scopo umano.

È ovvio quindi che proprio per via delle conseguenze che le monocolture hanno sui territori, ormai di pubblico dominio, le persone si oppongano a questo tipo di colonizzazione soprattutto in luoghi ove questo tipo di colture (per esempio le nocciole) non erano presenti prima. Ed è ovvio che in questi luoghi i cittadini si oppongano al punto da far inserire la monocoltura della nocciola nella Tuscia nell’atlante dei conflitti ambientali,  la prima piattaforma web italiana geo referenziata, di consultazione gratuita, costruita con la collaborazione di dipartimenti universitari, ricercatori, giornalisti, attivisti e comitati territoriali, che raccoglie le schede descrittive dei maggiori disastri ambientali italiani.

Immagine da un articolo di TerraNuova sui noccioleti: https://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Noccioland-noccioleti-intensivi-e-rischi-per-ambiente-e-salute

Scrive Stefano Liberti giornalista dell’Internazionale: “Anche grazie al sostegno della regione Lazio, la Ferrero punta ad aumentare qui le superfici di altri diecimila ettari entro il 2025. Così nuovi impianti stanno proliferando, occupando zone dove normalmente gli alberi non c’erano. “Questo piano sta portando alla radicale trasformazione del paesaggio e a un’irreversibile perdita di biodiversità”, dice Famiano Crucianelli, ex sottosegretario del ministero degli esteri, oggi presidente del biodistretto della via Amerina e delle Forre, un’area che interessa tredici comuni della bassa Tuscia e dei monti Cimini.” E prosegue: “La nocciola è una grande risorsa per questa zona, ma va coltivata nel rispetto dell’ambiente. Qui si fa un uso eccessivo di chimica e si sta compromettendo un territorio intero, convertendolo in una monocoltura”.

Spiega Giuseppe Nascetti, direttore del dipartimento di ecologia e biologia dell’università della Tuscia: “L’aumento della produzione negli ultimi anni ha portato a una pesante eutrofizzazione delle acque, determinata dalla presenza di fosforo e azoto, che sono elementi costitutivi di fertilizzanti e pesticidi. Oggi il lago di Vico è in uno stato comatoso”. Nel suo studio, il professore mostra delle mappe che registrano l’andamento delle sostanze nelle acque del lago, con la conseguente variazione della flora e della fauna. Il docente, che ha condotto studi trentennali nell’area, lancia oggi un avvertimento: “Bisogna considerare produzioni più sostenibili, ragionare insieme a tutti i soggetti interessati per portare avanti un sistema di sviluppo più in equilibrio con l’ambiente. Abbiamo parlato con la Ferrero qualche anno fa, per lanciare un progetto pilota con effetti meno negativi sull’ambiente, ma alla fine non se n’è fatto nulla”.

Questo tipo di agricoltura, quindi, mette ancora più a rischio la biodiversità e la resilienza territoriale in netta contrapposizione con i goals dell’ONU, il Green Deal Europeo o i progetti Life che danno soldi per conservare la biodiversità.

Come se tutto ciò non bastasse sembra quasi che qui la legge non debba essere tenuta in considerazione. A gennaio 2014 è entrato in vigore l’obbligo per gli agricoltori della difesa integrata, attenzione non la lotta integrata consentita ad un numero limitato di aziende iscritte in un particolare registro. L’art. 19 della legge 150 del 2012 (entrata in vigore nel 2014) stabilisce che la difesa integrata è obbligatoria in Italia e che questa deve essere effettuata secondo lo schema dell’allegato III. Questo allegato prevede che prima di arrivare all’utilizzo della chimica si debbano utilizzare metodi fisici e biologici e che gli stessi devono essere annotati sul quaderno di campagna. Quanti agricoltori lo fanno? Non è dato sapere!

da OrvietoNotizie.it

Non si possono riempire pagine di retorica senza guardare in faccia la realtà! La realtà è che le monocolture non sono in equilibrio con l’ambiente che poco c’entrano con l’agroecologia, unico metodo agricolo pubblicizzato dalla FAO come metodo per sfamare tutta la popolazione e rendere i sistemi alimentari più sani e sostenibili (Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha sollecitato sistemi alimentari più sani e sostenibili e ha dichiarato che l’agro-ecologia può contribuire a una tale trasformazione). L’appello è stato lanciato nell’intervento di apertura al 2° Simposio Internazionale di Agro-ecologia che si è tenuto presso la FAO a Roma dal 3 al 5 aprile 2018.

Tacciare di follia chi si occupa di lasciare in eredità ai nostri figli una terra fertile e utilizzabile e ancora abitabile, non è da realisti è da folli. Folle è chi crede di poter continuare su questo binario e di seguire ancora un’economia lineare e non si accorge che l’Europa stanzia montagne di soldi per una transizione ad un Economia Circolare che prevede un agricoltura sostenibile e biologica per soddisfare i bisogni di oggi senza compromettere quelli di domani.

I membri del GDL” Monoculture e fitofarmaci” – RIPA (Rete Interregionale Protezione Ambiente)

Quando sulla geotermia si prendono lucciole per lanterne…

L’articolo apparso su “La Nazione” del 16 Settembre 2020, dal titolo “Stato contro Regione Ok alla geotermia” a firma di Massimo Cherubini (clicca l’immagine sotto), stravolge completamente la realtà dei fatti, attribuendo al Governo Nazionale la volontà di procedere con la liberalizzazione degli insediamenti degli impianti geotermici dopo l’impugnazione della Legge Regionale 73 del 24 Luglio nella parte (art. 2) riguardante le Aree Non Idonee (*).
Invece la decisione del Governo va in una direzione esattamente contraria.

Nella Delibera del Consiglio Regionale n. 41 del 7 Luglio scorso, la Regione aveva deciso di consentire, all’interno della Aree Non Idonee all’installazione di impianti alimentati da fonte geotermica, la costruzione di centrali “di piccola taglia” (fino a 20 MW di potenza!), in evidente contrasto rispetto a quanto previsto nel Decreto Ministeriale 10 Settembre 2010 che detta le linee guida per l’individuazione delle ANI; non a caso tutte le Soprintendenze della Toscana avevano espresso parere negativo di fronte a questa scelta, in particolare per le aree soggette a vincoli paesaggistici ed ambientali.

Con l’impugnativa deliberata dal Governo, si riafferma l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela del paesaggio, per cui sembra di capire che all’interno di Aree Non Idonee interessate da vincoli paesaggistici ed ambientali individuate dal D. Lgs.42/2004 (Codice del Paesaggio) non si potrà realizzare alcun tipo di impianto.

Naturalmente le Aree Non Idonee individuate dalla Regione, peraltro con un provvedimento ancora incompleto in quanto privo di cartografia e soggetto a possibili revisioni dopo l’esame delle osservazioni che possono essere presentate entro il 27 Settembre, si estendono anche ad altre tipologie territoriali: dai siti facenti parte del patrimonio UNESCO, con le rispettive aree di rispetto, alle aree archeologiche; dalle aree protette SIC, ZSC/ZPS alle riserve naturali con le rispettive aree contigue; da quelle interessate da produzioni agricole di qualità DOP, DOC, IGP etc. a quelle soggette a dissesto idrogeologico: però in tutte queste tipologie, ad esclusione della prima, la scelta fatta dalla Regione è stata quella di inserire in ogni caso la possibilità della costruzione impianti da loro definiti “di piccola taglia”, fra i quali rientrano addirittura sia le centrali flash di ENEL che quelle a ciclo binario proposte da Sorgenia.

Alla luce di quanto detto, è evidente che è la Regione Toscana ad avere la responsabilità di procedere al dissennato sviluppo dello sfruttamento geotermico, anche in aree in cui è lo Stato ad avere la competenza amministrativa. Per questo motivo non si dovrà dare corso alla realizzazione di centrali geotermoelettriche (né sull’Amiata né in Toscana) fintanto che l’opposizione del Governo non si sarà risolta. Facciamo voti perché il Governo esca vincitore in questa partita.

S.O.S. Geotermia
RETE NAZIONALE NOGESI

(*) Fonte: Comunicato stampa Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, ha esaminato quarantadue leggi delle Regioni e delle Province autonome, e ha quindi deliberato:

di impugnare

la legge della Regione Toscana n. 73 del 24/07/2020, recante “Disposizioni in materia di occupazioni del demanio idrico da parte dei gestori del servizio idrico integrato e in materia di geotermia”, in quanto l’articolo 2, che reca la disciplina delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica si pone in contrasto con l’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, che attribuisce allo Stato la potestà esclusiva in materia di tutela del paesaggio, nonché con l’articolo 9 della Costituzione, risultando altresì in contrasto con previsioni di principio in materia di “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, violando così l’articolo 117, terzo comma, della Costituzione;